Il coronavirus e la guerra psichica – vers. 50.0

https://domusorobica.com/2016/02/25/venerdi-4-marzo-la-guerra-psicologica-come-la-propaganda-plasma-lopinione-pubblica/

Il coronavirus e la guerra psichica – vers. 50.0

Manlio Lo Presti – 20 maggio 2020

La presunta epidemia ha tentato di scardinare – fortunatamente senza riuscirci completamente – gli equilibri sociali ed economici in essere per ricondurre la realtà sotto la lente della paura, dell’incertezza del controllo totalitario non solo delle nostre attività, ma perfino delle nostre coscienze e della nostra vita intima.

Si tratta di un ennesimo “déja vu” come spiegherò in appresso…

Venerdì 4 Marzo. La Guerra Psicologica: come la propaganda plasma l’opinione pubblica

Il controllo dei corpi ben descritto dallo studioso Michel Foucault, creatore della biopolitica, è un ottima chiave di lettura per capire tutte le sfaccettature del presente. Controllo dei movimenti delle persone, la loro motivazione, le malattie presunte o reali per impaurire e sottomettere con la creazione di ospedali (prima chiusi e ora costruiti a tamburo battente), carceri, collegi, caserme, ecc.

Ebbene, ad oggi, quelle ricerche complesse continuano ad essere attuali.

A quelle analisi veridiche potrei aggiungere gli studi di Elias Canetti sul Potere giustificato dalla durissima dominazione di una massa informe da sottomettere con appositi rituali collettivi ipnopedici. Canetti pone in agghiacciante evidenza l’odio mortale dei potenti verso la popolazione, verso gli umani che considerano cibo da sfruttare brutalmente in appositi recinti spaziali (scuole, caserme, stadi, palasport, uffici, casamenti pubblici,ecc.) o mentali con il web. Gli umani sono spazzatura da eliminare non appena diventano inutili all’interno dello schema di controllo totalitario e produttivo della megamacchina di sorveglianza.

A questi due colossi del pensiero totalitario con forti riferimenti al controllo repressivo iniziato con il Panoptikon carcerario-concentrazionario di Jeremy Bentham, abbiamo il grandissimo contributo della politologa Hannah Arendt che ha analizzato i presupposti culturali, giuridici e politici del totalitarismo come fase avanzata della dittatura. La dittatura controlla istituzioni esistenti modificandole parzialmente e ricevendone la legittimità. Il totalitarismo procede alla deformazione della realtà alterando i processi percettivi con la disinformazione multilivello: televisione, web, giornali, spettacoli rock (1), cinema, controllo dei rituali delle mode, elicotteri che trasvolano continuamente le città, sirene di ambulanze e della PROTEZIONE CIVILE ALACREMENTE AL LAVORO PER SALVARCI DAL MORBO STERMINATORE, pattuglie nei crocevia, persecuzione con megamulte, irrisione, minacce conferenze stampa a martello che non dicono nulla di importante, 40/50 dibattiti dove i politici-attori si sbracciano  e si sbranano senza risparmio (che bisogna fare per guadagnarsi il caviale quotidiano), mutazione dei significati delle parole, immissione di parole straniere, produzione di migliaia di leggi incomprensibili ed inapplicabili, ecc. ecc. ecc.

Insomma, una impressionante sceneggiatura degna del migliore Dario Argento!

Noi stiamo da tempo vivendo la fase totalitaria stile Matrix-Truman-show all’interno della quale ogni significato assume una semantica inversa irrogata, diffusa, inculcata in quadro di fretta ossessiva, di mancanza cronica di tempo per la quali gli umani (superficiali) si fermano al titolo di scatola del giornalone di regime, al pensierino da terza elementare di due righe, al pettegolezzo elettronico dei “post” rilanciati acriticamente da untori involontari e seminatori di confusione e di rabbia da impotenza sociale.

Allora, qui bisogna avere la determinazione ed il coraggio di fermarsi e decidersi a capire “cosa vogliamo fare da grandi”. Cercare quindi di capire quali sono i nostri obiettivi primari inserendo fra essi il diritto-dovere di informarsi, di capire, di leggere CON CALMA le notizie per intero e memorizzarle per poi richiamarle alla meria magari un anno dopo per confrontarle con quelle del momento. Insomma, un lavorone di acculturamento, di ricerca, di selezione, di memorizzazione del senso di quelle ricerche, di raffronto con fonti diverse con lingue differenti, ecc. ecc. ecc.

La sfida non è impossibile perché dipende dall’importanza che ciascuno di noi le darà cercando di infrangere una titanica maggioranza di individui assorbiti dal “tutto e subito”, dalla emozione dello spettacolarismo, della ostentazione, dello stordirsi a 600 watt, dell’apparire invece di “essere”, dalla attrazione delle mode, del seguire l’onda dentro la quale ci si riconosce e si è in tanti.

La ricerca personale invece è lunga, a volte faticosa, impegna gran parte delle funzioni proiettive, analitiche, sintetiche del cervello che rimane giovane, pronto e scattante contro l’ombra letale dell’Alzheimer e della dementia praecox, ma …. C’è un “ma”. Spesso questi percorsi individuali fanno rimanere soli. A tale proposito, filosofo Schopenhauer diceva che il mondo è sorretto e gestito dalla Intellighenzia che però è continuamente insidiata e circondata dalla oceanica presenza della Stupidenzia.

Concludo accogliendo la effervescente esortazione di una persona “strovita” che disse

“Ai POSTER l’ardua sentenza”

 

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