RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 9 MAGGIO 2019

https://it.businessinsider.com/74-anni-fa-finiva-le-seconda-guerra-mondiale-in-europa-ecco-la-resa-dei-nazisti/

RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 9 MAGGIO 2019

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

L’esperienza è il fantino, ma la cultura è il cavallo.

(Doris Day e Clark Gable nel film Dieci in amore)

 

http://www.dettiescritti.com/

https://www.facebook.com/Detti-e-Scritti-958631984255522/

 

Le opinioni degli autori citati possono non coincidere con la posizione del curatore della presente Rassegna.

 

Tutti i numeri dell’anno 2018 della Rassegna sono disponibili sul sito www.dettiescritti.com 

 

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SOMMARIO

Il grande raggiro alle popolazioni d’Europa    

Moscovici apre la campagna elettorale del PD

DITTATURA DEL PENSIERO UNICO.. 1

Salone del Libro, l’editore Polacchi indagato per apologia del fascismo. 1

L’Anpi chiede di perseguire chi va a Predappio alla tomba del Duce. E gli innocenti trucidati dai partigiani?. 1

Corradino Mineo: “Preparatevi alla guerra mondiale nel Mediterraneo”. Scenario inquietante. 1

Bolzano, quindicenne violentata mentre torna da scuola: fermati e rilasciati i due sospettati 1

La mafia nigeriana, storia delle cosche venute dall’Africa Nera. 1

“Ti ammazziamo se Aldo Moro diventa Santo”. 1

Il Corriere della Sera si schiera: «L’islamismo uccide la nostra civiltà». 1

Moretti da barzelletta: “Per colpa di Meloni e Salvini mi insultano tutti. Li denuncio”  1

L’ex esperto ONU de Zayas afferma che la CIA potrebbe uccidere il golpista Guaido per giustificare un attacco al Venezuela. 1

PUTIN, XI, ASSAD E MADURO, TUTTI CONTRO L’EGEMONIA AMERICANA   1

I falchi di Washington puntano all’Iran e al Venezuela. 1

GUERRA ALL’IRAN – SI PREPARA UN FALSE FLAG?. 1

Adesso Papa Francesco perdoni l’eretico Buonaiuti 1

I fascisti del libro. 1

Giallo a Parigi, funzionario italiano dei Servizi segreti trovato morto in hotel 1

Mare Jonio: infrange ordine della Guardia costiera

La Cassazione: «Non si neghi l’asilo a chi torna e rischia la vita». 1

Diego Fusaro bastona Mario Monti: “Una bella patrimoniale? Per chi avesse ancora dubbi…”. Prof sbugiardato. 1

Risparmiometro: partono i controlli selettivi sui conti correnti 1

LA STRATEGIA DI GUERRA FINANZIARIA AMERICANA.. 1

«Non siamo qui per scrivere la storia ma per fare un processo». 1

Prelievo forzoso sulle pensioni. Conguagli e tagli sugli assegni 1

La posta in gioco nel restauro di Notre-Dame. 1

L’Iran si ritirerà parzialmente dall’accordo sul nucleare. 1

La Didattica e la Geopolitica. 1  

A pezzi l’amicizia Germania – USA   

Brexit, il Regno unito voterà alle europee

Delegano ai Pm pure l’antifascismo. 1

Tra CasaPound e NoTav, a Torino il Salone dell’Ipocrisia. 1

Scenari per il dopo Conte: Giorgetti premier e Cottarelli all’Economia. 1

Esperimenti gender sui bimbi, in Gran Bretagna si dimettono 5 medici 1

74 anni fa finiva la Seconda Guerra mondiale in Europa. 1

Ecco che atmosfera si respirava nella sala dove fu firmata la resa dei nazisti 1

 

 

EDITORIALE

Il grande raggiro alle popolazioni d’Europa

Manlio Lo Presti – 9 maggio 2019

Il rumore mediatico politico continua ad aumentare a ridosso del 26 maggio, giorno della votazione per il “nuovo” Parlamento europeo.

Come per moltissime altre vicende politiche, la sarabanda in corso è focalizzata per la elezione di un Parlamento che – unico al mondo – non ha poteri legiferativi. Una funzione, così importante e delicata che è l’essenza della democrazia e frutto di lunghissimi studi teorici dal Settecento ad oggi, è del tutto assente nella democrazia della cosiddetta unione europea.

La legiferazione e quindi la attuazione degl’indirizzi politici, economici e strategici del vecchio continente è demandata alla Commissione europea che determina la linea politica dell’unione (1)

I 28 commissari (2) – uno per ogni Paese membro – gestiscono in piena autonomia decisionale il destino di 741 milioni di cittadini (3). Sono nominati dal Parlamento europeo e quindi non hanno legittimità proveniente dalla elezione diretta da parte dei popoli europei. Si tratta quindi di superburocrati che agiscono in totale estraneità con il comune sentire dei cittadini. Si tratta quindi di una cittadella fortificata dedicata in modo totale alla salvaguardia della stabilità dell’euro mediante azioni restrittive e mai propulsive e di sviluppo economico che hanno avuto il risultato di provocare la morte di migliaia di persone, come nel caso Grecia, e il tracollo economico di Paesi prevalentemente a sud del continente (4).

Tutto ciò premesso in estrema sintesi

la lotta e il trambusto mediatico e circense intorno alla conquista di una struttura elefantiaca senza poteri democratici che difficilmente potrà essere riformata finché non avrà ripreso in mano il potere legislativo, appare in tutta la sua inutilità.

Le popolazioni europee saranno totalmente escluse da qualsiasi processo decisionale finché non potranno eleggere direttamente i propri rappresentanti. Un’assemblea che sarà finalmente in grado di formare governi democraticamente eletti che avranno il compito di formare governi di reale indirizzo politico, gestionale ed economico.

Non facciamoci illusioni, la megamacchina comunitaria non muterà. I 28 commissari saranno assediati e foraggiati da oltre 3.000 gruppi di pressione (lobby) che tireranno la loro giacchetta per avere normative favorevoli i cui costi COLOSSALI continueranno a ricadere pesantemente sulle popolazioni d’Europa.

I 28 commissari saranno debitamente indirizzati a perseguire politiche depressive di tutela dell’euro:

  • agiranno con operazioni verticistiche di palazzo, perché al di fuori da pressioni del consenso democratico;
  • continueranno a sterminare intere popolazioni di Paesi più deboli economicamente con politiche depressive, Mai pensare ad una idea di sviluppo armonico del sistema economico della intera UE;
  • useranno l’arma dello spread ogni volta che qualche paese non ha votato nel modo giusto – alla faccia delle elezioni democratiche;
  • l’amministrazione della cosiddetta unione europea continuerà ad essere sovragestita dall’asse anglo-franco-tedesco-USA che non ha alcun interesse a far sviluppare altri Paesi che diventerebbero ulteriori concorrenti;
  • le politiche repressive da gendarmeria e non legittimate da consenso condiviso delle popolazioni-bersaglio provocheranno l’aumento dissennato della disoccupazione oggi stimata intorno alle 50.000.000 di unità destinato a superare gli 80.000.000 con le imminenti robotizzazioni del lavoro;
  • estensione ulteriore di precariato e salari bassissimi compatibili con quelli che saranno erogati ai 50.000.000 di neoschiavi immigrati forzosamente dall’Africa: una nuova edizione titanica del caporalato planetario travestito da motivi “umanitari” pubblicizzati dalle “anime belle” di marxiana memoria;
  • in caso di Paesi difficilmente gestibili, il Sinedrio dei 28 provocherà una serie di secessioni pilotate, nella considerazione che staterelli piccoli sono più gestibili e malleabili in quanto più bisognosi di finanziamenti capestro della BCE (5)

P.Q.M.

Le popolazioni d’Europa saranno ancora una volta

raggirate,

distratte,

umiliate,

offese,

stordite,

spaventate,

gabbate,

impoverite,

sostituite progressivamente con imponenti piani di importazione forzosa di 50.000.000 neoschiavi africani pagati 2/3 euro al giorno,

sottopagate

spinte ad indebitarsi in massa con prestiti al 17% di tasso e oltre per sostenere i propri consumi,

precarizzate con occupazioni temporanee,

ipermedicalizzate (“amorevolmente” curate dai colossi farmaceutici con vaccinazioni di massa, sospinte da abili campagne di puro terrore),

orientate in massa davanti ad una tastiera (cellulare, tablet, pc, ecc) dalla quale sono da tempo possibili controlli e dossieraggi di massa,

trasformate da dispositivi cibernetici di tracciamento e di condizionamento iniettati in parti del corpo (aziende svedesi già hanno imposto questo ai propri dipendenti).

Non credo che si realizzeranno migliorie per i popoli d’Europa che devono restare nel recinto, felicemente androidi dediti al consumo e con paghe da fame.

Punto …

 

Ne riparleremo dopo il 27 maggio 2019 e oltre, quando il sole sorgerà ancora …

 

NOTE

1) https://europa.eu/european-union/about-eu/institutions-bodies/european-commission_it#composizione

2) https://europa.eu/european-union/about-eu/institutions-bodies/european-commission_it

3) https://it.wikipedia.org/wiki/Europa

4) http://www.imolaoggi.it/2014/11/17/chi-governa-realmente-nellunione-europea/

5) la strategia di frantumazione di Stati troppo grandi e “ribelli” è confermata da tempo dalla parcellizzazione delle nazioni dell’Est, i tentativi separatisti in Spagna, le prossime spinte separatiste in Italia che sono iniziate con le ampissime autonomie regionali. Gli staterelli poi, sono troppo piccoli per amministrarsi e finiscono nella trappola infernale della BCE che li finanzia con la tattica eversiva e ben sperimentata del Fondo Monetario Internazionale che ha provocato migliaia di morti per indigenza in Sudamerica e in Grecia (la solita ricetta di questi sicari è la seguente (elenco non esaustivo) : a) eliminazione dello stato sociale, b) salari bassi, c) sanità trasferita alle assicurazioni private, d) predominio dei colossi farmaceutici per imporre vaccini e la medicalizzazione ossessiva dei cittadini terrorizzati, e) svendita delle imprese funzionanti, f) politiche di immigrazione incontrollata come caos per fiaccare le resistenze, g) politiche LGBT per frantumare le solidarietà familiari, ecc. ecc. ecc. ecc. ecc.)

 

 

 

IN EVIDENZA

Moscovici apre la campagna elettorale del Pd. M5s: “Ecco perché Bruxelles ci contrasta”

Polemica sulla partecipazione del commissario europeo all’evento organizzato a Roma da Roberto Gualtieri. L’eurodeputato Pedicini: “A Renzi permettevano tutto, doppiopesismo vergognoso”

Redazione Bruxelles – 7 maggio 2019 17:35

Moscovici apre la campagna elettorale del Pd. M5s: “Ecco perché Bruxelles ci contrasta”
Sarà presente anche il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, all’apertura della campagna elettorale del Partito democratico. All’evento, organizzato a Roma dal parlamentare europeo in corsa per la conferma, Roberto Gualtieri, parteciperà anche l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. L’annunciata presenza sul palco del socialista francese, protagonista delle tensioni tra Bruxelles e il Governo gialloverde, ha scatenato le polemiche di chi vede nel “tifo” di Moscovici per la lista democratica una conferma del suo “doppiopesismo” nelle valutazioni sui conti pubblici italiani.

 

Moscovici apre la campagna elettorale del Pd. M5s: “Ecco perché Bruxelles ci contrasta”
“Il commissario europeo Moscovici getta la maschera”, attacca l’europarlamentare del Movimento 5 stelle Piernicola Pedicini. “Ecco per chi tifano i commissari europei ecco perché Moscovici si è opposto con tutte le sue forze al varo della manovra del cambiamento”, scrive riferendosi alla legge del bilancio 2019, sulla quale pende un giudizio negativo dello stesso commissario che ha criticato il reddito di cittadinanza

Continua qui: https://europa.today.it/attualita/moscovici-campagna-elettorale-pd.html

 

 

 

 

 

DITTATURA DEL PENSIERO UNICO

    È più difficile capire o parlare? Parlare è oggi diventato pericoloso? Un aspetto sgradevole che trattiene dal parlare quelli che hanno incominciato a “capire” è la quasi certezza di non essere creduti e di essere ridicolizzati

 

Di Francesco Lamendola – 7 MAGGIO 2019

 

Domenica scorsa, 5 maggio 2019, il papa, in Bulgaria, invece di assolvere alla sua missione spirituale ha iniziato il suo tour pre-elettorale in vista delle consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo, e ha lanciato, da Sofia, l’ennesima crociata a favore dei migranti, dotati di uno speciale permesso divino per essere accolti incondizionatamente nei Paesi europei, e ha presentato se stesso come l’uomo del dialogo e della pace e come araldo di un nuovo modo d’interpretare e di vivere il Vangelo. Peccato che non un solo prelato ortodosso si sia presentato all’appuntamento: cosa che, ovviamente, i nostri mass media si son guardati bene dall’evidenziare, o anche solo dal riferire. C’erano solo un rappresentante del protestantesimo, uno dell’islam, uno del giudaismo, più un vescovo armeno. Insomma, è stato peggio di un flop: è stato un segnale. Le Chiese ortodosse non hanno raccolto il suo invito; nel cuore di un Paese ortodosso, nessuno ha voluto accoglierlo, se non il presidente della Repubblica, che è dubbio di quale credito goda in casa sua; peraltro, il Patriarca cattolico bizantino ha da tempo scomunicato il sedicente papa Francesco, e anche la Chiesa cattolica ceca lo ha dichiarato eretico, annunciando che la sede di San Pietro è attualmente vacante.

 

Il papa, in Bulgaria, invece di assolvere alla sua missione spirituale ha iniziato il suo tour preelettorale in vista delle consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo,

e ha lanciato, da Sofia, l’ennesima crociata a favore dei migranti!

 

Questa è la situazione nell’altra metà dell’Europa, nel mondo ortodosso e fra i cattolici di rito orientale: le fanfaronate del signore argentino, i suoi gesti enfatici, le sue reiterate esortazioni al dialogo fra i popoli e le religioni, con tanto di bacio delle scarpe ai capi di Stato, non incantano proprio nessuno: solo nell’Europa occidentale il trucco funziona, perché qui i mass media, anche quelli laici e laicisti, sono tutti massicciamente schierati della sua parte e sono più che mai impegnati a nascondere gli abusi, gli scandali, le eresie che contraddistinguono questo pontificato. In particolare, il suo continuo abuso della propria funzione spirituale per veicolare un’incessante, ossessiva propaganda mondialista e immigrazionista, così come i suoi silenzi assordanti e le sue omissioni per quanto riguarda i grandi temi etici e la persecuzione che i cristiani, specie i cattolici, soffrono nel mondo, nell’Europa orientale semplicemente non vengono più accettate; così come non vengono accettate le nuove indicazioni in ambito pastorale, come il via libera alla Comunione per i divorziati risposati a partire dalla pubblicazione di Amoris laetitia.

 

Nelle democrazie occidentali vige un controllo silenzioso ma ferreo sull’informazione, la cultura, la scuola e l’università: non c’è un vero contraddittorio, non c’è un’offerta diversificata, ma tutto è riconducibile a un’unica regia il cui scopo è appiattire le coscienze, spegnere il senso critico e veicolare una versione strumentale delle cose, un quadro volutamente distorto della realtà.

 

Questa situazione ci conduce a delle curiose riflessioni. Noi europei occidentali siamo fieri della nostra democrazia e ci vantiamo di avere un sistema sociale basato sul pluralismo, il rispetto e la tolleranza della diversità: eppure tutto sta a mostrare chel’informazione è sostanzialmente taroccata e che anche gran pare del sistema culturale e scolastico non versa in condizioni migliori. Si può passare da un giornale all’altro, da un canale televisivo all’altro, ma non si riesce mai ad avere una informazione realmente spassionata e completa: è come se vigesse una censura molto efficiente, anche se non dichiarata, che s’incarica di eliminare o addomesticare tutte le notizie che potrebbero gettare una luce diversa sulla realtà, e quindi aprire spiragli di consapevolezza e di autentico senso nei cittadini. Tornando a Bergoglio, il pubblico che seguiva la Messa pasquale dalla televisione non ha potuto vedere la sua omissione liturgica, il rifiuto d’inginocchiarsi al momento dell’elevazione, perché le telecamere si sono spostate sui cardinali che si inginocchiavano, il che ha dato a credere che anche il papa stesse facendo lo stesso. Questo è solo un esempio; e non vale solo per ciò che riguarda il tristo personaggio che si fa chiamare papa e che parla sempre di dialogo e ascolto, ma non dialoga mai con alcuno, perché troppo occupato a farsi incensare e idolatrare, e che si rifiuta di ascoltare le richieste dei cattolici, al punto da rispondere col più totale silenzio alla richiesta di chiarimenti su questioni di fede che gli vengono da cardinali, vescovi, sacerdoti e fedeli. Se

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http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/contro-informazione/le-grandi-menzogne-editoriali/7531-capire-o-parlare

 

 

 

 

Salone del Libro, l’editore Polacchi indagato per apologia del fascismo

di Andrea Giambartolomei – 8 maggio 2019

 

Alla vigilia dell’apertura del Salone del libro, la procura di Torino ha aperto un fascicolo di indagine su Francesco Polacchi, coordinatore di Casapound in Lombardia e fondatore della casa editrice Altaforte, la cui presenza alla fiera dell’editoria ha suscitato polemiche e un dibattito molto acceso. L’inchiesta è stata avviata dopo la presentazione di un esposto curato dagli

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/08/salone-del-libro-leditore-polacchi-indagato-per-apologia-del-fascismo/5162708/

 

 

 

 

L’Anpi chiede di perseguire chi va a Predappio alla tomba del Duce. E gli innocenti trucidati dai partigiani?

mercoledì 8 maggio 16:48 – di Antonio Pannullo

Negano la storia, negano la verità: e soprattutto si disperano perché la pubblicistica da anni sta mettendo in luce le zone d’ombra della ferocia partigiana compiuta su persone inermi.

E per sfogare la loro rabbia chiedono di perseguitare chi va a onorare i defunti: oggi la presidente dell’Anpi, Carla Nespolo, ha scritto al procuratore capo di Forlì, Maria Teresa Cameli, chiedendo una “risposta giudiziaria” alle molte commemorazioni che si svolgono a Predappio, città natale di Benito Mussolini, ultima in ordine di tempo quella del 28 aprile scorso, anniversario della morte del duce. “A fronte dell’ennesimo sfregio dei valori rappresentati dalla nostra Costituzione – scrive Carla Nespolo – l’Anpi evidenzia l’esigenza di una pronta risposta da parte dell’Autorità giudiziaria all’allarmante fenomeno rappresentato dai neofascismi che, con sempre maggior frequenza, pongono in essere pubblicamente condotte di apologia del fascismo, oltre a offendere la memoria delle migliaia di vittime del passato regime”.

La presidente dell’Anpi ricorda i casi precedenti, tra cui la manifestazione del 28 ottobre scorso, per celebrare l’anniversario della marcia su Roma, per la quale l’Associazione aveva presentato un atto di denuncia-querela, “evidenziando come l’aver autorizzato o l’aver partecipato a una simile manifestazione costituisca un’evidente violazione della XII disposizione di attuazione della Carta costituzionale che vieta la riorganizzazione del partito fascista”.

L’ignoranza è tanta: la costituzione, scritta peraltro in periodo di guerra civile e certamente con gli animi non sereni, vieta la ricostituzione del disciolto Partito fascista, ossia proprio quel Partito fondato da Mussolini, e non tutti i partiti che secondo qualcuno sono “fascisti”. E chi lo decide? Lo scorso 28 aprile, a giudizio dell’Anpi, “si è trattato dell’ennesima sfilata di camerati in

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https://www.secoloditalia.it/2019/05/lanpi-chiede-di-perseguire-chi-va-a-predappio-alla-tomba-del-duce-e-gli-innocenti-trucidati-dai-partigiani/

 

 

 

 

 

Corradino Mineo: “Preparatevi alla guerra mondiale nel Mediterraneo”. Scenario inquietante

7 Maggio 2019

“Il nazionalismo della superpotenza ci può portare a rischi straordinari, rischi di guerra vera”.

Corradino Mineo, ospite di Serena Bortone ad Agorà, su Raitre, traccia uno scenario internazionale inquietante che potrebbe scatenare in poco tempo “una guerra mondiale nel Mediterraneo“.

“Sono molto preoccupato, le notizie vanno guardate bene. Non c’è solo la questione dei dazi, ci sono manovre militari nel Mar cinese, ci sono le minacce di Donald Trump all’Iran, prima l’embargo poi le

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https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13459122/agora-corradino-mineo-guerra-mondiale-mediterraneo-donald-trump-iran-cina-dazi.html

 

 

 

 

Bolzano, quindicenne violentata mentre torna da scuola: fermati e rilasciati i due sospettati

La ragazza è in ospedale sotto choc, è stata aggredita sotto la pista ciclabile lungo la passeggiata del fiume Isarco, nei pressi dello stadio. Secondo la testimonianza fornita dalla giovane alla polizia, ad aggredirla sarebbero stati due ragazzi di origine africana

7 maggio 2019

BOLZANO. Stava tornando da scuola, la ragazzina di 15 anni, che lunedì 6 maggio è stata violentata a Bolzano lungo la passeggiata del fiume Isarco, nei pressi dello stadio Druso.

Erano da poco passate le due del pomeriggio quando l’adolescente è stata spintonata tra i cespugli, aggredita e violentata sotto la pista ciclabile in una zona centrale della città, a due passi dalla questura. La giovanissima è stata soccorsa da alcuni passanti che avrebbero sentito le richieste di aiuto della quindicenne provenire dai cespugli lungo il fiume.

Secondo la testimonianza fornita dalla giovane alla polizia, ad aggredirla sarebbero stati due ragazzi di origine africana: un uomo con i capelli rasta l’avrebbe colpita al volto, mentre l’altro l’avrebbe trascinata verso la sponda del fiume, dove sarebbe avvenuta la violenza. Gli agenti avrebbero isolato il dna dei due che sono ora ricercati. Gli uomini della squadra mobile coordinati dal dirigente Giuseppe Tricarico hanno fermato e rilasciato i due uomini sospettati della violenza sessuale. Gli investigatori non avrebbero avuto riscontri in merito al loro coinvolgimento.

La giovane si trova in ospedale ancora in stato confusionale Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulla vicenda e, al momento, il fascicolo dell’inchiesta è a carico di ignoti.

Questa mattina il procuratore, Giancarlo Bramante, ha convocato una conferenza stampa assieme al dirigente della Squadra mobile, Giuseppe Tricarico, per fare il punto sulle indagini e – ha spiegato il capo della Procura di Bolzano – “perché è nostra intenzione evitare notizie che non hanno riscontro concreto e perché non vogliamo che queste possano in qualche modo

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https://www.repubblica.it/cronaca/2019/05/07/news/bolzano_quindicenne_aggredita_e_violentata_mentre_torna_da_scuola-225711961/

 

 

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

La mafia nigeriana, storia delle cosche venute dall’Africa Nera

Alleanze con Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra. Apparato gigantesco, gerarchia rigida. Un libro spiega come è cresciuta la mafia nigeriana

06 maggio 2019

 

La mafia nigeriana non è leggenda metropolitana, ma una realtà criminale presente nel nostro come molti altri paesi, eppure quando se ne parla senza conoscenze, quando il racconto viene strumentalizzato per criminalizzare gli immigrati, ci si allontana pericolosamente dal comprenderne la reale portata. Anche per la mafia nigeriana vale la regola aurea: parlarne in maniera superficiale è il più grosso favore che le si possa fare.

Oggi, chi volesse approfondire, potrà leggere il libro di Leonardo Palmisano, “Ascia Nera”, edito da Fandango. Palmisano ci presenta una mafia che non è affatto minore, ma un’organizzazione criminale che parte dal delta del Niger e trova terreno fertile ovunque decida di estendere le proprie attività. E avverte: guai a ritenere la mafia nigeriana dedita unicamente alla tratta degli esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione, ha in realtà la capacità di entrare anche in altri mercati, grazie alle consorterie che è stata in grado di creare con le mafie autoctone.

I punti di riferimento di Black Axe sono rintracciabili nella predicazione antischiavista, derivata strumentalmente dalle Black Panther. Agli esordi l’egemonia di Ascia Nera si determina grazie alla massa di giovani istruiti, studenti universitari che imbracciano le armi a Benin City, nel 1977. Nasce come confraternita studentesca (Neo Black Movement), ma si distingue subito per l’adesione al cultismo e alla pirateria. Nel libro di Palmisano gli Aye (African Youth Empowerment), i picciotti, rivelano la lunga trama degli affari e delle affiliazioni, l’evoluzione di un apparato gigantesco. Dalle grandi città universitarie nigeriane, si sono spostati nel mondo occidentale, prima governando la tratta delle donne, poi entrando nello spaccio di piazza, nella gestione partecipata del narcotraffico transcontinentale, nel riciclaggio di denaro sporco nelle banche svizzere, nella compravendita di armi e di pietre preziose sul mercato olandese e di Dubai. L’affidabilità del sistema è garantita da una gerarchia rigida e molto ben strutturata, un’organizzazione che ha preso a modello le mafie italiane. Palmisano trova similitudini tra la stratificazione interna di Ascia Nera e le gerarchie ’ndranghetiste e anche la suddivisione del territorio, come i processi

Continua qui: http://espresso.repubblica.it/opinioni/l-antitaliano/2019/05/06/news/le-cosche-venutedall-africa-nera-1.334314

 

 

 

 

 

 

“Ti ammazziamo se Aldo Moro diventa Santo”

Minacce di morte, il postulatore della causa di beatificazione lascia l’incarico. Ufficialmente è per “motivi personali”

di NINA FABRIZIO

Ultimo aggiornamento il 8 maggio 2019

La beatificazione di Aldo Moro è un affare che scotta. Non c’è solo la figlia Maria Fida che chiede che il Papa fermi la causa addirittura parlando di un processo trasformato in una guerra tra bande. Adesso in Vaticano c’è preoccupazione perché il postulatore della causa, cioè una specie di avvocato che porta avanti l’iter studiando i documenti ed esaminando le testimonianze, ha ricevuto minacce anonime di morte. Un avvertimento? Una voce legata al passato brigatista? Un mitomane? Le minacce finora sono state ignorate ed è molto difficile approfondire la loro natura, perché su questo vige una riservatezza fittissima. La causa di beatificazione è al suo momento iniziale, cioè è alla fase diocesana. Tutto però si è bruscamente fermato.

Il postulatore, padre Gianni Festa, che è anche postulatore dei domenicani e al quale il dossier era stato affidato perché Moro era terziario domenicano, ha rinunciato a portare avanti il lavoro. Nessuna comunicazione ufficiale al riguardo. Solo, circola negli ambienti della diocesi di Roma, dove è incardinato il processo, che si tratta di “motivi personali“. La morte di Moro è una pagina oscura della storia italiana, ma con tante ombre anche in quella vaticana.

È avvenuta davvero, proprio nel covo delle Brigate Rossel’ultima confessione di Moro a don Antonello Mennini, allora parroco sulla Trionfale, amico di Moro e diventato un referente di Valerio Morucci e Adriana Faranda, i postini delle Br? Don Mennini non ha mai detto una parola a riguardo. Dopo la morte di Moro fu avviato alla carriera di nunzio nelle ambite sedi

Continua qui: https://www.quotidiano.net/cronaca/aldo-moro-beatificazione-1.4579568

 

 

 

Il Corriere della Sera si schiera: «L’islamismo uccide la nostra civiltà»

lunedì 23 aprile 14:38 – di Mario Aldo Stilton

Alla fine, è solo una questione di rispetto. Reciproco. E non solo tra di noi e l’Islam. Perciò l’analisi, nient’affatto ottimista, del rapporto con i cittadini di religione islamica che vivono in Italia, proposta dalle colonne del Corsera dal professor Angelo Panebianco, centra la questione. Perché, con la solita pacatezza, pone il problema nei suoi termini reali: ovvero, il sopravvento del multiculturalismo (fenomeno negativo) sulla multietnicità (che invece può essere una opportunità). Un sopravvento in forza del quale la nostra identità stessa è messa a serio rischio. Provocato da un «incubo multiculturale» -figlio, diciamo noi, di una sinistra vetusta e orfana del proletariato delle fabbriche – questo rischio, nota Panebianco, quasi ci obbliga a promulgare deroghe e trattamenti speciali per quanti accogliamo nella nostra terra.  Ne discende la fine dell’uguaglianza dinnanzi alla legge e, quindi, l’inizio della fine della nostra civiltà. Il problema con l’islamismo, così come col buddismo o l’induismo o qualsiasi altro credo, è che non possiamo snaturare noi stessi e i pilastri del nostro vivere civile per non rischiare di snaturare la

Continua qui: https://www.secoloditalia.it/2018/04/il-corriere-della-sera-si-schiera-lislamismo-uccide-la-nostra-civilta/

 

 

 

Moretti da barzelletta: “Per colpa di Meloni e Salvini mi insultano tutti. Li denuncio”

domenica 5 maggio 11:16 – di Giovanni Pasero

VIDEO QUI: https://youtu.be/0LxiuxeDaqY

Un tempo, nel Pd, la chiamavano Lady Like, in contrapposizione all’accigliata e monastica Rosy Bindi. Nella politica liquida anche gli appellativi durano poco. Adesso Alessandra Moretti è diventata bersaglio degli haters, ma anche di molti elettori (anche del Pd) che non condividono certe sue prese di posizione.

https://www.nextquotidiano.it/alessandra-moretti-tendine/

 

La Moretti: “Le croci da velare? Mi avete frainteso”

Dichiarazioni che lasciano basiti, come quelle rilasciate sull’ipotesi di coprire i simboli religiosi nei cimiteri. La consigliera regionale Pd ha commentato in diretta tv la proposta di un Comune bolognese, sempre amministrato dal Pd, con frasi che lasciavano intendere una sua condivisione dell’iniziativa. Anzi, a tutti, come potete vedere da questo video che anche il Secolo d’Italia  ha condiviso, è sembrata una vera e propria dichiarazione in favore della scellerata scelta di coprire le croci.

Ma il video della Moretti a Rete 4 parla chiaro

La Moretti non poteva però immaginare che sarebbe successo un putiferio. Tanto che si è praticamente rimangiata quelle dichiarazioni, sostenendo di essere stata fraintesa. Poteva dire le classiche due parole: “Ho sbagliato”. Ma Lady Like ha preferito scegliere il metodo più ridicolo. Annunciare querele a tutto spiano.

“Gli haters? Colpa di Meloni e Salvini”

Ecco che cosa ha scritto sulla sua pagina Facebook, dopo la campagna web che l’ha letteralmente sommersa di insulti. «Basta odio in rete e basta minacce di stampo fascista. Basta subire il fango delle bugie, veicolato da un esercito di troll

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https://www.secoloditalia.it/2019/05/moretti-da-barzelletta-per-colpa-di-meloni-e-salvini-mi-insultano-tutti-li-denuncio-video/

 

 

 

 

 

Filippo Facci contro Roberto Saviano e Gomorra: “Ha riqualificato l’immagine della camorra”

Il giornalista, ospite della trasmissione radiofonica “La Zanzara”, contesta il prodotto di Sky sostenendo che abbia contribuito alla rinascita del mito della camorra, soprattutto tra i bambini: “Se parli con forze dell’ordine, con i magistrati, gli avvocati, ti dicono tutti la stessa cosa. A negarlo ci è rimasto solo Saviano”.

NEWS 8 MAGGIO 2019 – di Andrea Parrella

La quarta stagione di “Gomorra – La Serie” si è conclusa pochi giorni fa, ma mentre si pensa già ai risvolti possibili della quinta e alle possibili sorprese che regalerà “L’Immortale”, il film spin off in uscita a dicembre dedicato al personaggio interpretato da Marco D’Amore, non si placa la polemica classica relativa alla spaccatura nell’opinione pubblica rispetto alla possibile influenza che il prodotto di Sky possa avere sulla realtà. Dibattito rinvigorito anche dai fatti di cronaca napoletana degli ultimi giorni, assurti

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https://tv.fanpage.it/filippo-facci-attacca-roberto-saviano-gomorra-ha-riqualificato-limmagine-della-camorra/

 

 

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

L’ex esperto ONU de Zayas afferma che la CIA potrebbe uccidere il golpista Guaido per giustificare un attacco al Venezuela

La CIA – i potenti servizi segreti degli Stati Uniti – potrebbe assassinare il golpista Juan Guaidó per giustificare un intervento militare da parte di Washington in Venezuela, avverte un ex funzionario delle Nazioni Unite.

 

Il tentato golpe, sostenuto dagli Stati Uniti, contro il Venezuela è sbagliato, perché le Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) e alti funzionari del paese sudamericano continuano a sostenere il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha affermato l’ex esperto indipendente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) Alfred-Maurice de Zayas.

 

In un’intervista con l’agenzia di stampa russa Sputnik, de Zayas ha notato che a causa del fallimento dei tentativi di golpe, Washington potrebbe ricorrere ad un’operazione di false flag, in base al quale la Central Intelligence Agency (CIA) ucciderebbe Guaidó – l’autoproclamato “presidente ad interim” della Repubblica Bolivariana – e lo userebbe come pretesto per invadere il Venezuela.

 

D’altra parte, l’esperto ha indicato che gli Stati Uniti, da diversi mesi, stanno offrendo grandi somme di denaro a qualsiasi militare per smettere di sostenere il chavismo.

 

“Senza dubbio, hanno finanziato ognuno dei tentativi di colpo di Stato, compresi

 

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https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lex_esperto_onu_de_zayas_afferma_che_la_cia_potrebbe_uccidere_il_golpista_guaido_per_giustificare_un_attacco_al_venezuela/5694_28313/

 

 

 

 

 

 

 

 

PUTIN, XI, ASSAD E MADURO, TUTTI CONTRO L’EGEMONIA AMERICANA

 7 Maggio 2019 di Ted Galen Carpenter

Nella politica estera americana l’ultima preoccupazione di Blob è che il governo di sinistra radicale del Venezuela sta raggiungendo il Medio Oriente per sostenere la crescente pressione di Washington.

In particolare, il presidente Nicolás Maduro sta cercando di stabilire ampi legami politici e finanziari con il presidente siriano Bashar al-Assad e il suo alleato in Libano, Hezbollah . Quest’ultimo ha ripetutamente condannato la politica statunitense nei confronti di Maduro , e sembra già avere legami economici oscuri con Caracas. Ci sono indicazioni che il regime di Maduro potrebbe utilizzare Hezbollah per riciclare fondi dal commercio illegale di droga.

La paura di Washington è che, in agguato dietro un’alleanza Assad-Hezbollah-Maduro, ci sia l’arcinemico americano, l’Iran, che ha stretti rapporti sia con Assad che con Hezbollah. L’obiettivo apparente di Teheran sarebbe quello di rafforzare il regime venezuelano, aumentare il sentimento antiamericano nell’emisfero occidentale e forse acquisire alcuni soldi riciclati da un’operazione congiunta di Maduro-Hezbollah per alleviare il dolore delle sanzioni economiche statunitensi reintrodotte dopo il ripudio dell’amministrazione Trump dell’accordo nucleare.

Sebbene Iran, Assad e Hezbollah continuino a preoccuparsi principalmente degli sviluppi nella propria regione, la paura che vogliano minare il potere di Washington nel proprio “cortile di casa” non è infondata. Ma i leader statunitensi dovrebbero chiedersi perché queste diverse fazioni stiano raggruppando le forze fra loro per raggiungere quell’obiettivo.

Non è il solo esempio di questo che è emerso negli ultimi anni, e la causa principale sembra essere la politica eccessivamente belligerante e aggressiva di Washington. Questo approccio sta facendo convergere insieme regimi che hanno poco in comune tranne la necessità di resistere alla pressione degli Stati Uniti. La posizione minacciosa di Washington mina piuttosto che rafforzare la sicurezza americana, e specialmente in un caso, provocando un’intesa sempre più salda tra Russia e Cina, che rappresenta un grave pericolo per il dominio USA.

L’attuale flirt tra Caracas e le fazioni antiamericane in Medio Oriente non rappresenta il primo caso in cui i leader americani si preoccupano della collaborazione tra avversari eterogenei. Le agenzie di intelligence degli Stati Uniti e gran parte della comunità politica estera hanno avvertito per anni sulla cooperazione tecnologica tra l’Iran e la Corea del Nord nell’approntamento in corso di missili sia a capacità nucleare che balistica. Durante la Guerra Fredda, una successione di amministrazioni statunitensi aveva espresso frustrazione e rabbia per l’alleanza di fatto tra l’Unione Sovietica totalitaria e l’India democratica. Eppure, la causa alla base di quell’associazione non era difficile da capire. Entrambi i paesi si sono opposti al primato globale degli Stati Uniti. L’India era particolarmente a disagio per l’appoggio militare e diplomatico di Washington con il Pakistan, nonostante la storia del governo dittatoriale e dell’aggressione di quel paese.

L’alienazione dell’India era una politica profondamente imprudente. Allo stesso modo, è stata l’ossessione di Washington per l’indebolimento e l’isolamento dell’Iran e della Corea del Nord. Questi due paesi non hanno quasi nulla in comune, ideologicamente, politicamente, geograficamente o economicamente. Uno è uno strano regime dell’Asia orientale basato sullo stalinismo dinastico, mentre l’altro è una teocrazia islamica reazionaria del Medio Oriente. Senza l’incentivo che l’implacabile ostilità Stati Uniti forniscono, ci sarebbero poche ragioni per credere che Teheran e Pyongyang sarebbero alleati. Ma la veemente politica antinucleare di Washington nei confronti di entrambi i regimi e le brutali sanzioni economiche che sono seguite hanno contribuito a cementare un’alleanza di fatto tra due bizzarri compagni di letto.

Sembra che i leader iraniani e nordcoreani abbiano concluso logicamente che il modo migliore per scoraggiare i leader statunitensi dal prendere in considerazione il cambio di regime forzato verso i loro paesi era quello di cooperare per rafforzare i rispettivi programmi nucleari e missilistici. Le guerre di cambiamento del regime di Washington, che hanno soppiantato Saddam Hussein in Iraq e il Moammar Gheddafi in Libia – e il tentativo fallito di rovesciare la Siria con asserzioni assurde – hanno rafforzato tali timori.

Il caso più inquietante e potenzialmente letale in cui il comportamento aggressivo degli Stati Uniti ha spinto insieme due alleati improbabili è l’approfondimento delle relazioni tra Russia e Cina. Le pattuglie di “libertà di navigazione” di Washington nel Mar Cinese Meridionale hanno antagonizzato Pechino, che ha ampie rivendicazioni territoriali all’interno e intorno a quella zona di mare. Le proteste cinesi sono cresciute sia in numero che in intensità.

Le relazioni bilaterali sono anche peggiorate a causa del crescente atteggiamento aggressivo di Pechino nei confronti di Taiwan e del crescente sostegno di Washington all’indipendenza di fatto dell’isola. La guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina ha solo contribuito all’animosità. I leader cinesi considerano la politica americana come una prova della determinazione di Washington a continuare il suo status di primato nell’Asia orientale e cercano modi per indebolirlo.

Le rimostranze della Russia contro gli Stati Uniti sono ancora più pronunciate. L’espansione della NATO ai confini della Federazione Russa, il ripetuto calpestamento degli interessi russi nei Balcani e nel Medio Oriente da parte di Washington, l’imposizione di sanzioni economiche in risposta all’incidente della Crimea, il ritiro dell’amministrazione Trump dal trattato delle Forze armate intermedie, Stati Uniti le vendite di armi in Ucraina e altre provocazioni hanno portato a una nuova guerra fredda. La Russia si è mossa per aumentare la cooperazione diplomatica, economica e persino militare con la Cina. Pechino e Mosca sembrano coordinare le loro politiche su una serie di problemi, complicando le opzioni di Washington.

La stretta cooperazione tra Russia e Cina è tanto più notevole, data l’estensione dei loro interessi in competizione con l’Asia centrale e altrove. Una reciproca paura e rabbia nei confronti degli Stati Uniti, tuttavia, sembra aver messo in ombra tali potenziali conflitti, almeno per ora.

Sembra persino esserci una “grande collusione” di più avversari statunitensi che si stanno formando. Sia la Russia che la Cina stanno aumentando i loro legami economici con il Venezuela e anche il coinvolgimento militare della Russia con il regime di Maduro è in aumento. Il mese scorso, Mosca ha inviato due bombardieri strategici a Caracas insieme a circa 100 militari. La missione del secondo contingente era di riparare e ristrutturare il sistema di difesa aerea del Venezuela alla luce della minacciosa retorica di Washington. Questa mossa ha suscitato una forte risposta da parte del presidente Trump.

Anche la politica di Mosca nei confronti del governo di Assad, Teheran e Hezbollah è diventata sempre più attiva e di supporto militare e strategico. In effetti, l’intervento militare della Russia in Siria, a partire dal 2015, è stato un fattore cruciale nel far cadere la guerra a favore delle forze di Assad, che ora hanno riacquistato il controllo su gran parte della Siria. Washington sta quindi assistendo alla Russia che si trova dietro a due dei suoi principali avversari: il Venezuela e una coalizione guidata dall’Iran in Medio Oriente.

Questo è un classico esempio di comportamento equilibrato da parte dei paesi

 

Continua qui: https://www.controinformazione.info/putin-xi-assad-e-maduro-tutti-contro-legemonia-americana/

 

 

 

 

 

 

 

I falchi di Washington puntano all’Iran e al Venezuela

Pierre HaskiFrance InterFrancia

7 maggio 2019

Il 4 marzo il Washington Post riportava che Donald Trump ha raccomandato al suo consulente per la sicurezza nazionale John Bolton, con tono ironico, di non scatenare nessuna guerra.

Eppure questo bizzarro presidente che vorrebbe a tutti i costi sganciarsi dalle guerre che ha ereditato – una in Medio Oriente, l’altra in Afganistan – permette a una parte della sua amministrazione di giocare pericolosamente con il fuoco in due paesi chiave, il Venezuela e l’Iran.

La settimana scorsa gli Stati Uniti sono sembrati gli artefici del fallimentare tentativo di colpo di stato a Caracas. Questa settimana è stato il turno dell’Iran.

A danno dei riformatori

John Bolton ha annunciato che gli Stati Uniti invieranno un contingente aeronavale guidato dalla portaerei Abramo Lincoln a seguito di minacce iraniane non meglio precisate. “Gli Stati Uniti non cercano la guerra con il regime iraniano ma sono pronti a rispondere a qualsiasi attacco”, ha precisato Bolton.

L’amministrazione Trump è convinta di poter fare cadere il regime iraniano senza combatterlo direttamente. Le sanzioni petrolifere stanno per essere rafforzate e priveranno Teheran della sua principale fonte di reddito.

Gli europei sono inermi davanti ai preparativi di guerra

Washington spinge l’Iran verso l’errore e la manovra sembra funzionare. Il mese scorso Donald Trump ha inserito i guardiani della rivoluzione, braccio armato del regime, tra le organizzazioni terroriste, rafforzandone il ruolo a Teheran

Continua qui: https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2019/05/07/falchi-washington-iran-venezuela

 

 

 

 

 

 

GUERRA ALL’IRAN – SI PREPARA UN FALSE FLAG?

Maurizio Blondet  7 Maggio 2019

Domenica  John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha minacciato l’Iran di  “forza inesorabile” annunciando lo spiegamento dell’USS Abraham Lincoln Carrier Strike Group e di una task force per i bombardieri nella regione del Golfo Persico,  un messaggio “chiaro e inequivocabile” al regime iraniano.

La dichiarazione di Bolton ha fatto riferimento a un “numero crescente di indicazioni preoccupanti” dall’Iran. A rincalzo, la corrispondente del Pentagono della CNN Barbara Starr ha precisato   che gli USA sono al corrente “specifiche e credibili” minacce iraniane contro le forze e i beni degli Stati Uniti in Siria, Iraq e in mare.

La fonte di queste informazioni? L ‘intelligence israeliana.

Il corrispondente della Casa Bianca di Axios, Barak Ravid,  riferisce :

Israele ha passato informazioni su un presunto complotto iraniano per attaccare gli interessi statunitensi nel Golfo verso gli Stati Uniti   che è la ragione per cui il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton

Continua qui: https://www.maurizioblondet.it/guerra-alliran-si-prepara-un-false-flag/

 

 

 

 

 

 

CULTURA

Adesso Papa Francesco perdoni l’eretico Buonaiuti

Fu l’esponente più importante del modernismo, scomunicato dalla Chiesa e privato della cattedra dal fascismo. È l’ora del

Paola Caridi, Ilide Carmignani, Mattia Carratello, Giuseppe Culicchia, Fabio Geda, Giorgio Gianotto, Alessandro Grazioli, Loredana Lipperini, Giordano Meacci, Eros Miari, Francesco Pacifico, Valeria Parrella, Rebecca Servadio, Lucia Sorbera, Annamaria Testa, Christian Raimo.

Questi sono i consulenti culturali facenti parte del comitato editoriale del Salone del libro. Senza rischiare di cadere nell’approssimazione, non è un errore collocarli più o meno tutti in quell’area politica di sinistra che va dal globalismo al comuni

Scorrendo la lista, c’è Ilide Carmignani che scriveva per il Manifesto, c’è Alessandro Grazioli che ritwitta messaggi antisalviniani come questo: “…il Paese in cui vivo, dove #Salvini impone politiche che varcano le soglie del fascismo”, c’è Giordano Meacci che nel 2011 considerava “la Lega un partito neonazista col quale non si deve scendere a patti e che non deve essere legittimata”, c’è Valeria Parella che in una intervista a Micromega del febbraio 2014 si definiva “comunista”

Continua qui: http://blog.ilgiornale.it/ferrara/2019/05/08/il-minculpop-rosso/

 

 

 

I fascisti del libro

Ma davvero le idee fanno ancora paura? È mai possibile che si sia così ideologizzati da voler estromettere un editore dal Salone del Libro di Torino solo perché questo si definisce “sovranista” e edita scrittori, opinionisti e saggisti di destra? È drammatico, ma sì. L’editore Altaforte ha avuto l’ardire di mettere piede nel regno rosso dell’editoria e farsi un suo stand al Lingotto scatenando l’odio e le ripicche dell’intellighenzia di sinistra.

7 maggio 2019

Da sempre la cultura è ad appannaggio loro. Non ti fanno nemmeno entrare in quel circolo privato di pensatori, ideologi e opinion maker. Pur non rappresentando minimamente il popolo, si sentono padroni del sapere comune. Francesco Polacchi, editore di Altaforte, non è uno di loro: si dice tranquillamente “sovranista”, pubblica libri sul fascismo e, più in generale, sul pensiero destrorso e viene accostato a CasaPound. Il diavolo, insomma, per quelli che al Lingotto bazzicano da anni. Se ci aggiungiamo che adesso è uscito in libreria con Io sono Matteo Salviniuna lunghissima intervista scritta dalla giornalista Chiara Giannini sulla base di cento domande poste al ministro dell’Interno, l’epurazione dal Salone del Libro era già scritta sulla carta.

E così, uno dopo l’altro, i soliti radical chic dei circoletti rossi sono usciti allo scoperto per pestare duro contro il “fascista”. Il primo ad aprire le danze è stato il collettivo Wu Ming, poi è a cascata i soliti noti che dettano legge nei premi letterari, nei talk show, nei salotti buoni:

lo storico Carlo Ginzburg,

il vignettista Zerocalcare,

la presidente dell’Anpi Carla Nespolo,

gli scrittori Michela Murgia e Christian Raimo

e qualche parlamentare in cerca di visibilità.

I toni sono da Anni di Piombo. “Mi è impossibile pensare tre giorni seduto a pochi

Continua qui: http://blog.ilgiornale.it/indini/2019/05/07/i-fascisti-del-libro/

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

Giallo a Parigi, funzionario italiano dei Servizi segreti trovato morto in hotel

Aveva una ferita sanguinante sotto il mento e sul posto sono state trovate tracce di vomito. La procura francese apre inchiesta. L’ambasciata italiana: “Morte per cause naturali”

Un funzionario di Palazzo Chigi di 50 anni è stato trovato morto a Parigi nella notte tra domenica e lunedì nei pressi dell’aparthotel dove alloggiava a Montmartre. Lo riferisce il sito del settimanale francese Le Point, secondo cui l’uomo era a Parigi dal 3 maggio, ed era un membro dei servizi. Aveva una ferita sanguinante sotto il mento e sul posto sono state trovate tracce di vomito. La vittima

Continua qui:

https://www.repubblica.it/esteri/2019/05/06/news/giallo_a_parigi_funzionario_di_palazzo_chigi_trovato_morto_a_parigi-225627574/

 

 

 

DIRITTI UMANI – IMMIGRAZIONI

Mare Jonio infrange ordine della Guardia Costiera: “Pattugliamo la Libia”

Di Eugenio Palazzini – 7 Maggio 2019

Quanto siano strumentali le azioni di certe Ong è piuttosto inutile rimarcarlo. Di fronte alla guerra in Libia si è ridestata anche la Mare Jonio, della Ong italiana Mediterranea Saving Humans (vicina ai centri sociali). La nave che, contravvenendo agli ordini, a 42 miglia dalle coste libiche lo scorso marzo aveva fatto salire a bordo 49 immigrati irregolari, era stata poi sequestrata su disposizione della Procura di Agrigento. Adesso ha lasciato il porto di Lampedusa per dirigersi verso le coste libiche, nonostante la diffida ricevuta dalla Guardia Costiera a “eseguire operazioni di salvataggio in modo stabile ed organizzato”, poiché non adeguatamente equipaggiata.

La Ong ha tranquillamente bypassato l’ordine ricevuto. E’ una questione non trascurabile, visto che i difensori delle organizzazioni che fanno salire a bordo delle proprie navi i clandestini, poi vengono difese a spada tratta dalla sinistra, la quale invoca sistematicamente e quasi sempre a sproposito, le leggi. Chiamano in causa di tutto, dal diritto internazionale alla Costituzione, passando per i diritti umanitari, pur di attaccare il governo italiano.

Eppure, i primi a violare le leggi sono proprio coloro che poi si lagnano e chiedono a Salvini di aprire i porti.

“Pattuglieremo le coste libiche”

“Da stasera – scrive la Ong su Twitter – pattuglieremo la zona Sar a trenta miglia dalle coste della Libia a nord di Zhuara, per un mare di diritti e non di morte”. Ecco, loro “pattugliano”, attendono che qualche disperato tenti la traversata

Continua qui: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/mare-jonio-infrange-guardia-costiera-libia-116857/

 

 

 

La Cassazione: «Non si neghi l’asilo a chi torna e rischia la vita»

La Corte di Cassazione ha stabilito che per negare l’asilo a un richiedente bisogna provare che tornando nel suo Paese non rischierebbe la vita

Simona Musco – 27 Aprile 2019

La valutazione di una domanda di protezione internazionale non può prescindere da un serio e approfondito accertamento della «situazione reale del paese di provenienza» del migrante richiedente. A stabilirlo è stata la sesta sezione civile della Cassazione, che ieri ha accolto il ricorso di un cittadino pakistano mettendo in discussione le indicazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che punta ad una stretta sul riconoscimento dello status di rifugiato.

L’ordinanza della Cassazione, però, cambia le carte in tavola. Non basterà più, infatti, richiamarsi a generiche «fonti internazionali», senza motivare accuratamente nel merito. I magistrati dovranno dunque evitare «formule stereotipate» e sono chiamati a «specificare sulla scorta di quali fonti» abbiano acquisito «informazioni aggiornate sul Paese di origine» dei richiedenti asilo.

Secondo i giudici della Suprema Corte, il giudice ha infatti il «potere- dovere» di accertare «se, e in quali limiti, nel Paese di origine dell’istante si registrino fenomeni di violenza indiscriminata, in situazioni di conflitto armato

Continua qui: https://ildubbio.news/ildubbio/2019/04/27/la-cassazione-non-si-neghi-lasilo-a-chi-torna-e-rischia-la-vita/

 

 

 

 

ECONOMIA

Diego Fusaro bastona Mario Monti: “Una bella patrimoniale? Per chi avesse ancora dubbi…”. Prof sbugiardato

7 Maggio 201

“Una piccola patrimoniale si può fare”. Ci risiamo. Mario Monti, ospite di L’aria che tira su La7, ha inquietato i contribuenti italiani rilanciando l’idea che lo ha reso celebre da premier: tassare, tassare, tassare senza pietà.

Diego Fusaro, che degli “eurocrati” come il professore è nemico giurato, non

Continua qui:

https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/13459194/diego-fusaro-mario-monti-patrimoniale-uomo-mercati-ceti-medi-massacrati.html

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

Risparmiometro: partono i controlli selettivi sui conti correnti

C’è l’ok del ministero del Tesoro, la nuova superanagrafe dei conti correnti è pronta a partire

8 maggio 2019 

 

Lo hanno chiamato ‘grande fratello fiscale’, si tratta di una sorta di nuova superanagrafe dei conti correnti pronta a divenire operativa dopo il via libera dato dal Tesoro. Le banche non avranno più segreti per il Fisco. Voluta nel decreto Salva-Italia dal governo Monti nel 2012, si appresta ad essere operativa e consentirà all’Agenzia delle Entrate di vedere i conti correnti di tutti gli italiani, nessuno escluso.

In precedenza, la misura valeva per le sole società a responsabilità limitata. Ma alla fine di aprile è arrivato il via libera del Garante della Privacy che consente sia all’Agenzia delle Entrate, sia alla Guardia di Finanza, di incrociare le informazioni sui movimenti di denaro degli italiani per cercare di accertare chi nasconde ricchezza o dichiara meno.

Un’autentica svolta sebbene le verifiche saranno selettive, cioè riguarderanno quei contribuenti che hanno un profilo di rischio elevato. Ovvero, tanto per fare un esempio, coloro che hanno fatto acquisti ingenti nell’arco di un anno con flussi di denaro rilevanti e non giustificati dal normale tenore di vita.

Lo strumento è il Risparmiometro, che mette a confronto il saldo del conto corrente da un anno all’altro, alla ricerca delle incongruenze tra quanto appunto risparmiato e depositato e quanto denunciato nella dichiarazione dei redditi. Per

 

Continua qui: https://quifinanza.it/fisco-tasse/risparmiometro-in-arrivo-i-controlli-selettivi-sui-conti-correnti/273376/

 

 

 

 

 

 

 

 

LA STRATEGIA DI GUERRA FINANZIARIA AMERICANA

 6 Maggio 2019  di Alasdai Macleod

 

Dietro i contrasti tra l’Amministrazione Trump e la Cina, non bisogna trascurare il fatto che è in corso una guerra finanziaria, la più ampia condotta dall’America contro la Cina e la Russia. Gli Stati Uniti, per quanto presentino in apparenza degli indici positivi, in realtà stanno subendo la scarsità dei flussi di capitali interni per sostenere il loro enorme deficit di bilancio del governo degli Stati Uniti. Di conseguenza Wall Street rischia di fa scoppiare una enorme bolla su cui è seduta attualmente la Federal Reserve.

La Cina sta gradualmente riducendo i suoi investimenti in buoni del Tesoro USA e indirizza il suo surplus finanziario in direzione degli investimenti della “Belton Road Initiative” cinese, questo crea una minaccia a medio termine per le finanze del governo statunitense, quindi è facile prevedere che la guerra finanziaria e la disinformazione relativa a questa, si intensificheranno.

Dietro i contrasti con la Cina c’è una guerra finanziaria. Washington e Londra non vogliono perdere quella che è da sempre la loro supremazia geofinanziaria. Nella guerra finanziaria, l’America ha il vantaggio della sua egemonia valutaria, che esercita pienamente. Ha permesso agli americani di vivere oltre i loro mezzi importando più beni di quanti ne esportassero, e il governo spende più di quello che riceve in tasse. Per ottenere questi benefici, i flussi di capitali interni sono necessari per finanziarli. Ad oggi, questi hanno totalizzato in termini di valore corrente circa $ 25 trilioni, essendo la proprietà straniera totale di attività e depositi in dollari. La Cina sta gradualmente staccandosi dalla dipendenza del dollaro USA ed ha costituito un organismo alternativo al FMI per finanziare i suoi progetti che dispone di una enorme capacità finanziaria. Inoltre la Cina sta imponendo sui mercati l’utilizzo della sua valuta nazionale lo Yuan in modo da non essere soggetta ai ricatti e sanzioni degli USA sui circuiti valutari e finanziari.

Il sistema americano di vivere al di sopra dei propri mezzi per mantenere la colossale macchina industriale /militare che assicura il predominio sul mondo richiede ora più che mai enormi flussi di risorse finanziarie. Attualmente accade che i flussi di finanziamento verso l’interno sono obbligatori mentre i portafogli globali, costituiti da saldi di cassa commerciali e denaro da investimento, aumentano periodicamente la loro esposizione ad altre regioni, lasciando potenzialmente bassa l’America. Il problema si può risolvere destabilizzando la regione che ha beneficiato più recentemente degli investimenti di capitale, per incoraggiare il rientro del denaro a tornare in dollari e quindi ai mercati interni americani. Tuttavia succede che adesso la Cina ha spostato la sua attenzione nell’intensificare gli investimenti sulle spese infrastrutturali sia in Cina che lungo le nuove strade della seta, questo è il momento di Pechino per utilizzare in proprio e per i suoi interessi i flussi finanziari che in passato destinava al mercato finanziario USA.

Gli USA hanno fermato a suo tempo i negoziati di libero scambio che la Cina stava conducendo con il Giappone, la Corea del Sud, Macao, Taiwan e Hong Kong. I cinesi speravano che questa potenziale area di libero scambio potesse essere ampliata per includere l’FTA dell’ASEAN, che sarebbe stata la più grande al mondo per PIL e un’area nella quale avrebbero potuto sviluppare il reminbi come valuta di riserva.

Per tutta risposta la Cina non ha provocato una reazione pubblica per queste azioni. Al contrario in modo riservato, la Cina ha iniziato a ridurre i suoi investimenti nel Tesoro USA passando nelle sue riserve in dollari da $ 1,27 trilioni a $ 1,06 trilioni nel 2016 – non una grande caduta, ma dimostrando che non stava più riciclando le sue eccedenze commerciali in dollari.

Tutto questo è accaduto in un momento in cui entrambe le economie americana e globale si stavano espandendo – certamente a tassi ridotti. Il protezionismo commerciale di Trump ha cambiato questo scenario, e le prime indicazioni sono

 

Continua qui: https://www.controinformazione.info/la-strategia-di-guerra-finanziaria-americana/

 

 

 

 

 

 

 

GIUSTIZIA E NORME

«Non siamo qui per scrivere la storia ma per fare un processo»

Stato-Mafia, si riparte dall’appello. Il presidente della Corte d’Assise Angelo Pellino ha aperto le udienze sulla famigerata “trattativa”

Damiano Aliprandi – 30 aprile 2019

«Non si può riscrivere la storia di un Paese guardando dal buco della serratura di un processo. Se questo dovesse capitare non è cercato né dovuto». È iniziato così, con una premessa irrituale, la relazione introduttiva del presidente della corte d’assise d’appello Angelo Pellino. Una premessa che ha chiarito come sarà l’evoluzione del processo: il giudice non avrà la pretesa di riscrivere la Storia, ma solo accertare o meno i fatti per i quali sono stati condanni gli imputati. Però se ciò dovesse accadere, non sarà un fatto voluto. Quindi, non lo esclude.

Parliamo del processo d’appello sulla presunta trattativa Stato – Mafia iniziato ieri con la presenza in aula dei sostituti pg Giuseppe Fici e Sergio Barbieri. Presenti in aula gli ex Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, accompagnati dai legali Basilio Milio e Francesco Romito. Non è presente il generale Antonio Subranni, ma è rappresentato dal legale Cesare Placanica. In aula anche i legali di Massimo Ciancimino, Roberto D’Agostino e Claudia D’Agostino. Presente il collegio difensivo di Marcello Dell’Utri rappresentato da Francesco Centonze. La Corte ha programmato fino al 22 luglio le udienze, per arrivare a svolgere i primi adempimenti, tra cui la decisione sull’eventuale riapertura del dibattimento.

In apertura dell’udienza, il legale di Massimo Ciancimino ha annunciato la rinuncia del suo assistito a presenziare in aula: è stato colpito da un ictus mentre era detenuto. «Nei giorni scorsi è caduto, ha perduto più volte l’orientamento ed ha avuto problemi gravi all’eloquio e ha una paresi parziale al lato sinistro», ha fatto sapere D’Agostino. Il Dap , al contrario, però aveva fatto sapere che Ciancimino è vigile. L’avvocato ha comunque presentato la cartella clinica in tribunale e anche «l’istanza affinché la Corte disponga una perizia per accertare se Massimo Ciancimino possa partecipare, coscientemente, alle udienze». Dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal legale di Totò Riina, morto nel novembre 2017 e quindi prima della sentenza di primo grado. L’avvocato intendeva chiedere un’assoluzione nel merito, invece dell’estinzione del reato per la morte del reo.

Le condanne di primo grado

Esattamente un anno fa il presidente della Corte di assise Alfredo Montalto leggeva il verdetto nell’aula bunker del carcere Pagliarelli: dodici anni di carcere per gli ex carabinieri del Ros Mario Mori e Antonio Subranni; stessa pena per l’ex senatore Marcello Dell’Utri e Antonino Cinà, medico fedelissimo di Totò Riina; otto gli anni all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno; ventotto anni al boss Leoluca Bagarella; prescritte le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca. Massimo Ciancimino, invece, è stato condannato a otto anni per calunnia nei confronti dell’ex capo della Polizia Gianni de Gennaro. L’unico politico condannato è Dell’Utri, mentre l’ex ministro Nicola Mancino è stato assolto per l’accusa di falsa testimonianza. Calogero Mannino, invece, aveva scelto il rito abbreviato e al primo grado è stato assolto, mentre attende a breve anche il verdetto dell’appello. Da ricordare che, secondo la tesi giudiziaria, sarebbe stato proprio Mannino a dare il via alla presunta trattativa.

In che cosa consiste la tesi sulla presunta Trattativa, accolta sostanzialmente dal giudice di primo grado? La presunta trattativa sarebbe nata in un contesto ben preciso. Dopo la conferma in Cassazione del gennaio 1992

Continua qui: https://ildubbio.news/ildubbio/2019/04/30/non-siamo-qui-per-scrivere-la-storia-ma-per-fare-un-processo/

 

 

 

 

LAVORO PENSIONI DIRITTI SOCIALI

Prelievo forzoso sulle pensioni. Conguagli e tagli sugli assegni

Da giugno scattano gli adeguamenti sulle pensioni su due fronti: da un lato il taglio (pesante) su quelle alte, dall’altro il prelievo per le rivalutazioni

Franco Grilli – 08/05/2019

Sarà una primavera e un’estate difficile per i pensionati. Scatta da giugno il prelievo forzoso(meglio noto come “contributo di solidarietà”) sugli assegni alti.

L’intervento di fatto è stato annunciato da una circolare Inps che dà seguito a quanto predisposto con la manovra varata dal governo lo scorso 30 dicembre. Gli assegni dei pensionati subiranno una sforbiciata secondo questo schema: 15% per la quota d’importo da 100mila a 130mila euro; 25% per la quota da 130mila a 200mila euro; 30% per la quota di importo da 200mila a 350mila euro; 35% per la quota da 350mila a 500mila; 40% per la quota d’importo eccedente i 500mila euro.

Insomma, il taglio sulle pensioni d’oro entrerà in scena con il rateo del 1 giugno, un minuto dopo il voto delle Europee. Ma le amare sorprese per i pensionati non finiscono qui.

La sforbiciata che partirà a giugno riguarderà solo gli importi alti, ma di fatto c’è per tutti gli altri pensionati un

 

Continua qui: http://www.ilgiornale.it/news/economia/prelievo-forzoso-sulle-pensioni-conguagli-e-tagli-sugli-1691003.html

 

 

 

 

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

La posta in gioco nel restauro di Notre-Dame

di Thierry Meyssan

L’Eliseo ha approfittato dell’incendio di Notre-Dame di Parigi per portare felicemente a termine un progetto che aveva nel cassetto. In vista dei Giochi Olimpici del 2024, l’Eliseo ha voluto regole inedite, che esulano dalle procedure per le gare d’appalto e dal rispetto del patrimonio, finalizzate non già al restauro della cattedrale, bensì alla trasformazione dell’Île de la Cité nella prima località turistica europea. Per sottrarsi a vincoli giudiziari, l’Eliseo ha arbitrariamente imposto l’ipotesi di un incidente di cantiere.

RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 28 APRILE 2019

L’incendio della cattedrale di Notre-Dame

Quando, la sera del 15 aprile 2019, l’incendio di Notre-Dame è divampato, tutti i media francesi e molti di quelli stranieri sono stati calamitati dalla cattedrale in fiamme. Persino numerose televisioni estere hanno aperto i telegiornali con la notizia, ma non France2.

Il giornale della rete televisiva pubblica avrebbe dovuto esordire con il discorso del presidente Macron, conclusivo del «Grande dibattito nazionale». La redazione, in preda come tutti all’emozione per il dramma imprevisto, ha consacrato il telegiornale all’incendio, non senza però essersi prima rammaricata per il rinvio sine die del discorso del presidente, un discorso ai suoi occhi molto più importante.

Il distacco della maggior parte dei giornalisti e la stupidità dei commenti a caldo dei politici hanno messo a nudo l’abisso che separa il loro universo mentale da quello dei francesi. Per la classe dirigente la bellezza di Notre-Dame non può far dimenticare che è un monumento della superstizione cristiana. Per il pubblico è invece il luogo dove i francesi, come popolo, si riuniscono per raccogliersi o rendere grazie a Dio.

In termini di comunicazione, l’incendio sarà probabilmente una linea di demarcazione per distinguere un prima e un dopo: la maggioranza dei francesi è rimasta sbalordita dalla cattedrale in fiamme e disgustata dall’indifferenza arrogante della classe dirigente.

L’Île de la Cité e l’industria del turismo

Subito il presidente della repubblica Emmanuel Macron ha preso la decisione non soltanto di ricostruire Notre-Dame, bensì di attuare un progetto di difficile realizzazione, che era in attesa da due anni e mezzo.

A dicembre 2015, quando Macron era ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale, l’allora presidente della repubblica François Hollande e la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, hanno finanziato una missione durata un intero anno.

Hanno fatto parte della missione molte personalità di spicco, tra cui Audrey Azoulay, allora ministra della Cultura, oggi direttrice dell’UNESCO [1], e il prefetto Patrick Strzoda, allora direttore di gabinetto del ministro dell’Interno, oggi di quello di Macron.

La missione era diretta dal presidente del Centro per i Monumenti Nazionali, Philippe Bélaval, e dall’architetto Dominique Perrault.

Partendo dalla considerazione che dal rimodellamento del barone Haussmann nel XIX secolo l’Île de la Cité è un complesso amministrativo chiuso al pubblico che ospita la Sainte-Chapelle e la cattedrale di Notre-Dame, la missione ha proposto di trasformarla in un’«isola-monumento». Il trasferimento del Palazzo di Giustizia, il riassetto della Prefettura di Polizia e dell’ospedale Hôtel Dieu ne propiziano la riorganizzazione complessiva.

La missione ha previsto 35 cantieri coordinati, tra cui quelli per costruire collegamenti viari interrati e per coprire con vetrate molti cortili interni, che farebbero dell’Île la passeggiata obbligata dei 14 milioni di turisti annuali, francesi compresi.

Il rapporto della missione [2] fa menzione dell’incredibile valore commerciale del progetto, ma non fa parola del valore del patrimonio, in particolare spirituale, che la Sainte-Chapelle e Notre-Dame rappresentano, luoghi trattati esclusivamente come beni turistici, potenziale fonte d’introiti.

Secondo gli autori, l’ambizioso progetto non può disgraziatamente essere realizzato in tempi brevi, non per mancanza di finanziamenti, bensì per il peso delle procedure amministrative e gli enormi vincoli giuridici. Benché sull’Île ci siano pochi abitanti, persino la più piccola espropriazione potrebbe durare decenni. Circostanza che lascia ancor più stupefatti: il direttore del Centro per i Monumenti Nazionali sembra rammaricarsi dell’impossibilità di distruggere una parte del patrimonio per valorizzarne un’altra. E così di seguito.

Le scelte dell’Eliseo

Nelle ore successive all’incendio è apparso subito evidente che sarebbero stati raccolti ingenti contributi di donatori, dal semplice cittadino fino ai detentori dei grandi patrimoni. Obiettivo dell’Eliseo è stato quindi istituire un’autorità capace sia di ricostruire Notre-Dame sia di trasformare l’Île de la Cité.

Il giorno successivo, il 16 aprile, in un intervento televisivo il presidente Macron ha dichiarato: «Ebbene sì, ricostruiremo la cattedrale di Notre-Dame ancora più bella, e io voglio che la ricostruzione sia terminata in cinque anni» [3]. Sorvoliamo sull’«io voglio», che si addice più al capo di un’impresa che a un rappresentante della repubblica. Cinque anni sono pochissimi, soprattutto se confrontati al secolo e mezzo che è occorso per costruire la cattedrale. È però il termine imposto dalla necessità di ultimare i lavori in tempo per l’afflusso turistico dei Giochi Olimpici 2024. È una data che coincide con quella della missione Bélaval/Perrault.

Due giorni dopo, il 17 aprile, si è svolto un Consiglio dei ministri interamente dedicato alle conseguenze dell’incendio. Tre le decisioni importanti prese:
la nomina dell’ex capo di stato-maggiore delle forze armate, generale Jean-Louis Georgelin, a capo di una missione speciale in rappresentanza dell’Eliseo «per controllare l’avanzamento delle procedure e dei lavori che saranno intrapresi»;
l’adozione da parte del parlamento di un progetto di legge [4] per la gestione della raccolta fondi, per la regolarizzazione della nomina del generale Georgelin – che ha raggiunto i limiti di età –nonché, e soprattutto, per

 

Continua qui: https://www.voltairenet.org/article206341.html

 

 

 

 

 

L’Iran si ritirerà parzialmente dall’accordo sul nucleare

E ha detto che ricomincerà ad arricchire l’uranio, se entro 60 giorni non verranno negoziate nuove condizioni per il resto dell’accordo

L’Iran ha annunciato che smetterà di rispettare alcuni dei termini dell’accordo sul nucleare raggiunto nell’aprile del 2015 con i paesi del cosiddetto gruppo “5+1”, i cinque che hanno il potere di veto al Consiglio di sicurezza dell’ONU (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina) e la Germania. Esattamente un anno fa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo. Il presidente Hassan Rouhani ha comunicato la sua decisione agli altri paesi che fanno parte dell’accordo e ha tenuto un discorso per annunciarlo in televisione. Ha detto che l’Iran interromperà la dismissione dell’uranio arricchito e dell’acqua pesante che possiede e ha aggiunto che se entro 60 giorni non verranno introdotte nuove condizioni favorevoli all’Iran intorno all’accordo, ricomincerà ad arricchire l’uranio, un passaggio fondamentale per la produzione delle armi nucleari.

L’accordo del 2015, che era stato ottenuto alla fine di negoziati lunghi e faticosi, prevedeva una significativa riduzione della capacità dell’Iran di arricchire l’uranio e la rimozione di alcune delle sanzioni imposte all’economia iraniana negli anni precedenti. L’accordo soddisfaceva tutti i partecipanti, anche se fin da subito fu visto come “imperfetto”: da una parte non garantiva che l’Iran non sarebbe mai entrato in possesso dell’arma nucleare, anche se lo rendeva praticamente impossibile nel breve periodo; dall’altra stabiliva la rimozione solo di una parte delle sanzioni: sarebbero rimaste in vigore quelle imposte a causa dell’appoggio iraniano a gruppi considerati terroristici dall’Occidente, come il libanese Hezbollah.

Nell’ultimo anno, con il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, diventato effettivo a novembre, l’economia dell’Iran ha risentito della reintroduzione di alcune delle sanzioni. Il valore del riyal, la moneta iraniana, è

 

Continua qui: https://www.ilpost.it/2019/05/08/iran-parziale-ritiro-accordo-nucleare/

 

 

 

 

 

La Didattica e la Geopolitica

Scritto da Giuseppe Gagliano – 7 MAGGIO 2019

Nel contesto di una visione della storia volta a sottolineare soprattutto la dinamica conflittuale in qualità di docente ho tratto spunto da una ampia e dettagliata relazione di Mirko Mussetti -analista di Limes- relativa alla geopolitica del 500 e del 600 (relazione illustrata ad una mia classe) per coinvolgere due studentesse –Berrechid Yasmin e Ahmad Mehek-in un riflessione –sotto forma di relazione- sul ruolo della geopolitica come strumento ermeneutico in grado di esplicare proprio la dinamica polemologica della storia.

Ahmad Mehek ha opportunamente sottolineato come la Geopolitica, significhi analizzare i conflitti di potere in spazi determinati. Con le rivoluzionarie scoperte di Colombo iniziò un vero e proprio periodo di conquista territoriale che ebbe come protagoniste le nazioni che si affacciano sull’oceano Atlantico (Portogallo, Spagna, Francia, Paesi Bassi e Inghilterra), a discapito però delle popolazioni indigene. Inizialmente le scoperte vennero contese tra Spagna e Portogallo e per evitare conflitti militari si firmò un trattato di pace (Il Trattato di Tordesillas), approvato dal Papa in persona, che con la linea coincidente al meridiano 46° 37’ O (370 leghe ad ovest delle Isole di Capo Verde) chiamata anche linea di amicizia, divideva il mondo extraeuropeo in due parti: est appartenete al Portogallo mentre ovest alla Spagna, anche se la spartizione venne completata con il trattato di Saragozza.

Per riuscire a bilanciare le importazioni (di stoffa, spezie…) i portoghesi dovettero effettuare una vera e propria corsa ai metalli preziosi, dove inaspettatamente più che l’oro o altre pietre di valore fu remunerativo l’argento, che aveva una richiesta elevata sul mercato cinese. Alle nazioni Europee escluse dal trattato, nel frattempo non rimase altro che ricorrere alla pirateria. Infatti i governi incaricavano veri e propri corsari per derubare navi provenienti in Europa, fino a quando, Francia, Inghilterra e Paesi Bassi denunciarono il trattato firmato precedentemente acquisendo anche essi il diritto sulle terre ancora inesplorate. Opportunamente, Ahmad Mehek sottolinea come l’espansione avvenne sfruttando le vie fluviali del continente, tramite gli scali portuali della costa atlantica. Perciò da non sottovalutare è il controllo sul “potere marittimo”.

Infatti, il controllo delle vie navigabili era essenziale per le grandi nazioni coloniali europee, non solo per gli evidenti aspetti commerciali e logistici correlati ad una efficiente penetrazione dei mercati di sbocco (es. Cina) o l’accaparramento di materie prime (es. Africa e Americhe), ma anche in termini di proiezione della potenza militare. Un concetto elaborato dall’ammiraglio americano Alfred Thayer Mahan, secondo il quale alla base dell’espansione geoeconomica occidentale sta la politica militare adottata dalle nazioni europee. Secondo il “Clausewitz del mare”, è tramite il controllo di pochi ma fondamentali key points (Gibilterra, Suez, Città del Capo, Aden, Hormuz, Malacca; all’epoca il canale artificiale di Panama non esisteva) che una nazione può divenire padrona dei Sette Mari.

Passiamo adesso alla riflessione fatta da Berrechid Yasmin.

Secondo Yasmin la Geopolitica fa parte della Geostoria, disciplina che studia le civiltà umane nella loro espansione geografica e nei loro rapporti con il territorio. La Geopolitica interpreta sia gli avvenimenti storici sia quelli contemporanei alla luce delle tre motivazioni che in tutti i tempi e in tutti i luoghi spingono i popoli e i loro governi all’azione:


-La ricerca di più risorse, sia attraverso la conquista, sia attraverso lo scambio, sia attraverso l’adozione di tecnologie nuove.

-La ricerca di confini facilmente difendibili per mettere in sicurezza persone e beni.

-L’amore per il gruppo a cui apparteniamo e per tutto ciò che ci appartiene o a cui sentiamo di appartenere: famiglia, tribù, territorio, cultura o nazione.

 

Queste tre forti motivazioni, sono condizionate dalla geografia del territorio

 

Continua qui: http://www.aldogiannuli.it/la-didattica-e-la-geopolitica/

 

 

 

 

 

 

 

 

“A pezzi” l’amicizia tra Germania e USA per giornalista tedesco

© AP Photo / Markus S

08.05.2019

 

L’inaspettata cancellazione della visita del segretario di stato americano Mike Pompeo in Germania è la prova che l’amicizia tra i due Paesi è “a pezzi”. Ha fatto questa conclusione nel suo articolo sul quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung il giornalista Daniel Brössler.

Nella giornata di ieri Pompeo ha cancellato inaspettatamente la prevista visita in Germania a poche ore dall’incontro con la cancelliera Angela Merkel e il ministro degli Esteri Heiko Maas, scegliendo di recarsi a Baghdad.

“Nel mondo della diplomazia c’è la maleducazione”, scrive Brössler. Tuttavia c’è anche “spudoratezza”, ritiene il giornalista, annoverando la decisione di Pompeo a titolo d’esempio.

“In un modo o nell’altro, dopo più di due anni dall’insediamento di Trump, è stato fatto a pezzi gran parte di quello che in precedenza veniva presentato come amicizia tedesco-americana”, afferma il giornalista, sottolineando che non è chiaro cosa sia potuto essere più importante per il segretario di Stato di una breve visita a Berlino.

Allo stesso tempo Brössler ritiene che la politica estera americana di Trump

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Brexit, il Regno Unito voterà alle europee. Ecco cosa cambia

–di Alberto Magnani

 

07 maggio 2019

l Regno Unito parteciperà alle elezioni europee del 23-26 maggio. Lo scenario, sempre più probabile, è stato confermato da David Lidington, ministro del Gabinetto e vice di fatto della premier Theresa May. Le ultime speranze di evitare il voto per l’Eurocamera erano appese ai round di negoziati fra May e il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, ma ormai è dato per certo che i negoziati scavalcheranno il 22 maggio: la scadenza ultima fissata da Bruxelles per scongiurare le urne Ue a quasi tre anni dal referendum del giugno 2016. Una circostanza che obbliga Londra a prendere parte alle elezioni, con l’effetto di stravolgere gli equilibri che si erano venuti annunciando per il dopo-voto. Dal punto di vista procedurale, il totale degli eurodeputati tornerà al suo numero originario: 751, dopo essere stati tagliati a 705 nell’attesa (mancata) di una Brexit entro il maggio 2019. Questo obbliga il Parlamento a riconteggiare i seggi aggiuntivi che erano stati assegnati ad altri paesi europei, visto che lo scenario-Brexit prevedeva che i 73 scranni del Regno Unito fossero in parte rimossi (46 seggi) e in parte (27 seggi) ridistribuiti ad altri paesi, inclusa l’Italia. Gli eurodeputati che sarebbero stati eletti al posto dei colleghi britannici resteranno in stand by fino alla data di uscita dell’Isola dalla Ue, in teoria fissata entro il 31 ottobre del 2019 dopo la nuova proroga concessa da Bruxelles. Ma la vera scossa è attesa dal punto di vista politico.

Un terremoto politico in arrivo?

Ora il nuovo termine per ottenere il via libera della Camera dei Comuni slitta al 2 luglio, almeno secondo quello che «spera» Lidington. La data non è casuale, perché coinciderebbe con l’insediamento del nuovo parlamento europeo in occasione delle plenaria inaugurale che si terrà Strasburgo. L’auspicio di Lidington è che «gli eurodeputati non debbano mai prendere il proprio seggio all’Eurocamera, per poi finire entro l’estate». Dal punto di vista procedurale, la ricomparsa del Regno Unito complica la situazione fino a un certo punto: i parlamentari che sarebbero stati eletti senza i candidati britannici aspetteranno l’uscita di Londra dalla Ue, per poi insediarsi nei propri 27 seggi al posto dei colleghi dell’Isola. Sono gli equilibri fra gruppi politici che rischiano di subire le conseguenze più pesanti, sia nel Regno Unito che nell’Eurocamera. Il timore diffuso è di una crescita robusta del Brexit Party, il partito euroscettico capeggiato da Nigel Farage: l’ex leader del partito nazionalista Uk Independence Party, considerato uno fra i capostipiti del divorzio dalla Ue. Ma in realtà le conseguenze più tangibili sembrano essere altre. A Londra il voto potrebbe tradursi semmai in una batosta notevole per i Conservatori, riducendo il divario con l’opposizione laburista e favorendo l’appello per un voto nazionale: «Se il Labour tiene – spiega Carlo Altomonte, associato di Politica economica europea – aumenterebbe la pulsione per un nuovo voto, e questo influirebbe anche sulla Brexit. Il Brexit party di Farage? Non dimentichiamoci che le Europee non sono le nazionali: il suo precedente partito, lo Ukip, guadagno il 13% nel 2014 a Bruxelles, per poi conquistare un unico deputato a Londra nel 2015».

Le conseguenze sull’Europarlamento (e la Bce)

Anche all’Eurocamera, secondo Altomonte, la ricomparsa della Brexit potrebbe essere più decisiva per i Socialisti che per l’ultradestra. È vero che un buon risultato del Brexit party, proiettato dai sondaggi addirittura al 27%, porterebbe in dote ai sovranisti una nuova pattuglia di deputati. Ma da qui ad avvalorare lo scenario «catastrofista» di una maggioranza di destra radicale, il passo è davvero lungo. La somma fra i voti dell’alleanza lanciata da Salvini e dagli eventuali Brexiteer resterebbe sotto ai 100 seggi, un settimo di un’Eurocamera dove Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi insieme ne arriverebbero a contare oltre 450. La partita più interessante può giocarsi invece proprio fra i partiti di maggioranza, con un effetto domino su due delle tre nomine di peso attese dopo le elezioni: quelle di presidente della Commissione e presidente della Bce (la terza è quella di presidente del Consiglio europeo). Gli equilibri attuali prevedono che la Commissione vada a un tedesco, come lo spitzenkandidat del Ppe Manfred Weber, mentre la prsidenza della Bce a un francese: fra i papabili François Villeroy de Galhau, attuale governatore della Banca di Francia.

Attualmente, fa notare Altomonte, tutto marcia in questa direzione. La maggioranza dell’Eurocamera viene proiettata a favore dei Popolari, sia pure con un calo da 217 a 180 seggi. «Quindi – spiega – la conseguenza sarebbe che la poltrona di presidente della Commissione, assegnata in genere al candidato del partito con più voti, andrebbe al tedesco Manfred Weber, mentre alla Bce potrebbe essere eletto un candidato francese». La ricomparsa del «fattore Brexit», però, cambia le carte in tavola. L’afflusso dei

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https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2019-05-07/londra-governo-il-regno-unito-partecipera-elezioni-europee-163821.shtml?uuid=ABilpAvB&refresh_ce=1

 

 

 

 

POLITICA

Delegano ai Pm pure l’antifascismo

La polemica al Salone di Torino, Appendino denuncia CasaPound

Davide Varì – 8 maggio 2019

Il salone di Torino, il più importante evento dell’editoria italiana, il salotto letterario del nuovo millennio in cui idee e pensieri dovrebbero farci volare alto e allontanarci dalle nostre miserie quotidiane, è piombato nel pantano.

Peggio: è riatterrato miseramente nel cortile di casa, lì dove la polemica, anche la più delicata e seria, assume sempre i caratteri del grottesco. Soprattutto dopo che la sindaca di Torino Chiara Appendino e il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino hanno denunciato la casa editrice Altaforte per apologia di fascismo. Come dire: visto che non siamo in grado di decidere, lasciamo che ( anche) questa grana la risolva la magistratura. La vicenda ormai è nota: la casa editrice Altaforte legata all’organizzazione neofascista Casapound ha chiesto e ottenuto uno stand di circa 10 metri quadrati in uno spazio espositivo di circa 63mila totali.

Certo, c’è da dire che Francesco Polacchi, il responsabile editoriale della casa editrice di estrema destra, non è l’immagine classica dell’editore. L’ultima foto che lo ritrae è quella scattata nel corso di un assalto a piazza Navona in cui

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Tra CasaPound e NoTav, a Torino il Salone dell’Ipocrisia

Scritto il 08/5/19

Centomila persone alla camera ardente dell’Avvocato, ma solo duemila al funerale di Primo Levi. Due lutti che in qualche modo fotografano Torino: folla oceanica per il patron della Fiat e dalla Juventus, di cui ora si scoprono i miliardi di euro “riparati” all’estero, lontano dal fisco italiano. Molto più intime, invece, le esequie dell’autore di “Se questo è un uomo”, massimo capolavoro della memorialistica mondiale sulla Shoah. Unico paese in cui il libro non fu tradotto, per decenni: Israele. Motivo tutto politico: Primo Levi non tollerava gli abusi del sionismo contro i palestinesi. Il regime di Tel Aviv fu costretto a “sdoganarlo” solo dopo la spettacolare operazione di Philip Roth, che finalmente presentò il chimico-scrittore al pubblico statunitense negli anni ‘80, tributandogli gli onori di un eroe civile e di una grande firma della letteratura internazionale. Ebrei e antifascismo? Torino non smentisce la sua ambivalenza: scatena l’inferno per mettere al bando CasaPound dal Salone del Libro, ma tace sul brutale pestaggio inflitto, pochi giorni prima, ai NoTav che sfilavano pacificamente per le strade del centro, al corteo del Primo Maggio.

La città che esibisce la sua ostilità militante verso l’apologia del fascismo (nostalgia ostentata da Francesco Polacchi, presidente della casa editrice Altaforte), poi non riesce a tollerare il popolo della vicina valle di Susa, che resiste da vent’anni contro un progetto-monstre dalla comprovata inutilità, imposto al territorio da tutte le forze politiche (tranne una, i 5 Stelle) ridotte a cinghie di trasmissione del potere  neoliberista europeo che lucra in modo imperiale e feudale sulle grandi opere, impedendo alla politica di far emergere la voce dei cittadini. Tecnicamente: sospensione della democrazia. Destra o sinistra, è uguale: sul Tav Torino-Lione, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (e pure CasaPound) la pensano come il Pd. Che i centomila valsusini siano contrari all’opera, a loro non importa. In questi anni, con l’aiuto dei migliori tecnici universitari, i NoTav hanno demolito sistematicamente qualsiasi ragione a supporto dell’infrastruttura, ma invano. L’Italia ha un bisogno disperato di infrastrutture utili, eppure Torino preferisce svenare il bilancio nazionale per una ferrovia desolatamente inutile. E tace, la città, se la polizia carica i manifestanti al corteo del Primo Maggio, colpevoli di sventolare bandiere NoTav.

Perché il Pd torinese aveva tanta paura dei valsusini, nel giorno della festa del lavoro? Ovvio: avrebbero contestato i sindacati-fantasma che – Cgil in testa – il lavoro se lo sono lasciato sfilare di mano a colpi di controriforme neoliberali convalidate dai funesti governi di centrosinistra. Precarizzazione, flessibilità, delocalizzazioni, cancellazione dei diritti sociali. Arresasi su ogni fronte

Continua qui: http://www.libreidee.org/2019/05/tra-casapound-e-notav-a-torino-il-salone-dellipocrisia/

 

 

 

 

Scenari per il dopo Conte: Giorgetti premier e Cottarelli all’Economia

Secondo i rumors il governo cadrà dopo le Europee. I transfughi grillini garantirebbero una nuova maggioranza a trazione leghista. Fino al voto nella primavera 2021. 

8 MAGGIO 2019

Perché Carlo Cottarelli in queste ore ha sentito la necessità di precipitarsi in tutta fretta a Roma? A chi lo ha incontrato, il presidente incaricato con il mandato più breve della storia, ha raccontato di aver ricevuto una telefonata che lo invitava rapidamente nella Capitale. I commessi di via XX Settembre (i “pinguini”, per il frac che indossano) si sono subito allertati. Al Tesoro ormai stavano prendendo l’abitudine (e gusto) ai modi sempre molto gentili di Giovanni Tria, e immaginare di dover avere a che fare con questo padano nevrile che pensa in inglese e parla (male) in italiano, non li riempie di entusiasmo.

LA FINE DEL GOVERNO CONTE DOPO LE EUROPEE

E già, perché l’arrivo di Cottarelli nella Capitale ha riaperto il valzer delle indiscrezioni su una scontata crisi di governo, con, altrettanto scontato, rimescolamento di ministri. A cominciare da quello dell’Economia, appunto. Lo schema che va per la maggiore vede la fine del governo Conte subito dopo le Europee. Ma difficilmente il premier-avvocato tornerà all’insegnamento (o allo Studio Alpa, dal quale sembra peraltro abbia preso un po’ le distanze). Per lui si parla del ministero degli Esteri. Prima, però, una ventina (o trentina) di deputati M5s si sgancerebbero dal partito per confluire nel gruppo misto, magari proprio inseguendo Conte. Con un doppio risultato: salvaguarderebbero lo stipendio e garantirebbero una nuova maggioranza trainata dalla Lega.

LO SCHEMA PREVEDE GIORGETTI PREMIER

Lo schema di cui si discute nei corridoi romani – per la delizia di questa rubrica, che ai “corridoi dei passi perduti” si ispira – presuppone un governo guidato da Giancarlo Giorgetti, che dovrebbe trasferirsi di stanza a Palazzo Chigi

 

Continua qui: https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2019/05/08/crisi-di-governo-matteo-salvini/231837/

 

 

 

 

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

Esperimenti gender sui bimbi, in Gran Bretagna si dimettono 5 medici

Il Gender Identity Development Service è finito nella bufera. Gravi preoccupazioni sul trattamento dei bambini vulnerabili che arrivavano in clinica

Matteo Orlando – 08/04/2019

In Gran Bretagna l’unica clinica “gender” per i bambini, che offre prestazioni per conto del National Health Service (il sistema sanitario nazionale del Regno Unito), è finita nella bufera.

Secondo un’inchiesta del Times, ben cinque medici si sono dimessi, per motivazioni legate all’etica e alla sicurezza, a causa delle preoccupazioni sul trattamento dei bambini vulnerabili che arrivavano in clinica presentandosi come transgender. Gli esperti che hanno rassegnato le dimissioni hanno parlato di centinaia di interventi medici, che possono cambiare la vita dei bambini, attuati senza prove sufficienti dei loro effetti a lungo termine.

Mentre nel 2010 erano stati solo novantaquattro, lo scorso anno i giovani che sono stati indirizzati alla clinica del Gender Identity Development Service (Gids), che ha sede presso la Tavistock Center e la Portman Clinic nella zona nord ovest di Londra (e una sede succursale a Leeds), sono stati più di due mila e cinquecento.

La grave accusa lanciata dai medici dimissionari è relativa al fatto che alcuni bambini che “lottano” con la loro sessualità sono stati erroneamente diagnosticati come “trans-identifying” dalla clinica londinese. Tutti e cinque gli ex membri dello staff facevano parte della squadra che decideva la somministrazione di farmaci per interrompere lo sviluppo dei giovanissimi prima della pubertà, decidevano cioè con quali bloccanti ormonali dovevano essere trattati per arrestare il loro sviluppo sessuale.

I medici che hanno lasciato il Gids hanno parlato, in particolare, di diagnosi errate sulla disforia di genere e temono che alcuni giovani siano stati sottoposti a pressioni per ottenere un trattamento di cambiamento di genere dopo aver sofferto di bullismo omofobico. Uno dei cinque dimissionari ha affermato che l’unico motivo per cui molti sono rimasti così a lungo fedeli al loro incarico è stato quello di evitare che altri bambini ricevessero il trattamento.

Secondo i dati del Times almeno altri diciotto membri dello staff hanno lasciato la controversa clinica negli ultimi tre anni, sempre per le paure che non siano stati effettuati tutti i controlli sufficienti per diagnosticare correttamente le difficoltà dei bambini. Anche altri esperti temono che i trattamenti vengano dati senza esplorare la ragione alla base della confusione dei bambini sulla loro sessualità. Carl Heneghan, direttore del Center of Evidence-based Medicine dell’Università di Oxford, ha dichiarato al Times che “data la scarsità di prove, l’uso off-label di farmaci (per esiti non coperti dalla licenza del farmaco) nel trattamento della disforia di genere significa in gran parte un esperimento dal vivo e non regolamentato sui bambini“.

La Gids ha negato le accuse spiegando che nei casi complessi sono state fatte accurate diagnosi e continua a spiegare sul suo sito web che “molti, ma non tutti, i bambini e i giovani che vediamo non sono contenti di aspetti delle caratteristiche sessuali primarie o secondarie del loro corpo. Alcuni bambini registrati come maschi quando sono nati, potrebbero non sentirsi maschi

 

Continua qui: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/esperimenti-gender-sui-bimbi-gran-bretagna-si-dimettono-5-1676488.html

 

 

 

 

STORIA

74 anni fa finiva la Seconda Guerra mondiale in Europa.

Ecco che atmosfera si respirava nella sala dove fu firmata la resa dei nazisti

Christopher Woody – 7/5/2019

 Adolf Hitler, destra, osserva a Berlino la Cancelleria del Riech distrutta nell’aprile del 1945, poco prima di suicidarsi. Si tratta di una delle ultime foto di Hitler. La persona a sinistra è sconosciuta. (AP Photo)

 Nella prima mattinata del 7 maggio 1945, i resti della nomenclatura militare nazista siglarono una resa incondizionata con le forze alleate.

Quando la notizia si diffuse il giorno seguente, soldati e civili in tutto il mondo festeggiarono la Giornata della Vittoria in Europa — l’Unione Sovietica avrebbe celebrato la Giornata della Vittoria il 9 maggio — esaltati per la fine di quasi sei anni di guerra che aveva devastato gran parte dell’Europa.

 

Quando gli ufficiali militari della Germania e degli Alleati si riunirono a Berlino verso la mezzanotte dell’8 maggio per firmare i documenti di resa, l’atmosfera nella sala era pesante tanto emotivamente quanto politicamente.

Un soldato sovietico piazza la bandiera dell’Unione Sovietica sul Reichstag, il parlamento tedesco, a Berlino il 30 aprile 1945. (AP Photo/ITAR-TASS)

I tedeschi, tipicamente rigorosi, affrontarono le procedure con un misto di rassegnazione e di risentimento, mentre i sovietici, gli statunitensi e gli altri alleati erano sollevati per la conclusione del conflitto. Nessuno sapeva però cosa sarebbe successo in seguito.

L’ampio resoconto dello storico Antony Beevor dei mesi finali sul fronte orientale, “Berlino 1945. La caduta“, ha catturato l’umore nella sala dove vincitori e sconfitti si riunirono per porre fine al conflitto (i neretti sono nostri):

“Poco prima della mezzanotte, i rappresentanti degli alleati entrarono nella sala ‘di un edificio a due piani dell’ex mensa della scuola di ingegneria militare tedesca di Karlshorst’. Il generale Bogdanov, comandante della 2a Armata Blindati della

https://it.businessinsider.com/74-anni-fa-finiva-le-seconda-guerra-mondiale-in-europa-ecco-la-resa-dei-nazisti/

 

 

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