RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 7 APRILE 2021

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RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI

7 APRILE 2021

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Lo smantellamento della democrazia procede rapidamente, con un’efficienza simile ad un programma di aggiustamento strutturale.

ARUNDATHI ROY, Guida all’Impero per la gente coune, Guanda, 2003, pag. 57

 

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SOMMARIO

Ufficiale italiano spia dei russi: che storia strana!
In Europa si discuteva già di “passaporti vaccinali” 20 mesi prima della pandemia.
Lockdown: piano militare creato da Rumsfeld nel 2005
Come nacque “Il terzo uomo”
Sancho #9 – Fulvio Grimaldi – 5G: il pilastro del golpe transumano
Il ritorno dei Nazisti
Esplode la protesta contro l’ideologia del lockdown
È morto il teologo Hans Küng
“Lo scientismo è la vera minaccia”, parola di Sermonti e Popper
Covid 19. A cosa serve, come ce lo raccontano, a chi giova
Perché si parla di Copasir e servizi segreti
Breve guida ai servizi segreti italiani
«Mi offrono “morte assistita” ma non l’assistenza a vivere»
Da Amnesty all’ONU, promossa la promotrice di ideologia sessuale-riproduttiva
IL FMI PRESENTA LA VALUTA MONDIALE
TRA STORIA INTERNAZIONALE E DIPLOMAZIA PARALLELA
L’OMS non approva i passaporti vaccinali
… e Paolo Mieli intima a Salvini “responsabilità”
NINO GALLONI: PERCHÈ LA SINISTRA NON FA PIÙ LA SINISTRA?
LA SINISTRA VUOLE VIETARE LE INDAGINI SULLE ONG
Morte di Stato e vaccino obbligatorio: firmato, Draghi

 

 

IN EVIDENZA

Ufficiale italiano spia dei russi: che storia strana!

E’di poche ore fa la notizia dell’arresto di un capitano di Marina italiano insieme a un ufficiale delle forze armate russe: sono accusati di reati di spionaggio.

Poniamoci alcune domande: cosa ci faceva negli Stati Uniti costui?

Da quanto tempo l’ufficiale veniva osservato? Perchè realizzare questa operazione proprio negli Stati Uniti, dove hanno sede i servizi più attenti ed agguerriti del mondo?

VIDEO QUI: https://youtu.be/MJjp7Dj2MDo

 

FONTE: https://aldogiannuli.it/ufficiale-italiano-spia-dei-russi-che-storia-strana/

 

 

 

In Europa si discuteva già di “passaporti vaccinali” 20 mesi prima della pandemia. Coincidenza?

Paul Anthony Taylor
dr-rath-foundation.org

Con l’annuncio al mondo che i cosiddetti “passaporti vaccinali” saranno obbligatori in futuro per i viaggi internazionali e, in molti Paesi, anche per accedere a negozi, ristoranti, bar, palestre, hotel, teatri, concerti ed eventi sportivi, l’impressione che ci viene data è che la misura sia una conseguenza diretta della pandemia di coronavirus. In Europa, dove si trovano otto dei dieci principali Paesi esportatori di prodotti farmaceutici, la pianificazione dei passaporti vaccinali era iniziata almeno 20 mesi prima dell’inizio dell’epidemia di COVID-19. Sembra che la pandemia abbia convenientemente fornito ai politici europei la “scusa” di cui avevano bisogno per introdurre l’idea.

La Commissione Europea (l’organo esecutivo dell’Unione Europea) aveva pubblicato per la prima volta una proposta per un passaporto vaccinale il 26 aprile 2018. Sepolta nei meandri di un documento che si occupava di “Cooperazione rafforzata contro le malattie prevenibili da vaccino,” la proposta era stata praticamente ignorata dai media mainstream.

Un documento programmatico, pubblicato all’inizio del 2019, aveva successivamente definito i piani specifici per l’attuazione della proposta della Commissione Europea. L’azione principale elencata nella tabella di marcia era “esaminare la fattibilità dello sviluppo di una carta/passaporto di vaccinazione comune” per i cittadini europei “compatibile con i sistemi informatici sui dati di vaccinazione e valida per l’espatrio.” Il piano prevedeva  una proposta legislativa da approvare in Europa entro il 2022.

È interessante notare che questa tabella di marcia usa diversi termini che, da relativamente poco comuni nella maggior parte dei Paesi prima della pandemia, sono poi diventati di uso quotidiano sui media tradizionali. Il più interessante è probabilmente “l’esitazione vaccinale.” Sostenere i paesi europei nel “contrastare l’esitazione vaccinale” è elencato nel documento come uno dei punti chiave.

Nel documento programmatico è anche menzionata la possibilità che si verifichino pandemie e “focolai inaspettati.” In modo quasi chiaroveggente, si fa riferimento specifico alla necessità di sostenere l’autorizzazione di “vaccini innovativi, anche per le minacce sanitarie emergenti.” Affermando che “l’industria di produzione dei vaccini” ha un “ruolo chiave” nel raggiungimento degli obiettivi descritti nel documento, la tabella di marcia elenca come ulteriori punti programmatici da tenere in considerazione “il miglioramento della capacità di produzione [dei vaccini] dell’UE” e lo stoccaggio dei vaccini. Auspicando un maggior rafforzamento dei “parternariati esistenti” e la “collaborazione con attori e iniziative internazionali,” la tabella di marcia fa anche riferimento ad un incontro al vertice sulla vaccinazione che aveva avuto luogo nel settembre 2019. Un attento esame dei partecipanti e dell’argomento di questo incontro è rivelatore.

Il Vertice globale sulla vaccinazione del 2019

Non riportato dalla maggior parte dei media mainstream, un “Vertice globale sulla vaccinazione” si era svolto a Bruxelles, in Belgio, il 12 settembre 2019. Organizzato dalla Commissione Europea in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’incontro aveva avuto luogo solo tre mesi prima dell’inizio dell’epidemia di coronavirus. Significativamente, questo convegno si era anche tenuto 36 giorni prima dell’ormai famigerato esercizio di simulazione sull’epidemia di coronavirus, patrocinato dalla Bill & Melinda Gates Foundation, dal World Economic Forum e dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, che aveva avuto luogo il 18 ottobre 2019 [Event 201].

Si era trattato di un convegno ad invito, i partecipanti a questo vertice sulla vaccinazione includevano leader politici, rappresentanti di alto livello delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali, ministri della salute, accademici di primo piano, scienziati e professionisti della salute, il settore privato e le organizzazioni non governative.

Il summit era stato strutturato intorno a tre tavole rotonde intitolate ‘In Vaccines We Trust‘, ‘The Magic Of Science‘ e ‘Vaccines Protecting Everyone, Everywhere‘. Tra i partecipanti degni di nota a queste tavole rotonde c’erano Nanette Cocero, presidente globale di Pfizer Vaccines; il dottor Seth Berkley, amministratore delegato di GAVI ( la Global Vaccine Alliance, un’organizzazione che ha ricevuto notevoli finanziamenti dalla Bill & Melinda Gates Foundation) e Joe Cerrell, amministratore delegato della Bill & Melinda Gates Foundation per la politica globale e il patrocinio.

La pianificazione pandemica era stato chiaramente un argomento di primo piano in questo incontro al vertice. I documenti chiave distribuiti ai partecipanti comprendevano relazioni sulla “Pianificazione della preparazione all’influenza pandemica,” “Un’esercitazione sull’influenza pandemica per l’Unione Europea,” “Pianificazione della preparazione all’influenza aviaria e alla pandemia influenzale,” “Pianificazione della preparazione e della risposta all’influenza pandemica,” “Verso l’autosufficienza vaccinale contro l’influenza pandemica nell’UE” e “Una partnership pubblico-privata sui vaccini europei contro l’influenza pandemica.” In tutti questi documenti era ripetutamente sottolineato l’obiettivo di rafforzare la collaborazione con l’industria farmaceutica, così come il messaggio che una pandemia globale era ormai inevitabile.

Passaporti vaccinali: chi ne beneficia veramente?

Chi beneficia davvero dei passaporti vaccinali? Certamente non la gente comune, per la quale la condivisione delle cartelle cliniche e di altri dati personali potrebbe presto diventare obbligatoria, anche solo per poter rimanere all’interno della società. Il principale beneficiario sarà invece l’industria delle multinazionali farmaceutiche. Con le vendite globali di farmaci e vaccini che dovrebbero arrivare a 1,5 trilioni di dollari per il 2021, le aziende farmaceutiche e i loro investitori stanno sbavando alla prospettiva che i passaporti vaccinali diventino obbligatori in tutto il mondo.

Si prevede che il mercato totale dei vaccini COVID-19 varrà 100 miliardi di dollari in vendite e 40 miliardi di dollari in profitti al netto delle imposte. Le vaccinazioni annuali contro le mutazioni del coronavirus potrebbero aumentare ulteriormente queste cifre. Se non resisteremo ai passaporti vaccinali e se cederemo alle lusinghe del “votiamo per la ragione,” i produttori di farmaci e di vaccini potrebbero costringere il mondo ad una dipendenza economica e politica a lungo termine. Il nostro obiettivo urgente deve quindi essere quello di sostituire il motto dell’industria farmaceutica di “guadagnare con la malattia” con un sistema sanitario fondato su approcci veramente preventivi. Accettare il diktat dell’industria farmaceutica è semplicemente impensabile.

Paul Anthony Taylor

Fonte: dr-rath-foundation.org
Link: https://www.dr-rath-foundation.org/2021/04/european-plans-for-vaccine-passports-were-in-place-20-months-prior-to-the-pandemic-coincidence/
02.04.2021
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

FONTE: https://comedonchisciotte.org/in-europa-si-discuteva-gia-di-passaporti-vaccinali-20-mesi-prima-della-pandemia-coincidenza/

 

 

 

ARTE MUSICA TEATRO CINEMA

Come nacque “Il terzo uomo”

SABATO 3 APRILE 2021

“Venne meglio sullo schermo che sulla pagina”, racconta la biografia di Graham Greene che esce a trent’anni dalla sua morte

 (ritratto di Graham Greene, di Tom Espley)

Il 3 aprile del 1991 morì a 86 anni Graham Greene, grande romanziere e giornalista inglese la cui estesa popolarità mondiale si deve anche ai molti film tratti da suoi libri o testi. L’editore Sellerio (che da due anni sta ripubblicando molti suoi romanzi) pubblica in questi giorni una ricchissima biografia di Greene scritta dal suo casualmente omonimo Richard Greene, tradotta da Chiara Rizzuto, e uscita in inglese alla fine del 2020. Tra i molti aneddoti ed episodi disseminati in ogni angolo del mondo (quello sulla Roulette russa che dà il titolo al libro a un certo punto coinvolge Fidel Castro e Gabriel Garcia Marquez), uno dei capitoli del libro racconta la genesi della sceneggiatura del film Il terzo uomo, uscito nel 1949 e considerato un capolavoro della storia del cinema (il British Film Institute lo ha votato il miglior film britannico di sempre), anche grazie al personaggio di Harry Lime e alla scelta dell’attore Orson Welles per interpretarlo.

Una sera di fine settembre del 1947, Greene andò a cena e a bere qualcosa da solo, poi passeggiò irrequieto lungo Piccadilly ed entrò in un bagno pubblico a Brick Street, dove all’improvviso gli venne l’idea di quello che sarebbe diventato Il terzo uomo. Scrisse un’unica frase sul lembo di una busta: «Avevo dato l’ultimo addio a Harry una settimana prima, quando la sua bara scese nella terra gelata di febbraio, e fu dunque con incredulità che lo vidi passare sullo Strand, senza che mostrasse di riconoscermi, tra una folla di estranei».

Poco dopo, a una cena, Korda gli chiese di scrivere un nuovo film che avesse Carol Reed come regista, così Greene suggerì una storia che cominciasse in questo modo. In realtà Korda aveva in mente una commedia nera, ma fu felice che i due uomini si mettessero al lavoro sull’idea di Greene. Voleva, tuttavia, che il film non fosse ambientato a Londra ma a Vienna, che all’epoca era divisa in quattro zone occupate dagli eserciti britannico, francese, americano e russo. In Austria aveva del denaro che non poteva far uscire dal Paese per via delle norme valutarie, ma che poteva usare per produrre un film lì.

Korda pagò a Greene 1.000 sterline, e in seguito gliene avrebbe date altre 3.000 per lavorare al progetto. Lo mandò a Vienna a metà febbraio, prenotandogli una stanza al Sacher Hotel, che era riservato agli ufficiali occupanti (la sua eccellente cucina era in gran parte rifornita di carne e verdure da giovani donne che lavoravano nel mercato nero). Il primo giorno vide l’enorme cimitero centrale e capì che doveva essere usato nella scena di apertura del film. La città era in una condizione disperata, ovunque c’erano cumuli di macerie e la gente faceva fatica a trovare l’essenziale per vivere. Era un’ambientazione che si addiceva perfettamente all’immaginazione di Greene.

Non riuscendo ad andare oltre il falso funerale, nell’organizzazione della trama, esplorò night club, strip club, il teatro Josefstadt, il parco dei divertimenti del Prater con la sua grande ruota panoramica, e molti altri luoghi potenzialmente adatti per girare, ma più di ogni altra cosa aveva bisogno di decidere in che cosa consistessero i traffici illegali di Harry Lime e come li stesse perseguendo. Greene racconta di aver trovato la soluzione conversando a pranzo con il colonnello Charles Beauclerk, futuro duca di St. Albans, un contatto dei tempi del SIS e in quel periodo ufficiale nella zona britannica della città, il quale gli raccontò una storia divertente sulla «polizia sotterranea». Quando aveva saputo della sua esistenza, aveva dato per scontato che si trattasse di una polizia segreta e ne aveva ordinato la chiusura. Accorgendosi che era ancora operativa, si era infastidito di essere stato disobbedito. Gli fu spiegato che quegli uomini lavoravano davvero sottoterra, pattugliando il vasto sistema fognario attraverso il quale spie e criminali potevano muoversi tra le diverse zone. Beauclerk raccontò a Greene che esisteva un traffico illecito di penicillina, spesso diluita o adulterata, che poteva causare enormi danni. Lo portò anche a visitare le fogne, e fu allora che Greene elaborò la storia nella sua forma definitiva.

Greene aveva anche un’altra fonte d’informazioni sulle fogne e la penicillina. Una delle dipendenti di Korda, Elizabeth Montagu, che aveva lavorato per i servizi segreti americani, organizzò a Greene un incontro con il corrispondente del Times Peter Smollett. Nato in Austria, Hans Smolka aveva cambiato nome in Inghilterra ed era diventato un giornalista molto apprezzato, un tempo considerato da David Astor un possibile direttore dell’Observer. Durante la guerra aveva prestato servizio presso la divisione russa del ministero dell’Informazione, dove avrebbe potuto incrociarsi con Graham Greene. Era, però, una spia russa e stretto collaboratore di Philby e Burgess. Greene consultò alcuni dei pezzi che Smollet aveva scritto sulle fogne, le pattuglie della polizia e il traffico di penicillina. Quando lesse la prima bozza, Elizabeth Montagu si preoccupò che potesse essere accusato di plagio, così insistette per far firmare a Smollet un contratto. Anche se il suo lavoro non fu accreditato, gli furono pagate 200 sterline e rimase soddisfatto.

Quando Elizabeth Bowen andò a Vienna per tenere una conferenza sul romanzo inglese, Greene la invitò a cena all’Oriental, un night club molto squallido, e una volta lì predisse che a mezzanotte ci sarebbe stata un’ispezione della polizia militare, informazione che aveva avuto dai suoi «contatti». Amando le burle, si era in realtà accordato con Beauclerk perché avvenisse l’ispezione. A mezzanotte esatta, entrò nel night-club un sergente britannico, accompagnato da ufficiali delle altre tre potenze. Il sergente andò dritto da Elizabeth Bowen chiedendole di mostrargli il passaporto. In seguito Greene scrisse: «Lei mi guardò con rispetto».

Greene avrebbe dovuto iniziare subito a scrivere, ma quel mese si verificò una nuova crisi europea, questa volta in Cecoslovacchia e, forse spinto dall’MI6, voleva vederla da vicino. Curiosamente, la sua breve incursione è divenuta nel 2017 l’argomento di un coinvolgente e fantasioso graphic novel. Malgrado una tormenta di neve, il 23 febbraio 1948 volò a Praga, dove il partito comunista, guidato dal primo ministro Klement Gottwald, stava mettendo in atto un colpo di stato per evitare le elezioni programmate. Le forze di polizia erano state purgate di tutti gli elementi non comunisti e gli oppositori del partito erano stati arrestati. Il presidente Edvard Beneš, pressato dalle manifestazioni e da uno sciopero, accettò le dimissioni di un gruppo di ministri non comunisti del governo, lasciando il pieno controllo a Gottwald e al suo partito il 25 maggio, un evento storico nell’assunzione del controllo sull’Europa orientale da parte dei russi.

VIDEO QUI: https://youtu.be/pBy5q-UdIrk

Greene assistette ad alcune manifestazioni, andò a trovare i suoi editori e agenti letterari, e in un’occasione trovò l’ufficio del suo editore cattolico sotto scorta armata. Egon Hostovský, che aveva pubblicato un romanzo in traduzione presso Eyre & Spottiswoode, lavorava al ministero degli Esteri, e gli raccontò di come Jan Masaryk, l’ultimo ministro non comunista del governo, avesse detto addio al suo staff. Due settimane dopo, il 10 marzo, Masaryk andò incontro alla sua morte da un’alta finestra del ministero. La Cecoslovacchia sarebbe rimasta nel cuore di Greene, che un giorno avrebbe contato tra i suoi amici il romanziere Josef Škvorecký e il drammaturgo e futuro presidente Václav Havel.

Diretto verso Antibes, Greene s’imbarcò sullo yacht di Korda, l’Elsewhere, per un viaggio lungo la costa italiana. L’imbarcazione era una torpediniera Royal Fairmile riconvertita, lunga quasi 37 metri e dalla poppa arrotondata (Greene vi avrebbe navigato spesso negli anni a venire). In questa occasione tra i passeggeri vi erano Carol Reed, Randolph e Pamela Churchill, e Vivien Leigh. Il figlio quindicenne di Vincent Korda, Michael, era sopraffatto dalla compagnia, finché un uomo alto dai capelli color sabbia gli offrì un cocktail. «Prendilo», disse. «È un martini. Non può farti alcun male. Io sono Graham, comunque». In quell’occasione nacque come un’alleanza tra i due, in opposizione al mondo degli adulti che in quel momento si stava manifestando specificamente nei rumorosi discorsi da ubriaco di Randolph Churchill. Greene fissò gli occhi in quelli di Churchill come su un animale allo zoo e disse: «Il grande vantaggio di essere uno scrittore è che si può spiare la gente. Tutto è utile per uno scrittore, vedi, ogni framento […]». Il giovane Korda era in soggezione; poco tempo dopo decise di voler diventare uno scrittore, e così fece (scrisse romanzi, autobiografie, biografie, libri storici e fu anche editore). Greene gli diede consigli sul sesso e lo portò in un bordello a Nizza e in un bar a Genova in cui i marinai indossavano vestiti da donna e uno cantava facendo un’imitazione credibile della cabarettista Sophie Tucker.

Michael Korda assistette ai primi lavori sulla sceneggiatura, insieme a suo zio Alex, a Reed e a Greene che tenevano laboriose riunioni sul ponte senza arrivare a nulla. C’era quella prima frase e non molto altro. Raggiunsero Capri, un tempo residenza di villeggiatura degli imperatori Augusto e Tiberio e ormai enclave di artisti, scrittori e intellettuali. Bevendo drink e guardando il sole tramontare sull’isola, Greene osservò, mentre Alex lo ascoltava: «Darei qualunque cosa per avere una villa lì». La mattina seguente, a colazione, lo scrittore srotolò il tovagliolo e ne cadde fuori un grosso passe-partout arrugginito. Chiese che cosa fosse e Alex rispose: «È la chiave di una villa ad Anacapri. Abbastanza carina. Mi sono fatto portare a riva ieri sera tardi con la motolancia. Ho comprato una villa. È a nome tuo, mio caro. Ora, il resto della mia storia, per favore!». Non sorprende che le cose andarono spedite dopo.

Korda aveva dei problemi con le norme valutarie e Greene detestava l’imposta sul reddito, perciò alcune delle loro transazioni, come questa, avvenivano in natura. La solida Villa Rosaio, in via Ceselle ad Anacapri, un comune nella parte settentrionale dell’isola, era stata occupata in epoche differenti dagli scrittori Francis Brett Young e Compton Mackenzie. Si trattava, in realtà, di due minuscole case contadine ristrutturate e trasformate in una sola abitazione dall’intraprendente ex sindaco della cittadina, Edwin Cerio, ingegnere e scrittore che divenne amico di Greene, così come sua figlia, l’artista Laetitia Cerio. Con la sua costruzione a volta, la villa rappresenta un esempio notevole dell’architettura vernacolare dell’isola. Ciascuna delle due casette aveva una camera da letto matrimoniale, una singola e un bagno; una possedeva anche una cucina, una camera da pranzo e un soggiorno. La villa aveva poi un piccolo patio coperto, dove lo scrittore spesso sedeva. Gli offriva un posto tranquillo in cui scrivere e la privacy per stare con Catherine. Poco dopo, sotto il marchio editoriale «Rosaio Press», stampò in sole 25 copie una raccolta di poesie d’amore per lei, After Two Years. Ogni anno, per i successivi quarant’anni, avrebbe trascorso un paio di mesi a Capri, e gli fu conferita la cittadinanza onoraria ad Anacapri.

Mentre si trovavano a Capri, a marzo del 1948, Greene e Korda discussero con lo scrittore Norman Douglas della possibilità di trarre un film dal suo romanzo Vento del sud, una satira edonistica ambientata in una versione romanzata dell’isola. Quando era stato pubblicato, nel 1917, il libro, ammirato da Greene e da molti altri della sua generazione, aveva avuto un successo scandaloso. Amico di Joseph Conrad e di altri scrittori, Douglas aveva alle sue spalle una storia di pedofilia che lo costringeva a stare lontano dalla Gran Bretagna per sfuggire alla legge. Il progetto del film non si spinse oltre la scrittura di un primo trattamento, ma Greene con il suo solito trasporto nei confronti di chi era caduto in disgrazia, si affezionò all’ottantenne Douglas, così come allo scrittore Kenneth Macpherson e al fotografo Islay de Courcy Lyons, che viveva con lui. Afflitto da una dolorosa malattia della pelle, nel 1952 Douglas affrettò la propria morte con un’overdose. Si dice che, mentre venivano fatti gli ultimi tentativi per tenerlo in vita, borbottasse: «Tenete quelle fottute suore lontano da me».

Di solito Greene non era capace di sedersi e scrivere una sceneggiatura. Il suo processo di scrittura richiedeva che prima creasse la storia sotto forma di racconto (come nel caso di Il decimo uomo, che doveva essere la base di una sceneggiatura). Molti anni più tardi, scrisse: «Il mio soggetto cinematografico Il terzo uomo non venne mai scritto per essere letto, ma soltanto per essere veduto».

Non è affatto vero. All’inizio di gennaio del 1948, Graham aveva detto a Mary Pritchett, la sua agente americana, di avere in progetto un divertimento sul genere di quello scritto in passato, di circa trenta o quarantamila parole, e chiese quale sarebbe stata la lunghezza ideale per pubblicarlo a puntate. Le disse che l’avrebbe scritto come una «narrazione convenzionale», da trasformare in sceneggiatura solo «se approvata» dai produttori. Il terzo uomo era sempre stato destinato a essere un libro. Lo completò il 2 giugno 1948, poi fu sottoposto a quattro revisioni come sceneggiatura fino all’autunno. Pubblicato nel 1950, rappresentò una prima versione della storia. Greene ebbe il controllo della trama dall’inizio alla fine, e ritenne del tutto positivo il contributo di Carol Reed, al punto che la storia alla fine risultò migliore sullo schermo che sulla pagina.

© Richard Greene, 2020 © Sellerio editore, 2021. Traduzione di Chiara Rizzuto. Tutti i diritti riservati.

FONTE: https://www.ilpost.it/2021/04/03/graham-greene-biografia/

 

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

Sancho #9 – Fulvio Grimaldi – 5G: il pilastro del golpe transumano

Nella prima parte di Sancho #9 parliamo di attualità

– Egitto: Il mostro di metallo a Suez e gli altri strani incidenti di questi giorni

– Merkel: Excusatio non petita, accusatio manifesta

– Boldrini: chi di fucsia colpisce, di fucsia perisce

SANCHO DOSSIER – 5G: il pilastro del golpe transumano

Il 5G è l’infrastruttura cardine della strategia militare, sanitaria, digitale che vuole imporre al mondo il capitalismo della sorveglianza.

– La resistenza dell’Alleanza Italiana Stop 5G

– Studi scientifici a confronto: nessuno a supporto dell’innocuità, tanti a supporto della dannosità

– La digitalizzazione della vita civile e le nuove strategie militari

– La politica italiana sponsorizza l’intelligenza artificiale mentre distrugge l’ambiente

– Digitale, 5G e Covid-19 un’unica armata del bio-tecno-totalitarismo

– La distopia delle future generazioni

Conduce Massimo Cascone. Produzione Bagony Snikett

Buona Visione!

Il 5G è l'infrastruttura di base del capitalismo della sorveglianza
VIDEO QUI: https://youtu.be/azPBzpO5PDs

 

 

 

Il ritorno dei Nazisti

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Il momento è grave e oramai solamente gli stolti non l’hanno ancora capito. Con il decreto legge del governo si è superata la linea rossa che separa la democrazia dal regime. 1 Non è possibile non comprendere che, al di la dell’oggetto in questione, quando un potere si arroga il diritto di decidere del corpo umano altrui è dittatura conclamata. Esso, varcata questa soglia, potrà disporre di tutti a suo piacimento. Tutto ciò non avveniva dagli anni ‘30 del Novecento quando i nazisti presero il comando. Il codice di Norimberga, 2 emanato dopo la seconda guerra mondiale, sanciva, proprio per non ricadere nelle bestialità dei medici nazisti (che in nome della scienza definivano i loro esperimenti giusti e lagali) 3 l’inviolabilità del corpo, da cui l’importanza del consenso informato.

La gravità del momento è estrema, ma nascosta sotto una fitta coltre di sterco che la maggioranza umana, l’uomo massa, divora, usando come proprio mezzo di informazione personale la televisione o la stampa di regime, onnipotente e onnipresente.

Le uniche vere fonti, in realtà, e ciò viene spiegato anche ai bambini di scuola media, sono quelle primarie e secondarie, come i documenti, gli atti e, oggi, i testi, i siti di istituzioni ufficialmente riconosciuti. In questi web sites, che tutti possono andare a leggere (attività ormai sconosciuta ai più) si evince che la gravità della situazione sanitaria non è tale, anzi, la malattia colpisce una determinata fascia di persone, anziane, con pregresse patologie e che è curabile con terapie da casa dimostrate essere efficaci sin dallo scorso anno. 4 Solo questo basterebbe a spegnere sul nascere la necessità di una panacea che salvi il mondo, senza tanto dover discutere di asintomaticità o di pcr, cioè dello strumento che comproverebbe la positività al morbo. Aggiungiamo, poi, che mai nella storia si è visto un uso così massiccio e uniforme dei media che si può solo definire come propaganda. Quando il canto è unico, è ridicolo pensare di essere in democrazia. Infine la questione più importante, il diritto. La gerarchia di questo è ben noto con la Costituzione a prevalere su tutto. Con il recente DL il governo ha deciso di superarla, obbligando ad una sperimentazione medica gli operatori sanitari.

Non si può più nascondere la realtà o far finta di nulla: violare il corpo umano con l’obbligatorietà è atto criminale e chi viola il Codice di Norimberga usando la propaganda, ghettizzando l’avversario, chiudendo la bocca alle persone, medici, scienziati con punti di vista differenti, etichettando il pensiero critico, ostracizzando i resistenti, dimostra fino al midollo la sua anima più vera, cioè quella del nazista. Evidente l’articolo 3 del suddetto dl dove si trova lo scudo penale dedicato ai collaborazionisti per salvaguardarli dall’omicidio colposo. 5 Se si deve proteggere uno di loro è perché evidentemente chi emana la legge sa che la panacea sperimentale è potenzialmente assassina e questa si, purtroppo, non guarda in faccia all’età di chi la subisce. E’ necessaria, quindi, la chiamata “alle armi giuridiche” per fermare questi psicopatici prima che possano, usando la sempre necessaria paura, distruggere la “Costituzione più bella del mondo” e vengano a prelevare ogni essere umano dissenziente con la forza fisica, rappresentata dall’uomo massa, in divisa o meno, quello che per paura di dire no, sarà pronto ad assassinare il suo simile gridando la solita frase: “ho eseguito gli ordini” oppure “ho famiglia”. Su questo tipo di umani si discute da migliaia di anni. Hannah Arendt, che studiò a fondo il fenomeno nazista, scrisse in modo eloquente che chiunque è potenzialmente un assassino perché questo è ciò che successe nella Germania del Terzo Reich e non solo.6 I mores si ribaltarono in cinque minuti e i deboli, i mediocri, i “falchi”, i furbi, insomma, il peggio della società, si allineò immediatamente con il potere per paura e per ottenere vantaggi che in una democrazia mai avrebbero avuto. Queste persone furono disposte ad uccidere bambini, anziani, donne e chiunque si fosse frapposto alla macchina tedesca, prima perché convinta di trionfare e, poi, ormai complice, per proteggere il proprio codardo essere.

L’uomo massa è colui che necessita di fare parte di un gruppo, possibilmente vincente, in cui non contribuisce in nulla se non nel servire il comando. Egli crede di essere indispensabile ma è solo un ganglo del potere che non tarderà ad essere eliminato al momento giusto. L’uomo massa è colui che non sa chi è, frustrato e deluso della propria vita ma che in società segue un modello rigido, segue protocolli senza farsi domande, appare perfetto e in ampia sintonia con il branco. Egli necessita il riconoscimento del gruppo stesso per pensare di esistere. E’ il figlio del nichilismo e della pochezza umana, il mediocre ben vestito e conforme, disposto a vendere se stesso per un po’ di attenzione e disponibile a fare qualunque cosa pur di partecipare al gioco dei potenti, che invidia, mettendosi in mostra sacrificando gli altri, che ama veder sottomessi. Non sa decidere autonomamente, quindi sa solo servire ed è terrorizzato dall’incertezza, dalla paura del cambiamento, dal senso – non senso della vita. Ha bisogno di quelle piccole verità che lo tengono in piedi, puro autoinganno. 7

Nell’oscurità dell’abbandono e del distacco da sé queste persone, il nazista e l’ uomo massa, di nuovo, oggi, sono il braccio armato del male, l’antitesi del bene, dell’amore e del dialogo.

Non è più scusabile che tutto ciò non si sappia, che chi pretende di educare oggi, non abbia davanti agli occhi ciò che la storia e la filosofia raccontano da secoli, quindi il dovere di intervenire. Non è più accettabile non conoscere la storia o fermarcisi solo per ipocrite commemorazioni senza distillarne il profondo senso. E’ nelle azioni e nel pensiero umano del passato che noi scopriamo chi siamo. Di nuovo torna Ardent che, assieme a Bergson, spiegava l’importanza della Memoria, perché chi la cancella, perpetua l’errore. Nell’oscuramento del ricordo, che è parte dell’essenza umana, il soggetto elimina i suoi errori, giustificando la ripetizione di questi. 8 L’uomo del XXI secolo dimentica il XX, si auto – inganna e, impaurito, senza più alcuna meta, se non la deriva materialista biologica, senza fine e scopo, si aggrappa al nuovo dio, la panacea o grande totem e ai nuovi dei, gli scienziati portatori della “verità”.

Contro questo scempio sociale è tempo per gli uomini e le donne di buona volontà di alzarsi in piedi e nella gravità del momento per la tenuta della Repubblica, di prendere coraggio, unirsi, raggrupparsi, accettando la situazione, cancellare il proprio ego ed agire compatti in ogni corte di Giustizia. Nessuno salverà la democrazia se non noi stessi. Il nuovo mondo che, inevitabilmente, verrà, sarà plasmato dalle nostre decisioni oggi e il futuro dei figli d’Italia dipenderà da ciò che si farà ora. Non c’è più tempo.

NOTE

1Cfr., https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/04/01/21G00056/sg art. 4.

2Cfr., http://www.aix-scientifics.it/it/_nuremberg.html

3Cfr., R.J. Lifton, I medici nazisti, Bur, Milano, 2020.

4Cfr., https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia

5Cfr., https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/04/01/21G00056/sg art. 3.

6Cfr., H. Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano, 2017.

7Cfr., B. Assy, Etica, responsabilità e giudizio in Hannah Arendt, Mimesis, Milano – Udine, 2015.

8Cfr., H. Arendt, Tra passato e futuro, Garzanti, Milano, 1991.

FONTE: https://lucacerardi.wordpress.com/2021/04/02/il-ritorno-dei-nazisti/

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

Esplode la protesta contro l’ideologia del lockdown

  • 07-04-2021

Ambulanti e ristoratori protestano a Montecitorio contro la linea delle chiusure che sta impoverendo il Paese. Scontri con la polizia. Manifestazioni anche a Milano, e aria esplosiva al Sud. Un vento di protesta che soffia dal basso, insofferente a una politica sempre più sorda, che ha fatto traboccare il vaso con la seconda Pasqua in lockdown.

 

Era prevedibile che prima o poi si sarebbero svuotati i balconi e si sarebbero riempite le piazze. Una politica sorda alle legittime aspettative dei cittadini e barricata nel Palazzo, senza una strategia efficace di contrasto alla pandemia e capace soltanto di scaricare sui cittadini le sue incapacità, sta dimostrando tutti i suoi limiti. E le categorie produttive insorgono e occupano strade e piazze, rivendicando il sacrosanto diritto di lavorare, sancito all’articolo 1 della Costituzione.

Ieri è andata in scena solo un’anteprima di quello che potrebbe accadere nel nostro Paese di qui a qualche settimana. E c’è da chiedersi quale forza politica di quelle presenti in Parlamento possa intercettare questo vento di protesta che soffia dal basso e che non è in alcun modo manipolato né strumentalizzato da frange estreme, come qualcuno dell’establishment cerca di sostenere nel tentativo di sminuirne l’autenticità e la portata.

I grillini, che nel 2018 raccolsero tutto il malcontento e il voto anti-sistema, sono ormai diventati il peggio dell’odiata casta e quindi non possono che difendere lo status quo, fatto di assurde e immotivate chiusure e di misure contraddittorie, destinate a incrementare esponenzialmente le povertà senza in alcun modo risolvere l’emergenza sanitaria.

L’ideologia del lockdown, che peraltro nessun frutto tangibile ha prodotto, visto che ci sono quasi gli stessi contagi e gli stessi morti di un anno fa, ha distrutto l’economia e ha minato le fondamenta della società, accrescendo il divario tra garantiti e non garantiti, tra chi non protesta perché può permettersi di non farlo e chi invece è disperato perché non può più mangiare o dare da mangiare ai suoi figli e tenta il tutto per tutto.

L’egoismo sociale dei garantiti è stato per un anno il vero alleato del partito “chiusurista”, che continua sfacciatamente a invocare il rispetto delle regole, dopo aver calpestato tutte le libertà fondamentali di cittadini e imprese.

Quanto accaduto ieri in Piazza Montecitorio non può considerarsi un episodio isolato. Gli ambulanti e i ristoratori, supportati da Vittorio Sgarbi (che ha anche tenuto un comizio improvvisato) e da Italexit (il movimento fondato da Gianluigi Paragone, ex grillino), hanno protestato contro le chiusure, invocando la libertà di tornare a lavorare. Non sono mancati scontri con la polizia e si sono registrati dei feriti tra gli agenti.

Nel resto d’Italia si sono fatte le prove generali di quelle che potrebbero essere manifestazioni di massa, con blocchi di strade e paralisi dei servizi. A Milano ambulanti, imprese di bus turistici e lavoratori Alitalia hanno organizzato manifestazioni e presidi in zona stazione centrale e in altre aree della città e la circolazione ne ha risentito. Al Sud la situazione non è meno esplosiva. I lavoratori dei mercati rionali e gli ambulanti hanno invocato immediate riaperture e, in segno di protesta, hanno bloccato per ore l’autostrada Napoli-Caserta. Difficile pensare a una regia. Si tratta davvero di iniziative spontanee dettate esclusivamente dalla disperazione e dalla rabbia. Non si può vivere per un anno intero senza lavorare e continuando a pagare le tasse, in molti casi neppure compensate dai ristori elargiti dal governo.

Tutti vogliono tornare a lavorare per non morire di fame e chi continua a fare il tifo per le chiusure probabilmente non ha ben presente il disastro socio-economico che si è determinato e l’impossibilità per milioni di lavoratori di continuare a vivere in questo modo inumano e alienante.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la seconda Pasqua in lockdown. Anziché ricevere assistenza sanitaria o vaccini gli italiani hanno ricevuto multe per essersi spostati da una casa di famiglia all’altra o per aver organizzato pranzi con un numero di persone maggiore di quello consentito. Addirittura ad Arezzo un vigile si vantava di controllare la spesa che le famiglie, alla vigilia di Pasqua, facevano dal macellaio, proprio al fine di risalire al numero di persone invitate. Una “gastro-polizia” che non ha precedenti neppure nei più sanguinari regimi autoritari e che davvero fa temere per la tenuta delle libertà nel nostro Paese, libertà conquistate dai nostri antenati a prezzo di enormi sacrifici e perdite umane e ora svalutate e dileggiate da una politica incapace di garantire i diritti dei cittadini, in primis quello alla salute.

In linea teorica la forza politica maggiormente in grado, in questo momento, di ascoltare le proteste delle categorie produttive non può che essere Fratelli d’Italia, rimasta all’opposizione del governo Draghi dopo avere combattuto ferocemente anche contro i governi Conte. La Lega è lacerata al suo interno tra governisti e ortodossi. I primi, sulle posizioni del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ritengono che l’attuale esecutivo vada sostenuto convintamente; i secondi temono di lasciare campo libero, nell’area dell’opposizione, a Giorgia Meloni e quindi auspicano un secondo Papeete. In mezzo c’è Matteo Salvini, che si barcamena, alternando bastone e carota. Ma di fronte all’esplosione della protesta sociale e al moltiplicarsi di manifestazioni di piazza, forzature di blocchi e violazioni di misure restrittive è importante che anche il Capitano si decida. Se non sarà l’esecutivo a intavolare un dialogo con chi protesta dovrà farlo la Lega, almeno al Nord, dove si concentra la porzione più cospicua della produzione di beni e servizi e l’economia deve ripartire in fretta e senza tentennamenti. Se la politica non sarà in grado di dare risposte immediate, incisive e convincenti alla crisi economica, sociale e occupazionale più grave dell’ultimo secolo, finirà per soccombere.

FONTE: https://lanuovabq.it/it/esplode-la-protesta-contro-lideologia-del-lockdown

 

 

 

CULTURA

È morto il teologo Hans Küng

MARTEDÌ 6 APRILE 2021

Era noto in tutto il mondo per le sue posizioni critiche verso alcuni aspetti della dottrina cattolica, tra cui il dogma dell’infallibilità del Papa

 

 

 

 

 

Hans Küng nel 2004 (ANSA/STEFFEN SCHMIDT)

È morto a Tubinga, in Germania, il teologo cattolico svizzero Hans Küng, conosciuto in tutto il mondo per le sue posizioni critiche verso alcuni aspetti della dottrina della Chiesa, tra cui il dogma dell’infallibilità del Papa.

Küng aveva 93 anni. Ordinato sacerdote nel 1954, divenne professore ordinario della Facoltà di Teologia cattolica all’Università di Tubinga a soli 32 anni. Successivamente, nel corso degli anni Sessanta, fu uno dei più giovani partecipanti al Concilio Vaticano II, la più importante assemblea di vescovi cattolici avvenuta nel Novecento, quella in cui vennero discussi i rapporti tra la Chiesa e la società moderna e che è ricordata ancora oggi come uno dei momenti di maggiore apertura della Chiesa cattolica al mondo laico.

Küng cominciò a esprimere opinioni dissidenti rispetto alla dottrina della Chiesa alla fine degli anni Sessanta: nel 1970, nel libro Infallibile?, mise in discussione l’infallibilità papale, cioè la necessità di prendere per vero quello che il Papa sancisce come verità di fede e di morale nei documenti ufficiali. Questo concetto è stato ribadito più volte dalla Chiesa, ed era contenuto nelle conclusioni del Concilio Vaticano II. Nel 1979, secondo anno di pontificato di papa Giovanni Paolo II, la Congregazione per la dottrina della fede – l’ente della Chiesa cattolica che ne promuovere la dottrina e che un tempo era nota come Santa Inquisizione – tolse a Küng l’autorizzazione all’insegnamento della teologia cattolica proprio per via delle sue opinioni sull’infallibilità papale.

Küng continuò comunque a insegnare teologia ecumenica all’Università di Tubinga, dove nel 1995 fondò la Stiftung Weltethos (Fondazione per l’etica mondiale), che si occupa di cooperazione tra le religioni a partire dal riconoscimento di valori comuni. Occasionalmente collaborava anche con i principali giornali internazionali, fra cui il New York Times e Le Monde.

Negli anni criticò sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI, entrambi espressioni dell’ala più conservatrice della Chiesa, mentre aveva accolto favorevolmente l’elezione di papa Francesco. Dal 2013 si era ritirato dalla vita pubblica per vari problemi di salute.

FONTE: https://www.ilpost.it/2021/04/06/morto-hans-kung-teologo/

 

 

 

“Lo scientismo è la vera minaccia”, parola di Sermonti e Popper

Il grande genetista Giuseppe Sermonti e il filosofo Karl Popper erano d’accordo nel criticare una certa tendenza della scienza a diventare una sorta di religione, tentativo di porsi come utopistica soluzione di tutti i problemi. È il rischio evidente che vediamo oggi nell’affronto della pandemia e del tema vaccini.

 

Vedendo affrontare una pandemia come il Covid ed il tema vaccini, si ha talvolta un’impressione negativa dell’atteggiamento di taluni uomini di scienza che sembrano voler affermare una forma di pragmatismo scientifico. Tale pragmatismo è orientato a spiegare la scienza solo nei suoi effetti pratici, affermati o imposti, discriminando, con una certa arroganza, tra chi li accetta e chi no. Questo atteggiamento è una sorta di nuovo moralismo scientifico.

Il grande genetista Giuseppe Sermonti avrebbe probabilmente spiegato che tutto ciò non è scienza, ma scientismo; e che questo scientismo vorrebbe moraleggiare la scienza stessa, arrivando persino a stabilire che una realtà scientifica debba imporsi alla fede religiosa, addirittura chiedendole di adattarsi a divenire una religione più moderna secondo la scienza e le sue scoperte.  Oscar Wilde scrisse qualcosa di molto provocatorio in proposito, affermando che “le religioni muoiono quando si prova che sono vere“, poiché così si certificano con criteri scientifici… i quali poi ne dettano le regole perché non contrastino con altre religioni, quelle positiviste e scientiste, quelle che pretendono di essere loro stesse conoscenza, sapienza e fonte della Verità .

Giuseppe Sermonti (1925-2018) è stato un grande scienziato cattolico che oggi merita di esser riscoperto. È stato un sommo biologo e genetista, piuttosto critico verso lo scientismo e l’evoluzionismo e pertanto talvolta in disaccordo con molti ambienti accademici. Affrontò a suo tempo alcuni temi riferiti alla scienza medica verso le malattie infettive, che in questo momento sono attuali e vale la pena riprendere (tratti liberamente da “Una scienza senza anima”, Lindau 2008)

Riferendosi a taluni atteggiamenti della scienza medica in generale, essendo lui scienziato e biologo, espresse alcune perplessità. Spiegò provocatoriamente che la scienza è un risultato esaltante della geniale mente umana, ma è talvolta tentata di trattare chi non è scienziato come un “minore”, non riconoscendogli competenza in nulla. Spiega che questa scienza può diventare persino una religione che pretende di fare proseliti solo spiegando i suoi benefici, ma ignorando la Verità da cui questi benefici sono generati. Fece anche una interessante considerazione sullo stato naturale, permanente o no, delle malattie infettive.

Riferendosi agli studi del grande epidemiologo britannico Thomas McKeown (1912-1988), illustrò che l’andamento della mortalità per malattie infettive era stato indipendente dalle misure e cure mediche. Riferendosi soprattutto al vaiolo , dimostrò che quando la vaccinazione fu resa obbligatoria, la malattia era quasi scomparsa, tanto che la vaccinazione fu quasi considerata un rituale semi religioso da compiersi in devozione della scienza medica, più che per utilità reale. Certo il vaiolo non era il Covid e McKeown non poteva riferirsi alle condizioni in cui si cerca oggi con grande impegno, coraggio e determinazione, di curare il Covid.

Sermonti non condivise sempre alcuni atteggiamenti di talune organizzazioni medico sanitarie, riferiti alla cura delle malattie infettive, evidenziando una tendenza a profittare del declino della malattia infettiva, dovuto ad un processo naturale, attribuendosene il merito ed esigendo la riconoscenza, con la implicita “minaccia ” di volere riportare il mondo ai secoli bui delle pestilenze, se le sue prestazioni fossero stata respinte. Déjà vu .

Riferendosi alla industria farmaceutica ne riconobbe l’essenzialità, giusta e civile, per curare l’ammalato e lenire le sue sofferenze, ma talvolta trasformando la prestazione quasi in mezzo di consumo e taluni pazienti in insaziabili consumatori di farmaci. Sia chiaro che Sermonti non appare affatto essere uno scettico “negazionista”, bensì un vero scienziato cattolico, preoccupato soprattutto per l’uomo.

Sermonti era anche un “filosofo” della scienza medica, che amava e voleva tutelare nella sua missione originale, senza lasciarle prendere autonomia morale. Era convinto che la scienza avesse realizzato conquiste straordinarie e prodotto inestimabili beni per l’uomo, ma talvolta espropriandolo del senso della realtà e creando un nuovo senso del reale che l’uomo non sa percepire e partecipare. Persino, dice, “togliendogli l’anima“. Ed ecco finalmente che Sermonti chiarisce questo misterioso conflitto, spiegando che quando si pretende di far credere che la scienza “coincida con il mondo e regoli il mondo“, invece di scienza si sta facendo scientismo, che è l’utopistica soluzione a tutti i problemi e desideri della creatura umana.
Ma poichè lo scientismo si impone senza spiegare da che deriva e cosa lo ha originato, di fatto lo si sostituisce alla realtà e si pretende che l’accesso a questa realtà sia riservato a chi è autorizzato ed invitato dai “media”,giornali e TV , a spiegarla. Diventando così ideologia che mortifica la capacità umana di percepire il reale, creando confusione e rischiando di far perdere quella essenziale fiducia che deve avere la scienza medica, che merita di avere e che noi tutti pretendiamo che abbia.

Vorrei citare in proposito anche il grande filosofo epistemologo austriaco Karl Popper (1902-1994) che vedeva nel dogmatismo dello scientismo i presupposti di totalitarismo .Secondo Popper lo scientismo finge di non sapere che la scienza è frutto anche dell’inventiva umana, così Popper riteneva inconsistente il cosiddetto metodo scientifico grazie al quale si può arrivare ad imporre un criterio oggettivo per risolvere un problema anche in medicina. Diceva Popper che se si impone una teoria quale unica soluzione possibile, significa che non si è intesa la teoria né il problema da risolvere. Scriveva ne: “La non esistenza del metodo scientifico” (1965) che non c’è un metodo per accertare la verità di una ipotesi scientifica e non c’è alcun metodo per accertare se una ipotesi è probabilmente vera o no.

Il nostro problema attuale è lo scientismo, non la scienza, verso la quale abbiamo e dichiariamo una riconoscenza ed una fiducia assoluta e meritata. È lo scientismo che ci dovrebbe spaventare oggi in tempo di Covid. Speriamo che lo riconosca la vera grande scienza medica, ma anche l’autorità morale.

FONTE: https://lanuovabq.it/it/lo-scientismo-e-la-vera-minaccia-parola-di-sermonti-e-popper

 

 

 

Covid 19. A cosa serve, come ce lo raccontano, a chi giova

UN LIBRO PER DECIFRARE IL PRESENTE E CIO’ CHE ORMAI E’ STORIA

Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

La Covid 19 è il passato, un passato remoto. Un tempo andato, mai dimenticato. Perché c’è chi ha davvero documentato il trapasso di un’epoca. Al netto della propaganda, per ciò che diranno dal futuro voltandosi indietro, fino al nostro presente.

Paolo Borgognone, storico di razza, autore di saggi preziosissimi che riescono sempre a decifrare senza troppi fronzoli la nostra contemporaneità (1), entra a piedi uniti nel tema che ormai sta monopolizzando da un anno intero le nostre esistenze, financo le nostre coscienze: la malattia “Covid 19. A cosa serve, come ce lo raccontano, a chi giova [Iniziative Editoriali Il Cerchio, 2020]”.

Covid 19. A cosa serve, come ce lo raccontano, a chi giova

L’autore ha scelto di narrare un passato remoto, dove una epidemia influenzale fu utilizzata per cambiare il mondo:

In Occidente il passaggio dal capitalismo finanziario al capitalismo integralmente digitalizzato fu gestito previo smantellamento d’ogni residuo di economia reale e di vita comunitaria convenzionale (2)”.

Il libro narra gli accadimenti legando la cronaca, le diagnosi del mondo scientifico, i fatti politici, economici e geopolitici che la gestione della crisi provocò ad una società intera, atomizzata per decreto.

Le tappe che hanno scandito l’emergenza sanitaria ed epidemiologica del 2020, da Wuhan a Codogno, fino alle bare di Bergamo caricate su camion militari che psicologicamente piegarono le ginocchia all’Italia.

Alternando statistiche accreditate e dati ufficiali, l’anatomia degli eventi si intreccia con le decisioni politiche sovranazionali e nazionali fino ad affrontare il confinamento di intere collettività, secondo i programmi elaborati nel 2005 da Richard Hatchett –  un neocon direttore del CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) – su invito dell’allora segretario alla Difesa Usa e magnate di Big Pharma Donald Rumsfeld“un piano d’isolamento domiciliare obbligatorio per l’intera popolazione, da attivare in caso di attacco bioterroristico” (4).

Nel 2020, per la prima volta, i governi occidentali “applicarono il piano Hatchett che, però, non era affatto una misura sanitaria, bensì un mezzo per trasformare le società, per introdurre un nuovo modello di organizzazione socioeconomica e di convivenza civile improntato al principio della rifeudalizzazione. Il lockdown non era, ovunque venisse applicato, una misura sanitaria bensì amministrativo-militare. Il distanziamento fisico era altresì una misura militare e non sanitaria” (5).

Il capitalismo finanziario e multinazionale dopo decenni di profitti stratosferici a danno dell’economia reale, adesso reclamava l’intera torta. Il Forum dei multimiliardari riuniti a Davos lo chiamò il “Grande Reset”: l’anno zero, cioè l’eliminazione della classe media, ossia la morte improvvisa di quella che era diventata la “società signorile di massa”, come l’aveva definita il sociologo Luca Ricolfi.

Strano a dirsi, proprio nell’epoca dominata dai padroni del vapore digitale, detentori dei mezzi di produzione di Intelligenza Artificiale, si rischiava di tornare ai tempi antichi, ad “una società esclusivamente signorile, in cui lo 0,1 per cento della popolazione avrebbe fatto parte della casta dei signori del trasnumanesimo e il restante 99,9 per cento sarebbe andato a ingrossare le schiere dei plebei post-umani” (5).

Paolo Borgognone ci porta ad esplorare il capitale e le sue fazioni, da quella prevalente liberal-globalista a quella nazional-globalista (ricordate Donald Trump?), ma anche gli equilibri geopolitici. La nuova Guerra Fredda Stati Uniti vs Cina, dove il gigante asiatico, uscito prima di tutti dalla crisi Covid, mostrava i muscoli grazie alla sua supremazia nelle reti 5G, l’infrastruttura fondamentale della nuova società digitale: “la chiave per la quarta rivoluzione industriale, così come le ferrovie avevano dato vita alla prima rivoluzione industriale (7)”.

La Paura veicolata incessantemente dai grandi media, la cittadinanza nella psicosi. Mesi dopo mesi, ormai è un anno:

i cambi di fase radicali necessitano, per essere avviati e completati in poco tempo, di periodi di shockterapia (8)”.

Covid 19. A cosa serve, come ce lo raccontano, a chi giova [Iniziative Editoriali Il Cerchio, 2020]”: il grande saggio di Paolo Borgognone è un documento fondamentale non solo per decifrare il nostro presente, ma soprattutto per chi verrà, perché dal futuro possa studiare ed indagare per capire cosa, nel 2021, ci sta accadendo realmente. Se è vero, come è vero, che la Storia ciclicamente si ripete, il lettore di Domani forse potrà rispondere, coi fatti e con la ragione, alla domanda cruciale che l’autore ci pone alla fine del saggio.

Non la sveleremo, perché essa vale la lettura dell’intera opera.

Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

 

NOTE

(1)= [Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell’Ucraina postsovietiche (Zambon, 2015); L’immagine sinistra della globalizzazione. Critica del radicalismo liberale (Zambon, 2016); Generazione Erasmus. I cortigiani della società del capitale e la “guerra di classe” del XXI secolo (Oaks Editrice, 2017); Storia alternativa dell’Iran Islamico. Dalla Rivoluzione di Khomeini ai giorni nostri 1979-2019 (Oaks Editrice, 2019)]

(2)= Borgognone Paolo, Covid 19. A cosa serve, come ce lo raccontano, a chi giova, p.327 [Iniziative Editoriali Il Cerchio, 2020]

(3)= Ibidem, p.319

(4)= Ibidem, p.84

(5)= Ibidem, p.84/85

(6)= Ibidem, p.191

(7)= Ibidem, p.250

(8)= Ibidem, p.327

L’AUTORE DEL LIBRO

Paolo BorgognonePaolo Borgognone (Canale (CN), 1981), laureato in Scienze storiche, collabora dal 2012 con il “Centro Iniziative per la Verità e la Giustizia” di Torino, per il cui sito (www.civg.it) ha redatto numerosi articoli e saggi. È inoltre autore dei seguenti volumi: “Il fallimento della sinistra «radicale»” (Zambon, 2013); “La disinformazione e la formazione del consenso attraverso i media” (3 voll., Zambon, 2013); “Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell’Ucraina postsovietiche” (Zambon, 2015).

 

FONTE: https://comedonchisciotte.org/covid-19-a-cosa-serve-come-ce-lo-raccontano-a-chi-giova/

 

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

Perché si parla di Copasir e servizi segreti

Fratelli d’Italia e Lega litigano sulla guida del comitato parlamentare che controlla i servizi segreti. Spetterebbe all’opposizione (attualmente rappresentata solo dal partito di Giorgia Meloni), ma Matteo Salvini non sembra intenzionato a mollare la presa. Una situazione che lascia in stallo i lavori del comitato, proprio mentre il caso di spionaggio in cui è coinvolto l’ufficiale Walter Biot apre una frattura nei rapporti tra Italia e Russia.

Nell’ultima settimana i giornali italiani sono tornati a parlare del Copasir, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. L’occasione è la diatriba tra Fratelli d’Italia e Lega, che sembra essersi arenata e potrebbe creare una inaspettata spaccatura tra i due partiti più rilevanti della destra italiana. La diatriba è peraltro esplosa poco prima che un ufficiale della Marina Italiana venisse arrestato per la cessione di segreti ai russi dopo un’operazione di controspionaggio.

Che cos’è il Copasir?

Il Copasir è il comitato parlamentare che ha il compito di monitorare l’attività dei servizi segreti italiani.  È nato nel 2007 per sostituire un altro organo, il Copaco, che aveva funzioni simili sin dal 1977. Oggi il Copasir verifica soprattutto che l’attività dei servizi segreti rispetti sempre la legge e la Costituzione, oltre ad avere la facoltà di esprimere un parere non vincolante sui regolamenti di attuazione della legge di riforma dei servizi di sicurezza.

L’importanza del Copasir è legata al suo ruolo di “tutore” delle legalità dei servizi segreti, che lascia a questo organismo un margine di manovra piuttosto ampio. Ad esempio, il Copasir può acquisire sia documenti che informazioni tanto dalla Pubblica Amministrazione quanto dalla magistratura, anche in deroga al segreto istruttorio, che di norma vieterebbe l’accesso a carte giudiziarie relative ad inchieste in corso.

Lo Stato italiano si dotò di un comitato di controllo dei servizi segreti già nel 1977, anno in cui avvenne una riforma sostanziale dell’intelligence. Qualche anno prima, infatti, nel 1965, il Sifar (che all’epoca era l’organo informativo militare) aveva avviato un’attività di dossieraggio di tutta la classe dirigente italiana in collaborazione con la Cia. Fu chiara a quel punto l’importanza di dotarsi di un organo che garantisse maggiore trasparenza.

La riforma dei servizi segreti costituì dunque il primo comitato di controllo, il Copaco, insieme al Sisde (servizi segreti civili) e al Sismi (servizi segreti militari).

Il caso Biot e il silenzio del Copasir

È di pochi giorni fa la notizia che Walter Biot, un ufficiale di fregata della Marina Militare italiana, è stato fermato pochi attimi dopo aver ceduto dietro pagamento dei segreti militari italiani a collaboratori del governo russo. Due diplomatici russi sono stati espulsi dall’Italia e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha convocato l’ambasciatore di Mosca, parlando di “grave atto di ostilità”. Nonostante la delicatezza della situazione – testimoniata anche dalla reazione della Farnesina – il Copasir non si è ancora espresso, né sembra esser intervenuto in alcun modo. L’unica voce è stata quella di Elio Vito – deputato di Forza Italia e membro del comitato – che ha rilasciato un’intervista a Formiche.net.

Al momento il Copasir è tenuto in stallo dall’attuale presidente Raffaele Volpi, in quota Lega, che sembra aspettare la conclusione della diatriba tra i due principali partiti della destra italiana prima di ripartire coi lavori. Ma le porte del comitato sono chiuse ormai da più di due mesi e i suoi componenti hanno smesso di riunirsi, mentre il Paese potrebbe essere sull’orlo di una delle più gravi crisi diplomatiche dal tempo della Guerra fredda.

La diatriba tra Fdi e Lega

La legge del 2007 che istituisce il Copasir prevede che esso sia formato da cinque deputati e altrettanti senatori, selezionati in modo da riflettere gli equilibri tra maggioranza e opposizione. La legge prevede anche che il comitato sia presieduto da un rappresentante dell’opposizione perché – dovendo il comitato monitorare l’operato dei servizi segreti – se il presidente fosse componente di un partito di governo l’intero ruolo del comitato verrebbe meno.

Con il giuramento del governo Conte bis la presidenza del Copasir fu assegnata nel settembre del 2019 al deputato leghista Raffaele Volpi. Ma dal momento che la Lega è entrata a far parte del governo Draghi, ora Volpi dovrebbe lasciare il posto a favore di un membro dell’unico partito rimasto all’opposizione, ossia Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni vorrebbe che al posto di Volpi fosse eletto l’attuale vicepresidente Adolfo Urso. Matteo Salvini invece non è d’accordo e ha chiesto un parere a Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, i due presidenti delle Camere.

Il leader della Lega si appella al precedente del governo Monti, quando la presidenza del Copasir rimase a Massimo D’Alema, che lo presiedeva fin dal precedente governo, retto da Silvio Berlusconi. Tuttavia all’epoca D’Alema presentò formali dimissioni e rimase solo perché tutti i partiti raggiunsero un accordo per la sua permanenza. La decisione fu presa perché il governo Monti era tecnico e non politico. Il governo Draghi invece – pur essendo il frutto di un largo accordo partitico – conserva una natura politica, quindi il precedente non sembra molto pertinente.

I dubbi degli esperti e il sostegno di Letta

Da quando si è accesa la diatriba tra Fdi e Lega alcuni giuristi si sono espressi a riguardo. Il Post ha raccontato che secondo il consulente del ministero dello Sviluppo economico Nicola Lupo il ruolo di opposizione si riferisce al momento dell’elezione e quindi la presidenza del Copasir non andrebbe cambiata ogni volta che cambia il governo. Al contrario, altri esperti (tra cui anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre) sostengono che la presidenza del Copasir debba andare ad un esponente di Fdi. Nel frattempo il nuovo segretario del Pd Enrico Letta ha incontrato Giorgia Meloni per confrontarsi su alcuni temi, tra cui proprio la guida del comitato di controllo sei servizi segreti, che anche secondo Letta dovrebbe essere affidata ad Adolfo Urso.

FONTE: https://news.upday.com/it/perche-si-parla-di-copasir-e-servizi-segreti/

 

 

 

Breve guida ai servizi segreti italiani

Da giovedì sera Conte non ne ha più la delega: che compiti hanno e come sono organizzati

VENERDÌ 22 GENNAIO 2021

 La sede dei servizi segreti italiani a piazza Dante, a Roma (YouTube/Sicurezza Nazionale)

Giovedì sera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha affidato la delega ai servizi segreti a Pietro Benassi, suo consigliere diplomatico e già ambasciatore a Berlino tra il 2014 e il 2018. La questione della delega ai servizi segreti era tra le cause della crisi di governo provocata da Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, che aveva criticato più volte Conte per avere tenuto la delega da quando entrò in carica nel 2018. Dopo le pressioni ricevute, Conte lunedì ha annunciato alla Camera – mentre riferiva sulla crisi – che avrebbe scelto una persona di fiducia a cui affidare la delega.

Dal 2007, infatti, il sistema dei servizi segreti civili e militari è competenza del presidente del Consiglio o di un’autorità da lui delegata, mentre prima erano affidati a due ministeri, Interno e Difesa. Da allora quasi tutti i presidenti hanno scelto di delegare: solo Paolo Gentiloni non lo fece, dopo essere diventato presidente del Consiglio nel dicembre del 2016.

Per capire come sono organizzati e a cosa servono i servizi segreti, facciamo un passo indietro.

Un po’ di storia

La raccolta sistematica di informazioni su potenziali pericoli interni ed esterni al Paese, per come la conosciamo oggi, cominciò ufficialmente in Italia nel 1863, quando fu costituito il primo “Ufficio Informazioni”. Era sotto l’autorità dello stato maggiore dell’esercito, ma ottenne scarsi risultati e venne presto smantellato. Ci si riprovò nel 1900, e da allora furono creati molti uffici alle dipendenze di diversi ministeri, spesso in conflitto fra di loro, con l’obiettivo prevalente di fare spionaggio in tempo di guerra, e anche occuparsi dell’ordine pubblico, accanto alle forze di polizia.

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Dopo la Seconda guerra mondiale i servizi segreti italiani furono riformati: fu creato il SIFAR (Servizi Informazione Forze Armate), che durò fino al 1965, quando fu smantellato a causa di un’attività di dossieraggio sulla classe dirigente italiana compiuta in collaborazione con la CIA. Nel frattempo, nonostante i servizi militari si occupassero anche della sicurezza interna, era stato costituito l’Ufficio affari riservati, alle dipendenze del ministero dell’Interno: la frammentazione quindi continuò anche nel secondo dopoguerra.

Il 1977 è l’anno di una nuova riforma: vennero creati il SISMI (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare) e il SISDE (Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica), ufficializzando così la presenza di due ambiti del sistema di raccolta di informazioni riservate. Soprattutto, furono creati un comitato parlamentare di controllo sulle attività dei due servizi segreti, per assicurare una maggiore trasparenza sul loro operato, e un comitato esecutivo per coordinarne le attività.

I servizi segreti oggi

Il SISMI e il SISDE non esistono più. L’intero sistema fu profondamente riformato ancora una volta nel 2007 e fu creato il Servizio di informazione per la sicurezza della Repubblica (SISR), un organo che fa da raccordo tra le istituzioni politiche e gli enti esecutivi che si occupano di informazioni e sicurezza nazionale: ne fanno parte il presidente del Consiglio, l’Autorità delegata dal presidente, il CISR (Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica), il DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), l’AISE (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) e l’AISI (Agenzia informazioni e sicurezza interna).

– Leggi anche: Non ci sono più le spie di una volta

In pratica, i compiti che svolgevano il SISDE e il SISMI adesso sono svolti rispettivamente dall’AISI e dall’AISE. La prima si occupa delle minacce alle istituzioni democratiche e agli interessi nazionali, e di fare controspionaggio (cioè spiare chi ci spia) all’interno del territorio italiano. Il secondo si occupa delle minacce che provengono dall’esterno, e di fare controspionaggio fuori dal territorio italiano.

Il DIS si occupa di coordinare le attività delle due agenzie ed è anche una sorta di “cabina di regia” del presidente del Consiglio o dell’Autorità delegata: tra le sue funzioni c’è anche quella di coordinare le informazioni che riguardano la sicurezza informatica del paese.

L’Autorità delegata viene scelta dal presidente del Consiglio che gli affida i compiti di gestione del sistema, e può essere un sottosegretario o un ministro senza portafoglio. L’Autorità delegata è comunque tenuta a confrontarsi costantemente con il presidente del Consiglio e informarlo sul lavoro che svolge.

VIDEO QUI: https://www.youtube.com/watch?v=Idn9wZjRN9w

Infine, il CISR è un organismo di cui fanno parte i ministri più importanti (Esteri, Interni, Difesa, Giustizia, Economia, Sviluppo economico) e si occupa di deliberare il bilancio delle varie agenzie e dipartimenti, e di fare proposte utili alle attività dei ministeri.

C’è anche un altro organo molto importante che non fa parte del SISR, ma che lo controlla: è il COPASIR (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), di cui fanno parte 5 deputati e 5 senatori, scelti in modo tale da riflettere in modo equilibrato maggioranza e opposizione. Il COPASIR si occupa di controllare le attività dei servizi segreti e di verificare che siano svolte nel rispetto delle leggi e nell’interesse della nazione. Per svolgere la sua funzione di controllo, il COPASIR ha ampi spazi di manovra: può acquisire informazioni e documenti tanto dal SISR quanto dai magistrati, e può chiedere di ascoltare tutti i principali responsabili del sistema dei servizi, a partire dal presidente del Consiglio, passando per i ministri del CISR e per i dipendenti delle agenzie.

Negli ultimi anni l’attività svolta dai servizi segreti è molto cambiata: se una volta si basava soprattutto sulla costruzione di un’identità falsa – operazione abbastanza semplice in passato – oggi la questione si è fatta più complessa a causa di internet e dei social network, che sostanzialmente sono uno strumento di verifica (per quanto superficiale) a disposizione di tutti. Inoltre, il mondo è profondamente e velocemente cambiato negli ultimi decenni, e di conseguenza anche le attività di raccolta delle informazioni.

Per affrontare quelle che sono state definite le “nuove sfide” della globalizzazione, i servizi segreti italiani hanno incluso dal 2007 due nuovi campi in cui svolgere le attività: la finanza e la sicurezza informatica. Su quest’ultimo aspetto, il governo avrebbe anche voluto creare un istituto apposito, per il quale aveva stanziato 10 milioni nella bozza di legge di bilancio lo scorso novembre. Italia Viva e una parte del Partito Democratico avevano però protestato, dicendo che un tema così importante non poteva essere una voce della legge di bilancio e andava esaminato separatamente: per il momento la discussione è rimasta in sospeso.

Possiamo fare di meglio

In dieci anni il Post qualcosa ha seminato, nel suo piccolo. Le cose spiegate bene sono diventate importanti anche per altri giornali; la differenza tra le notizie verificate e quelle pubblicate senza badarci è diventata evidente a più lettori; un linguaggio nuovo e chiaro è stato messo in circolazione nell’informazione italiana. Ma ci sono ancora tante cose che possiamo fare, e meglio.

FONTE: https://www.ilpost.it/2021/01/22/servizi-segreti-italiani/

 

 

 

DIRITTI UMANI

«Mi offrono “morte assistita” ma non l’assistenza a vivere»

Foley, canadese affetto da patologia neurodegenerativa, ha denunciato il sistema sanitario che gli ha offerto come soluzione l’eutanasia: quando Foley ha rifiutato le cose si sono complicate, dimostrando che se la morte diventa diritto chi soffre si trova non solo a dover combattere la malattia ma anche un sistema che non riconosce più il valore assoluto di ogni vita.

 

Ciò in cui si trasforma un sistema sanitario nel caso in cui preveda come via d’uscita alla malattia l’omicidio (eutanasia, suicidio assistito, dat), lo esemplifica bene il caso di un cittadino canadese. Roger Foley, canadese di 42 anni, affetto da una patologia neurodegenerativa, ha denunciato il sistema sanitario del suo paese che gli ha offerto come soluzione alla malattia l’eutanasia gratuita. Ma quando Foley ha rifiutato chiedendo aiuto a vivere, e non a morire, le cose si sono complicate.

A denunciare il caso è l’Euthanasia Prevention Coalition riprendendo le immagini andate in onda sulla CTV News a cui l’uomo ha raccontato che la soluzione non può essere «la morte assistita», ma se mai «l’assistenza a vivere». Purtroppo però il sistema sanitario dell’Ontario ha risposto all’uomo fornendogli un’assistenza domiciliare carente: «Mi hanno somministrato terapie sbagliate, mi hanno dato da mangiare cibo che mi ha intossicato», ha denunciato Foley che per questo motivo è stato ricoverato d’urgenza. Non solo, perché «gli operatori si addormentavano nel mio salotto, dispositivi ed elettrodomestici venivano dimenticati accesi e sono stato ferito duranti gli esercizi o gli spostamenti». Per ben due volte Foley è stato ricoverato per incidenti avvenuti in casa con il personale dell’assistenza domiciliare.

Ma l’Ontario dispone anche del “Self-Directed Personal Support Services”, ossia di un servizio di assistenza domiciliare diretto dalla persona che lo richiede. Per questo Foley ha domandato di poter accedere al servizio. Cosa può alleviare infatti le sofferenze di questo malato? Forse un sistema sanitario che gli dà come opzione quella di levarsi di torno? Ken Berger, il suo avvocato, ha risposto così: «Un ‘assistenza autonomamente diretta potrebbe alleviare di molto la sua sofferenza». Ma la richiesta è stata negata l’anno scorso, perciò Berger ha chiarito: «Non volevamo arrivare fino a questo punto, ma non ci hanno lasciato alternative».

Ma non era in nome della libertà di scelta che l’eutanasia era stata resa legale in Canada come in tutti i paesi che la contemplano? È ironico che il giudice federale Wilson-Raybould abbia affermato che il suicidio assistito «protegge i più vulnerabili», perché il caso concreto di Foley mette in luce cosa accade quando la vita viene relativizzata. Sopratutto se sofferente e debole: perde di valore, depotenziando la volontà di curare fino alla fine ogni essere vivente. Machale Bach, vice presidente della Canadian Association for Community Living, ha spiegato sempre alla CTV News che «questo è il problema: l’assistenza medica a morire è vista come un intervento fra gli altri di assistenza sanitaria». Come lamentarsi quindi se lo stesso sistema sanitario poi non fornisce cure adeguate alle persone gravemente handicappate la cui vita si può considerare priva di “qualità”?

Ma Foley si è rifiutato sia di tornare a casa, sia di morire. E siccome il sistema pubblico non lo ritiene idoneo all’assistenza auto-diretta, è rimasto in ospedale, nonostante gli sia stato comunicato che le spese di ricovero giornaliero (1.800 dollari) graveranno su di lui. Insomma, invece che sostenere nella vita chi soffre, una volta che la morte legale diventa diritto e quindi valore riconosciuto dallo Stato, un disabile non solo si trova a dover combattere contro la malattia, ma addirittura contro un sistema che lo spinge a morire. Aggiungendo alla pena fisica una pena morale fra le più tremende: il disprezzo della vita come risposta al bisogno più estremo che sia accolta.

FONTE: https://lanuovabq.it/it/mi-offrono-morte-assistita-ma-non-lassistenza-a-vivere

Da Amnesty all’ONU, promossa la promotrice di ideologia sessuale-riproduttiva

di Luca Chiodini – 11/02/2016                 RILETTURA – PER NON DIMENTICARE!!!

In dicembre, il Segretario Generale dell’ONU ha incaricato Kate Gilmore di ricoprire il ruolo di Vice Alto Commissario per i Diritti Umani, sostituendo l’uscente Flavia Pansieri. Quella di Vice Alto Commissario è la seconda carica dell’Ufficio dei Diritti Umani dell’ONU. La Pansieri ha rassegnato le proprie dimissioni a seguito delle critiche pervenutele per non aver […]

In dicembre, il Segretario Generale dell’ONU ha incaricato Kate Gilmore di ricoprire il ruolo di Vice Alto Commissario per i Diritti Umani, sostituendo l’uscente Flavia Pansieri. Quella di Vice Alto Commissario è la seconda carica dell’Ufficio dei Diritti Umani dell’ONU. La Pansieri ha rassegnato le proprie dimissioni a seguito delle critiche pervenutele per non aver […]

In dicembre, il Segretario Generale dell’ONU ha incaricato Kate Gilmore di ricoprire il ruolo di Vice Alto Commissario per i Diritti Umani, sostituendo l’uscente Flavia Pansieri. Quella di Vice Alto Commissario è la seconda carica dell’Ufficio dei Diritti Umani dell’ONU.

La Pansieri ha rassegnato le proprie dimissioni a seguito delle critiche pervenutele per non aver preso misure e per aver rallentato le indagini riguardo ad accuse di abusi sessuali su minori, commessi da personale francese della missione di pace nella Repubblica Centro Africana.

Al suo posto è stata nominato Kate Gilmore, una scelta che solleva qualche interrogativo.

Secondo quanto riportato da C-FAM, Kate Gilmore ha portato Amnesty International su posizioni abortiste, con conseguenti ampie defezioni da parte dei sostenitori delusi e contrariati.

Quando, nel 2006, Amnesty passò da una sostanziale neutralità, nei confronti della questione dell’aborto, alla promozione esplicita, il cambio è stato condotto senza alcuna forma di consultazione dei membri, sotto la direzione della Gilmore, che allora era Executive Deputy Secretary General e responsabile per l’innovazione nelle linee politiche riguardo ai diritti umani. Ne era seguito un ampio dissenso (vedi quanto riportato dalla Catholic News Agency).

Tre anni dopo, con un “trattamento di fine rapporto” di ben 616.000 dollari Amnesty ha licenziato la Gilmore, la quale però nel 2011 viene assunta in qualità di Vice Direttore Esecutivo presso il Fondo per la Popolazione dell’ONU, da dove ha potuto organizzare e diramare attivisti, facendo pressione sui governi per promuovere aborto e diritti sessuali.

In queste condizioni, il Fondo per la Popolazione ha intaccato il diritto internazionale, propagando i concetti di salute “riproduttiva e sessuale”, tanto che la Gilmore si è sentita legittimata a diffonderne l’ideologia durante i suoi discorsi: un soggetto può “mantenersi nella propria salute fisica e mentale attraverso il soddisfacimento dei suoi diritti alla salute riproduttiva e sessuale”, ha sostenuto, dibattendo con gli abitanti delle isole del Pacifico.
Lamentele da parte di diplomatici, hanno riprovato le eccessive pressioni da parte del Fondo per promuovere temi come, ad esempio, la legalizzazione della prostituzione. Inoltre, delegati di paesi africani hanno rimostrato per i tentativi di influenza, esercitati sui propri governi, riguardanti soprattutto l’educazione sessuale (e relativa promozione dell’attività sessuale anche tra i bambini dai cinque anni in su).

Da ultimo, nel dicembre scorso, Gilmore, durante un discorso in occasione della pubblicazione di un report, si è “dispiaciuta” che l’indagine sull’impiego dei contraccettivi non avesse coinvolto i fanciulli (ambo i sessi) a partire dal decimo anno di età ma solo dai 15 anni in poi. E dell’età  di inizio della pubertà ha dichiarato: “il punto  è che, [l’età di inizio] è scesa, gente. Non è a 15 anni ma a 10!”

Tralasciando le vedute della Gilmore sui diritti parentali all’educazione – definiti molto prudentemente come “chimere”-, la situazione dell’Ufficio ONU peri Diritti Umani rischia di passare da una cattiva situazione ad una peggiore: da omissioni e rallentamenti nelle investigazioni di abusi su minori alla vere e propria promozione ideologica dei diritti “sessuali” e alla “salute riproduttiva”, spingendosi a minacciare la fanciullezza e persino l’infanzia.

FONTE: http://www.matchman-news.com/da-amnesty-allonu-promossa-la-promotrice-di-ideologia-sessuale-riproduttiva/

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

IL FMI PRESENTA LA VALUTA MONDIALE

LA FINE DEL DOLLARO USD $. TUTTO PRONTO PER IL GOVERNO MONDIALE

La scorsa settimana è successo qualcosa di grosso: il FMI concederà prestiti in DSP. I diritti speciali di prelievo sono la loro valuta. Di per sé, non sono niente di speciale, ma il FMI ha sempre prestato in dollari. Il fatto che stiano stampando la propria valuta su larga scala, $ 650 miliardi per cominciare, è semplicemente monumentale. Significa che la valuta mondiale sta iniziando.

Questo è ESATTAMENTE ciò che Mark Carney (capo della BoE) ha annunciato 18 mesi fa. Che il petrodollaro finirà “tra dieci anni” e sarà sostituito con una valuta di riserva mondiale del FMI.
Non commettere errori: se c’è una Banca centrale mondiale e una valuta di riserva mondiale, il governo mondiale aperto non è lontano.

Diciotto mesi dopo che Mark Carney ha annunciato ufficialmente la fine del petrodollaro  e la sua sostituzione con una valuta di riserva mondiale del FMI, il FMI annuncia che creerà $ 650 miliardi di diritti speciali di prelievo.

È un evento sbalorditivo. Il FMI smette di prestare in dollari e inizia a utilizzare la propria valuta  per salvare le nazioni. Novanta hanno chiesto “assistenza”, le loro finanze sono state devastate dal blocco.

650 miliardi di dollari potrebbero non sembrare molti, ma questo è solo l’inizio. Presto il FMI lancerà circa trilioni di SDR come la Fed sta facendo ora con l’USD.

L’idea è che la valuta del FMI possa essere utilizzata come valuta di riserva. E lo faranno, il petrodollaro si sta gonfiando gravemente e ha perso forse fino alla metà del suo valore in termini reali negli ultimi 18 mesi circa. Anche l’euro e lo yen sono in cattive condizioni, nascondendo la reale portata del declino del dollaro. Nessuno sarà felice di vedere le proprie riserve (o risparmi) svanire.

Può sembrare bizzarro o anche poco rilevante, ma lo è. Tutti sono ingannati dal Lockdown e dal “virus”, ma sullo sfondo è in corso un’enorme crisi finanziaria. Ricapitoliamo gli eventi chiave degli ultimi anni che hanno portato a questo momento cruciale nella storia del mondo.

0. I preliminari sono stati che la Fed ha iniziato il tapering nel 2017. Presumibilmente cercando di prendere parte della liquidità che avevano iniettato durante il Crunch del 2008 fuori dal sistema. E aumentando i tassi. Ciò ha avuto l’effetto del tutto prevedibile, e in effetti ampiamente previsto, di creare un’importante compressione della liquidità nel sistema.

tendenza della crescita di M2, una misura chiave dell’offerta di moneta.

Come è chiaramente visibile, il tapering della Fed ha semplicemente causato un crollo deflazionistico, proprio come è avvenuto nel 2008 e nel 2001. La crescita della moneta è andata a zero; deve crescere del 10% circa all’anno per mantenere il sistema sufficientemente liquido.

Fondamentalmente per mantenere l’usura sul debito da pagare, questo è ciò che guida la crescita della moneta. Non ci sono mai abbastanza soldi per pagare interessi + debiti.

LEZIONE DI STORIA

1. Ma la storia della morte del petrodollaro e dell’ascesa della valuta di riserva mondiale del FMI inizia sul serio il 23 agosto 2019, quando Mark Carney, all’epoca capo della Banca d’Inghilterra, in un incontro con i colleghi banchieri centrali, annunciò che “entro dieci anni”,  il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale finirà e sarà sostituito non dallo yuan, ma da una valuta di riserva mondiale del FMI. Ha aggiunto che un cambio di valuta di riserva è tipicamente associato a “drammatici sconvolgimenti”

2. Quindi, non un mese dopo, lunedì 16 settembre 2019, i  problemi hanno iniziato a salire sul mercato dei pronti contro termine , dove le banche e altre “istituzioni” cercano prestiti giornalieri a breve termine per bilanciare i loro libri. È arrivato fino al 10%. Ciò indicava che gli attori del sistema bancario ombra non si fidavano più delle garanzie reciproche. Hanno effettivamente smesso di prestarsi l’un l’altro. Si può ricordare il tasso Libor nel 2008, che è aumentato, indicando gli stessi problemi. Ciò significa che queste “istituzioni” erano tecnicamente in bancarotta.

3. Questa quindi è stata la scusa per la Fed per avviare il QE 4. All’inizio, hanno detto che avrebbero iniziato a) acquistare titoli del tesoro e b) fornire “prestiti a breve termine” su base giornaliera alle “istituzioni” insolventi.

È iniziato con circa 75 miliardi di dollari al giorno, che oggi è una birra piccola, ma le cose sono aumentate rapidamente. Il 3 gennaio 2020, il giorno in cui Soleimani è stato giustiziato, la Fed ha riferito di aver già erogato 6 trilioni di dollari in prestiti giornalieri.

4. Le cose peggiorarono solo da lì. Quando è iniziato il World Wide Lockdown, il 16 marzo 2020, la Fed stava già fornendo un fantastico $ 1 trilione al giorno in prestiti al sistema bancario ombra. Quel fatidico giorno, quando 4 miliardi di persone vennero arrestate, iniziarono un “ programma di acquisto di beni ” da 4 trilioni di dollari, consentendo sostanzialmente alle “ istituzioni ” in bancarotta (è molto triste chiamare “ istituzioni ” queste operazioni di saccheggio) di scaricare la loro spazzatura alla Fed, nel tentativo di “risolvere” i problemi sul mercato dei pronti contro termine.

Sì, siamo stati rinchiusi perché hanno dato $ 4 trilioni alla banca, questo è letteralmente quello che è successo. Era tutto venduto come “panico dovuto al Corona”, ma il vero “panico” (in realtà, è tutto orchestrato dalla A alla Z) era a Wall Street.

5. Diversi pacchetti sono pervenuti al Congresso da quel salvataggio. Mnuchin ha dato a Wall Street un altro trilione . Biden ha appena firmato un affare da 3 trilioni di dollari, la maggior parte dei quali va anche direttamente ai ricchi schifosi. Tutto sommato, la Fed e il governo degli Stati Uniti hanno aggiunto $ 12 trilioni di nuovi dollari al sistema da settembre 2019.

6. Come risultato di questa inflazione sta accadendo l’ovvio: aumento dei prezzi. Soprattutto nelle materie prime. Tutto è aumentato del 50% o più, legname del 180%. Ci vorrà un po ‘di tempo prima che questi prezzi si traducano in prezzi in aumento di tutti i beni, ma lo faranno.

C’è anche una massiccia speculazione sugli alloggi. A Vancouver, in Australia. La maggior parte è guidata dalla Cina, che negli ultimi anni ha ampliato il credito di un importo ancora maggiore rispetto alla Fed. Alcuni dicono fino a $ 30 trilioni.

7. Gran parte dell’inflazione va alla Borsa, provocando il ridicolo “boom” lì, che è totalmente artificiale al 100% e non esisterebbe senza la Fed.

Tra settembre e dicembre 2019, l’S & P è sceso da 2905 a 2416. Ciò deve essere dovuto alla disastrosa compressione della liquidità nel sistema bancario ombra che è diventata evidente con quel picco del 10% dei tassi di interesse sul mercato pronti contro termine.

Poi, a causa del QE, ha ricominciato a salire come un matto, fino a 3380. Successivamente, ha perso ben 1000 punti nella settimana dopo l’inizio del Lockdown. Presumibilmente a causa del ” covid ”, ma non aveva nulla a che fare con questo, erano gli stessi problemi nel sistema finanziario, per il quale fornivano già un trilione al giorno sul mercato dei pronti contro termine, e per il quale evocavano quei $ 4 Trilioni di salvataggio.

Da allora, l’S & P è salito a 4019 oggi. Un altro aumento di 600 punti mentre l’economia reale è in rovina a causa del Lockdown.

8. Il risultato di tutto questo è ovvio: ha ucciso il dollaro. Proprio come l’economista / agente di banca Kyle Bass ha detto che avrebbero fatto per ‘aggiustare’ le finanze americane  nel 2011 . Sia il suo valore che il suo status. La de-dollarizzazione è in corso e si è intensificata. Il già fatiscente Petrodollar non si riprenderà da questo.

La mossa del FMI lo conferma: i nuovi prestiti sono nei loro DSP, non nei soliti dollari. Il dominio di Washington nel FMI è ufficialmente finito. D’ora in poi, lo stesso FMI domina.

OBBLIGAZIONI

L’ultima notizia è che i mercati obbligazionari stanno ora  iniziando a mostrare rendimenti in aumento . I tassi di interesse stanno aumentando. Coloro che detengono titoli del Tesoro subiranno un enorme colpo con un’inflazione elevata e, tardivamente, si stanno rendendo conto di questo fatto. L’aumento dei rendimenti è il risultato naturale, ma ovviamente i tassi di interesse più elevati stanno schiacciando i debitori. Questo è il crocifisso irrisolvibile (all’interno del paradigma finanziario usuraio) su cui è inchiodato il Popolo: o inflazione o deflazione. O meglio, prima inflazione, poi deflazione.  La classica creazione di boom dai banchieri, lo hanno fatto per tutta la modernità.

 

FONTE: https://www.databaseitalia.it/il-fmi-presenta-la-valuta-mondiale-la-fine-del-dollaro-usd-tutto-pronto-per-il-governo-mondiale/

 

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

TRA STORIA INTERNAZIONALE E DIPLOMAZIA PARALLELA
SCRITTI IN ONORE DI GIANLUIGI ROSSI

SINTESI


Il volume raccoglie gli scritti in onore di Gianluigi Rossi, Professore Emerito di Storia delle Relazioni Internazionali presso la Sapienza – Università di Roma. Allievo di Giuseppe Vedovato, dal 1998 è stato componente della Commissione per il Riordinamento e la Pubblicazione dei Documenti Diplomatici Italiani del Ministero degli Affari Esteri. Il professor Rossi è stato Preside, dal 2008 al 2010, della Facoltà di Scienze Politiche de la Sapienza e dal 2010 al 2012 di quella di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione. Direttore scientifico, dal 2016, della Rivista «Europea», il professor Rossi ha concentrato la sua attività di ricerca, tra l’altro, sulla decolonizzazione dell’Africa italiana, sulle relazioni italo–libiche e sul processo di integrazione africana.

 

pagine: 452
formato: digitale
ISBN: 978-88-255-3673-7
data pubblicazione: Marzo 2021
marchio editoriale: Aracne editrice
editore:
collana: Biblioteca Scientifica Europea | 6

FONTE: http://www.aracneeditrice.it/index.php/pubblicazione.html

 

 

 

L’OMS non approva i passaporti vaccinali

 

Ginevra 6 aprile 2021 – REUTERS: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità non approva la proposta di richiedere passaporti vaccinali per i viaggi all’estero perché non si è ancora sicuri del fatto che la vaccinazione possa effettivamente impedire la trasmissione del virus, così come ci sono preoccupazioni sull’equità della distribuzione delle dosi” ha riferito martedì una portavoce dell’istituzione.

Come OMS, stiamo dicendo che, in questa fase, non vorremmo vedere il passaporto vaccinale come un requisito di ingresso o di uscita da un paese, dato che in questo momento non siamo sicuri che il vaccino impedisca la trasmissione” ha dichiarato la portavoce dell’OMS Margaret Harris.

Ci sono molti altri problemi, oltre alla questione della discriminazione contro coloro che non riescono ancora ad avere il vaccino per una ragione o per un’altra” ha comunicato in un briefing delle Nazioni Unite.

La signora Harris ha aggiunto che, al momento l’OMS aspetta di vedere inserire i vaccini cinesi di Sinopharm e Sinovac nell’elenco dei vaccini per uso emergenziale, intorno alla fine di aprile.

Non sta procedendo così rapidamente come ci aspettavamo perché abbiamo bisogno di più informazioni” ha detto, rifiutando di fornire ulteriori informazioni, facendo appello al diritto di riservatezza.

Il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha chiesto ai paesi che hanno una enorme fornitura di vaccini di donare 10 milioni di dosi alla struttura, affiliata all’Organizzazione Mondiale della Sanità COVAX, che gestisce assieme all’alleanza vaccinale GAVI. Le restrizioni all’esportazione da parte dell’India hanno lasciato il programma di alleanza vaccinale a corto di dosi della AstraZeneca prodotte dal centro di produzione vaccinale Serum Institute of India.

Harris ha detto di non avere aggiornamenti su alcun paese che si offra di collaborare, aggiungendo: “Stiamo cercando altri vaccini“.

 

Fonte: https://www.reuters.com/article/us-health-coronavirus-who-vaccines/who-does-not-back-vaccination-passports-for-now-spokeswoman-idUSKBN2BT158

Scelto e tradotto da Francesco Paparella per ComeDonChisciotte

FONTE : https://comedonchisciotte.org/loms-non-approva-i-passaporti-vaccinali/

 

 

 

POLITICA

… e Paolo Mieli intima a Salvini “responsabilità”

Sul Corriere c’è  un fondo con la firma  pesante di Paolo Mieli.  In esso Paolo Mieli intima  a Salvini  e  alla Lega –  ripetutamente –   di mostrare “responsabilità” ,,  “dar prova di senso di responsabilità”  –    che di mostrerà  nell’“accantonare, limitatamente alle questioni sanitarie e per un periodo limitato, ogni vocazione polemica…ogni disputa riferita direttamente o indirettamente al coronavirus”.

Più  specificamente,  Salvini e  la Lega devono dimostrare responsabilità tacendo sul “pasticcio Astrazeneca”. Ossia (ma questo l’agente  Mieli non lo dice,  lo suggerisce   solo) deve far finta di non vedere che Astrazeneca sta falciando con infarti ed emorragie cerebrali decine di persone giovani e sane.   Perché,  dice il Kommissario  Mieli,   aprile è “il mese decisivo  per vaccinare ogni giorno le previste quattro o cinquecentomila persone ….  Poi, soltanto dopo, verrà il tempo della ripresa di una vita quasi normale”.

Perché  nelle ultime ore contiamo  due  morti a Cosenza, una ragazza di 25  anni e un uomo di 39;  un avvocato di 45 anni deceduto a Messina,

 

Un sessantenne di Fucecchio («Si era vaccinato poche ore prima».  il decesso sotto gli occhi della moglie)..

In Germania, la 32enne #DanaOttmann, psicologa e campionessa di ciclismo, deceduta per emorragia cerebrale 11 giorni dopo il vaccino #AstraZenecawelt.de/politik/deutsc DIE WELT (welt.de/politik/deutsc

Dubbi non sono ammessi: vaccinare 500 al giorno

Bisogna lasciar fare il lavoro al generale Bara Beccaris.  Tacere e obbedire.  Non a  caso il dottor Bassetti  proclama la nuova Verità (Pravda):  che le emorragie cerebrali e gli infarti da mRNA  sono pari, anzi, addirittura inferiori a quelli che avvengono nella popolazione generale.

Uno si può domandare a che titolo Paolo Mieli, un direttore di giornale in pensione, intima a  Salvini e Lega di fare e non fare qualcosa. Forse in qualità di figlio di Renato Mieli,  nato “ad Alessandria d’Egitto in una famiglia italiana di religione ebraica,  che  nel 1943 fonda un quotidiano nella Tripoli occupata dagli inglesi. Nel 1944 torna in Italia al seguito dell’esercito inglese, presentandosi come “colonnello Ralph Merrill”[1],  è  ufficiale dei servizi d’intelligence inglesi; lavora nel Psychological Warfare Branch, l’organismo che concede i permessi di pubblicazione ed assegna la carta per la stampa dei primi giornali[2]. A Napoli fonda il quotidiano «Il Risorgimento». Nel 1945, grazie ai buoni uffici del comando alleato in Italia, viene scelto come primo direttore dell’ANSA[2].   Il Renato Mieli che, poi, Togliatti nomina direttore de  L’Unità e capo (nel 1949) viene nominato responsabile del Pci per i rapporti con l’estero”,  insomma Paolo Mieli parla e ordina ed intima perché  è il nuovo colonnello  Ralph Merrill?

Vi  sarete accorti che il clima è cambiato. S’è fatto duro Adesso la polizia fa le retate della gente che si avventura fuori  all’aria aperta,  come i rastrellamenti ai tempi dei nazisti.  Si identificano i no-vax e negazionisti come   pericoli pubblici.  Qualcuno  ha fatto una amara battuta,  per nulla lontana dalla realtà:

 

Un medium riconducibile e a “Loro” ha stilato la lista  di proscrizione  dei “giornalisti e intellettuali filorussi”  (ovviamente ci sono anch’io, e scopro di essere collaboratore di Sputnik):    non è  più una libera opinione politica e morale, adesso sta diventando un delitto punibile per legge.

E’ il tempo dei Bassetti:

 

“Una legge che punisca chi prende posizione contro ivaccini. Sono terroristi”

Ci si domanda come mai, quando ritornano tempi  come questi,    si trova sempre che  qualcuno    ha calzato  il  berretto azzurro del cekista e   la Tokarev per il colpo alla nuca, e debba essere per forza un Padrone del Discorso .

L’abito nuovo del colonnello Ralph Merrrill  (Anche Giuliano Ferrara e  Chicco Mentana  ne hanno  una)
FONTE: https://www.maurizioblondet.it/paolo-mieli-intima-a-salvini-responsabilita/

NINO GALLONI: PERCHÈ LA SINISTRA NON FA PIÙ LA SINISTRA?

Economia organica – MRTV

VIDEO QUI:

LA SINISTRA VUOLE VIETARE LE INDAGINI SULLE ONG

Cronisti incercettati, decisa ispezione
E’ stato aperto al ministero della Giustizia un fascicolo sull’inchiesta di Trapani relativa alle Ong nell’ambito della quale sarebbero stati intercettati diversi giornalisti nelle comunicazioni con le fonti.

Dopo le disposizioni date dalla ministra Cartabia, è stata formalmente inviata all’Ispettorato Generale la richiesta di “svolgere con urgenza i necessari accertamenti preliminari,formulando all’esito valutazioni e proposte”

 

FONTE: https://voxnews.info/2021/04/06/la-sinistra-vuole-vietare-le-indagini-sulle-ong/

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

Morte di Stato e vaccino obbligatorio: firmato, Draghi

Un anno intero di nefandezze non è bastato, a Giuseppe Conte, per avvicinarsi al record immediatamente centrato, invece, da Mario Draghi: l’obbligo vaccinale per il Covid, al momento limitato al personale sanitario. Virtualmente illegale, perché viola l’articolo 32 della Costituzione: nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge l’hanno fatta (o meglio, un decreto), ma a sua volta infrange tutte le convenzioni internazionali in vigore in Italia, che vietano di imporre un Tso con farmaci ancora sperimentali. Non manca il lato comico: autorevoli scienziati, alcuni dei quali spesso ospiti in televisione, hanno spiegato che la persona vaccinata resterebbe comunque contagiosa. A che scopo, quindi, imporre la vaccinazione a medici e infermieri? Un ossimoro: in teoria, è più probabile che in ospedale un paziente venga contagiato da un medico vaccinato, prima che da un dottore che abbia evitato di subire la vaccinazione.

A monte, dovrebbe vigere la legge del buonsenso: perché mai ricorrere parossisticamente al vaccino, per un malattia facilmente curabile da casa, se presa per tempo? Uno dei medici virtuosi, di cui l’Italia dovrebbe andare orgogliosa, è il dottor Mariano Amici, di Roma: in un anno, ha curato con successo Il dottor Mariano Amicinon meno di 2.000 pazienti Covid. Bilancio: tutti guariti, e nessun ricovero. Di morti, nemmeno a parlarne. Intervistato da Massimo Mazzucco e Fabio Frabetti di “Border Nights”, protesta: obbligare medici e infermieri a vaccinarsi contro il Covid è un sopruso bell’e buono, un ricatto a cui non resta che opporsi con la disobbedienza civile, in attesa che intervenga la Corte Costituzionale: se in migliaia incrociassero le braccia, dice il dottore, voglio vedere come farebbero, a mandare avanti gli ospedali. Ai pazienti, un consiglio: andare dal proprio medico di base e chiedere di essere esentati dalla vaccinazione. Impossibile? Allora si chieda al medico di certificare di essere idonei al vaccino e di non correre pericoli: nessun medico firmerebbe mai un simile certificato, perché sa benissimo che le stesse case produttrici non garantiscono l’innocuità dei vaccini Covid, nati solo qualche mese fa. Vaccini la cui stessa efficacia, peraltro, è più che incerta, data la velocità con cui mutano i virus Rna.

Mariano Amici sa come domare il Covid, senza ricoverare nessuno: per questo è stato insolentito, in televisione, nei programmi di Giletti e di Formigli. Addirittura, Bruno Vespa si è augurato che venga radiato dall’Ordine dei Medici. Si trova infatti sotto procedimento disciplinare: imperdonabile, un medico che salva 2.000 pazienti, in un’Italia che prima ha impedito le autopsie sui cadaveri delle vittime classificate Covid, nella primavera 2020, e poi ha disposto che i corpi venissero cremati, escludendo in via definitiva la possibilità di un esame autoptico, quando ancora i medici non avevano trovato le opportune contromisure. Si tratta di uno scandalo democratico, che puzza di dittatura: i medici salva-vita sono centinaia, e vengono ignorati o perseguitati. E il governo Draghi preferisce restare nel paradigma della menzogna e della follia, mentre i pazienti continuano a morire perché non curati a casa, e ricoverati spesso fuori tempo massimo. In un paese civile, i responsabili di questa strage andrebbero immediatamente fermati: messi in condizione di non nuocere più, e poi finalmente processati.

 

FONTE: https://www.libreidee.org/2021/04/morte-di-stato-e-vaccino-obbligatorio-firmato-draghi/

 

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