RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 24 LUGLIO 2020

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RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 24 LUGLIO 2020

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Siccome er monno è gravido de gente 

ch’è castrata de mente,

chi vò cercà d’illuminà er pensiero

è un pazzo che fa la luce ar cimitero

TITTA MARINI, Zitti tutti… che parlo io, Accademia dell’ozio, Tarquinia, 1970, pag. 62

 

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La redazione provvederà doverosamente ed immediatamente alla loro rimozione dal blog.

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SOMMARIO

Dylan parla dal futuro: sconfiggeremo tutto questo orrore
Papa Francesco bacia le mani di David Rockefeller,Henry Kissinger e John Rothschild
I vincitori del Consiglio Europeo? Francia e Germania (Die Welt).
I segreti di Stato sul COVID-19 presto svelati (grazie al Tar)
IBM richiede 12 anni di esperienza su un software fatto soltanto 6 anni fa
ANNA MAGNANI, ICONA DI UN’EPOCA
Ministero Esteri cinese ordina agli Usa di chiudere il consolato a Chengdu
Caccia sorpassano in modo aggressivo aereo passeggeri iraniano in spazio aereo siriano 
GUIDA BREVE AI LIBRI CHE TUTTI CITANO MA NESSUNO HA MAI LETTO DAVVERO
USA-Cina, nella saga della propaganda sul Coronavirus spunta anche il dissidente fuggito da Hong Kong
La finestra di overton, come funziona la manipolazione.
Taormina: porto in tribunale Conte per i 30 mila morti del Covid-19
LE TRATTATIVE TRUFFALDINE IN UE E LE PROMESSE D’AFFARI AI CINESI
Servono opere, non solo il “green”
Boff: capitalismo terrorista, e la Chiesa ne è complice
IL “MINORE PERSONA” E LA CAPACITÀ DI DISCERNIMENTO: UNO SGUARDO D’INSIEME
TROPPA IDEOLOGIA QUANDO SI PARLA DI CARCERE
Nomi, finanziatori e intrighi. Ecco tutti i segreti delle navi Ong
Migranti in fuga, spunta una falla: “La struttura non era idonea”
Il vizietto degli Yankee, ficcare il naso nelle elezioni altrui
Facebook lancia il programma “anti-ingerenze” per le elezioni USA del 2020
Bob Dylan: l’America è fondata sulla schiena degli schiavi
Ancora non ci sono i fondi, ma già litigano per gestirli
L’INTERA QUESTIONE VIRALE VA RIVEDUTA DA CAPO A CODA
Per la Ministra Pisano e per IMMUNI viene “Il Tempo” delle critiche
“IMMUNI” SÌ, MA DA COSA? 

 

 

IN EVIDENZA

Dylan parla dal futuro: sconfiggeremo tutto questo orrore

“Ho attraversato il Rubicone il quattordicesimo giorno, nel mese più pericoloso dell’anno, nel momento peggiore dei giorni più brutti. E’ tutto quello che vedo qui, ho fatto un voto così posso pregare il dio greco di mandare l’alba…”. C’è un senso di pericolo imminente, di stordimento collettivo ma anche di spietata difesa del proprio passato, dell’esperienza di un’intera esistenza, in “Rough and Rowdy Ways”, nuovo album di Bob Dylan (uscito il 19 giugno). Il titolo è un warning, un avvertimento ai poveri di spirito, agli arroganti, agli artisti, politici, intellettuali che non accettano cambi di guardia: i miei modi saranno ruvidi e turbolenti. E “Crossing the Rubicon” è uno di questi passaggi, con l’immagine terribile e solenne di “un fiume dove molte ceneri fluttuano nelle correnti”. Non era facile prevedere il Dylan del suo 79° anno, perché non siamo più abituati a una visione enciclopedica, a trovare la strada, il filo d’Arianna in un mondo prossimo al crollo, più per incapacità a reagire che per difetti strutturali. Crisi economica, pandemia, razzismo non giustificano per Dylan l’abdicazione a qualsiasi principio morale: “Io posso redimere il mio tempo, tempo così sprecato che alla fine potrei durare”.

Armatevi di pazienza, un vocabolario, uno smartphone multifunzione, soprattutto astenetevi dall’improvvisarvi esperti in cultura, animatori dei sogni altrui: in dieci canzoni rugginose e fluenti come i grandi fiumi, Dylan spiega perché sapere e Bob Dylanstudiare, questa è per i più giovani, è l’unica difesa al dilagare di corruzione, violenza, odio. Non siamo più alle battaglie per i diritti civili di sessant’anni fa, e al “New York Times” Dylan confessa tutto il suo orrore per George Floyd «torturato a morte in quel modo». Si dice «nauseato». E proprio alla sua generazione, quella che doveva arginare le derive autoritarie e di totale disprezzo per l’individuo, raccomanda uno scatto d’orgoglio perché proprio le nuove generazioni «non vivendo alcun passato, tendono a credere a qualsiasi cosa. Il punto è che fra venti, trent’anni saranno in prima linea». È il punto centrale di questo album magistrale, irripetibile anche per un Nobel alla Letteratura negli anni a venire: quanto pesa il tempo e come condividerlo con più generazioni?

“Rough and Rowdy Ways” non è un disco da esporre in un museo e far ascoltare a un singolo individuo per volta. La cultura non è mai divisiva, al contrario è una traversata del deserto; “Dio, sono in lotta, Dio, potrei sbagliarmi, viaggio nella luce e sono lento a tornare a casa”, canta in “Mother of Muses”, è il coraggio di mostrare debolezze e furori esemplari. “Questo è il regno della potenza e della gloria”, annuncia in “Goodbye Jimmy Reed”: “Racconta la vera storia, raccontala senza fronzoli, nelle ore mistiche quando le persone sono deboli”. Dylan non pubblicava un album di inediti da otto anni, quando “Tempest” si impose come una delle sculture guerriere tipiche di un amante di arti figurative. E il presagio di un mondo più debole che sfortunato faceva allusione al Titanic piuttosto che a John Lennon. Oggi Dylan esclude che le piaghe capitali che affliggono l’umanità, senza limiti geografici, abbiano un riferimento biblico. «Vorrebbe dire che ci tocca una punizione divina», afferma Rough and Rowdy WaysDylan. «Certo, l’arroganza più estrema può generare effetti disastrosi. Forse siamo arrivati a un’epoca di distruzione, ma rimango convinto che tutto passerà».

Ho qualche dubbio che operatori culturali da fast food, produttori e discografici assillati da picchi di follower e febbre gialla da social riescano a comprendere il tesoro inestimabile di “Rough and Rowdy Ways”, annunciato in pieno lockdown da “Murder Most Foul”, 17 minuti di ballata sulla morte di John F. Kennedy proiettata come un drone al primo posto in classifica, e poi da “I Contain Multitudes”, titolo di una splendida poesia di Walt Whitman, quindi da “False Prophet”. Tutto on line, mentre da noi i padri della patria della canzone, per non dire dei confusi nipotini rapper, non riuscivano proprio a cantare il loro tempo. Come se il tempo non te lo debba conquistare, per il semplice fatto che sei davvero un poeta. O un cantautore. O, appunto, una voce del futuro. Ma per avere un futuro, devi sapere come stare in equilibrio. Solo così puoi scrivere “il mio cuore è come un fiume, un fiume che affonda… vedo il sorgere del sole, vedo il tramonto”. E rimanere nell’arena a batterti. Però di Bob Dylan ne esiste uno solo.

(Renato Tortarolo, “Ruvido e impetuoso, così Bob Dylan ci rimette in riga”, dal “Secolo XIX” del 13 giugno 2020. «Di questi giorni non ci sono buone notizie», ha dichiarato Dylan al “New York Times”. «Le buone notizie nel mondo di oggi sono come un fuggiasco, trattato come un bandito e messo in fuga. Per questo dobbiamo ringraziare i media: agitano la gente con pettegolezzi e biancheria sporca. Cattive notizie che deprimono e creano orrore». Quanto alla pandemia, per Dylan è «il precursore di qualcos’altro che sta per venire», ma non necessariamente una piaga biblica: «Significherebbe che nel mondo sta arrivando un castigo divino. L’estrema arroganza che porta punizioni disastrose. Forse siamo alla vigilia della distruzione. Ci sono molti modi per pensare al virus. Io penso che occorra lasciargli fare il suo corso»).

Papa Francesco bacia le mani di David Rockefeller,Henry Kissinger e John Rothschild
18 MAGGIO 2016

La religione è sempre stata una stampella per il capitalismo. Elementi di prova per coloro che non sono ancora convinti: Papa Francesco bacia la mano di David Rockefeller, Rothschild e John Henry Kissinger a destra … I magnati del sistema di schiavitù moderna a cui si prostra Papa . Non c’è nulla da sperare di un papa gesuita
fonte: http://pirate-972.skyrock.com/

http://lechemindeleveil.blogspot.it/2015/10/le-pape-satanique-francois-embrasse-la.html
VIDEO QUI: https://youtu.be/XbHMIKnD0cE
http://www.nuevamentes.net/2015/10/le-pape-satanique-francois-embrasse-la.html
FONTE:https://malaalde.blogspot.com/2016/05/papa-francesco-bacia-le-mani-di-david.html

I vincitori del Consiglio Europeo? Francia e Germania (Die Welt).

Luglio 23, 2020 posted by Giuseppina Perlasca

Non sentite un lieve aroma di presa in giro?

Oggi la Welt, noto e diffuso quotidiano tedesco, dedica l’articolo di apertura della propria edizione online proprio ai vincitori dell’ultimo consiglio europeo. E dopo un giorno di meditazione non ha  nessun dubbio: i veri vincitori sono Francia e Germania.

Il discorso del quotidiano tedesco è molto semplice : alla fine gli esperti della Merkel e di  Macron hanno cambiato le norme di distribuzione degli aiuti in modo molto diverso da come erano previste inizialmente ed a favore di Germania e Francia   Entrambi i paesi riceveranno molto più denaro dal fondo per la ricostruzione di quanto inizialmente proposto dal presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Al vertice, i 27 capi di stato e di governo hanno tagliato i contributi, soprattutto su sollecitazione dei cosiddetti “Cinque frugali”, che comprendono Austria, Danimarca, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi, per cui ora vengono distribuiti solo 390 miliardi di euro anziché 500 miliardi di euro. Inoltre, ci sono 360 miliardi di euro di prestiti che devono essere pagati dai destinatari. I partecipanti si sono quindi concentrati solo sui pagamenti dei contributi a fondo perduto e sulle diverse soluzioni per distribuirli.

La proposta originale del commissario europeo per il bilancio Johannes Hahn si basava principalmente su una valutazione della ricchezza , o meglio della sua mancanza: più un paese è povero e più alto è stato  il tasso di disoccupazione dal 2015 al 2019, più denaro avrebbe dovuto ottenere e veniva considerata anche la popolazione complessiva dello stato. Tutto questo ha generato delle critiche fortissime  perchè sembrava che il piano fosse stato disegnato per fornire più soldi all’Italia, e quindi i criteri sono stati ridisegnati in modo da distribuirli in modo diverso e , secondo la Welt, più a favore del due di testa nella UE. 

Eppure vediamo governativi festeggiare….

FONTE:https://scenarieconomici.it/i-vincitori-del-consiglio-europeo-francia-e-germania-die-welt-non-sentite-un-lieve-aroma-di-presa-in-giro/

 

 

 

I segreti di Stato sul COVID-19 presto svelati (grazie al Tar)

23 Luglio 2020

Tutti i segreti di Stato del Governo Conte stanno per sparire grazie a una sentenza del Tar del Lazio, che comanda all’esecutivo di rendere pubblici i documenti segretati del CTS durante l’emergenza coronavirus.

Possiamo solo immaginare quante siano le cose taciute e tenute segrete dal Governo Conte durante l’emergenza coronavirus, vuoi per non alimentare disordini sociali, vuoi per come funzionano alcune dinamiche interne all’esecutivo (non solo in Italia, ça va sans dire).

Eppure, tutto sta per cambiare. I documenti segretati del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), che contenevano numeri, dati e informazioni sulle quali il Governo Conte ha basato le proprie decisioni difficili durante i mesi di lockdown e redatto gli ormai arcinoti DPCM, stanno per essere svelati.
Sì, perché fino ad oggi nessuno di non autorizzato ha mai avuto accesso a tali documenti, un vero e proprio segreto di Stato perpetuato dal Governo che finalmente è giunto alla sua fine grazie alla tenacia di tre avvocati che hanno fatto ricorso al Tar del Lazio.

Addio al segreto di Stato sul COVID-19

La sentenza emessa dal Tar del Lazio il 22 luglio, pronunciata il 13 luglio, dice chiaramente che il Consiglio dei Ministri e la Protezione Civile devono rendere pubblici tutti i verbali e i documenti realizzati al Comitato Tecnico Scientifico, il cui ruolo è stato cruciale – come spesso ripetuto dal premier nelle sue conferenze stampa a sorpresa alle quali ci ha abituati durante il lockdown.

La divulgazione di tali verbali deve avvenire entro 30 giorni. Per il Tar il segreto di Stato su questi documenti non è legittimo poiché non si tratta di «atti amministrativi generali» – come invece sostiene la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Protezione Civile.

A firmare la sentenza sono Lucia Gizzi, Ines Simona Immacolata Pisano e Mariangela Caminiti, giudici amministrativi della Prima sezione quater.

Fin dall’inizio delle conferenze stampa serali della Protezione Civile, il capo Angelo Borrelli aveva specificato che no, i documenti e i verbali delle riunioni del Comitato dovevano rimanere segreti poiché contenenti dati sensibili.

Lo Stato si piegherà davvero a rivelare i suoi segreti sul coronavirus?

Se il Governo pubblicherà davvero i documenti segretati è ancora tutto da vedere, ma intanto vale la pena comprendere il prologo della vicenda.
A fare ricorso al Tar del Lazio, dopo essersi visti negare l’accesso ai documenti da parte della Protezione Civile, sono stati gli avvocati Vincenzo Palumbo, Rocco Mauro Todero e Andrea Pruiti Ciarello, consigliere di amministrazione della Fondazione Einaudi.

Cosa potrebbe andare storto? Lo Stato potrebbe fare ricorso oppure presentare delle «ragioni sostanziali attinenti ad esigenze oggettive di segretezza o comunque di riservatezza degli stessi al fine di tutelare differenti e prevalenti interessi pubblici e privati».

Di seguito uno stralcio della sentenza del Tar del Lazio pubblicata il 22/07/2020:

«L’Amministrazione ha opposto all’ostensione dei richiamati verbali solo motivi «formali» attinenti alla qualificazione degli stessi come «atti amministrativi generali», ma non ha opposto ragioni sostanziali attinenti ad esigenze oggettive di segretezza o comunque di riservatezza degli stessi al fine di tutelare differenti e prevalenti interessi pubblici o privati tali da poter ritenere recessivo l’interesse alla trasparenza rispetto a quello della riservatezza».
[…]
«Deve essere consentito l’accesso ad atti, come i verbali in esame, che indicando i presupposti fattuali per l’adozione dei descritti DPCM, si connotano per un particolare impatto sociale, sui territori e sulla collettività».

FONTE:https://www.money.it/Svelati-segreti-Governo-Conte-Tar

 

 

IBM richiede 12 anni di esperienza su un software fatto soltanto 6 anni fa

Spesso il datore di lavoro è particolarmente esigente e nelle procedure di selezione del personale stabilisce che i candidati siano in possesso di particolari requisiti. La scelta di un nuovo dipendente è ovviamente legata all’esigenza di disporre di qualcuno in grado di far bene un certo mestiere. E’ fondamentale, quindi, trovare chi sia davvero capace a svolgere determinate mansioni.

Qualche volta titoli e competenze si profilano molto restrittivi, ma può capitare che qualcuno – magari una grande realtà industriale – finisca con il chiedere l’impossibile suscitando involontariamente l’ilarità collettiva.

È il caso di IBM, storicamente sinonimo di informatica, che in questi giorni ha avviato la ricerca di risorse specialistiche con ben definite connotazioni professionali. La circostanza non è sfuggita al magazine online The Register che ha commentato con non poco divertimento il bizzarro annuncio del colosso americano.

La Global Technology Services – azienda della costellazione industriale di IBM – ha detto di esser pronta ad assumere specialisti con almeno dodici anni di esperienza con Kubernetes, un complesso sistema di gestione, amministrazione e organizzazione dei container. Comprensibile la pretesa di “arruolare” gente con significativa dimestichezza con certo software, ma quei dodici anni sembrano un pochino eccessivi e persino oggettivamente fuori dalla portata di chiunque.

Il programma infatti è stato realizzato e commercializzato nel 2014 e quindi nessuno può aver totalizzato il periodo di utilizzo approfondito che costituisce la “condicio sine qua non” per assicurarsi il posto di lavoro.

FONTE:https://www.infosec.news/2020/07/17/wiki-wiki-news/ibm-richiede-12-anni-di-esperienza-su-un-software-fatto-soltanto-6-anni-fa/

 

 

 

ARTE MUSICA TEATRO CINEMA

ANNA MAGNANI, ICONA DI UN’EPOCA

Ogni paese ha il proprio ambasciatore, un artista immortale capace di imprimersi nella memoria collettiva chiedendo di essere guardato, ascoltato mentre grida «io sono la storia, la gloria, le contraddizioni». La Francia ha Edith Piaf, la Germania Marlene Dietrich, l’Italia Anna Magnani. C’è una scena famosissima, di un film struggente e forte (Roma città aperta) come solo Roberto Rossellini sapeva fare, in cui una donna corre, mentre i tedeschi stanno portando via il marito su una camionetta zeppa di sudore e morte. È Pina, colei che come dice Ascanio Celestini «muore prima di toccare a terra, mentre sta volando, leggera ed elegante, spinta da una forza quasi inarrestabile, ad afferrare in volo la mano del suo uomo per trarlo via, unico e solo, da quella massa di derelitti». Pina è Anna Magnani, bella e fiera nel suo volto scavato, le occhiaie scure, i capelli corvini spettinati. Anna è l’Italia nei suoi vizi privati e pubbliche virtù, è passato che riaffiora per non essere dimenticato, è icona di un tempo vissuto che fa fatica, ancora, ad essere dimenticato.

www.teonews.it

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Romana d’origine e d’elezione, è forse il suo animo capitolino a renderla perfetta rappresentante di un Paese nuovo, in via di ristrutturazione, profondamente lacerato ma più genuino e spontaneo. Lei, che Indro Montanelli ricorda ordinare da bere con accento trasteverino inconfondibilmente inserito in un code-switching dall’italiano all’inglese difficile da riprodurre. Lei, che Herbert List immortala al Circeo mentre con una mano si appoggia a un pilastro e con lo sguardo perso buca l’obiettivo, l’osservatore, il suo cuore. Come l’Italia distrutta dalla guerra e costretta a rialzare la testa perché, arrivati al fondo, la risalita è dura ma indispensabile, Anna Magnani ha tratto la forza da «una lacrima di troppo e una carezza in meno», superando un’infanzia amara per approdare, tenace, a una sofferta età adulta piena di soddisfazioni.

Anna Magnani. San Felice Circeo, Italy. 1950. Photographer: Herbert List

Anna Magnani. San Felice Circeo, Italy. 1950. Photographer: Herbert List

Della sua vita professionale si è detto e scritto tanto. La parola, si sa, è potente ma incantatrice, tende a confondersi, a perdersi, a impreziosirsi di sontuosi monili che risaltano la forma dimenticandosi, a volte, della sostanza. A raccontare di Anna ci hanno pensato i suoi film, rappresentazione generosa di un’artista spontanea e mai banale, interprete magnifica di BellissimaMamma Roma e La rosa tatuata. Con voce calda e roca ha incantato genuinamente una generazione, ha messo da parte il mito della bellezza standard per affermare quello, più vivo e mordace, della donna vera, imperfetta, fiera di quelle rughe che segnano il volto e che oggi, in una corsa ridicola contro il tempo, rappresentano la paura più grande delle donne cresciute nell’illusione dell’eterna giovinezza.

www.annamagnani.net

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Nel lavoro come nella vita era appassionata e felina, «affondava gli artigli nel cuore» come ricorda Tennessee Williams, viveva con impeto e naturalezza ogni grande stato d’animo. Diventata diva a quarantasette anni, ha alzato con orgoglio la statuetta dell’Oscar vinto per The Rose Tattoo mentre alla prima mondiale all’Aston Theatre di New York le maschere erano Marilyn Monroe e Joan Crawford. Con naturalezza Anna si è stupita, ha aspettato i telegrammi di Luchino ViscontiJean Renoir, Frank Capra, Burt Lancaster e poi ha sorriso perché, in fondo, se l’aspettava. Era nata attrice, e lo aveva sempre saputo: «Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno».

In amore, però, era fragile e tormentata. Come noi tutti, del resto, ancora una volta condannati a piangere per un amore perduto, sognato. «Ho trovato sempre uomini, come definirli? carucci. Dio: si piange anche per quelli carucci, intendiamoci, ma sono lacrime di mezza lira» amava ripetere, e infatti nessuno dei suoi amanti riuscì mai a risanare quella carezza in meno di cui Nannarella aveva bisogno. Non ci riuscì Goffredo Alessandrini, il regista che sposò prima della guerra, né Massimo Serato, il padre del figlio Luca, né Roberto Rossellini che se ne andò per correre tra le braccia di Ingrid Bergman cui affidò, miserabilmente, il ruolo che spettava ad Anna nel film Stromboli.

Anna Magnani e Roberto Rossellini www.italiaecinema.it

Anna Magnani e Roberto Rossellini
www.italiaecinema.it

Tutto l’amore che aveva dentro, Anna Magnani lo riversò sullo schermo. Diceva ai truccatori «Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care», come gli anelli concentrici di un albero che di anno in anno segnano un passo in più, un gradino migliore nell’esistenza di ognuno. Perché la vita è dura, ha mille salite e poche discese, ci vede attori di relazioni sbagliate, tormentate, abitudinarie. Eppure siamo noi, sempre, a tenere le redini. E possiamo decidere se lasciarci abbattere oppure, come Anna, prendere la rincorsa e saltare, in alto, verso una maggiore accettazione di noi stessi, primo, indispensabile passaggio per trasformare le nostre debolezze in punti di forza.

«Ce metti una vita a piacerti, e poi arrivi alla fine e te rendi conto che te piaci. Che te piaci perché sei tu, e perché per piacerti c’hai messo na vita intera: la tua. Ce metti una vita intera per accorgerti che a chi dovevi piacè, sei piaciuta… e a chi no, mejo così. Anche se lo ammetto, è più raro trovà un uomo a cui piaci, che te piace, che beccà uno ricco sfondato a Porta Portese!
Ce metti na vita per contà i difetti e riderce sopra, perché so belli, perché so i tuoi. Perché senza tutti quei difetti, e chi saresti? Nessuno.
Quante volte me sò guardata allo specchio e me so vista brutta, terrificante.
Co sto nasone, co sti zigomi e tutto il resto. E quando la gente me diceva pe strada “bella Annì! Anvedi quanto sei bona!” io nun capivo e tra me e me pensavo “bella de che?”.
Eppure, dopo tanti anni li ho capiti.
C’ho messo na vita intera per piacermi.
E adesso, quando me sento dì “bella Annì, quanto sei bona!”, ce rido sopra come na matta e lo dico forte, senza vergognarmi, ad alta voce “Anvedi a sto cecato!”»

Anna Magnani

FONTE:https://www.frammentirivista.it/anna-magnani-icona-di-un-epoca/

 

 

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

La mossa arriva come ritorsione alla decisione degli Stati Uniti di chiudere il consolato cinese a Houston per accuse di furto di proprietà intellettuale.

La Cina ha ordinato agli Stati Uniti di chiudere il proprio consolato nella città sud-occidentale di Chengdu, ha detto il ministero degli Esteri cinese in una nota venerdì.

“Il Ministero degli Affari Esteri della Cina ha informato l’Ambasciata degli Stati Uniti in Cina della sua decisione di revocare il consenso per l’istituzione e il funzionamento del Consolato Generale degli Stati Uniti a Chengdu”, si legge nella nota.

Il ministero ha dichiarato di aver deciso di revocare la licenza della missione degli Stati Uniti e le ha detto che sospenderà tutte le operazioni e gli eventi, ma i tempi per la chiusura non sono immediatamente chiari. Il Dipartimento di Stato americano non ha ancora commentato.

Gli Stati Uniti gestiscono un’ambasciata a Pechino e consolati generali a Chengdu, Guangzhou, Shanghai, Shenyang e Wuhan. Il consolato di Chengdu è stato aperto nel 1985 e ha circa 200 dipendenti, 150 dei quali cinesi, secondo il suo sito web.

Mercoledì Reuters ha anche riferito che la Cina sta pensando di chiudere la missione di Wuhan.

Gli Stati Uniti hanno ordinato alla Cina di chiudere il suo consolato a Houston, in Texas, all’inizio di questa settimana con una mossa che è stata descritta come una “provocazione politica” da Pechino e ha provocato minacce di ritorsioni.

Il Dipartimento di Stato ha spiegato la decisione, citando la necessità di “proteggere la proprietà intellettuale americana e le informazioni private degli americani”. Il presidente Donald Trump, nel frattempo, ha accennato alla chiusura di altri consolati.

L’FBI sta accusando diversi ricercatori cinesi di aver mentito sulle loro connessioni con i militari cinesi per ottenere visti e spie statunitensi per Pechino, una accusa negata dalla Cina.

Le tensioni sono cresciute tra le due superpotenze negli ultimi anni su più fronti mentre lottano per il dominio politico e tecnologico.

FONTE:https://it.sputniknews.com/mondo/202007249341336-ministero-esteri-cinese-ordina-agli-usa-di-chiudere-il-consolato-a-chengdu/

 

 

Secondo quanto riportato dai media iraniani, 2 caccia americani si sarebbero avvicinati in modo “aggressivo” ad un aereo di linea iraniano che stava volando attraverso lo spazio aereo siriano. Sui social è stato diffuso un video ripreso dall’interno dell’aereo civile.

Secondo Il media statale iraniano IRIB, il volo Mahan Air 1152 diretto a Beirut, in Libano, da Teheran, in Iran, è stato avvicinato giovedì da due aerei, che si sono identificati come americani.

Il video catturato a bordo del volo e condiviso sui social mostra l’aereo che si muove avanti e indietro durante la manovra mentre i passeggeri urlano.

Un’immagine condivisa da IRIB mostra uno dei jet militari. Sebbene difficile da capire con precisione, la sagoma sembra essere quella di un F-15, un aereo utilizzato sia dalle forze aeree statunitensi sia da quelle israeliane.

​L’aereo di linea iraniano è poi atterrato all’aeroporto di Beirut in sicurezza. Tutti i passeggeri dell’aereo iraniano sono scesi, tra di loro ci sono solo alcuni lievemente feriti, segnala la Reuters con riferimento all’amministrazione dell’aeroporto di Beirut.

Reazione delle autorità iraniane

Il ministero degli Esteri iraniano promette azioni legali non appena verranno esaminate tutte le circostanze dell’accaduto e in aggiunta incolpano gli Stati Uniti per qualsiasi situazione di pericolo che potrebbe capitare all’aereo della compagnia Mahan Air sulla via del ritorno a Teheran da Beirut. Il segretario generale delle Nazioni Unite è già a conoscenza della situazione, così come l’ambasciatore svizzero, che rappresenta gli interessi degli Stati Uniti nel Paese.

FONTE:https://it.sputniknews.com/mondo/202007239341162-caccia-israeliani-sorpassano-in-modo-aggressivo-aereo-passeggeri-iraniano-in-spazio-aereo-siriano/

 

 

 

CULTURA

GUIDA BREVE AI LIBRI CHE TUTTI CITANO MA NESSUNO HA MAI LETTO DAVVERO

Esistono tramonti, luoghi, piatti definiti “instagrammabili”, ovvero meritevoli di un numero spropositato di like se fotografati e postati su Instagram. Esistono anche citazioni instagrammabili, che molto spesso vengono da libri famosi. A chi non è capitato di leggere un passo di un romanzo sotto una foto su Instagram (e di aver pensato, a volte, «ma questa frase cosa c’entra?»).

La cosa curiosa è che spesso le persone citano autori che non conoscono, opere di cui hanno letto soltanto la citazione incriminata. La nostra redazione di Letteratura ha preparato una piccola rassegna dei libri più citati di sempre (a volte a sproposito). Se non avete mai letto l’opera completa, potrebbe essere una buona occasione per rimediare.

«Il piccolo principe» di Antoine de Saint-Exupéry

È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.

Ci siamo tutti imbattuti almeno una volta in questa splendida citazione tratta dal Piccolo principe, ma pochi hanno davvero letto il capolavoro di Saint-Exupéry, tutto incentrato sull’importanza di mantenere lo sguardo puro dei bambini – ed esserne orgogliosi – anche quando si cresce. L’autore scrive, infatti, che «tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano)».

Con un linguaggio semplice, perfetto per i bambini, l’autore tratta temi da adulti, come l’amore, l’amicizia, la perdita. Il capitolo dell’incontro tra il Piccolo principe e la volpe, tra i più inflazionati nel mondo social, è forse il più profondo e poetico dell’intero libro: proprio per questo sarebbe avvilente ridurlo a poche frasi. Se conoscete solo qualche citazione letta qua e là sul web, quindi, è arrivato il momento di scoprire questo romanzo per intero.

(di Francesca Cerutti)

«L’alchimista» di Paulo Coelho

Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire.

Quanti di voi avranno mai letto in giro sui social network questa frase, pensando di avere a che fare con persone esperte di autoaiuto? Di quelle che ti urlano dietro “Never give up”, “Don’t stop believing”? Magari mettendo questa citazione in didascalia a qualche immagine presa da internet con cieli stellati o prati fioriti? La frase è tratta da L’alchimista di Paulo Coelho, autore brasiliano noto ai più per queste perle di saggezza, definite “coelhismi”, piuttosto che per i suoi romanzi.

Tuttavia, perché leggere L’alchimista? Perché la storia del giovane pastore andaluso Santiago non solo è un romanzo che elargisce massime a destra e manca, ma è anche un romanzo che ci insegna l’importanza della propria crescita individuale e della ricerca del proprio posto nel mondo. Ci mostra, inoltre, come noi esseri umani siamo parte dello stesso mondo, e ci invita, così, a diffonderne il suo messaggio di pace e armonia.

(di Alberto Paolo Palumbo)

Il «Carpe diem» di Orazio

Carpe diem, quam minimum credula postero.

Tutti filosofi col «Carpe diem»… ma abbiamo mai letto l’intera ode del poeta latino Orazio? È il primo dei Carmina quello che contiene l’espressione più famosa, citata, tatuata e inflazionata dell’intera letteratura latina: carpe diemQueste due parole sono ormai diventate un motto, entrato nel linguaggio comune come esortazione a godere di un momento favorevole senza preoccuparsi del futuro. La vita di un verso, trasformato in “modo di dire”, può diventare del tutto autonoma da quella del testo che lo contiene, e infatti esso viene usato troppo di frequente per esprimere un messaggio che ha poco da spartire con quello originario. Ma basterebbe leggere per intero, almeno una volta, l’intero componimento per capire ciò che intendeva davvero il poeta di Venosa.

L’ode inscena un colloquio, davanti al mare in burrasca, tra un uomo maturo e una giovane, Leucònoe, che ha fretta di vivere il futuro. Il poeta la esorta a non coltivare speranze a lungo termine, che potrebbero essere disattese, ma a cogliere ciò che il presente le concede e a godere tutte le gioie che la vita offre. È questo un concetto centrale nella riflessione oraziana: esso non rivela un atteggiamento pessimistico di fronte all’esistenza, e neppure costituisce un invito a chiudere gli occhi, in modo stupido e menefreghista, per tuffarsi in una sfrenata ricerca del piacere; è bensì un’esortazione a vivere con intelligenza l’intensità di ogni momento, alla ricerca della felicità possibile nel presente. Ergo:

(di Federica Funaro)

«Arancia meccanica» di Anthony Burgess

Che cos’è che Dio vuole? Dio vuole il bene o la scelta del bene? Un uomo che sceglie il male è forse in qualche modo migliore di un uomo cui è stato imposto il bene?

Arancia Meccanica di Anthony Burgess, libro che ispirò l’omonimo film di Stanley Kubrick, è la storia di Alex, un teppista che, assieme alla propria banda di amici, denominati ”drughi”, si diverte a compiere atti di violenza per le strade di Londra. Il suo però è proprio un bisogno, ha quasi un
istinto alla violenza, che corroborato dall’utilizzo di varie ”drogucce” lo rende un vero e proprio incubo per la città. Ma il nodo centrale del libro è una riflessione di altro genere: l’importanza di poter scegliere. Perché infatti il giovane verrà arrestato e gli verrà effettuata una cura contro la sua naturale inclinazione alla violenza, tanto che arriverà a provare disgusto alla semplice idea di picchiare o offendere qualcuno.

E la domanda che quindi si pone l’autore, frutto anche di un
dibattito che aveva preso piede nell’Inghilterra di quell’epoca, è: se è meglio un mondo programmato scientificamente affinché non si possa scegliere il male, oppure avere la possibilità di non scegliere il bene, ma mantenere la propria libertà. La risposta è la seconda, e per questo Arancia Meccanica, anche nelle sue atrocità, è un manifesto sull’importanza di poter scegliere.

(di Vladislav Karaneuski)

FONTE:https://www.frammentirivista.it/guida-breve-ai-libri-che-tutti-citano-ma-nessuno-ha-mai-letto-davvero/

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

USA-Cina, nella saga della propaganda sul Coronavirus spunta anche il dissidente fuggito da Hong Kong

E’ passata praticamente sotto silenzio, in Italia, l’intervista rilasciata a Fox News da Li-Meng Yan una virologa di Hong Kong fuggita negli USA per fornire la propria versione sul modo in cui il governo cinese ha gestito la comunicazione sulla pandemia. (https://www.foxnews.com/world/chinese-virologist-coronavirus-cover-up-flee-hong-kong-whistleblower ). Le rivelazioni della virologa sono sostanzialmente allineate alle posizioni dell’amministrazione statunitense: la Cina sapeva, la Cina ha taciuto, la Cina ha imposto la consegna del silenzio a tutti coloro che avevano informazioni sul Coronavirus. Ci sono, tuttavia, diverse questioni che dal punto di vista dell’analisi di contesto “non tornano”.

In primo luogo, consideriamo la provenienza della dissidente: il dr. Yang non è cinese ma di Hong Kong, campo di battaglia di elezione per la Cold War II fra USA e Cina, con gli Stati Uniti che hanno esplicitamente preso posizione a favore dei movimenti non filocinesi.

In secondo luogo c’è la questione “prove”. Anche in questo caso, come in quello delle dichiarazioni del Segretario di Stato americano Pompeo (https://www.infosec.news/2020/05/03/news/strategie/chi-di-psyop-ferisce-di-psyop-perisce/) e dell’ex-capo del MI6, Sir Dearlove, siamo di fronte a dichiarazioni non supportate da fatti, ma dalla richiesta di un atto di fede. Come i suoi predecessori, anche il dr. Yan, infatti, afferma di “credere” che il governo cinese abbia impedito la circolazione tempestiva delle informazioni sul Coronavirus, ma non fornisce alcun elemento concreto e verificabile. La virologa si limita a citare una sua ricerca non ufficiale che avrebbe condotto su richiesta di un suo superiore e che sarebbe consistita nell’inviare messaggi a colleghi che operavano nella Repubblica Popolare Cinese. Nessuna analisi diretta, dunque, ma solo opinioni basate su comunicazioni via WeChat (l’applicazione di instant messaging utilizzata in Cina, i cui dati sono a disposizione del governo ogni volta che la sicurezza nazionale lo richiede). Nessuna cartella clinica, nessun referto, nessuna bozza di articolo scientifico. Le prove si riducono a una schermata a favore di telecamera (minuto 1:53 dell’intervista) che documenterebbe un contatto con qualcuno all’interno del Center for Disease Control and Prevention cinese. L’intervista qualifica il Coronavirus come il “più grande disastro della storia umana” (5:07) –il che è evidentemente falso- e contiene (5:09) anche accuse di coinvolgimento di uno scienziato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella messa a tacere dei fatti (circostanza “indipendente” utile a supportare la scelta americana di uscire dall’ente internazionale).

In terzo luogo, c’è la questione del “come” il dr. Yan sia riuscita a scappare da Hong Kong senza che le autorità cinesi la bloccassero. Prima di tutto, è abbastanza inverosimile che l’attività del dr. Yan sia passata inosservata, se non altro perché è ragionevole pensare che i medici con i quali avrebbe corrisposto, tutti localizzati in Cina, da un lato fossero strettamente controllati e dall’altro, non avendo certo interesse a finire nelle mani dei servizi di sicurezza, avrebbero potuto segnalare alle autorità l’attività della virologa per non essere loro stessi accusati.

Ciò premesso, la dr. Yan dichiara di essere riuscita a scappare senza che le autorità cinesi se ne accorgessero grazie all’aiuto di un blogger che dagli USA la avrebbe avvertita di un pericolo imminente (7:13) e di un political exile group (8:21). Anche in questo caso è lecito avanzare qualche dubbio su queste affermazioni. A tutto voler concedere, l’esfiltrazione da Hong Kong sarà piuttosto stata possibile grazie all’intervento della CIA o dei Consular Services.

Infine, è curiosa la presenza di due funzionari del FBI che “accolgono” la dr.ssa Yan all’arrivo per interrogarla e sequestrarle il cellulare, considerato che la sua partenza da Hong Kong sarebbe avvenuta in incognito, come un qualunque turista. Ed è contradditoria la dichiarazione della dissidente (9:08) che di fronte a funzionari del governo degli Stati Uniti si pone il problema se dire loro o meno il motivo del suo viaggio. Immancabili anche le notizie sulle rappresaglie che il governo cinese avrebbe attivato (11:20) e che rendono inverosimile pensare che il FBI la lasci circolare a piede libero, se veramente il dr. Yan fosse rischio vita.

L’intervista si conclude con dichiarazioni generiche sulla potenzialità infettiva del Coronavirus e sul rischio che rappresenta. Non si parla di utilizzo del Coronavirus come arma biologica, ma il contesto sembrerebbe suggerirlo.Complessivamente, e non da ultimo per il fatto che sia stata rilasciata ad un’emittente filogovernativa, l’intervista della dr.ssa Yan solleva più interrogativi che certezze. Sembra, infatti, più la trama di un B-movie di spionaggio che una rivelazione di fatti destinati ad alterare gli equilibri della politica mondiale.
Insomma, avrà anche detto la verità, ma lo ha fatto malissimo. E sarà per questa debolezza intrinseca che limita la “spendibilità” mediatica del personaggio che di questa vicenda non si è parlato granché.

FONTE:https://www.infosec.news/2020/07/23/news/usa-cina-nella-saga-della-propaganda-sul-coronavirus-spunta-anche-il-dissidente-fuggito-da-hong-kong/

 

 

 

La finestra di overton, come funziona la manipolazione.
VIDEO QUI: https://www.facebook.com/100049252762773/videos/155367806114977/

 

 

 

 

 

DIRITTI UMANI

Taormina: porto in tribunale Conte per i 30 mila morti del Covid-19

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Il famoso avvocato Carlo Taormina ha presentato una denuncia contro il governo Conte con l’accusa di Pandemia Colposa, legata alla gestione dell’epidemia Covid-19 che ha causato 30 mila mrti. Le accuse dell’avvocato Taormina sono molto precise: il governo sapeva dal 3 gennaio del Covid-19, come da informative del ministero della Sanità, ha stabilito lo stato d’emergenza dal 30 gennaio, ma le misure di restrizione e di chiusura sono state prese solo a marzo. Eppure era da mesi che si sapeva delle morti nei reparti di terapia intensiva. Inoltre il governo ha vietato le autopsie, facendo invece bruciare i corpi, ma questo ha rallentato la scoperta di migliori terapie che, successivamente, hanno abbassato la mortalità.

Per questi motivi Taormina ha presentato denuncia presso la Procura di Roma che ha trovato fondati i suoi rilievi ed ha passato il fascicolo al Tribunale dei ministri, che è l’autorità competente in materia.

Buon ascolto

VIDEO QUI: https://youtu.be/Jg77R5St_9k

FONTE:https://scenarieconomici.it/taormina-porto-in-tribunale-conte-per-i-30-mila-mordi-del-covid-19/

 

 

 

ECONOMIA

LE TRATTATIVE TRUFFALDINE IN UE E LE PROMESSE D’AFFARI AI CINESI

Le trattative truffaldine in Ue e le promesse d’affari ai cinesiÈ ormai accertato che Giuseppe Conte stia enfatizzando la sua trattativa europea sui prestiti a fondo perduto. Infatti si tratta di soldi che inizieranno ad arrivare dal 2021, e per solo un dieci per cento, mentre il restante novanta sarà vincolato al fatto che il governo attui una politica lacrime e sangue, dai licenziamenti alla riduzione delle pensioni, passando da una rivalutazione astronomica di rendite catastali ed aliquote Imu, proseguendo con prelievi sui conti correnti con eventuale patrimoniale, senza considerare la pregiudiziale Ue che vedrebbe in ogni italiano un potenziale evasore fiscale. Ed allora qual è la vittoria di Conte? Soprattutto perché i giornali cosiddetti “istituzionali” reggono il gioco al governo? La comunicazione, fatta di promesse a giornali e giornalisti, nonché ad editori e faccendieri del ramo, è tutta nelle mani di Rocco Casalino, il vero architetto dell’immagine del governo. Quel Casalino che, sin da prima di partecipare al Grande Fratello televisivo (la prima edizione), non nascondeva la propria fascinazione per un controllo orwelliano del genere umano: 1984 era un incubo fantascientifico solo fino a qualche decennio fa, oggi è un sogno realizzabile grazie al connubio tra tecnologia e politica filo cinese. E non è un mistero che le fonti governative sulle trattative europee, di cui parlano i giornali, siano le sole parole di Rocco Casalino: acqua fresca, anzi calda, ed in questi giorni si preferirebbe dare retta a Boario o Fiuggi piuttosto che alla fonte pisciarello Casalino.

E siccome la gente è abituata a pensare con la propria testa, guardando criticamente l’operato del governo. Iniziamo col dire che Rocco Casalino ha evitato che la delegazione di governo andasse ospite presso il Forte Hotel di Bruxelles: hanno alloggiato presso un costoso albergo a due passi dal palazzo, mentre nella catena Rocco Forte Hotels avrebbero soggiornato gratis. Perché lo Stato italiano è socio dei Forte Hotels, partecipati dal Fondo strategico italiano di Cassa depositi e prestiti. Il Fondo strategico italiano ed il Gruppo Rocco Forte Hotels hanno sottoscritto un accordo d’investimento che prevede l’ingresso del Fondo nel capitale del gruppo alberghiero, per un piano di sviluppo incentrato sull’Italia. Complessivamente undici hotel in Italia, Regno Unito, Germania, Belgio e Russia, fornendo un servizio di alta qualità ad una clientela proveniente soprattutto dall’estero, in particolare da Stati Uniti, Medio Oriente, Sud America e Cina: in questi alberghi i rappresentanti dell’Italia non pagano, ma Casalino ha preferito far salire i costi delle delegazione. Già questa storia ha il sapore d’una sconfitta, e di tanto sfarzo e spreco.

Ma andiamo oltre, superando fonte del pisciarello e radio fante, chiariamo che il primo ministro danese Mark Rutte è stato esplicito con l’italiano Conte. Il danese, oggi a capo del “gruppo dei frugali”, ha detto che in Italia sono accantonati nelle banche risparmi per cinque volte superiori a quelli tedeschi e quattro volte a quelli danesi. Una proporzione che i frugali vorrebbero l’Italia sanasse per sempre, e perché ritengono non conciliabile il forte indebitamento col primato di primo risparmio mondiale. I danesi avrebbero proposto a Conte di dimostrare la volontà di bruciare gli accantonamenti dei privati, di conseguenza si sarebbero aperte per l’Italia le porte delle disponibilità europee. Ma Conte non vorrebbe mai colpire il risparmio, conscio che quei conti correnti sono tutti di pubblici dipendenti che, durante il lockdown, hanno raddoppiato la propria propensione all’immobilizzo di capitali. Nello specifico, forti risparmiatori sono tutti gli alti dirigenti di stato, e Conte sa bene che perderebbe l’appoggio del partito del pubblico impiego qualora provasse a decurtare il risparmio. Questo giochetto è anche noto ai giornali filogovernativi, dove lavorano parenti di alti dirigenti di stato. Da qui l’utilizzo dell’unica fonte governativa, il pisciarello appunto.

Di fatto l’Italia rimane economicamente bloccata, e ad alcuni centri di potere conviene il Belpaese a bocce ferme. Ma qualche beninformato (fonte ben più dissetante) ci fa fare un salto temporale a qualche giorno prima che esploda il “corona virus” a Wuhan in Cina. Il 9 ottobre 2019, il direttore della Cia Gina Cheri Haspel volava alla volta di Roma, e qui incontrava i vertici di Aisi (prefetto Mario Parente), Aise (Luciano Carta, ora vertice di Leonardo) e direttore del Dis (Giovanni Vecchione). Ma perché gli americani avrebbero incontrato i servizi segreti italiani? Premettiamo che i rapporti tra le intelligence occidentali sono normale amministrazione. Anche se la fonte fresca ci dice che, i toni dell’incontro avrebbero avuto la stessa gravità di quelli registrati nei giorni che precedettero l’operazione “Mani Pulite” del 1992: ovvero le trattative tra 007 Usa, 007 finanziari (legati a George Soros) e pezzi dello Stato italiano (anche magistrati milanesi) che poi si diedero appuntamento sullo yacht Britannia. Nel mirino dell’intelligence Usa ci sarebbe la classe politica oggi in Parlamento, dalla maggioranza all’opposizione. Nello specifico tutti coloro che in qualche maniera hanno incrociato sul proprio cammino la “via della seta”. Perché secondo certe vocine la “via della seta” sarebbe un bel secchio bucato, in grado di bagnare chiunque cerchi di bloccarla: di bagnarlo con dollari o con euro, o con oro e diamanti, e perché il governo di Xi Jinping pagherebbe bene tutti i politici e gli alti dirigenti di stato capaci d’abbattere ogni barriera all’entrata cinese nelle grandi aziende italiane. L’obiettivo della Cina è avere entro il 2023 il pacchetto di controllo del sistema italiano. E sappiamo bene che, negli ultimi trent’anni, sono partiti dall’Italia alla volta della Cina gran parte delle banconote euro scomparse dalla circolazione europea: soldi girati dalle organizzazioni imprenditoriali cinesi. Cartoni e valige di danaro contante oggi nel caveau della Banca popolare cinese. Danaro che però torna in Italia (ed in Europa) per comprare il consenso della classe dirigente.

Particolare che non sarebbe sfuggito agli informatori di Gina Haspel. La prossima mossa del Dipartimento di Stato Usa sarebbe proprio far esplodere la nuova tangentopoli italiana. Nel mirino dell’intelligence Usa ci sarebbe proprio Giuseppe Conte ed il suo nugolo d’esperti, non ultimo quel Vittorio Colao (capo della cosiddetta “task force”) che da Londra tratterebbe gli affari da fare in Italia. Ma Colao non è uno cascato lì per caso, è l’uomo che ha trattato la vendita della Omnitel di De Benedetti agli inglesi, ed oggi è nell’entourage di Bill Gates come esperto finanziario. Si proprio quel Bill Gates (uomo più ricco del mondo) che Donald Trump ha accusato d’essere socio dei cinesi nel 5G, soprattutto di lavorare contro gli Usa. A confortare l’ipotesi d’una imminente nuova tangentopoli è proprio l’ex premier Matteo Renzi che, nel suo nuovo libro La mossa del cavallo, parla proprio d’una “classe politica che dovrà fare i conti con una nuova Tangentopoli”.

Il fondatore di Italia viva commenta così a La Stampa il contenuto del suo libro: “l’Italia dovrà affrontare anche la risposta popolare scatenata da una serie di inchieste che i media potrebbero presentare come la nuova Tangentopoli a politica è debole, si guarda alla magistratura quasi per conferirle un acritico potere di supplenza”. E Renzi spiega da dove partirà l’indagine: “Gli strumenti di protezione individuale, vale a dire le mascherine, sono arrivati attraverso percorsi a dir poco rocamboleschi” e poi “la definizione delle zone rosse, la tempistica delle chiusure, il periodo di preparazione tra la prima notizia di contagi a Wuhan e il paziente uno di Codogno, la gestione della Protezione civile, il rapporto tra regioni e Stato centrale, ma anche tra regioni e comuni”. Giuseppi tira a campare, ben sapendo d’aver lasciato aperta con i danesi la porta della batosta sui risparmi, e con i cinesi la promessa di grandi affari. L’Italia, intanto, viene volutamente disinformata dalla fonte del pisciarello.

FONTE:http://opinione.it/editoriali/2020/07/23/ruggiero-capone_conte-ue-trattative-truffaldine-promesse-d-affari-governo-giallorosso-casalino-grande-fratello-televisivo-1984-renzi-rutte-stati-uniti-cina/

Servono opere, non solo il “green”

23 LUGLIO 2020

Bene, bravo, presidente Conte, ma auguriamoci che non faccia il bis. Si può discutere sui tempi con cui arriveranno i fondi dall’Europa, sulla loro entità precisa, sui poteri di controllo che Commissione e Consiglio europeo si sono riservati, sul fatto che una loro parte provenga dal contributo netto che paghiamo al bilancio europeo, ma non si può mettere in dubbio la grande novità introdotta: un passo importante sulla mutualizzazione del debito continentale. E sulla circostanza che l’Italia ne trarrà i maggiori benefici. Sia in termini di aiuti a fondo perduto, sia sullo scarto tra interessi che pagherà sui nuovi debiti rispetto a quello che avrebbe corrisposto andando sul mercato. Ma il bis, dicevamo, no. E il bis rischia di essere catastrofico. Non esageriamo. Riguarda come spenderemo nei prossimi due anni questi duecento miliardi.

Fino ad ora questo governo, per fare una sintesi, ha sciaguratamente preferito il monopattino elettrico alle auto, il reddito di cittadinanza agli sgravi fiscali. Ieri nella messe di commenti trionfalistici, continuava a circolare con insistenza la terrificante prospettiva del “green new deal” (Gnd). Nessuno qua è contro l’ambiente, figurarsi. E tanto meno per il cambiamento digitale, che più che una rivoluzione, è una richiesta del mercato. Ma il Gnd è la fuffa che solo un burocrate che conosce poco le imprese rischia di sposare. I quattrini ci servono eccome, ma per la cosa meno conosciuta in questo Paese: la vecchia e tradizionale manutenzione. Il miglior investimento che oggi si possa pensare. Occorre manutenere le nostre infrastrutture, ampliarle, rinnovarle, talvolta ricostruirle. Investire in treni, bus e auto. Non pensiate che questa sia una banalità.

Sul fronte industriale questo è il governo che si è inventato, sull’altare di un folle ambientalismo, la tassa sulla plastica, che ha rimandato solo perché il Covid ha dimostrato che essa è essenziale. Altro che Gnd. Questo è il governo che più che la decarbonizzazione dell’Ilva, vuole che in quell’area si producano cozze. Altro che Gnd. E si potrebbe continuare con gli eccessi dell’elettrico. Abbiamo investito, con i recenti decreti rilancio, 120 milioni di euro su monopattini e bici elettriche e solo ora è stata firmata una rottamazione da 50 milioni.

FONTE:https://www.nicolaporro.it/servono-opere-non-solo-il-green/

 

 

 

Boff: capitalismo terrorista, e la Chiesa ne è complice

Ci sono due gruppi di minacce davanti a noi. Una viene dalla macchina di morte che è la nostra cultura militarista che ha creato un tale numero di armi nucleari, chimiche e biologiche, che possono distruggere ogni forma di vita sul pianeta. Queste armi sono molto deleterie: sono in sicurezza, ma non in assoluta sicurezza. Lo abbiamo visto a Chernobyl e Fukushima. Inoltre abbiamo le nanotecnologie. La guerra cibernetica può essere ad elevata distruzione. Si tratta di una guerra non dichiarata, di violenza estrema e che punisce gli innocenti. Il secondo gruppo di minacce deriva da quello che il nostro sviluppo industriale ha fatto negli ultimi 300, 400 anni, con la sistematica aggressione alla Terra, ai suoi beni, le sue risorse. Siamo arrivati al punto di avere destabilizzato totalmente il sistema Terra, e l’evidenza di questo è il riscaldamento globale. Per ricostruire quello che prendiamo alla Terra in un anno, essa abbisogna di un anno e mezzo. Quindi la Terra è già sterminata.

Stiamo arrivando a una temperatura vicino ai 2º C e la comunità scientifica nord-americana ha lanciato l’allarme sul fatto che, con l’ingresso del Leonardo Boffmetano, del disgelo delle calotte polari e altri fattori, la Terra si sta scaldando piano e, improvvisamente, la febbre può sbalzare da 37º C a 45º C. Con questo repentino riscaldamento, la vita che conosciamo oggi non sopravviverà, né quella animale, né vegetale, né umana. Dato che abbiamo la tecnologia, siamo in grado di creare piccole oasi refrigerate per gruppi di esseri umani, che sicuramente invidieranno quelli che sono morti prima, tanto la vita sarà miserabile. Questo incomberà sull’umanità nei prossimi decenni, e nessuno lo crede, perché va contro il sistema di accumulazione, contro il capitalismo, contro le grandi aziende. Gli intellettuali che hanno un senso etico devono parlare di questo.

Il capitalismo è anticristiano perché in primo luogo è contro la vita, assassina le vite umane per accumulare. Per permettere ad alcuni una vita di qualità, molti devono avere una pessima qualità di vita. E questo è ingiusto. E tutto quello che va contro la vita finisce per essere contro colui che ha detto: «Io sono venuto a portare la vita, e una vita in abbondanza». Per questo è anticristiano. Riconoscerlo è costato molto ai cristiani, dato che le chiese si sono collocate molto bene dentro il sistema capitalista. La Chiesa ha difficoltà a condannare perché il capitalismo non nega la Chiesa o la religione. Al contrario, difende la Chiesa e la morale. Solo che, nella pratica, nega tutto questo. E questa è la grande illusione della Chiesa, dal momento Hugo Chàvezche il capitalismo si estende in tutto il mondo, senza solidarietà. Con lui, solo il forte guadagna.

Gli Stati Uniti? Sono in “grande terrorista mondiale”, poiché in America Latina hanno appoggiato tutte le dittature e partecipato attivamente agli attentati, ai sequestri di persona, fornendo informazioni. E continuano con questa strategia, che è la strategia dell’Impero. Dove c’è una opposizione, la distruggono. Solo, mi meraviglio che non siano ancora riusciti ad eliminare Hugo Chávez in Venezuela, né Fidel Castro, pur tentando 17 volte, senza risultato. Gli Usa utilizzano sempre la violenza militare per imporsi e lo fanno dappertutto, come hanno fatto in Libia, ad esempio, con i droni. Credo che dopo le elezioni interverranno con i droni anche in Siria. Indipendentemente dal fatto che Obama venga rieletto o meno: perché gli Usa non riusciranno a trattenere Israele e, inoltre, non risolveranno i problemi con l’Iran.

Quindi l’arma non è la diplomazia e la ricerca di percorsi di pace, ma è la sottomissione. Sono forti, oggi: non nell’economia, perché la Cina lo è di più, né nella tecnologia (Giappone e altri paesi lo sono di più). Loro hanno il dominio militare del mondo, con la possibilità di ammazzare tutti. In nome di questo, sottomettono tutto il mondo. Nessuno si oppone all’Impero, tranne il Venezuela, Cuba e la Corea del Nord. Tutti gli altri, compreso il Brasile, si inchinano agli Stati Uniti. Si tratta di un impero il cui imperatore è Barack Obamaafroamericano, ma con la stessa perversione di Bush e altri, perché il progetto non è cambiato.

Un vecchio detto della tradizione cristiana dice: “Dove c’è il povero, lì c’è Cristo”. Oggi dobbiamo guardare in tutte le città del terzo mondo, le grandi cinture di miseria, le baraccopoli. Il cristiano che prende sul serio la consapevolezza che Cristo è là dove sta il povero deve andare a visitarlo. Non basta sapere che là c’è uno slum. Bisogna andare lì, parlare con le persone, vedere come si può aiutarli a organizzarsi meglio. Un altro detto dice: “Dove ci sono i poveri c’è Cristo, e dove c’è Cristo sta la Chiesa”. Solo che non è vero che dove ci sono i poveri c’è la Chiesa. Essa è più vicina al Palazzo di Erode che alla grotta di Betlemme. La Chiesa deve rivedere quale è il suo posto nella società. Riconoscere la Chiesa di Roma come l’unica vera è un errore teologico, perchè suppone un concetto di Dio riduzionista, come se Lui dicesse: «Questi sono i miei figli e quelli non lo sono; queste sono le mie creature care e quelli sono figli abbandonati». Questo non esiste per Dio. Tutti siamo nati dal suo cuore. Dio crede in tutti gli esseri umani. Tutti sono figli e figlie, non solo i battezzati, che per caso sono nati in Occidente. Quindi una Chiesa che non fa questo, si oppone a Dio.

La Teologia della Liberazione parte dal grido degli oppressi, che oggi sono i poveri. Fino al 2008 c’erano 860 milioni di poveri al mondo e la crisi economica e finanziaria ha elevato questo numero a un miliardo e 200 milioni. I gridi sono diventati boati. Fino a quando ci saranno persone al mondo che gridano, siano donne, afrodiscendenti, indigeni, persone discriminate, sempre ha senso – partendo dalla fede – parlare e agire in forma liberatrice. È una teologia permanente, perchè, per la condizione umana, tutti – perfino i più ricchi e equilibrati – portano la propria croce: é la paura della morte, l’esposizione a incidenti, la perdita del figlio o della Favelassposa; non abbiamo una vita sicura. La condizione umana è questa e deve essere costruita ogni giorno, con la sua angustia e oppressione.

Oltre la metà dei cristiani e dei cattolici vive nel terzo mondo. Di fatto è una religione del terzo mondo, sebbene sia nata nel primo. E se parliamo di creatività, di presenza, vedremo che la creatività non è presente nel primo mondo, dove abbiamo culture agonizzanti, che lentamente “stanno scivolando dalla rampa” della vita. Sono civiltà che non coltivano la speranza, perchè non vedono quale speranza ci sia per loro. In fondo hanno conquistato tutto quello che volevano, hanno dominato il mondo, imposto le loro idee, le loro filosofie, i loro valori, la loro musica, e ora dicono che sono infelici. Questo significa che l’essere umano non ha solo fame di pane, di beni materiali, ma anche di bellezza, di comunicazione, di amore di solidarietà. E questi valori sono presenti soprattutto tra i poveri.

Se c’è una cosa che i poveri proteggono è la cultura della solidarietà, l’allegria di vivere con il poco che hanno. Lo si vede perfino nelle telenovele di “Globo”, come quella chiamata “Avenida Brasil”: dove stanno la vita, la solidarietà e l’allegria? Non nell’alta borghesia; stanno nella favela del Divino. In questi luoghi dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina, il cristianesimo si dimostra creativo. Qui abbiamo la donna povera che non vuole entrare nel mondo dei ricchi, ma vuole essere solidale. Quindi c’è una teologia femminile differente. Esse litigano perfino con le americane, per esempio, criticandole, dicendo che non si deve continuare a fare teologia solo per integrare le donne, che poi contribuiranno solo a ingrossare il mondo degli oppressori. Le latinoamericane chiedono a loro solidarietà come donne e come oppresse. Se non ci sarà questo, non sarà una vera RatzingerTeologia della Liberazione.

La teologia é seria quando si prende sul serio la testimonianza degli invisibili, dei disprezzati, di quelli che non contano niente. Ogni persona è unica al mondo, ha qualcosa da dire, da mostrare. Ignorante é quello che pensa che il popolo è ignorante. Il popolo conosce molto della vita, della sua lotta. É un sapere, come dice Camões, “fatto di esperienza”. Siamo seri quando diamo valore a quello che dice il popolo, che non sono parole, ma drammi e gridi. In secondo luogo, dobbiamo saper formulare questo in maniera rigorosa e universale, in modo che tutti possano capire. Per prima cosa, la teologia e le Chiese ammettano di essere complici del mondo a cui oggi siamo arrivati. Questo significa che c’è stato qualche errore nella nostra trasmissione di fede, nella nostra esperienza biblica, per cui non siamo riusciti ad evitare la crisi ecologica e la crisi economica mondiale.

Non abbiamo la chiave della salvezza, siamo parte del problema. E con molta umiltà, dobbiamo rinunciare a ogni arroganza tipo “abbiamo la parola della rivelazione e quindi sappiamo”. Noi non sappiamo. Quando la Chiesa è stata arrogante e ha assunto il potere, è stato un fiasco. Ha governato male, fino al 1890 c’era ancora la pena di morte nello Stato del Vaticano, oltre ad aver commesso grandi errori storici contro la modernità e i diritti umani. Quindi non può presentare titoli di credibilità. Per prima cosa, bisogna riconoscere che si può imparare dialogando e che si può dare un contributo partendo dall’esempio di Gesù. La nostra sfida non è quella di creare cristiani, ma creare persone oneste, umane, solidali, compassionevoli, rispettose della natura degli altri. Se realizziamo questo si realizza il sogno di Gesù.

(Leonardo Boff, sintesi dell’intervista “La teologia della liberazione” rilasciata a “Ihu on line” e ripresa da “Megachip” il 19 ottobre 2012).

FONTE:https://www.libreidee.org/2012/10/boff-capitalismo-terrorista-e-la-chiesa-ne-e-complice/

 

 

 

GIUSTIZIA E NORME

IL “MINORE PERSONA” E LA CAPACITÀ DI DISCERNIMENTO: UNO SGUARDO D’INSIEME

by Avv. Ivana Consolo – 23 LUGLIO 2020

La storia del minore d’età è forse la storia del tentativo di sganciarsi dalla soggezione degli adulti acquistando la dignità di persona capace di autodeterminarsi.

L’interesse del fanciullo, è tutto proiettato verso il futuro; quindi, tenerne conto, significa contribuire alla formazione ed allo sviluppo armonioso della sua personalità.

Sì può dire che mai come in questi ultimi tempi, l’interesse del bambino è al centro dell’attenzione non soltanto dei giuristi, ma anche degli psicologi, dei sociologi e dei pedagogisti.

Tutto ciò è talmente vero che il secolo appena trascorso è stato definito “il secolo del fanciullo”, mentre il Diritto di Famiglia tende a diventare sempre più “paidocentrico”.

Si è andata infatti ampiamente consolidando, nell’analisi della dottrina e della giurisprudenza più attente, una rinnovata considerazione della posizione del minore, quale soggetto titolare di diritti soggettivi perfetti, autonomi ed azionabili, membro a tutti gli effetti della comunità sociale e protagonista del suo progressivo inserimento in essa.

Tale considerazione viene genericamente ricollegata ad una più approfondita lettura dei principi Costituzionali, secondo una linea di tendenza che dagli arti 2 e 3 conduce agli arti 29, 30 e 31 della Nostra Carta Fondamentale.

La tutela dei diritti fondamentali anche nelle formazioni sociali in cui si svolge la personalità, nonché l’impegno pubblico a rimuovere ogni ostacolo allo sviluppo della stessa personalità, sono previsioni che costituiscono la chiave di volta di tutto l’edificio Costituzionale e sicuramente si indirizzano anche al minore come ad ogni cittadino.

Su tali basi vanno pertanto interpretate le norme che più specificamente attengono alla problematica familiare e minorile.

Si osserva che nel dettato Costituzionale non acquistino una posizione centrale termini come “minore” o “minore età”; tuttavia ciò non va visto come una scarsa considerazione verso il fanciullo, ma al contrario come una inversione di rotta: da un ordinamento precostituzionale fin troppo ricco di riferimenti alla particolarità o specificità della condizione minorile che necessitava di subordinazione alla tutela degli adulti, alla considerazione del minore “persona” al pari di ogni altro individuo perfettamente capace di autodeterminarsi.

Ed ecco che una nozione diviene centrale per comprendere appieno questa “rivoluzione”: la capacità di discernimento.

Attraverso l’espressione “capacità di discernimento” è possibile rappresentare il riassunto, inteso come punto di arrivo, di una lunga evoluzione del modo di concepire il ruolo del fanciullo nel diritto.

Dall’incapacità legale di agire del minore alla capacità di discernimento, il salto è stato notevole; ma si tratta di due ordini di grandezza incompatibili.

L’incapacità legale di agire è un istituto di raffinata genesi ed elaborazione dogmatica, mentre la capacità di discernimento nasce nei testi delle Convenzioni Internazionali come punto di riferimento di alcune libertà fondamentali.

Si può dire che il Legislatore italiano non aveva mai fatto uso del termine capacità al di fuori degli istituti tipici di riferimento, non aveva mai parlato per il minore di “capacità”, anche quando gliene aveva attribuito l’eccezionale anticipazione o aveva dato lui la possibilità di esprimere un decisivo assenso o consenso. Che cosa sia la “capacità di discernimento” del minore, che fa la sua comparsa nel nostro sistema attraverso l’art. 7 della Legge sull’adozione (cui fanno eco le numerose disposizioni che ripetono la stessa formula) è difficile da dire.

Molti dubitano si tratti di un concetto giuridico, propendendo per una sua valenza psicologica. C’è chi ritiene la si debba equiparare, senza troppi problemi, alla capacità di intendere e di volere che in positivo trova nell’art. 1389 c.c. l’unico appiglio normativo.

Infine c’è chi l’accosta più verosimilmente alla maturità psico-fisica di cui all’art. 84 comma 2 c.c.

Volendo cercare di fornire una definizione di capacità di discernimento, si può dire che la Costituzione direttamente tutela il diritto della persona umana, anche minore d’età, di dirigersi liberamente e di attivarsi secondo le sue personalissime istanze per la realizzazione dei progetti personali di vita.

Chiunque o qualsiasi cosa impedisca tutto ciò, arreca un pregiudizio all’individuo.

È dotato di discernimento colui il quale sia in grado di comprendere ciò che è meglio per se stesso, di avere opinioni ed aspirazioni, ma principalmente di operare delle scelte autonome, ovvero svincolate dall’influenza o dal condizionamento dell’altrui volontà.

La capacità di discernimento di un minore corrisponde alla gradualità di sviluppo della persona, da valutare in concreto ed in relazione alle singole fattispecie.

Sono state le Convenzioni Internazionali la vera “testa d’ariete” per il riconoscimento dei diritti del minore nell’ambito delle situazioni giuridiche che lo vedono protagonista.

Infatti ad un certo momento, ci si è posti l’interrogativo se anche un bambino in tenera età fosse dotato di discernimento e se fosse necessario tenere conto del suo punto di vista. Il primo fondamentale segnale di una accresciuta attenzione verso il minore ed il suo mondo interiore giunge dalla Convenzione Internazionale dei diritti dell’infanzia del 1989, meglio nota come Convenzione di New York.

L’esistenza di un testo consacrato ai fanciulli è la conseguenza di un’analisi specifica sul tema dell’infanzia considerata nella sua specialità e peculiarità.

La Convenzione introduce l’idea del bambino come soggetto di diritti invece che come mero oggetto di tutela e protezione; affianca a diritti universalmente riconosciuti e sanzionati (diritto al nome, alla salute, all’istruzione) una serie di diritti di nuova generazione (diritto alla partecipazione del bambino, al rispetto della sua privacy, della sua dignità e libertà di espressione).

L’attenzione deve essere rivolta soprattutto all’art. 12, il quale richiede agli Stati di garantire che ogni minore capace di discernimento abbia il “diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa” e che “le opinioni del fanciullo siano debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità”.

Il minore ha dunque il diritto di partecipare attivamente all’assunzione di decisioni che lo riguardano, nonché di influenzare le disposizioni adottate nei suoi confronti; tale diritto va garantito anche nel caso in cui il fanciullo, sebbene capace di farsi una opinione, non sia in grado di comunicarla.

Lo stesso fondamentale articolo, afferma che è necessario dare al minore la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa, l’ascolto potrà essere diretto o intermediato da un rappresentante o da un organismo appropriato, e l’intermediario dovrà trasmettere l’opinione del bambino ed agire solo nel suo superiore interesse.

Le indicazioni della Convenzione di New York sono state riprese, sviluppate e rafforzate negli artt. 3 e 6 della Convenzione Europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli del 1996, meglio nota come Convenzione di Strasburgo. La Convenzione prevede che nei procedimenti dinanzi ad una Autorità Giudiziaria che riguardino il minore considerato secondo il diritto interno come avente capacità di discernimento sufficiente, siano riconosciuti al fanciullo, come diritti di cui egli steso può chiedere di beneficiare, quelli di ricevere ogni informazione pertinente e di essere informato delle eventuali conseguenze di qualunque decisione.

Inoltre, l’Autorità Giudiziaria, prima di giungere ad una decisione, deve informare il minore personalmente con una forma adeguata alla sua maturità, a meno che ciò non sia manifestamente contrario agli interessi superiori dei bambino, e deve altresì permettere al minore di esprimere la sua opinione, tenendo e poi debitamente conto.

Queste norme contengono molto di più rispetto alla Convenzione di New York, sia per la specificità dei contenuto, sia perché consentono che il minore possa chiedere egli stesso di beneficiare dei diritti di comunicazione e di ascolto.

Sempre la Convenzione di Strasburgo, riconosce al fanciullo il diritto di nominare un proprio rappresentante nei procedimenti che lo riguardano.

Esistono alcuni altri documenti internazionali che impongono l’ascolto del minore.

Fra di essi è opportuno ricordare la Convenzione relativa al rimpatrio di minori sottoscritta a l’Aja nei 1970, il Regolamento Comunitario n. 1347/2000 relativo al riconoscimento di Sentenze in materia matrimoniale, e la Convenzione de l’Aja del 1993 per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale.

Tutti i documenti internazionali di cui si è sin qui disquisito sono ovviamente stati ratificati dall’Italia.

In particolare, il fondamentale art. 12 della Convenzione di New York è stato ritenuto dalla Sentenza n. 1 del 2002 della Corte Costituzionale, immediatamente recettivo nell’Ordinamento Italiano, senza cioè alcun bisogno di una legge di attuazione.

Ecco quindi che la nozione “capacità di discernimento”, implementata a livello internazionale, fa il suo ingresso anche nel nostro Ordinamento, ed ecco che si avvia quel processo, tuttora in itinere ed in costante inevitabile evoluzione, volto a dare piena e compiuta rilevanza al “minore persona”, fulcro del Diritto di Famiglia e perno di un contesto socio-giuridico degno di un Paese come il nostro.

La capacità di discernimento del fanciullo trova la sua pragmatizzazione nel tema dell’ascolto del minore nel Diritto, tematica tanto importante quanto delicata, che formerà oggetto di un mio prossimo contributo.

Avv. Ivana Consolo

Sono l’Avv. Ivana Consolo ed esercito la Professione Forense presso il Foro di Catanzaro dall’anno 2010. Mi sono laureata nell’anno 2007 presso l’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, conseguendo il voto di 110/110 e Lode Accademica, con una tesi in Diritto di Famiglia dal titolo: “La capacità di discernimento del minore e la riforma dell’adozione”. Il mio ambito di attività è costituito prettamente dal Diritto Civile in ogni suo settore. Lavoro in autonomia presso il mio Studio Professionale, sito in Catanzaro, Viale De Filippis n. 38; sono altresì Mediatore per la Società di Mediaconciliazione Borlaw. Da sempre ho una naturale abilità nella scrittura, e per questo sono qui, ad offrire a chi avrà la bontà di leggere, ciò che periodicamente redigo.
FONTE:http://www.salvisjuribus.it/il-minore-persona-e-la-capacita-di-discernimento-uno-sguardo-dinsieme/

TROPPA IDEOLOGIA QUANDO SI PARLA DI CARCERE

Di recente, sul Riformista, quotidiano diretto da Piero Sansonetti, è stato pubblicato un articolo dal titolo “Il concorso per direttori, carceri militarizzate, torna la minaccia”, a firma di Maria Brucale, già avvocato di Bernardo Provenzano e componente del direttivo di nessuno tocchi caino. Il bando di un concorso per dirigenti penitenziari ha fatto tornare alla ribalta una questione ideologica mai sopita: la militarizzazione delle carceri e la deriva securitaria, laddove la Polizia Penitenziaria dovesse avere un qualsivoglia ruolo decisionale, dimenticando che il Corpo di cui si parla non è più militare dal 15 dicembre del 1990, anno della riforma, e che i vertici dello stesso sono tutti laureati in giurisprudenza e alcuni di essi hanno più di una laurea e un master di secondo livello in scienze penitenziarie. Tutto ciò per qualcuno non conta, perché basta indossare una divisa  e sei di parte, di parte giustizialista.

Ormai, da anni, il carcere e  tutto ciò che vi ruota intorno è diventato luogo di scontro ideologico tra chi lo vorrebbe abolire e chi, invece, vorrebbe “buttare le chiavi”. 

Non si è mai riusciti a trovare il giusto equilibrio che deve essere dettato dal diritto  e dal bilanciamento tra le esigenze di sicurezza dello Stato e dei cittadini e la dignità del detenuto, preservando lo stesso dai cosiddetti trattamenti inumani e degradanti. Esigenze di sicurezza che impongono il carcere duro, il 41 bis, per alcune tipologie di detenuti, rispetto ai quali non può esserci alcuna rieducazione, alcun reinserimento sociale, perché le leggi non scritte delle organizzazioni criminali a cui appartengono non lo consentono. Il carcere, come luogo di esecuzione della pena, potrebbe anche essere eliminato dal nostro ordinamento, se si trovassero un luogo ed un sistema migliori.  Finora, purtroppo, ciò non è stato trovato; non credo perché siamo in presenza sempre di uno Stato e di governanti cattivi, ma proprio perché gente come coloro che sono al 41 bis e tutti gli appartenenti alla criminalità organizzata ed i terroristi non possono essere custoditi in altri luoghi. 

Come scrive l’avvocato Brucale, già col riordino delle carriere si voleva eliminare la dipendenza gerarchica dei vertici del Corpo dai direttori; ciò, aggiungiamo noi, perché nel nostro ordinamento non esiste in nessuna altra organizzazione che dirigenti appartenenti a carriere diverse, con compiti e funzioni diversi, reclutati con procedure di selezione diverse, possano dipendere gerarchicamente gli uni dagli altri. Tale stortura giuridica andava eliminata, senza che con ciò nessuno potesse sfuggire alle proprie responsabilità ed ai propri compiti. 

Ho già scritto in un altro articolo che i Questori non dipendono gerarchicamente dai prefetti, così come la Polizia giudiziaria non dipende gerarchicamente dal Pubblico Ministero, in entrambi i casi c’è una dipendenza funzionale, e in entrambi i casi non si è mai verificato che i questori abbiano usurpato i compiti dei Prefetti e la Polizia giudiziaria quelli dei Pubblici Ministeri. L’avvocato Brucale avanza addirittura l’ipotesi, ovvero sostiene la tesi, che al concorso per Dirigente penitenziario non dovevano esserci posti riservati per gli attuali funzionari/dirigenti della Polizia Penitenziaria, perché questo produce un rischio di militarizzazione delle carceri. 

Intanto bisogna osservare che, al di là della riserva dei posti, avrebbero potuto partecipare come esterni, tranne che l’autrice dell’articolo non pretenda che si vieti la partecipazione al concorso a chi ha, a qualsiasi titolo, indossato una divisa o un’uniforme.  Probabilmente, per l’autrice dell’articolo, ciò determinerebbe un marchio indelebile, al punto da non poter consentire loro di fare i Direttori di istituti penitenziari. Il precedente percorso di carriera in una Forza di polizia non ha impedito ad alcuni di questi funzionari di andare a fare i magistrati, dopo aver prima fatto i poliziotti, anche nella Polizia Penitenziaria. L’avvocato Brucale arriva addirittura ad affermare, in maniera del tutto fuorviante, che il 15% dei prossimi Dirigenti penitenziari, quelli che cioè entreranno con la riserva dei posti, indosseranno l’uniforme. 

Ciò non corrisponde assolutamente al vero e dovrebbe essere noto all’autrice dello scritto, essendo una giurista, atteso che la loro carriera sarà regolata da un altro ordinamento, rispetto a quello della Polizia Penitenziaria, cioè quello dei Dirigenti penitenziari. se ognuno è marchiato a vita dal proprio passato, come sembra voler affermare l’avvocato Brucale, allora anche i delinquenti, dovrebbero restare tali per sempre, ma noi non la pensiamo così, perché crediamo nel recupero di una parte di essi, quelli che vogliono e possono essere recuperati, ad esclusione, ovviamente, dei mafiosi, per le ragioni scritte poc’anzi, tranne che non decidano di collaborare con la giustizia. 

Auspichiamo che, prima o poi, le questioni relative all’esecuzione della pena vengano affrontate in maniera più concreta e meno ideologica, di quanto non sia stato fatto finora, perché da qualche anno a questa parte il sistema della sicurezza nelle carceri è stato completamente destrutturato, al punto che i detenuti, nella prima settimana di marzo, se ne sono impossessati come e quando hanno voluto. 

Non sarà facile, perché quelli che la pensano come l’avvocato Brucale sono tanti, sono ben organizzati e possono beneficiare di un’Europa che non conosce il fenomeno mafioso fino in fondo, per affrontarlo come si dovrebbe, cioè come lo hanno affrontato Falcone e Borsellino in Italia.  L’altro grande vantaggio di questi signori è che l’Italia, probabilmente, nelle cause in cui vengono messi in discussione le leggi antimafia, non si difende come dovrebbe.

Nato a Rossano il 9 febbraio 1967 Dirigente Aggiunto del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in scienze giuridiche all’università di Bologna. Giornalista pubblicista, autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche e professionali. Segretario Generale Aggiunto del Sappe e Consigliere Nazionale dell’Anppe.

FONTE:https://www.poliziapenitenziaria.it/troppa-ideologia-quando-si-parla-di-carcere/

 

 

 

IMMIGRAZIONI

Nomi, finanziatori e intrighi. Ecco tutti i segreti delle navi Ong

Da Soros al tifoso di Hillary Clinton, ecco dove prendono i soldi e come li spendono le Ong che portano migranti in Italia

Le Ong di nuovo nell’occhio del ciclone. Dopo le accuse di Frontexle indagini di tre procure e il sospetto di “affari sporchi”, ieri anche Matteo Renzi ha accusato le organizzazioni umanitarie di “non rispettare le regole”.

È vero? Chissà. Di certo ci sono molti lati oscuri su cui è doveroso fare un po’ di luce.

Medici Senza Frontiere

Partiamo dalle associazioni più grandi. In cima alla lista va messa ovviamente Medici Senza Frontiere, che nel 2016 poteva contare su tre navi: la Dignity I, la Bourbon Argos e Aquarius. Oggi è rimasta attiva solo la Aquarius, a cui però è stato affiancato il nuovo acquisto “Prudence“, un’imbarcazione commerciale da 75 metri e 1000 posti a bordo. Un gigante del salvataggio.

Niente da ridire sulle attività che Msf porta avanti nel mondo. Anzi. Fa però sorridere il fatto che tra i suoi fondatori compaia Bernard Kouchner, medico francese che ha visto più palazzi della politica che sale operatorie. Dal 2007 al 2010 infatti è stato ministro degli Affari Esteri da Nicolas Sarkozy, ovvero di quel governo che nel 2011 ha bombardato Muhammad Gheddafi e trasformato la Libia nel porto senza regole da cui oggi partono i barconi carichi di immigrati.

E così, in qualche modo, persone collegate a Msf erano di casa in istituzioni che sono state la causa della crisi migratoria. Oggi l’associazione per salvare stranieri dalle bagnarole sostiene spese ingenti, ma i fondi non sembrano essere un problema. Nel 2016 ha raccolto 38 milioni di euro grazie al contributo di 319.496 donatori, 9,7 milioni di euro dal 5×1000 (di cui 1,5 andati per la nave Bourbon Argos) e 3,3 milioni da aziende e fondazioni. Tra queste chi appare? La Open Society Foundation di George Soros, il magnate ungherese col vizio del buonismo e delle frontiere aperte. Peraltro, la Open Society e Msf sono soliti scambiarsi collaboratori come se facessero le cose in famiglia. Un esempio? Marine Buissonnière, per 12 anni dipendente Msf, poi direttrice del programma per la Sanità pubblica di Soros e ora di nuovo consulente per le migrazioni della Ong

Save The Children

Guarda caso, Soros ha finanziato (anche se per altre iniziative) pure un’altra organizzazione attivissima nel recupero clandestini: Save The Children. La nota associazione internazionale ha nel suo parco navi la Vos Hestia, un’imbarcazione da 62metri, che batte bandiera italiana e si avvale di due gommoni di salvataggio. I soldi? No problem: nel 2015 a bilancio sono segnati 80,4 milioni di euro di incassi.

Proactiva Open Arms

Un anno fa a gestire il famoso peschereccio Golfo Azzurro“beccato” dai radar a raccogliere stranieri vicino alle coste libiche, ci pensava l’olandese Life Boat Refugee Foundation. Da inizio 2017 la fondazione non organizza più salvataggi in mare, ma la Golfo Azzurro continua la sua opera al servizio della Ong spagnola Proactiva Open Arms, che una volta usava il vascello di lusso Astral donato dal milionario italiano Livio Lo Monaco. Per le loro navi gli spagnoli spendono 1,4 milioni di euro, di cui il 95% usati per le azioni di salvataggio (700mila euro al largo della Libia e 700mila euro a Lesbo) e il restante 5% in strutture, comunicazione e via dicendo. L’incasso però è più alto, con una raccolta fondi che supera i 2,1 milioni di euro. Secondo il direttore Oscar Camps, la Golfo Azzurro può ospitare 400 persone a bordo e un giorno di navigazione costa “solo” 5mila euro.

SOS Mediterranée

Spende invece almeno il doppio la Ong italo-franco-tedesca Sos Mediterranée, fondata dall’ex ammiraglio Klaus Vogel. Per sostenere 24 ore di mare, alla Acquarius servono circa 11mila euro. E se desiderate fare una donazione sappiate che con 30 euro si riesce a mettere in mare per un’oretta solo la lancia di salvataggio. Tra i soci fondatori compare il Cospe, una Onlus italiana dedita all’immigrazione e che (oltre a fondi pubblici) ha ricevuto 46mila euro dalla solita Open Society di Soros.

Sea Watch Foundation

Il mistero dei costi si infittisce osservando le attività della Sea Watch Foundation. Nel 2014 Harald Höppner investe con un socio 60.000€ nell’acquisto di un vecchio peschereccio olandese. Oggi vanta attrezzature di tutto rispetto: oltre alle due unità navali (una battente bandiera olandese e l’altra neozelandese), a breve dovrebbe essere operativo il “Sea Watch Air”, un aereo col compito di pattugliare dall’alto il Mediterraneo. Da dove vengono i soldi? Non è dato sapere.

Life Boat

Sia Sea Watch che la sorella Life Boat condividono una curiosità interessante. Tra i loro partner spicca la Fc St. Pauli, una società sportiva di Amburgo più famosa per sposare cause buoniste che per meriti calcistici. Per dirne una, è stata la prima squadra a vietare l’ingresso allo stadio ai tifosi di destra. Altro che accoglienza. La base operativa sarebbe a Malta, ma l’equipaggio della Minden sembra preferire i porti italiani per “scaricare” i migranti. Solitamente effettuano missioni da 10 giorni per 24 ore di navigazione e il costo giornaliero del carburante ruota attorno ai 25 euro. Sulla piattaforma betterplace.org sono riusciti a raccogliere 6mila euro per radar e comunicazioni satellitari, 7.500 euro per comprare un gommone di salvataggio e 12 mila euro per il combustibile. Troppi pochi per gestire così tante missioni. Gli altri da dove arrivano? Lecito chiederselo, visto che a breve dovrà comprare una barca tutta sua e per ora i generosi sostenitori hanno versato solo 1.800 euro.

Sea-Eye e Jugend Rettet

All’appello delle cinque Ong tedesche mancano la Sea-Eye e la Jugend Rettet. La prima è stata fondata nel 2015 da Michael Buschheuer, conta circa 200 volontari e sul sito è scritto che gli bastano 1.000 euro per pagare un’intera giornata alla ricerca di clandestini. Si avvale dei pescherecci Sea-Eye e Sea Fox. La seconda invece è formata da un gruppo di ragazzi che per 100mila euro ha comprato il peschereccio Iuventa. Ogni missione in mare costa circa 40 mila euro al mese e viene finanziata con donazioni private. La loro raccolta fondi funziona molto bene, visto che da ottobre 2016 ad oggi hanno racimolato 166.232 euro.

Moas

Il caso più curioso è però quello della Migrant Offshore Aid Station, associazione maltese con due imbarcazioni (Phoenix e Topaz responder), diversi gommoni Rhib e alcuni droni. Moas è stata fondata nel 2013 da due imprenditori italo-americani, Christopher e Regina Catambrone, diventati milionari grazie alla Tangiers Group, agenzia assicurativa specializzata in “assistenza nelle emergenze e servizi di intelligence”. Tra i vari (e ricchi) partner, ha ricevuto 500mila euro da Avaaz.org, cioè la società riconducibile a Moveon.orgche a sua volta fa capo all’onnipresente George Soros. Non è tutto. Perché Christopher appare tra i finanziatori (416mila dollari) di Hillary Clinton durante l’ultima deludente campagna elettorale e negli anni si è contornato di personaggi a dir poco particolari. Nel circolo di amici appare tal Robert Young Pelton, proprietario di un’azienda (Dpx) che produce coltelli da guerra. Esatto: armi bianche già testate in zone di conflitto come Afghanistam Somalia, Iraq e Birmania. Non basta? Fino a giugno 2016 il direttore era Martin Xuereb, in passato Capo della Difesa dell’Esercito maltese. Infine, una seggiola del Consiglio di Moas è riservata a Ian Ruggier, ex ufficiale maltese famoso per aver represso con la violenza le proteste dei migranti ospitati sull’isola. Strano, no? Professano accoglienza e poi usano il pugno duro. Oltre ad avere alcuni lati oscuri, pare che lo Ong pecchino anche di coerenza.

FONTE:https://www.ilgiornale.it/news/politica/nomi-finanziatori-e-intrighi-ecco-tutti-i-segreti-delle-navi-1388158.html

 

 

Migranti in fuga, spunta una falla: “La struttura non era idonea”

Irreperibili 21 tunisini. Non hanno fatto il tampone. Quel centro di accoglienza sperduto: perché sono stati inviati lì?

Sono ancora lì fuori, chissà dove. Le forze dell’ordine danno la caccia a 21 dei 23 migranti scappati sabato scorso dal centro di accoglienza di Gualdo Cattaneo, in Umbria, ma le ricerche per ora non hanno dato esito positivo.

Potrebbero essere ovunque e le indagini ormai non riguardano solo l’Umbria ma tutta Italia. Li riprenderanno? Difficile dirlo. Quel che è certo è che non sarebbero mai dovuti fuggire: per 14 giorni avrebbero dovuto passare la quarantena fiduciaria per scongiurare il possibile contagio da coronavirus, ma qualcosa è andato storto. E così si sollevano domande, interrogativi, dubbi. Uno su tutti: perché spedire un gruppo di tunisini in una zona periferica di un piccolo paese sperduto sulle colline umbre, per di più senza rigidi controlli?

“La comunicazione sui migranti mi è arrivata alle 9.53 di giovedì mattina – spiega al Giornale.it il sindaco Enrico Valentini – Solo quattro ore prima dell’arrivo degli ospiti da Agrigento”. La prefettura perugina ha inviato la mail la sera prima, ma il sindaco l’ha potuta leggere solo l’indomani. E comunque si trattava di una “copia conoscenza”, senza alcun coinvolgimento di chi è stato eletto dai cittadini per amministrare la città. “Ho fatto solo da passacarte”, sospira infuriato Valentini, che però non ha potuto dire di no. Ingoiato il rospo, il (breve) soggiorno sembrava scorrere tranquillamente. Finché dopo neppure 48 ore i responsabili dell’Arci solidarietà “Ora d’Aria” si sono trovati a cena solo due ospiti su 25. Ed è scoppiato un pandemonio.Una fonte molto qualificata, sentita dal Giornale.it, fa notare alcuni dettagli di non poca importanza. “Forse è il caso di fare una passeggiata sul posto”, dice sorridendo. L’ex agriturismo Il Rotolone, acquistato all’asta dall’Arci nel 2018, è completamente isolato in un’area piuttosto periferica di Gualdo Cattaneo, che già di suo è situata a 446 metri sul livello del mare tra le campagne umbre. Difficile controllare lì 14 migranti in quarantena. Ancor di più se la sorveglianza disposta è sì “particolare”, ma senza un presidio fisso di fronte al cancello. Mentre in altri centri d’Italia (si pensi a Villa Sikania ad Agrigento) gli stranieri appena sbarcati e a rischio contagio sono controllati a vista d’occhio dalla polizia, a Gualdo non c’erano mezzi stabili a badare alla struttura. L’attività di controllo era affidata a tutte le forze di polizia del circondario che avevano il compito di fare delle verifiche a campione nell’arco della giornata. Niente di più. I migranti devono aver sfruttato uno dei momenti di libertà per darsela a gambe.

La colpa non è certo degli agenti. Anche una camionetta fissa, infatti, probabilmente non sarebbe bastata. Basta guardare su Google Maps per chiedersi: perché il ministero e la prefettura li hanno spediti proprio lì? Secondo la nostra fonte, l’agriturismo era una struttura “non controllabile” dunque “non idonea”. Troppe vie di fuga. Il casale ha un cancello, ma il resto del perimetro è facilmente scavalcabile. E una volta usciti, immergersi nella natura risulta un gioco da ragazzi. Provare a controllare tutta l’area sarebbe stato come chiudere una piazza dalle mille uscite: sono necessari troppi uomini e mezzi. Molto meglio trovare una struttura diversa, con meno buchi. Ma ormai i giochi sono fatti.

Inoltre sono molti altri gli aspetti ancora da chiarire. Gli investigatori ipotizzano, come rivelato dal Giornale.it, che i tunisini possano essere stati caricati su mezzi privati per scappare più rapidamente. Un residente giura di averne visti alcuni salire su un furgoncino. C’è chi parla di un possibile coinvolgimento della folta comunità tunisina umbra (soprattutto della parte dedita allo spaccio e al crimine), ma per ora chi indaga non ha prove certe. Di sicuro in struttura i 25 migranti non erano soli. Per il sindaco “sulla quarantena doveva vigilare” l’Arci solidarietà Ora d’Aria, la onlus che gestisce diversi centri di accoglienza in Umbria grazie a bandi milionari. Circostanza confermata anche da una fonte nelle forze dell’ordine. La domanda che avremmo voluto porre loro è: cosa è andato storto? Hanno il nostro numero. Ma non ci hanno ancora richiamato.

FONTE:https://www.ilgiornale.it/news/cronache/migranti-fuga-spunta-falla-struttura-non-era-idonea-1879129.html

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Nella indiscriminata campagna contro Donald Trump condotta dai Democratici (e da altri), una delle accuse partite fin da subito dopo la sua vittoria fu che era stato aiutato da “troll” russi che avevano agito via internet.

L’assunto sottostante era che i “cattivi” usano intromettersi nel libero gioco democratico degli altri Stati mentre, ovviamente, il Paese democratico per eccellenza, gli Stati Uniti, non lo fa mai né mai lo ha fatto. Anche l’Unione Europea, su pressioni che arrivavano soprattutto dai polacchi, ha immediatamente aderito al concetto e ha perfino creato un’apposita commissione incaricata di ricercare sulla carta stampata e in internet tutte le” fake news” attribuibili a un’occulta azione ispirata da Mosca e dai suoi servizi.

Che si tratti di una nuova forma di censura o di una tutela della verità lasciamo che siano i lettori a deciderlo.

Naturalmente, lasciamo anche alla giustizia americana provare le eventuali evidenze (finora nessuna) sulla possibile intromissione russa, ma ciò che sappiamo è che tutti gli Stati del mondo, USA e Paesi europei compresi, sono soliti usare tutti i mezzi a loro disposizione, palesi od occulti che siano, per favorire forze politiche di altri Stati considerate più “vicine” e cercare di influire sulle opinioni pubbliche altrui in modo a sé favorevole.Un interessante articolo di alcune settimane orsono firmato da un tale David Shimer e apparso su “Foreign Affairs” (“Quando la CIA interviene nelle elezioni straniere”, sottotitolo: “Una storia dei nostri giorni dell’azione americana coperta”) conferma che gli USA sono ricorsi sicuramente, e in tante circostanze, all’intromissione nella politica di altri Stati.

L’articolo è basato su interviste a più di 130 pubblici ufficiali americani tra cui direttori di Agenzie di intelligence nazionali, direttori e dirigenti della CIA, Segretari di Stato, Consiglieri della Sicurezza Nazionale, un Generale dell’ex KGB e l’ex Presidente Bill Clinton.

In Italia

Fin da subito, Shimer sulla base delle testimonianze raccolte dà per scontato che sia gli americani sia i sovietici durante il periodo della Guerra Fredda lo facessero abitudinariamente.

In particolare cita un intervento piuttosto “pesante” attuato dalla CIA per manipolare le elezioni del 1948 in Italia. In quel caso, si ammette, furono aiutate con finanziamenti tutte le forze centriste e anticomuniste italiane sia ricorrendo a finanziamenti diretti, sia sostenendo giornali ufficialmente indipendenti purché “amici”.  L’articolo non lo cita, ma noi sappiamo che, dall’altra parte, il PCUS sovietico non lesinò sostegni di ugual tenore al partico comunista italiano e ai suoi “proxi”.

In merito al periodo del dopo Guerra Fredda, gli intervistati diventano però meno loquaci e qualcuno arriva perfino a negare che operazioni come quelle sopracitate siano continuate, tanto è vero che lo stesso autore si sente l’obbligo di notare: “ Gli scettici insisteranno nel dire che i capi dell’intelligence degli Stati Uniti stiano mentendo”.

In Yugoslavia

Nonostante le comprensibili reticenze su fatti più recenti, è anche lo stesso Clinton ad ammettere che, tra la metà del 1999 e la fine del 2000, gli Stati Uniti hanno investito almeno 40 milioni di dollari in Serbia con l’intento di impedire la rielezione del leader serbo Milosevic.

Quel denaro, probabilmente stimato per difetto, è stato usato non solo per finanziare gli oppositori di Milosevic ma anche dei media locali che sarebbero apparsi tuttavia come ufficialmente indipendenti.

Inoltre, si procedette a favorire la nascita di organizzazioni civiche e l’addestramento di un gruppo di 15000 persone, formalmente destinate a diventare “controllori” allo spoglio dei voti. Correttamente o grazie a dei brogli, come sostenuto da fonti americane, Milosevic vinse comunque, seppur di poco.Scattò allora la soluzione di riserva che consistette in enormi proteste di piazza che costrinsero in breve tempo Milosevic alle dimissioni. Gli intervistati ammettono che, allora, le operazioni della CIA rimasero “coperte” ma riferiscono con orgoglio che i politici saliti al potere dopo le dimissioni del despota, si dichiararono grati per quegli aiuti giudicati indispensabili e continuarono anche in seguito a mantenere i contatti (a che scopo?) con gli emissari americani.

In Iraq

Un’altra ammissione di un possibile intervento della CIA riguarda le elezioni irachene svoltesi nel gennaio 2005, dopo la caduta di Saddam Hussein. In quel caso il nemico era l’Iran che sosteneva candidati alternativi a quello preferito dagli americani, Ayad Allawi. A detta degli uomini CIA, nonostante l’operazione di sostegno fosse già stata organizzata, sia la Casa Bianca sia la stessa CIA decisero però di sospenderla e di non intervenire. E’ difficile appurare la veridicità di quest’ultima affermazione ma non ci sarebbe da stupirsi se essa fosse dovuta molto semplicemente alla volontà di non ammettere una sconfitta. Allawi, infatti, non vinse e Primo Ministro a Bagdad divenne Al Maliki, notoriamente più filo iraniano.

L’articolo di Foreign Affairs finisce con la testimonianza di molti degli intervistati che sostengono che, da quel momento in poi, gli americani abbiano mai più interferito nelle elezioni altrui e la ragione addotta è che chi si presenta al mondo come promotore della democrazia rischierebbe troppo, come immagine, se si scoprisse che quella democrazia è invece manipolata dagli stessi che se ne dicono gli alfieri.

Certamente, non abbiamo elementi di prova per affermare che la CIA abbia continuato o abbia, invece, realmente cessato di intromettersi in momenti elettorali di altri Stati. Ciò che, tuttavia, ci risulta evidente è che, se non direttamente la CIA, di sicuro altre organizzazioni di origine americana, ufficiali o formalmente indipendenti, non hanno smesso di “ interessarsi” a quello che succede nella politica e nell’economia di Paesi giudicati d’importanza strategica per garantire la supremazia a stelle e strisce nel mondo.

Non serve una lunga memoria per ricordare come i telefoni di tutti i maggiori politici europei fossero stati per anni sotto controllo delle Agenzie americane né è facile dimenticare come il sistema “Echelon” fosse usato anche per lo spionaggio industriale a favore delle imprese d’oltreoceano.  In realtà, è possibile che la CIA e la NSA abbiano ridotto le azioni dirette in favore di interventi “indiretti” che sono esercitati da particolari ONG dai compiti ufficialmente neutri che s’installano in determinati Paesi forestieri.

Ad esempio, basta ricordare quelle organizzazioni filantropiche che si occupano dell’addestramento di pubblici funzionari o quelle che spiegano “cosa sia la democrazia” a cittadini stranieri che “devono imparare” a conoscerla. Oppure quei “Fund” che pagano per la formazione “democratica” di giovani politici in carriera che vengono invitati per un mese, o più, negli Stati Uniti per conoscere tutte le Istituzioni americane.

Certamente intervenire al momento delle elezioni può, in alcuni casi, rivelarsi tardivo e coltivare in modo continuo le opinioni pubbliche si dimostra sicuramente più profittevole.  Esistono, allora, testate di informazione notoriamente sovvenzionate da Washington come Radio Free Europe o Voice of America e diverse altri giornali e singoli giornalisti appaiono ufficialmente indipendenti ma sono finanziati o ricevono gratifiche in altra forma da soggetti che hanno sede nella più grande democrazia del mondo. Anche in Italia ciò succede pure ai nostri giorni e un’attenta lettura degli articoli o dei siti via internet può aiutare a scoprirli. Basterebbe chiedersi come riescano a sopravvivere certe testate i cui costi difficilmente possono essere ripagati dalle poche entrate dichiarate.

Se qualche lettore continuasse ad avere dei dubbi, faccia mente locale a come e perché siano scoppiate alcune “rivoluzioni colorate” in determinati Paesi o vada a riascoltare, via internet, la registrazione di una telefonata della Signora Nuland, allora rappresentante degli Stati Uniti a Kiev, in merito alla necessità di estromettere Janukovich e a quanti soldi erano già stati “investiti” dagli USA per quello scopo.

FONTE:https://it.sputniknews.com/opinioni/202007219329713-il-vizietto-degli-yankee-ficcare-il-naso-nelle-elezioni-altrui/

 

 

Facebook ha annunciato l’avvio di un programma per la difesa dei profili dei politici e dei partiti dagli hacker e da altre ingerenze, e dell’applicazione di altre misure col fine di difendere le elezioni presidenziali USA nel 2020.

“Oggi lanciamo Facebook Protect per proteggere i profili dei funzionari delle elezioni, dei candidati, dei loro dipendenti e altri che potrebbero essere particolarmente vulnerabili agli attacchi di hacker e a oppositori stranieri. Come abbiamo visto nelle ultime elezioni, possono essere oggetto di attività dannose”, ha dichiarato la società in una nota.

Gli utenti di Facebook e Instagram dovranno registrarsi per la partecipazione al programma. Il sistema lanciato prevede una doppia autenticazione mentre i profili verranno costantemente controllati e difesi da eventuali tentativi di violazione, come ad esempio dagli accessi da posti insoliti o da dispositivi non controllati.

“Se rileveremo un attacco contro un account, saremo in grado di controllare e proteggere altri profili associati alla stessa organizzazione che sono registrati nel nostro programma “, hanno affermato su Facebook.

La società sta inoltre espandendo i requisiti per gli account online, inclusa la divulgazione d’informazioni su chi o cosa c’è dietro un determinato account. Per gli account dell’organizzazione, se sono soddisfatte tutte le condizioni, verrà applicato il marchio “Proprietario della pagina verificato”.

Inoltre, da dicembre verranno pubblicate etichette speciali sulle pagine dei media statali.

Facebook intende inoltre intensificare la lotta contro la diffusione della “disinformazione”. Presto su Facebook e Instagram, i contenuti che sono stati classificati come falsi o parzialmente falsi verranno contrassegnati in modo speciale. È stato dichiarato che tali contenuti non verranno bloccati, almeno per ora. L’autenticazione verrà effettuata da determinate “organizzazioni di terze parti e indipendenti che verificano i fatti”, senza però specificare che tipo di organizzazioni.

Le presunte ingerenze di Russia, Cina e Iran

A ottobre, il CEO di Facebook Mark Zuckerberg ha dichiarato che Russia, Cina e Iran stanno tentando d’influenzare le imminenti elezioni statunitensi nel 2020.

In precedenza, i rappresentanti dell’intelligence e dell’amministrazione statunitensi hanno rilasciato una dichiarazione simile, che aveva precedentemente accusato la Russia d’interferire nelle elezioni del 2016. Allo stesso tempo, Facebook e un certo numero di altre aziende d’IT statunitensi sono state criticate per le misure insufficienti per prevenire tali interferenze attraverso le loro reti. In particolare, il Congresso ha richiesto alle aziende d’inasprire le regole dei social network.

Mosca nega tutte queste accuse.

FONTE:https://it.sputniknews.com/mondo/201911088271354-facebook-lancia-il-programma-anti-ingerenze-per-le-elezioni-usa-del-2020/

 

 

Bob Dylan: l’America è fondata sulla schiena degli schiavi

Quattro anni di saccheggi, sciacallaggio ed omicidi che han costruito lo “stile americano”. È incredibile quello che si legge in quegli articoli di giornale. Tipo la “Gazzetta di Pittsburgh”, dove avvertivano i lavoratori che, se gli Stati del Sud l’avessero avuta vinta, avrebbero preso il potere nelle nostre fabbriche, ripristinato lo schiavismo al posto delle nostra forza lavoro e messo fine al nostro stile di vita. Cose di questo tipo, c’è di tutto. E questo, prima ancora che si sparasse il primo colpo. Non stavano cercando di mandar via gli schiavi. Volevano solo evitare che lo schiavismo si diffondesse. È l’unico diritto che veniva contestato. Lo schiavismo non forniva un salario alla gente. Se quel sistema economico fosse stato autorizzato a diffondersi, la gente del Nord avrebbe preso in mano le armi.

È come se gli Stati Uniti fossero andati a fuoco e si fossero autodistrutti col pretesto dello schiavismo. Nessuno dei singoli Stati mollò la presa e quindi schiavifu un massacro. L’intero sistema dovette essere rovesciato con la forza. Un sacco di morti. Roba, tipo… quanti? Cinquecentomila persone? Tanta devastazione per porre fine allo schiavismo. Ecco che cosa fu. Questo paese è veramente messo male per quanto riguarda il colore della pelle. È una follia. La gente si prende per la gola solo perchè è di colore diverso. È il massimo della follia. Basterebbe a tenere arretrata qualsiasi nazione, qualsiasi quartiere.

I neri sanno che alcuni bianchi non avrebbero voluto rinunciare allo schiavismo; che se fosse andata come loro avrebbero voluto, i neri sarebbero ancora legati al giogo; e non possono far finta di non saperlo. L’essere uno schiavista o uno del Ku Klux Klan ce l’hai nel sangue, e i neri se ne accorgono. E questa cosa stende la sua ombra fino ad oggi. Così come gli ebrei fiutano chi ha il nazismo nel sangue e i serbi fiutano il sangue croato. Bob DylanHo seri dubbi che l’America riuscirà mai a sbarazzarsi di questa infamia. È un paese fondato sulla schiena degli schiavi. Spero si capisca cosa intendo dire. È una cosa che ha radici antiche e la causa è lì, alla radice. Perchè se lo schiavismo fosse stato abolito in modo più pacifico, l’America sarebbe molto più avanti, oggi.

(Bob Dylan, estratti dell’intervista esclusiva rilasciata a Mikal Gilmore per l’edizione statunitense di “Rolling Stone” all’indomani dell’uscita dell’album “Tempest”, 11 settembre 2011. Traduzione in italiano a cura di Giuseppe Gazerro, ripresa da “Maggie’s Farm”).

FONTE:https://www.libreidee.org/2012/10/bob-dylan-lamerica-e-fondata-sulla-schiena-degli-schiavi/

 

 

 

POLITICA

Ancora non ci sono i fondi, ma già litigano per gestirli

23 LUGLIO 2020

VIDEO QUI: https://youtu.be/vrO8hWuprG0

00:00 Sequestrata una caserma dei Carabinieri a Piacenza dove pare si tenessero torture e estorsioni…

01:30 Ci sono due grandi scontri nel governo giallorosso…

05:30 Il Fatto Quotidiano se la prende con Matteo Salvini… che resta solo.

05:55 Di Battista super Contiano dice che lo voterebbe se si iscrivesse al Movimento 5 Stelle.

06:20 Continua la lite sul Mes, da leggere Sallusti sul Giornale che invita a non fare gli schizzinosi.

07:20 Caos scuola, ma ci pensano Arcuri e Azzolina a risolvere i problemi…

09:10 Il Sole 24 Ore esulta per il “sorpasso delle rinnovabili”.

FONTE:https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/ancora-non-ci-sono-i-fondi-ma-gia-litigano-per-gestirli/

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

L’INTERA QUESTIONE VIRALE VA RIVEDUTA DA CAPO A CODA

I VIRUS SONO MORTI, SONO POLVERE INANIMATA DI NOI STESSI O DI ALTRE CREATURE

Vorrei impostare una libera lezione. Lezione di che e su che cosa? Lezione da parte di chi e lezione indirizzata a chi? Parliamo di virus in generale e in particolare di virus morti. Perché morti? Semplice, per il fatto che i virus vivi non esistono e non sono mai esistiti se non nella mente bacata di gente priva di conoscenza che dice le cose senza nemmeno sapere di cosa sta parlando. Il fatto che i virus siano materiale morto, ovvero ex-vivo fin dall’inizio, è dimostrato in esperimenti di laboratorio, dove non si riesce a far riprodurre o replicare un virus se non con il supporto di materiale vivente di tipo cellulare umano o di tipo batterico, ovvero con il ricorso a un organismo vivente ospite al quale questa particella morta chiamata virus possa in qualche modo attaccarsi ed incollarsi più intensamente del solito alla cellula ospitante.

FUORI DEL LABORATORIO SI RIESCE A RAGIONARE ANCORA MEGLIO

Ma anche fuori dalle prove di laboratorio, con il solo e semplice ragionamento basato su buon senso e sui fatti, si riesce a dimostrare la stessa cosa che si traduce nella prova del nove dell’innocenza batterico-virale. Di questa prova del nove ne ho parlato spesso in tutte le mie tesine su batteri e virus, e verte sul fatto dimostrato e dimostrabile in ogni momento che prendendo un malato, carico normalmente di batteri e di virus in eccesso, e mettendolo a digiuno completo per alcuni giorni, senza cibo né acqua, senza antibiotici e antivirali, senza integratori e pillole di alcun tipo, se avesse ragione la medicina questo soggetto verrebbe inevitabilmente divorato dai mostri batterici e dai mostri virali senza venirne fuori vivo, mentre le cose vanno in senso totalmente opposto, per cui 100 volte su 100 il malato perde qualche chilo ma guarisce, si rafforza e progredisce a vista d’occhio.

IL VERO SCIENZIATO È COLUI CHE SA DI NON SAPERE

Ovvio che il più indicato a impartire una lezione deve essere uno scienziato, uno che sa. Ma sappiamo da sempre che il vero scienziato è colui il quale sa di non sapere, e che è pertanto dotato non di spocchia e di false sicurezze, non di presunzione-arroganza-superbia intellettuale, non di dogmi e di chiusure, ma di tanta curiosità e apertura mentale, di tanta umiltà e di tanta voglia di raffrontarsi e misurarsi con le idee di chiunque si metta in rapporto con lui. Scienziato umile e scienziato curioso dunque. Ma anche questo non basta. Occorre che esista anche la giusta motivazione e il rispetto delle regole basilari, per cui non esiste scienza se mancano gli ingredienti fondamentali di utilità, buonsenso, verificabilità, condivisione. In assenza anche di una sola di tali caratteristiche non si può parlare di scienza ma solo di opinioni, di ipotesi di lavoro, di fervida immaginazione, di credenze e preconcetti, di convinzioni e fantasie personali, di esperienze più meno affidabili, più o meno plausibili, stabili e vicine alla verità.

COME DEV’ESSERE UNO SCIENZIATO ?

Scienziato umile, scienziato curioso e scienziato motivato, dunque. Scienziato motivato non da altri scopi o da interessi e convenienze recondite che non siano quelle di scoprire, risolvere, promulgare, dimostrare con prove alla mano verificabili la verità, consapevole che la realtà scientifica è come un mosaico intelligente e completo dove tutti i singoli componenti trovano coerente e armoniosa collocazione e fanno dire senza ombra di dubbio che le cose stanno esattamente ed inequivocabilmente in quel modo e non in altri.

NELL’ESTREMAMENTE GRANDE E NELL’ESTREMAMENTE PICCOLO TENDIAMO A PERDERCI

Nel caso dei virus di particelle appartenenti al mondo misterioso e spesso controverso dell’infinitamente piccolo, dell’invisibile, dell’intoccabile, dell’inascoltabile, dell’imponderabile, dell’apparente, tutte condizioni che aggiungono incertezza e motivi di contrasto fra gli studiosi. Un po’ come avviene nel mondo estremamente grande, dove ci si accorda facilmente ormai su Terra e Luna, su Sole e pianeti del sistema solare, ma quando si passa a costellazioni e galassie si finisce al cospetto dei grandi telescopi, delle visioni, delle fantasticherie, del teorizzare e dell’immaginare, del perdersi nell’infinito. Se poi si pretende pure di dire il come, il dove, il come e il perché, oppure di citare l’autore dell’intera opera, finiamo tutti catapultati alla prima elementare a ristudiare le prime lettere dell’alfabeto.

VIRUS, VIRUS E VIRUS, SENZA NEMMENO SAPER DI COSA SI PARLA

Oggi parliamo di virus, argomento caldo e abusato in questi giorni di supposta Pandemia, o meglio di panico e di emergenze inventate da certi poteri per imbrigliare e frenare la crescita normale e pacifica della civiltà umana. Termine virus usato spesso a sproposito, con la massa che ne parla come si trattasse di pane e marmellata, senza nemmeno sapere di che cosa sta parlando.

ESSERE SPECIALISTI NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE ESSERE DEGLI SCIENZIATI

Una persona che si dedica allo studio del virus si chiama virologo, uno che si dedica ai batteri batteriologo, uno che si dedica ai cosiddetti contagi e alle cosiddette epidemie, epidemiologo. Sono forse queste persone degli emeriti scienziati? Assolutamente no. Essere scienziati significa esserlo nell’animo e nello spirito più che per convenzione, per titoli acquisiti. I virologi sono solo dei ricercatori che si dedicano a questo campo di attività per una serie di motivi che poco e niente hanno a che vedere con la scienza e con l’interesse generale, ma che riguardano invece determinati obiettivi industriali e politici o altri particolarismi del genere.

UNA PROPOSTA PIUTTOSTO CHE UNA LEZIONE

Ribadisco a questo punto la domanda iniziale: Lezione sui virus da parte di chi e indirizzata a chi? La lezione proviene dallo scrivente Valdo Vaccaro, non medico, non virologo, ma libero ricercatore curioso e fortemente motivato a dimostrare il vero, ed è una lezione indirizzata ai medici, ai virologi, ai politici, ai presidenti della repubblica che si chiamino Mattarella -chi critica i vaccini va contro la scienza- o che si chiamino Trump -pur contestando Fauci e Bill Gates io credo ai vaccini. Lezione indirizzata alla massa terrorizzata che porta le mascherine e ha paura persino della propria ombra. Lezione indirizzata persino al Greg che è tra i più svegli ed avanzati elementi in circolazione ma che continua pure lui a citare virus morti e virus vivi, quando in realtà i virus sono sempre 100 percento morti in partenza e rimangono tali per sempre, trasformandosi al massimo in cofattori patologici ospitati e trasbordati da cellule umane e da cellule batteriche viventi.

MI RIVOLGO ANCHE AI SUPER-VIROLOGI COME MONTAGNIER E TARRO

Lezione indirizzata persino al francese Luc Montagnier e al nostro Giulio Tarro. Anche a Vittorio Sgarbi, che dice le cose più giuste ed appropriate e lo sa fare nei giusti toni, ma che pure concede credito ai vaccini, a patto che non siano obbligatori. Capisco tutti, avendo i virus colonizzato il cervello e l’anima della gente. Se poi dici le cose come stanno davvero fino in fondo come ama fare Stefano Montanari, ti tolgono pure il microscopio elettronico. Ci vorranno almeno 50 anni di contro-scuola e contro-cultura per far ragionare la gente, per ristabilire un paradigma scientifico, per ridare dignità ai microrganismi e per dire a noi stessi Quanto cretini e trogloditi eravamo dell’anno 2020.

CHI HA PAURA DELL’ESCREMENTO VIRALE ? LA MAGGIORANZA, E QUESTO È IL VERO DRAMMA

È dal 2008 che sul mio blog faccio affermazioni scientifiche che oggi vengono confermate da esami di laboratorio, e cioè che il virus non è vivo, che non lo è mai. Trattasi infatti di materiale di origine organica-corporale, prodotto cioè da un organismo vivo, prodotto di rifiuto, beninteso morto e cadaverizzato sin dall’inizio, vale a dire privo di testa, di intenzioni per pensare e pianificare, privo di gambe per muoversi, di fauci per divorare qualcuno, privo di occhi per vedere. Un prodotto tra l’altro escrementizio, praticamente feci cellulari.

STIAMO ATTENTI A NON CADERE NEL RIDICOLO DELLE FACILI APPARENZE

Chiunque parli di un virus come di cosa vivente o anche morente, o di cosa che fa qualcosa, che agisce, che infetta, che contagia, che si addormenta e va in letargo, che si risveglia e rinasce, che mangia, respira, si moltiplica e si diffonde, sta dicendo spropositi e autentiche scemenze, fandonie e scelleratezze, chiunque egli sia. Persino se si chiama Luc Montagnier. I più veritieri sul virus a questo punto sono i sensitivi e i rabdomanti, quelli allenati a trasmettere e ricevere telepaticamente il pensiero, dal momento che il principio della risonanza, e anche quello della influenzialità-placebo vale probabilmente anche in questo settore, sostituendo il concetto di contagio, al quale non ho mai creduto e non credo, come non ci credono i maggiori studiosi mondiali, primo fra tutti Peter Duesberg.

ANCHE PAURA E TERRORE RAPPRESENTANO UNA INFORMAZIONE VIBRAZIONALE

Anche paura e terrore rappresentano una informazione vibrazionale che agisce pesantemente sull’adrenalina e sulla immunocompetenza, su tutto il sistema endocrino e su ogni nostra cellula perché noi siamo un sistema integrato da capo a piedi, includendo le aure rosse o grigio-scure che ci avvolgono a seconda del nostro stato di forma. E qui occorre darci dentro coi sentimenti positivi e contrari alla paura, vale a dire col coraggio e con la stima per noi stessi, e non invece dare spazio al deprezzamento, all’ipocondria che ci vengono spruzzati ed instillati in continuazione dai media e dal falso e ipocrita paternalismo istituzionale.

MONTAGNIER RICONOSCE CHE I VACCINI AMMAZZANO TROPPO SPESSO

Luc Montagnier

In un video Montagnier dice che ciò che provoca maggiori danni è l’atteggiamento dei poteri pubblici e delle istituzioni, o dei loro rappresentanti che preferiscono negare i problemi piuttosto che affrontarli. Non è negando gli effetti collaterali delle vaccinazioni che aiuteremo a vaccinare più persone, ma è vero il contrario. Così facendo si uccidono le vaccinazioni, anche quelle che a volte sono utili. Evidentemente ci sono delle persone e dei bambini in particolare che non devono essere vaccinati in determinate circostanze.

Non bisogna far sì che la vaccinazione si trasformi in uccisione di massa. Le vaccinazioni di massa sono disastrose. Ci ricordiamo dell’epatite B dei bambini in età scolare, o le antipolio dei bambini in Africa e in India. Serve un maggiore coinvolgimento dei medici. È importante che non ci siano dei morti a seguito delle vaccinazioni. Anche un solo morto sarebbe di troppo. Una malattia grave o un handicap a vita per un bambino sarebbe pure inaccettabile.

LUC MONTAGNIER TUTTORA OSCILLANTE TRA LE BUGIE E LE MEZZE VERITÀ

Troppo ovvio dire queste cose, dopo che le tue ricerche e il tuo Nobel sono serviti a rendere una bufala come l’Hiv-Aids un dogma mondiale che ha instupidito e rincretinito tre quarti dell’umanità. Mi spiace Montagnier, per quanto le tue citate e specifiche osservazioni siano qui giuste e sensate, la tua posizione generale non è scienza. Mi attendevo da te una evoluzione e un progresso, ma evidentemente devi aver capito che se ti metti davvero a tirar fuori tutta la verità e a dire che le vaccinazioni sono quanto di più antiscientifico elaborato in campo medico, ti mettono in disparte e non ti regalano biglietti aerei da Tokyo a Katmandu ai Caraibi. Sei stato molto più obiettivo e scientifico quando hai affermato che affinché l’Hiv causi l’Aids sono necessarie molte cose, e cioè che il soggetto non sappia mangiare e che si affidi a cibi carnei-stracotti-junk-devitalizzati, e che il soggetto non sappia comportarsi, ad esempio poco sonno, poco sole, poco movimento, respirazione corta, stati di paura, di odio, di preoccupazione prolungata, uso di droghe e di farmaci, e così via. Sei stato molto più scientifico quando hai sostenuto la necessaria presenza di molti cofattori, per cui più cofattori ci sono e meno risulta responsabile il virus che diventa addirittura ininfluente nella stragrande maggioranza dei casi.

IL PROF TARRO MERITA DI ESSERE ASCOLTATO

Giulio Tarro

Quanto a Giulio Tarro, pure lui virologo e immunologo di fama internazionale, pure lui sostanzialmente trasparente, coraggioso e in buona fede, lo appoggio e lo approvo su molte cose ma pure in lui la scienza a tratti se ne va in vacanza. Le mascherine se le mettano Ranieri Guerra e Walter Ricciardi, così diranno meno fesserie, dice Tarro e mi sta benissimo. Ma, quando dice che il SARS-Covid è moribondo ormai, non posso condividere, nel senso che un virus morto non può essere moribondo. Non è il virus che è moribondo, caro prof Tarro, ma sono moribonde, ovvero in forte calo, le condizioni critiche dei soggetti colpiti perché essi, cioè la popolazione in genere, si sono dati nel frattempo delle regole e la loro condizione ostruttiva o virale o tossiemica ne sta guadagnando. A volte un po’ di paura fa bene, nel senso che agisce da ammonitrice e porta la gente a commettere meno balordaggini sia coi cibi che con le proprie abitudini di vita.

LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DELLA GENTE COMUNE

Ma sentiamo cosa dice Tarro nell’intervista realizzata da Pierluigi Pietricola.

Il Sars CoV2 e la Spagnola: differenze e similarità; dubbi e certezze sulla seconda ondata prevista nel prossimo Autunno; le dichiarazioni dell’Oms: veritiere o frutto di pessimismo? Infine: che differenza c’è fra i virus influenzali e i beta-coronavirus, classe a cui appartiene il Sars CoV2? A far luce sui tanti temi che in questi giorni hanno dominato giornali e TV, ci aiuta il Prof. Giulio Tarro, illustre scienziato e virologo di fama internazionale.

Prof. Tarro, partiamo dalle dichiarazioni che ha fatto Ranieri Guerra: il Sars CoV2 tornerà in Autunno e sarà violento tanto quanto il virus della Spagnola. 

Ma questa è una colossale stupidaggine. Un asino può fare certi paragoni. Scientificamente sono raffronti insostenibili. Innanzitutto perché ci troviamo a un secolo di distanza dalla pandemia della Spagnola. In secondo luogo perché stiamo parlando di un virus influenzale, cosa che il Sars CoV2 non è. Inoltre, pensando alla Spagnola, ci sono una serie di altre questioni: intanto le condizioni igienico-sanitarie molto diverse rispetto alle attuali; all’epoca si era alla fine della Prima Guerra Mondiale; in più, la Spagnola colpì i giovani ma non gli anziani, cosa che non è accaduta con il Sars CoV2. Inoltre negli anni compresi fra il 1918 e il 1920 eravamo in èra pre-antibiotica.

Come mai la Spagnola colpì soprattutto i giovani?

Scientificamente si parla di “peccato originale”, nel senso che le giovani generazioni di allora non avevano gli anticorpi specifici per combattere quel virus. Ma questi anticorpi, invece, erano presenti nelle persone anziane in quanto già contrassero la Spagnola. E questo perché mentre i virus influenzali possono tornare ciclicamente (è accaduto anche con l’Asiatica, che già ci fu nel 1890 e quindi prima del 1957), i beta-coronavirus come il Sars CoV2 o muoiono o si regionalizzano. Nel caso della Spagnola, gli anziani tramite plasmaferesi diedero i loro anticorpi per guarire i giovani.

Quindi il Sars CoV2 non è un virus paragonabile a quello della Spagnola per tale ragione?

Assolutamente no. Del resto nel 2009 la Spagnola, che fu un virus influenzale, fece di nuovo la sua comparsa fra noi.

Davvero?

Sì. Solo che venne chiamata influenza suina. Ma se andiamo a guardare la sigla di entrambi i virus – cioè H1N1 – ci accorgiamo che si tratta dello stesso ceppo. E questa è stata la ragione per la quale non ci fu una situazione pandemica di influenza suina: perché era già presente un’estesa immunità fra le persone.

Si può supporre avvenga lo stesso anche per il Sars CoV2?

Ma certo! Lo dissi anche in una nostra precedente intervista, ma repetita iuvant. Quasi tutti i beta-coronavirus danno luogo ad una immunità di tipo cellulare che è perenne. Tanto è vero che chi ebbe la prima SARS e guarì non ha contratto il Sars CoV2 proprio per tale ragione. E sempre per lo stesso motivo se ne deduce che questo nuovo coronavirus è per gran parte uguale a quello della prima SARS e farà, quindi, la sua stessa fine.

Ma perché questo non viene detto dalle autorità scientifiche nazionali e internazionali?

Per la stessa identica ragione per la quale si è deciso, per un certo periodo, di togliere dal mercato farmaceutico il Plaquenil, vale a dire l’idrossiclorochina: perché si tratta di un farmaco che costa poco. Se si dicono le cose come stanno sul Sars CoV2, finiscono i vari vantaggi economici che si sono aperti per tanti pseudo scienziati e incompetenti che dovrebbero tornare non all’università, ma in prima elementare.

Perché l’Oms non interviene?

Perché dovrebbe sconfessare le cretinate dette da soggetti come Ranieri Guerra o Walter Ricciardi – per fermarci agli esempi italiani. L’Oms è un insieme di contraddizioni. In questa situazione sta facendo una figura davvero indegna, vergognosa. Basti pensare alla questione sull’infettività dei cosiddetti ‘asintomatici’. Nessuno che parli di carica virale, il solo parametro per valutare in modo oggettivo la possibilità di infezione da individuo a individuo.

Cosa si intende esattamente per carica virale di un virus?

È inesatto parlare di carica virale di un virus. Bisogna dire, precisamente, carica virale di una popolazione dello stesso virus. Si tratta, per dirla in modo semplice, della quantità di Sars CoV2 – parlando nello specifico – presente. Più Sars CoV2 c’è, più alta è la carica virale e quindi il conseguente numero di infezioni più o meno gravi. Anche l’Istituto Negri, proprio in un recente studio, ha dimostrato che l’attuale carica virale del Sars CoV2 è esigua. Cosa vuol dire? Che in circolazione non c’è una quantità di virus tale da poter determinare situazioni come quelle di Marzo e Aprile scorsi. E questo in virtù del periodo di vita programmato che ha, come natura vuole, il Sars CoV2 e anche perché la gran parte delle persone hanno ormai sviluppato gli anticorpi e svilupperanno l’immunità cellulare.

Ancora non si hanno stime precise sulla questione dell’immunità, perché pare che le persone siano riluttanti a sottoporsi al test sierologico.

Lo credo. Perché il test sierologico da noi è stato organizzato in modo indecente. Non si può mettere in quarantena una persona che risulta positiva alle IgG nell’attesa che le venga fatto il tampone e che escano i risultati di quest’ultimo. È una balordaggine! Anche ammettendo che chi ha sviluppato le IgG abbia un tampone positivo, lo sanno perfino i sassi che il virus rilevato in questo caso è morto e non può essere infettivo per nessuno.

Quindi non dobbiamo avere paura di una seconda ondata in Autunno?

Ma non scherziamo! Ci mancherebbe altro. Paura di che? Ammesso che ci sia qui e lì qualche caso, si sa come trattare questo virus. Forse Ranieri Guerra e Walter Ricciardi non lo sanno, ma i medici che sanno fare bene il loro lavoro sì. Dico di più: non solo in Autunno non ci sarà una seconda ondata, ma siccome ormai il Sars CoV2 è praticamente moribondo e sta avviandosi verso la sua fine, rinnovo a tutti l’invito a gettare le mascherine: ormai non servono più. Se le mettano Ricciardi e Guerra così eviteranno di dire troppe sciocchezze.

NON PATOLOGIE VIRALI MA SOLO MALATTIE METABOLICHE PER CAMBI STAGIONALI, PAURA PROLUNGATA E VITA SUL FILO DEL RASOIO

La presenza batterico-virale intensificata nel caso di qualsiasi patologia, non è causa della infiammazione e dell’infezione ma piuttosto conseguenza. Questo è il mio modo di pensare, mutuato chiaramente dalla Health Science che seguo e pratico da una vita. La verità è che, nella mia visuale di tipo igienistico-naturale, non esistono reali patologie batterico-virali e contagianti, ma solo anomalie metaboliche che si aggravano

  • in occasione delle forti escursioni termiche o dei cambi stagionali,
  • in occasione di traumi mentali e di terrorismo prolungato,
  • in occasione di soggetti che vivono sul filo del rasoio e con accumuli tossici irrisolti, malattie pregresse o insufficienze epatiche-renali-immunitarie, oltre che con uso e abuso di farmaci, di integratori sintetici e di sostanze calmanti-stimolanti-dopanti.

Tutta la vicenda pandemica Covid-19, come del resto tutte le pandemie passate, presenti e future, sono autentiche macchinazioni umane inventate a danno dei popoli, facendo uso di ogni possibile strumento, vale a dire di test falsi, di tamponi falsi, di statistiche false, di terrorismo psicologico e di supporto mediatico criminale. Tutto questo va denunciato non con ammissioni timide e parziali, ma con megafoni planetari capaci di dare la sveglia alle coscienze ingessate e sterilizzate dei popoli sottomessi.

SE FOSSE VERO CHE IL VIRUS È FATTORE DECISIVO E CONTAGIANTE TUTTA LA CLASSE VERREBBE COINVOLTA SENZA ECCEZIONI

Se in una classe scolastica si ammalano contemporaneamente 10 ragazzi su 20 questo non prova affatto l’esistenza di un virus contagiante, ma prova esattamente il contrario. Prova cioè soltanto che 10 dei 20 ragazzi erano nelle medesime precondizioni di vulnerabilità e cedimento a una determinata crisi, dove viene superata il livello di tolleranza ai veleni e scatta la crisi eliminativa. Metà della classe cioè fatta di ragazzi che hanno le stesse paure di essere interrogati, di essere impreparati, le stesse abitudini di respirare corto, di stare troppo davanti al televisore o al telefonino, di stare poco al sole e all’aria aperta, di alimentarsi con troppe proteine animali e con troppi zuccheri innaturali e cibi-bevande spazzatura. L’altra metà non si ammala perché le abitudini sbagliate sono su livelli meno gravi. Fosse vero che il virus è decisamente contagiante, tutti i 20 ragazzi sarebbero colpiti senza alcuna eccezione. Una questione di cofattori decisivi e non tanto di virus. Il discorso vale per l’intera popolazione mondiale.

L’INTERA QUESTIONE VIRALE VA RIVISTA DA CAPO A CODA, QUESTO È IL SOLO PERCORSO SCIENTIFICO POSSIBILE

Il termine virus moribondo viene dunque ripetuto molte volte. Suggerirei al prof Tarro, se me lo concede, di dire che il virus è in scomparsa, o meglio ancora che la sintomatologia virale è in attenuazione, onde evitare questa fastidiosa contraddizione. Il virus è materia morta, non ci sono dubbi. Pertanto il virus non agisce e non fa niente al di là del causare rallentamenti e complicazioni metaboliche. Chi agisce davvero è sempre e soltanto la materia vivente che esiste dentro di noi. Chi agisce davvero e chi muta davvero sono le cellule vive che danno soltanto ospitalità al virus, al materiale virale residuo e inespulso, e sono soltanto i batteri vivi che possono fare altrettanto, sempre con la complicità di un sistema immunitario compromesso e indebolito da altre patologie in corso. Qualcuno dirà che la cosa non cambia sostanzialmente e che non rassicuri la gente con queste sottigliezze, per cui risulta più efficace parlare di virus vivi, virus attenuati, virus moribondi come si sta facendo, continuando così a spaventare e a diseducare i popoli. La scienza igienistica continua invece a pensare che già il fatto di dimostrare che non esista una responsabilità batterico-virale nelle malattie, rende la gente meno terrorizzata e più responsabile.

INGEGNERIZZARE UN VIRUS PUÒ SOLO VOLER DIRE RENDERLO IN QUALCHE MODO PIÙ OSTRUENTE

Quanto ai trucchi delle ingegnerizzazioni e dei ritocchi strategici da guerra batteriologica, essi possono soltanto rendere in qualche modo più dannoso il materiale virale medesimo, ma tutto sommato il discorso non cambia di molto perché nessun tipo di intervento umano è in grado di ridare vita a una sostanza morta. Ovvio che l’aggiunta di veleni e componenti segreti, com’erano ad esempio i gas tossici a base di iprite nel primo conflitto mondiale, aggrava e complica l’intera questione. Assumere sostanza tossica in zona di guerra può ammazzare i soldati all’istante, se non portano una maschera anti-gas. Ma nel caso dei virus truccati, le cose stanno diversamente, per cui si punta solo a rendere i virus più complicati. Tuttavia, è sempre il corpo umano vivo l’agente vero, il protagonista nel bene e nel male. Lasciamo stare pertanto i microrganismi al loro posto e cominciamo una buona volta a usare la materia grigia del nostro cervello. Di materia grigia il prof Tarro ne ha in abbondanza, ed è pure accompagnata da una sana spiritosaggine e da un senso umoristco che non guastano assolutamente al pensiero scientifico.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

FONTE:https://www.valdovaccaro.com/lintera-questione-virale-va-riveduta-da-capo-a-coda/

Per la Ministra Pisano e per IMMUNI viene “Il Tempo” delle critiche

La titolare del dicastero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, nota per esser riuscita nell’ormai storica impresa che nemmeno Dio avrebbe saputo compiere, miete successi e l’opinione pubblica la acclama perché la app IMMUNI sembra – a quel che dice il popolino – aver debellato il coronavirus.

Ma dopo Pier Luca Santoro (consulente di marketing, comunicazione e project manager del think tank DataMediaHub), le cui obiezioni erano state oggetto di un articoletto qui su Infosec News, arriva un’altra qualificata critica.

Gianfranco Ferroni – firma di Italia Oggi, di Atlantico Quotidiano e de Il Tempo, nella sua rubrica “Veleni” proprio sul quotidiano della Capitale, si permette di far presente che “Bisogna ricordare che tanti pensionati hanno un cellulare con un contratto «solo voce», con device di qualche anno fa: per loro, nessuna possibilità di scaricare l’app, ed è già tanto se riescono ad inviare un sms” e aggiunge che “i cosiddetti «anziani» sarebbero i principali destinatari del servizio”.

L’articolo di Ferroni, ripreso anche da Dagospia, contiene un’altra osservazione incontestabile: “occorre fare chiarezza su quante persone hanno effettivamente attivato Immuni: dati ufficiali non ce ne sono, purtroppo”.

Già i dati ufficiali….

Ferroni insiste “Nel nome della trasparenza, si attende un dato certificato. Magari da un organismo «terzo»”.

Ci uniamo al suo sogno. Nella consapevolezza che certe esperienze oniriche non toccheranno in sorte a nessuno.

FONTE:https://www.infosec.news/2020/06/30/wiki-wiki-news/per-la-ministra-pisano-e-per-immuni-viene-il-tempo-delle-critiche/

 

 

 

“IMMUNI” SÌ, MA DA COSA? 

– CHI LAVORA ALLA APP DI TRACCIAMENTO SPIFFERA UNA CIFRA CHE FA RIFLETTERE: DEI 4 MILIONI DI PERSONE CHE L’HANNO SCARICATA, SOLO CENTOMILA HANNO INSERITO LA REGIONE DI RESIDENZA – L’AUDIZIONE DI EFROMOVICH DA GUALTIERI, CHE INTANTO SI RILASSA AL LIDO AURORA DI SCAURI – MEDIOBANCA BATTE GLI STATI GENERALI DI CONTE – I VELENI DI FERRONI PER “IL TEMPO”

Gianfranco Ferroni per “il Tempo”

Pisano e il mistero buffo della app “Immuni”

 

“L’app Immuni è stata scaricata da quattro milioni di persone”, dicono le veline governative. E’ davvero un successo quello del ministro per l’Innovazione Paola Pisano? Bisogna ricordare che tanti pensionati hanno un cellulare con un contratto “solo voce”, con device di qualche anno fa: per loro, nessuna possibilità di scaricare l’app, ed è già tanto se riescono ad inviare un sms.

E i cosiddetti “anziani” sarebbero i principali destinatari del servizio. Poi, occorre fare chiarezza su quante persone hanno effettivamente attivato Immuni: dati ufficiali non ce ne sono, purtroppo.

le nuove illustrazioni di immuni dopo le accuse di sessismo 1

LE NUOVE ILLUSTRAZIONI DI IMMUNI DOPO LE ACCUSE DI SESSISMO 1

Chi lavora e si dedica a questa app parla solo dopo aver promesso la tutela dell’anonimato, e spiffera una cifra che fa riflettere: sarebbero solo centomila gli italiani che hanno inserito la regione di residenza dopo aver scaricato l’app. Possibile? Nel nome della trasparenza, si attende un dato certificato. Magari da un organismo “terzo”.

FONTE:https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/quot-immuni-quot-si-ma-cosa-nbsp-ndash-chi-lavora-app-240869.htm

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