RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 18 MAGGIO 2020

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RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI

18 MAGGIO 2020

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

 Dove eravamo rimasti?

ENZO TORTORA nella riedizione del programma Portobello il  20 febbraio del 1987

 

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SOMMARIO

L’italiano usato nella produzione normativa e la burocrazia dei mandarini carrieristi
LA CINESIZZAZIONE CIBERNETICA SEGUENDO IL BILL GATES-PENSIERO
Carpeoro: virus, un rituale sinistro. Voluto da chi e perché?
Giuseppe Conte, il suo terrore: “Tentativi di spallate al governo”.
“Dove eravamo rimasti”? L’indifferenza sul mito di Enzo Tortora
Chi è Tedros Adhanom Ghebreyesus
#Coronavirus IL RE È NUDO! 
Star Wars – L’Impero colpisce ancora compie 40 anni: 10 curiosità sul film
Sindrome da deficienza acquisita
Renato Farina: Soldi agli immigrati, non ai medici eroi. Il decreto Abracadabra
Conte va bloccato ora, prima che finisca di demolire l’Italia
Urgono uomini seri
Le Sardine migliori amiche del governo: “Mascherine tricolori: una vergogna!”
Israele, trovato morto l’ambasciatore cinese. La sfida Usa-Pechino su Tel Aviv
Esortazione ai medici della peste
Mancini all’AISE per proteggere Renzi dall’Obamagate e la verità su Trump e il vaccino
Altro che influencer, l’accanimento mediatico ha generato una stella: Sara Cunial
Silvia Romano, il generale Carlo Jean: “Conte e Di Maio pagliacci indegni. Forse al Shabaab ricatta la cooperante”
“In Italia c’è un grande risparmio privato”. Conte fa tornare l’incubo patrimoniale
L’ART. 416-BIS C.P. NUOVAMENTE AL VAGLIO DELLA CORTE DI CASSAZIONE
Le frasi dimenticate di Wojtyla: “Controllare i flussi di migranti”
Salvini: «La pazienza è finita, dal governo solo aiuti ai clandestini e “tanti saluti” agli italiani»
I polacchi si incazzano per le parole di Mentana su Auschwitz. E lui se la prende con i “troll”
Conte sfida l’Olanda: sistema fiscale presto competitivo anche in Italia
Dalla Sciarelli ai Carc il passo è breve
Poco e tardi: Conte spera di illudere gli italiani più ingenui
Tarro: “Il vaccino c’è già, è il plasma dei guariti”
Viaggio nella mente di un fisico che cerca la materia oscura
Perché adesso il virus mette nel mirino gli under 30

 

 

EDITORIALE

L’italiano usato nella produzione normativa e la burocrazia dei mandarini carrieristi

Manlio Lo Presti – 18 maggio 2020

https://www.lettera43.it/presidente-cassazione-csm-spaccato-in-due/

Anche questo cosiddetto decreto di oltre 400 pagine del governo Badoglio 2.0 è esorbitante, ridondante, illeggibile.

Ogni testo normativo viene preceduto da una forestazione infernale e babelica di rimandi normativi che ostacolano la comprensione del testo. Ogni decisione regolatoria viene vanificata dalle eccezioni susseguenti che ne limitano la sua piena applicazione e la sua gestione giuridica creando una serie infinita di interpretazioni e contro-interpretazioni.

Le ambiguità e le oscurità espositive dei testi sono terreno fertile per l’esplosione di diatribe e delibazioni che aprono liti legali lunghissime intasando le procure e allungando ad una media di 12-17 anni ogni processo e con esito incerto, per giunta!

Il linguaggio giuridico italiano segue regole semantiche, grammaticali, stilistiche totalmente avulse dalla lingua italiana attualmente in uso. La complicazione aumenta con ‘uso crescente di un gergo “globish” che vorrebbe richiamare l’inglese negli atti dello Stato che ancora è italiano.

L’incomprensibilità, la pretestuosa complessità dei testi normativi, la inglesizzazione storpiata e spesso inappropriata, l’oscurità dei contenuti ne rendono difficile l’attuazione.

Nel corso dei decenni, i tentativi di semplificare la redazione dei testi e il restringimento significativo del numero sterminato di norme (attualmente oltre 300.000) sono caduti nel nulla. I ministeri della semplificazione sono stati un paracadute di qualche politico trombato o di quelli di prima esperienza, nulla di più.

Uno scrittore russo affermava che la potenza della burocrazia sta nella sua lentezza, non nella sua velocità. Persino Lenin fu costretto a scendere a patti con il titanico apparato amministrativo zarista. La lentezza degli apparati è un valido supporto alla produzione di norme inapplicabili. Come si fa rendere inapplicabile una norma? Si inseriscono in corso di scrittura una serie di eccezioni la cui gestione necessita di nuove forze di polizia e controlli che, di fatto, non vengono svolti nella loro necessaria completezza.

Ecco che la normativa italiana è affetta da congenito velleitarismo come conseguenza della idea formalistica che la norma produce i suoi effetti non appena è pubblicata. Secondari o marginali sono gli aspetti organizzativi che sorreggono la sua effettiva applicabilità. Le strutture sono vetuste, i dispositivi elettronici di almeno due generazioni indietro, gli organici sempre al limite o del tutto insufficienti. Le organizzazioni criminali sono al contrario efficientissime, hanno strutture avanzate, utilizzano dispositivi elettronici di tre o quattro generazioni avanti a quelli che vengono usati dai cittadini.

TUTTO CIÒ PREMESSO

La semplificazione amministrativa non avverrà e non deve realizzarsi MAI

Le procedure devono essere LENTISSIME

Le soluzioni sono rese impossibili a causa di infiniti CONFLITTI DI APPARATI FRA LORO (es: il Consiglio di Stato contro La Cassazione che è contro La suprema Corte che combatte i Tribunali Amministrativi Regionali TAR che a loro volta si ribellano alla Corte dei Conti, mentre tutte le ridette strutture tentano di stritolare le Procure e di impantanare le Prefetture. Sopra a tutto questo, regna ma non governa l’effervescente Avatar del colle che controlla la infernale macchina del Consiglio Superiore della Magistratura in gran parte di estrazione post-togliattiana. Un luogo falstaffiano e oscuro serto di complotti costellati da triplici fraterne coltellate alla schiena.

P.Q.M.

Vedo molto lontana, se non è un abbaglio da Deserto di Gobi, una possibile sanificazione e semplificazione delle procedure. Stanno bene così.

E poi, perché affannarsi a cambiare una situazione che garantisce impunità, immenso potere, soldi, favori, carriere, passaggi ai vertici di aziende pubbliche o private, cattedre, prebende milionarie per consulenza a multinazionali sul come danneggiare l’Italia, ecc. ecc. ecc.

Perché? …

 

 

 

IN EVIDENZA

LA CINESIZZAZIONE CIBERNETICA SEGUENDO IL BILL GATES-PENSIERO

La cinesizzazione cibernetica seguendo il Bill Gates-pensieroCirca un decennio fa David Rockefeller spiegava alle Nazioni Unite perché solo il decremento della popolazione avrebbe salvato il Pianeta.

Ma qualche mese prima, per capire chi far invitare a parlare ai vari vertici mondiali (Bilderberg, Trilateral) David Rockefeller, Bill Gates, Frederick Taylor GatesGeorge Soros, Rothschild e altri avevano optato per un conviviale, una sorta di simposio per pensatori del potere. Occasione ghiotta per discutere finalmente di come si potrebbe rivedere il rapporto tra moneta e lavoro. Non è certo un mistero che per Bill Gates la remunerazione in danaro, che permette agli individui scelte di consumo, debba basarsi su un discrimine specialistico, con moneta elettronica unica mondiale e controllata da un unico ente globale con poteri fiscali, bancari, monetari e di regolazione del mercato finanziario. Incombenza che Gates, Soros e Rockefeller vorrebbero affidare ad una struttura del Fondo Monetario Internazionale. Ma, se solo oltre un certo livello specialistico si verrebbe pagati in moneta elettronica, sotto quel limite i lavoratori avrebbero una carta a punti che permette l’accesso a determinati beni di consumo fissati da un paniere universale.

Di fatto questo discrimine permetterebbe ai datori di lavoro (che godrebbero dell’agio della moneta elettronica globale) di vincolare le scelte dei beni acquisiti dai lavoratori più umili. Tra i cooptati da potere, a quella conferenza Bilderberg d’un decennio fa, figurava anche Gianroberto Casaleggio (padre ed ideologo del Movimento 5 Stelle), che naturalmente spiegava ai suoi adepti italiani l’importanza d’una democrazia diretta basata sul “software open source”, idea mutuata dal Bill Gates-pensiero. Come del resto la fissazione di rendere unica ed elettronica tutta la moneta. Di fatto il “Reddito di cittadinanza” è il figlio minore di quella “povertà sostenibile” che permetterebbe a tutti i lavoratori più umili, agli indigenti, ai poveri “irreversibili”… di poter disporre d’una carta punti su cui datori di lavoro e governo bancario mondiale verserebbero (secondo percentuali) il bastevole per attingere a determinati beni di prima necessità. Una situazione che permetterebbe difficilmente all’individuo di sortire da una sorta di limbo sussistenziale. Ma di tanto in tanto il “potere mondiale” farebbe intervenire una sorta di “economia gocciolata” in grado di premiare i più meritevoli, inserendoli nella formazione e poi nel lavoro remunerato con moneta elettronica e non più con tessere punti: questo permetterebbe loro una scelta dei beni meno condizionata.

Bill Gates è stato l’ideologo di questa scala economico-valoriale che dà anima alle criptovalute, convinto che solo la saggezza di Microsoft possa scongiurare il riciclaggio di denaro, l’evasione fiscale ed il finanziamento del terrorismo. Bill Gates è detentore del brevetto Usa (riconosciuto da Banca MondialeFederal Reserve e Fondo monetario) di conio virtuale della valuta digitale. Nel brevetto si fa anche veloce menzione a come la criptovaluta verrebbe distribuita alle persone, ed in base alla loro attività corporea: il famoso discrimine che divide l’umanità tra i pagati in buoni spesa e quelli in moneta elettronica. La Microsoft di Bill Gates ha lavorato a questo progetto con il plauso dei potenti della terra. La multinazionale americana ha depositato il brevetto per sviluppare una valuta digitale collegata ai corpi fisici delle persone, che dovrebbero essere tutte tracciate e prezzate in base alla singola utilità.

In molti si chiederanno che differenza ci sia con euro e dollaro. Le criptovalute si basano su principi opposti alle monete tradizionali. Si basano sulla tecnologia della blockchain: ovvero catene di blocchi interconnessi. All’interno di queste catene esiste una sorta di grande libro contabile (il ledger) che riporta tutte le transazioni effettuate dagli utenti: chi volesse creare bitcoin dal nulla potrebbe farlo, ma solamente estraendo bitcoin dalla catena delle transazioni. E qui ci si mette di mezzo Microsoft, perché il funzionamento è decentralizzato ma controllato, come i pensieri liberi che noi crediamo di gestire nei social network, salvo poi accorgerci che ce li possono cancellare, o addirittura far sparire l’utente. L’idea di Microsoft è una criptovaluta collegata al corpo umano, che interagisca direttamente con l’essere vivente, un po’ come l’orologio della moneta nel film “In Time” (nel film lo stato di povertà monetaria corrisponde alla morte biologica). L’esempio classico che usa Microsoft, per determinare lo spartiacque tra buono pasto e moneta, si basa sull’onda celebrale o il calore corporeo emesso da un utente nell’attimo in cui esegue il compito assegnato da un fornitore di server o da un datore di lavoro. Così guardare la pubblicità o utilizzare alcuni servizi di Internet può generare processi di estrazione della criptovaluta.

Di fatto Bill Gates ha depositato un progetto che gli permette d’ottenere un ruolo monopolista sul calcolo computazionale per la valuta unica elettronica mondiale. Il sistema centralizzato di Microsoft si candida così a creare valuta rileva dalle attività corporee delle persone, quindi a distribuire moneta (o buoni) in base ai compiti svolti dalla persona stessa. L’idea di Gates è allacciare virtualmente l’umanità in una sorta di Matrix che assegnerebbe criptovalute o buoni pasto solo a chi esegue le attività assegnate, ed è collegato al sistema. E, se per una qualsivoglia ragione, il sistema Microsoft ritenesse che la persona non starebbe eseguendo correttamente l’attività assegnata, o stesse tramando contro il potere, quella persona non riceverebbe quanto bastevole per vivere. Quest’idea di criptovaluta e criptocompenso ha entusiasmato il presidente cinese, Xi Jinping, che ha deciso d’entrare in partnership col progetto di identità digitale, basato sul microchip finanziato dal padre di Microsoft. Sappiamo che Giuseppe Conte è uomo dei 5 Stelle, e che ha ricevuto una telefonata da Bill Gates. Sappiamo che il movimento grillino è appoggiato dalla politica di Microsoft sulle pratiche di democrazia e gestione finanziaria. Non è eresia sostenere che si tratti di ragazzi che sognano il Grande Fratello. Il progetto è sotto gli occhi di tutti: una società cinesizzata, in cui si creano caste in base alla fruibilità di supporti informatici.

FONTE:http://opinione.it/economia/2020/05/15/ruggiero-capone_bill-gates-microsoft-moneta-elettronica-criptovalute-blockchain-casaleggio-m5s-conte-xi-jinping/

Carpeoro: virus, un rituale sinistro. Voluto da chi e perché?

Mascherine? Uno degli aspetti più sconcertanti di questa vicenda del coronavirus è che, dietro, c’è stata una tecnica manipolativa e distorsiva del potere, molto sofisticata. Per vivere meglio, consiglio il libro di Heirinch Popitz sulla “Fenomenologia del potere”. Per imporre delle cose, alle persone, devi utilizzare uno strumento cerimoniale: devi imporre dei riti. Per affermare il concetto principale – il fatto che io limito la libertà, non si sa bene per quale scopo – devo creare un contesto cerimoniale e rituale, fatto di cose aggiuntive e totalmente inutili, che poi portano le persone ad appartenere a una specie di copione, di cerchio magico: una specie di spettacolo da palcoscenico. Certe volte, questo funziona anche se lo scopo magari non è terribile – ma comunque funziona. Se io do un consiglio a uno, dicendogli: non mangiare questo, non bere quello, è un conto; se invece questo consiglio deve diventare una manipolazione definitiva, devo inquadrarlo in un contesto di gesti e di simboli, per i quali il soggetto non ne esca più. Noi, come massa, non siamo più usciti, da questo tipo di comunicazione. Un sacco di persone mi hanno infastidito con la storia della mascherina e dei guanti: perché erano tutte completamente coinvolte nel copione. La parte in commedia era stata data ad ognuno, e ciascuno la recitava alla perfezione. Peccato che la commedia fosse una tragedia.

E’ così vero, che era una tragedia, che tutte le misure introdotte ora si dice che forse potrebbero essere parzialmente superate. E a me non risulta che abbia avuto un senso, tutto quello che è stato fatto, finora (a danno dell’economia nazionale, delle Carpeoropersone e della Costituzione). Come avevo previsto, c’è stata un’evoluzione naturale del virus. Non mi risulta che ciò che è stato fatto abbia avuto un senso, se non quello di coinvolgere tutti in un copione sinistro, minaccioso, angoscioso, che costruisse il vero Moloch – che è quello della paura collettiva. Perché i morti sarebbero stati gli stessi, i contagi sarebbero stati gli stessi, l’evoluzione sarebbe stata la stessa. Ora, ci sono tante piste che si possono seguire. Quella dei soldi, per esempio: perché tante persone ci hanno guadagnato, da questa cosa. Poi quella della manipolazione del potere che rendesse le masse completamente passive in un momento particolare. Vedo che c’è una gestione molto sofisticata, che non può essere solo italiana: non può essere di un solo paese, perché poi si sono accodati tutti, ed erano pronti ad accodarsi. Non so davvero se, tra qualche decennio, troveremo delle risposte da qualche parte, in qualche archivio, in qualche pentito di turno. So solo che è stata una cosa terribile.

Quello che sta avvenendo ha tutte le caratteristiche della sovragestione: non so se il virus è stato fabbricato o meno, ma tutta la gestione successiva, una volta che il virus è entrato nella nostra quotidianità, è una sovragestione. Abbiamo avuto delle commissioni tecnico-sanitarie che ci hanno detto di tenere a distanza i nostri cari, di non uscire, di non fare questo e quello. Il diritto di ogni persona, il diritto di decidere, mi chiedo dove sia finito. Chi c’è, al vertice di questa sovragestione? E’ ancora tutto molto confuso, per capirlo. Le vicende terroristiche erano più chiare, più rivelatorie; in questa vicenda, invece, dire qualcosa è difficile. Sicuramente la gestione è molto sofisticata: troppo sofisticata, per rispondere a logiche semplificatorie,Edoardo Bennatosolo nazionali. E soprattutto è una gestione di grande competenza, rispetto alle tecniche di manipolazione. L’attenzione particolare per l’Italia? E’ perché gli italiani sono un enorme allevamento di maiali, e del maiale non si butta via niente.

Braccialetti elettronici per distanziare anche i bambini nelle scuole? Io non so quale sia lo scopo ultimo. Credo però che l’incaglio, di tutta questa cosa, sia nei soldi: perché loro ce l’hanno, la voglia di mettere i braccialetti a chiunque, ma non hanno i soldi per farlo. E soprattutto, abbiamo fermato la produzione: e da che mondo è mondo, quando fermi la produzione fermi tutto. Fa pensare, che abbiano fermato anche il calcio. In una bellissima canzone, “Meno male che adesso non c’è Nerone”, Edoardo Bennato cantava l’abilità politica dell’imperatore: per accontentare gli italiani bastava dar loro in pasto i giochi del Colosseo. I latini dicevano “panem et circenses”, per far stare tranquilla la massa. Qui siamo di fronte a una cosa strana: ci hanno tolto i giochi, e ci stanno togliendo il pane. Quindi, qual è lo scopo di tutta questa cosa? Francamente, io non ho ancora la chiave di questa vicenda. Le manifestazioni non autorizzate come quella di Roma, con le mascherine tricolori? Confermo la mia previsione: tra poco ci saranno problemi di ordine pubblico, se non trovano i soldi per dar da mangiare alla gente.

Né deve sorprendere che i media non parlino, di queste manifestazioni: in Italia non abbiamo certo una classe giornalistica coi fiocchi. La maggior parte si rende comoda per il sistema, appena si accorge che lavora solo chi è comodo per il sistema. Quanto al governo, la proproga di altri sei mesi dello stato d’emergenza è certamente il possibile preambolo di nuovi provvedimenti. Di tutto, si preoccupano, tranne che di finanziare una ricerca seria su questo virus, ancora sconosciuto. Prima di formarsi delle opinioni, bisognerebbe informarsi: e qui è mancata una corretta informazione, con tutte le conseguenze che da questo derivano. La Gelmini (Forza Italia) chiede l’obbligo vaccinale per le fasce a rischio e per tutto il personale sanitario: un’altra tappa verso la road map Ue, che già nel 2019 prevedeva per il 2022 il passaporto vaccinale europeo? Io non sono in grado di Bambini mascherinedire quale sarà la fase successiva, perché – ripeto – non ho ancora delineato lo scopo di questa operazione: se uno non conosce lo scopo, come fa a pensare che ci sia una fase successiva, e come sarà?

Giusto, intanto, preoccuparsi dei bambini: questa esperienza è stata durissima, per i ragazzi – più dura, che per noi. Li abbiamo chiusi in casa, senza poter vedere nemmeno i nonni. Spero che la elaborino in senso positivo, anche se non sono in grado di quantificare gli eventuali danni che hanno subito. Gli abbiamo impedito il contatto coi i coetanei, e persino con la natura: le fioriture, i profumi della primavera. Pure gli esami, gli abbiamo tolto. Abbiamo modificato il percorso dei ragazzi dei bambini. Certo, tutto può sempre essere alchemicamente trasformato in oro. Con gli strumenti che hanno oggi (e se li aiutiamo), spero che i ragazzi possano elaborare in maniera costruttiva questa esperienza. In fin dei conti, i ragazzi di altre generazioni sono riusciti a elaborare anche l’esperienza della guerra. Se dietro a tutto c’è un disegno, e se quello italiano non è un popolo considerato pericoloso per il sistema dominante, che bisogno c’era di questa gestione del virus per fare un salto di qualità così rilevante? La sovragestione Bill Gatesfunziona così: prima di tutto, il modello viene diffuso. Dopodiché, visto che sono quantomeno idioti, se non corrotti, i politici – nazionali e locali – si accodano. Ma ripeto: fino a quando non capiremo lo scopo, di tutta questa cosa, non ne capiremo la sovragestione.

Siamo in una dittatura? Quello di dittatura è un concetto teoricamente applicabile a qualunque sistema, anche se poi realizzarlo è un altro discorso. Siamo un paese il cui ministero della sanità ha raccomandato ai medici di non eseguire autopsie sulle vittime del Covid. Abbiamo sentito di tutto, in questo periodo: e credo che non abbiamo ancora finito, di sentire di tutto. Bill Gates il grande burattinaio della situazione? No, però è un mascalzone: ha fatto benissimo, Sara Cunial, a definirlo così. Bill Gates ha cercato di stabilire il monopolio sui sistemi operativi dei computer, e lo ha fatto con metodi mafiosi. In tempi non sospetti lo scrissi, su “Pc Magazine”, rivista che dirigevo, assumendomene la responsabilità (e venni quasi lapidato). Ora Bill Gates si occupa di vaccini? Ha aggiustato il tiro, ma i metodi sono gli stessi. Dite che è più inquietante, il vaccino? Ma perché, non era inquietante anche quello che voleva fare prima? La differenza è che qui si parla del corpo umano? Alla lunga, lo scopo è sempre il corpo umano: se ci passi tramite un computer, ci puoi passare anche tramite un microchip.

(Gianfranco Carperoro, dichiarazioni rilasciate a Fabio Frabetti di “Border Nights” nella diretta web-streaming su YouTube “Carpeoro Racconta” del 17 maggio 2020).

FONTE:https://www.libreidee.org/2020/05/carpeoro-virus-un-rituale-sinistro-voluto-da-chi-e-perche/

Giuseppe Conte, il suo terrore: “Tentativi di spallate al governo”.

Retroscena: un golpe stile Berlusconi 2011

“Vediamo dei tentativi di dare qualche spallata al governo“. La teoria del complotto arriva fino a Palazzo Chigi: Giuseppe Conte è d’accordo con il dem Andrea Orlando, che adombrava tentativi di “golpetti” mediatici, economici e politici per rovesciare governo e maggioranza.

A preoccupare il premier è anche il livello di tensione sociale unito all’emergenza produttiva che rischia concretamente di mettere in ginocchio il Paese, minare la tenuta psicologica degli italiani e trasformare l’Italia in una pentola a pressione pronta ad esplodere. Da qui, spiega un retroscena del Messaggero, anche il passaggio del suo discorso di sabato sera: “Non possiamo permetterci” di stare ancora a casa. Tradotto forse un po’ brutalmente si potrebbe dire che ‘i soldi sono finiti, bisogna riprendere a lavorare. Costi quel che costi'”.

Il premier osserva “con attenzione ciò che accade nelle aree del Paese dove la crisi economica rischia di esplodere ancor prima di settembre e ancor prima che si possa pensare di ricevere sostegno dai Recovery Bond“. Uno scenario alla 2011, da “ultimi giorni di Berlusconi“. Ma stavolta la crisi non è solo virtuale e finanziaria, ma reale, negozi e fabbriche chiuse e centinaia di migliaia di posti di lavoro bruciati.

FONTE:https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/22668014/giuseppe_conte_paura_golpe_silvio_berlusconi_2011_spallate_governo.html

 

 

 

“Dove eravamo rimasti”? L’indifferenza sul mito di Enzo Tortora

 di 

 

 

 

Chi è Tedros Adhanom Ghebreyesus

Tedros Adhanom Ghebreyesus, nato nel 1955, è l’attuale direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità ed è divenuto una delle figure più esposte mediaticamente e politicamente su scala globale nella fase dell‘epidemia di coronavirus. Di nazionalità etiope Tedros è nato nell’attuale capitale eritrea di Asmara, allora parte del territorio di Addis Abeba, e ha dedicato alla medicina la sua carriera dal 1986, anno della conquista della laurea all’Università di Asmara, per poi specializzarsi tra Londra e Nottingham studiando la diffusione di una malattia piaga endemica per il suo Paese: la malaria.

Nel 1986 l’Etiopia conosceva la fase finale dell’egemonia del Derg, la giunta militare marxista-leninista che nel 1974 aveva detronizzato Haile Selassie, ultimo negus dell’Etiopia imperiale. E proprio negli apparati sanitari del Derg Tedros fece la sua prima esperienza lavorativa ed istituzionale, entrando come analista nel team del ministero della Salute. Il deterioramento del regime del dittatore Mengistu Haile Mariam spinse Tedros a cercare lidi più sicuri negli studi londinesi, dove sviluppò una carriera che lo avrebbe portato a pubblicare articoli su Annals of Tropical Medicine and ParasitologyThe Lancet, Nature e Parasitologia e da cui sarebbe tornato solo nel 2001. Questo non impedì a Tedros di sostenere attivamente organizzazioni anti regime come il Tigray People’s Liberation Front, che ebbe un ruolo decisivo nell’abbattimento di Mengitsu nel 1991.

Menghistu Hailè Mariàm, detto il Negus rosso, con Tito (LaPresse)
Menghistu Hailè Mariàm, detto il Negus rosso, con Tito (LaPresse)

Quell’anno Tedros fu scelto come capo dell’ufficio medico dello Stato etiope del Tigrè, ai confini con l’ora indipendente Eritrea. Da tecnico Tedros guidò una campagna di lotta all’Aids, alla meningite e alla malaria che gli valse la cooptazione a un ruolo politico nel 2003, con la nomina a viceministro della Salute del governo etiope.

Dal 2005, con l’ascesa al governo di Meles Zenawi, Tedros occupò il vertice del dicastero, venendo nominato ministro. In carica dal 2005 al 2012, Tedros adottò la International Health Regulation (Ihr) dell’Oms in modo tale da prevenire lo sviluppo di malattie epidemiche, promuovere l’utilizzo dei vaccini e provvedere una risposta di salute pubblica ai contagi uniformando procedure e processi. Gavi, l’alleanza mondiale per i vaccini, ha apprezzato gli sforzi in tal senso di Tedros; gli Stati Uniti hanno premiato, tramite la National Foundation for Infectious Diseases, Tedros con il Jimmy and Rosalynn Carter Humanitarian Award, che è diventato il primo non americano a conquistare nel 2011.

I progressi della salute etiope nell’era Tedros sono stati definiti “impressionanti“. L’organico degli ospedali aumentò di 30mila unità tra il 2005 e il 2008, la mortalità infantile declinò da 123 a 88 morti per mille nati vivi; il governo etiope portò avanti massicce campagne di sensibilizzazione e contrasto contro Aids, tubercolosi e altre malattie infettive, rafforzando anche il contrasto alla malaria. La percentuale di sieropositivi nelle aree rurali è scesa dal 2005 dal 4,2% allo 0,6% della popolazione.

Non sono mancate anche delle aspre critiche a Tedros, specie sul fronte interno, come sottolineato dal Telegraphche ha parlato di tre focolai epidemici di colera (2006, 2009, 2011) scoppiati in Etiopia e che il governo avrebbe voluto insabbiare.

Amico dei Clinton e di Bill Gates, apprezzato negli Stati Uniti e in Occidente, Tedrosfu scelto nel 2012 come nuovo ministro degli Esteri, in quanto forte di solide relazioni globali. In questo contesto, Addis Abeba si è posta in prima linea per fornire sostegno politico ai Paesi africani colpiti dall’Ebola nel 2014 e ha amplificato i rapporti con la Cina, che dal 2000 in avanti ha prestato oltre 12 miliardi all’Etiopia per la realizzazione di infrastrutture, ospedali e impianti e ha aumentato la cooperazione bilaterale. Tedros, da ministro degli Esteri, sostenne la crescita degli scambi bilaterali fino a 3,8 miliardi di dollari nel 2015 e la partecipazione cinese alla partita della geopolitica dell’acqua che vedeva il Paese protagonista con progetti di dighe volte a rendere più serrato il suo controllo sul Nilo.

Tedros ha dovuto più volte confrontarsi con le autorità di Egitto e Sudan per il progetto della Grand Ethiopian Renaissance Dam, la maxi-diga sul Nilo Blu che Addis Abeba vuole trasformare nella più grande riserva di energia idroelettrica dell’Africa e che gli altri Paesi vedono come una minaccia alla loro sicurezza idrica.

 Grand Ethiopian Renaissance Dam (LaPresse)
Grand Ethiopian Renaissance Dam (LaPresse)

 

Forte del ruolino di marcia da ministro, Tedros divenne la figura di riferimento su cui converse il sostegno dei Paesi africani e del mondo in via di sviluppo quando, nel 2016, il suo nome emerse come candidato alla guida dell’Oms per le elezioni del 2017. Fu in questo momento che sulla figura di Tedros conversero il sostegno politico cinese, le ambizioni etiopi per un “posto al Sole” tra i Paesi emergenti e la compattezza dell’Unione africana nel puntare ad ottenere per il continente un ruolo di tale importanza.

Il 23 maggio Tedros fu eletto a larghissima maggioranza, ottenendo 133 voti su 185, superando il britannico David Navarro avente il sostegno di Usa e Canada, in una contesa che segnò la prima manifestazione della grande influenza di Pechino in seno all’Onu.

L’ottavo direttore dell’Oms si insediò il primo giorno di luglio del 2017. Alla guida dell’Oms Tedros ha supervisionato la risposta alle nuove epidemie di ebola in Africa, ha indicato la crescita delle politiche di sanità unviersale come una top priority del suo mandato e imposto all’organizzazione una svolta “terzomondista”: poco prima della sua destituzione, ad esempio, ha nominato il contestatissimo presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe come ambasciatore dell’Oms.

Robert Mugabe

Sotto la lente d’ingrandimento sono anche i legami tra i fondi dell’Oms e i finanziamenti earnmarked, ovvero vincolati a obiettivi precisi di spesa o a programmi ad hoc, da parte di aziende farmaceutiche o gruppi come Gavi, l’alleanza vicina alla Bill and Melinda Gates Foundation. Come ha scritto il British Medical Journal, “nel 2017 l’ 80% dei fondi ricevuti dall’ agenzia Onu era earmarked“. Tra i finanziatori dell’Oms, “a fare la parte del leone è la creatura di Bill Gates: la Bill & Melinda Gates Foundation (che vanta un patrimonio da 40 miliardi di dollari) ha destinato all’Oms quasi 444 milioni nel 2016, di cui circa 221 vincolati e quasi 457 milioni nel 2017, di cui 213 vincolati a programmi specifici”, con conseguenti asimmetrie, ad esempio, tra la lotta alla polio, malattia oramai debellata ma finanziata con quasi 900 milioni di dollari, e quella all’Aids, che riceveva fondi dieci volte inferiori.

 

La fama mondiale di Tedros è associata però allo scoppio della pandemia di Covid-19, in cui l’Oms ha assunto un ruolo di portata globale. Il 31 gennaio 2020 l’Oms ha lanciato l’emergenza sanitaria globale per la potenziale diffusione del coronavirus su scala planetaria, dichiarandola poi una pandemia l’11 marzo successivo.

La pandemia era già stata dichiarata un’emergenza sanitaria dalla Cina l’11 gennaio 2020, mentre al momento del lancio dell’allarme il virus aveva invaso 19 Paesi e infettato oltre 8mila persone. Allora Tedros non aveva ancora idea della possibilità di una dilagante infiltrazione mondiale del contagio, dato che ancora la prima settimana di febbraio le sue dichiarazioni erano ottimistiche sul fatto che il mondo non dovesse porre in essere misure restrittive su viaggi, trasporti e commercio per contenere il contagio.

Taiwan Taipei covid (La Presse)
Emergenza coronavirus (LaPresse)

Sul tema della pericolosità del Covid-19 Tedros ha preso una posizione netta solo dal summit dell’Oms sulla nuova malattia tenutosi l’11 febbraio, quando ha dichiarato: “il virus”, allora col 99% dei casi concentrati in Cina, “è una grave minaccia anche per il resto del Mondo”. Come riporta Quotidiano Sanitàmolte domande allora poste dall’Oms sarebbero diventate di dominio pubblico globale in poche settimane: “Quali sono le dinamiche di trasmissione? Qual è il periodo di contagiosità? Quali campioni devono essere utilizzati per la diagnosi e il monitoraggio del trattamento? Qual è il modo migliore per gestire i casi di malattia grave? Di quali questioni etiche dobbiamo essere consapevoli nel modo in cui facciamo le nostre ricerche?”.

L’Oms ha messo in campo una sezione di reportistica quotidiana sul coronavirus e ha finalmente accettato la possibilità di una diffusione globale del contagio, non arrivando però a dare sempre risposte funzionali alle domande precedentemente esposte. Le prime linee guida dell’Oms, ad esempio, non prevedevano il tamponamento a tappeto dei contatti dei contagiati ritrovati positivi, nè strategie preventive di medicina domiciliare adottate, ad esempio, da enti come la regione Veneto in Italia. Più corretta, invece, la scelta di separare i pazienti Covid-19 dai degenti negli ospedali ordinari, tratto dall’esperienza cinese come fa notare il Post: e proprio attorno ai rapporti tra Tedros e la Cina sono sorte diverse critiche all’operato del direttore dell’Oms. Le mancanze dell’Oms nella gestione della pandemia sono state notevoli e possono essere divise in due categorie: leggerezze sanitarie e oscillazioni politiche.

Il 12 gennaio 2020 la Cina rende pubblicamente disponibile la mappa genomica del Sars-Cov2 sequenziato negli ospedali di Wuhan, dove la portata dell’epidemia stava venendo rapidamente a galla. L’Oms ha però aspettato venti giorni prima di lanciare l’allarme, iniziando una serie di ritardi e debolezze che sono emersi a più riprese nel corso delle settimane e hanno debolito l’accountability dell’organizzazione su scala globale.

Il 14 gennaio l’Oms rileva che, a seguito delle prime indagini, andrebbe esclusa la possibilità di un contagio da uomo a uomo per il Sars-Cov2. Il 22 gennaio, invece, viene esclusa da una conferenza sulla nuova malattia la delegazione di Taiwan, poi rivelatosi un esempio nel contrasto al coronavirus. “Lo scorso 31 dicembre”, si scriveva su Inside Over, “il Paese ha iniziato a monitorare i viaggiatori provenienti da Wuhan; l’8 febbraio ha invece chiuso i confini ai cittadini cinesi. […] Le aziende hanno ricevuto l’ordine di incrementare la produzione di mascherine; applicazioni e big data hanno fatto il resto, tracciando i soggetti contagiati e controllando che i pazienti a rischio restassero chiusi in casa. Morale della favola: pochi casi e niente quarantene di massa”.

Taiwan in preghiera durante il Covid-19 (LaPresse)
Taiwan in preghiera durante il Covid-19 (LaPresse)

Approccio integrato e di massa mancante nelle linee guida Oms, anche dopo la scoperta della fallacia dell’accertamento del 14 gennaio. Solo il lockdown di Wuhan del 24 gennaio ha indotto l’Oms a lanciare l’allarme una settimana dopo, ma da lì alla dichiarazione di pandemia globale, avvenuta l’11 marzo, sono passati ulteriori 40 giorni. Nel corso dei quali solo il 18 febbraio arrivano le prime dichiarazioni dell’Oms circa il rischio globale di un’epidemai devastante; il 29 febbraio, sottolinea The Print, l’organizzazione guidata da Tedros si interrogava ancora sulla reale necessità di porre in essere misure di restrizione ai viaggi nei Paesi colpiti. Tutto questo mentre in Italia iniziava a dilagare il focolaio pandemico lombardo. Solo l’11 marzo la dichiarazione ufficiale di pandemia globale, quando nel mondo si contano oramai 100mila casi.

Ma questi ritardi sono nulla se confrontati alla partita politica che vede Tedros e l’Oms nel mezzo della battaglia per eccellenza della geopolitica planetaria, quella tra Cina e Usa. Paesi che, a turno, hanno guardato all’Etiopia e all’ex ricercatore sulla malaria come a un interlocutore importante in terra africana.

Tedros è stato accusato di esser stato troppo conciliante con la Cina di Xi Jinping dagli Stati Uniti d’America, che hanno annunciato il taglio dei loro finanziamenti all’Oms, ritenuta un’organizzazione favorevole a Pechino per i continui elogi portati all’Impero di Mezzo per la lotta alla pandemia.

Il 25 febbraio l’Oms ha ringraziato pubblicamente Pechino per le misure adottate, tre giorni dopo il citato e contestato rifiuto di ospitare una delegazione taiwanese. “L’approccio coraggioso della Cina per contenere la rapida diffusione di questo nuovo agente patogeno respiratorio ha cambiato il corso di un’epidemia in rapida escalation e mortale”, si legge in un rapporto dell’Oms. “L’uso senza compromessi e rigoroso da parte della Cina di misure non farmacologiche per contenere la trasmissione del virus Covid-19 in molteplici contesti fornisce lezioni vitali per la risposta globale”, continua enfatico.

Indipendentemente dalla reale efficacia delle misure cinesi, è bene sottolineare che un tono tanto enfatico non è stato concesso ad alcun altro Paese. Secondo l’amministrazione Usa l’Oms avrebbe perdonato alla Cina manchevolezze nella fase iniziale del contagio e sarebbe stata “rabbonita” dalla donazione di 20 milioni di dollari effettuata da Pechino a marzo.

Da un lato queste accuse sottendono la frustrazione statunitense per aver perso il controllo di un’organizzazione delle Nazioni Unite a favore di un asse filo-cinese, dall’altro sono favorite dall’effettiva debolezza di Tedros nella gestione della pandemia, che ha alimentato i sospetti di una possibile collusione politica con il Paese nel quale per primo il contagio si è manifestato.

Sta di fatto che già a inizio gennaio il genoma del Sars-Cov2 era disponibile, gli americani hanno sfollato i loro cittadini da Wuhan ed Hubei a partire dal 20 gennaio giorno e nel frattempo gli Usa, assieme al resto del mondo, hanno voluto cullarsi nell’illusione di poter evitare il contagio grazie alla distanza geografica. “Da allora”, scrive l’analista Pierluigi Fagan, “cosa abbiano fatti i governi occidentali e quello americano non si sa o si sa e non fa onore al senso di responsabilità dei governanti verso le proprie popolazioni. Da almeno l’11 gennaio a quando ha dichiarato l’emergenza sanitaria nazionale, Donald Trump ha avuto 60 giorni per “prepararsi” sempre che della ventina di agenzie di intelligence americane nessuna sapesse nulla e prima di ciò che avveniva in Cina perché l’Oms “non le aveva avvertite”.

La debolezza dell’Oms è chiara ma non giustifica ritardi e sottovalutazioni dei governi di tutto il mondo di fronte a una pandemia senza precedenti nell’ultimo secolo. Le critiche all’Organizzazione guidata da Tedros, uomo ritrovatosi controvoglia al centro della storia, sono su diversi punti legittime e hanno a che vedere con l’incapacità di tenere una linea sanitaria, ma anche politica, continua. Ma si ridimensionano rispetto a quelle portabili di fronte a governi e autorità che hanno pensato di potersi crogiolare nell’apatia di fronte all’avanzare del contagio dimenticandosi che il vero untore era la globalizzazione. Moltiplicatrice della velocità di un contagio in cui tutto il mondo si è ritrovato immerso prima di rendersi conto della sua gravità.

FONTE:https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-tedros-adhanom-ghebreyesus.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect

 

 

 

 

#Coronavirus IL RE È NUDO! 

 

18 Maggio 2020 posted by Giuseppe Palma

Report dell’ISS – Istituto Superiore di Sanità – aggiornato al 14 maggio 2020.

I morti per coronavirus, SENZA PATOLOGIE PREGRESSE, sono 111 (sul campione statistico di riferimento), cioè il 3,9% del totale dei decessi registrati come Covid.

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia

Per leggere correttamente i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, va tenuto conto del fatto che – almeno fino a fine marzo/inizi di aprile – avevamo pochi posti letto in terapia intensiva. Oggi ne abbiamo circa il triplo, con il triplo di respiratori polmonari. E in più possiamo beneficiare della cura del plasma.

Domanda: per quale motivo non può essere ripristinata la piena libertà pre-virus? A chi giova e a cosa serve adesso l’epidemia?

Il virus ce lo hanno impiantato nel cervello.

Un ragionamento di base: ogni anno i morti in Italia a causa (diretta) di incidenti stradali sono più di tremila. A causa (diretta e indiretta) dell’influenza stagionale, circa ottomila.
Sul campione di riferimento analizzato dall’ISS, i morti per coronavirus che non presentavano patologie pregresse sono, al 14 maggio 2020, appena 111 (il 3,9% dei decessi totali).

Un esperimento matematico: il campione di riferimento preso dall’ISS è di 2.848 deceduti, vale a dire circa il 9% dei morti ufficiali. Estrapolando le percentuali e rapportandole ai dati complessivi, si hanno circa 1.150 morti senza patologie pregresse e poco più di 6.000 considerando anche quelli con una sola patologia pregressa. In ogni caso, sul dato complessivo, una mortalità molto bassa.

Ciò detto, governo e tecnoscienziati hanno distrutto un Paese, lo hanno letteralmente raso al suolo di fronte a questi dati?

Il re è nudo.

Giuseppe Palma

*** *** ***

Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni.

Qui i link per l’acquisto:

http://www.historicaedizioni.com/libri/democrazia-in-quarantena/

https://www.ibs.it/democrazia-in-quarantena-come-virus-libro-paolo-becchi-giuseppe-palma/e/9788833371535

https://www.mondadoristore.it/Democrazia-quarantena-Come-Giuseppe-Palma-Paolo-Becchi/eai978883337153/

https://www.libreriauniversitaria.it/democrazia-quarantena-virus-ha-travolto/libro/9788833371535

FONTE:https://scenarieconomici.it/coronavirus-il-re-e-nudo-di-giuseppe-palma/

 

 

 

 

ARTE MUSICA TEATRO CINEMA

Star Wars – L’Impero colpisce ancora compie 40 anni: 10 curiosità sul film

Il quinto capitolo della saga di Star Wars è stato rivalutato nel corso degli anni dopo aver avuto un’accoglienza molto tiepida.

16 Maggio 2020 

Accolto freddamente dalla critica, Star Wars: L’Impero colpisce ancora è stato in seguito rivalutato, diventando oggi uno dei migliori episodi della saga stellare creata da George Lucas. Presentato il 17 maggio 1980 in anteprima a Washington e uscito nelle sale statunitensi e britanniche il 21 maggio (in quelle italiane sarebbe arrivato qualche mese più tardi, dopo l’anteprima al Festival di Venezia), il quinto capitolo entra nel vivo della mitologia di Star Wars.

Scopriamo 10 curiosità su Star Wars: L’Impero colpisce ancora, considerato tra i miglior film della saga stellare anche a 40 anni di distanza dall’uscita.

Attraverso il film conosciamo i segreti della Forza, il Maestro Yoda, passando per il misterioso legame tra Luke Skywalker e il malvagio Darth Fener. Non manca poi l’elemento romantico, con lo sviluppo della storia tra Han Solo e Leia Organa. E poi c’è l’immancabile colpo di scena finale che getterà le basi per la battaglia conclusiva, cambiando ogni cosa. In occasione dei quarant’anni di Star Wars: L’Impero colpisce ancora, vi sveliamo dieci curiosità su un cult intramontabile.

CONTINUA QUI:https://www.cinematographe.it/rubriche-cinema/focus/star-wars-limpero-colpisce-ancora-40-anni-10-curiosita-episodio-v/

 

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

Sindrome da deficienza acquisita

16 Maggio 2020 posted by Francesco Carraro

Diamo per scontato che abbiamo il Governo più fico del mondo e le task force più forti della galassia. Tutti i giornaloni e i telegiornaloni e persino la Ssssiiensaaaa ce lo hanno spiegato e ripetuto talmente tante volte da averci convinto. Allora, a questo punto, un problema si pone. E cioè come siano possibili linee guida di comportamento anti-Covid così deficienti. Ma così deficienti da fare sembrare intelligenti persino certi aneddoti della psicologia cognitivo-comportamentale del Novecento.

Sentite questa: un uomo si vuole suicidare e si butta nel canale. Arriva un poliziotto, estrae la pistola, gliela punta contro e urla: “Esci immediatamente dall’acqua, oppure sparo”. Sotto la minaccia della morte per omicidio, l’uomo aspirante al suicidio obbedisce e si consegna all’agente. Fa ridere, vero? Gli psicologi te la raccontano per spiegarti la forza dei paradossi logici in grado di mandare in corto circuito persino la disperata razionalità di un gesto estremo.

Eppure, vi assicuro, fa più ridere quest’altra. Ascoltate. Se vi capita di imbattervi in un moribondo salvato dall’annegamento per il rotto della cuffia, non potete praticargli la respirazione bocca a bocca. O voi, o lui, potreste prendere il Covid laddove voi, o lui, foste infettati. Quindi – per salvare voi e lui da una minaccia remota quanto lo schianto di un asteroide sul vostro ombrellone – dovete condannare lui a morte quasi certa.

C’è qualcosa di più deficiente? Forse sì: per esempio imporre ai fedeli di astenersi dal dire “amen” dopo l’invocazione del sacerdote. Oppure imporre ai parrucchieri di parlare ai clienti attraverso lo specchio. Queste e altre chicche le potreste trovare nelle linee guida fiorite in queste ore come porcini dopo la stagione delle piogge. E allora torniamo a bomba, da dove eravamo partiti. Abbiamo il Governo più fico del mondo, le task force più forti della galassia e gli ssssiennsiaatiiiiii più pagati dell’universo.

Com’è che un parterre di menti sopraffine quali le suddette ha partorito le norme di cui sopra? C’è una sola spiegazione possibile. Ci hanno tenuto nascosta una task force. Ci dev’essere, da qualche parte, aggirantesi tra i torbidi cunicoli ministeriali di oscuri seminterrati, un team deficiente il quale, nottetempo, partorisce protocolli  farlocchi per poi sostituirli a quelli più seri. Ci troviamo davanti, amici, a qualcosa di grosso. E mi rendo conto di fare un discorso complottista.

Finora, i cospirazionisti si sono sempre contraddistinti per una maniacale ossessione nell’intravedere le forze maligne di una Spectre universale dietro tutto quanto di malvagio accade. Noi siamo oltre. Noi intravediamo le forze dementi di una Spectre deficiente dietro tutto quanto di normale non accade. E non sappiamo se sia meglio o peggio. Fa più vittime la cattiveria o la stupidità? Diciamo che è una bellissima partita. Ma torniamo seri dai, prima che qualcuno ci denunci al Garante per la Garantita Verità Globale delle Notizie Severamente Selezionate, Imposte e Accettate dal Sistema.

Allora sapete cosa succede? Che ci stanno fregando come segue. Di linea guida in linea guida, di protocollo in protocollo, di deficiente in deficiente stiamo passano da un mondo in cui è tutto permesso tranne ciò che è vietato a un mondo in cui è tutto vietato tranne ciò che è permesso. Ve lo ricordate l’AIDS? Ecco, si chiama anche “Sindrome da immunodeficienza acquisita”. Qui siamo oltre. Siamo alla sindrome da “deficienza acquisita”. E ve lo diciamo con tutta franchezza: già sarebbe umiliante essere sottoposti alla Dittatura del Male. Ma per essere vittime della Dittatura della Deficienza bisogna proprio essere deficienti.

FONTE:https://scenarieconomici.it/sindrome-da-deficienza-acquisita/

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

Renato Farina: Soldi agli immigrati, non ai medici eroi. Il decreto Abracadabra

Chiamiamolo decreto Abracadabra, una faccenda da Maga Magò, degno di una Repubblica di biscazzieri.

Altro che decreto Rilancio, a meno che non si alluda al tavolo di un poker, ma al governo ci sono troppi bari e non ci viene voglia di giocare con gente che trucca il mazzo, e muove le mani come fuori della Stazione Centrale fanno i camorristi delle tre carte, questa-vince-questa-perde.
Quello che è successo nelle ultime ore è stato uno spettacolo acchiappagonzi, dove i gonzi nelle intenzioni di questi prestigiatori senza coniglio saremmo noi italiani in generale.
Sappiamo tutti che mai nella storia d’ Italia un governo ha avuto a disposizione, da spendere in una sola volta, 55 miliardi, veri o fasulli che siano, e li ha sparsi con i criteri che autorevoli studiosi hanno definito «a marchetta», dove chi ha urlato di più tra Pd e M5S si è portato a casa la vacca. Una sommatoria di proposte dotata di 256 articoli e 495 pagine che è un caleidoscopio arlecchinesco di premi e cotillon senza un piano industriale, senza investimenti infrastrutturali. Eccetera.
Di tutta questa enormità di commi e sottocommi, per capire i criteri con cui si sono mossi Conte & C. osserviamo il trattamento riservato a due categorie di persone.

In fretta e furia – 1) Immigrati clandestini, arrivati in Italia in barba alle leggi, sono stati super-premiati.
C’ è chi dice 600mila, la ministra dell’ Interno Luciana Lamorgese abbassa la cifra a 300mila. Sanatoria fatta. Certo molti di loro sono stati trattati alla stregua di schiavi, pagati pochissimo, infilati in baracche. La differenza è che con un colpo di bacchetta magica sono stati trasportati in un istante nel fantastico mondo del welfare italiano. Avevano ragione i negrieri e i ricettatori di merce umana a respingere le richieste di una paga giusta.
Adesso dato che si presume che i numerosi disoccupati italiani e i percettori di reddito di cittadinanza e oggi di emergenza non intendano piegarsi sui pomodori, lo faranno ancora questi poveretti. Con un costo però presente e soprattutto futuro per il nostro sistema previdenziale assai pesante.
Lo sappiamo come fanno, chiedetelo a chiunque ci è passato. Ti fanno un contrattino da sei mesi, con l’ accordo di essere licenziato subito dopo.
E lo schiavo fa a metà con il padrone dell’ indennità di disoccupazione e si prende mezza paga. Nel frattempo, ciascuno dei sei o trecentomila si troverà una mammetta povera per il ricongiungimento, e la pensione sociale, eccetera.
Ma ne verranno a frotte, anzi a flotte, dall’ Africa e dall’ Asia: tanto in Italia è tutta una finzione. Non si regola l’ immigrazione, si legalizza l’ illegalità. Una sanatoria è più rapida che la ricostruzione del ponte in Sicilia.
2) Infermieri, medici, operatori sanitari generici, tecnici di laboratorio e delle caldaie (ordine alfabetico) sono stati trattati come ciabatte. Prima li hanno agghindati con un fiocco, Poi gliel’ hanno strappato.
Infine due fiocchi. Magari tre, come si fa nei film di Stanlio e Ollio con gli accattoni. Le categorie sopra citate mezz’ ora prima erano state definite universalmente come eroi. Visto che adesso le famose trincee appaiono un po’ meno battute dalle cannonate del Covid, tiè. Sono stati infilati con tanto di camice e (ovviamente) senza mascherine sul campo minato, indi paternalisticamente gratificati di mille euro in quanto esempio monumentale di abnegazione. Questo accadeva tre giorni fa. Poi questi prestigiatori da saloon di Laredo gli hanno fatto sparire i soldi dalle tasche prima ancora che si materializzassero (mercoledì sera). Giovedì pomeriggio, alt, abracadabra, ci sono o non ci sono, ecco la peluche con premio doppio, complimenti. Magari lo toglieranno ancora, poi lo triplicheranno.
Che importa? Qui si gioca con le vite e la dignità delle persone.

Giochi di prestigio – Merita una cronaca quanto accaduto ai chirurghi, alle caposala e compagnia in camice in queste ore. Il sito infermieristicamente.it (si chiama così) gioisce moderatamente, ma la faccenda è sicura, sono riusciti a procurarsi le bozze. È l’ 11 maggio, e carta canta. All’ articolo 10 del decreto c’ è proprio scritto, papale, quel che il titolo dice: «Agli infermieri premio di 1000 euro ed assunzioni nel territorio. Ecco la bozza del Decreto Rilancio». Maria Luisa Asta spiega la piccola conquista. Senza enfasi, ma per chi guadagna una miseria a Varese, rispetto ai colleghi di Lugano, venti chilometri più in là, una cifra così non è da buttare. Fa presente delicatamente al governo, come fanno le sue colleghe gentili con le flebo, che però non è questo il problema. Non è questione di un premio, anche se ogni promessa è debito, ma di contratti che valorizzino professionalità e merito. Sa quel che dice, è roba pagata sul campo.
Aveva appena scritto, con orgoglio mescolato a lacrime, che in assoluto, più dei medici e di qualsiasi altra professione in guerra con il Covid, «la categoria dei tecnici della salute, infermieri e fisioterapisti, è quella più colpita, con il 18,6% dei decessi» (8 maggio). Una strage, una letalità che dice l’ esposizione al pericolo per poco più di mille e trecento euro al mese, se va bene. Ed ecco che ai quei 1000 succede di tutto. Prima a notte si annuncia l’ addio a quei soldi: se li sono ciucciati tradendo un giuramento, pensano ai migranti e dimenticano chi crepa in corsia. Poi: Sim Sala Bim, ecco il nuovo titolo del pomeriggio: «Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie: il Bonus 1000 euro ricompare raddoppiato!». Ricompare magia da seminaristi in gita. Contenti? Al diavolo. Tutto questo è la premessa di un inganno. Medici e infermieri concordano. Si lavano la coscienza con la mancetta per il buon servizio, bravo, fallo ancora. Ehi non siamo in una telenovela venezuelana. Sbotta Antonio Palma, leader del sindacato Nursing up leader, saltando fuori dalla doccia scozzese: «A che gioco giochiamo?
Che si parli di 1000 o di 2000 euro lordi qui siamo ancora di fronte ad un “una tantum”, come se la nostra professionalità fosse pagata “a peso” in base all’ importanza del momento considerato. L’ ennesimo autogoal di questo governo».

FONTE:https://www.liberoquotidiano.it/news/commenti-e-opinioni/22648902/renato_farina_soldi_immigrati_medici_eroi_esclusi_decreto_abracadabra_conte_bellanova.html

 

 

 

 

Conte va bloccato ora, prima che finisca di demolire l’Italia

I mass media sono impegnati a nascondere tutte le manifestazioni di dissenso contro Conte e a farlo falsamente apparire come gradito alla maggioranza del paese. Conte sta portando avanti due linee di azione: l’eversione costituzionale per instaurare una dittatura tecnocratica; e la rovina economica del paese per consentire il suo saccheggio da parte dei capitali internazionali, che sono i suoi patron politici. Solo tenendo accesi i riflettori sui suoi soprusi si può bloccarlo, impedirgli manovre come inscenare un ritorno del contagio per chiudere nuovamente il paese e dargli la mazzata finale, specialmente in agosto o settembre, quando da un lato si concretizzeranno i danni economici del lockdown e dall’altro la Bce, secondo la recente sentenza della Corte Costituzionale tedesca, dovrà cessare il Qe. Quindi potrà esplodere una bella crisi sociale e una protesta di popolo. Parliamo dei patron politico-economici del governo. Vi è un’industria farmaceutica che paga una ricerca e una divulgazione presentate come scientifiche ma sempre meno credute tali, perché sempre più percepite, pagate e dirette dal business nonché contraddittorie, incerte e regolarmente smentite nelle loro affermazioni.

Questa industria gestisce i laboratori dove si elaborano virus e batteri, da uno dei quali pare sia uscito il Covid-19; e al contempo elabora e venderà ai governi un promesso vaccino per debellare il virus, nascondendo che questo tipo di virus è Contemutevole, quindi il vaccino non può essere la soluzione. Conte ha già detto sì a Bill Gates. Altre esigenze premono sul governo: quelle della mafia, che vuole non solo la liberazione dei suoi boss, ma soprattutto una grave e generale crisi di liquidità delle imprese, specie al Sud, per poterle rilevare coi suoi soldi sporchi; quindi vuole più lockdown e niente sovvenzioni alle imprese; quelle di investitori stranieri, pure interessati a che imprese private e pubbliche entrino in crisi, per poterle rilevare; e a partecipare a privatizzazioni necessitate dai bisogni finanziari dello Stato; quelle dei fondi di investimento stranieri, interessati a che si produca una diffusa insolvenza onde poter acquisire a prezzi irrisori i crediti in sofferenza e gli assets immobiliari posti a loro garanzia.

Quelle della grande distribuzione, che ha interesse a che le piccole e piccolissime imprese italiane, iniziando dai bar e dai ristoranti, chiudano, onde poter occupare il loro spazio di mercato assorbendo i lavoratori ex autonomi con contratti precari e poco remunerati; quelle della Germania, che mira da un lato ad assicurarsi la continuità della collaborazione subalterna dell’industria italiana nelle sue filiere produttive, e dall’altro a spogliare l’Italia come già ha fatto con la Grecia (assieme alla Francia); quelle della pubblica amministrazione, che deve giustificare o coprire il fatto che ha speso centinaia di milioni e sospeso per mesi molti trattamenti diagnostici e terapeutici negli ospedali per allestire centri Covid-19 basati sulla terapia intensiva e i ventilatori: centri che sono rimasti quasi inutilizzati, anche perché la malattia non è respiratoria ma circolatoria e Della Lunararamente richiede terapia intensiva; e anche deve nascondere il fatto che quasi tutti i decessi sono dovuti ad errore diagnostici e terapeutici.

L’obbedienza ai predetti interessi potrebbe essere la ragione per la quale il governo italiano, in clamorosa differenza da altri governi, non eroga o ritarda i sostegni alle imprese e alle famiglie, mandandole in crisi. Darebbe conto altresì della costituzione della Commissione Colao da parte del governo, in pratica sostituzione del Parlamento, composta da esperti fiduciari dei capitali sovranazionali interessati ad approfittare della situazione, come detto sopra. Potrebbe anche essere la ragione per la quale il governo insiste che concederà la normalità solo quando vi sarà il vaccino, e al contempo manda i Nas a inquisire i medici di Mantova che hanno messo a punto una cura sierologica che minaccia i profitti di Big Pharma. Analogamente spiegherebbe perché il governo italiano non ha preso le misure più ovvie a tutela della salute pubblica: prescrivere l’assunzione di vitamina D e la chiusura degli impianti che emettono polveri sottili, che predispongono alla malattia.

Potrebbe spiegare anche il fatto che il governo italiano, per giustificare provvedimenti sospensivi della Costituzione e di diritti costituzionali inviolabili, ha ritardato di circa due mesi gli interventi anticontagio e in seguito ha sempre diffuso dati statistici privi di valore scientifico, esagerati per creare terrore, in quanto riportanti come dovuti al virus tutti i decessi, anche quelli dovuti ad altre malattie – vedasi i dati autoptici, quelli dell’Iss, quelli dell’Istat, dai quali risultano meno morti quest’anno che l’anno scorso, nei primi 4 mesi, anche per malattie respiratorie. Soprattutto bisogna prevenire che Mattarella, da qui a uno, due o tre mesi, quando Conte avrà completato la sua opera a danno del paese, se la possa cavare mandandolo a casa, lasciando addossare a lui la colpa del disastro, mettendo su un nuovo governo e dicendoci: cari italiani, l’Europa ci ha lasciato soli, Conte ha sbagliato a fidarsi, il danno è fatto, mi dispiace, ora dovete pagare, fidatevi del mio nuovo governo. No, venerando Presidente, così non va: sapendo che cosa ha in cantiere, Conte e i suoi decreti incostituzionali vanno fermati adesso, prima che sia troppo tardi. Dopo, nessuno se ne potrà lavare le mani. Presidente, noi vi teniamo d’occhio. Uno per uno.

(Marco Della Luna, “Presidente, vi teniamo d’occhio”, dal blog di Della Luna del 10 maggio 2020).

FONTE:https://www.libreidee.org/2020/05/conte-va-bloccato-ora-prima-che-finisca-di-demolire-litalia/

 

 

 

Urgono uomini seri

Marcello Veneziani, La Verità 13 maggio 2020

C’è aria di guerra civile in Italia. Una brutta aria di odio e d’insofferenza. Si sta scavando un fossato incolmabile tra italiani. Riassumo gli ingredienti o le stazioni che portano all’odio radicale. In primis le restrizioni e i divieti anche assurdi hanno lasciato un segno e una scia sul corpo e la mente degli italiani; poi le carenze sanitarie più elementari unite alle clamorose cialtronerie di commissari, ministri e task force; aggiungi la mancanza assoluta di strategia, prevenzione e test per governare il futuro ma tutto è affidato ai cittadini e alle loro limitazioni. Poi la drammatica situazione economica e sociale per famiglie e imprese, le tante aziende che non apriranno, i tanti che non riavranno il lavoro, l’impossibilità di far rinascere esercizi con quelle restrizioni, quei costi e quelle cadute. Intanto una legge libera fior di delinquenti dalle carceri e persino criminali in cella d’isolamento, che non erano a rischio di contagio; proprio mentre venivano inseguiti sulle spiagge come criminali innocui bagnanti, sporadici avventori o isolati corridori. Unisci questo quadro alla vanesia, fanfarona, irritante esibizione del governo, gli show inconcludenti su aiuti che non arrivano mai.

Se a tutto questo unisci vicende dell’assurdo come la liberazione di Silvia Romano, con pagamento ai terroristi per finanziare le loro imprese e le loro armi, il ritorno dell’ostaggio da moglie di uno di loro e credente nella religione dei suoi stessi carcerieri nella versione più feroce e antioccidentale, insieme all’autoincensarsi del governo che sfrutta l’occasione per farsi uno spot e una passerella, col premier e il ministro degli esteri che sgomitano per prendersi la vetrina, il codazzo di media allineati e vescovi inclusi, ti accorgi che la polveriera sta per esplodere. Non c’è più dissenso ma disprezzo, livore.

Su quest’ultimo caso ho letto giudizi sprezzanti che trasudano odio tra due Italie che non si parlano più ma si sputano, si schifano, si disprezzano. Agli uni pare civile, umano e misericordioso gioire per il ritorno a quelle condizioni dell’ostaggio e pare invece bestiale, infame e incivile chi ne mostra il conto, il rischio, la beffa. Agli altri, e ci sono anch’io tra questi, magari con toni e argomenti un po’ diversi, pare assurdo che una prigioniera torni con la divisa dei suoi carcerieri, che vanti il trattamento ricevuto, che ostenti anche nelle vesti il disprezzo per il mondo in cui è tornata e che ha pagato il riscatto e rischiato vite umane per riportarla a casa. Ma poi leggi i commenti dell’altro versante, anche di persone fino a ieri abbastanza equilibrate che provano schifo per chi fa queste elementari considerazioni, per chi ricorda le vittime del terrorismo e le volte che non abbiamo voluto pagare riscatti per non cedere ai terroristi, lasciando morire anche leader nazionali. A vergognarsi, per costoro, dovrebbe essere chi lo denuncia…

Allora ti accorgi che qualcosa si è rotto, il malessere sta facendo saltare i nervi a tutti e ci sono due vulcani pronti a eruttare, l’un contro l’altro armati. C’è un’aria terribile. Lo vedo anche nel mio caso personale, lo riconosco: non riesco più neanche ad ascoltare programmi come quello della “vipera tirolese” o simili, a vedere i tg filogovernativi o ad ascoltare, solo ad ascoltare, la voce del gagà di governo, di gigino, di fofò, della sinistreria assortita. Sono stato spesso all’opposizione, in aperto dissenso, non mi sono mai risparmiato nelle polemiche. Ma non mi era mai capitato di scendere a questi livelli d’insofferenza radicale e vedo che sta capitando anche dall’altro versante. Ed entrambi riteniamo di avere piena ragione.

Ma che ci sta succedendo? Dove ci porterà questo clima se si aggraveranno, come temono in tanti, le condizioni sociali ed economiche del paese e la depressione diffusa muterà in rabbia? Il dissenso verso questo governo ormai va ben oltre la critica e la richiesta di farlo cadere. La gente vorrebbe vederli sparire, mandarli a casa a calci nel sedere, se non in galera, perlomeno nello stesso carcere in cui è stato confinato il popolo italiano oltremisura. Penso alla sventura di un paese che sta attraversando il peggior momento della sua storia repubblicana col peggior governo che potesse capitare. Con più incapaci, cialtroni, quaquaraquà, ignoranti e presuntuosi mai avuti nella sua pur assortita storia.

Come pensate che si possa ricucire questo paese e riportare nella normale vita di una democrazia i dissensi e le divergenze? So che molti di voi sognano una svolta radicale, una sterzata elettorale, un’inversione di marcia. Lo capisco, d’istinto lo dico anch’io. Ma lasciate che vi dica una cosa: siamo arrivati a un punto che non si tratta più di destra e sinistra, di sovranisti e globalisti, di populisti e no. Urge affidare il paese nelle mani di persone serie. Abbiamo un elementare assoluto bisogno di gente seria. Seria, non dico altro. Una parola semplice e complicata. Serietà. Persone consapevoli della loro responsabilità, che non vendono fumo, che spengono gli odii, che mantengono gli impegni assunti, non vogliono raggirare nessuno. Voi direte sì, ma devono essere capaci, competenti, adeguati. Basta che siano seri. Perché una persona seria se capisce di non essere all’altezza non si assume il compito di guidare un paese, e in questo momento poi; e una persona seria nei campi in cui non ha competenza, si affida a persone serie, li investe di serie responsabilità. I buffoni, i mestatori e i dilettanti al potere sono gente priva di serietà.

Noi abbiamo bisogno di gente seria, il coraggio della serietà. Altrimenti quelli “seri” arriveranno da fuori. Poi ragioniamo sul resto, ma è necessario che al più presto si concordi un cambio di guardia per un governo autorevole composto da gente seria. Perché la situazione, come si usa dire, è grave ma non è seria.

FONTE:http://www.marcelloveneziani.com/articoli/urgono-uomini-seri/

 

 

 

Le Sardine migliori amiche del governo: “Mascherine tricolori: una vergogna!”

Ieri le Mascherine tricolori hanno protestato nel rispetto del divieto di assembramento, per il terzo sabato consecutivo, in tutta Italia. A Roma, la manifestazione più grande è stata bloccata per alcuni attimi dalla Polizia che ha costretto i partecipanti a restare imbottigliati in una via del centroE le Sardine, nel frattempo diventate “6000 Segnalatori”, esultano per questo e ci mettono il carico petaloso di fake news e … invidia?

Sardine: “Mascherine tricolori, vergogna!”
Come sappiamo, le Sardine non hanno un buon rapporto con Twitter, con la punteggiatura e l’uso di maiuscole e minuscole. Nonostante questo (e le sonore figuracce rimediate ad esempio nell’anniversario della morte di Aldo Moro) si ostinano a fare propaganda: “Sovranisti in corteo a Roma indossano Mascherine Tricolori” hanno scritto ieri sul loro account 6000 Sardine. “Con gli ospedali pieni e il paese che arranca, un manipolo di 100 persone ha percorso le vie del centro, tra loro militanti di Casa Pound. La polizia ha interrotto la manifestazione identificando 50 persone. Vergogna!”

Sardine e fake news

Le Sardine non sanno o fingono di non sapere che le persone scese in piazza erano diverse centinaia – e lo hanno fatto non solo a Roma ma in altre 80 città. La maggior parte di esse non apparteneva a nessun partito o movimento politico. Ma se invece fossero “un manipolo di 100 persone” come scrivono, allora ancor di più la loro presunta preoccupazione sanitaria non avrebbe ragion d’essere. Gli ospedali del nostro Paese (che, ricordiamo ai pescetti fritti, si scrive con la maiuscola e non perché siamo “sovranisti”, ma perché scriviamo in italiano) non sono affatto pieni: la curva epidemiologica è in discesa, ogni giorno la Protezione civile riporta i dati sulle terapie intensive in costante calo e il governo Conte, da loro giammai contestato, apre alla Fase 2. L’Italia “arranca” e lo fa economicamente: questa è la ragione per cui le persone sono scese in piazza da cittadini liberi. Per avere risposte sulla loro sopravvivenza. E questa è anche la ragione per cui, stando sempre alle dichiarazioni del premier (non di un pericoloso sovranista), l’Italia deve ripartire perché “la vita e la salute dei cittadini restano valori non negoziabili ma dobbiamo declinarli diversamente“.

Antipolitiche sì, ma serve di governo

Letto in un’altro modo, l’imbarazzante e presuntuoso tweet delle Sardine (tempestato di commenti negativi di sovranisti e non che ricordano Santori e co. che manifestare è un diritto costituzionale) sembra una velina del governo: “chi è buono sta con noi, chi scende in piazza si troverà davanti la polizia e noi, dietro, ad esultare“. In pratica, le Sardine esultano se degli italiani ridotti sul lastrico scendono in piazza contro il governo e si “schermano” dietro parossistiche emergenze sanitarie. Inutile specificare che per altri “assembramenti” sono rimaste mute come i pesci che sono. Ma ribadiscono di essere l’antipolitica: non hanno un’opinione sulle pretese delle Mascherine tricolori, sono totalmente asservite alle decisioni del governo e di fronte a un sopruso si dimostrano fedeli alle forze dell’ordine usque ad finem. In confronto a loro i grillini sono tutti Niccolò Machiavelli. E il dubbio che siano davvero in 6000 comincia a serpeggiare.

FONTE:https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/le-sardine-migliori-amiche-del-governo-mascherine-tricolori-una-vergogna-156757/

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

Probabilmente è stato solo un arresto cardiaco, ma il clima da guerra fredda che si respira tra Stati Uniti e Cina alimenta teorie del complotto. L’ambasciatore cinese in Israele, Du Wei, è stato trovato morto nella sua casa in un sobborgo di Tel Aviv. Il diplomatico è stato rinvenuto nel suo letto dal personale della sua residenza senza segni di violenza sul suo corpo e l’ipotesi più accreditata è quella di una morte naturale. La polizia ha comunque avviato un’inchiesta per stabilire le cause del decesso, che sarebbero da ricondurre a un arresto cardiaco.

DU WEI IN ISRAELE DA MARZO. LA VISITA DI POMPEO

Il diplomatico 58enne, sposato e padre di un figlio, era arrivato in Israele all’inizio dell’anno dopo un mandato in Ucraina. Approdato a metà febbraio, aveva ricevuto le credenziali solo a fine marzo perché al suo arrivo era rimasto quindici giorni in quarantena per via della pandemia. Viveva nel quartiere di Herzliya. La sua famiglia non era al momento con lui in Israele. Nei giorni scorsi aveva scritto un articolo per il Jerusalem Post, paragonando la resilienza della Cina nell’affrontare la pandemia a quella del popolo israeliano. E venerdì, attraverso l’ambasciata, aveva protestato per le parole pronunciate al segretario di Stato americano, Mike Pompeo, durante la sua breve visita in Israele due giorni prima.

LA PARTITA USA-CINA SU ISRAELE

Pompeo aveva accusato Pechino di utilizzare i suoi investimenti in Israele come minacce e aveva anche ribadito che la Cina sta nascondendo informazioni sull’epidemia. Il messaggio del segretario di Stato Usa è stato chiaro: scegliere tra gli investimenti cinesi e l’accordo politico sull’annessione della Cisgiordania. La reazione dell’ambasciata non si era fatta attendere: “Pompeo da tempo considera prodotti e investimenti cinesi come rischi per la sicurezza senza produrre prove a sostegno delle sue acccuse. Confidiamo che i nostri amici israeliani non solo siano in grado di sconfiggere il coronavirus ma anche il virus politico e scegliere la linea di azione che serve meglio i loro interessi”. Nella sua replica, Wei aveva espresso la speranza di un’ulteriore cooperazione. L’ambasciatore aveva definito le relazioni tra i due paesi come ‘win-win‘, in un rapporto di vantaggio reciproco e liquidato come ridicole le affermazioni che la Cina vuole comprare Israele, anche considerando che l’investimento della Cina nel paese “rappresenta solo lo 0,4% per cento degli investimenti della Cina nel mondo”.

I PRECEDENTI SCONTRI USA-CINA SULLE FORNITURE MILITARI

Non è la prima volta che Usa e Cina entrano in competizione su Israele. Come ha scritto il Wall Street Journal, alla fine degli anni ’90, i funzionari statunitensi si opposero a una vendita pianificata alla Cina del sistema radar aereo Phalcon di fabbricazione israeliana. Israele si è piegato alle pressioni degli Stati Uniti nel 2000, ha annullato la vendita, rimborsato alla Cina quasi 200 milioni di dollari e pagato oltre 150 milioni in danni. Il secondo scontro si è verificato durante la presidenza di George W. Bush e ha coinvolto il sistema antiradar israeliano Harpy. Un caso che portò al licenziamento del direttore generale del ministero della Difesa israeliano, a nuove leggi sul controllo delle esportazioni e a un accordo di condivisione delle informazioni con il Pentagono. Ancora più importante, nel 2005 Israele ha chiuso del tutto il suo commercio di difesa con la Cina. Anche senza le vendite militari, la Cina è cresciuta fino a diventare il secondo partner commerciale di Israele, dopo gli Stati Uniti.

IL PORTO DI HAIFA AI CINESI E IL 5G

Dopo la fine delle relazioni in materia di difesa, Washington si era messa il cuore in pace, lasciando proseguire la collaborazione in altri settori. Tanto che Israele rappresenta un importante anello della Via della Seta di Pechino. Non tanto per a livello economico, quanto qualitativo e strategico. E un anello sensibile, vista la storica alleanza tra Tel Aviv e Washington. Alleanza che non ha impedito al governo israeliano di dare il via libera a un accordo sulla concessione del nuovo terminal del porto di Haifa e ad altre partnership per lo sviluppo della rete 5G. Due settori fondamentali, quello infrastrutturale-strategico e quello tecnologico, nei quali Pechino conta di trarre importanti vantaggi con la proiezione verso non solo il Medio Oriente (area dove la sua influenza è in costante aumento) ma anche verso il Mediterraneo. Israele è dotata di un’importante scena tecnologica e di innovazione, due elementi centrali nella competizione tra superpotenze. E ora la Casa Bianca, protagonista di un innalzamento delle tensioni col rivale commerciale e geopolitico, non sembra più intenzionata a lasciar passare.

IL CAMBIO DI MARCIA DELLA DIPLOMAZIA CINESE

La morte di Wei arriva, tra l’altro, in un momento nel quale gli ambasciatori cinesi all’estero sono particolarmente attivi. Dopo decenni di understatement, basati sul principio di Deng Xiaoping (“nascondi la tua forza, aspetta il tuo momento e non prendere mai il comando”) la diplomazia cinese si muove in massa, risponde alle accuse, interviene attivamente nel dibattito e prova a imporre la propria auto narrazione. In prima linea le ambasciate. Quella francese ha postato un video animato coi Lego per smentire le accuse di Washington sull’origine della pandemia. L’ambasciata cinese in Polonia si è resa protagonista in questi giorni di una polemica senza precedenti con la delegazione statunitense, quella in Germania si è scontrata con i media tedeschi. I diplomatici in Repubblica Ceca e in Svezia hanno apertamente minacciato di ritorsioni i rispettivi governi per azioni politiche interpretate come ostili.

E’ in questo generale scenario da accuse incrociate e ipotesi del complotto (ricordando il rapporto quantomeno privilegiato tra servizi segreti americani e israeliani) che sulla morte dell’ambasciatore cinese, che pare avvenuta per un “semplice” arresto cardiaco, avanzare teorie da guerra fredda può diventare (rischiosamente) naturale.

FONTE:https://www.affaritaliani.it/esteri/israele-morto-ambasciatore-cinese.html

 

 

 

CULTURA

Esortazione ai medici della peste

16 MAGGIO 2020 – Annibale Gagliani

Per concessione della Succession Albert Camus, Bompiani rende disponibile gratuitamente uno dei lavori preparatori alla Peste, da scaricare con pochi clic sul sito della casa editrice.
Entrare nella testa di un medico durante la pandemia del 2020 è attualmente il rompicapo preferito della società civile. L’interpretazione della giornata tipo in trincerato nosocomio scivola sui social network, nella TV generalista, tra i media d’informazione. Solo un uomo è riuscito ad attraversare il cuore del camice bianco durante la catastrofe. Solo un uomo è riuscito a sviscerare i limiti del genere umano dinanzi alle ineguagliabili vendette della natura, meravigliosa Medea. Albert Camus, nell’aprile 1947, pubblica sulla rivista Cahiers de la Pléiade dell’editore Gallimard due testi anticamera del suo romanzo più incisivo, La pesteEsortazione ai medici della peste Gli archivi della peste. Oggi, per concessione della Succession Albert Camus, Bompiani rende disponibile gratuitamente il primo degli scritti, da scaricare con pochi clic sul sito della casa editrice.

Pagine profetiche, cucite dal vate del decadimento rivoltoso dell’umanità, ormai pervasa dal mito di Sisifo e tenuta in piedi da aneliti di dignità. Esortazione ai medici della peste è un colpo di sciabola sulle paure di chi lavora giocando a dadi con la vita e la morte. Lo scenario esterno di Camus non è sovrapponibile a quello della lotta al covid-19: le condizioni igienico sanitarie della città descritta, l’algerina Orano, immersa nella peste bubbonica in un’epoca di moderato sviluppo tecnologico, sono disperate rispetto alle infette località hi tech del ventunesimo secolo. Rimbombano con acuto acume tre elementi di elegiaca continuità: la compiaciuta capacità dell’uomo di sottovalutare il passaggio della catastrofe, dimostrando scarso feeling coi segnali offerti dall’ecosistema; l’abilità di insinuarsi nel disordine inventando truffaldine attività di guadagno individuale; le emozioni incollate sulle pareti diroccate del cuore dei medici, baluardi di una chimera distesa su un cratere di magma.

Le prime avvisaglie di tragedia vengono regolarmente sottovalutate: all’alba de La peste, Camus racconta la dilagante e misteriosa morte dei topi, che giacciono sulle strade tra i passanti distratti, troppo occupati a seguire i ritmi tribali della giornata. Gli inconcepibili mercati di fauna pregiata in Asia, ai giorni nostri, generano un passaggio di malattie tra diverse specie fino ad arrivare all’umano e danno la spinta al business mafioso da miliardi di dollari dei bracconieri. Homo homini lupus e non solo. Il topo di Orano e il pipistrello del mercato di Wuhan entrano in contatto fendendo i faldoni della storia. I primi focolai dell’epidemia vengono nascosti come polvere sotto il tappeto per preservare il ciclo della produzione o i circuiti astratti della finanza: quando si pensa “non è un mio problema”, “bisogna andare avanti a tutti i costi”, “andrà tutto bene”, è l’inizio della fine.

A pandemia conclamata, vi è sempre in agguato lo sciacallo: contrabbando di medicinali, di cure palliative oppure di mascherine e tute. Camus lo identifica nel romanzo col personaggio di Joseph Cottard, meschino approfittatore, agile contrabbandiere. Il corso degli eventi odierno porta ai casi-simbolo delle commesse plurimilionarie per la produzione di mascherine e test sierologici senza gare d’appalto ad aziende privilegiate, incaricate direttamente dell’onere da parte delle regioni Lazio e Lombardia.

Il terzo file rouge tra le profezie dell’opera allegorica emerge con intensità proprio nel testo inedito Esortazione ai medici della peste: i tormenti psicanalitici degli eroi dello scenario, i medici. L’autore sceglie, nel romanzo, di racchiuderli dentro l’inconscio del magnanimo e indefesso dottor Bernard Rieux. Nello scritto preparatorio, invece, accarezza direttamente i combattenti della prima linea mettendoli di fronte a un’atavica paura, che non credevano di poter provare, venendone travolti.

E non vi è luogo che non vada purificato anche dentro di noi, fin nei recessi del cuore, per mettere dalla nostra parte le poche circostanze favorevoli che ci restano.

 

Ai rintocchi inaugurali della catastrofe, l’uomo deve aprire la gabbia dentro di sé e purificare il proprio essere, prelevando fiotti di necessario coraggio. Il medico può fungere da esempio per la schiera di pazienti schiacciati come mosche dalla malattia, trasmettendo inesauribile speranza.

La prima cosa è che non abbiate mai paura. Si sono visti uomini fare assai bene il loro mestiere di soldati pur avendo paura del cannone. Ma questo perché la palla di cannone uccide indistintamente il coraggioso e il pavido. In guerra molto è dovuto al caso, ma non così nella peste. La paura corrompe il sangue e riscalda l’umore, lo dicono tutti i libri […] Sicché voi, medici della peste, dovete fortificarvi contro l’idea della morte e conciliarvi con essa, prima di entrare nel regno preparatole dalla peste. Se trionferete qui, trionferete ovunque e vi vedranno tutti sorridere in mezzo al terrore. La conclusione è che vi occorre una filosofia.

La ragione come sterilizzante perpetuo per mettere le mani sulla paura e soffocarla. L’emisfero sinistro del cervello che governa il destro, garantendo l’efficacia dell’azione, perfettamente calibrata dalla forza d’animo generata dalla filosofia pragmatica, nemica dei dogmi. Un medico che si trasforma in filosofo compiendo lo stesso estremo sforzo di sperimentazione della capacità di elevazione dell’umano, immerso da Nietzsche in Così parlò Zarathustra.

Dovrete quindi essere sobri in ogni cosa, che non significa affatto essere casti, che sarebbe un altro eccesso. Coltivate una moderata allegria affinché la tristezza non venga ad alterare il liquido del sangue preparandolo alla decomposizione. Non vi è nulla di meglio, a questo scopo, che consumare vino in quantità apprezzabili, per alleviare un poco l’espressione affranta che vi verrà dalla città in preda alla peste.

L’incommensurabile sobrietà sul teatro di guerra. L’elisir di bacco nelle notti scuoianti senza luna, in cui i corpi dilaniati dalla malattia spingono nelle tempie come il Nilo in piena. Le metamorfosi di Ovidio a guidare il passo: «Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione». Il medico è filosofo. Il filosofo domina le passioni. Le passioni esondano col vino, migliorando l’esperienza del combattente. Legge non scritta del tempio classico. Il medico ha bisogno di passione incontenibile per districarsi tra le funeste catacombe.

Frontespizio di una edizione della Metamorfosi, datata 1632

Camus sostiene che la misura sia la prima nemica della catastrofe. Cita Nemesi come emblema di stimabile vendetta: le punizioni infallibili della dea colpivano solo gli esseri squilibrati, sprofondati negli eccessi di peccati indicibili. La catastrofe è portata dall’eccesso degli squilibrati d’oggi. L’autore lancia un poderoso guanto di sfida agli eroi della prima linea, invitandoli a sconfessare le affermazioni di Tucidide, che notò come durante la peste di Atene i medici non furono d’aiuto a causa della loro scarsa conoscenza della malattia. La nuova pandemia, come i vecchi flagelli, è portatrice di fitta oscurità. Tocca all’eroe sanitario incendiare la storia con le fiaccole dell’intellighenzia e dell’equilibrio.

Dovete diventare padroni di voi stessi. E, per esempio, saper fare rispettare la legge che avrete scelto, come quella del blocco e della quarantena. Uno storiografo provenzale narra che un tempo, quando uno di coloro che erano sottoposti alla quarantena scappava, gli veniva fracassata la testa. Non è questo che auspicate. Ma non dimenticate con ciò l’interesse generale. Non venite meno a tali regole per tutto il tempo in cui saranno utili, quand’anche il cuore vi inducesse a ciò. Vi è chiesto di dimenticare un poco quel che siete senza tuttavia dimenticare mai quel che dovete a voi stessi. È questa la regola di una serena dignità

Un medico immune alla stanchezza, mosso da incessante visionarietà, in grado di controllare e controllarsi. Le regole sono la fune issata sul cratere di magma, utile a far passare il cieco malato che deve muoversi tassativamente secondo la guida sanitaria. Farsi rispettare con implacabile rigore per il bene della collettività. Questo chiede Camus ai salvatori di ieri, di domani. Un compito arduo nella società del “non perdertelo, vivi e mostra”, che non riesce a tenere a bada le pulsioni materialistiche, affondando in un individualismo effimero, godibile, sanguinoso.

Un animo in pace è il più saldo. Siate saldi di fronte a questa strana tirannia. Non favorite una religione vecchia quanto i culti più antichi. Uccise Pericle, il quale rivendicava quale unico merito di non aver fatto vestire a lutto alcun cittadino, e non ha mai cessato, da quell’omicidio illustre fino al giorno in cui si abbatté sulla nostra città innocente, di decimare gli uomini e di esigere il sacrificio dei bambini. Quand’anche questa religione ci venisse dal cielo, si dovrebbe allora dire che il cielo è ingiusto. Se siete giunti a questa conclusione, non dovete trarne alcun orgoglio. Vi incombe invece di pensare spesso alla vostra ignoranza, per essere certi di rispettare la misura, che sola è in grado di dominare i flagelli.

Saldezza di concetto e pace interiore nell’agire: l’autore sembra rivolgersi a tutti i giovani studenti di medicina non ancora laureati scagliati in trincea ospedaliera come soldatini sul Piave. “La strana tirannia” può essere vinta, tralasciando i culti antichi che hanno ucciso Paride, comandato le Crociate, bruciato Giordano Bruno. In questi scenari il medico impara sul campo che il cielo è vuoto. Il potere orbita esclusivamente nelle sue mani, nella sua filosofia, nelle sue passioni. Null’altro. La misura come antidoto all’ignoranza, gettata a palate sul tempo perso degli uomini in comoda quarantena. Gli “attuali e talentuosi” scrittori dell’antropocene, che hanno immaginato scenari apocalittici in metropoli preda di misteriose malattie, si posizionano tra la fantascienza e il plausibile accrescendo i propri conti bancari. A Camus non possono nemmeno pulire le scarpe: l’intellettuale d’Algeria riesce a raccontare al mondo con oltre settant’anni d’anticipo non l’atrocità della malattia, presentata in funzione parabolica, bensì gli errori dell’essere umano reiterati all’infinito.

L’ego, il subconscio, l’autodeterminazione a tutti i costi: l’uomo s’accorge puntualmente in ritardo della catastrofe, poiché distratto da sé stesso. Ecco il senso recondito da mito della caverna di Platone di Esortazione ai medici della peste e di La peste: aprire gli occhi all’umanità, che deve scorgere nella raggelante selva l’opportunità di rivoluzionarsi, costruendo un futuro virtuoso. Dieci anni dopo l’uscita dei profetici scritti, nel 1957, Camus riceve il Premio Nobel per la letteratura a Stoccolma con la seguente motivazione:

Per la sua importante produzione letteraria, che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo.

Che sia un intellettuale di tale portata a condurvi fuori dal vostro inferno, non verso il paradiso: ai piedi del purgatorio. Come Virgilio con Dante, come un medico-filosofo e il suo paziente.

FONTE:https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/letteratura-2/esortazione-ai-medici-della-peste-camus/

 

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

Mancini all’AISE per proteggere Renzi dall’Obamagate e la verità su Trump e il vaccino

Leo Zagami – 16 MAGGIO 2020

VIDEO QUI: https://www.youtube.com/watch?v=–6B3uM1blY&feature=youtu.be

 

 

 

Inps, il pesce d’aprile più caro della storia

Il data breach dell’istituto di previdenza rischia di costare 20 milioni di euro di multa

Il “pesce d’Aprile” dell’Inps rischia di costare caro all’istituto di previdenza, per una serie di inadempienze e comunicazioni contraddittorie nonché lacunose in seguito al data breach, che hanno portato dapprima all’ineluttabile avvio di istruttoria del Garante per la privacy e oggi a una possibile multa. Adesso l’istituto guidato da Pasquale Tridico ha quindici giorni di tempo, a partire dal provvedimento numero 86 del 14 maggio, per informare tutti gli interessati, con comunicazione stavolta idonea, della violazione dei loro dati e dei rischi relativi. Non è infatti ritenuto sufficiente l’avviso apparso sul sito a due giorni dallo “scherzetto” giocato agli utenti dell’istituto, e nel caso l’Inps non adempia alla richiesta del Garante rischia fino a 20 milioni di euro di sanzioni amministrative.

Nella home page del portale istituzionale campeggia ancora oggi, dal 3 aprile, l’avviso di “Comunicazione di data breach”. Se questa è una comunicazione per gli interessati ai sensi dell’art. 34 GDPR, la mente va a considerare che tale articolo prescrive che all’interno, con un linguaggio semplice e chiaro, siano descritte senza ingiustificato ritardo:

  • la natura della violazione;
  • il nome e i dati di contatto del DPO o di altro punto di contatto presso cui ottenere informazioni aggiuntive;
  • le probabili conseguenze della violazione dei dati personali;
  • le misure adottate o di cui si propone l’adozione per porre rimedio alla violazione e per attenuarne i possibili effetti negativi.

Tali elementi di contenuto però non sono riscontrabili all’interno della comunicazione, la quale si limita ad “assicurare” che l’istituto ha assunto “tutte le misure atte a porre rimedio alla situazione di rischio” (si, ma quale?), nonché “attenuare i possibili effetti negativi” (si, ma quali?). Ulteriormente, assicura di “tutelare i diritti e le libertà delle persone fisiche” e di “verificare tutte le segnalazioni ricevute” e “adottare ogni ulteriore misura tecnica e organizzativa adeguata di protezione dei dati personali che dovesse rendersi necessaria”.

Forse l’evento è implicitamente stato ricondotto alla categoria giuridica dei “fatti notori”, vista l’eco mediatica? Sembrerebbe essere andati anche oltre, un’elevazione verso il piano filosofico dell’ineffabile.

La casella di posta elettronica, il punto di contatto offerto per ottenere informazioni, è invece predisposto con una logica inversa: leggo infatti che è “utilizzabile, esclusivamente dai soggetti i cui dati siano stati interessati dalla violazione, per le segnalazioni all’INPS, allegando eventuali evidenze documentali”. Tento allora di applicare la logica: se io sono stato interessato dalla violazione, devo allegare io evidenze documentali per partecipare all’istruttoria o perché l’istituto si attivi a tutelarmi?

Insomma: si fissano così molte ombre della caverna platonica delle forme e dei principi, senza dire altro né sul cosa è accaduto né sul come si intende porre rimedio. Nella ricerca di logica, mi sfugge ogni contatto con il contesto e la realtà si allontana.

Restando in tema, mi sento comfortably numb (riporto la versione, a mia opinione, più intensa del brano, con Gilmour accanto all’immortale Bowie: https://www.youtube.com/watch?v=HGXu1lNmL-A ) e mi viene in mente il passaggio: “I’ll need some information first. Just the basic facts”. Quelle informazioni di base, essenziali, non sono ad oggi pervenute alla platea degli interessati nonostante la notifica sia stata prontamente eseguita.

La trasparenza informativa nei confronti degli interessati è la premessa essenziale perché possa essere garantita un’effettiva tutela delle attività svolte sui dati personali e percorre inevitabilmente tutte le fasi del trattamento: dall’instaurazione del contatto con l’interessato alla variazione delle finalità, all’eventuale acquisizione del consenso, al riscontro della richiesta di accesso, fino alla fase patologica del trattamento nell’ipotesi di violazione di sicurezza riscontrata.

FONTE:https://www.infosec.news/2020/05/17/news/riservatezza-dei-dati/inps-il-pesce-daprile-piu-caro-della-storia/

 

 

 

Altro che influencer, l’accanimento mediatico ha generato una stella: Sara Cunial

C’era una volta l’influencer marketing, eccezionale strumento generatore di personaggi altrimenti sconosciuti capaci di catturare improvvise attenzioni social. Scordatevelo, anche gli influencers sono superati. Per creare una stella social dal nulla basta un bel po’ di accanimento mainstream contra personam, un vecchio metodo che non tramonta mai e anzi rimonta prepotentemente. Scopriamo così, d’un tratto, che tira più un discorso al fulmicotone in Parlamento che un selfie di Chiara Ferragni. Già, perché fino a circa 24 ore fa se vi avessimo chiesto chi è Sara Cunial la gran parte di voi per rispondere avrebbe cercato su Google. Anzi, ammettiamolo pure, neanche noi sapevamo chi fosse.

Rendiamo dunque grazie a omnia media per averci edotto all’improvviso, evitandoci un’accurata ricerca. In particolare a chi come l’impareggiabile Repubblica ieri ha titolato indignata: “Dl Covid, Cunial contro il Capo dello Stato: le parole della deputata no vax a rischio vilipendio”. Ottimo, questo sì che è un titolista con i controfiocchi. Senza farci perdere troppo tempo a digitare qua e là in rete, abbiamo scoperto al volo che tale Cunial è una parlamentare che usa scagliarsi contro i vaccini e che se l’è presa con Sergio Mattarella, rischiando per questo addirittura il reato di vilipendio del presidente della Repubblica. Perbacco, cosa avrà mai detto questa deputata, che sempre adesso scopriamo essere ex grillina? Che poi chissà, forse a pensarci bene l’avevamo pure citata in altro articolo che riportava il lungo elenco di fuoriusciti pentastellati.

Cosa ha detto Sara Cunial?
Ma veniamo appunto al nocciolo della questione, che cappero ha affermato? Perché si è garantita la riprovazione politica e mediatica? Il passaggio incriminato del suo intervento è questo: “Il vero obiettivo è il controllo totale, il dominio assoluto sugli esseri umani ridotti a cavie e schiavi violandone sovranità e libero arbitrio. Il tutto tramite i vostri inganni travestiti da compromessi politici. Mentre voi stracciate Codice di Norimberga con Tso, multe, deportazioni, riconoscimento facciale ed intimidazioni avallate dallo scientismo dogmatico, protetto dal nostro “pluripresidente” della Repubblica, che è la vera epidemia culturale di questo Paese, noi moltiplicheremo i fuochi di resistenza in modo tale che vi sia impossibile reprimerci tutti”. Fermi tutti, questa Cunial ne ha di fegato signori. Finalmente un discorso roboante fuori dal coro, infuocato, forse un po’ sconclusionato ma cribbio che verve. Un parlamentare che spara a zero contro tutti, pure a vanvera, ma insomma spara. Avanti così, frecciate come se piovessero nel piattume melenso generale. Eh no diranno i professori del verbo moderato, non si fa così, serve un linguaggio consono a un deputato, non si può offendere in questo modo il presidente della Repubblica accusandolo di nefandezze.

Una star all’improvviso
Eppure a ben leggere… c’è qualcosa che non torna. Rileggiamo ancora: “Protetto dal nostro pluripresidente della Repubblica”. Spulciamo in rete allora, becchiamo il video e ascoltiamo meglio l’intervento dell’ex grillina Cunial e… orca ma si riferiva a Napolitano, non a Mattarella. E intendeva dire che lo scientismo dogmatico è stato avallato da lui e la “vera epidemia” è lo scientismo dogmatico. Quindi quale vilipendio? E che c’entra Mattarella? Non si sa, però la grancassa mediatica ha interpretato così il discorso un po’ bislacco di Sara Cunial. E immediatamente Sara Cunial è stata massacrata. E altrettanto immediatamente ha subito sberleffi social. E così tanti saluti a Chiara Ferragni e agli influencers che si aggirano per il web. La nuova star è lei, è Sara Cunial perdinci. Il tutto grazie a chi grida al vilipendio, a chi si scandalizza, a chi vorrebbe magari processarla. Bravi maestrini correct, ce l’avete fatta ancora una volta. La caccia alla strega cattiva vince sempre, ecco a voi una nuova icona. Si chiama Sara Cunial.

FONTE:https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/altro-influencer-accanimento-mediatico-generato-stella-sara-cunial-156583/

 

 

 

 

Silvia Romano, il generale Carlo Jean: “Conte e Di Maio pagliacci indegni. Forse al Shabaab ricatta la cooperante”

«Conte e Di Maio sono stati due pagliacci. Indegni di rappresentarci». Chi lancia queste accuse gravissime dopo aver visto la «miserabile passerella» di Ciampino non è un quisque de populo spuntato dai bassifondi di Internet e protetto dall’ anonimato. È un uomo delle istituzioni, un servitore dello Stato abituato a pesare le parole prima di pronunciarle: il generale Carlo Jean.

FONTE:https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/22649019/silvia_romano_carlo_jean_generale_di_maio_conte_pagliacci_indegni_cooperante_ricatto_al_shabaab.html

 

 

 

 

ECONOMIA

“In Italia c’è un grande risparmio privato”. Conte fa tornare l’incubo patrimoniale

Le parole (ambigue) del premier fanno tremare gli italiani: “Non ti permettere di mettere le mani nei nostri conti correnti”

 

 – Dom, 17/05/2020 – 09:55

L’ennesima conferenza stampa di Giuseppe Conte ha mandato in tilt il Paese e ha lasciato i lavoratori con moltissime perplessità. E come se non bastasse ha provocato pure uno scontro tra le Regioni nella notte: i governatori temevano che il dispositivo del Dpcm potesse depotenziare le linee guida unitarie delle Regioni, ma verso le ore 3.30 è stato raggiunto un accordo dopo che il governo ha deciso di allegare al suo testo le loro linee guida.

Ma le parole del presidente del Consiglio pronunciate ieri sera hanno provocato anche un timore diffuso sull’intero Paese. “Per caso, c’è il rischio di una patrimoniale?“, si domandano in tanti. In effetti le dichiarazioni del premier sono risultate ambigue e non escluderebbero l’ipotetico scenario temuto: “Siamo tutti consapevoli che in Italia c’è un grande risparmio privato, e sicuramente questa è una delle ragioni di forza della nostra economia. Ci sono tanti progetti, vedremo a tempo debito“.

Ed ecco che sui social sono state pubblicate le prime reazioni timorose e preoccupate da parte degli italiani, che temono di ricevere una fregatura dopo anni di duri sacrifici: “Scendono brividi lungo la schiena a chi ha un conto corrente“; “Ecco che inizia a gettare le basi per una patrimoniale“; “Non ti azzardare a mettere le mani nei nostri conti correnti“; “Eccola, la sento arrivare. Pat, patr, patri, patrim…“.

Diversi hanno criticato il modo superficiale mediante cui il capo dell’esecutivo giallorosso ha pronunciato tali parole, che potrebbero evocare l’imposta che colpisce il patrimonio: “Caro presidente, bisogna dar peso alle parole e nonostante molti magari non le percepiscono come tali queste sono affermazioni pesanti“. Soprattutto su Twitter si sono susseguiti appelli e inviti a stare attenti alle mosse che il governo potrebbe improvvisamente mettere in campo: “Si sta preparando a fare il prelievo sui cc“; “Non si permettesse di toccare i nostri sudati risparmi“.

La Covid tax

L’avvocato a inizio maggio aveva categoricamente escluso il ricorso alla patrimoniale, considerando che per tentare di uscire da questo abisso stiamo portando il debito pubblico al 160% del Pil. Ma Conte aveva fatto sapere che il debito del nostro Paese rimane sostenibile “nel quadro di un risparmio privato molto cospicuo e di una resilienza particolarmente spiccata del nostro intero sistema economico“, assicurando che la maggior parte del debito aggiuntivo che bisognerà collocare per fronteggiare la crisi “sarà coperta dal programma di acquisti della Bce“.

Tuttavia le recenti parole del presidente del Consiglio hanno inevitabilmente creato un caos, provocando un sentimento di ansia e paura ai danni dei cittadini italiani. Va ricordato che il Partito democratico aveva avanzato la folle idea della Covid tax: si tratta di un contributo di solidarietà deducibile che si applicherebbe nel 2020 e nel 2021 e che comporterebbe un esborso aggiuntivo compreso tra 110 euro e 54mila euro l’anno. Il Pd aveva presentato alla Camera un emendamento intitolato “Proposta contributo di solidarietà per redditi Irpef superiori a 80.000 euro lordi annui”: il testo prevede delle aliquote variabili dal 4% oltre 80mila euro all’8% oltre il milione per un valore di 1,25 miliardi di euro e per un totale di 803.741 contribuenti (che corrispondono all’1,95% del totale contribuenti Irpef che sono circa 41,2 milioni).

FONTE:https://www.ilgiornale.it/news/politica/italia-c-grande-risparmio-privato-conte-fa-tornare-lincubo-1863612.html

 

 

 

GIUSTIZIA E NORME

L’ART. 416-BIS C.P. NUOVAMENTE AL VAGLIO DELLA CORTE DI CASSAZIONE

LA NATURA OGGETTIVA DEL METODO MAFIOSO

17 MAGGIO 2020 –  Roberta Aleo

Con la sentenza n. 10255 del 16 marzo 2020 la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sugli elementi costitutivi della fattispecie di stampo mafioso di cui all’art. 416-bis c.p., norma introdotta nel “sistema” dei reati associativi dalla legge Rognoni-La Torre del 1982 per colmare quello che appariva essere un deficit di criminalizzazione di realtà associative più complesse rispetto alle ordinarie associazioni criminali, storicamente dedite alla sopraffazione di un determinato territorio per il conseguimento di obiettivi di potere e di utilità economica.

In particolare, nella sentenza in commento, i Giudici di legittimità si sono interrogati sull’applicabilità della fattispecie incriminatrice di cui all’art. 416-bis c.p. alle mafie diverse da quelle c.d. “storiche”, giungendo ad affermare che, per qualificare come mafiosa un’organizzazione criminale, va sempre accertata in concreto la sussistenza del metodo mafioso non potendosi considerare sufficiente la capacità potenziale di sprigionare la carica intimidatoria.

L’argomento in parola è destinato a trovare applicazione in riferimento a quei gruppi criminali “senza nome”, ossia quelle associazioni che, nonostante siano prive di un nomen e di una storia criminale, utilizzano gli stessi metodi e perseguono i medesimi interessi delle organizzazioni criminali di stampo mafioso già note.

La Cassazione, nel confermare la condanna per associazione di stampo mafioso nei confronti dell’organizzazione criminale capeggiata da Carmine Fasciani ed operante nel Municipio romano di Ostia, non si è limitata ad esaminare la pronunzia di merito, ma ha sapientemente scolpito un vademecum per un’applicazione ragionevole del delitto associativo alle formazioni criminali “autoctone”, quelle cioè per le quali non basta la parola “mafia” per identificarne il carattere penalmente significativo[1].

In particolare, i Giudici di legittimità si sono sforzati di conferire natura quanto più oggettivistica possibile alla verifica in ordine al ricorrere, nel caso concreto, degli elementi costitutivi della fattispecie incriminatrice in parola. Operazione non priva di insidie invero, sol se si pensi agli scenari interpretativi dischiusi dalla tipizzazione normativa: non comportamenti individuali circoscritti bensì dinamiche collettive (perfino) socialmente rilevanti, tanto sul versante degli autori quanto su quello degli effetti delle condotte punibili. La sfida è duplice e in un certo senso virtuosamente contraddittoria: per un verso assumere a modello tipologico il background cognitivo accumulato in quasi quarant’anni di esperienza giudiziale, e per altro non lasciarsene condizionare troppo[2].

A tal proposito, i giudici ricordano anzitutto che “Il legislatore non si è limitato a “registrare” realtà (talvolta secolari) già presenti, come la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, la “Sacra corona unita”, ecc., da tempo dotate di un nomen (localisticamente connotativo – particolare importante perché evocativo del sincretismo che normativamente caratterizza il binomio associazione mafiosa e territorio), con correlativi insediamenti, articolazioni periferiche, prestigio, e “fama” criminale da “spendere” come arma di pressione nei confronti dei consociati (tanto che con riferimento alle c.d. mafie locali il collegamento della nuova struttura con la casa madre e l’adozione di un modulo organizzativo che ne abbia i tratti distintivi possono costituire espressione della capacità di intimidazione; Sez. 5, n. 28722 del 24/5/2018, Rv. 273093; Sez. 2, n. 24850 del 28/3/2017, Rv. 270290), ma ha anche aperto un indefinito ambito operativo, per così dire “parallelo”, destinato a perseguire tutte le altre aggregazioni (anche straniere) che, malgrado prive di un nomen e di una “storia” criminale, utilizzino metodi e perseguano scopi corrispondenti alle associazioni di tipo mafioso già note”[3].

Orbene, a fronte dell’eterogeneità dei metodi e degli scopi perseguiti dalle organizzazioni criminali (le quali, come noto, realizzano il loro programma criminale non solo commettendo delitti ma anche attraverso lo svolgimento di innumerevoli attività di per sé pienamente lecite, come cristallizzate nel terzo comma dell’art. 416-bis c.p. e consistenti nell’”acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali”) e nell’impossibilità, quindi, di definire in maniera abbastanza esaustiva e tassativa il “tipo mafioso”, la Corte di Cassazione ha ritenuto di individuare il nucleo della fattispecie incriminatrice in esame nel terzo comma dell’art. 416-bis c.p. “laddove il legislatore definisce, assieme, metodo e finalità dell’associazione mafiosa – in sostanza, quelle finalità che si qualificano solo se c’è uno specifico “metodo” che le alimenta – delineando in tal modo un reato associativo non soltanto strutturalmente peculiare, ma, soprattutto, a gamma applicativa assai estesa, perché destinato a reprimere qualsiasi manifestazione associativa che presenti quelle caratteristiche di metodo e fini. Per questo le associazioni che non hanno una connotazione criminale qualificata sotto il profilo “storico”, dovranno essere analizzate nel loro concreto atteggiarsi, in quanto per esse “non basta la parola” (il nomen di mafia, camorra, ‘ndrangheta, ecc.); ed è evidente, che, in questa opera di ricostruzione, occorrerà porre particolare attenzione alle peculiarità di ciascuna specifica realtà delinquenziale, in quanto la norma mette in luce un problema di “assimilazione” normativa alle mafie “storiche” che rende necessaria un’attività interpretativa particolarmente attenta a porre in risalto “simmetrie” fenomeniche tra realtà fattuali, sociali ed umane diverse fra loro.

Ciò che conta ai fini della riconduzione di un’organizzazione criminale nell’ambito dell’art. 416-bis c.p. è il “metodo mafioso” delineato nel primo comma, ai sensi del quale “L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva”.

La Corte di Cassazione, per qualificare concretamente il contenuto di quell’ambito operativo “parallelo” di cui si è detto, parte dal presupposto che il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. appartiene alla classe dei reati associativi a “struttura mista” – ovvero quei reati associativi che richiedono un quid pluris rispetto alla mera organizzazione in sé considerata costituito, appunto, dall’effettiva pratica del “metodo mafioso”, in ciò contrapponendosi all’associazione criminale “semplice” di cui all’art. 416 c.p. – per ribadire che “la fattispecie incriminatrice richiede per la sua integrazione un dato di «effettività»: nel senso che quel sodalizio si sia manifestato in forme tali da aver offerto la dimostrazione di «possedere in concreto» quella forza di intimidazione e di essersene poi avvalso”. Tale “caratura oggettiva”, soggiunge la Corte, “vale anche a consegnare alla fattispecie un coefficiente di offensività tale da giustificare, sul piano della proporzionalità, il rigoroso editto sanzionatorio, in linea con i più recenti approdi della Corte costituzionale”, in quanto è proprio il metodo di cui l’associazione – per tipizzarsi – deve «avvalersi» a convincere del fatto che l’intimidazione e l’assoggettamento omertoso che ne devono derivare, rappresentano in sé un «fatto» che può prescindere dalla realizzazione degli ulteriori «danni» scaturenti dalla eventuale realizzazione di specifici reati-fine”.

Tale inquadramento è senz’altro apprezzabile giacché è maggiormente conforme ai principi costituzionali, ancorandosi fedelmente ai principi cardine di tipicità, proporzionalità ed offensività che permeano il diritto penale italiano.

Ed invero, in ossequio ai principi di proporzionalità ed offensività, il trattamento sanzionatorio previsto dall’art. 416-bis c.p. necessita di un quid pluris – che, come detto, consiste nell’estrinsecazione del metodo mafioso da cui discendono assoggettamento ed omertà – che si sommi alle modalità organizzative e programmatiche dell’organizzazione.

La necessità di una verifica in concreto del metodo mafioso trova altresì fondamento nel principio di legalità penale e, in particolare, in uno dei suoi corollari, rappresentato dal principio di tassatività o sufficiente determinatezza: una fattispecie penale che dovesse incentrare il suo disvalore su elementi di tipo psicologico, che non si esteriorizzano e che, come tali, non siano accertabili o suscettibili di prova, non sarebbe conforme al principio di precisione e determinatezza, così come definito dalla Corte costituzionale[4].

Peraltro, va rilevato come il fatto di ancorare il ricorrere della fattispecie incriminatrice di cui all’art. 416-bis c.p. alla verifica in concreto del “metodo mafioso” – quale elemento oggettivamente riscontrabile – significa porre un argine a derive meramente soggettivistiche, sulla falsariga di modelli di “tipo d’autore”, ormai preclusi al sistema.

Dunque, l’impiego del “metodo mafioso” deve andare “al di là di una dichiarazione di intenti […] Non è la “mafiosità” del singolo o dei singoli a qualificare, in sé, l’associazione; ma è il “modo di essere e di fare” che individua il tratto che rende quella associazione “speciale” rispetto alla comune associazione per delinquere, e che rappresenta il coefficiente di disvalore aggiunto che giustifica – anche sul piano costituzionale – l’assai più grave trattamento sanzionatorio”.

Proprio per valorizzare il principio di determinatezza quale “provabilità” in concreto del tipo criminoso, la Cassazione afferma che è proprio la “prospettiva oggettivistica e materiale a consentire al reato di sottrarsi alla censura di fattispecie sociologicamente orientata, poiché “quei profili lato sensu ambientali connessi al metodo mafioso, assumono i caratteri del «fatto», che deve formare oggetto, naturalmente di prova adeguata”. E in quest’ottica si ribadisce che “assoggettamento e omertà rappresentano gli eventi che devono scaturire dall’intimidazione: «fatti», quindi, che devono formare oggetto di prova, e che chiaramente fuoriescono da qualsiasi ambigua lettura di tipo sociologico o culturale”.

Così esprimendosi, la Corte di Cassazione scongiura derive letterarie nell’approccio giudiziario al problema probatorio, derive invero tutt’altro che rare nella prassi corrente. Quel che occorre, semmai, è un adeguamento degli standard valutativi con riguardo, in particolare, alla forza di intimidazione dispiegata da organizzazioni criminali comunque di ridotte dimensioni e senza pedigree, in modo da evitare, raccomanda la Cassazione, “gli opposti estremi: da un lato, un effetto totalizzante, di coazione che coinvolga l’intera popolazione di un determinato territorio; dall’altro, quello della micro-entità associativa, che opera in una prospettiva poco più che individuale [5].

I Giudici di legittimità hanno condiviso l’assunto, contenuto nella sentenza n.  41772/2017 della Corte di Cassazione, secondo cui, ai fini della configurabilità del reato di associazione di tipo mafioso con riguardo alle c.d. “mafie non tradizionali” è necessario che l’associazione abbia già conseguito, nell’ambiente in cui opera, un’effettiva capacità di intimidazione esteriormente riconoscibile, che può discendere dal compimento di atti anche non violenti e non di minaccia, che, tuttavia, richiamino e siano espressione del prestigio criminale del sodalizio. Gli eventuali atti di violenza e minaccia posti in essere da un’associazione di nuova formazione al fine di acquisire sul territorio la capacità di intimidazione, in quanto precedenti all’assoggettamento omertoso della popolazione e strumentali a strutturare il prestigio criminale del gruppo, sono atti esterni ed antecedenti rispetto alla configurazione del reato di cui all’art. 416-bis c.p. D’altra parte, si è pure affermato che la forza intimidatrice espressa dal vincolo associativo può essere diretta a minacciare tanto la vita o l’incolumità personale, quanto, anche o soltanto, le essenziali condizioni esistenziali, economiche o lavorative di specifiche categorie di soggetti, ed il suo riflesso esterno in termini di assoggettamento non deve tradursi necessariamente nel controllo di una determinata area territoriale [6].

Forza intimidatrice, dunque, “a forma libera”, dal momento che è proprio la complessità delle dinamiche sociali a richiedere una “flessibilità” delle tipologie espressive e delle forme d’intimidazione, le quali ben possono trascendere la vita e l’incolumità personale, per attingere direttamente la “persona”, con i suoi diritti inviolabili, anche relazionali, la quale viene ad essere coattivamente limitata nelle sue facoltà. L’associazione di stampo mafioso, dunque, ineluttabilmente “incrocia”, compromettendoli, i diritti di libertà di un numero indeterminato di soggetti, dando ragione a quanti considerano, ormai, strutturalmente angusta la qualificazione del reato come delitto “semplicemente” contro l’ordine pubblico, arricchendosi il bene giuridico tutelato di altri interessi meritevoli di tutela, quali l’ordine pubblico economico e l’esercizio di diritti e libertà costituzionalmente garantiti.

Alla luce dei principi elaborati, il giudice è tenuto ad accertare il carattere mafioso dell’associazione criminale. A tal fine, i Giudici di legittimità hanno individuato degli indici di presunzione della connotazione mafiosa dell’associazione, quali l’intensità del vincolo di assoggettamento omertoso, gli specifici settori in cui l’attività viene svolta, le forme di manifestazione e la natura degli strumenti intimidatori adottati, l’estensione dell’area in cui il sodalizio dispiega la sua egemonia, la tipologia e la diversità dei settori illeciti di interesse, l’estrinsecazione del potere decisionale e la sottomissione delle controparti professionali ed istituzionali.

Ebbene, la Corte ha ravvisato nel clan Fasciani gli indici descritti, precisando che l’evoluzione, nella struttura e nei metodi, che l’associazione criminale ha subito ha determinato la “trasmigrazione di fattispecie giuridica: dalla semplice associazione per delinquere al raggiungimento di quel quid pluris che ne ha permesso l’inquadramento in quella di tipo mafioso”.

Verificata la legittimità della decisione di merito, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per associazione di stampo mafioso nei confronti del clan Fasciani, affermando che “la città di Roma ha conosciuto l’esistenza di una presenza «mafiosa» sebbene in modo diverso da altre città del Sud, ma non per questo meno pericolosa o inquinante il tessuto economico-sociale di riferimento”.

NOTE


[1] C. Visconti, “Non basta la parola mafia”: la Cassazione scolpisce il “fatto” da provare per un’applicazione ragionevole dell’art. 416 bis alle associazioni criminali autoctone, in Sist. Pen., 24 marzo 2020.
[2] C. Visconti, “Non basta la parola mafia”: la Cassazione scolpisce il “fatto” da provare per un’applicazione ragionevole dell’art. 416 bis alle associazioni criminali autoctone, cit.
[3] Cass. pen., Sez. II, 16 marzo 2020 (ud. 29 novembre 2019), n. 10255.
[4] Corte cost., n. 96/1981, sul delitto di plagio e la dichiarazione di incostituzionalità dell’art. 603 c.p. per difetto di determinatezza.
[5] C. Visconti, “Non basta la parola mafia”: la Cassazione scolpisce il “fatto” da provare per un’applicazione ragionevole dell’art. 416 bis alle associazioni criminali autoctone, cit.
[6] Cass. pen., sez. VI, n. 41772/2017.

FONTE:http://www.salvisjuribus.it/lart-416-bis-c-p-nuovamente-al-vaglio-della-corte-di-cassazione-la-natura-oggettiva-del-metodo-mafioso/

 

 

 

IMMIGRAZIONI

Le frasi dimenticate di Wojtyla: “Controllare i flussi di migranti”

Le parole di Giovanni Paolo II sui migranti nell’enciclica Ecclesia in Europa: “Salvaguardare il patrimonio culturale proprio di ogni nazione”

La Chiesa nelle parole di Bergoglio, papa Ratzinger e Giovanni Paolo II. Quando si parla di migranti, migrazioni e regole dei paesi ospitanti, la linea del Vaticano non è sempre stata quella dell’accoglienza a tutti i costi che sembra trapelare in questi anni con papa Francesco sul soglio di Pietro.

A far scattare nuovamente la polemica è stato l’ultimo messaggio per la Giornata Mondiale del migrante in cui Bergoglio ha esortato a dare la cittadinanza a chi nasce in un Paese. Dando nuovo slancio allo Ius soli italiano.

Eppure c’è chi ha ricordato al papa le parole di Benedetto XVI, quando disse chiaramente che il primo diritto del migrante è quello a “non emigrare”, ovvero a trovare le condizioni economiche e sociali giuste per rimanere nel proprio Paese e farlo prosperare invece di cercare fortuna altrove. Ma anche Giovanni Paolo II nella sua Ecclesia in Europa, pubblicata nel 2003, pose l’accento sulla questione immigrazione e il rapporto che l’Europa dovrà affrontare con l’avanzata dell’islam.

Come ricorda il Foglio, infatti, a proposito di islam e migrazione Wojtyla scriveva che “Si tratta pure di lasciarsi stimolare a una migliore conoscenza delle altre religioni, per poter instaurare un fraterno colloquio con le persone che aderiscono ad esse e vivono nell’Europa di oggi. In particolare, è importante un corretto rapporto con l’islam. Esso, come è più volte emerso in questi anni nella coscienza dei vescovi europei, ‘deve essere condotto con prudenza, con chiarezza di idee circa le sue possibilità e i suoi limiti, e con fiducia nel progetto di salvezza di Dio nei confronti di tutti i suoi figli’. E’ necessario, tra l’altro, avere coscienza del notevole divario tra la cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero musulmano. A questo riguardo, è necessario preparare adeguatamente i cristiani che vivono a quotidiano contatto con i musulmani a conoscere in modo obiettivo l’islam e a sapersi confrontare con esso; tale preparazione deve riguardare, in particolare, i seminaristi, i presbiteri e tutti gli operatori pastorali”. Insomma: rapportarsi con l’islam sì, ma facendo attenzione e ponendosi in un confronto crtico. “Il rapporto con l’islam deve essere condotto con prudenza – scriveva ancora Giovanni Paolo II – con chiarezza di idee circa le sue possibilità e i suoi limiti”, riconoscendo “la frustrazione dei cristiani che accolgono dei credenti di altre religioni e che si vedono interdire l’esercizio del culto cristiano”.

Per Wojtyla, insomma, è necessario comprendere che c’è un “notevole divario” tra islam e Occidente, che il dialogo deve essere “corretto”, vissuto con “prudenza” e che non può essere semplicemente di apertura totale come sembra prevalere oggi l’approccio del clero nei confronti dei musulmani (preghiere islamiche in Chiesa e via dicendo). “E’ peraltro comprensibile – prosegue il Papa, come riporta il Foglio – che la Chiesa, mentre chiede che le istituzioni europee abbiano a promuovere la libertà religiosa in Europa, abbia pure a ribadire che la reciprocità nel garantire la libertà religiosa sia osservata anche in paesi di diversa tradizione religiosa, nei quali i cristiani sono minoranza”.

Ecco insomma il principio di reciprocità, che sembra dimenticato dalla Chiesa attuale. Mentre nei Paesi musulmani i cristiani continuano ad essere perseguitati e i fedeli di Cristo scompaiono da intere regioni Medio Orientali (come descritto dettagliatamente nei reportage de ilGiornale.it e da Gli Occhi della Guerra), qui i musulmani vengono trattati con i guanti bianchi. E questo non era accettabile dal Papa polacco, che affermò il diritto dell’Europa e della Chiesa di chiedere appunto “reciprocità” nel rapporto di libertà religiosa con l’islam.

Sul tema dell’immigrazione, invece, Wojtyla si sofferma nella sua enciclica quando parla di evangelizzazione. La sfida dell’immigrazone “interpella la capacità della chiesa di accogliere ogni persona, a qualunque popolo o nazione essa appartenga. Esso stimola anche l’intera società europea e le sue istituzioni alla ricerca di un giusto ordine e di modi di convivenza rispettosi di tutti, come pure della legalità, in un processo d’una integrazione possibile”. Integrazione possibile, ma ad alcune condizioni: “E’ responsabilità delle autorità pubbliche – scriveva il Papa polacco – esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi”. Per Wojtyla era inoltre necessario “salvaguardare il patrimonio culturale proprio di ogni nazione” e dare una particolare attenzione ai migranti cattolici. Come a dire: prima si faccia attenzione ai propri fedeli, poi agli altri. Un messaggio che in molti dovrebbero rileggere oggi.

FONTE:https://www.ilgiornale.it/news/cronache/frasi-dimenticate-wojtyla-controllare-i-flussi-migranti-1434606.html

 

Salvini: «La pazienza è finita, dal governo solo aiuti ai clandestini e “tanti saluti” agli italiani»

giovedì 14 maggio 9:59 – di Franco Bianchini
«Le lacrime del ministro Bellanova (Fornero 2) per i poveri immigrati, con tanti saluti ai milioni di italiani disoccupati, non commuovono nessuno». Così Matteo Salvini ha commentato la conferenza stampa sul dl rilancio. «Ho visto il ministro dell’Agricoltura piangere per i diritti e i problemi dei poveri immigrati da regolarizzare. Con tutto l’affetto del mondo e con tutti  gli italiani in difficoltà, da un ministro uno si aspetta impegno e sofferenza per i cittadini italiani in difficoltà».

Salvini: «Sanatoria più ampia del previsto»

Il leader della Lega aggiunge: «Ho letto l’intervista di un ministro al “Corriere della Sera” e ho appreso che la sanatoria non è rivolta solo a quelli che avevano un lavoro ma anche ai richiedenti asilo ai quali era stata bocciata la domanda. Ditemi voi cosa c’entrano con l’agricoltura o con i problemi delle famiglie italiane, sanare migliaia di immigranti irregolari».

«Piangi e regolarizzi gli immigrati…»

«Poi, ovviamente, uno si ricorda le lacrime della signora Fornero che piangeva mentre fregava milioni di pensionati italiani», incalza Salvini. «Allora, una volta piangi mentre freghi le pensioni, un’altra mentre regolarizzi decine di migliaia di immigrati».

«Da due mesi solo conferenze in diretta»

«Assistenzialismo, burocrazia, statalismo e pochi soldi a pioggia, senza un’idea di sviluppo del Paese. E con imprese, partite Iva, Comuni e produttori da mungere. Da due mesi gli italiani ascoltano le promesse del governo in diretta sul tg1, con risultati nulli. La pazienza è finita».

Il disastro è nei fatti

«Cassa integrazione non pagata, 600 euro negati. Soldi in banca per commercianti e imprenditori mai visti, poco o niente per le famiglie, silenzio sulla scuola». Per Salvini il disastro è nei fatti. «Le nostre proposte? Cassa integrazione automatica senza intervento dei sindacati, non debiti ma aiuti a fondo perduto per le imprese, anche grazie alla rottamazione di 8 milioni di cartelle esattoriali».

Salvini: «Non siamo stati coinvolti neanche stavolta»

Poi, «taglio della burocrazia e del Codice degli Appalti, con pace fiscale e pace edilizia, poteri speciali ai Sindaci per appalti e opere pubbliche. Niente. La nostra volontà di collaborare per risolvere i problemi rimane. Però, ma anche per questo decreto di centinaia di pagine non siamo stati ascoltati o coinvolti».

FONTE:https://www.secoloditalia.it/2020/05/salvini-la-pazienza-e-finita-dal-governo-solo-aiuti-ai-clandestini-e-tanti-saluti-agli-italiani/

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

I polacchi si incazzano per le parole di Mentana su Auschwitz. E lui se la prende con i “troll”

Fanno discutere le parole di Enrico Mentana sulla questione del rilascio di Silvia Romano e gli arditi paragoni con Auschwitz e il nazismo, utilizzati dal direttore del Tg di La7 per stigmatizzare le polemiche suscitate dalla conversione all’Islam della ragazza (e dalla sua scelta di presentarsi in abiti somali). A replicare in modo piccato alle parole di Mentana è l’ambasciata della Polonia in Italia: “A seguito delle parole del direttore Enrico Mentana riteniamo doveroso sottolineare che affrontando temi così complessi bisogna stare estremamente prudenti, evitare generalizzazioni ingiustificate e penalizzanti che sono sempre pericolose e impediscono un dibattito onesto”.

Cosa aveva scritto Mentana

Il riferimento della rappresentanza polacca – che ha pubblicato la sua replica su Facebook con tanto di screenshot del post incriminato – è a questo passaggio scritto da Mentana: “A tutti quelli che in queste ore fanno orrendi e insensati paragoni con chi tornò da Auschwitz (come quel consigliere regionale leghista che ha scritto “avete sentito di qualche ebreo che liberato da un campo di concentramento si sia convertito al nazismo e sia tornato a casa in divisa delle SS?”) voglio solo sommessamente ricordare che il campo di Auschwitz sorgeva nella cattolicissima Polonia, e che lo stesso Hitler era cattolico battezzato e cresimato. Provate a riformulare il paragone ora”.

La rabbia dei polacchi

Per i polacchi si tratta di un passaggio controverso, perché alluderebbe in maniera implicita ad una qualche responsabilità polacca rispetto ai campi di concentramento: “Ė vero che la Polonia ai tempi della Seconda guerra mondiale era molto cattolica. Ė necessario però, sempre e soprattutto, sottolineare che durante quel conflitto globale la Polonia ERA OCCUPATA DAI NAZISTI, quindi ogni affermazione che può suggerire o far presupporre che Auschiwtz era stato costruito in Polonia, perché essa era cattolicissima, mettendo quindi in relazioni questi due elementi, è PROFONDAMENTE SBAGLIATO, INGIUSTO e INGIUSTIFICATO. Il “più grande campo di concentramento è stato localizzato in Polonia, ma certo non per questa ragione, ma piuttosto è in Polonia che viveva il maggior numero di ebrei in Europa e che la posizione era facilmente raggiungibile da trasporti da tutti i territori occupati dai nazisti”. 

Mentana la butta in caciara e accusa i troll

Mentana ha risposto alla puntualizzazione piccata dei polacchi, accollando la colpa ai troll. “Alcuni troll hanno provato a gettarmi fango (la materia di cui son fatti) per il post su Auschwitz”, scrive Mentana sempre su Facebook, “aizzando pure l’incolpevole ambasciata polacca. Fanno solo pena e ribrezzo, ma del resto lo facevano già prima. Come è successo a altri troll di diversa tribù poche settimane fa, la loro “sollevazione” serve soltanto a rendere visibile la struttura dei gruppi organizzati e affiliati sul web, materiali per lo studio delle ‘echo chambers’ e delle reti di propaganda social”. Insomma l’ambasciata di Polonia in Italia non avrebbe risposto al post di Mentana, ma sarebbe stata aizzata dai “troll”. Direttore, è così difficile ammettere che magari il paragone formulato su Facebook (scritto forse da qualche social media manager) era quantomeno improvvido?

FONTE:https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/polacchi-incazzano-parole-mentana-auschwitz-lui-prende-troll-156144/

 

 

 

Conte sfida l’Olanda: sistema fiscale presto competitivo anche in Italia

Nascerà in Italia un sistema fiscale in grado di competere con quello dell’Olanda, noto per essere assai più favorevole per le imprese? La promessa del premier Giuseppe Conte in conferenza stampa.

In Italia nascerà un sistema fiscale vantaggioso per le aziende, capace di competere con quello dell’Olanda, ben nota per attrarre le imprese grazie alle agevolazioni presenti, prima su tutte FCA.

Interrogato in sede di conferenza stampa a presentazione del nuovo DPCM sulle riaperture dal 18 maggio sul caso FCA, che si vocifera abbia richiesto un prestito di oltre 6 miliardi nell’ambito degli aiuti promessi dal decreto Rilancio, il premier Giuseppe Conte ha illustrato il suo piano per alleggerire il peso del sistema fiscale sulle aziende.

Attraverso il venturo decreto Semplificazioni, il premier promette di rendere l’Italia attrattiva agli occhi delle imprese, in un certo senso «sfidando» la nomea di paradiso fiscale dell’Olanda.

Conte risponde sull’ipotetico prestito di 6 miliardi a FCA

La domanda posta al premier verte attorno alla possibile richiesta che avrebbe inoltrato Fiat Chrysler Automobiles – con sede della capogruppo ad Amsterdam, Olanda – di ricevere aiuti per oltre 6 miliardi di euro. È giusto che una società con sede all’estero possa beneficiare degli aiuti dello Stato Italiano? La risposta di Conte è netta: lo è se risponde alle caratteristiche previste all’interno del decreto, nel caso di FCA “non parliamo di privilegi concessi a qualcuno”, ha aggiunto Conte.

“Di FCA, al di là della capogruppo, le società sono in italiane, le fabbriche sono italiane, producono in Italia e occupano tantissimi lavoratori”, specifica il premier.

L’Italia sfiderà l’Olanda sul campo del sistema fiscale

Il problema che vede grandi aziende come FCA collocare la propria sede principale all’estero verrà affrontato all’interno del decreto Semplificazioni, promette Conte, al quale il Governo continuerà a lavorare nelle prossime ore.

FONTE:https://www.money.it/Conte-sfida-Olanda-sistema-sistema-fiscale-competitivo

 

 

 

POLITICA

Dalla Sciarelli ai Carc il passo è breve

C’è lo sciacallaggio contro Silvia Romano che è cosa vergognosa (come la pensiamo lo abbiamo ribadito più volte, non è il caso di tornarci) ed è messo in atto da scalmanati confusi del web.

C’è lo sciacallaggio contro Silvia Romano che è cosa vergognosa (come la pensiamo lo abbiamo ribadito più volte, non è il caso di tornarci) e – eccetto qualche caduta di un paio di marginali esponenti politici – è messo in atto da scalmanati confusi nel grande popolo del web.

Non è bello, ma non è l’unico sciacallaggio in corso che dovrebbe indignare i ben pensanti. Ce n’è infatti un altro, altrettanto vergognoso ma più infido in quanto compiuto in guanti bianchi, e che per questo non desta scandalo né indignazione. È quello contro la Regione Lombardia, il suo presidente Attilio Fontana e il suo assessore Giulio Gallera, messi nel mirino dai giornali, dalla sinistra (che poi è la stessa cosa), da opinionisti e intellettuali non meno odiatori degli anonimi dei social. In un crescendo tale che ieri sui muri di Milano è apparsa l’enorme scritta Fontana assassino a firma Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo. Parliamo di un gruppo marxista-leninista ritenuto tra i più pericolosi della violenta galassia extraparlamentare di sinistra.

Come spesso accade nella storia, la sinistra parlamentare e quella incline alla violenza vanno a braccetto. Auguro lunga vita a Fontana ma in un altro film – la dinamica di quello che sta succedendo ricorda la vicenda del commissario Calabresi, ucciso da uomini di Lotta Continua dopo una feroce campagna stampa di partiti, giornalisti e intellettuali in doppiopetto.

Fontana assassino scritto dai Carc è la sintesi non di quanto si legge sui social, ma di quello che ha letto su Raitre in prima serata Federica Sciarelli («In Lombardia si è consumato un genocidio sanitario»), di quello che ha detto in Parlamento il deputato Cinque stelle Currò («in Lombardia c’è stato il più grande fallimento della gestione sanitaria nella storia della Repubblica»).

Non importa che la Lombardia sia stata incolpevolmente l’epicentro di un terremoto, inutile dire che si è rialzata con le sue sole forze, che si è premunita da nuove sciagure costruendo a tempo record un ospedale copiato anche dai tedeschi. La Lombardia ferita va abbattuta perché rappresenta tutto ciò che sia la sinistra parlamentare, sia quei delinquentelli dei Carc invidiano e quindi odiano: efficienza, modernità, lavoro vero basato sulla meritocrazia, sicurezza, ricchezza.

La sinistra lombarda non solo ha sbagliato tutto (per Zingaretti, Gori e Sala l’epidemia era poco più di un raffreddore), ma prestandosi a questo linciaggio tradisce prima di tutto i lombardi. E si fa complice di chi considera Fontana un assassino, cioè di una nuova stagione di odio e possibili violenze.

FONTE:https://www.ilgiornale.it/news/cronache/sciarelli-ai-carc-passo-breve-1863279.html

 

 

 

Poco e tardi: Conte spera di illudere gli italiani più ingenui

La coperta era corta: con 80 miliardi di interventi anticrisi complessivamente stanziati finora, tra i 25 del decreto di marzo e i 55 di quello sul “Rilancio” varato solo il 13 maggio dopo infiniti tira-e-molla interni alla maggioranza, il governo Conte ha fatto molto meno di FranciaGermania e Gran Bretagna, privo com’è di cassa e della leadership politica per raccoglierne di più, sia sui mercati sia dall’Europa, quando si tratterà (ben presto) di trovare materialmente i soldi per finanziare tutte le misure varate ieri. Dunque una “toppa” fuori tempo massimo, e senza investimenti né visione. Così la definisce Sergio Luciano, già caporedattore della “Stampa”, del “Sole 24 Ore” e delle pagine economiche di “Repubblica”. Data la “coperta corta”, scrive Luciano sul “Sussidiario“, il Conte-bis «ha scelto di lasciare scoperti i piedi su cui camminare nel futuro anteriore e coprire invece l’interesse del consenso di breve termine, quello che forse andrà presentato al cambiavalute delle prossime elezioni, soprattutto se il buon senso politico del paese si risveglierà e riporterà gli italiani alle urne prima della naturale scadenza della legislatura».

Dunque il vero “rilancio” cui allude il nome del decreto, aggiunge Luciano, «è quello delle possibilità della maggioranza, ma soprattutto personali del premier, di raccattare consensi tra gli italiani», specie i più ingenui, cioè «quelli che sono capaci di Le lacrime di Teresa Bellanovacontare i benefici immediati e diretti delle misure ma che forse non avranno la competenza per ricollegarli alla carenza – che questo governo non cura – di interventi strutturali sui grandi investimenti pubblici e sulle reti che abilitano la ripresa produttiva». Ci verrà detto che quelli e queste verranno fatti in seguito, con i fondi europei, diversi da quelli emergenziali? «Speriamo: finora non è mai successo». Secondo Luciano, «questo non è un decreto per giovani: è un decreto per elettori, soprattutto vecchi». Rivelatore, l’espressione “mosaico” citata dal grillino Patuanelli per descrivere il documento appena approvato. «Un mosaico di interventi, alcuni anche ineludibili, per carità – dalla cassa integrazione rifinanziata per altre nove settimane al maxi-abbuono dell’Irap di giugno per le imprese, dal differimento delle scadenze fiscali fino a settembre al rinnovo dei contributi per gli autonomi meno ricchi – ma comunque di breve termine e di natura emergenziale».

Ben vengano gli interventi d’emergenza, ammette Luciano: non se ne può fare a meno. Semmai, in Italia sono tardivi. «Manca del tutto però un pensiero profondo su come rilanciare l’economia del paese: e in questo senso, purtroppo, il decreto non funzionerà». Il turismo, per esempio, «viene accarezzato con un modesto bonus famiglie», e non trova (nelle 505 pagine del decreto) «nulla che lo conforti sul termine medio-lungo». Quanto alla manifattura, viene «lasciata povera com’è di infrastrutture materiali e digitali», senza nulla di incisivo che la possa risollevare. Si segnala una boccata d’aria l’edilizia, «che ne aveva disperato bisogno», col maxi-bonus del 110% per le ristrutturazioni energetiche e antisismiche  dei fabbricati. «Ma anche questa misura si limita ad ampliarne altre esistenti, che sono già state vastamente utilizzate e potrebbero anche non Sergio Lucianoessere così gettonate come forse il governo si augura». Dovendo pagare un pegno di cui non ha colpa diretta, cioè «il pegno della malafinanza che ha dissanguato le casse pubbliche», questa compagine governativa ha puntato insomma sull’immediato, e al massimo sul breve termine.

Secondo Luciano, la precaria maggioranza del Conte-bis «ha messo se stessa in mano al fato, per chi ci crede: perché è chiaro che se la pandemia dovesse davvero esaurire presto i suoi effetti malefici almeno in Italia e permettere una più dinamica ripartenza dell’economia manifatturiera, quella che da sempre salva il nostro paese nelle fasi critiche, resterà la memoria delle piccole ma tante elargizioni di ieri prima che emerga la gravità delle lacune e sfumerà la consapevolezza delle omissioni commesse». Se invece i danni della pandemia si faranno sentire più a lungo, «ripetere o prorogare questo pioggerellina di “pochi soldi per tanti se non per tutti” sarà impossibile e si rivelerà a chiunque con chiarezza che è stato perso altro tempo e un’occasione preziosa per avviare un’autentico rilancio infrastrutturale e produttivo del paese». Siparietto finale, per la «commozione autentica» di Teresa Bellanova sulla temporanea regolarizzazione dei braccianti stranieri. «Le brevi lacrime della ministra, lacrime proletarie – bracciante è stata lei stessa, da ragazza – cancellano le lacrime aristocratiche di un’altra ministra, Elsa Fornero, che le versò in un’altra storica conferenza stampa annunciando la sua draconiana legge sulle pensioni». Chiosa Luciano: «Una lacrima lava l’altra, il paese non ne ha più».

FONTE:https://www.libreidee.org/2020/05/poco-e-tardi-conte-spera-di-illudere-gli-italiani-piu-ingenui/

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

Tarro: “Il vaccino c’è già, è il plasma dei guariti”

Gioia Locati – 5 MAGGIO 2020

Non ci troviamo di fronte a una terapia sperimentale da dover studiare o da concedere in ‘via compassionevole’. È una pratica conosciuta da secoli, utilizzata anche da Pasteur nell’Ottocento: si sono sempre prelevate le gammaglobuline dai guariti per curare i malati”.

Così Giulio Tarro, professore e virologo, allievo di Sabin (ha ricevuto nel 2018 il premio americano di miglior virologo dell’anno) noto per aver isolato il vibrione del colera negli anni Settanta oltre che approfondito e curato la polmonite sinciziale nei neonati, interviene sulle infusioni salva vita praticate con successo in alcuni ospedali, a Mantova, Pavia, Lodi e Cremona. Il plasma dei convalescenti è stato usato in passato per trattare i malati di Sars, Mers ed Ebola. Nei mesi scorsi in Cina sui malati di Covid 19 e, recentemente, a Mantova, ha favorito la guarigione in una donna incinta di 28 anni. Cliccate qui.

Niente di nuovo, dunque?

“Assolutamente. Pratica antica, rodata ed efficace, meno complessa di una trasfusione perché non occorre cercare il gruppo sanguigno affine. Si inietta solo la parte liquida che contiene gli anticorpi e non i globuli rossi”.

Lei ha detto che il virus sparirà con il caldo. 

“Ne sono ancora convinto. I virus respiratori e influenzali d’estate si stemperano. A certe latitudini, penso all’Africa, si sono presentati solo piccoli focolai. Verosimilmente potrebbe accadere o che sparisca come la Sars o che ricompaia come la Mers ma in maniera localizzata o, cosa più probabile, che diventi un virus stagionale”.

Se l’aria aperta, il vento e il sole non favoriscono i contagi perché dobbiamo girare con le mascherine?

“Le mascherine andrebbero indossate quando si hanno incontri ravvicinati o ci si ritrova in un luogo frequentato. Non quando si cammina (o si corre) da soli”.

Qualcuno afferma che il virus Sars-Cov-2 non sia stato isolato (come da procedura protocollata) ma solo sequenziato in alcune parti.

“Mi risulta che in Australia lo abbiano coltivato su colture cellulari e poi, come da protocollo, fotografato al microscopio elettronico”.

Come mai di altri coronavirus e di virus a RNA non si riesce a trovare il vaccino? Non si è trovato per la Sars, né per la Mers. E neppure per l’Aids e l’epatite C.

“Come scrisse Sabin nel 1993, editoriale su Nature del 17 marzo, il virus HIV dell’Aids si nasconde all’interno delle cellule e, sfuggendo agli anticorpi, non si trova. Quello dell’epatite C ha diversi ceppi…”

Anche l’influenza ha tanti ceppi.

“Esatto. Solo l’influenza A ha diversi sottotipi, la Spagnola, l’N1H1, l’Aviaria, la Hong Kong, sono tutte di tipo A…Poi ci sono le influenze B e quelle di tipo C. È importante ricordare che quando la popolazione raggiunge una quota di immunità naturale questi virus smettono di circolare. L’Asiatica del 1957 colpì i giovani e non gli anziani, i quali erano già protetti dallo stesso virus che imperversò nel 1890”.

Tornando a Sars e Mers, come mai di questi coronavirus non si è trovato un vaccino in 18 anni e ora si dice che per il Sars-Cov-2 ce ne siano almeno un paio quasi pronti oltre a diverse decine allo studio?

“Un vaccino non si fabbrica in pochi mesi. Vi sono delle tappe necessarie da percorrere altrimenti si rischia di spendere energie e denaro per un prodotto inutile. Recita il proverbio che la gattina frettolosa fa i gattini ciechi. Sono fondamentali le prove di sicurezza e quelle di efficacia, su campioni ampi e rappresentativi. E poi, come ho detto, abbiamo già un vaccino che è anche curativo, le infusioni di plasma da convalescenti. Si incentivino le donazioni e si promuova questa pratica in tutti gli ospedali”.

Luc Montagnier ha dichiarato che nel virus Sars-Cov-2 vi è una sequenza del virus dell’Aids. Secondo il premio Nobel siamo di fronte a un esperimento di laboratorio ma ci dice anche che con il tempo la presenza del tratto artificiale è destinato a scomparire…

“Parecchi ricercatori hanno cercato questa sequenza senza trovarla. Montagnier ha specificato di averla individuata attraverso un’ipotesi matematica; si tratta di uno studio a tavolino non di una ricerca in laboratorio”.

Cosa pensa delle ultime dichiarazioni di Trump? Il presidente è convinto che il virus sia uscito dal laboratorio cinese di Whuan. Il problema degli esperimenti sui virus pandemici e di una possibile fuga è reale, e segnalato da tempo con preoccupazione da parte del mondo scientifico. Cliccate qui.

“D’altro canto vi sono numerosi studi che attestano la provenienza del Sars-Cov 2  dal pipistrello. Al momento per noi questo è un non problema. Dobbiamo affrontare le conseguenze del virus e gestirle. E, ripeto, perché ancora l’Italia lo ignora: vi è una terapia soddisfacente e a portata di mano, il sangue dei guariti”.

È stato detto che il Covid 19 si può manifestare anche nei bambini con la sindrome di Kawasaki.

“Non si sa ancora nulla di questa malattia, rara, che si presenta come una forma autoimmune ed era presente anche prima del Covid 19. Spero che si faccia chiarezza”.

Cosa pensa della malattia Covid 19? In alcune persone si è manifestata con sorprendente virulenza.

“Sì. Ormai sappiamo che le persone anziane e chi è affetto da co-morbilità rischia di avere gravi complicazioni a livello polmonare e circolatorio. I medici che purtroppo hanno perso la vita a contatto con i malati erano sprovvisti di protezioni, alcuni di loro avevano patologie pregresse. La mortalità da Covid 19 è assai bassa e la diffusione del virus nella popolazione è ben più ampia di quella che appare dai tamponi eseguiti”.

Le messe sono ancora vietate. Se la decisione di proibirle non è stata presa da Conte, arriva dal comitato scientifico?

“Non esiste alcuno studio sulla pericolosità delle celebrazioni rispetto ai ritrovi concessi sui posti di lavoro o sui mezzi pubblici. È stato un provvedimento stupido, creato dal nulla e senza alcuna motivazione. Perché nelle Chiese non dovrebbe essere rispettato il metro di distanza?

Cosa pensa della raccomandazione di sanificare gli ambienti con diversi disinfettanti? Nel periodo gennaio-marzo i centri anti veleni hanno ricevuto più di 45.000 chiamate a seguito delle esposizioni a sostanze disinfettanti. Un aumento del 20% rispetto alla media.

“Le sanificazioni vanno studiate e circostanziate. Il virus è trasmesso per via aerea, ci si contagia attraverso contatti ravvicinati a differenza dei virus influenzali che si trasmettono anche con una distanza di diversi metri. Non è necessario impiegare sostanze tossiche, per sanificare un ambiente si possono utilizzare i raggi ultravioletti, già usati nei laboratori”.

FONTE:http://blog.ilgiornale.it/locati/2020/05/05/tarro-il-vaccino-ce-gia-e-il-plasma-dei-guariti/

Viaggio nella mente di un fisico che cerca la materia oscura

L’85% della materia nel nostro Universo è invisibile. Ma cosa è? Ecco alcune delle ipotesi proposte per risolvere il mistero

Questa ipotesi è, allo stato attuale, la più popolare. Queste nuove ipotetiche particelle sono chiamate WIMPs, Weakly Interactive Massive Particles o Particelle massive debolmente interagenti. La grande sfida è capire quali potrebbero essere le loro proprietà così a costruire esperimenti in grado di osservarle o in grado di darci utili informazioni per raffinare le nostre teorie. Insomma, come sempre in fisica, l’interazione tra fisici teorici e sperimentali, tra nuove soluzioni matematiche e soluzioni ingegneristiche futuristiche, risulta fondamentale per la comprensione dei segreti della natura.

Ma torniamo nella mente del nostro fisico teorico. L’idea di un nuovo tipo di particella ha avuto il suo successo tra la comunità scientifica. I primi esperimenti per cercare di osservarla partono (come sono in effetti partiti negli ultimi anni), ma cominciano anche ad arrivare i primi risultati negativi. Certo, forse gli strumenti non sono abbastanza sensibili, e forse ci servono nuove idee sperimentali per riuscire a incrociare queste particelle così fuggevoli. Però, durante i nostri studi e lo sviluppo della nostra carriera, abbiamo capito una cosa. Abbiamo capito che a volte per risolvere un problema serve un cambio di prospettiva, thinking out of the box come direbbero in Inghilterra. Forse la soluzione non è una nuova particella. Torniamo sul problema: un qualcosa che non emette radiazione, quindi nero, che vediamo solo guardando gli effetti gravitazionali sulla materia ordinaria ci ricorda qualcosa. Qualcosa di cui abbiamo parlato anche in una miniserie qualche settimana fa: i buchi neri (leggi qui). La materia oscura potrebbe quindi in realtà essere un ammasso di buchi neri. Aspetta però, devono essere molto piccoli, o la materia sarebbe risucchiata al loro interno. Non possono quindi essere buchi neri formati dal collasso stellare, né il risultato di un crash stellare, i due meccanismi fondamentali di formazione di cui abbiamo parlato su Spazio Curvo (leggi qui). In quell’articolo però avevamo anche accennato ad un terzo meccanismo: i buchi neri primordiali. Essi sono ipotetici buchi neri che si sarebbero formati quando il nostro Universo era molto caldo, subito dopo la sua nascita. Possono essere molto piccoli, con masse dell’ordine dei centesimi di milligrammi, e potrebbero spiegare quelle anomalie gravitazionali che chiamamo materia oscura. O forse non sono buchi neri primordiali, ma stelle di neutroni che non possiamo vedere, o forse qualche altro agglomerato di materia sconosciuto. O forse basta modificare poco poco la teoria della relatività generale e potrebbe non essere necessario ipotizzare nuova materia. Forse, invece, è l’interazione con altre dimensioni o un effetto di gravità quantistica, o forse…

Stop, stop. Think out of the box, va bene, ma senza esagerare, penserete. Molte di queste ipotesi qui accennate sono state veramente proposte, supportate da calcoli matematici, simulazioni e previsioni. Alcune risultano più plausibili di altre, alcune vengono piano piano escluse da nuove osservazioni, altre, molte, rimangono compatibili con i dati che abbiamo ma nessuna è ancora stata confermata direttamente (vedi figura qui sopra). Questa pletora di ipotesi formulate dovrebbe dare un’idea di quanto sia importante riuscire a risolvere questo mistero. La sua soluzione, che consisterà nella conferma sperimentale di una di queste ipotesi, può dare informazioni importanti su altre domande fondamentali della fisica moderna, dalla completezza della nostra comprensione della struttura subatomica alla gravità quantistica e la teoria del tutto. Si intende, la soluzione potrebbe anche non essere unica. Forse quell’85% di materia invisibile nell’Universo è composta per un po’ di WIMPs, per un po’ da buchi neri, per un po’ da stringhe e neutrini. Non ci resta che pensare nuovi esperimenti che possano restringere le possibilità e guidare il nostro fisico teorico e tutta la comunità scientifica verso la comprensione del mistero della materia oscura

La scorsa settimana avevamo spiegato come molte osservazioni che abbiamo del nostro Universo sono incomprensibili a meno di ipotizzare la presenza di una ingente quantità di materia invisibile ai nostri strumenti (leggi qui).

Queste osservazioni includono la velocità di rotazione delle galassie, la misura della densità totale della materia dell’Universo, e altre che non abbiamo menzionato.

L’articolo di oggi vuole essere un piccolo “viaggio” nella testa di un fisico teorico che cerca di capire cosa sia questa materia che sembra proprio esserci ma che non vediamo. Un viaggio immaginario che racchiude e semplifica gli sforzi di team di ricerca e collaborazioni internazionali. Solitamente il percorso mentale per raggiungere un’ipotesi prosegue a steps: si parte dalle ipotesi più “semplici” che cercano di spiegare un fenomeno nuovo con la fisica che già conosciamo, e, se questo non è possibile, si introducono ipotesi sempre meno “conservative” e spesso più complesse, con modifiche alle teorie esistenti, nuove idee o nuovi concetti fisici.

Eccoci allora nella mente del nostro fisico teorico che sente la notizia: “l’85% della materia nel nostro universo è invisibile, ma interagisce con la forza gravitazionale”. La prima ipotesi, la più semplice da verificare senza dover introdurre quella che in gergo chiamiamo “nuova fisica” è che la materia oscura sia composta da particelle che già conosciamo. Allora perché non la vediamo? Per rispondere bisogna capire cosa vuole dire che “vediamo” la materia nell’Universo. Gli strumenti che abbiamo, chiamati generalmente telescopi, sono strumenti sensibili alla radiazione elettromagnetica, cioè alla luce. In altre parole, sono occhi molto sensibili e in grado di vedere anche lunghezze d’onda che l’occhio umano non può percepire: lunghezze d’onda ultraviolette (come i raggi x) e infrarosse (come le onde radio). La materia che vediamo con questi potenti telescopi è quindi tutta quella che interagisce con la forza elettromagnetica, la quale però non è l’unica forza in natura: la forza forte, la forza debole e la forza gravitazionale sono le altre tre interazioni che conosciamo. Sembra che la materia oscura interagisca solo con la forza gravitazionale e, forse, quella debole. Inoltre deve essere materia composta da particelle stabili, che non decadono in fretta. Se guardiamo alle particelle che conosciamo (lo faremo più in dettaglio nel prossimo articolo), le uniche particelle con queste caratteristiche sono i neutrini. Fantastico! Ecco la prima ipotesi: la materia oscura altro non è che tantissimi neutrini. Parlandone con altri fisici, questi ci fanno però notare che, data la loro massa molto piccola, quasi nulla, e la conseguente velocità prossima a quella della luce, i neutrini non possono spiegare alcuni dei dati sperimentali. Accidenti! Non possono essere neutrini, o almeno non solo neutrini. Per spiegare tutti questi dati serve qualcosa di nuovo, qualche nuova idea. Ma il nostro fisico teorico è uno prudente, uno a cui piace andare per gradi di astrazione. Molte volte negli ultimi secoli il nostro elenco di particelle fondamentali si è arricchito a mano a mano che venivano ipotizzate teoricamente e poi scoperte sperimentalmente. L’ultima particella ad unirsi è stato il famoso bosone di Higgs, di cui avremo modo di parlare, osservato sperimentalmente al CERN otto anni fa. Un’ipotesi ragionevole è quindi che esista un nuovo tipo di particella subatomica, ancora non osservata sperimentalmente, con una massa non troppo piccola, e immune ai campi elettromagnetici e alla forza forte.

FONTE:https://www.ilgiornale.it/news/cultura/viaggio-nella-mente-fisico-che-cerca-materia-invisibile-1863435.html

 

 

 

Perché adesso il virus mette nel mirino gli under 30

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La Corea del Sud ripiomba nell’incubo pandemia. Sono oltre 130 i contagi collegati al focolaio localizzato nel quartiere dei locali di Itaewon, nella capitale Seul. Il loro numero sale giorno dopo giorno, di pari passo con i migliaia di test effettuati quotidianamente per scovare ogni potenziale infetto. ”Dal 6 maggio scorso, quando è emerso il focolaio di Itaewon, sono stati fatti 35 mila test per il coronavirus connessi alla diffusione del contagio relativo al quartiere notturno, 15 mila dei quali solo ieri”, ha spiegato un alto funzionario del Ministero della Salute di Seul, Yoon Tae-ho.

VIDEO QUI: https://youtu.be/eEtSO1MysPc

Adesso le autorità sudcoreane stanno incoraggiando i frequentatori della zona, dove ci sono anche molti locali gay, a sottoporsi al test, ma molti sono riluttanti a uscire allo scoperto per il timore dello stigma sociale. Il vice ministro della Sanità, Kim Ganglip, ha promesso il rispetto della privacy, tramite test anonimi e una revisione della prassi di rendere pubblici gli spostamenti dei casi positivi al coronavirus. Ma la mossa non sembra, al momento, portare esiti sperati.

Il timore più grande è che il focolaio di Seul possa lasciare la capitale ed espandersi nelle altre grandi città del Paese. Basti pensare che a Incheon, vicino a Seul, sono stati rilevati 14 casi di persone positive derivanti da un soggetto che aveva frequentato i citati locali di Itaewon. Pare che circa duemila persone abbiano frequentato la nuova ”zona rossa” tra il 24 aprile e il 6 maggio scorso non siano ancora state sottoposto ad alcun test.

Seul: giovani travolti dal contagio

Ricapitolando: in Corea del Sud la situazione epidemiologica era più che positiva, con un aumento di contagi pressoché irrisorio, locali aperti e vita (quasi) normale. È bastato che una persona infetta trascorresse un week end in alcuni locali notturni e subito è ripartito il contagio.

Il problema è che questa nuova ondata sembrerebbe avere caratteristiche sui generis. Come ha sottolineato il quotidiano La Stampa, il 75% dei pazienti colpiti ha un’età compresa tra i 19 e i 29 anni. Sono quindi giovani e giovanissimi, proprio il prototipo di soggetto fin qui considerato, se non completamente al sicuro dal Covid-19, più ”al sicuro” rispetto ad adulti e anziani.

Resta da capire se il nuovo bersaglio del virus è cambiato per via della particolarità del focolaio di Itawon o per una possibile mutazione dell’agente patogeno. La sensazione è che a Seul siano stati colpiti gli under 30 proprio perché sono loro i principali frequentatori dei locali notturni, dove è scoppiato l’ultimo contagio. Eppure, come hanno dichiarato anche le autorità della capitale, questo è ”un virus altamente crudele”, che ha dimostrato di non guardare in faccia a nessuno.

Un problema da non sottovalutare

Sappiamo che il Covid-19 ha colpito per lo più anziani o persone che dovevano fare i conti con altre patologie. Il caso di Itaewon fa tuttavia risuonare i campanelli d’allarme in tutti quei Paesi che erano pronti a riaprire locali pubblici. Insomma, basta veramente una scintilla per scatenare un incendio difficile da domare. E la Corea del Sud, a differenza dell’Italia e di tante altre nazioni, ha dimostrato di poter contare su un sistema organizzativo all’avanguardia.

A proposito dell’Italia: prendiamo adesso quanto accaduto a Seul e immaginiamo che la stessa dinamica dei fatti si verifichi nel nostro Paese. Che cosa potrebbe succedere? Tralasciando l’aspetto sanitario di tracciamento dei contatti e degli infetti, la situazione potrebbe essere complessa da un altro punto di vista. Già, perché nelle scorse settimane non erano i giovani a essere più a rischio bensì gli anziani. Nella fase 2, con la riapertura dei locali, la situazione potrebbe capovolgersi.

Secondo quanto riportato all’inizio del mese di maggio dall’Istituto Superiore di Sanità, l’età media dei pazienti italiani deceduti e positivi a Sars-CoV2 è di 80 anni. Al 7 maggio il numero di decessi per fascia di età parlava chiarissimo: nella fascia di età compresa tra i 20 e i 29 anni si contavano 8 morti; al di sotto dei 20 anni, questo numero era addirittura pari a zero. Ecco: nel caso in cui anche in Italia il virus dovesse iniziare a colpire i giovani, proprio come accaduto a Itaewon, le nostre autorità sanitarie si ritroverebbero a fare i conti con una minaccia inedita. E potenzialmente ancora più esplosiva di quella fin qui affrontata.

FONTE:https://it.insideover.com/societa/perche-adesso-il-virus-mette-nel-mirino-gli-under-30.htm

 

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