RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 13 MARZO 2019

http://www.today.it/rassegna/ambasciata-usa-roma-spie-datagate.html

RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI

13 MARZO 2019

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

 

 

Ci siamo abituati a vivere in una civiltà

in cui ci sono ingiustizie insormontabili.

VITTORIO SGARBI, Il bene e il bello, Bompiani, 2002, pag. 50

 

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Le opinioni degli autori citati possono non coincidere con la posizione del curatore della presente Rassegna.

 

Tutti i numeri dell’anno 2018 della Rassegna sono disponibili sul sito www.dettiescritti.com 

 

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SOMMARIO

 

La Cina, gli USA e l’Europa unita per bloccare l’Italia    

Elenco delle basi e installazioni militari degli USA in Italia

Suicidio assistito in ospedali e case per anziani 1

Blackout e aiuti bruciati, la stampa Usa smaschera Guaidò. 1

Da Monroe a papa Giovanni XXII

Sincerità. 1

TACI, L’AMICO TI ASCOLTA! 1

Ecco i documenti segreti: gli Usa ci spiano dal tetto dell’ambasciata di Roma. 1

Tradimenti, furti misteriosi e intrighi. Roma è la capitale delle spie 1

Come il Mossad esegue assassini mirati in tutto il mondo

Costa d’Avorio: 85% dei migranti che partono ha un lavoro in patria. 1

I danni (frequenti) dei pentiti 1

IL DECLINO DELL’EUROPA È SENTITO PIÙ ACUTAMENTE. 1

TRUMP CHIEDE ALLA GERMANIA, ALL’ITALIA E AL GIAPPONE DI PAGARE PER ESSERE OCCUPATI 1

La Cina ha completato la creazione del sole artificiale

Il mito delle lauree scientifiche. 1

OPERAZIONE “BERNHARD”. 1

 

EDITORIALE

La Cina, gli USA e l’Europa unita per bloccare l’Italia

Manlio Lo Presti – 13 marzo 2019

Come nel miglior stile degli SPIN DOCTOR scienziati della sovversione, le notizie sono diffuse a grappolo: un periodo c’è la sagra dello spread, un altro abbiamo la sagra della Francia che ci tratta da merde, poi la sagra del ponte di Genova, un altro ancora abbiamo la sagra degli aerei che cadono, adesso abbiamo la sagra del rapporto Italia-Cina.

Se le relazioni in tutto il mondo sono decise dalla Francia, dalla Spagna, dall’Olanda e soprattutto dalla Germania, l’unione europea tace e non ha nulla da ridire.

Accade che l’Italia inizi a delineare una politica estera orientata alla ricerca del proprio consolidamento economico e per questo l’europa è improvvisamente unita per cercare di ostacolare il nostro Paese, mentre è disunita e soprattutto silente ed indifferente sul tema della c.d. immigrazione lasciando l’Italia totalmente da sola!

Anche questo atteggiamento del vecchio continente conferma la volontà di relegare il nostro Paese a ruolo passivo di:

  • Pagatore di altissimi interessi su un debito pubblico che viene criticato dalla Germania e dai suoi satelliti che poi ci guadagnano sopra;
  • Attore servile delle mire egemoniche degli USA alla quale a) deve comprare i costosissimi aerei da combattimento F35; b) deve pagare una quota superiore alla NATO per essere occupata militarmente da ben 164 basi USA esistenti sul territorio nazionale!
  • Sacca razziale del continente grazie alla posizione geografica di primo approdo: su questo tema, il silenzio dell’unione europea è totale e, anzi, del tutto menefreghista.

 

TUTTO CIÒ PREMESSO

 

Il messaggio?

  1. a) L’ITALIA DEVE STRISCIARE E DEVE MORIRE SENZA PERALTRO SPORCARE TROPPO;
  2. b) NON DEVE ROMPERE LE SCATOLE CON LE SUE ASSURDE PRETESE DI ESSERE UN PAESE CON IL DIRITTO DI SCEGLIERE I PROPRI INTERLOCUTORI.

Se l’italietta continua a far finta di niente e, giustamente, camminare con i propri piedi, arrivano, in ordine di apparizione:

  • i consigliori NATO, CIA, NSA, BIRS, FMI, GOLDMAN SACHS, ROTHSCHILD, MICROSOFT, APPLE, Commissione WAYS & MEANS;
  • spread a 500-700 punti;
  • parte qualche “bottarella” improvvisa con la morte per incidente stradale di qualche personaggio in vista;
  • viene incrementata la spinta alle autonomie regionali fino a alla secessione vera e propria del Nordest, della Sicilia e della Sardegna;
  • se gli italici continuano a far finta di non capire, partono gli attentati ai treni, scuole, ospedali, metropolitane, autostrade con migliaia di morti attribuiti inizialmente alle 8 mafie operanti in Italia, ai terroristi islamici, ecc.
  • dulcis in fundo, iniziano manifestazioni di piazza con interruzione di fornitura di alimenti, medicinali e di corrente elettrica su tutto il Paese;
  • deflagrazione di una guerra civile iniziale a bassa intensità poi sempre più distruttiva;
  • STATO DI EMERGENZA che l’effervescente inquilino del Colle de’ noantri autorizzerà molto molto molto volentieri nominando il VI, VII, VII, IX Presidente del consiglio non eletto che avrà il compito di:
  • Terminare le vendite delle imprese, ora bloccate da questo governo di populisti demmerda, ignoranti che devono essere internati in campi di rieducazione di massa stile Cina maoista;
  • Radere al suolo gli ulivi pugliesi con le aree desertificate risultanti da utilizzare come primo approdo degli sbarchi di c.d. immigrati;
  • Riaprire i porti, per accogliere una prima ondata di 2.000.000 di nordafricani disponibili a lavorare a 3 euro al giorno
  1. a) per il beneficio degli industriali,
  2. b) soprattutto in favore del sistema di ONG, case-famiglia, Coop, vaticano, 8 mafie, partiti di opposizione, scafisti, trafficanti di armi, di cocaina, di denaro sporco imballato in sacchi, di terroristi, di epidemie di malattie scomparse in Italia dagli anni 50, ecc. ecc. ecc. ecc.
  3. c) riaprire (MOTIVO VERO) il titanico flusso di guadagni di circa 12.000.000.000 di euro con l’immigrazione finanziata dall’UE e dalle leggi italiane
  • incrementare lo stato di caos nel Paese
  • ristabilire governi di sinistra con gente di cultura non demmerda, focalizzati alla realizzazione di pacchetti ultraliberali e alla ulteriore marginalizzazione della popolazione;
  • dimezzamento delle pensioni e dei salari. In assenza di incrementi retributivi, saranno affettuosamente concessi alla popolazione stremata prestiti personali con un TAEG al 17 percento: indebitare vuol dire asservire e pignorare le case di proprietà ai morosi!!!!!!!!!!!
  • Spostamento progressivo dei risparmi italiani – pari a circa 200.000 miliardi – verso banche franco-tedesche-svizzere. Le fusioni bancarie di questi anni hanno avuto e avranno questa funzione.

Tutto questo armamentario sarà immediatamente attivabile perché l’italietta ha avuto la sfacciataggine di cercarsi altrove una possibilità di sviluppo economico che questa europa a trazione franco-germanica non consente POLITICHE ECONOMICHE DI SVILUPPO a causa delle sue ossessive politiche depressive monetaristiche a salvaguardia di una moneta che non è tale, non è partecipata dai popoli europei ma è di fatto gestita da apparati residenti in Germania e attenti all’equilibrio dell’euro.

Una politica assassina che ha finora comportato una disoccupazione di 50.000.000 di persone elevabili a 75.000.000 con le imminenti robotizzazioni!

P.Q.M.

Ancora una volta, va constatato che questa unione europea getta la maschera e fa capire molto bene come vede l’Italia: serva e sacca razziale.

Uscire da questo incubo comporterà rischi molto alti, fino allo sterminio della popolazione nazionale mediante le tecniche di sovversione sopra elencate.

 

Ne riparleremo … purtroppo molto presto!

 

 

 

IN EVIDENZA

Elenco delle basi e installazioni militari degli USA in Italia

RILETTURA

Il meticoloso lavoro di ricerca è di A.B. Mariantoni,
La mappa e alcuni commenti sono tratti dal sito 
iraqlibero.at

Qui troverete invece un elenco delle basi militari USA in tutto il mondo.

Qui troverete un articolo sulle novanta bombe atomiche che si trovano attualmente sul nostro territorio.

Si consiglia la lettura degli articoli su “Armageddon: capire l’impero americano”. 

Elenco per Regioni

Trentino e Alto Adige

1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell’Usaf.

2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.

Friuli e Venezia Giulia

3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell’Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell’Usaf [un gruppo di cacciabombardieri] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell’aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari. Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuò in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la 16th Air Force. Quest’ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell’Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara’ appunto quest’ultima la principale base per l’offensiva aerea contro l’Iraq del nord, ma l’impiego degli aerei della 16th Air Force sarà pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.

4. Roveredo [Pn]. Deposito armi Usa.

5. Rivolto [Ud]. Base USAF.

6. Maniago [Ud]. Poligono di tiro dell’Usaf.

7. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell’Us Army.

8. Trieste. Base navale Usa.

Veneto

9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.

10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.

11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.

12. Longare [Vi]. Importante deposito d’armamenti.

13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni

14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni

15. Istrana [Tv]. Base Usaf.

16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.

17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].

18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.

19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.

20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.

21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.

22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.

23. Venezia. Base navale Usa.

24. Sant’Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.

25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.

26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.

27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.

Lombardia

28. Ghedi [Bs]. Base dell’Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.

29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].

30. Remondò [Pv]. Base Us Army.

108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.

Piemonte

31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.

32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.

Liguria

33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].

34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.

35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell’Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di “occupazione di aree dello specchio d’acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]”. Poi c’è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall’artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].

Emilia E Romagna

36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell’Usaf con copertura Nato.

37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

38. Parma. Deposito dell’Usaf con copertura Nato.

39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.

40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l’attivazione di bombe nucleari.

41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.

Marche

42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.

Toscana

43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e’ stoccata una riserva strategica per l’esercito e l’aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell’US Army per l’appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell’Africa del Nord e la Turchia.

44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.

45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell’Usaf.

46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell’Us Navy.

47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.

Continua qui: http://www.kelebekler.com/occ/busa.htm

 

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

Suicidio assistito in ospedali e case per anziani

28, maggio, 2018

 

GINEVRA – Il suicidio assistito potrà essere praticato a determinate condizioni negli ospedali e nelle case per anziani di Ginevra: il Gran consiglio ha adottato ieri sera una modifica legislativa calcata sul modello varato nel canton Vaud nel 2012.

 

Attualmente il suicidio assistito non è vietato negli istituti di cura di Ginevra, ma l’intervento di associazioni quali Exit dipende dal benvolere dei loro responsabili, ha sottolineato il deputato socialista Sylvain Thévoz. Varare un’apposita normativa permette di eliminare il rischio di disparità di trattamento fra pazienti e ospiti.

 

 

Per la sua collega di partito Salima Moyard, all’origine della proposta di modifica, le future disposizioni consentiranno di evitare le derive. Esse prevedono che la persona dev’essere in pieno possesso delle proprie facoltà e afflitta da malattie o conseguenze di incidenti gravi e incurabili. Con la persona che chiede l’aiuto al suicidio devono peraltro essere discusse le alternative. In caso di dubbio sulla capacità di discernimento della persona, è previsto l’intervento di una commissione di sorveglianza che può, se necessario, denunciare il caso alla giustizia

Continua qui: https://www.imolaoggi.it/2018/05/28/suicidio-assistito-in-ospedali-e-case-per-anziani/

 

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

Blackout e aiuti bruciati, la stampa Usa smaschera Guaidò

Scritto il 12/3/19

Aiuti umanitari per il Venezuela bruciati oltre confine: non da Maduro, ma dal rivale Guaidò, con l’obiettivo di incolpare il governo di Caracas. E’ la stampa Usa ad accusare lo stesso Guaidò (e Washington) sia per l’auto-distruzione degli aiuti che per il drammatico blackout inflitto al Venezuela, con almeno 14 pazienti deceduti negli ospedali. Le denunce del “New York Times” e di “Forbes”, scrive Gennaro Carotenuto sul suo blog, attestano che in Venezuela la guerra è già cominciata, e che le false notizie dominano incontrastate la costruzione dell’opinione pubblica. «Le guerre di nuova generazione fanno morti come e più di quelle che si combatterono con la clava, la balestra o il fucile Chassepot», scrive Carotenuto. «Rispetto alla gravità del blackout in Venezuela, ai media italiani è piaciuto a scatola chiusa sposare la tesi dell’inettitudine chavista», dato che i chavisti «sono per definizione tutti incapaci, sanguinari e corrotti».

Al contrario, «vari media statunitensi hanno preso molto sul serio e considerano credibile che il blackout in Venezuela sia stato causato da un cyber-attacco informatico Usa». Se così fosse, aggiunge Carotenuto, «saremmo di fronte a un atto di guerra», nell’ambito di un conflitto “di quarta generazione”.

Tanto per chiarire: «Fossero stati gli hacker russi, parleremmo di terrorismo».

Visto che invece i presunti autori del sabotaggio sono gli statunitensi, bisogna parlare di iniziative belliche «nelle quali viene bypassata la forza militare tradizionale per usare azioni di carattere economico, culturale e psicologico, in particolare usando l’informatica». Un attacco informatico così ben portato e riuscito, spiega Carotenuto, aggirerebbe infatti il veto del Brasile, contrario a una guerra tradizionale: veto al quale il vice di Trump, Mike Pence, «ha dovuto chinare il capo».

Ma un simile attacco indurrebbe anche a pensare che, per la prima volta, Maduro non avrebbe più il pieno controllo su una infrastruttura-chiave quale quella elettrica. Non è più necessario far saltare tralicci o avvelenare materialmente gli acquedotti per indurre la popolazione alla disperazione, spingendola a ribellarsi contro il “regime”. «È una cosa mai successa, dalla Barcellona repubblicana martirizzata dagli italiani, alla Roma fascista colpita dagli Alleati, dal Vietnam comunista alla Serbia di Milosevic», scrive Carotenuto. Ma in ogni conflitto si trova sempre «chi è disposto a spergiurare che basti un po’ di disperazione in più», da parte dei civili che si pretende di salvare, «per far trionfare il bene».

E ora, nonostante «la cosiddetta crisi umanitaria», sembra che qualcuno si sia convinto che i venezuelani «non siano ancora sufficientemente disperati».

Oggi infatti basterebbero poche righe di codice per “spegnere” un paese intero, continua Carotenuto. «Quelli che plaudono al “regime change” saranno contenti, no? Niente bombardamenti, niente stivali sul terreno, stesso risultato». La storia peraltro si ripete: «Nel 1973 in Cile i sindacati statunitensi finanziarono lo sciopero dei camionisti (che più scioperavano più guadagnavano) che impedì per settimane gli approvvigionamenti, alimentando l’idea di caos contro il governo Allende», in vista del golpe militare dell’11 settembre attuato da Pinochet. Fin qui, premette Carotenuto, ognuno la pensi come gli pare. Ci sono però dettagli che appaiono «inesorabilmente repellenti». Per esempio: l’onnipresente senatore repubblicano Marco Rubio – che nei giorni scorsi era a Cúcuta – “vanta” che il blackout, da lui annunciato in mondovisione appena tre minuti dopo il suo inizio (praticamente una rivendicazione) avrebbe causato la morte di 80 bambini prematuri in un reparto neonatale a Maracaibo. «I media italiani riprendono Rubio senza verifica alcuna, e non hanno alcuna capacità o voglia di collegare l’attivismo del senatore con la semi-rivendicazione del blackout stesso, come se questo fosse un osservatore neutrale».

Se però la presunta morte dei neonati – smentita da fonti locali – fosse davvero dovuta all’attacco informatico statunitense, e non «alla leggendaria insipienza chavista», questo cambierebbe radicalmente le cose: «Sarebbe un giusto prezzo da pagare alla liberazione del Venezuela?». Gli 80 neonati in quell’ospedale dello Zulia sarebbero ufficialmente “danni collaterali” di una guerra combattuta innanzitutto con l’ipocrisia, sottolinea Carotenuto.

«Rubio infatti usa la notizia dei neonati morti per rilanciare la necessità di far entrare subito in Venezuela aiuti umanitari». Va per la sua strada, Rubio: il Venezuela è un paese in crisi umanitaria e noi dobbiamo fare entrare gli aiuti umanitari. Tradotto: «Questa è una guerra umanitaria del bene contro il male, non dimenticate. Se l’uomo nero fa morire i neonati, allora arriverà l’uomo bianco a salvarli». Peccato per il senatore Rubio – aggiunge Carotenuto – che gli Usa non siano esattamente un regime totalitario (non lo è neanche il Venezuela) e vi sia ancora una stampa libera. Proprio il “New York Times” ha infatti dimostrato inequivocabilmente quanto era chiaro da subito:

«Gli aiuti di Usaid del 23 febbraio furono bruciati ancora in territorio colombiano da uomini di Guaidó perché il circo mediatico

 

Continua qui: http://www.libreidee.org/2019/03/blackout-e-aiuti-bruciati-la-stampa-usa-smaschera-guaido/

 

 

 

 

 

DA MONROE, A PAPA GIOVANNI XXIII, A KENNEDY, FINO A OBAMA. E ALLORA SI CAPISCE (il disastroso) MADURO.

Paolo Barnard – 29 gennaio 2019

Che l’America Latina debba essere proprietà privata degli Stati Uniti fu deciso nel 1823 dal presidente americano James Monroe, che nella sua celebre “dottrina” già aveva definito le terre che vanno dal Messico alla Patagonia come proprietà naturale degli USA, cioè terre che per una ‘naturale legge di gravità politica’ sarebbero prima o poi cadute nel “giardino di casa” di Washington (citaz. Chomsky). L’unico ostacolo, prevedeva Monroe, erano gli inglesi, le cui flotte erano a quel tempo troppo potenti per permettere la conquista Yankee, ma che prima o poi si sarebbero ritirate, predisse il presidente. E infatti è accaduto.

Quello che sta succedendo in queste ore in Venezuela è, in una sua parte, banale: il Padrone non molla mai, e siamo da capo, cioè all’intervento illegale N. 300 degli Stati Uniti in America Latina secondo la dottrina di Monroe. Naturalmente, agli USA devono conformarsi i vassalli – cioè gli Stati latinoamericani oggi in mano a pupazzi del Fondo Monetario internazionale, come il gruppo di Lima, poi la Gran Bretagna e anche noi della UE. E la cosa farsesca è che, mentre in America si strilla isterici per le presunte interferenze di Putin a favore di Trump, accade che come nulla fosse il Ministro degli Esteri Americano Mike Pompeo telefona al neo autoproclamato presidente del Venezuela, Juan Guaidò, 24 ore prima dell’annuncio della sua candidatura a presidente. Ma và? Prima domanda: “Ma se Pompeo fa questo, allora perché Putin non avrebbe potuto telefonare a Trump 24 ore prima dell’annuncio della sua candidatura?”. Poi la risposta alla domanda “Cosa si saranno detti?” la si può fare a una scatoletta di tonno, fiduciosi di avere la risposta giusta.

E siccome è noto che – da Kennedy, finanziatore dell’orrendo golpe in Brasile; a Kissinger, finanziatore dei golpe dappertutto; passando per Carter e Reagan, torturatori del Nicaragua in particolare; i Bush contro Haiti in particolare; Bill Clinton, finanziatore degli squadroni della morte in Colombia; fino a Obama, sostenitore del golpe in Honduras e armatore della nuove basi militari – siccome è noto che, dicevo, Washington ci tiene così tanto agli ideali democratici che vanno esportati nel suo “giardino di casa”, è notizia di oggi che Mike Pompeo ha nominato il Neo-Con Elliot Abrams come suo inviato speciale in Venezuela, giusto per dar l’impressione di essere equidistanti. Abrams è un neonazista, un pregiudicato (graziato da Bush I), che ha finanziato il genocidio in Guatemala del generale Rios Montt, che ha passato le bustarelle dello scandalo Iran-Contras sotto Reagan e che organizzò il fallito golpe contro Chavez nel 2002. E’ “the Monroe doctrine on steroids“, si direbbe in slang.

Ma vedete, l’articolo N. 231 di oggi sul Venezuela e tutti i dettagli da Google-journalism non vi serve a molto. Piuttosto va dato ancora un po’ di retroterra per capire Maduro e come uscirne.

In un indicibile paradosso, le tragedie dell’America Latina iniziarono nel XVI secolo con la conquista nel nome del Vaticano, ma ebbero la loro unica speranza di terminare proprio grazie al Vaticano, quello del Concilio Secondo di Papa Giovanni XXIII nel 1959. Fra le maggiori istanze che esso annunciò, ve n’era una di portata rivoluzionaria scioccante: L’OPZIONE DELLA CHIESA PER I POVERI. Dall’infame Costantino, nel IV secolo, la Chiesa aveva scelto senza ombra di dubbio l’opzione per i ricchi e per i potenti e il tripudio per lo sterminio dei poveri e dei dissidenti, non stop per i 1.700 anni successivi anni fino al grande Papa Giovanni XXIII (poi ci è ricascata, ahimè). Questo pontefice invece di colpo invertì gli ordini di squadra: no, disse, la Chiesa ora sceglie i poveri. Quasi nessuno qui da noi ci fece molto caso, ovvio eravamo italiani in pieno boom economico, ma nell’America Latina invece il messaggio del Concilio Secondo prese piede in modo sorprendente sotto forma della Teologia della Liberazione. Cos’era? In due parole: si trattò di ampi numeri di preti e suore, e qualche rarissimo caso nei ranghi ecclesiastici superiori, che proprio ispirati dal Concilio Vaticano Secondo si spogliarono di ogni bene e semplicemente fecero quello che fece Cristo, cioè lottarono nelle bidonville dei poverissimi, morirono per e accanto a loro, e ovviamente entrarono in aperto conflitto con i superiori, cioè i loro Vescovi, Arcivescovi e Cardinali, fra cui anche il buon Bergoglio. Nota: lunga e fetente storia per questo mistificatore, che sempre tenne il piede in 3 staffe. Un minino stette coi suoi gesuiti teologi della liberazione (ne tradì due in circostanze orribili e silenziò molti altri), ma poi in maggioranza stette invece zitto con le Dittature, e alla fine fu un fedele facilitatore del Fondo Monetario Internazionale di Washington fino al papato. Ma torniamo alla storia.

Nel 1962, il venerato (da voi…) presidente USA J.F. Kennedy notò questi clamorosi fatti e scosse il capo. Ma scherziamo? Adesso sti 4 preti straccioni si mettono a fare i ‘socialisti’ contro gli interessi degli investitori americani? Ma che crepino (non poté ‘prepensionare’ Giovanni XXIII perché era troppo popolare). Quindi Kennedy per primo (ma nel mezzo fu assassinato) e poi il suo successore Lyndon B. Johnson diedero il semaforo verde (per usare un’espressione tutta americana) al peggior terrore neonazista della storia del Brasile, quando con la cacciata del democratico Goulart i militari ripresero il potere nel Paese (1964) inaugurando la notoria stagione del National Security States, quella cioè dei golpe fascisti latinoamericani per tre decadi successive.

Nei files segreti dell’epoca, oggi desecretati e disponibili presso i National Security Archives di Washington, si possono leggere le euforiche parole dell’ambasciatore statunitense in Brasile Lincoln Gordon, un uomo del Democratico Kennedy, che definì il golpe dei torturatori “una grande vittoria per il Mondo Libero” e “un punto di svolta per la Storia” (un intero capitolo del mio ‘Perché Ci Odiano’ della Rizzoli è dedicato a questi abomini). Spiacenti, caro Papa Giovanni XXIII, la tua Opzione per i Poveri deve morire, disse JFK. E fu olocausto di massacri, torture, campi di concentramento, furti di risorse per trilioni di dollari, tutto di fila in America Latina fino alla fine anni ’90 e proprio a partire dalla nascita della Teologia della Liberazione laggiù. Fra l’altro quest’anno ricorre il 30esimo anniversario di uno degli ultimi atti di macellazione post JFK della giustizia in America Latina, cioè la strage di sei accademici gesuiti teologi della liberazione e di due loro domestiche da parte degli squadroni della morte Atlacatl in Salvador nel 1989. Nota: col benestare evidente e più volte espresso nei fatti dell’infame Papa Wojtyla, l’uomo piantato a Roma da Washington non solo per abbattere l’URSS ma proprio per disintegrare l’Opzione per i Poveri in America Latina, visto che rodeva nelle tasche delle Corporations, degli Hedge Funds e degli Asset Managers americani (e nostri).

E arriviamo a Maduro oggi, passando, come già scritto sopra, per tutti i presidenti USA di fila che mai hanno smesso di finanziare e armare ogni porcheria anti democratica a sud del Texas (ripeto: da Kennedy, finanziatore del golpe in Brasile; a Kissinger, finanziatore dei golpe dappertutto; passando per Carter e Reagan, torturatori del Nicaragua in particolare; i Bush contro Haiti in particolare; Bill Clinton, finanziatore degli squadroni della morte in Colombia; fino a Obama, sostenitore del golpe in Honduras e armatore della nuove basi militari). Washington non molla, e oggi col naufragio delle rivoluzioni ‘Bolivariane’ in America Latina, siamo a questa realtà: l’85% del continente è tornato nelle mani delle destre-stuoini del Fondo Monetario. Ma qui l’onestà intellettuale impone un ma…

Verissimo che la guerra di sanzioni americane contro Cuba e Venezuela è un

 

Continua qui: http://www.libreidee.org/2019/01/solo-il-papa-buono-si-oppose-allorrore-usa-in-america-latina/

 

 

 

 

CULTURA

Sincerità

Francesca Rigotti – 10 marzo 2019

Scriveva Montaigne, il 1° marzo 1580, a 47 anni, nella lettera introduttiva ai Saggi: «Questo, lettore, è un libro sincero». Ma attenzione: questa è la traduzione in lingua italiana di Fausta Garavini dell’originale francese che così suona: «C’est ceci un livre de bonne foy, lecteur». Se il traduttore non è un traditore, livre de bonne foy equivale a libro sincero. Lo è in quanto l’autore intende rivelarsi per quello che è, nel suo modo d’essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artifici. Poiché, ecco che arriva la spiegazione, «è me stesso che dipingo». Dipingo me stesso come sono perché so come sono, mi conosco. Il punto è oltremodo interessante per noi perché attribuisce alla sincerità l’attributo di espressione vera della conoscenza, presupponendo che l’autore conosca sé stesso, il vero se stesso, e lo dipinga come un autoritratto fatto guardandosi allo specchio.

 

La sincerità e il «principio di D’Artagnan»

Un altro aspetto stimolante è che la dichiarata sincerità di Montaigne coincide per lui con la non utilità: «Questo libro, ti [lettore] avverte fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine». Se lo avessi scritto «per procacciarmi il favore della gente, mi sarei adornato meglio e mi presenterei con atteggiamento studiato».

Dunque, ricapitolando, ecco gli spunti che colgo da Montaigne:

 

  1. sono sincero perché mi descrivo come so di essere;
  2. sono sincero perché mi descrivo come veramente sono;
  3. sono sincero perché nel descrivermi non vado a caccia del favore della gente né dell’utile.

 

Tre aspetti, tre coppie concettuali ricavabili da questo passo, che mi permetteranno di parlare di sincerità in relazione a conoscenza, verità e utilità. Si aggiungerà a questa triade una quarta coppia, sincerità e delazione, grazie alla quale entreremo in un campo antico quanto attuale e decisamente intrigante. Notiamo che così facendo le coppie concettuali da tre diventano quattro, come i moschettieri, nel rispetto del «principio di D’Artagnan». Il principio di D’Artagnan deriva da uno splendido libro del 1998, opera del filosofo e storico delle idee Reinhardt Brandt: D’Artagnan o il quarto escluso. Su un principio d’ordine della storia culturale europea 1,2,3/ 4. L’idea di Brandt è che sia presente nella cultura europea una modalità di riduzione della complessità che la contrae a una triade (Athos, Portos, Aramis), al quale si aggiunge una quarta posizione (D’Artagnan) che incide come unità dei tre elementi, oppure come momento di riflessione o di superamento e simili. Come gioca nel nostro caso il rapporto della sincerità con la delazione rispetto agli altri tre elementi di conoscenza, verità e utilità, è quel che ci proponiamo di capire.

 

Sincero ovvero semplice, unico, genuino

Prima però diremo qualcosa della sincerità in generale, partendo dall’etimologia. L’aggettivo latino sincerus indica ciò che è semplice, non mischiato, composto di un solo elemento. Viene dalla radice *sem-, uno, unico (greco nr. ἕν), che dà luogo per es. all’avverbio latino semel, una volta (semel in anno…), o all’aggettivo simplex, che non è composto da altro. O anche, nell’ incantevole interpretazione di Gilles Deleuze, che ha una sola piega (cfr. La piega. Leibniz e il barocco, Torino, Einaudi, 2004).

Il senso di purezza e unicità del termine si trasmette, spiega Andrea Tagliapietra nel suo Sincerità (Milano, R. Cortina, 2012, p. 29), a tutti gli analoghi calchi neolatini: sincerité in fr., sinceridad in sp. e simili termini in portoghese e rumeno, fino all’ingl. sincerity. Il tedesco propone due aggettivi: aufrichtig e ehrlichEhrlich ha dentro la Ehe, l’onore, che lo riconduce a Ehrichkeit nel senso propriamente di onestà. Più specifico aufrichtig, che contiene la preposizione auf, su, sopra, e l’agg. richtig, che come recht sta per retto, giusto, verticale. Essere in piedi, eretto, retto. Un modello di verticalità virile di fronte al quale l’inclinazione è una posizione femminile, secondaria, di cura e di assistenza. Oppure un’inclinazione che è un chinarsi nell’ombra per meglio nascondersi, spiare, riferire.

Infine il termine greco per sincerità, che nessuno conosceva, a parte gli antichisti, prima che Foucault lo rendesse celebre: parresia, dire tutto, pas reo. Dire tutto ma proprio tutto, in questo consiste la virtù? E come la mettiamo quando dicendo la verità, chiesta o no, danneggiamo qualcuno (ma su questo punto torneremo tra poco)?

La parresia è una sorta di «free speech»: parlar franco, dire il vero o quello che si reputa esser tale, con coraggio. L’uomo sincero, afferma Platone nel Lachete, preferisce essere uno che dice la verità piuttosto che un individuo falso con se stesso. E aggiunge, nel Gorgia, che i tre requisiti dell’anima da saggiare per sapere se si vive o no rettamente (aufrichtig, ὀρθῶς) sono: conoscenza, benevolenza, franchezza (ἐπιστήμη καὶ εὔνοια καὶ παρρησία) [487a].

 

Sincerità e conoscenza (Athos)

Col primo requisito di questa triade ci ritroviamo nell’ambito dell’apostrofe di Montaigne che riguarda la conoscenza. Essere persona sincera intesa come intellettualmente onesta non vuol dire soltanto dire le cose in faccia; vuol dire aver acquisito conoscenza delle cose, non proferire la prima cosa che passa per la testa, ancorché francamente. Vuol dire parlare con cognizione di causa, cioè con conoscenza della cosa. Usando magari un linguaggio onesto nel quale le cose vengano chiamate col loro nome e non decorate con orpelli per renderle irriconoscibili; per far qualche esempio politico recente: reddito di cittadinanza al posto di sussidio di disoccupazione; pace fiscale invece che condono per gli evasori; contratto di governo al posto di coalizione o alleanza.

Tornando alla conoscenza della cosa di cui si vuol parlare sinceramente, non si può non prendere in considerazione la questione morale dell’intenzione. Se parlo sinceramente agisco in buona fede, convinta di dire il vero. Lo afferma Socrate in un passo del Gorgia [488a] di poco successivo a quello or ora citato:

«Se talvolta io, nella mia vita, non agisco rettamente (μή ὀρθῶς πράττω ), sappi che non sbaglio perché lo voglio, ma per la mia ignoranza! (ἀμαθία)».

Qui la tematica della conoscenza si intreccia a tal punto con quella della verità da obbligarmi a passare alla trattazione più specifica di quest’ultima in rapporto alla sincerità.

 

Sincerità e verità (Porthos)

Scriveva Montesquieu nell’Elogio della sincerità (1717) che essa è la virtù che fa l’uomo onesto (l’honnête homme) nella vita privata e l’eroe (l’heros) nei rapporti coi potenti (Tagliapietra, p. 32). L’affermazione di Montesquieu si riferisce alla virtù della sincerità, ovvero del dire la verità. La verità o ciò che si pensa/si sa essere la verità? Nel dire onestamente la verità conta l’intenzione (si pensa di dire qualcosa di corrispondente al vero) o la realtà (il fatto che lo stato delle cose rifletta esattamente ciò che si dice di esse)? Sempre ovviamente che tale stato sia appurabile.

Secondo Elizabeth Anscombe quel che moralmente conta è l’intenzione, come ribadisce la sua opera principale, Intention, del 1957, che in qualche modo ribadisce il «principio di Teofrasto», che dice: «se scrivo una cosa diversa da quella che volevo scrivere, l’errore sta nell’azione, non nell’intenzione». L’intenzione rimane onesta. La verità è salva, la sincerità pure.

 

Sincerità e utilità (Aramis)

E la terza coppia, sincerità e utilità? Risaliamo ancora a Montaigne e alla sua allocuzione al lettore: «Ti [lettore] avverto fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine». Alcun fine, alcuna utilità: soltanto sincerità, buona fede, onestà intellettuale. La sincerità è qui la disponibilità a essere capace di, e disposto a, astenersi dal mentire e ingannare, dal nascondere e cancellare informazioni, nonché dire e fare quel che si crede opportuno; essere in grado di sottoporre a esame anche ciò che si crede sia vero e ciò facendo ammettere, se il caso, i propri errori. È questione di riconsiderare le proprie idee nel caso di controevidenze ed essere disponibili a cambiare parere di fronte a ciò che non si può più onestamente credere. Cambiare idea non è un’offesa alla lealtà né un venir meno alla fedeltà bensì, in presenza di ragioni buone e motivate per farlo, un modo per rispettarle ancora di più. Una persona onesta non è chi per erroneo senso di lealtà dichiara che a qualsiasi condizione seguirà la volontà del proprio leader. E nemmeno chi per ambiguo patriottismo afferma «nel bene e nel male, il mio paese». No, nel male no, grazie.

Un altro aspetto di sincerità intesa come onestà intellettuale e posta in relazione all’utile, riguarda il corretto comportamento nei confronti di idee, scoperte, intuizioni, osservazioni altrui. Dichiararle per proprie senza seguire gli abituali rituali della comunicazione scientifica (note, citazioni virgolettate, riferimenti bibliografici ecc.) è un modo per spacciare la moneta falsa della non verità. In alcuni casi gli stessi strumenti che permettono il furto di idee fanno sì che l’appropriazione indebita non dichiarata venga fuori, e allora sono guai almeno in società non aduse a mentire e frodare.

 

Sincerità e adulazione (D’Artagnan)

Mentire, tradire. E quando questo investe il fatto di dire la verità ed essere sinceri? Come la mettiamo quando si dice la verità per interesse, per denaro o adulazione, per esempio? Perché l’essere sinceri è avvolto da un’aura di purezza e virtù, e il fare la spia è un’infamia, una delle peggiori che esistano, se in entrambi i casi dico la verità (non parliamo infatti di calunnia o maldicenza)? Siamo dunque arrivati a D’Artagnan dopo aver esplorato, per quanto possibile, Athos, Porthos e Aramis.

La persona sincera dice (ciò che pensa essere) la verità senza un fine, come vorrebbe Montaigne? Lo fa senza scopo e senza perché, come la rosa di Angelus Silesius, che «è senza perché, fiorisce perché fiorisce» («Die Rose ist ohne Warum. Sie blüht, weil Sie blüht»)?

E poi il delatore, a differenza del sincero, viola la fiducia? Talvolta sì, se una notizia gli è stata affidata esplicitamente, con la consegna del silenzio. Ma il delatore spesso agisce di nascosto e senza che gli sia stata chiesta o data

 

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CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

TACI, L’AMICO TI ASCOLTA!

COME FUNZIONA LA CENTRALE DI SPIONAGGIO DI VILLA TAVERNA, AMBASCIATA AMERICANA A ROMA – LA CIA METTE A LIBRO PAGA AMMINISTRATORI E BANCHIERI ITALIANI CHE GLI PASSANO DATI…

Un documento trafugato da Snowden attesta la presenza a Roma (come in altre 79 sedi diplomatiche) di un’unità d’élite di agenti segreti che intercetta voci e dati, cellulari delle autorità, segue flussi finanziari, decifra documenti crittati…

Da Panorama – 30 OTTOBRE 2013

Anche nell’ambasciata statunitense a Roma c’è chi si è occupato di spiare: e presumibilmente ha spiato (e forse spia ancora) politici italiani. È quanto rivela il settimanale Panorama in un articolo pubblicato sul numero in edicola da domani, giovedì 31 ottobre. Secondo quanto risulta a Panorama, all’interno dell’annesso dell’ambasciata americana di Roma, in via Sallustiana 49, esiste una cellula dello Special collection service: un nucleo misto di supertecnici della National security agency (Nsa) e di agenti del servizio clandestino della Cia.

Panorama rivela che esiste un documento classificato «top secret» e datato agosto 2010, proveniente dall’archivio trafugato dalla talpa statunitense Edward Snowden: il documento attesta la presenza dell’unità di élite a Roma, come

 

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Ecco i documenti segreti: gli Usa ci spiano dal tetto dell’ambasciata di Roma

L’Espresso ha fatto esaminare le strutture della sede diplomatica americana a un giornalista specializzato britannico

06 dicembre 2013            RILETTURA

 

Gli americani ci spiano dal tetto dell’ambasciata di Roma, in via Veneto.

 

Come racconta L’Espresso, in un articolo di Gleen Greenwald e Stefania Maurizi, i documenti segreti di Edward Snowden rivelano come i servizi segreti a stelle e strisce hanno controllato le telefonate della leadership italiana dall’ambasciata di via Veneto a Roma. E smentiscono le rassicurazioni del governo Letta. Lo scandalo Datagate sembra senza fine.

Nella Capitale lavora a pieno regime una unità speciale che opera sotto copertura, protetta dall’immunità diplomatica.

E’ un lavoro molto delicato quello degli 007 che stanno a Roma: spiano tutte le comunicazioni della leadership italiana.

Non sono voci di corridoio, ma i fatti che emergono dalla lettura dei documenti top secret di Edward Snowden, che “l’Espresso” pubblica in esclusiva per l’Italia in collaborazione con “Repubblica”.

Un file descrive l’esistenza e le attività dello “Special Collection Service” (SCS) a Roma e a Milano: si tratta dello stesso team che, secondo il settimanale tedesco “Spiegel”, ha spiato il telefonino del cancelliere tedesco Angela Merkel. «I siti in cui si trova lo Special Collection Service», recita il documento in possesso de “l’Espresso”, «forniscono molta intelligence in presa diretta sulle comunicazioni della leadership, una missione largamente facilitata dal fatto di essere presente nella capitale di una nazione».

Meno di un mese fa in un’informativa alla Camera, il premier Enrico Letta diceva sicuro: “In base all’analisi della nostra intelligence e dei contatti internazionali, non risultano compromissioni della sicurezza delle

 

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Tradimenti, furti misteriosi e intrighi. Roma è la capitale delle spie

21 FEBBRAIO 2019

“Tutte le strade portano a Roma” dice il proverbio. E sembra essere così anche per i servizi segreti di mezzo mondo, visto che, negli ultimi tempi, la capitale italiana è diventata un vero e proprio luogo d’incontro e scambi fra agenti. Intrecci diplomatici, scambi, consegne, incontri, che rendono Roma un crocevia unico nel panorama internazionale.

La figlia dell’ambasciatore coreano

Il caso della figlia dell’ex-ambasciatore nordcoreano in Italia, Jo Song-gil, tornata in patria (consegnata dicono alcuni) in questi giorni, è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che riguardano l’Urbe. Una città che in questi anni si è spesso tinta di giallo. E che ha iniziato il 2019 proprio con uno dei casi più spinosi: la scomparsa di Jo Song-gil. L’uomo non era solo uno dei principali diplomatici di Pyongyang in Occidente, ma seguiva soprattutto una delle più interessanti ambasciate della Corea del Nord nel mondo. Da molti, soprattutto in Corea del Sud, considerata la centrale di smistamento di beni lusso per il vicino settentrionale.

Non è un caso che Roma sia al centro di queste particolari trame nordcoreane. La capitale infatti detiene due primati da non sottovalutare: ha il Vaticano, quindi il doppio delle ambasciate, e soprattutto ha la Fao. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura è una delle pochissime istituzioni internazionali che è riconosciuta dalla Corea del Nord come interlocutore, ma è soprattutto l’unica ad avere accesso e rapporti diplomatici costanti con il territorio nordcoreano. Un unicum per il sistema messo a punto dai Kim. E per questi motivi, Roma non può che diventare un grande centro di smistamento degli interessi di Pyongyang.

La spia nordocreana

L’importanza di Roma e della Fao per la Corea del Nord è data da un altro personaggio, un’altra spia al servizio di Pyongyang: Kim Su-Gwang. L’organizzazione e il World Food Programme confermano che l’uomo è stato un loro funzionario e che è stato residente a Roma dal 13 agosto del 2003 al 17 gennaio 2015. Dodici anni in cui pare che il funzionario abbia fatto qualcosa di pù che rappresentare la Corea del Nord nel programma alimentare.

Come raccontato da Il Foglio, “è il ministero delle Finanze francese che il 30 gennaio del 2014 congela – con un provvedimento pubblico – i beni di tre cittadini nordcoreani: secondo i servizi segreti francesi due di queste tre persone sono membri del Reconnaissance General Bureau, il centro di comando dei servizi segreti nordcoreani. E il Bureau di Pyongyang è sottoposto a sanzioni economiche (provvedimento dell’Unione europea n. 1355/2011 del 20 dicembre 2011). I beni congelati sono quelli del signor Kim Yong-Nam (68 anni), di suo figlio Kim Su-Gwang (38 anni) e di sua figlia Kim Su-Gyong (41 anni)”. Il funzionario del Wfp è dunque una spia della Corea del Nord.

E le domande si susseguono: cosa ha fatto Kim Su-Gwang dal 2014 al 2015? E Roma cosa ha fatto per fermare le sue attività? Molti gettano ombre sul rapporti fra l’Italia e la Corea del Nord. Ad alcuni, specialmente in Europa, non piace questo strano rapporto fra i due Paesi. E l’ambasciata nordcoreana di Roma, insieme a quella di Berlino, resta sotto la lenta di ingrandimento delle intelligence di mezzo mondo.

Il traditore portoghese

Proprio per questo motivo, non deve sorprendere che in questi tempi la capitale sia tornata a essere quello che è stato per molti anni. Prima dell’affaire-Corea, ce n’era stato un altro particolarmente interessante. Bisogna tornare al maggio del 2017. Una qualsiasi mattina di una tipica primavera romana. Ma in un bar di Trastevere, avviene qualcosa di diverso. Come racconta Repubblica, “due uomini si salutano e si siedono al tavolo in fondo al locale. Dicono di essere commessi viaggiatori. Mentono. Uno dei due si chiama Sergey Nicolaevich Pozdnyakoved è un ufficiale del Svr, il servizio di informazione russo. L’altro, Manuel Frederico Carvalho Gil, è uno 007

Continua qui: http://www.occhidellaguerra.it/roma-capitale-delle-spie/

 

 

 

 

Come il Mossad esegue assassini mirati in tutto il mondo

Ali Younes علي يونس

Tradotto da  Alba Canelli

Una sparatoria mortale in Malaysia evidenzia la politica dell’agenzia israeliana di spionaggio rivolta agli assassini di  funzionari palestinesi.

L’assassinio dello scienziato palestinese di 35 anni Fadi Al-Batsh nella capitale della Malaysia, Kuala Lumpur, ha rivelato un programma segreto di assassini mirati di palestinesi, considerati una minaccia da Israele.

Al-Batsh ha studiato ingegneria elettrica a Gaza prima di conseguire un dottorato sullo stesso argomento in Malaysia. Si è specializzato in economia dei sistemi elettrici ed energetici e ha pubblicato numerosi articoli scientifici sull’argomento.

 Lo scienziato palestinese Fadi Albatsh, assassinato in Malaysia dal Mossad – Photo : via Twitter

Hamas ha detto che Al-Batsh era un membro di spicco del gruppo e ha accusato il Mossad, l’agenzia israeliana di intelligence, di essere dietro l’assassinio.

Secondo Hamas, Al-Batsh era un membro “leale” e “uno scienziato membro dei giovani ricercatori della Palestina” che ha fatto “contributi significativi” e partecipato a forum internazionali nel campo dell’energia.

 

Il padre di Al-Batsh disse ad Al Jazeera che sospettava che il Mossad fosse dietro l’assassinio di suo figlio, e chiese alle autorità malesi di chiarire questa trama omicida il prima possibile.

Secondo il giornalista investigativo israeliano Ronen Bergman, uno dei principali esperti di intelligence israeliani e autore del libro Rise and Kill First: The Secret History of Israel’s Targeted Assassinations, l’assassinio di Al-Batsh porta tutti i segni di un’operazione del Mossad.

“Il fatto che gli assassini abbiano usato una motocicletta per uccidere il loro bersaglio, usato in molte altre operazioni del Mossad, e che l’operazione sia stata eseguita in modo pulito e professionale, lontano da Israele, indica il coinvolgimento del Mossad“, ha detto Bergman ad Al Jazeera in una telefonata.

Identificazione del bersaglio

Identificare un bersaglio per l’assassinio da parte dell’intelligence israeliana di solito comporta diversi passaggi istituzionali e organizzativi all’interno del Mossad, dell’apparato di intelligence israeliano e della leadership politica.

A volte l’obiettivo è identificato da altri servizi nazionali e militari.

Ad esempio, Al-Batsh avrebbe potuto essere identificato come bersaglio attraverso una raccolta di informazioni generali tramite unità all’interno delle organizzazioni militari e spionistiche israelianeche seguono Hamas.

 

Al-Batsh avrebbe potuto essere identificato anche attraverso altre operazioni di intelligence israeliane e le loro reti di spionaggio in tutto il mondo.

Fonti hanno riferito ad Al Jazeera che le comunicazioni di Hamas tra Gaza, Istanbul (Turchia) e Beirut (Libano) sono strettamente monitorate dalle reti di intelligence israeliane. Quindi, la selezione iniziale di Al-Batsh potrebbe essere stata fatta attraverso questi canali.

Gli amici di Al-Batsh che hanno parlato con Al Jazeera, a condizione di mantenere l’anonimato, hanno affermato che non aveva nascosto i suoi legami con Hamas. “Era conosciuto nella comunità palestinese per i suoi legami con Hamas”, ha detto un amico.

Il processo dell’assassinio

Dopo che Al-Batsh fu identificato come bersaglio, il Mossad avrebbe quindi valutato le risorse dell’intelligence per decidere se doveva essere ucciso, quali sarebbero stati i benefici del suo assassinio e il modo migliore per eseguirlo.

Una volta che il file sul bersaglio è completato dall’unità specializzata del Mossad, riporta i risultati ai capi del comitato dei servizi segreti, composto dai capi delle organizzazioni israeliane di intelligence, e conosciuto con l’acronimo ebraico VARASH o Vaadan Rashei Ha-sherutim.

 

Il VARASH discuterà dell’operazione e contribuirà con consigli e suggerimenti. Tuttavia, non ha l’autorità legale per approvare un’operazione. Solo il primo ministro israeliano ha questo potere.

Secondo Bergman, i primi ministri israeliani preferiscono generalmente non prendere la decisione da soli per motivi politici.

 

“In generale, il Primo Ministro coinvolge uno o due altri ministri nell’approvazione della decisione, che spesso include il ministro della Difesa”, ha dichiatato Bergman.

Una volta ottenuta l’approvazione, l’operazione ritorna al Mossad per la pianificazione e l’esecuzione, che potrebbero richiedere settimane, mesi e persino anni, a seconda dell’obiettivo.

L’unità Caesarea

Caesarea è una succursale operativa sotto copertura del Mossad che si occupa dell’impiantazione e della gestione delle spie principalmente nei paesi arabi e in tutto il mondo.

L’unità è stata creata nei primi anni ’70, uno dei suoi fondatori era una famosa spia israeliana di nome Mike Harari.

Cesarea usa il suo vasto anello di spionaggio negli Stati arabi e in tutto il Medio Oriente per raccogliere informazioni e condurre una sorveglianza contro obiettivi attuali e futuri.

Harari ha quindi creato la sua unità più letale, conosciuta in ebraico come Kidon (“baionetta”), composta da assassini professionisti specializzati in operazioni di assassinio e sabotaggio.

I membri di Kidon vengono spesso recuperati dalle sezioni militari israeliane incluso l’esercito e le forze speciali.

È probabile che i membri di Kidon abbiano assassinato Al-Batsh a Kuala Lumpur, hanno riferito fonti a Al Jazeera.

Il Mossad non ha preso di mira solo i leader e gli operativi palestinesi, ma anche quelli siriani, libanesi, iraniani ed europei.

Uccisioni mirate

Caesarea è l’equivalente del CIA Special Activities Center (SAC), che si chiamava Special Activities Division prima della sua riorganizzazione e modifica del nome nel 2016.

La CIA conduce le sue missioni paramilitari top secret – che includono uccisioni mirate – attraverso il suo SOP (Special Operations Group), che fa parte del SAC e presenta alcune somiglianze con il Kidon israeliano.

Bergman scrive che fino al 2000, l’anno che ha dato il via alla seconda intifada nei territori palestinesi occupati, Israele aveva condotto più di 500 operazioni di assassinio che hanno provocato la morte di oltre 1.000 persone, tra cui passanti.

Durante la seconda intifada, Israele ha effettuato 1.000 operazioni aggiuntive di cui 168 hanno avuto successo, scrive nel suo libro.

Da allora, Israele ha effettuato almeno altre 800 operazioni per assassinare i leader civili e militari di Hamas nella Striscia di Gaza e all’estero.

Cooperazione araba con il Mossad

Il Mossad mantiene legami organizzativi e storici formali con alcuni servizi di intelligence arabi, in particolare le agenzie di spionaggio giordana e marocchina.

Più recentemente e alla luce delle alleanze mutevoli nella regione e delle crescenti minacce da parte di attori armati non statali, il Mossad ha ampliato i suoi legami con le agenzie di intelligence arabe per includere alcuni stati del Golfo e l’Egitto. Il Mossad mantiene un centro regionale per le operazioni in Medio Oriente nella capitale giordana Amman.

 

Quando il Mossad tentò di assassinare il leader di Hamas Khaled Meshaal ad Amman nel 1997 spruzzando una micidiale dose di veleno nel suo orecchio, il defunto re Hussein minacciò di revocare il trattato di pace con Israele, e chiudere la stazione dell’agenzia di spionaggio ad Amman e rompere i legami israelo-giordano, spingendo così Israele a fornire l’antidoto che salvò la vita di Meshaal.

 

Nel suo libro, Bergman cita le fonti del Mossad che dicono che il generale Samih Batikhi, a capo dello spionaggio giordano a quel tempo, fosse arrabbiato con il Mossad per non averlo informato del complotto perché avrebbe voluto partecipare alla pianificazione dell’operazione.

Un altro paese arabo che ha forti legami con il Mossad sin dagli anni ’60, è il Marocco, secondo la ricerca di Bergman.

 

“Il Marocco ha ricevuto preziose informazioni e assistenza tecnica da Israele, e in cambio [il defunto re] Hassan ha permesso agli ebrei del Marocco di emigrare in Israele e ha autorizzato il Mossad a stabilire una stazione nella capitale Rabat, dalla quale può spiare i paesi arabi”, scrive Bergman.

La cooperazione raggiunse un tale picco che il Marocco permise al Mossad di installare microfoni nelle sale riunioni e nelle stanze private dei capi di stato arabi e dei loro comandanti militari durante il summit della Lega araba tenutosi a Rabat nel 1965.

Il vertice era stato convocato per stabilire un comando militare arabo congiunto.

I metodi della CIA e del Mossad

A differenza del Mossad e di altre organizzazioni di intelligence israeliane che hanno un ampio margine per decidere chi uccidere, la CIA segue un laborioso processo legale a più livelli che coinvolge l’Ufficio legale della CIA (Office of General Counsel OGC), il Dipartimento di Giustizia e l’Ufficio legale della Casa Bianca.

 

L’esecuzione di un’operazione di assassinio mirata da parte della CIA si

Continua qui: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=23379

 

 

 

 

DIRITTI UMANI – IMMIGRAZIONI

Costa d’Avorio: 85% dei migranti che partono ha un lavoro in patria

10, marzo, 2019

“L’85 per cento degli ivoriani prima di partire lascia un impiego, o una fonte di reddito, nel luogo d’origine”.

Così riferisce all’agenzia ‘Dire’ Goita Insiata Ouattara, dirigente del

 Continua qui:

http://www.imolaoggi.it/2019/03/10/costa-davorio-85-dei-migranti-che-partono-ha-un-lavoro-in-patria/?fbclid=IwAR2qYIdkvFJXRieT1M8U-0KSZMUnEJgC7OF6Wfeey6PruS71wV49yKn1r0A

 

 

 

GIUSTIZIA E NORME

I danni (frequenti) dei pentiti

Piero Sansonetti 9 marzo 2019

Gianni “il Bello”, 60 anni, che di cognome fa Melluso, è stato scarcerato perché riconosciuto innocente: non è vero che dodici anni fa diede ordine di assassinare Sabine Macarone.

Chi è Gianni il Bello? Un siciliano, trasferito da ragazzino a Milano e diventato un uomo legato alla potentissima mala di Francis Turatello, “faccia D’Angelo”.

Si pentì e lanciò le accuse che travolsero e schiantarono la vita di Enzo Tortora. Lo accusò di essere un trafficante di droga.

I magistrati gli credettero senza verifiche e sbatterono Tortora in prigione, chiamarono i giornalisti a fotografarlo e a gioire, poi lo condannarono a 10 anni.

I giudici dell’appello inorridirono di fronte a quelle bestialità. Tortora concluse

Continua qui: http://ildubbio.news/ildubbio/2019/03/09/i-danni-frequenti-dei-pentiti/

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

IL DECLINO DELL’EUROPA È SENTITO PIÙ ACUTAMENTE

10 Marzo 2019 da Redazione

 

Soros e Macron – testimoni della crisi dell’ideologia occidentale

 

Nel maggio 2019 si terranno le elezioni per il Parlamento europeo. Saranno eletti 705 deputati, rappresentanti quasi 500 milioni di cittadini di 27 stati membri dell’Unione europea. Molti politici e personaggi pubblici ora dedicano i loro discorsi alle prospettive di queste elezioni. Compreso il presidente francese Emmanuel Macron e il famoso speculatore finanziario George Soros. Abbiamo riunito queste due figure dissimili appartenenti a generazioni diverse perché riuniscono i loro atteggiamenti di panico nei confronti del presente e del futuro dell’Europa.

L’ex Soros europeo, soprannominato “l’uomo che ha rotto la Bank of England”, non può contenere le sue paure. Portando una lista delle loro rivendicazioni in Europa al loro nemico personale, Viktor Orban, lo speculatore finanziario di 88 anni insiste sul fatto che “tutto è superato”: “Purtroppo, in queste elezioni [al Parlamento europeo nel maggio 2019. – I.Sh.] le forze antieuropee avranno un vantaggio comparativo. Ci sono diverse ragioni per questo … In Germania, l’alleanza CDU-CSU ha funzionato bene fino a quando c’è stato un partito significativo a destra … La situazione è cambiata dopo l’ascesa degli Alternative estremisti per la Germania (AfD) … In Gran Bretagna, la struttura obsoleta del partito impedisce la genuina espressione della volontà popolare. Lavoro e conservatori sono divisi internamente, mentre i loro leader – Jeremy Corbin e Teresa May, rispettivamente – sono così determinati a tenere Brexit, che dovevano cooperare per quello.

In Italia, l’elettorato che ha sostenuto l’Europa e l’immigrazione è caduto nelle mani di politici antieuropei: la Lega e le cinque stelle … Alleanze europee sono completamente subordinate agli interessi acquisiti della leadership del partito … È difficile immaginare come i partiti europeisti possano vincere le elezioni di maggio se non mettono gli interessi dell’Europa al di sopra dei propri “.

A differenza dell’anziano Soros, il 41enne Macron nel suo Appello ai francesi e agli europei, pubblicato su Le Parisien il 4 marzo, ha lanciato lo slogan “Per il Rinascimento europeo!”. Tuttavia, nella valutazione dell’odierna Europa (“tutto è sorpassato”), convergono Macron e Soros. “Mai prima d’ora”, dice Macron, “l’Europa non era in così grande pericolo. Il simbolo di questo era Brexit. Simboleggia la crisi dell’Europa, che non è stata in grado di rispondere al bisogno dei suoi popoli di proteggersi dai grandi sconvolgimenti del mondo moderno. Simboleggia anche la trappola europea … La trappola sta nelle bugie e nell’irresponsabilità, che potrebbe distruggere l’Unione europea … Chi ha detto agli inglesi la verità sul loro futuro dopo la Brexit? Chi ha parlato con loro della perdita di accesso al mercato europeo? Chi ha menzionato i rischi per la pace in Irlanda dopo il restauro dell’ex confine? … E questa trappola minaccia tutta l’Europa … “

Sia Soros che Macron identificano entrambi il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione Europea, questo progetto sovranazionale (globalista) per l’Europa occidentale, con il trionfo delle forze “anti-europee”. Entrambi stanno cercando di ridurre la diversità delle culture e dei popoli europei all’uniformità del sistema di gestione non nazionale. Solo la vita europea respinge questi tentativi.

Macron, elencando nel suo lungo “Appello ai francesi e agli europei” problemi politici e sociali di attualità, non è mai riuscito a menzionare il movimento dei “giubbotti gialli”, come se facesse rumore da diversi studenti delle scuole superiori o da tifosi di calcio. Nel frattempo, in questo movimento, le forze si stanno unendo, chiedendo solo una rinascita (rinascita) dell’Europa. In questo movimento, la Francia dice no al potere dei banchieri globali. In uno dei più grandi paesi europei è scoppiata una tempesta sociale, che i francesi non hanno visto,

 

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https://www.controinformazione.info/il-declino-delleuropa-e-sentito-piu-acutamente/?fbclid=IwAR1PyYrjf8JW5chfhdZfSbvBVWtJJfozZ-rFPafCkIg4V2-n_jQd6W4S8SE

 

 

 

 

 

TRUMP CHIEDE ALLA GERMANIA, ALL’ITALIA E AL GIAPPONE DI PAGARE PER ESSERE OCCUPATI

 10 Marzo 2019 Di Moon Of Alabama

 

Sarà divertente vedere questo sviluppo:

Trump cerca di riscuotere un enorme premio dagli alleati che ospitano truppe statunitensi

Sotto la direzione della Casa Bianca, l’amministrazione sta preparando richieste affinché Germania, Italia, Giappone e alla fine qualsiasi altro paese che ospita truppe statunitensi paghino il prezzo pieno per i soldati americani schierati sul loro territorio – oltre il 50% o più per” il privilegio” di ospitarli, secondo quanto detto da una dozzina di funzionari dell’amministrazione e persone informate sulla questione.

 

I funzionari dell’amministrazione USA attuali e precedenti hanno informato sull’idea, malgrado abbiano chiesto di non essere identificati discutendo il programma, descrivendolo come molto più avanzato di quanto sia noto pubblicamente.

Oltre a cercare più soldi, l’amministrazione vuole usare questo come un modo per esercitare leva sui paesi alleati perché facciano tutto quello che gli Stati Uniti richiedono ai paesi alleati all’estero (associarsi alle sanzioni, guerra commerciale contro Cina, Russia, Iran, ecc., partecipare alle prossime guerre del Pentagono, ecc.).

Come prova, dicono che ai funzionari del Pentagono è stato chiesto di calcolare due formule: una determinerebbe quanti paesi come la Germania dovrebbero essere chiamati a pagare. La seconda determinerebbe lo sconto che questi paesi otterrebbero se le loro politiche fossero allineate strettamente con gli Stati Uniti

Proteste contro le basi USA in Germania

 

In realtà lo schema di estorsione che Trump vuole utilizzare contro gli “alleati” è un perfetto autogol.

Il governo tedesco sotto il cancelliere Angela Merkel è già accusato di essere troppo in

 

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https://www.controinformazione.info/trump-chiede-alla-germania-allitalia-e-al-giappone-di-pagare-per-essere-occupati/?fbclid=IwAR3Pa5h6_pqRnvtaZ4eVNLps4LNLlK54L-PmqW11rtSAJiz1yudue8xduHA

 

 

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

La Cina ha completato la creazione del “sole artificiale”

11 MARZO 2019

Nel 2019 sarà completata la creazione del reattore cinese sperimentale per la fusione termonucleare EAST, ha detto il capo della corporazione nazionale nucleare Duan Sura, riferisce il portale Science Alert.

Il dispositivo, chiamato “sole artificiale”, creerà una reazione simile al processo di fusione nucleare degli astri del sistema solare. Così, i fisici sperano di ottenere una fonte di energia illimitata.

 

Secondo Suru, sarà in grado di riscaldare gli ioni a una temperatura di 100 milioni

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https://it.sputniknews.com/mondo/201903117408935-La-Cina-ha-completato-la-creazione-del-sole-artificiale/?fbclid=IwAR1ZA2LOP_by_nE9Bv1kh9MAKLBrGbJPX5ptupY2JIU4xCNugrQLuqOav84

 

 

 

 

Il mito delle lauree scientifiche

11/03/2019

Una cosa è il rispetto per una metodologia ed un oggetto di studio; un’altra la mitizzazione, il feticismo, la radicalizzazione. Tra i tanti “intoccabili” della cultura occidentale c’è la scienza, tirata sempre in ballo come la panacea di tutti i mali.

Peccato che i più grandi scienziati (e non a caso erano i più grandi) abbiano spesso considerato la scienza un pezzo di strada e non LA strada. Spesso, addirittura, i primi ad aver sottolineato i limiti della scienza furono proprio gli scienziati, scettici dei successi che essi stessi ottenevano.

Un caso degno di nota fu Blaise Pascal, matematico francese inventore della calcolatrice (la pascalina verrà usata in Francia fino alla fine del Settecento). Secondo Pascal la scienza non poggiava su principi primi validi e chiari, non si occupava del senso della vita e si scontrava con l’esperienza che ne smentiva puntualmente le leggi.

A mitizzare la scienza, invece, ci pensano purtroppo gli omuncoli contemporanei della disciplina, quelli che non scoprono mai un tubo, ma che sono bravissimi a vendere la scienza sotto forma di inutili aggeggi tecnologici, corsi e scranni accademici.

Il corollario di leggende metropolitane che girano attorno alla scienza porta ad esempio a pensarla come la soluzione per la ricchezza di una nazione: non la forza (Usa), non l’unità (Giappone), non la produttività (Cina), ma la “scienza” sarebbe il segreto della grandezza economica di una nazione. Allora conviene dare un’occhiata a questa tabella, che mostra la formazione di laureati in materie scientifiche in Europa.

L’occhio non può che cadere su due dati: l’Italia è sotto la media europea in quanto al

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http://micidial.it/2019/03/il-mito-delle-lauree-scientifiche-in-economia/?fbclid=IwAR3dEq4M1lZj8N4eRMowv93Wi8c0BfACG9yZSWFMoWk5KpAMe5Z8C_p0Nwc

 

 

 

STORIA

OPERAZIONE “BERNHARD”

 

(di Mario Veronesi) -16/05/18

 

Operazione “Bernhard”, era il nome di un piano segreto tedesco, sviluppato per mettere in crisi l’economia britannica attraverso l’immissione massiccia di banconote false da 5, 10, 20 e 50 sterline.

 

Ne 1936 ha inizio la vicenda di un falsificatore ebreo, Salomon Sorowitsch, arrestato dai nazisti per finire poi nel campo di concentramento di Sachsenhausen, in una speciale baracca totalmente isolata dalle altre, in cui uno staff di prigionieri, abili tipografi, viene ingaggiato a falsificare valuta e titoli di stato esteri, in modo da inflazionare e distruggere l’economia britannica e statunitense, in cambio di una considerevole riduzione delle privazioni subite negli altri lager.

Nel campo di Sachsenhausen, le baracche 18 e 19 rimanevano costantemente chiuse. I loro tetti erano coperti di filo spinato, sui vetri delle finestre era stato passato uno strato di calce. Alcune SS appositamente scelte dormivano con i 150 deportati che vi lavoravano. Ogni tanto arrivavano camion fin sulla soglia delle baracche e portavano via misteriose casse, difese da potenti scorte armate. Entrare in contatto con gli uomini del “Kommando T” significava condannare se stessi ad un’esecuzione immediata. La Sezione 6 dell’R.S.H.A. aveva creato a Sachsenhausen una filiale clandestina della banca d’Inghilterra dove stampava valuta falsa.

I deportati delle baracche 18 e 19 erano incisori e disegnatori di grande talento, inquadrati da veri e propri specialisti della stampa di banconote e di titoli. L’SS Sturmbannfuhrer Berhard Kruger (1904-1989), capo dell’Unità VI F 4a del Ministero della sicurezza del Reich, fu il responsabile di quest’operazione.

Questo dipartimento era responsabile tra l’altro dei passaporti e delle falsificazioni di documenti.

I chimici tedeschi scoprirono che la carta utilizzata dalla banca d’Inghilterra era fabbricata con la ramia, una pianta fibrosa coltivata in India. Dopo qualche esperimento i risultati furono sbalorditivi, le sterline fabbricate dai tedeschi, consegnate a banche neutrali e poi a banche inglesi furono dichiarate autentiche. I biglietti erano stati forati con spilli, dotati di numeri studiati alla perfezione ed avevano subito un invecchiamento artificiale che conferiva loro un aspetto vissuto. Da quel momento le baracche 18 e 19 lavorarono a pieno ritmo, fabbricando banconote da 5, 10, 20 e 50 sterline. La carta per l’azione di contraffazione monetaria ebbe origine prima nella fabbrica di carta Spechthausen nella provincia del Brandeburgo e successivamente la produzione di carta fu trasferita alla cartiera Hahnemuhle di Relliehausen. La cartiera produceva circa 1,5 milioni di foglietti per banconote da sterlina. La produzione raggiunse il picco nell’estate del 1943 con circa 650.000 banconote al mese.

Per farle circolare all’estero se ne incaricò la Sezione 6 dell’R.S.H.A. Walter Shellenberg e Ernst Kaltenbrunner furono i grandi distributori ed i principali utenti della famosa moneta prodotta dall’operazione “Bernhard”. Un’organizzazione basata su collaboratori di famiglia aristocratica funzionò in Spagna a partire dal 1941, permettendo di smerciare notevoli quantitativi di sterline false. La neutralità della Spagna permetteva di cambiare la moneta fasulla con materie prime strategiche indispensabili all’industria bellica tedesca. Poi i servizi dell’R.S.H.A estesero le loro operazioni commerciali e si dedicarono a traffici sempre più importanti. Il Kommando T di Sachsenhausen fu una vera miniera d’oro, sulle piazze borsistiche della Svizzera, Portogallo, Spagna e della Turchia la banca di Sachsenhausen rese ai servizi segreti del partito nazista più di 150 milioni di Reichsmarks e più di 50 milioni di franchi. La Banca d’Inghilterra ha riconosciuto nel 2003 che l’operazione di

Continua qui: http://www.difesaonline.it/news-forze-armate/storia/operazione-bernhard

 

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