RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 11 SETTEMBRE 2019

RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 11 SETTEMBRE 2019

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Chi vuole dominare sugli uomini cerca di svilirli, di sottrarre lo forza di resistenza e diritti, affinché siano dinanzi a lui impotenti come animali.

Egli li trasforma in animali, e anche se non lo dice apertamente,

entro di sé è sempre ben cosciente di quanto poco gli importino.

Parlandone con i suoi confidenti, egli li definirà pecore o gregge.

 

(Sulla fascetta del libro)

ELIAS CANETTI, Massa e potere, Rizzoli, 1972

 

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La redazione provvederà doverosamente ed immediatamente alla loro rimozione dal blog.

 

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SOMMARIO

 

IL COMMISSARIO COMMISSARIATO (citaz. Bagnai) 1

Facebook censura la libertà. 1

SOPRAVVISSUTO AUSCHWITZ: “EUROPA NON SOPRAVVIVERÀ AD IMMIGRAZIONE ISLAMICA” 1

EMERGENZA A VENTIMIGLIA: MACRON RESPINGE IN ITALIA 400 CLANDESTINI IN 7 GIORNI 1

Amazzonia: Le foreste di tutto il mondo bruciano e la BlackRock fa i soldi veri 1

Università dell’Alaska: 11 Settembre, l’Edificio 7 fu demolito 1

Magaldi: gli italiani si vaccineranno dal grottesco Conte-bis 1

Stop alla benedizione dei nuovi automezzi della Croce Rossa: “Offende i musulmani” 1

“Se il Pd tornerà al comando insabbierà il caso Bibbiano” 1

Il “terrore bianco” ad Hong Kong 1

DENUNCIA: “FACEBOOK RIFIUTA IL TERMINE ‘LEGA’…” 1

L’11 settembre e Jeffrey Epstein: la scorrettezza dei media al massimo grado 1

SINDACO EX GRILLINO COME ORLANDO: ISCRIVE CLANDESTINI ALL’ANAGRAFE. 1

Mafia nigeriana, donne costrette a prostituirsi con minacce e riti magici

Da Wall Street a Palazzo Chigi 1

I negozi chiuderanno tutti 1

Il 18 Brumaio di Paolo Barnard 1

Didattica: le 3 Pentole di Sir John Templeton 1

La nuova legge sui mutui impenna la vendita delle case in Spagna. 1

Trump licenzia Bolton

ZINGARETTI INVITA ONG CARICA DI CLANDESTINI A VIOLARE ACQUE ITALIANE: “OCEAN VIKING ENTRI SENZA SE O MA” 1

. 1L’OPPOSIZIONE DI PIAZZA E NON. 1

http://opinione.it/editoriali/2019/09/10/arturo-diaconale_salvini-meloni-opposizione-sovranismo-populismo-governo-giallo-rosso-pd-m5s/ 1

PALMO DI BANCOMAT – DIMENTICATE L’IMPRONTA DIGITALE E LA FACCIA PER PAGARE CON LO SMARTPHONE. 1

Quali regole per le nuove tecnologie? 1

 

 

IN EVIDENZA

IL COMMISSARIO COMMISSARIATO (citaz. Bagnai)

10 Settembre 2019   di Federico Punzi

La ricompensa si chiama Gentiloni ma le regole non si toccano: secchiate d’acqua gelata sugli euroingenui

Gentiloni e il neo ministro dell’economia e delle finanze Gualtieri non rappresentano, come in queste ore molti si illudono, il segnale di un via libera a sforare gli obiettivi di deficit imposti dal Patto di Stabilità, o addirittura un’apertura a ridiscutere le regole, ma al contrario l’assicurazione per l’Ue che l’Italia li rispetterà.

Ursula mette in regola Gentiloni e Gualtieri

Il commissario italiano affiancato dal “falco” Dombrovskis, al ministro dell’Economia messaggio chiaro: “Conosce molto bene le regole, sa cosa ci aspettiamo dall’Italia”. Ma sull’immigrazione la nuova presidente promette: “Riformare Dublino”

“Gentiloni è un ex premier con molta esperienza, conosce la materia e noi siamo europei prima di essere della nostra nazionalità in Commissione europea. Poi, Dombrovskis è vicepresidente e lavorerà fianco a fianco con Gentiloni. Inoltre il nuovo ministro dell’economia italiano Roberto Gualtieri viene dal Parlamento europeo, dunque conosce perfettamente il patto di stabilità e sa esattamente quali sono le regole che abbiamo stabilito in Europa. Gualtieri sa cosa ci aspettiamo nella prossima legge di stabilità”.

La spunta Von der Leyen, controbilanciando la nomina di Gentiloni con il ruolo ‘forte’ del falco lettone Valdis Dombrovskis, che resta vicepresidente con delega economica. E oggi la nuova presidente si tiene, non si sbilancia quando le si chiede della revisione delle regole. Anzi: frena.

Abbiamo un patto di stabilità e crescita che è stato sviluppato con un largo consenso – ci risponde – Le regole sono chiare, i limiti sono chiari e la flessibilità è chiara.  All’ interno di queste regole affronteremo le diverse opzioni e i diversi problemi”. Grazie alla “combinazione” tra “Roberto Gualtieri, Paolo Gentiloni e Valdis Dombrovskis vedremo i prossimi passi”.

https://www.huffingtonpost.it/entry/ursula-mette-in-regola-gentiloni-e-gualtieri_it_5d778660e4b075210232dec6?l9n&utm_hp_ref=it-homepage

 

IlSole24ORE

@sole24ore

#Ue#Gentiloni nuovo commissario all’Economia. Deleghe ridotte, cresce il ruolo di #Dombrovskis https://ilsole24ore.com/art/ue-paolo-gentiloni-nuovo-commissario-affari-economici-ACsWEDj?utm_medium=TWSole24Ore&utm_source=Twitter#Echobox=1568115754

LucianoBarraCaraccio

@LucianoBarraCar

Ia Lettonia intera ha meno della metà degli abitanti di Roma; eppure il suo rappresentante supervisiona l’attività del nostro unico commissario (neppure nominato vicepresidente, come da precedente prassi, messa da parte)

L’Italia viene umiliata. E se il buon giorno si vede dal mattino, si traccia la via verso la recessione per via fiscale e di default dei tds

Mariagiovanna Maglie

 

Guinzaglio cortissimo per

@PaoloGentiloni

agli affari economici, il vampiro

@VDombrovskis

non solo stara ‘sopra di lui, ma come ha ricordato la

@vonderleyen

sarà bene che il neocommissario si ricordi che deve “collaborare”. #obbedienti

pippocamminadritto

Fino al 2024 minimo… hanno chiuso la gabbia…

Il discorso del senatore Bagnai:

Pubblicato il 10 set 2019

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https://youtu.be/pbxOU6kTDGY

https://www.maurizioblondet.it/la-ricompensa-si-chiama-gentiloni-ma-le-regole-non-si-toccano-secchiate-dacqua-gelata-sugli-euroingenui/

 

 

 

 

 

Facebook censura la libertà

Luigi Iannone – 10 settembre 2019

La chiusura di centinaia di account Facebook e di Instagram riferibili a tutto quel mondo identitario, sovranista, comunitario, che forse un tempo avremmo definito genericamente di destra, è un brutto episodio. Ieri, nel giro di pochi minuti, con un’azione organizzata militarmente e con perizia chirurgica venivano fatte sparire dal web tutte le voci dissenzienti rispetto al generale mainstream. Un brutto segnale non solo per la “democrazia”, ma per il futuro immediato di ogni singolo individuo visto che una parte non esigua della politica italiana ha subitaneamente rincarato la dose indicando questa azione censoria come utile e necessaria premessa per una più ampia battaglia contro il ritorno dei fascismi.

Una follia pura. Un cortocircuito in cui chi difende i diritti lo fa tappando la bocca a chiunque esondi dal proprio ruolo di imbelle cittadino-consumatore e tenti di pronunziare anche la più esigua e flebile frase di dissenso.

Ma quanto accaduto è preoccupante per altri due ordini di motivi. In primo luogo, per la motivazione. Il fatto che i profili siano stati cancellati perché incitassero all’odio è tutta da dimostrare: chi decide cosa è odio e cosa è battaglia politica? Chi decide quali siano i valori “giusti”, quelli cioè da difendere, e quelli sbagliati? E poi: la democrazia non si sostanzia di dibattito, di contrapposizioni, di dura battaglia tra opposti per poi ricomporsi nel più civile e ordinato dibattito parlamentare? E quindi: se alcune di queste sigle politiche si ammettono alle elezioni perché poi si cancellano dalle reti sociali? Ed infine: se piattaforme di tal genere perdono quell’alone di neutralità nel momento in cui i loro proprietari esprimono, appoggiano (anche con ingenti finanziamenti) delle battaglie politiche e ideali e salgono sul ring della lotta culturale, economica, ideale e politica, come possono essere plausibili le loro motivazioni?

Da quanto accaduto si evince perciò una strategia precisa, massiccia e organizzata, per circoscrivere quell’arcipelago di associazioni, movimenti, partiti, intellettuali che prova a non piegarsi alla dittatura liberal. Stessa sorte capitò qualche mese fa anche al sottoscritto a cui furono cancellati due profili Facebook per fantomatiche «violazione degli standards». Allora lo giudicai un episodio isolato ma visto quanto accaduto nella serata di ieri, pare oramai chiaro, che si tratti di una vera e propria minaccia in puro stile mafioso. Di quella mafia che solo i democratici ne fanno ottimo utilizzo. Perché non è solo un fatto di una gravità inaudita ma qualcosa di più; una premessa per future azioni ancora più pesanti e censorie.

Ed ecco perché faccio fatica a comprendere le ragioni dei soliti avvocati difensori che portano a sostegno delle “attenuanti generiche” e difendono tali censure perché frutto di scelte autonome fatte di piattaforme private. Ma qui, cari miei azzeccagarbugli, la questione è diversa. Questi non sono solo strumenti che ci permettono di scambiare informazioni o alimentare un dozzinale gossip, parlare di calcio o di cinema. I proprietari delle suddette multinazionali entrano a gamba tesa un giorno sì e l’altro pure nel dibattito politico, indirizzando lungo un percorso abbastanza noto e definito, la discussione sulla bioetica, sui flussi migratori, sulle politiche economiche, sulla politica estera di taluni Stati, sulle sovranità nazionali, e così via. E se Zuckerberg e compagni sono fortemente e legittimamente attivi nel dibattito pubblico delineando una propria strategia ideale e di valori, possiamo altresì ritenere che le loro creature social non possano più essere identificate come ‘’luogo terzo’’, ma come piattaforme in cui non si possa esondare da una cornice generale ben delineata e circoscritta.

 

http://blog.ilgiornale.it/iannone/2019/09/10/facebook-censura-la-liberta/

 

 

 

 

 

 

 

SOPRAVVISSUTO AUSCHWITZ: “EUROPA NON SOPRAVVIVERÀ AD IMMIGRAZIONE ISLAMICA”

11 SETTEMBRE 2019

Liliana Segre, con le sue strampalate idee sull’immigrazione, rappresenta solo se stessa. Non gli ebrei o i sopravvissuti ai campi di concentramento. Anzi.

Noah Klieger, sopravvissuto ad Auschwitz, pensa che l’Europa non sopravviverà all’immigrazione islamica. E lo ha scritto in un editoriale su un giornale israeliano

Qual è lo scopo delle varie organizzazioni jihadiste: lo Stato islamico, al Qaeda e altre dilagante in Europa? Il ritorno ad una situazione che esisteva in un passato non così lontano in un certo numero di paesi europei, la loro aspirazione è un’islamizzazione dell’Europa e la rimozione degli “eretici”.

Ma l’Islam non ha necessariamente bisogno di attacchi terroristici mortali per conquistare il continente. Qualsiasi persona intelligente capisce che se i paesi dell’Europa occidentale non si svegliano presto, possono scoprire nei prossimi decenni di avere una popolazione a maggioranza musulmana. Non solo la crescita naturale dei musulmani è molto più alta (alcuni dicono 10 volte superiore) rispetto alla crescita naturale di qualsiasi altro gruppo di popolazione, ma enormi ondate di immigrazione provenienti da paesi musulmani in Africa e Medio Oriente continuano a inondare il continente.

Prendete la Gran Bretagna, per esempio. L’Islam è oggi la seconda religione del paese, “Muhammad” nelle sue diverse varianti è uno dei nomi più diffusi, e le comunità musulmane nelle sue grandi città sono in crescita. Alcune città hanno anche quartieri musulmani che sono essenzialmente gestiti come Nazioni autonome di fatto.

Molti dei milioni di musulmani che vivono nel Regno Unito sono immigrati di seconda e terza generazione. A proposito, in un sondaggio condotto circa un anno fa solo il 44 per cento dei residenti di Londra si è descritto come “britannico bianco”.

Centinaia di musulmani britannici che hanno combattuto con ISIS in Siria e in Iraq sono tornati in Gran Bretagna di recente. Sono “bombe ad orologeria”. Come qualcuno che da anni segue attentamente la situazione in Europa, ho spesso ricevuto spiegazioni da diversi “esperti” che cercano di trovare “circostanze attenuanti” per i terroristi “interni”, dai “problemi di integrazione” a quelli mentali. A quanto pare non hanno capito che non esiste, e non esisterà mai, giustificazione per il terrorismo – e all’inferno la correttezza politica.

 

Chissà se Liliana Segre definirà fascista e nazista anche

Noah Klieger.

https://voxnews.info/2019/09/11/sopravvissuto-auschwitz-europa-non-sopravvivera-ad-immigrazione-islamica/

 

 

 

 

 

 

EMERGENZA A VENTIMIGLIA: MACRON RESPINGE IN ITALIA 400 CLANDESTINI IN 7 GIORNI

11 settembre 2019

 

«La situazione dei migranti (clandestini ndr …) in transito a Ventimiglia continua ad essere critica, le organizzazioni che operano in frontiera riferiscono di aver intercettato più di 400 persone respinte dalla Francia durante la scorsa settimana, prevalentemente provenienti dalla rotta Balcanica. Presso i nostri servizi accedono circa 30 persone migranti ogni giorno, molti sono usciti dal circuito dell’accoglienza e sono attualmente senza dimora. Un’altissima percentuale rivela delle vulnerabilità, soprattutto sul piano psichiatrico».

È quanto fa sapere la Caritas sulla situazione degli immigrati nella città di confine.

Insomma, Macron ha respinto in Italia 400 immigrati negli ultimi 7 giorni, mentre coccolava Conte e Di Maio. E, conferma la Caritas, un’altissima percentuale di questi ha problemi psichiatrici.

E la loro presenza a Ventimiglia significa e ha significato una spesa mostruosa per ripulire la città.

Parliamo di 132.850 euro: è quanto è stato speso dal Comune in due anni per ripulire e bonificare le zone dove bivaccano gli immigrati clandestini.

A partire dal giugno del 2017 sono state firmate ben 11 determine (dall’amministrazione Ioculano prima e Scullino poi) finalizzate a stanziare fondi per l’impresa (la Dock’s Lanterna di Genova) che ha il compito di intervenire nei posti a più alta concentrazione di immigrati e richiedenti asilo.

Questi, provenienti generalmente da Asia e Africa, sin dal 2015 arrivano in città ma vengono in parte respinti dalle autorità francesi, finendo per infestare Ventimiglia. E non hanno l’abitudine di usare il gabinetto.

Spesso bivaccano sulle zone che vanno da Largo Torino sino a Corso Limone Piemonte ed anche pernottano all’interno del letto del fiume Roja, utilizzando le medesime aree come luogo di bivacco diurno e notturno e dove cagano allegramente. Stesso discorso vale per la frazione di Grimaldi (Inferiore e Superiore).

Due giorni fa l’ultimo esborso di denaro dalle casse comunali per ripulire: 12.870 euro.

E ora, dopo la ‘pausa Salvini’, Ventimiglia rischia di tornare agli anni orribili.

L’unico modo di evitare questi arrivi è chiudere la frontiera orientale da cui entrano. Solo i muri ci salveranno.

https://voxnews.info/2019/09/11/emergenza-a-ventimiglia-macron-respinge-in-italia-400-clandestini-in-7-giorni/

 

 

 

 

 

 

Amazzonia: Le foreste di tutto il mondo bruciano e la BlackRock fa i soldi veri

9 Settembre 2019 DI TYLER DURDEN

Zero Hedge.com

Secondo un nuovo rapporto di Friends of the Earth U.S.A, di Amazon Watch e di Profundo, la BlackRock Inc di Larry Fink è una delle imprese che più investe e che deve essere considerata tra i maggiori “responsabili della distruzione delle foreste tropicali in Amazzonia e nel mondo”.

Il rapporto dal titolo BlackRock’s Big Deforestation Problem, pubblicato sul sito di Amazon Watch, afferma che la BlackRock è tra le prime tre società tra le maggiori 25 al mondo che più guadagnano in borsa grazie alla deforestazione, investendo in aziende che producono soia, carne di manzo, olio di palma, pasta di legno, carta, gomma e legname, ma che hanno anche una lunga tradizione nel bruciare foreste e nel bonificare i terreni bruciati a fini agricoli. Lo stesso rapporto segnala che la banca d’investimento, che ha sede a New York, è anche tra le prime dieci tra le 50 maggiori società al mondo che traggono vantaggi da aziende che mettono a rischio le foreste.

“I dati sono chiari: dall’Amazzonia alle grandi foreste dell’Africa e del sud-est asiatico, la  BlackRock è un leader globale nel finanziamento della distruzione delle foreste”, ha affermato Jeff Conant, senior  program forest Manager di Friends of the Earth USA e co-autore principale del rapporto .

“Fino a quando questo colosso finanziario continuerà a sostenere incondizionatamente le aziende agroalimentari che distruggono le foreste del mondo, di conseguenza, continueranno ad andare a fuoco il clima e i diritti delle persone che vivono nelle foreste, La BlackRock continuerà letteralmente a far soldi, mentre le giungle di tutto il mondo continueranno a bruciare“.

Gli  investimenti della BlackRock in società che mettono a rischio le foreste sono aumentati negli ultimi 5 anni: nel 4° trimestre del 2014, la BlackRock investiva circa $ 1 miliardo nelle società che mettevano a rischio la deforestazione e nel 4° trimestre del 2018, il valore di questi investimenti è arrivato a $ 1,6 miliardi.

Il rapporto afferma che le partecipazioni a imprese collegate alla deforestazione e allo sfruttamento delle materie prime sono costituite per lo più da fondi indicizzati. Nel 2014, la partecipazione della  BlackRock in questo genere di aziende legate era costituito da fondi indicizzati ma nel 2018 questa partecipazione è balzata al 94%.

“La BlackRock dice di avere le mani legate dai fondi indicizzati, ma questo non è corretto, la BlackRock può seguire l’esempio di altri gestori patrimoniali globali e chiedere di apportare cambiamenti alla gestione degli investimenti per il bene della foresta pluviale, del clima e dei suoi clienti, non investendo in aziende che distruggono il pianeta e esercitando la massima pressione per cambiare le attitudini delle aziende in cui investe”- ha dichiarato Moira Birss, Finance Campaign Director di Amazon Watch.

“Gli incendi che stanno attualmente sconvolgendo l’Amazzonia dimostrano chiaramente quali sono i rischi che rappresenta l’espansione dell’agro-alimentare, per la foresta pluviale amazzonica, per i popoli indigeni e per il clima globale. Aumentando i suoi investimenti su industrie che sono complici di questa distruzione, la BlackRock sta incoraggiando il presidente di destra Jair Bolsonaro a continuare nella sua politica di saccheggio dell’Amazzonia a fini di lucro “, ha aggiunto la Birss.

Il fondo pensioni del governo norvegese sta contrastando la crisi in Amazzonia rifiutando di acquistare fondi indicizzati della BlackRock collegati a società che producono deforestazione. Il sistema pensionistico dei dipendenti pubblici della California è un altro fondo che ha messo all’indice le società che producono materie prime e che sono collegate alla deforestazione, definendo queste imprese un grave rischio come investimento.  Finora, comunque, la BlackRock non ha cambiato la sua posizione.

“Una gestione responsabile va ben oltre le belle dichiarazioni pubbliche, si deve allineare tutta la strategia degli investimenti agli standard ambientali e sociali accettati” ha affermato Ward Warmerdam di Profundo. “Si tratta di attuare questa strategia ponendo richieste chiare alle società in cui si sta investendo. Si tratta di usare una forte leva finanziaria per garantire che le aziende soddisfino le richieste e che vengano evitati danni irreversibili all’ambiente e alla società, oltre a soddisfare i loro doveri fiduciari. “

Nascondendo la testa sottoterra, negli ultimi 5 anni la BlackRock ha aumentato i suoi investimenti in società a rischio di deforestazione.

La BlackRock ha fatto enormi investimenti nelle società di che producono cellulosa, carta, olio di palma, oltre che carne di manzo, gomma e legname e molte di queste società operano in Sud America.

E con la BlackRock che convoglia enormi capitali globali investendoli in società che mettono a rischio la deforestazione e che stanno distruggendo l’Amazzonia e tutte le foreste del mondo, sembra che Wall Street si trovi a suo ago, mentre l’Amazzonia brucia e i capitali rendono bene.

Link: https://www.zerohedge.com/news/2019-09-06/amazon-chaos-blackrock-literally-reaping-profits-worlds-jungles-bur

6.09.2019

https://comedonchisciotte.org/amazonia-le-foreste-di-tutto-il-mondo-bruciano-e-la-blackrock-fa-i-soldi-veri/

 

 

 

 

 

 

 

Università dell’Alaska: 11 Settembre, l’Edificio 7 fu demolito

Scritto il 11/9/19

 

Un gruppo di ricerca del dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’università dell’Alaska, guidato dal dottor Leroy Hulsey e dal collega Zhili Quan, insieme al professor Feng Xiao dell’università di Nanchino (dipartimento di ingegneria civile) ha dato la fatale notizia in modo ufficiale: non sono state le fiamme sprigionatesi dalle Twin Towers, l’11 Settembre, a causare il collasso dell’Edificio 7, la terza torre di Manhattan crollata su se stessa in pochi secondi. «La versione ufficiale è ora ridotta a un cumulo di macerie», prende nota Paul Craig Robers, popolare analista statunitense, già viceministro di Reagan, commentando quella che a tutti gli effetti è «la prima indagine scientifica» sulla stranissima fine del Building 7, schiantatosi al suolo senza neppure esser stato colpito da aerei, l’11 settembre 2001. «La principale conclusione del nostro studio – scrivono, all’università dell’Alaska – è che il fuoco non ha causato il crollo del Wtc 7». E questo, «contrariamente alle conclusioni del Nist», la commissione d’indagine governativa, «e delle società di ingegneria private che hanno studiato il crollo». È stato «un collasso globale, che ha comportato il cedimento quasi simultaneo di tutti i pilastri dell’edificio». In gergo tecnico si chiama: demolizione controllata.

Sul suo sito, Craig Roberts fa notare che «ci sono voluti 18 anni per ottenere una vera indagine sulla distruzione di un edificio di cui erano stati accusati dei terroristi musulmani». Inoltre, «l’unico modo in cui si può verificare il “cedimento quasi simultaneo di tutti i pilastri dell’edificio” è attraverso una demolizione controllata». E questo straordinario risultato, certificato dai tecnici universitari, non è stato riportato dai grandi media. «In altre parole – aggiunge Roberts – lo studio è già stato destinato al Buco della Memoria: questo è il modo in cui opera “The Matrix”». Accusa l’ex sottosegretario al Tesoro: «L’unico scopo dei notiziari stampati e televisivi è quello di programmarvi in modo che seguiate pedissequamente l’agenda di chi vi governa: quelli che seguono i notiziari della Tv, ascoltano la National Public Radio o leggono i giornali vengono programmati per essere automi senza cervello». Richiamandosi al clamoroso rapporto fornito poche settimane fa dai vigili del fuoco di New York – che confermano la tesi della “demolizione controllata” delle Torri Gemelle e chiedono alle autorità giudiziarie di riaprire il caso – Craig Roberts invoca giustizia: stabilita finalmente la verità sul disastro, è ora che i responsabili vengano trascinati in tribunale.

L’immane tragedia ha causato circa 15.000 vittime: quasi 3.000 nei crolli, più almeno 12.000 persone morte nei mesi e anni seguenti, per i tumori provocati dalla nube di amianto su Manhattan (numeri accertati dalle autorità, che hanno riconosciuto gli ingenti indennizzi). Molti sospetti caddero da subito sul proprietario del World Trade Center, Larry Silverstein, che aveva appena assicurato le Torri Gemelle e l’Edificio 7 contro un “incidente” come quello poi verificatosi. Mentre però le Twin Towers furono colpite da aerei di linea (o almeno, in apparenza da dei Boeing), l’Edificio 7 collassò senza essere colpito né da velivoli, né dal fuoco. Per Massimo Mazzucco, autore dei documentari “Inganno globale” (trasmesso da Canale 5 nel 2006) e “La nuova Pearl Harbor”, è probabile che gli aerei che colpirono le torri fossero dei droni militari: la stessa Boeing ha escluso che i suoi velivoli possano compiere manovre così precise, a bassa quota, viaggiando a quella velocità: a 800 chilometri orari, le ali dei Boeing si staccherebbero. Ma se non c’erano viaggiatori, su quegli aerei-bomba, dov’erano finiti i passeggeri imbarcati?

Mazzucco ricorda che l’Operazione Northwoods del 1962 (memorandum “Justification for Us Military Intervention in Cuba”) prevedeva che i passeggeri di un volo di linea – da far esplodere nei cieli cubani per poi incolpare Fidel Castro – fossero fatti segretamente sbarcare in una base militare, prima che l’aereo (telecomandato) proseguisse per la sua missione suicida. Come accettare l’idea mostruosa di eliminare centinaia di ignari passeggeri? In un solo modo possibile, osserva Mazzucco: «Certa gente non ragiona come noi: di fronte opzioni come quella, le persone diventano semplici dettagli». Ragionando in grande: senza il bagno di sangue delle Twin Towers, il Deep State che dominava il governo Usa non sarebbe mai riuscito a far accettare, all’opinione pubblica americana, la “guerra al terrorismo” che comportò le disastrose invasioni militari dell’Afghanistan e dell’Iraq. Nel libro “Massoni” (Chiarelettere, 2014), Gioele Magaldi scrive che fu la superloggia “Hathor Pentalpha”, del clan Bush, a concepire l’attacco alle Torri, dopo aver affiliato Osama Bin Laden. Lo stesso Abu-Bakr Al Baghdadi, “califfo” del sedicente Isis, sarebbe stato poi affiliato alla “Hathor”.

«Entro un paio d’anni emergerà la verità sull’11 Settembre», annunciò tempo fa Gianfranco Carpeoro, autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo”. A quanto pare, importanti rivelazioni stanno ora affiorando. Il russo Dimitri Khalezov, veterano dell’intelligence nucleare sovietica, ricorda che la costruzione del World Trade Center fu autorizzata dal Comune di New York solo dopo che i costruttori ebbero fornito le istruzioni per la demolizione degli edifici, come prevedeva la prassi a Manhattan: tutti i grattacieli dovevano poter essere demoliti, all’occorrenza. Solo che per demolire le Torri Gemelle – considerate indistruttibili – i progettisti calcolarono che sarebbe stata indispensabile la bomba atomica. E infatti, osserva Khalezov, dai documenti dell’ufficio edilizia della città emerge che, nelle fondamenta, furono appositamente ricavati dei bunker nei quali ospitare, nel caso, delle “mini-nukes” destinate a “fondere” le torri, dal basso. Questo spiegherebbe anche le folli temperature sprigionatesi nel rogo, che trasformò il sottosuolo in una specie di vulcano arroventato, per mesi. Per contro, i vigili del fuoco raccontarono di aver udito precise esplosioni, molto di sotto del punto di impatto degli aerei: esplosioni peraltro confermate dallo strano scoppio (verso l’esterno) delle vetrate, non spiegabile dall’urto degli aerei decine di metri più in alto.

In attesa di accertare la verità integrale, i pompieri di New York certificano l’inattendibilità della versione ufficiale. Il distretto di Franklin Square e Munson, dei vigili del fuoco, riconosce «la natura significativa e convincente della petizione posta all’attenzione del procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York riferentesi a crimini federali non perseguiti commessi presso il World Trade Center l’11 settembre 2001», e invita il procuratore «a presentare tale petizione ad uno speciale Gran Giurì ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti». Il dossier dei vigili del fuoco aggiunge che «le prove schiaccianti presentate in detta petizione dimostrano oltre ogni dubbio che esplosivi e/o materiali incendiari pre-impiantati – non solo gli aerei e gli incendi conseguenti – avevano causato la distruzione dei tre edifici del World Trade Center, uccidendo la stragrande maggioranza delle vittime». Conclude Paul Craig Robers: «Le vittime dell’11 Settembre, le loro famiglie, la popolazione di New York City e la nostra nazione meritano che ogni crimine relativo agli attacchi dell’11 settembre 2001 sia indagato con il massimo rigore e che ogni persona responsabile sia portata di fronte alla giustizia».

Cosa fu, davvero, ad abbattere le Twin Towers e l’Edificio 7 «non lo sappiamo, né spetta a noi l’onere di stabilirlo», sintetizza Mazzucco: «L’unica cosa ormai certa è che a far crollare le torri non furono quegli strani Boeing, capaci di manovre estreme (da jet militari) e a velocità folle, a bassissima quota, senza che si smembrassero in volo prima dell’impatto». Droni senza pilota? Per Mazzucco, è l’unica spiegazione logica: velivoli telecomandati, “truccati” da Boeing e super-rinforzati, probabilmente col muso imbottito di esplosivo. A csa erano dovute le esplosioni che i pompieri dicono di aver udito distintamente nella parte bassa delle torri? Cariche di nano-termite? Mini-atomiche? Tutte queste cose insieme?

 

Magaldi ricorda che le Twin Towers rappresentavano Jachin e Boaz, le colonne del tempio massonico: chi le ha distrutte ha voluto dichiarare guerra, simbolicamente, all’ideologia massonico-progressista di Roosevelt, che trasformò gli Usa nella superpotenza leader dell’Occidente prospero, del benessere diffuso.

 

La “prova del nove” è imbarazzante: lo scenario al quale oggi siamo abituati (conflitti ovunque, dalla Libia alla Siria, con escalation sanguinose) prima dell’11 Settembre non sarebbe stato neppure lontanamente pensabile.

Articoli collegati

 

https://www.libreidee.org/2019/09/universita-dellalaska-11-settembre-ledificio-7-fu-demolito/

 

 

 

 

Magaldi: gli italiani si vaccineranno dal grottesco Conte-bis

Scritto il 10/9/19

 

Il Conte-bis è un governo raffazzonato e grottesco: perfetto, da mettere a confronto con un programma veramente keynesiano, liberato dai cavalli di Troia del peggior potere europeo quali Tria e Conte sono stati, nel governo gialloverde. Cattiva anche la gestione dell’aspetto illusionistico: la scelta dei ministri non è fatta per dare una buona impressione, almeno inziale. Uno come Gualteri all’economia? Viene dai bassi ranghi della cucina neoliberista e neoaristocratica europea, addirittura applaudito da Christine Lagarde. Sono personaggi improbabili, non certo quelli di grande profilo e competenza evocati da Grillo: personaggi modesti, già visti all’opera o con poco da dire. Da ranocchi si trasformeranno in principi? Ma no, è la prospettiva del nuovo governo a non portaci da nessuna parte. Però ci divertiremo: questa è l’occasione giusta per rivedere all’opera quello che avevamo lasciato un anno e mezzo fa. Gentiloni a Bruxelles? Come presidente del Consiglio è stato assolutamente incolore, inodore e insapore. Nei rapporti con l’Europa non ha saputo prospettare alcunché di positivo e fecondo, e adesso andrebbe a fare il commissario europeo? C’è da ridere, e da impegnarsi seriamente per chiarire tutti i passaggi di questo governo: come una piccola enciclopedia, mostrerà tutto ciò che gli italiani hanno bocciato.

All’opposizione non basterà denunciare, demistificare e scendere e piazza. Salvini deve riflettere su come ottimizzare questa situazione, che è molto propizia, immaginando una Lega distinta da qualunque centrodestra. Anche la Meloni (Fratelli d’Italia) deve affrancarsi da qualsiasi ombra che la esponga alla polemica sul passato. Vale anche per gli “imbalsamati” di Forza Italia. Bisogna uscire da questa falsissima contrapposizione destra-sinistra, che ha perso di senso: in una sedicente sinistra troviamo personaggi che rappresentano la destra economica più classica, e vediamo istanze progressiste nel cosiddetto centrodestra. Oggi c’è un Governo dei Palazzi, un govero di camerieri e maggiordomi. Giuseppe Conte ricorda Enrico Letta, che nel Pd era il più montiano. L’avvocato è un premier fintamente rappresentato come uomo di Stato, in realtà anche lui incolore, apprezzato proprio per la sua modestia: oggi per avere applausi dai padroni del vapore bisogna essere modesti e non creare grane. Con tutti i suoi limiti, Salvini è un piantagrane. Ecco perché è costantemente demonizzato dai palazzi. Sarà comunque una ghiotta occasione: prevedo che a breve gli italiani toccheranno con mano quello che significa aver azzerato le lancette della politica ed essere tornati a un anno e mezzo fa.

Escludo che Conte possa essere cooptato in qualche Ur-Lodge: non lasciatevi incantare dagli applausi, che peraltro non si possono negare a qualunque guardiano del gregge. Nell’élite massonica non fu accolto a Renzi, ben più brillante e affabalutorio, servizievole rispetto a certi poteri (figuriamoci Conte). L’attuale primo ministro andava bene come amministratore del condominio gialloverde proprio per l’assenza di uno spessore proprio. L’errore qui è scambiare la mediocrità e l’assenza di un’idea di paese per il profilo di uno statista, di una risorsa della repubblica. D’altra parte, questo è il trend. Mattarella, anche lui modesto nella sua storia politica, è stato portato al Colle da Renzi con lo stesso metodo con cui la Mogherini è andata a fare il commissario per gli affari europei: più sei disposto a svolgere un compitino secondo il copione che altri ti danno, e più vai bene. L’importante è che tu non sia ingombrante. Mattarella ha servito gli stessi interessi che aveva servito Napolitano, però tra i due c’è un abisso. Napolitano era un rappresentante dell’establishment, un massone politicamente surreale, già comunista, togliattiano; aveva applaudito all’invasione sovietica dell’Ungheria, era anti-europeista, e poi si è trovato a puntellare la peggiore declinazione di un’Europa post-democratica e neo-oligarchica, concependo il pessimo governo Monti. Non difettava però in personalità e spessore: tanto di cappello. Mattarella no. E’ un altro guardiano del gregge, messo lì, come Conte.

Christine Lagarde oggi parla degli eurobond (a cui è sempre stata contrarissima) e Mattarella dice che bisogna rivedere il Patto di Stabilità, quasi a propiziare una proiezione di fiducia? Eurobond significa la fine dello spauracchio dello spread: titoli di Stato europei, senza più differenziali nazionali. E’ lo stesso stile che mostrò Juncker prima di essere eletto alla Commissione: diceva di capire persino gli anticapitalisti e i marxisti, perché troppi europei soffrivano e chiedevano giustizia sociale. Poi s’è visto, Juncker, come ha tradotto tutto questo. Da anticomunista e antifascista, dico che la giustizia sociale in Europa verrebbe assicurata da un socialismo liberale, con precise istanze keynesiane e rooseveltiane che stanno nell’alveo della democrazia (basterebbe essere democratici, infatti). Ma sono tutte pantomime: quando Mattarella dice “modifichiamo il Patto di Stabilità”, il suo è un flatus vocis: finisce lì.

Salvini? Si è reso conto di aver governato invano, per un anno: negoziando con l’Ue non è riuscito a mordere, ma solo ad abbaiare. Bisogna invece lottare, e aprire un tavolo per una Costituzione Europea democratica. E prima ancora: basterebbe un serio piano di investimenti (per l’occupazione e le infrastrutture, il cuneo fiscale, l’abbattimento delle aliquote) chiedendo di stralciare e non computare queste spese, con un business plan che indichi le ricadute sul Pil. C’è qualcuno che lo vuole fare? Invito la Lega a farsene promotrice, e sfido il governo Conte ad adottare questa linea. Laicamente, sarei felicissimo di vedere una mutazione genetica di Pd e 5 Stelle, che li trasformasse in campioni di un rinnovamento reale dei rapporti fra Italia e Ue, fra l’Italia e il paradigma economico che da anni sta funestamente declinando qualunque governante arrivi a Palazzo Chigi. Ma non lo faranno. Spesso, quello che dichiarano è il contrario di quello che vogliono fare. E una dichiarazione che accende speranze diventa il surrogato di quello che andrebbe fatto. La gente ci spera, intanto il tempo passa e alla fine dici: non me l’hanno fatto fare. Non è così: le cose si possono fare. Basta avere carattere.

I mallevadori plaudenti del Conte-bis, nel mondo delle Ur-Lodges neoaristocratiche, vogliono che l’Italia resti nel segno dell’austerity, più o meno larvata. Ma non c’è stato un complotto tentacolare. Vero, certe trame erano pronte. La Lega sarebbe stata costretta a sottoscrivere una manovra finanziaria assolutamente deludente, per chi aveva proiettato speranze su Salvini. Ma una volta che Salvini ha fatto la sua mossa – lungimirante e fruttuosa, a tempo debito – di sfiduciare quel tipo di governo, per il potere neoaristocratico non c’era molto da fare. Era solo un problema di sopravvivenza. Renzi? Non è certo un geniale stratega. Non poteva far altro che aggrapparsi disperatamente alla maggioranza precaria e contingente che al momento aveva in Parlamento, con parlamentari che gli sono più o meno legati, e cercare di pensare a come continuare questa legislatura. Il suo ipotetico futuro partito? Non ha nessun appeal, nessuna speranza. Può solo sperare che la legislatura duri il più possibile. E i 5 Stelle idem: oggi non possono permettersi di andare alle elezioni.

Quindi non c’è stato bisogno della persuasione di grembiulini occulti. Una volta che Salvini ha gettato i dadi, è stato uno starnazzare di galline che si sono affrettate a mettere insieme questo governicchio, per il nostro divertimento – ben triste, certo, per un paese come l’Italia che avrebbe bisogno di urgenti misure anticicliche per l’economia. Lavoro, tasse: perdiamo altro tempo prezioso. Ma d’altra parte ci sono passaggi ineludibili: finché c’è gente che ancora pensa che questo tipo di personale politico sia in grado di fare qualcosa di buono per l’Italia, è bene che questi governino. Così come si è vaccinati dal ciarlatano Berlusconi e dal ciarlatano Renzi, ci libereremo anche di questi altri ciarlatani. E magari Conte verrà visto per quello che è: non un grande uomo di Stato, ma un avvocato furbo che ha sfruttato al meglio la situazione, e un giorno avrà qualche incarico ben pagato quando dovrà uscire di scena, quando non sarà più capace di recitare ulteriormente il copione. C’è un prezzo da pagare, per questa consapevolezza: paghiamolo. Ma forse, dopo, saremo tutti più consapevoli.

(Gioele Magaldi, dichiarazioni rilasciate a Fabio Frabetti di “Border Nights” nella diretta web-streaming su YouTube “Gioele Magaldi racconta del 9 settembre 2019).

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https://www.libreidee.org/2019/09/magaldi-gli-italiani-si-vaccineranno-dal-grottesco-conte-bis/

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

Stop alla benedizione dei nuovi automezzi della Croce Rossa: “Offende i musulmani”

Moncalieri, polemica dei volontari contro i vertici del comitato locale  

MASSIMILIANO RAMBALDI05 Settembre 2019

 

Stop dal comitato locale della Croce Rossa di Moncalieri ai sacerdoti e alle benedizioni dei nuovi mezzi, nel giorno dell’inaugurazione. Un caso reso pubblico attraverso una lettera firmata da alcuni volontari, che non hanno gradito una svolta giudicata eccessivamente laica. Ma oltre al messaggio scritto, c’è chi aggiunge ulteriori dettagli: «La decisione è stata presa per non offendere musulmani, buddisti e chiunque segua altre religioni». Ad impartire il nuovo corso anticattolico sarebbero stati responsabili d’area della sezione arrivati da poco.

Tutto risale al 1° agosto, giorno del taglio del nastro di un Fiat Doblò che sarà utilizzato per il trasporto delle carrozzine. Il mezzo è dedicato alla socia benefattrice Anna Boccardo, per molti anni responsabile delle attività sociali della Croce Rossa e fondatrice della sezione femminile. C’erano tutti: dai vertici del comitato locali, alle rappresentanze dell’amministrazione comunale e i volontari. Mancava però il parroco. In tanti si sono accorti di quella insolita assenza, nonostante la cerimonia di inaugurazione sia filata liscia e il mezzo sia ora custodito nei garage di corso Trieste.

«Siamo rimasti molto amareggiati per l’inspiegabile assenza del rito della benedizione – spiegano i volontari firmatari della lettera – avviene da sempre e si ripete in tutti i comitati della Croce Rossa quando ci sono eventi simili». Il divieto alla presenza del parroco ha interrotto una tradizione che proseguiva fin dalla nascita del comitato moncalierese, avvenuta nel 1977. Ma perché tale decisione? Guido Gonella, presidente del comitato locale spiega: «Circolano troppe voci fantasiose. L’unica verità è che il marito della donna a cui è intitolato il veicolo, non ha voluto la presenza di un sacerdote». Quindi è stato solo un caso? C’è chi dice sia una questione legata ad altri credo religiosi: «Come ripeto, è stata una volontà dei famigliari». Una risposta che non ha convinto alcuni volontari, maggiormente legati al mondo cattolico. E che hanno decido di affidare ad una missiva pubblica il loro pensiero.

La questione, inutile dirlo, ha fatto il giro della città. Don Paolo Comba, parroco di Santa Maria della Scala, conosce la storia. Alza le mani e si trincera dietro un «No comment», che vale più di mille parole. E pensare che nella vicina Nichelino, nella locale sede della Croce Rossa si fa anche la messa l’8 dicembre: «Quest’anno inaugureremo anche cinque nuovi mezzi – dice Adriana Sala, presidente locale –, e saranno tutti benedetti dal parroco. È una tradizione insindacabile: abbiamo alcuni volontari musulmani e a loro non disturba affatto. Sulla questione di Moncalieri non entro nel merito: ognuno è libero di decidere come gestire determinate situazioni».

La polemica moncalierese non poteva non avere sfumature politiche. Arturo Calligaro (Lega), non va per il sottile: «Una buffonata. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda di chi tempo fa criticava i crocefissi negli ospedali. La Croce Rossa, come dice il nome stesso, trae origine da un simbolo della cristianità».

https://www.lastampa.it/torino/2019/09/05/news/stop-alla-benedizione-dei-nuovi-automezzi-della-croce-rossa-offende-i-musulmani-1.37416663

 

 

 

 

 

“Se il Pd tornerà al comando insabbierà il caso Bibbiano”

Il ministro della Famiglia annuncia due nuovi protocolli per esaminare i casi sospetti pensati in modo che vadano avanti indipendentemente dal governo in carica

Costanza Tosi – 26/08/2019

Se il Pd tornerà al comando insabbierà il caso Bibbiano? A distanza di due mesi dall’uscita degli inchiesta “Angeli e Demoni” della procura di Reggio Emilia e con l’ipotesi di un governo giallo-rosso che diventa ogni giorno meno utopica, è questa la domanda che in molti si pongono.

A sollevare il problema è stata anche Alessandra Locatelli. In un’intervista a La Verità, il ministro della Disabilità e della famiglia – che nelle ultime settimane ha seguito da vicino il caso degli affidi -ha ammesso: “È anche la mia preoccupazione che qualcuno si aspetti di insabbiare tutto ponendo l’accento su altre questioni politiche e smettendo di parlare dei casi di Bibbiano”.

Più il tempo passa e più le segnalazioni di nuovi presunti casi di malagestione degli affidi dei minori continuano ad aumentare. Ma dagli esponenti del Partito Democratico, finito sotto accusa per la presenza di tre sindaci dem nel registro degli indagati, fino ad ora nessuno si è occupato del caso per cercare di fare chiarezza e rendere giustizia alle famiglie vittime dello scandalo. Un silenzio, quello della sinistra di Zingaretti, che in molti non hanno accettato, insinuando che fosse una tattica per insabbiare la questione. Tanto che, negli ultimi mesi, in tutta Italia si è diffuso lo slogan “Parlateci Di Bibbiano” con le iniziali delle prime due parole che alludono allo stemma del partito. “Secondo me c’ è qualcosa che non funziona e non riguarda solo l’amministrazione, ma anche la politica, che ha il dovere di vigilare – afferma il ministro Locatelli -. Per altro si nota che c’ è una scarsa inclinazione a discutere di tutto questo. Quello che sta emergendo è che la popolazione vuole sapere qualcosa e chi è sul posto e se ne occupa direttamente tende a non parlarne”.

In realtà il Pd dell’Emilia Romagna tempo fa ha istituito una commissione d’inchiesta proprio per fare chiarezza sul sistema finito sotto accusa, ma anche in quel caso non sono mancati segnali che facessero pensare che qualcuno voglia nascondere la sabbia sotto il tappeto. A dirigere la commissione regionale infatti, saranno il consigliere dem Giuseppe Boschini, affiancato da Igor Taruffi della Sinistra Italiana e Raffaella Sensoli, esponente del Movimento 5 Stelle. Finisce in panchina il centrodestra, che primo peraltro ha chiesto che fosse istituita una commissione per fare chiarezza sui fatti. Dunque, sarà proprio il Pd a decidere come dirigere le indagini in cui sono coinvolti proprio alcuni dei loro uomini. E c’è chi non ci stà. “È ridicolo – dichiara la Locatelli a La Verità – il fatto di voler tenere fuori dall’ufficio di presidenza – che è quello principale, quello che ascolta e decide le audizioni da fare, quello traccia il percorso dell’indagine se così vogliamo chiamarla, anche se non avrà mai i poteri di una commissione parlamentare – una parte politica rilevante come quella di centrodestra e della Lega. Che ovviamente ha posizioni differenti e divergenti rispetto a quello che sta emergendo”.

Il ministro, da tempo in prima linea nella battaglia a fianco dei genitori coinvolti nello scandalo, nei giorni scorsi aveva chiesto di incontrare Stefano Bonaccini, governatore Pd dell’Emilia e Romagna. Ma anche a questo giro le risposte sono venute a mancare. “Bonaccini non ha risposto ancora alla mail che gli ho mandato. Non ha indicato una data per un incontro” – ha detto. Ma nonostante lo stallo del governo e la scarsa collaborazione da parte delle amministrazioni locali, il ministro della Lega ci tiene a sottolineare che il lavoro non termina qui. “Ricordo che io sto ancora lavorando, esattamente come tutti i miei colleghi, a partire da Matteo Salvini – ha specificato la Locatelli -. Lavoreremo fino all’ultimo secondo di durata del governo e ovviamente continueremo a lavorare anche dopo. Inoltre, io sono già stata in Emilia e Romagna. Ho promesso alle persone che ho incontrato lì che sarei ritornata, e che non avrei per niente al mondo lasciato calare il sipario su questa vicenda”.

Riflettori accessi, senza se e senza ma, incalza il ministro, che accusa Bonaccini di dilungare i tempi in attesa di condizioni più convenienti: “Il presidente della Regione Emilia e Romagna non sa con quale governo si deve confrontare? – si chiede – La sua mi sembra una grave mancanza di rispetto delle istituzioni. Il governo a cui fare riferimento, ora, è quello in carica. Sappiamo bene che l’Italia non può rimanere nemmeno un secondo senza un governo. Dunque, è sempre chiaro quali siano le figure istituzionali di riferimento. Non è che può aspettare l’arrivo di una parte politica più vicina alle sue idee…”

Intanto, in attesa di risposte, la Locatelli svela numeri allarmanti: 179 segnalazioni in solo un mese da parte di genitori, avvocati e associazioni per denunciare presunti casi gemelli a quelli di Bibbiano. A questi vanno aggiunte tutte le denunce che “arrivano al Dipartimento famiglia e tramite social network e altri canali”, spiega.

Un campanello d’allarme a cui la Lega ha deciso di dare ascolto. “Abbiamo appena realizzato due protocolli. Uno con il ministero dell’Interno e uno direttamente con i carabinieri. Saranno attivati due tavoli per la valutazione diretta di tutti i casi che ci sono stati segnalati. Tutte le segnalazioni verranno gestite da personale competente, preparato e professionale. I casi esaminati verranno passati o alla Procura – se risulterà che ci sono aspetti poco chiari – oppure alle Prefetture competenti, come abbiamo già fatto per alcuni casi molto urgenti, in modo da dare risposte immediate. Quanto al tavolo con i carabinieri, è già fissata la prima convocazione per il 12 di settembre. Saranno presenti agenti dell’Arma specializzati in casi di gestione dei minori. Saranno ovviamente i carabinieri a stabilire come procedere per ogni caso, ma sembra confrontandosi con il Dipartimento famiglia”. Protocolli pensati tenendo conto anche del destino incerto della dirigenza del Paese e “studiati – spiega la Locatelli – in modo che possano continuare a essere attivi ed efficienti in qualsiasi condizione. Il Dipartimento famiglia e l’arma dei Carabinieri continueranno a fare il loro lavoro e a valutare le mail che arrivano con le varie segnalazioni indipendentemente da tutto quello che succederà a livello politico”.

Ma nonostante le iniziative indipendenti il problema rimane. Di fatto, a poter scavare a fondo sul presunto “business del bambini” è solo la politica, in grado, se vuole, di decidere per eventuali riforme sul sistema degli affidi in Italia. Il silenzio assordante dello stesso Pd di nuovo in corsa per la guida del Paese, in questi termini non farebbe ben sperare.

 

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/se-pd-torner-comando-insabbier-caso-bibbiano-1743918.html

 

 

 

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

Il “terrore bianco” ad Hong Kong

da aurorasito

Adrian Chan-Wyles, The Sangha Kommune 27/08/2019

La prima rivoluzione cinese del 1911 fu guidata da Sun Yatsen con la “Tongmenhui”, o “Società dell’Alleanza Unita”, spazzando via migliaia di anni di imperialismo cinese e inaugurando la modernizzazione filo-occidentale, ma anche prima della rivoluzione russa del 1917, Lenin ebbe un’opinione positiva del movimento rivoluzionario cinese. A causa di problemi interni e del cambio di influenza e prospettiva, il “Koumintang” fu fondato alla fine del 1919 (in Cina), poteva essere tradotto come “Partito popolare nazionalista”. Questo movimento governò la Cina continentale fino al 1949, quando fu rovesciato dalle forze militari del Partito Comunista Cinese, guidato da Mao Zedong (e altri). Dal 1925 in poi, il “KMT”, come è noto, fu guidato dal tiranno Chiang Kai-Shek, uno stragista ora elogiato come grande capo sull’isola di Taiwan, e visto come “eroe” in occidente. Sebbene Sun Yatsen avesse l’idea d’abbracciare la democrazia liberale occidentale, Chiang Kai-Shek governò la Cina continentale con pugno di ferro, e continuò tale brutalità a Taiwan per decenni (fino alla morte nel 1976). Mentre Sun Yatsen strinse un’alleanza tra nazionalismo, centrismo e comunismo (un’idea dei primi giorni del KMT), Chiang Kai-Shek, da alleato degli Stati Uniti, perpetuò una spietata politica anticomunista che uccise decine di migliaia di persone nel 1927 (una politica che incluse esecuzioni pubbliche filmate da mostrare nei cinema occidentali). Dato che Chiang Kai-Shek era filo-cristiano, ordinò la distruzione dell’antico tempio Shaolin nel 1928 (un’atrocità che i nazionalisti taiwanesi cercavano di attribuire ai comunisti cinesi). Mentre i nazionalisti persero il potere militare e politico in Cina alla fine degli anni ’40, col sostegno degli Stati Uniti Chiang Kai-Shek usò il suo esercito armato e addestrata negli Stati Uniti per “invadere” l’isola filocomunista di Taiwan, uccidendo decine di migliaia degli indigeni taiwanesi e usando tale pulizia etnica come mezzo per liberare la terra per i sostenitori nazionalisti trasferitisi e stabilitisi sull’isola. Fino ad oggi, l’occidente è “silenzioso” su tali atrocità perpetrate dai nazionalisti, semplicemente perché i “nazionalisti” cinesi (che non sono diversi dai tedeschi nazisti per ideologia fascista), sono “capitalisti”. Molti bambini cinesi di Taiwan vengono inviati negli Stati Uniti per essere istruiti e indottrinati con atteggiamenti occidentali, imperialisti e capitalisti. Questa è una mania verso gli atteggiamenti occidentali, eurocentrici e razzisti “antistorici”, o che non hanno rilevanza storica o culturale per la storia e la psicologia cinesi, vecchie o nuove.

La violenza abituale degli Stati Uniti, la violenza associata all’imperialismo e alla colonizzazione eurocentrici, cerca di “normalizzare” la distruttività occidentale in Cina, e al popolo cinese di smettere d’interpretare questa epoca come “sfruttatrice” e “criminale”. In altre parole, tale insensata violenza eurocentrica contro la cultura cinese, come si è visto di recente a Hong Kong, va reinterpretata dal popolo cinese, in modo da vederla come “buona” (come un padre vittoriano che rimprovera un bambino ribelle) partendo dal processo di “maturazione” in quanto forzatamente “occidentalizzato”. Mentre i nazionalisti taiwanesi adottano un approccio alla “Topolino” nei confronti della storia e della cultura cinesi (generando un bizzarro mimetismo della propria eredità culturale), il Partito comunista cinese (PCC) conserva e protegge la storicità della Cina, nelle vecchie e “nuove” manifestazioni. Considerando che i nazionalisti hanno oppresso gli indigeni taiwanesi e trasformato l’isola di Taiwan in un’arena per i missionari statunitensi nel “convertire” e “lavare il cervello” ai giovani taiwanesi, il PCC assicura che la distruttività dell’imperialismo occidentale (e la sua giustificazionista ideologia capitalista) sia sempre compreso correttamente da una generazione all’altra.

Il punto è che Chiang Kai-Shek rappresenta il (capitalista) cristiano-occidentale in Cina, ed era il simbolo dell’ideologia totalitaria (fascista) del KMT. Il KMT, dalla direzione di Chiang Kai-Shek in poi, ha sempre commesso atrocità contro il popolo cinese iniziandole come “anticomuniste”, ma presto volgendo all’assassinio di qualsiasi cinese che resistesse al dominio del KMT. Taiwan, sotto il dominio totalitario della KMT, fu “forzata” dai suoi padroni statunitensi ad adottare improvvisamente il sistema democratico nord americano dal 1980 in poi, poiché gli Stati Uniti sapevano che nonostante la loro falsa propaganda, le elezioni democratiche si tenevano continuamente nella Cina continentale, una realtà osservata dal sempre crescente turismo occidentale in Cina.

Le violenze di Hong Kong sono presentate dalla stampa di destra occidentale come popolo cinese che esprime malcontento nei confronti del governo comunista, ma il comportamento di costoro non è “Cinese” per nulla! Più precisamente, tale fu raramente (se mai) osservato a Hong Kong, tranne che nel 1956, quando gli insorti del KMT (armati e finanziati dagli Stati Uniti) iniziarono una rivolta attaccando una scuola e un ufficio sindacale a Kowloon. Sospetto che tra le prove relative alle recenti violenze a Hong Kong, il nome “Taiwan” incomberà, col KMT alla base di tutto. Stati Uniti (e Regno Unito) hanno ospitato gruppi di giovani cinesi occidentalizzati incoraggiandoli ad intraprendere le violenze a Hong Kong se vogliono rendere la Cina come l’occidente. Questo è il motivo. Questi sono giovani immaturi, ma molto attivi e rumorosi in questa fase della loro vita. Quando matureranno, molti capiranno come vengono ingannati dagli occidentali e si scuseranno per il loro comportamento distruttivo (se riusciranno a convivere con la vergogna). Tali giovani non capiscono che in pochi decenni la Cina comunista ha spinto via l’occidente imperialista, il capitalismo e il cristianesimo avviando un programma di modernizzazione diffuso e approfondito basato sulle forze del mercato socialista. La scienza e la tecnologia della Cina eclissano quelle dell’occidente e la Cina come nazione ha generato enormi ricchezza e forza culturale nel suo popolo.

http://aurorasito.altervista.org/?p=8275

 

 

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

DENUNCIA: “FACEBOOK RIFIUTA IL TERMINE ‘LEGA’…”

SETTEMBRE 10, 2019

Un caso?

https://voxnews.info/2019/09/10/denuncia-facebook-rifiuta-il-termine-lega/

 

 

 

 

 

L’11 settembre e Jeffrey Epstein: la scorrettezza dei media al massimo grado

10 Settembre – KEVIN BARRETT

 

Con l’avvicinarsi del 18° anniversario dell’11 settembre, l’arresto e il presunto suicidio di Jeffrey Epstein hanno fatto notizia, sollevando dubbi sulla credibilità delle narrazioni ufficiali. Come scrive Eric Rasmusen: “Sembra che tutti, nella società di New York, sapessero dal 2000 che Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell stavano corrompendo ragazze adolescenti, ma [sapevano anche] che la stampa non ne avrebbe parlato.” Allo stesso modo, tutti, nella società di New York, sanno da tempo che Larry Silverstein, che aveva acquistato nel luglio 2001 quella cattedrale nel deserto piena di amianto del World Trade Center e che ne aveva immediatamente raddoppiato l’assicurazione, è un esponente del crimine organizzato amico di Netanyahu, nonchè  complice reo confesso della demolizione controllata dell’WTC-7, da cui aveva guadagnato oltre 700 milioni dollari di assicurazione con il pretesto che era stato in qualche modo abbattuto al-Qaeda. Ma neanche di questo parlerà la stampa.

Il New York Times, il quotidiano americano per antonomasia, ha il talento e le risorse investigative per mettere a nudo la grande corruzione di New York. Perché il Times ha fatto passare quasi due decenni ignorando i fin troppo ovvi e malsani comportamenti di Epstein e di Silverstein? Perché non sta scavando nell’assurda storia del presunto suicidio di Epstein? Perché non ha usato il lavoro di Architects and Engineers for 9/11 Truth, compreso il nuovissimo studio dell’Università dell’Alaska sulla demolizione controllata del WTC-7, per esporre il più grande scandalo del 21° secolo, se non di tutta la storia americana?

L’unica possibile risposta è che il New York Times sia in qualche modo complice di questi mostruosi crimini. Deve proteggere i suoi amici nei posti di responsabilità. Allora, chi sono questi amici e dove sono quei posti?

Una cosa che Epstein e Silverstein hanno in comune, oltre ai nomi che terminano in “stein,” è il presunto coinvolgimento nell’industria della prostituzione. Le stravaganze di Epstein, o almeno alcune di esse, sono ormai ben note. Non è così per Silverstein, che a quanto pare aveva iniziato la sua storia dalle stalle ai guadagni dell’11 settembre come magnaccia che forniva prostitute e spogliarelliste ai locali più sordidi di New York, insieme ad altre attività illecite tra cui “il commercio di eroina, il riciclaggio di denaro sporco e la corruzione della polizia di New York.” Tutto questo era venuto alla luce in una causa legale della metà degli anni ’90. Ma è praticamente impossibile trovare articoli investigativi sul New York Times.

Un altro legame tra Epstein e Silverstein è rappresentato dalle relazioni con le principali organizzazioni ebraiche americane. Anche mentre stava presumibilmente facendo prostituire le sue ragazze e vendeva eroina, Larry Silverstein era presidente dello United Jewish Appeal di New York. Per quanto riguarda Epstein, era il toy-boy e il protetto di Les Wexner, co-fondatore del Mega Group dei miliardari ebrei, associato al World Jewish Congress, alla Anti-Defamation League e ad altri gruppi filo-israeliani. In effetti, non ci sono prove che Epstein, il “miliardario che si era fatto da sé,” abbia mai guadagnato ingenti somme di denaro; il suo unico “cliente” di investimento era Les Wexner. Epstein, un ricattatore sessuale professionista, usava il suo presunto status di miliardario come una storia di copertura. In realtà, era solo un dipendente che lavorava per Wexner e per le reti criminali/di intelligence a lui associate.

Il che ci porta alla terza e più importante somiglianza tra Epstein e Silverstein: erano entrambi vicini al governo di Israele. Il controllore di Jeffrey Epstein era Ghislaine Maxwell, figlia della super spia del Mossad Robert Maxwell, tra i suoi amici c’era Ehud Barak, che attualmente sta sfidando Netanyahu per la leadership di Israele. Anche Larry Silverstein ha amici nelle alte sfere israeliane. Secondo Haaretz, Silverstein ha “stretti legami con Netanyahu” (gli parla al telefono ogni fine settimana) e con Ehud Barak, “a cui in passato Silverstein aveva offerto lavoro come suo rappresentante in Israele” e che aveva chiamato Silverstein subito dopo l’11 settembre.

Possiamo ragionevolmente supporre che sia Jeffrey Epstein che Larry Silverstein abbiano svolto un ruolo molto importante per conto dello stato di Israele. E possiamo anche supporre che questa sia la ragione per cui il New York Times ha coperto per quasi vent’anni gli scandali associati ai due agenti israeliani. Il Times, sebbene pretenda di essere il quotidiano americano per eccellenza, è sempre stato di proprietà e gestione ebraica. La sua copertura è sempre stata grottescamente parziale a favore di Israele. Non ha interesse ad esporre il modo in cui Israele controlla gli Stati Uniti ricattando i suoi leader (Epstein) o mettendo in scena un falso “attacco arabo-mussulmano contro l’America” (Silverstein). La terribile verità è che il New York Times fa parte della stessa rete ebraico-sionista “noi controlliamo l’America” di Jeffrey Epstein e Larry Silverstein.

Il “suicidio” di Epstein rivela il controllo sionista degli Stati Uniti e la decadenza e la depravazione del secolarismo occidentale.

Dal momento che il New York Times e gli altri media mainstream non tratteranno l’argomento, riflettiamo sui fatti e sulle lezioni dello scandalo del suicidio di Jeffrey Epstein, una vergogna nazionale che dovrebbe scioccare gli Americani e farli dubitare della loro visione del mondo in generale e della loro opinione sul mito ufficiale dell’11 settembre in particolare.

Sabato 10 agosto 2019, Jeffrey Epstein, già condannato per sfruttamento della prostituzione su minori, sarebbe stato trovato morto nella sua cella al Metropolitan Correctional Center (MCC) di New York City, una delle prigioni più corrotte d’America. Le autorità affermano che Epstein si sarebbe impiccato. Ma nessuno, nemmeno le testate giornalistiche più vendute dei media della propaganda corporativa americana, finge in modo convincente di credere alla storia ufficiale.

Jeffrey Epstein era un magnaccia pedofilo per presidenti e potenti. Il suo lavoro consisteva nel reclutare giovani ragazze per attività sessuali, offrendole poi a uomini potenti, in ambienti dotati di videocamere nascoste. Quando la polizia ha fatto irruzione nella sua casa di New York il 6-7 luglio 2019, [gli agenti] hanno trovato casseforti chiuse piene di immagini pornografiche di ragazze minorenni, insieme a pile di compact disc con l’etichetta “giovane (nome della ragazza) + (nome del VIP)”. Epstein aveva apertamente e sfacciatamente svolto questa attività per più di vent’anni, com’era stato riportato per gran parte di quel periodo dai media alternativi, come i miei Truth Jihad Radio e False Flag Weekly News. (Anche prima delle elezioni del 2016, il mio pubblico sapeva che sia Bill Clinton che Donald Trump erano clienti ricattati da Jeffrey Epstein, che Clinton era un frequent flyer del jet privato “Lolita Express” di Epstein e che Trump era stato accusato in modo credibile in un procedimento legale di essersi unito ad Epstein nel brutale stupro di una tredicenne, che poi Trump aveva presumibilmente minacciato di morte. Era stato solo nell’estate del 2019 che i media mainstream e i pubblici ministeri di New York City avevano iniziato a parlare di ciò che fino ad allora era stato relegato nel mondo delle “teorie della cospirazione.

Quindi, per chi lavorava Epstein? Il suo principale datore di lavoro era senza dubbio il Mossad israeliano e la sua rete criminale sionista mondiale. Il gestore di Epstein era Ghislaine Maxwell, figlia della super spia del Mossad Robert Maxwell. Secondo le deposizioni giurate, Ghislaine Maxwell reclutava ragazze minorenni per Epstein e supervisionava le sue operazioni di sfruttamento della prostituzione. Come riportato dal New Yorker il 16 agosto: “Nei documenti del tribunale desecretati il 9 agosto si afferma che la Maxwell era stata il complice principale di Epstein, prima come fidanzata e, successivamente, come sua fidata amica e procuratrice, gestendo un flusso costante di ragazze, alcune di appena quattordici anni, costringendole a fare sesso con Epstein nelle sue varie residenze in tutto il mondo e, occasionalmente, partecipando lei stessa agli abusi sessuali.” Insieme alla Maxwell, il secondo gestore del Mossad di Epstein era Les Wexner, co-fondatore del famigerato Mega Group di spie israeliane miliardarie, che aveva originariamente reclutato lo spiantato Epstein, offendogli una ricchezza fasulla in modo che potesse passare per un playboy miliardario.

Anche dopo il misterioso “suicidio” di Epstein, la mega-Mossadnik Maxwell ha continuato ad ostentare la sua impunità dalla giustizia americana. Senza dubbio ha voluto lei stessa che il New York Post del 15 agosto pubblicasse una sua foto dove sorride e sembra “glacialmente serena,” scattata all’In-And-Out-Burger di Los Angeles, mentre legge The Book of Honor: The Secret Lives and Deaths of C.I.A. Operatives. [1] Quella nauseabonda foto ha indotto il New Yorker ad accusarla di avere “faccia tosta,” un eufemismo per la chutzpah yiddish, una qualità che fiorisce nelle comunità associate sioniste e di Kosher Nostra.

La Maxwell e The New York Post, entrambi beni di Kosher Nostra/Mossad, stavano ovviamente mandando un messaggio alla CIA: non scherzare con noi o esporremo la vostra complicità in questi scandalosi crimini. Questa è la procedura operativa standard del Mossad: infiltrare e compromettere i servizi di intelligence occidentali per impedire loro di interferire con le enormi nefandezze dei Sionisti. Secondo l’ipotesi dello storico francese Laurent Guyénot, un falso tentativo di assassinio della CIA nei confronti del presidente John F. Kennedy, progettato per darne la colpa a Cuba, era stato trasformato dal Mossad in un vero omicidio e la CIA non aveva potuto rivelarlo a causa della sua stessa complicità. (Il motivo: impedire a JFK di porre fine al programma nucleare israeliano). Lo stesso scenario, sostiene Guyénot, spiega le anomalie della vicenda Mohamed Merah, le uccisioni di Charlie Hebdo e l’operazione false flag dell’11 settembre. Non sarebbe sorprendente se elementi della CIA infiltrati dai Sionisti fossero stati resi complici delle attività di ricatto sessuale di Jeffrey Epstein, al fine di proteggere Israele nel caso in cui Epstein avesse dovuto essere “bruciato” (che, apparentemente, è proprio quello che alla fine è successo).

Allora, che cosa è veramente capitato ad Epstein? Forse lo scenario più probabile è che Kosher Nostra, che possiede New York in generale e il carcere del MCC in particolare, abbia permesso al Mossad di esfiltrare Epstein nella Palestina occupata, dove gli verrà data una faccia nuova, una pensione, un suite di lusso con vista sul Mediterraneo e un flusso costante di giovani schiave sessuali (Israele è la capitale mondiale della tratta di esseri umani, un onore che aveva ereditato dopo la fine  della Seconda Guerra Mondiale dall’enclave Kosher Nostra di Odessa). Una volta che l’interesse dei media si sarà raffreddato, Epstein godrà senza dubbio delle visite del suo ex gestore del Mossad, Ghislaine Maxwell, del suo buon amico Ehud Barak e di numerosi altri VIP sionisti. Potrebbe persino offrire nuove schiave sessuali ai congressisti americani in visita.

Questo non è solo un paranoico scenario fantasy. Secondo Eric Rasmusen“Il Dipartimento di Giustizia non dovrebbe permettere che il corpo di Epstein sia cremato. E sarebbe meglio che ci dia prove convincenti che è veramente il suo corpo. Se avessi 100 milioni di dollari con cui uscire di prigione, procurarmi un cadavere e corrompere qualcuno per scambiare impronte digitali e DNA non sarebbe poi così difficile. Trovo preoccupante che il governo non abbia rilasciato le prove della morte di Epstein o una copia dell’autopsia.”

Ma la presunta autopsia non ha forse trovato fratture alle ossa del collo che sono più comunemente associate all’omicidio per strangolamento piuttosto che al suicidio [per impiccagione]? Questa polemica potrebbe essere stata creata per distrarre il pubblico da una rivelazione, apparsa su 4chan prima che si diffondesse la notizia del “suicidio” di Epstein, secondo cui Epstein sarebbe stato “scambiato” al MCC. In tal caso, il corpo con le ossa del collo spezzate non sarebbe stato quello di Epstein.

La vicenda di Epstein (come quella dell’11 settembre) mette in luce i due assiomi di fondamentale importanza nel secolarismo occidentale: non c’è verità e non ci sono limiti. Una società che non crede più in Dio non crede più nella verità, poiché Dio è al-haqq, la Verità, senza di cui l’intera nozione di verità non ha basi metafisiche. I filosofi postmoderni lo sanno perfettamente. Hanno insegnato ad un’intera generazione di studiosi occidentali di scienze umane che la verità è semplicemente una funzione del potere: le persone accettano qualcosa di “vero” solo nella misura in cui sono costrette dal potere ad accettarlo. Perciò, quando le persone più potenti del mondo insistono sul fatto che tre enormi grattacieli, con una struttura interna completamente in acciaio, l’11 settembre 2001 erano stati ridotti in briciole dagli incendi relativamente modesti di qualche ufficio, quell’assurda affermazione diventa la “verità” ufficiale, edificata dalle maggiori istituzioni occidentali: governi, tribunali, media e mondo accademico. Allo stesso modo, l’affermazione che Jeffrey Epstein si è suicidato in circostanze che rendono assurda tale asserzione diventerà probabilmente la “verità” ufficiale, messa agli atti e ratificata dalle istituzioni al potere in Occidente, anche se nessuno ci crederà mai davvero.

La carriera di spudorato ricattatore sessuale di Epstein, chiaramente al servizio del Mossad, così come lo sfacciato colpo di stato dell’11 settembre, illustra anche un’altra verità fondamentale del secolarismo occidentale: se non c’è Dio, non ci sono limiti (in questo caso alla depravazione umana e fino a che punto si riesce a farla franca). O, come nella famosa frase di Dostoevskij: “Se Dio non esiste, tutto è permesso”.

Dato che solo Dio può stabilire i limiti metafisici tra ciò che è permesso e ciò che è proibito, un mondo senza Dio non avrà questi limiti; in un mondo del genere il motto satanico di Aleister Crowley “Quello che farai diventerà la legge” sarà il solo e unico comandamento. Nell’Occidente senza Dio di oggi, perché gli uomini non dovrebbero “fare ciò che bramano” e soddisfare la loro libido violentando giovani donne, se poi riescono a cavarsela?

Del resto, tutti gli altri tabù sessuali sono stati infranti, uno per uno. Fornicazione, adulterio, omosessualità, sadomasochismo, inclinazione di genere… tutti quanti sono stati trasformati nel corso della mia vita da crimini e vizi a “diritti umani” di cui godono i laici occidentali più liberali e alla moda. Perfino la bestialità e la necrofilia sono in procinto di diventare “identità sessuali” normalizzate, i cui praticanti marceranno presto a testa alta nelle parate dell’”orgoglio bestiale” e dell’”orgoglio necrofilo.” Quindi, perché non normalizzare la pedofilia e le altre forme di stupro perpetrate dai forti contro i deboli? E perché non aggiungere anche la tortura e l’omicidio a scopo di gratificazione sessuale? Dopotutto, la bibbia segreta del movimento per l’identità sessuale è l’opera completa del Marchese de Sade, il satanico profeta della liberazione sessuale, che l’Occidente laico progressista e liberista sta finalmente eguagliando. Non sorprenderà quindi se, pochi anni dopo che il “suicidio” di Jeffrey Epstein sarà stato sepolto nel buco della memoria,

 

assisteremo a parate LGBTQBNPR,

dove il BNPR significherà bestialità, necrofilia, pedofilia e stupro.

(Avrebbe dovuto essere LGBTQBNPRG, con la G finale per Gropers [palpeggiatori], come il presidente Trump, solo che la G era già stata presa dai gay).

I P, i pionieri delle parate dell’orgoglio pedofilo, celebreranno senza dubbio Jeffrey Epstein come un incompreso eroe del passato, ingiustamente perseguitato sulla base del suo insolito orientamento sessuale.

 

Sta diventando sempre più difficile fare della satira sulla decadenza e sulla depravazione dell’Occidente secolare, che insiste nella parodia di se stesso con sempre maggior stravaganza. Quando il libro su questa civiltà, un tempo potente, sarà stato scritto e l’inchiostro si sarà asciugato, i lettori rimarranno stupiti dalle menzogne senza limiti degli psicopatici ubriachi di insolenza che l’avevano portata alla rovina.

Kevin Barrett

[1] Sembra che il libro le sia piaciuto, visto che lo ha recensito su Amazon con 5 stelle su 5 [N.d.T.]

  1. Maxwell
    5.0 out of 5 starsA comforting read after a personal tragedy
    August 15, 2019
    Format: Kindle Edition

A good friend of mine died recently under very tragic circumstances. Some of us saw it coming for quite a while but it was still a huge shock when it finally happened. I picked up this book at the advice of a friend and absolutely couldn’t put it down. I’d read it walking the dog, getting fast food, or even just lounging around the house. It helped me realized that my friend really believed in something, and that giving your life for the CIA, NSA, FBI, Mossad, or other intelligence agency is truly a higher calling and not something to mourn. A wholehearted recommendation.

Link: https://www.unz.com/article/9-11-and-jeffrey-epstein-media-malfeasance-on-steroids/

https://comedonchisciotte.org/l11-settembre-e-jeffrey-epstein-la-scorrettezza-dei-media-al-massimo-grado/

 

 

 

 

DIRITTI UMANI – IMMIGRAZIONI

SINDACO EX GRILLINO COME ORLANDO: ISCRIVE CLANDESTINI ALL’ANAGRAFE

11 settembre 2019

Un altro grillino/ex-grillino/neo-grillino contro le regole votate dagli italiani:

Da oggi i richiedenti asilo potranno iscriversi all’anagrafe del Comune di Parma. A stabilirlo una direttiva del sindaco Federico Pizzarotti, in contrasto con quanto previsto dal decreto Immigrazione Sicurezza, oggi trasformato in legge, che impediva l’accesso alle liste delle amministrazioni comunali ai migranti in attesa del riconoscimento del loro stato giuridico. La decisione dell’amministrazione parmigiana arriva dopo una importante sentenza del tribunale di Parma che si era espressa sul ricorso di un richiedente asilo, il quale si era visto rifiutare l’accesso alla residenza da parte del Comune. Il giudice civile aveva ordinato al sindaco “l’immediata iscrizione nel registro anagrafico della popolazione residente” del migrante, spiegando che la residenza è un requisito fondamentale per la dignità della persona e che la richiesta di asilo sia titolo sufficiente per averne diritto. È lo stesso sindaco Pizzarotti, nella sua direttiva, a richiamare quella sentenza e a spiegare come l’iscrizione anagrafica “rappresenti un presupposto necessario per beneficiare di alcuni diritti e servizi fondamentali (come ad esempio il servizio sanitario) che possono essere riconosciuti solo a coloro che siano stabilmente e legittimamente presenti sul territorio, oltre che un indispensabile strumento di controllo del territorio stesso da parte delle istituzioni”.

Il passaggio fondamentale dell’atto sottoscritto dal primo cittadino arriva però alla fine del testo, dove Pizzarotti dispone che “i propri delegati pro-tempore con funzioni di ufficiali di anagrafe, procedano all’iscrizione anagrafica dei soggetti richiedenti asilo politico”.

Ricordiamo che i cosiddetti ‘richiedenti asilo’ sono di fatto clandestini in oltre il 90 per cento dei casi. Vogliono dare la residenza per poi regalare la cittadinanza.

https://voxnews.info/2019/09/11/sindaco-ex-grillino-come-orlando-iscrive-clandestini-allanagrafe/

 

 

 

 

Mafia nigeriana, donne costrette a prostituirsi con minacce e riti magici

10 settembre 2019

Venivano reclutate in Nigeria, trasferite in Libia e poi imbarcate su un gommone per l’Italia, destinate ai giri di prostituzione. La squadra mobile di Brescia ha sgominato un’organizzazione criminale internazionale dedita alla tratta umana e sfruttamento della prostituzione.

L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, è partita in seguito alla denuncia di tre donne, decise ad uscire dal giro e ad affrancarsi dai loro sfruttatori. Dalle testimonianze sono emersi i meccanismi di funzionamento dell’organizzazione con base in Libia e Nigeria finalizzata a favorire l’ingresso di giovani donne da avviare alla prostituzione.

Dai racconti delle donne sono emerse anche le violenze fisiche, gli abusi sessuali subiti durante il viaggio e dentro il centro di detenzione libico.

In Italia l’organizzazione le convinceva ad abbandonare i centri di accoglienze e le costringeva a prostituirsi, ricorrendo alla minaccia di violenze e riti magici (juju) ai danni dei familiari in patria. Come somma di affrancamento chiedevano dai 20.000 ai 30.000 euro.

Sei gli indagati, tre gli arrestati, tutti nigeriani, per tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione, tra la provincia di Brescia e Torino, che gli investigatori hanno potuto individuare grazie alle intercettazioni telefoniche. Attraverso i canali di cooperazione con la polizia nigeriana, è stato identificato anche uno dei componenti della banda, operante all’estero, che aveva il compito di trasferire le vittime di tratta dalla Nigeria alla Libia, dove venivano imbarcate in direzione delle coste italiane.

https://it.sputniknews.com/italia/201909108074661-mafia-nigeriana-donne-costrette-a-prostituirsi-con-minacce-e-riti-magici/

 

 

 

 

 

ECONOMIA

Da Wall Street a Palazzo Chigi

Alessandro Gilioli – 4 settembre 2019

Se vogliamo provare a capirci qualcosa dell’attuale fase politica italiana ma non solo, potremmo utilmente leggere o rileggere il documento uscito il 19 agosto dalla

 

Business Roundtable,

l’associazione che riunisce i 181 capi delle principali corporation quotate americane, insomma i padroni di wall Street, la crème del famoso uno per cento.

Del documento si è un po’ parlato anche qui da noi, per quanto sia stato pubblicato quando eravamo già nel pieno della nostra crisi politica – il Papeete, Renzi, le capriole multiple etc.

Per capirci, dopo 35 anni di capitalismo selvaggio i padroni dell’economia ci hanno fatto sapere che compito delle aziende è «dare beneficio a tutte le parti interessate: clienti, dipendenti, fornitori, comunità e azionisti».

“Gli azionisti” citati tra gli altri e pure per ultimi, il che è un rovesciamento completo rispetto al mantra che tutti i dirigenti e gli amministratori delegati ci hanno recitato per decenni: noi dobbiamo fare solo l’interesse dei nostri azionisti, ci pagano per questo, al resto semmai pensi la politica ma meno ci pensa meglio è, basta lacci e laccioli, viva Milton Friedman etc. etc.

Ora, come è evidente, non è che questi signori siano diventati altruisti o tanto meno “socialisti” da un giorno all’altro. Semplicemente si sono resi conto che è arrivato il tempo di salvare il capitalismo da se stesso: cioè dai suoi eccessi, come da un po’ di tempo gli hanno ripetuto in tanti, da sir Atkinson a Colin Crouch.

Questi eccessi si sono arrogantemente imposti dall’era Reagan-Thatcher in poi e ancor più dopo la caduta del Muro di Berlino, ingoiandosi i poteri politici e le democrazie, pervadendo della propria ideologia anche i partiti di sinistra che hanno preferito l’emulazione dell’avversario storico alla contestazione radicale di questa ideologia. Fino allo scoppio dei populismi e dei nazionalismi, quindi all’instabilità economica e commerciale attuale, ai rischi di sistema, alla paura che tutto il meccanismo si ingolfi.

Di qui il grande tentativo di appeasement attuale: il documento della Business Roundtable, la nuova Commissione Ue che promette di mettersi alle spalle l’austerity, quella vecchia che fa autocritica sulla Grecia, la finanza britannica che arriva a ipotizzare una qualche collaborazione con Corbyn pur di mettere fine alle insensatezze di Boris Johnson. E così via, fino all’appoggio al nuovo governo italiano.

Insomma, segnali di appeasement, tentativi di mediazione dopo che la scopa è scappata di mano agli apprendisti stregoni rovesciando mezzo appartamento. Siamo di fronte a una sorta di richiesta di patto sociale dopo 35 anni di lotta di classe dall’alto verso il basso. Una richiesta per interesse, è ovvio, non stiamo parlando di etica.

Funzionerà?

Dipende da come e dove sarà fissata l’asticella, in questo conflitto-confronto sociale e politico. Cioè dalle cose concrete che questo possibile appeasement conterrà in termini di redistribuzione, disuguaglianze, diritti, speranze per la propria vita. E ambiente, sì. Perché il Green New Deal è questa roba qui, in sostanza, o dovrebbe esserlo.

Anche in Italia, sì, con questo governo appiccicato, che pare aver davanti a sé un compito molto più alto della qualità umana e culturale di chi vi si siederà – o almeno della maggior parte di loro.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/09/04/da-wall-street-a-palazzo-chigi/

 

 

 

 

 

I negozi chiuderanno tutti

06/09/2019 Massimo Bordin

La miopia, anche quando è classificata come “media”, consiglia di adottare occhiali con lenti sottili o sottilissime per potersi meglio conformare alle montature. Purtroppo, per la gran parte dei miopi ciò significa costi ulteriori nel negozio di ottica. Chi ha esperienza in questo campo, inoltre, sa che per far durar a lungo un paio d’occhiali è bene che le lenti siano antiriflesso e soprattutto antigraffio. Altra spesa, dunque, che si aggiunge al trattamento delle lenti normali.

Per ottemperare a questo problema di costi, da buon avaro, ho cercato gli occhiali online, anche per la curiosità di vedere com’era l’offerta in questo particolarissimo campo. Alla fine ho scelto una montatura molto simile alla precedente, ho seguito i facilissimi passaggi online inserendo diottrie, asse, cilindro e tutta la compagnia ed ho ordinato gli occhiali nuovi pagando in tutto (spedizione compresa), 90 euro. Se avessi avuto una miopia bassa avrei potuto scegliere lenti normali spendendo 40 euro, ma tant’è. Due anni fa, dall’ottico di fiducia, avevo acquistato gli occhiali precedenti, pagando 120 euro SOLO LE LENTI, ed aspettandone l’arrivo una settimana in più di quelle testè comprate online. Molto improbabile pagare in negozio un occhiale da vista a meno di 200 euro.

La maggior parte dei miei acquisti, oramai, avviene online perchè vi è maggior scelta (chi ha problemi a trovare le taglie sa di cosa parlo), costi mediamente più bassi (a volte molto più bassi), estrema facilità nella modalità dei resi. Spesso, quando affermo tutto ciò, vengo subissato dalle critiche. “Ma come, proprio tu che critichi la globalizzazione e promuovi l’italianità poi acquisti online?”; “Jeff Bezos sfrutta i lavoratori e poi vendi i tuoi libri proprio su Amazon”; “che fine farebbero le politiche di salvaguardia del territorio se tutti facessero come te?”

Queste critiche, oltre che ingenerose (se mi restituissero tutti i soldi che ho lasciato negli anni ai negozi fisici sarei miliardario in dinari del Kuwait), non tengono conto del fattore determinante, e cioè che i negozi fisici sul territorio sono rimasti gli stessi degli anni Settanta.

Peccato che siamo alla fine del 2019

Non solo, sono anche peggiorati rispetto agli anni Settanta, perché tengono meno scorte nei magazzini ed i commessi ora sono quasi sempre precari senza la “scuola” che veniva garantita al tempo, e mi riferisco in particolare alla sartoria. Ora chiedo ad ognuno di voi: pensate al vostro lavoro. E’ cambiato dagli anni Settanta o no? E se si, come? Io insegno e pur essendo un ambiente piuttosto refrattario alle novità, nelle classi scolastiche ora ci sono registri elettronici, lavagne multimediali, supporti digitali, laboratori di informatica e di lingue, cuffie, wifi, e tutta la solfa. Insomma: la scuola non si è molto cambiata dagli anni Settanta, ma un poco si. Il negozio di scarpe sotto casa, invece, è cambiato? Ed il centro commerciale dove vendono mutande, televisori e giacche a vento? Non è forse rimasto tutto uguale a 10, 20 anni fa?

Chi ha negozio se lo deve ficcare in testa. Il suo mestiere cambierà e non potrà reggere alla concorrenza online. L’unico modo che ha per salvarsi è puntare sulle aspetttive che hanno i consumatori quando entrano in un negozio fisico. Chi entra in un negozio tradizionale, al netto degli anziani, degli habitué e dei moralisti, ora si aspetta di avere un’esperienza, Esperienza che non può avere cliccando, ovviamente. Dunque, il personale, il collegamento online e tutto ciò che circonda il prodotto che viene venduto farà la differenza contro gli e-commerce. Ad esempio, se entro in un negozio per comprare le scarpe da basket a mio figlio, il piccolo furfante dovrà poter indossare e provare tutto ciò che riguarda il basket, confrontare la sua altezza con quella di Marco Belinelli grazie ad una sala di realtà virtuale e giocare a basket andando a canestro DENTRO il negozio mentre aspetta, ahimè, che io paghi il conto alla cassa. Il commesso che non sa nulla di basket, che non lo segue e non lo ha mai giocato, magari alto una banana e di origine eschimese, forse (dico forse, eh?) sarebbe meglio evitarlo. Perlomeno in un negozio che vuole vendermi prodotti per il basket.

Altro esempio. Se entro in una libreria e compro un libro di Roberto Saviano, lo leggo tutto a casa e mi fa schifo (cosa peraltro assai probabile nel caso di Saviano); ecco, devo avere la possibilità di cambiarlo con un altro libro, cosa impossibile con Amazon, ad esempio.

Inoltre, devo potermi sedere su un divano e leggiucchiarne diversi di libri, e meglio sarebbe se anche i commessi fossero forti lettori… Insomma, queste sono cose che l’e-commerce non è in grado di offrirci.

Quando un cliente entra in un negozio deve farlo perché è bello entrarci, non per il prodotto in sé (che trovo anche online). Comprare con un clic sarà anche utile, ma non è che sia poi così bello. Al momento attuale, in Europa, non ho ancora visto negozi attrezzati in tal senso, se escludiamo lo Starbucks di Milano (autentica eccezione della catena), Fico Eataly Word, a Bologna, ed il Filling Station Motel di Udine.

La brutta realtà è che nella maggior parte dei casi i negozi tradizionali sono ereditati da una seconda o terza generazione che pensava di continuare come i loro genitori; oppure abbiamo a che fare con catene commerciali impersonali, tipo Trony, che hanno fatto la fine che hanno fatto (fallimento) proprio per i motivi anzidetti.

Per concludere, ed a scorno di eventuali detrattori, preciso che i miei nuovi occhiali sono realizzati in Italia, non in Congo, e che il sito di riferimento è spagnolo, e non cinese.

http://micidial.it/2019/09/i-negozi-chiuderanno-tutti/

 

 

 

 

 

Il 18 Brumaio di Paolo Barnard

01/05/2015 Massimo Bordin         RILETTURA

Le teorie economiche che fanno capo a J.M.Keynes hanno tutte in comune la lotta alla disoccupazione, il sostegno alla domanda, il controllo pubblico sull’economia privata al fine di evitare sperequazioni e crisi cicliche.

I mezzi per attuare questo sono anche molto complicati e tecnici, ma in linea generale non possono prescindere dalla sovranità monetaria e dall’intervento pubblico.

Noi di Micidial sosteniamo apertamente questo tipo di economia, sia per i risultati ottenuti nel corso del XX secolo, sia per la razionalità e coerenza espressa dal capostipite della teoria, Keynes nei suoi scritti e nei suoi atti pubblici.

Infine, ma non ultimo, il metodo neokeynesiano va sostenuto anche per le capacità mostrate da alcuni suoi successori di adattarsi alle novità macroeconomiche e politiche succedutesi nel corso degli anni (la fine del gold standard, la globalizzazione, ecc). Ovviamente, le politiche neokeynesiane sono ampiamente contrastate da tre tipi di persone:

Soggetti ignoranti in materia (frequentatori di osterie, incazzati antisistema, lavoratori che credono che il capitalismo sia cosa buona e giusta esattamente come prima di Colombo pensavano che la terra fosse quadrata)

Soggetti consapevoli delle dinamiche economiche, ma la cui applicazione risulterebbe LORO sconveniente (la maggior parte dei potenti)

Soggetti realisti che ritengono il liberismo sfrenato un dato di fatto e vi si adeguano ritenendolo comunque un fenomeno economico inevitabile a prescindere (sono i nuovi servi della gleba, i nuovi negri)

In Italia, di recente, le teorie keynesiane hanno trovato ampio sbocco nella MMT, teoria moderna monetaria con molti padri e studiosi, ma brillantemente circoscritta nei suoi principali assunti dall’economista e trader americano Warren Mosler.

In Italia, la diffusione si deve all’opera dell’eccentrico giornalista Paolo Rossi Barnard che da anni martella con articoli molto appassionati il web ed i social. Degne di nota sono anche le presenze televisive, da Matrix a LaGabbia anche perché il Barnard conosce molto bene il mezzo televisivo essendo stato co-fondatore di Report con la più nota Gabanelli e collaboratore di Santoro ai tempi di Samarcanda.

Dopo diversi anni di iperattività, oggi le teorie neokeynesiane in Italia sembrano in difficoltà proprio a causa dei continui litigi dei suo maggiori sostenitori pubblici, in particolare di Paolo Barnard, dei gruppi territoriali Mmt comparsi in forma associativa in tutto il territorio nazionale e dagli atteggiamenti non sempre efficaci degli economisti americani, Mosler compreso che per diversi mesi sembrava appeso all’attivismo di Barnard e ora evita non solo lui, ma anche tutti i collaboratori stretti e i simpatizzanti di Barnard stesso.

Per noi di Micidial, queste rotture sono sospette e assurde.

1.SOsPeTTe, perché è cosa nota che le politiche neokeynesiane entrano in contrasto con gli interessi dei potenti, i veri potenti. per dirla con Barnard, e cioè col mondo delle multinazionali e dei mostri finanziari. Quindi a sto punto è lecito supporre che i litigi in stile capponi di Renzo avvengano perché qualcuno dentro i movimenti ha dei vantaggi a incrementare le divisioni. Sempre, sempre, sempre dentro i movimenti politici e le grandi teorizzazioni economiche si è assistito a controversie su questo o quell’argomento, ma ciò – di norma – avviene quando il movimento è diffuso e maturo. Marx fece cacciare Bakunin dall’Internazionale quando il comunismo era di già, e per l’appunto, un fantasma che si aggirava per l’Europa e tutti sapevano di che si trattava. Le liti tra Mosler e Barnard o tra diversi capibastone esponenti mmt, invece, sembrano quelle delle baruffe chiozzotte di Goldoni, con Titta Nane geloso di Sior Toffolo per la mano di Licetta. Da ridere insomma.

Fate questo esperimento: andate in piazza e chiedete ai primi 50 individui che incrociate se sanno chi è Barnard, chi è Mosler, cos’è la Mmt.

Fatto? Ecco, appunto.

2) ASsurDe, perché le spaccature in seno ai sovranisti ne inficiano la buona riuscita sotto il profilo strategico.

Questo, è il punto che maggiormente vogliamo approfondire

LA STRATEGIA

Per avere una strategia con sufficienti probabilità di riuscita, occorre immaginare come saranno le cose quando la guerra sarà finita e vinta.

La visione del Belpaese dopo l’opera dei sovranisti neokeynesiani qual è?

Certo, verrebbe da dire, quella di un paese con sovranità monetaria che può spendere a deficit e che reimmette nel circuito una quantità di moneta sufficiente a far ripartire industria e servizi. Ok, ok… su questo ci siamo, ma – in concreto – quale sarà il rapporto dell’Italia con le altre nazioni, per esempio? E le persone al governo saranno keynesiane? Avranno consulenti keynesiani al ministero delle finanze?

Barnard non sembra tenere ben in considerazione questo, da quello che abbiamo letto. Il tentativo fatto da Barnard è stato quello di accreditarsi (lui a braccetto con Mosler fino a pochi mesi fa) presso alcuni uomini politici che però… udite udite … non erano e non sono al potere!!!

Si sono avvicinati a gente come Fassina del Pd, sfanculato sia da Monti che da Letta che da Renzi. Con un pizzico di presunzione, crediamo che Fassina, uomo certamente vicino alle politiche keynesaine, sarebbe da avvicinare SE – E SOLO SE – fosse LUI il ministro delle finanze, non se lo è qualcuno che si trova contro il Fassina stesso. Altrimenti è come se io vado a fare domanda di assunzione nella fabbrica di proprietà di un ateo con la raccomandazione del Vescovo.

Poi a più riprese Barnard ha insultato l’area cosiddetta di sinistra (il PD ed i sindacati), accusandoli di essere europeisti e responsabili di quello che è successo. Lo ha fatto proprio quando questi, dopo secoli, sono andati al potere e semmai si è avvicinato più all’area di Berlusconi, che pure ha gestito l’Italia nell’euro per tutto il tempo. Le dichiarazioni che avvicinavano il movimento ad alcune istanze forziste sono avvenute proprio quando Berlusconi era orami fuori dai giochi, cioè dal 2011. Ne è una riprova l’invito di Barnard stesso a Canale 5 e il suo articolo presidente berlusconi per il bene dell’Italia non si dimetta. Quello che Barnard ha scritto su Grillo e i grillini, invece, non lo scriviamo neanche.

In epoca più recente, Barnard è riuscito ad avvicinarsi a Varoufakis, neoministro delle finanze greco, ma siccome Varoufakis ha poi preso come consulente il keynesiano Galbraith e non il keynesiano Mosler, allora Varoufakis è diventato subito per Barnard un idiota (epiteto di cui ha omaggiato anche Galbraith, figlio del più noto economista dai tempi della crisi del ’29)

Varoufakis ha bisogno di pilotare un’uscita dall’euro in modo molto lento e indolore, magari facendo passare una doppia moneta e la cosa per lui è ancora più difficile e rischiosa perché il ritorno alla sovranità monetaria non era esplicitamente compreso nel programma elettorale di Syriza.

Quando i greci arriveranno là (perché ci arriveranno), che dite, dopo che gli si è dato ripetutamente dell’idiota, potrebbe essere che Varoufakis cercherà ancora la collaborazione di chi lo ha insultato? Mah! Gli italiani hanno poca memoria, si sa, ma non è che tutti i popoli sono come il nostro.

Barnard assomiglia molto ad un Mazzini malconcio, in questa fase. E’ doveroso riconoscere a Mazzini di aver saputo risvegliare gli italiani migliori dal torpore e dalla decadenza imperiale austriaca, ma fu Cavour a decidere le sorti del Risorgimento.

Fu il primo ministro torinese che attraverso la decisione di partecipare alla guerra di Crimea riuscì a strappare un’alleanza con la Francia e poi a prendere Milano e Venezia con le armi. Mazzini, moralista qual era, vedeva focolai di insurrezione ovunque. Per lui non c’era bisogno di alleanze. Anzi, allearsi con qualcuno significava tradire.

Tutti gli italiani, per il passionario ligure, avrebbero dovuto coltivare il seme della rivolta per l’indipendenza. Questa convinzione porterà alla morte di molti patrioti nel 1821, nel ’31, nel ’48, nel ’49. E carcere, tanto carcere duro allo Spielberg, ma nessuna liberazione fino a Cavour.

Fatte le debite proporzioni, Barnard ci ricorda il buon Mazzini. Per lui siamo tutti delle merde perché non abbandoniamo casa e famiglia e andiamo a combattere. Ha ragione, ma non ci ha indicato né la trincea né il campo di battaglia, né lo scenario finale.

A Micidial, diffidiamo ENORMEMENTE dei moralisti e dei moralizzatori.

Non perché non abbiamo valori di riferimento (anzi, ne abbiamo più di chiunque ci legga qui), ma noi siamo consapevoli che la morale dipende dalle condizioni economiche d’esistenza individuali e del gruppo in cui ci troviamo. La morale dipende sempre dall’esperienza e non dalle letture; in particolare, nel nostro caso, i valori nascono dal complesso intreccio di quello che abbiamo vissuto e patito.

Per dirla con Nietzsche, laddove voi uomini vedete cose divine, noi vediamo cose umane, ahi troppo umane!

Il che significa, ancora, che dietro alla morale si celano spesso vigliaccherie, vittimismo, vanagloria, paura, opportunismo mistificato da buone intenzioni e principi incrollabili.

Non si può chiedere a dei ragazzi curiosi ma sperduti sul web di mollare tutto e dedicarsi 24 ore su 24 ore alla mmt. Barnard in persona ha mollato la Mmt prima di loro: gli è bastato non essere invitato da Mosler e collaboratori al tour che sta facendo in queste settimane in giro per le città italiane ospite delle università.

A lui, per mollare la Mmt, è bastato non essere invitato. E’ bastato che non lo citassero a dovere. Fino a pochi giorni prima, però avrebbe preteso che vi si dedicassero anima e core padri di famiglia, studenti, persone con delle responsabilità affettive ed economiche!

Barnard ha spesso detto che per queste lotte lui ha sacrificato il lavoro e che vive con la pensione della madre. Bè, che dire, non è da tutti, certo, ma per esempio chi scrive divulga la Mmt, ma non vive con la pensione della madre! Vive con i soldi del proprio lavoro.

ATTENZIONE! Non vogliamo essere fraintesi. Si aspettava e si aspettano ancora con emozione i pezzi ed i video di Barnard dove smaschera il Vero Potere e descrive in modo semplice una teoria complessa come quella monetaria. Tutti i suoi articoli sono degni di divulgazione, sono carichi di sincera passione e umanità. Per questo l’opera di Barnard va riconosciuta e l’autore ringraziato. SEMPRE.

Qui si mette in discussione l’impostazione strategica di questa dottrina economica, una strategia finora fallimentare e le maggiori responsabilità spettano proprio a chi per primo in Italia la fece conoscere.

Le capacità relazionali in situazioni conflittuali di questo tipo sono tutto e Barnard non sembra avere queste capacità.

A giudicare dai litigi tra capetti e sostenitori, nemmeno gli italiani della Mmt sembrano avere grosse capacità relazionali e spesso somigliano troppo al loro “maestro”.

Poniamo il caso che alle prossime elezioni diventi premier un fautore delle politiche keynesiane e che assuma Mosler come consulente. Quanto tempo volete che i media ci mettano a scoprire che il massimo divulgatore di Mosler in Italia – Barnard appunto – ha esibito il pene eretto sul suo sito web? Verrebbe da dire che i media hanno affossato Berlusconi per molto meno!

Quale credibilità può avere la mmt dopo simili atteggiamenti? Vengono in mente le parole di Giulietto Chiesa, ormai qualche anno or sono, incappato nella bagarre internettiana cui Barnard ha costretto nel tempo il bravissimo Giovanni Zibordi del sito Cobraf, Beppe Grillo e tutto il movimento a 5 stelle, Paolo Bagnai di Goofynomics e infine lo stesso Warren Mosler

  1. Chiesa:

“Barnard mi ricorda perfino, con severo rimprovero, che io guido un movimento, Alternativa, «che rischia ora di usare immense energie su una strada del tutto sbagliata». Torno a dire che le energie di cui disponiamo non sono così immense. Ma faccio fatica a capire di quale strada sbagliata parli Barnard. E quale sarebbe la strada giusta che Alternativa dovrebbe seguire. Francamente non vedo proprio nessuna strada in quel suo modo di procedere. Tra l’altro, programmaticamente, da solo. Ma è scelta sua, da non confondere con la mia. Chi sceglie di camminare da solo dovrebbe astenersi dal dare consigli a chi ha sempre cercato di camminare in compagnia. Sono due tipi di passeggiate molto diversi tra loro… Non mi sento un guru. Sono troppo vecchio per pensare di cominciare una carriera politica a 71 anni. Il mio obiettivo è quello di far crescere un gruppo di dirigenti nuovi. E non mi pongo proprio il problema se mi abbandoneranno o meno. Il problema è mio, di quando, per gli acciacchi o per altro, sarò costretto ad abbandonarli io. L’essenziale è che restino uniti e non cedano. L’essenziale è che non pensino di poter fare da soli.”

Cosa evidenziava di tanto importante Chiesa in questa polemica?

Che Barnard cammina da solo perché gli altri neokeynesiani, in pratica, per lui o non capiscono, o non vogliono, o sono dei traditori. E la cosa, aggiungiamo noi di Micidial qui, è che molti sostenitori e attivisti mmt gli somigliano, cioè rivelano un carattere simile, molto rancoroso e litigioso, come se il movimento in Italia avesse avuto successo perché c’era Barnard e non per una sua intrinseca forza. Questo è preoccupante e Mosler lo ha capito benissimo. Mosler, tra l’altro,  è arrivato in italia la prima volta a parlare di mmt grazie a Zibordi e all’IT forum di Rimini, non grazie a Barnard .

Mosler ha in testa una strategia precisa e secondo noi consiste nel farsi chiamare dal governo italiano per tirare il paese fuori dalla m…. (finisce per … erda, tanto per citare). Un tentativo già fatto con Barnard ma fallito perché, a nostro avviso, aveva seguito gli interlocutori sbagliati e insultando tutti strada facendo.

Temiamo che questa strategia – anche se finalmente chiara – sia rischiosa perché anche qualora questo avvenisse, basterebbe un alito di vento per precipitare di nuovo nella fossa. Esattamente quello che accadde, mutatis mutandis, all’Argentina, che abbandonò il programma di Mosler dopo essersi ripresa grazie a lui dal default del 2001.

Micidial ha in mente diverse strategie che la mmt potrebbe percorrere, ma una cosa è certa: quella intrapresa da Barnard conteneva errori macroscopici e grossolani che hanno avuto l’effetto di spaccare il movimento neokeynesiano in almeno 3 tronconi: il gruppo Economia per i cittadini (Epic); il movimento dei gruppi territoriali me-mm; i gruppi facebookiani favorevoli ad una mmt proBarnard.

Neanche il partito comunista italiano era riuscito in una simile impresa ed a spaccarsi in tutti sti pezzi, ma li era più comprensibile, trattandosi di un colosso!

Ricordiamo a tutti, per esempio, che il nazionalsocialismo (che peraltro applicava teorie keynesiane in economia!!!) fu respinto dal belpaese anche grazie allo spirito di Salerno inaugurato da Palmiro Togliatti, comunista filosovietico che non esitò un secondo, di fronte alla minaccia nazista, a cercare l’aiuto di liberali, cattolici, persino monarchici. In altri termini, Togliatti unificò gli antifascisti italiani e diede loro delle priorità.

La priorità dei teorici keynesiani deve essere quella di produrre politici keynesiani, oppure e soprattutto quella di organizzare un movimento avente carattere POLITICO e non esclusivamente intellettuale e divulgativo.

In subordine, ma moooolto in subordine, arrivano le ruvidità dei vari Basciu o Mosler negli scambi di posta elettronica!!! In subordine, ma mooolto in subordine, vengono gli inviti dai sindaci, i libretti divulgativi, le convocazioni in Vaticano ecc ecc.

Ultima considerazione su Mosler: l’accusa più ridicola che viene fatta a Mosler da Barnard e dai suoi fedeli, è che sarebbe un ricco trader. Un amerikeno con la kappa.

A parte che essersi arricchito facendo affari è molto più nobile che farlo sfruttando gli operai nella fabbrichetta di papino, il fatto che Mosler sia un trader lo rende molto più credibile, in verità.

Il mondo è pieno di economisti che non capiscono dove vanno i mercati e perdono soldi in borsa.

Il mitico Keynes, ma guarda un po’, si arricchì con gli investimenti, anzi fu senza dubbio un grande trader. E questo è secondo noi il miglior segno che di economia e di strumenti finanziari ne capiva veramente tanto.

Barnard continuerà a fare quello che ha sempre fatto bene: il giornalista ed il divulgatore. Sarà obbligatorio ricordarlo come il miglior divulgatore sovranista in Italia. Quello che scrive Barnard sul pensiero unico in economia e il potere e la vergogna del progetto Unone Europea è TUTTO GIUSTO, ma non ha dimostrato di essere (o di voler essere) un leader.

È il migliore nel farci arrabbiare e nel farci capire cosa sia il Vero Potere, ma è il peggiore nell’aggregarci.

http://micidial.it/2015/05/il-18-brumaio-di-paolo-barnard/

 

 

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

Didattica: le 3 Pentole di Sir John Templeton

18/02/2016 Massimo Bordin

“Quando il sangue scorre per le strade, quello è il momento di comprare”. Sir John Templeton si riferiva ovviamente ai momenti di panic selling sulle borse, quando le cadute o lo scoppio delle bolle azionarie trascinava con se momenti di panico assoluto e di vendite dettate dall’emozione. Ecco che per Lui in quei casi si potevano comprare azioni societarie a prezzi stracciati ed era una ghiotta occasione di acquisto. In effetti, se vediamo cosa è successo allo SP500 americano DOPO il 2008 occorre riconoscere che ci aveva visto giusto. E’ davvero strano come una frase così apparentemente cinica (io la trovo deliziosa per molti aspetti della psicologia delle masse) sia stata pronunciata da un autentico filantropo dell’umanità, un uomo che oltre a fare affari ha voluto regalare un totale di 1 miliardo di dollari a scopi benefici, in particolare nel campo della salute. Tuttavia, nonostante le contraddizioni – ripeto – solo apparenti, è bello scoprire che Sir Templeton è anche l’autore di una delle tattiche più efficaci per investire i propri risparmi: le tre pentole.

Secondo Templeton, gli investimenti sarebbe bene che lievitassero come i dolci da forno, lentamente ma inesorabilmente, cioè che fruttassero piano piano e in modo continuo. Niente azzardo e colpo grosso insomma, che è forse la più grande tentazione di chi investe denaro.

Funziona così. Prendete tre pentoloni, nel primo, il più grande, ci ficcate la maggior parte del capitale con caratteristiche di bassissimo rischio, cioè obbligazioni statali, buoni postali, conti di deposito, pronti contro termine. L’obiettivo è il massimo rendimento di periodo, che quando scrivo difficilmente può superare il 2% di rendita annua. Se il vostro capitale totale ammonta a 100, la quota da mettere in questa pentola sarà 70.

Nel secondo pentolone, invece, ci metterete prodotti a rischio medio, cioè obbligazioni corporate, oppure per i più attenti alle cose di mercato dei fondi bilanciati. Mentre scrivo, difficile attendersi da questa pentola una resa superiore al 5%. Riserverete a questa parte del patrimonio il 20% totale.

Il terzo pentolone è per i cuori robusti, cioè per l’alto rischio, che, per inciso, va tradotto con azioni, futures, hedge fund, etf. Se le cose vanno bene, e sottolineamo SE, ci possiamo attendere da questa porzione un rendimento attorno al 15%. Il pentolone sarà piccolo, riservando ad esso la quota del 10% del capitale.

La tabella qua sotto rende bene l’idea

PRIMA PIGNATTA SECONDA PIGNATTA TERZA PIGNATTA
Basso rischio Medio rischio Alto rischio
Rendimento ipotesi 2% Rendimento ipotesi 5% Rendimento ipotesi 15%
Bond statali – Conti deposito –buoni postali Bond Corporate – Fondi Bilanciati Azioni – futures – Etf – Hedge Fund
70% del capitale 20% del capitale 10% del capitale

Tutto qui? NO, adesso viene il bello. Se, come può accadere, i mercati periodicamente mettono il turbo, i margini di profitto derivanti dal terzo pentolone vanno prelevati dal terzo pentolone e ficcati la metà nel primo pentolone, e l’altra metà nel secondo pentolone.

Quest’ultimo essenziale accorgimento rappresenta il lievito della nostra cucina ed è il valore aggiunto proposto da Templeton. Funziona? Bè, dipende da QUALI prodotti ficco nei pentoloni e dalla disciplina nel mantenere questa tattica di investimento, tuttavia storicamente ed evitati i cigni neri del mercato avrebbe funzionato piuttosto bene.

Templeton e le sue tre pentole sono usati dai risparmiatori abituarli?

No…!!!

Almeno, questa tattica non è utilizzata dal 99 per cento degli investitori italiani, che dunque si possono dividere in due tipologie:

  1. quelli che mettono quasi tutto nella pentolona 1
  2. quelli che mettono quasi tutto nella pentolona 3.

In ambedue i casi è chiaro che i soldi a lievitare nei pentoloni ci vanno SOLO se entra lo stipendio e SOLO se su di esso si risparmia qualcosina a fine mese.

http://micidial.it/2016/02/didattica-le-3-pentole-di-sir-john-templeton/

 

 

 

 

GIUSTIZIA E NORME

La nuova legge sui mutui impenna la vendita delle case in Spagna

Roberto Pellegrino – 10 settembre 2019

Tra luglio e agosto la vendita delle case in Spagna è aumentata del 21%. Un dato sorprendente che è merito della nuova Legge sui Mutui che il Governo spagnolo ha approvato a fine giugno. Dopo un lungo braccio di ferro tra associazione consumatori, banche e Governo, alla fine è arrivato un decreto che viene molto in aiuto di chi compra casa.
La Spagna è il Paese che più di tutti ha sofferto in Europa per la crisi finanziaria, il blocco dell’emissione dei crediti, e l’impossibilità di molte famiglie di continuare a pagare le rate del mutuo, hanno provocato migliaia di sfratti. Le banche si sono trovate a gestire migliaia di appartamenti di chi non ha potuto più pagare, mettendosele sulle spalle e poi svendendo alle aste. Con la nuova legge il compratore sarà più tutelato.

Le modifiche della nuova legge sul mutuo, ha introdotte queste nuove regole:
1. Le clausole in materia saranno completamente rimosse in tutti i mutui concessi a partire da questo momento.
2. Le procedure di recupero saranno ora effettuate solo quando un mutuatario cade in arretrato di 12 quote o del 3% del capitale. In altre parole, un creditore deve ora attendere almeno 12 mesi di arretrati prima del rientro.
3. Un mutuatario deve andare dal Notaio due volte, la prima volta almeno 10 giorni prima della firma dell’atto del mutuo. Il mutuatario avrà l’opportunità di porre eventuali domande pertinenti sui termini del mutuo al notaio che assiste alla firma dell’atto. Il Notaio può verificare la conoscenza del mutuatario delle condizioni di prestito. La seconda volta sarà con il creditore per firmare l’atto ipotecario e formalizzare legalmente il prestito.
4. Al mutuatario sarà consegnato una copia dell’atto ipotecario almeno 10 giorni prima della firma dal Notaio.
5. Alla stipula di un mutuo in Spagna il mutuatario paga per:

L’ imposta della proprietà (tasación in spagnolo), che è in media tra 400 e 700 euro. Il mutuatario è libero di scegliere a quale professionista affidarsi.
Il creditore paga:
l’Imposta di bollo (AJD) sull’intero importo del prestito ipotecario.
Commissioni di gestione
Spese notarili
Tasse catastali

  1. I prestatori non possono più apporre su un mutuo eventuali servizi e prodotti finanziari collegati non richiesti, ad es. assicurazione casa, copertura vita, piani pensione, carte di credito, ecc.
    7. Le penali per il rimborso anticipato dei mutui sono ora limitate, in quanto sono significativamente ridotte.

http://blog.ilgiornale.it/pellegrino/2019/09/10/la-nuova-legge-sui-mutui-impenna-la-vendita-delle-case-in-spagna/

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Trump licenzia Bolton

© AP Photo / Nikolai Petrov

Il presidente degli Stati Uniti ha riferito di aver licenziato il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton.

10 settembre 2019

Trump ha scritto su Twitter di aver informato Bolton ieri sera che la Casa Bianca non aveva più bisogno dei suoi servizi.

“Sono fortemente contrario a molte sue proposte, come altri funzionari dell’amministrazione, e ho chiesto a John di annunciare le sue dimissioni, il che ha fatto stamattina”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti.

Trump ha ringraziato Bolton per il servizio e ha detto che avrebbe nominato il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale la prossima settimana.

https://it.sputniknews.com/politica/201909108076712-trump-licenzia-bolton/

 

 

 

 

 

POLITICA

ZINGARETTI INVITA ONG CARICA DI CLANDESTINI A VIOLARE ACQUE ITALIANE: “OCEAN VIKING ENTRI SENZA SE O MA”

10 settembre 2019

“​Quella nave per me deve entrare, senza se e senza ma”. Lo ha detto il segretario Pd, Nicola Zingaretti, commentando l’ultimo caso di clandestini prelevati dalla nave Ocean Viking dell’ong Msf-SosMed, che ora chiede di approdare in un porto italiano.

Nella notte sono stati presi a bordo dal veliero Josepha, nave di un’altra Ong, che li ha poi trasferiti sulla Ocean Viking, “nel mezzo di una tempesta. Abbiamo ancora una volta chiesto un ‘place of safety’ (un porto sicuro dove sbarcare) per le 84 persone soccorse a bordo”, fa sapere Sos Mediterranee che, insieme a Medici senza frontiere, gestisce la nave umanitaria.

La Libia ha offerto un “pos” ma quel Paese, secondo Medici senza frontiere, “non è un posto sicuro dove riportare le persone soccorse. Abbiamo chiesto un’alternativa”. La Tunisia? No. Malta? No. L’Italia. Dove ora c’è il Pd.

https://voxnews.info/2019/09/10/zingaretti-invita-ong-carica-di-clandestini-a-violare-acque-italiana-ocean-viking-entri-senza-se-o-ma/

 

 

 

 

 

L’OPPOSIZIONE DI PIAZZA E NON

di Arturo Diaconale – 10 settembre 2019

 

 

Si può fare opposizione al Conte bis senza bisogno di scendere in piazza? Matteo Salvini e Giorgia Meloni dovrebbero sfuggire alla tentazione di considerare che il campo degli avversari del Governo giallo-rosso debba comprendere solo quanti hanno intenzione di partecipare alle manifestazioni di protesta da tenere negli spazi pubblici del Paese. L’area di chi considera una iattura il ritorno del Partito Democratico al governo in compagnia dei trasformisti del Movimento 5 Stelle, è molto più ampia di quella formata dai militanti di Lega e Fratelli d’Italia. Non c’è bisogno di ripercorrere la storia dell’Italia repubblicana per convincersi che lo schieramento avverso alla sinistra ed alle sue degenerazioni giustizialiste è formato da una serie di componenti tra loro molto diverse. Queste componenti aggiuntive a quelle formate da Lega e Fratelli d’Italia non sono solo i gruppi del cosiddetto centro moderato a cui sembra rifarsi Forza Italia. La stessa destra non si esaurisce in Salvini e nella Meloni, ma ha una serie di articolazioni che vanno dai gruppi più radicali a quelli ispirati a valori liberali antagonisti ed alternativi alla sinistra.

Sarebbe un errore, allora, considerare opposizione solo quella della piazza. Un errore che porterebbe ad una autoghettizzazione che rischierebbe di isolare e marginalizzare le componenti del sovranismo populista, regalando il paese al Partito Democratico ed al Movimento Cinque Stelle non per il resto della legislatura ma per un tempo molto più lungo.

Mai come in questo momento, invece, l’obbiettivo che Salvini e la Meloni dovrebbero perseguire è quello dell’allargamento a forze diverse e del coinvolgimento delle tante anime di una maggioranza che va in piazza ma che manifesta il proprio dissenso anche rimanendo in silenzio ed operando senza canti e bandiere.

Non si tratta di un’impresa facile. Soprattutto per chi, come Salvini, è stato oggetto di una criminalizzazione interna ed internazionale tesa a escluderlo vita natural durante dal governo del Paese. Ma il leader della Lega deve fare lezione di quanto avvenuto. E riprendere il cammino tenendo sempre presente che l’isolamento porta a fare la fine di Marine Le Pen.

http://opinione.it/editoriali/2019/09/10/arturo-diaconale_salvini-meloni-opposizione-sovranismo-populismo-governo-giallo-rosso-pd-m5s/

 

 

 

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

PALMO DI BANCOMAT – DIMENTICATE L’IMPRONTA DIGITALE E LA FACCIA PER PAGARE CON LO SMARTPHONE

AMAZON STA SPERIMENTANDO UNA NUOVA FORMA DI E-PAYMENT CON UN SENSORE SUL PALMO – A BREVE SARÀ INTRODOTTA NELLA CATENA DI ALIMENTARI WHOLE FOODS PER ELIMINARE LE FILE ALLE CASSE: PER SALDARE IL CONTO BASTA PORGERE LA MANO E…

VIDEO QUI: https://youtu.be/eFsWPZQMiKc

Jaime D’Alessandro per “la Repubblica” – 10 settembre 2019

 

Dai un dito e si prendono la mano. Dimenticate l’ impronta digitale per attivare lo smartphone, negli Stati Uniti stanno pensando direttamente a quella del palmo, anche se stavolta in ballo non c’ è il settore dei telefoni quanto quello degli acquisti nei supermercati.

 

Mentre all’ Ifa di Berlino, una delle fiere di tecnologia più grandi d’ Europa, Amazon ha appena presentato l’ accordo con Netflix per offrire un catalogo di film e serie unificato con il suo servizio streaming, dall’ altra parte dell’ Oceano sperimenta una nuova forma di pagamento. Che pare la voglia introdurre a breve nella catena di alimentari Whole Foods, acquisita nel 2017, per eliminare le file alle casse. Si entra, si mette nel carrello quel che si vuole e si salda il conto porgendo la mano. Già, perché il sensore è di nuova generazione e non richiede di poggiarla.

Grazie all’ intelligenza artificiale applicata all’ analisi delle immagini, analizza dimensione e geometria di dita e palmo riconoscendo il cliente. Il sistema ha in memoria l’ impronta, legata a una carta di credito, e avrebbe un margine di errore di uno su diecimila operazioni. Ma si sta lavorando per ridurlo a uno su un milione. La soffiata è arrivata al New York Post dagli impiegati degli uffici di Amazon che in questi giorni sarebbero stati cooptati come cavie per verificare l’ affidabilità della soluzione chiamata in codice Orville.

«La biometria, in fase sperimentale in diversi supermercati, serve per velocizzare le operazioni alla cassa fino ad eliminarla quasi del tutto», spiega Ivano Asaro, a capo dell’ Osservatorio mobile payment del Politecnico di Milano. «E, in prospettiva, potrebbe sostituire anche la carta di credito così la conosciamo oggi».

 

Amazon da questo punto di vista non è sola. L’ americana Keyo, nata nel 2015, utilizza il reticolo venoso sempre della mano per identificare il cliente. In Russia una catena di supermercati sfrutta l’ impronta digitale. In Cina al contrario puntano al riconoscimento facciale, sia online sia nei negozi fisici. E poi ancora i pagamenti via smartphone con la scansione dell’ iride, fino al caso estremo del chip sottopelle usati in Svezia da 10 mila persone.

«Non commentiamo le voci di corridoio» fanno sapere da Amazon che di tecnologie ne brevetta tante e che raramente concede chiarimenti su quel che sta testando. Ma che nella multinazionale di Seattle abbiano la fobia per tutto quel che può rallentare il processo di acquisto, prima sul Web e ora suoi negozi, non è una novità. Richard Brandt, nel saggio “One click. La visione di Jeff Bezos e il futuro di Amazon”, ha descritto bene l’ attenzione posta nel brevetto del 1999 che permette di comprare online sul più grande supermercato del Web in un solo passaggio.

La catena Amazon Go, inaugurata proprio nel quartier generale di Amazon nel 2016, va nella stessa direzione: un complesso di videocamere intelligenti riconosce automaticamente quali prodotti mettiamo nel carrello e calcola il totale da addebitare sulla carta di credito. Bisogna però passare su un lettore all’ entrata il proprio telefono, con la sua app dedicata, come fosse una carta di imbarco.

Orville può sembrare fantascienza, in fondo però sembrava fantascienza anche il sensore per le impronte digitali sullo smartphone prima della sua diffusione a partire dal 2013. Stando alla Deloitte, ne erano stati montati oltre un miliardo già 5 anni dopo e oggi il 60 per cento dei telefoni ha un sistema di riconoscimento biometrico di qualche tipo, che sia l’ impronta, il battito cardiaco, la scansione dell’ iride, il reticolo venoso della mano.

 

«Tecnologie simili in prospettiva si potrebbero impiegare perfino per abbonamenti e buoni pasto», conclude Ivano Asaro. «Ma ripeto: siamo alle sperimentazioni, benché ormai su scala sempre maggiore ». Insomma, porgere la mano (o la faccia) per pagare al supermercato è nel futuro di tutti noi, anche se si tratta di un futuro non proprio dietro l’ angolo.

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/palmo-bancomat-ndash-dimenticate-rsquo-impronta-digitale-faccia-213165.htm

 

 

 

 

 

Quali regole per le nuove tecnologie?

di Rudy Bandiera – 11 settembre 2019

Il ritardo normativo nel regolare le novità tecnologiche è sempre più presente, l’innovazione va ad una velocità mentre le norme vanno ad un’altra, restando indietro, non per ultima la situazione dello sharing di monopattini elettrici a Milano.

Come risolvere la situazione? Come raggiungere la stessa velocità?

Di seguito, prima del video, la sbobinatura di quello che dirò nel video stesso, in modo che possiate leggere i sottotitoli oppure, se preferite, seguire direttamente dal post quello che dico nel video. Ci saranno delle imprecisioni “linguistiche”, ma se qualcuno riesce a fare dei video di 5 minuti senza copione, errori e tagli… beh mi dica come si fa 🙂

Ciao ragazzi!
Si sta facendo un gran parlare in questi giorni, in queste settimane dell’imposizione che ha dato Milano per fermare, per bloccare i monopattini elettrici, questi gingilli che secondo me sono straordinari, sono bellissimi e che permettono alle persone di spostarsi da un punto A ad un punto B praticamente senza rumore e senza inquinanti.
Che cosa succede? Che come al solito noi ci dividiamo esattamente in due, ci dividiamo tra quelli che dicono “Si è una cosa veramente fighissima perché non inquina, non fanno rumore, consumano pochissima elettricità e permettono alle persone di districarsi nel traffico senza problemi”. Anche se senza problemi, vorrei vedere a Roma per esempio, i monopattini elettrici si perderebbero nelle buche, ma anche a Ferrara nel ciottolato di cui è cosparsa la città non si potrebbe assolutamente andare.
Al di là di questo, che è un problema secondario, dall’altra parte abbiamo quelli che dicono “Eh no, perché questi qui sfrecciano a destra e sinistra ad altissima velocità, non si sa se devono andare sulle piste ciclabili, sulle zone pedonali, non esistono normative”.
Ecco, il punto secondo me, al di là dello schierarci, come spesso accade noi vediamo nero o bianco ma non vediamo dietro, il vero punto che ci sarebbe da discutere, da individuare. Il vero punto qual è? È che le tecnologie evolvono molto più velocemente rispetto alla velocità con cui vengono normate. E quindi cosa succede? Succede che come nel caso per esempio dei monopattini, quindi dello sharing, ci sono dietro degli enormi business, dietro allo sharing di ogni tipo c’è dietro tantissimo capitale e perché? Perché stiamo lasciando, come diceva Rifkin, l’era del possesso per entrare nell’era dell’accesso, cosa significa?
Significa che le persone non vogliono più possedere qualcosa ma vogliono usare qualcosa. Io non ho bisogno di avere la macchina quando posso usare la macchina e quindi cosa facciamo, entriamo in questo enorme circolo di sharing che è governato da app normalmente e che è, a mio modo di vedere, sicuramente virtuoso.
Perché si consuma meno, perché cambiano le economie di scala, perché è sociale, abbiamo sempre pensato che la tecnologia ci dividesse dagli altri mentre invece in questo caso vediamo che ci unisce agli altri, quindi lo sharing è bellissimo ma lo sharing che si evolve attraverso app e tecnologie vola molto più veloce rispetto alle normative che possono per l’appunto normare queste app e queste tecnologie e gli oggetti che vengono “sharrati” cioè condivisi.
Quindi che cosa dovremmo fare? Secondo me, al di là di questo caso specifico perché per esempio anche Parigi ha vietato l’utilizzo dei monopattini elettrici, dovrebbero esserci a mio avviso delle, dico una parola esagerata solo per farmi capire, delle commissioni, anche locali, non solo, ma in particolare locali, per cercare di capire e di gestire quali possono essere le nuove tecnologie in arrivo, arrembanti, e che esploderanno nei prossimi mesi / anni, in maniera da capirne costi e benefici e da pre-normarle prima che arrivino prendendo ad esempio la giurisprudenza già esistente.
Perché questo? Perché altrimenti noi rischiamo di trovarci continuamente con cose nuove che non sappiamo gestire e che non impariamo a gestire e non iniziamo addirittura a gestire fino a quando non ci scappa il morto o il ferito o la persona che si fa male perché lo sappiamo che è così che funziona.
Quindi dobbiamo cominciare a pensare che le normative, le leggi e le regole vanno ad una velocità, il mondo va ad un’altra e quindi bisogna investire in qualcuno, commissioni, realtà, persone, individui, non lo so, che riescono ad individuare quali sono le nuove tecnologie per poterle normare prima che arrivino. Faccio un esempio concreto: Mobike, come altri gestori di biciclette, secondo me sono servizi stupendi, ma le Mobike si sa che vengono trovate parcheggiate ovunque, per ovunque intendo ovunque quindi se io trovo una Mobike parcheggiata sul marciapiede non mi scandalizzo, ma se passa un non vedente o una persona in carrozzina per capirci, non ha il diritto di passare come tutte le altre persone? Assolutamente sì, e quindi è migliore il diritto della persona che lascia la bicicletta lì, perché semmai non ha inquinato e non ha preso l’auto, lo so che non dovrebbe parcheggiarla lì, ma sto facendo un esempio che vediamo tutti tutti i giorni, oppure è maggiore il diritto della persona che ha diritto di passare su quel marciapiede?
Ecco, servono norme precise e per avere norme precise non possiamo aspettare che qualcuno si rompa le ossa a cavallo a una bicicletta o monopattino.
Rock & roll.

VIDEO QUI: https://youtu.be/tR00XJykkzw

https://www.rudybandiera.com/nuove-regole-nuove-tecnologie-milano-0911.html

 

 

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