RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 27 APRILE 2021

RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI

27 APRILE 2021

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Senza dubbio, l’intelligence militare è la più datata.

ANTONELLA COLONNA VILASI, Manuale di intelligence, Città del sole, 2011, pag. 17

 

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SOMMARIO

LA RICCHEZZA, LA POVERTÀ, IL DENARO NEL CINEMA
Scariche elettriche per chi non abbraccia il pensiero unico.
Il mondo degli ignoranti, e cosa fare per batterlo
“Controindicazioni antirazziste” saranno aggiunte a Sir Isaac Newton. La gravità è razzista, la stupidità no
Il miglio verde, un film pieno zeppo di errori
Arriva il kit del piccolo partigiano, “propaganda da regime coreano”
Prof Sinagra: la scoperta dell’inganno è prossima, i responsabili pagheranno
Meluzzi: la mafia nigeriana ha preso il controllo del territorio
Audiolibro di Rudolf Steiner – Il Legame tra i Vivi e i Morti
Qualcosa d’altro: i racconti di Gianfranco de Turris 1986-2000
Tensione tra Italia e Russia per il caso della spia Biot: Mosca espelle un diplomatico dell’ambasciata
Lo schiaffone del Fisco: punisce i proprietari di casa
“Non è tutto verde quel che luccica”
Mps, la commissione d’inchiesta sulle banche convoca l’ad Bastianini
Covid, “strage, epidemia colposa e turbata libertà”: presentata denuncia
Bill Gates contrario alla libera ricolazione dei brevetti
L’Italia, Goldman Sachs e J. P. Morgan
Ora vi spiego l’€uropa green
Ma com’er quella del disastro epocale in India?
Il 22% degli italiani ha difficoltà a pagare le bollette
Con il 5% di vaccinati tutto finito in Cina?
Caso penale svela il traffico illegale di organi in Cina
“In autunno potrebbe morire il 20-30% dei vaccinati, incolperanno le nuove varianti”
“Con l’uscita della Russia dall’Iss finisce un’era”, dice Guidoni
È colpa di Mussolini
I comunisti nella Resistenza: combattivi ma inaffidabili

 

 

 

EDITORIALE

LA RICCHEZZA, LA POVERTÀ, IL DENARO NEL CINEMA

La ricchezza, la povertà, il denaro nel cinema

Il denaro è croce e delizia. È un valore che viene trattato con deferenza anche nel linguaggio filmico dove il ricco è un personaggio proiettato in un mondo che ben poco ha a che fare con la vita della gente comune (Questa è la tragedia dei ricchi: non hanno bisogno di nienteCharles Coburn Henry Fonda nel film “Lady Eva”, 1941). A conferma di un ragionamento tutto orientato al principio molto americano del successo, un ricco mancato comunque avrebbe avuto successo in altro modo perché se non fossi stato molto ricco, forse sarei stato un grand’uomoOrson Welles nel film “Quarto potere”, 1941).

Continuando la lucida crudezza di analisi, i privilegiati posseggono una speciale immunità comportamentale (è facile non fare stronzate quando si è ricchiIsabelle Huppert nel film “Un affare di donne”, 1988). Anche il linguaggio del cinema focalizza l’idea che le ricchezze abbiano origine spietate, io mi sono fatto da solo, accumulando a uno a uno quelle poche centinaia di miliardi soltanto con il continuo sudato lavoro. Degli altri, naturalmente! (Walter Szelak in“Il pirata”, 1948) e che i ricchi sono personaggi pericolosi (è della gente ricca che bisogna avere pauraBibi Andersson a Birgitta Pettersson nel film “Il volto”, 1958).

Esiste una voce solitaria che ipotizza la ricchezza come possibilità di realizzare una vita qualitativamente migliore (se io avessi i suoi quattrini, sarei più ricca di leiAudrey Hepburn nel film “Colazione da Tiffany”, 1961), evidenziando – come da luogo comune imperante – la povertà spirituale e la grettezza monomaniacale del processo di accumulazione. All’interno di un coro critico si affaccia, con notevole premonizione, la considerazione acuta che la ricchezza si poggia sull’intensità di indebitamento di coloro che non hanno molto (come? Sono un capitalista da appena tre ore e ho già un debito di diecimila dollari? È il segreto del nostro benessere: tutti hanno debiti con tuttiJames Cagney nel film “Uno, due e tre”, 1961) e che, nonostante tutto, esiste qualcuno, rarissimo, che non si fa incantare dalla ricchezza (non sono loro che mi disturbano, anzi… è che non posso sopportare questa gentaglia che crede che con i soldi si possa comprare tuttoKlaus Kinski nel film “Fitzcarraldo”, 1982), considerato che rimane tutto sulla terra (che ne farà dei soldi quando sarà sottoterra? Così un povero agricoltore a Gary Cooper nel film “È arrivata la felicità”, 1936).

Molto resistente è la mitologia sul denaro e sui modi per procurarselo. Dal più fatuo, sebbene non facile, del balzo sociale Manuela (so bene che non sposi l’uomo dei tuoi sogni. Ma tutti i miliardi dei nostri sogni si. E sai: gli uomini passano, i miliardi restanoGladys Cooper nel film “Il pirata”, 1948) al suo significato simbolico ed insieme concreto (chi lo può sapere meglio di un povero cosa sono i soldi? – Adriano Celentano nel film “Yuppi du”, 1975). Obbedendo alla durissima legge della privazione degli esclusi (la miseria c’è dappertutto… per i poveriTyrone Power nella pellicola “La lunga linea grigia”, 1955) e dei quali ben poco importa ai privilegiati (i poveri sono poveri e peggio per loro! – Anthony Hopkins nel film “Casa Howard”, 1992) che possono dominare l’universo mondo fatto di beni e del possesso (dopotutto, cosa sono i soldi? Sono tutto, ecco cosa sonoGroucho Marx in “Una ragazza in ogni porto”, 1952) diventando l’argomento cardine della promozione sociale (cara, non ti passa mai per la mente che c’è chi se ne infischia dei quattrini? Non fare la sciocca, stiamo parlando seriamenteJane Russell nel film “Gli uomini preferiscono le bionde”, 1963) e che raggiungere posizioni danarose notevoli bisogna dotarsi di una pertinacia ossessiva e monomaniacale per farlo (non è poi tanto difficile fare un sacco di soldi, se uno ci tieneEverett Sloane nel film “Quarto potere”, 1941).

Con una certa leggerezza, che non nasconde l’ironia corrosiva ed una sorta di disprezzo di salvataggio, il denaro si conquista con metodiche differenti da quelle propinate alla moltitudine nell’affermare che i soldi non si fanno con il lavoro, si fanno con i soldi: non lo sai? (Johnny Dorelli nel film “Pane e cioccolata”, 1974), come pure che ci sono due semplici strade per avere i soldi: o li rubi o te li sposiTony Curtis nel film “Operazione sottoveste”, 1959). Persiste una certa filosofia keynesiana che appoggia sulla circolazione della ricchezza la nuova religione del denaro e la sua giustificazione di essere quando viene affermato che il denaro non è che carta se non lo spendi, (Virginia Mayo nel film “La furia umana”, 1949) e soprattutto che il denaro ha le gambe, e deve camminare. Altrimenti, se resta nelle tasche, prende la muffa (Elio Marcuzzo nel film “Ossessione”, 1943). Il dialogo del denaro con il cinema continua.

FONTE: http://www.opinione.it/cultura/2021/04/26/manlio-lo-presti_ricchezza-povert%C3%A0-cinema-denaro-croce-delizia-quarto-potere/

 

 

 

IN EVIDENZA·

Scariche elettriche per chi non abbraccia il pensiero unico.
Federica Francesconi – 25 aprile alle ore 12:14

Ah, ma il pericolo in Italia è il ritorno del fascismo.
Buon 25 aprile all’insegna delle torture che verranno!
https://www.facebook.com/photo?fbid=10221959499274326&set=a.10200354016790767

FONTE: https://www.facebook.com/photo?fbid=10221959499274326&set=a.10200354016790767

Il mondo degli ignoranti, e cosa fare per batterlo

Aprile 27, 2021 posted by Giuseppina Perlasca

Un articolo un po’ lungo, ma necessario, per capire come combattere la propaganda dei mass media e capire i danni che fa. 

Uno spettro infesta il mondo occidentale, lo spettro di una comprensione grossolanamente sbagliata del mondo, e questo a causa di una comunicazione sbagliata, faziosa e che non informa, ma fa solo propaganda.

I bambini britannici hanno incubi sul clima. La metà degli intervistati francesi ritiene probabile che il cambiamento climatico causerà “l’estinzione della razza umana”. Gli insegnanti americani riassicurano gli studenti che hanno attacchi di panico quando gli incendi imperversano da qualche parte sul pianeta. L’eco-ansia ha chiaramente attanagliato il mondo occidentale, ma quel che è peggio è che la maggior parte delle persone ha una visione triste di tutto il progresso dell’umanità, non solo del cambiamento climatico.

I cambiamenti climatici sono però lenti, e quindi la mente umana, mal nutrita viene a semplificare e accellerare.  Il compianto Hans Rosling, il professore svedese di salute internazionale che la maggior parte di noi conosce come l’uomo eccitato su YouTube (quello che spiega il progresso del mondo con bolle e blocchi giganti), ha dedicato la sua vita a dissipare queste percezioni errate. Ora la  Gapminder Foundation che ora porta avanti la sua eredità

I nostri sondaggi sull’ignoranza hanno dimostrato che il pubblico in generale è fuorviato su molti fatti globali di base. Esistono statistiche globali affidabili per quasi ogni aspetto dello sviluppo globale, ma questi numeri non vengono trasformati in una comprensione popolare perché l’uso e l’insegnamento delle statistiche è ancora troppo difficile “

Gapminder pone regolarmente 12 domande (a volte con una tredicesima domanda sulle temperature globali, che la maggior parte delle persone tende ad azzeccare) sui cambiamenti di base, non controversi, nello sviluppo globale – domande a scelta multipla su cose come il cambiamento demografico, quante ragazze nei paesi poveri finiscono scuola elementare e sull’evoluzione della povertà estrema negli ultimi venti anni.

I risultati sono terribili, ma non è una questione di ignoranza. Se le persone sinceramente non lo sapessero veramente, sceglierebbero un terzo di risposte giuste, ed è questo che capita ad uno  scimpanzè. L’umano medio ottiene 2,2 risposte giuste. I risultati di alcune domande, come quelle sull’aspettativa di vita globale (50, 60 o 70 anni?), dovrebbero spaventarci più di qualsiasi triste visione del cambiamento climatico. eppure gli stueendti delle università migliori rispondono correttamente solo in un caso su cinque e perfino premi Nobel sbagliano. I gruppi con i risultati peggiori sono stati i sindacalisti svedesi (il 10% ha risposto correttamente) e gli insegnanti norvegesi (il 7% ha ragione). In una lezione memorabile, Rosling ha esclamato animatamente “Cosa diavolo stai insegnando ai bambini ?!”

Qui sta gran parte del problema della nostra continua disinformazione sul mondo.

La copertura mediatica ci inonda con un flusso costante di catastrofi da una parte o dal mondo o dall’altra, mentre trascura i grandi non-eventi del mondo. Quando i super cicloni uccidono 128 persone invece delle centinaia di migliaia che avrebbero fatto in passato non fanno notizia. Quando centinaia di migliaia di persone vengono sollevate dalla povertà estrema ogni giorno,  questo non fa notizia. Il risultato è, osserva Gapminder, che “le persone finiscono per portare in giro un sacco di fatti obsoleti che hanno imparato a scuola”.

Contrastare che richiede informazioni e un quadro aggiornato per pensare al mondo. Abbracciare l’idea che le cose migliorino gradualmente, non peggiorino, man mano che risolviamo più problemi, inventiamo cose migliori e portiamo più persone nel mercato globale. Il ritorno di una mentalità così ottimista (Rosling preferisce il “possibilista”) non richiede altro che accettare che “i fatti sono migliori dei miti, specialmente per capire il mondo”.

Non disinformare
Dire che il mondo sta migliorando non significa essere compiacenti dei suoi problemi.  Il progresso è un processo graduale, che si guadagna progressivamente e che ha profonde radici storiche. È per dire che il progresso è duramente guadagnato; che è un processo graduale, con profonde radici strutturali e storiche; che le piccole creazioni che possiamo realizzare nelle nostre vite si combinano per rendere il mondo intero leggermente meno cattivo di quanto non fosse ieri.  Ogni singola attività fatta anche per noi stessi , per migliorarci, è una attività fatta anche per gli altri.

Questo non è un percorso predeterminato e sicuramente non è sempre in miglioramento. L’anno scorso è stato una battuta d’arresto in quasi tutti i modi in cui sappiamo misurare (mortalità, aspettativa di vita, povertà). Il ventesimo secolo ha visto alcune delle peggiori atrocità dell’umanità: guerre mondiali, genocidi, autocrati. A volte il progresso si interrompe, e talvolta il nostro progresso passato dà origine a nuove sfide che dobbiamo ancora superare, come la concentrazione di CO2 nell’atmosfera dal carbone e dal petrolio che abbiamo bruciato come combustibile o per i mezzi di trasporto.

A volte il progresso si interrompe, e talvolta il nostro progresso passato dà origine a nuove sfide che dobbiamo ancora superare, come la concentrazione di CO2 nell’atmosfera dal carbone e dal petrolio che abbiamo bruciato per (grande!) Uso come combustibile, produzione e trasporto.

Sebbene questa sia una sfida globale di cui parlare seriamente con i nostri figli, non dobbiamo esagerare. Imbrogliarli con falsi profeti  di sventure non aiuta nessuno.

Nessuno ha detto a questi ragazzi che gli incendi ora distruggono un’area minore rispetto a prima, e che le foreste in California si incendiavano molto di più prima dell’arrivo degli europei. Le morti dovute a catastrofi naturali, quelle come tempeste, uragani e inondazioni, che di solito associamo al peggioramento del cambiamento climatico, diminuiscono enormemente in quasi tutti i periodi di tempo, anche se siamo molte più persone sul pianeta. La mortalità infantile sta diminuendo ovunque nel mondo e produciamo più cibo di quanto ne abbiamo mai avuto. Nessuna di queste tendenze sta per interrompersi, invertire e annullare improvvisamente i progressi che abbiamo già fatto.

Qual è lo scopo di studiare quando il mondo sta crollando intorno a noi?
Questo è un punto che molti scolari hanno sollevato, Greta Thunberg forse in modo più prominente. Il mondo si sta dirigendo verso un urgente disastro climatico, quindi perché dovrebbero studiare per un futuro che non avranno?

Una delle ragioni sarebbe imparare che il mondo non sta collassando, che le cose stanno migliorando, anche se la copertura della pandemia e l’allarmismo sui cambiamenti climatici sembrano suggerire il contrario. I disastri sono rapidi e improvvisi; il progresso è lento e conquistato a fatica. Viviamo vite più lunghe, più sane, più sicure, migliori e più appaganti, con un migliore accesso a quasi tutto ciò che puoi immaginare. Finora, l’ingegnosità umana ha superato qualsiasi cosa che un pianeta ostile ci abbia lanciato contro o che una mentalità declinista abbia evocato.

In tutto questa confusione, per fortuna, c’è almeno una cosa che puoi fare: infondere a tuo figlio non i pericoli del mondo, ma il progresso effettivo del mondo. Questo è ciò che sta facendo Tony Morley, un compagno di viaggio e un importante sostenitore del progresso: rivolto ai bambini dai 6 ai 12 anni, Morley sta riunendo un centinaio di storie di una pagina sulle forze, le persone e lo stupefacente storia di come gli esseri umani sono progrediti e collettivamente migliorato i nostri standard di vita globali. Il progresso umano per principianti cerca di farlo

“Racconta la drammatica storia della civiltà umana e il percorso frastagliato verso l’alto del miglioramento degli standard di vita negli ultimi 250 anni. Dall’alba della rivoluzione industriale, la civiltà ha registrato il più grande aumento del tenore di vita, della prosperità e del benessere nella storia della nostra specie. […] Human Progress for Beginners racconterà la storia non raccontata del progresso per i giovani lettori in un libro brillante e coinvolgente, del genere non è mai stato tentato. ”

I capitoli coprono le innovazioni che hanno scosso il nostro mondo: le macchine da stampa, la potenza del vapore e i motori a combustione; la storia del tenore di vita, della luce e del cibo; e il progresso dell’alfabetizzazione, della pace e dell’inquinamento.

“Il progresso in avanti”, sottolinea Morley, “non è un progresso completato” e il nostro mondo ha certamente margini di miglioramento. Ma questo non è un motivo sufficiente per disperare e invocare lo spirito del tempo del “declino della civiltà”, “apocalisse” o “emergenza climatica”. Invece, dovremmo celebrare i nostri risultati, anche nelle aree che molti dei nostri giovani ora credono siano irrevocabilmente distrutte.

È un’idea controintuitiva e una cosa difficile da capire, che il mondo può essere migliore ed è ancora per molti aspetti cattivo. Non facciamo alcun favore a nessuno, men che meno ai nostri figli, esagerandone uno dimenticando fino a che punto siamo arrivati.

FONTE: https://scenarieconomici.it/il-mondo-degli-ignoranti-e-cosa-fare-per-batterlo/

 

 

 

 

“Controindicazioni antirazziste” saranno aggiunte a Sir Isaac Newton. La gravità è razzista, la stupidità no

Aprile 26, 2021 posted by Guido da Landriano

 

L’università di Sheffield, facoltà d’Ingegneria, non dovranno solo  conoscere le leggi della dinamica, ma dovranno anche imparare come Sir Isaac Newton, per poterle elaborare, abbia anche approfittato dello sfruttamento del commercio degli schiavi,  dando quindi un colore razzistico alle sue leggi fisiche. Se questo sembra uno scherzo posso dirvi che questa revisione dei curricula degli scienziati europei alla base del sapere scientifico non colpisce solo  Newton, ma si allarga anche a controindicazioni riguardanti Liebniz (matematica e filosofia), Laplace (matematica, astronomia e calcolo della probabilità) Paul Dirac (il fondatore della fisica quantistica). Questo per attaccare l’approccio “Eurocentrico” e del “Sapere bianco” delle università. Magari Dirac, negli anni finali si insegnamento in Florida, si sarà abbronzato un po’.

La colpa specifica di Isaac Newton sarebbe quella di aver investito nella più grande, e disastrosa, speculazione dei suoi tempi: la Compagnia dei mari del Sud che aveva ricevuto il diritto di commerciare anche schiavi con i  paesi del Sud America ispanofoni nel 1713, al termine della Guerra di Successione Spagnola. Se così fosse allora l’Università di Sheffield dovrebbe interrompere ogni rapporto con la Corona Britannica, che tramite la cessione del debito pubblico e la percezione di una quota fissa degli utili, fu colei che si avvantaggio di più della Compagnia e , magari anche con una bella fetta degli inglesi che investirono, perdendoci, in quella sfortunata avventura.

Quindi Isaac Newton viene condannato per l’investimento nella Compagnia dei Mari del Sud. Ci domandiamo cosa avrebbe fatto Liebniz di male, a parte l’ottimismo fastidioso, (ma ci ha già pensato Voltaire in materia), Laplace, nobile bonapartista trombato politicamente, e Dirac, una genio dalla parlata così parca che venne definita scherzosamente l’unità di misura “Dirac” come il pronunciare una parola  all’ora.

Questo accade quando persone francamente stupide, non avendo nulla da dire nel campo scientifico oltre quello fatto in passato allora la buttano in politica. Perché i tre principi della dinamica newtoniana saranno razzisti, ma vi garantisco che la stupidità è un principio umano universale e largamente diffuso.

PS: ora mi vendicherà sui miei amici ingegneri…

FONTE: https://scenarieconomici.it/controindicazioni-antirazziste-saranno-aggiunte-a-sir-isaac-newton-la-gravita-e-razzista-la-stupidita-no-la/#.YIb28dc8gTY.whatsapp

 

 

 

 

ARTE MUSICA TEATRO CINEMA

Il miglio verde, un film pieno zeppo di errori

Il miglio verde è una delle trasposizioni cinematografiche più amate da Stephen King: ma il film è anche pieno di errori

Il miglio verde, un film pieno zeppo di errori

Il miglio verde è il film tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King che andrà questa sera in onda alle 21.27 su Rete 4. il film è diretto da Frank Darabont, famoso per essere stato alla guida della serie The Walking Dead diventato un vero e proprio fenomeno cult.

Il miglio verde, la trama

Paul (Tom Hanks) è una guardia che lavora nel braccio della morte del carcere di Cold Mountain. L’anno è il 1935 e il braccio della morte viene chiamato miglio verde perché il percorso che conduce alla sedia elettrica è caratterizzato da un linoleum di una strana sfumatura dello stesso colore. Sebbene la prigione sia destinata a carcerati che attendono la morte, l’atmosfera sembra molto tranquilla. Tutto, però, cambia, con l’arrivo di tre personaggi chiave. Il primo è il viziato e raccomandato Percy Wetmore (Doug Hutchinson), un poliziotto fatto entrare nel braccio della morte grazie al potere del padre. Il ragazzo non ha una vera ambizione alla giustizia, ma usa la sua uniforme per nascondere il suo lato più sadico e crudele. Il secondo arrivo è quello di Wild Bill Wharton (Sam Rockwell), un omicida che sembra essere fuori controllo e che porta il caos nel braccio della morte. Ma a colpire maggiormente Paul è John Coffey (Michael Clarke Duncan), un uomo massiccio e afroamericano che è accusato di aver ucciso due bambine. Eppure Paul non riesce a vedere della crudeltà nell’ultimo arrivato e non riesce a credere alla sua colpevolezza. Il rapporto tra la guardia e il carcerato diventa sempre più stretto finché Paul non scoprirà cos’è che rende straordinaria l’esistenza di John Coffey.

VIDEO PRESENTAZIONE DEL FILM QUI: https://youtu.be/iDN6JKjHhYs

Le differenze tra il film e il libro

Secondo quanto riportato dal sito dell’Internet Movie Data BaseStephen King avrebbe definito Il miglio verde come la trasposizione più fedele che sia mai stata fatta della sua opera letteraria. A differenza di quanto era accaduto con Shining, ad esempio, lo scrittore del Maine amò moltissimo il film di Frank Darabont. Nonostante questa dichiarazione Il miglio verde presenta alcune differenze rispetto al romanzo da cui è tratto. A partire proprio dall’anno in cui si svolgono i fatti: Stephen King aveva ambientato la sua storia nel 1932, ma la produzione del film scelse di spostarla in avanti al 1935. La ragione dietro questa scelta è che nel film doveva apparire un’altra pellicola, Cappello a Cilindro, che è uscita proprio nel 1935. Nel libro, inoltre, fa il suo ingresso in scena Brad Dolan, un malvagio inserviente che lavora nella casa di riposo dove il personaggio di Paul è andato a vivere la sua vecchiaia. Brad Dolan è cattivo, spietato e non perde occasione per perseguitare il povero vecchio. Il miglio verde ha invece scelto di non inserire questo personaggio e di eliminare tutte le scene ambientate nel presente.

Inoltre nel film manca un passaggio fondamentale: per dimostrare la presunta innocenza di John Coffey, Paul porta all’attenzione di tutti il fatto che l’uomo non riesca ad allacciarsi e annodare il laccio della scarpa. Senza questo passaggio, nel film pare che il personaggio di Tom Hanks semplicemente “senta” che l’altro sia innocente. Tra le altre differenze tra libro e film, come riportato da ScreenRant, non si può non sottolineare anche il modo di trattare la morte. Durante Il miglio verde lo spettatore assiste a un’esecuzione sulla sedia elettrica. Nel libro questa scena è agghiacciante e porta il cadavere del detenuto ad essere divorato dalle fiamme blu causate da una specie di cortocircuito. Una scena a dir poco raccapricciante, che è stato scelto di non mostrare. Così come viene modificato il destino di Mr. Jingles, il topolino diventato una sorta di mascotte del carcere. Nel libro l’animale ha una sorte decisamente diversa da quella, più da lieto fine, che viene mostrata nel film.

Gli errori de Il miglio verde
Nonostante sia sempre stato un film molto amato, tanto dalla critica quanto dal pubblico, Il miglio verde non è comunque esente da errori, molti dei quali hanno a che fare con delle incongruenze narrative, come il fatto che nelle prime inquadrature del film si veda la bandiera americana morderna, mentre più avanti allo spettatore viene mostrata una bandiera degli Stati Uniti ai tempi della guerra nel Vietnam, come riporta Bloopers. Tuttavia a catturare l’attenzione sono soprattutto gli anacronismi. Se da una parte la produzione è stata attenta a spostare tre anni in avanti la vicenda per poter utilizzare la pelliccola Cappello a Cilindro, la stessa accortezza non è stata usata per dettagli più piccoli. Ad esempio, nel braccio della morte il tempo viene scandito da un orologio al quarzo: strumento che non venne inventato prima degli anni ’60, per cui era pressoché impossibile usarlo già negli anni ’30. Stesso discorso per le uniformi che le guardie indossano e che non venivano utilizzate ai tempi in cui il film è ambientato.
FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/miglio-verde-tutti-errori-film-tom-hanks-1941277.html

 

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

Arriva il kit del piccolo partigiano, “propaganda da regime coreano”

kit del piccolo partigiano

kit del piccolo partigiano

di Angelica Orlandi – Ci mancava solo il “Kit del piccolo partigiano” per proseguire con l’indottrinamento dei più piccoli nelle scuole. L’idea è infelice oltre che propagandistica. Accade a Usmate Velate, comune della provincia di Monza e della Brianza. Scoppia la bufera politica. Da una parte il Comune che ha promosso l’iniziativa in occasione delle celebrazioni del 25 aprile; dall’altra i rappresentanti di Fratelli d’Italia e Lega che hanno apertamente contestato la scelta di inculcare un’idea divisiva e bellicosa a bambini dai 7 ai 12 anni.

25 aprile, bufera sul kit del piccolo partigiano

Il Comune guidato da Lisa Mandelli, esponente di una lista civica sostenuta dal centrosinistra ha rilanciato l’idea della compagnia teatrale Piccoli Idilli di ideare un “kit del nuovo partigiano”. Nel sacchetto che si ritira gratuitamente presso la biblioteca, ci sono il testo e lo spartito di Bella Ciao, la bandiera tricolore, una nota descrittiva sul 25 aprile e sulla Resistenza, e un “tesserino di Anteprima  del nuovo partigiano”: sul quale si può incollare la foto del bambino con l’indicazione del suo “nome di battaglia”. Si può scegliere tra i vari Folgore, Tigre, Noce, Luce, Settembre, Valaperta, Jazz, Colt, Mosca etc. Ci manca solo l’arruolamento e la follia è completa.

piccolo partigiano

FdI: “Insegnano ai bambini a giocare alla guerra”

La retorica di guerra, la mentalità divisiva, proprio perché destinate ai più piccoli, trovano sulle barricate i consiglieri comunali di opposizione. Vanessa Amati di FdI al Giornale ha dichiarato: “Si tratta di indottrinamento scolastico. La Resistenza viene già insegnata sui libri di scuola. Non c’è alcuna necessità di ricevere in dono un kit per giocare alla guerra contro un nemico che non esiste più”. E ha aggiunto: “Con il kit del nuovo partigiano si entra in una propaganda politica e guerrigliera da regime nordcoreano”.

partigiani

Lega: “Intento propagandistico sulla pelle dei ragazzi”

Daniele Ripamonti (Lega) contesta la spettacolarizzazione della guerra: “Non se ne sentiva il bisogno – dice al Giornale.it – Tutti gli anni sia maggioranza che opposizione hanno partecipato insieme alle celebrazioni in Piazza del Comune. In questo modo invece la ricorrenza rischia di essere strumentalizzata, per di più di fronte a bambini di 7 anni. Questi argomenti sono già studiati ampiamente sui libri di scuola.

Temiamo che dietro quest’idea si nasconda un intento propagandistico. Mi meraviglia, poi, che nella maggioranza siano presenti anche rappresentanti di quella che fu la vecchia Dc, in silenzio di fronte a un’idea da Giunta di monocolore rosso. La Resistenza non fu solo quella della Brigata Garibaldi. Anzi”. A queste accuse, l’assessore alla Cultura Mario Sacchi, risponde – sempre attraverso Il Giornale.it- che invece sì, “non c’è un nemico armato da combattere, ma c’è da tenera alta l’attenzione contro movimenti che si dichiarano apertamente fascisti”.

www.secoloditalia.it

FONTE: https://www.secoloditalia.it/2021/04/arriva-il-kit-del-piccolo-partigiano-per-bambini-fdi-propaganda-da-regime-coreano/

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

Prof Sinagra: la scoperta dell’inganno è prossima, i responsabili pagheranno

NON SPERANZA MA CERTEZZA – L’ombra sinistra che sempre più si espande nella esecuzione del criminale progetto del “mondialismo” e che tra i tanti vede i nomi di Soros, Rockfeller, Rothschild, Clinton, Obama e tutti gli “incappucciati della finanza” fino ai modesti esecutori italiani come, da ultimo, Draghi Dottor Mario che evoca i nomi inquietanti della JP Morgan, della Goldman Sacks, della BCE e di tutto il marciume di questa Unione europea, a far data dalla scampagnata sul “Britannia”, non potrà mai giungere a compimento fintanto che non saranno distrutte storia, memorie, identità, lingue, tradizioni, religioni (e per questo si impegna molto bene il gaucho argentino), arte e cultura.
questa criminale conclusione richiede molto tempo.

Non siamo ancora propriamente sulla riva occidentale del Fiume Sacro, e se pur ci fossimo è quella la linea della opposizione vincente, come già vinse.

Si dice che Draghi Dottor Mario lavora allo scopo di rendere ancor più stringenti e ineludibili per il futuro, i nodi di questa Unione europea e il cappio usurario dell’euro.
È così e molto probabilmente il “mandato da Dio” riuscirà a portare a termine gli ordini ricevuti, distruggendo l’economia nazionale italiana.

Ma noi sappiamo che nulla è irreversibile. Dopo l’esito schiantante di una guerra da noi combattuta contro quasi tutto il mondo e soprattutto contro le demomassoplutocrazie occidentali, l’Italia è stata capace non solo di ricostruirsi, ma di primeggiare ancora nel mondo.
Ma la cosa più importante è che qualunque vincolo, trattato, convenzione, accordo finanziario o qualsiasi altra limitazione alla indipendenza e alla economia nazionale, può essere denunciata ai sensi del diritto internazionale.
Ci saranno delle conseguenze? Certamente sì, ma sarà meglio del permanere in schiavitù.

E comunque mi sovviene la scena in treno dell’On. Trombetta al quale il Principe Antonio de Curtis beffardamente chiedeva: “Che fai mi spari?”.
Il disegno mondialista avrà vita fino a che non sarà travolto dalla volontà popolare e dalle masse dei lavoratori. Gli affamatori del pianeta lo sanno bene, come lo sanno bene stampa e televisioni asservite. E non basterà la strumentalizzazione di una emergenza epidemica che non potrà non avere fine.

La scoperta dell’inganno è ormai prossima. I responsabili dei Morti lo sanno. Come lo sanno i responsabili di questa continua invasione che vorrebbe mutare le caratteristiche etniche delle genti d’Italia.
Continuino a favorire l’invasione di clandestini. Arriverà il momento delle espulsioni e rimpatri. E i responsabili pagheranno.

Con questo spirito stiamo lavorando alla creazione di un nuovo raggruppamento politico che, fuori dalle chiacchiere, dagli inganni e dall’ignoranza, e indipendentemente da ogni ideologia, abbia nel suo programma questi pochi, irrinunciabili e chiari punti.
Dei seguiti di questa iniziativa, aperta a tutti, vi terrò tutti informati.
Credono di avere vinto. Sbagliano. E non ci saranno immunità per nessuno.

AUGUSTO SINAGRA

FONTE: https://www.imolaoggi.it/2021/02/28/prof-sinagra-scoperta-inganno-prossima/

 

 

Meluzzi: la mafia nigeriana ha preso il controllo del territorio

Meluzzi mafia nigeriana

26 APR – “Il colpo inferto oggi alla mafia nigeriana in Italia, grazie al lavoro di qualche eroe delle forze dell’ordine, è purtroppo una goccia nel mare. Sarebbe servita una guerra totale, invece la guerra l’abbiamo già persa”. Non riesce ad esultare Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo, per l’operazione di oggi della Polizia di Stato dell’Aquila, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.

L’operazione ha portato a decine di misure cautelari in carcere e perquisizioni in 14 province italiane nei confronti di cittadini stranieri, indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso e ritenuti membri dell’organizzazione mafiosa nigeriana denominata Black Axe.
Mafia su cui il professor Meluzzi ha lanciato l’allarme anni fa e sulla quale ha pubblicato un libro nel 2019 dal titolo Mafia nigeriana. Origini, rituali, crimini.

“Ormai la mafia nigeriana ha preso il controllo del territorio – commenta lapidario lo psichiatra e criminologo – Sono migliaia e migliaia i suoi uomini non solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa, dopo essere sbarcati sulle nostre coste. E col tempo si sono organizzati, hanno risorse, armi e manovalanza ‘infinita’”.
“Lo Stato italiano, a parte qualche eroe, si occupa di ben altre questioni, come l’impedire agli italiani di vivere, mentre questi criminali occupano il territorio – continua Meluzzi – Ecco perché l’operazione di oggi, per cui bisogna elogiare le nostre forze dell’ordine, alla fine è una goccia nel mare. Per sradicare la mafia nigeriana dall’Italia c’è bisogno di una guerra, invece vengono attuate debolissime attività di contrasto”.

“E probabilmente, visto che la politica è impegnata a svendere l’Italia alla Cina e alle grandi banche internazionali che fanno capo ai Rothschild nel nome del Big Reset, i nigeriani servono, sono funzionali alla distruzione degli italiani, la cui sorte è per adesso decisa. E non vedo ancora nessuna linea di resistenza”, conclude. (ANSA)

Meluzzi ad Atreju18 descriveva il problema della mafia nigeriana

VIDEO QUI: https://youtu.be/4es64tmsiN8

FONTE: https://www.imolaoggi.it/2021/04/26/meluzzi-mafia-nigeriana/

 

 

 

 

CULTURA

Audiolibro di Rudolf Steiner – Il Legame tra i Vivi e i Morti

★ italiano completo

13 04 2021

VIDEO QUI: https://youtu.be/QKhhiQaA77k

FONTE: https://www.youtube.com/watch?v=QKhhiQaA77k

 

 

Qualcosa d’altro: i racconti di Gianfranco de Turris 1986-2000

Giovanni Sessa

 L’ultima fatica di Gianfranco de Turris, Qualcosa d’altro. Racconti 1986-2000, nelle librerie per Bietti, è opera davvero importante. Nelle sue pagine de Turris ha trasferito una messe enorme di letture, una sorta di borgesiana Biblioteca di Babele del fantastico, rielaborata in modo originale e trasferita al lettore in una prosa affabulatrice e coinvolgente. Il volume è preceduto da un saggio introduttivo di Giuseppe O. Longo, mirato a cogliere l’ubi consistam della produzione fantastica dell’autore, e da una postfazione di Alessio de Giglio (per ordini: 02/29528929, pp. 260, euro 16,00). Si tratta della raccolta di racconti scritti e pubblicati da de Turris tra il 1986 ed il 2000. Alcuni di questi testi li avevamo già letti: collocati nella silloge hanno assunto un significato diverso, in quanto essi ora evidenziano la compiutezza e organicità contenutistica e compositiva, atta a concedere coerenza teorica all’iter narrativo dello scrittore. I racconti, come precisato da Longo, pongono il lettore di fronte al perturbante: «a tutto ciò che dovrebbe restare segreto, nascosto, e invece affiora» (p. 7). L’autore fa emergere dalle cose che ci circondano, dal nostro quotidiano: «un mondo altro […] una realtà invisibile ma più vera di quella ordinaria» (p. 8). Gli ambienti in cui le vicende si svolgono, hanno tratto panico-mediterraneo: spiagge desolate, ambienti canicolari, dune di sabbia che risplendono sotto il sole, calette e scogliere, oppure paesaggi innevati. A tutta prima, si potrebbe sostenere che de Turris  abbia dato inizio ad un nuovo genere del fantastico: di contro al “gotico nordico”, egli presenta il “gotico mediterraneo”, rinviante ad un Altrove, comunque, dissonante rispetto al presente. In realtà, a noi pare che lo scrittore abbia realizzato un’operazione più raffinata: il recupero delle radici italiane del fantastico. Esse risalgono al diciassettesimo secolo, al caleidoscopico universo messo in scena ne, Lo cunto de li cunti da Giambattista Basile. Che caratteristiche presentava quel “mondo alla rovescia”? Rispondiamo con le parole del filosofo Massimo Donà: «Alterazioni della normale catena causale, parole magiche e fate che sorvegliano le buie entrate del mondo sotterraneo e dove il possibile e l’impossibile si davano convegno in una medesima vicenda (Di un’ingannevole bellezza, Bompiani, p. 46). In esso si diceva, soprattutto, come nei racconti di de Turris, della duplicità dionisiaca dell’essere, della prossimità di orrido e bello, di vita e morte. Tale tratto del fantastico nazionale si è riverberato fino al Novecento. Si pensi a Buzzati, autore al quale abbiamo pensato dopo aver chiuso l’ultima pagina di, Qualcosa d’altro.

Lo scrittore bellunese sapeva che il mistero, l’irrisolvibile enigma della vita, è sempre davanti ai nostri occhi. Si pensi al suo racconto che ha per protagonista una goccia d’acqua che, sottraendosi alle leggi della fisica, sale le scale! La letteratura fantastica italiana è sorta attorno alla consapevolezza, tutta shakespeariana, che le cose non sono mai quello che dicono di essere e la loro “sostanza” è il sogno! Il libro di de Turris è articolato attorno a tale visione.

Nei racconti, inoltre: «sono quasi sempre adombrate esperienze personali […] Gli spunti sono nati quasi sempre da sensazioni ed esperienze […] dalla suggestioni di luoghi, persone ed eventi insoliti» (p. 244). Sia chiaro, la vera protagonista del narrato è la natura, la physis, esperita nella sua ambiguità di potenza creatrice e distruttrice. Essa è il “luogo” nel quale il Principio si concede e, allo stesso tempo, si sottrae, in un gioco cosmico di continui rimandi. Lo si evince con chiarezza in Meridies, racconto nel quale sono incastonate gemme letterarie tratte dalle Bucoliche. Nell’assolato pomeriggio estivo, tra campi di grano ed avena, il protagonista segue strani movimenti d’aria che si mostrano tra le spighe. Giunge presso i resti di un antico ponte e scopre un’iscrizione rinviante al Genius loci degli Equi, che avevano abitato quell’area prima dell’arrivo dei Romani. L’atmosfera panica, rende il personaggio partecipe di qualcosa di indefinibile, lo apre al Principio agente nella realtà.

In Ferragosto, il lettore si trova, invece, al cospetto dell’inaspettata prossimità del perturbante. E’ la storia di un uomo che spera di godere di libertà e solitudine, in quanto la moglie, come ogni anno, parte per le ferie. Solo le telefonate della donna, indotte dalla gelosia, avrebbero potuto distrarlo dal meritato otiumSi approvvigiona, per evitare inutili uscite, di un numero rilevante di scatole di carne. Oggetto usuale, inoffensivo, simbolo della modernità. All’improvviso, prova una sensazione inquietante: gli pare di essere assediato e circondato. Un rumore sordo, proveniente dalle scatole, aumenta di intensità e la carne inizia a  uscire dai contenitori, spandendosi sul pavimento. Lo strano materiale rosato aumenta di volume, al centro sembra palesarsi una bocca. L’uomo si ricorda della pubblicità: «Meat vi piacerà e voi piacerete a Meat! Diventerete inseparabili», ma non fa in tempo ad avvedersi che due enormi fauci si spalancavano ormai davanti a lui… Centrale e bellissimo il racconto, Il vecchio che camminava lungo il mare. Il protagonista, incuriosito da un vecchio che sulla battigia, da trent’anni, raccoglieva pezzi di vetro levigati dal mare, vuole saperne di più. Si reca, pertanto, alla baracca dell’uomo, che pareva attenderlo. Questi gli rivela il proprio segreto: stava costruendo con quei vetri l’immagine del proprio Paradiso perduto, quello a cui solo lui era destinato e che avrebbe raggiunto di lì a poco, a lavoro concluso. Trovare la “porta” verso l’Altrove, questo il senso della vita. In, Spettacolo di marionette, de Turris mette in luce la struttura profonda della temporalità, la sua dimensione ciclico-sferica e non lineare. Lo fa presentando una storia d’amore intrecciata alla ricerca, dai tratti onirici, del Necronomicon da parte di un cronista, in una libreria antiquaria di Roma.

L’impossibile si mostra in modo esemplare nelle pagine di, Autobus, in cui si narra di un bus del servizio pubblico sul quale, in un giorno di sciopero, salgono dalla porta posteriore un numero considerevole di persone, ma quelle che scendono, spariscono alla vista del narratore. Per di più: «L’autista crumiro guidava imperterrito ma davanti a lui […] Francesco non vide nulla. C’era soltanto il vuoto» (p. 39). Ne, Il manoscritto trovato in un cimitero di automobili, emerge un’evidente critica del macchinismo moderno. La modernità quale epoca di pauperismo spirituale, come ha scritto de Giglio, de Turris cerca di sconfiggerla: «con la parola, che mette l’essere “in relazione”, spinge fuori dall’isolamento e trasmette il vissuto personale, l’emozione […] come la “nostra” tradizione» (p. 258).

Ci auguriamo, allora, che questa silloge narrativa non sia l’ultima firmata da de Turris, né prova finale di un solitario pessimista. In sintonia con lui, siamo convinti della possibilità dell’impossibile.

FONTE: https://www.ereticamente.net/2021/04/qualcosa-daltro-i-racconti-di-gianfranco-de-turris-1986-2000-giovanni-sessa.html

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

Tensione tra Italia e Russia per il caso della spia Biot: Mosca espelle un diplomatico dell’ambasciata

Non si spengono le polemiche tra Italia e Russia a seguito dell’arresto di Walter Biot, il Capitano di fregata in servizio all’ufficio Politica Militare dello Stato maggiore della Difesa accusato di rivelazione di segreti militari e procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio. La nazione di Vladimir Putin ha espulso un diplomatico italiano dichiarandolo persona non grata. Il ministero degli Esteri russo ha riferito che la decisione è stata presa in risposta alle “azioni ostili e ingiustificate delle autorità italiane” contro la Russia per il caso Biot.

Alla mossa di Mosca è arrivata la replica della Farnesina in una nota: “Abbiamo appreso con profondo rammarico della decisione della Federazione Russa di espellere l’Addetto navale aggiunto dell’Ambasciata d’Italia a Mosca con un preavviso di 24h. Consideriamo – scrivono dal Ministero degli Affari Esteri – la decisione infondata e ingiusta perché in ritorsione ad una legittima misura presa dalle Autorità italiane a difesa della propria sicurezza”.

La guerra fredda tra Roma e Mosca va quindi avanti, mentre in contemporanea dalla Russia cercano di ritrovare la serenità con gli Stati Uniti. È infatti previsto per l’estate l’incontro tra il presidente Usa Joe Biden e il suo omologo russo Putin. Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dimitry Peskov, citato da Interfax. Peskov ha sottolineanto che non è ancora stata fissata una data e non ha confermato quelle del 15-16 giugno trapelate sui media. “Sono state avanzate alcune proposte” ma “non ci sono ancora accordi sulle date”, ha detto Peskov. Gli equilibri geopolitici sono destinati a cambiare?

FONTE: https://www.iltempo.it/esteri/2021/04/26/news/walter-biot-spia-italia-russia-espulsione-diplomatico-ambasciata-italiana-mosca-guerra-27027190/

 

 

 

ECONOMIA

Lo schiaffone del Fisco: punisce i proprietari di casa

I proprietari immobiliari sono legittimati a non pagare l’irpef qualora riescano a dimostrare la morosità dell’inquilino o del conduttore. Questo afferma la sentenza della Ctr della Puglia nei confronti di un proprietario di un capannone

Lo schiaffone del Fisco: punisce i proprietari di casa

Sono due i gradi di giudizio necessari in Italia per non pagare le tasse sui canoni da locazione. Viene preteso dal fisco il versamento dell’imposta Irpef per dei guadagni non avvenuti quando inoltre il locatore ha sospeso i pagamenti.

Questa è una delle tante assurdità di un fisco e di un tassazione che anche il governo Draghi vuole riformare dal momento che in questa maniera e soprattutto in questo periodo non lascia un attimo di tregua a tutti i contribuenti.

Il caso

Con la sentenza n. 63, emessa del presidente De Bari, la Commissione tributaria regionale della Puglia ha sentenziato, come riporta Libero, sul “recupero a tassazione dei canoni di locazione immobili commerciali non percepiti dal locatore per morosità del conduttore”. Si tratta di una vicenda che potrebbe diventare un precedente per la tutela dei proprietari immobiliari.

Concretamente è accaduto che il fisco ha richiesto per anni ad un proprietario di un capannone, affittato quest’ultimo ad un’azienda morosa, di pagare le tasse sul reddito Irpef derivato dal reddito percepito. Il problema sta nel fatto che questo proprietario non ha mai ricevuto il pagamento dell’affitto da parte dell’azienda e, perciò, non ha mai sviluppato il reddito sul quale il fisco voleva fargli pagare le tasse. A questo punto è stato chiamato in tribunale, davanti ai giudici tributari, ben due volte per poter dimostrare la sua incapacità nel saldare le tasse su un reddito inesistente data la morosità dell’azienda. L’iter giudiziario ha riconosciuto al proprietario il diritto di non pagare le imposte dirette sui canoni di locazione non percepiti.

Come afferma l’articolo 53 della Costituzione italiana, le imposte devono essere pagate “sulla effettiva ricchezza del contribuente”. La capacità contributiva è uno dei principi fondamentali del diritto tributario nonché ciò che ha permesso al proprietario del capannone l’esenzione.

Si tratta di una sentenza importantissima, questa della Commissione tributaria di regionale della Puglia, in quanto tutela tutti i proprietari di beni immobili. Quest’ultimi, qualora si trovassero di fronte alla morosità di un inquilino o di un conduttore, avranno diritto a far valere la sentenza.

La scorsa settimana si è riunito un vertice interministeriale tra Marta Cartabia, ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ministro del Lavoro ed Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture. Il tema caldo è la proroga, o meno, del blocco degli sfratti dopo un anno e mezzo. Il governo Draghi deve prendere prima possibile una decisione in quanto a fine giugno scadrà l’ennesima proroga.

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/economia/fisco-richiede-pagamento-delle-tasse-sugli-affitti-morosi-1942205.html

“Non è tutto verde quel che luccica”
E che l’economia “green” non cambi colore

RILETTURA

Un viaggio nei meccanismi del business mondiale, tra bamboo bond carbon market, per fare in modo che non prevalgano gli schemi dell'”economia fossile” e che a trarne vantaggio siano i soliti noti

20 06 2012

RIO DE JANEIRO – Nei giorni di Rio+20 Altreconomia edizioni pubblica “Non è tutto verde quel che luccica“, il libro che racconta la prima “crisi di crescita” della cosiddetta economia verde. “Non permettiamo che la green economy ci venga scippata da finanza e multinazionali”: questo l’allarme, rilanciato in modo chiaro e documentato da Re: Common, gruppo impegnato per una gestione democratica dei beni comuni.

Gli schemi dell’economia fossile. L’obiettivo di creare un’economia verde – ossia di spostare i cicli economici verso produzioni e consumi che rispettino i cicli naturali – non porterà infatti un reale giovamento se la green economy replicherà i meccanismi della vecchia economia “fossile”, fondata su profitto e speculazione finanziaria.  Ad esempio i bamboo bond, ovvero il titolo messo sul mercato da EcoPlanet Bamboo per l’appetito degli investitori, o altri, in cui la logica del business as usual abbraccia il rispetto dell’ambiente.

Una transizione democratica. La green economy non può infatti essere un mero strumento per risollevarsi dall’attuale crisi economica, ma può essere l’occasione per cambiare strutturalmente il sistema che l’ha provocata: oppure si rivelerà l’ennesima bolla verniciata di verde. La sfida è rendere “democratica” questa transizione. Ma sta accadendo? Così risponde l’introduzione del libro: “La crisi si ha quando ‘il vecchio muore ed il nuovo non può nascere’, sosteneva Gramsci. Ed oggi sembra che il vecchio (…) stia ancora controllando con il suo pensiero unico ed egemonia culturale il dibattito sull’economia verde – intesa come un’economia basata esclusivamente sul mercato…”.

L’assalto ai “mercati naturali”. Un libro che spiega – con dovizia di esempi e in modo accessibile – l’assalto ai “mercati naturali”, che prevede la creazione di nuovi “beni commerciabili,” quali i permessi di emissioni del carbonio e i loro derivati o la Borsa verde. O il meccanismo in corso di “monetizzazione della natura”, con relativi certificati e titoli. Per non rischiare la “bolla verde” e la subitanea finanziarizzazione della green economy, con l’acqua o altre risorse che diventano commodities, la strada maestra è riappropriarsi dei beni comuni, come sanno le comunità che nel mondo si oppongono ai più svariati abusi.

Gli strumenti sono molteplici. Si va dalla rivendicazione di “diritti collettivi”, al recupero di beni, come la terra, “di proprietà di tutti”. Reti e movimenti stanno già “facendo comunella”, anche in Italia per resistere prima di tutto e poi per sperimentare pratiche, costruendo una “società dei beni comuni”. Una transizione nella quale anche le categorie “pubblico” – le istituzioni, la finanza pubblica, le regole – vanno ripensate.

Per sottrarre il controllo delle risorse naturali. L’associazione Re:Common ha sede a Roma ed è impegnata a sottrarre al mercato e alle istituzioni finanziarie private e pubbliche, come Banca mondiale e Banca europea per gli investimenti, il controllo delle risorse naturali, restituendone l’accesso e la gestione diretta ai cittadini tramite politiche di partecipazione attiva. Lo strumento utilizzato per raggiungere questi obiettivi così fondamentali per il futuro del Pianeta è quello delle campagne pubbliche contro la finanziarizzazione della natura e per una gestione democratica dei beni comuni, che Re: Common promuove in maniera diretta e a cui partecipa sostenendo l’attività dei movimenti sociali in Italia e nel resto del mondo.

Cos’è Altraeconomia. Altreconomia è l’editore che dal 1999 racconta, con la rivista mensile e i suoi libri le iniziative più coraggiose di un’economia nuova e solidale, fondata sulle relazioni, il rispetto dell’ambiente e delle persone, la forza della società civile. Altreconomia è un caso unico d’informazione indipendente, senza finanziamenti pubblici e senza padroni.
L’editore Altra Economia è infatti una cooperativa, formata da oltre 500 soci, in gran parte lettori, persone e realtà vicine all’economia solidale. Una nuova chiave di lettura della realtà.  La redazione è in Corso Lodi 47, a Milano. Il telefono: 02.89.91.98.90; il fax: 02.54.01.96.55

FONTE: https://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente/2012/06/21/news/rio_20_non_tutto_verde_quel_che_luccica-37675243/

 

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

Mps, la commissione d’inchiesta sulle banche convoca l’ad Bastianini

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA GUIDO BASTIANINI (Ph.Fabio Di Pietro)

Tra le domande a Mps ci sarebbe la richiesta di un’eventuale azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente Alessandro Profumo e dell’ex amministratore delegato Fabrizio Viola

Per Mps audizione in Parlamento. La Commissione d’inchiesta sulle banche ha convocato per martedì prossimo l’amministratore delegato del Monte dei Paschi Guido Bastianini e tra le domande preparate dalla Commissione guidata da Carla Ruocco c’è la richiesta di informazioni sull’orientamento del consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni riguardo ad un’eventuale azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente Alessandro Profumo e dell’ex amministratore delegato Fabrizio Viola.

La decisione della Commissione è stata presa a valle del deposito delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Milano, pubblicate dieci giorni fa, che ha condannato Profumo e Viola per la vicenda della contabilizzazione in bilancio degli strutturati Alexandria e Santorini. Deputati e senatori della Commissione d’inchiesta cercheranno di avere da Bastianini anche indicazioni sull’aumento di capitale da 2,5 miliardi che dovrebbe essere lanciato nel terzo trimestre in alternativa all’aggregazione della banca sulla quale il Tesoro, a fari spenti, continua a lavorare e che potrebbe riservare importanti sviluppi a breve.

FONTE: https://www.gazzettadisiena.it/mps-la-commissione-dinchiesta-sulle-banche-convoca-lad-bastianini/

 

 

 

GIUSTIZIA E NORME

Covid, “strage, epidemia colposa e turbata libertà”: presentata denuncia

video Radio Radio Tv – “I reati che noi abbiamo sottoposto all’attenzione della magistratura​ sono molto gravi e ve li elenco rapidamente. Parliamo di associazione per delinquere finalizzata al compimento di una serie di reati che sono molto gravi: c’è la strage, l’epidemia colposa o dolosa, la turbata libertà dell’industria o del commercio, le lesioni personali, eventualmente l’omicidio laddove non si dovesse la sussistenza del reato di strage e da ultimo le condotte di terrorismo. È necessario, è urgente che la magistratura penale intervenga, indaghi e valuti quello che è successo perché a nostro avviso i dati di fatto lasciano intendere che c’è qualcosa che non va nella narrativa”.

COMUNICATO STAMPA – Il 21 aprile, presso la sala conferenze stampa della Camera dei Deputati, messa a disposizione su iniziativa dell’On. Sara Cunial, si è tenuta una conferenza stampa per presentare la denuncia inoltrata alla Procura di Roma e inviata ad altre Procure, nelle cui 80 cartelle di documentazione scientifica e di altro genere, sono stati evidenziati fatti e circostanze che evocano il profilo di DOLO a carico delle autorità sanitarie e governative nella gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19, in cui l’Italia più di altri Paesi è sprofondata da più di un anno senza ancora oggi vedere tempi e modalità positive di uscita.

I denuncianti (Dott. Franco Trinca, Avvocato Alessandro Fusillo, l’Associazione European Consumers rappresentata dall’Avvocato Francesco Scifo e dal Presidente Dott. Marco Tiberti), hanno illustrato i punti qualificanti della corposa denuncia:

1. SARS-Cov-2, agente della malattia Covid-19 non è arrivato come un “fulmine a ciel sereno”, ma il pericolo imminente di una pandemia da coronavirus diffusivo e potenzialmente pericoloso (se non curato tempestivamente e opportunamente) era stato ampiamente previsto e denunciato da OMS e dalla comunità scientifica internazionale;

2. Le autorità sanitarie e governative italiane non hanno compiuto le azioni dovute per preparare il Paese e il sistema sanitario nazionale (specialmente la medicina di territorio) all’impatto coll’onda pandemica. Ad esempio (ma non solo) non hanno adeguato il Piano Pandemico del 2006; su questo la Procura di Bergamo ha aperto un’inchiesta giudiziaria e, fra l’altro, ha messo sotto accusa Ranieri Guerra, ex dirigente del Ministero della Salute e ora direttore aggiunto dell’OMS mondiale;

3. All’arrivo della pandemia in Italia, il PP 2006 non è stato neanche applicato in uno dei PUNTI CHIAVE: la scelta e la messa a disposizione tempestiva di farmaci antivirali e cure di supporto;

4. AIFA e Ministero della Salute hanno vincolato i medici di base a PROTOCOLLI INEFFICACI per la gestione domiciliare di Covid-19, indirizzando fortemente all’ospedalizzazione i pazienti sintomatici; questo ha causato e causa ancora affollamento dei reparti di malattie infettive e terapie intensive, nonché decine di migliaia di decessi che si potevano evitare;

5. Sulla base di un quadro emergenziale determinato da gravissimi errori di governance sanitaria, sono state imposte alla popolazione e al tessuto produttivo e dei servizi, pesanti restrizioni dei movimenti e delle attività;

6. Inoltre, le istituzioni sanitarie (AIFA, Ministero della Salute e ISS) hanno inibito i medici ospedalieri dal fare le autopsie sui pazienti deceduti, così ritardando di molto l’acquisizione delle complicazioni trombotiche e di coagulazione intravascolare disseminata (CID) e le relative cure. Inoltre, hanno CONTRASTATO e contrastano ancora sia le “cure di prevenzione, rinforzo del sistema immunitario e di supporto adiuvante in caso di malattia (minerali, vitamine nutraceutici antivirali come la Quercetina, ecc.), sia EFFICACI PROTOCOLLI FARMACOLOGICI utilizzati positivamente da centinaia di medici coraggiosi ed etici che hanno GUARITO migliaia di pazienti;

7. In alternativa a cure dimostratesi efficaci sul campo, le autorità sanitarie e governative vogliono imporre l’uso di massa di vaccini anti covid-19 per nulla efficaci né sicuri, per carenza ammessa e dichiaranti dalle aziende produttrici.

Per tutto questo i denuncianti sollecitano la Magistratura ad indagare se per i soggetti fisici a capo delle istituzioni sanitarie ricorrano, fra l’altro, i profili dei reati di STRAGE e TERRORISMO (art. 270 sexies c.p.)

COMUNICATO STAMPA

FONTE: https://www.imolaoggi.it/2021/04/26/covid-epidemia-colposa-denuncia/

 

 

 

 

NOTIZIE DAI SOCIAL WEB

Bill Gates contrario alla libera ricolazione dei brevetti

FONTE: https://www.agi.it/estero/news/2021-04-25/spazio-russia-lascia-iss-guidoni-finisce-era-collaborazione-12302418/

 

 

 

L’Italia, Goldman Sachs e J. P. Morgan

FONTE: https://twitter.com/FedericoDezzani/status/1385634802922106880?s=1002

 

 

 

Ora vi spiego l’€uropa green

FONTE: https://twitter.com/iofausto/status/1386718485305307136?s=1002

 

 

 

Ma com’er quella del disastro epocale in India?

 

FONTE: https://twitter.com/FedericoDezzani/status/1385634802922106880?s=1002

 

 

 

 

Il 22% degli italiani ha difficoltà a pagare le bollette

 

FONTE: https://twitter.com/FedericoDezzani/status/1385634802922106880?s=1002

 

 

 

Con il 5% di vaccinati tutto finito in Cina?

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Caso penale svela il traffico illegale di organi in Cina

Aprile 27, 2021 posted by Guido da Landriano

Un caso penale che coinvolge un intervento chirurgico di prelievo di organi non autorizzato condotto in un’ambulanza senza licenza in Cina sta gettando i riflettori sui continui sforzi di Pechino per coprire la sua pratica sanzionata dallo stato di prelievo di organi da prigionieri di coscienza.

Lo scorso luglio, quattro medici della Cina orientale sono stati condannati tra i 12 ei 28 mesi di carcere dopo essere stati giudicati colpevoli per il loro ruolo nell’estrazione illegale del fegato e di due reni di  Li Peng, una paziente ospedaliera, dopo la sua morte.

Secondo i media statali cinesi, il fegato di Li è finito in un ospedale militare nella capitale cinese, Pechino, e i suoi reni sono andati in un ospedale nella vicina Tianjin per il trapianto. Entrambi gli ospedali sono stati identificati da un’organizzazione no profit con sede negli Stati Uniti come centri sospetti per l’estrazione forzata di organi da prigionieri politici viventi.

I medici, così come altri due complici, sono stati accusati dopo che il figlio di Li, Shi Xianglin, aveva avvertito le autorità che il registro delle donazioni di sua madre non era registrato nel database ufficiale delle donazioni in Cina. Shi ha iniziato a sospettare che qualcosa non andasse dopo aver scoperto che suo cugino Shi Zijun era stato pagato 200.000 yuan (circa $ 30.780) due giorni dopo che gli organi di sua madre erano stati rimossi. Secondo il programma ufficiale cinese per la donazione di organi, i donatori non dovrebbero essere compensati.

Il denaro è stato pagato dall’uomo d’affari locale Huang Chaoyang, che è stato anche condannato a 10 mesi di prigione lo scorso anno per il suo ruolo nell’estrazione non autorizzata di organi. Secondo i media statali cinesi, Huang Chaoyang era un uomo d’affari che vendeva attrezzature mediche.

Questo è solo uno dei pochi casi emersi ufficialmente del traffico di organi per trapianti illegale e assolutamente amorale che però avviene in Cina, con anche una certa frequenza.

Negli anni 2000, sono emersi rapporti secondo i quali il regime comunista cinese stava sistematicamente uccidendo i praticanti del Falun Gong detenuti per  utilizzare i loro organi nei trapianti.

A quel tempo la Cina non aveva un programma ufficiale di donazione di organi, e funzionari cinesi hanno detto che gli organi provenivano principalmente da prigionieri giustiziati.

In mezzo al crescente controllo del sistema di trapianti di organi in Cina, il regime ha annunciato che a partire dal 1 ° gennaio 2015 avrebbe interrotto l’approvvigionamento di organi da prigionieri giustiziati e ha affermato che avrebbe fatto affidamento su un nuovo sistema di donazioni volontarie. Tuttavia, l’affermazione di Pechino è stata confutata da un rapporto del 2019.

Il rapporto concludeva, dopo un’indagine durata un anno, che la pratica dichiarata sanzionata del prelievo forzato di organi stava avvenendo su “scala significativa” in Cina, con i praticanti del Falun Gong che erano la principale fonte di organi.

Un rapporto investigativo di The Epoch Times nel 2016 ha concluso che decine di migliaia potrebbero essere state uccise al Tianjin First Central Hospital, poiché l’ospedale ha effettuato più trapianti di quanto la fornitura di organi da prigionieri giustiziati potesse supportare.

FONTE: https://scenarieconomici.it/caso-penale-svela-il-traffico-illegale-di-organi-in-cina/

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

Dr.ssa Martínez Albarracín sulla vaccinazione di massa: “In autunno potrebbe morire il 20-30% dei vaccinati, incolperanno le nuove varianti”

John Cooper
  

Siamo molto colpiti dal fatto che nei media mainstream le persone vaccinate vengono classificate come immunizzate quando poi in realtà non possono condurre una vita normale, poiché possono contagiare ed essere contagiate. In effetti, le misure di sicurezza che devono avere sono esattamente le stesse come se non fossero vaccinate.

Ma è ancora più sorprendente quando si verificano infezioni e decessi nelle case di cura dopo essere state vaccinate poiché usano lo stesso termine, cioè che è successo loro “nonostante siano stati immunizzati“.

Il punto è che sono tanti gli esperti che avvertono di qualcosa di molto preoccupante: la vera pandemia sarà causata dalla vaccinazione. E non sono né uno né due, sono già tante le persone coraggiose che osano prevedere un drammatico autunno/inverno del 2021, proprio a causa della vaccinazione.

L’ultima a farlo è stata la dottoressa María José Martínez Albarracín, laureata in medicina e chirurgia presso l’Università di Murcia, professoressa di processi diagnostici clinici e membro dell’Associazione spagnola “Medici per la verità“, in un’intervista a El Toro TV, nel programma La Inmensa Minoría. Ciò che afferma la dott.ssa Martñinez Albarracín è estremamente preoccupante, poiché ritiene che entro il prossimo autunno, se il 70% della popolazione finisce per essere vaccinato, potremmo trovarci con la vera pandemia causata proprio da quella vaccinazione, e crede anche che possiamo arrivare alla morte del 30% delle persone che si sono vaccinate.

Riuscite a immaginare che alla Dr. Martínez Albarracín è stata data l’opportunità di spiegare tutto ciò nei media mainstream? È quindi possibile che si possa porre fine a questa pura follia.

FONTE: https://www.detoxed.info/dr-ssa-martinez-albarracin-ed-il-drammatico-avvertimento-sulla-vaccinazione-di-massa-in-autunno-il-20-30-dei-vaccinati-potrebbe-morire/

 

 

 

“Con l’uscita della Russia dall’Iss finisce un’era”, dice Guidoni

L’astrofisico ed ex astronauta italiano: “È evidente che ci troviamo in una nuova ‘corsa allo spazio’, ma questa volta sono coinvolti anche molti soggetti privati che spesso realizzano successi e traguardi in brevissimo tempo”

AGI – Mentre gli astronauti a bordo della Space X si installano nella Stazione spaziale internazionale (Iss), in molti sulla Terra si chiedono quale sia il destino di questa importante infrastruttura ingegneristica, scientifica e politica che ha tenuto insieme, per diversi anni, le ex potenze protagoniste della Guerra Fredda. Tra loro, Umberto Guidoni, astrofisico, divulgatore e scrittore italiano, nonché primo astronauta europeo a visitare la Stazione spaziale internazionale.

Guidoni commenta all’AGI la situazione che caratterizza la stazione orbitante e il recente annuncio della Russia, che ha manifestato l’intenzione di allontanarsi definitivamente dal progetto e di realizzare una stazione orbitante esclusivamente sovietica entro il prossimo decennio. “La notizia della separazione della Russia dal progetto della Stazione spaziale internazionale rappresenta il segnale della fine di un’era di collaborazione iniziata molto tempo fa“.

Guidoni commenta all’AGI la situazione che caratterizza la stazione orbitante e il recente annuncio della Russia, che ha manifestato l’intenzione di allontanarsi definitivamente dal progetto e di realizzare una stazione orbitante esclusivamente sovietica entro il prossimo decennio. “La notizia della separazione della Russia dal progetto della Stazione spaziale internazionale rappresenta il segnale della fine di un’era di collaborazione iniziata molto tempo fa“.

FONTE: https://www.agi.it/estero/news/2021-04-25/spazio-russia-lascia-iss-guidoni-finisce-era-collaborazione-12302418/

 

 

 

STORIA

È colpa di Mussolini

Gabriele Adinolfi – 26 04 2021

Perché il 25 aprile è in fondo una data sovranista e cosa c’entra con la psicoanalisi

Ogni aprile si assiste alla stessa cagnara che viene definita festa della “liberazione”.
Tralasciamo le obiezioni più scontate sull’unico popolo che festeggia la sconfitta in guerra e cerchiamo di capire le ragioni per le quali una stretta minoranza fanatica e una più ampia fetta di persone intrise di retorica e di banalità continuano a celebrare qualcosa che nessuno sa più cosa sia.

Quante fandonie!
Ci dicono che in quella data un pugno di individui avrebbe condotto l’Italia alla libertà. Il che palesesemente è improprio, visto e considerato che da allora il nostro territorio è cosparso di basi militari straniere e noi, oltre alle nostre terre d’oltremere, abbiamo perso ogni peso nel mondo.
Sono stati invece liberati i partiti politici, vecchi arnesi delle democrazie di classe, ma prima di questa riesumazione di cadaveri la dinamica sociale avveniva direttamente nelle organizzazioni di categoria che partecipavano attivamente alla vita politica italiana e che in seguito lo hanno fatto progressivamente di meno.
C’era la censura? Non più di dopo, anzi! Basti pensare che la rivista comunista La Verità stampava cinquantamila copie a numero e che nessuno dei suoi lettori fu mai infastidito, senza contare che nel 1932 fu offerto asilo politico addirittura a Trotsky.
Si parla di una dittatura feroce e sanguinaria, ma si deve scomodare Matteotti, ovvero un incidente di percorso, per trovare un appiglio prima della guerra civile. Guerra civile in cui il terrorismo e l’offensiva omicida furono indiscutibilmente e regolarmente partigiani.
Una sola giornata di “liberazione” avrebbe contato tanti più assassinati inermi di qualsiasi rappresaglia bellica nell’altro campo.
Le prigioni dell’Italia democratica avrebbero contenuto molti più fascisti di quanti antifascisti furono imprigionati precedentemente. Negli anni settanta poi riuscirono a riempirsi di oltre quattromila detenuti politici.
Insomma si dev’essere ben ignoranti o terribilmente in malafede se si sostiene che il passaggio di consegne tra chi aveva difeso l’Italia dallo straniero sbarcato dal mare, quello che aveva violentato, ucciso, uomini donne e bambini, a chi si era invece aggregato all’invasore per poter emergere, abbia comportato più umanità, più tolleranza e la libertà! È accaduto esattamente l’opposto. Ma, si sa, vae victis, soprattutto quando i vinti sono virtuosi.

Colpa di Mussolini
Tutto questo però oggi è lontano e, siccome la storia la scrivono non i vincitori ma i loro servili scribacchini, è normale che la maggioranza che è ignara, incolta e distratta, a distanza di tempo possa accodarsi alla retorica stucchevole con cui viene contraffatto il ruolo di pochi “cobelligeranti” con il gangsterismo organizzato dipinti come novelli Robin Hood.
La vera domanda è per quale motivo ci sia tanta pervicacia nel festeggiare ancora quel sabbah da parte degli adepti e come mai si scatenò così tanta ferocia in quell’aprile 1945, ad opera spesso di gente che era diventata partigiana a guerra davvero finita.
Direi che è colpa di Mussolini.
A differenza di altri, che amarono e aiutarono la propria gente dall’alto, con paternalismo, come Franco e Salazar, egli intendeva davvero innalzarlo.
Quando a inizio guerra la nostra flotta, tradita, venne in gran parte distrutta nel porto di Taranto, pretese di spiegare chiaramente la portata del disastro perché riteneva che il popolo italiano fosse maturo per la verità. Lo volle sempre maturo, dignitoso, partecipativo e responsabile.
Più avanti avrebbe dovuto sostenere con amarezza che governare gli italiani è inutile, e aveva ragione.
Voleva che prendessimo in mano, romanamente, i nostri destini. Alla disastrosa impresa greca fece accodare, a calci nel culo, i gerarchi che pretendevano minimizzare: quell’affronto gettò le basi del 25 luglio.
Non voleva godere del potere ma utilizzarlo per rieducare alla dignità e alla responsabilità: come Prometeo volle dare il fuoco agli uomini che, invece, chiedevano solo un caminetto.

Gli italiani
da secoli sono abituati a dialogare con il padrone e l’invasore di turno, ci trattano, mercanteggiano, vogliono strappare utili e prebende e, soprattutto, mai mettersi a rischiare per niente. Un sostrato filosofico ormai invecchiato e sornione fa sì che richiedano qualcuno che si occupi di loro, che risolva i loro problemi e se non li risolve sia il colpevole al posto loro. Così fu per la Dc e così è per la Ue.
Il clima, la geografia e la presenza del Vaticano, li hanno sempre dotati di condizioni ottimali da sfruttare senza fatica. L’assistenzialismo si è aggiunto a peggiorare le cose.
Mussolini li voleva attori, indipendenti, dignitosi.
E peggio fecero tutti quei volontari, oltre mezzo milione (un’autentica marea!) che ripresero le armi nel 1943 a guerra perduta e che gli altri non potevano non odiare perché rappresentavano la loro cattiva coscienza, dimostravano che si poteva essere uomini, fedeli nell’onore al di là dei calcoli.

Una festa sovranista
Contro tutto questo il sabbah. Come si permetteva certa gente di dare un esempio e di dimostrare che si può vivere eretti, leali, fedeli, onesti e corretti?
Come pretendeva di sollecitare dignità e responsabilità invece di una sottomissione a uomini potenti e ricchi che avrebbero elargito di che vivere soddisfacentemente agli individui che non vogliono impegni, sfide e doveri?
Tutti questi avevano bisogno di una liberazione psicoanalitica delle viscere dalla dipendenza al cuore e al cervello. In questo liberazione fu e lo fu in modo tipicamente italiano.
Se esistono date che si possono definire sovraniste in questo paese sono proprio il 25 aprile, il 25 luglio e l’8 settembre perché esprimono la specificità italiana così com’è, senza l’intervento tradizionale e rivoluzionario di chi la vuol trasformare in italica e romana.
Fanno bene a festeggiare, lo dovrebbero fare anche molti di quelli che si credono dall’altra parte.

FONTE: http://www.noreporter.org/index.php/alterview/27687-2021-04-26-12-02-34

 

 

I comunisti nella Resistenza: combattivi ma inaffidabili

Pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, un estratto de I partigiani di Tito nella Resistenza Italiana (Mursia 2020)

I comunisti nella Resistenza: combattivi ma inaffidabili

Il ruolo dei comunisti italiani nella Resistenza assume una certa rilevanza sin dall’autunno del 1943. Insieme al Fronte Militare Clandestino i comunisti, nell’ambito della Resistenza che definiremo “civile” (per distinguerla da quello di Montezemolo), iniziano ad organizzarsi e a colpire già nelle settimane successive alla caduta di Roma.

Sono tosti, questo nessuno poteva (e può) metterlo in dubbio, istruiti e formati da miliziani che hanno già combattuto una guerra civile, quella spagnola, dalla quale sono usciti sconfitti sul campo, ma non nella intenzione di perorare la causa comunista.

In alcune realtà, come in Umbria ed in Abruzzo poi, i prigionieri di guerra jugoslavi evasi da centri detentivi quali Colfiorito e dalla Rocca di Spoleto, si uniscono alle formazioni locali recando con sé il know how di combattenti del disciolto esercito jugoslavo e dell’Esercito Popolare di Liberazione di Josip Broz.

Capaci, dunque, ma poco inclini alla collaborazione. Nel 1944, quando le formazioni intensificano l’azione contro gli occupanti tedeschi, emergono le prime difficoltà con le altre anime della Resistenza, in particolare con i badogliani, con i militari e con gli autonomi. Qual è lo scopo della lotta? Colpire indiscriminatamente in nemico, causando però forti perdite fra i civili per rappresaglia o selezionare gli obiettivi? E ancora: come comportarsi con presunte spie e accusati di collaborazionismo? Processo o fucilazione sommaria?

Domande alle quali non sempre si dà una risposta chiara, lasciando dietro di sé frizioni che portano alla conflittualità ed al sospetto reciproci.

Se per i badogliani e per gli autonomi la sconfitta militare dei tedeschi e dei fascisti repubblicani ha la precedenza, per i comunisti la guerra di liberazione coincide con la guerra rivoluzionaria. Insomma, una replica di ciò che era già accaduto in Spagna quasi un decennio prima, con conseguente frammentazione del fronte repubblicano a vantaggio delle forze franchiste.

“I compagni devono ricordare che esiste una sola bandiera, il Tricolore e che l’inno è il Piave non l’Internazionale” ammoniva così, Celso Ghini, i combattenti della Brigata “Gramsci”, operante fra le province di Terni e di Rieti. Niente bandiera rossa, dunque e rammentare che il Piave mormorava era l’inno ufficiale del Regno del Sud, l’entità statale combelligerante degli Alleati alla quale tutte le formazioni partigiane ed il Corpo Italiano di Liberazione dovevano prestare obbedienza e fedeltà. O, in altre parole, di quelle’Italia per la quale combattevano, divisioni a parte.

Certo, difficile che ogni gruppo, specie nell’Italia centro-settentrionale, obbedisse agli ordini del Comitato Liberazione Nazionale e del Comando Supremo di Brindisi; tuttavia, seguire le direttive di quei due organi significava essere partigiani. Chiunque operasse al di fuori sarà stato anche combattente, certo non partigiano.

È ciò che accade con gli slavi. Malgrado vi siano delegati dell’Esercito Popolare di Liberazione in seno al CLN, nelle realtà locali i partigiani jugoslavi rifiutano di prendere ordini da militari e da politici di un paese che, nel 1941, li aveva invasi insieme alla Germania. Inoltre, le maggiori aggressività e combattività, permettono loro di muoversi con maggiore autonomia, se non di imporsi sugli italiani certamente motivati, ma meno preparati.

Nel ’44, a Salerno, Togliatti è chiaro: fino alla fine del conflitto le formazioni garibaldine devono concentrarsi sulla lotta a tedeschi e fascisti, sostenendo lo sforzo del Regno del Sud (riconosciuto, a marzo, anche dall’Urss) e degli Alleati. Come accennato, però, non va sempre così e le divisioni restano.

Sempre a marzo, ad esempio, i gappisti romani – operando in modo autonomo – colpiscono i coscritti altoatesini del 6° Regiment-Polizei “Bozen”, causando 30 morti e provocando, così, la terribile rappresaglia che porterà all’orrore senza fine delle Fosse Ardeatine. Un eccidio tedesco, non ci sbagliamo! Ma la cui responsabilità non può – anche in piccola parte – non cadere su chi forse mancò di calcolare bene i rischi di quella sciagurata azione.

I comunisti sono combattivi, ma fanno paura specie nel Friuli dove la convergenza con il IX Corpus sloveno porta le brigate autonome ed osovane a prendere le distanze dalle iniziative dei garibaldini e, soprattutto, a rifiutare la sottomissione ai titini.

La strage di Porzus (che ancora fa sbuffare di noia le vestali della Resistenza) è in verità un fatto molto grave e non solo per i morti rimasti a terra. E’ la dimostrazione, chiara, che una consistente fetta di partigiani comunisti (non tutti per fortuna!) è più interessato a finalità politiche che non a difendere l’integrità territoriale della Patria.

Saranno, d’altronde, gli stessi partigiani autonomi a costituire, nell’immediato dopoguerra, le primissime strutture di intelligence denominate stay-behind. Il generale Raffaele Cadorna (dirigente del CLN e capo del Corpo Volontari della Libertà) autorizza la formazione dell’Organizzazione “O” (Osoppo) sin dal 1946, con lo scopo di monitorare i confini orientali d’Italia. E di tenere sotto controllo l’ambiguo atteggiamento dei comunisti italiani. Forte di circa 4000 fra uomini e donne, erede delle tradizioni e del valore delle Brigate partigiane “Osoppo-Friuli”, la “O” resta attiva fino al 1956 quando parte delle sue funzioni è trasferita alla struttura “Gladio”, orientata su tutto il territorio nazionale. Ispirata alla Resistenza e con vertici partigiani, “Gladio” verrà sciolta, fra mille polemiche ed accuse infondate, agli inizi degli Anni ’90.

La Resistenza tradita Consapevole dell’impossibilità di una svolta rivoluzionaria ed ormai istituzionalizzato, nella Repubblica Italiana il Partito Comunista è il principale partito d’opposizione, ma con un peso ed una capacità di mobilitazione impressionanti. Consapevoli dell’importanza della memoria per un Popolo, i comunisti imprimono alla storia del movimento di liberazione un orientamento che li vede principali protagonisti di quella stagione di guerra e di libertà. Dimenticando si fosse trattato di una guerra… civile (termine che sarà accettato dalla storiografia grazie a Claudio Pavone e solo nel 1991), la Resistenza è stata trasformata in una sorta di mito fondante della Repubblica. L’importanza del Movimento partigiano non è mai stata messa in dubbio, ma la sua – poca – incisività sugli esiti della Campagna d’Italia ed il fatto che l’impegno dei partigiani non sia stato preso in considerazione dagli Alleati alla Conferenza di Pace, sono elementi tali da mostrare l’inconsistenza della sua apologia.

Insomma, come in Spagna, la guerra sul campo era stata di fatto persa: gli eccessi, l’inaffidabilità e gli interessi, non sempre coincidenti con quelli nazionali, avevano finito per isolare i comunisti nello stesso movimento di liberazione. Per recuperare terreno e consenso, si combatté per decenni un’altra guerra, stavolta culturale, al fine di far passare l’idea che la Resistenza fosse a trazione “rossa”. Un esempio? L’ANPI, principale sigla combattentistica, non è l’associazione di tutti i partigiani (malgrado così sia ormai conosciuta) ma di quelli legati all’area… diciamo socialdemocratica. Lo stesso Enrico Mattei, che ne era stato fondatore, se ne era discostato nel 1947 perché non in linea con le posizioni del direttivo. L’atteggiamento ostile e le accuse di revisionismo rivolte agli storici meno schierati hanno rappresentato e rappresentano, poi, ulteriori testimonianze di come quel capitolo, drammatico ed eroico della nostra Storia, siamo ormai considerato non patrimonio collettivo ma di una parte politica.

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/cultura/i-comunisti-nella-resistenza-combattivi-inaffidabili-1941740.html

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