RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 24 GIUGNO 2020

Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più
https://www.youtube.com/watch?v=bT3JAL3meCc

RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI

24 GIUGNO 2020

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

 Io non sono un tipo che si lascia condizionare

dagli slalom pubblicitari

ANTONIO DI STEFANO, Alle sogliole del duemila, Mondadori, 1999, pag. 34

 

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SOMMARIO

I crediti inesigibili, i prestanomi e gli NPL
“Sono incazzata nera” è il nuovo slogan della app Immuni
Quinto Potere – Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!
Facebook censura Altaforte per il libro di Simone Di Stefano.
L’OSCURO LEGAME: LA SINISTRA E LA PEDOFILIA
Parasite: la versione in bianco e nero in anteprima al Far East Film Festival
Black lives matter, uno dei leader: “Abbattiamo le statue di Gesù, simbolo degli europei bianchi”
RINGRAZIAMO L’UNIVERSITA’ AMERICANA PER AVER ASSICURATO IL SUCCESSO FUTURO AD ASIATICI ED BIANCHI
LA MILANO DI ALDA MERINI: TOUR NEI LUOGHI DELLA SUA POESIA
«CONTAGIATI» DI ANDREA MAURI: LA PAURA DEL CONTATTO E L’ISOLAMENTO
Beppe Grillo e la Rete Unica: altro che Guglielmo Marconi…
Il taglio dell’Iva? Hanno scherzato
ITALIA SOVRANA E FUORI DALL’EURO IN 2 GIORNI GRAZIE ALLO TSUNAMI TRUMP
MPS, operazione Santorini: Cassazione conferma responsabilità ex direttore
Scandalo Wirecard: la ligia Germania ha fatto finta di non vedere?
TOGHE E BANCHE: iniziano a saltare fuori collegamenti fra CSM e CDA degli istituti di credito
Quando Cossiga mandò i carabinieri al Csm
CONDIZIONI NAZISTE O DA SCHIAVITÙ
Caso Floyd, è già arrivata la seconda ondata di pandemia mediatica
“Dark pools”: il lato oscuro del neoliberismo globale
Conte senza maggioranza al Senato? Un nuovo premier se arriva Forza Italia

 

 

EDITORIALE

I crediti inesigibili, i prestanomi e gli NPL

Manlio Lo Presti – 24 giugno 2020

Abbiamo di recente una impennata del commercio dei crediti inesigibili che ora chiamano NPL (NON Performing Loans) per non far capire niente alla gente.

Faccio seguire un ragionamento che, per ragioni di spazio, sarà sintetico e semplificato perché attento alle conseguenze socioeconomiche risultanti.

L’applicazione dei criteri contabili e gestionali elencati dalle normative, popolarmente definite BASILEA 1, 2, 3 e successive infinite modificazioni, hanno causato in questi anni una vorticosa crescita dei crediti inesigibili erogati:

  1. con regolamenti precedenti ai criteri di Basilea 3;
  2. con regolamenti Basilea 1,2,3, ∞;
  3. con fusioni ed acquisizioni che hanno creato un clima caotico nel sistema creditizio, con il colpevole e colluso silenzio delle varie e costosissime Autorità preposte al controllo anche degli interessi nazionali coinvolti in tali operazioni, prevalentemente ostili.

Emerge il sospetto che l’operazione di svendita massiva dei crediti inesigibili sia stata una immensa operazione per coprire il fatto che oltre il 30% dei crediti sono stati erogati a prestanomi dietro ai quali incassavano i politici. Fidi mai usciti allo scoperto grazie all’artificio tecnico del “rinnovo automatico” annuale che non faceva segnalare linee di credito scoperte nella banca dati della Centrale dei Rischi, gestito dalla Banca d’Italia, attenzione!!!

https://www.ivid.it/trailer/film/1976/il-prestanome/clip-italiana-31553.html

Il sospetto viene dal fatto che i dati di inesigibilità sono stati titanici, come a far pensare che, all’improvviso, i gestori del sistema creditizio fossero tutti diventati imbecilli e incapaci.

Sulla base di quanto appena accennato, possiamo avanzare l’ipotesi che la massa di crediti inesigibili erogati è così composta:

  • crediti assegnati rispettando le regole;
  • crediti passati a contenzioso per normale rischio d’impresa e di settori commerciali;
  • crediti assegnati a prestanomi di politici e senza restituzione alcuna. Un costo di “rappresentanza” dunque.

TUTTO CIÒ PREMESSO SINTETICAMENTE

Si può pensare che gli NPL siano uno strumento di espropriazione di valori commerciali e di proprietà dai cittadini agli speculatori usurai. I crediti sono ceduti al 20% massimo del loro ammontare. Da far presente che questi crediti diventati anomali sono tutelati da GARANZIE IPOTECARIE (ipoteche) o PERSONALI (fideiussioni) che saranno incassate dalle finanziarie di estrazione nordeuropea coperte da prestanomi italiani.

Insomma, con pochi soldi vengono rastrellati valori dieci volte superiori con l’attivazione delle garanzie cioè con pignoramenti di massa delle case, con conseguente loro svalutazione. Il collasso immobiliare fa svendere ai piccoli proprietari che saranno in contemporanea colpiti da una tassa PATRIMONIALE di almeno il 20% del valore posseduto. Moltissimi non saranno in grado di pagare le cartelle esattoriali emesse contro gli inadempienti che venderanno alle ridette infami finanziarie svizzero-tedesche le loro abitazioni al 30%.

ECCO PERCHE’ NELLA STORIA CI SONO PERIODICHE E PILOTATE CRISI BANCARIE: servono a far passare di mano violentemente beni della popolazione, come fosse una mano del croupier.

TUTTO CALCOLATO DUNQUE…. ALTRO CHE INCAPACI!

SONO DEGLI SCIENZIATI DELLA SOVVERSIONE SOCIALE

 

 

 

IN EVIDENZA

“Sono incazzata nera” è il nuovo slogan della app Immuni

Il “falso positivo” non è un falso problema e lo dimostra la disavventura di una utente “pentita” della applicazione anti-Covid

Donna, classe 1957, di Bari. In ossequio al più ferreo anonimato, non è dato sapere di più sulla spontanea testimonial della app Immuni che per la Gazzetta del Mezzogiorno ha coniato una espressione che meglio di qualunque altra sintetizza la “customer satisfaction”, ovvero il gradimento e la soddisfazione degli utilizzatori della soluzione tecnologica per contrastare il contagio.

A spiegare alla signora pugliese che tutto funziona perfettamente toccherà in sorte a chi si è genuflesso dinanzi al tanto propagandato successo della app Immuni, collezionando interviste e redigendo articoli che celebravano e continuano a magnificare l’operato di chi ha saputo fare quel che nemmeno Dio (Gesù perdonami, non l’ho detto io) sarebbe riuscito a realizzare.

Nostro Signore, infatti, non avrebbe condannato all’Inferno la povera sessantatreenne colpevole soltanto di aver installato la taumaturgica applicazione sul proprio smartphone e di aver ricevuto una inspiegabile segnalazione che le ha cambiato la vita.

La sventurata è stata contattata dalla ASL che le ha imposto di non lasciare la propria abitazione per quindici giorni. Motivo? Presunto contatto con un soggetto positivo al Covid-19 segnalato da “Immuni”.

In bilico tra una “quarantena” e gli “arresti domiciliari”, la sventurata racconta di essersi recata al mare adottando ogni precauzione e di essere stata in prossimità solo di alcuni conviventi (che però non hanno ricevuto avvertimenti di sorta grazie alla mancata installazione della app).

Nel pomeriggio di domenica scorsa riceve un segnale di allerta sul proprio smartphone con un codice da comunicare al medico di base che il giorno dopo provvede ad informare l’Azienda Sanitaria Locale. 48 ore dopo (giusto il tempo – se mai fosse – di infettare chicchessia) le arrivano una mail e una telefonata del Dipartimento di prevenzione che la mettono in gabbia.

Il colloquio telefonico con l’operatrice della Asl è particolarmente animato e la presunta infetta chiede di essere sottoposta a test sierologico o al tampone. Naturalmente (?!?) le viene risposto che non è possibile.

La donna si imbestialisce vieppiù e chiede come possa essere possibile che lei sia entrata in contatto con un infetto se il bollettino della Regione (nei giorni in cui la “app” era attiva sul suo smartphone) avesse rappresentato con orgoglio “contagi zero” nella provincia di Bari (da cui la signora non si è mai allontanata).

Mentre i più fantasiosi interpreti del diritto le suggeriscono all’orecchio l’ipotesi di un vero e proprio sequestro di persona, la poveretta non riesce a darsi ragione del fatto che i suoi familiari non sono destinatari di alcun “provvedimento restrittivo”. Sani? Guariti? In possesso di speciali anticorpi? No, semplicemente “immuni” da installazioni di app….

FONTE:https://www.infosec.news/2020/06/20/news/tecnologie-e-salute/sono-incazzata-nera-e-il-nuovo-slogan-della-app-immuni/

 

 

 

Quinto Potere – Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!

97.397 visualizzazioni – 4 ottobre 2013
VIDEO QUI: https://www.youtube.com/watch?v=bT3JAL3meCc
FONTE:https://www.youtube.com/watch?v=bT3JAL3meCc

Facebook censura Altaforte per il libro di Simone Di Stefano.

Polacchi: “Inaccettabile, adiremo le vie legali”

Roma, 23 giu – L’ultima, inaccettabile, trovata di FacebookCensurare una casa editrice. Il social network sta infatti boicottando il libro-intervista a Simone Di Stefano, già segretario del movimento CasaPound Italia, scritto da Valerio Benedetti e con prefazione dell’europarlamentare Antonio Maria Rinaldi. Il libro in questione, Una Nazione – Simone Di Stefano accusa l’Unione Europea, è edito da Altaforteche dalla propria pagina Facebook si è vista rimuovere all’improvviso i post che lo pubblicizzavano. Motivo? Il contenuto avrebbe “violato gli standard della community”. Apprendiamo così che un libro è una minaccia per gli insindacabili e oscuri “standard” del social.

Emblematico e al contempo piuttosto inquietante, perché con tutta evidenza con questo modus operandi si straccia la libertà di espressione, facendo oltretutto calare la mannaia su un’operazione culturale. Altaforte ha denunciato quanto accaduto con un apposito post su Facebook: “Quando un libro diventa un reato. Facebook – scrive la casa editrice – ha ha limitato i nostri account e cancellato quasi ogni immagine relativa al libro ‘UNA NAZIONE – Simone Di Stefano accusa l’Unione Europea’ per una non meglio specificata violazione degli standard. La nostra pagina rischia di essere eliminata per aver pubblicato un libro-intervista a uno dei più credibili portavoce dell’ideale sovranista. Questa la loro libertà di pensiero!”.
FONTE:https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/facebook-censura-altaforte-libro-simone-stefano-polacchi-inaccettabile-adiremo-vie-legali-160816/

 

 

L’OSCURO LEGAME: LA SINISTRA E LA PEDOFILIA

Secondo la sinistra, la statua di Montanelli dovrebbe essere rimossa poiché negli anni Trenta, in Africa, sposò una ragazzina di dodici – forse quattordici –  anni. La vicenda del monumento al noto giornalista, s’inserisce in una più ampia campagna di demonizzazione del maschio bianco eterosessuale, definito, di volta in volta, violento, stupratore potenziale e ora anche un po’ pedofilo o, almeno, compiacente con la perversione. Ma la sinistra, può accampare una moralità superiore in materia sessuale?

Neanche per sogno. Fin dalle sue origini illuministe, ha avuto coi bambini e la sessualità un rapporto ambiguo. Il filosofo ginevrino Jean-Jacques Rousseau, che scriveva intorno all’educazione dei fanciulli, non solo ne abbandonò tre in uno squallido orfanotrofio, ma scrisse compiaciuto di avere comprato a Venezia una bambina di dieci anni, che seppe «liberarlo» dalla depressione.

Solo durante il Sessantotto, nel contesto della cosiddetta «liberazione sessuale», le posizioni in favore della pedofilia vennero alla luce in tutto il loro orrore mascherato da «progresso». Il marxista e teorico della rivoluzione dei costumi, Gerd Koenen, sostenne giochi e attività sessuali negli asili; in compagnia del più celebre Daniel Cohn-Bendit, parlamentare europeo e autore di un testo pro-pedofilia intitolato Gran Bazar.

Negli anni Settanta, dopo che tre uomini erano stati arrestati per avere avuto rapporti sessuali con ragazzi non ancora quindicenni, il quotidiano “Libèration” pubblicò il Manifesto in difesa della pedofilia, firmato da tutta l’intellighenzia della sinistra europea (Louis Aragon, Roland Barthes, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, André Glucksman, Felix Guattari, Jack Lang, Bernard Kouchner (fondatore di Medici Senza Frontiere), Jean-Paul Sartre, Philippe Sollers, Louis Althusser, Gilles Deleuze).

In tutto il continente nacquero riviste marxiste, come “Rosa Flieder” o “Pflasterstrand”, che arrivarono a giustificare la pedofilia, chiedendo la depenalizzazione se non addirittura la legalizzazione del sesso con i bambini, il tutto in nome della «liberazione dalle pastoie borghesi» e per il «bene del bambino».

Anche il noto scrittore ed editore di sinistra Hans Magnus Enzensberger, autore dei Colloqui con Marx ed Engels,  scrisse articoli a favore delle attività sessuali coi bambini. Uno di questi si intitolava Educare i bambini nella comune e faceva riferimento alla comune socialista di Giesebrecht Strasse di Berlino.

Tra i propagandatori di queste teorie aberranti e «progressiste» ci furono anche istituti educativi ispirati alle teorie antiautoritarie della nuova sinistra, come il Rote Freiheit. Questo si dava come scopo la «produzione» di personalità socialiste. Tra gli altri vi furono il centro Libertà Rossa sostenuto dal Psychology Institute alla Free University di Berlino e la Humanistische Union.

Viene poi Michel Foucault, il santo laico delle accademie, che in un’intervista, apparsa su “Change”, nel 1977, parla del bambino come «seduttore dell’adulto». Dichiara: «Ci sono bambini che a dieci anni si gettano su un adulto – e allora? Ci sono bambini che acconsentono, rapiti».

Alfred Kinsey, il «padre della rivoluzione sessuale», era un uomo con tendenze pedofile, mentalmente disturbato – si circoncise da solo con una lametta. Usò i suoi celebri Rapporti sulla sessualità umana per giustificare «scientificamente» la pedofilia.

In Italia, le cose non sono andate meglio. Dacia Maraini dichiarò la naturalità dell’incesto. Mario Mieli, il coprofago iniziatore del movimento omosessuale in Italia, considerava «opera redentiva» il sesso tra un adulto e un impubere. Dieci anni fa, la senatrice Pd Donatella Poretti, esponente dell’Associazione Luca Coscioni e vicina al mondo omosessuale, chiese l’abrogazione degli articoli 564 e 565 del Codice penale sui reati contro la morale della famiglia. L’articolo 564 del Codice penale è quello che prevede la reclusione da uno a cinque anni per chiunque commetta incesto con un discendente o un ascendente, o con un fratello o con una sorella. Il radicale Marco Cappato, deputato europeo, ha difeso al TG2 il diritto dei pedofili olandesi ad avere il loro partito, esprimendo il desiderio che la pedofilia venisse regolata da leggi: «così non ci sarebbe violenza ma soltanto amore».

Il 27 ottobre 1998, i Radicali Italiani organizzarono un convegno dal titolo Pedofilia e Internet, vecchie ossessioni e nuove critiche, promosso da Marco Pannella. Tra le ragioni del convegno si legge: «siamo certi che gli adolescenti a cui molti paesi del mondo attribuiamo la capacità di rispondere in giudizio delle proprie azioni non abbiano invece pari consapevolezza e responsabilità nell’ambito sessuale? In ogni caso in uno Stato di diritto, essere pedofili, proclamarsi tali, o anche sostenerne la legittimità non può essere considerato reato».

La sinistra, per decenni, ha sostenuto la pedofilia in nome dell’«Amore» e del «Bene», presentando una pratica mostruosa come «liberazione».

 Davide Cavaliere

FONTE:http://www.ildetonatore.it/2020/06/22/loscuro-legame-la-sinistra-e-la-pedofilia/

 

 

 

ARTE MUSICA TEATRO CINEMA

Parasite: la versione in bianco e nero in anteprima al Far East Film Festival

La versione Black & White di Parasite è stata realizzata attraverso un lavoro di color collection effettuato fotogramma dopo fotogramma.

Parasite: la versione in bianco e nero in anteprima al Far East Film Festival

La versione Black & White di Parasite è stata realizzata attraverso un lavoro di color collection effettuato fotogramma dopo fotogramma.

– Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2020 17:03 – Tempo di lettura: < 1 minuto 

Parasite - Cinematographe.it

Parasite si prepara per un ritorno nelle sale italiane nella sua versione in bianco e nero, dopo la presentazione in anteprima al Far East Film Festival

Quello appena trascorso è stato un anno incredibile per Joon Bong Ho che, con il suo film Parasite, ha saputo conquistare i maggiori riconoscimenti a livello internazionale (tra cui la Palma d’Oro a Cannes e l’Oscar come Miglior film), convincendo quasi all’unanimità sia critica che pubblico. Adesso, a distanza di oltre dodici mesi dalla sua anteprima francese, Parasite si prepara per rifarsi il trucco e tornare ad affascinare addetti ai lavori o semplici appassionati di cinema. Lo farà grazie alla sua versione in bianco e nero che sarà visibile in anteprima durante la giornata di apertura del Far East Film Festival, per poi essere godibile attraverso un ritorno nelle sale nostrane.

Leggi anche: Far East Film Festival 2020, la line-up dell’edizione digitale

L’appuntamento, per quanto riguarda il festival, è per il 25 giugno alle 21:30 all’Arena Loris Fortuna di Udine e, contemporaneamente, anche nelle sale Anteo Palazzo del cinema a Milano, Cinemazero di Pordenone, Artiston di Trieste e Capitol Anteo spazioCinema di Monza.

Dal Festival di Rotterdam, dove il film è stato presentato, Joon Bong Ho ha dichiarato:

È stato interessante scoprire come cambi la visione di un film se questo viene riproposto in bianco e nero. Vedendolo mi è sembrato di vedere un film d’altri tempi. In questa versione tutti i personaggi risultano più intensi e gli spazi in cui vivono le tre famiglie godono di una distinzione più accentuata.

Questa versione di Parasite è stata realizzata attraverso un lavoro di color collection effettuato fotogramma dopo fotogramma.

FONTE:https://www.cinematographe.it/news/parasite-versione-bianco-nero-anteprima-far-east-film-festival/

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

Black lives matter, uno dei leader: “Abbattiamo le statue di Gesù, simbolo degli europei bianchi”

 

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

RINGRAZIAMO L’UNIVERSITA’ AMERICANA PER AVER ASSICURATO IL SUCCESSO FUTURO AD ASIATICI ED BIANCHI

Non per i motivi ritenuti da BLM (Black Live Matters)

Giugno 23, 2020 posted by Guido da Landriano

 

Negli Stati Uniti ed in generale nelle Università  anglosassoni la malattia della lott alla discriminazione razziale sta diventando una mania che giustifica anche le decisioni più assurde e razzialmente motivate, quindi razziste. Ad Oxford l’università ha comunicato agli studenti che chi si ritiene colpito dagli eventi accaduti a George Floyd e quindi  dal “Razzismo” possono comunicarlo al docente che ne terrà in conto nelle valutazioni dell’esame. Quindi uno studente potrà avere una valutazione migliorata se affermerà di essere stato colpito dall’atto razzistico, anche se quello è avvenuto a 4000 km di distanza. Non so cosa ne pensiate voi, ma ho il dubbio che questo semestre all’Università di Oxford vi sarà un’esplosione delle medie negli esami.

Però c’è di peggio, come quello accaduto al professor Gordon Klein della UCLA, professore di contabilità presso l’università californiana. Curiosamente una materia apparentemente fredda come la contabilità ha talvolta, fra i docenti, delle menti molto vive e brillanti, come ai miei tempi ebbi il piacere  di riscontrare. In occasione delle manifestazioni per gli eventi di Minneapolis alcuni suoi studenti di colore gli chiesero di veder applicata la “Discriminante razziale”, cioè di avere un vantaggio nei voti perchè, essendo di colore, avevano sofferto per i fatti accaduti a George Floyd ed essendo schoccati non avevano potuto studiare a sufficienza. Il professor Floyd ha fatto notare che questo presentava dei problemi nei compiti scritti. Poi come avrebbe dovuto comportarsi nei confronti dei meticci? Essendo un docente di contabilità che avrebbe dovuto fare ? Un tasso di ammortamento dei voti per razza? Infine concludeva con le parole di Martin Luther King, per cui le persone non devono essere giudicate per il colore della pelle. L’Università, in pieno delirio ideologico, ha sospeso il professor Klein.

Premesso che gradirei assistere alla lezione di una persona così piena di ironia, vi rendete conto che, l’UCLA ha messo una bella pietra tombale sulla carriera  degli studenti di coloro. Parliamoci chiaro: se dovete assumere un contabile ne volete uno che abbia studiato e passato gli esami per mrito, o uno che li abbia superati per la clausola “George Floyd”. Se dovete andare da un medico, ne preferite uno che sapete sia bravo o uno che avete il dubbio si sia lureato o specializzato per un favoritismo del ssistema. Idem per quanto riguarda gli avvocati. Già nel mondo scientifico esiste una discriminazione positiva per gli asiatici, considerati più bravi nelle materie scientifiche mentre spesso semplicemente “Godono” di un sistema scolastico molto selettivo e rigido (Chiedete cosa succede per gli esami di maturità a Singapore), se poi diamo il 18 , o il 60, politico a determinate classi solo per il colore della pelle non facciamo altro che creare delle altre fortissime discriminazioni positive verso le ALTRE etnie. A pagarne il fio saranno gli studenti di colore di qualità o prevenienti dall’Africa, come gli studenti nigeriani che hanno risultati di studio superiori alla media.

Putroppo la stupidità è troppo insita nelle istituzioni universitarie americane. Il politically correct è talmente folle che, alla fine, alcuni studenti conservatori hanno polemicamente chiesto di radere al suolo Yale perchè il suo fondatore e finanziatore, Elihu Yale, aveva fatto i soldi nella Compagnia delle Indie Orientali gestendo il traffico degli schiavi. Effettivamente, se si abbattono le statue di Colombo o del generale Lee (che pur essendo della Virginia non ebbe ad avere nulla a che fare con la schiavitù), allora bisogna radere al suolo Yale.

Quale sarà l’effetto di questo bailamme? I prestigiosi e costosissimi college americani ed inglesi perderanno gran parte del loro smalto. Alla fine torneremo ad un’università delle origini, associazione di studenti che seguiva i professori per la loro capacità, ovunque, da città a città. Del resto gli studenti seguirono Pietro Abelardo fin nelle foreste, pur di ascoltarne le lezioni. Figuriamoci se non compreranno un abbonamento via web.

FONTE:https://scenarieconomici.it/ringraziamo-luniversita-americana-per-aver-assicurato-il-successo-futuro-ad-asiatici-ed-bianchi-non-per-i-motivi-ritenuti-da-blm/

CULTURA

LA MILANO DI ALDA MERINI: TOUR NEI LUOGHI DELLA SUA POESIA

Alda Merini è universalmente riconosciuta come una delle più importanti poetesse del XX secolo: un riconoscimento definitivamente attestato, come nella maggior parte dei casi, dopo la sua morte che le ha regalato una fama nuova e più solida. Personaggio controverso, figlia di un’Italia poco avvezza ai diversi. Lei che tra i diversi rientrava quasi di diritto, non tanto per la sua malattia mentale, quanto per il fuoco della poesia che la rendeva schietta e portatrice di parole affilate. Un comportamento che si rivelò unico non solo nella sua produzione poetica, fatta di una composizione veloce e a getto, ma anche nella sua vita quotidiana dove ogni sua parola era frutto di un demone interiore mai sedato. I suoi legami col mondo non furono labili, quelli con le persone quasi ossessivi, quelli con la città quasi mistici: Milano è nei suoi versi, a volte nascosta, a volte lucida e brillante come l’acqua dei Navigli. In questo articolo vi portiamo alla scoperta della Milano di Alda Merini.

La Milano di Alda Merini: i Navigli

Il tour nella Milano di Alda Merini inizia proprio dai Navigli, dove viveva in Ripa di Porta Ticinese al numero 47, fortunata spettatrice e contestualmente succube dello scorrere incessante del Naviglio Grande. È forte il suo legame con l’elemento acquatico, col flusso svelto dei canali che hanno reso questa zona di Milano celebre in tutto il mondo, talmente forte da renderla meritevole di un epiteto ormai celebre, quello di poetessa dei Navigli.

Leggi anche:
Alda Merini: tra talento e lucida follia

La poetessa qui nacque e qui visse stabilmente dal 1986 fino alla morte, amando immensamente la sua città, soprattutto nelle sue vesti notturne, come ebbe modo di dichiarare in diverse interviste e di esprimere in vari suoi versi.

Milano benedetta
donna altera e sanguigna
con due mammelle amorose
pronte a sfamare i popoli del mondo.

La casa delle arti della Merini

Attualmente è possibile ancora percepire l’essenza della poetessa, inoltrandosi nella zona dei Navigli e recandosi, in questo giro nella Milano di Alda Merini, in via Magolfa al numero 32. Qui, infatti, presso la Casa delle Arti-Spazio Alda Merini, è possibile osservare gli arredi e gli oggetti, portati via dall’abitazione principale, per essere esposti a pochissima distanza. Si tratta di una stradina poco distante dal Naviglio Grande, ma che ha il pregio di portare in sé un silenzio quasi liturgico e il fascino del rumore dell’acqua che, stando immobili e zitti, si riesce distintamente a sentire.

la milano di alda merini

Dietro una porta di vetro si può scorgere il letto, il comodino su cui sono poggiati i rossetti lucidi di cui Alda Merini amava coprirsi la bocca, un mazzo di rose appassite, ricevute in dono per un’intervista, il suo cappotto, grande come se fosse ancora pieno di un corpo. Altri oggetti sono sparsi della stanza, tessere di un mosaico complesso, quello di una vita vissuta nel dogma della poesia.

Inoltre, poggiati alle pareti ci sono due pezzi del muro degli angeli: si tratta di quelle parti di intonaco su cui la poetessa scriveva i numeri dei suoi angeli, i suoi amici più fidati, cui telefonava ad ogni ora del giorno e della notte perché trascrivessero i suoi versi, partoriti con la gestazione veloce di un respiro e frementi di essere trascritti.

Al piano terra di questa piccola dimora a lei dedicata c’è una sala che regolarmente ospita artisti, musicisti, poeti e scrittori nella presentazione delle loro opere. Il tutto, gestito dall’associazione «La Casa delle Artiste». Uscendo, non si può non notare un murales che la ritrae nel momento in cui scrive, con l’immancabile sigaretta tenuta a bruciare tra le dita.

La memoria delle città

Le città hanno una storia al pari delle persone, un’anima scandita da chi, tra quelle strade, ha salvato una vita, scritto dei versi, ritratto un volto. La storia di Milano ha tanti perni intorno a cui girare, ma la sua dimensione sommersa non è stata raccontata da nessuno come da Alda Merini che è riuscita a sollevarne la natura dal letto terroso di un fiume e l’ha messa ad asciugare come panni stesi al sole di una casa che affaccia sui Navigli.

Anche grazie a lei, Milano è più bella.


In copertina: Illustrazione di Lucia Amaddeo
© Riproduzione riservata

«Viaggio in Italia» è una rubrica mensile di Frammenti Rivista: una serie di articoli, accompagnati dalle illustrazioni di Lucia Amaddeo, per raccontare il Bel Paese attraverso le lenti della cultura. Perché non dobbiamo mai dimenticarci di quanto è bella, e forte, l’Italia.

Articolo originariamente pubblicato su FR il 23 febbraio 2018

FONTE:https://www.frammentirivista.it/milano-alda-merini/

«CONTAGIATI» DI ANDREA MAURI: LA PAURA DEL CONTATTO E L’ISOLAMENTO

Contagiati: la necessità di porre in isolamento i malati e di ridurre in quarantena tutti coloro che vi hanno avuto contatto.Un virus letale che sta contagiando la popolazione: ma cosa significa essere obbligati alla quarantena? Come ci si sente a stare lontani dai propri affetti, dal lavoro, dalla vita di tutti i giorni?

Un disagio fisico, emotivo e mentale. In un mondo in cui si è sempre circondati da cose e persone cosa significa trovarsi all’improvviso soli con se stessi? Situazioni di isolamento totale che possono condurre alla pazzia.

La quarantena è il periodo di segregazione cui è sottoposto il contagiato, il diverso, una fase probatoria necessaria a smascherare la malattia, un luogo di isolamento in cui la salute è sospetta, spiata da dietro un vetro di diffidenza. Fino al momento della diagnosi, la condanna alla solitudine forzata è preventiva, perché la salute degli uomini è troppo precaria per rischiare, e l’untore va isolato. Il virus fa tanto più paura quanto più viene da lontano, perché le vie sconosciute percorse dal diverso non possono che essere strade pericolose, terre infette.

contagiati

Contagiati di Andrea Mauri (Edizioni Ensemble 2019) è una narrazione ossessiva sulla caducità delle relazioni umane, sul senso psicoanalitico di angoscia che separa la mente dal corpo con il cambiamento inevitabile delle patologie improvvise che influenzano i legami con gli altri.

La fredda ed implacabile indicazione delle storie è un’esecuzione prolungata di insicurezza ed esitazione, contaminata da ogni influsso negativo conseguente ad ogni sentimento di umanità, diffusa in un’apprensione corale quando il contagio si impone a scompenso aggressivo dell’intelletto e priva l’onesta maturità dei rapporti umani.

Leggi anche:
Il corpo al tempo del Covid-19

Il castigo corrisponde alla colpa e la sofferenza: in Contagiati è la riflessione sull’incomunicabilità, il tormento insistente ed assillante è tradimento e separazione. L’autore riconosce la trama maniacale del malessere emotivo e ammette la manipolazione della solidarietà. L’ansia disastrosa di isolamento impulsivo che orienta i racconti è il cedevole scenario in cui si proietta l’interpretazione trattenuta e soffocata della vita, nel contesto terapeutico della cura decadente alle affezioni della realtà.

Ogni racconto è comunicazione satura di estraneità  nella sfida quotidiana e morale per la guarigione, nell’assurda ed illogica contraddizione dei protagonisti, custodi della dolorosa difficoltà, disperata e vitale, di sostenere il tempo ed impedire il congedo dalla vita.

I personaggi ammettono la debolezza malinconica e fiera di chi rivolge lo sguardo alla fine e vivono affatturati, ammaliati da pensieri filosofici impassibili ma nell’intento introspettivo di dare un significato alle loro vicissitudini ne diventano ineluttabilmente schiavi.

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Spaventati da un eccesso di lucidità, scossi da caotici clamori, si abbandonano a nocivi ed impazienti monologhi. Lo stile dell’autore, autentico, sano ed essenziale implica nelle parole incessanti il coinvolgimento apprensivo di ogni confessione.

Le variazioni dell’inquietudine dilatano una letteratura della fine contro la fine, come principio nella finalità inviolata di un antidoto che coesiste con le nostre tensioni, con il decoro della cognizione, con la sapienza dell’accortezza. L’omaggio all’inizio del libro ne è serena profezia: «A chi ama lasciarsi contagiare dalla vita».

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

FONTE:https://www.frammentirivista.it/contagiati-andrea-mauri/

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

Beppe Grillo e la Rete Unica: altro che Guglielmo Marconi…

Discorsi qualunquisti se li può permettere solo chi sta all’opposizione e deve sparigliare le carte per raccattare consensi

Non so, e forse nemmeno mi interessa saperlo, chi abbia ispirato Beppe Grillo nella redazione del post “Ci deve essere una rete unica” che – pubblicato sul blog dell’ex comico ed oggi statista – ha infiammato gli animi ed innescato una polemica che nemmeno un Paese in buona salute potrebbe permettersi.

Era dai tempi di Pascale e Agnes, della STET e della SIP diventata poi Telecom Italia, che Grillo non metteva a ferro e fuoco le telecomunicazioni nazionali.

Ma stavolta non è il palcoscenico di un Palasport ad ospitare simpatiche battute e salaci contestazioni. Lo scenario è drammaticamente cambiato e difficilmente lo si può condensare – soluzione inclusa – in una paginetta online.

È venuto il momento di fare e non di chiacchierare, blaterare, giocare a chi la spara più grossa. È venuto il momento di fare anzitutto un esame di coscienza che comincia con un quesito elementare: ho titolo e competenza per parlare di questa o quella cosa?

Quella prima risposta è fondamentale e chiarificatrice. Se il titolo di “Elevato” o di “Garante” di un movimento politico concede facoltà di esprimersi in nome e per conto di una fetta della nostra popolazione, l’andatura rimane claudicante. La mancanza di competenza – teorica o pratica – fa zoppicare qualunque discorso in cui tecnologie ed economia profilano un percorso impervio anche per i Bonatti e i Lacedelli abituati a scalare certe montagne.

Discorsi di conclamato qualunquismo se li può permettere forse chi sta all’opposizione e deve sparigliare le carte a tutti i costi pur di raccattare consensi. È un lusso che non si addice a chi ha guidato – anche solo spiritualmente – una squadra che pur di stare in sella non ha esitato a trovarsi perfettamente d’accordo con i poli assolutamente contrapposti del nostro arco parlamentare. Forse è il dono dell’elasticità. Impagabile.

La competenza non è guasconeria, ma il frutto di studio, esperienze, sacrifici. La competenza è dote di cui spesso dispongono gli avversari (e non sarebbe questo il problema vista la facilità di “sposare” qualunque ideologia per non perdere la cloche al governo) e soprattutto gli “antipatici” e quelli che non si fanno sottomettere (non per capriccio, ma per senso del dovere e per rispetto degli obiettivi della collettività).

Prescindo dal fare valutazioni sulle esternazioni su Open Fiber, sul 5G o su altre tematiche lambite da Grillo. Già in troppi hanno provveduto a commentare e a replicare.

Vorrei ricordare all’“Elevato” che i suoi “ragazzi” (come li ha sempre chiamati lui, aggiungendo “sono bravi, vedrai…”) sono al governo dal primo giugno del 2018 e che non è mancata loro l’occasione per mettere nei posti chiave di questo Paese i migliori e i più capaci. Può darsi che mi sbagli, ma i vertici delle realtà declamate da Grillo nella sua invettiva sono tutte persone selezionate e proposte proprio da Palazzo Chigi e dintorni.

Mi piacerebbe che l’“Elevato” – che parla con grande disinvoltura di strategie di digitalizzazione – perdesse dieci minuti per vedere cosa succede al Ministero per l’Innovazione. Per agevolare Grillo (o chi ne asseconda le esibizioni da ventriloquo) su quel che accade alla Corte della “non meno elevata” Ministra Pisano, mi permetto di segnalare – giusto per fare qualche esempio – il conflitto di interessi del consigliere giuridico di quel dicastero, le faraoniche consulenze da 33mila euro al mese, i rapporti privilegiati del dottor Foresti, lasciando fuori la app Immuni per poi tornarci quando sarà il momento del “redde rationem”.

Un’ultima considerazione la voglio riservare sul passaggio in cui Grillo scrive “Enel, azienda completamente estranea al mercato delle tlc”. Vorrei timidamente far presente alcune cose di una ovvietà bestiale.

La rete elettrica arriva ovunque, anche delle aree “rurali”, cioè quelle a bassa densità abitativa, e persino dove non c’è linea telefonica fissa. Potenzialmente potrebbe essere utilizzata per portare Internet dove gli investitori non hanno ritenuto remunerativo costruire “autostrade”. Sarebbero “viottoli” o “sentieri” ma – come si dice a Genova – “l’é megiu che ninte”. L’empirica dimostrazione di tale possibilità è data da quei banali “ripetitori powerline” che travasano il segnale dal router nell’impianto elettrico e lo fanno arrivare in punti della casa irraggiungibili o troppo distanti dove in un’altra presa un apparato gemello permette di ottenere la connessione. Possibile? Beppe Grillo, sempre attento a documentarsi online e a scegliere le fonti più qualificate, non legge il sito del mitico Aranzulla?

Bando alle amenità. All’“Elevato” è poi sfuggito che in giro per il mondo i gestori di energia hanno da tempo realizzato le “smart grid”, le reti che non trasportano solo la “corrente” ma anche dati e costituiscono fondamentali dorsali per il trasporto delle informazioni.

Sono certo che il Liceo Imbriani di Pomigliano d’Arco abbia sfornato anche qualche mirabile talento delle telecomunicazioni. Forse varrebbe la pena cercare tra i suoi “ex alumni” chi – se ne è rimasto qualcuno ancora inoccupato – può prendere le redini della situazione.

Potrebbe essere lui che cancella definitivamente la libera concorrenza sul mercato TLC (grazie alla quale gli utenti spendono una cifra infinitesimale rispetto i canoni dell’era monopolistica), che convince Bollorè a vendere le sue quote in TIM e magari a darsi all’agricoltura o al découpage di vecchi oggetti trovati in cantina, che si insedia al posto di Elisabetta Ripa (amministratrice delegata di Open Fiber che l’“Elevato” – forte delle sue esperienze aziendali e della sua conoscenza tecnica in materia di moderne telecomunicazioni – ha liquidato con un tranchant “Non all’altezza”), che salva i dipendenti Telecom dal diuturno incubo di un posto di lavoro puntellato dai contratti di solidarietà.

Ah, dimenticavo. In Giappone stanno lavorando al 6G. Perché non si va a vedere cosa sta combinando Sanae Takaichi? Non sarà brava come la Pisano, ma forse potrebbe insegnarci qualcosa.

FONTE:https://www.infosec.news/2020/06/23/news/guerra-dellinformazione/beppe-grillo-e-la-rete-unica-altro-che-guglielmo-marconi/

 

 

 

ECONOMIA

Il taglio dell’Iva? Hanno scherzato

VIDEO QUI: https://youtu.be/MWkYzvnfVD8

FONTE:https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/il-taglio-delliva-hanno-scherzato/

 

 

 

ITALIA SOVRANA E FUORI DALL’EURO IN 2 GIORNI GRAZIE ALLO TSUNAMI TRUMP

IL DEBITO PUBBLICO È UN FALSO PROBLEMA

Tutti a piagnucolare sul debito pubblico italiano, che poi è un falso problema. 2500 miliardi sono tanti no? Il Giappone ne ha 8000, ovvero il 35% del PIL e 3-4 volte di più, gli USA 20.000 miliardi, 10 volte di più, simili condizioni per Svizzera e Regno Unito. Eppure non sentirete mai nessuno preoccuparsi a Tokyo o New York o Londra di crisi del debito pubblico. Così esordisce Maurizio Gustinicchi, prestigioso economista italiano (di Perugia) e consulente manageriale di diverse aziende estere.

SE LA CAVANO AL MEGLIO I PAESI SOVRANI

Ovvio che gli altri paesi citati hanno il vantaggio di avere una propria banca centrale. La Central Bank of Japan lo possiede nella misura del 110%. La Swiss National Bank idem al 110%. Pure in Inghilterra e in America siamo vicini a tali quote. In Europa succede addirittura che la BCE detenga una quota di debito pubblico maggiore di quella della FED o Federal Reserve Americana, pur essendo azienda privata, mentre la FED è nazionale, come sono nazionali le citate banche svizzera e giapponese.

A ROMA SIAMO CAMPIONI DI AUTOLESIONISMO ECONOMICO

Con la monetizzazione delle banche centrali in USA in questi ultimi mesi non solo si sono comprati tutto il debito publico dello stato nazionalizzandolo (tranne una quota del 10-20% in mano ai cinesi), ma si stanno comprando pure tutte le fabbriche importanti che prima della crisi andavano bene ma che, a partire dal lockdown americano del 25 marzo 2020, sono entrate in crisi. Lo stato federale americano sotto la regia di Trump, tramite la sua banca centrale FED, sta facendo tutto questo. Ha nazionalizzato debito pubblico e fabbriche. Non certo come quegli idioti al potere a Roma che stanno invece regalando a Germania, Francia e Cina le industrie italiane e la nostra pelle.

TRUMP È IN GRADO DI RESTITUIRE LA SOVRANITÀ MONETARIA AL NOSTRO PAESE

Il lato interessante della questione è che Trump, tanto avversato e disprezzato dall’Italia, ci può far uscir dall’Europa in 2 giorni. Non è vero che ci vogliono 2 anni come qualcuno sta affermando nei salotti televisivi buoni solo a diffondere fandonie. Questa gente, ignorante totale in economia, non sa nemmeno che Trump, sempre a marzo, ha finanziato 14 o 15 banche centrali in tutto il mondo con delle linee di credito a carattere illimitato, e questo vale specialmente per l’Italia. Non te lo possono venire a dire in modo esplicito, perché suonerebbe come un invito a uscire dall’Europa e ad andare tutti in America alla corte di Trump. Chiamate e vi verrà risposto. Possiamo uscire dall’Euro in 48 ore, basta volerlo. Le strade aperte ci sono.

TRIBUNALE DELL’AIA E STATI GENERALI

Come mai l’Italia di Conte ha introdotto gli Stati Generali? Forse perché vogliono salvare l’Italia? Favola per bambini. Quello che vi sto qui dicendo non lo sentirete da nessuna altra parte, ma è della massima importanza. Parlo del Tribunale dell’Aia che Trump che serviva da protezione penale per tanta gente. Trump ha emesso una legge di enorme rilevanza, per cui gli USA non riconoscono più tale tribunale. Con questa mossa strategica Trump può far incarcerare in tutto il mondo qualunque politico che abbia lavorato contro gli Stati Uniti. Chi sono questi politici ad alto rischio? 1) Gli italiani, 2) I politici dell’Eurozona tra i quali, si mormora, anche qualche alto commissario. A quel punto cosa è successo? Appena 2 giorni dopo che è uscita la legge di stop americano al Tribunale dell’Aia, i politici europei e italiani si sono chiusi negli Stati Generali per capire e accordarsi come reagire all’inevitabile tsunami giudiziario che presto verrà. Questo è il vero motivo che spiega i meeting di Villa Pamphili a Roma.

RADICALI CAMBIAMENTI IN USA IGNORATI TOTALMENTE DALLE NOSTRE PARTI

La nuova legge americana prevede la possibilità di avviare procedimenti giudiziari contro politici e giornalisti, e personaggi influenti e decisionali, di essere trascinati in giudizio in America, ed anche la possibilità di bloccare in qualunque paese del mondo i beni di chi ha operato ultimamente contro Trump, e vi faccio notare che il meccanismo Swift è gestito dagli americani, per cui gli USA bloccano le banche come vogliono e quando vogliono, in tutti i paesi del mondo. Quello che si preannuncia non è una tempesta finanziaria ma un vero tsunami, qualcosa che ci ricorderemo per tutta la vita.

OPPOSIZIONE ITALIANA TROPPO TRANQUILLA E RASSEGNATA

Ma non vedete quanto calmo e tranquillo è Matteo Salvini e pure la Giorgia Meloni sui banchi dell’opposizione? Si accontentano di quei quattro voti che hanno. Già sono informati di quello che accadrà questo autunno. “Interessante, ma cosa avverrà in concreto”, chiede il conduttore. Non ve lo diranno mai? “Perché?” Perché sono al corrente che da noi l’ignoranza dilaga e non si userebbe l’informazione nei dovuti modi. “Ripeto la domanda a uso del pubblico: Cosa accadrà, cosa potrà accadere?”. Uno tsunami. Molti politici saranno trascinati davanti ai tribunali americani e spossessati di tutti i beni fino all’ultimo centesimo. Questo accadrà subito dopo l’elezione di Trump a ottobre. “Fammi alcuni nomi”. Ce li ho ma non te li posso dire.

CAMBIO TOTALE DI PARADIGMA ECONOMICO

Un’altra cosa che gli italiani, profondi ignoranti di macro-economia-politica, non sanno, è che ci sarà un cambio di paradigma economico che è già stato firmato da Trump. Tale provvedimento prevede che un certo numero di paesi alleati operino in armonia con lui, e l’Italia è inclusa nella lista.

NESSUN DUBBIO SULLA RIELEZIONE DI TRUMP

“E se Trump non venisse rieletto?” È impossibile che ciò avvenga. “Questo lo dici tu”. L’Italia da troppo tempo ormai continua a pensare e interpretare i fatti americani in modo distorto. In USA i democratici stanno dando i numeri, e cercano di creare caos e disordini, creando un fittizio conflitto razziale che non ha ragione di essere o di acuirsi, a parte i noti incidenti provocati spesso intenzionalmente. Il tutto sta avvenendo con la regia e il forte supporto finanziario di George Soros. E questi aspetti superficiali ed esteriori vengono convogliati tutti i giorni sui media italiani. In realtà il cittadino medio americano è di gran lunga superiore di numero, di gran lunga più compatto e informato rispetto agli avversari.

OBIETTIVO MINIMALE DEI DEM LA VICE-PRESIDENZA CON MICHELLE OBAMA

Esiste una maggioranza silenziosa consistente che è contraria a chi crea caos e danni nelle città americane, caos e devastazioni che invece i DEM appoggiano e fomentano. L’americano medio che si alza alle 4 o alle 5 di mattina per recarsi al lavoro è ben conscio di queste cose. I casinisti invece, gente spesso sbandata e assoldata, sono pagati dai vari Soros e dai DEM (democratici) per devastare e distruggere, per screditare Trump. Sanno già di essere la parte nettamente perdente alle elezioni e, come obiettivo strategico puntano almeno a tenere aperta la strada per la vicepresidenza con la figura emergente di Michelle Obama.

DIFFUSO SPIRITO ANTI-OBAMA NEGLI STATI UNITI

Gli americani però non sono né cretini né sprovveduti. Sanno bene cosa hanno combinato gli Obama. La potente Cina odierna è anche frutto dei grossi regali fatti da Obama e da Biden alle multinazionali cinesi, fatto di cui si parla poco fuori dall’America. E gli americani sono stufi di tutto questo, per i tanti posti di lavoro compromessi e perduti. Non hanno più nemmeno una fabbrica in USA che produca interruttori per le loro bombe nucleari. Se dovessero andare in guerra contro la Cina, la Cina stessa non gli darebbe nemmeno la fornitura dei pulsanti per tali testate. L’America è senza armi!

VIDEO QUI: https://youtu.be/FJCsLRDkz6A

PRIORITARIO RIACQUISIRE LA SOVRANITÀ MONETARIA

Qui finisce l’intervento di Maurizio Gustinicchi, brillante e fuori dal coro. Una cosa che non ha detto e che si evince chiaramente dal contesto, è che se anziché gestire in proprio il debito pubblico lo vai a mettere nelle mani degli speculatori, ti ritrovi a dover pagare interessi passivi insostenibili. Dunque si torna al solito problema della sovranità.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

FONTE:https://www.valdovaccaro.com/italia-sovrana-e-fuori-dalleuro-in-2-giorni-grazie-allo-tsunami-trump/

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

MPS, operazione Santorini: Cassazione conferma responsabilità ex direttore

23 Giugno 2020

Antonio Vigni, ex dg di Monte dei Paschi di Siena, dovrà pagare 50 milioni di euro in quanto responsabile del patrimonio sociale della banca. Gli ermellini confermano il risarcimento in attesa del processo penale in Appello.

MPS, operazione Santorini: Cassazione conferma responsabilità ex direttore

Novità sullo scandalo MPS: la Corte di cassazione ha confermato la condanna al risarcimento di 50 milioni di euro in capo all’ex direttore Antonio Vigni, responsabile per “mala gestio nell’esercizio delle sue funzioni”.

La somma dovuta si riferisce ad una serie di attività rischiose e illecite conosciute sotto il nome di “operazione Santorini”, avvenute tra il 2008 e il 2012.

La decisione della Cassazione non lascia margini di dubbio: le operazioni di Vigni erano palesemente dannose per l’Istituto bancario, per questo i giudici hanno respinto il ricorso dei legali dell’ex direttore confermando la condanna inflitta dalla Corte d’Appello di Firenze nel gennaio del 2018.

MPS, Antonio Vigni dovrà risarcire 50 milioni di euro

Nel verdetto della Corte di cassazione i fatti relativi all’operazione Santorini vengono descritti come un “peccato originale” commesso dall’allora direttore generale Antonio Vigni: infatti era chiaro che quelle operazioni avrebbero comportato un grave danno per Monte dei Paschi di Siena e Vigni, in qualità di direttore, ne è responsabile per cattiva gestione.

Così la Suprema Corte respinge in maniera definitiva i motivi di ricorso della difesa dell’ex direttore e gli addebita la responsabilità per non aver “comunicato al cda le operazioni Santorini, come sarebbe stato doveroso, in ragione della rilevanza che esse avevano” e – ancor più grave – di non averle “correttamente appostate nel bilancio chiuso al 2008.”

Con la sua condotta, quindi, Vigni ha contribuito in maniera determinante alla crisi di Monte dei Paschi di Siena, una delle più gravi della storia italiana.

Una condanna non eclatante se si considera che l’operazione Santorini è costata ad MPS una perdita pari a 485 milioni di euro; inoltre gli stessi giudici della Cassazione hanno sottolineato come l’ammontare del risarcimento sia sceso da 244 milioni di euro stabiliti in primo grado fino a 50 milioni di euro. Una riduzione notevole dovuta al fatto che la Corte d’Appello di Firenze tenne conto della risoluzione amichevole dei contratti in accordo con Deutsche Bank.

In questo caso la giustizia civile è stata più veloce di quella penale, infatti manca ancora la conferma della condanna in sede penale: per ora Vigni è stato condannato a 7 anni e 3 mesi di reclusione per i reati di falso in bilancio, manipolazione del mercato e ostacolo agli organi di vigilanza.

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Scandalo Wirecard: la ligia Germania ha fatto finta di non vedere?

Scandalo Wirecard: la ligia Germania ha fatto finta di non vedere? I precedenti fanno riflettere

Scandalo Wirecard: la ligia Germania ha fatto finta di non vedere?

In realtà, questa non è la prima volta che la tedesca finisce nel mirino delle critiche.

Negli ultimi anni, ben prima dell’esplosione dell’attuale scandalo, a Wirecard sono state rivolte molteplici accuse, alle quali però non hanno mai fatto seguito delle indagini concrete. Ma per quale motivo? Le autorità tedesche, note per essere particolarmente rigide e trasparenti, sono finite sotto la lente.

Scandalo Wirecard: nessuno ha voluto vedere?

A finire sotto i riflettori delle indagini non sono stati soltanto i vertici societari, ma anche l’autorità di vigilanza tedesca, la Bafin, paragonabile alla nostrana Consob, accusata di non aver svolto il suo dovere in maniera efficiente e puntuale nonostante i dubbi sollevati da più parti contro Wirecard.

Prima dello scandalo, d’altronde, l’azienda è stata ripetutamente travolta da diverse ondate di polemiche.

Si pensi soltanto a quanto accaduto nel 2017, quando la tedesca è finita nel ciclone Paradise Paper e l’istituto bancario controllato (Wirecard Bank) è stato accusato di aver offerto conti offshore e gestito pagamenti per casinò online illegali in Germania.

“Rifiutiamo questa rappresentazione. Siamo rilassati in merito. Stiamo rispettando la legge in ogni modo,”

ha dichiarato in quel caso una portavoce di Wirecard.
Alle accuse, però, non sono mai seguite delle vere indagini e la questione è caduta nell’oblio. Ma non è finita.

Ben prima dell’odierno scandalo Wirecard (più o meno negli ultimi 18 mesi) il Financial Times ha ripetutamente denunciato presunte transazioni irregolari con alcune controparti asiatiche. Lo scorso ottobre il quotidiano ha persino pubblicato alcuni documenti per provare le proprie dichiarazioni ma anche in quel caso non sono state avviate indagini da parte della Bafin, anzi.

Quest’ultima si è addirittura scagliata contro le indiscrezioni del FT e ha denunciato penalmente i suoi giornalisti, introducendo altresì un divieto di short selling sulle azioni Wirecard della durata di due mesi, per proteggere l’azienda dalle speculazioni causate da queste accuse.

Il dietrofront di Berlino

Vista l’inerzia della Bafin nonostante le accuse degli ultimi anni, in molti hanno accusato la Germania di aver ignorato anche l’ultimo scandalo Wirecard.

Persino il ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz, che prima si era detto fiducioso nei confronti dell’autorità (“hanno lavorato molto duramente”) è stato costretto a rimangiarsi quanto detto e a chiedere a gran voce l’inasprimento delle regole di controllo.

D’altronde, lo scandalo Wirecard ha esposto la ligia Germania a una forte ondata di critiche e ha rivelato senza troppi giri di parole il fallimento della sua attività di vigilanza.

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GIUSTIZIA E NORME

TOGHE E BANCHE: iniziano a saltare fuori collegamenti fra CSM e CDA degli istituti di credito

Giugno 24, 2020 posted by Leoniero Dertona

 

Palazzo dei marescialli – 1930 – Progetto: Gennaro De Matteis

 

Oggi La Verità pubblica un articolo sui contatti e le telefonate fra il vicepresidente del CSM  Giovanni Legnini ed l’ex condirettore e vicedirettore generale di Pop Bari Gianluca Jacobini. In teoria, di per se, questi contatti non sono collegati alle inchieste sul fallimento della banca pugliese, e potrebbero perfino essere, ìn teoria, giustificati dal fatto che l Pop di Nari gestisce lo sportello all’interno della struttura del CSM. in realtà i contenuti sono ben diversi e molto più interessanti.

Prima di tutto escono in luce le classiche immagini di affaristi e mediatori, come in questo caso Sergio Della Rocca, che ha precedentemente avuto incarichi in Tercas e CaRiPe e che ha messo in contatto le due parti. Poi ne risultano delle informazioni che, se fossero vere, sarebbero preoccupati, ma comunque sono delle millanterie che non mettono in buona luce chi le pronuncia: ad esempio Jacobini si vanta di aver fatto nominare, attraverso Legnini, il procuratore di Bari Anna Maria Tosto che poi avrebbe dovuto indagare sulla banca . Legnini ha poi confermato che fu lui a mediare la nomina della Tosto, sostenuta da Area, contro Capristo, sostenuto da Unicost, per cui qualcosa di vero c’è. A completare il quadro vi sono poi le telefonate fra Legnini e Jacobini in occasione delle elezioni in Abruzzo, il cui contenuto è ignoto, ma immaginiamo di cosa abbiano parlato, vista l’occasione.

Peccato che non ci siano simili intercettazioni a partire dal  duemila riguardanti i rapporti fra membri del CSM e, ad esempio, membri del CDA di Popolare di Vicenza ai tempi di Zonin perchè ne vedremmo sicuramente delle belle. Potremmo almeno capire quello che successe nel 2002 quando vi fu perfino l’imputazione coatta di Zonin per opera del GIP Carreri , procedura poi annullata nel 2003 dal GUP Furlan, con la rimozione della Carreri. Potremmo sapere cosa veramente successe, quali telefonate intercorsero fra le parti. Purtroppo non lo sapremo mai.

Un fatto è evidente: chi indaga sulle collusioni fra vertici degli istituti finanziari e della magistratura? Deve tutto avvenire ad un  livello tale da sfuggire al controllo democratico del pubblico? L’assenza di questi controlli incrociati sta erodendo la base democratica del paese, eppure abbiamo aree intoccabili, ed irriformabili, il tutto nel silenzio più totale.

FONTE:https://scenarieconomici.it/toghe-e-banche-iniziano-a-saltare-fuori-collegamenti-fra-csm-e-cda-degli-istituti-di-credito/

 

 

 

 

Quando Cossiga mandò i carabinieri al Csm

Quando Cossiga mandò i carabinieri al Csm

Ma certo che mandai i carabinieri!”. Mi disse Cossiga quando diventammo amici: “Mandai un generale di brigata con un reparto antisommossa, pronti a irrompere nel palazzo dei Marescialli”. Oggi fa impressione riascoltare nelle registrazioni la voce del “matto” Cossiga quando attaccava lo strapotere di alcuni magistrati e lo faceva spavaldamente come un Cyrano de Bergerac, odiato da tutti nel 1985 – trentaquattro anni fa – quando invece aveva ragione. Il Consiglio superiore della magistratura si è recentemente infangato con l’inchiesta di Perugia che ci ha fatto assistere in diretta al mercato delle procure, alla vendita del diritto.Tutto già parte di un vizio d’origine contro cui oggi pochi hanno il fegato di combattere. Cossiga mi aveva invitato a fare colazione al Quirinale. C’era il meglio del giornalismo di sinistra a inzuppare il cornetto nel cappuccino di quelle stanze mentre Cossiga raccontava. A quei tempi era ministro dell’interno Oscar Luigi Scalfaro, che sarebbe diventato il suo successore e il suo principale nemico. Ricorderemo ancora Scalfaro quando, assestando il colpo dell’asino a Cossiga dimissionario, urlò stentoreamente in aula “Viva il Parlamento!” come se lui fosse stato il Parlamento. Allora era ministro degli interni e quando Cossiga decise di far intendere chi comandasse sugli abitanti del Palazzo dei Marescialli (di stile fascista, curiosamente decorato con teste di Mussolini con l’elmetto), il ministro del Viminale disse di sì. Dissero di sì anche i comunisti che poi si scatenarono contro Cossiga. Erano con lui il giudice costituzionale Malacugini e il senatore Perna, capo del gruppo comunista al Senato.

I membri del Csm allora pretendevano di comandare come terza camera dello Stato, in barba della Costituzione. Volevano colpire il presidente del Consiglio Bettino Craxi che aveva polemizzato sulle inchieste seguite all’assassinio del giornalista socialista del Corriere della Sera Walter Tobagi, ucciso dalla Brigate Rosse, che Craxi considerò sempre interne ai salotti milanesi di sinistra. Il Consiglio superiore della magistratura è l’organo di autogoverno dei magistrati, i quali godono di una autonomia prossima all’extraterritorialità, salvo poi trasformare tanta autonomia in un mercato di interferenze e abusi talmente terrestri da produrre fatti come quelli messi a nudo dall’inchiesta di Perugia che hanno inferto alle istituzioni delle ferite probabilmente non rimarginabili. L’organo di autogoverno fu concepito come massimo baluardo del servizio pubblico della giustizia- e non come privilegio degli operatori togati della giustizia – allo scopo di garantire ai cittadini un servizio di assoluta indipendenza da poteri esterni a cominciare da quelli politici. Il presidente del Csm è il Capo dello Stato, ma è una carica solo formale perché chi comanda è il vicepresidente del CSM. Cossiga ingaggiò nel 1985 un braccio di ferro istituzionale in cui, malgrado i suoi colpi, alla fine fu lui ad essere disarcionato. La sua battaglia contro il vicepresidente Giovanni Galloni (un radicale rappresentante storico della sinistra cattolica che detestava apertamente tutto ciò che Cossiga rappresentava) espose Cossiga ad un vero massacro mediatico.

Le camionette dei carabinieri erano a piazza Indipendenza. I carabinieri in assetto antisommossa, con gli elmetti calati in testa, pronti a sfondare il portone se solo il presidente Cossiga, in quanto Capo dello Stato, lo avesse ordinato. La carica non avvenne, il portone restò integro, ma lo schieramento delle forze che rappresentavano lo Stato – i carabinieri in questo caso – contro un ridotto nelle mani di chi si riteneva di essere separato dallo Stato, in quanto organo separato dello Stato, rappresentò uno schieramento concreto, militare, non diverso – per qualità istituzionale – a quello che lo Stato rinunciò ad opporre nel 1922 alla marcia su Roma di Mussolini. Non che esista una comparazione tra la marcia su Roma e il conflitto affrontato da Cossiga, ma restano i comuni termini di una difesa anche militare contro l’eversione. Cossiga individuò nell’arroganza di un ristretto gruppo di magistrati la formazione di un potere insurrezionale “ultroneo” rispetto a quelli previsti dalla Costituzione e dunque un nucleo eversivo. Il punto allora era politico: il Csm usurpava il diritto – non contemplato tra le sue funzioni – di muovere critica o censura alle parole o alle azioni del presidente del Consiglio dei ministri. Cossiga sospese la delega a Galloni, cioè lo degradò sul campo strappandogli le spalline, sia pure temporaneamente. E dopo aver disarmato quello che riteneva il leader di una corrente eversiva, impose che si prendesse atto di un punto fermo: l’organo di autogoverno dei magistrati è soltanto l’organo di autogoverno dei magistrati e mai, in alcun modo, un potere dello Stato. Come invece pretendevano allora le correnti politiche dell’Anm che Cossiga accusava di usurpazione contro lo Stato.

FONTE:https://www.ilriformista.it/rimpiangere-cossiga-ma-certo-che-mandai-i-carabinieri-a-palazzo-dei-marescialli-pronti-ad-irrompere-16389/

 

 

 

LAVORO PENSIONI DIRITTI SOCIALI

CONDIZIONI NAZISTE O DA SCHIAVITÙ

Il Coronvirus rivela la realtà del lavoro in molte fabbriche tedesche

Giugno 23, 2020 posted by Giuseppina Perlasca


Ettore Carne, covid-19, ziende tedesche

Quello che è successo a Rheda-Wiedenbrück, con l’esplosione di un grosso focolaio di Coronavirus legato alla presenza della grande macello del gruppo alimentare Tonnies, dove ci sono stato, a lunedì, 1.553 lavoratori colpiti su 6.650 lavoratori, cioè il 22%, con una diffusione tale che si parla di chiusura del distretto di Gütersloh, nella Renania Nord Westfalia (NRW). L’epidemia si è diffusa fra i dipendenti ed i loro familiari in modo rapidissimo, soprattutto perchè sono state rivelate condizioni lavorative contrattuali durissime. Un programma di approfondimento ha rivelato contratti che ricordano, sinceramente, quelle imposte dalla condizione Todt ai lavoratori deportati in epoca nazista: lavoratori con contratti forniti da agenzie interinali che si trattengono importanti fette di stipendio per il pagamento di servizi che dovevano andare a questi lavoratori e che non gli sono stati forniti, come ad esempio adeguati alloggi: infatti i lavoratori a contratto non solo non avevano spesso una camera, ma neppure un letto in cui dormire e finivano per condividere lo stesso giaciglio, a turno! Roba appunto da “Organizzazione Todt”, non da stato occidentale, ma, nonostante questo, nel settore della carne non esistono né consigli di fabbrica né comitati di controllo con partecipazione sindacale. Anche all’interno del macello, uno dei più grandi della Germania le condizioni di sicurezza erano talmente basse che un esperto del problema ha detto che “Lavorarci è pericoloso per la vita stessa degli operai”.

Tonnies è una società personale e famigliare che si è sviluppata nel tempo in un grande gruppo, ma viene gestito ancora con idee e metodi da azienda famigliare. Il settore della lavorazione della carne è stato problematico quasi ovunque nella crisi Covid, a causa delle condizioni ambientali fredde ed umide, la grande presenza di materiale organico e condizioni di lavoro che spesso richiedevano agli operai di lavorare spalla a spalla hanno condotto alla chiusu decine di stabilimenti negli USA. Se aggiungiamo poi condizioni da semi schiavitù, allora questo non può che peggiorare. Soprattutto consideriamo che queste aziende fanno una concorrenza sleale alle nostre aziende, strettamente controllate dalle ASL; ma che rischiano di finire sotto il mirino dei Verdi tedeschi per colpa di Tonnies. Così verranno danneggiate 2 volte.

FONTE:https://scenarieconomici.it/condizioni-naziste-o-da-schiavitu-il-coronvirus-rivela-la-realta-del-lavoro-in-molte-fabbriche-tedesche/

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Caso Floyd, è già arrivata la seconda ondata di pandemia mediatica

La lotta alle disuguaglianze diventa il messaggio virale per la protesta delle folle “globalizzate”

La protesta che infiamma gli Stati Uniti per la morte di George Floyd, l’afroamericano deceduto durante l’arresto, è cresciuta diventando  anche violenta. Nel filmato dell’arresto, diffuso nei media internazionali, un agente di polizia Usa tiene immobilizzato a terra Floyd che in seguito è morto per soffocamento. La vera novità di questa rivolta è l’estendersi di tali proteste contro l’abuso di potere della polizia, accusata anche di razzismo, in tutto il mondo, in special modo a quello non occidentale. Ci sono stati disordini e proteste antirazziste anche in Africa:  proteste spontanee si sono verificate a Monrovia, capitale della Liberia, e Dakar, capitale del Senegal, in Guinea e in Ghana con scontri, morti e devastazioni. E poi si sono succeduti tanti disordini in America Latina, dove la violenza della polizia è “accettata” e comunque presente  da decenni perché la criminalità è ancora più violenta.

Si è giunti ad abbattere le statue da Churcill a Colombo come si fosse in una guerra o durante una vera rivoluzione. E’ incomprensibile razionalmente, ma la folla si muove per effetto di un “cervello collettivo” privo di coscienza critica.

Se per un singolo episodio di razzismo in una città americana si innesca una protesta che si estende in molteplici e vaste parti del mondo qualcosa sta cambiando, anzi è già cambiato. Il contagio del Coronavirus, accentuando le diseguaglianze e più velocemente la percezione delle stesse, ha “fatto emergere” un messaggio di protesta sorto dal basso. Malcom Gladwell, un giornalista e sociologo canadese ha affermato che i cambiamenti e le rivolte sociali obbediscono alle stesse leggi delle epidemie. Un comportamento o un idea attraverso il “contagio” di massa viene trasmesso come un virus raggiungendo il punto critico, ovvero la soglia per cui un evento, un qualsiasi evento, diventa virale ed innesca un effetto di diffusione dirompente come un’epidemia. A Gladwell  mancava la conoscenza del recente sviluppo dei social media come rete che mette in comunicazione un numero enorme di persone,e quello che ha descritto va corretto in questo senso: se un messaggio giunge al Punto Critico e parte la viralità sul web, si diffonde non solo come una semplice epidemia ma come Pandemia Mediatica con effetti ancora più potenti.

Il messaggio simbolico che in questo caso la morte del povero Floyd rappresenta e che ha innescato proteste così  violente, mantenendo la stessa rabbia, la stessa violenza nelle folle così distanti geograficamente ma anche culturalmente, resterebbe del tutto incompreso se non considerassimo la ribellione alle diseguaglianze. Questo è un altro effetto molto eloquente dell’incessante incedere della globalizzazione: le masse diventeranno un corpo unico che si può “ rabbiosamente emozionare” sincronicamente anche in tutto il mondo.

Dalla psicologia delle masse migriamo verso l’Inconscio di Massa.

Le folle possono sviluppare uno stato di trance che obbedisce agli ordini di un Inconscio collettivo e dunque si esprime per istanze primordiali. Nei popoli primitivi la trance ipnotica è indotta da riti e guidata da un “sacerdote” : questo perché il minimo comun denominatore di folle che vanno “in trance” spontaneamente è l’aggressività.

Molti si sono interrogati a che cosa servisse l’ipnosi: non certo 200.000 anni di evoluzione sono serviti agli spettacolari esperimenti di Giucas Casella o ad altre spettacolarizzazioni del potere dell’ipnosi.

Qual è allora il senso fisiologico evolutivo dell’ipnosi? La risposta è semplice: sincronizzare la volontà delle folle per un abbassamento della coscienza critica dei singoli individui, affinché potessero portare a termine un compito, a dispetto del loro vantaggio o nonostante un loro considerevole svantaggio. Quando è spettacolo, tutto questo lo si dimostra nel singolo individuo che obbedisce ai comandi dell’ipnotista, in maniera totalmente acritica, tanto da mettersi in ridicolo e a volte a rischio.

L’Inconscio di massa è una funzione del nostro Sistema Nervoso Centrale individuale che ha la necessità di “mettersi in rete” per uniformare i comportamenti di gruppo, sincronizzare l’emotività anche aggressiva e combattere ciò che per quel gruppo si riscopre sconveniente.

FONTE:https://www.infosec.news/2020/06/21/news/guerra-dellinformazione/coronavirus-e-gia-arrivata-la-seconda-ondata-di-pandemia-mediatica/

 

 

 

“Dark pools”: il lato oscuro del neoliberismo globale

Roberto Bonuglia – 16 giugno 2020

Qualche anno fa, Hal Berghel – docente a Las Vegas all’University of Nevada –, poneva un interessante quesito, espresso dal titolo dell’articolo: Which Is More Dangerous, the Dark Web or the Deep State? (in «Computer», vol. 50, July 2017, pp. 86-91).

La risposta a tale domanda era certamente complessa e tale rimane, ma una cosa è certa: ormai questi termini sono entrati nel linguaggio comune e sono sempre più spesso usati – e abusati – nelle analisi economiche. Deep WebDeep StateDark WebParallel ConstructionCybercrime, sono parole che richiamano fenomeni già di pubblico dominio e riflessione.

Vi è però un aspetto poco esplorato, invece, quello dei dark pools, ossia, dei “listini oscuri” nei quali gli operatori di borsa non vedono le proposte di vendita e di acquisto, né i rispettivi volumi. Un trading, insomma, dove le transazioni avvengono in maniera del tutto anonima e le negoziazioni non sono rintracciabili.

Le dark pools – tradotte sovente in italiano col termine “piscine oscure” – sono nate per rispondere all’esigenza dei grandi investitori di concludere accordi, senza innescare un movimento avverso di prezzo: se un investitore ha intenzione di vendere un numero elevato di azioni di una società in una borsa pubblica, deve dichiarare questa volontà, correndo il rischio che il valore del titolo possa scendere per via dell’accresciuta offerta. Le dark pools eliminano questo rischio, annunciando le offerte solo dopo che sono avvenute e limitando l’accesso a tali scambi. Un bel vantaggio, insomma, per chi voglia approfittare delle condizioni create dalla pandemia per speculare nelle borse non solo europee.

Molte dark pools sono di proprietà di grandi banche d’investimento, come Goldman Sachs, Credit Suisse, Barclays e UBS, ma ce ne sono alcune di proprietà di intermediari indipendenti come Liquidnet e ITG.

Le cosiddette “Borse oscure” in tempi di pandemia, non a caso, hanno rialzato la testa: il controvalore di questo tipo di scambi nel primo trimestre 2020 funestato dal Covid-19 è arrivato a 199,73 miliardi. Il 65% in più rispetto riferito allo stesso periodo al dato dello scorso anno. Se consideriamo il solo mese di marzo il rialzo passa al 118%. Dati, quindi, di assoluto rilievo che rischiano di destabilizzare il mercato azionario, rendendo i titoli di borsa meno precisi e i mercati regolamentari meno efficienti.

Il balzo della volatilità delle borse mondiali e la conseguente erraticità dei prezzi hanno indotto gli investitori a operare su queste piattaforme spesso criticate dove le operazioni vengono eseguite lontano dagli scambi. Inoltre, le dark pools si basano sui prezzi forniti da uno scambio pubblico e la borsa ottiene relativamente poca ricompensa per questo. Alcuni exchange possiedono anche i propri spazi fuori borsa, come Bats Chi-X Europe e London Stock Exchange.

Molti analisti hanno denunciato il fatto che permettere importanti deroghe alla pubblicità sulle transazioni offra infinite possibilità a chi vuole non solo speculare, ma anche e soprattutto perseguire scopi non ortodossi. In altre parole, tra dark pools e internalizzatori la trasparenza non regna sovrana.

D’altra parte, queste piattaforme di contrattazione erano nate per far “nuotare” gli investitori in una liquidità elettronica senza permettere al resto del mercato di sapere chi compra e chi vende: un gestore di fondi può inserire un ordine nel pool e farlo corrispondere da un rivenditore con un ordine simile. I prezzi sono pubblicati solo dopo che il commercio è stato portato a termine.

Tra l’altro, ad oggi, sono mercati ancora non considerati sedi di negoziazione ai sensi della Mifid (la direttiva europea 2004/39/CE). Fatto inevitabile questo, visto che essa era stata ideata proprio per creare un terreno competitivo uniforme («level playing field») tra gli intermediari finanziari dell’Ue, senza pregiudicare la protezione degli investitori e la libertà di svolgimento dei servizi di investimento in tutta la Comunità.

Un terreno, però, il quale pare venga meno in tempi di economia liquida che, come tale, preferisce le acque scure delle dark pools alla piattaforma normativa imposta da Bruxelles sulla quale incombe la minaccia di esondazione dell’acqua torbida delle “piscine oscure”.

FONTE:http://www.ilpensieroforte.it/dibattiti/3614-dark-pools-il-lato-oscuro-del-neoliberismo-globale

 

POLITICA

Conte senza maggioranza al Senato? Un nuovo premier se arriva Forza Italia

L’addio della senatrice Alessandra Ricciardi ai 5 Stelle fa venire meno a Palazzo Madama la maggioranza assoluta per i giallorossi: Giuseppe Conte è adesso sempre più in bilico, anche perché con il soccorso da parte di pezzi di Forza Italia sarebbe inevitabile il cambio del premier.

Conte senza maggioranza al Senato? Un nuovo premier se arriva Forza Italia

La maggioranza al Senato è adesso letteralmente appesa al filo. Dopo l’annuncio dell’addio al Movimento 5 Stelle della senatrice Alessandra Ricciardi, quella che in Giunta per le immunità di Palazzo Madama ha salvato Matteo Salvini sul caso Open Arms tanto che ora viene dato per certo un suo approdo alla Lega, adesso i giallorossi possono contare soltanto su 160 senatori perdendo così la maggioranza assoluta.

Ma le brutte notizie per Giuseppe Conte non sono di certo finite, visto che ci sarebbero altri tre senatori pentastellati pronti a dire addio al Movimento oltre a quelli a rischio espulsione per le mancate restituzioni.

A breve il pericolo concreto è che ci si possa trovare di fronte a una sorta di governo di minoranza, uno scenario da incubo se si pensa alle difficili sfide che attendono il Paese nei prossimi mesi vista la crisi sanitaria ed economica prodotta dal coronavirus.

La poltrona di Giuseppe Conte starebbe così iniziando a traballare sempre di più, con diversi big della maggioranza (leggi Renzi e Di Maio) che si vocifera come non si strapperebbero di certo i capelli in caso di un avvicendamento a Palazzo Chigi.

L’importante però è evitare le elezioni anticipate a ogni costo.

Conte in bilico: nuovo premier con Forza Italia?

I presunti cospiratori all’interno dei giallorossi si devono però muovere su un terreno minato. Per prima cosa c’è da considerare che Giuseppe Conte gode al momento di una ampia popolarità tra gli italiani, nonostante il governo appaia impantanato di fronte alle difficoltà dovute al coronavirus.

Resta il fatto che numericamente la maggioranza rischia di non esserci più al Senato: basterebbe di conseguenza un voto su un tema scottante, come l’Europa o i vari decreti da convertire, per aprire una inevitabile crisi di governo.

In tal caso però Italia Viva mai vorrebbe andare a votare, visti i sondaggi che la vedono sotto il 3%, al pari degli esponenti più in vista del Movimento 5 Stelle dato che tutti non sarebbero ricandidabili per la regola dei due mandati.

Per evitare le urne e convincere Sergio Mattarella a dare il disco verde al terzo governo in meno di tre anni, servirà per forza di cose una nuova maggioranza ben definita. In quest’ottica spettatore molto interessato è Forza Italia, altro partito spaventato dalle elezioni.

Sia per problemi di tenuta della coalizione di centrodestra che per l’impossibilità per i 5 Stelle di stringere un patto con gli azzurri, il popolo pentastellato che ha digerito Salvini e il PD mai potrebbe fare lo stesso con Berlusconi, non ci potrebbe essere un appoggio diretto da parte di Forza Italia.

Chi gestirà i soldi per l’emergenza?

A creare una stampella a una possibile nuova maggioranza potrebbero essere di conseguenza gli immancabili responsabili, che andrebbero a fuoriuscire da Forza Italia senza creare così troppi imbarazzi ai giallorossi.

In tal caso però Giuseppe Conte sarebbe costretto a fare le valigie, con la poltrona di Palazzo Chigi che verrebbe offerta a un dem anche per placare le voglie di elezioni da parte di Nicola Zingaretti.

I maligni sussurrano che con un premier più debole rispetto a Conte, partirebbe una sorta di assalto alla diligenza da parte dei “poteri forti” per mettere le mani sulla pioggia di miliardi in arrivo dall’Europa.

Tornando così in mente le parole pronunciate da Andrea Orlando a metà maggio: “Nelle prossime settimane vivremo una serie di attacchi al governo finalizzati alla sua caduta, ispirati anche da centri economici e dell’informazione, non tanto per correggere come è lecito l’attività di governo ma per rivedere il patto di governo e a riorganizzare la maggioranza”.

Riuscirà Giuseppe Conte a resistere di fronte a tutte queste difficoltà? Il premier per il momento tira dritto, ma il rischio di un’altra crisi di governo estiva dopo quella del Papeete appare sempre più concreto.

FONTE:https://www.money.it/Conte-senza-maggioranza-Senato-nuovo-premier-Forza-Italia

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