RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 22 NOVEMBRE 2021

https://disinformazione.it/2021/10/17/ecco-cosa-accadra-se-non-si-blocca-subito-il-lasciapassare/

RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI

22 NOVEMBRE 2021

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Il motto del tiranno: Tutto ciò che è possibile è necessario

W.H. AUDEN, Shorts, Adelphi, 1995, pag. 23

 

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SOMMARIO

AVERE NEMICI È MEGLIO CHE DIRE LA VERITÀ
Ecco cosa accadrà se non si blocca subito il Lasciapassare…
Meluzzi: accelerano, temono che la strage diventi vistosa
Società Hunter Biden aiutò Cina in acquisto deposito cobalto
Breve storia allegra (per Bourla)
Il Manuale del Menticidio – Perseveranza
LA GROTTESCA GESTIONE DELLA PANDEMIA IN STILE ORWELLIANO
Trattato del Quirinale: un pasticcio brutto che non giova neanche alla Francia
Ora Draghi rischia il flop sul digitale
“Il dispiegamento di armi nucleari in Ucraina minaccia di distruggere tutta l’Eurasia”
Opzioni russe in un mondo diretto alla guerra
Che cos’è l’eterogenesi dei fini?
Fabian Society e pandemia: come arrivare alla dittatura
Calasso e la modernità degli antimoderni in esilio dal mondo
Il fondatore di Biontech Uğur Şahin sta investendo un miliardo di euro a Mainz
“Memorandum 200”: il genocidio diventa politica estera americana
National Security Study Memorandum 200
Opa americana su Telecom. Serve anche l’ok del governo
COP 26: rinverdire la Finanza?
IL VIRUS GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO
Le nuove armi finanziarie dell’Occidente
L’ordine mondiale tripartito e la guerra mondiale ibrida
USA: Omicidi ai massimi da 24 anni
Xi Jinping ha la mascella di vetro. E gli Usa non la stanno colpendo
Come è cambiata la nostra società dalla pandemia?
Addio auto elettrica: schiaffo a Davos e ai Re del Covid
Metaverso – La Matrix che viene?
E’ il vaccino che provoca il covid

 

EDITORIALE

AVERE NEMICI È MEGLIO CHE DIRE LA VERITÀ

Avere nemici è meglio che dire la verità

Da qualche tempo, gli obbedienti giornali e canali tivù di maggiore rilevanza nazionale stanno diffondendo articoli contro la tentacolare influenza della Cina in Italia in numero crescente rispetto al passato. Si tratta di un’operazione realizzata con i russi da oltre 70 anni, la cui versione aggiornata si sta applicando all’impero Giallo e ali islamici brutti, sporchi e cattivi gestiti da cabine di regia pakistane per conto degli Usa per rendere difficoltosa la presenza cinese in Afghanistan. È interessante e giusto portare alla più vasta conoscenza le politiche di influenza cinesi in Italia e in Europa. Il fatto cha siano diffuse da una precisa data suscita più di un sospetto, ma meglio questo che niente! È informazione ad orologeria, ma è comunque utile, specialmente per la tutela della produzione italiana di beni e servizi nel mondo.

Per par condicio, sarebbe di pari importanza effettuare nel contempo una analisi sistematica delle istituzioni, e delle organizzazioni Usa operanti nella ex Italia con lo stesso giusto zelo e acribia usati per la minaccia cinese oggi e per i russi in precedenza! Più precisamente, sarebbe necessario ed opportuno procedere ad una attentissima indagine su: club e circoli politici, gruppi di pressione industriali e finanziari, lobbies parlamentari, università private, scuole di guerra elettronica e di creazione di unita di assassinio addestrate per conto delle 7 polizie italiane e della difesa italiana di terra, di mare e di aria gestite da “esperti” Usa in territorio italiano, associazioni aventi copertura operazioni “benefiche”, corpi massonici nordamericani, corpi paramassonici nordamericani, religioni Usa che muovono miliardi di dollari, cliniche private, canali televisivi, elenco dei flussi finanziari intermediati da banche italiane, elenco delle Fondazioni Usa che stanno finanziando partiti italiani e incoraggiando la loro frammentazione, elenco dettagliato delle 164 basi atomiche della Nsa, della Cia e della Nato installate nel territorio della ex Italia, elenco delle cosiddette associazioni combattentistiche strettamente cooperanti con gli Usa.

La diffusione di questi dati renderebbe veramente democratico ed equilibrato il flusso informativo nazionale e più dignitoso il lavoro giornalistico la cui eclisse è segnata continuando di questo passo! Ritengo che questo non avverrà minimamente mentre – Ad usum Delphini – continuerà ossessivamente, istericamente e metodicamente l’ermeneutica in funzione anticinese, antirussa, antislamica. Usando il metodo degli slogan, passeremo dai trinariciuti ai mandorlati gialli. Avere nemici è più facile che fare informazione equanime. Ma in questo caso è lavaggio del cervello, distonia cognitiva ben orchestrata.

Si chiama propaganda!

FONTE: http://opinione.it/esteri/2021/11/22/manlio-lo-presti_giornali-tiv%C3%B9-cina-informazione-ad-orologeria-usa-italia-cia-nato-164-basi-atomiche/

 

 

IN EVIDENZA

Ecco cosa accadrà se non si blocca subito il Lasciapassare…

Se dovesse passare il marchio nazista il processo di controllo sarà irreversibile!
L’obiettivo occulto è costringere la popolazione all’ID digitale!

Vogliono la totale sorveglianza e il controllo su tutti gli esseri umani, esattamente come in Cina!

Tutto ciò avverrà attraverso la sparizione della moneta cartacea e la creazione di quella elettronica (società cashless), passaporti vaccinali di identificazione, identità digitale QR, biometria, microchip, dispositivi intelligenti, ecc.

Per esempio le funzionalità biometriche (impronte digitali, iride e riconoscimento vocale) interesseranno il 95% degli smartphone entro il 2025.

Tracciamento totale e collegamento con la tessera sanitaria, fascicolo sanitario elettronico e le varie app (PagoPa, IO, Immuni, Spid e Cie per i pagamenti alla PA) faranno il resto. E’ pronta per esempio la Doconomy Mastercard, la nuova carta di credito approvata dal WEF (World Economic Forum) che tiene traccia dell’impatto ambientale di tutto ciò che acquistate (benzina, prodotti di consumo, cibo…) e si interrompe quando si raggiunge una determinata soglia di emissione di CO2. Tradotto: se non sarete cittadini modello potranno bloccare la vostra vita, spegnendo da remoto il vostro bancomat, e non potrete comprare neppure da mangiare per voi e per la vostra famiglia. Ora diventa più chiaro perché nel nome Green Pass o Lasciapassare Verde c’è il colore dell’ambiente…

Non a caso tale Certificazione è rilasciata dal Ministero della salute unitamente a quello delle Finanze, perché è indissolubilmente legata al codice fiscale. Non si può revocare!
Ecco il nuovo Credito Sociale cinese in Italia!

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui andrebbe bloccato sul nascere il Green Pass.

FONTE: https://disinformazione.it/2021/10/17/ecco-cosa-accadra-se-non-si-blocca-subito-il-lasciapassare/

 

 

 

WASHINGTON, 20 NOVHunter Biden, il figlio del presidente, è stato socio di minoranza con partner cinesi in una azienda di private equity, la Bhr, che in passato ha facilitato alcuni affari di società’ del Dragone. Lo scrive il New York Times, precisando però che dall’aprile del 2020 non ne fa più parte.Società Hunter Biden aiutò Cina in acquisto deposito cobalto© ANSA Società Hunter Biden aiutò Cina in acquisto deposito cobaltoTra i ‘deal’ citati, l’acquisto da parte di una conglomerata cinese nella Repubblica democratica del Congo di uno dei più grandi depositi al mondo di cobalto (metallo chiave per le batterie dei veicoli elettrici) per 3,8 miliardi di dollari. Una operazione complessa che risale al 2016.Hunter controllava insieme ad altri due americani il 30% della Bhr, il resto era detenuto da investitori cinesi, tra cui la Bank of Cina. Tra i primi accordi cui ha contribuito la Bhr, quello in cui ha aiutato a finanziare una compagnia carbonifera australiana controllata da una azienda statale cinese e quello in cui ha assistito una controllata di una conglomerata della difesa cinese ad acquistare una fabbrica di ricambi d’auto in Michigan. Uno dei successi di maggior investimento risale sempre al 2016 quando acquistò e poi vendette una quota della Catl, una compagnia cinese ad alto tasso di crescita diventata ora la più grande produttrice di batterie per veicoli elettrici.Donald Trump aveva accusato Hunter Biden di aver approfittato della posizione del padre, quando era vicepresidente, per fare affari con la Cina, oltre che aver beneficiato di un posto nel cda di una grossa aziende energetica ucraina. (ANSA).

FONTE: https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/societ%C3%A0-hunter-biden-aiut%C3%B2-cina-in-acquisto-deposito-cobalto/ar-AAQWKRu

 

 

 

Breve storia allegra (per Bourla)

 

Giustapposizione di articolo di Visione TV:

L’Italia ha ordinato la pazzesca cifra di 350 milioni di dosi, e lo ha rivelato solo ieri

La stupefacente verità è annidata nelle pieghe della pagina Rai dedicata alla puntata di Report sul vaccino Astrazeneca che è andata in onda ieri, lunedì 25 ottobre. La struttura commissariale per le vaccinazioni ha fornito i dati sullo shopping compulsivo di dosi da cui è affetta l’Italia solo il giorno stesso della messa in onda della trasmissione. Sono stati inseriti sul sito della Rai. I numeri sono più alti, addirittura, di quelli stimati e già stratosferici di cui avevamo parlato. In sostanza: 107 milioni di dosi già consegnate all’Italia (di esse, circa 87 milioni sono state effettivamente utilizzate); altri 245 milioni di dosi acquistate e in arrivo. Totale, appunto, 352 milioni.

Quanto sono costate tutte queste vagonate di vaccini? Tanto, tantissimo: ma la cifra ufficiale non è nota. Le trattative con le case farmaceutiche sono state condotte dalla Commissione Europea, che ha deciso di tenere la bocca cucita. Si tratta di informazioni delicate che devono rimanere confidenziali, si legge nelle FAQ sulla vaccinazione consultabili sul sito UE.

Sul costo delle dosi di vaccino sono disponibili solo brandelli di informazioni ottenute dai giornali. Secondo il Financial Times, l’UE (e quindi gli Stati membri, Italia compresa) pagano 19,5 euro per una dose di Pfizer e 25,5 euro per una dose di Moderna.

L’Italia attende ancora la consegna di altre 140 milioni di dosi di Pfizer e di altre 42 milioni di dosi di Moderna. Rispettivamente, 2,7 miliardi e un miliardo di euro – arrotondamento per difetto – se il Financial Times ha ragione. Totale, 3,7 miliardi.

Come si legge anche nel documento pubblicato sul sito della Rai, Pfizer e Moderna – che sono vaccini a mNRA – saranno gli unici utilizzati per la terza dose. […]

Manovra 2022: altri 2 miliardi per i vaccini. Dove si vuole arrivare?

Approvata la manovra 2022 fra mille polemiche.[…] La manovra, di fatto, ha cercato di dare contentini a destra e a sinistra per evitare che un governo tenuto insieme con lo sputo si sfaldasse, ma alcuni capitoli importanti sono stati eliminati per questi contentini. E su su un “contentino” nel governo sono tutti d’accordo: i vaccini.
Perché, va detto, che in una manovra che, meritoriamente, pare generosa sotto alcuni aspetti vediamo, al capitolo 82, di ben 1.850 milioni di euro per l’acquisto di ulteriori dosi di vaccino.

Certo, questo si collega alle 350 milioni di dosi ordinate dall’Italia per vaccinare 60 milioni di persone. Facendo un rapido calcolo si sta pensando a circa sei dosi per ogni italiano. Ma anche di più, se pensiamo che di vaccini inutilizzati sono pieni gli hub. Ma c’é di più: tutto questo non riguarda solo il numero mostruoso di dosi acquistato: il fondo vaccini ha avuto un incremento di ben 1,85 miliardi di euro.

Quindi si può abbondare – per ammazzare

per-ammazzare

BREVE STORIA TRISTE DI GIULIA

giulia-lucenti

I genitori di Giulia speravano almeno di essere affiancati da un medico legale in modo da poter seguire con una controparte gli esami in corso sul corpo di Giulia.

“Non siamo riusciti a trovare un medico legale disponibile in tutta Italia che prendesse parte a riscontro diagnostico”, denunciano Oxana e Lorenzo. ” Il nostro avvocato ha fatto chiamate in tutte le regioni d’Italia, ma i medici erano tutti spaventati. C’è chi diceva che aveva paura di perdere il lavoro e chi chiedeva di rimanere anonimo”.

Il vuoto, nessuna inchiesta da parte della procura di Modena e nessun medico legale disponibile a indagare sulle cause del decesso della sedicenne morta poche ore dopo la seconda dose.

Ora capite quando vi dicono: “Nessuna Correlazione”?

Patrizia Coffaro

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/breve-storia-allegra-per-bourla/

 

 

 

ARTE MUSICA TEATRO CINEMA

Il Manuale del Menticidio – Perseveranza

Di Thorsten J. Pattberg per il blog di Saker

Perseverare significa rimanere bloccati nella vita. Il cervello nota un errore. Si spegne e si riavvia, ma l’errore è ancora presente, quindi l’intero sistema viene inviato in modalità provvisoria che, sin dai nostri tempi primordiali come spugne e costruttori di barriere coralline, si comporta come segue: Se funziona, ripeti. La perseveranza è ripetizione infinita ed è diventata la suprema strategia di sopravvivenza.

Parte I. L’alto

In coloro che combattono con malattie mentali degenerative si osserva che ripetono frasi di parole o che eseguono le stesse azioni più e più volte – a volte combattendo per anni e decenni – come se il loro cervello fosse affetto da malware e cercassero di trasformare si spegne e si accende e si spegne e si accende.

Le loro menti sono spesso irregolari e squilibrate e i loro pensieri corrono. Se parlano, parlano velocemente, come un uccello, in modo incoerente e ripetitivo. E se non sono chiacchieroni, sono operatori. Agiscono in modo strano, sceneggiato e, di nuovo, ripetitivo.

A questo punto sono diventati dei veri attori. Agiscono “normalmente”. Hanno imparato le battute a memoria, si esercitano, scrivono interi copioni per se stessi, leggono ‘Funziona’ una quindicesima volta, e se c’è di nuovo un blackout, hanno lo script pronto per il riavvio.

Robin Williams era un attore comico di genialità apparentemente incomprensibile. Era quello che gli eugenetisti chiamerebbero una rara mutazione o uno scherzo della natura. La sua mente frenetica sembrava non avere limiti, il suo lessico e la sua gamma di imitazioni vocali non conoscevano interruzioni o arresti e, anche mentre era in compagnia tra gli altri talenti, la sua anormalità era fuori scala. Eppure tutto questo non era solo un’escrescenza evolutiva, era anche molto divertente, perché anche durante la sua carriera iniziale, prima che arrivasse sul grande schermo, le performance comiche di Mr. Williams rasentavano lo strano e il mostruoso.

Devi solo rivedere i suoi primi spettacoli e assistere a questo raro savant: una disabilità funzionale della deambulazione. L’uomo era un pazzo che andava in giro con la testa quadrata sul corpo di un robusto uomo di Neanderthal. Robin Williams non recitava sul palco. Quello era davvero il vero lui. La sua recitazione è iniziata quando è calato il sipario, perché il normale signor Williams era pazzo.

Robin Williams, quando non recitava, cercava di comportarsi in modo divertente. Acceso e spento, acceso e spento. Ha combattuto gravi depressioni, iperattività ed episodi maniacali. Quando ha posto fine alla sua vita, la sua ultima moglie, insieme ai suoi avvocati e sceneggiatori, ha inventato iterazioni di malattie mentali – dalla demenza all’alcolismo e alla tossicodipendenza, alla paranoia e al morbo di Parkinson.

Ma questo sembrava fin troppo mediocre e quasi indegno di un uomo di grande genio, quindi il team di marketing ha assunto un chirurgo privato che ha sottoposto a ultra-raggi il cervello di William morto decaduto, ora conservato tre mesi in formaldeide, e ha inventato il più raro di nuove malattie eccezionalmente rare, la demenza a corpi di Lewy.

Si, deve essere così. Una storia degna di un cervello raro per uscire con una malattia cerebrale rara. Ahimè, non sto credendo a nulla di ciò che dice Hollywood.

Ci sono innumerevoli altri attori di fama mondiale che erano chiaramente pazzi. Funzionalmente folle. Anche Philip Seymour Hoffman si è fatto fuori. Non era follemente divertente, ma follemente tragico. L’anima obesa e torturata risplendeva in tutti i suoi ruoli da malvagio nei film, e c’erano buone ragioni – proprio come c’erano con Robin Williams – che i pazzi fossero scelti in ruoli che erano stati scritti per loro.

L’attore più visibilmente pazzo era Klaus Kinski, il mutante tedesco che interpretava il pazzo Aguirre nell’Ira di Dio, il soldato psicotico Woyzeck e il vampiro cretino Nosferatu. E proprio come con il signor Williams e con il signor Hoffmann, è stato riferito che anche il signor Kinski non ha recitato sul palco, ma ha agito deliberatamente quando non lo era. Ha cercato di uccidersi almeno due volte, ed era sotto così tanti farmaci calmanti che il suo cervello era sprecato all’età di 50 anni e il suo sistema cardiaco di supporto vitale on-off lo ha interrotto all’età di 65 anni.

Questi mostri erano pazzi, pazzi di livello geniale, e gli è stato dato un palcoscenico per uno spettacolo, e continueremo a guardare quei pazzi e, sì, anche pazze.

Romy Schneider non ha recitato in Sissi – Fateful Years of an Empress, era davvero quel vaso di fiori rotto e triste e schizofrenico e, proprio come tutti gli attori, la troupe e gli amici hanno attestato, la signora Schneider ha fatto del suo meglio fuori dal palco per comportarsi normalmente. Non era normale però. Era irrimediabilmente psicotica e storpia dentro, e si è suicidata in giovane età a Parigi.

Carrie Fisher era una giovane attrice quando era la Principessa Leia nel franchise di Star Wars. A quegli occhi indimenticabili è stato diagnosticato un grave disturbo mentale bipolare, una condizione che, se riscontrata nei savant funzionali, attrae tutto il pubblico dell’universo. Ha sofferto e miracolosamente è arrivata all’età di 60 anni ed è morta per decenni di farmaci, e Hollywood ha avuto l’audacia di photoshoppare la sua faccia nell’ultimo film di Star Wars, sai, per fare soldi dai mostri morti.

Il pubblico è costantemente assicurato dai portavoce del settore che questi rari esemplari umani che vediamo sullo schermo sono ben tenuti e ben nutriti. Cosa che credo di questo zoo umano. Quello che non credo per un minuto, tuttavia, è che questi mostri “agiscono”. Sono quello che sono e per il nostro divertimento vengono messe su un palco.

Seconda parte. Il nascosto

Ora lasciamo il film-degenerato e immergiamoci in profondità nel pool genetico generale. Esistono milioni di non notabili che sono disfunzionali e vuoti dentro ma sembrano funzionare bene con un copione in mano: essere un ufficiale di polizia, essere un’infermiera, essere un operaio edile.

Quando quelle persone tornano a casa dal lavoro, devono andare fuori copione. E questo è quando vanno fuori equilibrio e inizia il terrore. Senza un ruolo nella vita, senza un copione, le persone ricadono nella barbarie e nella ferocia. Fanno male, abusano, si masturbano per ore, piangono per ore, mangiano troppo, fantasticano su stupri, vendette, omicidi di massa, consumano spazzatura, fanno le cose più orribili agli animali domestici e ai bambini.

Quelli di noi che capiscono la condizione umana, cercano rapidamente di aggiustare il nostro cervello. Leggiamo letteralmente libri sulle cose da fare o guardiamo il Dr. Phil e troviamo ruoli e copioni da imitare. Cerchiamo di agire “normalmente”. E quando troviamo qualcosa che ci mantiene sani di mente, lo ripetiamo – ancora e ancora. Perseveriamo.

Le persone sane sono flessibili e non si bloccano su emozioni, azioni o prescrizioni. Lo vediamo meglio nei bambini piccoli che imparano e si espandono. E se alcuni rari bambini sono inflessibili e rimangono bloccati, lo chiamiamo autismo. Ma la ripetizione è quello che è. È perseveranza.

Non mi interessa come lo chiamano i filosofi. La “volontà di vivere” era popolare tra gli esistenzialisti. La “sopravvivenza del ripetitivo” era alla moda degli empiristi. Il “non mollare mai” che sentiamo costantemente dagli ideologi. Smettila! “Follia” è abbastanza buono per me.

Perché i pazzi devono insegnare a se stessi a non comportarsi da pazzi. E in effetti, questo è uno degli aspetti più affascinanti della vita in qualsiasi ospedale psichiatrico. In un ospedale psichiatrico, tutti a prima vista si comportano normalmente.

Ci sono molti più manicomi nella tua contea che carceri, anche se probabilmente non l’hai notato neanche tu. C’è un manicomio ai margini di ogni sobborgo, anche se non si può dire perché stanno nascondendo i loro affari ei loro nomi. In effetti, una psichiatria raramente si definisce psichiatria, come ad esempio la famigerata “Psichiatria del Brandeburgo” nel centro di Berlino, che attira l’attenzione indesiderata dei media e di turisti e tecnici.

No, i manicomi di oggi si chiamano cliniche psicoterapeutiche, centri di salute mentale, ospedali neurologici o special medicare o, semplicemente, case di cura. Sì, non solo innumerevoli adulti, ma soprattutto gli anziani sono in costante modalità di sopravvivenza, perdendo mattone dopo mattone del carico dei loro ricordi, e quindi si cimentano in ripetizioni sempre più grottesche ma tranquillizzanti.

Parte III. Il basso

Ognuno di noi rimarrà bloccato nella vita in un modo o nell’altro e alla fine; tuttavia, a volte ci accade durante la nostra ascesa. E questo è davvero catastrofico.

Se ci imbattiamo in episodi folli durante l’infanzia o la prima età adulta, durante i nostri anni più produttivi, durante il periodo migliore della nostra vita, quando dovremmo ancora avere il vento in poppa e il mondo ai nostri piedi, questo è davvero devastante.

Un attacco di droni americani che ha lasciato Hassan senza gambe e traumatizzato. Una madre canadese che ha malnutrito e trascurato così duramente sua figlia Charlotte, che ha portato Charlotte a un fatale disturbo alimentare, insufficienza d’organo e infertilità. Un orribile matrimonio con un’ex prostituta ha rovinato i tre figli dell’uomo moldavo Sergei e li ha spinti sulla strada della criminalità e del benessere bancario.

Sotto il prato di ogni famiglia si nasconde un terribile segreto, un rimpianto che schiaccia l’anima o una vergogna infinita per un’aberrazione nata che potrebbe innescare la caduta della tua linea di sangue. E quante di queste false creazioni camminano tra noi?

La nazione insulare del Giappone non ha carenza di mostri estremi. Akiko Komamura ha ventisette anni ed è gravemente malata di mente. Lei lo sa. Molti altri lo hanno notato. Mostra. Ma non immediatamente, quindi vivere in grandi città con un milione di estranei è perfetto per queste creature.

Per gran parte dei suoi vent’anni, mentre viveva a Yamagata nel nord del Giappone, Akiko ha seguito un semplice copione. Ha scritto cosa fare oggi o questa settimana, poi l’ha semplicemente fatto e ha distrutto il manuale perché… beh, perché aveva paura che potesse essere scoperto e portare a un caso di suicidio – chi lo sa? A differenza dei suoi idoli occidentali molto più famosi Robin Williams e Philip Seymour Hoffman, e una pletora di attori orientali come Haruma Miura o Yuko Takeuchi, che si sono suicidati di recente, Akiko non ha ancora deciso quando e dove finire la sua carriera.

Se mai esistesse un nome per rimanere bloccati in Giappone, potrebbe essere Akiko. Il suo padre biologico era uno stupido soldato americano, che ha messo incinta sua madre giapponese e poi l’ha lasciata. O l’ha lasciato? Un sacco di donne giapponesi rimaste come sua madre lavorano dentro o intorno alle basi militari statunitensi con tutti quegli stravaganti IQ-80 in giro, e cercano di rimanere incinta. Quindi, rapiscono il bambino.

Potrebbe essere il caso. La madre di Akiko era un’orribile, orribile narcotrafficante con un odio per tutti gli uomini, specialmente per la spazzatura straniera. Da adolescente aveva lavorato illegalmente come croupier in un casinò dove era stata testimone di molta miseria. E questo era il problema, lei assisteva solo all’adulterio, al sesso minorile e al gioco d’azzardo illegale tra gli occupanti americani, non alla base e al fascino delle forze di autodifesa giapponesi. Le è stato diagnosticato il baby blues poco dopo la nascita di Akiko, perché a quanto pare non poteva sopportare la vista di quell’urusai che piangeva.

La mamma di Akiko era intrappolata con quell’hafu o mezzo nato, ma determinata a rendere sua figlia bilingue. Ma come? È andata a letto con una manciata di espatriati bianchi e un uomo di colore delle Hawaii, i quali si vantavano di quanto fosse facile scopare in Asia. E con ogni relazione il suo disgusto per gli uomini cresceva e le sue richieste e il suo comportamento psicotico aumentavano.

Akiko temeva che la storia di sua madre di decisioni sbagliate e la follia attraversassero la sua linea familiare – una linea di alimentatori di fondo. Akiko era nella media a scuola, ma speciale, molto speciale dal suo aspetto. Non ha mai dovuto provare. Ha ottenuto tutto ciò che voleva dai ragazzi più grandi, dagli uomini più grandi e persino dai suoi insegnanti.

Ha deciso all’età di 17 anni di diventare un’attrice e ha recitato per i successivi dieci anni.

Quante interazioni hai in un giorno, al massimo? La maggior parte di noi ne ha pochissimi. E la maggior parte delle interazioni sono fugaci. Nessuno saprà che hanno appena interagito con una persona pazza. Solo i parenti stretti oi colleghi lo sanno, ma sono lontani, in segno di diniego o di paura. Tutti negano o hanno paura della follia.

Akiko persevera. È dipendente dagli antidepressivi duloxetina e lexapro, distribuiti in Giappone a oltre un milione di persone. Fin dall’infanzia prende farmaci che inducono il sonno come melatonina e ramelteon, non solo per dormire ma per sballarsi, ma è sicuro dire che, senza un passaporto americano, è impossibile ottenere un dosaggio abbastanza alto per un suicidio. Ha detto al suo nuovo dottore che stava rubando molto e stava avendo pensieri sessuali inquietanti, quindi anche ad Akiko è stata diagnosticata come ossessiva compulsiva. Il miglior trattamento di tutte le malattie mentali è, ovviamente, la ripetizione: tieni un diario, fai una passeggiata quotidiana, scrivi la tua giornata.

Il pazzo macchia l’altro pazzo. Perché tutti sono “su un atto”. Akiko conosce un australiano bianco di mezza età di nome John a Yamagata che, sostiene, è in fuga dai tribunali australiani. Lei pratica il suo inglese con lui, e lui racconta a tutti di essere stato un famoso attore ed ex mentore di Heath Ledger, l’attore australiano di Hollywood che, secondo il coroner, si è messo fuori combattimento prendendo tutti i farmaci contro le malattie mentali del libro, “da ossicodone a idrocodone, diazepam, temazepam, alprazolam e doxilamina”.

John l’australiano, forse cinquantenne, se la cava anche con un sacco di tabacco, alcol, viagra, steroidi, anfetamine e benzodiazepine – queste ultime sono droghe psicoattive. Sapeva, almeno dall’età di tredici anni, che la sua “autopercezione”, l’idea che aveva di sé, non corrispondeva a ciò che gli altri percepivano in lui. Ecco perché John l’uomo australiano ha cambiato spesso posto, ha cambiato città, lavoro e donne. Era alto e robusto e aveva una voce rozza, e si è sempre pensato come un attore geniale di livello superiore, ma non è mai stato scelto come comparsa in alcune produzioni di soap opera locali o film indipendenti. Alla fine, si è scatenato nella guerriglia in Thailandia, Vietnam e ora in Giappone, dove poteva sempre spacciarsi per attore straniero e insegnante di inglese.

Era un caso da manuale di un chikan o pervertito che fa avances sessuali a ogni donna o ragazza asiatica che incontra. Quindi Akiko preme i suoi seni molto forte contro il suo petto. Non è mai andata a letto con lui, ma potrebbe.

Parte IV. Nessun sopravvissuto

John l’uomo australiano avrebbe potuto essere un Robin Williams, un Philip Seymour Hoffman o anche un Klaus Kinski, semplicemente non era nel posto giusto. Qui a Yamagata, John ha recitato la figura dello zio straniero per tutti, camminando su e giù per la strada del caffè shoutengai, e una volta è stato arrestato per aver urinato contro un muro di un posto pachinko ma l’ha fatto franca, probabilmente perché era bianco e un’attrazione locale. Non c’è dubbio che questo gaijin fosse pazzo e pazzo come un pazzo.

All’età di sette anni bagnava il letto, a undici era dislessico e a sedici anni era un prepotente. All’età di quarantuno anni, subì un terribile ictus cerebrale. Non poteva alzarsi dal letto, non poteva muovere il braccio e la gamba sinistri, aveva le vertigini e non si orientava. Comunque non sapeva leggere o scrivere in Asia, ma ora aveva dimenticato le parole inglesi. Quindi ripeteva solo quelli che conosceva ancora, solo più spesso. I medici gli prescrivevano ancora più prescrizioni, da anticoagulanti, antidolorifici e pillole della felicità. E lo sapresti, appena un anno dopo e John si è di nuovo messo insieme. Era indistruttibile, e immagina quanti Golden Globe avrebbe potuto vincere, se fosse vissuto sul pianeta El Ay.

John the Aussie aveva due cani che, a suo dire, avrebbero compensato i due figli del suo primo matrimonio che ha dovuto abbandonare a Melbourne. Gli incroci trascurati, i cani intendo, sono fuori giorno e notte, incatenati a un palo d’acciaio, sotto la pioggia e il caldo, ululando e abbaiando a Yamagata. E quando i vicini si sono lamentati, il vecchio stronzo era là fuori a imprecare: “OH, Vaffanculo, siete tutti matti! Mi senti, MAD!”

E Akiko Komamura del quartiere, che è rimasta seduta nell’angolo della sua camera da letto a strofinare profili di Tinder maschili tutta la notte, ha sentito i latrati e le imprecazioni del pazzo da lontano, e irrazionalmente li ha trovati confortanti e di aiuto. Significava che John era ancora lì dentro. Significava che John era un sopravvissuto.

Prima o poi, tuttavia, le capacità recitative di Akiko e John l’australiano diminuiranno inevitabilmente, e sempre più persone vedranno le loro esibizioni, e i pazzi si ritireranno per la vergogna dal mondo e abbandoneranno sotto più farmaci.

Un numero imprecisato di pazzi finirà senza casa ed eluderà l’intervento psichiatrico, che in America, Australia e Giappone costa una fortuna, denaro che solo le vere star del cinema o poche persone del welfare selezionate sperimentalmente possono permettersi.

L’industria farmaceutica sta lavorando fianco a fianco con psicologi e governi per renderla più accessibile e scatenare la follia sulla popolazione sana. I nostri governanti benevoli vogliono la maggior parte di noi disabili e perseveranti.

Una società globale che assomigli al mondo della recitazione schizoide e ai suoi abitanti disfunzionali: dai loro i loro copioni quotidiani di come dovrebbe essere la recitazione “normale”: se vuoi sopravvivere, se vuoi andare avanti, fallo!

Nel frattempo, noi come società siamo in decadenza. Le nostre famiglie, le nostre comunità e le nostre tribù commettono hara-kiri allevando mutanti pazzi che quasi certamente diventano tossicodipendenti e tossicodipendenti.

Tutti quegli attori famosi e meno famosi di questa piccola storia di follia sono morti di malattia mentale perché erano proprio questo: erano malati di mente. E poi hanno preso tutte quelle orribili sostanze chimiche che alterano il cervello e farmaci letali che li hanno aiutati ad apparire normali il più a lungo possibile esteticamente.

Tienilo a mente quando interagisci con idoli o estranei, perché molti agiranno in modo innaturale e scriptato e, sempre, ripetono le loro battute. Leggi dopo di me: anche io persevererò…


L’autore è uno scrittore e critico culturale tedesco.

“Sembra ‘Note dal sottosuolo’ di un idiota con una doppia personalità.” –T-Rash

[…] e – si spera non molti – altri racconti orribili di follia a venire.

 

FONTE: http://thesaker.is/the-menticide-manual-perseveration/

 

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

LA GROTTESCA GESTIONE DELLA PANDEMIA IN STILE ORWELLIANO
Tonio De Pascali

Il romanzo “1984” di Orwell diventa ogni giorno sempre più profetico.
Nel libro si racconta che il pianeta era governato da 4 ministeri: il ministero della pace, quello della verità, dell’amore e dell’abbondanza.
Quattro ministeri, nel libro, che in realtà regolano la guerra (quello della pace), la menzogna (quello della verità), l’odio (quello dell’amore) e della povertà (quello dell’abbondanza).
Come non credere alla profezia di Orwell quando leggi il comunicato dell’Istituto superiore della Sanità diffuso ieri.
“L’introduzione dei vaccini”, recita il dispaccio, “ha permesso che si contino 12.100 vittime in meno di covid (sic! perchè 12.100 e non 12.000 ? forse per conferire maggiore realismo alla notizia? – nota del redattore) e poi”, continua sempre la nota d’agenzia, “ha permesso di vivere meglio perchè (sic! sic! sic!) col vaccino si è ripristinato il 50% dei contatti in più (sic! sic! sic!)”. Infine la chiosa: “Anche le infezioni di Hiv (aids) sono diminuite drasticamente, quasi del 50% (sic! sic! sic! sic!) perchè ci sono stati meno contatti sociali”.
Perfetta logica orwelliana.
– PRIMA TI CHIUDO IN CASA E TI IMPEDISCO I CONTATTI SOCIALI
– QUINDI TI OBBLIGO, PRATICAMENTE, A VACCINARTI
– QUINDI TI DICO CHE SE TI VACCINI PUOI AVERE QUALCHE CONTATTO SOCIALE
– POI CONCLUDO DICENDO DI RINGRAZIARMI PERCHE’ COL VACCINO RIPRENDI IL 50 % DEI CONTATTI SOCIALI
– E CONCLUDO ANCORA DICENDOTI DI RINGRAZIARMI ULTERIORMENTE PERCHE’ NON POTENDO AVERE CONTATTI SOCIALI NON HAI COPULATO E DUNQUE HAI PRESO MENO INFEZIONI SESSUALI

Orwell non avrebbe saputo fare di meglio

FONTE: https://www.facebook.com/100015824534248/posts/1101380200399454/

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

Trattato del Quirinale: un pasticcio brutto che non giova neanche alla Francia

Novembre 19, 2021 posted by Leoniero Dertona

La prossima settimana si firmerà in gran pompa il trattato del Quirinale.  Non è un normale accordo, ma un trattato che dovrà cristallizzare, come fa notare La Verità, le relazioni italo-francesi in modo da renderle inossidabili ai cambi di governo.

Un accordo da sottoporre, teoricamente, a un’ampia discussione. Invece, a parte la Verità e qualche sporadico esperto, tutto è stato fatto in sordina,  sotto silenzio. Il Parlamento viene completamente tenuto all’oscuro, quasi fossimo rimasti al 1915, quando il governo Salandra firmò il Patto di Londra, legandoci militarmente agli alleati occidentali contro gli Imperi centrali, senza neppure uno straccio di legittimazione parlamentare, quindi democratica. La situazione è talmente scandalosa che Claudio Borghi ha presentato un’interrogazione in merito.

Tutto questo accordo, teoricamente importantissimo, viene a essere il frutto del solito gioco diplomatico oscuro, partito dal filo – francese Gentiloni. La scelta degli esperti che ha mandato avanti i lavori è esemplare: fra gli italiani (si fa per dire dire) vi è l’ufficiale della Legion d’Onore francese Franco Bassanini, piddino stranoto, l’eurodeputato francese, di vaghe origini italiane, Sandro Gozi, e il consigliere di Gentiloni Marco Piantini.  Da parte francese c’è Sylvie Goulard, ora Banque de France, ma prima consigliera del Romano Prodi presidente della Commissione. Tale mix prodian-francofono  non poteva che produrre meraviglie, soprattutto quando lavora in  segreto e senza controllo parlamentare.

La Francia otterrà quello che vuole da questo trattato, ma, come il solito, essendo il patto malamente equilibrato, lo otterrà in modo infido. Già Colao ha deciso la dismissione del gioiello italiano ASI; l’agenzia spaziale nazionale, per affidare tutto all’ESA, sotto controllo franco tedesco, anche se poi i soli vettori funzionanti sono italiani. Poi c’è il tema Oto Melara, caldissimo, che fa gola al consorzio franco tedesco KKR. C’è il problema TIM, sotto controllo francese. C’è in generale un problema di squilibrio nei apporti bilaterali e a livello europeo. Purtroppo questo trattato è frutto di un gruppo di potere e viene concluso, come nota Sapelli su Formiche, nel solito modo infido dei poteri forti italiani: l’Italia appare sempre pronta ad appoggiare o Francia o Germania a seconda delle convenienze, non un partner affidabile, ma un compagno brillo e volubile. Se questo trattato  fosse nato da un aperto confronto democratico e popolare, con il coinvolgimento della pubblica opinione, forse avrebbe richiesto una maggiore discussione, ma sarebbe stato più sincero ed equilibrato. Invece rimane l’ennesimo trattato che serve a coprire i giochi pochi di un élite opaca e pasticciona. Per la Francia sarebbe stato più utile un accordo diverso, figlio di un approccio democratico, ma volete parlare di democrazia a Prodi e Macron?

FONTE: https://scenarieconomici.it/trattato-del-quirinale-un-pasticcio-brutto-che-non-giova-neanche-alla-francia/

Ora Draghi rischia il flop sul digitale

Telecom Italia torna nella bufera. Con il rischio che una delle partite strategiche del governo Draghi, cioè la transizione digitale, resti senza un forte indirizzo da parte del nostro grande gruppo privato di tlc.

Ora Draghi rischia il flop sul digitale

Telecom Italia torna nella bufera. Con il rischio che una delle partite strategiche del governo Draghi, cioè la transizione digitale, resti senza un forte indirizzo da parte del nostro grande gruppo privato di tlc. Oppure, fatto sempre un po’ inquietante vista la delicatezza del settore, che tale indirizzo venga gestito da Vivendi, colosso mediatico francese che in Italia si è fatto notare soprattutto per non aver rispettato un contratto e aver tenuto sotto scacco il gruppo Mediaset per 5 anni; mentre in Francia è oggi schierato con Eric Zemmour, il candidato di estrema destra per la presidenza della Repubblica. Per Telecom si tratta della ennesima crisi dalla sua privatizzazione, che risale al 1997. Da allora la società ha cambiato azionisti di riferimento varie volte, passando dal «nocciolino» di Fiat, alla razza padana di Gnutti e Colaninno, alla Pirelli di Tronchetti Provera; dalle grandi banche di «sistema», agli spagnoli di Telefonica, fino a Vivendi, arrivati quasi al 25% del capitale. In ognuno di questi passaggi la politica ha sempre messo becco, facendo regolarmente più danni che altro. Tanto è vero che, se si guarda oggi a Telecom, ci si trova davanti alla peggior privatizzazione mai partorita sul suolo italico. Rimasta, tra l’altro, ostaggio del pubblico per la sua natura di società d’interesse nazionale, essendo quella che gestisce la rete delle telecomunicazioni. In altri termini, è una società privata e quotata in Borsa dove però i privati (clamoroso fu il caso di Tronchetti, il cui progetto di sviluppo fu bloccato dal governo Prodi) non hanno mai potuto sviluppare la strategia che avevano in mente in un mercato libero (salvo però caricare il gruppo di debiti). Così che oggi si può affermare con certezza che i modelli di successo delle ex grandi aziende di Stato sono proprio quelli rimasti in seno allo Stato stesso (un caso su tutti: Enel, diventata una multinazionale dell’energia). Mentre Tim è ridotta a una società piccola, debole e in crisi di identità, avendo invece assistito alla nascita o alla crescita di colossi delle telecomunicazioni (come Vodafone, per esempio) che un quarto di secolo fa erano meno rilevanti di Stet e Sip o neppure esistevano. Dopodiché, all’alba del 2022, il probabile cambio al vertice di Telecom è una bella grana per il governo Draghi. Anche perché nel frattempo (negli ultimi tre anni) lo Stato è tornato tra i soci di Telecom: tramite la Cdp è oggi il secondo azionista, con il 10%. Un’operazione partorita proprio per contenere Vivendi, poi gestita con la costruzione di una governance condivisa. L’equilibrio si è ora spezzato perché la società ha bilanci peggiori del previsto e l’ad Gubitosi – mai amato da Vivendi – è finito nel mirino. Ma sullo sfondo resta la confusione sul progetto della nuova rete in fibra, tassello chiave della strategia digitale del governo. Cdp ha recentemente preso il controllo di Open Fiber, senza però mai chiarire quale fosse il piano complessivo. L’impressione è che su questo punto il governo Draghi avrebbe potuto essere più chiaro. La nomina di un ministro ad hoc, con il curriculum di Vittorio Colao, ha creato grandi aspettative, poi andate deluse. Per questo un intervento di Palazzo Chigi sembra ora necessario. Forse è l’ultima cosa che Draghi aveva in mente. Ma pare difficile poterla evitare.

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/politica/ora-draghi-rischia-flop-sul-digitale-1990577.html

 

 

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

“Il dispiegamento di armi nucleari in Ucraina minaccia di distruggere tutta l’Eurasia”

Dopo le  minacce del segretario generale NATO Stoltenberg di trasferire “agli alleati ad Est”  le testate atomiche USA stanziate in Germania, ecco un allarmato articolo del sito russo di geopolitica Strategika51

Il dispiegamento di armi nucleari tattiche da parte della NATO in Ucraina   sarebbe un passo radicale,  che non solo conferma la nostra precedente analisi del potenziale di un conflitto globale in Europa, ma rischia di concludersi in una catastrofe senza precedenti.

In un clima di crisi economica e sociale segnato da un aumento universale dei prezzi, un’inflazione fuori controllo smentita dalle statistiche ufficiali, un inasprimento della dittatura con il pretesto della salute e una fluttuazione geostrategica globale, l’abolizione del blocco nucleare in Europa mette in evidenza il pericolo  per l’intera Eurasia. Quel che è certo è che la Russia non resterà a guardare di fronte a una minaccia sul fianco occidentale. ormai esistenziale alla propria sopravvivenza come nazione .

Anche limitato, uno scambio nucleare nell’Europa dell’Est farà precipitare in brevissimo tempo il  collasso politico, economico e sociale dell’intera Eurasia. Questa minaccia non è più un frutto dell’immaginazione, un’inferenza da un gioco di simulazione di guerrieri  da poltrona  o uno scenario dalla teoria dei giochi: è una possibilità molto plausibile che alcuni membri della NATO sono pronti ad applaudire come tifoserie di uno stadio esagitato.Una  guerra mondiale “calda” scatenata dalla Polonia o dagli Stati baltici è ormai un’opzione posta. Se questa guerra scoppia, il danno sarà così grande per tutti i belligeranti che nessuno di loro potrà cantare vittoria. Alcuni paesi entusiasti di una tale resa dei conti finale potrebbero persino scomparire dalle  carte geografiche. fonte: https: //strategika51.org/ Un ancor più allarmante e lungo  articolo  di The Saker esamina Quali le opzioni russe in un mondo avviato alla guerra Saker passa in rassegna i teatri possibili di un prossimo conflitto “caldo”

  1. Guerra USA-Cina su Taiwan
  2. Attacco anglo-sionista all’Iran
  3. Una guerra che coinvolge la 3B+PU contro la Bielorussia
  4. Una guerra tra Ucraina e LDNR (Secessionisti russifoni del Donetsk) +Russia
  5. Una guerra NATO-Russia nella regione del Mar Nero
  6. Una ripresa di una guerra tra Armenia e Azerbaigian

Tutte queste potenziali guerre potrebbero potenzialmente coinvolgere la Russia, direttamente (3,4,5) o indirettamente (1,2,6).

Oggi voglio esaminare le opzioni russe nel gruppo di coinvolgimento diretto delle guerre 3, 4 e 5.

La prima cosa che penso sia importante notare qui è che  alcuni stati membri della NATO hanno già adottato le seguenti misure per trasformare l’Ucraina in un protettorato della NATO di fatto:

  1. Sostegno politico pieno e incondizionato al regime di Kiev e a qualsiasi sua azione
  2. Sostegno economico minimo, quanto basta per mantenere i neo-nazisti al potere
  3. Consegna minima di armi per le forze di Kiev
  4. Dispiegamento di piccoli contingenti NATO in Ucraina
  5. C’è un sacco di teatro su ” Staremo con te per sempre e comunque”
  6. Il punto importante nell’elenco sopra in #4, il dispiegamento di una piccola forza di unità britanniche, svedesi, francesi, statunitensi e altre unità della NATO in Ucraina. Tali piccole forze dispiegate in avanti sono denominate ” forze di sgancio ” la cui missione è morire eroicamente innescando così un coinvolgimento automatico  del loro paese di origine nella guerra.

Prima di andare oltre, penso di voler condividere con voi un elenco di fatti assiomatici:

  1. La Russia non può essere sconfitta militarmente da nessuna combinazione di forze.  Per la prima volta da secoli, la Russia non sta giocando a “inseguire” i suoi nemici occidentali, ma in realtà è in vantaggio sia con le sue forze convenzionali che con quelle nucleari . Il vantaggio russo è particolarmente evidente nelle sue capacità di deterrenza strategica convenzionale.
  2. L’Occidente, i cui leader sono ben consapevoli di questo fatto, non vuole una guerra aperta con la Russia.
  3. Ma il blocco 3Baltici + Polonia vuole la guerra a tutti i costi, sia per ragioni politiche interne che esterne.
  4. In una guerra contro l’Ucraina, la Russia avrà diverse opzioni di contrattacco in cui non avrà bisogno di mandare nemmeno un carro armato oltre confine

I primi tre sono piuttosto incontrovertibili, quindi diamo un’occhiata al 4° punto un po’ più da vicino. Cominciamo esaminando le opzioni di contrattacco russe contro l’Ucraina.  Riassumendo grossolanamente, ecco quelle che vedo come le principali opzioni possibili per un contrattacco russo contro l’Ucraina [….]

Ma dopo aver esaminato le opzioni militari di cui Mosca dispone, Saker aggiunge:

…”  Ma guardare a questo problema da un punto di vista puramente militare è altamente fuorviante .

I comandanti USA/NATO non sono troppo brillanti, ma sono abbastanza intelligenti da capire che in caso di un contrattacco russo queste piccole   forze NATO che hanno insediato in Ucraina verrebbero spazzate via, coinvolgendo così potenzialmente tutta la NATO in quella che potrebbe essere un’enorme guerra continentale. Non è quello che vogliono. [Speriamo]

Quindi il vero scopo di queste forze tripwire sarebbe quello di creare un’isteria anti-russa abbastanza potente da trasformare l’Occidente (attualmente disorganizzato e profondamente disfunzionale) in un unico blocco anti-russo unito. In altre parole, questa forza  presenta una sfida politica al Cremlino, non militare. Detto questo, dobbiamo esaminare una serie di fattori non militari assolutamente cruciali.

  1. Qualunque territorio la Russia liberi dalle forze naziste, dovrà ricostruirlo economicamente, proteggerlo militarmente e riorganizzarsi politicamente. Più territorio sarà liberato dalla Russia, più acute diventeranno queste pressioni.
  2. Sono già passati 30 anni da quando l’Ucraina ha deciso di diventare un’anti-Russia, e ora c’è un’intera generazione di ucraini completamente sottoposti a lavaggio del cervello che credono davvero in ciò che i media ucronazisti e la “democrazia” o “società civile” stanno  dicendo loro. Il fatto che molti di loro parlino meglio il russo che l’ucraino non cambia minimamente questo fatto. Mentre gli Ukies non possono fermare l’esercito russo, possono sicuramente organizzare e sostenere un’insurrezione anti-russa che la Russia dovrebbe sopprimere.
  3. Economicamente, l’Ucraina è un buco nero: puoi buttarci dentro quello che vuoi, in qualsiasi quantità, e tutto semplicemente scomparirà. La nozione di “aiuto economico all’Ucraina” è semplicemente ridicola.

Per questi motivi sostengo che sarebbe estremamente pericoloso per la Russia mordere più di quanto possa masticare . Come il miglior (di gran lunga) analista politico dell’Ucraina, Rostislav Ishchenko, ha dichiarato in un’intervista la scorsa settimana: ” Putin non può salvare l’Ucraina, ma sicuramente può rovinare la Russia [se ci prova]” – e sono totalmente d’accordo con lui.

Qualunque pretesa legale possa essere avvolta attorno a una liberazione russa dell’Ucraina, la realtà è che qualunque terra la Russia libererà, la possederà e dovrà amministrare. Perché la Russia dovrebbe voler reimporre legge e ordine all’interno di un buco nero?

Poi c’è questo: mentre storicamente gli ucraini non sono altro che “russi sotto occupazione polacca”, gli ultimi 30 anni hanno creato una nuova nazione molto diversa. In effetti, sostengo che abbiamo assistito a una vera etnogenesi, la nascita di una nuova nazione la cui stessa identità è russofoba al suo interno. Sì, parlano il russo meglio dell’ucraino, ma parlare la lingua del tuo nemico non ha impedito all’IRA, all’ETA o agli ustascia di odiare quel nemico e di combatterlo per decenni. Per molti versi, i moderni ucraini non sono solo non russi, sono antirussi per eccellenza: li penso come polacchi, con vyshivankas al posto delle piume.

La Crimea è stata solidamente filorussa in tutta la sua storia. Il Donbass era inizialmente piuttosto felice di far parte dell’Ucraina, anche nel primo periodo post-Maidan, quando le proteste furono organizzate sotto le bandiere ucraine. Quelle bandiere sono state successivamente scambiate con bandiere LDNR/russe, ma solo dopo che Kiev ha lanciato un’operazione militare contro il Donbass. E più vai a ovest, più chiara è questa distinzione. Come disse una volta un comandante del Donetsk, ” più andiamo a ovest, meno siamo visti come liberatori e più come occupanti “.

Ma ecco il singolo fatto più importante di tutta questa situazione: l’Ukie Banderastan sta morendo, la maggior parte del suo corpo è già necrotico, quindi non c’è assolutamente bisogno che Mosca faccia qualcosa al riguardo .

“Eppure, e se? E se i nazisti, spinti dai loro protettori “democratici”, lanciassero un attacco? “, si domanda Saker.  E tutta un’altra situazione, che l’autore tratta nel seguito del lungo articolo.

Lo potete  leggere integralmente qui:

Russian options in a world headed for war

 

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/il-dispiegamento-di-armi-nucleari-in-ucraina-minaccia-di-distruggere-tutta-leurasia/

 

 

 

Opzioni russe in un mondo diretto alla guerra

Il mondo è diretto verso la guerra e lo è stato per un bel po’ di tempo. Più volte, proprio sull’orlo, l’Occidente ha deciso di tirarsi indietro, ma ogni volta che lo ha fatto le sue élite al potere hanno sentito due cose: primo, hanno provato ancora più odio per la Russia per averli costretti a fare marcia indietro e, secondo, hanno interpretato il il fatto che non sia avvenuta (ancora) nessuna guerra sparatoria come prova, almeno nelle loro menti, che stare sull’orlo della guerra è un esercizio abbastanza sicuro. Eppure, una grande guerra di tiro è del tutto possibile in uno dei seguenti luoghi, o anche in più contemporaneamente: (in nessun ordine specifico)

  1. Guerra USA-Cina su Taiwan
  2. Attacco anglo-sionista all’Iran
  3. Una guerra che coinvolge la 3B+PU contro la Bielorussia
  4. Una guerra tra Ucraina e LDNR+Russia
  5. Una guerra NATO-Russia nella regione del Mar Nero
  6. Una ripresa di una guerra tra Armenia e Azerbaigian

Come possiamo vedere, tutte queste potenziali guerre potrebbero potenzialmente coinvolgere la Russia, direttamente (3,4,5) o indirettamente (1,2,6).

Oggi voglio esaminare le opzioni russe nel gruppo di coinvolgimento diretto delle guerre 3, 4 e 5.

La prima cosa che penso sia importante notare qui è che mentre l’Ucraina non ha alcuna prospettiva di diventare un paese membro della NATO, alcuni stati membri della NATO hanno già adottato le seguenti misure per trasformare l’Ucraina in un protettorato della NATO di fatto:

  1. Sostegno politico pieno e incondizionato al regime nazista a Kiev e a qualsiasi sua azione
  2. Sostegno economico minimo, quanto basta per mantenere i nazisti al potere
  3. Consegna minima di armi per le forze ucronazi
  4. Dispiegamento di piccoli contingenti NATO in Ucraina
  5. C’è un sacco di teatro Kabuki su ” Staremo con te per sempre e non importa cosa “

Ho già discusso il quinto punto qui , quindi non lo ripeterò tutto qui. Il punto importante nell’elenco sopra in #4, il dispiegamento di una piccola forza di unità britanniche, svedesi, francesi, statunitensi e altre unità della NATO in Ucraina. Tali piccole forze dispiegate in avanti sono denominate ” forze a scatto” la cui missione è quella di morire eroicamente innescando così un coinvolgimento automatico (almeno in teoria) del loro paese di origine nella guerra.

Prima di andare oltre, penso di voler condividere con voi un elenco di fatti assiomatici:

  1. La Russia non può essere sconfitta militarmente da nessuna combinazione di forze.  Per la prima volta da secoli, la Russia non sta giocando a “recuperare” i suoi nemici occidentali, ma in realtà è avanti sia con le sue forze convenzionali che con quelle nucleari . Il vantaggio russo è particolarmente evidente nelle sue capacità di deterrenza strategica convenzionale.
  2. L’Occidente, i cui leader sono ben consapevoli di questo fatto, non vuole una guerra aperta con la Russia.
  3. Il blocco 3B+PU vuole la guerra a tutti i costi, sia per ragioni politiche interne che esterne.
  4. In una guerra contro l’Ucraina, la Russia avrà diverse opzioni di contrattacco in cui non avrà bisogno di guidare nemmeno un carro armato oltre il confine

I primi tre sono piuttosto incontrovertibili, quindi diamo un’occhiata al 4° punto un po’ più da vicino. Cominciamo esaminando le opzioni di contrattacco russe contro l’Ucraina.  Riassumendo grossolanamente, ecco quelle che vedo come le principali opzioni possibili per un contrattacco russo contro l’Ucraina:

  1. Proteggere la LDNR nei suoi attuali confini (linea di contatto) con una combinazione di una no-fly zone, attacchi missilistici contro Ukie C3I, l’uso di EW per disorganizzare le forze Ukie e attacchi molto mirati (dall’interno della Russia) contro i principali quartier generali, depositi di munizioni/POL, ecc.
  2. Dare copertura alle forze LDNR per liberare completamente le regioni di Donetsk e Lugansk.
  3. Dare copertura alle forze LDNR per liberare completamente le regioni di Donetsk e Lugansk e creare un corridoio terrestre verso l’area Mariupol-Berdiansk-Crimea.
  4. Dare copertura alle forze LDNR per liberare completamente le regioni di Donetsk e Lugansk e la creazione di un corridoio di terra nell’area Mariupol-Berdiansk-Crimea e quindi la liberazione della costa ucraina lungo l’asse Kherson-Nikolaev-Odessa.
  5. La liberazione di tutte le terre sulla riva sinistra orientale del fiume Dniepr (comprese le città di Kharkov, Poltava, Dniepropetrovsk, Zaporozhie e altre).
  6. La liberazione dell’intera Ucraina

In termini puramente militari, queste sono tutte opzioni fattibili.  Ma guardare a questo problema da un punto di vista puramente militare è altamente fuorviante . Ma prima, riguardo alla forza di sgancio della NATO.

I comandanti USA/NATO non sono troppo brillanti, ma sono abbastanza intelligenti da capire che in caso di un contrattacco russo queste forze verrebbero spazzate via, coinvolgendo così potenzialmente tutta la NATO in quella che potrebbe essere un’enorme guerra continentale. Non è quello che vogliono.

Quindi il vero scopo di queste forze tripwire sarebbe quello di creare un’isteria anti-russa abbastanza potente da trasformare l’Occidente (attualmente disorganizzato e profondamente disfunzionale) in un unico blocco anti-russo unito. In altre parole, questa forza tripwire presenta una sfida politica al Cremlino, non militare. Detto questo, dobbiamo esaminare una serie di fattori non militari assolutamente cruciali.

  1. Qualunque territorio la Russia liberi dalle forze naziste, dovrà ricostruirlo economicamente, proteggerlo militarmente e riorganizzarsi politicamente. Più territorio sarà liberato dalla Russia, più acute diventeranno queste pressioni.
  2. Sono già passati 30 anni da quando l’Ucraina ha deciso di diventare un’anti-Russia, e ora c’è un’intera generazione di ucraini completamente sottoposti a lavaggio del cervello che credono davvero in ciò che i media ucronazisti e la “democrazia” o “società civile” promuovono gli sbocchi di propaganda state dicendo loro. Il fatto che molti di loro parlino meglio il russo che l’ucraino non lo cambia minimamente. Mentre gli Ukies non possono fermare l’esercito russo, possono sicuramente organizzare e sostenere un’insurrezione anti-russa che la Russia dovrebbe sopprimere.
  3. Economicamente, l’Ucraina è un buco nero: puoi lanciarci quello che vuoi, in qualsiasi quantità, e tutto semplicemente scomparirà. La nozione di “aiuto economico all’Ucraina” è semplicemente ridicola.
  4. L’Ucraina è un’entità artificiale che non è mai stata, e mai sarà, praticabile, almeno non nei suoi attuali confini.

Per questi motivi sostengo che sarebbe estremamente pericoloso per la Russia mordere più di quanto possa masticare . Come il miglior (di gran lunga) analista politico dell’Ucraina, Rostislav Ishchenko, ha dichiarato in un’intervista la scorsa settimana: ” Putin non può salvare l’Ucraina, ma sicuramente può rovinare la Russia [se ci prova]” – e sono totalmente d’accordo con lui.

Qualunque pretesa legale possa essere avvolta attorno a una liberazione russa dell’Ucraina, la realtà è che qualunque terra la Russia libererà, la possederà e dovrà amministrare.

Perché la Russia dovrebbe voler reimporre legge e ordine all’interno di un buco nero?

Poi c’è questo: mentre storicamente gli ucraini non sono altro che “russi sotto occupazione polacca”, gli ultimi 30 anni hanno creato una nuova nazione molto diversa. In effetti, sostengo che abbiamo assistito a una vera etnogenesi, la nascita di una nuova nazione la cui stessa identità è russofoba al suo interno. Sì, parlano il russo meglio dell’ucraino, ma parlare la lingua del tuo nemico non ha impedito all’IRA, all’ETA o agli ustascia di odiare quel nemico e di combatterlo per decenni. Per molti versi, i moderni ucraini non sono solo non russi, sono antirussi per eccellenza: li penso come polacchi, con vyshivankas al posto delle piume.

La Crimea è stata solidamente filorussa in tutta la sua storia. Il Donbass era inizialmente piuttosto felice di far parte dell’Ucraina, anche nel primo periodo post-Maidan, quando le proteste furono organizzate sotto le bandiere ucraine. Quelle bandiere sono state successivamente scambiate con bandiere LDNR/russe, ma solo dopo che Kiev ha lanciato un’operazione militare contro il Donbass. E più vai a ovest, più chiara è questa distinzione. Come disse una volta un comandante dell’LDNR, ” più andiamo a ovest, meno siamo visti come liberatori e più come occupanti “.

Il punto cruciale qui è questo: non importa cosa tu, o io, o chiunque altro pensi delle parti costitutive della nuova identità nazionale Ukie, possiamo riderci sopra quanto vogliamo, ma finché lo prendono sul serio, e abbastanza di loro lo fanno, allora questa è una realtà che non possiamo semplicemente trascurare o allontanare.

L’altro punto che spesso viene trascurato è questo: il Banderastan ucronazista è già in gran parte crollato . Sì, nel centro di Kiev le cose sembrano più o meno normali, ma tutti i rapporti dal resto del Paese indicano la stessa realtà: l’Ucraina è già uno stato fallito, totalmente deindustrializzato, dove regnano caos, povertà, criminalità e corruzione. totale. Lo stesso sta diventando vero anche per i sobborghi di Kiev.

Quando osservo quanto siano lenti gli sforzi russi per riorganizzare (davvero, aggiustare) la Crimea, non per colpa dei russi, tra l’altro, mi ritraggo con orrore al pensiero di cosa servirebbe alla Russia per ri-civilizzare e ri-civilizzare -sviluppare QUALSIASI parte liberata dell’Ucraina.

La Russia è tipicamente paragonata a un orso, e questa è un’ottima metafora su molti livelli. Ma nel caso dell’Ucraina, vedo la Russia come un serpente e l’Ucraina come un maiale: il serpente può facilmente uccidere quel maiale (con veleno o per costrizione), ma quel serpente non può assorbire quel maiale morto, è semplicemente troppo grande per questo.

Ma ecco il singolo fatto più importante di tutta questa situazione: l’Ukie Banderastan sta morendo, la maggior parte del suo corpo è già necrotico, quindi non c’è assolutamente bisogno che il serpente russo faccia qualcosa al riguardo (a parte ritirarsi in un angolo pronto a colpire, in posizione arrotolata, e sibila ad alta voce: “ attaccami e sei morto! ” Putin l’ha già detto tanto.

Eppure, e se? E se i nazisti, spinti dai loro protettori “democratici”, lanciassero un attacco? A quel punto la Russia non avrà altra scelta che colpire, usando le sue armi di stallo (missili, artiglieria, missili da crociera a lungo raggio, ecc.). Dal momento che possiamo tranquillamente presumere che i russi abbiano provato esattamente un simile contrattacco, possiamo aspettarci che sia rapido e devastante. L’elenco degli obiettivi includerà: forze Ukie in avanzamento, basi aeree e qualsiasi aereo (con o senza equipaggio) in decollo, qualsiasi imbarcazione Ukie in avvicinamento all’area delle operazioni, nodi di comunicazione, depositi di rifornimenti, strade, ponti, posizioni fortificate, ecc. obiettivi da colpire in una volta, ma colpirli in una volta è anche il metodo più sicuro ed efficace per raggiungere rapidamente l’obiettivo immediato di fermare qualsiasi possibile avanzata Ukie sul LDNR.

[Nota a margine: la guerra moderna non è la seconda guerra mondiale, non vedrai migliaia di carri armati e una chiara linea del fronte ma, piuttosto, vedrai attacchi in tutta la profondità strategica del lato nemico, intense manovre di fuoco e l’uso di gruppi tattici di battaglione]

Se ciò dovesse accadere, è probabile che le forze della NATO si sposteranno nell’Ucraina occidentale, non per “proteggerla” da un attacco russo che non arriverà mai, ma per rompere il più possibile l’Ucraina e prenderla sotto controllo. Il pretesto per una tale mossa della NATO sarebbe la distruzione (parziale o totale) della forza di sgancio. La NATO potrebbe anche dichiarare la propria no-fly zone sull’Ucraina occidentale, che i russi non avranno bisogno di sfidare. Infine, l’Occidente si unirà felicemente contro la Russia e reciderà tutti i legami economici, diplomatici e di altro tipo per “isolare e punire la Russia”. Non prendiamoci in giro , questo danneggerebbe l’economia russa , ma non in modo sufficiente a spezzare la volontà russa.

Poi arriverà la grande domanda: fino a che punto dovrebbe spingersi la Russia?

Sono fiducioso che questo sia già stato deciso, e sono altrettanto fiducioso che la Russia non seguirà le opzioni 4, 5 e 6 di cui sopra. L’opzione 1 è scontata, possiamo portarla in banca (a meno che le sole forze LDNR non siano sufficienti per fermare un attacco Ukie). Il che lascia le opzioni 2 e 3 come “possibili”.

Quindi qui voglio suggerire un’altra opzione, quella che chiamerei la “rotta del sud”:mentre la linea di contatto tra LDNR e Banderastan può essere spinta un po’ più a ovest, non credo che le forze russe dovrebbero liberare nessuna delle principali città dell’Ucraina centrale (Kharkov, Poltava, Dneipropetrivsk, Zaporozhie, ). Invece, penso che dovrebbero avvolgere queste forze con una mossa lungo la costa fino a tutta la Crimea (fino a Perekop) e forse anche fino, ma non nella città di Kherson. Naturalmente, per raggiungere questo obiettivo, sarebbe necessario portare una forza abbastanza grande nel triangolo Voronezh-Kursk-Belgorod per costringere gli ucraini a stanziare forze nel loro nord-est. La flotta russa del Mar Nero potrebbe anche condurre operazioni lungo tutta la costa ucraina, anche vicino a Nikolaev-Odessa per costringere gli ucraini a stanziare forze per le difese costiere,

[Nota a margine: intendiamoci qui, le forze LDNR non possono condurre un’operazione così profonda senza rischiare l’avvolgimento e la distruzione. Quell’operazione può essere eseguita solo a un costo relativamente basso dalle forze armate russe, inclusa la flotta del Mar Nero]

In uno scenario del genere, la Bielorussia potrebbe trasformarsi in una “minaccia silenziosa dal nord” che costringerebbe ulteriormente gli ucraini a stanziare forze ai loro confini settentrionali, facendo sentire questi ultimi come avvolti da tenaglie strategiche.

E Odessa?

Odessa è una città unica sotto molti aspetti e la sua popolazione è generalmente filo-russa. È anche una città che avrebbe un enorme potenziale economico se gestita da persone sane. Tuttavia, Odessa è anche una città simbolica per i nazisti, che hanno compiuto grandi sforzi per controllarla. Così, Odessa è una delle poche città dell’Ucraina occupata dai nazisti che potrebbe insorgere contro il loro occupante, specialmente mentre le forze russe si muovono lungo la costa verso di essa. Qui è dove la Russia potrebbe, e dovrebbe, essere coinvolta, ma non prendendo la città in stile seconda guerra mondiale, ma sostenendo e sostenendo le organizzazioni filo-russe a Odessa (principalmente usando le sue forze speciali e, quando necessario, la potenza di fuoco del Mar Nero Flotta).

Quale sarebbe l’esito di una simile guerra?

Uno dei lati negativi, l’Occidente si unirebbe nel suo odio tradizionale per la Russia, e la Russia economicamente farebbe male. Questo non è irrilevante ma, ritengo, questo scenario è già in divenire e anche se la Russia non fa assolutamente nulla . Quindi, questa inevitabile realtà dovrebbe essere accettata dalla Russia come condizione sine qua non per la sua sopravvivenza come nazione sovrana.

In termini militari, i polacchi e i loro padroni anglosassoni avrebbero probabilmente “liberato in modo protettivo” l’Ucraina occidentale (Lvov, Ivano-Frankovsk). E allora? Lasciateli! Non c’è nessuna penalità per la Russia da questo. Inoltre, gli ucronazisti hardcore dovranno poi fare i conti con i loro ex padroni polacchi che ora hanno completamente ripreso il controllo – lascia che si “divertono” completamente l’un l’altro 🙂

Che dire del groppone Banderastan (stiamo parlando dell’Ucraina centrale qui)?? Finirebbe per trovarsi in condizioni persino peggiori di oggi, ma la Russia non dovrebbe pagare le bollette per questo pasticcio. Prima o poi, si sarebbe verificata un’insurrezione o una guerra civile, che avrebbe messo una marca di Ukies contro un’altra, e se uno di loro si fosse rivolto alla Russia o alle parti liberate dell’Ucraina, la Russia avrebbe potuto semplicemente usare le sue armi di stallo per scoraggiare rapidamente eventuali tentativi del genere.

Allora, quanto siamo vicini alla guerra?

Risposta breve: molto. Basta ascoltare questa recente conferenza stampa di Lavrov. E non è solo Lavrov, molti esperti commentatori politici e analisti in Russia stanno sostanzialmente dicendo che il problema non è “se” ma “quando” e, quindi, “come”.  Penso che la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza della Russia sia il modo suicida in cui i veri (storici) europei hanno permesso al 3B+PU di stabilire l’agenda per l’UE e la NATO . Oh certo, se NS2 andrà avanti, come probabilmente succederà ancora, i russi saranno felici di vendere energia all’Europa. Ma in termini di agenzia, l’unica potenza con cui la Russia è disposta a parlare sono gli Stati Uniti, come testimoniano le recenti visite di Nuland e Burns a Mosca. Mettiamo in chiaro una cosa qui:

La Russia non vuole la guerra. In effetti, la Russia farà tutto ciò che è in suo potere per evitare una guerra. Se una guerra non può essere evitata, la Russia ritarderà l’inizio di quella guerra il più lontano possibile nel futuro. E se questo significa parlare con gente come Nuland o Burns, allora è qualcosa che i russi faranno volentieri. E hanno assolutamente ragione in questa posizione (non parlare con il nemico è un disturbo mentale occidentale, non russo).

Come dico da quasi 2 anni, l’Impero è già morto. Gli Stati Uniti come li conoscevamo sono morti il ​​6 gennaio. Ma gli USA dopo il 6 gennaio esistono ancora e, a differenza degli europei, le classi dirigenti statunitensi hanno ancora l’agenzia. Basta guardare pagliacci come Stoltenberg, Borrell, Morawiecki o Maas: questi sono tutti piccoli burocrati, plancton da ufficio che desideri, che potrebbero avere le capacità per gestire un’agenzia di autonoleggio, forse un motel, ma non veri leader che chiunque al Cremlino prenderà sul serio. Puoi odiare Nuland o Burns quanto vuoi, ma queste sono persone serie e pericolose, ed è per questo che la Russia è disposta a parlare con loro, soprattutto quando la richiesta di tali negoziati è stata avanzata dagli Stati Uniti (i russi non possono davvero parlare con pagliacci come Biden o Austin, che sono solo figure di pubbliche relazioni).

Una cosa merita di essere menzionata qui: la gente della groppa-Banderastan e cosa accadrà loro.

In realtà, penso che l’Ucraina sia totalmente e alla fine irrecuperabile e l’unico buon piano per chiunque viva ancora sia fare ciò che milioni di ucraini hanno già fatto: fare le valigie e partire. Poiché la maggior parte della forza lavoro ucraina non qualificata viveva nelle regioni occidentali dell’Ucraina, preferiranno naturalmente trasferirsi nell’UE per lavorare come tassisti, idraulici, domestiche e prostitute. Allo stesso modo, poiché la maggior parte della forza lavoro ucraina qualificata proviene dall’Ucraina meridionale e orientale, si accontenteranno di essere liberati dalla Russia o si trasferiranno in Russia per lavorare come ingegneri, medici, specialisti IT o persino operai edili. La Russia ha bisogno di una forza lavoro così culturalmente vicina e qualificata e ottenere posti di lavoro (e passaporti) per loro sarà un gioco da ragazzi per il Cremlino. È vero, ciò che resterà di questa Ucraina post-banderastan non sarà un bel vedere: un paese povero, corrotto, la cui gente lotterà per sopravvivere con un sacco di idee politiche sciocche in giro. Ma questo non sarà comunque un problema della Russia, mentre la principale minaccia per la Russia, un Banderastan unito che diventa un poligono di addestramento della NATO proprio attraverso il confine russo, semplicemente evaporerà, morendo a causa delle sue stesse emissioni tossiche. E se più ucraini vogliono trasferirsi in Russia (o nell’Ucraina libera), allora la LDNR e le autorità russe potranno decidere caso per caso”vogliamo queste persone qui o no? “. Quegli ucraini che sono rimasti veri ucraini saranno i benvenuti in Russia, mentre agli ucronazisti sarà negato l’ingresso e arrestati se ci provano ancora.

Addendum: le due potenze con dolori fantasma imperiali e sogni di guerra

Sto parlando, ovviamente, del Regno Unito e della Polonia, due attori minori che compensano le loro capacità reali molto limitate con un flusso infinito di dichiarazioni rumorose. Per lo più, stanno solo “giocando all’impero”. Entrambi questi paesi sanno esattamente che una volta erano veri imperi e perché oggi sono piuttosto irrilevanti: incolpano gran parte del loro decadimento della Russia e quindi il loro sogno è vedere la Russia, se non sconfitta, almeno con un naso sanguinante. E, naturalmente, in piedi sulle spalle degli Stati Uniti, entrambi questi paesi si considerano dei giganti: recitano sicuramente la parte molto grande gravitas e pompa.

Infine, la loro leadership è abbastanza degenerata (complesso di inferiorità compensato da un narcisismo impazzito) da non avere nemmeno il buon senso di base di chiedersi se colpire l’orso russo sia una buona idea o meno. Più di ogni altro membro della NATO, questi paesi blateranti hanno bisogno di un buon schiaffo per riportarli alla realtà. È impossibile prevedere se questo smackdown arriverà sotto forma di un incidente in Ucraina o se accadrà altrove, ma una cosa è certa: il Regno Unito e la Polonia sono (ancora una volta!) i due paesi che vogliono, direi anche diciamo, bisogno, una guerra con la Russia più di chiunque altro (esempio uno , esempio due). Trovo quindi piuttosto probabile che, prima o poi, la Russia dovrà affondare una nave britannica/polacca o abbattere uno/diversi aerei britannici/polacchi, il che dimostrerà al mondo, compresi britannici e polacchi, che né il Gli Stati Uniti, né la NATO né nessun altro entreranno seriamente in guerra con la Russia per i sottoposti dell’Impero. Sì, ci saranno tensioni, forse anche scontri locali, e tonnellate e tonnellate di verbosità minacciosa, ma nessuno vuole morire per queste due iene d’Europa (Churchill ha dimenticato di citarne una), e nessuno lo farà mai.

Conclusione: guerra all’orizzonte

In questo momento, siamo già nel profondo del periodo prebellico e, come una persona che pattina sul ghiaccio sottile, ci chiediamo se il ghiaccio si romperà e, in caso affermativo, dove accadrà. In poche parole, i russi hanno due opzioni:

  • Un respingimento verbale
  • Una spinta fisica indietro

Stanno provando il primo come meglio possono fare il primo per almeno 7 anni se non di più.  Putin ha scambiato spazio per tempo, e questa è stata la decisione corretta considerando lo stato delle forze armate russe prima, all’incirca, del 2018 . L’elezione di Trump è stata anche mandata da Dio per la Russia perché mentre Orange Man ha minacciato il pianeta a destra e a manca, non ha iniziato una guerra su vasta scala contro la Russia (o, se è per questo, Iran, Cina, Cuba, Iran e RPDC) . Entro la fine del 2021, tuttavia, la Russia si è ritirata il più possibile. La buona notizia ora è che la Russia ha l’esercito più moderno e capace del pianeta, mentre l’Occidente è molto impegnato a commettere suicidio politico, culturale ed economico.

Secondo gli analisti statunitensi, entro il 2025 gli Usa non potranno vincere una guerra contro la Cina. Francamente, penso che questa nave sia già salpata molto tempo fa, ma quella semi-ammissione è un tentativo disperato di creare il clima politico per fare il giro dei vagoni prima che la Cina diventi ufficialmente la seconda nazione che gli Stati Uniti non possono sconfiggere, la prima è, ovviamente, la Russia (includerei anche l’Iran e la Corea del Nord è quella lista). Quindi tutto l’attuale atteggiamento anglosassone nel Mar Nero (che è anche molto più pericoloso per le navi USA/NATO rispetto ai mari cinesi) è proprio questo: atteggiamento. Il rischio principale qui è che non sono affatto convinto dall’idea che “Biden” possa tenere a freno i britannici o i polacchi, soprattutto perché questi ultimi sono entrambi membri della NATO che si aspetterebbero sinceramente che la NATO li protegga (dovrebbero chiedere a Erdogan di Quello). Ma certo, non esiste davvero una cosa come la “NATO”: ci sono solo gli Stati Uniti ei suoi stati vassalli in Europa. Se i due aspiranti imperi innescassero una vera guerra sparatoria, tutto ciò che servirebbe è un singolo attacco missilistico convenzionale russo da qualche parte nel profondo degli Stati Uniti continentali (anche in una località desertica) per convincere la Casa Bianca, il Pentagono o la CIA a il programma” e cercare una soluzione negoziata, lasciando i britannici e i polacchi completamente disgustati e dall’aspetto sciocco. Non credo che nient’altro possa riportare quei due paesi al senso della realtà. tutto ciò che servirebbe è un singolo attacco missilistico convenzionale russo da qualche parte nel profondo degli Stati Uniti continentali (anche in un luogo desertico) per convincere la Casa Bianca, il Pentagono o la CIA a “prendere il programma” e cercare una soluzione negoziata, lasciando gli inglesi e i polacchi assolutamente disgustati e dall’aspetto sciocco. Non credo che nient’altro possa riportare quei due paesi al senso della realtà. tutto ciò che servirebbe è un singolo attacco missilistico convenzionale russo da qualche parte nel profondo degli Stati Uniti continentali (anche in un luogo desertico) per convincere la Casa Bianca, il Pentagono o la CIA a “prendere il programma” e cercare una soluzione negoziata, lasciando gli inglesi e i polacchi assolutamente disgustati e dall’aspetto sciocco. Non credo che nient’altro possa riportare quei due paesi al senso della realtà.

Quindi sì, la guerra sta arrivando e l’unica cosa che può impedirla sarebbe una sorta di accordo tra Russia e Stati Uniti. Succederà? Ahimè, non vedo nessun presidente degli Stati Uniti fare un accordo del genere, dal momento che comunque è al potere è accusato dall’altra parte di “debolezza”, “essere una risorsa russa” e tutto il resto delle chiacchiere sventolanti che escono da tutte le Politici statunitensi, soprattutto al Congresso. Un possibile fattore attenuante è che i politici statunitensi sono anche determinati a confrontarsi con la Cina, anche durante i prossimi giochi olimpici, e se queste tensioni continueranno ad aumentare, allora gli Stati Uniti vorranno che la Russia almeno non rappresenti una minaccia diretta per gli interessi degli Stati Uniti. in Europa e nel Pacifico. Quindi forse Putin e Xi possono giocare insieme, facendo in modo che ogni giorno che passa lo zio Shmuel diventi ancora più debole mentre Russia e Cina diventino ancora più forti. Forse quella strategia potrebbe evitare una guerra, almeno una grande. Ma quando ascolto la verbosità che esce dal Regno Unito + 3B + PU, ho poche speranze che i pazzi in Europa possano essere smentiti dall’orlo del precipizio.

Andrei

FONTE: http://thesaker.is/russian-options-in-a-world-headed-for-war/

 

 

 

CULTURA

Che cos’è l’eterogenesi dei fini?

Cosa significa eterogenesi dei fini e da dove nasce questo termine? Che cos’è l’eterogenesi dei fini?

 

Eterogenesi dei fini

Lo psicologo e filosofo tedesco Wilhelm Wundt chiama “legge dell’Eterogenesi dei fini” (dall’opera Ethik del 1886) l’osservazione secondo la quale i fini che la storia realizza non sono quelli che gli individui o le comunità si propongono, ma sono piuttosto il risultato della combinazione, del rapporto e del contrasto sia delle volontà umane tra di loro sia delle condizioni oggettive (condizioni oggettive che potremmo definire “le leggi dell’universo”). E per il sommarsi delle conseguenze e degli “effetti secondari” dell’agire, si modificherebbero gli scopi originari, o nascerebbero nuove motivazioni, anche di carattere non intenzionale.

In parole povere: le conseguenze delle nostre azioni intenzionali cadono fuori dalla nostra stessa intenzione.

Le conseguenze generali (e quindi i “fini generali”) di una azione possono essere diverse dai fini del soggetto che compie (intenzionalmente) quella stessa azione.

Secondo il principio dell’eterogenesi dei fini, dunque, le conseguenze delle nostre azioni sono più grandi e imprevedibili di quanto noi possiamo pensare nel momento stesso in cui agiamo.

Concetti simili possiamo ritrovarli in Vico (nella conclusione dell’opera Scienza Nuova del 1744), in Mandeville (il quale li ha semplificati con la celebre “favola delle api”), in Hume, in Ferguson, in Machiavelli e in de Maistre.

Smith parla di una “mano invisibile” (il concetto di “invisible hand” è divenuto assai famoso) la quale fa sì che i soggetti economici producano effetti diversi da quelli intenzionalmente perseguiti.

Anche Hegel è convinto che nelle azioni degli uomini venga, mano a mano, portato alla luce ciò che “non è nella loro coscienza e intenzione” (Lezioni sulla filosofia della storia, Volume I).

La nozione di eterogenesi dei fini è stata ripresa anche dal noto sociologo ed economista Hayek, il quale ha fatto di questo concetto uno dei capisaldi della sua teoria.

FONTE: https://www.lucasbarbati.it/che-cose-leterogenesi-dei-fini/

Fabian Society e pandemia: come arrivare alla dittatura

Primo nemico, invariabilmente: il popolo (o forse l’essere umano, in quanto tale?). Pericolosamente anarchico, anche gioioso. In una parola: ingovernabile. Come rimediare? Ingannandolo, sostanzialmente. Nella fattispecie, ispirandosi all’arte militare di Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore: saper attendere il momento propizio, per poi colpire. Come la tartaruga totemica della congrega di cui tratta Davide Rossi, nel suo saggio. Il trucco: saper aspettare, anche cent’anni. E’ il marchio di fabbrica della Fabian Society, elusiva struttura la cui ideologia (e non solo quella) sembra ispirare tanta parte delle infamie oggi inflitte all’umanità occidentale, nella cosiddetta Era Pandemica. I fabiani, eredi dei proto-socialisti all’occorrenza anche “eugenetici”, li si riconosce dall’atteggiamento politico sfuggente, per non dire subdolo: proprio come il “lupo travestito da agnello” che è l’icona storica di quell’illustre, ambivalente sodalizio nato da un certo “socialismo liberale” ottocentesco, in salsa laburista.

Un’istituzione politico-culturale sorta con l’intento dichiarato di realizzare uno statalismo “zootecnico” dall’aria soft, senza cioè gli spargimenti di sangue del leninismo e dello stalinismo. Nel libro “La Fabian Society e la pandemia” (ovvero, “come si arriva alla dittatura”, Davide Rossiedito da Arianna), l’autore va in cerca del possibile filo rosso che sembra collegare l’esoterista Annie Besant al nostro Massimo D’Alema, passando per George Bernard Shaw e lo stesso Orwell, il grande Bertrand Russell, autori come Aldous Huxley e figure recenti come quelle di Tony Blair e Gordon Brown, allievi della “terza via” – tra capitalismo e socialismo – enunciata dal sociologo fabiano Anthony Giddens. La premessa: esiste un’élite, “di sinistra”, fermamente convinta che il popolo, semplicemente, non sia in grado di governarsi da solo, cioè in modo democratico. Ergo: serve la guida illuminata di un potere paternalistico e onniveggente, che ne limiti fatalmente la libertà.

Per questa strada, è ovvio, si può arrivare lontanissimo: fino all’attuale regime di Pechino, non a caso adottato nel 2020 come modello – dall’Italia di Conte (e di Bergoglio) – per fronteggiare la terribile, inattesa pandemia. Davvero così tremenda? E soprattutto: davvero imprevedibile? Fate voi, dice Rossi, intervistato da Fabio Frabetti di “Border Niights”: ve lo ricordate, lo strano “suicidio politico” di Salvini nell’agosto del 2019? Davvero pensate che sarebbe stato possibile imporre lockdown e coprifuoco con al Viminale un tizio come Salvini, demonizzato alla stregua di un brutale fascistoide? Ovvero: e se il leader della Lega fosse “impazzito ad arte”, sulla spiaggia del Papeete, proprio perché – lassù – già si aveva sentore della catastrofe in arrivo? Tu chiamala, se vuoi, fantapolitica. «Jung le avrebbe definite “coincidenze significative”», chiosa Rossi, guardando all’Italia di oggi: il fabiano Speranza è ancora insediato al ministero della salute, come se Mario Draghi – impeccabile esecutore dei piani del massimo potere – avesse dovuto concedere uno spazio preciso, alla Fabian Society.

L’allievo di D’Alema, scrive Rossi, è notoriamente membro della Fabian: seguace di Blair, da studente Speranza fu anche formato dalla London School of Economics, l’università fabiana. Il loro stile è inconfondibile: nessuno scrupolo nell’esercitare il peggior autoritarismo, Fabian Society e pandemiadopo aver pazientemente atteso che maturassero le condizioni per il più ferreo controllo sociale. Non è una novità – aggiunge Rossi – neppure il fatto che alla sinistra post-comunista venga affidato il lavoro sporco. Il Green Pass imposto da Draghi, peraltro, non lascia adito a dubbi sulle intenzioni dell’élite che punta a colpire l’Italia per arrivare a sottomettere l’intero Occidente. Dove si finisce, di questo passo? Semplice, risponde Rossi: si arriva esattamente dove voleva fin dall’inizio l’ideologia fabiana, cioè a un regime fondato sulla sorveglianza. Il Green Pass? E’ solo il primo step per la nuova normalità: benessere e libertà di movimento, ma in cambio dell’obbedienza (naturalmente, “per il nostro bene”).

Il loro sogno? Un mondo senza più l’intralcio della piccola proprietà privata, quella che rende le persone autonome finanziariamente, come nel caso delle Pmi che restano il nerbo dell’economia italiana. Meglio che tutto appartenga a uno Stato-padrone, disposto ad elargire concessioni solo a chi si mostra sottomesso: concessioni ovviamente revocabili in qualsiasi momento, al primo segno di insubordinazione. A meno che – dice ancora Davide Rossi – non si riescano a inceppare, dal basso, gli ingranaggi di questo meccanismo infernale, con atti di diserzione individuale. I segnali non mancano, osserva l’autore: la maggioranza degli italiani è contraria all’obbligo del Green Pass come requisito indispensabile per poter continuare a lavorare, e il 40% di essi ritiene che il “lasciapassare” non abbia alcun significato, sul piano sanitario, in termini di contenimento del famigerato virus. Tutto è evidente, ormai: il gioco è scoperto. Saranno davvero i nipotini della Fabian Society ad avere l’ultima parola?

(Il libro: Davide Rossi, “La Fabian Society e la pandemia. Come si arriva alla dittatura”, Arianna Editrice, euro 14,50).

FONTE: https://www.libreidee.org/2021/11/fabian-society-e-pandemia-come-arrivare-alla-dittatura/

Calasso e la modernità degli antimoderni in esilio dal mondo

“Ciò che si trova solo in Baudelaire” traccia una biografia (e autobiografia) intellettuale

Calasso e la modernità degli antimoderni in esilio dal mondo

 

Ciò che si trova solo in Baudelaire (Adelphi, pagg. 137, euro 14) di Roberto Calasso è per molti versi un saldare, alla sua maniera, intellettuale, più che meramente autobiografica, i conti con sé stesso. Scomparso da poco, Calasso ha avuto un’esistenza pubblica felice, usando questo aggettivo come sinonimo di successo, rispettabilità, considerazione. Ha fondato una casa editrice che si è imposta come la più elegante e la più curiosamente intelligente fra quelle italiane, ha scritto una ventina di saggi che hanno avuto come filo rosso il mito e il sacro e il loro perdersi e/o ritrovarsi a petto del mondo moderno che li spodestava, si è ritagliato uno spazio fra i maîtres à penser italiani tanto più evidente quanto più appartata era la sua maniera di farvi parte. Non firmava appelli, Calasso, non partecipava a talk show, non interveniva su questo o su quello, il tutto e il niente che rende così vana e vacua la «classe dei colti» della nostra penisola, ovvero quel che è il prodotto ultimo di una civiltà letteraria dove la scarsa penetrazione all’estero della nostra lingua, l’assenza plurisecolare di una «società pubblica» degna di questo nome (se ne rammaricava già Leopardi…), la necessità di trovare fonti di sostentamento mercenarie – il giornalismo nelle sue forme più varie, la politica come referente, strumento di reddito e strumento di potere – hanno concorso a disegnare il ritratto dell’intellettuale italiano perennemente con il cappello in mano per l’obolo di turno. Le eccezioni, si sa, confermano la regola.

A tutto questo Calasso era come miracolosamente scampato, un po’ per tradizione familiare e per l’essere incappato fin da giovane nei maestri giusti, un po’ per le sue indubbie capacità di imprenditore culturale, in grado di costruire un catalogo editoriale dove qualità non facesse rima con invendibilità, molto per il non essere un uomo del suo tempo, il che lo metteva al riparo da tutte le lusinghe che la modernità, o, se si vuole, la post-modernità, porta con sé, in primis l’apparire al posto dell’essere.

Non essendo un reazionario, ostile e chiuso al mondo nella sua torre più o meno d’avorio, la «ferita della modernità» restava però per Calasso una ferita aperta, aggravata da una sacralità della scrittura e dello scrittore che gli era propria, del tutto incompatibile con il mondo moderno. Si situa qui la prima lezione di Baudelaire: «Il ciclo dello scrittore come capro espiatorio si era aperto con Hölderlin; culminava con Baudelaire-Poe e si sarebbe chiuso con Artaud. Varcato lo spartiacque della seconda metà del secolo ventesimo, la densità dell’invenzione letteraria si assottiglia e l’epoca sembra dedicarsi ad assorbire le energie e le scosse sprigionate dai decenni precedenti. Ma soprattutto: la messinscena della società che sacrifica se stessa comincia a svelarsi nella sua insana meschinità. Come irreversibile era stato il distacco dal sacrificio ed era diventata, nel maturare dei tempi, inaccettabile l’idea di sgozzare un animale per gesto di devozione a un dio, altrettanto – anzi, molto di più – ripugnante dovrebbe finire per apparire l’idea di lasciar frantumare la propria vita dalle mandibole della società». In sostanza, quella sacralità si ritrovava come spogliata e insieme liberata del suo stesso carattere e non a caso Calasso doveva constatare che «gli ultimi maledetti non sono più gli scrittori ma artisti del rock o creature simili a concrezioni pubblicitarie»… Allo scrittore, nota ancora Calasso «spetterebbe ora una nuova strategia, che non viene per lo più percepita».

S’inserisce qui la seconda lezione di Baudelaire, uno che pur avendo accettato la condizione di capro espiatorio, non per questo non aveva tentato di non farsi inghiottire dall’anonimia sociale, difendendo a oltranza la sua libertà: «Nelle numerose enunciazioni dei diritti dell’uomo, due piuttosto importanti sono stati dimenticati, e che sono il diritto di contraddirsi e il diritto di andarsene».

Quest’ultimo è per Calasso «l’unica via d’uscita dalla coazione a subire la sorte della vittima espiatoria. Ora la disaderenza alla società – non più segnata da gesti vistosi ma da una silenziosa sottrazione di fede – diventa il nuovo segnale di riconoscimento, come di Rosacroce dispensati da ogni liturgia. Non è chiaro quanto un tale stato di incognito potrà durare né che cosa potrà produrre. Forse soltanto nuove forme. Si può immaginare che una polizia ancora più occhiuta snidi ogni renitenza, ma si può immaginare anche un improvviso alleggerimento della tensione – una volta che il Grande Animale, il Juggernaut della società, venga abbandonato come una immensa zavorra».

Costruito come un insieme di frammenti, Ciò che si trova solo in Baudelaire mette insieme, attraverso il magistero di quest’ultimo, una serie di idiosincrasie tipiche di Calasso. Il fastidio per un mondo che, a partire dal Settecento, «il primo secolo petulante», ha «come carattere la negazione del mistero»; la noia «come un mostro delicato», in grado però di «innervare la lingua e potenziarla»; l’attenzione «per il superfluo, anche in mancanza del necessario: regola di vita del dandy simile a una regola monastica». Infine, il fastidio per «le zampe ungulate del materialismo dialettico» quando pretendono, come nel caso del mito, «di trarre dimostrazioni da una materia che gli è refrattaria».

Rispetto a La Folie Baudelaire, che era un vasto libro non solo su Baudelaire ma su tutta la Parigi intorno a lui, la «Grande Città, che era il crocevia dell’Europa, che era il crocevia dell’Ottocento, che era il crocevia d’oggi», questo ultimo saggio si concentra, a duecento anni dalla nascita del poeta, sulla peculiarità di Baudelaire in quanto nostro contemporaneo, l’unico ad aver dato «un’impronta definitiva a ciò che si è poi chiamato il moderno». La cosa può sorprendere se si ha degli antimoderni, quale appunto fu Baudelaire e quale appunto è stato Calasso, l’interpretazione corriva del tradizionalismo e del rimpianto, i revenants, i fantasmi del tempo passato. Al contrario, gli antimoderni sono i soli veri moderni, non gli apologeti più o meno candidi del tempo presente, ma coloro che in un certo senso hanno perso l’innocenza al riguardo, disincantati, liberi dal pregiudizio e dal feticcio del nuovo e proprio perché tali alla ricerca di un’arte che sia consona a ciò che le si muove intorno, non sterile ripetizione dell’antico, non fiacca ripetizione delle mode. È Baudelaire a definire il progresso, inteso come «la diminuzione progressiva dell’anima e la dominazione progressiva della materia» un «fanale senza luce, questa lanterna moderna che getta tenebre su ogni oggetto della conoscenza». È di Baudelaire la stroncatura di Voltaire e del suo razionalismo: «Come tutti i pigri odiava il mistero». È infine e soprattutto di Baudelaire quel «diritto di andarsene» così caro a Calasso e che ha nella duplice figura del dandy, questo «sole al tramonto, senza calore e pieno di malinconia», e del flâneur, «un principe che gode ovunque dell’incognito, vedere il mondo, esserne al centro e restargli nascosto», la sua ragion d’essere, l’unico «bagliore d’eroismo nei tempi della decadenza».

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/calasso-e-modernit-degli-antimoderni-esilio-mondo-1990439.html

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

Il fondatore di Biontech Uğur Şahin sta investendo un miliardo di euro a Mainz

Il fondatore di Biontech, Uğur Şahin, ha specificato i piani di investimento dell’azienda a Magonza. Quando tutto sarà implementato, Biontech avrà investito più di un miliardo di euro nella capitale dello stato della Renania-Palatinato, ha detto Şahin ai giornali del gruppo VRM.

Biontech riceverà la prima sezione dell’area della caserma adiacente alla sede della società a Magonza tra circa sei settimane, all’inizio del 2022, ha affermato Şahin. “Lì saranno costruiti nuovi laboratori e spazi per uffici”. “Allora avremo il doppio dello spazio che abbiamo attualmente”, ha detto Şahin. Un totale di dieci nuovi edifici sono previsti o sono già in costruzione in tutta Magonza. Verranno creati un campus per la scienza e un mini-campus per l’amministrazione. “C’è anche un impianto di produzione per le terapie contro il cancro e spazi per uffici che è diffuso in tutta la città”.

Nella sede di Marburg, la produzione continuerà ad essere ampliata, ha spiegato il fondatore di Biontech. “La parte del leone della produzione commerciale rimarrà lì.” A Marburg, Biontech produce grandi quantità del vaccino Covid-19 pronto da riempire. “Anche lì, possiamo immaginare di posizionarci in modo più ampio”, ha detto Şahin. Molte cose sono successe anche nel sito produttivo di Idar-Oberstein, dove Biontech ha appena messo in funzione nuovi laboratori.

Secondo Şahins, Biontech ha attualmente circa 1.800 dipendenti a Magonza e 2.800 in tutto il mondo. Nei prossimi cinque-otto anni, il numero di dipendenti a Magonza dovrebbe crescere da 3.000 a 4.000, ha affermato il fondatore di Biontech. Il sindaco di Mainz, Michael Ebling (SPD), aveva recentemente affermato di aspettarsi che l’azienda investirà a Mainz un totale di un miliardo di euro nei prossimi dieci anni.

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/il-fondatore-di-biontech-ugur-sahin-sta-investendo-un-miliardo-di-euro-a-mainz/

 

 

 

DIRITTI UMANI

Memorandum 200“: il genocidio diventa politica estera americana
Tratto da libro di Franco Adessa “ONU: gioco al massacro

    Nel 1965, il presidente degli USA, Johnson, dichiarava che 5 dollari, investiti nel controllo della popolazione, valevano quanto 100 dollari investiti nello sviluppo economico; Nixon, il 18 luglio 1969, in un messaggio al Congresso sulla popolazione, sottolineava: «Crediamo che le Nazioni Unite (…) dovranno prendere l’iniziativa di reagire contro la crescita della popolazione mondiale. Gli Stati Uniti collaboreranno interamente ai loro programmi in questo senso. Sono fortemente impressionato dalla forza del recente rapporto, prodotto dal gruppo di specialisti dell’Associazione delle Nazioni Unite, di cui John Davidson Rockefeller III è il presidente».

Nel 1970, l ‘Amministrazione Nixon emise una direttiva che chiedeva una serie di studi per la diminuzione della popolazione mondiale.
Il 24 aprile 1974, venne pubblicato, con la firma di Henry Kissinger, il “National Security Study Memorandum 200”, che venne indirizzato, tra l’altro, al presidente americano Gerald Ford, ai Ministeri della Difesa, dell’Agricoltura, al Direttore della CIA e agli amministratori della AID (Agency for International Development). Il “Memorandum” è «(…) uno studio sull’impatto della crescita della popolazione mondiale sugli interessi strategici esteri americani. (…) (e) mette a fuoco le implicazioni politiche ed economiche internazionali della crescita della popolazione, più che (i relativi) aspetti ecologici, sociologici o di altra natura»(1).

Il 16 ottobre 1975, il “Memorandum” viene inviato al Presidente Ford, insieme a raccomandazioni confidenziali di Henry Kissinger, che incoraggiavano il Presidente a prendere una decisione sulla necessità «della leadership degli Stati Uniti sulle questioni concernenti la popolazione mondiale».
Questo cinico documento, che apertamente riconosce la relazione esistente tra la potenza politico-economico-militare di una nazione e il suo incremento demografico, in piena malafede, propone lo spopolamento di intere nazioni come unica soluzione in grado di mantenere i privilegi americani nel commercio di materiali strategici per il settore industriale e di conservare la supremazia militare americana. La crescita demografica di questi paesi viene additata come il peggior nemico da combattere con determinazione e con ogni mezzo! Lo studio sottolinea il pericolo, rappresentato dal crescente ruolo politico e strategico, sulla scena mondiale, delle nazioni più popolose del pianeta, e fornisce un elenco di questi paesi ai quali gli Stati Uniti devono dedicare una particolare attenzione; essi sono: India, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Messico, Indonesia, Brasile, Filippine, Tailandia, Egitto, Turchia, Etiopia, Colombia.

Agli elevati costi in aiuti economici, indispensabili per aumentare la produzione agricola dei paesi popolosi, viene fornita questa alternativa: «una serie di disastri nei raccolti potrebbe trasformare alcune di queste nazioni (in via di sviluppo) in casi di malthusianesimo classico, con carestie che potrebbero coinvolgere milioni di persone».
Il Rapporto, pur riconoscendo storicamente che le nazioni in fase di industrializzazione sono accompagnate da un desiderabile incremento demografico: «…la loro popolazione, generalmente, subisce una fase di rapida crescita demografica…dovuta alla relativa facilità nell’applicazione di politiche sanitarie che determinano un declino della mortalità, mentre il tasso delle nascite rimane alto», insiste sulla politica di spopolamento, giustificandola con queste parole: «dal punto di vista degli interessi americani, la riduzione delle richieste di cibo dei paesi in via di sviluppo (dovuta alla limitazione della crescita demografica) è vantaggiosa (perché questo) riduce solo le loro richieste di aiuti economici, mentre non intacca lo scambio commerciale»(2)

Il Memorandum riporta il “problema della resistenza delle Nazioni in via di sviluppo” ai piani di riduzione della popolazione, contenuti nel “World Population Conference Plan Action”, presentato alla Conferenza Mondiale sulla Popolazione di Bucarest, nell’agosto del 1974, lamentando i cinque tremendi attacchi dell’Algeria, con l’appoggio di diversi paesi africani; dell’Argentina, sostenuta dall’Uruguay, Brasile, Perù e, più limitatamente, da altri paesi latino-americani; del gruppo dell’Europa dell’Est (meno la Romania ); della Repubblica Popolare Cinese e della Santa Sede.
Il Memorandum sottolinea la necessità di applicare pressioni sui governi stranieri e sui loro leaders, in modo sottile ed efficace, al fine di erodere queste opinioni e queste resistenze, offrendo anche la collaborazione del Governo americano alle Organizzazioni dell’ONU, quali: OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), UNFPA (Fondo per le Attività sulla Popolazione delle Nazioni Unite), Banca Mondiale e UNICEF, in altre attività che includono anche la pianificazione familiare.

    Un’altra direttiva del “Memorandum” richiede che gli Stati Uniti si occupino di programmi di familiarizzazione di questi obiettivi di contenimento e di riduzione della popolazione dei paesi in via di sviluppo, da tenere presso la sede centrale delle Nazioni Unite a New York, e indirizzati a ministri, ad alti incaricati governativi, a responsabili politici ed altri leaders privati che abbiano una certa influenza sull’opinione pubblica.
Nello studio, viene previsto anche il ruolo della Banca Mondiale che, con le sue risorse e con la sua stretta collaborazione con agenzie dell’ONU, quali la AID (Agency for Intemational Development) e la UNFPA (Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite), potrebbe promuovere, con efficacia, l’accettazione di queste politiche anti-demografiche presso i responsabili dei paesi in via di sviluppo.

Dopo aver individuato il pericolo di determinati paesi popolosi e ricchi di materie prime, perché, in futuro, “capaci di sostenere un’espansione demografica”, il “Memorandum” indica le linee d’azione per indurre queste popolazioni ad accettare un cambiamento radicale di mentalità e imporre il modello della famiglia ridotta e quello di società a basso tasso di natalità.
Il documento espone al Presidente degli Stati Uniti e al Segretario di Stato il problema della crescita della popolazione come una questione di estrema importanza, raccomandando loro l’obiettivo strategico di ridurre drasticamente i tassi di fertilità nel terzo mondo.
Nulla viene escluso per ottenere i risultati desiderati: viene raccomandato il trasferimento della “tecnologia contraccettiva”, la sterilizzazione, l’aborto, il condizionamento della popolazione e dei leaders politici; viene persino consigliato l’uso di propaganda da trasmettere nel mondo, via satellite. Tutto questo – viene suggerito – dovrà essere fatto in modo sottile senza rischiare di suscitare reazioni ed opposizioni, scegliendo la strada del propagandare più i benefici della riduzione della popolazione, quali la libertà di scelta individuale, l’assistenza sanitaria e lo sviluppo economico dei paesi più poveri, che i lati negativi.

Se tutto questo non bastasse, si prospetta anche che gli aiuti economici e il cibo dovranno essere condizionati all’impegno, dimostrato dal paese richiedente, sul fronte della riduzione del tasso di fertilità interno!
Il documento include, infine, una breve analisi sugli aspetti razziali, etnici, culturali e religiosi che possono portare a conflitti e a rivoluzioni politiche. In modo particolare, dove la densità demografica non sia rilevante, viene esaminata la capacità di destabilizzazione del diverso tasso di crescita demografica dei diversi gruppi etnici: «Pertanto, differenze nel tasso di crescita di queste popolazioni possono esercitare un ruolo determinante nel causare cambiamenti politici e conflitti, laddove la densità demografica, la “sovrappopolazione” di cui si parla, sia molto meno importante» 99.

Il 26 novembre 1975, le raccomandazioni politiche del “Memorandum 200″, insieme ai suggerimenti proposti da Kissinger, vennero accolti dall’Amministrazione americana. Lo spopolamento di intere nazioni della terra entrava, così, a far parte della politica estera degli Stati Uniti! A firmare e a ufficializzare questo atto era stato il Direttore del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, e intimo di Kissinger, Brent Scowcroft. Subito dopo, Kissinger creava lo “0ffice of Population Affairs”, presso il Dipartimento di Stato, e lo “Ad Hoc Group on Population Policy”, presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale, per la messa in atto delle politiche genocide proposte dal “Memorandum 200”.
Il primo esperimento di queste due nuove Istituzioni fu: la guerra civile in Libano!

Note:
(1)   Summary of National Security Study Memorandum 200
(2)   Idem

ORDINA IL LIBRO: “ONU: gioco al massacro

Ecco alcune dichiarazioni del principe Filippo d’Inghilterra, massone d’alto rango e presidente internazionale del WWF:

– «Nel caso io rinasca, mi piacerebbe essere un virus letale, così da contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione». (Deutsche Press Agentur, agosto 1988).

– «Adesso è evidente che il pragmatismo ecologico delle religioni cosiddette pagane, come gli indiani d’America, i polinesiani e gli aborigeni australiani, è di gran lunga più realistico, per quanto concerne l’etica della conservazione, delle più intellettuali filosofie monoteistiche delle religioni rivelate». (Conferenza al National Press Club di Washington, 18 maggio 1990).

– «Ciò che viene definito è semplicemente un sistema di auto-limitazione della natura. Fertilità e procreazione, dopo aver compensato le perdite, producono dei surplus. Predazione, variazioni climatiche, malattie, fame – e guerre e terrorismo, nel caso di quello che viene impropriamente chiamato Homo Sapiens – sono i mezzi principali che mantengono sotto controllo il numero della specie». (Dal libro del principe Filippo: “Down to Earth”, al capitolo: “il fattore demografico”).

FONTE: https://www.disinformazione.it/memorandum200.htm

 

 

 

National Security Study Memorandum 200

World Population Growth and US Security delinea lo sviluppo e le principali scoperte di questo importante studio.

L’autore Stephen D. Mumford rivela:

“ Nel mese di marzo 1970, il Congresso degli Stati Uniti ha creato la Commissione sulla Crescita della popolazione e il futuro americano, che ha completato il suo lavoro nel marzo 1972. La sua relazione finale ha offerto più di 70 raccomandazioni. Collettivamente, costituivano un progetto dettagliato per una superba politica demografica nazionale. ”

E scopre perché il rapporto finale di questa commissione è stato ignorato.

“ Nelle parole di un membro della Commissione, il deputato James Scheuer (D.-NY): “Le ragioni erano evidenti – la paura di attacchi da parte della destra e dalla Chiesa cattolica romana a causa delle nostre posizioni sulla pianificazione familiare e l’aborto. Con il senno di poi, ora è chiaro che questo ostacolo è stato il primo di molte azioni simili avvenute da posizioni elevate”.

Poi si passa a descrivere la messa in servizio dello studio NSSM 200, i suoi risultati principali e il Vaticano ‘ responsabilità s nella mancata attuazione allo studio ‘ s raccomandazioni.

 

Memorandum 200 dello studio sulla sicurezza nazionale:

Crescita della popolazione mondiale e sicurezza degli Stati Uniti

di Stephen D. Mumford

Stephen D. Mumford ha il dottorato in sanità pubblica. Vanta decenni di esperienza internazionale nella ricerca sulla fertilità ed è recentemente tornato dal Vietnam dove ha trascorso un mese a studiare una nuova tecnica di sterilizzazione femminile. Nel 1981 ha ricevuto il Margaret Mead Leadership Prize in Population and Ecology.

Dobbiamo contribuire a spezzare il legame tra la crescita vertiginosa della popolazione e la povertà… Dove sono stati sperimentati, i programmi di pianificazione familiare hanno ampiamente funzionato. .Molti sostenitori della vita .. .sostengono che perdonare l’aborto anche implicitamente è moralmente inconcepibile. La loro visione è moralmente miope. . ..se forniamo fondi per il controllo delle nascite. . .eviteremo il concepimento di milioni di bambini che sarebbero condannati alla devastazione della povertà nel mondo sottosviluppato.

Richard M. Nixon, Cogli l’attimo, Simon & Schuster, 1992

Il presidente Nixon ha recentemente riaffermato la sua convinzione che la sovrappopolazione minacci gravemente la pace e la stabilità mondiali. Classifica l’assistenza alla crescita della popolazione come lo sforzo più importante che gli Stati Uniti possono intraprendere per promuovere la pace e la stabilità. Durante la sua presidenza ha autorizzato lo studio che è diventato noto come NSSM 200 — National Security Study Memorandum 200. Per esaminare efficacemente il contenuto e il destino di NSSM 200, dobbiamo tornare un po’ indietro alla Commissione Rockefeller discussa in il numero dell’estate 1992 di questa rivista.

Fin dai suoi primi giorni in carica, il presidente Nixon ha compreso i gravi pericoli di alti tassi di crescita della popolazione , più di qualsiasi altro presidente. Ha risposto in modo appropriato quando ha percepito che la sua gente e il loro modo di vivere erano gravemente minacciati. Sette mesi dopo il suo primo mandato, in una mossa rara per un presidente, ha consegnato il suo messaggio speciale al Congresso .1

Il messaggio indicava un impegno di vasta portata a limitare la crescita della popolazione. Ha messo in moto una vasta gamma di attività governative, sia nazionali che internazionali. Ha chiesto la creazione della Commissione sulla crescita della popolazione e il futuro americano per raccogliere e analizzare i dati che renderebbero possibile la formulazione di una politica demografica globale degli Stati Uniti.

Nel marzo 1970, il Congresso degli Stati Uniti creò la Commissione sulla crescita della popolazione e il futuro americano, che completò i suoi lavori nel marzo 1972. Il suo rapporto finale offriva più di 70 raccomandazioni. Collettivamente, costituivano un progetto dettagliato per una superba politica demografica nazionale.

Perché la COMMISSIONE ‘ S RAPPORTO FINALE IGNORATO?

Il 1972 fu un anno di elezioni presidenziali e il presidente Nixon stava affrontando una difficile candidatura per la rielezione, così quando una delegazione della Commissione gli presentò il Rapporto finale il 5 maggio 1972, sei mesi prima del giorno delle elezioni, condannò nettamente le raccomandazioni più importanti.2 Perché stava cercando di prendere le distanze dal rapporto? Nelle parole di un membro della Commissione, il membro del Congresso James Scheuer (D.-NY): “ Le ragioni erano ovvie : la paura di attacchi dall’estrema destra e dalla Chiesa cattolica romana a causa delle nostre posizioni sulla pianificazione familiare e sull’aborto. Con il senno di poi, è ora chiaro che questo ostacolo è stato il primo di molte azioni simili avvenute da luoghi elevati. ” 3

Durante il successivo periodo di due anni, è diventato sempre più chiaro che non ci sarebbe alcuna risposta alla Commissione ‘ raccomandazioni s. Nel maggio 1974, un gruppo di attivisti pionieri della popolazione riconobbe questa inazione e chiese all’ambasciatore Adolph Schmidt di parlare con il suo amico, il presidente della Commissione, John D. Rockefeller III. Si incontrarono nel giugno 1974 a New York City. Schmidt ha notato la sua delusione e quella dei suoi colleghi perché nessun programma era stato montato a seguito delle raccomandazioni. Cosa era andato storto? Rockefeller ha risposto: “ La più grande difficoltà è stata l’opposizione molto attiva della Chiesa cattolica romana attraverso le sue varie agenzie negli Stati Uniti. ” 4

 

“ …uno studio definitivo tra agenzie sulla minaccia della sovrappopolazione alla sicurezza degli Stati Uniti … NSSM 200 descrive in dettaglio come e perché la crescita della popolazione mondiale minaccia la sicurezza degli Stati Uniti e globale. “

Nessuno della Commissione ‘s 70 raccomandazioni sono mai state attuate. È tragico che il popolo americano sia stato tenuto all’oscuro di questa audace opposizione da parte del Vaticano e di altri gruppi pronatalisti. I laici cattolici americani desiderano lo stesso numero di bambini degli americani non cattolici,5 usano i contraccettivi6 e ottengono aborti7 nelle stesse proporzioni, sostengono l’informazione della popolazione scolastica e l’educazione sessuale8 per i loro figli e sostengono l’arresto dell’immigrazione illegale9 negli Stati Uniti in le stesse proporzioni. Senza dubbio, sia gli americani cattolici che non cattolici avrebbero fortemente controbilanciato questo audace ostacolo alla politica americana se ne fossero stati consapevoli. La qualità della vita per tutti noi è stata significativamente ridotta da questo cambiamento di politica, in misura sostanziale per volere delle pressioni pronatalistiche del Vaticano.

 

IL PRESIDENTE NIXON FA UNA MOSSA Audace

Nonostante la forte opposizione della gerarchia cattolica ha incontrato sulla scia della Commissione Rockefeller, presidente Nixon ‘ valutazione s della gravità del problema della sovrappopolazione e il suo desiderio di trattare con esso rimaste invariate. Il 24 aprile 1974, nel tentativo di far fronte a questa crisi, nel National Security Study Memorandum 200 (NSSM 200), Nixon ordinò che fosse intrapreso uno studio per determinare le ” Implicazioni della crescita della popolazione mondiale per la sicurezza degli Stati Uniti e gli interessi all’estero”. 10 Le sue scoperte sarebbero davvero importanti.

Posso solo ipotizzare, ma il Presidente deve sicuramente essere stato consapevole che questo nuovo documento avrebbe incontrato la stessa intensa opposizione del Vaticano e di altri come il precedente. Tuttavia, forse sentiva che uno studio definitivo delle implicazioni della sovrappopolazione sulla sicurezza nazionale e globale, rivelando che la stessa sicurezza degli Stati Uniti era seriamente minacciata, avrebbe generato una richiesta pubblica di azioni per frenare la crescita. Ciò potrebbe servire a superare le pressioni esercitate dagli avversari. Perché altrimenti avrebbe intrapreso questo studio, data la sua dolorosa esperienza dopo la Commissione Rockefeller?

 

NSSM 200

Per attuare l’NSSM 200, il consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger, in rappresentanza del presidente, ha diretto i segretari della difesa e dell’agricoltura, il direttore della Central Intelligence Agency, il vicesegretario di Stato e l’amministratore dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale (AID), intraprendere congiuntamente “ uno studio dell’impatto della crescita della popolazione mondiale sulla sicurezza degli Stati Uniti e sugli interessi d’oltremare. ” Questo lavoro è stato completato il 10 dicembre 1974 e distribuito ai capi designati segretari e dell’Agenzia per la loro revisione e commenti.

 

Nel frattempo, il 9 agosto 1974, Gerald Ford era succeduto alla presidenza. Le revisioni allo studio continuarono fino a luglio 1975. Il 26 novembre 1975, il rapporto di 227 pagine e le sue raccomandazioni furono approvate dal presidente Ford nel Memorandum 314 della decisione sulla sicurezza nazionale: ” Il presidente ha rivisto la risposta interagenzia all’NSSM 200… ” , ha scritto il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, Brent Scowcroft. “ Ritiene che la leadership degli Stati Uniti sia essenziale per combattere la crescita della popolazione, per attuare il Piano d’azione per la popolazione mondiale e per promuovere la sicurezza degli Stati Uniti e gli interessi all’estero. Il Presidente approva le raccomandazioni politiche contenute nell’Executive Summary della risposta NSSM 200… ”

Il Presidente Ford, riconoscendo la gravità della situazione, ha affidato la responsabilità di ulteriori azioni al Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC): “ Il Presidente, pertanto, assegna al Presidente, Comitato dei Sottosegretari dell’NSC, la responsabilità di definire e sviluppare la politica in campo demografico e coordinare la sua attuazione al di là della risposta NSSM 200. ”

NSSM 200 doveva essere ed è uno studio definitivo tra agenzie sulla minaccia della sovrappopolazione alla sicurezza degli Stati Uniti. NSSM 200 descrive in dettaglio come e perché la crescita della popolazione mondiale minaccia gravemente la sicurezza degli Stati Uniti e globale. Fornisce anche un modello per la risposta degli Stati Uniti a questo problema in rapida crescita, riflettendo la profonda preoccupazione di coloro che hanno prodotto il rapporto. A causa della natura audace delle iniziative suggerite, gli autori hanno raccomandato che il rapporto rimanga riservato per 5 anni al fine di fornire tempo per educare il pubblico americano sulla necessità di queste iniziative. Il rapporto NSSM 200 in realtà è rimasto classificato per 14 anni.

Sia i risultati che le raccomandazioni sono rilevanti nel 1992 come lo erano nel 1975, ma troppo numerosi per essere elencati qui nella loro interezza. Per citarne alcuni selezionati:

 

Rapporti NSSM 200:

 

Esiste un grave rischio di gravi danni [causati dalla continua rapida crescita della popolazione] ai sistemi economici, politici ed ecologici mondiali e, quando questi sistemi iniziano a fallire, ai nostri valori umanitari [Riepilogo esecutivo, pagina 10].

 

Il senso di quasi emergenza è elettrico:

 

…la crescita della popolazione mondiale è ampiamente riconosciuta all’interno del governo come un pericolo attuale di grandissima entità che richiede misure urgenti [Pagina 194]. …è della massima urgenza che i governi riconoscano ora i fatti e le implicazioni della crescita della popolazione, determinino le dimensioni finali della popolazione che hanno senso per i loro paesi e avviino immediatamente programmi vigorosi per raggiungere i loro obiettivi desiderati [Pagina 15].

 

La minaccia alla sicurezza brevemente riassunta,

 

 

…i fattori demografici sono infatti critici e spesso determinanti dei conflitti violenti nelle aree in via di sviluppo. Differenze segmentali (religiose, sociali, razziali), migrazione, rapida crescita della popolazione, diversi livelli di conoscenza e abilità, differenze rurali/urbane, pressione demografica e posizione spaziale della popolazione in relazione alle risorse – in questo ordine approssimativo di importanza – tutti sembrano essere importanti contributi al conflitto e alla violenza… Chiaramente, i conflitti che sono considerati principalmente in termini politici hanno spesso radici demografiche. Il riconoscimento di queste relazioni sembra cruciale per qualsiasi comprensione o prevenzione di tali ostilità [Pagina 66].

 

Il rapporto fornisce tre esempi di guerre di popolazione: l’El Salvador-Honduras “ guerra Calcio, ” La guerra civile nigeriana, e la guerra del Pakistan-India-Bangladesh, 1970-7 1. (Con il senno di poi, possiamo vedere che i due decenni -la lunga guerra civile in Libano è un altro classico esempio, e che le guerre civili in Sudan, Somalia e altri paesi del continente africano sono realizzazioni delle proiezioni fatte in NSSM 200. Il Sudafrica è sull’orlo. paesi alimentati dalla crescita della popolazione è quasi inevitabile.)

 

Laddove la dimensione della popolazione è maggiore delle risorse disponibili, o si sta espandendo più rapidamente delle risorse disponibili, c’è una tendenza verso disordini interni e violenza e, a volte, politiche o violenza internazionali dirompenti [Pagina 69].

 

(Questo è stato un elemento vitale, sicuramente, nella guerra USA-Iraq del 1991, molto più costoso di decenni di

efficace controllo della crescita della popolazione mondiale.)

 

Nei paesi in via di sviluppo, il peso dei fattori demografici, sommato ad altri, indebolirà i governi instabili, spesso solo marginalmente efficaci nei periodi favorevoli, e aprirà la strada a regimi estremisti [Pagina 84].

 

(Il Sudan è un vivido esempio recente.)

 

La profonda preoccupazione per questa minacciosa e progressiva minaccia alla sicurezza nazionale si riflette negli obiettivi e nei traguardi delineati nel rapporto:

 

Il World Population Plan of Action e le risoluzioni adottate per consenso delle 137 nazioni alla Conferenza mondiale sulla popolazione delle Nazioni Unite dell’agosto 1974, sebbene non ideali, forniscono un quadro eccellente per lo sviluppo di un sistema mondiale di programmi di pianificazione demografica/familiare [Executive Summary, pagina 19 ].

 

Alla Conferenza delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale, solo il Vaticano si è opposto al Piano:

. . .la Conferenza ha adottato per acclamazione (solo la Santa Sede ha espresso una riserva generale) un completo Piano d’azione per la popolazione mondiale [Pagina 87].

 

 

OBIETTIVI E MEZZI SUGGERITI

Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di assicurare che i paesi in via di sviluppo mettano a disposizione di tutti i loro popoli informazioni, istruzione e mezzi per la pianificazione familiare entro il 1980 [Pagina 130]. …sono necessari sforzi intensi per assicurare la piena disponibilità entro il 1980 di informazioni e mezzi sul controllo delle nascite a tutti gli individui fertili, specialmente nelle aree rurali [Riepilogo esecutivo, pagina 9].

 

Sebbene gli obiettivi specifici in quest’area siano difficili da definire, il nostro obiettivo dovrebbe essere che il mondo raggiunga un livello sostitutivo di fertilità, (una famiglia di due figli in media), entro il 2000 circa. . ..Il raggiungimento di questo obiettivo richiederà programmi demografici molto intensificati … La leadership degli Stati Uniti è essenziale [Riepilogo esecutivo, pagina 14].

 

Ora è fin troppo chiaro quanto sia stata cruciale questa leadership. Gli Stati Uniti si sono ritirati da questo ruolo poco dopo l’elezione del presidente Carter, appena un anno dopo l’inizio della politica pubblica basata sul rapporto. Da allora le iniziative per ridurre la crescita della popolazione si sono deteriorate.

 

Dopo un’adeguata preparazione negli Stati Uniti, annunciare un obiettivo statunitense per mantenere la nostra attuale fertilità media nazionale non superiore al livello di sostituzione e raggiungere la stabilità entro il 2000 [Riepilogo esecutivo, pagina 19]. Solo l’attenzione nominale è [attualmente] data all’educazione della popolazione o all’educazione sessuale nelle scuole… [Pagina 158] … Raccomandazione: che le agenzie statunitensi sottolineino l’importanza dell’educazione della prossima generazione di genitori, a partire dalle scuole elementari, verso un ideale per una famiglia di due figli. Che l’AID (Agenzia per lo Sviluppo Internazionale) stimoli sforzi specifici per sviluppare mezzi per educare i bambini in età scolare all’ideale della famiglia con due figli…[Pagina 159].

 

Nonostante l’emendamento Helms, che escludeva chiaramente l’assistenza all’aborto nei programmi di aiuti esteri degli Stati Uniti, c’era un chiaro consenso sul fatto che sarebbe stato necessario un uso diffuso e continuato dell’aborto per raggiungere/raggiungere l’obiettivo.

 

Sebbene le agenzie che partecipano a questo studio non abbiano raccomandazioni specifiche da proporre sull’aborto, le seguenti questioni sono ritenute importanti e dovrebbero essere considerate nel contesto di una strategia per la popolazione globale. ..Alcuni fatti sull’aborto devono essere apprezzati:

— Nessun paese ha ridotto la sua crescita demografica senza ricorrere all’aborto [Pagina

182].

— In effetti, l’aborto, legale e illegale, è diventato oggi il metodo di controllo della fertilità più diffuso nel mondo [Pagina 183].

 

— Non sarebbe saggio limitare la ricerca sull’aborto per i seguenti motivi: 1) La natura persistente e onnipresente dell’aborto. 2) Diffusa mancanza di tecniche di aborto sicure… [Pagina 185].

 

Un obiettivo importante in NSSM 200 riguardava la leadership:

 

Questi programmi avranno solo un modesto successo finché non ci sarà un’accettazione molto più forte e più ampia della loro reale importanza da parte dei gruppi di leadership. Tale accettazione e sostegno saranno essenziali per assicurare che l’informazione della popolazione, l’istruzione ei programmi di servizio abbiano un supporto morale vitale, capacità amministrativa, competenze tecniche e finanziamenti governativi [Pagina 195].

 

Il rapporto raccomandava di spendere tutto ciò che poteva essere ragionevolmente assorbito per raggiungere questi obiettivi:

Raccomandiamo di aumentare le richieste di budget dell’AID al Congresso dell’ordine di 35-50 milioni di dollari all’anno fino all’anno fiscale 1980 (oltre i 137,5 milioni di dollari richiesti per l’anno fiscale 1975)… Tuttavia, il livello dei fondi necessari in futuro potrebbe cambiare in modo significativo, a seconda di fattori come le principali scoperte nelle tecnologie di controllo della fertilità e la ricettività dei paesi meno sviluppati all’assistenza alla popolazione [Riepilogo esecutivo, pagina 24].

 

UNA POLITICA FAMIGLIA CON UN FIGLIO PER GLI USA

Sappiamo che anche dopo che un paese riduce la fertilità al livello di sostituzione, che, grazie al fenomeno dello slancio, la popolazione continua a crescere per altri 70 anni prima che venga raggiunta la stabilità. Un obiettivo di NSSM 200 era quello di raggiungere questa stabilità qui entro l’anno 2000. Uno dei principali coordinatori dello studio NSSM 200 ha recentemente riconosciuto che il governo ha riconosciuto che la norma della famiglia del figlio unico sarebbe stata necessaria per raggiungere questo obiettivo ed era obbligato a incoraggiare gli americani a limitare le dimensioni della famiglia.

 

NESSUN ALLOGGIO IN VATICANO

Lo studio ha francamente respinto gli argomenti sollevati dal Vaticano per contrastare gli sforzi per ridurre la crescita della popolazione. La posizione della Chiesa cattolica romana sulla crescita della popolazione è incentrata sulla necessità di uno sviluppo economico nei paesi del Terzo mondo come modo per ridurre i tassi di crescita. NSSM 200 prende una virata completamente diversa:

 

Non possiamo aspettare che la modernizzazione e lo sviluppo complessivi producano naturalmente tassi di fertilità più bassi poiché ciò richiederà senza dubbio molti decenni nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo… [Riepilogo esecutivo, pagina 7]. Chiaramente lo sviluppo di per sé è un potente determinante della fertilità. Tuttavia, poiché è improbabile che la maggior parte dei paesi meno sviluppati si svilupperà a sufficienza nei prossimi 25-30 anni, è fondamentale identificare quei settori che influiscono in modo più diretto e potente sulla fertilità [Pagina 137].

 

 

C’è anche ancor meno motivo di ottimismo sulla rapidità del progresso socio-economico che genererebbe una rapida riduzione della fertilità nei paesi meno sviluppati poveri, che sulla fattibilità di estendere i servizi di pianificazione familiare a coloro nelle loro popolazioni che potrebbero volerne approfittare [ Pagina 99].

 

Questo si oppone direttamente alla posizione del Vaticano.

 

Ma possiamo essere certi della direzione desiderabile del cambiamento e possiamo indicare come obiettivo plausibile l’obiettivo di raggiungere tassi di fertilità sostitutivi entro l’anno 2000

[Pagina 99].

 

Queste dichiarazioni escludono manifestamente qualsiasi accomodamento al Vaticano sulla questione del controllo della crescita della popolazione.

 

L’ATTUAZIONE DI NSSM 200 È INTERROTTA

Durante il 1976, gli attivisti cattolici hanno lavorato diligentemente per minare gli sforzi di controllo della crescita della popolazione. Il dottor RT Ravenholt, che dal 1966 al 1979 ha diretto il programma demografico mondiale dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale presso il Dipartimento di Stato, racconta la storia. Il 4 marzo 1991, si è rivolto al capitolo dello Stato di Washington per la crescita della popolazione zero (ZPG) su ” Fanatismo pronatalista e conflitti di pressione demografica: come i cattolici hanno preso il controllo dei programmi di pianificazione familiare degli Stati Uniti ” e ha descritto alcune di queste attività:

 

A seguito di un incontro del candidato presidenziale Jimmy Carter e del suo staff elettorale con quindici leader cattolici al Mayflower Hotel di Washington, DC, il 31 agosto 1976, in quell’occasione fecero pressione su Carter per ridurre l’enfasi sul sostegno federale alla pianificazione familiare in cambio di un minimo di Sostegno cattolico alla sua corsa presidenziale… Joseph Califano è diventato segretario di HEW… Quando padre Hesburgh [presidente della Notre Dame University] ha rifiutato il ruolo di amministratore dell’AID, la nomina è stata data a John J. Gilligan, laureato a Notre Dame e un ex governatore dell’Ohio… John H. Sullivan è passato dall’ufficio del membro del Congresso Clement Zablocki all’AID… Il membro del Congresso Zablocki e Jack Sullivan hanno lavorato con insistenza per frenare il potente programma di pianificazione familiare dell’AID. Nel 1973,

 

UNA COMUNICAZIONE IMPORTANTE: IL TIME MAGAZINE LO DICE COME È

Il titolo sulla copertina del 24 febbraio 1992 numero della TEMPO rivista era: “ Santa Alleanza: come Reagan e il Papa hanno cospirato per assistere la Polonia ‘ s Movimento Solidarietà e accelerare la caduta del comunismo, ” riferendosi a un articolo scritto da prize- il giornalista vincitore Carl Bernstein.

Egli riferisce:

 

Il team di Cattolica: I giocatori di Amministrazione principali erano tutti devoti cattolici romani – CIA William Casey capo, [Richard] Allen [Reagan ‘ s First National Security Advisor], [ William] Clark [Reagan ‘ secondo Consigliere per la Sicurezza Nazionale s], [Alexander ] Haig [segretario di Stato], [Vernon] Walters [Ambasciatore at Large] e William Wilson, Reagan ‘ s primo ambasciatore presso il Vaticano. Consideravano la relazione USA-Vaticano come una santa alleanza: la forza morale del Papa e gli insegnamenti della loro chiesa combinati con la loro nozione di democrazia americana.

 

In una sezione del suo articolo su TIME intitolato ” Gli Stati Uniti e il Vaticano sul controllo delle nascite ” , Bernstein scrive tre paragrafi molto rivelatori:

 

In risposta alle preoccupazioni del Vaticano, l’amministrazione Reagan ha accettato di modificare il suo programma di aiuti all’estero per conformarsi alla chiesa ‘ s insegnamenti sul controllo delle nascite. Secondo William Wilson, il presidente ‘ primo ambasciatore s in Vaticano, il Dipartimento di Stato ha accettato con riluttanza a un divieto out-destra sull’utilizzo dei fondi di aiuto degli Stati Uniti per entrambi i paesi o organizzazioni sanitarie internazionali per la promozione del … aborti. Come risultato di questa posizione, ha annunciato in occasione della Conferenza mondiale sulla popolazione di Città del Messico nel 1984, gli Stati Uniti ritirati finanziamenti da, tra gli altri, due del mondo ‘ s più grandi organizzazioni di pianificazione familiare: l’International Planned Parenthood Federation e il Fondo delle Nazioni Unite per le attività della popolazione.

 

‘ Politica americana è stata modificata a seguito del Vaticano ‘ s non d’accordo con la nostra politica, ‘ spiega Wilson. ‘ I programmi di aiuto americani in tutto il mondo non soddisfacevano i criteri che il Vaticano aveva per la pianificazione familiare. L’AID [l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale] ha inviato varie persone [del Dipartimento di Stato a Roma, e io le accompagnerei per incontrare il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, e in lunghe discussioni hanno finalmente colto il messaggio. Ma è stata una lotta. Alla fine hanno selezionato diversi programmi e ne hanno abbandonati altri come risultato di questo intervento. ‘

 

” Potrei averlo toccato in alcune delle mie discussioni con [il direttore della CIA William] Casey ” , riconosce il cardinale Pio Laghi, l’ex delegato apostolico a Washington. ‘ Certamente Casey sapeva già delle nostre posizioni al riguardo. ‘

 

 

Bernstein chiarisce cosa hanno fatto i quadri di devoti cattolici nell’amministrazione Reagan per proteggere il papato e l’insegnamento cattolico dalle potenziali ricadute dell’NSSM 200. Cita l’ambasciatore degli Stati Uniti in Vaticano, William Wilson, che rivela che durante l’amministrazione Reagan , la politica papale sul controllo delle nascite e sull’aborto ha sostituito la politica stabilita da NSSM 200; e così il XXI secolo sarà irrimediabilmente meno vivibile a causa di “ questo intervento. ”

 

UN CODICE DI SILENZIO NASCONDE LE CONCLUSIONI E LE RACCOMANDAZIONI DI NSSM 200

Immediatamente dopo che il 26 novembre 1975 il presidente Ford adottò le raccomandazioni dell’NSSM 200, sull’intera questione cadde un particolare silenzio. Il rapporto non è mai stato stampato. Ci sono solo una manciata di fotocopie. Coloro che hanno scritto il rapporto hanno raccomandato che fosse classificato per 5 anni. Werner Fornos, presidente del Population Institute, con l’aiuto di diversi membri del Congresso, riuscì a far declassificare il rapporto NSSM 200 per un breve periodo nel 1976. Nonostante i suoi migliori sforzi e l’esplosività di questo rapporto che descriveva in dettaglio i principali cambiamenti nelle vite di ogni americano, non è stato in grado di ottenere alcun tipo di copertura da parte della stampa. Invece, ha trovato il rapporto riclassificato a seguito delle obiezioni dei ” membri dell’establishment della sicurezza nazionale ” alla declassificazione anticipata.

Alla fine, come notato, il documento è rimasto classificato per 14 anni, anziché i 5 anni raccomandati. La declassificazione nel 1989 a quanto pare derivava dall’applicazione della legge sulla libertà di informazione.

 

IL SILENZIO SI ESTENDE OLTRE NSSM 200

Il Vaticano deve confrontarsi su questo tema. Dice il rappresentante Scheuer: “ Non si può permettere alla Chiesa cattolica romana e ai suoi alleati di dettare le regole del gioco quando si tratta di preservare la vita su questo pianeta a un certo livello di decenza. ” 12

Chiaramente, Carl Bernstein ‘ articolo s in TEMPO è stato il più importante sviluppo nel rivelare le influenze del Vaticano sulla politica americana. Rep. Scheuer ‘ articolo s, pubblicato in questa rivista, e Ravenholt ‘ discorso s per ZPG erano entrambi grandi progressi.

Il membro del Congresso Scheuer ha detto succintamente: “ La questione della crescita della popolazione è troppo cruciale per il futuro benessere della nostra nazione e del mondo per essere lasciata alla gerarchia cattolica romana e alleata del movimento fondamentalista. ” 3 Le pressioni devono essere contrastati in modo che le politiche razionali e misurati proposti dalla Commissione Rockefeller e NSSM 200 possono essere implementate più rapidamente possibile.

 

    APPUNTI

 

1 Nixon, R. “Messaggio speciale al Congresso sui problemi della crescita della popolazione”, 18 luglio 1969. Public Papers of the Presidents, No. 271, p. 521, Office of the Federal Register, National Archives, Washington, DC, 1971.

2 Nixon, R. “Dichiarazione sul rapporto della Commissione sulla crescita della popolazione e il futuro americano” , 5 maggio 1972. Public Papers of the Presidents, No. 142, p. 576, Office of the Federal Register, National Archives, Washington, DC, 1974.

3 Scheuer, J. “Un risultato deludente: Stati Uniti e tendenze della popolazione mondiale a partire dalla Commissione Rockefeller”, The Social Contract, estate 1992, pp. 203-206.

4 Schmidt, AW, Comunicazione personale, 28 agosto 1992.

5 National Security Council, National Security Study Memorandum 200, Washington, DC, 24 aprile 1974.2 pp.

6 Consiglio di sicurezza nazionale, “NSSM 200: Implicazioni della crescita della popolazione mondiale per la sicurezza degli Stati Uniti e gli interessi esteri”, Washington, DC, 10 dicembre 1974, 227 pp.

7 Consiglio di sicurezza nazionale, “Memorandum di decisione sulla sicurezza nazionale 314”, Washington, DC, 26 novembre 1975. 4 pp.

8 NSSM 200, Riepilogo esecutivo, pag. 10.

9 Ibidem, p. 194.

10 Ibidem, p. 15.

11 Ravenholt, RT, “Pronatalist Zealotry and Population Pressure Conflicts: How Catholics Seised Control of US Family Planning Programs”, Center For Research on Population and Security, Research Triangle Park, NC 27709, maggio 1992, 27 pp.

12 Scheuer, J., op. cit., p. 206.

13 Ibidem, p. 205.

 

IL CONTROLLO DELLE NASCITE PERCEPITO COME UNA MINACCIA PER L’AUTORITÀ PAPALE

Perché la Chiesa cattolica romana è obbligata a fermare l’aborto e la contraccezione legalizzati nonostante i forti desideri degli americani?

In Papal Power: A Study of Vatican Control Over Lay Catholic Elites (The University of California Press, 1980), Jean-Guy Vaillancourt, professore associato di sociologia all’Università di Montreal, esamina da vicino le fonti del potere papale. Deriva in buona parte dall’AUTORITÀ papale. Se il Papa ‘s L’AUTORITÀ è diminuita, il potere papale è diminuito. Tuttavia, una certa AUTORITÀ deriva dal potere papale e se il potere papale è diminuito, allora l’AUTORITÀ è minata. Il rapporto è circolare. Meno AUTORITÀ significa meno potere, il che significa ancora meno AUTORITÀ. Con la diminuzione del potere, la sopravvivenza dell’istituzione della Chiesa cattolica romana nella sua attuale forma gerarchica è gravemente minacciata. Pertanto, la stessa sopravvivenza del Vaticano è minacciata dai programmi per controllare la crescita della popolazione.

Nel mese di aprile 1992, in una pubblica ammissione estremamente raro di questa minaccia, il cardinale John O ‘ Connor di New York, offrendo un importante discorso alla Franciscan University di Steubenville, ha riconosciuto, “ Il fatto è che gli attacchi contro la Chiesa cattolica ‘ posizione s sull’aborto – a meno che non siano confutati – erodono efficacemente l’AUTORITÀ della Chiesa su tutte le questioni, anzi sull’AUTORITÀ di Dio stesso. ”

Questa minaccia è stata riconosciuta decenni fa dalla Pontificia Commissione su Popolazione e controllo delle nascite che si è riunito dal 1964 fino al 1966. Secondo il membro della Commissione Thomas Burch, il Papa stesso assegnato alla Commissione il compito di trovare un modo di modificare la Chiesa ‘ posizione di s sulla nascita controllo senza distruggere l’AUTORITÀ papale, che è assolutamente essenziale per la sopravvivenza continua del Vaticano e della Chiesa cattolica come la conosciamo oggi. La Commissione non riuscì a trovare una via e il risultato fu l’enciclica Humanae Vitae che bandì l’uso della contraccezione.

Il Vaticano crede chiaramente che se si applicano soluzioni al problema della popolazione, l’insegnamento della chiesa sarà minato e il dominio del papato sarà viziato. Pertanto, è convinto di non poter scendere a compromessi sulla questione del controllo delle nascite, a prescindere dalla nostra politica nazionale. NSSM 200 si oppone apertamente a Roma sulla strategia demografica, la pianificazione familiare e l’aborto nell’interesse della sicurezza nazionale.

– Stephen Mumford

 

a partire dal:

IL CONTRATTO SOCIALE

vol. III, n. 2

Inverno 1992-93

1993

Il contratto sociale

3161/2 E. Mitchell St., Suite 4

Petosky, MI 49770

Una ristampa del contratto sociale

FONTE: https://www.population-security.org/mumf-93-01.htm

 

 

 

ECONOMIA

Opa americana su Telecom. Serve anche l’ok del governo

Il fondo Kkr offre 0,505 per azione per avere almeno il 51%, ma punta al 100%. Nel cda del 26 la resa dei conti

Opa americana su Telecom. Serve anche l'ok del governo

Non la voleva nessuno adesso la vogliono tutti. Parliamo di Tim, l’ex-monopolista delle tlc in Italia, che ieri ha ricevuto una offerta non vincolante da parte del fondo Usa Kkr, un gigante da 400 miliardi di potenza di fuoco, che propone 0,505 euro ad azione per il 100% della società con possibile delisting. Inoltre anche i fondi Cvc e Advent, pur escludendo qualunque contatto con il socio di maggioranza di Tim, Vivendi (23,7%), potrebbero essere intenzionati a farsi avanti. La proposta di Kkr è stata esaminata ieri in un cda straordinario convocato sabato sera (anticipata dal Corriere della Sera) in tutta fretta ed è una risposta alla sfiducia che l’ad Luigi Gubitosi aveva incassato da Vivendi, che, insieme a 11 consiglieri su 15, aveva fatto convocare un cda straordinario per il 26 novembre. Questo resta confermato, e che ha come oggetto una possibile rimozione dell’ad dopo due profit warning sui conti. Ma poi Gubitosi ha accelerato i tempi dell’Opa di Kkr (formulata infatti in forma abbastanza generica) per provare a restare in sella. Nei prossimi giorni, prima di venerdì, sarà una battaglia: Gubitosi che cerca di restare per gestire l’Opa Kkr, contro Vivendi che punta a farlo saltare subito. Non c’è dubbio comunque che Vivendi proverà fino all’ultimo a far fallire l’operazione con Kkr. Il fondo valuta la società 11 miliardi (a cui si somma il debito pari a 21 miliardi) con un premio, rispetto alla quotazione attuale pari a 0,34 euro per azione, del 60%. Tim ha reso noto che Kkr mira a ottenere «il gradimento degli amministratori della società e il supporto del management». Al momento la due diligence stimata dovrebbe durare quattro settimane e deve ottenere l’ok dei «soggetti istituzionali rilevanti», e passare il vaglio del «golden power» del Governo. L’offerta di Kkr prevede un prezzo «non vincolante, anche meramente indicativo» di 0,505 euro per azione ordinaria o di risparmio, da pagare interamente per cassa. L’operazione sarebbe soggetta alla condizione del raggiungimento della soglia di adesione minima del 51% di entrambe le categorie azionarie. Vivendi, i cui rappresentanti nel corso del lungo cda di ieri pomeriggio hanno fatto ostruzionismo alla proposta, aveva fatto sapere tramite un portavoce di essere «un investitore a lungo termine in Telecom» e di esserlo stato fin dall’inizio, ribadendo «il suo desiderio e la sua volontà di lavorare al fianco delle autorità italiane e delle istituzioni pubbliche per il successo a lungo termine.

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/economia/opa-americana-su-telecom-serve-anche-lok-governo-1990778.html

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

COP 26: rinverdire la Finanza?

La COP26 è uno spettacolo divertente, immaginato per distogliere l’attenzione del pubblico da quanto vi si ordisce. L’IPCC, comitato di esperti climatologi delle COP, non prospetta l’apocalisse a governi che non vogliono intendere, ma prepara per loro conto un discorso a giustificazione delle loro ambizioni politiche. I presidenti Vladimir Putin e Xi Jinping, risolutamente ostili ai progetti finanziari delle COP, si sono rifiutati di presenziarvi, i grandi banchieri invece parlano di cento miliardi di dollari d’investimenti.

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James Bond «nel momento culminante dei suoi film, molto lucrativi, è attaccato a un’apparecchiatura apocalittica e cerca disperatamente d’individuare quale filo colorato deve tirare per disinnescarla, mentre un orologio digitale rosso scandisce senza pietà i minuti che separano l’eroe da una deflagrazione che estinguerà la vita umana (…) Colleghi dirigenti mondiali, oggi siamo pressappoco nella stessa posizione di James Bond. Ma la tragedia è che non siamo in un film e che il marchingegno apocalittico è reale» ha dichiarato Johnson alla tribuna della COP26.

Le Conferenze delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici s’accompagnano sempre a discorsi apocalittici, ma non approdano mai a impegni quantificabili e verificabili. Si concludono sempre con grandi promesse, firmate in pompa magna, però formulate al condizionale.

La conferenza che si sta svolgendo a Glasgow (Regno Unito) dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 non dovrebbe smentire la regola. È iniziata con un video spettacolare di un dinosauro che annuncia alla tribuna dell’assemblea generale delle Nazioni Unite la possibile estinzione della specie umana; è poi continuata con il discorso di apertura del primo ministro britannico, Boris Johnson, su come si comporterebbe James Bond di fronte alla sfida climatica. Una messinscena prolungatasi all’esterno in una manifestazione guidata da Greta Thunberg per dichiarare illegittimi tutti i governi del mondo e denunciare il «fallimento» della conferenza, peraltro appena iniziata.

I leader politici che hanno lanciato un appello per salvare l’umanità da una fine imminente sono i medesimi che investono miliardi di dollari in armi nucleari in grado di cancellare la vita dal Pianeta [1].

Si può concedere che questa conferenza è uno spettacolo di qualità offerto agli spettatori del mondo intero, ma non è certo una riunione della diplomazia mondiale per diminuire la produzione di gas a effetto serra. Ma allora quale realtà maschera questo circo mediatico? E perché tutti gli Stati membri dell’ONU vi prendono parte?

Il geofisico Milutin Milanković (1879-1958) ha pensato le variazioni climatiche in funzione delle variazioni dell’orbita terrestre e dell’inclinazione del pianeta. Dopo essere stato ridicolizzato in vita, ora riscuote il riconoscimento che la sua teoria è un’autorevole spiegazione dei mutamenti del paleoclima. Un’elaborazione che potrebbe giustificare anche le variazioni climatiche su scala minore degli ultimi anni.

IL “RISCALDAMENTO GLOBALE”

Per rispondere a questi interrogativi dobbiamo innanzitutto liberarci di alcune erronee certezze sul “riscaldamento globale”.

A torto “crediamo” che il “riscaldamento globale” minacci la sopravvivenza della nostra specie. Il clima cambia da sempre e non in modo lineare, ma ciclico. Sette secoli fa la Terra era più calda di oggi. In Francia i ghiacciai delle Alpi erano meno estesi; in Provenza c’erano cammelli selvatici; alcune delle nostre coste s’inoltravano di più nel mare, altre invece erano più rattrappite, e via dicendo.

È certo che il riscaldamento climatico in Europa coincide con la rivoluzione industriale. Per questa ragione “crediamo” che i mutamenti climatici di oggi siano stati accelerati dalla produzione industriale di gas a effetto serra degli ultimi due secoli. È possibile, ma concomitanza non è sinonimo di causalità. Esistono altre ipotesi, fra le altre quella del geofisico serbo Milutin Milanković (1879-1958), che assume come punto di partenza le variazioni dell’orbita terrestre (eccentricità, obliquità e precessione degli equinozi).

Istituendo l’IPCC, Margaret Thatcher intendeva assumere la leadership di una nuova rivoluzione industriale, fondata su petrolio e nucleare. Di fatto, la sua politica si è concretizzata nella chiusura di gran parte dell’industria britannica e nella finanziarizzazione dell’economia. Le scelte della Thatcher ora sfociano nella COP26 e nella retorica del riscaldamento del Pianeta, utili a giustificare l’indebitamento del Terzo Mondo presso la City.

MARGARET THATCHER ISTITUISCE L’IPCC

Veniamo alle conferenze sul clima della Nazioni Unite. Nel 1988 i primi ministri canadese e britannico, Brian Mulroney e Margaret Thatcher, convinsero i loro partner, Stati Uniti, Francia, Germania e Italia, a finanziare il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change), sotto l’egida del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNDP – United Nations Development Programme) e dell’Organizzazione Metereologica Mondiale. Poco più tardi, Margaret Thatcher affermò che i gas a effetto serra, il buco nell’ozono e le piogge acide esigevano risposte intergovernative [2]. Belle parole che però mascheravano gli obiettivi politici. Come confermeranno i suoi consiglieri, per la Thatcher si trattava di mettere fine al braccio di ferro con i sindacati dei minatori del carbone e di lanciare una nuova rivoluzione industriale basata sul petrolio del Mare del Nord e sul nucleare [3].

L’IPCC non è affatto un’erudita accademia di climatologi, bensì – come del resto indica il nome – un “gruppo intergovernativo”. Non vi si discute del clima, ma di politica climatica. La maggior parte dei membri non sono scienziati, ma diplomatici. E gli esperti di climatologia che vi partecipano non ne fanno parte in quanto studiosi, ma come esperti in seno alla delegazione governativa del loro Paese, ossia come funzionari. È perciò grottesco parlare di consenso scientifico per indicare quello che in realtà non è che consenso politico: significa non capire nulla di come funzionano le istituzioni intergovernative.

Al contrario di quel che pensa Greta Thunberg, l’IPCC non preconizza l’apocalisse a governi sordi; anzi, ubbidisce fedelmente agli ordini di questi ultimi e, insieme ai climatologi, elabora una retorica che giustifichi cambiamenti politici che la gente ordinaria altrimenti rifiuterebbe.

Ogni anno, i lavori dell’IPCC costituiscono la base della Conferenza delle Parti (COP) firmatarie della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC – United Nation Framework Convention on Climate Change). La 26^ edizione è in svolgimento a Glasgow (COP26). Nel suo primo rapporto del 1990, l’IPCC giudicava «poco probabile» un aumento inequivocabilmente legato all’effetto serra «per i prossimi decenni e oltre». Ma quel che nel 1990 era verità, nel 2021 è diventato eresia.

Le prime conferenze erano dedicate all’impegno d’informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’evoluzione del clima. Era evidente a tutti che alcune regioni sarebbero diventate inabitabili e i residenti si sarebbero dovuti spostare. Solo con il tempo si è iniziato a dire che i mutamenti sarebbero stati di portata tale da minacciare la sopravvivenza della specie umana. Una trasformazione che non si spiega con una repentina scoperta scientifica, d’importanza tale da mettere in dubbio la verità del giorno precedente, ma con l’evoluzione delle pretese dei governi.

La società dei consumi è sull’orlo del baratro: non si può vendere alla gente quel che già possiede. Se l’industria crolla, i posti di lavoro spariscono e i governi vengono rovesciati. C’è un’unica possibilità per evitarlo. Per esempio, alla fine degli anni Novanta la maggior parte delle società occidentali era informatizzata, per cui sarebbe diventato impossibile continuare a vendere computer allo stesso ritmo; ecco quindi la più grande burla del secolo: il bug dell’anno Duemila. Il 1° gennaio 2000, alle ore 00.00, l’intero sistema informatico sarebbe andato in tilt. Tutti sono corsi a ricomprare computer e software. Ovviamente nessun aereo è precipitato, nessun ascensore si è fermato e nessun computer si è guastato. Però la Silicon Valley era salva e poteva investire nei computer di massa. Oggi la soluzione è la «transizione energetica». Un esempio: non si può vendere un’altra auto allo stesso consumatore, però si può fargli sostituire la vettura a benzina con una elettrica. Poco importa se l’elettricità è prodotta in genere con il petrolio e se le batterie oggi non sono riciclabili. Risultato: il Pianeta sarà ancora più inquinato. Ma non è il caso di pensarci ora.

La Teoria dell’origine umana del riscaldamento globale garantisce la ricchezza personale dell’ex vicepresidente Al Gore, che ne è il principale lobbysta. Fu Al Gore che, a fine anni Novanta, architettò il falso allarme del “bug dell’anno 2000”, facendo la fortuna di Bill Clinton e dando impulso alla Silicon Valley.

LA BORSA CLIMATICA, UNICO PROGRESSO DELLA COP26

Durante il mandato di Bill Clinton gli Stati Uniti presero il controllo dell’IPCC così da premere per il Protocollo di Kyoto (COP3), senza però mai sottoscriverlo. Il vicepresidente Al Gore era incaricato della politica energetica USA. Approvò così la guerra del Kosovo, in modo da poter costruire un gasdotto trans-balcanico. E mentre il Protocollo di Kyoto mirava originariamente a limitare le emissioni di cinque gas serra e di tre sostituti dei clorofluorocarburi, Gore spinse per la creazione dei diritti di emissione di CO2 delle industrie, dimenticandosi però degli altri gas. Dopo aver lasciato la Casa Bianca, insieme ai banchieri di Goldman Sachs e con un finanziamento di Blackrock fondò la Borsa del Clima di Chicago (Chicago Climate Exchange). Siccome gli Stati Uniti non avevano firmato il Protocollo di Kyoto, la Borsa non ingranò. Gore allora aprì succursali nei quattro continenti, che si espansero rapidamente. L’ex vicepresidente di Bill Clinton oggi incassa una rimunerazione per ogni scambio di diritti di emissione di CO2. Per alimentare il proprio business Gore si trasformò in militante della causa climatica e produsse il film Una scomoda verità (An Inconvenient Truth). Gore ricevette il premio Nobel per la Pace, benché il film faccia più pubblicità alla sua Borsa che alla scienza [4].

Per la cronaca, lo statuto della Borsa del Clima fu redatto da un giovane giurista, allora sconosciuto, Barack Obama, che entrerà in politica a Chicago e quattro anni più tardi sarà improvvisamente eletto presidente degli Stati Uniti. Dopo l’ingresso alla Casa Bianca, Obama elaborerà il progetto per sfruttare l’isteria sul clima allo scopo di riformare il sistema finanziario globale, progetto approvato dalla COP21 di Parigi e che dovrebbe essere messo in atto dalla COP26 di Glasgow.

È l’affare del secolo: per mettere in atto le risoluzioni della COP26 gli Stati dovranno adattare la propria industria e indebitarsi. Il riscaldamento globale è forse di origine umana, il saccheggio delle economie lo è certamente.

LA PROSSIMA REALIZZAZIONE DELLA COP26: LA FINANZA VERDE

L’organizzazione dell’impresa è affidata a Regno Unito e Italia. Quattro britannici se ne fanno carico: due ex ministri, Alok Sharma (Economia, Industria e Strategia industriale) e Anne-Marie Trevelyan (Sviluppo Internazionale), un ex governatore delle Banche di Regno Unito e Canada, Mark Carney, nonché un lobbysta, Nigel Topping. Nessuno di loro ha la benché minima nozione di climatologia, ma tutti sono per contro fautori di un progetto di riforma delle istituzioni di Bretton Woods (il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale).

Ed è perché sono contrari a questo progetto finanziario – non certo alla lotta contro l’inquinamento atmosferico – che i presidenti russo e cinese, Vladimir Putin e Xi Jinping, non partecipano alla COP26.

Il sito internet della COP26 afferma:
Si tratta di «Mobilitare i finanziamenti. Per raggiungere i nostri obiettivi, i Paesi sviluppati devono mantenere la loro promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari in finanziamenti per il clima. Le istituzioni finanziarie internazionali devono fare la loro parte e tutti noi dobbiamo lavorare per liberare le migliaia di miliardi che la finanza pubblica e quella privata dovranno impiegare per raggiungere zero emissioni nette globali».

Alla fine della conferenza dovrebbe essere sottoscritto l’impegno di creare un’istituzione che raggruppi:
la Banca Asiatica di Sviluppo,
la Banca Africana di Sviluppo,
la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture,
la Banca Caraibica di Sviluppo,
la Banca Europea per gli Investimenti,
la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo,
la Banca Interamericana di Sviluppo e Investimento
la Banca Islamica di Sviluppo,
la Banca Mondiale,
nonché 450 grandi imprese per mobilitare il denaro.

Bisogna capire bene cosa c’è in gioco. Per tenere al guinzaglio i Paesi poveri non è più possibile farli indebitare oltre perché la Banca Mondiale, e in particolare l’FMI, non sono più credibili. I governi di tutti i Paesi ora sono consapevoli che elargizioni e prestiti delle istituzioni internazionali s’accompagnano a condizioni draconiane, che rendono vulnerabile il Paese che li riceve; e sono altresì consci che al momento del rimborso non saranno più padroni di nulla.

Con la COP26 i banchieri potranno prestare denaro per salvare l’umanità e, en passant, diventare proprietari dei Paesi i cui dirigenti hanno riposto fiducia in loro [5].

Traduzione
Rachele Marmetti

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FONTE: https://www.voltairenet.org/article214628.html

 

 

IL VIRUS GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO

Può un virus arrivare proprio nel momento esatto per essere considerato come una vera e propria benedizione? Sarebbe quasi un’eresia rispondere di si. Invece, per gli operatori finanziari, è proprio ciò che è accaduto.

Ricapitoliamo.

A giugno 2019 il mercato dei REPO stava iniziando a collassare mostrando segnali di pericolo sistemico.  La maggior parte della gente non sa neanche che cosa siano i REPO.

In pratica sono operazioni di pronti contro termine con cui le banche e i maggiori operatori economici si scambiano asset (principalmente titoli di stato) con operazioni di durata brevissima allo scopo di ottenere liquidità istantanea per le ragioni legate soprattutto al rischio controparte che scaturisce da operazioni altamente speculative nel mercato dei derivati.  Il campanello d’allarme inizia a suonare a giugno. A settembre 2019 la situazione diventa preoccupante. Quanto preoccupante? Tipo da “mani nei capelli e bocca spalancata” preoccupante.

Un Report della Banca Regolamenti Internazionali (B.I.S.), la banca centrale che governa tutte le altre banche centrali del mondo, lancia l’allarme e “stranamente” omette di fare i nomi delle 4 principali banche di Wall Street che sono coinvolte. Avverte che il problema si sta espandendo contagiando anche il mercato delle valute.

Si tratta del mercato con cui le banche europee ed extra europee ottengono dollari per le loro necessità operative per le operazioni denominate in dollari americani. Anche questo settore funziona in modo analogo ai Repo e  di conseguenza il problema si diffonde e diventa globale.  La Federal Reserve risponde all’appello accorato delle banche che si trovano in pericolo mortale per mancanza di liquidità e provvede ad aprire una linea di approvvigionamento straordinaria di 350 miliardi di dollari al giorno che in alcuni casi toccano anche punte di oltre 800. Ma non basta. Il panico non si ferma. Ad aggravare la cosa, entrano nel giro delle scommesse dei REPO anche i maggiori Hedge Fund che usano i soldi raccolti dai maggiori fondi pensione (si, anche l’Inps) per fare guadagni in questo oceano molto pescoso ma ad alto rischio. Passano le settimane e le banche non si fidano più l’una dell’altra e si avvicina il collasso monetario. Forse non è ben chiaro quello che può accadere in un collasso monetario. È veramente la peggiore delle ipotesi. In un collasso monetario, tutta la liquidità sparisce perché non arriva più ai destinatari. Se ciò non avviene, l’economia si ferma totalmente. Come un aereo che precipita: muoiono tutti! I vertici delle banche, di concerto con i responsabili economici convergono sul fatto che, se l’aereo precipita, bisogna evitare che si schianti e iniziano a pianificare una soluzione che possa evitare il disastro assoluto, cercando perlomeno di far planare l’aereo il più dolcemente possibile. Questo non tanto per salvare noi di cui non gliene frega niente, ma per salvare più che altro se stessi e il paradigma che consente a pochi soggetti tra cui la banche, di vivere a scrocco su tutti gli altri.

A ottobre 2019, come una bizzarra coincidenza, avviene un vertice tra entità molto influenti, denominato EVENT 201. Giusto un mese dopo il campanello d’allarme della B.I.S.

In tale occasione viene simulato un evento di pandemia globale che vede diffondersi un virus a bassa letalità con le caratteristiche esattamente uguali a quello che poi viene annunciato essersi propagato da Wuhan con la storia che tutti conosciamo. Ai partecipanti provenienti da tutto il mondo viene dato un vademecum operativo. Un vero e proprio protocollo di azione, su come comportarsi e su quali misure adottare se (a ottobre eravamo ancora in fase ipotetica)…….. un virus del tipo coronavirus si fosse diffuso e se all’intera popolazione mondiale venissero comunicate misure contenitive da adottare in caso di pandemia. Il 21 gennaio 2020 segue il vertice di Davos dove si riuniscono nuovamente tutti i potenti del mondo. Il 23 gennaio la Cina annuncia il lockdown. Il 30 gennaio 2020, l’ W.H.O. annuncia l’emergenza sanitaria globale. Le notizie del virus che a ottobre era solo ipotetico e simulato, come per miracolo, si materializzano davvero, proprio nelle esatte modalità previste dall’esercitazione dell’EVENT 201. Sembra proprio che l’esercitazione fosse stata una prova generale prima di “andare in scena” come in una opera teatrale planetaria.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo al mercato dei REPO che sta esplodendo, visto che del virus ne hanno parlato tutti fino alla nausea.

Ci sono due modi e solo due modi per prendersi cura di un mercato monetario a breve termine:

1)      Pomparci dentro più denaro possibile per mantenere fluida la domanda e impedire agli interessi  richiesti dai prestatori di salire.

2)      Fermare la domanda di prestiti da parte dell’economia globale.

Qui è necessario capire qual è il vero rischio. Il vero rischio è rappresentato dal tasso d’interesse che sale.  Durante tutto questo periodo di tassi d’interesse prossimi o pari a zero si è gonfiata a dismisura la bolla dei derivati. Tutto è sorretto da un filo molto sottile. Operazioni di rischio elevatissimo, basate su scambi virtuali di collaterale preso a debito, quasi sempre titoli di stato, che hanno un equilibrio molto precario. Se per qualche ragione i tassi iniziano a salire, il valore del sottostante a garanzia diminuisce e si innesta la reazione a catena, tipo deflagrazione nucleare, dove ogni operatore cerca liquidità, che non ha, per ricoprirsi dal fallimento istantaneo.

Lo spiego in modo becero: se mi presti 80 euro e ti do a garanzia un titolo che vale 100, ti senti sicuro. Ma se durante il prestito, quel titolo a garanzia non vale più 100 ma 70, allora mi chiedi di rientrare nella garanzia dei 30 che mancano. Da chi li prendo quei 30 che non ho? E qui inizia la crisi. Se si moltiplicano queste dinamiche per migliaia e migliaia di miliardi di scambi algoritmici ad alta velocità, con garbugli e intrecci di garanzie incrociate tutte sorrette da prestiti ad altissimo rischio, (spesso i titoli a garanzia sono presi a prestito a sua volta e re-ipotecati innumerevoli volte) si capisce come in un attimo tutto possa esplodere se non si interviene con secchiate di soldi come ha fatto la Federal Reserve, arrivando a fornire anche 1000 miliardi al giorno.
Come per miracolo, arriva quindi il Covid-19. E cosa succede?

Le Banche Centrali sono autorizzate quindi a intervenire in modo illimitato. Vengono creati dal niente migliaia di milioni o centinaia di miliardi di dollari e vengono distribuiti non solo alle banche ma iniettati anche direttamente alle maggiori aziende. Con questa misura di straordinaria portata, la falla del mercato dei REPO viene calmierato. Le controparti ottengono la liquidità mancante. La domanda generale di prestiti viene invece fermata dal lockdown. Era necessario imporre un blocco forzato all’economia e agli scambi proprio per fermare il contagio che si stava propagando dal mercato dei titoli di stato a breve termine che avrebbe contagiato l’intero debito globale. Questo passaggio è un po’ più difficile da capire, ma anche l’ammontare complessivo dei prestiti erogati ai privati e alle aziende contribuisce al calcolo del rischio complessivo che si ripercuote sul calcolo del tasso d’interesse. Maggiore è il rischio, più alto sarà il tasso. E se nel mercato dei REPO che è interbancario aumenta il rischio, aumenta la possibilità del default a catena. Diciamolo una volta per tutte: i tassi non devono aumentare! Se lo fanno: è la fine.

Tutta l’economia è debito. Quando si sente parlare di Dollari, Euro, Yen, Franchi, Corone, Yuan eccetera, bisogna sempre ricordare che le valute non sono altro che unità debitorie emesse sulla base di un’economia debitoria. Il denaro esiste solo dopo che una banca lo crea indebitando qualcuno: stati, privati o aziende. Le persone si concentrano soprattutto sul mercato azionario. Quello non c’entra niente, Ha dinamiche completamente diverse e anche nel caso di un’economia paralizzata come quella di adesso, potrebbe addirittura sfondare nuovi massimi, proprio grazie a tutta la nuova liquidità creata che non ha altri posti dove confluire. Il nocciolo della questione è il mercato del debito. La gente non si rende ancora conto che stava arrivando una crisi economica pazzesca. Nessuno lo dice perché sono cose difficili da spiegare e pochi ne hanno la voglia e la competenza e la gente non ha voglia di fare lo sforzo di capire queste cose, che quindi possono andare avanti, quasi segretamente senza che nessuno se ne preoccupi. Ma bisogna assolutamente capire che il virus ha fermato una crisi economicsa peggiore di quella che stiamo vivendo adesso. Il virus è arrivato veramente al momento giusto. Se non fosse arrivato, i tassi d’interesse sarebbero schizzati in alto e il mercato del debito e a ruota quello dei derivati (2.5 milioni di miliardi – stima B.I.S.) sarebbe deflagrato in una supernova dalle proporzioni molto, molto peggiori di quello che è avvenuto. Una crisi per la quale non esiste strumento per gestirla.

Fermare l’economia e quindi la domanda di prestiti e inondare le banche di liquidità fresca è sembrata essere la soluzione meno dannosa. Almeno per loro. Lo slogan “andrà tutto bene” che hanno messo in bocca agli zombie acefali, è servito a ribadire che andrà tutto bene a loro, non a noi, e che per adesso, il collasso monetario non ci sarà perché hanno fermato l’economia gettando tutti noi fermi, immobili in un angolo, come in una prigione planetaria. Salvando i REPO sono stati salvati anche gli Hedge Fund e quindi i fondi pensione. Per adesso i pensionati possono stare tranquilli. La loro pensione è assicurata.

Molti allora si chiedono: cosa succederà ora? Ci sarà la ripresa?

Assolutamente no! Mi spiace dirvelo, e mi spiace anche per me, ma ho il mio piano e dedicherò un’apposita newsletter appena sarà pronto.

L’economia non ripartirà. Sarà un grafico a forma di L dove dopo il crollo verticale di adesso seguirà un lungo periodo di lenta e prolungata stagnazione su livelli molto inferiori ai precedenti.  Il 2019 è stato l’ultimo anno di mondo come lo abbiamo conosciuto. Con il 2020 arriva una nuova realtà e che ci piaccia o no, sarà con noi almeno fino al 2032. Se si decidesse di riaprire tutto e tornare alla situazione precedente ci ritroveremmo in un attimo al punto di partenza, ovvero al settembre 2019, con l’esplosione del mercato dei REPO. Questa scelta è stata inevitabile. È il più colossale caso di “TRA L’INCUDINE E IL MARTELLO” della storia dell’umanità.

L’economia non ripartirà perché con il blocco totale dovuto al lockdown e alle restrizioni per il contenimento della pandemia ci saranno molti fallimenti. Moltissimi soggetti non saranno più in grado di pagare i propri debiti.  Moltissimi non saranno più in grado pagare i canoni di affitto. Se da una parte qualcuno non paga, dall’altra c’è qualcun altro che non riscuote. Il gioco è a somma zero. Complessivamente, non c’è guadagno economico perché la somma si sterilizza. Quali sono le possibili soluzioni? Come se ne esce? È molto difficile. Occorre un gioco di grande equilibrio e di lento e cauto procedere. Ci saranno periodi di “stringi e allenta” sempre con il rischio pandemia usato alla nausea per limitare la libertà delle persone concedendo brevi sprazzi di libertà come questa estate, per tornare a stringere il cappio con il prossimo autunno, e così via.

Per descrivere questo momento mi viene in mente un’avventura di pesca alle Bahamas, la mia seconda patria. Ero andato a pescare uscendo con il kayak durante la fase di alta marea. L’alta marea può essere intesa come una sufficiente copertura di liquidità che consente di navigare galleggiando sopra le insidie del fondale.  Al mio ritorno, la marea si era ritirata di molti metri e, per raggiungere la strada, per tornare a casa, dovevo attraversare un tratto di acqua molto bassa con rocce e coralli affioranti e taglienti, compresi ricci di mare. Tutto ciò con delle ciabatte approssimative che mi fornivano una protezione solo parziale. Il rischio era quello di ferirsi i piedi, di scivolare, di rompere il kayak e di perdere i pesci che avevo preso.  Dovevo trovare un sistema per riportare in sicurezza pesci, piedi e kayak. L’unico modo era quello di procedere lentamente. Sondando il terreno prima di compiere un passo. Poi, una volta avanzato, tirarmi dietro l’imbarcazione sul velo di acqua laddove possibile, o caricandola a forza di braccia, spostandola in un punto sicuro. E così via per diverse ore, sotto il sole tropicale, fino alla fine del percorso. È stata una prova di pazienza, forza e abilità, di calcolo del rischio da effettuare prima di ogni passo, approfittando di ogni pozza di acqua più fonda e di ogni appoggio più sicuro dove appoggiare il piede senza tagliarmi o scivolare. Queste sono le doti che dovrebbero avere coloro che in questo momento si trovano nella posizione di stabilire la strategia migliore per tirare fuori l’umanità intera da questa “bassa marea” insidiosa in cui ci troviamo, ben sapendo però che facendo i passi sbagliati, si rischia non solo di fare danni irreparabili, ma anche di affondare e perdere tutto.

Chiediamoci quindi: gli abbiamo nel mondo questo tipo di leader? Esistono uomini o donne capaci di prendere in mano le redini e di guidare saggiamente l’umanità verso un terreno sicuro sul quale ricostruire un modello economico più solido e sostenibile? E i leader che abbiamo: lo vorranno fare?

La soluzione adesso sarebbe quella di intraprendere colossali opere pubbliche infrastrutturali che darebbero lavoro alla gente, e adottando misure fiscali adeguate a garantire la stabilità dei flussi monetari. La fusione tra Banche Centrali e Governo che sta avvenendo renderebbe più agevole il meccanismo di finanziamento necessario per mettere in cantiere queste opere. Donald Trump è maestro di bancarotta avendone subite diverse come imprenditore soprattutto nel settore dei casinò, quindi nel gioco d’azzardo. Ironicamente sembra proprio la persona adatta a gestire una bancarotta globale causata dal casinò delle scommesse sul mercato dei REPO. Visti i suoi successi e le sue esperienze precedenti: è uno del mestiere!

Le prossime tappe vedranno l’annuncio di una cripto valuta mondiale che servirà all’inizio solo alle compensazioni tra banche centrali. Sarà una cripto valuta su base aurea. I paesi che hanno le maggiori riserve auree saranno quelli dominanti. Per questo hanno voluto azzerare l’Italia. L’obiettivo è quello di farci cedere il nostro oro che è comunque al 4° posto al mondo. Speriamo di resistere. Gli USA al pimo posto. La Cina e la Russia hanno iniziato dieci anni fa a comprare tutto l’oro che viene prodotto. Non lo hanno comprato per rivenderlo. Lo hanno comprato perché vogliono giocare da protagonisti.

L’oro quindi tornerà ad avere il suo ruolo da protagonista nel nuovo sistema economico. Questo anche perché essendo l’oro scarso per natura, impedirà all’economia di espandersi in modo esponenziale creando questo genere di squilibri e fornendo una solida base su cui ripartire in modo più sostenibile, il che concorda anche con i dettami “green” che vanno tanto di moda. Abituiamoci a tutto questo e calcoliamo bene i nostri passi per uscire incolumi dalla “bassa marea” che caratterizzerà i prossimi anni. Ci sarà un assestamento da qui al 2025. Poi un lento incedere fino al 2032. Quindi: questa è la nuova realtà: more with less! Bisogna fare di più con meno. Aguzzare l’ingegno e darsi da fare. Sennò ci sarà il reddito di sussistenza statale e la lenta morte in un angolo, fuori dai giochi.

FONTE: https://andreacecchi.substack.com/p/il-virus-giusto-al-momento-giusto?utm_source=substack&utm_campaign=post_embed&utm_medium=web

Le nuove armi finanziarie dell’Occidente

Lungi dall’essere utile in qualche modo all’ambiente, la COP26 è solo una conferenza che ha il compito di mettere in atto le nuove armi finanziarie dell’Occidente: imporre ai Paesi del terzo-mondo investimenti a zero emissioni di carbonio.

Nuove armi si stanno aggiungendo all’arsenale delle politiche economiche e finanziarie dell’Occidente. Per comprenderne la natura e portata, occorre partire da quelle sinora usate: le sanzioni – compresa quella più pesante, l’embargo – attuate soprattutto da Stati uniti e Unione europea contro interi Stati, società e persone.

Fondamentale è comprendere il criterio con cui vengono decise: Usa e Ue decretano a loro insindacabile giudizio che uno Stato o altro soggetto ha commesso una violazione, stabiliscono la sanzione o l’embargo totale, e pretendono che gli Stati terzi lo rispettino, pena ritorsioni.

Nel 1960 gli Stati uniti imposero l’embargo a Cuba che, liberatasi, aveva violato il loro «diritto» a usare l’isola come proprio possedimento: il nuovo governo nazionalizzò le proprietà delle banche e multinazionali Usa che controllavano l’economia cubana.

Oggi, 61 anni dopo, l’embargo continua, mentre le compagnie Usa richiedono rimborsi per miliardi di dollari. Nel 2011, in preparazione della guerra Usa-Nato contro la Libia, le banche statunitensi ed europee hanno sequestrato 150 miliardi di dollari di fondi sovrani investiti all’estero dallo Stato libico, di cui successivamente è sparita la maggior parte.

Nella grande rapina si è distinta la Goldman Sachs, la più potente banca d’affari statunitense, di cui Mario Draghi è stato vicepresidente. Nel 2017, in seguito a nuove sanzioni Usa contro il Venezuela, sono stati «congelati» dagli Usa beni per 7 miliardi di dollari e sequestrate 31 tonnellate d’oro depositate dallo Stato venezuelano presso la Banca d’Inghilterra e la tedesca Deutsche Bank.

Su questo sfondo si colloca la nuova, colossale operazione finanziaria lanciata dalla Goldman Sachs, la Deutsche Bank e le altre grandi banche statunitensi ed europee. Apparentemente speculare a quella delle sanzioni, essa prevede non restrizioni economiche o sequestro di fondi per punire i paesi giudicati colpevoli di violazioni, ma la concessione di finanziamenti a governi e altri soggetti virtuosi che si attengono all’«Indice ESG: Ambiente, Società, Governance».

Scopo ufficiale dell’Indice ESG è stabilire le norme per evitare l’imminente catastrofe climatica annunciata dalla Conferenza di Glasgow, per difendere i diritti umani calpestati dai regimi totalitari, per assicurare il buon governo sul modello delle grandi democrazie occidentali. A fissare tali norme sono soprattutto il Dipartimento di stato Usa, il World Economic Forum, la Rockfeller Foundation, la Banca Mondiale, affiancati con ruolo subalterno da alcune organizzazioni Onu. La massima garanzia per i diritti umani è rappresentata dal Dipartimento di stato Usa, il cui embargo all’Iraq con l’avallo Onu provocò, nel 1990-2003, un milione e mezzo di morti tra cui mezzo milione di bambini.

L’operazione finanziaria si concentra sul cambiamento climatico: la Conferenza Onu di Glasgow ha annunciato, il 3 novembre, che «la Finanza diventa verde e resiliente». Nasce la Glasgow Financial Alliance for Net Zero, cui hanno aderito da aprile 450 banche e multinazionali di 45 paesi, la quale si impegna a «investire nei prossimi tre decenni oltre 130 trilioni (130 mila miliardi) di dollari di capitale privato per trasformare l’economia fino a zero emissioni nel 2050». I capitali vengono raccolti attraverso l’emissione di Green Bond (obbligazioni verdi) e investimenti effettuati da fondi comuni e fondi pensione, in gran parte con i soldi di piccoli risparmiatori che rischiano di ritrovarsi in una ennesima bolla speculativa.

Ormai non c’è banca o multinazionale che non si impegni a realizzare le zero emissioni entro il 2050 e ad aiutare in tal senso i «paesi poveri», dove oltre 2 miliardi di abitanti usano ancora la legna quale unico o principale combustibile [1]. Solennemente impegnata per le zero emissioni è anche la compagnia petrolifera anglo-olandese Royal Dutch Shell che, dopo aver provocato un disastro ambientale e sanitario nel delta del Niger, si rifiuta di bonificare le terre inquinate.

Così, in attesa delle zero emissioni, gli abitanti continuano a morire per l’acqua inquinata dagli idrocarburi della Shell.

Fonte
Il Manifesto (Italia)

[1COP 26: rinverdire la Finanza?”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti,
Rete Voltaire, 9 novembre 2021.

FONTE: https://www.voltairenet.org/article214637.html

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

L’ordine mondiale tripartito e la guerra mondiale ibrida

di Dmitry Orlov, pubblicato con il permesso dell’autore

Il generale Mark Milley, il più alto ufficiale militare americano, ha recentemente reso pubblica una sua rivelazione: il mondo non è più unilaterale (con gli Stati Uniti come indiscusso egemone mondiale) o bilaterale (come lo era con gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica simmetricamente bilanciandosi a vicenda in un intimo tango di reciproca distruzione assicurata). Ora è tripartito, con tre grandi potenze – Stati Uniti, Russia e Cina – che entrano in una “guerra tripolare”. Questo è il termine esatto che si dice abbia usato all’Aspen Security Forum il 3 novembre 2021.

Questo sembra strano, dal momento che né la Russia né la Cina sono desiderose di attaccare gli Stati Uniti mentre gli Stati Uniti non sono in condizione di attaccare nessuno dei due. Gli Stati Uniti sono appena stati sconfitti in un conflitto ventennale contro un avversario di quart’ordine (l’Afghanistan, cioè) nel modo più umiliante possibile, abbandonando 80 miliardi di dollari di materiale bellico e abbandonando migliaia dei suoi fedeli servitori in un ritiro frettoloso che ammontava a una rotta. Sta per subire un destino simile in Siria e in Iraq. La sua marina è stata appena umiliata in una piccola scaramuccia con gli iraniani per una petroliera. Chiaramente, gli Stati Uniti non sono in grado di attaccare nessuno.

Quindi cosa potrebbe voler dire Milley? Potrebbe non sembrare intelligente, ma è l’uomo più potente del Pentagono. Certo, Milley-Vanilley potrebbe essere solo un ubriacone davanti a qualche stupida musica che esce dalla Casa Bianca (che è attualmente rifornita di alcuni imbecilli scelti). Questo avrebbe senso, dal momento che durante la sua carriera Milley ha accuratamente evitato tutto ciò che sapeva di effettiva azione militare e quindi portava in sé la possibilità di una sconfitta, scegliendo invece di concentrarsi su cose come la produzione di un rapporto sull’impatto del cambiamento climatico sull’esercito americano .

Ecco Milley catturato durante uno dei suoi momenti più orgogliosi, in piedi accanto al generale russo Valery Gerasimov, che ha visto il combattimento e la vittoria come comandante durante la seconda guerra cecena. Gerasimov fu quindi l’autore della dottrina della guerra ibrida della Russia (la Dottrina Gerasimov), che consente di raggiungere obiettivi strategici e politici con mezzi non militari ma con il supporto militare e la segretezza, la disciplina, il coordinamento e il controllo di tipo militare. In confronto, il nostro generale Milley è una specie di generale ritagliato in cartone, con un filo che fa muovere la mascella inferiore su e giù portandolo in qualche posto all’interno della palude di Washington di think tank politici e lobbisti dell’industria della difesa.

La Dottrina Gerasimov ha una strana somiglianza con la dottrina cinese della guerra illimitata, indicando che Russia e Cina si sono armonizzate nelle loro strategie difensive. Queste dottrine sono progettate per amplificare i vantaggi naturali della Cina e della Russia, mettendo gli Stati Uniti in uno svantaggio massimo. Non è immediatamente chiaro se Milley sia in grado di comprendere tali questioni; al contrario, è probabile che la sua sicurezza sul lavoro e il suo percorso di carriera dipendessero in modo critico dalla sua incapacità di capire qualcosa al di sopra del suo grado di retribuzione. Tuttavia, poiché si dà il caso che sia il portavoce dell’intero disordine empio, dobbiamo almeno provare a prendere le sue parole per il valore nominale e provare a pensare a cosa potrebbe significare la sua “guerra tripolare”.

La dottrina russa della guerra ibrida e la dottrina cinese della guerra illimitata danno entrambe un vantaggio ai paesi con strutture di controllo rigide e centralizzate (Cina e Russia, cioè) mentre svantaggiano gravemente gli Stati Uniti, che hanno un’élite di potere diffusa e internamente conflittuale divisa tra due partiti e tra un sacco di agenzie governative ed enti privati ​​in competizione con molte opportunità di spionaggio, infiltrazione e fuga di notizie sia interni che esterni.

I vantaggi della Russia sono nelle armi avanzate contro le quali gli Stati Uniti non hanno contromisure, come missili ipersonici e sistemi di guerra radiofonica, e in un’enorme e solo parzialmente esplorata base di risorse, soprattutto di risorse energetiche. Il vantaggio della Cina risiede in una forza lavoro enorme e altamente disciplinata che produce una vasta gamma di prodotti che gli Stati Uniti devono importare continuamente per evitare che l’intera economia si arresti a causa di interruzioni della catena di approvvigionamento. D’altra parte, sia la Cina che la Russia si trovano in svantaggio nell’affrontare la macchina grande e ben oliata che gli Stati Uniti hanno sviluppato per la loro abituale ingerenza negli affari di altre nazioni e per minare la loro sovranità naturale. Una serie di meccanismi,

Le risposte cinesi e russe a questa minaccia sono quasi diametralmente diverse: mentre la Cina costruisce firewall e usa severi controlli sociali per contenere la minaccia, la strategia della Russia è di permettere all’infezione straniera di scatenarsi e di lasciare che il sistema immunitario innato della loro nazione crei anticorpi contro esso e neutralizzarlo. La Russia traccia le sue linee rosse alla propaganda del nemico apertamente comprata e pagata, che incita alla ribellione armata, alla difesa del terrorismo, alla propaganda della perversione sessuale tra i bambini, ecc. In questo modo, la Russia non può solo compensare questo svantaggio, ma trasformarlo in proprio vantaggio: mentre l’Occidente sta diventando sempre più antidemocratico e autoritario con la sua infinita correttezza politica, le esigenze di biodiversità sociale e la ricerca di una vita migliore attraverso l’accoppiamento non riproduttivo,

Perché concentrarsi su una guerra ibrida/illimitata invece di un vero e proprio conflitto nucleare o militare convenzionale tra Stati Uniti, Cina e/o Russia? Questo perché sia ​​il conflitto militare convenzionale che quello nucleare tra una qualsiasi di queste tre nazioni è una scelta folle e suicida, mentre coloro che sono incaricati di definire la strategia militare non sono specificamente selezionati per le loro tendenze suicide. Né la Russia né la Cina sono note per le loro guerre di aggressione, e mentre gli Stati Uniti sono estremamente noti per le loro tendenze omicide e violente (hanno effettuato 32 campagne di bombardamenti su 24 paesi dalla seconda guerra mondiale), sono fondamentalmente un bullo, che raccoglie solo su paesi deboli che non rappresentano una minaccia. Sulla base di informazioni pubblicamente disponibili, sia la Russia che la Cina sono ora molto più avanti degli Stati Uniti nello sviluppo di armi,

Nella migliore delle ipotesi, gli Stati Uniti lanciano un attacco che viene respinto con successo: bombardieri e razzi abbattuti, navi affondate, basi militari e strutture portuali statunitensi distrutte, forse anche i centri di comando e controllo statunitensi distrutti, come ha apertamente promesso Putin. Gli Stati Uniti si prostrano quindi alla mercé dei suoi avversari. Se la sua cooperazione lascia ancora a desiderare, una combinazione di deplorevoli, spregevoli, imponderabili e indecifrabili sarà organizzata quanto basta per fare un pasticcio sanguinoso di ciò che resta delle strutture del governo degli Stati Uniti e delle élite di potere, che saranno poi sostituite con un mantenimento della pace internazionale forza (come un caso ottimista) o semplicemente lasciato a persistere nel disordine durevole, nella miseria e nell’isolamento internazionale.

Lo scenario peggiore è la vecchia e stanca distruzione reciproca assicurata, l’inverno nucleare e la fine della vita sulla Terra, ma è improbabile per una serie di ragioni. Primo, della triade del deterrente nucleare statunitense solo la componente sottomarina rimane praticabile, e anche questa è piuttosto stanca. Nessuno dei missili Minuteman è stato testato con successo da molto tempo, e si tratta di missili balistici che, una volta terminata la fase di boost, seguono una traiettoria inerziale perfettamente prevedibile, rendendoli facili bersagli per i nuovi sistemi di difesa aerea della Russia. Dei Minutemen che riescono a uscire dai loro silos e lanciarsi in direzione generale della Russia o della Cina, non si sa quanti dei loro carichi nucleari esploderebbero effettivamente poiché questi sono tutti piuttosto vecchi e non sono stati testati da molto tempo o. Gli Stati Uniti non hanno più la capacità di fare nuove cariche nucleari, avendo perso la ricetta per produrre l’alto esplosivo necessario per farli esplodere. Ma questo potrebbe essere un punto controverso, dal momento che a questo punto è probabile che nessun missile balistico intercontinentale sia in grado di penetrare le difese aeree russe. Per quanto riguarda le difese aeree cinesi, è degno di nota il fatto che Russia e Cina abbiano integrato i loro sistemi di allarme rapido e che la Cina ora abbia quattro divisioni dei sistemi di difesa aerea S-400 Triumph russi e stia pianificando di aggiungerne altre.

Passando alla parte aerea della triade nucleare statunitense, il suo pilastro è ancora il Boeing B-52 Stratofortress, il più giovane dei quali ha quasi 60 anni. Naviga a 260 nodi a un’altitudine di 34000 piedi ed è l’opposto di furtivo, rendendo facile l’abbattimento a una distanza di diverse centinaia di chilometri. Poiché ciò lo rende perfettamente inutile per sganciare bombe, tutto ciò che rimane sono i missili da crociera, che volano a 0,65 Mach positivamente, rendendoli ancora una volta facili bersagli per le moderne difese aeree. Ci sono anche alcuni nuovi bombardieri stealth, pochissimi e, si è scoperto, non troppo furtivi, il che li colloca essenzialmente nella stessa categoria degli Stratofortress, e anche i missili da crociera che possono lanciare sono gli stessi vecchi subsonici.

Infine, ci sono i sottomarini nucleari strategici, che sono l’unica parte ancora praticabile della triade nucleare statunitense. Rimangono efficaci come deterrente e hanno la capacità di avvicinarsi per lanciare un attacco furtivo con buone probabilità che almeno alcuni dei missili attraversino le difese aeree, ma non possono sperare di ottenere intorno all’inevitabilità di ritorsioni che causeranno danni inaccettabili e fatali agli Stati Uniti continentali. Questo li rende inutili come arma offensiva.

Aggiungete a questo la dottrina nucleare aggiornata della Russia, secondo la quale qualsiasi attacco contro il territorio sovrano russo o gli interessi sovrani russi, sia convenzionale che nucleare, aprirebbe la porta a una rappresaglia nucleare, lanciata su avvertimento, e la solenne promessa di Putin di contrattaccare non solo contro il luoghi da cui viene lanciato uno sciopero ma contro i centri decisionali. Considerando che i missili russi sono ipersonici e raggiungeranno i loro obiettivi prima che quelli degli Stati Uniti raggiungano i loro, e che la Russia ha i mezzi per abbattere i missili statunitensi mentre gli Stati Uniti non sono in grado di abbattere quelli russi, se gli Stati Uniti dovessero lanciare un attacco, coloro che l’hanno lanciato sarebbero morti prima di poter scoprire se il loro attacco è riuscito a causare danni o se si sono semplicemente suicidati per niente.

Ci sono esperti che sono dell’opinione che una guerra mondiale possa scoppiare spontaneamente da un momento all’altro senza che nessuno lo desideri, proprio come il mondo è scivolato nella prima guerra mondiale a causa di una confluenza di infelici incidenti. Ma c’è una grande differenza: i dirigenti militari e civili delle parti in guerra nella prima guerra mondiale non avevano missili ipersonici puntati direttamente alla testa. Pensavano che la guerra sarebbe stata combattuta lontano dai loro palazzi, quartier generali e palazzi signorili. In alcuni casi si sbagliavano del tutto, ma questo era il loro pensiero in origine: perché non mettere alla prova la nostra abilità industriale sacrificando la vita di diversi milioni di inutili contadini?

Ora la situazione è ben diversa: qualsiasi provocazione sostanziale è un innesco automatico di autodistruzione e tutte le parti lo sanno. Naturalmente, ci saranno piccole provocazioni come la Marina degli Stati Uniti che si aggira nello stretto di Taiwan o nel Mar Nero vicino alle coste della Crimea, ma poi devono guadagnarsi da vivere in qualche modo. A loro volta, i russi e i cinesi periodicamente alzeranno un po’ la posta allontanandoli con un messaggio radiofonico dalle parole dure o qualche colpo sparato attraverso i loro archi. Ma entrambe le parti sanno quanto devono essere prudenti perché qualsiasi errore grave richiederà un’immediata deescalation e potrebbe comportare una grave perdita di faccia. E questo, come si suol dire, sarebbe peggio di un delitto: sarebbe un errore.

Le provocazioni di cui gli Stati Uniti sono ancora capaci rischiano di diventare sempre più deboli nel tempo. Gli Stati Uniti hanno perso la corsa agli armamenti sia contro la Russia che contro la Cina ed è improbabile che riusciranno mai a recuperare. D’altra parte, né la Russia né la Cina hanno la minima probabilità di attaccare gli Stati Uniti. Non c’è motivo per farlo, dato che possono ottenere ciò che vogliono – una graduale scomparsa dell’influenza degli Stati Uniti – senza ricorrere a un’azione militare su larga scala. Mantenere una forte posizione difensiva mentre proiettano il potere all’interno delle loro sfere di interesse in espansione sarebbe abbastanza per entrambi. Quindi, tutto ciò che resta per gli Stati Uniti è la guerra ibrida: guerra finanziaria sotto forma di sanzioni, stampa aggressiva di dollari e riciclaggio di denaro legalizzato su larga scala, guerra informativa giocata su Internet, guerra medica che utilizza nuovi agenti patogeni, farmaci e vaccini,

Se Milley ripone le sue speranze di poter provocare un conflitto tra Cina e Russia, è probabile che rimanga deluso. Questi due grandissimi paesi vicini sono sinergici. La Cina ha un’enorme capacità produttiva per produrre tutti i tipi di prodotti finiti, ma ha risorse naturali limitate, è insulare e ha una capacità limitata di interagire con il resto del mondo, tranne che attraverso il commercio e il commercio. La Russia, invece, dispone di risorse naturali pressoché illimitate ma, con una popolazione ridotta ma altamente istruita distribuita su un territorio vasto e alquanto inospitale, è costretta a concentrare i propri sforzi su alcuni settori strategicamente importanti come l’energia e le esportazioni alimentari, l’alta -sistemi d’arma tecnologici, energia nucleare, vaccini e prodotti ad alta intensità energetica come fertilizzanti,

Uno dei maggiori punti di forza della Russia è una capacità culturalmente radicata di comprendere persone di altre culture e di mantenere relazioni cordiali anche al di là di grandi divisioni culturali e linee nemiche. La Russia ha una capacità unica di offrire stabilità e sicurezza, sia attraverso un’attenta diplomazia sia offrendo sistemi di armi difensive avanzati. I cinesi stanno acquistando aggressivamente nelle economie di tutto il mondo, investendo in grandi progetti infrastrutturali per promuovere il loro commercio, ma a volte si trovano privi di finezza diplomatica e nella loro comprensione delle sensibilità locali, alienando i loro partner chiedendo direttamente una quota di controllo nei loro investimenti . I russi, d’altra parte, capiscono che devi almeno baciare una ragazza prima di offrirti di pagarle la retta universitaria.

Tale finezza tende ad essere interpretata come debolezza da certi occidentali che, nel corso di molti secoli di guerre fratricide e colonialismo genocida, sono stati condizionati a rispettare solo la forza bruta ea comprendere le relazioni solo in termini di dominio o sottomissione. Con l’improvvisa partenza degli Stati Uniti dalla scena mondiale, molte nazioni europee più piccole sono ora attivamente alla ricerca di un nuovo padrone che domini su di loro. È probabile che sia i cinesi che i russi li lasceranno delusi; mentre il commercio cinese e la sicurezza russa (compresa la sicurezza energetica) saranno in offerta, saranno da soli e costretti a guadagnarsi da vivere e i loro giuramenti di fedeltà cadranno nel vuoto. Gli europei dell’Est in particolare potrebbero trovare impossibile ingraziarsi nuovamente il mondo russo; i russi ne hanno avuto abbastanza di loro e della loro doppiezza. La loro altra opzione sarà quella di andare a lavorare per i cinesi.

Russia e Cina si completano a vicenda ed è più probabile che collaborino l’una con l’altra piuttosto che l’una contro l’altra nei loro rapporti reciproci e con il resto del mondo. Questo non è certamente il caso degli Stati Uniti, nei confronti della Cina o della Russia. Durante gli anni ’90 e gli anni zero, mentre la Cina si stava rapidamente trasformando nel centro manifatturiero mondiale mentre la Russia si stava riprendendo dalla battuta d’arresto che aveva subito il crollo sovietico, gli Stati Uniti sono stati in grado di posizionarsi come la nazione consumatrice indispensabile del mondo, reindirizzando un leone parte delle risorse mondiali e dei prodotti fabbricati per alimentare i suoi appetiti in cambio di dollari stampati (espropriando continuamente i risparmi mondiali esportando l’inflazione) e usando la minaccia di un’azione militare contro chiunque volesse sfidare questo accordo.

Eppure il generale Milley desidera combattere una guerra tripolare contro due poli che non si combattono e non si aspettano nemmeno uno scontro con gli Stati Uniti; vogliono solo che gli Stati Uniti facciano le valigie, tornino a casa e non oscurino più gli orizzonti intorno all’Eurasia. Come mi sono premurato di spiegare sopra, gli Stati Uniti non sono in grado di sfidare nessuno dei due o entrambi in un conflitto militare totale, o di rischiare di coinvolgerli in un modo che corri il rischio maggiore di provocarne uno. Cosa può fare una burocrazia gigante, tentacolare, generosamente finanziata, corrotta e disfunzionale in tali circostanze per giustificare la propria esistenza? La risposta è, credo, ovvia: impegnarsi in piccole marachelle, ovvero la guerra ibrida, ma così facendo si trova, come ho già spiegato, in svantaggio.

L’elenco delle piccole marachelle è lungo e rende la lettura noiosa. Il meglio che si può fare con esso è farne una commedia. Prendiamo, per esempio, l’imbroglio, degno del Decameron di Boccaccio, di Tikhanovskaya, la fata della cotoletta e presidente fantasma della Bielorussia, che di recente si è unita al club dei capi sostitutivi fasulli, insieme a Juan Random Guaidó, presidente fantasma del Venezuela, non essendo riuscito a prendere il potere da presidente bielorusso profondamente radicato Lukashenko, e che ora si sta raffreddando nella vicina Lituania. Avendo riconosciuto l’abietto fallimento della presa di potere di Tikhanovskaya, il dipartimento di Petty Mischef ha tentato di organizzare uno scandalo attorno a un velocista bielorusso durante le Olimpiadi di Tokyo, il cui nome è… Timanovskaya! Vedete, pensavano che nessuno si sarebbe accorto della sostituzione di un singolo carattere. Il piano fallì,

Ci sono stati altri tentativi, su scala molto più ampia, di piccole marachelle, ugualmente maldestri e altrettanto spettacolari nel loro fallimento.

1. C’è stato il tentativo di costringere il mondo intero a sottoporsi a un’incessante campagna di vaccinazione (in corso dal 2009) nel corso della quale un’interazione tra agenti patogeni geneticamente modificati e vaccini geneticamente modificati contro di loro sarebbe stata utilizzata per realizzare favolosi profitti per Big Pharma mentre contemporaneamente genocidia selettivamente la popolazione di alcuni paesi ostili o altrimenti indesiderabili. Risultato finale: la Cina ha ampiamente combattuto contro l’agente patogeno e ha prodotto il proprio vaccino, mentre la Russia ha prodotto diversi vaccini, il più popolare dei quali si è dimostrato sicuro ed efficace ed è stato trasformato in un importante centro di profitto esportando in 71 paesi e guadagnare alla Russia più entrate dalle esportazioni delle esportazioni di armi.

Nel frattempo, non solo i vaccini occidentali si stanno dimostrando efficaci per meno del 50% (molto meno di quelli di Johnson & Johnson), ma migliaia di persone stanno effettivamente morendo o si ammalano gravemente a causa loro. Più allarmante, i giovani atleti appena vaccinati muoiono di infarto proprio nel bel mezzo di una partita, dozzine di loro! L’unica risposta possibile da parte delle autorità, l’unica di cui sono capaci, è raddoppiare, richiedendo a tutti di vaccinarsi ancora e ancora. La strategia di marketing del “se il nostro prodotto ti fa star male, te ne daremo di più” non è quasi mai efficace e, a tempo debito, sta producendo una ribellione aperta in molti luoghi, chiudendo intere industrie e generalmente creando scompiglio con le società ed economie. Missione compiuta!

2. C’è un tentativo in corso di costringere i paesi di tutto il mondo a pagare una tassa sul carbonio per le loro emissioni di carbonio mentre quelle nazioni che si impegnano nel culto del carico di costruire capacità di generazione solare ed eolica ne sono esentate. Un sacco di costosi modelli climatici facevano ronzare i supercomputer e venivano convocate conferenze internazionali sul clima, in cui le persone potevano torcersi le mani e crogiolarsi in una sdolcinata autocommiserazione per l’immaginaria catastrofe climatica sempre incombente. Ma poi è arrivata una grossa complicazione: sia la Russia che la Cina sono riuscite a volgere la situazione a loro vantaggio. Nel caso della Cina, il caso è semplice:

Nel caso della Russia, la situazione è ancora più semplice: dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica, la Russia è il paese più verde del mondo, che deriva la maggior parte della sua elettricità da nucleare e idroelettrico e gas naturale a basse emissioni di carbonio. . Ha anche il 20% delle foreste del mondo che, in caso di riscaldamento globale e aumento delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, si diffonderebbero rapidamente a nord attraverso la tundra verso il circolo polare artico, assorbendo quantità prodigiose di anidride carbonica. Pertanto, gli Stati Uniti, e il resto dell’Occidente con esso, hanno negoziato se stessi in un cul de sac di loro stessa creazione, essendo costretti a causare danni alle loro economie perseguendo politiche di decarbonizzazione sbagliate che nessuno avrebbe chiesto loro di perseguire altrimenti. Di nuovo, missione compiuta!

3. Ancora un altro tentativo di piccola malizia è nell’area dei diritti umani e della democrazia. La nozione di diritti umani individuali è stata schierata con successo contro l’URSS, deformando le menti di diverse generazioni di intellettuali russi a vergognarsi del proprio paese (e quasi completamente inconsapevoli di crimini molto più orribili contro l’umanità compiuti dall’Occidente collettivo). I cinesi, d’altra parte, sono stati a malapena influenzati dalla loro prospettiva tradizionale (confuciana o comunista che fosse) che bilancia privilegi e responsabilità e lascia pochissimo spazio a nozioni così frivole come i diritti universali individuali. Ma negli ultimi decenni i russi sono riusciti a farsi strada verso una comprensione più equilibrata della propria storia e una maggiore consapevolezza delle molteplici atrocità perpetrate da coloro che li avrebbero criticati. L’ipocrisia di coloro che userebbero tali tattiche è diventata lampante anche attraverso oltraggi come l’incarcerazione illegale di Julian Assange e l’esilio di Edward Snowden.

Anche la storia di Maria Butina, una persona spettacolare che ora è membro del parlamento russo, ha fatto impressione. È stata falsamente accusata di essere un agente straniero sulla base dell’ormai screditato Steele Dossier che il campo di Hillary Clinton aveva inventato per diffamare Donald Trump. Butina è stata imprigionata per 18 mesi, trascorrendo gran parte di quel tempo in isolamento (un trattamento che equivale alla tortura). È stata costretta a dichiararsi colpevole di un’accusa fasulla davanti a un giudice della corte dei canguri prima di essere rilasciata e autorizzata a tornare in Russia. Ha descritto il suo calvario in un best-seller e chiunque lo abbia letto ha assorbito, strada facendo, un messaggio importante: semplicemente non esiste una cosa come il sistema giudiziario americano. Uno dei motivi principali per cui Butina era stata scelta per tale trattamento aveva a che fare con il suo cognome, che differisce di un solo carattere da quello di Putin: c’è di nuovo quella sostituzione di un solo carattere! Con un nome così simile a quello di quell’orribile dittatore Putin, certo che sarebbe stata giudicata colpevole! Non sarei sorpreso se ci fosse un certo furfante ottuso nascosto nelle viscere della CIA o del Dipartimento di Stato che escogita queste idee strampalate scansionando documenti alla ricerca di nomi dal suono simile.

Per quanto riguarda la democrazia, il concetto è valido ma si applica in modo diverso a ciascuna nazione, in base ai suoi valori e tradizioni unici, ma l’immagine che ne è stata fornita negli Stati Uniti, dove circa la metà dell’elettorato ritiene di essere stato truffato durante le ultime elezioni presidenziali , o l’UE, che è dominata da nessuno pomposi non eletti alla Commissione europea, o il modo in cui è stata applicata erroneamente in Afghanistan, Iraq e altre nazioni invase e distrutte dall’Occidente, ha fatto molto per screditare il concetto. Joe Biden, che ora sta lavorando per convocare un’assemblea virtuale di nazioni che ritiene democratiche, facendo una lista e controllandola due volte, assicurandosi di escludere chiunque non ritenga sufficientemente democratico,

L’immagine che vi lascerò è quella di un aereo da trasporto pilotato dal demente Joe Biden e co-pilotato da quella stupida ridanciana di Kamala Harris, con un certo numero di leader di nazioni apparentemente democratiche (che non sono riusciti ad assorbire la lezione dell’Afghanistan) aggrappati al suo carrello di atterraggio, e con il generale Millie-Vanillie seduto nella stiva che pulisce la sua pistola, pronto a combattere la terza guerra mondiale sia contro la Russia che contro la Cina.

FONTE: http://thesaker.is/the-tripartite-world-order-and-the-hybrid-world-war/

 

 

USA: Omicidi ai massimi da 24 anni

Novembre 19, 2021 posted by Giuseppina Perlasca

 

A metà del 2020, stava già diventando chiaro che gli Stati Uniti stavano vivendo un picco di criminalità. In effetti, a metà anno, numerosi media stavano già segnalando un notevole aumento degli omicidi in un certo numero di città. Era chiaro che se poi le tendenze attuali fossero continuate, i tassi di omicidi negli Stati Uniti avrebbero raggiunto livelli che non si vedevano da oltre un decennio.

Con i dati dell’intero anno per il 2020 ora disponibili sul rapporto dell’FBI sul crimine negli Stati Uniti, possiamo vedere che quelle previsioni erano giuste. Secondo il rapporto, il tasso di omicidi negli Stati Uniti è salito a 6,5 ​​per 100.000 nel 2020, che è il tasso più alto registrato dal 1997, un massimo da ventiquattro anni, cioè dal 1996

Inoltre, l’aumento dal 2019 al 2020 è stato uno dei maggiori aumenti che gli Stati Uniti hanno sperimentato in novant’anni. Per aumenti simili in un periodo di tempo altrettanto breve, dobbiamo tornare agli anni ’60 o addirittura agli anni ’40.Si tratta di un evento abnorme. Se la tendenza rimanesse tale avremmo un rigurgito di violenza tale da riportare il tasso di omicidi ai valori degli anni ’70.

Resta da vedere, tuttavia, se si tratta di un picco temporaneo o parte di un trend più lungo. Nel primo caso vedremo il tasso di omicidi scendere a valori molto più bassi, come 5 per 100 mila abitanti. Allora i fattori scatenanti sarebbero stati i lockdown da covid o il movimento BLM e le sue proteste.

Se questo calo non vi fosse dovremmo trovare le vere motivazioni alla situazione. Alcune ricerche storiche rivelano che, alla base di forti aumenti negli omicidi, possono esserci:

  • una delegittimazione dell’autorità politica;
  • un mutamento sociale o demografico, forte, come con l’esplosione di tassi di omicidio negli USA nel 1945, con il ritorno dei soldati a casa;
  • fattori di carattere economico.

Storicamente il primo fattore appare più rilevante. Ad esempio il boom degli omicidi alla fine degli anni sessanta sembra legato a movimenti di contestazione molto forti che volevano sovvertire il potere costituito. Lo stesso può dirsi per i picchi di omicidi della Francia del XIX secolo. La cura per un questi scoppi di violenza è sociale etica ed economica: una maggiore solidarietà sociale, il superamento delle barriere razziali, il sentirsi parte di un’unica comunità in crescita. Tutte cose che però sembrano lontane dagli obiettivi politici dei partiti USA attuali.

FONTE: https://scenarieconomici.it/usa-omicidi-ai-massimi-da-24-anni/

 

 

 

Xi Jinping ha la mascella di vetro. E gli Usa non la stanno colpendo

Di Bradley A. Thayer

Un grande pugile può incassare un pugno. Nel caos della politica internazionale, anche gli Stati e i loro leader devono essere in grado di farlo. Ma non si sa ancora se Xi Jinping possa farlo.

Come un pugile con la mascella di vetro, Xi Jinping, in quanto leader del Partito Comunista Cinese (Pcc), non può subire grandi colpi perché qualsiasi battuta d’arresto – una grande sconfitta diplomatica o militare – può introdurre la possibilità che il suo governo venga delegittimato.

L’abbiamo già visto succedere. All’alba della Guerra Fredda, il diplomatico statunitense George Kennan individuò una verità fondamentale sui regimi comunisti nel «Long Telegram» del febbraio 1946. Mentre Kennan era di stanza a Mosca, percepì che la sconfitta – in quel caso l’incapacità dei bolscevichi di espandere la loro rivoluzione – provoca una mancanza di legittimità e, in definitiva, il fallimento del governo comunista.

L’eterna verità di Kennan sulla natura dei regimi comunisti si applica oggi a Xi. Mentre l’economia di Pechino rallenta, gli Stati Uniti devono negare al regime cinese la capacità di espandersi. Xi trae infstti profitto dalla serie di successi di cui il regime ha goduto in questo periodo, compresa la crescita economica e l’espansione territoriale. In effetti, viene da chiedersi: se gli Stati Uniti avessero resistito all’espansione del regime cinese anni prima, il Pcc sarebbe stato in grado di sostenere il suo dominio?

Se Xi dovesse subire dei pugni, questo aggraverebbe le divisioni nella leadership del Pcc. La dirigenza del Partito temerebbe che la sconfitta porti alla perdita di legittimità del Pcc e coglierebbe l’opportunità di liberarsi di Xi. Sconfitte o gravi battute d’arresto nelle sue ambizioni globali potrebbero portare a una sfida tra il Pcc o l’Esercito di Liberazione Popolare (Pla) e la leadership di Xi.

Se Xi dovesse perdere il potere, verrebbe introdotta la possibilità di un cambiamento politico significativo in Cina. Un tale cambiamento presenterebbe grandi incognite, ma ci sarebbe l’opportunità per i cinesi di liberarsi dalle catene del Pcc, andare oltre il suo dominio e consentire il governo democratico in Cina.

Questo futuro positivo per il popolo cinese dipende dalla resistenza degli Stati Uniti al regime cinese, una resistenza da ottenere con tutti i mezzi a disposizione. Fermare l’espansionismo di Pechino richiede chiaramente una presenza militare ampliata degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico, lavorando in collaborazione con i principali alleati come Australia, India, Giappone e Taiwan. La conquista del Mar Cinese Meridionale da parte del regime cinese deve essere annullata, Taiwan dev’essere protetta e ulteriori tentativi di espansione contro l’India o altri Stati devono essere fermati. Ma è importante anche la guerra politica: identificare e fermare gli sforzi del Pcc per influenzare la politica interna degli Stati Uniti e dei suoi alleati, mentre contemporaneamente far avanzare la risposta dell’Occidente in Cina e nel mondo.

L’ideologia dell’Occidente è la sua arma più potente contro Xi e il Pcc: la libertà e la democrazia sono alternative superiori al governo corrotto del Pcc, alla politica oppressiva, agli abusi endemici dei diritti umani e all’economia predatoria. Inoltre, i progetti di infrastrutture economiche come la Belt and Road Initiative (Bri) devono essere contrastati e cooptati. Per cominciare, gli Stati Uniti e gli alleati devono insistere affinché i Paesi alle estremità della Bri neghino l’ingresso alle merci prodotte dal lavoro forzato in Cina, in particolare dai musulmani nello Xinjiang, o da aziende che hanno qualsiasi associazione diretta o indiretta con chi traffica queste merci o prodotti.

Il piano del regime cinese è chiaro: dominio attraverso l’espansione delle sue forze armate, ma anche progresso diplomatico, economico e tecnologico simultaneo. Il suo successo, e quindi il governo di Xi, richiede che non vi sia alcuna contromossa efficace da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Xi e il Pcc devono essere sconfitti negando loro i successi e sfidandoli direttamente. Ma gli Stati Uniti devono sviluppare una strategia di vittoria. Questa sarà multiforme, ma deve includere il prendere di mira la legittimità di Xi come leader e il regime stesso del Pcc. La formulazione di una strategia di vittoria sulla Cina è la responsabilità più alta e più urgente della leadership statunitense e alleata.

Per troppo tempo, le politiche occidentali di accomodamento hanno incoraggiato Xi, i suoi predecessori e la crescita continua del potere cinese. Gli Stati Uniti hanno ancora tempo per agire, ma questa finestra si sta chiudendo. Più si asseconda Pechino, più velocemente si chiuderà la finestra. Per quanto deplorevole, il confronto diretto con il regime cinese è l’unica opzione necessaria e disponibile perché gli Stati Uniti annullino le ambizioni di Xi.

Se gli Stati Uniti vogliono mantenere la loro posizione di Paese dominante, la leadership statunitense e quella alleata devono capire che possono e devono vincere la sfida posta dal Pcc. Gli Stati Uniti hanno molti vantaggi rispetto alla Cina, inclusi i loro principi politici, la popolazione dinamica, una società aperta, un’economia duttile e innovativa, lo Stato di diritto e bassi livelli di corruzione, le sue università e il settore finanziario, la potenza militare, la solida comunità di intelligence, l’acume diplomatico e la rete mondiale di alleanze. La Cina ha notevoli vantaggi, sicuramente, e devono essere controllati, eguagliati o superati.

Fondamentalmente, l’amministrazione Biden deve seguire la politica cinese dell’amministrazione Trump e concludere che la concorrenza è il percorso corretto di azione e che una vittoria degli Stati Uniti è possibile.

Gli Stati Uniti devono affrontare con decisione la minaccia del regime cinese. Ciò include, in primo luogo, tracciare la rotta verso la vittoria; secondo, riconoscere pubblicamente che il Pcc non è solo una minaccia, ma è il nemico degli Stati Uniti e dei suoi alleati; e terzo, mobilitare la resistenza.

Non definire il Pcc un nemico degli Stati Uniti per paura di peggiorare l’attuale guerra fredda non ostacola la sfida del regime cinese; anzi, la aiuta perversamente. Nella storia degli Stati Uniti, le grandi vittorie strategiche erano ancorate a una chiara comprensione del motivo per cui gli americani stavano combattendo il conflitto e perché gli Stati Uniti lo avrebbero vinto. Come riconobbe Kennan, se il tuo nemico è un regime comunista, allora il Partito avrà paura della propria presa sul potere.

Insomma, il nemico ha una mascella di vetro. Pertanto, resistere alle sue depredazioni e alle sue offese non è solo la giusta scelta morale, ma anche la strategia vincente.

 

Bradley A. Thayer è un membro fondatore del Committee on Present Danger China ed è coautore di «How China Sees the World: Han-Centrism and the Balance of Power in International Politics».

Le opinioni espresse in quest’articolo sono sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Xi Jinping’s Rule Is Contingent on a Weak US Response

Epoch Times Italia 2021
FONTE: https://www.epochtimes.it/news/xi-jinping-ha-la-mascella-di-vetro-e-gli-usa-non-la-stanno-colpendo/

 

 

POLITICA

Come è cambiata la nostra società dalla pandemia?

Elisabetta Vinci – 22 novembre 2021

 

Sembra passata una eternità dalla approvazione del primo DPCM decretato da Conte.  Eppure, siamo ancora in piena emergenza sanitaria nonostante la distribuzione capillare dei vaccini.  Ma come è cambiata la nostra vita? C’è chi ancora lavora da casa propria, c’è ancora l’obbligo della mascherina, l’obbligo del lasciapassare “verde”., le distanze di sicurezza, gli orari, i controlli ossessivi, le multe durissime …

Forse, inconsciamente, è stato l’obbligo di rimanere chiusi in casa che ci ha causato una esasperazione tale dal dover assolutamente uscire da quelle quattro mura, oltre a sentire la crescente necessità di manifestare? Si fanno dimostrazioni contro il lasciapassare “verde”, contro i NOVAX, i No al fascismo. Ma, proprio su questa tendenza al sommovimento sociale pacifico che mi soffermo a riflettere sul fatto che dove si manifesta, si vince!

Scendono in piazza a Roma contro il fascismo (come se esistesse ancora) due giorni prima delle elezioni amministrative a Roma, durante un silenzio elettorale. Le elezioni vengono vinte da Gualtieri presente in quella stessa manifestazione. A Trieste manifestazione contro l’obbligatorietà del green pass e l’unico partito che è contrario al green pass, è Fratelli d’Italia, unico partito anche ad essere in opposizione. A Trieste Fratelli d’Italia vince le elezioni amministrative. E allora, sarà dunque anche la mia curiosità innata per la psicologia, l’affascinante mondo della psiche, del conscio e dell’inconscio, il famoso esempio dell’iceberg, di James Joyce per il quale tutto ciò che è sopra il livello del mare è il conscio, tutto ciò che è al di sotto il livello del mare, la parte più nascosta è l’inconscio. E di nuovo mi domando: laddove si manifesta si vince?

Prendiamo ad esempio le amministrative a Roma. Il 3/4 ottobre i romani hanno potuto scegliere il sindaco di Roma. Al ballottaggio si vota del 17 e 18 ottobre vince Gualtieri. Ma vince davvero il PD, o vince l’assenteismo? Il voto, oltre ad essere un diritto è un dovere di senso civico, liberale, è la forma fondamentale di democrazia. In un certo senso, la scelta di non recarsi alle urne è un gesto di ribellione, di anarchia. È comunque una forma di dissenso che non va sottovalutata!

Viene da domandarsi: gli italiani hanno bisogno di ribellione? Altra domanda è se la democrazia esiste realmente. La libertà è costituita dalla compresenza di obblighi e di diritti? Mussolini, pur essendo un protagonista controverso, nella sua ultima lettera disse. ”io non ho inventato il fascismo, l’ho tratto dall’inconscio degli italiani”. E se fosse stato davvero così? Oggi chi, inventa cosa? E se oggi la vittoria della nazione fosse nella libertà di poter manifestare, la voglia di farsi sentire più di quanto non si faccia con una matita in mano dentro una cabina elettorale?

Io sono convinta che l’unica forma di ribellione sia l’uso della matita dentro la cabina elettorale esercitando la vera forma di democrazia che è il potere di scegliere. Probabilmente, quando sarà la democrazia a scendere in piazza, allora tutti avremmo la sfida al possesso della libertà: un obiettivo che da troppi mesi stiamo perseguendo! Nella nostra Costituzione è previsto il diritto ad esprimere liberamente le proprie opinioni, sia pure in modo costruttivo! Uniamoci, amiamoci in un’unica bandiera recita il nostro inno nazionale. Eppure, guardando i tg, leggendo i giornali i toni sono da guerra civile dove ci si divide su tutto!  Argomenti conflittuali sono tuttora il vaccino: chi esprime dissenso sul lasciapassare “verde” viene considerato un appestato e un nemico da abbattere perfino se è vaccinato.

Siamo imprigionati dentro una bolla cognitiva basata sull’emergenza eterna e sulla paura estesa a quasi tutta la popolazione. Nessuna autorità istituzionale politica e gestionale vuole prendersi la responsabilità di determinare la scadenza di questo caos.

Quanto appena detto non ci deve far dimenticare che l’obiettivo è uno solo! LIBERTA’. Libertà di dissentire, di dubitare.

Il dissenso onesto salva la democrazia!

Elisabetta Vinci, Opinionista.

Nata a Roma nell’agosto 1984, libera professionista con l’obiettivo di diventare imprenditrice.

Amante degli animali, del mare, delle passeggiate al centro di Roma, ama la buona cucina, il buon vino, soprattutto se il tutto è accompagnato dalle amicizie, quelle vere, e ama scrivere.

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

Addio auto elettrica: schiaffo a Davos e ai Re del Covid

Se a Trieste contro i portuali sono bastati gli idranti, a Rotterdam la polizia ora s’è messa a sparare sui manifestanti. Contrari all’adozione dell’ennesimo lockdown in arrivo, gli olandesi contestano il fallimento delle politiche Covid: l’83% della popolazione, nei Paesi Bassi, ha ricevuto ben due dosi – inutili, evidentemente – del siero genico sperimentale che i media chiamano ancora “vaccino”. L’ultimo colpo di coda delle politiche “carcerarie” inaugurate nel 2020 col pretesto della sicurezza sanitaria – vedasi anche il caso dell’Austria, pronta a tornare a chiudere tutti in casa (contro il parere della stessa polizia austriaca) – avrebbe un preciso fondamento politico, reso evidente da un indizio: il tramonto dell’auto elettrica. Tradotto: la sbandierata emergenza climatica – concepita come “secondo step” dell’emergenza generale permanente – non starebbe funzionando, come spauracchio. Di qui il ricorso ai “tempi supplementari” della crisi-1, quella tuttora presentata come “pandemica”.

Crisi sanitaria ormai palesemente smascherata: finiscono all’ospedale solo i pazienti che non vengono curati tempestivamente, a casa. E i “vaccini genici” – in Italia imposti con il ricatto, dal governo Draghi – non fornirebbero nessuna particolare protezione, oltre a non limitare Auto elettricaaffatto la circolazione del presunto virus. Comunque, secondo Nicola Bizzi, siamo vicini alle battute finali della tragica commedia inaugurata quasi due anni fa: l’incubo – più politico che sanitario – sarebbe destinato a terminare, non appena l’Ema dovesse finalmente approvare l’adozione dei nuovi farmaci (operazione che, a quanto pare, vedrebbe la Francia in pole position). Ipotesi e riflessioni offerte da Bizzi e da Matt Martini nella trasmissione “L’Orizzonte degli Eventi”, con Tom Bosco e un ospite come Davide Rossi, autore di un esplosivo pamphet sul ruolo della Fabian Society nella sovragestione delle recenti politiche emergenziali.

E’ Matt Martini a porre l’accento sul freschissimo fallimento, a Glasgow, della conferenza Cop26 sul clima: nessun impegno vincolante, per i prossimi anni, grazie all’opposizione di paesi come Cina, India e Russia, indisponibili a recitare il copione “gretino” che punta il dito contro il riscaldamento, anziché sull’inquinamento, e in più imputa il “climate change” all’azione dell’uomo. Non solo: in assenza di vere innovazioni tecnologiche, Volskwagen e Stellantis – questa la grande novità – rinunciano ufficialmente alla riconversione elettrica dell’automotive, vera e propria bandiera della “rivoluzione green” progettata dall’élite finanziaria Matt Martiniche sogna la digitalizzazione totale del pianeta e il controllo definitivo su ogni aspetto della vita umana. Tra l’altro, l’adozione forzata dell’auto elettrica – rileva Martini – avrebbe posto fine al diritto alla mobilità, salvo che per i ricchi, dato l’altissimo costo dei veicoli elettrici.

Un vero e proprio bluff ecologico? Sono in molti, ormai, a sostenerlo: l’impatto ambientale di un veicolo elettrico (la produzione dell’energia necessaria a farlo muovere, senza contare la realizzazione e poi lo smaltimento delle batterie) sarebbe superiore a quello comportato dal tradizionale motore termico. Lo stesso Martini ricorda le posizioni assunte fin da subito da Toyota, contraria alla “rivoluzione” elettrica: costi immensi, senza una reale contropartita ambientale (se non per i grandi centri urbani: ma a che prezzo?). A ruota, è stata la Renault a chiarire che i costi dell’auto elettrica sarebbero stati letteralmente proibitivi: una vettura media sarebbe costata il doppio di un’auto tradizionale. Ora, la pietra tombale: i grandi costruttori europei (tedeschi, francesi e italiani) sembrano archiviare definitivamente l’auto elettrica, anche se l’Ue sperava di renderla pressoché obbligatoria entro il 2030. Per il cartello di Davos – osserva Martini – è la prima, storica sconfitta. E forse è anche per questo che, oggi, le pedine di quel club tornano a premere l’acceleratore sulla “dittatura sanitaria”.

FONTE: https://www.libreidee.org/2021/11/addio-auto-elettrica-schiaffo-a-davos-e-ai-re-del-covid/

Metaverso – La Matrix che viene?

di Roberto PECCHIOLI

Metaverso, l’innovazione tecnologica promossa da Mark Zuckerberg è una grande rivoluzione informatica ed economica che avrà ricadute profonde sulla percezione del mondo di milioni di persone. Va conosciuta, analizzata per farsene un’idea e tentare di formulare un giudizio. L’ uomo occidentale non si pone più domande: accetta di modificare la sua vita e la sua visione del mondo in nome della novità, programmaticamente positiva. Consumatore obbediente e compulsivo, segue la corrente e non aspetta che di partecipare al grande gioco proposto da Zuckerberg: metaverso, ovvero qualcosa che va oltre l’uni-verso e oltre il pluri-verso in cui tecnologie informatiche e politeismo dei valori hanno trasformato le nostre esistenze.

Le istituzioni sono in ritardo sulla corsa di Big Tech: abbozzano o sono in altre faccende affaccendate. Ciononostante, è necessaria una riflessione fatta soprattutto di domande, come interrogativo è il titolo proposto. Poche certezze: il metaverso di Zuckerberg diventerà parte della nostra vita, con il rischio per l’uomo comune di non essere più capace di distinguere il reale dal virtuale. La grande rete, i media sociali, l’interazione a distanza, lo stesso concetto di amicizia da remoto tra sconosciuti (amici su Facebook) pongono già interrogativi assai seri. In più, l’estensione della solitudine: tra didattica a distanza, telelavoro, distanziamento epidemico, la relazione concreta tra gli esseri umani diventa l’eccezione. Il metaverso supera le esperienze vissute finora e rischia di diventare la Matrix che viene.

Facebook non si chiamerà più cosi per diventare Meta.Il brand allude al concetto di metaverso, l’universo virtuale alternativo dove ogni utente costruisce una vita parallela in cui interagisce con altre persone. Si raggiunge la realtà aumentata (concetto del transumanesimo) attraverso Oculus, uno speciale occhiale tecnologico per realtà virtuale. In questo modo, lo schermo non separerà l’utente dal suo mondo alternativo, ma verrà integrato nella sua realtà corporea e sensibile. 

Non è ancora dato di sapere se il metaverso di Zuckerberg implichi un potere di alienazione maggiore di quello di televisione, videogiochi, reti sociali. Viviamo in un’epoca in cui la libertà viene venduta a buon mercato, se in cambio si ottiene sicurezza, comfort o intrattenimento. Ciò è diventato chiaro in questi due anni di pandemia, sebbene noi occidentali abbiamo acconsentito al progressivo aumento di misure di sorveglianza sin dall’11 settembre 2001. Siamo addormentati da mezzo secolo, presi tra i vincoli della vita quotidiana e la tendenza a disinteressarci della cosa pubblica per concentrarci sui piaceri della società dei consumi.

Uno dei grandi problemi dibattuti dai filosofi è: che cosa c’è di autentico in ciò che chiamiamo realtà? George Berkeley rispose che nulla di ciò che vediamo e sentiamo esiste al di là della nostra mente. Domande di questo tipo destano stupore in coloro che non hanno familiarità con il tema, ma il metaverso sembra dare ragione al pensatore irlandese.

Grazie a film come Matrix dei fratelli Wachowski, abbiamo iniziato ad affrontare dilemmi oggi assolutamente pertinenti. Un romanzo del 1992, Snow Crash, racconta di esseri umani che creano uno spazio virtuale in cui rifugiarsi da una realtà insopportabile. Può sembrare distante e distopico, ma è quello che già capita quotidianamente utilizzando Internet e le reti sociali. La creazione di mondi di fantasia e la capacità di immergerci in essi è ciò che ci distingue dagli animali; ci sono mille modi per farlo, leggere, dipingere, parlare, guardare film, ascoltare musica, essere creativi. Un esempio di realtà parallele sono i giochi di ruolo.

Il metaverso si prepara a oltrepassare tutte queste esperienze. Il rischio è rimanere intrappolati in un labirinto simile all’incubo di Brave New World, il “mondo felice” di Aldous Huxley. Immagina…che nel prossimo futuro quasi tutte le relazioni umane avvengano virtualmente. Non toccheremo o baceremo figli, fidanzate o amici. I nostri incontri sociali si svolgeranno attraverso il computer grazie agli occhiali “robotici” che ci trasferiranno in uno spazio virtuale dove incontreremo figli, mogli, amici o colleghi, naturalmente virtuali, rappresentati da un avatar, la copia in tre dimensioni.

Il metaverso di Zuckerberg non vuole essere un mondo fantastico, piuttosto una pseudo realtà alternativa in cui possiamo fare le stesse cose che facciamo nella vita sociale” aperta”, senza muoversi dalla stanza di casa nostra. I creatori assicurano che saremo in grado di proiettarci oltre i confini limitati dell’uni-verso e che ci sentiremo davvero presenti sia fisicamente sia mentalmente. Non è vero: continueremo ad essere ospiti di questo pianeta; non saremo in un universo alternativo e ingrandito, soltanto sul divano senza alcun contatto fisico, per di più oggetto di sorveglianza panottica. Eppure, molti crederanno alla realtà del metaverso, immaginando di comunicare, interagire con il resto dell’umanità e vivere altre vite, più piene, più belle, più soddisfacenti di quella “vecchia”.

Il nostro ambiente virtuale si riempirà di persone, luoghi, oggetti che non esistono e tuttavia sembreranno autentici. Cammineremo lungo la riva di una spiaggia senza sentire la brezza marina, né avvertire sulla pelle il calore del sole. Pranzeremo in un ristorante di Parigi, ma non assaggeremo il foie gras (virtuale), bensì il panino con la mortadella preparato nel piccolo mondo antico. Crederemo di ballare un valzer con la donna dei nostri sogni in una lussuosa sala viennese, noi che non invitiamo neppure il vicino di pianerottolo per un caffè. Sarà tutta una bugia. Una bugia virtuale, perché la realtà fisica non può essere evitata e l’uomo resta (ancora) un animale sociale.

Si può vivere una realtà immaginaria come quella narrata nel film La vita è bella di Roberto Benigni, in cui una famiglia ebrea è rinchiusa in un campo di concentramento e il padre riesce a convincere il figlioletto che si tratta di un gioco. Vuole proteggerlo dall’orrore, dalla tragedia e dalla morte che lo circondano. L’abile manipolazione della realtà si rivela una poesia d’amore paterno. Il metaverso di Zuckerberg non ha nulla di poetico: l’uomo di Facebook sta cercando di ampliare il suo impero, ottenere ulteriori informazioni sulle nostre vite e alimentare un nuovo colossale affare dalle immense ricadute antropologiche.

Tuttavia, è vano ripetere che è meglio vivere una realtà modesta e insoddisfacente che immergersi nella finzione con un casco, destinato a diventare prima una propaggine del nostro corpo (e della nostra anima) e poi a diventare il nostro “vero” io, il meccanismo fatato che trasforma il rospo in principe. Il problema- che diventerà dramma e talvolta tragedia- sarà tornare indietro, alla condizione iniziale, ovvero reale. Non ha torto qualche critico che paragona il Metaverso a Matrix. In effetti è peggio, poiché nel film le persone non erano condizionate ad accettare la loro schiavitù, ma vivevano dentro incubatrici dalla nascita alla morte. Trascorrevano le loro vite come nella caverna di Platone, la realtà virtuale era all’interno della mente senza possibilità di scelta.  Oggi moltissimi abbracciano con entusiasmo le loro catene.

Il Metaverso mira a creare una versione virtuale di quasi tutto, dalle interazioni sociali all’ l’istruzione, al commercio e all’intrattenimento. I più critici ipotizzano, non senza ragione, che l’inerzia dei recenti eventi sia stata influenzata da scenari elaborati dagli ideologi dell’élite globale, come quelli del Forum di Davos. Quelle forze non si fermeranno davanti a nulla per plasmare in profondità l’umanità. La crisi pandemica è stata sfruttata per attuare il programma di mantenere le persone imprigionate nelle loro case con il pretesto di prevenire un’altra pandemia e farci diventare “ecologici” per salvare il mondo.

Mangeremo insetti e carne artificiale nelle pause dell’esistenza virtuale. La realtà alternativa (alt-realtà) diventerà un sostituto per quasi tutte le forme di vita quotidiana. Le implicazioni sono profonde e meritano una riflessione.  Mano a mano che l’uomo si fonde con la macchina, diventa dipendente dal Metaverso. Chi ne ha il controllo (Zuckerbereg, Silicon Valley, il Deep State americano e occidentale) acquisirà un semi monopolio sull’ umanità “gestita”, che sarà sfruttato per espandere il potere di sorveglianza. Il video promozionale sul Metaverso spiega che i modelli di Internet della Cose (IoT) eseguiranno la scansione degli interni delle case di tutti. Saranno sempre connessi, ascoltando, osservando e archiviando tutto, per non parlare di alcune azioni che saranno segnalate da algoritmi di intelligenza artificiale.     

Il famigerato Grande Reset o Quarta Rivoluzione Industriale prevede la sostituzione di parte dell’umanità con le macchine. Ai più potrebbe essere fornito un modesto reddito di base universale. Il resto della popolazione dovrà adattarsi alla nuova economia della robotica e dell’intelligenza artificiale. Sull’esito a lungo a lungo termine dei cosiddetti vaccini (in realtà terapie geniche) nulla sappiamo. Che qualcuno, lassù dove “si puote ciò che si vuole” ne sappia di più?          

Questo futuro distopico sembra uscito da un incubo – forse stiamo esagerando-  ma qui entra in gioco il metaverso per fabbricare il consenso. Ci riuscirà fornendo intrattenimenti, distrazioni piacevoli con i suoi pluri-versi in continua evoluzione. Il rischio è che diventi un’arma assoluta per sorvegliare l’umanità. Per molti, paradossalmente, vivere virtualmente diventerà un sollievo, l’ultimo rifugio, il paradiso artificiale per sfuggire l’inferno reale. Sarà la vittoria finale di chi sta cambiando il primate superiore della specie homo sapiens sapiens per ridurlo a un animale da allevamento a numero controllato, il cui habitat sarà una stanza piena di apparati tecnologici e i cui sensi verranno sostituiti – gli entusiasti dicono aumentati- dagli occhiali che introducono nel metaverso.

La maggior parte delle persone ignora che undici paesi d’ Europa già utilizzano tecnologie di riconoscimento biometrico per monitorare i cittadini, con il pretesto di garantire la loro sicurezza. Tutto questo inquieta qualcuno ma lascia indifferenti i molti che si sono abituati ad amare le catene virtuali, sino a diventarne dipendenti: gli uomini addomesticati di cui parlava Eduard Limonov. Con Zuckerberg, viaggeranno soddisfatti attraverso i metaversi utilizzando una tecnologia che, incidentalmente, raccoglierà informazioni da tutto ciò che ci circonda.

Gli alieni siamo noi, i pochi che non ci vogliono stare. La scomunica di Meta per violazioni dei suoi standard politicamente corretti equivarrà a distruggere il trasgressore che non sarà capace di vivere a lungo fuori dal nuovo villaggio globale, virtuale e aumentato. Il Forum di Davos ha avvertito che non avremo più privacy. La generazione che crescerà immersa nel metaverso imparerà a vivere sorvegliata e a non violare i criteri e l’etichetta imposta dai gestori (i padroni universali), ciò che porterà a un pensiero autocensurato fin dall’infanzia.

Forse il nostro destino è simile a quello degli abitanti della Città di Smeraldo del Mago di Oz, in cui si indossavano sempre occhiali a lenti verdi, il Mago viveva isolato nella sala del trono senza mai farsi vedere da nessuno e comunicava nascosto dietro una tenda o celato da sofisticati costumi. Nel libro per ragazzi di L. Frank Baum, un tornado trascina la protagonista Dorothy dal Kansas nella città del Mago. Dopo infinite peripezie, la ragazzina convince il Mago a costruire una mongolfiera per tornare alle sue grigie praterie. Alla fine però parte solo il Mago e Dorothy è costretta a restare a Oz. In cambio di un po’ di realtà e di un pizzico di indipendenza da Matrix, ci resterà solo la solitudine del vecchio Uni-verso.

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/metaverso-la-matrix-che-viene/

 

 

E’ il vaccino che provoca il covid

In due mesi i contagi da Covid-19 tra gli operati sanitari – tutti vaccinati –  sono aumentati del 192,3%, passando dai 936 casi registrati il 14 settembre ai 2.736 del 14 novembre. Di questi, l’82% circa sono infermieri. A fare il punto sui contagi sono la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche e il sindacato degli infermieri Nursing Up, che hanno utilizzato i dati dell’Istituto superiore di Sanità.

IN VENETO SEMPRE PIU’ MORTI TRA I VACCINATI!
Marcello Pamio – 14 novembre 2021
Il Tg3 del Veneto inizia la diretta e casualmente dietro l’inviato spunta il carro funebre! Proprio un gran colpo di culo!
Il servizio è dedicato ad una RSA in provincia di Padova che ha visto 93 contagiati con cinque decessi (ovviamente tutti stravaccinati).
Il Veneto oggi ha 1029 casi di Covid con 7 decessi, ma la situazione è totalmente sotto controllo: in area medica i posti occupati da Covid sono il 4% e in terapia intensiva il 5%. Quindi dov’è questa emergenza? Esiste solo nel vuoto cosmico della scatola cranica dell’esperto enologo Luca Zaia, il quale ha avuto il coraggio di dire che si tratta di una “pandemia di NON vaccinati”. Dimostrando una volta per tutte che l’alcol non fa per niente bene!192-per-cento

Covid Lazio, D’Amato: “Terza dose al quinto mese e mascherina all’aperto”

16 novembre 2021

La richiesta dell’assessore alla Salute della Regione: “Ci stanno arrivando dei segnali che non ci piacciono. Vediamo troppi casi, anche gravi, tra chi è stato vaccinato sei mesi fa”

“Sembra un club di sadici che inventa nuove torture” (Luca Mussati)

 

Secondo un rapporto “Spiegel”, la Bundeswehr si sta preparando per un’emergenza corona a livello nazionale . Il tenente generale responsabile Martin Schelleis vuole mobilitare fino a 12.000 soldati per sostenere le cliniche e le autorità sanitarie. I militari dovrebbero quindi essere disponibili anche per test rapidi di vaccinazioni di richiamo davanti a case di cura e ospedali.
I ministri della salute verde del Baden-Württemberg (Manfred Lucha), dell’Assia (Kai Klose) e del Brandeburgo (Ursula Nonnemacher) chiedono il prolungamento dell’emergenza corona . “In considerazione dell’attuale dinamica del contagio e del carico sugli ospedali, che in alcune regioni sono già sull’orlo del sovraccarico assoluto, la situazione epidemica di portata nazionale dovrebbe essere prolungata”, si legge in un comunicato congiunto. “Se non c’è la maggioranza nel Bundestag per questo, noi paesi abbiamo bisogno di possibilità legali per poter decidere su ulteriori misure in caso di emergenza”, chiedono i politici verdi. Nonostante il crescente numero di contagi, l’emergenza Corona scadrà il 25 novembre, secondo i piani della prevista coalizione dei semafori.

14:40 – Il vicepresidente del FDP Wolfgang Kubicki si esprime contro l’aumento della pressione sulle persone non vaccinate . Questo non aiuta, dice allo “Spiegel”. In uno Stato di diritto tutto deve restare proporzionato. “Se anche le persone vaccinate sono a rischio di infezione, non devi peggiorare le condizioni delle persone non vaccinate. In termini di legge sulle infezioni, si tratta di evitare il pericolo, non di educare le persone a essere presumibilmente persone migliori”. Non ha degradato le persone non vaccinate a persone di seconda classe e ha dichiarato che erano responsabili della pandemia.

12:59 – Secondo un rapporto “Spiegel”, la Bundeswehr si sta preparando per un’emergenza corona a livello nazionale . Il tenente generale responsabile Martin Schelleis vuole mobilitare fino a 12.000 soldati per sostenere le cliniche e le autorità sanitarie. I militari dovrebbero quindi essere disponibili anche per test rapidi di vaccinazioni di richiamo davanti a case di cura e ospedali.

I ministri della salute verde del Baden-Württemberg (Manfred Lucha), dell’Assia (Kai Klose) e del Brandeburgo (Ursula Nonnemacher) chiedono il prolungamento dell’emergenza corona . “In considerazione dell’attuale dinamica del contagio e del carico sugli ospedali, che in alcune regioni sono già sull’orlo del sovraccarico assoluto, la situazione epidemica di portata nazionale dovrebbe essere prolungata”, si legge in un comunicato congiunto. “Se non c’è la maggioranza nel Bundestag per questo, noi paesi abbiamo bisogno di possibilità legali per poter decidere su ulteriori misure in caso di emergenza”, chiedono i politici verdi. Nonostante il crescente numero di contagi, l’emergenza Corona scadrà il 25 novembre, secondo i piani della prevista coalizione dei semafori.

Il vicepresidente del FDP Wolfgang Kubicki si esprime contro l’aumento della pressione sulle persone non vaccinate . Questo non aiuta, dice allo “Spiegel”. In uno Stato di diritto tutto deve restare proporzionato. “Se anche le persone vaccinate sono a rischio di infezione, non devi peggiorare le condizioni delle persone non vaccinate. In termini di legge sulle infezioni, si tratta di evitare il pericolo, non di educare le persone a essere presumibilmente persone migliori”. Non ha degradato le persone non vaccinate a persone di seconda classe e ha dichiarato che erano responsabili della pandemia.

qui sotto:

studio svedese uscito in ottobre su come la “spike” interferisce con la riparazione del DNA che si danneggi… e in sostanza predispone ai tumori…

 

La richiesta dell’assessore alla Salute della Regione: “Ci stanno arrivando dei segnali che non ci piacciono. Vediamo troppi casi, anche gravi, tra chi è stato vaccinato sei mesi fa

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/e-il-vaccino-che-provoca-il-covid/

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