RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 22 LUGLIO 2020

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RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 22 LUGLIO 2020

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

“Se la ragione provoca un impulso novello, occorre pure comprenderne la maniera; se poi essa, fatto cessare l’impulso si ferma, e il libero arbitrio consiste proprio in questo, esso allora non risiederà più nell’ambito dell’azione, ma se ne starà proprio nel regno dello spirito; e, in realtà, tutto ciò che sta nell’ambito dell’azione – anche se la ragione abbia il sopravvento – è una mescolanza e non può contenere, in purezza, il libero arbitrio.”
(Plotino, Enneade VI, 8, 39, 18, c. di V. Cilento, Bari, 1973, pag. 385)

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La redazione provvederà doverosamente ed immediatamente alla loro rimozione dal blog.

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SOMMARIO

Addio Italia, Conte ha prenotato la fine del sistema-paese
L’Italia è un “sorvegliato speciale”
Quella volta che l’Italia soccorse l’Olanda
Italiani generosi
ED ORA INIZIA IL GRANDE FRATELLO EUROPEO PER L’ITALIA. CONTROLLATI A VISTA E OBBEDIENTI VERSO LE RICHIESTE EUROPEE.
Epstein: nuovo sangue 
Canto XLV – With Usura
App di tracciamento, il Garante risponde alle faq
Prove tecniche di sovranità tecnologica europea?
USA ordinano alla Cina di chiudere consolato di Houston in 72 ore dopo incendio “sospetto”
Preda degli sceriffi del virus a 4 anni: lasciate vivere i bambini, lasciate vivere le persone
Paura e delirio sul MES
Inchiodati al vincolo esterno
Recovery Fund un Mes mascherato: “Richiederà riforme vigilate”
CORTE COSTITUZIONALE, NO ALLA SANZIONE AMMINISTRATIVA PER IL MANCATO PAGAMENTO DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO DEI FIGLI
Epidemia colposa e omicidio colposo plurimo: la procura di Roma apre un fascicolo contro Giuseppe Conte
Sindaco di Lampedusa: “Sorprende che Salvini venga adesso e non quando era ministro dell’Interno”
L’immigrazione è dannosa per l’ambiente
Finalmente l’Enac “blocca” l’aereo di Sea Watch. Ira dei “trafficanti umanitari”: “Basta con i controlli”
Sos per barcone alla deriva. Militari picchiati da migranti
Perché il futuro della Turchia non è in Occidente
Gli “anti” che non hanno paura di apparire polemici e scorretti
Lo scientismo come nuova religione

EDITORIALE

Quando il valore nasce da percorsi inediti

Manlio Lo Presti – 22 luglio 2020

Sappiamo che la diffusione delle opinioni, sia pure troppo sintetiche, troppo stilizzate e a rischio “retorica” e slogan,  si avvale dei ultradiscussi canali informatici che viaggiano nella Rete. Centinaia di esperti -precursore l’insuperato Marshall McLuhan (1) – ne discutono da decenni

Sappiamo che quando appena rilevato nasce da una società composta da individui sconosciuto fra loro al 99%.

Sappiamo che i messaggi sono sparati senza sosta e in numero esponenziale. Conseguenza: la loro lettura deve essere rapidissima e quindi si fnisce per leggere i titoli. La “mancanza di tempo” (2) è diventata il peccato originale della società che progressivamente di svuota di contenuti, impedisce il ricorso all’analisi e alla comprensione dei fenomeni circostanti letti ed interpretati dai più soccorrevoli stereotipi e/o pregiudizi. Entrambi sono il terreno di coltura dell’odio generato da polemiche e scontri senza senso e staccati dall’argomento di partenza.

Ebbene, nonostante la irrealtà della realtà (3), dentro la quale tutti ci siamo infilati, possono verificarsi creazioni di valore culturale nel momento in cui vengono pubblicizzzate inziative, monumenti, eventi culturali da parte di protagonisti generalmente ben lontani da tali mondi che spero aumentino di numero!

https://www.open.online/2020/07/19/bufera-ferragni-uffizi-direttore-maschilismo-snobismo-migliaia-visto-prima-volta-opere/

Faccio riferimento alla iniziativa della Chiara Ferragni, personaggio pubblico con ampio numero di attenti seguaci, che l’ha collegata al museo degli Uffizi. Il museo ha avuto un incremento verticale degli accessi da parte di quella parte di società giovanile genericamente al di fuori di contesti simili.

Il successo non ha evitato campagne di odio contro questa ragazza, ondate di invidia per qualcuno, di sconcerto per i molti che non hanno digerito tale virata. Prlarne è solo tempo sprecato. Questo è terreno dei sociologi, degli psicologi e degli psichiatri…

 TUTTO CIÒ PREMESSO

Un plauso alla iniziativa!

Che altri personaggi famosi facciano lo stesso per altri eventi di cultura.

Farà bene a tutti …

 

 

NOTE

1) https://www.lacomunicazione.it/voce/mcluhan-herbert-marshall/; http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaM/MCLUHAN_%20IL%20MEDIUM%20E%20IL%20MESSAGGI.htm

2) http://www.filosofico.net/esseresenzatempo.htm

3) https://gabriellagiudici.it/paul-watzlawick-la-realta-della-realta/

 

 

IN EVIDENZA

Addio Italia, Conte ha prenotato la fine del sistema-paese

Solo un demente può scambiare per un mezzo successo la catastrofe italiana sigillata dall’ultimo vertice di Bruxelles: il paese che fu di Mattei, Moro e Pertini torna a casa scondinzolando per aver “ottenuto” dai padroni d’Europa il permesso di spendere 200 miliardi di euro, ma solo se farà il bravo. Una parte di quei soldi, la fetta più grossa, li dovrà restituire: sono soltanto un prestito. L’altra parte è a fondo perduto, ma non certo gratis: per averla, il paese dovrà obbedire al padrone, rassegnandosi a tagliare il welfare e alzare (ancora) le tasse. Stiamo parlando di un paese che da tre decenni è in avanzo primario: lo Stato spende, per i cittadini, meno di quanto i cittadini gli versino sotto forma di tasse. Per inciso: il paese in questione ha l’acqua alla gola, dopo i tre mesi di folle blocco imposto all’economia da un governo di spettri, sorretto da partiti terrorizzati all’idea di affrontare le elezioni. Secondo Bankitalia, si profila un autunno allucinante: una famiglia su tre non saprà più come arrivare a fine mese. Si temono rivolte, e per questo il governo-fantasma ha nel cassetto la proroga dello stato d’emergenza, per poter imporre un nuovo coprifuoco come quello, delirante e suicida, già inflitto nella primavera peggiore della storia repubblicana col pretesto di un allarme sanitario mostruosamente manipolato.

Dettaglio tragicomico, di fronte all’immane disastro che si annuncia, il tempo che una parte del pubblico ancora spreca attorno a quella pericolosa nullità politica chiamata Giuseppe Conte, piccolo passacarte allevato tra i palazzi vaticani e le italiche Pertinibaronie universitarie, per poi essere sistemato – nel caso tornasse utile – nelle retrovie del movimento finto-giustizialista creato a colpi di “vaffa” dall’ex comico democristiano Beppe Grillo, presente (Bonino dixit) sul panfilo Britannia nel 1992 insieme a Mario Draghi e al gotha finanziario che puntava a spolpare il Balpaese, devastato dal ciclone Tangentopoli. Negli ultimi anni, l’Italia politica ha digerito comparse e prestanome al servizio di stranieri, rivoluzionari all’amatriciana e lacchè gallonati. Nomi pallidi, tutti, per politiche pallide: Veltroni e Renzi, Salvini, Letta e Gentiloni, fino agli inguardabili figuranti del grillismo di lotta e di poltrona. L’unico segno di vita, nell’Obitorio Italia, s’era intravisto all’esordio dei gialloverdi, con due richieste: Paolo Savona all’economia, e una timidissima espansione del deficit. Risultato: il “niet” dello Stato Profondo italo-europeo. Mesto ripiego, l’incresciosa insistenza sullo scandaloso business dei migranti, da cui lo sdegno “antirazzista” degli “antifascisti” (che dormivano, quando il neonazismo vero, finanziario – quello dei poteri forti – si sbranava il loro paese).

Ed è proprio su un’Italia agonizzante e trasformata in farsa – il derby deprimente tra Salvini e le Sardine – che è stata sganciata la bomba nucleare, la palingenesi antropologica del coronavirus. Forse gli apprendisti stregoni non erano così certi, di riuscire a trasformare gli uomini in topi. Il risultato ha superato ogni aspettativa: ancora oggi, si vede gente circolare all’aperto con il volto travisato dalla museruola raccomandata dall’Oms, e quindi dai suoi camerieri italiani travestiti da ministri. Se esistesse la macchina del tempo, sarebbe esilarante paracadutare in questa Italia personaggi del secolo scorso come Bettino Craxi, Giulio Andreotti, Enrico Berlinguer. Vivevano in un paese dove esistevano ancora leader e statisti, partiti, sindacati, editori puri, giornalisti. Era un paese vitale e invidiato, che arricchiva i cittadini stimolando l’economia col deficit, per creare servizi avanzati e realizzare infrastrutture strategiche. Aveva tare enormi: il divario Nord-Sud, l’elefantiaco para-Stato improduttivo, Napolitano e Berlusconila mafia, un’elevatissima corruzione e il record europeo di lavoro nero ed evasione fiscale. Quell’Italia era comunque la quinta potenza industriale del pianeta. Un paese rispettato, capace di stabilire relazioni speciali con gli arabi e con l’Urss, nonché di rivendicare la sua quota di sovranità in modo anche clamoroso, come a Sigonella.

Da trent’anni, l’Italia gira per l’Europa col cappello in mano (e il conto lo fa pagare innanzitutto agli italiani). Amato, Ciampi, Draghi, Prodi, Napolitano, Berlusconi, D’Alema, Letta: è lunghissimo l’elenco dei personaggi cedevoli, complici di poteri extra-nazionali o comunque proni allo stillicidio della spietata precarizzazione sapientemente imposta dal potere ordoliberista e mercantilista spacciato per Unione Europea. Un progetto pluridecennale, pianificato a tavolino a partire dal Memorandum Powell del lontano 1971 passando per il manifesto “La crisi della democrazia”, fino all’invenzione francese del tetto del 3% alla spesa pubblica e agli infernali trattati (Maastricht, Lisbona) che hanno segnato la condanna delle Conteeconomie sud-europee, in primis quella italiana. Colpo di grazia, il governo Monti e l’obbligo del pareggio di bilancio che annulla – di fatto – il ruolo dello Stato, riducendolo a mero esattore e rendendo carta straccia la Costituzione antifascista del 1948.

Ora siamo alle comiche finali: quel che ancora resta in piedi, dell’Italia, verrà divorato a stretto giro (leggasi: piano Colao) per far fronte agli impegni-capestro che “Giuseppi” ha appena contratto coi soliti strozzini, intenzionati a “finire il lavoro” cominciato trent’anni fa a bordo del Britannia. Con la differenza che oggi l’Italia è allo stremo: avrebbe bisogno, subito, di centinaia di miliardi; e invece vedrà solo briciole, col contagocce, a partire dal 2021. La catastrofe incombente, lungamente preparata con decenni di guerra sporca contro i diritti sociali (a proposito di antifascismo), ora rischia di far collassare il sistema-paese grazie al disastro planetario della gestione terroristica del Covid, in cui l’Italia ha offerto la peggior performance in assoluto: in percentuale abbiamo avuto più morti del Brasile, e siamo l’unica nazione industriale europea messa in ginocchio dalla mancanza di aiuti governativi. Col passare dei mesi, o forse soltanto delle settimane, sarà chiara a tutti la verità che i grandi media fingono di non conoscere: e cioè che da questo orrore si può uscire soltanto stracciando i trattati europei, a partire da Maastricht, e gettando al macero anche la cartaccia appena firmata dall’infimo Giuseppe Conte.

(Giorgio Cattaneo, “Addio Italia, Conte prenota la fine del sistema-paese”, dal blog del Movimento Roosevelt del 21 luglio 2020).

FONTE:https://www.libreidee.org/2020/07/addio-italia-conte-ha-prenotato-la-fine-del-sistema-paese/

 

 

 

L’Italia è un “sorvegliato speciale”

Il premier Giuseppe Conte e i giallorossi hanno ben poco da esultare per l’accordo raggiunto – con estrema fatica – sul Recovery Fund. Tracciando un parallelismo fra il Mes e il Recovery Fund, infatti, come riporta il Corriere della Sera, “le condizioni finanziarie sono simili, ma quelle politiche diverse: il Mes, che l’Italia per ora sta rifiutando, non richiede riforme; il Recovery Fund, che il governo non può rifiutare, ne prevede invece di molto precise. E vigilate da vicino”. E per mettere a punto le riforme chieste dall’Ue, il governo si affiderà all’ennesimo team di “esperti” che avrà il compito di redigere il “piano nazionale di ripresa e di resilienza”. “Sarà una delle priorità che andremo a definire in questi giorni, perché dovrà partire al più presto”, ha spiegato Conte. Infatti, il programma chiave del Recovery Fund è il Recovery and Resilience Facility (che dovrebbe attestarsi a 312,5 miliardi) da cui, secondo le cifre attuali, dovrebbero arrivare tra i 65 e i 70 miliardi di euro, il 60% dei quali nel biennio 2021-2022: soldi in cambio di programmi e riforme chiare. Non certamente contributi a pioggia.

Il debito pubblico preoccupa l’Europa

C’è inoltre un altro elemento importante che preoccupa l’Unione europea, da sempre: l’ammontare del debito pubblico italiano. Come riportato dall’agenzia Agi, alla fine dello scorso anno il nostro debito pubblico si attestava al 135% del Pil (in epoca pre-Covid dunque) e valeva circa 2.410 miliardi di euro. Alla fine del 2020, dopo aver fatto i conti con la crisi pandemica, probabilmente esploderà tra il 160% e il 170%. Secondo gli ultimi dati diffusi da Bankitalia, a maggio il debito pubblico è volato a 2.507,6 miliardi e ha registrato un nuovo massimo storico. Si tratta di un aumento di 40,5 miliardi rispetto ad aprile, quando fu pari a 2.467 miliardi. E su maggio 2019 l’incremento sale a 175,7 miliardi. Secondo gli europeisti, la colpa va fatta risalire ai governi del passato e a uno stile di vita che gli italiani non possono più permettersi. Ma è davvero così?

Le vere cause: l’ingresso nell’euro e l’austerità

Come riporta Italia Oggi, davvero interessante è lo studio di Clemens Fuest, direttore del prestigioso centro studi Ifo di Monaco di Baviera, che su Focus.de analizza le cause molteplici della mancata crescita economica dell’Italia. Parlando della crescita esponenziale del debito pubblico italiano, sostiene che le cause “sono molteplici, e mostrano tutte un collegamento alquanto debole con una politica di bilancio frivola”. Quanto ai fattori che hanno rallentato la crescita economica dell’Italia, lo studio ne cita diverse, che Italia Oggi ha riassunto così: ingresso nell’euro, politica fiscale restrittiva e austerità, sistema giudiziario che funziona lentamente specialmente se messo in parallelo con il funzionamento dei contratti, processi decisionali lenti nelle aziende e fuga dall’estero dei talenti. Se a questo si aggiunge il problema delle riforme, tutto lascia comprendere perché Roma è nel mirino tedesco.

Che fare ora, però? La patrimoniale come hanno suggerito altri economisti, sempre tedeschi? Fuest non è d’accordo: “Potrebbe avere effetti più sfavorevoli rispetto ad altre soluzioni ancora possibili, specie se limitata agli immobili. In ogni caso solleverebbe molti problemi e porterebbe a una fuga di capitali. Tra l’altro, graverebbe sulle imprese, che invece dovrebbero investire e creare posti di lavoro”. Alleggerire il debito tramite la Bce? “Convincente come le menzogne del barone di Munchausen: espandere la massa monetaria a piacimento e all’infinito non è possibile”. Per l’Italia non sembrano esserci soluzioni semplici o alla portata di mano, e questo porterà a nuove tensioni in Europa. Soprattutto: l’Unione europea potrà davvero sopravvivere a una nuova crisi del debito italiano?

Come riportato da IlGiornale.it qualche tempo fa, l’emergenza coronavirus potrebbe scatenare una crisi del debito italiano talmente grave da distruggere l’euro. Parola di Desmond Lachman, analista dell’l’American Enterprise Institute e già vicedirettore presso il dipartimento Sviluppo e revisione delle politiche del Fondo monetario internazionale (Fmi). È evidente che l’emergenza coronavirus, spiega Desmond Lachman nella sua analisi pubblicata su the National Interest, “potrebbe portare a un’altra crisi del debito italiano. Anche prima dell’epidemia, l’economia italiana era in recessione, il suo debito pubblico era il secondo più alto dell’eurozona dopo la Grecia e il suo sistema bancario era tutt’altro che solido”. Il problema dell’Italia, ammette Lachman, è che per affrontare una crisi di questo tipo il nostro paese dovrebbe avere una sovranità monetaria a cui ha rinunciato: “Non aiuta certo il fatto che anche i partner europei dell’Italia ora sperimenteranno gravi recessioni” o che Roma, “bloccata nella camicia di forza dell’euro, non abbia i propri strumenti di politica monetaria o di cambio per attutire lo shock del coronavirus”.

FONTE:https://it.insideover.com/politica/euro-e-austerita-cosi-il-debito-pubblico-e-schizzato-alle-stelle.html

 

 

 

Quella volta che l’Italia soccorse l’Olanda

Causa cose che tutti sappiamo, c’è stato un sacco di tempo da dedicare ad un po ‘di letteratura edificante. L’ho trovata ad esempio nel libro di Giuseppe Mascherpa, ex – ora in pensione – comandante dei vigili del fuoco di Milano, che fece uno studio su un battaglione di vigili del fuoco italiani che vennero in aiuto dopo l’alluvione del 1953 in Olanda (regioni Zelanda e Biesbosch).

Il suo manoscritto – dal titolo provvisorio La tragica notte di S. Ignazio nell’inverno del 1953 – è commovente ed eccitante allo stesso tempo. E in un certo senso è anche molto attuale.

Il disastro delle inondazioni olandesi, con quasi 2.000 morti, decine di migliaia di senzatetto e immensi danni all’agricoltura e all’industria, era all’epoca una notizia di portata mondiale e aveva ricevuto un’attenzione ancora maggiore in Italia, che era stata essa stessa colpita 2 anni prima dalle grandi inondazioni nel Polesine, la parte meridionale del Po- delta.

“Italiani! Aiuto per gli olandesi!: Italiani! Aiutate gli olandesi!” Intonò un cinegiornale di quei giorni, con riferimento al recente disastro in Polesine:

“A questi bambini, a queste donne, l’Italia può offrire una nota di sostegno dalla propria esperienza”, titolavano i giornali dell’epoca.

L’empatia non si limitò alla stampa e si espresse anche attraverso supporti materiali. Il parlamento italiano commemorò le vittime in sedute appositamente dedicate e stanziò 200 milioni di Lire, o 2 milioni di fiorini di allora, seguita dalla Regione della Sicilia, che in autonomia aggiunse altri altri 10 milioni di Lire (cifre molto sostenute, per l’epoca).

Il denaro venne trasferito alla Croce Rossa per l’acquisto di coperte, vestiti, marmellata e frutta, ed un giornale olandese rispose con il titolo “Generous Italians”.

Artikel Gulle Italianen, afgedrukt in Il Fatto Quotidiano

Inoltre, l’Italia, come altri paesi, all’epoca fornì manodopera e conoscenze tecniche necessarie. Ad esempio, un battaglione di vigili del fuoco, che aveva già avuto esperienza nel Polesine nel 1951, arrivò a Zevenbergen il 9 febbraio per lavorare per un mese nelle aree allagate.

Utilizzando fonti come il rapporto finale del comandante, articoli e fotografie dall’archivio centrale dei vigili del fuoco e i ringraziamenti della regina Juliana, Mascherpa è stata in grado di ricostruire come si svolsero i fatti.

È diventata una storia avvincente: dal viaggio in treno di 42 ore da Milano a Roosendaal e dalla sistemazione piuttosto temporanea a Zevenbergen alla desolazione delle aree allagate, il duro lavoro degli uomini e la gratitudine della popolazione locale.

Per un mese, 150 italiani hanno aiutato a riparare dighe rotte, trasportando civili fuori dalle aree colpite, salvando scorte di cibo e scavando con i trattori per portare beni e persone fuori dal fango. Tutto questo a temperature che erano certamente straordinarie per loro, a volte anche fino a 20 gradi sotto lo zero, secondo il rapporto.

Oltre agli episodi drammatici, è presente anche qualche curiosità più spensierata: il salvataggio di 5 giovani gatti, i problemi linguistici degli italiani il cui unico comandante, l’ing. Carlo Malagamba, parlava un po ‘di francese, il passaggio dal vino alla birra e l’introduzione. con piatti esotici come stufato e pancake, tutti coperti con lunghe citazioni in solenne italiano di 70 anni fa.

Il sostegno italiano fu anche una risposta dei contributi finanziari forniti dai Paesi Bassi dopo le inondazioni nel Polesine nel 1951, che all’epoca erano citate anche dai media internazionali. Questo la rende una storia ancora più bella, un esempio di solidarietà spontanea di 2 paesi del dopoguerra che erano entrambi poveri e che si assistevano altruisticamente nelle ore del bisogno. Possiamo imparare qualcosa?

Il rapporto del comandante, Ing. Malagamba, può essere trovato qui, in pdf, con una serie di foto.

FONTE:http://micidial.it/2020/07/quella-volta-che-litalia-soccorse-lolanda/

 

Italiani generosi

L’ex capo dei pompieri di Milano scrive un libro sull’alluvione del 1953

Gli italiani hanno assistito al disastro del 1953 (foto: Wikimedia)

Ora che sappiamo che non saremo in grado di uscire di casa fino al 4 maggio, c’è un sacco di tempo per un po ‘di letteratura edificante. L’ho trovato nel libro Giuseppe Mascherpa, ex – ora in pensione – comandante dei vigili del fuoco di Milano, che fece uno studio su un battaglione di vigili del fuoco italiani che vennero in aiuto dopo l’alluvione della notte dal 31 gennaio al 1 febbraio 1953 in Zelanda e nel Biesbosch.

Il suo manoscritto dal titolo provvisorio  La tragica notte di S. Ignazio nell’inverno del 1953 ( il libro uscirà questo mese, ma ovviamente lo sarà dopo) è commovente ed eccitante allo stesso tempo. E in un certo senso è anche molto attuale.

Il disastro delle inondazioni, con le sue oltre 1.800 morti, decine di migliaia di senzatetto e immensi danni all’agricoltura e all’industria, era all’epoca notizia mondiale e riceveva un’attenzione particolare in Italia, che era stata colpita anche 2 anni prima dalle grandi inondazioni nel Polesine, la parte meridionale del Po- delta.

” Italiani! Aiuto per gli olandesi!: Italiani! Aiuta gli olandesi! ” ha evocato un cinegiornale di quei giorni, riferendosi al recente disastro nel suo paese: “A questi bambini, a queste donne, l’Italia può offrire una parola di sostegno dalla propria esperienza”.

VIDEO QUI: https://youtu.be/EGiXootyphU

La simpatia è stata anche espressa in supporto materiale. Il parlamento italiano ha commemorato le vittime e rilasciato 200 milioni di Lit, o 2 milioni di fiorini da allora, dopo di che la regione autonoma della Sicilia ha aggiunto altri 10 milioni di Litri.

Soldi trasferiti alla Croce Rossa per l’acquisto di coperte, vestiti, marmellate e frutta, un giornale locale ha scritto sotto il titolo ”  Generous Italians” .

Inoltre, l’Italia, come molti altri paesi, ha fornito manodopera e conoscenze tecniche necessarie. Ad esempio, un battaglione di vigili del fuoco, che aveva già esperienza nel Polesine nel 1951, arrivò a Zevenbergen il 9 febbraio per lavorare per un mese nelle aree allagate.

Utilizzando fonti come il rapporto finale del comandante, articoli e fotografie dall’archivio centrale dei vigili del fuoco e i ringraziamenti della regina Juliana, Mascherpa è stata in grado di ricostruire la propria attività.

È diventata una storia avvincente: dal viaggio in treno di 42 ore da Milano a Roosendaal e dalla sistemazione piuttosto temporanea a Zevenbergen alla desolazione delle aree allagate, il duro lavoro degli uomini e la gratitudine della popolazione locale.

Per un mese, i 150 italiani hanno aiutato a riparare dighe rotte, trasportando civili fuori dalle aree colpite, salvando scorte di cibo e scavando trattori fuori dal fango. Tutto questo a temperature che erano certamente straordinarie per loro, a volte anche fino a 20 gradi sotto lo zero, secondo il rapporto.

Oltre agli episodi drammatici, è presente anche la curiosità più spensierata: il salvataggio di 5 giovani gatti, i problemi linguistici degli italiani di cui solo il comandante, l’ing. Carlo Malagamba, parlava un po ‘di francese, il passaggio dal vino alla birra e l’introduzione. con piatti esotici come stufato e pancake, tutti coperti con lunghe citazioni in solenne italiano di 70 anni fa.

Il sostegno italiano fu anche una risposta ai contributi finanziari forniti dai Paesi Bassi dopo le inondazioni nel Polesine nel 1951, che all’epoca erano citate anche dai media. Ciò la rende una storia ancora più bella, un esempio di solidarietà spontanea di 2 paesi del dopoguerra che erano poveri l’uno dopo l’altro e che si assistevano altruisticamente nelle ore del bisogno. Ora possiamo imparare qualcosa da quello!

FONTE:https://www.ditisitalie.nl/gulle-italianen/

 

 

 

 

ED ORA INIZIA IL GRANDE FRATELLO EUROPEO PER L’ITALIA. CONTROLLATI A VISTA E OBBEDIENTI VERSO LE RICHIESTE EUROPEE. 
Antonella Cacchioni – 22 LUGLIO 2020
E’ andata proprio come ci aspettavamo… dai famosi 500 miliardi a fondo perduto che #Conte diceva di riuscire a portare a casa abbiamo dovuto accontentarci di 209 dei quali solo 81 di sovvenzioni.
Ma attenzione:
🔴 55 li verseremo noi e i restanti 26 li riceveremo dilazionati in 6 anni a partire dalla primavera del 2021.
🔴 Ogni tranche sarà soggetta a valutazione e dovrà essere approvata sul rispetto degli impegni presi dall’Italia ogni anno.
🔴 Su ogni tranche potrà essere messo un veto anche solo da parte di uno degli Stati membri e bloccare il pagamento.
🔴 Sarà l’Europa a decidere come, dove e quando dovremo spendere i soldi.
🔴 Per riuscire a portare a casa questo fallimentare ( per l’Italia sia chiaro!) accordo, il nostro Premier ha accettato di sottostare a cospicui tagli alla nostra sanità e ricerca.
🔴 Per arrivare a questo accordo sono stati tagliati i fondi europei a:
➡️Ricerca e sviluppo (da 13,5 a 5 miliardi)
➡️Finanziamenti per le imprese azzerati ( da 30 a 2,1 miliardi)
➡️Sostegno alle imprese sane colpite dal COVID19 azzerato del tutto
🔴 Tutto questo viene fatto passare per una “grande vittoria” del nostro Paese, ma la realtà è che il nostro peso specifico all’interno dei tavoli decisionali in UE è irrisorio.
😅 Non si fidano delle nostre scelte politiche e onestamente dopo aver visto milioni buttati in monopattini, banchi scuola roteanti, mascherine pagate e mai arrivate, assistenzialismo selvaggio e nessun aiuto concreto a lavoratori, imprese e P IVA non li biasimo.
FONTE:https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1658490014327193&id=100004986318701&__cft__[0]=AZUIIP16WyNfqjRVCImmlbAn4GLQh6SSHWr_3QqajLIK9knchZ5ltbG3M4uTm1xcDj4SYs_T-DoM5oc6f8A6hNXwJppU2onY0oQq1emdAENyx0kHE6Eanp6RYMzEixwYkMk&__tn__=%2CO%2CP-R

 

Epstein: nuovo sangue

21 luglio 2020
http://piccolenote.ilgiornale.it/46296/epstein-nuovo-sangue

                               Il giudice federale americana Esther Salas

Ancora sangue sul caso Epstein, il miliardario pedofilo perito in una prigione di New York. Un uomo armato ha ucciso il figlio del procuratore distrettuale Esther Salas, alla quale recentemente era stato affidato il caso di alcuni clienti della Deutsche Bank che avevano denunciato l’Istituto finanziario per manovre oscure riguardanti i fondi del plutocrate consegnato alla pedofilia.

L’assassino, travestito da fattorino della Federal express, ha suonato al campanello e ha aperto il fuoco contro il figlio e il marito del magistrato. Il marito è stato ferito, ma il ragazzo è perito. La Salas si è salvata perché era nel seminterrato, sfuggendo così all’attacco criminale.

“Figlia di un ebreo messicano e di una cattolica cubana, [la Salas ndr] è stata la prima latina a servire come giudice federale nel New Jersey”, scrive il Timesofisrael.

Magistrato autorevole, tanto che ha avuto tra le mani vari casi importanti, ma certo il più pesante è quello che le è stato appena affidato, dato che nella rete del pedofilo Epstein, anche lui residente a New York (nell’East Side), era caduta gente potente, almeno a stare alla sua agenda, nella quale erano registrate persone tra le più potenti del mondo.

Nessuna sicurezza che l’obiettivo dell’attentatore fosse quello di minare l’inchiesta riguardante Epstein, ma tutti i media vi hanno fatto cenno, come per una certezza impossibile da dimostrare.

Il sospetto però è stato fugato successivamente dall’inchiesta dell’Fbi, che ha individuato l’attentatore in Roy Den Hollander, uno squilibrato ferocemente anti-femminista che aveva anche avuto a che fare con la Salas, alla quale aveva indirizzato critiche puntute.

Hollander è stato trovato morto il giorno successivo. Trovato il colpevole, concluso che era un pazzo, il caso è chiuso. Anche se la dinamica dell’attentato sembra piuttosto far intendere un lavoro da professionisti, con una pianificazione attenta del crimine, che non si è consumato fino in fondo solo per  puro caso.

Non sfugge che questa pagina di cronaca nera sia contemporanea alla riapertura del caso Epstein tornato prepotentemente alla ribalta con l’arresto della compagna di merende del pedofilo, Ghislaine Maxwell, accusata di ingaggiare le giovani fanciulle abusate dal miliardario per i suoi scopi.

Una vicenda, quella di Epstein, disseminata di pressioni e intimidazioni, come avvenne per Lauren Book, senatrice democratica che aveva fornito elementi agli inquirenti. “Bambina, è meglio che ti fermi”, era il contenuto delle telefonate minatorie a lei indirizzate  (Yedioth Aeronoth).

Così l’uccisione di Daniel, questo il nome del figlio della Salas, cala come una mannaia anche sull’inchiesta che riguarda la Maxwell: una minaccia esplicita ai magistrati, di colpirli negli affetti più cari. I segreti di Epstein sono troppo esplosivi per poter esser rivelati.

Non solo perché toccano gli ultra-potenti del mondo, ma anche perché potrebbero cambiare il corso della politica americana, dati ad esempio i rapporti dei Clinton con il miliardario.

Finora si sa solo che l’ex presidente degli Stati Uniti ha usato più volte i suoi jet privati, identificati dalla cronaca come Lolita express. E ci si è dovuti accontentare delle spiegazioni al riguardo dello stesso Bill, che ha parlato di viaggi innocui, anzi a scopo di beneficenza. Bill, il cui ritratto in abiti femminili e posa bizzarra è stato scoperto in una residenza di Epstein.

Che ci sia una spinta per rivelare qualcosa, almeno qualcosa, di quanto avveniva nelle varie e lussuose residenze del miliardario, è palese. Lo dimostra la serie Tv di Netflix sul suo conto e l’arresto della Maxwell.

Il sangue di Daniel cala come un monito a frenare questa spinta. Sia che la sua morte sia realmente legata a questa oscura vicenda sia che tale monito sia solo percepito da quanti devono capirlo.

FONTE:http://piccolenote.ilgiornale.it/46296/epstein-nuovo-sangue

 

 

 

ATTUALITÁ SOCIETÀ COSTUME

Ferragni, l’arte dell’influencer

Probabile si tratti di un benefico effetto collaterale il + 24% di visitatori accorsi agli Uffizi lo scorso weekend (e tra questi il 27% sono giovani under 25), un boom derivato secondo gli esperti di comunicazione dall’arrivo di Chiara Ferragni

Probabile si tratti di un benefico effetto collaterale il + 24% di visitatori accorsi agli Uffizi lo scorso weekend (e tra questi il 27% sono giovani under 25), un boom derivato secondo gli esperti di comunicazione dall’arrivo di Chiara Ferragni, ospitata dal direttore Eike Schmidt, che non ha esitato a paragonare (esagerando) l’imprenditrice digitale e influencer all’ideale di bellezza rinascimentale espressa da Sandro Botticelli.

Intendiamoci: è benemerito chiunque riesca a diffondere cultura e arte nel pubblico più giovane, anche se non credo che dopo un post della Ferragni tutti i suoi fan diventeranno studiosi del Rinascimento, come auspica Matteo Renzi. Con minor clamore, e con un prodotto a mio avviso ben più interessante, qualche settimana fa Mahmood ha ambientato il video del nuovo singolo, Dorado, al Museo Egizio di Torino. C’è comunque da considerare che l’utente medio del museo è avanti con l’età, che nei prossimi mesi si ridurranno le scolaresche e le file di turisti, che dunque sarà necessario inventare altre strategie per portare nuovo pubblico. Invece di accapigliarsi in dibattiti di basso profilo che altro non fanno se non rivelare lo stato di pessima salute dell’accademismo culturale in Italia, bisogna intanto dire grazie a Chiara, al marito Fedez abilissimo a riprendere le polemiche, a Mahmood con scelte per nulla scontate. Con buona pace dei professori del distinguo, come Tomaso Montanari: se non piace a lui, peraltro, vuol dire che va bene. Il fenomeno «Ferragnez» va però interpretato come una concausa. I contagi scendono, la paura anche, qualche timido turista si affaccia a Firenze, i ragazzi hanno tanto tempo libero e possono usarlo per scoprire i tesori della propria città, insomma è davvero auspicabile che il numero dei visitatori nei musei italiani e nelle mostre sia in crescita, seppur contingentata. Però è indubbio che l’effetto si sia visto e allora si può cominciare a ragionare su diversi investimenti nella comunicazione. Bisognerebbe convincere Cristiano Ronaldo, il più seguito del mondo su Instagram, a visitare i Musei Vaticani, Kim Kardashian, Selena Gomez, Ariana Grande, Beyoncé a postare qualche opera d’arte sui loro profili. Non hanno standing intellettuale? Non mi risulta lo avessero neppure i turisti del pranzo al sacco scaricati da torpedoni inquinanti. Bando ai moralismi stucchevoli dunque, e che la macchina riparta presto.

FONTE:https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/ferragni-larte-dellinfluencer-1878583.html

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

Il vertice europeo ha deluso le aspettative dell’Italia.

Magdi Cristiano Allam – 21 luglio 2020

Si era partiti dall’idea di un “Recovery Fund”, presentato enfaticamente come “Next Generation EU”, che avrebbe dovuto essere pari a circa mille miliardi di euro a fondo perduto per aiutare gli Stati più in difficoltà economica e rilanciare lo sviluppo dell’Unione Europea, e si è arrivati a un accordo di 750 miliardi di euro, suddivisi in soli 390 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 360 miliardi di prestiti da restituire con gli interessi. La quota assegnata all’Italia è di circa 209 miliardi di euro, di cui solo 82 miliardi di sussidi a fondo perduto e 127 miliardi di prestiti da restituire con gli interessi. Conte e Gentiloni ostentano soddisfazione. Ma è l’ennesima conferma che l’Italia deve riscattare al più presto la propria sovranità, a partire dalla sovranità monetaria, per realizzare l’interesse supremo dell’Italia e conseguire il bene primario degli italiani
Buongiorno amici. Alla fine ha prevalso il “Metodo d’Hondt”, il “Manuale Cencelli” con cui in seno all’Unione Europa si spartiscono ruoli, poltrone e un fiume di denaro, sulla base della logica di una fetta della torta a ciascuno, per accontentare tutti e non dispiacere a nessuno, in proporzione al proprio peso politico. Da sempre l’Unione Europa opera come una realtà consociativa, dove la maggioranza e l’opposizione sono entità complementari nel legittimare il comune potere che consente loro di beneficiare di privilegi, un potere supremo fondato e strutturato per auto-perpetuarsi, decidendo rigorosamente nei minimi dettagli ciò che ciascun attore di una grande messinscena può fare e ciò che non può fare, lasciando liberi tutti di sfogarsi a parole per colorire il teatrino della politica dandogli una facciata di democrazia, ma a condizione di non intaccare le fondamenta di un sistema che nella sostanza è una dittatura.
È così che nel vertice più lungo della storia dell’Unione Europea, chiamato a dare una risposta unitaria alla più grave recessione economica dal dopoguerra conseguente alla pandemia di Coronavirus, dopo 92 ore di negoziati presentati a noi spettatori come un duro braccio di ferro tra i “responsabili”, gli Stati più duramente colpiti dalla crisi e interessati ad avere più aiuti possibili (Italia e Spagna), i “frugali”, gli Stati più rigorosi nel rispetto dei conti comunitari (Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia), e i “mediatori”, che sono stati Germania e Francia interessati a confermare il loro primato politico, il gigante europeo ha partorito un topolino, frutto di un compromesso probabilmente stabilito sin dall’inizio ma che per renderlo accettabile ci è stato offerto come uno spettacolo drammatico a lieto fine.
Si era partiti dall’idea di un “Recovery Fund”, presentato enfaticamente come “Next Generation EU”, che avrebbe dovuto essere pari a circa mille miliardi di euro a fondo perduto per aiutare gli Stati più in difficoltà economica e rilanciare lo sviluppo dell’Unione Europea, e si è arrivati a un accordo di 750 miliardi di euro, suddivisi in soli 390 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 360 miliardi di prestiti da restituire con gli interessi.
Per ottenere il consenso degli Stati “frugali”, oltre a aver ottenuto la drastica riduzione dei sussidi a fondo perduto, sono state aumentate a loro beneficio le rettifiche forfettarie del bilancio europeo, nome come “rebates”, un meccanismo di rimborso voluto dalla Gran Bretagna, e che assegnerà alla Danimarca 377 milioni di euro (a fronte dei precedenti 197 milioni), all’Austria 565 milioni (raddoppiando i precedenti 237 milioni), alla Svezia circa un miliardo (prima erano 798 milioni), all’Olanda 1,9 miliardi (contro 1,5 miliardi precedenti) e alla Germania 3,67 miliardi (senza alcun incremento).
In teoria è un compromesso che accontenta tutti. Ma per l’Italia non è propriamente così. La quota assegnata all’Italia dal “Recovery Fund” è di circa 209 miliardi di euro, di cui solo 82 miliardi di sussidi a fondo perduto e 127 miliardi di prestiti da restituire con gli interessi. Di fatto questo “Recovery Fund” ha unificato la logica delle sovvenzioni a fondo perduto per cui è stato concepito e grazie a cui è stato salutato positivamente dagli Stati più in difficoltà economica, con la logica del prestito propria del “Mes”, il “Meccanismo Europeo di Stabilità” o “Fondo salva-Stati”, che in Italia è avversato dal M5S, dallo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nonché dalla Lega e da Fratelli d’Italia. Dobbiamo prendere atto che il teatrino politico messo in scena dai capi di Stato e di Governo europei ha consentito di accreditare la logica del Mes e di rendere accettabile ciò che si escludeva categoricamente fino a 92 ore fa.
Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio designato dal M5S e che votava per il Partito Democratico, nonostante un esito oggettivamente deludente, ha detto raggiante “Siamo soddisfatti: abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo. Abbiamo conseguito questo risultato tutelando la dignità del nostro Paese e l’autonomia delle istituzioni comunitarie”. Paolo Gentiloni, il Commissario per l’Economia dell’Unione Europea, del Partito Democratico, sostiene che “è la più importante decisione economica dall’introduzione dell’euro”.
Cari amici, sull’Unione Europea e sull’euro la penso in modo radicalmente diverso da Conte e Gentiloni. Ci sono prove inconfutabili, attestate da sette Premi Nobel per l’Economia ma che una semplice casalinga è in grado di confermare, che l’euro è stato lo strumento che ha causato la devastazione dell’economia dell’Italia e il drastico impoverimento degli italiani. Questa Unione Europea ci ha tolto la sovranità monetaria, economica, alimentare, legislativa e giudiziaria, ha scardinato le fondamenta della nostra civiltà rinnegando le nostre radici cristiane, contrastando la famiglia naturale, legittimando il relativismo e la cultura della morte, promuovendo l’invasione di clandestini e favorendo l’islamizzazione dell’Europa. L’Italia non è più uno Stato sovrano e ha sostanzialmente perso la propria indipendenza. L’esito deludente e umiliante del vertice europeo dedicato al cosiddetto “Recovery Fund” conferma che prima ci liberiamo di questa dittatura europea e della prospettiva di un Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata, è meglio sarà per l’Italia e per gli italiani. É l’ennesima conferma che l’Italia deve riscattare al più presto la propria sovranità, a partire dalla sovranità monetaria, per realizzare l’interesse supremo dell’Italia e conseguire il bene primario degli italiani Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

FONTE:https://www.facebook.com/MagdiCristianoAllam/videos/3914973098519603/

 

 

 

CULTURA

Canto XLV – With Usura

Canto XLV

With Usura

With usura hath no man a house of good stone
each block cut smooth and well fitting
that design might cover their face,
with usura
hath no man a painted paradise on his church wall
harpes et luz
or where virgin receiveth message
and halo projects from incision,
with usura
seeth no man Gonzaga his heirs and his concubines
no picture is made to endure nor to live with
but it is made to sell and sell quickly
with usura, sin against nature,
is thy bread ever more of stale rags
is thy bread dry as paper,
with no mountain wheat, no strong flour
with usura the line grows thick
with usura is no clear demarcation
and no man can find site for his dwelling.
Stonecutter is kept from his tone
weaver is kept from his loom
WITH USURA
wool comes not to market
sheep bringeth no gain with usura
Usura is a murrain, usura
blunteth the needle in the maid’s hand
and stoppeth the spinner’s cunning. Pietro Lombardo

came not by usura
Duccio came not by usura
nor Pier della Francesca; Zuan Bellin’ not by usura
nor was ‘La Calunnia’ painted.
Came not by usura Angelico; came not Ambrogio Praedis,
Came no church of cut stone signed: Adamo me fecit.
Not by usura St. Trophime
Not by usura Saint Hilaire,
Usura rusteth the chisel
It rusteth the craft and the craftsman
It gnaweth the thread in the loom
None learneth to weave gold in her pattern;
Azure hath a canker by usura; cramoisi is unbroidered
Emerald findeth no Memling
Usura slayeth the child in the womb
It stayeth the young man’s courting
It hath brought palsey to bed, lyeth
between the young bride and her bridegroom
CONTRA NATURAM
They have brought whores for Eleusis
Corpses are set to banquet
at behest of usura.

N.B. Usury: A charge for the use of purchasing power, levied without regard to production; often without regard to the possibilities of production. (Hence the failure of the Medici bank.)

Canto XLV,
“Contro l’usura”

Con usura

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso

harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà staccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.

Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo

non si fe’ con usura
Duccio non si fe’ con usura
né Piero della Francesca o Zuan Bellini
né fu «La Calunnia» dipinta con usura.
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte ed artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d’usura.

N.B. Usura: una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività, e sovente senza riguardo persino alla possibilità di produrre. (Onde il fallimento della Banca dei Medici.)

Ezra Pound, I Cantos.

FONTE:https://www.maurizioblondet.it/canto-xlv-with-usura/

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

App di tracciamento, il Garante risponde alle faq

Ecco i limiti di uso delle app di contact tracing secondo l’Authority per la privacy

Il Garante per la privacy ha recentemente pubblicato delle FAQ riguardanti il lecito impiego (e dunque: i limiti) delle app di contact tracing, siano esse la oramai nota “Immuni” nazionale o altre app in fase di sviluppo e progettazione su base regionale o locale. Sebbene quanto venga ribadito nelle note esplicativa altro non sia che il precipitato delle linee guida dell’EDPB e dei pareri già ampiamente espressi dal Garante, è importante vedere dove l’Authority ha voluto concentrare i propri interventi di chiarimento.

Innanzitutto, mentre la base giuridica per Immuni è individuabile negli artt. 6.1 lett. e) e 9.2 lett. g) e i) GDPR, in ragione dell’esecuzione di un compito di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica, qualora siano impiegate differenti app il fondamento di liceità deve trovare una puntuale individuazione.

Avendo riguardo delle app di telemedicina impiegate per consentire una gestione diagnostico-sanitaria a distanza, il trattamento così effettuato è svolto sulla base dell’art. 9.2 lett. h) GDPR in quanto consiste in una “diversa modalità di svolgimento del rapporto medico-paziente” ma si rende necessaria l’esecuzione di una valutazione d’impatto ai sensi dell’art. 35 GDPR da parte del titolare del trattamento che intenda avvalersi di tale strumento.

Facendo riferimento invece ad altre app di tracciamento non strettamente necessarie alla cura, oltre a dover seguire i criteri definiti a livello nazionale possono generalmente trattare i dati personali solo previo consenso esplicito da parte degli interessati (e dunque, individuando la base giuridica nell’art. 9.2 lett. a) GDPR).

I principi cardine per lo sviluppo delle app di contact tracing consistono prima di tutto nell’applicazione del principio di minimizzazione, e dunque in una preventiva valutazione di necessità e non eccedenza dei dati raccolti e trattati per il perseguimento delle finalità dichiarate, di cui è necessario fornire evidenza all’interno delle relative valutazioni d’impatto. Ulteriore aspetto fondamentale è lo svolgimento della valutazione dei rischi tanto inerenti alle modalità di funzionamento dell’app quanto relativi ad un eventuale trasferimento dei dati a terze parti coinvolte. L’elemento essenziale, ribadisce il Garante, è che la configurazione stessa dell’app rispetti i principi di privacy by design e privacy by default, attraverso sistemi di permessi specifici e garantendo la corretta e completa informazione dell’utente oltre che, ovviamente, il rispetto degli ulteriori principi del GDPR (fra cui, si ricorda, assume un rilievo fondamentale il principio di integrità e riservatezza).

Un aspetto fondamentale evidenziato, ovviamente, riguarda la tutela effettiva della volontarietà di impiego. Viene infatti chiarito espressamente che per quanto riguarda Immuni, “L’adesione al sistema di allerta deve essere infatti frutto di una scelta realmente libera da parte dell’interessato” e “La volontarietà dell’adesione dell’interessato è assicurata in ogni fase del trattamento”, non potendo in alcun caso la mancata installazione (o attivazione) determinare conseguenze negative o condizionare l’esercizio di diritti o la fruizione di beni o servizi per l’interessato.

Ciò significa dunque che le intenzioni di alcune regioni di limitare la circolazione in relazione all’installazione o utilizzo di un’app non possono avere seguito. Parimenti, le strutture sanitarie non possono integrare nei propri protocolli un obbligo di installazione di alcuna app, dovendo prevedere modalità alternative di erogazione della prestazione sanitaria per gli interessati non intenzionati ad utilizzare le app di telemedicina.

L’auspicio è che i chiarimenti del Garante, destinati ad arricchirsi con il trascorrere del tempo, siano in grado di contenere lo zelo di quanti, in ragione di un innamoramento (primaverile, e ora estivo) delle tecnologie di contact tracing, ne stanno progettando un impiego “obbligato” dalle circostanze.

FONTE:https://www.infosec.news/2020/07/20/news/tecnologie-e-salute/app-di-tracciamento-il-garante-risponde-alle-faq/

iti hanno chiesto alla Cina di chiudere l’ufficio visti e passaporti del consolato generale cinese a Houston, in Texas, secondo quanto riferito dal caporedattore del Global Times.

Secondo la KPRC 2 locale, citando il Dipartimento di Polizia di Houston, la polizia e gli ufficiali hanno risposto ai rapporti precedenti in merito a un incendio avvistato nel cortile del Consolato martedì notte. I rapporti suggerivano che l’incendio era il risultato di documenti bruciati nel cortile dell’edificio.

Secondo i dettagli condivisi da KPRC 2, la polizia ha ricevuto notizia dell’incendio intorno alle 20:00 (ora locale) al 3417 di Montrose Boulevard, l’indirizzo in cui si trova il consolato cinese.

​Il ministero degli Esteri cinese ha confermato lo sviluppo, affermando che Washington “bruscamente” ha informato Pechino di chiudere il suo consolato il 21 luglio. La Cina ha condannato fermamente la decisione e ha invitato gli Stati Uniti a ritornare sui propri passi, suggerendo al contempo misure di ritorsione in risposta, secondo Reuters.

​Commentando le notizie sui documenti bruciati nel cortile del consolato, il Ministero degli Esteri ha affermato che l’ufficio di Houston stava lavorando “normalmente”.

FONTE:https://it.sputniknews.com/mondo/202007229332794-usa-ordinano-alla-cina-di-chiudere-consolato-di-houston-in-72-ore-dopo-incendio-sospetto-video/

 

 

 

DIRITTI UMANI

Preda degli sceriffi del virus a 4 anni: lasciate vivere i bambini, lasciate vivere le persone

Stefano Molinari 21 luglio 2020

Siamo in preda alla pazzia! Una bambina di quattro anni, debolmente positiva, a cui è impedito di fare tutto, perché preda del mostro! Ma quale mostro?

Non è malata, anche i medici riconoscono che non può contagiare nessuno ma… non potrà iscriversi all’asilo e ha sviluppato disturbi del comportamento.

Ma quale mostro, i mostri siete voi che accettate questa dittatura burocratico-sanitaria che considera malata una bambina (ma anche un adulto) “debolmente positiva” senza sintomi e non contagiosa!
Basta! Sì è malati quando si è malati, non quando si è un numero per rimpolpare statistiche che altrimenti non ci sarebbero.

In Italia ci sono 40 persone in terapia intensiva, lasciate vivere i bambini, lasciate vivere le persone. I debolmente positivi non sono malati ma gli sceriffi del virus ci stanno rendendo tutti debolmente vivi!

Stefano Molinari

FONTE:https://www.radioradio.it/2020/07/preda-degli-sceriffi-del-virus-a-4-anni/

 

 

 

ECONOMIA

Paura e delirio sul MES

Claudio Borghi Aquilini – Direttta 29 giugno 2020

buongiorno metto il link come al solito e poi ci siamo eccolo buongiorno loris buongiorno daniele buongiorno debole bene cerchiamo di essere messo sul mio solito davanzale così almeno invito di avere ecco la luce dietro vediamo di non cadere dal davanzale medesimo bene nel frattempo vedo che siamo arrivati giustamente già quasi a 500 quindi direi che possiamo tranquillamente iniziare cerco di essere brevissimo in modo tale da evitare di perdere qualcuno all’inizio del video che dicevo dio perde tempo così via allora stiamo arrivando dunque sul mes e lo si capisce dal livello di cazzate che vengono scritte sui giornali ora che noi abbiamo un problema di informazione l’abbiamo sempre detto no non è una novità però in teoria 1 non dovrebbe pensare che si arrivi a determinati livelli il determinato livello è la menzogna chiara patente ingiustificabile dopo anni ormai quasi vogliamo dire che non sono anni diciamo che sono mesi di dibattito sul mese si dovrebbe dire che sono anni perché merce dal 2012 sono mesi che se ne parla attivamente diciamo così ecco dopo mesi che si parla attivamente un articolo come quello che vedo sul corriere della sera di sponda un’altra a critica perché hanno semplicemente pubblicato una specie di lettera sbrodolata di cretinate dette da zingaretti sempre su quello della sera mettere di fianco un articolo che dice come verrebbero ripartiti i 36 miliardi del mese fa è criminale perché se io vedo così come sono ripartiti 36 miliardi del match fra le regioni evidentemente sto partendo da un presupposto che tutti ormai tutti anche il giornalista più il giornalista più distratto anche e poi a salire perché poveretto giornalista fa quello che gli chiedono ma anche il direttore più distratto ma anche il l’azionista più distratto dovrebbero sapere che se io dico come si ripartiscono i 36 miliardi del mese fra le regioni sto ragionando come se fossero dei soldi a fondo perduto come se ci fosse un sacco di soldi trovato per strada una sopravvenienza attiva un biglietto della lotteria una vincita al superenalotto da ripartire tra le regioni è soltanto un pazzo potrebbe lasciare lì il sacco di soldi per strada c’è sacco di soldi per strada si possono dare tanti soldi alla lombardia si possono dare tanti soldi al bene a scendere fino adesso questa qui era un’iniziativa di qualche di qualche consigliere spregiudicato del italia viva che che utilizzava questa tattica vederla così su quello che dovrebbe essere il principale quotidiano italiano è vergognoso e questo lo dico sempre facendo i nomi e cognomi sia federico fubini che oggi si è accorto che guarda caso il il mes e signor e poi se ne se ne se ne danneggia o senese nella menta con argomenti assolutamente non conferenze e poi se volete ne riparliamo sia qualche qualche a qualche persona che io so non essere preparata sull’argomento quindi se il vice direttore daniele manca se mano a salire prendono e consentono che il taglio sia quello di far credere che di quei soldi si tratti semplicemente di una cifra da ripartire e allora purtroppo non voglio credere che non lo sappiano perché lo sanno benissimo lo sanno benissimo allora evidentemente c’è un ordine di scuderia l’ordine di scuderia è sicuramente quello fatto partire dall enorme potere apparato mediatico di controllo sulla stampa che ha il partito democratico e non per niente il la alla fanfara arriva guarda caso dalla lettera di zingaretti quindi cosa sta succedendo il partito democratico sta facendo all in a costo di mentire a costo di mettere in pericolo il paese per i prossimi per per i prossimi decenni ha corsa a qualsiasi costo in totale spregio del dl della sicurezza del paese vogliono il messico allora se ci fosse se ci fosse un minimo di onestà intellettuale ma proprio minimo a quel punto uno dovrebbe qualsiasi ripeto qualsiasi giornalista qualsiasi direttore qualsiasi azionista di quotidiani di fronte a un impostazione che tendente a far credere che quei 36 miliardi siano lì da prendere dovrebbe minimamente alzare un ditino e dire ma scusi ma non ci avevano mica detto che in realtà questi soldi sono un prestito quindi dato che sono un prestito devono essere messi esattamente sullo stesso piano dei titoli di stato che parimenti sono un prestito per cui al massimo noi possiamo andare a discutere posto che sia un argomento interessante per la gente ma non lo è sulla differenza dei costi di finanziamento e vedremo che sono nulli ma altrimenti se io faccio credere che ci sono 36 miliardi da prendere e siamo scemi a non prenderli forse forse non ci siamo altra cosa 36 miliardi per la sanità vorrei farvi notare che in questo momento nel decreto rilancio no quindi in quello che fino adesso il più importante strumento di reazione economica ha messo in campo dal governo e sta venendo trattato in questi minuti in queste ore in in commissione bilancio quindi da me quindi so di che cosa si sta parlando bene il totale del decreto vi ricordo che 55 miliardi e comprende tutta la cassa integrazione per tutti i settori comprende tutti i contributi a fondo perduto per tutto il settore comprende tutte le spese per la sanità per tutti i settori miliardi 6 comprende tutto e ciò nonostante in questo momento stanno venendo trattati gli emendamenti anche gli emendamenti accolti di sostegno e interi settori produttivi stanno venendo trattati con cifre di cui non ho problemi a rendermi edotto oggi pomeriggio sarà votato per esempio un emendamento peraltro della lega che chiedeva una firma frassini che chiedeva più soldi un aiuto in particolar modo alcuni settori che sono stati particolarmente impattati non ce ne sono tanti altri simili ma questo in particolare era per i lavoratori del dell’intrattenimento dello spettacolo delle cerimonie degli eventi 9 così via che sono stati costretti a chiudere non per colpa loro costretti e che saranno costretti anche per tutto l’anno perché gli eventi si programmano quindi quando è arrivato il rappresentante di assoeventi in in audizione ha quantificato il danno in un miliardo e 7 vene allora lo stanziamento che viene che viene concesso per in particolar modo per contributo a fondo perduto per le imprese di questa filiera sarà di 5 milioni ok quindi accolgono l’emendamento ma lo finanziano con 5 milioni quindi tutto questo grande macrosettore così questo tipo verrà finanziato con 5 milioni e noi stiamo parlando di 36 miliardi per la sanità aggiuntivi ma non pigliamoci in giro ma non pigliamoci ai 36 miliardi per la sanità e poi dai 5 milioni a un a un settore che ha un milione di fra fra indotto è tutto di di lavoratori ma allora presidenti di regione consiglieri regionali sindaci aprite bene le orecchie e prendete questo clip per il modo tale che potete contrastare le balle che vi dicono se il governo avesse intenzione di mettere dei soldi sulla sanità l’unica cosa che può e deve fare indipendentemente dal mes e chiedere uno scostamento di bilancio e mettere con un provvedimento di legge questi soldi sulla sanità servono 36 miliardi ottimo ottimo il governo deve chiedere uno scostamento di bilancio di 36 miliardi ripartirli fra le regioni e basta come ci si finanzia questi 36 miliardi è una questione di differenza di tassi d’interesse e di opportunità quindi se il governo pensa che servono i 36 miliardi fa un bello scostamento da 36 miliardi così come ha appena fatto quello da 55 così come prima aveva fatto quello da 25 dopodiché come cessero finanzia è un problema a parte supponiamo che si voglia finanziarlo come è normale dei casi con i titoli di stato che cosa succede benissimo il tesoro emette 36 miliardi di titoli di stato così come aveva emessi fino adesso i tassi sono al minimo e oltretutto questi titoli addizionali che vengono rispetto a quelli che normalmente dobbiamo ammettere che vengono ceduti sul mercato finiranno in pancia in larga parte la banca centrale europea e quindi avranno tasso zero perché ricordo ancora una volta che i titoli comprati dalle banche centrali incassano gli interessi e questi interessi li restituiscono ai propri ministeri del tesoro quindi il tasso sarà zero per cui servono 36 miliardi ottimo il ministro quartieri prende 36 miliardi li da quello che vuole ripartiti 10 a lombardia 7 al bene per quello di questo tipo e dopo di che emette dei titoli il tesoro emettere titoli è stata noi ci dobbiamo dimenticare del problema chiaro vuole invece prendere il mes deve spiegare come perchè perchè l’ha fatto no e così questo tipo ci vogliono dei soldi dei progetti veri al momento anche un pazzo capisce che 36 miliardi non ci sono e succede un piccolo problema che il credito del mes diventa un credito privilegiato rispetto a tutti gli altri titoli di stato e noi dobbiamo andare a spiegare a tutti gli altri che vorranno in futuro comprare dei titoli perché loro sono piccoli come calimero e come mai nessuno gli dà lo stesso privilegio che invece il mes si prende dato che il mese privilegiato rispetto agli altri passa davanti a tutte quelle centinaia di migliaia di risparmiatori che hanno comprato il btp italia che compreranno il btp futura l’avete spiegato voi del pd che adesso volete vendere il btp futura gli italiani che se voi prendete il mes questi signori diventeranno creditori subordinati e glielo avete spiegato glielo avete detto e questo per cosa per avere una differenza di tasso di interesse perché l’unica differenza è questa non è che da una parte i soldi ci sono e dall’altra parte non ci sono per una differenza di tasso di interesse che come vi ho detto io è virtualmente zero perché dei titoli di stato emessi normalmente comprati dalla banca centrale hanno interesse a zero i soldi del messa al momento hanno interesse zero per cui se non c’è nessun tipo di convenienza monetaria non c’è nessun tipo di convenienza di tasso di interesse c’è semplicemente un enorme rischio derivante dal privi peggio che il creditore messa e che si porterà dietro poi tutta una serie di cose che sono scritte nei trattati e non sono state cambiate fra cui il monitoraggio fra cui gli ispettori che vengono a vedere che cosa stai facendo fra cui l’eterodirezione diciamo così del paese no per via mese per gli anni a venire ora a qualcuno ha qualche cialtrone qualcuno che si pulisce le orecchie con la parola democrazia a questa cosa può anche far piacere a noi no e questo non perché pensiamo di certo di vincere con le elezioni domani non mi interessa ma interessa che però chi sia eletto in italia abbia la possibilità di governare che non arrivi signor dombrovskis a dirmi che cosa devo fare a ispezionare che cosa diamine stiamo facendo qua in modo tale da far meglio le cose a casa sua con i soldi che gli diamo noi perché ricordiamo che i soldi che noi paghiamo all’europa vanno principalmente guarda caso proprio paesi di questi signori che ci fanno le pulci per cui riassumendo questo pressing finale a esclusivamente intenti di convenienza politica non ha nessun interesse nei confronti dell’italia chi dice che sono che il mezzo sono i soldi li dà ad apprendere da spendere a un cialtrone chi dice che si risparmiano 5 miliardi 6 miliardi in tre è un cialtrone quindi di che stiamo parlando di che stiamo parlando vogliamo dire che si risparmiano col mass o mettendo di fianco le virgole 50 milioni in 60 milioni di interessi all’anno a fronte di 100 miliardi di manovra stiamo parlando di 50 milioni di interessi all’anno è un emendamenti non volete volete che ve li diamo noi vi diamo noi invece di prenderci un emendamento da 50 milioni lasciamoli pur resa un player e non prendiamo il mese viva facciamo così oppure state dicendo delle gran balle perchè se stiamo parlando di 50 milioni e alla fine di questo probabilmente si tratterà ecco 50 milioni se il costo per avere uno straniero che ha le chiavi di casa mia io sinceramente penso che non bisogna neanche iniziare a parlare di queste cose qua neanche iniziare a parlare di queste cose quindi in realtà qui c’è una manovra c’è una manovra precisa e voglio trovare un aspetto positivo se questa manovra precisa ha come intento quello di mettere qualche resistenza del 5 stelle con le spalle al muro e di arrivare finalmente a un voto benissimo benissimo io voglio che si voti perché sembra ovviamente che prima del prossimo la grande idea di conte che prima del prossimo consiglio europeo non si vota rimandiamo a settembre è inutile parlare adesso di messi inutile parliamone dopo se questo pressing comporta che noi invece si vada a votare subito ora mi va bene perché a quel punto bisogna vedere le facce di tutti a quel punto si fa una bellissimo atto di indirizzo dove dice si dà mandato al governo di richiedere l’attivazione del mes per l’intero importo ci deve essere scritto una riga così e non devono essere dati ha dato adito a dubbi capriole semantiche o cose di questo tipo cioè dopo tutto questo dibattito per il paese è obbligatorio avere una totale chiarezza ci deve essere una riga chiara e semplice che dice che il parlamento dà mandato al governo di richiedere l’attivazione del match per l’intero importo assegnato all’italia e deve valere anche per le altre aperture per per la bei e così questo tipo ti danno andato il governo di richiedere l’attivazione e devono essere votati separatamente non la logica di banchetto perché non dobbiamo prendere per il culo gli italiani si deve andare a votare si vota si vota in parlamento e quando una volta che si vota il parlamento se il movimento 5 stelle decide di rinnegare se stesso e tutti gli anni di storia fino in fondo e dice sì sole mani va benissimo va benissimo scontento per l’italia ma va benissimo perché ognuno si deve prendere le proprie responsabilità chiaro a me interessa che si voti quindi se questo forcing serve per riuscire arrivare finalmente al voto ea quel punto poi si decide poltrona o destino del paese a questo punto poi le facce di quelli che scelgono poltrona saranno chiarissime ok io sono contentissimo se si arriva quindi vogliamo vederla come positivo significa che dopo che la padrona vale a dire la merkel ha dato la scossa al cavallo ecco che arriva che a quel punto non si parte al galoppo per riuscire a farsi ea consegnare a obbedire obbedire obbedire schiavi servi a obbedire di quello rispetto all’ordine impartito dalla vostra padrona angela merkel non erano tanto simpatici qua è un po di anni fa quelli che obbedivano agli ordini dei tedeschi qualche qualche sessantina d’anni fa e questo di chi si questo lo dico lo dico ma a memoria o pensiero di quelli che si riempiono la bocca del 25 aprile dei partigiani no e così questo tipo bene volete essere cari signori del partito democratico che siete che siete in piazza xxv aprile volete essere voi quelli che scattano per agli ordini agli ordini dei tedeschi è benissimo benissimo ottimo ottimo almeno vedremo cosa saranno le vostre facce ci sarà un bel vuoto dove ci saranno sotto i vostri nomi e inutile aver perso tempo tutti avevano perso tempo fino adesso sapendo benissimo che prima o poi si sarebbe arrivato all’inevitabile momento hanno perso tempo perché non avevano il coraggio adesso cortesemente dovreste avere il coraggio di arrivare mettere una bella riga nella risoluzione vedere chi la butta capito subito la cosa che non è tollerabile sono le bugie che vengono messe in giro dai giornali ma se l’intento di tutte queste bugie e arrivare al momento della votazione ben venga l’importante è che la si smetta con questa presa in giro adesso torno al decreto rilancio e ai 5 milioni per il settore della per il settore dell’intrattenimento delle cerimonie così questo tipo tornerò per i 10 milioni per il settore del tessile tornerò per 50 euro per per l’automotive no e quindi questo tipo che quel di queste cifre si parla e le vedrete di queste cifre si parla altro che 36 miliardi.

VIDEO QUI: https://youtu.be/zqiYiqu9Guo

FONTE:https://odioh.wordpress.com/2020/06/29/claudio-borghi-diretta-29-giugno-2020-paura-e-delirio-sul-mes/

Inchiodati al vincolo esterno

L’intervista di Aquilini a Claudio Borghi:

VIDEO QUI:

Il commento di Dagospia: LA MEZZA FREGATURA DEL RECOVERY – I 120 MILIARDI DI PRESTITI SONO EROGABILI SOLO DOPO CHE SONO STATI UTILIZZATI TUTTI I SUSSIDI E QUINDI ACCEDEREMMO A QUEI SOLDI DOPO IL 2024 – DAL 2026 E PER I SUCCESSIVI 30 ANNI, LA UE DOVRÀ COMINCIARE A RESTITUIRE I 750 MILIARDI DI OBBLIGAZIONI PIAZZATE SUL MERCATO. PER FARE CIÒ, DOVRÀ RICHIEDERE MAGGIORI CONTRIBUTI AGLI STATI MEMBRI O SVILUPPARE UNA PROPRIA CAPACITÀ IMPOSITIVA: NUOVE TASSE SU PLASTICA, EMISSIONI, DIGITALE E CARBONE…

Fonte: https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/mezza-fregatura-recovery-120-miliardi-prestiti-sono-erogabili-242656.htm

 

 

Recovery Fund un Mes mascherato: “Richiederà riforme vigilate”

Diego Fusaro – 22 luglio 2020

VIDEO QUI: https://youtu.be/J6MD_yXeTWw

Vi spiego, telegraficamente, perché quella del Recovery Fund è una sconfitta e anche alquanto grave. L’inghippo non sta tanto nella quantità di soldi avuti in prestito, che anzi, verosimilmente è un ottimo risultato. Il problema sta altrove ed è da ravvisarsi nella modalità di funzionamento del Recovery Fund.

In specie, se si considera che è stata introdotta la norma del “freno d’emergenza”: norma in grazia della quale ciascun Paese – compresa l’arcigna Olanda, il paradiso fiscale che ha giurato odio all’Italia – può opporsi di volta in volta, ove i soldi del prestito vengano utilizzati in modo giudicato illegittimo.

Cosa significa, in concreto?

  1. Che, ovviamente, non sono soldi donati, ma prestati: che, dunque, chiedono di essere restituiti con condizioni precise;
  2. che l’Italia disporrà di quei danari, ma dovrà impiegarli attuando riforme che rispettino le linee-guida della governance UE e dei suoi tecnici.

Ciò determina due conseguenze, che non debbono sfuggire:

  1. Che l’Italia, già privata della sua sovranità economica e monetaria, perde ora la sua sovranità politica. Infatti, le riforme per l’Italia non verranno più, de facto, decise dal parlamento democraticamente eletto a Roma, ma dalla giunta dei tecnici non eletti di Bruxelles. Si tratta – è bene saperlo – di un’ulteriore picconata assestata contro la già periclitante democrazia in Europa: sempre più il potere si trasla dai parlamenti democratici nazionali ai consigli di amministrazione post-nazionali e ai comitati tecnici non eletti.
  2. Il Recovery Fund, mutato nomine, è sotto molti profili un MES mascherato: l’ha, peraltro, ammesso lo stesso Federico Fubini (non certo sospettabile di euroscetticismo) sul “Corriere della Sera”.
    Fubini ha sostenuto che, come il MES (e forse anche più), il Recovery Fund richiede riforme “molto precise e vigilate da vicino”.

Più chiaro di così.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro

FONTE:https://www.radioradio.it/2020/07/lammissione-recovery-fund-un-mes-mascherato-fusaro/

 

 

 

GIUSTIZIA E NORME

CORTE COSTITUZIONALE, NO ALLA SANZIONE AMMINISTRATIVA PER IL MANCATO PAGAMENTO DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO DEI FIGLI

Avv. Lina Nicolosi – 22 LUGLIO 2020

Nel Teeteto Platone fa dire a Socrate che gli oratori sono schiavi, incalzati dalla clessidra, mentre i filosofi sono liberi perché possono parlare quanto vogliono.

Ciò detto, avuto riguardo alle questioni sollevate, la motivazione della recentissima sentenza n. 145/20 della Corte Costituzionale è significativamente articolata.

Non è incluso nel novero delle condotte inadempienti per le quali può essere applicata  anche la sanzione pecuniaria amministrativa, il  mancato pagamento dell’assegno di mantenimento disposto in favore della prole,  già sanzionato penalmente”.

Questo, in estrema sintesi,  il principio enunciato dalla Corte Costituzionale nella sentenza in commento.

Il fatto. Il giudice rimettente, nell’ambito di un giudizio per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, rilevava che la ricorrente, oltre alla domanda principale sullo status e a quelle sulle questioni economiche, aveva chiesto la condanna del coniuge separato al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell’art. 709-ter, secondo comma, numero 4), cod. proc. civ., per l’inadempimento dello stesso rispetto all’obbligo di mantenimento della figlia minore sancito nella sentenza di separazione.

All’udienza di precisazione delle conclusioni, peraltro, il resistente produceva la sentenza della sezione penale del Tribunale ordinario di Treviso n. 651 del 2017, depositata in data 30 maggio 2017, mediante la quale ne era stata accertata la responsabilità penale per aver omesso di versare il contributo al mantenimento della figlia nella misura di cui alla pronuncia di separazione, con l’applicazione della pena di cui all’art. 570 cod. pen.

Per tale ragione, il resistente chiedeva negli scritti conclusivi il rigetto della domanda avente ad oggetto la condanna dello stesso al pagamento della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende ex art. 709-ter, secondo comma, numero 4), cod. proc. civ., in quanto sui medesimi fatti era già intervenuta la predetta sentenza di condanna, n. 651 del 2017, divenuta irrevocabile.

Il giudice rimettente evidenziava, in primo luogo, che la domanda proposta dalla ricorrente volta alla condanna del coniuge separato al pagamento della sanzione pecuniaria ex art. 709-ter, secondo comma, numero 4), cod. proc. civ., avrebbe  dovuto trovare accoglimento a fronte del pacifico e reiterato inadempimento del padre agli obblighi di mantenimento sanciti in favore della figlia nella sentenza di separazione, condotta che integrerebbe la fattispecie prevista dal medesimo secondo comma di tale disposizione normativa nella parte in cui sanziona gli «atti che comunque arrechino pregiudizio al minore».

Il quadro normativo di riferimento richiamato dalla Corte Costituzionale. L’art. 709-ter, secondo comma, cod. proc. civ., stabilisce: «A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente: 1) ammonire il genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende».

Tale disposizione è stata inserita, nelle norme del codice di procedura civile dedicate alla separazione coniugale, dall’art. 2 della legge n. 54 del 2006, che ha contestualmente introdotto la regola generale dell’affidamento condiviso della prole della coppia parentale in regime di separazione.

La collocazione della norma nell’ambito della disciplina processuale della separazione coniugale non ne limita l’operatività a questo solo àmbito, in quanto l’art. 4, comma 2, della stessa legge n. 54 del 2006 stabilisce espressamente che le nuove disposizioni dettate per la separazione giudiziale si applicano anche ai casi di «scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, nonché ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati».

Proprio dai poteri demandati  all’autorità giudiziaria dal secondo comma dell’art. 709-ter cod. proc. civ. si evince che lo scopo principale della norma è quello di superare le difficoltà da lungo tempo emerse nella prassi applicativa rispetto alla possibilità di assicurare l’effettività del diritto della prole ad un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori – in linea con le finalità generali della stessa legge n. 54 del 2006 sull’affidamento condiviso – anche ove tale diritto sia riconosciuto in un provvedimento di carattere giurisdizionale che disciplina le modalità di affidamento, per tutti gli aspetti diversi da quelli economici, e il diritto/dovere di visita del genitore non collocatario, ossia profili afferenti a obbligazioni complesse di carattere infungibile, incidenti su diritti di carattere non patrimoniale.

Le evidenziate difficoltà si correlavano soprattutto alla sostanziale inidoneità del modello dell’esecuzione forzata delineato dal Terzo libro del codice di procedura civile per l’attuazione delle decisioni giudiziarie in tema di affidamento e responsabilità genitoriale nei confronti dei figli minori (o maggiorenni portatori di handicap) – inidoneità riconosciuta, pur incidentalmente, dalla Corte  Costituzionale (ordinanza n. 68 del 1987) – almeno per tutti gli aspetti diversi dalle questioni di carattere economico.

Per queste ultime, invece, oltre all’esecuzione per espropriazione forzata, sono previsti vari meccanismi volti ad assicurare una adeguata tutela del diritto di credito quali, ad esempio, il sequestro o il pagamento diretto da parte di terzi ai sensi dell’art. 156 del codice civile, e la possibilità ex art. 545 cod. proc. civ. di pignorare il trattamento stipendiale anche al di là del limite generale del cosiddetto quinto, oltre alla tutela penale di cui, attualmente, agli artt. 570 e 570-bis cod. pen.

In particolare, si è consentito al giudice della cognizione – adito con il ricorso di cui all’art. 709-ter cod. proc. civ., a fronte di violazioni dei provvedimenti concernenti le modalità di esercizio della responsabilità genitoriale ovvero di quelle di affidamento – di modificare o integrare il contenuto di tali provvedimenti.

Il legislatore, quindi, al fine di superare il problema derivante dall’inidoneità dell’esecuzione forzata, ha per un verso demandato al giudice di merito una nuova competenza, che si svincola da moduli rigidi come quelli esecutivi, per sfruttare pienamente la maggiore flessibilità della tutela giurisdizionale di cognizione, e risponde alla finalità di individuare l’autorità più adatta a risolvere le questioni che possono sorgere nella fase di attuazione della misura; per un altro, ha attribuito a tale giudice, accertato l’inadempimento alle statuizioni contenute nei provvedimenti già emanati nei confronti della coppia parentale, il potere di comminare, ove richiesto con ricorso ai sensi del secondo comma della stessa disposizione, le misure sanzionatorie ivi contemplate.

Quanto alla «sanzione amministrativa pecuniaria», dell’importo ricompreso tra un minimo di 75 euro ed un massimo di 5.000 euro in favore della Cassa delle ammende, prevista dalla disposizione censurata, la stessa realizza innanzi tutto – sul modello di altri sistemi processuali – una forma di indiretto rafforzamento dell’esecuzione delle obbligazioni di carattere infungibile. Si tratta di obbligazioni il cui adempimento dipende in via esclusiva dalla volontà dell’obbligato e l’esecuzione indiretta si realizza, previa necessaria istanza di parte, attraverso un sistema di compulsione all’adempimento spontaneo prevedendo, in mancanza dello stesso, l’obbligo di corrispondere una somma in favore dello Stato.

Le questioni sollevate. Ciò premesso, il  Tribunale ordinario di Treviso, con ordinanza del 16 luglio 2019, iscritta al n. 219 del registro ordinanze 2019, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 25, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, tre distinte questioni di legittimità costituzionale dell’art. 709-ter, secondo comma, numero 4), del codice di procedura civile, nella parte in cui prevede che “nell’ambito di un giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il genitore che abbia posto in essere atti che arrechino pregiudizio al minore sia passibile della «sanzione amministrativa pecuniaria» da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro, in favore della Cassa delle ammende, per l’inadempimento all’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento, previsto, nel caso di specie, dalla sentenza di separazione coniugale, in favore della figlia minorenne”.

In primo luogo, il giudice rimettente ha assunto la violazione dell’art. 117, primo comma, Cost., in relazione al parametro interposto di cui all’art. 4 del Protocollo n. 7 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, adottato a Strasburgo il 22 novembre 1984, ratificato e reso esecutivo con legge 9 aprile 1990, n. 98, sul divieto di bis in idempoiché la sanzione pecuniaria contemplata dalla previsione censurata avrebbe, in virtù dei canoni enunciati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sin dalla sentenza 8 giugno 1976, Engel e altri contro Paesi Bassi, natura sostanzialmente penale, e dovrebbe essere comminata per il medesimo fatto, ossia per l’omesso pagamento dell’assegno di mantenimento disposto nella pronuncia di separazione coniugale in favore della figlia minore, per il quale il convenuto era stato già condannato in sede penale.

Il giudice a quo ha sostenuto, inoltre, che lo stesso art. 709-ter, secondo comma, numero 4), cod. proc. civ., nella parte in cui consente di comminare una «sanzione amministrativa pecuniaria» in favore della Cassa delle ammende per «atti che comunque arrechino pregiudizio al minore», violi anche l’art. 25, secondo comma, Cost., in ragione dell’indeterminatezza delle condotte censurabili con una sanzione di carattere sostanzialmente penale.

Il Tribunale rimettente ha ritenuto, poi, violato anche l’art. 3, primo comma, Cost., in riferimento al tertium comparationis costituito dal trattamento sanzionatorio previsto dall’art. 570 del codice penale, ritenendo irragionevole che la sanzione pecuniaria per un identico fatto sia determinata dalla disposizione censurata nella misura massima di euro 5.000, di gran lunga superiore alla multa prevista dall’art. 570, primo comma, cod. pen., pari, nel massimo, ad euro 1.032.

Precisa sempre la Corte Costituzionale  che benché il giudice rimettente non si sia confrontato con il più ampio quadro normativo di riferimento, è ben chiaro che il “fatto” penalmente rilevante e per il quale il genitore resistente è già stato condannato con l’applicazione delle pene di cui all’art. 570 cod. pen., consiste nell’inadempimento dell’obbligo di natura economica fissato dal giudice per il mantenimento della prole.  Ed è lo stesso “fatto” che il giudice rimettente assume a possibile presupposto della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dalla disposizione censurata.

Di qui la rilevanza delle questioni.

La Corte Costituzionale ha, tuttavia, ritenuto le  questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal giudice rimettente con riferimento all’art. 709-ter, secondo comma, numero 4), cod. proc. civ., tutte infondate,  conformemente a quanto statuito  dalla normativa vigente arricchita dai principi scaturenti dalla complessa evoluzione del quadro giurisprudenziale di riferimento attentamente richiamato in sentenza.

FONTE:http://www.salvisjuribus.it/corte-costituzionale-no-alla-sanzione-amministrativa-per-il-mancato-pagamento-dellassegno-di-mantenimento-dei-figli/

Epidemia colposa e omicidio colposo plurimo: la procura di Roma apre un fascicolo contro Giuseppe Conte

Di Tommaso Montesano
 Tutto parte da un tweet dell’avvocato Carlo Taormina. Questo: «Una voce mi dice che la procura di Roma, da me investita con tre denunzie sulla gestione dell’emergenza Coronavirus, abbia trasmesso gli atti al tribunale dei ministri contro Giuseppe Conte e altri. Darò conferma». E la conferma dovrebbe arrivare, completate le ultime verifiche, domani. Ma tant’ è: il penalista non è riuscito a trattenersi. «Non ce l’ho fatta a non darvi la notizia che nessun organo di stampa e televisivo può avere», ha aggiunto su Facebook. Del resto qualcosa si è mosso, dopo che la scorsa primavera Taormina – già parlamentare, già sottosegretario all’Interno con Silvio Berlusconi – aveva presentato un corposo incartamento a piazzale Clodio per chiedere di fare luce sulle mosse del governo per contrastare la diffusione del Covid-19 in Italia.
Ora, a qualche mese di distanza dalla presentazione della denuncia («una denuncia e tre integrazioni», chiarisce), arriva la notizia che dalla procura di Roma il prezioso carico – «14 faldoni», precisa l’avvocato – avrebbe preso la strada del Tribunale dei ministri, ovvero la sezione specializzata del tribunale ordinario competente per i reati eventualmente commessi dal presidente del Consiglio e gli altri componenti del governo. La denuncia principale, spiega il penalista, riguarda la «gestione dell’emergenza» nel suo complesso. Ovvero i «ritardi accumulati» nella messa a punto delle misure anti-epidemia pur nella «consapevolezza» della gravità della situazione fin dal mese di dicembre. Secondo Taormina, e carte alla mano («ho allegato la documentazione del ministero della Salute»), l’esecutivo avrebbe avuto consapevolezza del pericolo «imminente» almeno trenta giorni prima della proclamazione ufficiale del primo stato di emergenza nazionale, l’8 marzo scorso. «Un ritardo costato oltre 30mila morti», attacca Taormina, «nonostante l’Istituto superiore di sanità avesse dato parere favorevole alle chiusure».
Poi ci sono le tre integrazioni. La prima riguarda la mancata istituzione delle “zone rosse” nella provincia di Bergamo – nei Comuni di Alzano Lombardo e Nembro – e a Lodi; la seconda la gestione delle Residenze sanitarie assistite (Rsa), «dove è stato fatto uno sterminio» ai danni dei pazienti più anziani, ha detto a più riprese Taormina; la terza è una raccolta di quanto inoltrato nel corso dell’epidemia dallo stesso penalista a una quindicina di procure italiane sparse da nord a sud. Si tratta della parte più straziante. «Ho raccolto le segnalazioni sui cittadini che morivano a casa, nelle ambulanze, storie raccapriccianti». Materiale che dopo essere stato valutato dalle toghe di piazzale Clodio, avrebbe appunto preso la strada del Tribunale dei ministri per le determinazioni di competenza. Nel mirino sarebbero finiti il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il titolare della Salute, Roberto Speranza e anche il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Intervenuto al talk show Stop Europa, lo scorso 22 giugno, l’ex parlamentare ha addirittura ipotizzato a carico dell’esecutivo «qualcosa di più grave dell’epidemia colposa di cui si parla».

Fatto sta che al momento, per ammissione dello stesso penalista su Facebook, i reati ipotizzati sono quelli di «epidemia colposa e omicidio colposo plurimo». Ma non è escluso che una parte delle indagini riguardi anche i virologi e i loro «contrastanti pareri», visto che Taormina nel dossier depositato a piazzale Clodio tira in ballo anche loro. In quel caso, tuttavia, la competenza resterebbe del tribunale ordinario. In un tweet dello scorso 11 giugno, del resto, l’avvocato metteva sullo stesso piano l’esecutivo – «Conte, Speranza, Lamorgese» – e «gli scienziati che li hanno favoriti con le loro sballate valutazioni».

FONTE:https://www.rassegneitalia.info/epidemia-colposa-e-omicidio-colposo-plurimo-la-procura-di-roma-apre-un-fascicolo-contro-giuseppe-conte/

IMMIGRAZIONI

Di 

Attenzione massima su Lampedusa, per gli intensi sbarchi delle scorse settimane. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese si è recata ieri sull’isola, mentre Matteo Salvini ha annunciato una visita nei prossimi giorni.

Il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, ha chiesto al governo lo stato di emergenza per l’isola, in seguito agli sbarchi senza sosta delle ultime settimane. La sua richiesta è stata sostenuta dal presidente della Regione, Nello Musumeci, recatosi sull’isola delle Pelagie con l’assessore alla Salute Ruggero Razza, lo scorso 11 luglio.

Matteo Salvini si è fatto portavoce degli albergatori di Lampedusa, annunciando una visita sull’isola per questa settimana, mentre lunedì la Lamorgese ha raccolto l’incontro con il sindaco e si è recata assieme al capo della Polizia a Lampedusa. Sputnik Italia ha intervistato il sindaco Totò Martello per conoscere la reale situazione dell’isola.

— Sindaco, pensa che il colloquio avvenuto ieri con il ministro dell’Interno avrà un buon esito?

— L’incontro è stato molto positivo. Il ministro si è fatto portavoce nei confronti del governo italiano, e ha preso l’impegno di organizzare altri gli incontri per la sicurezza sanitaria, anche relativamente alla sicurezza anti-Covid e con la presidenza della regione.

— Con il ministro è stata discussa la dichiarazione dello stato di emergenza per l’isola. Se venisse dichiarato, concretamente cosa cambierebbe nella gestione dell’accoglienza a Lampedusa?

— Comporterebbe un alleggerimento delle decisioni e una velocizzazione dei provvedimenti. Certi provvedimenti, ad esempio quelli per rimuovere le imbarcazioni, arriverebbero automaticamente, senza bisogno di aspettare le pubblicazioni di gare d’appalto, aggiudicazioni dei lavori e via dicendo. Le problematiche legate ai migranti verrebbero risolti anche con una semplice ordinanza.— Pensa che verrà concesso lo stato di emergenza?

— Il ministro ha detto che i problemi che sono stati attenzionati sia nostri sia da parte della presidenza della Regione sono in discussione e che ci saranno delle risposte concrete su quello che è stato chiesto.

— Qual è adesso la situazione dell’isola dopo l’intensificazione dello sbarco dei migranti?

— Gli sbarchi continuano, non è che basta l’arrivo del ministro a porre fine agli sbarchi. Gli arrivi non si fermeranno se l’Italia non prende decisioni nei confronti dei Paesi costieri del Mediterraneo, che sono la Tunisia e la Libia nel caso specifico. Spetta al governo tunisino cercare di limitare le partenze dai porti interessati.

— Quindi non è una questione di bloccare i porti ma di fare accordi con i Paesi di partenza?

— C’è molta enfasi politica su questo argomento. Se c’è qualcuno che vuole venire a bloccare i porti, venga a Lampedusa e li blocchi. Questi arrivano a Lampedusa autonomamente. Se c’è un modo per non farli arrivare, che ce lo dicano.

Che poi vorrei capire, una volta che si mettono le navi militari davanti al porto e arriva un’imbarcazione autonoma, l’alternativa allo sbarco è sparare e ammazzare le persone a bordo. Se vogliono fare questo, vengano a farlo. Non è il sindaco di Lampedusa a stabilire se devono arrivare o non devono arrivare le imbarcazioni.

— A proposito dell’emergenza COVID-19, qual è lo stato d’animo dei cittadini di Lampedusa, c’è preoccupazione per evenегali casi di contagio importati?

— Noi dobbiamo precisare che ogni qual volta c’è uno sbarco le persone vengono portate all’interno dell’hotspot e non c’è contatto tra la popolazione o i turisti che arrivano a Lampedusa con i migranti che ormai quasi quotidianamente arrivano con gli sbarchi.

Dal punto di vista sanitario bisogna essere tutti tranquilli. Per un’ulteriore tranquillità all’interno dell’hotspot, il presidente della regione ha inviato una macchina per fare i tamponi che è stata attivata. E finora non c’è stato nessun positivo a Lampedusa, fra i migranti. L’unico caso di positività che abbiamo avuto a Lampedusa è stata una signora di qua di ritorno da Bergamo.— Per quanto riguarda l’hotspot, ci sono state giornate in cui sono sbarcate anche 800 persone, mentre il centro può accoglierne circa un centinaio. Quali sono le condizioni dell’hotspot, i trasferimenti avvengono in tempo oppure c’è un sovraffollamento?

— Attualmente le condizioni dell’hotspot sono normali. Ieri c’erano 17 persone, oggi ci sono stati altri sbarchi e quindi credo che entro la serata avremo sulle 150 presenze. Che domani mattina regolarmente verranno trasferiti.

Quando funziona il sistema dei trasferimenti giornalieri, problemi non ce ne sono. Quando il sistema si inceppa allora c’è bisogno di prendere dei provvedimenti immediati.

— Ha dichiarato di aver scritto a Conte senza aver ricevuto una risposta: si ritiene soddisfatto dell’incontro con il ministro Lamorgese o ritiene ancora necessario un colloquio con il premier?

— Ci sono delle decisioni che devono essere prese direttamente dal presidente del Consiglio, come la dichiarazione dello stato di emergenza, che deve firmare il presidente del Consiglio. E quindi aspettiamo ancora una risposta.

— Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha riferito di una situazione degli albergatori in apprensione per gli sbarchi. L’intensificazione degli sbarchi ha in qualche modo danneggiato settore turistico?

— C’è una situazione reale di crisi del settore perché, sono stati persi mesi e il turismo stenta a ripartire. Pesa la mancanza dei numeri degli scorsi anni e non sappiamo quanto durerà questa stagione estiva. La sofferenza è dell’intero settore, ma a Lampedusa si fa sentire di più perché non abbiamo turismo di prossimità.

Per quanto riguarda gli sbarchi, la strumentalizzazione politica crea confusione, ogni volta che si eccede da una parte e dall’altra, e la confusione crea problemi, perché la gente non riesce a capire se questi sbarchi sono incontrollati. Alcune volte la confusione viene alimentata dalla diffusione di notizie, immagini false. Il problema esiste, viene raccontato in maniera distorta e questo danneggia l’isola. Io sono il sindaco che rappresenta le esigenze di tutti i cittadini, quindi ogni volta che c’è un problema lo devo porre all’attenzione.

— Salvini ha dichiarato che questa settimana verrà a Lampedusa, cosa pensa della sua visita sull’isola, se ci sarà?

— Se uno vuole venire a Lampedusa a visitarla è liberissimo di farlo, ma certo che mi meraviglio che venga adesso, e non quando era ministro degli Interni.

Quando era ministro degli Interni era stato invitato da questa amministrazione a visitare Lampedusa, ma non abbiamo ricevuto mai nessuna risposta.

FONTE:https://it.sputniknews.com/intervista/202007219331707-sindaco-di-lampedusa-sorprende-che-salvini-venga-adesso-e-non-quando-era-ministro-dellinterno/

 

 

L’immigrazione è dannosa per l’ambiente
Ferdinand Linthoe Næshagen
[Sociologo, storico, giornalista]
2 Maggio 2020 | 19:04

Ho già scritto che bisogna costruire la politica sulla morale e la morale sulla conoscenza. Farsi guidare dai sentimenti anziché dalla conoscenza è puro e semplice egoismo e ricerca di autocompiacimento.
Ed infatti nella questione immigratoria viene trascurato qualsiasi approfondimento. Perciò dobbiamo innanzitutto notare che è la sovrappopolazione il fattore che maggiormente influisce sull’ambiente, forse il peggior problema ambientale, come affermato da Bjørn Vassnes in Klassekampen [Lotta di classe, quotidiano di sinistra di Oslo]. Nel 1700 la popolazione mondiale era composta da circa solo 600 milioni di individui, nel 1820 1 miliardo, oggi 7,5 miliardi, e la previsione per il 2100 è di 10 miliardi. L’incremento arriva in maniera prevalente dai paesi meno sviluppati: scrive Massimo Livi-Bacci [professore di demografia presso l’Università di Firenze e politico italiano PD] in Storia Minima della Popolazione Mondiale. Nel 1950 i paesi più sviluppati rappresentavano il 32% della popolazione mondiale, nel 2000 invece solo il 19%, mentre quelli scarsamente sviluppati sono passati dal 68 all’81%. La popolazione è quindi in aumento, in larga parte in paesi asiatici e sudamericani, ma più di tutti in Africa (si legga al riguardo Fuga in Europa. La giovane Africa verso il vecchio continente di Stephen Smith). Ciò significa che stiamo andando incontro ad un mondo nuovo e diverso, e dobbiamo fare in modo di garantire una buona qualità di vita, perchè il mondo può facilmente diventare un luogo pericoloso – al riguardo è utile la lettura del libro di Harald Welzers Climate Wars.
Nel caso dell’Africa salvezza e dannazione sono andate di pari passo, perchè è stata la diffusione di cure mediche a far sopravvivere un maggior numero di persone agli anni dell’infanzia, crescere ed avere figli a loro volta, facendo così aumentare la popolazione. In molte nazioni occidentali il trend si è ragionevolmente fermato ed ha anzi cambiato direzione – scendendo sotto al 2,1% di figli per ogni donna che garantisce un numero di abitanti costante. Sarebbe necessario che avvenisse altrettanto negli altri paesi, ma non abbiamo più molto tempo.
Se non avessero subito il fenomeno dell’immigrazione, le nazioni occidentali avrebbero visto un calo del numero di abitanti. A loro volta i paesi da cui arrivano gli immigrati sarebbero stati costretti a rallentare la crescita della popolazione.
Questo ora non sta accadendo – ci troviamo adesso davanti a quello che l’ecologo Garrett Hardin in un noto articolo ha chiamato “tragedia comunitaria” (da leggere anche il suo libro: Il Dilemma dell’Immigrazione: Evitare la Tragedia Comunitaria): Immaginiamo di essere una comunità, con un prato in comune, dove tutti siano liberi di far pascolare quanti animali vogliano. Inizierà a mancare l’erba, gli animali dimagriranno e daranno poco latte, ma quelli che manderanno al pascolo più animali se la caveranno meglio di chi cercherà di regolarsi mandandone meno.
La soluzione potrebbe essere stabilire il numero massimo di animali che il pascolo possa ospitare, quindi dividere il numero per i comproprietari. Altrimenti si potrebbe suddividere il terreno in aree private dove i rispettivi proprietari possano far pascolare quanti animali desiderino.
La prima ipotesi presuppone un’improbabile lungimiranza e grande capacità di punire o premiare. Impensabile che una qualsiasi organizzazione (ONU) possa decidere quanti abitanti possa avere il mondo, stabilire la popolazione massima di ogni singola nazione, e punire o premiare chi ne trasgredisce o segue queste indicazioni. Rimane quindi l’alternativa di suddividere la comunità in aree private, in cui ognuno, con maggiore o minore lungimiranza, possa far pascolare tutti gli animali desiderati, e contemporaneamente possa scacciare gli animali che gli altri provino far entrare.
Se i nostri politici vogliono affrontare il problema ecologico più grave, la sovrappopolazione umana, ed insieme garantire l’efficienza dello stato, l’unica soluzione è quindi chiudere la porta ad ogni genere di immigrazione. In questo modo i paesi sovrappopolati saranno costretti a prendere i provvedimenti necessari a riportare la popolazione ad un livello ragionevole. In caso contrario saranno loro a subirne le conseguenze e non noi. […]
Un’altra conclusione, che si può trarre dalla lettura del libro di Mathis Wackernagel e William Rees L’Impronta Ecologica- Come Ridurre l’Impatto Umano sulla Terra, è che gli immigrati che arrivano in paesi benestanti ed industrializzati, si trasformano in persone con maggior impatto ecologico, poichè consumano ed inquinano più di quanto avrebbero fatto in patria. Anche per questo motivo l’immigrazione danneggia l’ambiente.

RESETT.NO “https://resett.no/2020/05/02/innvandring-skader-miljoet/”
Innvandring skader miljøet | Resett

FONTE:https://comedonchisciotte.org/forum/spazio-aperto/immigrazione-ed-ambiente/

 

 

 

Finalmente l’Enac “blocca” l’aereo di Sea Watch. Ira dei “trafficanti umanitari”: “Basta con i controlli”

Di Fausto Biloslavo – I talebani dell’accoglienza alzano gli scudi contro il governo che «prova a fermare le attività di monitoraggio aereo di #SeaWatch» a caccia di migranti nel Mediterraneo. E salta fuori una situazione paradossale: l’estate scorsa, Moonbird, l’aereo della Ong tedesca era rimasto a terra su ordine dell’Enac, l’Ente nazionale dell’aviazione civile, ma la Lega faceva parte del governo. In ottobre lo stesso velivolo è tornato a decollare da Palermo. La portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, ha rivelato in un video lanciato via Twitter: «Abbiamo ricevuto pochi mesi fa, nell’ottobre del 2019, una lettera dall’Ente nazionale dell’aviazione che certifica la legalità delle nostre operazioni». Il governo era cambiato con il Pd al posto della Lega. Adesso l’Enac sta controllando di nuovo i voli della Ong da Lampedusa, dopo avere ricevuto una specifica richiesta del Viminale il 30 giugno. Però non ha deciso ancora nulla. Linardi osserva che «il nostro modus operandi non è cambiato e quindi ci chiediamo quali siano i motivi di questi continui controlli e quale sia lo scopo».

Sea Watch è passata all’offensiva con il video della portavoce su Twitter in occasione della visita del ministro dell’Interno a Lampedusa di lunedì. Dall’isola decolla ogni giorno Seabird, il secondo aereo messo in linea dai talebani dell’accoglienza, che ha individuato «solo a luglio () oltre 700 persone in mare».

Linardi ha colto l’occasione «per chiedere alla ministra e a questo governo di porre fine all’accanimento delle nostre attività sia in mare che in cielo». Oltre ad avere individuato diversi gommoni dei migranti partiti dal Libia, per poi farli recuperare dalle navi delle Ong, Seabird aveva «avvistato un cadavere (in mare) quattro volte fra la fine di giugno e luglio e lì abbandonato». La drammatica foto è stata ampiamente sfruttata a scoppio ritardato, due settimane dopo, con l’appoggio del solito pistolotto di Roberto Saviano, non a caso nei giorni del voto di rifinanziamento delle missioni compresa quella a favore della Guardia costiera libica, che riporta indietro i migranti. Ieri l’aereo di Sea Watch ha avvisato un altro cadavere, che servirà alla campagna di pressione mediatica. «Stiamo sorvolando un cimitero» ha commentato il capo missione aerea, Tamino Böhm, per fomentare ulteriormente lo sdegno senza alcun senso delle proporzioni. «Queste denunce danno evidentemente fastidio – spiega Linardi nel video via Twitter – Se le nostre operazioni di volo verranno fermate sapete già il motivo».

Non tutti i commenti al video sono pro Ong. «I vostri velivoli non potrebbero operare voli di ricerca e soccorso – scrive Gianluca Frige – Ancora una volta pensate di essere al di sopra della legge e cercate di raggirarla per poi lamentarvi quando non ci riuscite!». La portavoce denuncia anche lo stop della Sea Watch 3, la nave della Ong tedesca, che «si trova al momento sotto fermo amministrativo mentre nelle ultime settimane si sono intensificati i controlli anche nei confronti dei nostri equipaggi aerei e dei nostri velivoli».

FONTE:https://www.rassegneitalia.info/finalmente-lenac-blocca-laereo-di-sea-watch-ira-dei-trafficanti-umanitari-basta-con-i-controlli/

 

 

Sos per barcone alla deriva. Militari picchiati da migranti

Libia, avvistato gommone sgonfio con 120 persone. Tunisini in fuga dal centro aggrediscono carabinieri

Un gommone con 120 migranti a bordo, di cui 24 minori è stato avvistato ieri verso le 22 dal velivolo Moonbird di Sea Watch al largo della Libia.

Il gommone, probabilmente in mare da oltre 12 ore, «si sta sgonfiando» ha aggiunto la ong, mentre Alarm Phone fa sapere che nessuno dei migranti ha un giubbotto di salvataggio. «Un gommone così sovraffollato può crollare in qualsiasi momento. Europa, mobilita tutti i beni di salvataggio disponibili prima che sia troppo tardi!», l’allarme lanciato sulla pagina facebook.

Alla stessa ora in Sicilia due tunisini sono stati arrestati per resistenza a pubblico ufficiale e tre carabinieri sono rimasti feriti in un tentativo di fuga dal centro di accoglienza per migranti «Casa dei gabbiani» ad Agrigento. Lo stesso centro dove, nelle scorse settimane, un poliziotto è finito sotto inchiesta dopo essere stato immortalato in un video mentre costringeva due tunisini a schiaffeggiarsi a vicenda, come «punizione» per essere fuggiti. I tre militari, che hanno cercato di impedire la fuga di due migranti, sono stati colpiti dai tunisini che, subito dopo, sono stati arrestati. I carabinieri sono finiti al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento dove i medici hanno diagnosticato loro ferite e contusioni guaribili dai 7 ai 10 giorni.

I casi di migranti positivi giunti sulle nostre coste ha creato fibrillazione ovunque, a fronte dell’allarme dell’Oms per l’espandersi della pandemia Covid 19 in Africa. La gente ha paura ed è arrabbiata, perché si sente impotente dinanzi alla politica di accoglienza a tutti i costi confermata dal governo. Ai casi già accertati di migranti positivi al Covid19, se ne aggiungono altri 36 in Basilicata, dove già ne erano stati individuati 3. Sono migranti arrivati dalla Sicilia. A fare salire la tensione alle stelle sono anche le notizie di fuga di migranti, molti ancora in quarantena. La speranza per gli italiani è sempre l’ultima a morire, ma intanto campa cavallo e gli sbarchi proseguono. Anche ieri sono sbarcati nel sud Sardegna 19 algerini che sono stati destinati al centro di Monastir per la quarantena e a Lampedusa sono arrivati 179 tunisini: 102 all’alba a bordo di 6 barchini che sono stati raggiunti dalle nostre forze e fatti sbarcare al molo, e poi altri 4 natanti con 71 tunisini. L’hotspot dell’isola è nuovamente stracolmo con quasi 300 ospiti, in barba alle rassicurazioni del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che aveva garantito che «sulla base di una programmazione progressivamente aggiornata» si sarebbe provveduto allo svuotamento dell’hotspot. È un’utopia se non si decide di intervenire in maniera incisiva sul fenomeno migratorio, a meno che il numero uno del Viminale non si riferisse ai trasferimenti di migranti su terraferma per garantire il turnover nell’hotspot dell’isola.

La pandemia accelera dunque in Africa e l’Oms lancia l’allarme. «Sono molto preoccupato per il fatto che cominciamo a vedere un’accelerazione della malattia in Africa – ha dichiarato Michael Ryan, direttore esecutivo del programma per le emergenze sanitarie dell’Oms – Dobbiamo prenderla tutti sul serio e mostrare solidarietà» ai 47 Paesi africani nei quali, secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie del continente, si sono registrati 736.288 contagi, di cui 391.898 con ricovero e 15.418 decessi.

Intanto la guerra dichiarata dal sindaco di Messina Cateno De Luca al Viminale entra nel vivo con l’annullamento da parte del prefetto Maria Carmela Librizzi dell’ordinanza di chiusura dell’hotspot, che il sindaco aveva emanato dopo la fuga di 24 migranti.

FONTE:https://www.ilgiornale.it/news/politica/sos-barcone-deriva-militari-picchiati-migranti-1878749.html

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Perché il futuro della Turchia non è in Occidente

La decisione del Consiglio di Stato della Turchia di avallare la riconversione in moschea di Santa Sofia è stata fonte di scalpore, sorpresa e indignazione nei paesi occidentali. Ma quello che l’opinione pubblica ed una parte del mondo politico di Europa e Stati Uniti hanno visto come un gesto minaccioso nei confronti della cristianità ha, in realtà, un valore molto più intimo che si lega all’identità della Turchia.

Il ritorno di Santa Sofia ad essere Ayasofya era previsto e prevedibile nello stesso modo in cui la salita al potere di un personaggio come Recep Tayyip Erdogan era inevitabile. Un secolo di indottrinamento kemalista e di imposizione coercitiva di usi, cstumi e valori di matrice occidentale, non si è rivelato sufficiente: la Turchia profonda ha prevalso e, da ora in poi, il suo sguardo sarà rivolto sempre più ad Oriente.

L’equivoco durante la pandemia

L’atteggiamento di Israele nei confronti della Turchia è cambiato radicalmente negli ultimi mesi. La grande stampa e gli analisti politici dello stato ebraico sono passati dal mostrare ottimismo sulle possibilità di una riconciliazione con Ankara, che era sembrata possibile per via della timida collaborazione avvenuta all’apice della pandemia di Covid19, alla caduta in un profondo stato di disillusione e pessimismo per via di una serie di eventi: l’aumento della retorica da scontro di civiltà fra i politici turchi, il muscolarismo di Erdogan nel Mediterraneo orientale e l’apparente nascita di un sodalizio con l’Iran.

Lo stesso peccato di ingenuità è stato commesso anche dagli analisti politici europei ed americani, perché si è creduto che il coordinamento reciproco fra Ankara e l’Alleanza Atlantica per portare avanti una diplomazia degli aiuti sanitari nelle aree di interesse critico per la Russia, come i Balcani e il Caucaso meridionale, fosse la prova di una normalizzazione sotterranea in divenire. Ma in quegli stessi giorni, nelle colonne di InsideOver, avevamo messo in guardia i lettori, spiegando come quei gesti di cooperazione fossero da imputare più a ragioni di contingenza estemporanea che di politica.

Nel caso israeliano, ad esempio, non aveva avuto luogo nessun tipo di assistenza mutua e disinteressata ma un puro e semplice do ut des. Il governo israeliano aveva chiesto di poter comperare diversi lotti made in Turkey di beni igienico-sanitari come mascherine, tute protettive, e guanti sterili, ed il governo di Ankara aveva accettato – ma ad una condizione: che fosse permesso il transito “senza intoppi” ad una spedizione umanitaria turca diretta nei territori palestinesi, anch’essi duramente colpiti dal Covid19.

E se è legittimo e verosimile pensare che la richiesta di Tel Aviv fosse stata ideata per lanciare un messaggio ad Ankara, lo è altrettanto pensare che Erdogan fosse sceso ad accordi semplicemente perché quella era l’unica via percorribile per aiutare i palestinesi e che dietro non vi fosse alcun secondo fine, nessuna velleità di riavvicinamento con Israele. Quanto accaduto nei mesi successivi, e quanto sta accadendo in questi giorni, sembra corroborare questa ipotesi.

Turchia, un destino già scritto

Il Centro di Studi Strategici Begin-Sadat, uno dei più importanti think tank di Israele, ha preso atto del cambio di paradigma ormai avvenuto nella politica e nella società turca, pubblicando un approfondimento in cui si elencano le ragioni per cui l’allontanamento di Ankara dalla sfera d’influenza e dal blocco-civiltà occidentale sarà inevitabile.

Partendo da un breve riepilogo delle ultime azioni di “bullismo” perpetrate dalla Turchia ai danni di quelli che dovrebbero i suoi alleati – dall’utilizzo strumentale dei flussi migratori per tenere sotto scacco l’Unione Europea alle tensioni permanenti con la Grecia, dal matrimonio di convenienza con la Russia all’antagonismo con Israele – il centro studi osserva come il processo di re-islamizzazione delle masse non sia stato avviato da Erdogan; a lui va il merito di aver colto la tendenza e di aver saputo come cavalcarla ed alimentarla così da portare a compimento la sua visione.

Secondo l’istituto, infatti, “l’islamizzazione del paese è più un processo dal basso verso l’alto che non dall’alto verso il basso. I turchi anatolici, che tendono ad essere più religiosi e conservatori, presentano tassi di natalità più elevati dei turchi occidentalizzati di Istanbul e della costa egea. Molti, oggi, vedono il secolarismo kemalista come un ordine culturale e politico [che è stato] imposto ignorando la ricca eredità islamica del paese”.

Inoltre, occorre tenere in considerazione che i turchi sono e restano i legittimi successori degli ottomani. L’impero è caduto, sostituito dalla repubblica, ma i suoi abitanti sono sempre gli stessi. Credere che il kemalismo potesse cancellare le tracce di oltre cinque secoli di storia – la storia di un impero che è stato e si è considerato a capo del mondo musulmano – è stato miope ed illogico.

Il secondo motivo è che lo scoppio della guerra civile siriana, durante la quale Ankara si è inizialmente schierata contro Bashar al-Assad, ha finito con il risvegliare degli antichi timori presso le istituzioni turche che, alla lunga, hanno giocato contro l’Occidente. La nascita della regione autonoma curda del Rojava ha riportato la mente della Turchia al trattato di Sèvres e al progetto, poi abortito, di creare un Curdistan indipendente a partire dai territori ottomani.

Come osserva il centro studi, una delle cause di maggiore attrito fra Ankara ed i suoi alleati occidentali è il supporto di questi ultimi ai curdi, sia all’interno dei suoi confini che all’estero. Inoltre, negli anni recenti, la Turchia sospetta che dietro le velleità indipendentiste dei curdi iraqeni possa esserci la longa manus israeliana.

La terza ragione è l’ascesa della Turchia in termini di potenza e ricchezza. Nonostante le persistenti difficoltà economiche, il paese continua ad essere saldamente nella classifica delle prime venti economie del globo e, inoltre, possiede il secondo esercito più grande dell’Alleanza Atlantica. L’instabilità in Siria, Iraq e Libia, è stata l’occasione per testare le capacità operative delle truppe turche, che hanno condotto campagne di successo senza il supporto degli alleati occidentali. Questi eventi hanno convinto Erdogan che la Turchia è ormai in grado di affrontare possibili minacce esterne in maniera autonoma; e la stessa appartenenza alla Nato viene mantenuta più per ragioni di pragmatismo che per la necessità di godere di un supporto multilaterale qualora scoppiasse una guerra aperta contro una grande potenza.

La quarta ragione è l’avvicinamento con la Russia che, secondo l’ente di ricerca, “non è né tattico né casuale”. I due paesi sono entrambi interessati a riscrivere la divisione del potere in Eurasia e sebbene il Cremlino abbia aumentato la propria esposizione nel Medio Oriente, il suo futuro è altrove, nell’Artico, che il cambiamento climatico sta per trasformare in una regione dalle mille opportunità economiche e geopolitiche. La ritirata strategica di Mosca all’interno dei propri confini potrebbe portare ad una distensione di Ankara destinata a durare nel tempo, poiché i due paesi smetterebbero di rivaleggiare in uno dei più teatri di conflitto più accesi. Con la Russia fuori dai giochi, e gli Stati Uniti con gli occhi puntati sulla Cina e sull’Estremo Oriente, la Turchia avrebbe libertà d’azione in Medio Oriente, e la costruzione di uno spazio egemonico neo-ottomano renderebbe l’appartenenza al blocco occidentale irrilevante “se non un ostacolo ad una politica estera ancora più revisionista”.

Infine, nella visione di Erdogan non c’è spazio per la democrazia liberale di stampo occidentale. L’islamizzazione ed il revisionismo in politica estera stanno procedendo di pari passo con lo smantellamento dello stato di diritto, che ha subito un’accelerazione all’indomani del fallito colpo di stato del luglio 2016. Una simile evoluzione politica non potrà che rendere sempre più complicati e tesi i rapporti con l’Occidente, culla e sponsor mondiale della liberal-democrazia, la cui influenza su Ankara sta scemando rapidamente.

I punti deboli dell’analisi

La previsione finale del centro studi è estremamente pessimistica e rappresenta senza dubbio un avviso indirizzato ai partner di Israele: “L’Occidente deve prepararsi allo scenario peggiore, una Turchia che si unisce ad un’alleanza anti-occidentale in un futuro non troppo distante. Fortunatamente, ci sono tre paesi nel Mediterraneo orientale che possono fungere da bastioni della democrazia e degli ideali occidentali. Grecia, Israele e la Repubblica di Cipro sono la migliore opportunità dell’America per mantenere influenza nella regione”.

In quelle righe è contenuto sia un messaggio agli Stati Uniti, che vengono invitati ad appaltare definitivamente la loro agenda per il Medio Oriente ad Israele, che alla Grecia, con la quale i rapporti si sono intensificati a dismisura negli ultimi due mesi per via della comune ambizione di contrastare l’espansionismo turco nel Mediterraneo orientale.

L’analisi è accurata e tiene in considerazione una serie di elementi, come la legge della storia e il fraintendimento del fenomeno Erdogan in Occidente, senza i quali sarebbe impossibile capire le dinamiche che hanno portato la Turchia ad abbandonare il kemalismo e ad indossare nuovamente le vestigia ottomane.

C’è un punto, però, che è stato esaminato in modo superficiale ed è quello riguardante il futuro delle relazioni russo-turche. Infatti, non è la divergenza di interessi e visioni il Medio Oriente a rappresentare l’impedimento principale alla trasformazione dell’attuale matrimonio di convenienza in uno basato sulla reale comunanza di intenti e sulla fiducia reciproca.

La verità è che Russia e Turchia sono due rivali naturali che si trovano su schieramenti opposti in qualunque teatro esse si trovino a combattere. La fragile pace raggiunta in Siria, che periodicamente si spezza, e l’acquisto del sistema S400 non dovrebbero ingannare né i lettori né gli analisti, perché la Terza Roma e la Sublime Porta si stanno affrontando oggi, nel 2020, negli stessi territori in cui si affrontavano nel 18esimo e nel 19esimo secolo.

La Russia è certamente interessata allo sviluppo dell’Artico e, forse, ad una ritirata strategica ed intelligente dall’Eurasia ma non è detto che questa sarà accompagnata da una distensione con la Turchia, anche alla luce delle velleità egemoniche di quest’ultima in ognuna delle aree di interesse vitale per il Cremlino, ovvero BalcaniMar Nero, Caucaso e Asia Centrale, e del suo protagonismo minaccioso all’interno degli stessi confini russi nelle repubbliche a composizione turcica ed islamica.

Il futuro della Turchia non sarà in Occidente per un semplice motivo: non lo è mai stato neanche in passato. Sottomessa l’Unione Europea al proprio volere, siglato un fragile accordo di coesistenza con la Russia ed ampliato il proprio raggio d’azione nella regione Medio Oriente e Nord Africa, da ora in avanti Erdogan potrà concentrarsi sulla riscrittura di Sykes-Picot e sulla rottura della divisione di potere regionale incardinata sul duo Israele-Arabia Saudita.

FONTE:https://it.insideover.com/politica/perche-il-futuro-della-turchia-non-e-in-occidente.html

 

 

 

POLITICA

Gli “anti” che non hanno paura di apparire polemici e scorretti

Può suonare strano, nel 2020, trovarsi a combattere la censura – orrore che credevamo superato in Occidente – solo perché ha cambiato nome in cancel culture.

Può suonare strano, nel 2020, trovarsi a combattere la censura – orrore che credevamo superato in Occidente – solo perché ha cambiato nome in cancel culture. Però va fatto.

Prima si parlava di politically correct, una strisciante forma di intolleranza travestita da buona educazione, contro cui per anni il mondo liberale e conservatore ha combattuto una battaglia senza tregua, mentre la Sinistra collaborazionista restava zitta, sciacquandosi la bocca con l’hate speech.

Ma adesso il gioco si fa più serio. Il nuovo mostro è la cancel culture, pericolosissimo upgrade del politicamente corretto. Mentre il secondo si preoccupa di boicottare un singolo libro, un’opera o film non conformista, la prima fa un passo ulteriore: mette in discussione lo stesso diritto di qualcuno a parlare o a scrivere in ambito pubblico. La cancel culture, una political correctness impacchettata in una confezione di lusso, è quel fenomeno per cui, ad esempio, una major cinematografica, o un editore, o un’università, o il consiglio comunale di una città, spaventati dall’idea di essere demonizzati da una folla inferocita, in piazza o sui social, composta da minoranze nere, gialle, femmine o arcobaleno, rinunciano a fare il proprio lavoro: produrre cultura. Togliendo posti di lavoro (ed è il meno) e azzerando il confronto (ed è il guaio). Il tutto, politicamente molto orientato. Essendo la cosa partita negli Usa, si può dire – semplificando – che l’obiettivo della cancel culture è una culture senza Trump (è una battuta…).

Per fortuna, però, c’è chi si batte per cancellare la cancel culture. O per lo meno arginarla. Una decina di giorni fa è stato pubblicato su Harper’s Magazine l’ormai celebre «Manifesto dei 150 intellettuali» contro i fanatici del Bene che vietano le opinioni sgradite e soffocano il dibattito. Una presa di posizione limpida e coraggiosa che per una volta ha ricompattato destra e sinistra, liberal e conservatori (anche se in Italia c’è stato qualcuno, come il fazioso sito Valigia blu, che ha voluto smorzare quello che resta un inno alla libertà di pensiero e di parola).

Ma oltre il «Manifesto» di Harper’s Magazine esistono nel mondo anglosassone altre personalità che non hanno paura di esporsi pubblicamente per criticare l’onda lunga del politicamente corretto trasformatasi nello tsunami della cancel culture. Chi sono? Ad esempio lo scrittore Bret Easton Ellis, autore di culto, che nel pamphlet White (da noi pubblicato l’ottobre scorso da Einaudi col titolo Bianco), favorito anche dalla sua posizione di raffinato gay newyorkese, fa deliziosamente a pezzi la moda antitrumpiana, «correttista», pro Lgbt e antimaschilista denunciando le costrizioni ideologiche del Nuovo Ordine di Pensiero Mondiale. Da leggere. Poi c’è Ricky Gervais (nel fotino sotto), comico e attore inglese che ha ferocemente presentato ben cinque cerimonie dei Golden Globes. Col suo talento – è un maestro della stand-up comedy – può permettersi di infrangere tutti i tabù neri, femministi, green, arcobaleno… E a proposito di comici, va citato anche il satirista politico Andrew Doyle, irlandese, inventore del personaggio Titania McGrath che in un finto account Twitter si presenta come una giovane «poetessa radicale intersezionalista impegnata nel femminismo, nella giustizia sociale e nella protesta pacifica armata, che si identifica come polirazziale ed ecosessuale»… E purtroppo non c’è da ridere.

Poi ci sono due fra i migliori intellettuali liberali, gli economisti Walter Williams e Thomas Sowell, neri, i quali hanno sempre criticato la politica assistenziale razziale, trovando ingiusto per esempio che in un concorso di ammissione in Università si riservino posti ai candidati neri, che altro non è se non una discriminazione di segno opposto a scapito dei bianchi. Oppure il loro discepolo, Jason L. Riley, di destra, polemista conservatore, nero, che nel 2014 pubblicò Please Stop Helping Us: How Liberals Make It Harder for Blacks to Succeed (più o meno: Per favore piantatela di aiutarci: come i liberal rendono ai neri più difficile avere successo) e nel 2017 il libro False Black Power. Non teme di prendere posizioni scomodissime.

Altri due nomi. Douglas Murray, commentatore politico britannico tanto gay quanto brillante (quando si dice che la miglior critica alla follia gender l’ha scritta un omosessuale …), autore del fragoroso saggio La pazzia delle folle. Gender, razza e identità (Neri Pozza, 2020) e dell’altrettanto scomodo La strana morte dell’Europa. Immigrazione, identità, islam (Neri Pozza, 2018). E Jordan Peterson (nel fotino sopra), psicologo e antropologo canadese diventato molto popolare quando nel 2016 pubblicò sul proprio canale YouTube una serie di video in cui criticava il progetto di Legge C-16 del governo canadese (che proponeva di aggiungere «l’identità o l’espressione di genere» alla lista di cause di discriminazione ai sensi del Canadian Human Rights Act!). Le sue scorrettezze spaziano dal femminismo postmoderno al privilegio bianco, dall’appropriazione culturale all’ambientalismo. Sua la strepitosa risposta a un giornalista di Channel 4: «Per essere in grado di pensare, devi correre il rischio di essere offensivo».

FONTE:https://www.ilgiornale.it/news/anti-che-non-hanno-paura-apparire-polemici-e-scorretti-1878182.html

SCIENZE TECNOLOGIE

Lo scientismo come nuova religione

Ilaria Bifarini

La scienza non è democratica” è il nuovo mantra utilizzato come scudo per allontanare chiunque provi a manifestare un pensiero divergente da quello accreditato dalla vulgata dominante e per questo inconfutabile, non passibile a critiche di alcun tipo. Il monito è molto efficace, ed emana quell’autorevolezza che ci si aspetta dal rigore e dall’inaccessibilità della scienza, intesa come campo esclusivo di un élite di esperti, la cui competenza e preparazione implicano qualità tali da giustificare un certo distacco dal popolo, il demosappunto. Mai come in questo periodo di diffusione della paura collettiva legata al Covid-19 la scienza, o come meglio vedremo la sua degenerazione scientista, ha avocato a sé il ruolo di padre primigenio, che sorveglia i propri figli e impone loro la propria indiscussa autorità.

Ma cosa è la scienza?

Sciens, participio presente del verbo latino scire, sapere, essa comprende quel sistema di cognizioni acquisito con lo studio e la riflessione.

Ricostruire la genesi della scienza richiederebbe un trattato a sé, ed esula dall’obiettivo della nostra esposizione; peraltro esiste già una vasta e importante letteratura in merito da poter esaminare.

Già nella cultura classica i filosofi greci distinguevano due diverse forme di conoscenza, l’opinione (doxa), fondata sull’esperienza sensibile e perciò ingannevole e incerta, e la scienza (epistème), basata sulla ragione e dunque fonte di conoscenza sicura e incorruttibile.

A segnare un punto di svolta nell’ambito della gnoseologia, la teoria della conoscenza, è Socrate, che attraverso il procedimento dell’induzione preconizza la nascita del metodo scientifico. La sua è una rivoluzione copernicana del sapere, che scuote il pensiero filosofico e il sentire generale del tempo. Cosa è in grado di conoscere l’essere umano? Chi è davvero sapiente? domanda Socrate. La risposta è che “è sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.”

La vera conoscenza per il filosofo greco non è insegnabile, il maestro può solo condurre l’allievo a generarla da sé, attraverso l’arte della maieutica. Essa infatti non proviene dall’esterno, ma nasce all’interno dell’individuo, da quel luogo che è l’anima e di cui Socrate può essere riconosciuto come il primo scopritore nella cultura occidentale.[i]

Il metodo socratico rappresenta un elemento portante nello sviluppo epistemologico, cui si ispireranno sia l’età dell’Umanesimo che quella dell’Illuminismo, dove l’interesse per la scienza troverà massima espressione, elevandosi a ideale contro l’oscurantismo, l’intolleranza e ogni forma di assolutismo.

Lo scientismo contemporaneo

L’approccio odierno alla scienza la allontana notevolmente dal suo fine massimo di raggiungimento del sapere quale emancipazione dell’essere umano, attraverso il percorso arduo e incessante della ricerca della conoscenza. Al contrario, lo scientismo attuale costringe l’individuo dentro una gabbia ristretta di norme e dogmi che appaiono imperscrutabili al comune intelletto, divenendo roccaforte di un gruppo di eletti, forti del prestigio conferito loro dall’appartenenza a enti rappresentativi del sapere in quello specifico settore. Rinnegando la strada percorsa dai grandi scienziati del passato che pagarono con la propria vita l’aver messo in dubbio le credenze contemporanee, gli attuali preferiscono muoversi nel solco del conformismo e dell’omologazione. Non c’è spazio per il dubbio, elemento fondamentale della ricerca della sapienza, ma solo per l’assertività, la dogmaticità inconfutabile e autoreferenziale delle proprie affermazioni. Uno scientismo imperante e anti-dialogico sta contaminando tutti gli ambiti della conoscenza, con una smania positivista che ha pervaso persino le scienze umane. Così nell’economia, la cui radice etimologica [ii] –oikos nomia, legge della casa, della sua amministrazione – non lascerebbe dubbi circa la natura sociale di questa scienza. Eppure, a partire dal liberismo ottocentesco prima e dalla sua cristallizzazione attraverso il neoliberismo attuale, tra gli economisti è invalsa la credenza categorica di trattare l’economia alla stregua di una scienza esatta, come la fisica o le scienze naturali.

In un saggio dal titolo “Il Negazionismo economico” [iii] due economisti francesi, ripresi poi dal mondo accademico, dichiarano che siamo giunti a un punto in cui l’economia avrebbe acquisito il rango delle scienze sperimentali, come la medicina e la biologia, per cui molte questioni potrebbero essere trattate da un gruppo di esperti nello stesso modo in cui si testa un medicinale. Questa conquista sarebbe però oggi messa in discussione da una frangia di individui che, con un certo disprezzo, vengono definiti “esperti autoproclamati”, i quali oserebbero negare con metodi non scientifici la verità contenuta nelle riviste del settore. Essi si presenterebbero all’opinione pubblica come difensori del bene comune, ma in realtà sarebbero una sorta di ciarlatani, che agiscono secondo la strategia del negazionismo.

Questa disposizione all’ostracizzazione e al disprezzo manifesto verso chiunque metta in discussione una teoria accreditata e prevalente negli ambienti accademici e istituzionali è diffusa ormai in tutte le branche del sapere.

Durante l’emergenza legata al coronavirus, ma già prima, alcuni autorevoli virologi hanno fatto massiccio ricorso a tale atteggiamento nei confronti di chiunque mettesse in dubbio la natura e la letalità del nuovo virus, di cui peraltro essi stessi hanno dimostrato una scarsa conoscenza, costretti a smentire più volte le proprie tesi, proclamate con grande convincimento.

Il concetto di competenza, utilizzato come fortezza per difendersi dalle incursioni dei dissidenti, viene sganciato da ogni riferimento alla misurazione dei risultati raggiunti e all’attendibilità delle previsioni dichiarate. L’unico parametro di valutazione diventa la legittimità degli attori, il prestigio che viene loro tributato dall’appartenenza a enti e istituzioni riconosciuti. Secondo un meccanismo autoreferenziale e capace di riprodursi senza interruzione, nell’ambito della ricerca scientifica vengono privilegiati e incentivati coloro che sono in grado di portare prove a sostegno di un modello già universalmente riconosciuto. Si giunge al paradosso per cui a essere premiato e legittimato è proprio chi adotta un metodo anti-scientifico, parlando in termini socratici, con il risultato che l’adesione a una teoria preesistente prevale sul senso critico e sulla ricerca della verità.

Il bisogno di un padrone

La tendenza attuale è quella di sostituire la pratica del dubbio sulla conoscenza con l’accettazione e la divulgazione secondo un registro fideistico, che non lasciano spazio allo spirito innovativo e all’approccio sperimentale.

In questa cornice è accaduto che nel XXI secolo un virus di tipo parainfluenzale, molto contagioso e piuttosto letale rispetto alla sua famiglia, ma che non ha nulla a che vedere con le grandi pestilenze del passato, sia stato combattuto con l’isolamento forzato, un metodo che risale al Medioevo se non all’Antico Testamento, che non si riscontrava nei paesi dell’Europa occidentale da secoli. Metodi di dubbia efficacia, che riportano più a una questione di pensiero magico che di razionalità scientifica, hanno fatto leva sulla paura della popolazione. Ai politici e ai cittadini è stato chiesto di adeguarsi alla verità promulgata dalla nuova scienza, quale dottrina del mondo contemporaneo, totalitarista e reazionaria ma capace di fare larga presa sulla popolazione. Una massa che, come ce la descrive Freud, è “fondamentalmente conservatrice in senso assoluto, ha una profonda ripugnanza per tutte le novità e tutti i progressi e un rispetto illimitato per la tradizione”. [iv]

Attraverso una comunicazione sensazionalistica, basata su immagini forti e cariche di dolore, l’individuo ha subito un lavaggio del cervello, si è trovato di colpo a convivere con il pensiero e l’immagine incombenti della morte, che aveva sempre rifuggito attraverso l’iperattivismo lavorativo e sociale. L’immaginario collettivo è stato subissato di testimonianze provenienti dai reparti ospedalieri di pazienti morenti, familiari straziati, medici martiri ed eroi, fino a culminare con la rappresentazione ultima del trapasso, le bare, trasportate addirittura da convogli militari, simbolo dell’ordine precostituito che subentra al caos. Armi che da sempre vengono utilizzate per far presa sulla massa che, in quanto tale “può venir eccitata solo da stimoli eccessivi. Chi desidera agire su essa non ha bisogno di coerenza logica tra i propri argomenti; deve dipingere nei colori più violenti, esagerare e ripetere sempre la stessa cosa”. [v]

L’effetto suggestione è stato potente, un panico collettivo si è impossessato dell’intera popolazione che, senza distinzione di età e di condizioni fisiche, sebbene la pericolosità del virus fosse sensibile a tali parametri, si è abbandonata totalmente al verbo dei virologi della vulgata dominante, quella accreditata e amplificata dai media. Adottando una forma di superstizione per placare la propria angoscia, i cittadini hanno aderito alle disposizioni imposte e ha rispettato pedissequamente la reclusione domiciliare forzata, mettendo da parte persino le preoccupazioni economiche legate all’impossibilità di lavorare. A chi osava dissentire dalle imposizioni prescritte per il bene comune è stato riservato un trattamento punitivo severo ed esemplare, finalizzato a dissuadere la popolazione dalla ribellione all’autorevolezza dello scientismo scambiato per scienza. L’atteggiamento totalizzante di obbedienza ha ingenerato la nascita spontanea di delatori tra la popolazione e la piena adesione al nuovo culto sanitario, oggettivato attraverso il feticcio della mascherina, utilizzata da alcuni persino in luoghi all’aperto e isolati.

Se i sociologi denunciano oggigiorno un crescente allontanamento dalla Chiesa come fenomeno diffuso in tutto l’Occidente e un aumento del laicismo, permane nell’individuo il bisogno ineludibile di una guida autorevole, che gli indichi cosa è giusto e cosa sbagliato, dove sta il male e come tenerlo lontano.

Nella visione freudiana religione e scienza sono in conflitto tra loro,[vi] in quanto entrambe assolverebbero alla funzione di soddisfare la sete umana di conoscenza e di placare l’angoscia degli uomini di fronte ai pericoli e alle alterne vicende della vita. Ma l’aspetto principale in cui esse si distinguerebbe in modo sostanziale consiste nel fatto che, mentre la religione indica precetti ed emana divieti e limitazioni, la scienza si limita a indagare e rilevare. Dunque entrambe mirano agli stessi obiettivi ma con mezzi profondamente differenti, che vedono la scienza avulsa dall’utilizzo dell’azione coercitiva.

Possiamo affermare che oggi tale disputa è superata: la nascita di una nuova creatura, la religione scientista, ha surclassato entrambe le istanze, adottando – in modo tendenzioso e tale da non dare adito al dubbio – la metodologia scientifica per finalità proprie di una religione. Questa nuova entità metafisica è in grado di rispondere ai bisogni di protezione da parte del soggetto che fa parte della massa, alla sua volontà di de-responsabilizzarsi e all’esigenza di attenersi a rigidi divieti imposti da un’autorità alla collettività intera, in modo da sentirsi tutti uguali al cospetto del padre primigenio. Le affermazioni degli scienziati vengono accolte come dei dogmi indiscussi e le loro prescrizioni come dei culti da rispettare. Riproducendo il sistema di premi d’amore e di punizione del bambino, la fede scientista consente all’uomo di permanere in uno stato di minorità e di soddisfare i desideri e i bisogni dell’infanzia, che si sono protratti fino all’età adulta.

La veste scientifica rende la nuova religione più adatta di quelle tradizionali allo spirito dei tempi, in cui la paura della morte e il rifiuto di accettare la caducità della vita umana hanno preso il soprassalto sull’amore per la vita stessa e la ricerca di un senso etico: per paura di morire l’uomo sceglie di non vivere. A essere appagata è la pulsione di morte, che trova così espressione nella rinuncia alla vita reale.

Ilaria Bifarini

(Articolo originale pubblicato sul Psicoanalisi e Scienza, 4 luglio 2020)

Note:

[i] G. Reale, Introduzione a Socrate e la nascita del concetto occidentale di anima, Vita e Pensiero, 1997, pg. 16.

[ii] I. Bifarini, Inganni economici, falsi miti di una scienza sociale, pubblic. Indipendente, 2019.

[iii] P. Cahuc, A. Zylberberg, Le Négationnisme économique, Flammarion, 2016.

[iv] S. Freud, Il Disagio della civiltà e altri saggi, Bollati Boringhieri, 2014, pg 74.

[v] S. FreudIl Disagio della civiltà e altri saggi, Bollati Boringhieri, 2014, pg 7

[vi] S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Bollati Boringhieri, 2019, pg 568.

FONTE:https://comedonchisciotte.org/forum/articolo-segnalato-per-pubblicazione/lo-scientismo-come-nuova-religione/

 

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