RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 2 GENNAIO 2021

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RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI

2 GENNAIO 2021

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

“Ma come non potremmo accusare il sole e considerarlo oscuro per il fatto che non tutti ne vedono il raggio, ma dobbiamo attenerci al parere dei vedenti, analogamente saremmo ingiusti se credessimo che l’illuminazione abbia un’efficacia diversa da quello che dice il suo nome.”

Nicolas Cabasilas, La vita in Cristo, II, X, 568 c-d, Torino1971, p. 173

 

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La redazione provvederà doverosamente ed immediatamente alla loro rimozione dal blog.

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SOMMARIO

Schedatura sanitaria di ogni cittadino italiano. Approvata automaticamente se tacito consenso
Attenzione alla Schedatura Sanitaria: se non la negate è automatica
Facci: non siamo sudditi, disobbedire può essere un dovere
Rizzoli sui negazionisti: “Carenze cognitive, si chiama effetto Dunning-Kruger”
Fiducia cieca nel progresso scientifico
Più accetterete e sarete docili e più loro vi umilieranno e vi porteranno via tutto
Che cos’è il colonialismo climatico (e come rovesciarlo)
Ne usciremo meno liberi e più poveri
DIEGO FUSARO: E ora si preparano alla loro fase 2: pignorare case e portare via tutto ai ceti medi
ALLORA SE HO CAPITO BENE …
MASCHERINE, DAL GOVERNO ITALIANO 634 MILIONI A UN’AZIENDA CINESE NATA 5 GIORNI PRIMA.
«Dante, dalla lingua alla patria. Siamo ancora “Figli del Duecento”»
Ritratto di uno Sciascia inedito e inimmaginabile
L’eutanasia della normalità
GLI SPIRITI DELLE TENEBRE
Bello il sistema di infotainment, ma se poi ti spia?
LE MINACCE A CLAUDIA ALIVERNINI, PRIMA INFERMIERA VACCINATA, INVENTATE DI SANA PIANTA DAL MAINSTREAM.
CON LA MAGNIFICA POLITICA EUROPEA TORNEREMO AL PIL DEL 2007 NEL 2045
Cashback: i soldi sono già finiti
Cartelle esattoriali: riparte il massacro fiscale
Mario Draghi su FT: supportare l’azione dei governi che combattono il Covid 19. Profonda recessione è inevitabile
“L’Europa blocchi le norme sugli Npl”
È boom dei pagamenti digitali, ma ecco quali sono i pericoli
Il Bitcoin compie 12 anni
Bitcoin per novizi. Chi ascoltare?
Gestione del consenso e della privacy
Se non ti vaccini ti licenzio? Galloni: “Falso. Ichino sbaglia. Deve studiare”
Il ritorno allo Stato servile
Dalla Cina all’Iran, con la pandemia Mosca si muove sullo scacchiere mondiale e “snobba” le sanzioni dell’Occidente
Spagna: in arrivo il registro dei no-vax
Mattarella, sul palcoscenico e dietro le quinte
Utero artificiale: speranza per i prematuri o prove di nascita in laboratorio?
Effetto Dunning-Kruger: cos’è e perché potresti esserne vittima
Breve storia di come il capitalismo ci ha insegnato a fidarci ciecamente degli algoritmi
Peter Turchin e le Leggi della Storia

 

 

IN EVIDENZA

Schedatura sanitaria di ogni cittadino italiano. Approvata automaticamente se tacito consenso

Il governo italiano ha fissato la data dell’11 gennaio per il consenso automatico di tutti coloro che tacciono al fascicolo sanitario elettronico.

La proposta di normativa è stata inserita nell’articolo 11 del decreto legge «Rilancio» (n. 34/2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19/5/2020), nel disporre misure urgenti in materia, appunto, di Fascicolo sanitario elettronico (Fse).

Questa norma attua una serie di modifiche all’articolo 12 del dl 179/2012, ovvero abrogazione del comma 3-bis. In base a questo comma,infatti, il Fse poteva essere attivato esclusivamente sulla base del consenso libero e informato da parte dell’assistito, il quale poteva decidere se e quali dati relativi alla propria salute dovevano essere inseriti nel fascicolo medesimo. C’era un diritto alla non raccolta di dati, all’oscuramento (totale o parziale) dei dati e anche un diritto all’oscuramento dell’oscuramento (non far sapere di avere chiesto la cancellazione di alcune informazioni).

L’abrogazione del comma 3-bis, quindi, permette al Governo di attivare la schedatura sanitaria senza il consenso del cittadino. Il Fse contiene i dati su ricoveri di pronto soccorso, referti, profili sanitari, informazioni su diagnosi, allergie, terapie, cartelle cliniche, vaccinazioni, certificati, ecc.
Il governo con la scusa di una epidemia, amplificata tramite falsificazione dei dati medici e bombardamento terroristico della popolazione mediante evidenti psico-programmazioni di massa, tenta una schedatura sanitaria di massa, come ai tempi del nazismo/fascismo, oltre che tentare di sottrarre i diritti civili individuali e collettivi.

Questa azione è un grave abuso commesso dal governo verso la privacy di ogni singolo cittadino e oltre ad essere uno strumento coercitivo verso la vaccinazione obbligatoria.
Questa inziativa fraudolenta ai danni del Popolo Italiano è sottolineata dal fatto che non è stata data una corretta informazione e il servizio digitale regionale per apporre il proprio diniego è disattivato causa COVID!
È importante negare il proprio consenso. Lo Stato non è in grado di proteggere i dati personali in quanto li invierà ad altri stati e società private che operano a fine di lucro.

Il mancato consenso non pregiudica il diritto all’erogazione della prestazione sanitaria.

Ad es. si legge sul portale della salute della regione Lazio (https://www.salutelazio.it/fascicolo-sanitario-elettronico1):

Se sei in possesso di una Tessera Sanitaria con chip (TS-CNS)abilitata, di una carta d’identità elettronica italiana (CIE) o di un’utenza SPID, puoi accedere tramite il link al servizio del portale www.salutelazio.it ed esprimere i tuoi consensi all’apertura del tuo fascicolo direttamente on-line. Se non hai una Tessera Sanitaria con chip (TS-CNS) abilitata, puoi recarti presso uno dei Punti Territoriali di Accesso (PTA) presso il tuo distretto sanitario ed abilitare la carta. Nel momento dell’attivazione puoi anche richiedere l’attivazione del tuo fascicolo. Se non hai un’utenza SPID, puoi rivolgerti ai Provider oggi abilitati”.

Tutela la tua privacy ed impedisci al Governo di agire con sotterfugi senza interpellarti per appropriarsi dei tuoi dati sensibili sanitari che potrà cedere alle società farmaceutiche che potranno farne l’uso che vogliono per aumentare i loro profitti a danno del Popolo. Nega il tuo  assenso a questa schedatura elettronica che mira, in modo evidente, a classificare la popolazione anche in base alla propria storia vaccinale.

Puoi negare il consenso seguendo scaricando il modulo per negare il proprio consenso. Se inviate una lettera cartacea fatelo con Raccomandata A/R.

Gli interessati che ritengono opportuno negare il trattamento dei dati personali a loro riferiti effettuati attraverso il Portale Regionale della Salute hanno il diritto di proporre reclamo al garante per la protezione dei dati personali come previsto dall’art. 77 del RGPD seguendo procedure e indicazioni pubblicate su www.garanteprivacy.it

Il consenso si può negare anche scrivendo una email apposita utilizzando il modulo scaricabile .

Da inviare per la Regione Lazio ai seguenti indirizzi:

Per la Regione Liguria:

Per la Regione Emilia Romagna

Per le altre regioni utilizzando le corrispondenti pagine.

Riferimenti normativi
DECRETO-LEGGE 19 maggio 2020, n. 34  Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonche’ di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20G00052)
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/05/19/20G00052/sg 

GU Serie Generale n.128 del 19-05-2020 – Suppl. Ordinario n. 21
DECRETO-LEGGE 18 ottobre 2012, n. 179 Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese. (12G0201).https://www.gazzettaufficiale.it/moduli/DL_181012_179.pdf

Fascicolo Sanitario Elettronico. Gestione del consenso e della privacy

Allegati
Esercizio di diritti in materia di protezione dei dati personali

FONTE: European Consumers

 

FONTE: https://www.databaseitalia.it/attenzione-la-schedatura-elettronica-sanitaria-sara-automatica-se-non-si-nega-il-consenso-entro-l11-gennaio/

 

Attenzione alla Schedatura Sanitaria: se non la negate è automatica

Nel totale silenzio dei media un nuovo attacco è in corso alla privacy dei cittadini contribuendo alla creazione di un mondo sempre più orwelliano. L’11 gennaio il governo ha fissato la data per il consenso automatico di tutti coloro che tacciono al fascicolo sanitario elettronico.

L’articolo 11 del decreto legge «Rilancio» (n. 34/2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19/5/2020), nel disporre misure urgenti in materia, appunto, di Fascicolo sanitario elettronico (Fse) impone una serie di modifiche all’articolo 12 del dl 179/2012, tra le quali l’abrogazione del comma 3-bis. In base a questo comma, il Fse poteva essere alimentato esclusivamente sulla base del consenso libero e informato da parte dell’assistito, il quale poteva decidere se e quali dati relativi alla propria salute dovevano essere inseriti nel fascicolo medesimo. C’era un diritto alla non raccolta di dati, all’oscuramento (totale o parziale) dei dati e anche un diritto all’oscuramento dell’oscuramento (non far sapere di avere chiesto la cancellazione di alcune informazioni).

L’abrogazione del comma 3-bis comporta la possibilità di alimentazione del fascicolo anche in assenza del consenso. Nel Fse sono contenuti dati su ricoveri di pronto soccorso, referti, profili sanitari, informazioni su diagnosi, allergie, terapie, cartelle cliniche, vaccinazioni, certificati, ecc.

Non è un caso che questa nuova forma di schedatura di massa si sviluppi durante un tragico periodo storico caratterizzato dalla sottrazione di diritti civili individuali e collettivi, con la scusa di un’epidemia enormemente amplificata tramite falsificazione dei dati medici e bombardamento terroristico della popolazione mediante evidenti psico-programmazioni di massa.

European Consumers ritiene questa azione un grave abuso commesso dal governo verso la privacy individuale e uno strumento coercitivo verso la vaccinazione obbligatoria.

Non è stata data una corretta e ampia informazione e il servizio digitale regionale per apporre il proprio diniego è disattivato causa COVID! Il procedimento è inoltre farraginoso e non alla portata di tutti, con particolare riferimento agli anziani, spesso poco avvezzi alle nuove tecnologie.

È importante negare il proprio consenso. Lo Stato non è in grado di proteggere i dati personali in quanto li invierà ad altri stati e società private che operano a fine di lucro. Il mancato consenso non pregiudica il diritto all’erogazione della prestazione sanitaria.

Ad es. si legge sul portale della salute della regione Lazio (https://www.salutelazio.it/fascicolo-sanitario-elettronico1):

“Se sei in possesso di una Tessera Sanitaria con chip (TS-CNS)abilitata, di una carta d’identità elettronica italiana (CIE) o di un’utenza SPID, puoi accedere tramite il link al servizio del portale www.salutelazio.it ed esprimere i tuoi consensi all’apertura del tuo fascicolo direttamente on-line. Se non hai una Tessera Sanitaria con chip (TS-CNS) abilitata, puoi recarti presso uno dei Punti Territoriali di Accesso (PTA) presso il tuo distretto sanitario ed abilitare la carta. Nel momento dell’attivazione puoi anche richiedere l’attivazione del tuo fascicolo. Se non hai un’utenza SPID, puoi rivolgerti ai Provider oggi abilitati”.

Invitiamo comunque tutti i cittadini a negare il proprio assenso a questa schedatura elettronica che mira, in modo evidente, a classificare la popolazione anche in base alla propria storia vaccinale.

Al link (https://www.garanteprivacy.it/documents/10160/0/MODELLO+esercizio+diritti+in+materia+di+protezione+dei+dati+personali.pdf/af5f258d-5a81-0c82-6a45-2a06ac860ffb?version=1.2) potete trovare il modulo per negare il proprio consenso.

Gli interessati che ritengono opportuno negare il trattamento dei dati personali a loro riferiti effettuati attraverso il Portale Regionale della Salute hanno il diritto di proporre reclamo al garante per la protezione dei dati personali come previsto dall’art. 77 del RGPD seguendo procedure e indicazioni pubblicate su www.garanteprivacy.it

Il consenso si può negare anche scrivendo una email apposita utilizzando il modulo scaricabile all’indirizzo https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9038275?fbclid=IwAR2uXpNEQl6yrM1iKAWUO_QxyElH8PXhjJb8eJHOVwAnVFfnCC4KLnx7wJg

Da inviare per la Regione Lazio ai seguenti indirizzi:

dpo@regione.lazio.it

dpo@regione.lazio.legalmail.it

Per la Regione Liguria:

esercizidirittifse@regione.liguria.it

Per la Regione Emilia Romagna

dpo@regione.emilia-romagna.it

Per le altre regioni utilizzando le corrispondenti pagine.

Se la possibilità di negare il proprio assenso non verrà assicurata European Consumers ricorrerà presso tutte le sedi legali competenti.

 

Riferimenti normativi

DECRETO-LEGGE 19 maggio 2020, n. 34  Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonche’ di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20G00052)

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/05/19/20G00052/sg 

GU Serie Generale n.128 del 19-05-2020 – Suppl. Ordinario n. 21  

DECRETO-LEGGE 18 ottobre 2012, n. 179 Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese. (12G0201). chrome-https://www.gazzettaufficiale.it/moduli/DL_181012_179.pdf
Fascicolo Sanitario Elettronico. Gestione del consenso e della privacy

Allegati

Esercizio di diritti in materia di protezione dei dati personali

FONTE: http://www.europeanconsumers.it/2021/01/02/attenzione-alla-schedatura-sanitaria-se-non-la-negate-e-automatica/

 

Facci: non siamo sudditi, disobbedire può essere un dovere

Primum vivere, secundis disobbedire. Perché la disobbedienza non è né giusta né sbagliata: la disobbedienza è un fatto acclarato, accettato, interpretato ogni giorno dalla totalità della popolazione italiana. No, non si parla del fisco o dei limiti di velocità, ma della sopravvivenza italiana al tempo del Covid. Un paese dove il governo (figurati questo) non è il maestro e il cittadino non è lo scolaro: non quello a cui insegnare le cose per come dovrebbero funzionare in un paese normale, talvolta europeo, un paese dove le regole si rispettino e quindi sia normale obbedirvi. La nostra realtà è un’altra: questo governo fa schifo come nessuno mai, il cittadino medio è civilmente acerbo e avvezzo ad arrangiarsi, e soprattutto da lassù – da qualche palazzo occupato da parvenu – nessuno ha più di tanto da insegnarci. Non è anti-politica, o, se lo è, è un anti-politica ad personam che si specchia nel nostro quotidiano vivere. Quindi andiamo con Margherita Hack: «La disobbedienza civile è necessaria quando le leggi sono contro la democrazia e la libertà. C’è il dovere di opporsi a una legge sbagliata». Proseguiamo con Indro Montanelli: «Più che comandare io preferisco disobbedire», eco di quanto già scrisse Jean-Jacques Rousseau: «Sarà difficile ridurre all’obbedienza chi non ama comandare».

Scendiamo di qualche gradino (deve perdonarci) col buon Attilio Fontana, che l’altro ieri su “Libero” ha detto che comprende chi disobbedisce alle regole, perlomeno quelle palesemente assurde e cambiate continuamente, tipo il divieto di visitare Filippo Facciparenti che abitano a pochi chilometri di distanza ma risultano in un altro Comune; tipo il divieto di circolare tra regioni dal 21 dicembre, tipo il non creare assembramenti dentro i negozi lasciando però che si creino nelle file fuori; tipo chiudere i ristoranti ligi alle regole. Ma è inutile e fuorviante fare degli elenchi, ora: di principio, occorre obbedire a tutte le regole, ma solo nella consapevolezza che l’unico semaforo che regolerà la realtà resterà appunto il senso di realtà, il principio di sopravvivenza. E qui ci permettiamo una citazione di Sergio Moroni, il deputato socialista che si suicidò il 2 settembre 1992 lasciando una lettera in cui ricordava «una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire i comportamenti che violano queste regole». La differenza è che a definire regole e leggi, nel 1992, era una classe politica comunque autentica, benché spazzata via dal ciclone giudiziario.

Certo, il dovere civico viene sempre prima di tutto: anche prima di se stessi e prima della propria indole. Ma chi lo pensa – chi ritiene che il dovere sia al di sopra di tutto – ha bisogno di essere comandato essenzialmente dalla propria coscienza, se ne ha una. Chi lo pensa – che il dovere sia al di sopra di tutto – in genere però non si arroga anche il diritto di comandare ai propri simili, di additarli, rompergli i coglioni perché c’è un pezzo di naso che spunta dalla mascherina. Non obbedire ciecamente alla stupidità è quasi un dovere civico, ormai; la propensione a obbedire e bersi qualsiasi cazzata ministeriale, facendo pure da delatore contro il vicino di casa, è invece ciò che trasforma il cittadino in suddito. Solo i sudditi, per inciso, si faranno spiegare nel dettaglio come potranno passare il Natale. In concreto, dunque, che cosa abbiamo? Abbiamo ciò che concretamente vediamo (e ufficialmente non vediamo) tutti i giorni: migliaia di auto che non vanno tutte al lavoro, dove non tutti hanno la Posto di blocco“giustificazione”, o se ce l’hanno spesso è farlocca, anche risibile, come lo è l’improvviso e irresistibile impulso di fare un pezzetto di spesa ogni giorno, andare in farmacia tutti i giorni, dal tabaccaio anche se non fumi, e dal barbiere, a trascinare il famoso cane ormai stremato, a fare jogging praticamente da fermi; insomma, quello che sappiamo, quello che vediamo.

Notarella personale: vivo vicino a Milano Due, che ufficialmente è nel Comune di Segrate per una decina di metri: credete che chi vi abita, quotidianamente, non sconfini perché gliel’ha detto Giuseppe Conte? Non c’è da nascondere la mano, né c’è da fare esibizionismo della propria devianza. Già capitò allo scrivente di annunciare che sarebbe uscito nonostante i divieti: lo feci mettendomi mascherina e guanti (all’epoca guai se non mettevi i guanti, oggi guai se li indossi) per andare in una lontana montagna dove avrei rischiato di incontrare al massimo una capra; lo facevo in spregio a un governo indegno e cialtrone che si illudeva di poter giocare a tempo indeterminato con le mie libertà individuali e con il mio diritto di parola e di espressione. Lo facevo continuando a rispettare le distanze come tutti i cittadini dovrebbero fare, e come dovranno fare ancora per parecchio. Lo facevo tuttavia rifiutando di mettere “app” sul telefono perfettamente inutili (come si è rivelato) e lo facevo, e ancora faccio, senza affollare autostrade e raccordi e domeniche agostane dopo che il governo aveva sin troppo cambiato le regole, ma non aveva cambiato Il libro di Speranzaun buonsenso che è solo nostro e non possiamo ricondurre banalmente a obbedire o non obbedire. Il buonsenso è quello che ti fa rispettare sempre e comunque le forze dell’ordine. Il buonsenso è di chi si prende le responsabilità delle proprie violazioni formali.

Il buonsenso è di chi non canta canzoni al balcone come un esibizionista deficiente, non appende bandiere conformiste: ma pensa con la propria testa e si confronta con regole che possono essere sacrosante o perfettamente idiote. Il vero pericolo è chi non disobbedisce per principio (mai) e accetta indiscriminatamente anche le regole di uno Stato che ha fatto i veri danni. Le regole del «siamo prontissimi» e «abbraccia un cinese», le regole di chi ha fatto ridicole gare Consip che hanno fatto perdere tempo decisivo, le regole di chi ha emesso decreti al rallentatore che hanno fatto partire per il Sud mezza Italia, di chi ha dato il tempo agli Stati confinanti di non venderci più neanche una mascherina, di chi ha fatto zone rosa, poi rosso annacquato, mandato in militari in Val Seriana salvo dirottarli altrove, di chi ha diviso le regioni per colori, di chi ha rinchiuso i bambini in casa ma ha liberato i cani, e poi non ha fatto assolutamente nulla per un’intera estate: salvo scrivere – il ministro della sanità – il libro “Perché guariremo”, sullo sfondo di un’Italia che ora sta morendo. Un’Italia dove c’è chi non ha realmente da mangiare, non ha risparmi, e ora non dovrebbe avere neanche le libertà fondamentali sulla base dell’ultima luna, dell’ultimo provvedimento, dell’ultimo cialtrone appiccicato alla poltrona con la scorta per sé e per la fidanzata. Obbedire è un dovere. Disobbedire, all’occorrenza, anche.

(Filippo Facci, “Quando disobbedire è un dovere”, da “Libero” del 10 dicembre 2020).

Rizzoli sui negazionisti: “Carenze cognitive, si chiama effetto Dunning-Kruger”

Melania Rizzoli si scaglia contro i cosiddetti “negazionisti”: “Gli ignoranti pensano sempre di avere ragione, e più il loro livello di ignoranza è alto, più tendono drammaticamente a sovrastimare quello della loro conoscenza”

Adesso che il vaccino anti-Covid è a disposizione e la campagna di vaccinazione è ormai stata avviata, proseguono con sempre maggior vigore e costanza gli strali nei confronti di quanti non abbiano intenzione di aderirvi e di coloro i quali nutrono ancora dei dubbi nei confronti del tanto discusso siero.

Del siero anti-Covid, che non può vantare i lunghi studi e le sperimentazioni accurate che hanno caratterizzato molti altri vaccini nella storia dell’uomo, non si conoscono, solo per citarne alcuni, gli effetti collaterali a lungo termine, e ci sono già stati dei casi di risposte negative in alcuni volontari anche poco dopo l’inoculazione.

Eppure lo scontro fra i sostenitori del vaccino e coloro che oramai sono stati bollati come “negazionisti” (termine improprio, dato che dovrebbe rifersi a quelle persone che negano dei fatti storici come l’olocausto) sembra essere ormai aperto. A scendere in campo anche Melania Rizzoli, che in un articolo pubblicato stamani da LiberoQuotidiano non esita a definire coloro che si oppongono al vaccino come ignoranti. “Pensano sempre di avere ragione, e più il loro livello di ignoranza è alto, più tendono drammaticamente a sovrastimare quello della loro conoscenza, e il motivo per cui si considerano più capaci e più informati degli altri sta nel fatto che tali soggetti, a causa delle loro carenze cognitive, non sono in grado di riconoscere i livelli di competenza di altre persone, per cui la loro incompetenza li priva della capacità metacognitiva di comprendere le proprie mancanze, con l’effetto di credersi più intelligenti e più abili di quello che realmente sono”, attacca senza mezzi termini la Rizzoli. Poco importa che, almeno in teoria, in Italia valga ancora la libertà di pensiero. Melania Rizzoli prende di mira coloro che, a suo dire, parlano senza cognizione di causa: “Siamo costretti ad ascoltare dichiarazioni ed opinioni gravemente devianti di persone totalmente inesperte in campo scientifico che si elevano a intenditori specializzati, esprimendo concetti che non stanno in piedi e sparando sentenze funeree sulla presunta pericolosità dei Vaccini anti-Covid-19, senza essere sfiorati da alcun dubbio di ignoranza“.

Da qui la teoria della dottoressa, che diagnostica ai cosiddetti negazionisti una distorsione cognitiva nota con il nome di effetto Dunning-Kruger, una condizione che porta coloro che ne sono affetti a sopravvalutare le proprie abilità quando invece non possiedono le giuste competenze, mentre persone esperte arrivano al contrario a sottovalutare le proprie capacità. La Rizzoli spiega l’effetto Dunning-Kruger con dovizia di particolari. I soggetti che soffrono di questa condizione psichiatrica“ne subiscono l’influenza”, “elevano le proprie convinzioni, le decisioni che prendono e le azioni che intraprendono, inconsapevoli che la loro incompetenza deriva dalla loro inettitudine. La ‘superiorità illusoria’ fa sì che tali persone non siano in grado di valutare se stesse dal punto di vista soggettivo, giudicandosi altamente qualificate, competenti e superiori alle altre, illudendosi di essere più sapienti, traendo conclusioni a dir poco imbarazzanti”.

Attenzione, perché l’effetto Dunning-Kruger è contagioso. “Facilmente esso diventa da individuale a sociale, coinvolgendo una platea sempre più estesa di ignoranti, che si riconoscono tra loro per affinità, si fidelizzano e si accomunano, come sta accadendo con la negazione dell’efficacia terapeutica dei vaccini contro il Coronavirus”, spiega la Rizzoli, che aggiunge:“Gli ignoranti inoltre, sono spesso arroganti, esibiscono un’autostima esagerata e sproporzionata che esprimono con affermazioni eccessive e presuntuose”.

Ed ecco dunque l’importanza del servizio pubblico che, secondo la Rizzoli, dovrebbe essere impiegato per combattere l’ignoranza, quando invece viene data voce “ai personaggi mediatici più disparati e ignoranti in materia, tipo Enrico Montesano, Daniela Martani, Heather Parisi o peggio Eleonora Brigliadori”. Soggetti accusati dalla dottoressa di fornire“notizie false”. Il vaccino a Rna modifica il codice genetico? Una“bestialità”, ribatte la Rizzoli. “L’ignoranza purtroppo crea spesso diffidenza nei confronti della scienza”, sentenzia in chiusura la dottoressa,“quella scienza alla quale dovremmo inchinarci e che dovremmo tutti ringraziare per aver sintetizzato miracolosamente in pochi mesi l’arma terapeutica del vaccino anti-Covid19, l’unico farmaco sicuro ed efficace contro la pandemia che salverà innumerevoli vite, incluse quelle dei negazionisti che non si infetteranno grazie alla vaccinazione di massa”.

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/rizzoli-su-chi-non-vuole-vaccino-ignoranti-carenze-cognitive-1914062.html

 

 

Fiducia cieca nel progresso scientifico

di Jacques Testart* – 16/01/2006

Fonte: greenplanet.net

OGM, una sorta di «fede» nel progresso scientifico impedisce un qualsiasi dibattito pubblico sugli orientamenti della ricerca. È scontro tra ragione e dogmatismo.

 Il 15 novembre, José Bové è stato condannato a quattro mesi di prigione senza condizionale per aver falciato alcune piante di mais transgenico. Ma i «falciatori» non sono forse portatori di un ragionevole dubbio, rispetto a un’attività dalle conseguenze poco conosciute? Una sorta di «fede» nel progresso scientifico impedisce un qualsiasi dibattito pubblico sugli orientamenti della ricerca. È scontro tra ragione e dogmatismo.

Le religioni hanno fortemente segnato la storia delle scienze, rifiutando quei progressi della ragione che contraddicevano i dogmi stabiliti.
Il fenomeno riguarda soprattutto la religione cattolica, poiché essa trionfava al momento della comparsa della scienza moderna.
Infatti, quale altro potere, se non la Santa Inquisizione, avrebbe avuto i mezzi per imbavagliare Galileo e bruciare Giordano Bruno (1)?
Per fortuna, nei paesi industrializzati lo sviluppo scientifico si è accompagnato a quello della democrazia, e Charles Darwin è stato risparmiato.
Tuttavia, anche se le religioni non hanno più il potere di eliminare gli scienziati blasfemi e le teorie sacrileghe, spesso si rifugiano nel divieto imposto al loro gregge o addirittura a intere popolazioni.

Così, in molti stati degli Stati uniti, la Chiesa riformata esige ancora che l’insegnamento della teoria dell’evoluzione non sia privilegiato rispetto al racconto biblico.
Così l’insegnamento della fisica è privo dalla teoria del Big-Bang in molti paesi dove la religione ufficiale è quella musulmana.
Così la Chiesa cattolica continua ad opporsi ovunque alla contraccezione o alla procreazione assistita.
Né si può trascurare il fatto che l’islam o il giudaismo continuano a proclamare norme obbligatorie, in particolare alimentari, le cui motivazioni non hanno alcuna giustificazione razionale.
Ma la storia del lysenkismo e della pseudo-ereditarietà dei caratteri acquisiti in Urss (2) dimostra che le religioni non sono gli unici poteri che rivendicano il controllo della scienza e di ciò che essa produce.
Di fatto, ogni potere costituito cerca di negare o di strumentalizzare la scienza, perché questa influenza la vita spirituale e materiale dei cittadini. È così per il «socialismo scientifico» come per le «commissioni scientifiche» di cui si fa bella la maggior parte dei partiti politici.

I poteri politici europei hanno scelto di riconoscere nella scienza la fonte privilegiata della verità e della ricchezza. Ma questo non comporta automaticamente che la scienza sia diventata neutra e universale.

Lo testimonia la rigidità di cui danno prova, in questi ultimi anni, i notabili dell’istituzione scientifica nei confronti delle rare idee rivoluzionarie proposte dai ricercatori.
Come, ad esempio, per la teoria ancor oggi non dimostrata di Jacques Benveniste sulla «memoria dell’acqua» (3) o per quella, poi coronata da un premio Nobel, di Stanley B. Prusiner sui prioni.
Non è forse tipico di un’ideologia, meglio di un’ideologia religiosa, istituzionalizzare le verità del momento come immutabili, farle difendere da preti intoccabili, guardiani del grande libro della scienza, e respingere violentemente ogni nuova idea, se costringe a correggere i dogmi su cui si fondano gli antichi paradigmi?
L’economista Serge Latouche dimostra che il progresso è una rappresentazione «auto-evidente» e che quindi «il suo emergere non può essere raccontato che come il trionfo di una luminosa verità eterna, già presente, ma nascosta e bloccata dalle tenebre (4)».

È un dato di fatto che lo stato della scienza non è in grado, momento per momento, di spiegare situazioni complesse e prevedere il loro epilogo.
L’incertezza delle previsioni appare evidente, visto che le conclusioni degli esperti sono considerate «ottimistiche» o «pessimistiche» invece che «vere» o «false». Il ritorno del dato soggettivo viene così a chiudere la proclamata obiettività del metodo scientifico.

Gli ottimisti hanno dalla loro un argomento inoppugnabile: il peggio non è dimostrato finché non si verifica.
Ma l’opzione ottimistica non dovrebbe autorizzare, per esempio, a negare l’effetto delle attività umane sui cambiamenti climatici o sperare, al massimo, che la temperatura media aumenti di due gradi piuttosto che di cinque o sei nel corso di questo secolo, una situazione che comunque obbligherebbe alle stesse misure precauzionali dell’opzione pessimistica.
Ugualmente per la disseminazione dei transgeni nella natura o l’inquinamento radioattivo dovuto all’industria nucleare: non si dovrebbe discutere dei fenomeni in sé, ragionevolmente ineluttabili, ma semmai del tempo necessario perché diventino insopportabili.

In conclusione, ciò che fa la differenza tra ottimismo e pessimismo è la fede.
Quella fede che fa credere agli ottimisti che il peggio non può succedere, perché si troverà una soluzione non ancora immaginata.

Qui lo scienziato, sottoposto al catechismo della tecnoscienza, spesso sceglie la profezia al posto del rigore. La più alta istanza francese in materia, l’Académie des sciences, da vent’anni continua a sbagliare per ottimismo su tutti i rischi relativi alla salute, che siano amianto, diossina o mucca pazza, senza parlare delle piante geneticamente modificate (Ogm).
Ogni volta, l’Accademia ha lodato l’innovazione e condannato l’oscurantismo dichiarando che non si può fermare il «progresso scientifico».

Il genoma, da informazione a programma
Ma il progresso scientifico non è necessariamente quello umano, a meno che non si accetti che il nostro destino debba essere regolato dagli interessi dell’industria e della Borsa.
Dopo lo scandaloso rapporto sugli Ogm (5), l’associazione Attac ha chiesto inutilmente un dibattito parlamentare sugli eventuali conflitti d’interesse nell’Accademia, ma gli esorcismi degli accademici contro «l’oscurantismo» (perfino in mancanza di veri argomenti scientifici), dimostrano che i conflitti sono anche ideologici.
È l’inserimento sul mercato della scienza che ha provocato il suo dogmatismo missionario, o è il contrario?
Quando la tecnoscienza diventa, nella più completa impunità, la sorgente di trovate potenzialmente pericolose, quando la sua capacità di fare rivela e consolida la dimensione ideologica dell’attività scientifica, allora il credo viene innalzato a conoscenza esatta e approfondita.

Non è quindi esagerato ritenere che alcuni aspetti della scienza rimandino ad un’attitudine religiosa che mal si accorda con la razionalità rivendicata (6).

Secondo il credo della scienza ufficiale, che si può definire magico o addirittura mistico, tutto, prima o poi, troverà una risposta, e questa risposta chiarirà la realtà nella sua interezza, perché le zone d’ombra e le contraddizioni sono tutte spiegabili.
Da questo punto di vista, si noterà quale posto privilegiato occupino, nella fede verso una scienza onnipotente, gli scienziati che credono in Dio.
Costoro sono tra i più devoti dello scientismo, come per farsi perdonare la loro intimità con l’irrazionale.
Oppure è la loro granitica impostazione di credenti che li spinge ad adorare l’aspetto religioso che scorgono nella scienza ritenuta onnipotente?

Lo scientismo può anche venire in aiuto della religione, come quando il futuro papa Benedetto XVI, nel 2000, per «scientizzare» la sua concezione dell’uomo, dichiarava: «Secondo le mie conoscenze di biologia, un individuo porta in sé, fin dall’inizio, il programma completo dell’essere umano, che poi si sviluppa (7)…».
Considerando il genoma un programma, invece che un’informazione, il cardinale Ratzinger avalla la scienza genetica più ortodossa, senza preoccuparsi del posto della libertà… o dell’anima.

Mentre «la casa brucia (8)», si può insistere nel peggiorare le cose continuando a stigmatizzare gli «oscurantisti», coloro che in nome di un principio di precauzione «eccessivamente cauto» desiderano controllare lo sviluppo della tecnoscienza.
Eppure, il controllo politico di un preteso predominio tecnico trova la sua giustificazione nel fatto che, come dice Paul Virilio, la tecnoscienza è un’importante deviazione del sapere. Nel mondo sempre più incerto che costruiamo, l’ottimismo non dovrebbe essere considerato un valore positivo, ma piuttosto un riflesso puerile della fede che ci consente di giustificare la politica dello struzzo per mascherare un comportamento suicida.

Ogni volta che si fanno osservare i rischi indotti dalla tecnoscienza, un’affermazione chiude qualsiasi velleità di approfondimento: «Non c’è scelta»…
Il che fa supporre che l’umanità non sarebbe libera di scegliere il suo destino.
Quando, in nome degli «interessi propri della scienza», i più alti responsabili della ricerca si dichiarano ostili al principio di precauzione, lasciano pensare che esistano attività prodotte dall’uomo il cui interesse sarebbe superiore a quello degli stessi esseri umani: A quanti ritengono che il reattore nucleare Iter o gli Ogm dimostrano che la nostra è l’epoca del «dominio», si può opporre che, al contrario, tali artifizi, le cui promesse sono ancora da verificare, fanno parte della vecchia utopia (9).

Ed è certamente la mistica del progresso e il credere in una «provvidenza laica» che permettono a chi ne ha interesse di intestardirsi con la coscienza pulita, e agli altri di non opporsi seriamente.
Una tale disposizione alla fede non vale solo per la scienza, tragica negazione dell’atteso trionfo del rigore grazie alla conoscenza scientifica!
Accanto alla criminale preoccupazione di sostenere la competitività (di imprese, laboratori, regioni, stati…) correndo più veloce del vicino verso il precipizio comune, un motivo meno triviale, ma altrettanto miserabile, spiega la passività delle popolazioni: l’umanità non può perdere proprio quando conquista il progresso tecnologico.
Siamo di fronte ad una concezione magica dell’evoluzione, secondo la quale, tra le specie animali, la nostra sarebbe la sola capace non solo di cambiare il mondo (il che è un fatto reale), ma anche di controllare i cambiamenti che induce (il che resta da dimostrare).

L’uomo è in grado di risolvere tutti i problemi che si pone?
È all’altezza delle proprie ambizioni di controllo?
Rispondere affermativamente, significa riconoscere una volontà creatrice sovrumana, ipotesi che, in genere, gli scienziati respingono.
Rispondere negativamente, o anche accettando il dubbio, vuol dire darsi qualche possibilità di agire con precauzione, con umiltà.

È forse nel campo della genetica che questo credo è particolarmente evidente.
Secondo due sociologhe americane, «così come la nozione di anima nel cristianesimo ha fornito il concetto archetipo che permette di capire la persona e la persistenza dell’io, nella cultura di massa il Dna ha assunto i caratteri di un’entità simile all’anima, o meglio di un oggetto da adorare, santo e immortale, o ancora di un universo proibito (10)».

Così, Téléthon può raccogliere in un giorno 100 milioni di euro (l’equivalente del bilancio annuale per il funzionamento della ricerca medica in Francia) lasciando credere che guarire le miopatie sia solo una questione finanziaria.

Quanto alle colture di Ogm, che pure presentano dei rischi ancora mal analizzati per l’ambiente, la salute pubblica e l’economia, e che fino ad oggi non hanno apportato alcun vantaggio ai consumatori, sono imposte alle popolazioni con il pretesto che i vantaggi arriveranno, inevitabilmente.

Questa scommessa secondo cui «andrà bene, per forza» è la testimonianza di un atteggiamento in cui la conclusione, necessariamente ottimistica, precede la dimostrazione, evidenzia, cioè, un atteggiamento non scientifico.

Nel 2000, il primo ministro francese, il socialista Lionel Jospin dichiarava, a proposito delle cellule staminali embrionali: «Grazie alle cellule della speranza (…) i bambini immobilizzati potranno finalmente camminare, uomini e donne menomati potranno alzarsi (11)».

E perché no la moltiplicazione dei pani?
Credere in simili miracoli permetterebbe perfino di saltare la dimostrazione preliminare di fattibilità e innocuità grazie alla sperimentazione animale.
Si potrebbe dimostrare che gli sviluppi dell’industria nucleare o delle nano-tecnologie, ad esempio, sfuggono anch’essi al rigore scientifico, come alla democratizzazione delle scelte sociali.

Fascinazione tecnofila
Come giustificare che in bioetica non esistano «princìpi» (o anche semplici riferimenti nelle aspirazioni o nei valori), contrariamente a quanto è successo, per esempio, per i diritti umani?
Perché la proibizione assoluta della schiavitù, e invece solo misure provvisorie (oppure niente) contro la trasformazione artificiale dell’umano, o contro l’eugenetica consensuale? Se si accetta che ogni regola bioetica sia rivista alla luce della realizzazione tecnica, l’etica non sarà altro che una morale del destino.
Poiché magnifica il credo di progressi miracolosi e illimitati, l’etica utilitarista finisce sempre col vincere le reticenze.

Michel Onfray, filosofo auto-nominatosi portavoce dell’ateismo, intende sostenere «tutto ciò che, poco o tanto, contribuisca alla messa a punto delle tecniche indispensabili all’avvio della medicina postmoderna: ectogenesi, clonazione, selezione sessuale, transgenesi (12)»

Per questo si oppone «all’opzione tecnofoba», argomentando che «la scienza in quanto tale è neutra». Per arrivare a questa certezza, è però costretto ad affermare alcune contro-verità («l’energia nucleare non ha mai ammazzato nessuno…» salvo Hiroshima e altre sbandate attribuibili solo a «delirio militare») e a prendere lucciole per lanterne, come nella successione delle due seguenti proposizioni in cui l’ipotesi si trasforma in certezza: «La rivoluzione transgenica permette di prevedere nuovi metodi di cura: questi eviteranno, grazie alle medicine predittive, l’instaurarsi delle malattie».

La fascinazione tecnofila può fornire facili sostituti ai miti che si crede di combattere.
Allora, sempre più spesso, una bioetica d’ispirazione scientista cortocircuita la fase di elaborazione di princìpi, che rischierebbero di paralizzare una situazione contraria alla dinamica competitiva.
Di conseguenza, la bioetica diventa solubile nel tempo, come lo è già nello spazio (da cui il «turismo medico») e nella casistica (si cede progressivamente, a partire da una concessione motivata fino alla generalizzazione di una pratica).
È la convinzione che un mondo migliore sta per realizzarsi, grazie alla scienza, che impedisce di interrogarsi per definire quell’umanesimo laico che manca alla bioetica.
Dire che «la scienza va più veloce dell’etica» vuol dire in realtà che la tecnoscienza precede e domina le scelte sociali.
La scienza non è quella costruzione solo razionale che abbiamo idealizzato, iconografia che la protegge dalle incursioni della critica.
Strumento forgiato dall’uomo, la tecnoscienza testimonia il suo saper fare e le sue carenze, e contribuisce alla liberazione della specie solo in quanto se ne sappiano contenere gli eccessi.
Nel gennaio 1982, nel corso delle Assisi nazionali della ricerca, il ministro della ricerca, Jean-Pierre Chevènement, propose di «bloccare certi pregiudizi contro la scienza e la tecnologia, emarginare i movimenti antiscientifici».

Termine in cui includeva tanto le cartomanti, quanto gli ecologisti.
Ora, a vent’anni di distanza, le preoccupazioni degli ecologisti trovano conferma e sono oggetto di rapporti allarmanti da parte della scienza ufficiale.
Tuttavia, lo scientismo resiste: durante il Vertice di Rio (1992) sullo «sviluppo duraturo», scienziati eminenti, tra cui molti premi Nobel, hanno lanciato l’appello di Heidelberg contro «l’emergere di un’ideologia irrazionale che si oppone al progresso scientifico e industriale e nuoce allo sviluppo economico e sociale».

L’interesse degli industriali e di molti ricercatori è di mettere a punto e diffondere innovazioni in grado di occupare porzioni di mercato.
Una motivazione così competitiva spiega ampiamente il trasformarsi della scienza in tecnoscienza.
Ma ci si poteva attendere una qualche opposizione da parte dei cittadini, quando la scienza, forza di emancipazione, devia invece verso la produzione di invenzioni, molte delle quali pongono problemi più seri di quelli che risolvono.

Come ha detto lo storico e sociologo Jacques Ellul, «le leggi della scienza e della tecnica stanno al di sopra di quelle dello stato, per cui il popolo e i suoi rappresentanti vedono largamente diminuito il proprio potere (13)».
In realtà, lo scientismo non è appannaggio degli scienziati; è un’ideologia ampiamente condivisa nella società, soprattutto da quando la ricerca di un credo non ha più trovato proposte accettabili nella religione o nella politica.
La promessa mistica del paradiso e quella militante di un domani migliore hanno perso colpi, mentre avanzava il Progresso avvolto nel nuovo manto della razionalità.

Non avendo altri santi cui votarsi, i cittadini moderni si sono messi in attesa dei prodotti della tecnoscienza, senza nemmeno immaginare che potrebbero pretendere di essere loro, a scegliere quello che i ricercatori stanno preparando in loro nome.
È questo il primo passo da fare: visto che la tecnoscienza esiste, bisogna osare pensare che la si può inserire nella democrazia, come tutte le attività umane (trasparenza, dibattito pubblico, contro perizie, razionalità delle scelte, ecc.) (14).
Come dice il fisico Jean-Marc Levy-Leblond, «un tempo la Chiesa condannò Galileo, ma ora dai suoi successori ha da temere solo una certa concorrenza. Riconosciamo che una nuova laicizzazione del nostro rapporto col sapere dovrebbe permettere di prendere una certa distanza da tutti gli attuali dogmatismi (15)».

La laicità è il «principio di separazione della società civile e della società religiosa, dal momento che lo stato non esercita alcun potere religioso e le Chiese alcun potere politico» (È divertente costatare che il dizionario Robert spiega questa definizione con una citazione di Ernest Renan, un aspirante prete diventato scientista estremo).
Se ci si accorda nell’identificare nella scienza un «sistema di convinzioni e di pratiche, che implicano delle relazioni con un principio superiore, e proprio ad un gruppo sociale» (definizione, nel Robert, del termine «religione») si comprende meglio la frase di Levy-Leblond relativa alla «laicizzazione del nostro rapporto con il sapere».

Recentemente, Bertrand Hervieu, ex presidente dell’Institut national de la recherche agronomique (Inra), ha dichiarato che «il processo di dissacrazione, la fine delle trascendenze assolute e il cammino per la ricostruzione della scienza in una società democratica e laica non sono completati (16)».
In questa direzione, si può pretendere dai ricercatori un atteggiamento più umile e rispettoso del bene pubblico. È quanto avevamo proposto con il manifesto «Dominare la scienza» (Le Monde, 19 marzo 1988) ed è anche il senso del «Giuramento degli scienziati» proposto da Michel Serres nel 1997.

Infatti, qui come altrove, la parola chiave è democrazia.
Ellul ricordava il totalitarismo della tecnica, che ci fa entrare in una logica «tecnofagocitante» da cui non si può più uscire, e esprimeva il timore che alla fine una dittatura mondiale rischiasse di essere «il solo mezzo per permettere alla tecnica di svilupparsi appieno e risolvere le enormi difficoltà che va accumulando».
Di recente sono state aperti dei canali perché le scelte scientifiche non sfuggano più ai cittadini e gli sviluppi tecnologici siano rispondenti alle necessità espresse dalla società (17).
Rimane da aiutare la società a superare il mito del progresso ereditato dal secolo dei Lumi, il quale le impedisce di pensare che, anche nei confronti della scienza e dei suoi prodotti, gli uomini possono essere liberi e uguali.


*Biologo della procreazione, direttore di ricerca presso l’Insitut national de la santé et de la recherche médicale (Inserm). Autore (con Christian Godin) di Au bazar du vivant, Seuil, coll. «Point – Virgule», Parigi, 2001. Questo teso è un estratto della conferenza tenuta nel corso del seminario «Laïcité» organizzato dalla Lega dell’insegnamento (Valence, aprile 2005).

Note:

(1) Giordano Bruno è un prete che si scontra con la gerarchia sulle questioni del dogma della Trinità. Nel 1576, mentre è in corso un’istruttoria per dichiararlo eretico, abbandona il saio domenicano.

(2) Trofim Lyssenko (1898-1976), biologo sovietico, attacca ripetutamente la genetica classica e contrappone la «scienza borghese» (che sarebbe legata alle pratiche del capitalismo) alla «scienza proletaria» (che si baserebbe sul materialismo dialettico).

(3) Michel Schiff, Un cas de censure dans la science, Albin Michel, Parigi, 1994.

(4) Serge Latouche, La Méga-Machine, La Découverte, Parigi, 2004.

(5) Si legga Bernard Cassen, «Ogm, gli accademici al servizio dell’industria», Le Monde diplomatique/il manifesto, febbraio 2003.

(6) Si legga André Bellon, «Des savants parfois schizophrènes», Le Monde diplomatique, giugno 2002.

(7) «Le cardinal et l’athée», Le Monde, 2 maggio 2005.

(8) «La casa brucia e noi guardiamo altrove…», discorso di Jacques Chirac al Vertice sullo sviluppo duraturo, Johannesburg, 2002.

(9) «Les utopies technologiques: alibi politique, infantilisation du citoyen ou lendemains qui chantent», Global Chance, n. 20, Suresnes, febbraio 2005.

(10) Dorothy Nelkin e Susan Lindee, La mystique de l’Adn, Belin, Parigi, 1998.

(11) Giornata annuale organizzata a Parigi dal Comité consultatif national d’éthique pour les sciences de la vie et de la santé, 29 novembre 2000.

(12) Michel Onfray, Fééries anatomiques, Grasset, Parigi, 2003.

(13) Jacques Ellul, Le Système technicien, Calmann-Levy, Parigi, 1977.

(14) Nota n° 2 della Fondation sciences citoyennes, Parigi, ottobre 2004 (http: //sciencescitoyennes.org)

(15) Jean-Marc Lévy-Leblond, La Pierre de touche, Gallimard, coll.
«Folio-essais», Parigi, 1996.

(16) Agrobiosciences, Castanet Tolosan, settembre 2004.

(17) Nota della Fondation sciences citoyennes, ottobre 2004: (http://sciencescitoyennes.org).
(Traduzione di G. P.)

 

Le Monde diplomatique – dicembre 2005

FONTE: https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=1797

 

 

 

 

ATTUALITÁ SOCIETÀ COSTUME

Più accetterete e sarete docili e più loro vi umilieranno e vi porteranno via tutto

VIDEO QUI: https://youtu.be/fh2e3JGxTHo

FONTE: https://www.youtube.com/watch?v=fh2e3JGxTHo&feature=push-sd&attr_tag=mrrWO_36KaxPw8rs%3A6

 

 

 

Che cos’è il colonialismo climatico (e come rovesciarlo)

30 Dicembre 2020

Un bianco Natale sotto una coltre di candida neve, un Capodanno più casalingo e cozy che mai, i giorni delle feste passati sul divano sotto la copertina di flanella appena avuta in regalo, a leggere o guardare una serie TV, sorseggiando una tisana calda o un buon whisky, mentre il ceppo sfrigola nel camino… Piccole grandi verità universali, valide in ogni tempo – e rinforzate dalla pandemia, quest’anno – e in ogni luogo, no? No. Quando ad ogni celebrazione festiva, come a ogni cambio di stagione, ci ripetiamo – l’industria culturale e del consumo ci ripete – questi mantra, non solo ricadiamo in un cliché, ma contribuiamo a imporre, nel mondo globalizzato, il nostro punto di vista e il nostro ritmo a miliardi di persone che stanno vivendo tutt’altra esperienza.

La giornalista Alicia Kennedy, newyorkese che ora vive a Portorico, ne ha parlato nella sua newsletter a proposito dell’autunno: io vivo ai tropici, e qui le stagioni semplicemente non esistono, ma ci becchiamo ugualmente le narrazioni a base di copertine e whisky, moda autunno/inverno e october blues e november rain. I food blog ci bombardano con ricette a base di funghi e modi per cuocere la zucca, ma chi le ha mai viste queste cose. Questo nella fascia equatoriale, ma peggio ancora va a quelli dell’emisfero sud, con le stagioni completamente invertite: pensate a come può essere surreale per i cattolicissimi brasiliani o argentini festeggiare il nostro White Christmas con 30 gradi all’ombra.

È vero, indubbiamente l’emisfero boreale contiene più terre emerse e quindi più popolazione rispetto a quello australe, ma non ci prendiamo in giro: è una questione di dominio, di rapporti di forza. Tanto che Alicia Kennedy tira in ballo un’espressione che si usa da qualche tempo, colonialismo climatico, e conclude dicendo che la definizione del soggetto privilegiato (e inconsapevole dei propri privilegi) andrebbe aggiornata: maschio bianco etero cisgender… e abitante di una zona temperata. (Ehm, ce lo ho tutte.)

Se questo può sembrare un aspetto futile e tutto sommato secondario, in un momento in cui ci sta crollando il mondo attorno, ebbene no: è proprio di fine del mondo che parliamo. Il grande sconquasso che stiamo vivendo – che abbiamo causato – non è solo dovuto allo sfruttamento dell’Uomo sulla Terra, ma nello specifico di alcuni uomini su altri uomini, e sulle loro terre. È il vecchio caro colonialismo: una volta era l’argento di Potosì e i diamanti del Congo belga; oggi sono le discariche segrete di rifiuti tossici, gli sversamenti e gli “incidenti” delle petroliere, o i paradossi energetici come quello dell’Africa, che ospita contemporaneamente il più grande impianto di pannelli solari del mondo (Noor Ouarzazate, Marocco) e il minor numero di persone connesse alla rete elettrica.

Razzismo, apartheid, colonialismo: la versione contemporanea
Fosse solo questo. Perché i precedenti esempi mostrano uno sfruttamento diretto, visibile. Parlare più propriamente di colonialismo climatico significa rendersi conto di uno squilibrio sistemico: le azioni compiute in una parte di mondo si riflettono negativamente su altre parti; una fabbrica che va a carbone in Europa emette gas serra che provocano un uragano ai Caraibi. L’ONU ha parlato di apartheid climatico, sottolineando che anche se la lotta alla povertà e alla fame sta segnando dei punti, anche se d’altra parte riuscissimo a contenere l’aumento delle temperature entro 1,5°C, anche se insomma mediamente le cose andassero meglio, comunque ci saranno milioni di nuovi poveri in pochi anni.

Perché, sfiga, la distribuzione vantaggi/svantaggi è sempre squilibrata nello stesso senso. Il mondo occidentale – emisfero nord, fascia temperata – produce beni per sé e inquinamento per gli altri: il climate change che per noi è una terrorizzante prospettiva futura, altrove è già realtà. Di esempi pratici di privilegio climatico se ne possono fare a decine, valgano due per tutti, agli estremi della zona temperata. In artico, lo scioglimento dei ghiacci sta portando ai popoli residenti degli enormi danni materiali perché toglie loro le risorse o il modo per procurarsele, e in più dei pesanti effetti psicologici, una vera e propria patologia detta solastalgia, che consiste nel non riconoscere più l’ambiente familiare. Ai tropici, intere nazioni stanno scomparendo, come le Maldive, e in molte città sulle coste si costruiscono strade e case sopraelevate, nella certezza che in pochi anni saranno al livello del mare.

In tutto ciò, la pandemia non ha certo aiutato. All’inizio, durante i pesanti lockdown, sembrava di sì, era nata la leggenda della natura che si riprende i propri spazi, l’acqua pulita a Venezia e le emissioni di CO2 in crollo. Ma di leggenda appunto si trattava: le emissioni sono subito risalite e comunque non è che lo stop abbia influito granché; in compenso milioni di mascherine usa e getta stanno finendo negli oceani, tra un po’ saranno più delle meduse.

Il fatto è che i problemi non sono in concorrenza, ma in connessione, come si legge in un editoriale di Al Jazeera: “L’inquinamento ha un impatto sproporzionato sulle comunità di colore, un fenomeno documentato e conosciuto con il nome di razzismo ambientale. E ovviamente, per chiudere il circolo vizioso, l’inquinamento dell’aria rende le persone più vulnerabili agli effetti del Covid-19”.

Che fare? Le nuove proposte
Ma sarebbe il momento di passare alla pars construens: cosa possiamo fare? Cosa stiamo facendo? Parliamoci chiaro, c’è poco da sperare nel singolo che tiene il termo più basso o fa la raccolta differenziata (dobbiamo farlo, ma non basta): la svolta non ha da essere individuale, ma politica. E la politica deve tenere conto di tutto il globo, non della fettina compresa tra il tropico del Cancro e il circolo polare artico. Come l’ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio, così il contrasto al cambiamento climatico senza lotta al colonialismo climatico è semplicemente autodifesa, perpetuazione di un privilegio.

Ci sono studi in corso, ci sono proposte che vengono – e verrebbe da dire ovviamente, ma invece è finalmente – da voci altre, le voci delle minoranze oppresse. C’è il famoso Green new deal, in ballo negli USA. A inizio ‘19 Olúfẹ́mi O. Táíwò scriveva su The Conversation: “Il Green new deal non sarà espressione di giustizia climatica se diventa l’ennesimo capitolo di una lunga storia di politiche industriali di oppressione”.

Lo stesso strumento politico, di per sé neutro, può avallare il colonialismo climatico o contrastarlo. Finanziare per esempio la ricerca sulle energie rinnovabili e il cammino verso la decarbonizzazione avrebbe un doppio effetto virtuoso, sia diretto che indiretto, dato il ruolo di traino che gli USA ancora hanno nel settore dell’innovazione tecnologica.

Da un altro canto, dato che 20 multinazionali producono il 30% delle emissioni globali, si potrebbe agire su quel settore. Prova a farlo la rivista online Parametric (en passant un esempio stratosferico di come fare informazione online davvero innovativa, dinamica e interattiva), rivolgendo alle corporation dei combustibili fossili 7 richieste specifiche: dal supporto alle politiche ambientali agli investimenti diretti, fino all’assunzione di responsabilità e al pagamento di risarcimenti.

Bel tentativo, verrebbe da dire, peccato che la cosiddetta responsabilità sociale sia un mito, una dichiarazione d’intenti che alla prova dei fatti si rivela spesso inconsistente. Se non peggio: non incominciamo a parlare di greenwashing altrimenti non la finiamo più.

È interessante invece la questione delle restituzioni, o riparazioni, un concetto che viene spesso fuori quando si parla di regimi coloniali del passato. In un intervento recente su Foreign policy, è ancora Táíwò (che firma insieme a Beba Cibralic) a fornire indicazioni utili: il modo migliore per contrastare sia il climate change che il climate colonialism è quello che potremmo definire riparazionismo climatico. Non si tratta solo di risarcimenti in denaro alle popolazioni sfruttate (questo tipo di “elemosina” spesso oggi viene rifiutato anche quando offerto in riparazione per il colonialismo tradizionale), si tratta di politiche attive; non si tratta di aggiustare il passato, ma di costruire il futuro.

E nel futuro, sempre più centrale sarà la questione dei rifugiati: milioni di persone in fuga da tragedie naturali, carestie e guerre più o meno direttamente causate sempre dallo stesso mostruoso iperoggetto, il riscaldamento globale. Bisogna riconoscere, afferma lo studioso dell’anticolonialismo e della tradizione radicale black, che le politiche classiche hanno fallito: gli interventi di Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, organismi nati per supportare i paesi in via di sviluppo, sono diventati degli strumenti per imporre riforme e politiche liberiste in tutto il mondo. E anche la gestione concreta dei rifugiati ha delle falle enormi: un dato da brividi, nel 2019 solo 108,700 rifugiati hanno trovato una sistemazione definitiva, su un totale di 26 milioni.

Ecco dove si inserisce il discorso riparazioni: su questo bisogna mettere tutti i soldi che si possono tirare fuori, agendo sulla doppia linea della prevenzione e della cura. Spendere per contrastare il riscaldamento globale, e quindi prevenire l’aumento dei rifugiati; spendere direttamente per un trattamento più umano ed efficace dei rifugiati che ormai già ci sono. La bozza di normativa sul clima della Commissione europea (marzo 2020) va in questo senso, proponendo di arrivare all’obbligo di zero emissioni entro il 2050.

Esisterebbe anche un organo specifico per questo scopo: il Green Climate Fund (GCF), per sovvenzionare progetti di contrasto e adattamento al climate change; anche se finora sono stati stanziati solo 6 dei 100 miliardi annui promessi.

Giovani promesse e vecchie minacce
La speranza, come si dice, viene anche dai giovani e giovanissimi: minorenni che ancora neanche votano, ma che sono in grado di costituire gruppi di pressione su tematiche fondamentali. La figura di Jansikwe Medina-Tayac, che sembra una Greta Thunberg radicale, è emblematica: nel 2017, a 15 anni, infiammava una folla di migliaia di persone con una dichiarazione semplice eppure rivoluzionaria per il suo approccio intersezionale: “Il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale. È una questione razziale, una questione di immigrazione, una questione femminista”. Membro di una Nazione di nativi americani, Medina-Tayac ha fondato la sezione di Washington di Zero Hour, organizzazione di giustizia climatica guidata da donne di colore.

Dall’altro lato, ci sono interessi e paure che spingono verso il mantenimento di uno status quo fino all’ultimo. Le politiche di decarbonizzazione porteranno delle conseguenze geopolitiche, e non tutte saranno allegre. I paesi produttori di petrolio dovranno fortemente riconsiderare i propri modelli, e andranno quasi certamente incontro a crisi: l’Arabia Saudita e altri stati del golfo potrebbero passare rapidamente da una posizione di ricchezza allo status di economie allo sbando.

I paesi del Medioriente non saranno più così centrali, e se questo da un lato li alleggerirà da una pressione che ha portato alla regione innumerevoli guerre da 70 anni in qua, dall’altro lato farà distogliere l’attenzione del mondo, con conseguenze non facili da prevedere. Senza contare un altro gruppo di paesi: le economie emergenti, Cina in testa, che sono meno propense a rallentare lo sviluppo economico per pagare tributo al climate change. È un dilemma non da poco: un paese fino a ieri terzo mondo e oggi dominante, come va considerato? Da responsabilizzare o da tutelare? Anche qui si annida lo spettro del colonialismo climatico.

E anche le politiche agricole dell’Unione europea (PAC), criticate dagli ambientalisti per essere poco coraggiose e non in linea con il Green Deal della stessa Ue, da un altro punto di vista possono rientrare nella stessa nozione di colonialismo climatico, di outsourcing del danno: ci facciamo belli davanti al mondo con i nostri orticelli bio e i nostri mercatini a km zero, e poi importiamo granaglie e soia coltivate su terre sottratte all’Amazzonia.

Spesso però, come i problemi possono alimentarsi a vicenda in una spirale che abbiamo visto, così anche le soluzioni possono instaurare circoli virtuosi che toccano più aspetti. Ripensare il modello di città, per esempio, con tutti gli annessi riguardanti la mobilità e i trasporti; o riconsiderare i viaggi aerei, che da status symbol stanno rapidamente diventando una cosa di cui quasi vergognarsi (si parla di flight shame)

Prendiamo la questione della riforestazione: se ne è parlato e se ne parla come di una panacea. Piantare alberi migliora l’aria e la qualità della vita a livello locale, e il clima a livello globale. Soprattutto gli alberi catturano CO2, che è tra i maggiori imputati dell’effetto serra, anche se non l’unico. La narrativa degli alberi che salveranno il mondo ha riscosso grande successo: al Forum di Davos è stato presentato un piano per piantare un trilione di alberi, che ha avuto l’appoggio di varie multinazionali e la benedizione di Donald Trump. Il bacio della morte: già questi interessi trasversali dovrebbero farci venire qualche dubbio, che viene confermato quando si considera che la comunità scientifica è tutt’altro che concorde sui reali benefici della riforestazione.

Ma ci sono anche questioni politiche che poi tornano a essere ambientali: la corsa ad accaparrarsi terre per ricoprirle di foreste può trasformarsi in land grabbing, e sottrazione di suolo coltivabile alle comunità locali, con ricadute anche globali sui prezzi dei cibi, ha fatto notare l’IPCC. Un metodo alternativo, rispetto a questo atteggiamento schiettamente colonialista, può essere affidare le terre alle stesse popolazioni indigene. Secondo uno studio di gennaio 2020 i territori che in Amazzonia sono riserve protette e controllate dagli indigeni, hanno visto una riduzione della deforestazione. Stando al World Resources Institute, organizzazione non profit che si occupa di sostenibilità ambientale, c’è una maggiore probabilità di assorbimento di CO2 nelle terre delle comunità indigene che vengono protette e rese autosufficienti. A volte, la soluzione più etica può essere anche la più efficace.

FONTE: https://www.che-fare.com/clima-colonialismo-climatico-natale/

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

Ne usciremo meno liberi e più poveri

Per me aruspici del nuovo anno sono gli alienati che, durante le feste, sono ricomparsi in gran numero nelle strade delle città.

Per me aruspici del nuovo anno sono gli alienati che, durante le feste, sono ricomparsi in gran numero nelle strade delle città.

Era da ragazzino che non ne vedevo in giro così tanti: pandemia e lockdown devono averli lasciati soli, aggravato le condizioni di molti di loro e trasformato persone sane in malati mentali. Fu così anche, ad esempio, dopo la Prima guerra mondiale. Ma il Covid non è una guerra e non avrà gli effetti trasformativi del primo conflitto bellico. A tal proposito, ha ragione il maestro Michel Houellebecq: la vita tornerà come prima, ma sarà un po’ peggio. Come prima; contrariamente ai progressisti, che vedono svolte, rivoluzioni e «cambiamenti epocali» ogni cinque minuti, noi crediamo che la natura umana sia in buona sostanza immutabile. E se non è stata cambiata dalla Morte nera o dalla Grande Peste o dalla Spagnola, non sarà certo trasformata dal Covid. Ma nella natura umana c’è la tendenza a voler cambiare, appunto, la propria natura, a costruire un uomo diverso, migliore, nuovo: non abbiamo sentito dire che il Natale incarcerato è stato più bello, più «autentico», del Natale vero e proprio? Ecco che cosa ci aspetta allora: un mondo molto parzialmente nuovo, in cui la perdita di libertà sarà spacciata per acquisizione di «autenticità». Suona così nuovo? A me no, e cominciano gli anni Venti Sarà un mondo peggiore da diversi punti di vista, politico, sociale ed economico, ammesso che i tre ambiti si possano separare (non si possono, qui lo faremo per dovere di sintesi). Sul piano politico il lockdown ha dimostrato al potere, sia esso di destra o di sinistra (il lockdown non ha colore, ma piace di più ai rossi) che la paura di morire è ancora un grandissimo fattore di mantenimento dell’ordine. E che ordine: neanche i regimi totalitari più duri, almeno in tempo di pace, erano riusciti o avevano tentato di impedire ai loro schiavi (cittadini sarebbe fuori luogo) di uscire di casa, e avevano ben altri metodi di convincimento. Che goduria, per la hegeliana filosofia della storia, vedere i canuti ex sessantottini ora urlare «è bello vietare». Se qualcuno pensa che il potere politico non terrà memoria di questa malleabilità degli individui impauriti quando si presenteranno nuove emergenze, è solo un illuso. Sul piano sociale la devastazione è persino peggiore: si sta cercando di mutare la natura umana, che è sociale (zoon politikon) in quella di un individuo solo e impaurito, che guarda con sospetto il vicino e fa il delatore, dialoga solo con le piattaforme digitali, evita il contatto fisico. È evidente il tentativo di trasformare l’uomo in uomo digitale, cioè virtuale, cioè non uomo. Il post umano è qui e assomiglia molto all’antico progetto gnostico di fare della persona, che è carne e spirito, come da lezione cristiana, solo spirito: che poi il pneuma sia una cupa e sbiadita immagine di un tizio in mutande su zoom, è altra cosa. Sul piano economico infine, beh, è molto semplice dirlo: saremo tutti più poveri. Paura, solitudine, miseria: grazie pandemia (e lockdown).

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/ne-usciremo-meno-liberi-e-pi-poveri-1913980.html

DIEGO FUSARO: E ora si preparano alla loro fase 2: pignorare case e portare via tutto ai ceti medi

3 gen 2021
VIDEO QUI: https://youtu.be/bAYzqj_24yw
FONTE: https://www.youtube.com/watch?v=bAYzqj_24yw

ALLORA SE HO CAPITO BENE …

ALLORA SE HO CAPITO BENE:
POSSIAMO ANDARE AD ACCOMPAGNARE I NOSTRI FIGLI A SCUOLA (scuole aperte),
CON I CAPELLI FATTI ( barbieri e parrucchieri aperti)
E LA BUSTA DELLA SPESA IN MANO (negozi di alimentari aperti),
CON UNA SIGARETTA ( tabaccai aperti)
E IL CELLUARE NUOVO ( negozi di elettronica aperti),
IL PROFUMO E SHAMPOO (negozi per la cura della persona aperti)
LE MEDICINE ( farmacie aperte),
IN MACCHINA CON LA BENZINA APPENA MESSA( benzinai aperti),
PRIMA DI ANDARE A LAVORO ( comprovata motivazione per uscire di casa)
POSSIAMO ANDARE A CORRERE UN POCO SOTTO IL PALAZZO PER STARE ALLENATI( tuta e scarpette comprate da Decathlon aperto)
QUANDO TORNO LA SERA COMPRO UN BEL MAZZO DI FIORI A MIA MOGLIE ( fiorai aperti),
DEI GIOCATTOLI PER I MIEI FIGLI ( negozi di giocattoli aperti),
RITIRO I VESTITI IN LAVANDERIA ( aperta),
SE MI RIMANE DEL TEMPO MI FERMO IN FERRAMENTA (aperta) per fare qualche lavoretto a casa,
E FINALMENTE MI LEGGO UN GIORNALE LA SERA ( edicole aperte)
CON I MIEI NUOVI OCCHIALI ( negozio di ottica aperto)
TUTTO QUESTO CON TANTE BELLE AUTOCERTIFICAZIONI STAMPATE CON IL TONER E LA CARTA COMPRATA IN CARTOLERIA ( aperta )
“PERÒ NON ANDATE AL BAR,al ristorante,in palestra, in pizzeria, al cinema, a teatro……
C’È IL VIRUS
FONTE: https://www.lavoceassociazioneculturaleasud.it/w/2020/12/26/allora-se-ho-capito-bene/
MASCHERINE, DAL GOVERNO ITALIANO 634 MILIONI A UN’AZIENDA CINESE NATA 5 GIORNI PRIMA.
Alessandro Morelli – 30 12 2020
Pazzesco, sulla vicenda indaga la procura di Roma. Il governo italiano, tramite la struttura del commissario Arcuri, ha acquistato mascherine per 634 MILIONI di euro da una società cinese nata solo 5 giorni prima (ma come facevano a conoscerla!?), che a sua volta avrebbe alle spalle una seconda azienda di Shanghai ma con uffici anche in provincia di Milano (che vi mostro). Il tutto, farebbe parte di un complessivo maxi acquisto di mascherine da 1,2 miliardi di euro e di questa enorme somma, 72 milioni sarebbero “tornati indietro dalla Cina” ed arrivati come super provvigione, pagata loro dalle aziende cinesi, a 2 uomini vicini al Pd (oltre a una terza persona), per aver fatto da intermediari.
Conte, Pd, 5 Stelle, Leu e Renziani devono rispondere politicamente di tutto questo!!!
Nota: nell’edificio mostrato risiedono anche altre aziende totalmente estranee alla vicenda riportata in questo video.
Complimenti a Fuori dal Coro e a “La Verità” per aver reso noto tutto questo.
Per approfondire:
Fuori dal Coro

 

FONTE: https://www.facebook.com/1663512068/posts/10222740194367823/?d=n

 

 

 

CULTURA

«Dante, dalla lingua alla patria. Siamo ancora “Figli del Duecento”»

 

Dicembre 31, 2020 posted by Giuseppe Palma

Marzo 2020, edizione e-book; aprile 2020, edizione cartacea. È stato il primo libro uscito in Italia in vista delle celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri (1321-2021).

Un saggio letterario col quale tratto due tematiche in particolare: la nascita della lingua italiana col contributo fondamentale del Dolce Stil Novo e la concezione di «patria» in Dante. Seppur di contenuto essenziale il libro è arricchito, nelle conclusioni, da un estratto del proemio che Gabriele d’Annunzio scrisse per l’edizione monumentale della Divina Commedia del 1911, realizzata in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. La lingua che gli italiani parlano ancora tutt’oggi è pressappoco la stessa del XIII-XIV secolo, per questo ritengo che siamo ancora “Figli del Duecento”.

La ricorrenza del 2021 sia dunque occasione non solo per celebrare il Sommo Poeta, che pure ha la sua importanza come simbolo nazionale, ma soprattutto per riscoprire e valorizzare la lingua italiana, vero motivo perché tutti i cittadini – da Nord a Sud – possano riscoprire un sano e genuino senso di appartenenza alla «patria». Sosteneva infatti Pier Paolo Pasolini che la nostra non è una lingua burocratica, come ad esempio lo è il francese, ma una lingua letteraria, cioè nata dalla letteratura (poesie, novelle, romanzi, epistole etc). Seppure il volgare fiorentino di fine Duecento sia anticipato dal volgare siciliano (prima metà del Duecento con la Scuola Poetica di Federico II di Svevia), il primo si afferma sul secondo solo per ragioni di prestigio letterario.

  • di Giuseppe Palma, «Dante, dalla lingua alla patria. Nel settecentenario della morte (1321-2021) siamo ancora “Figli del Duecento”», con un estratto del proemio di Gabriele d’Annunzio per l’edizione monumentale della Commedia del 1911, Gds, marzo 2020 (edizione e-book); aprile 2020 (edizione cartacea).

FONTE: https://scenarieconomici.it/dante-dalla-lingua-alla-patria-siamo-ancora-figli-del-duecento-il-libro-di-giuseppe-palma/

 

 

 

Ritratto di uno Sciascia inedito e inimmaginabile

PIETRANGELO BUTTAFUOCO

Insegnante alle elementari. Questo è Leonardo Sciascia. A chi cerimoniosamente lo appella “maestro!”, da sornione qual è, risponde: “Ebbene sì; maestro di scuola io sono”.

Diplomato alle magistrali dove insegna Vitaliano Brancati, all’istituto IX Maggio di Caltanissetta – la cittadina siciliana d’entroterra della sua più completa felicità – Sciascia, nato cent’anni fa l’8 gennaio 1921, è il pezzo raro della letteratura europea in ragione della sua unicità: essere davvero un intellettuale e, al contempo, un formidabile artista.

A dispetto dei tanti imbonitori di pistolotti moralistici da festival letterari, Sciascia attraversa il suo tempo accompagnando Sandro Attanasio, l’ispettore di Einaudi che alla guida di una Bianchina furgonata vende libri nei più remoti paesi dell’entroterra di Sicilia.

Anni dopo – portando con sé Gesualdo Bufalino – accompagnerà anche Gianni Giuffrida e Mario Andreose per Bompiani mentre con Elvira Sellerio, dagli uffici di via Siracusa a Palermo, inventa la stagione in assoluto più entusiasmante dell’editoria.

Donna Elvira è una vera “comandiera”. Con lei Sciascia affina il dovere sociale e civile della letteratura, inventa la collana della Memoria, fabbrica l’immaginario di libertà a uso di un’Italia bisognosa sempre più di verità nel diritto e della razionalità fuori dall’ideologia dominante e si ritrova “eretico” rispetto alle tante chiese.

Litiga, infatti, con Renato Guttuso, titolare del mistero comunista; in tema di terrorismo polemizza con Italo Calvino che è potente idolo della Cultura col C maiuscolo; si butta alle spalle l’esperienza di consigliere comunale del Pci a Palermo, quella di parlamentare radicale al fianco di Marco Pannella e dopo aver votato la lista del Garofano, scrive – ma senza iscriversi al partito – a Bettino Craxi.

Col leader del Psi, inviso a tutte le anime belle, Sciascia consuma il trauma definitivo presso il ceto dei colti e sulla questione dolente della giustizia – col simbolo della bilancia ormai sostituito con quello delle manette – rompe l’andazzo forcaiolo al punto di essere tratteggiato da Giorgio Bocca al pari di un avvocaticchio; con la paglietta e l’abito bianco dei Don.

Bocca che riteneva l’Inferno un vasto Sud abitato da diavoli raccontava dunque l’autore de Il Giorno della civetta vestito al modo di una macchietta. E lo vedeva perfino “immerso nei ragionamenti mafiosi”. Antonio Di Grado, già presidente della Fondazione Sciascia, non ha mai dimenticato questo inciampo di Bocca, ma gli è che la Buonanima nei suoi viaggi in Italia cercava solo ciò che voleva trovare, al punto d’inventarsi – in un rigurgito razzista – uno Sciascia con la coppola. È quello che sul Corriere della Sera pubblica il fondamentale editoriale dal titolo “I Professionisti dell’Antimafia” e la milizia di Leoluca Orlando, il comitato antimafia, sfregia ponendolo addirittura “ai margini della società civile”.

A proposito di coppole, di zii di Sicilia – e d’incontri pericolosi – sembra un racconto di Sciascia l’incontro del Maestro di Regalpetra con Marcello dell’Utri, nientemeno.

In un pomeriggio del 1983 a Milano, il non ancora senatore di Forza Italia si aggira tra gli scaffali quando il proprietario, coccolandolo come merita un cliente spendaccione, gli dice: “Di là c’è Sciascia, lo vuole conoscere?”. Imbarazzato, Dell’Utri dice sì “ma” – si premura ad aggiungere – “non voglio disturbarlo”.

Il libraio fa allora le presentazioni, Sciascia è altrettanto imbarazzato nel far un minimo di conversazione con uno sconosciuto, porge timidamente la mano ma il libraio, molesto assai, dice al maestro: “Questo signore è il dottor Dell’Utri, il braccio destro del dottor Berlusconi…”.

Con un’espressione muta che il palermitano Dell’Utri decifra benissimo, Sciascia si sta interrogando – “e cu è?” – mentre il libraio, inesorabile, continua: “Quello di Canale5!”.

L’illustre letterato in un sussulto rimedia alla gaffe: “Certo, certo, la guardiamo questa televisione”. Il libraio, soddisfatto di avere trovato almeno quest’appiglio prende la copia di Cruciverba, un libro edito dalla Einaudi, e lo porge a Sciascia chiedendogli una dedica per il dottor Dell’Utri. “E cosa scrivo?” domanda lo scrittore facendo una faccia sconfortata ed è lo stesso Dell’Utri a soccorrerlo in quel frangente: “Manco mi conosce, non si può sbilanciare; scriva ‘cordialmente, senza cordialità’; e così non sbaglia”.

La battuta piace così tanto a Sciascia da fargli accendere la parlantina e allo sconosciuto avventore incontrato in libreria racconta di quando, nel 1958, da giovane maestro alle elementari – pur distaccato a Roma al ministero, corrispondente da Caltanissetta per L’Europeo – è incaricato di intervistare Genco Russo, il capo della mafia.

Sciascia si adopera con l’avvocato di Genco Russo per organizzare l’incontro a Mussomeli e così fare l’intervista. Il servizio va a buon fine ma quando sta per prendere congedo dai due ecco che l’avvocato porge a Sciascia una copia fresca di stampa de Gli zii di Sicilia e gli dice: “Firmaci una dedica allo zio Genco”.

Tutto poteva immaginare, Sciascia, eccetto che ritrovarsi a fare una dedica a Genco Russo. Il dio del genio e dell’improvvisazione però gli viene in aiuto. E così scrive: “Allo zio di Sicilia, questo libro contro tutti gli zii”.

In tema di “sicilianizzazione” – il progressivo degrado di una povera nazione qual è l’Italia – nel Giorno della Civetta, uno tra i suoi libri più famosi, Sciascia introduce una efficace locuzione: la linea della palma, emblema della prossimità desertica che come il mercurio di un termometro segnala l’immobilità sociale.

Preso a prestito e a pretesto di cavoli a merenda, con lo sciascismo fuori luogo rispetto alla sua stessa poetica – tutta di asciuttezza e rigore – perfino Sciascia è diventato un genere orecchiato ora in un tribunale, ora in una redazione o, peggio ancora, nelle chiacchiere da talk.

Tra le botole dei luoghi comuni, quella della Sicilia, è una delle più capienti. A ritrovarla, oggi, la copia con dedica a Genco Russo, se ne farebbe un feticcio del mistero di un’isola affollata di metafore ma affacciandosi dalla finestra di casa in contrada Noce, la residenza di campagna in quel di Racalmuto, Sciascia si conferma nell’agio di chi vive e conosce il mondo.

Padrone di se stesso, degli asparagi selvatici e dello specialissimo genius loci dell’impostura – quella dell’abate Vella raccontato nel suo Consiglio d’Egitto – più di ogni altro posto, lì, lui è Nanà XaXa, così come la traslitterazione in lingua araba impone, svelando quel che il suo volto olivastro e il suo sorriso già annunciano. Prima dell’avvento dell’Islam, Racalmuto – ovvero Rahal-Maut – neppure esisteva. E lui stesso, presentandosi con la tipica aspirazione delle vocali – che risente del linguaggio saraceno di dodici secoli fa – non sa darsi memoria prima dell’Egira.

Sciascia che viene ben dopo Verga e i suoi vinti – e dopo le lenzuola sporche di morte descritte da Tomasi di Lampedusa – capovolge la disperazione cui si assoggetta la sua terra e adotta la luce e la vita sul lutto. La sua stessa tomba, al cimitero del paese, è abbagliante di chiarore e lumi. Composto nel sepolcro con le mani strette a un crocifisso d’argento reclama con Pascal la possibilità di una scommessa: l’eventualità del Cielo.

La Sicilia spagnolissima che s’invera nella lezione di Giuseppe Antonio Borgese, quella della cupa pasta “cervantina e riberesca”, ovvero la follia onirica del Don Chisciotte di Cervantes e il contrappunto buio nelle pitture di De Ribera, arretra rispetto alla sua scelta di modernità.

Alle tenebre dello Spagnoletto, Sciascia contrappone la luminosa santità delle foto di Ferdinando Scianna che gli consentono di affollare nell’Es la disperante solitudine dei suoi siciliani.

Non c’è libro più erotico di Feste religiose in Sicilia e, dunque, non c’è rave più sensuale della Settimana Santa, con gli scatti di Scianna a confermarlo in un’intensa trama di Eros e sacro. In Morte dell’Inquisitore Sciascia decifra nel sacramento della confessione “una escogitazione, per così dire, boccaccesca”. Lo stesso celibato dei preti è pura astuzia, assicura invulnerabilità nello sconfinare il mondo della femmina velata, ammantata e addobbata di mantiglie quando svela azioni e intenzioni: “Un modo escogitato da una categoria privilegiata, cioè quella dei preti, per godere di libertà sessuale sul terreno altrui, e nell’atto stesso di censurare una tal libertà nei non privilegiati”.

L’eleganza del lutto estremo – il più potente rito di consacrazione della carne inchiodata – s’avvolge nella brace, tutto sfarzo e fantasticheria, di un desiderio. Gli uomini sono incappucciati. I bambini, pure. E all’hidalgo che se ne va a cavallo del Ronzinante in cerca di Mulini a vento, Sciascia – chiudendo una volta per tutte con Borgese – predilige Giufà, il furbo sciocco di memoria saracena che si tira la porta di casa portandosela sotto braccio al modo di un Magritte assai saputo di cavilli algebrici ancorché limpidi, illogici e umoristici.

Lui, di suo, è un intellettuale i cui occhiali – quelli della letteratura – lo aiutano a decifrare la realtà anche a costo di fraintenderla. Durante i lavori della commissione parlamentare sul terrorismo da deputato si ritrova interrogare Patrizio Peci, il pentito delle Brigate Rosse, e si prepara come se avesse di fronte un testimone del nichilismo travolto dalla miseria, dalla tirannia e dall’ignoranza, con domande tipo “ha letto La Madre, qual è la sua interpretazione di Maksim Gor’kij?”.

Gli altri parlamentari, vicino a lui, sono ammirati del suo candore da Candide. Lui è solo uno che fa sogni in Sicilia – vorrebbe cavarsela con l’optimisme alla Voltaire – ma quelli la sanno lunga e l’avvisano amorevolmente: “Ma che fai, Leonardo? Cosa credi che siano i brigatisti? Tutt’al più avranno letto solo fumetti e giornalini pornografici…”.

E ancora in tema di osé resta da raccontare di quella volta quando a Parigi, nel quartiere a luci rosse di Pigalle, Scianna e Sciascia, inseparabili cercatori di senso, si ritrovano davanti alla locandina di un locale di spogliarelli.

Il fotografo chiede allo scrittore: “Che facciamo, entriamo?”.

“Entriamo” risponde Sciascia.

I due fanno il loro ingresso nel locale deserto. Siedono a un tavolo e subito si palesa davanti a loro una ragazza che sulle note di una musica diffusa da un registratore comincia a spogliarsi.

Scianna guarda furtivamente lo scrittore che, a sua volta, osserva di sottecchi il proprio compagno di disavventura.

Entrambi, imbarazzati, distolgono lo sguardo dalla scena quando finalmente Scianna sussurra a Sciascia: “Che facciamo, usciamo?”.

“Usciamo” borbotta l’altro e quando una volta fuori, camminando per un bel pezzo in silenzio, Sciascia riprende a parlare, dice: “In quel posto, caro amico, l’unica cosa pornografica eravamo noi due”. (articolo pubblicato su La Lettura del Corriere della Sera)

FONTE: https://www.buttanissima.it/ritratto-di-uno-sciascia-inedito-e-inimmaginabile/

L’eutanasia della normalità

Il mondo cambia continuamente, e la storia, in quanto analisi retrospettiva degli accadimenti, riporta sotto i nostri occhi le cause e gli effetti di questo mutare. Esistono cambiamenti lenti, che impiegano centinaia di anni per concretizzarsi e che risultano impercettibili ai limiti della nostra esperienza quotidiana e necessitano di una visione molto panoramica della scala del tempo, ma grazie ad essa sono interpretabili con relativa facilità. Esistono poi cambiamenti repentini, che spesso ci spiazzano perché mettono a dura prova le nostre capacità di adattarci alla realtà improvvisamente mutata. È mia impressione personale che questi ultimi siano sicuramente i più drammatici ed incisivi nel condizionare la nostra vita: mi riferisco alle cosiddette “rivoluzioni”, spesso laceranti per la difficoltà di comprensione e di adattamento di chi le subisce.

Le cosiddette rivoluzioni, grandi o piccole che siano, accadono con sempre maggior frequenza, giacché il mondo corre sempre più velocemente, al punto che noi facciamo fatica ad abituarci al vorticoso roteare del caleidoscopio di cui noi stessi facciamo parte. Basta un’attenta osservazione del nostro vissuto personale a metterci di fronte a quanto il mondo cambi anche nel giro di pochi anni. Quella che quaranta anni fa era una vita “normale” oggi è poco concepibile alla luce del progresso e delle innovazioni che ci hanno letteralmente investito negli ultimi decenni. Un classico esempio è l’evoluzione del computer: nel 1969, mentre Neil Armstrong lasciava le sue impronte sul suolo lunare, il computer a bordo dell’Apollo 11 utilizzato per la missione aveva una memoria complessiva di 152 KB. Oggi, se uno smartphone possiede 8 GB, cioè una memoria più di 55000 volte maggiore, è considerato un dispositivo di mediocre qualità.

Ma ciò su cui intendo oggi riflettere con il vostro aiuto è un cambiamento silenzioso, e tuttavia relativamente rapido, che riguarda la nostra epoca e risulta a me alquanto inquietante, perché sta cambiando l’uomo decisamente in peggio, e cioè quello che si potrebbe definire l’eutanasia della normalità.

Per “normale” si intende ciò che risulta conforme alla consuetudine e alla generalità, e questo è un concetto che nella sua immediatezza è comprensibile anche a un bambino. Tuttavia, intendiamoci: la normalità contestualizzata al reale non è un’idea di facile comprensione, perché è difficile (ed opinabile) poter operare una distinzione certa tra ciò che può essere considerato normale e ciò che invece si posiziona fuori da tale ambito. In questo senso, la normalità ha sempre limiti sfumati. Da uomo di scienza, so bene che il normale – in senso biologico, fenotipico – non esiste, ma è frutto di estrapolazione di un’osservazione statistica: normale è, in linea di massima, ciò che è più frequente.

Ma le parole, si sa, sono abitate da fantasmi, ed in questo caso i fantasmi hanno dimostrato spesso tutta la loro malignità. Gli uomini hanno sovente strumentalizzato il concetto, associando la parola “normale” – in modo rigido e decisamente capzioso – al sostantivo dal quale essa deriva, e cioè “norma”: se la norma è regola, ciò che non è normale è da considerarsi irregolare. Da qui, una volta dettata la regola (religiosa, razziale, politica), per applicazione della legge (spesso del più forte), tutto ciò che non ricadeva nel giusto perimetro è stato considerato aberrante ed indegno. Senza andare troppo indietro nel tempo, basti pensare, emblematicamente, ai funesti eventi che hanno caratterizzato gli ultimi cento anni: da quelli più eclatanti, come gli effetti della selezione della razza ariana o della guerra religiosa contro i “cani infedeli”, fino ad alcuni orrori perpetrati persino all’interno di nuclei familiari. A tal proposito, uno degli esempi più famosi è stato quello di Rosemary Kennedy, sorella di John e Robert Kennedy, la quale, aveva costumi troppo inclini alla libertà sessuale ed alla insofferenza per le regole. Per decisione del padre, che non voleva scandali in famiglia a causa delle sue ambizioni proiettate sui figli maschi, Rosemary, considerata anormale, fu sottoposta a lobotomia nel 1941 e visse fino al 2005 senza più aver occasione di dare scandalo. Persino le malattie sono state sacrificate al mito della normalità, fino ad essere intese come una punizione. A tale proposito, giova ricordare tutte le negatività legate ad una malattia infettiva come l’AIDS, che è stata identificata come un mezzo (naturale? divino?) per colpire coloro che si erano resi colpevoli di omosessualità o tossicodipendenza (chiudendo un occhio sulla triste sorte dei soggetti politrasfusi). Ma ciò che è probabilmente peggio è il parto del concetto di eugenetica: sulla base di argomentazioni pseudo-scientifiche, o spesso anti-scientifiche, una volta definito il “normale” fenotipo, tutti gli individui che non rispondevano ai canoni fissati venivano considerati anormali, fino a propugnare e praticare, per essi, la sterilizzazione o addirittura la soppressione fisica.

Normalità: semplice concetto o demone distruttore? Come ho già detto, in nome di essa – o meglio, della distorsione del suo significato – sono stati perpetrati orrendi delitti.

Ciò che tuttavia appare ugualmente pericoloso è quanto sta succedendo oggi.

Se analizziamo con attenzione l’attuale cultura-tipo, ci rendiamo conto che l’odierna “malattia”, con tutti i connotati negativi ad essa connessi, è proprio la normalità. Tanto per cominciare, sembra che oggi sia diventato un tabù anche tentare di distinguere tra ciò che potrebbe essere categorizzato come “normale” e ciò che potrebbe non esser ritenuto tale: la società attuale non ammette orientamento in tal senso.

In più, se alcuni comportamenti o fenomeni rientrano nella “maggior frequenza”, essere considerati normali equivale ad essere considerati mediocri. Sembra quasi che agli individui di oggi non solo sia richiesto di rifuggire una piatta normalità, ma anche e soprattutto comprendere, giustificare e possibilmente assaporare il pregio di tutto ciò che è insolito, indipendentemente dalle sue reali caratteristiche. Sembra quasi che, al di là del bene e del male, qualsiasi manifestazione racchiuda tutta la sua positività soltanto nel suo essere non routinaria, fuori dalle righe. In tal modo si inquadrano alcuni comportamenti che arrivano ad orientarsi contro il naturale (naturale??) istinto di conservazione (mi riferisco a fenomeni eclatanti come la cosiddetta “Blue Whale”, strano e sinistro modo giovanile di mettersi in gioco fino ad arrivare al suicidio spettacolarizzato), ma anche ad altri accadimenti che facilmente possono essere appresi dalle pagine dei giornali o dalla rete. Ci basterebbe considerare i potenziali e spesso reali danni dei sostenitori dell’anti-vaccinismo, dell’omeopatia, del veganismo, e potremmo soffermare la nostra attenzione su bizzarrie come il terrapiattismo che, al di là della sua ostensiva banalità, è tuttavia ugualmente allarmante perché oggi, nel ventunesimo secolo, fa proseliti!

E si può andare oltre. “Volevo farlo come un dono di una madre a suo figlio”. Normalissimo: così la 61enne del Nebraska Cecile Eledge ha commentato all’Indipendent la nascita di una bambina concepita con la fecondazione artificiale per conto del figlio gay Matthew, sposato con Elliott Dougherty. Alla nascita della bambina ha contribuito anche la sorella di Dougherty, che ha donato i suoi ovuli, mentre Matthew lo sperma di modo tale che il nascituro avesse, poi, il materiale genetico da entrambe le parti della famiglia.  Cecile – madre di Mattew – ha, a sua volta, ricoperto il ruolo di “madre surrogata” di sua nipote. Sui social è scaturito un dibattito tra migliaia di utenti che ha evidenziato la grande solidarietà alle due famiglie che hanno saputo sconfiggere gli stereotipi. Normalissimo…

Epifenomeni, questi, che sottendono disagi ben profondi, e soprattutto distolgono l’attenzione da un aspetto ancor più inquietante: probabilmente, se tali manifestazioni sono considerate normali al punto da arrivare addirittura ad essere riportate come se fossero reali conquiste, allora la malattia è nella società nel suo complesso, società che in questo caso non è però un leviatano che condiziona tutti, ma un qualcosa che assume in sé le distorsioni di tutti i singoli: il male soggettivo, nascosto nell’individuo, si esprime declinandosi nel male oggettivo e visibile.

Cari Fratelli, a me pare che siamo ben oltre il relativismo: siamo oggi spettatori di una vera e propria trasvalutazione di valori, dove etica, cultura, affetti, amore, famiglia, conquiste scientifiche vengono sacrificati spietatamente sull’altare dell’anarchia assoluta, scambiata per benessere, ed elevata a strumento di affermazione sociale.

Mi domando se la normalità stia morendo per mano dell’uomo, che ha definitivamente rinunciato ad essere “misura di tutte le cose”, o se forse la normalità non esista davvero, non sia mai esistita in assoluto, e ce ne stiamo rendendo conto solo ora.

Per quanto mi riguarda, non sono mai stato un moralista, ma la mia tendenza ad avere dubbi e ad esercitare un possibile autonomo giudizio mi porta ad aprire gli occhi su questa situazione che sinceramente non mi piace per niente. Vero è che tra il bianco e il nero esiste un’ampia varietà di grigi – e di colori – ma in questo caso faccio fatica a trovare un punto di partenza per comprendere dove stiamo andando.

Personalmente, sono stato sempre affezionato al concetto di normalità, inteso non come un compartimento stagno al di fuori del quale tutto è caos, ma come un punto di riferimento per orientare le mie riflessioni. Oggigiorno sembra che il volontario rifiuto del concetto di normalità sia alla base della validazione di qualsiasi speculazione, non importa se razionale o irrazionale: il rifiuto dell’assioma autorizza l’anarchia del pensiero, perché depriva il processo teorico razionale di riferimento di ogni sua valenza.

E dunque, cari Fratelli, mi chiedo e vi chiedo: qual è il modo di affrontare e scongiurare l’eutanasia della normalità? Abbiamo, noi liberi muratori, gli strumenti per analizzare correttamente simili problematiche e per porci nella condizione di far sopravvivere il nostro pensiero al dilagare di simili disastri? La Libera Muratoria si è sempre opposta a forme di pensiero chiuse alla flessibilità, ma in questo caso è la flessibilità assoluta, direi liquida, che esclude il pensiero costruttivo. Forse, coloro che sopravviveranno al ventunesimo secolo avranno la possibilità di capire, grazie all’analisi retrospettiva offerta dalla storia, quello che oggi sta succedendo, ma per me il problema è vivere questo pezzo di storia e trovare il modo di adattarmi – o di reagire – a quello che accade, perché credo ancora che sia vantaggioso costruire, non distruggere.

 

FONTE: http://www.eboracum.org/leutanasia-della-normalita/

 

 

 

GLI SPIRITI DELLE TENEBRE

Rudolf Steiner O.O.177 conferenza 27 ottobre 1917

“Ma gli Spiriti delle tenebre sono in mezzo a noi, sono qua. Dobbiamo restare in guardia in modo da accorgerci quando li incontriamo, in modo da comprendere dove si trovano.Perché la cosa più pericolosa nel prossimo futuro sarà abbandonarsi inconsciamente a tali influssi, che realmente esistono intorno a noi. Infatti, che l’uomo li riconosca o meno, non fa alcuna differenza per la loro reale esistenza. Ma soprattutto, per questi Spiriti delle tenebre sarà importante portare confusione, dare false direzioni in ciò che si sta ora diffondendo in tutto il mondo e per cui gli Spiriti della luce continueranno a operare nella direzione giusta. Ho già avuto occasione di mettere in guardia su una direzione sbagliata, che è davvero tra le più paradossali. Vi ho indicato che i corpi umani si svilupperanno in modo tale che vi potrà trovar posto una certa spiritualità, ma che il pensiero materialista, la cui diffusione è sempre più alimentata dalle indicazioni degli Spiriti delle tenebre, opereranno in modo da opporvisi con mezzi materiali.

Vi ho detto che gli Spiriti delle tenebre ispireranno le vittime di cui si nutrono, gli uomini che abiteranno, PERSINO AD INVENTARE UN VACCINO PER DEVIARE VERSO LA FISICITÀ, FIN DALLA PRIMISSIMA INFANZIA, LA TENDENZA DELLE LE ANIME VERSO LA SPIRITUALITÀ.

Come oggi si vaccinano i corpi contro questo e quello, così in futuro SI VACCINERANNO I BAMBINI CON UNA SOSTANZA PREPARATA IN MODO CHE ATTRAVERSO LA VACCINAZIONE, QUESTE PERSONE SARANNO IMMUNI DALLO SVILUPPARE IN SÉ LA “FOLLIA” DELLA VITA SPIRITUALE, follia, ovviamente, dal punto di vista materialistico. (…)

Tutto questo tende in ultima analisi a trovare il metodo con cui si potranno vaccinare i loro corpi in modo che essi NON POTRANNO SVILUPPARE INCLINAZIONI VERSO IDEE SPIRITUALI, ma crederanno per tutta la loro esistenza solo alla materia fisica. Così, come dagli impulsi, che la medicina ha tratto dall’inclinazione all’inganno [qui Steiner fa finta di sbagliarsi facendo un gioco di parole tra Schwindelsucht, parola che vuol dire all’incirca disposizione all’inganno e Schwindsucht, che significa tubercolosi ndt] – pardon, scusate, – ha tratto dalla tubercolosi, oggi vaccina contro la tubercolosi, così DOMANI SI VACCINERÀ CONTRO LA DISPOSIZIONE VERSO LA SPIRITUALITÀ. Con ciò si intende solo dare un accenno a qualcosa di particolarmente paradossale tra le molte altre cose che accadranno in questo ambito in un futuro prossimo e anche più remoto, in modo di creare scompiglio in ciò che deve fluire sulla terra dai Mondi spirituali grazie alla vittoria degli Spiriti della luce.”

 

RUDOLF STEINER, La caduta degli spiriti delle tenebre. I retroscena spirituali del mondo, Editrice Antroposofica, 2010

FONTE: https://www.rudolfsteiner.it/shop/libri/antroposofia-generale-conferenze-di-rudolf-steiner/la-caduta-degli-spiriti-delle-tenebre/

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

Bello il sistema di infotainment, ma se poi ti spia?

In un mondo affamato di dati l’idea di utilizzare quelli registrati dai sistemi di infotainment più che una brillante intuizione sembra una logica conseguenza.

Nella storia infinita della lotta delle forze dell’ordine contro la criminalità si sta scrivendo un capitolo decisamente interessante. Gli investigatori, oramai da tempo avvezzi a scandagliare ogni traccia rilevabile da smartphone computer e telecamere, stanno pian piano scoprendo di avere un nuovo formidabile alleato. Un insospettabile si direbbe: l’automobile.

Sono lontani i tempi in cui il cruscotto dell’auto era ridotto all’essenziale con tachimetro, contachilometri, livello del serbatoio, qualche spia e poco altro. Oggigiorno a voler ben guardare tutte le opportunità offerte ci accorgiamo che seduti al volante abbiamo di fronte un formidabile sistema integrato che restituisce una visione completa dello stato della vettura e dell’ambiente che la circonda, ma non solo. I sistemi di infotainment consentono di effettuare moltissime operazioni senza distogliere l’occhio dalla strada come inviare messaggi o e-mail, ricevere o fare telefonate, impostare il navigatore GPS.

In un mondo affamato di dati l’idea di utilizzare tutto questo patrimonio informativo più che una brillante intuizione sembra una logica conseguenza. La Polizia dello stato del Michigan, negli Stati Uniti, già da cinque anni lavora con un’unità apposita all’estrazione dei dati dalle automobili nell’ambito delle operazioni investigative.

Le informazioni prelevate sono così importanti perché restituiscono in quadro a 360° delle attività svolte. È possibile conoscere con precisione la posizione di un veicolo in un determinato istante, la sua velocità, le parole di ogni singolo passeggero, le telefonate effettuate, i messaggi inviati e le ricerche sul web.

La combinazione dei dati provenienti dai sensori permette anche di risalire indirettamente a informazioni che non ci si immaginerebbe come il numero di componenti che sono a bordo dell’auto anche quando questi non proferiscono parola. Basta infatti incrociare i suoni e le spie relative all’apertura e chiusura porte con il cicalino d’allarme delle cinture di sicurezza e il gioco è fatto.

Le forze dell’ordine purtroppo non sono le uniche a poter disporre di questi dati, la cui messa a frutto dipende ovviamente dai soggetti che ne vengono in possesso. É ad esempio il caso di uno stalker australiano che ha pensato di utilizzarli per tenere sotto controllo la vita della sua ex fidanzata, predisponendo un sistema che gli fornisse non solo un quadro minuto per minuto dei suoi spostamenti e delle sue conversazioni, ma anche la possibilità di accendere e spegnere la macchina da remoto e di aprirne e chiudere i finestrini.

La questione riguarda anche la criminalità che opera su larga scala, come dimostrato nel maggio dell’anno scorso dall’hacker GreenTheOnly che ha riscontrato di poter accedere all’indirizzo di casa, di lavoro e alle password di utenti registrate in sistemi di infotainment in vendita su Ebay precedentemente usati a bordo di alcune Tesla.

Sulla questione dei dati prelevabili dalle auto c’è grande mancanza di consapevolezza da parte degli utenti e, apparentemente, anche delle case costruttrici che poco si preoccupano di predisporre adeguati sistemi di protezione come quelli di cui sono dotati gli smartphone e i computer. Recentemente sono nate diverse associazioni che lottano per un rafforzamento degli strumenti legislativi di protezione della privacy, palesemente antiquati e sorpassati dalla tecnologia. L’unico atto che al momento regola l’utilizzo dei dati prodotti dagli utenti a bordo delle auto è infatti il Driver Privacy Act del 2015 che però riguarda solo le informazioni prelevate dal computer di bordo a seguito di un incidente stradale. Per quanto appena detto, è solo una goccia nell’oceano.

FONTE: https://www.infosec.news/2021/01/04/news/riservatezza-dei-dati/bello-il-sistema-di-infotainment-ma-se-poi-ti-spia/

 

 

 

LE MINACCE A CLAUDIA ALIVERNINI, PRIMA INFERMIERA VACCINATA, INVENTATE DI SANA PIANTA DAL MAINSTREAM.

DIFFIDA AL MESSAGGERO

Claudia Alivernini, prima Infermiera a vaccinarsi contro il Coronavirus, smentisce minacce sui social: “mai accaduto”. Per difenderla erano scesi in campo anche importanti personaggi politici e della professione.

Claudia Alivernini non è mai stata minacciata sui social. Lo rende noto il suo studio legale. L’Infermiera, la prima ad essere vaccinata in Italia contro il Covid, smentisce di aver ricevuto minacce si alcun tipo e tantomeno sui social-network.

“Vi rappresentiamo che in data odierna lo scrivente studio legale ha provveduto a diffidare il Messaggero alla immediata rimozione e/o cancellazione dell’articolo apparso nell’edizione odierna a pag. 9, a firma della giornalista Alessia Marani, giacché la ns. assistita non ha mai rilasciato le dichiarazioni ivi riportate (né altre dichiarazioni di sorta), né ha tantomeno mai autorizzato chicchessia a rivolgersi alla stampa e/o a terzi per suo conto per rilasciare dichiarazione alcuna. Parimenti infondati risultano anche i riferimenti a presunte minacce di morte che a quanto consta alla nostra assistita non si sono mai verificate“.

Ecco un esempio dei tanti, il Fatto Quotidiano:

FONTE: https://www.databaseitalia.it/le-minacce-a-claudia-alivernini-prima-infermiera-vaccinata-inventate-di-sana-pianta-dal-mainstream-diffida-al-messaggero/

 

 

 

ECONOMIA

CON LA MAGNIFICA POLITICA EUROPEA TORNEREMO AL PIL DEL 2007 NEL 2045

Dicembre 30, 2020 posted by Giuseppina Perlasca

Alberto Bagnai, durante il suo intervento in aula sulla Finanziaria, mostra i disastri che derivano dagli errori clamorosi legati alle politiche europee ed al patto di Maastricht.

Con la Grande Guerra, per tornare al PIL del 1913, ci vollero 10 anni, vi tornammo nel 1923;
Con la seconda guerra mondiale, per tornare al PIL del 1939, impiegammo 10 anni, perchè vi tornammo nel 1949;
Per tornare al PIL del 2007, con le regole europee in atto, ed una crescita media 1999-2017 del 0,47%, saremmo tornati a quel PIL nel 2028;
ora, con un calo del PIL del 9,5% , come previsto da Banca d’Italia, che ci rimanda al livello del 1998, e per tornare al PIL del 2007 doremo aspettare il 2045. 38 anni e due generazioni perse.
Certo ora sono autorizzati gli sfondamenti, ma , nel frattempo, la Germania aveva già agito con potenti rimborsi, cosa giustissima, ma che i pirlotti italiani non hanno seguito. Inoltre la Germania se ne è fregata degli accordi europei, e li ha violati, comprando vaccini extra in modo diretto, per il bene dei loro cittadini.

Per questa subalternità alla Germania, per questo servilismo verso Bruxelles, i cittadini italiani hanno perso qualsiasi fiducia in voi. Non solo, ora si azzuffano (vedi Renzi e Conte) per l’osso del Recovery Fund, senza dire che nel frattempo le aziende falliscono e che questi soldi sono prestiti da restituire. No, non lo dicono, perchè è impossibile per loro prendere qualsiasi scelta decisione per il bene degli italiani.

VIDEO QUI: https://youtu.be/BKyU8Y4zbhY

FONTE: https://scenarieconomici.it/bagnai-con-la-magnifica-politica-europea-torneremo-al-pil-del-2007-nel-2045/

 

 

 

Cashback: i soldi sono già finiti

Enrico Zanetti, 2 gennaio 2020

Dopo i fantamiliardi di liquidità di aprile, annunciati in occasione di una conferenza stampa relativa a un decreto “a saldo zero”, il premier Conte ci è ricascato con il cashback, annunciando rimborsi ottenibili fino a 150 euro per gli acquisti di Natale 2020 con bancomat e carte di credito.

Peccato che l’articolo 11 comma 3 del Decreto attuativo del cashback (DM 24.11.2020 n.156) prevede che, per gli acquisti effettuati in questo periodo, il limite massimo di rimborsi erogabili sia di 227,9 milioni di euro. Non vi è dunque da stupirsi se, a fronte di circa 5,8 milioni di italiani che hanno cumulato un diritto di rimborsi medi di 35 euro, stia calando il silenzio istituzionale sull’iniziativa. Semplicemente sono finiti i circa 200 milioni che erano stati messi a disposizione nel mondo reale. Quello che assai poco frequentano i comunicatori di Palazzo Chigi e l’interprete che ad essi si affida.

Assai più ingenti sono le risorse disponibili per i rimborsi relativi agli acquisti effettuati nei due semestri 2021 e nel primo semestre 2022: circa 1,35 miliardi a semestre. Resta da capire, in termini di rapporto qualità – prezzo (4,75 miliardi in due anni), la bontà dell’iniziativa.

FONTE: https://www.nicolaporro.it/cashback-i-soldi-sono-gia-finiti/

Cartelle esattoriali: riparte il massacro fiscale

Corrado Ocone, 3 gennaio 2021

Il dibattito pubblico italiano, almeno quella parodia di esso a cui assistiamo nei talk show televisivi o sui social o seguiamo sulla discreditata (ahimè) stampa nazionale, non riesce ad andare oltre le questioni sanitarie. Vaccini sì o no, “dittatura sanitocratica” o giusti provvedimenti di contenimento, mascherine e distanziamento, e via dicendo.

Tutto importante, per carità! Ma il rischio è che in questo modo la lotta contro il governo astragga dal fatto a mio avviso più importante, e foriero di molte più conseguenze negative in prospettiva che non una gestione dell’emergenza che pure è stata a dir poco fallimentare. Si tratta di questo: il governo Conte 2 è sorretto da una maggioranza le cui forze politiche si richiamano a ideologie, quali quelle socialiste e di “democrazia diretta”, che, ovunque sono state applicate (e i fatti al contrario delle idee non sono opinabili), hanno generato rovine e fallimento. Questo, detto altrimenti, è il governo più a sinistra di tutta la storia repubblicana, che pure a quella parte ha sempre guardato e in modo sbilenco lì ha avuto sempre il proprio asse pendente.

Ora, ciò che è proprio del socialismo, in tutte le sue declinazioni, altro non è che questo: la diffidenza, e anzi l’odio, per la proprietà privata. Che nelle sue forme estreme, quelle marxiste, assume i tratti delll’utopia, che è poi una distopia, cioè la sua abolizione completa che finalmente arriverebbe con l’avvento della “città futura” comunista. Che non sia solo una questione di idee, questo governo lo ha ampiamente dimostrato, anche se il Covid ci ha distratto così tanto da non aver meritato più di tanto la nostra attenzione. Alitalia, Ilva, Autostrade… come sia andata a finire era forse fin troppo facilmente immaginabile: tutto in mano allo Stato che, come nei paesi socialisti, continuerà a bruciare risorse senza risultati apprezzabili. E tutto, come sempre, a spese di noi contribuenti, e questa volta anche di noi risparmiatori se è vero che per queste ed altre operazioni si metterà mano addirittura ai fondi della Cassa depositi e prestiti.

Temerarietà che mai nessuno prima aveva osato tentare. Che poi sia contraddittorio puntare su tasse e risparmi, cioè proprio sulla ricchezza maturata con la proprietà privata, è talmente evidente che più che alla ragione è forse in questo caso opportuno richiamarsi alle passioni. Soprattutto quelle negative, o “fredde”, come l’invidia sociale, che a sinistra prolifera ampiamente. Ora, proprio per non smentirsi, il governo ha deciso di iniziare alla grande, su questo terreno, il 2021. Come ci ricorda in un suo tweet Anna Maria Bernini, in questi giorni “sono partite 50 milioni di cartelle esattoriali e nuovi avvisi e sono stati prorogati gli sfratti”.

Anche qui nulla da meravigliarsi: per l’ideologia al governo, i soldi per i bonus e i redditi di cittadinanza li devono pagare gli imprenditori, cioè chi produce ricchezza per gli altri oltre che per sé. E chi è proprietario di una casa, che si è fatta con i propri sacrifici, la deve mettere graziosamente a disposizione di chi, casomai, un lavoro non se lo è nemmeno mai cercato. La sinistra ci vuole tutti uguali, come sempre, e detesta il lavoro e la legittima proprietà che ne è il frutto. Tutti uguali, anche se poi, come nella fattoria orwelliana, ci sarà sempre qualche animale che sarà più uguale degli altri.

FONTE: https://www.nicolaporro.it/cartelle-esattoriali-riparte-il-massacro-fiscale/

 

 

 

 

Mario Draghi su FT: supportare l’azione dei governi che combattono il Covid 19. Profonda recessione è inevitabile

La pandemia di coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche. Molti oggi vivono nella paura della propria vita o in lutto per i propri cari. Le azioni intraprese dai governi per evitare che i nostri sistemi sanitari vengano travolti sono coraggiose e necessarie. Devono essere supportati.
Ma queste azioni comportano anche un costo economico enorme e inevitabile. Mentre molti affrontano una perdita di vite umane, molti altri affrontano una perdita di sostentamento. Giorno dopo giorno, le notizie economiche stanno peggiorando. Le aziende affrontano una perdita di reddito nell’intera economia. Molti stanno già ridimensionando e licenziando i lavoratori. Una profonda recessione è inevitabile.

La sfida che affrontiamo è come agire con sufficiente forza e velocità per evitare che la recessione si trasformi in una depressione prolungata, resa più profonda da una pletora di valori predefiniti che lasciano danni irreversibili. È già chiaro che la risposta deve comportare un aumento significativo del debito pubblico.
La perdita di reddito sostenuta dal settore privato – e qualsiasi debito accumulato per colmare il divario – deve alla fine essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici. Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato.

È il ruolo corretto dello stato distribuire il proprio bilancio per proteggere i cittadini e l’economia dagli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire. Gli Stati l’hanno sempre fatto di fronte alle emergenze nazionali. Le guerre – il precedente più rilevante – sono state finanziate da aumenti del debito pubblico. Durante la prima guerra mondiale, in Italia e Germania tra il 6 e il 15% delle spese di guerra in termini reali fu finanziato dalle tasse. In Austria-Ungheria, Russia e Francia, nessuno dei costi continui della guerra furono pagati con le tasse. Ovunque, la base imponibile è stata erosa dai danni di guerra e dalla coscrizione. Oggi è a causa dell’angoscia umana della pandemia e della chiusura.

La domanda chiave non è se, ma come lo Stato dovrebbe mettere a frutto il proprio bilancio. La priorità non deve essere solo quella di fornire un reddito di base a coloro che perdono il lavoro. Dobbiamo innanzitutto proteggere le persone dalla perdita del lavoro. In caso contrario, emergeremo da questa crisi con un’occupazione e una capacità permanentemente inferiori, poiché le famiglie e le aziende lottano per riparare i propri bilanci e ricostruire le attività nette.

I sussidi per l’occupazione e la disoccupazione e il rinvio delle tasse sono passi importanti che sono già stati introdotti da molti governi. Ma proteggere l’occupazione e la capacità produttiva in un momento di drammatica perdita di reddito richiede un immediato sostegno di liquidità. Ciò è essenziale per tutte le imprese per coprire le proprie spese operative durante la crisi, siano esse grandi aziende o ancora di più piccole e medie imprese e imprenditori autonomi. Diversi governi hanno già introdotto misure di benvenuto per incanalare la liquidità verso le imprese in difficoltà. Ma è necessario un approccio più completo.

Mentre diversi paesi europei hanno diverse strutture finanziarie e industriali, l’unico modo efficace per entrare immediatamente in ogni falla dell’economia è di mobilitare completamente i loro interi sistemi finanziari: mercati obbligazionari, principalmente per grandi società, sistemi bancari e in alcuni paesi anche le poste per tutti gli altri. E deve essere fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici. Le banche in particolare si estendono in tutta l’economia e possono creare denaro istantaneamente consentendo scoperti di conto corrente o aprendo linee di credito.
Le banche devono prestare rapidamente fondi a costo zero alle società disposte a salvare posti di lavoro. Poiché in questo modo stanno diventando un veicolo per le politiche pubbliche, il capitale necessario per svolgere questo compito deve essere fornito dal governo sotto forma di garanzie statali su tutti gli ulteriori scoperti o prestiti. Né la regolamentazione né le regole di garanzia dovrebbero ostacolare la creazione di tutto lo spazio necessario nei bilanci bancari a tale scopo. Inoltre, il costo di queste garanzie non dovrebbe essere basato sul rischio di credito della società che le riceve, ma dovrebbe essere zero indipendentemente dal costo del finanziamento del governo che le emette.

Le aziende, tuttavia, non attingeranno al supporto di liquidità semplicemente perché il credito è economico. In alcuni casi, ad esempio le aziende con un portafoglio ordini, le loro perdite possono essere recuperabili e quindi ripagheranno il debito. In altri settori, probabilmente non sarà così.
Tali società potrebbero essere ancora in grado di assorbire questa crisi per un breve periodo di tempo e aumentare il debito per mantenere il proprio personale al lavoro. Ma le loro perdite accumulate rischiano di compromettere la loro capacità di investire in seguito. E, se l’epidemia di virus e i blocchi associati dovessero durare, potrebbero realisticamente rimanere in attività solo se il debito raccolto per mantenere le persone impiegate in quel periodo fosse infine cancellato.

O i governi compensano i mutuatari per le loro spese, o quei mutuatari falliranno e la garanzia sarà resa valida dal governo.
Se il rischio morale può essere contenuto, il primo è migliore per l’economia.
Il secondo percorso sarà probabilmente meno costoso per il budget. Entrambi i casi porteranno i governi ad assorbire una grande parte della perdita di reddito causata dalla chiusura, se si vogliono proteggere posti di lavoro e capacità.

I livelli del debito pubblico saranno aumentati.
Ma l’alternativa – una distruzione permanente della capacità produttiva e quindi della base fiscale – sarebbe molto più dannosa per l’economia e infine per il credito pubblico.
Dobbiamo anche ricordare che, visti i livelli attuali e probabili futuri dei tassi di interesse, un tale aumento del debito pubblico non aumenterà i suoi costi di servizio.

Per alcuni aspetti, l’Europa è ben equipaggiata per affrontare questo straordinario shock. Ha una struttura finanziaria granulare in grado di incanalare i fondi verso ogni parte dell’economia che ne ha bisogno. Ha un forte settore pubblico in grado di coordinare una risposta politica rapida. La velocità è assolutamente essenziale per l’efficacia.

Di fronte a circostanze impreviste, un cambiamento di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra. Lo shock che stiamo affrontando non è ciclico. La perdita di reddito non è colpa di nessuno di coloro che ne soffrono. Il costo dell’esitazione può essere irreversibile. Il ricordo delle sofferenze degli europei negli anni ’20 è abbastanza una storia di ammonimento.

La velocità del deterioramento dei bilanci privati ​​- causata da una chiusura economica che è sia inevitabile che desiderabile – deve essere soddisfatta della stessa velocità nello schierare i bilanci pubblici, mobilitare le banche e, in quanto europei, sostenersi a vicenda nel perseguimento di ciò che è evidentemente una causa comune.

FONTE: https://www.farodiroma.it/mario-draghi-su-ft-supportare-lazione-dei-governi-che-combattono-il-covid-19-profonda-recessione-e-inevitabile/

“L’Europa blocchi le norme sugli Npl”

Confindustria, Abi e le altre associazioni scrivono a Bruxelles contro le regole Eba

Un appello alle istituzioni europee affinché rivedano le nuove regole Eba in materia di crediti in default e di calendar provisioning che andranno in vigore dal primo gennaio.

È quello che ieri hanno inviato a Bruxelles numerose associazioni di categoria tra le quali l’Abi, l’Alleanza delle cooperative italiane, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio e Confindustria. In particolare, nella missiva si sottolinea l’essenzialità del «supporto del credito nella fase successiva, per sostenere le imprese nel percorso di ripristino delle condizioni di economicità dei loro business». Ecco perché «è urgente intervenire sulle regole relative all’identificazione dei debitori come deteriorati (cosiddetta «definizione di default»). Il combinato disposto di una norma restrittiva, come quella che limita a 90 giorni il periodo di ritardo di pagamento ammesso, con l’applicazione, da gennaio 2021, di nuove e più restrittive soglie per gli importi scaduti, nonché i nuovi criteri per il trattamento dei crediti ristrutturati, rischiano di determinare la classificazione a default di un numero ingentissimo di imprese, comunque sane. Queste imprese perderebbero l’accesso al credito, con quello che ne consegue in termini di prospettive di ripresa».

Per Confindustria ha parlato il vice di Carlo Bonomi, Emanuele Orsini, responsabile per il fisco e per il credito. «Le nostre imprese – ha osservato – stanno affrontando una crisi senza precedenti che necessita di soluzioni fuori dal comune: oggi bisogna ragionare con schemi inediti, compiendo ogni sforzo possibile, a livello sia nazionale sia europeo, per evitare di compromettere le prospettive di sviluppo di imprese sane e per mettere le banche nelle condizioni di sostenere pienamente il sistema produttivo». A tal proposito, osserva Orsini, «oltre agli interventi sulla definizione di default e sul trattamento degli Npl, sarà essenziale consentire alle imprese di allungare i finanziamenti garantiti contratti per far fronte alla crisi così da scongiurare il rischio di tensioni finanziarie che spiazzerebbero nuovi investimenti».

Anche l’Abi presieduta da Antonio Patuelli è analogamente preoccupata. «Le associazione di impresa – ha dichiarato il direttore generale Giovanni Sabatini- chiedono alle Istituzioni europee di rivedere tempestivamente le regole, modificarle o sospenderle temporaneamente per evitare in tempi brevi il doppio rischio di un aumento delle difficoltà delle imprese e di una riduzione della capacità delle banche di erogare credito e liquidità. E questo in una fase ancora estremamente delicata tra il permanere di una situazione di emergenza pandemica e per favorire l’auspicabile fase successiva di ripresa».

Non a caso la Banca d’Italia ha cercato di spiegare in una nota che «la nuova definizione di default non introduce un divieto a consentire sconfinamenti: come già ora, le banche, nel rispetto delle proprie policy, possono consentire ai clienti utilizzi del conto che comportino uno sconfinamento oltre la disponibilità presente sul conto ovvero, in caso di affidamento, oltre il limite di fido». La nuova definizione di default, osserva Bankitalia, «non modifica nella sostanza le segnalazioni alla Centrale dei Rischi, utilizzate dagli intermediari nel processo di valutazione del merito di credito della clientela. Riguarda esclusivamente il modo con cui banche e intermediari finanziari devono classificare i clienti a fini prudenziali, ossia ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali minimi obbligatori».

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/economia/leuropa-blocchi-norme-sugli-npl-1912989.html

 

 

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

È boom dei pagamenti digitali, ma ecco quali sono i pericoli

Con il passaggio della pandemia di coronavirus, tutti noi nella nostra quotidianità ci siamo abituati a tenere comportamenti differenti durante i rapporti interpersonali. Un maggior distanziamento personale, un minore contatto fisico e soprattutto una maggiore attenzione anche al contatto dei medesimi strumenti e degli stessi oggetti già utilizzati anche da altre persone. Tutto questo, in buona parte, anche per il rispetto delle nuove normative introdotte dai governi nazionali.

Nella quotidianità di tutti i giorni, tutto questo si è riflesso anche sulle abitudini delle persone al momento del loro ingresso negli esercizi commerciali. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, nel 2020 i pagamenti digitali (ossia, quelli effettuati attraverso gli smartphone) hanno visto un incremento del transato che ha superato gli 80 punti percentuali, nella maggiore crescita aggregata dalla loro introduzione sul mercato. E buona parte di questo successo, in fondo, è avvenuto anche grazie alla pandemia ed alla necessità di limitare i contatti fisici ed il maneggio del contante, identificato (a ragione o a torto) sin dall’alba della crisi sanitaria come un potenziale veicolo di trasmissione del patogeno.

Adesso è arrivato anche il cashback

Oltre alle questioni legate alla crisi sanitaria, dal 2020 in Italia il boom nell’utilizzo dei supporti digitali è avvenuto in modo più marcato soprattutto nelle ultime settimane dell’anno, in concomitanza con il “cashback di Stato” promosso dallo stesso presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte. Garantendo infatti un ritorno del 10% fino ad un massimo di 150 euro sulle operazioni, l’utilizzo delle forme di pagamento innovative ha vissuto un vero e proprio boom, permettendo a quelle società come Satispay e Bill di accrescere in pochissimi giorni il numero dei propri utilizzatori.

Il pagamento tramite smartphone, dal punto di vista pratico, in fondo ha dei netti punti di vantaggio. Garantisce la più totale assenza del contatto fisico (l’unico strumento toccato, infatti, è il proprio cellulare) ed al tempo stesso le transazioni sono rese celeri grazie a delle reti internet veloci e sicure grazie alla crittografia peer-to-peer. Tutto questo, ovviamente, con l’aggiunta degli incentivi promessi dal governo italiano.

Il Fisco adesso può tracciare tutti i nostri spostamenti

Come si è potuto notare, le transazioni digitali hanno un’altra caratteristica rilevante che le contraddistinguono soprattutto dall’utilizzo che viene fatto invece delle carte di credito: molto spesso sono riservate anche ai piccoli importi. Grazie a delle commissioni molto competitive, infatti, rendono conveniente anche per il rivenditore la loro accettazione per importi irrisori, sostituendo di fatto anche l’utilizzo degli  spiccioli.

In questo modo, però, le operazioni che divengono tracciabili non sono più “soltanto” quelle effettuate per valori importanti e che comunque necessitano anche sotto un punto di vista fiscale del controllo delle pubbliche autorità. Bens’, permettono potenzialmente di controllare anche le abitudini quotidiane delle persone, come nel caso del bar frequentato, della tabaccheria in cui abitualmente vengono comprate (e quante) sigarette sino ad arrivare ai mezzi di spostamento utilizzati per recarsi sul luogo di lavoro. E in questo scenario, dunque, appare evidente come divenga possibile de facto tenere sotto controllo l’intera quotidianità di una persona (elemento  fondamentale nel momento in cui siano necessari controlli da parte delle pubbliche autorità).

Concludendo, dunque, mentre da un lato l’incremento dei pagamenti digitali semplifica effettivamente alcuni dei nostri acquisti giornalieri, dall’altro ci rende molto più esposti al tracciamento di quelle che sono le nostre abitudini quotidiane, sia al Fisco sia ad eventuali malintenzionati in grado di accedere in modo fraudolenti agli archivi di dati. In uno scenario che, ancora una volta, dovrebbe però spingere ad interrogarsi quanto l’avanzamento digitale e tecnologico della nostra società non entri però in conflitto con la nostra basilare necessità di riservatezza.

FONTE: https://it.insideover.com/economia/e-boom-dei-pagamenti-digitali-ma-ecco-quali-sono-i-pericoli.html

Il Bitcoin compie 12 anni

Il 3 gennaio 2009, guarda caso poco dopo il fallimento della Lehman Brothers, un anonimo o un gruppo di anonimi, sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, fonda il Bitcoin, che nel 2020 è stato di gran lunga il più importante e redditizio asset finanziario del mondo.

A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, il Bitcoin non fa uso di un ente centrale né di meccanismi finanziari sofisticati, il valore è determinato unicamente dalla legge della domanda e dell’offerta: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin. Negli ultimi mesi, gli investitori istituzionali occidentali e molti investitori asiatici hanno acquistato bitcoin facendone lievitare il prezzo.

E’ finita qua? Per il sottoscritto assolutamente NO, anche se un ritracciamento di medio è ora probabile e persino auspicabile.

Nella giornata degli auguri a bitcoin micidial.it ci tiene a offrire ai suoi lettori questo scenario previsionale, legato unicamente all’incredibile mole di liquidità riversata dalle banche centrali sul circuito finanziario.

Nel ricordarvi (non si sa mai…) che i grafici finanziari si leggono da sinistra verso destra, lustratevi nuovamente gli occhi con questo grafico:

FONTE: http://micidial.it/2021/01/il-bitcoin-compie-12-anni/

 

Bitcoin per novizi. Chi ascoltare?

Qui parlo di Bitcoin dal 2015. Qualche volta male, altre volte bene. Spesso benissimo. I dati sono stati commentati mano a mano che arrivavano. Certamente, da quest’anno ne sentirete parlare sempre di più da tutti i media finchè non arriverà la famosa casalinga di Voghera che ne anticiperà il tracollo. Il problema è che molti temono di aver perso un treno e ora non sanno che pesci pigliare: comprare a sti prezzi? Fare finta che le cripto non esistano? Aspettare una caduta e acquistarne a man bassa? E come fare tecnicamente per procurarseli?

Prima di dedicare uno spazio apposito alle modalità di acquisto (ultimo quesito dell’elenco), che peraltro sono tantissime, svelo ai lettori CHI ascolto io per orientarmi in questo mondo difficile e complesso assai.

Paolo Barrai di Terrabitcoin. In rete c’è un blogger che scrive di bitcoin dai tempi di Vercingetorige. E’ l’investitore Paolo Barrai. Dopo aver discusso di banche, investimenti immobiliari in Germania ed a Panama e dei corsi azionari tradizionali, da tempo Barrai si dedica esclusivamente (o quasi) alle criptovalute. Sia chiaro: io e Barrai abbiamo visioni politiche opposte. A lui fa schifo lo Stato, a me la classe dirigente (e più quella privata che quella pubblica). Ma Barrai ci azzecca spesso! Segno che è uno che agli affari sta addosso, studia molto ed ha i contatti che servono per fare buone analisi. I suoi lavori si basano su considerazioni macroeconomiche e devo dire che le condivido praticamente sempre nelle loro concause. Dunque, per farla breve, nonostante i soliti toni liberisti (la tiritera sugli italiani cialtroni ecc. ecc), Paolo Barrai è un analista di alta qualità che non improvvisa le analisi per questioni sentimentali ed ideologiche e che i bitcoin li segue da sempre. Una voce da seguire. Per farlo purtroppo non possiamo più accedere al blog mercatolibero – che ha chiuso da qualche tempo – ma ricorrere ai canali telegram e discord. Alcuni hanno carattere territoriale e grautito-introduttivo, quello portante, invece,  ha la forma del club e si può entrare solo versando una quota. A questo link gli interessati possono trovare le informazioni utili per qualsivoglia scopo: https://terrabitcoin.club/

Marco Cavicchioli. Lui è uno che più che investire in bitcoin, ne divulga il “credo”. Ogni suo video si conclude con un serafico: “non chiedetemi previsioni sul prezzo del bitcoin, perchè non le so fare”. Ma nonostante tale prudenza e modestia, Marco è stato il primo a parlarne sul tubo in italiano in termini semplici ed efficaci. Ogni giorno posta un video sullo stato dell’arte del btc e lo può seguire e capire anche chi si approccia solo ora a questo mondo. Ha l’aria di uno che non deve venderci nulla e quello che dice si capisce. Consigliatissimo. (ECCO il Link)

AC criptovalute. Qui l’aria si fa più quella del consulente internettiano di ultima generazione, ma anche solo per  il sense of humor dell’analista, al secolo Alberto Castellar, il canale merita l’ascolto. Parla davanti ai grafici a candela che commenta passo per passo. Nonostante le introduzioni ai video siano a sfondo umoristico, il vocabolario successivo diventa un po’ troppo criptonerd per un neofita ed il linguaggio durante le clip è più adatto a chi fa trading per via delle medie mobili che usa (quella a 21 è il suo must), ma anche lui è uno che ci becca spesso e conosce molto bene la gestione della posizione, il money management e tutta la compagnia. E questo è quello che conta.

Simon Peters. Concludiamo con l’analista di criptovalute ed esperto di valute di etoro. Ha un sito in inglese (lavora a Londra), un profilo twitter (e chi non ce l’ha?). Soprattutto, per chi ha dimestichezza con la piattaforma di socialtrading etoro, lì trova le sue analisi. Quasi sempre sono analisi centrate. Per fortuna, e questo è un dato da non trascurare assolutamente, Peters si esprime di rado. Per chi intende comprare frazioni di bitcoin o bitcoin nel tempo per conservarli come un bene rifugio, direi che stiamo parlando del migliore di quelli che ho proposto.

FONTE: http://micidial.it/2020/12/bitcoin-per-novizi-chi-ascoltare/

 

 

 

GIUSTIZIA E NORME

Gestione del consenso e della privacy

Le attività connesse alla istituzione del FSE da parte delle Regioni e Province Autonome (P.A.) danno luogo ad un trattamento dei dati personali ulteriore e distinto rispetto all’insieme dei trattamenti derivanti dall’erogazione all’assistito delle prestazioni sanitarie in relazione alle quali i dati sono stati acquisiti o prodotti.Il trattamento dei dati personali del FSE deve essere realizzato ai sensi dei principi indicati nel DPCM attuativo. Le modalità di accesso al FSE, sia per l’alimentazione che per la consultazione, devono essere esplicitate dall’assistito mediante l’espressione di appositi consensi, resi a seguito della visione della relativa informativa. Le diverse tipologie di consenso possono essere manifestate (o revocate) direttamente dall’assistito, sia utilizzando strumenti telematici messi a disposizione della Regione/P.A. previa autenticazione, che mediante dichiarazione resa ad un soggetto delegato dalle Aziende Sanitarie della Regione/P.A. (ad es. MMG/PLS o altri operatori preposti). La dichiarazione scritta, in luogo di quella orale, è prevista nei casi in cui la normativa lo prevede espressamente. Il soggetto deve procedere immediatamente alla annotazione del consenso secondo le modalità previste dalla Regione/P.A. e/o dalle Aziende, salvo i casi specificatamente individuati dalla norma in cui è esplicitamente stabilita la forma scritta. In tale ultima ipotesi il consenso deve essere archiviato.La gestione dei consensi all’alimentazione e alla consultazione dei dati e dei documenti del FSE è a carico del sistema di FSE della Regione o Provincia Autonoma di assistenza del cittadino, la quale ha anche il compito di fornire a quest’ultimo l’apposita informativa. Il sistema regionale deve pertanto verificare, per ogni richiesta di accesso al FSE, l’effettiva presenza del consenso prestato. Inoltre, l’assistito può indicare eventuali policy di visibilità o richieste di oscuramento relative ai singoli documenti o dati. Nel caso in cui l’alimentazione del FSE viene effettuata da un operatore di una Regione o Provincia Autonoma diversa da quella di assistenza del cittadino, la raccolta delle policy di visibilità/oscuramento del singolo documento o dato è a carico della Regione o Provincia Autonoma a cui appartiene l’Azienda Sanitaria alla quale si è rivolto il cittadino, mentre la gestione delle policy resta a carico del sistema di FSE della Regione o Provincia Autonoma di assistenza.

2.1 Informativa

In ottemperanza all’adempimento di cui all’art. 13 del D.Lgs. 196/2003, deve essere fornita idonea informativa agli assistiti, la quale può essere resa da parte di un soggetto autorizzato del SSN o essere ottenuta dagli assistiti stessi mediante interazione telematica con un servizio offerto dalla Regione/P.A.

Al fine di garantire la conoscenza e la trasparenza delle modalità di informativa e acquisizione dei consensi, ciascuna Regione/P.A. appronta un modello di informativa che le Aziende Sanitarie rendono disponibile agli assistiti attraverso i propri canali di comunicazione, ai sensi dell’art. 7 del DPCM attuativo.

2.2 Consenso alla alimentazione

Il FSE può essere alimentato solo con consenso esplicito, libero e informato reso dall’assistito o di chi lo rappresenta a seguito della visione della relativa informativa, ai sensi dell’art. 8, comma 1 del DPCM attuativo. Il consenso all’alimentazione del FSE, anche se manifestato unitamente a quello previsto per il trattamento dei dati a fini di cura  all’interno dell’Azienda Sanitaria, deve essere autonomo e specifico.

2.3 Consenso alla consultazione

La consultazione dei dati e dei documenti presenti nel FSE, da parte dei MMG/PLS o degli operatori e professionisti sanitari e socio-sanitari che abbiano necessità di trattare i dati per finalità di cura ai sensi dell’art. 14 del DPCM attuativo, può avvenire solo previo consenso libero ed informato espresso dell’assistito, reso a seguito della visione della relativa informativa, come indicato all’art. 8, comma 2 del DPCM attuativo.

2.3.1  Accesso in emergenza

L’accesso in emergenza deve essere garantito conformemente all’art. 8, comma 9 e all’art. 15 del DPCM attuativo. Nello specifico, un operatore sanitario o socio-sanitario, anche se non ricopre il ruolo per il quale è stata abilitata la consultazione (sulla base delle policy di visibilità indicate dall’assistito), può consultare le informazioni rese visibili dall’assistito, ai sensi degli artt. 6 e 9 del DPCM attuativo (ossia, i dati e documenti non devono essere stati oscurati e non sono oggetto di richiesta di anonimato da parte dell’assistito). Per ogni accesso in emergenza, l’operatore deve fornire esplicita dichiarazione sottoscritta. Resta inteso che l’accesso in emergenza può essere effettuato solo se l’assistito ha espresso il consenso alla consultazione del FSE.

2.4  Consenso per minore o sottoposto a tutela

Nel caso di assistito di minore età o sottoposto a tutela, sia il consenso all’alimentazione sia il consenso alla consultazione devono essere espressi dal soggetto che esercita la potestà o da colui che lo rappresenta legalmente, in qualità di tutore, amministratore di sostegno o altra legittimazione, mediante l’esibizione di un proprio documento di identità, ai sensi dell’art. 8, comma 3 del DPCM attuativo. La qualità e la legittimazione soggettiva del dichiarante sono oggetto di dichiarazione sostitutiva di certificazione, da rilasciarsi ai soggetti delegati dalle Aziende Sanitarie (MMG/PLS o altri operatori preposti), nelle forme di cui agli artt. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000 e ss.mm.ii.

Al raggiungimento della maggiore età, sia il consenso all’alimentazione che il consenso alla consultazione devono essere confermati da un’espressa dichiarazione di volontà del neo-maggiorenne, da rilasciarsi dopo aver preso visione dell’informativa, ai sensi dell’art. 8, comma 4 del DPCM attuativo. I consensi precedentemente resi devono essere automaticamente invalidati in attesa che il neo-maggiorenne esprima i nuovi consensi.

2.5  Consenso per dati e documenti a maggiore tutela dell’anonimato

I dati e i documenti sanitari e socio-sanitari indicati all’art. 6, comma 1 del DPCM attuativo possono essere resi visibili previo consenso esplicito reso dall’assistito. E’ responsabilità dei professionisti o degli operatori sanitari che erogano la prestazione acquisire l’esplicito consenso dell’assistito ai sensi dell’art. 6, comma 2 del DPCM attuativo. Inoltre, se l’assistito sceglie di ricorrere alle prestazioni in anonimato, tali dati e documenti non devono confluire nel FSE.

2.6  Oscuramento dei dati e documenti

Come indicato all’art. 9 del DPCM attuativo, l’assistito può decidere, nel momento dell’accettazione, in sede di refertazione oppure in una fase successiva all’alimentazione, se e quali dati e documenti, creati in occasione delle singole prestazioni erogate, non devono essere resi visibili (ossia oscurati) nel proprio FSE senza che vi sia evidenza di tale scelta in fase di consultazione (oscuramento dell’oscuramento). I dati e i documenti oscurati devono essere consultabili solo dall’assistito e dal titolare che lo ha generato (ossia, l’autore del dato/documento). L’assistito ha comunque facoltà di rendere nuovamente visibile un dato o documento precedentemente oscurato.

2.7  Revoca dei consensi

Le forme di consenso illustrate possono essere revocate ai sensi dell’art. 8, commi 7 e 8 del DPCM attuativo.

La revoca del consenso all’alimentazione determina l’interruzione dell’alimentazione del FSE senza conseguenze rispetto all’erogazione delle prestazioni del servizio sanitario e dei servizi socio-sanitari. Se il paziente revoca il consenso alla alimentazione e successivamente esprime un nuovo consenso (reso in forma esplicita, libera ed informata), vengono resi nuovamente visibili nel FSE i dati e i documenti che lo hanno alimentato fino alla precedente revoca del consenso alla alimentazione, in accordo con le regole di visibilità precedentemente impostate dall’assistito. Il FSE viene comunque alimentato da eventuali correzioni dei dati e dei documenti che lo hanno composto fino alla revoca del consenso, da parte degli organismi sanitari che li hanno generati e che mantengono la titolarità, come indicato all’art. 8, comma 7 del DPCM attuativo. I dati e documenti prodotti durante il periodo di revoca del consenso alla alimentazione del FSE non sono automaticamente inseriti a seguito del nuovo consenso.

La revoca del consenso alla consultazione determina invece l’interruzione dell’accesso per la consultazione dei dati e documenti presenti nel FSE da parte dei MMG/PLS e degli operatori sanitari e socio-sanitari, inclusi gli operatori in emergenza.
La Tabella 3 illustra un quadro sinottico relativo alle varie combinazioni di consensi.

Consenso all’alimentazione Revoca del consenso all’alimentazione
Consenso alla consultazione Il FSE viene alimentato.

Il FSE può essere consultato dall’assistito e dagli operatori il cui ruolo rispetta le policy di visibilità indicate dallo stesso. In caso di emergenza, l’accesso è consentito a tutti gli operatori come descritto al paragrafo 2.3.1.

Il FSE non viene più alimentato, salvo per eventuali correzioni di dati e documenti che hanno composto il FSE prima della revoca.

Dati e documenti che hanno composto il FSE prima della revoca possono essere consultati dall’assistito e dagli operatori il cui ruolo rispetta le policy di visibilità indicate dallo stesso. In caso di emergenza, l’accesso è consentito a tutti gli operatori come descritto al paragrafo 2.3.1.

Revoca del consenso alla consultazione Il FSE viene alimentato.

Il FSE può essere consultato solo dall’assistito e non può essere consultato dagli operatori sanitari e socio-sanitari, neanche in caso di emergenza.

Il FSE non viene più alimentato, salvo per eventuali correzioni di dati e documenti che hanno composto il FSE prima della revoca.

Dati e documenti che hanno composto il FSE prima della revoca possono essere consultati dall’assistito.

Il FSE non può essere consultato dagli operatori sanitari e socio-sanitari, neanche in caso di emergenza.

Tabella 3. Tavola sinottica sulle combinazioni dei consensi

2.8  Casi d’uso

Nella tabella sono riportati i possibili casi d’uso di riferimento inerenti alla gestione del consenso. Tali casi d’uso, ed i possibili scenari, sono descritti dettagliatamente nei successivi paragrafi.

Caso d’uso Descrizione
  1. Consultare Informativa
Il caso d’uso permette di ottenere dal Sistema FSE l’informativa che deve essere visionata dall’Assistito o dal Tutore/Genitore.
  1. Raccogliere Consenso
Il caso d’uso permette all’utente Operatore raccolta consenso di raccogliere il consenso per la gestione del FSE, qualora l’Assistito fosse impossibilitato a farlo direttamente accedendo alle interfacce offerte dal FSE e preposte a tale scopo.
  1. Acquisire Consenso per Dati/Documenti a Maggiore Tutela di Anonimato
Il caso d’uso permette all’utente Operatore regionale di raccogliere l’esplicito consenso espresso dall’Assistito o dal Tutore/Genitore circa la possibilità di consultare i dati e documenti sanitari afferenti ad episodi soggetti a maggiore tutela di anonimato, quali: sieropositività, interruzione volontaria di gravidanza, violenza sessuale, assunzione di sostanze stupefacenti/psicotrope/alcool, servizi offerti da consultori familiari. I dati e documenti generati nell’ambito di prestazioni in anonimato non devono confluire nel FSE. Il consenso deve essere raccolto dall’Operatore regionale che eroga la prestazione in maniera puntuale per ogni dato o documento generato. Il caso d’uso implementa quanto riportato all’Art. 6 del DPCM attuativo sul FSE.
  1. Gestire Consenso
Il caso d’uso consente la gestione completa del consenso inteso come consenso per l’alimentazione e consenso per la consultazione dei documenti e dati riguardanti l’Assistito.
  1. Gestire Consenso per Alimentazione
Il caso d’uso consente la gestione completa del consenso per alimentare il FSE.
 

  1. Fornire Consenso per Alimentazione
Il Caso d’uso permette all’Assistito di esprimere il consenso esplicito, libero ed informato per abilitare l’alimentazione del proprio FSE con dati e documenti sanitari.
  1. Verificare Consenso per Alimentazione
Il Caso d’uso permette agli attori di verificare le impostazioni legate al consenso per l’alimentazione del FSE.
  1. Gestire Criteri di Accesso Puntuale
Il Caso d’uso permette agli attori (operatori e sistemi aziendali) di modificare i criteri di visibilità dei propri documenti rispetto al consenso alla consultazione originariamente prestato. In dettaglio, il sistema può offrire la possibilità all’Assistito di specificare se il documento o dato sanitario oggetto di trattamento è consultabile da terzi secondo proprie policy di visibilità oppure se esso è reso non consultabile richiedendone l’oscuramento. Il dato/documento oscurato è sempre consultabile dall’Assistito e dal titolare che lo ha generato (ossia, l’autore del dato/documento).
  1. Gestire Consenso per Consultazione
Il caso d’uso consente la gestione completa del consenso per consultare il FSE.
  1. Fornire Consenso per Consultazione
Il Caso d’uso permette all’Assistito di esprimere il consenso esplicito, libero ed informato per autorizzare la consultazione dei dati e documenti sanitari del proprio FSE declinando quanto stabilito nell’art. 8, comma 2 del DPCM attuativo sul FSE.
  1. Verificare Consenso per Consultazione
Il Caso d’uso permette agli attori (operatori e sistemi aziendali) di verificare le impostazioni legate al consenso per la consultazione del FSE.
  1. Gestire Consenso per Minore/Sottoposto a Tutela
Il caso d’uso permette all’ utente Tutore/Genitore di gestire il consenso relativo al FSE afferente a un minore o a un soggetto sottoposto a tutela implementando quanto previsto all’art. 8, comma 3 del DPCM attuativo sul FSE.
  1. Revocare Consenso per Alimentazione
Il Caso d’uso permette all’Assistito di esprimere la revoca del consenso per l’alimentazione del proprio FSE al fine di interromperne il conferimento di dati e documenti sanitari, ai sensi dell’art. 8, comma 7 del DPCM attuativo sul FSE.
  1. Revocare Consenso per Consultazione
Il Caso d’uso permette all’Assistito di esprimere la Revoca del consenso per la consultazione del proprio FSE ai sensi dell’art. 8, comma 8 del DPCM attuativo sul FSE.

2.9 Diagramma degli attori

Figura 9. Diagramma degli attori per la gestione del consenso e della privacy
Figura 9. Diagramma degli attori per la gestione del consenso e della privacy

 

2.10 Diagramma dei casi d’uso

Figura 10. Diagramma dei casi d’uso la gestione del consenso e della privacy
Figura 10. Diagramma dei casi d’uso la gestione del consenso e della privacy

 

2.10.1  Caso d’uso: CU 1 Consultare Informativa

Caso d’uso: Consultare Informativa
Descrizione Il caso d’uso permette di ottenere dal Sistema FSE l’informativa che deve essere visionata dall’Assistito o dal Tutore/Genitore.
Attore primario Operatore regionale
Chiede al sistema di ottenere l’informativa.
Attori secondari Assistito, Tutore/Genitore
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione/P.A. dell’Assistito è istituito il FSE.
  • Il FSE offre una interfaccia di accesso (programmatica o web-based) accessibile all’Operatore regionale, all’Assistito, al Tutore/Genitore per il recupero dell’informativa.
Post-condizione per Successo
  • Il Sistema fornisce l’informativa all’Operatore regionale o all’Assistito o al Tutore/Genitore stesso.
Evento scatenante
  • Necessità espressa dall’Assistito o dal suo Tutore/Genitore.

 

Scenario Primario
1. Operatore regionale Richiede l’accesso al servizio di recupero e consultazione dell’Informativa
2. Sistema FSE Recupera e mostra l’informativa
3. Operatore regionale Presenta l’informativa all’Assistito o al Tutore/Genitore
4. Sistema FSE Traccia la richiesta nel sottosistema di log

 

Scenario alternativo: Accesso telematico
1. Assistito, Tutore/Genitore Richiede l’accesso al servizio di recupero e consultazione dell’informativa
2. Sistema FSE Recupera l’informativa, la quale viene mostrata all’Assistito o al Tutore/Genitore
3. Sistema FSE Traccia la richiesta nel sottosistema di log

 

 

2.10.2  Caso d’uso: CU 2 Raccogliere Consenso

Caso d’uso: Raccogliere Consenso
Descrizione Il caso d’uso permette all’utente Operatore raccolta consenso di raccogliere il consenso per la gestione del FSE, qualora l’Assistito fosse impossibilitato a farlo direttamente accedendo alle interfacce offerte dal FSE e preposte a tale scopo.
Attore primario Operatore raccolta consenso
Annota il consenso espresso dall’Assistito o dal Tutore/Genitore relativamente all’Alimentazione e alla Consultazione del proprio FSE.
Attori secondari
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito o il Tutore/Genitore è impossibilitato ad accedere in via telematica al FSE.
  • Il FSE offre un’interfaccia di accesso (programmatica o web-based) accessibile all’Operatore raccolta consenso che consente la gestione del consenso del FSE di un Assistito.
Post-condizione per Successo
  • Il Sistema FSE garantisce all’Operatore raccolta consenso la completa gestione del consenso relativo al FSE dell’Assistito.
Evento scatenante
  • Necessità espressa dall’Assistito, dal suo Tutore/Genitore, di impossibilità nella gestione per via telematica del Consenso al FSE.

 

Scenario Primario
1. Operatore raccolta consenso Si autentica al FSE (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
2. Sistema FSE Identifica, autentica e autorizza (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
3. Operatore raccolta consenso Richiede l’accesso al servizio di raccolta del consenso per conto dell’Assistito
4. Sistema FSE Traccia la richiesta nel sottosistema di log
5. Sistema FSE Avvia il Caso d’uso CU4 Gestire Consenso con attore primario l’utente Operatore regionale in luogo dell’utente Assistito

 

 

2.10.3  Caso d’uso: CU 3 Acquisire Consenso per  Dati/Documenti a Maggiore Tutela di Anonimato

Caso d’uso: Acquisire Consenso di Dati/Documenti a Maggiore Tutela di Anonimato
Descrizione Il caso d’uso permette all’utente Operatore regionale di raccogliere l’esplicito consenso espresso dall’Assistito o dal Tutore/Genitore circa la possibilità di consultare i dati e documenti sanitari afferenti ad episodi soggetti a maggiore tutela di anonimato, quali: sieropositività, interruzione volontaria di gravidanza, violenza sessuale, assunzione di sostanze stupefacenti/psicotrope/alcool, servizi offerti da consultori familiari. I dati e documenti generati nell’ambito di prestazioni in anonimato non devono confluire nel FSE. Il consenso deve essere raccolto dall’Operatore regionale che eroga la prestazione in maniera puntuale per ogni dato o documento generato. Il caso d’uso implementa quanto riportato all’Art. 6 del DPCM attuativo sul FSE.
Attore primario Operatore regionale
In fase di alimentazione di un nuovo dato/documento sanitario soggetto a maggiore tutela di anonimato, raccoglie e imposta, su delega dell’Assistito, i criteri di visibilità (consultazione) del documento.
Attori secondari
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito non ricorre alle prestazioni sanitarie in anonimato.
  • L’Attore Operatore regionale genera il documento sanitario soggetto a maggiore tutela di anonimato.
  • Se l’Attore Operatore regionale fa riferimento ad una Regione diversa (RDE), questi deve essere autenticato e identificato dal sistema di FSE della RDE e quest’ultimo deve essere in relazione di trust con il sistema di FSE della RDA.
Post-condizione per Successo
  • Il Sistema ha recepito e memorizzato i criteri di visibilità del dato o documento soggetto a maggiore tutela dell’anonimato.
Evento scatenante
  • Necessità di impostare le politiche di visibilità (consultazione) del dato o documento sanitario soggetto a maggior tutela dell’anonimato.

 

 

Scenario Primario
1. Operatore regionale Si autentica al portale di accesso al FSE (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
2. Sistema FSE Identifica, autentica e autorizza (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
3. Operatore regionale Accede all’interfaccia del sistema per la gestione dei criteri di accesso puntuale
4. Sistema FSE Avvia il caso d’uso CU8 Gestire Criteri di Accesso Puntuale à Scenario alternativo: Alimentazione di un nuovo documento sanitario à Passo 1
5. Sistema FSE Traccia la transazione nel sottosistema di log

2.10.4  Caso d’uso: CU 4 Gestire Consenso

Caso d’uso: Gestire Consenso
Descrizione Il caso d’uso consente la gestione completa del consenso inteso come consenso per l’alimentazione e consenso per la consultazione dei documenti afferenti all’Assistito.
Attore primario Assistito
 Fornisce, revoca o verifica le impostazioni relative ai propri consensi.
Attori secondari
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito è maggiorenne e non è un soggetto sottoposto a tutela.
  • L’Assistito è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità.
Post-condizione per Successo
  • L’Assistito ha fornito/revocato/verificato il consenso relativo all’alimentazione e consultazione del FSE.
Evento scatenante Necessità di gestire le politiche di consenso

 

Scenario Primario
Il Caso d’uso Gestire Consenso si articola nei casi d’uso: CU5  Gestire Consenso per Alimentazione e CU9 Gestire Consenso per Consultazione. Si rimanda a questi CU per i relativi dettagli.

 

2.10.5  Caso d’uso: CU 5 Gestire Consenso per Alimentazione

Caso d’uso: Gestire Consenso per Alimentazione
Descrizione Il caso d’uso consente la gestione completa del consenso per alimentare il FSE.
Attore primario Assistito
Fornisce, revoca o verifica le impostazioni relative al proprio consenso per l’alimentazione del FSE.
Attori secondari
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito è maggiorenne e non è un soggetto sottoposto a tutela.
  • L’Assistito è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità.
Post-condizione per Successo
  • L’Assistito ha fornito/revocato/verificato il consenso relativo all’alimentazione.
Evento scatenante Necessità di gestire le politiche di consenso per l’alimentazione del FSE.

 

Scenario Primario
Il Caso d’uso Gestire Consenso per Alimentazione si articola nei casi d’uso: CU6 Fornire Consenso per AlimentazioneCU13 Revocare Consenso per Alimentazione e CU7 Verificare Consenso per Alimentazione. Si rimanda a questi CU per i dettagli.

 

2.10.6  Caso d’uso: CU 6 Fornire Consenso per Alimentazione

Caso d’uso: Fornire Consenso per Alimentazione
Descrizione Il Caso d’uso permette all’Assistito di esprimere il consenso esplicito, libero ed informato per abilitare l’alimentazione del proprio FSE con dati e documenti sanitari.
Attore primario Assistito
Fornisce il consenso esplicito, libero e informato per l’alimentazione del FSE.
Attori secondari
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito è maggiorenne e non è un soggetto sottoposto a tutela.
  • L’Assistito è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità.
  • Il FSE offre una interfaccia di accesso per l’Assistito oppure, in alternativa, coopera con altri Sistemi accessibili all’Assistito. In quest’ultimo caso il sistema di FSE è in relazione di trust con il sistema terzo acceduto dall’Assistito.
Post-condizione per Successo
  • L’Assistito ha preso visione dell’informativa.
  • Il sistema ha memorizzato correttamente il consenso all’alimentazione espresso dall’Assistito.
Evento scatenante Necessità di popolare il FSE dell’Assistito con dati e documenti sanitari.

 

Scenario Primario
1. Assistito Si autentica al portale di accesso al FSE (eventualmente un portale distinto in relazione di trust con il sistema di FSE)
2. Sistema FSE Identifica, autentica e autorizza l’Assistito (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
3. Assistito Richiede l’interfaccia di gestione del consenso all’alimentazione
4. Sistema FSE Avvia il caso d’uso CU1 Consultare Informativa
5. Sistema FSE Ottiene da un proprio sistema informativo le impostazioni relative al consenso all’alimentazione e le mostra all’assistito
6. Assistito Abilita il consenso per l’alimentazione
7. Sistema FSE Memorizza il consenso all’alimentazione
8. Sistema FSE Fornisce all’assistito l’esito dell’operazione
9. Sistema FSE Traccia la richiesta nel sottosistema di log
Scenario alternativoAssistito minorenne o sottoposto a tutela
1. Il FSE deve prevedere la possibilità di interdire l’esecuzione del presente caso d’uso a soggetti minori oppure sottoposti a tutela. Per questi casi particolari la gestione del consenso è demandata al Tutore/Genitore che implementa il caso d’uso ‘CU12 Gestire Consenso per Minore/Sottoposto a Tutela’.

 

2.10.7  Caso d’uso: CU 7 Verificare Consenso per Alimentazione

Caso d’uso: Verificare Consenso per Alimentazione
Descrizione Il Caso d’uso permette agli attori di verificare le impostazioni legate al consenso per l’alimentazione del FSE.
Attore primario Assistito
Verifica il consenso per l’alimentazione del FSE.
Attori secondari Utente FSE
Verifica il consenso per l’alimentazione del FSE al fine di ottenere le autorizzazioni necessarie per alimentare il FSE con un nuovo documento sanitario.
 Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito è maggiorenne e non è un soggetto sottoposto a tutela.
  • L’Assistito è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità.
  • Il FSE offre una interfaccia di accesso per l’Assistito oppure, in alternativa, coopera con altri sistemi accessibili all’Assistito. In quest’ultimo caso il sistema di FSE è in relazione di trust con il sistema terzo acceduto dall’Assistito.
  • L’Utente FSE è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità. Nel caso di Utente FSE di tipo ‘FSE altra Regione/PA’ (specializzazione di Utente FSE) è necessario che i due sistemi di FSE, quello della RDA (Regione di Assistenza) e quello della RDE (Regione di Erogazione), siano in relazione di trust. Tale relazione consente al sistema di FSE della RDA di autenticare, identificare e autorizzare correttamente il sistema di FSE della RDE che a sua volta è garante dell’identità dell’utente che originariamente ha richiesto il servizio di alimentazione di un nuovo documento sanitario e quindi di verifica del consenso all’alimentazione.
Post-condizione per Successo
  • Il sistema ha verificato il consenso all’alimentazione e quindi ha autorizzato o respinto l’alimentazione di un nuovo documento sanitario.
Evento scatenante
  • Necessità di alimentare il FSE con un nuovo documento sanitario.
  • Necessità dell’Assistito di verificare/leggere lo stato del consenso all’Alimentazione del FSE.

 

Scenario Primario
1. Utente FSE Si autentica al portale di accesso al FSE (eventualmente un portale distinto ma in relazione di trust con il sistema di FSE), eccezione fatta per l’utente ‘FSE altra Regione/PA’ che segue quanto specificato nelle precondizioni
2. Sistema FSE Identifica, autentica e autorizza (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
3. Utente FSE Richiede l’autorizzazione per il conferimento nel FSE di un nuovo documento sanitario
4. Sistema FSE Legge dal sistema informativo  le impostazioni relative al consenso all’alimentazione e determina se l’alimentazione è autorizzata oppure non è autorizzata

  • Se l’alimentazione è autorizzata si procede con Scenario alternativo 1
  • Se l’alimentazione non è autorizzata si procede con Scenario alternativo 2
5. Sistema FSE Traccia la transazione nel sottosistema di log
Scenario alternativo 1Alimentazione Autorizzata
1. Sistema FSE Avvia il caso d’uso ‘CU8 Gestire Criteri di Accesso Puntuale’
2. Sistema FSE Rilascia l’autorizzazione all’Alimentazione
3. Utente FSE Alimenta il FSE con il nuovo dato/documento sanitario
4. Sistema FSE Imposta e memorizza i criteri di consultazione del nuovo documento o dato
Scenario alternativo 2Alimentazione NON Autorizzata
1. Sistema FSE Non rilascia l’autorizzazione all’alimentazione
2. Utente FSE Riceve il diniego all’alimentazione del nuovo dato o documento sanitario

 

2.10.8  CU 8 Gestire Criteri di Accesso Puntuale

Caso d’uso: Gestire Criteri di Accesso Puntuale
Descrizione Il Caso d’uso permette agli attori (operatori e sistemi aziendali) di modificare i criteri di visibilità dei propri documenti rispetto al consenso alla consultazione originariamente prestato. In dettaglio, il sistema può offrire la possibilità all’Assistito di specificare se il documento o dato sanitario oggetto di trattamento è consultabile da terzi secondo proprie policy di visibilità oppure se esso è reso non consultabile richiedendone l’oscuramento. Il dato/documento oscurato è sempre consultabile dall’Assistito e dal titolare che lo ha generato (ossia, l’autore del dato/documento).
Attore primario Assistito
Gestisce i criteri di visibilità (consultazione) di un dato/documento sanitario.
Attori secondari Operatore regionale
In fase di alimentazione di un nuovo dato/documento sanitario raccoglie e imposta, su delega dell’Assistito, i criteri di visibilità (consultazione) del documento.
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito è maggiorenne e non è sottoposto a tutela.
  • L’Assistito è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità.
  • Il FSE offre una interfaccia di accesso per l’Assistito oppure, in alternativa, coopera con altri sistemi accessibili all’Assistito. In quest’ultimo caso il sistema di FSE è in relazione di trust con il sistema terzo acceduto dall’Assistito.
  • L’Attore Operatore regionale genera il documento o dato oggetto di trattamento.
  • Se l’Attore Operatore regionale fa riferimento ad una Regione diversa (RDE), questi deve essere autenticato e identificato dal sistema di FSE della RDE, il quale a sua volta deve essere in relazione di trust con il sistema di FSE della RDA.
Post-condizione per Successo
  • Il sistema ha recepito e memorizzato i criteri di accesso puntuale al dato/documento sanitario oggetto di trattamento.
Evento scatenante
  • Necessità di alimentare il FSE con un nuovo dato o documento sanitario e quindi di impostarne le politiche di visibilità (consultazione).
  • Necessità dell’Assistito di impostare/modificare i criteri di visibilità di un documento sanitario già conferito al FSE.

 

Scenario Primario
1. Assistito Si autentica al portale di accesso al FSE (eventualmente un portale distinto ma in relazione di trust con il sistema di FSE)
2. Sistema FSE Identifica, autentica e autorizza (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
3. Assistito Accede al proprio FSE e imposta i criteri di ricerca dei propri documenti sanitari
4. Sistema FSE Visualizza l’elenco dei dati e documenti sanitari che soddisfano i criteri di ricerca indicati
5. Assistito Seleziona un singolo documento e sceglie da interfaccia la funzione che gestisce i criteri di accesso puntuali
6. Sistema FSE Mostra la maschera di gestione puntuale del consenso alla consultazione. In particolare la maschera consente di:

  • Oscurare il documento
  • Rendere consultabile il documento
  • Selezionare puntualmente le macro-classi e/o i tipi di utenti (sulla base dei loro ruoli) che possono consultare il documento
7. Assistito Imposta i criteri di consultazione del documento
8. Sistema FSE Memorizza i criteri di consultazione del documento
9. Sistema FSE Traccia la transazione nel sottosistema di log
Scenario alternativoAlimentazione di un nuovo documento o dato sanitario
1. Sistema FSE Richiede, attraverso interfacce programmatiche o web based, di specificare i seguenti criteri di gestione puntuale del consenso alla consultazione all’atto dell’alimentazione di un nuovo documento o dato sanitario:

  • Oscurare il documento
  • Rendere consultabile il documento
  • Selezionare puntualmente le macro-classi e/o i tipi di utenti (sulla base dei loro ruoli) che possono consultare il documento
2. Operatore regionale Riporta all’Assistito la scelta di quanto richiesto al passo 1
3. Assistito Indica verbalmente all’Operatore regionale i meccanismi di accesso puntuale da impostare per il nuovo documento o dato
4. Operatore regionale Imposta sul sistema di FSE i criteri di consultazione riferiti dall’Assistito (eventualmente mediante sistemi esterni)
5. Sistema FSE Memorizza i criteri di consultazione del documento
6. Sistema FSE Traccia la transazione nel sottosistema di log

 

2.10.9  Caso d’uso: CU 9 Gestire Consenso per Consultazione

Caso d’uso: Gestire Consenso per Consultazione
Descrizione Il caso d’uso consente la gestione completa del consenso per consultare il FSE.
Attore primario Assistito
Fornisce, revoca o verifica le impostazioni relative al consenso per la consultazione del FSE.
Attori secondari
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito è maggiorenne e non è un soggetto sottoposto a tutela.
  • L’Assistito è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità.
Post-condizione per Successo
  • L’Assistito ha fornito/revocato/verificato il consenso relativo alla consultazione del proprio FSE.
Evento scatenante Necessità di gestire le politiche di consenso per la consultazione del FSE.

 

Scenario Primario
Il Caso d’uso Gestire Consenso per Consultazione si articola nei casi d’uso: CU10 Fornire Consenso per ConsultazioneCU14 Revocare Consenso per Consultazione e CU11 Verificare Consenso per Consultazione. Si rimanda a questi CU per i dettagli.

 

2.10.10     Caso d’uso: CU 10 Fornire Consenso per Consultazione

Caso d’uso: Fornire Consenso per Consultazione
Descrizione Il Caso d’uso permette all’Assistito di esprimere il consenso esplicito, libero ed informato per autorizzare la consultazione dei dati e documenti sanitari del proprio FSE declinando quanto stabilito nell’art. 8, comma 2 del DPCM attuativo sul FSE.
Attore primario Assistito
Fornisce il consenso per la consultazione del FSE.
Attori secondari
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito è maggiorenne e non è un soggetto sottoposto a tutela.
  • L’Assistito è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità.
  • Il FSE offre una interfaccia di accesso per l’Assistito oppure, in alternativa, coopera con altri sistemi accessibili all’Assistito. In quest’ultimo caso il sistema di FSE è in relazione di trust con il sistema terzo acceduto dall’Assistito.
Post-condizione per Successo
  • L’Assistito ha preso visione dell’informativa.
  • Il sistema ha memorizzato correttamente il consenso alla consultazione espresso dall’Assistito.
Evento scatenante Necessità di rendere consultabili i dati/documenti sanitari che alimentano il FSE.

 

Scenario Primario
1. Assistito Si autentica al portale di accesso al FSE (eventualmente un portale distinto in relazione di trust con il sistema di FSE)
2. Sistema FSE Identifica, autentica e autorizza (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
3. Assistito Richiede l’interfaccia di gestione del consenso alla consultazione
4. Sistema FSE Avvia il caso d’uso CU1 Consultare Informativa
5. Sistema FSE Ottiene da un proprio sistema informativo le impostazioni relative al consenso alla consultazione e le mostra all’Assistito
6. Assistito Abilita il consenso per la consultazione
7. Sistema FSE Memorizza il consenso alla consultazione
8. Sistema FSE Fornisce all’Assistito l’esito dell’operazione
9. Sistema FSE Traccia la richiesta nel sottosistema di log
10. Sistema FSE Mostra una finestra di dialogo che offre all’Assistito la possibilità di dettagliare il consenso alla consultazione a favore di operatori/classi di operatori.
11. Assistito Si aprono due possibili flussi alternativi:

  • L’Assistito termina la transazione e quindi lo scenario ha fine
  • L’Assistito esprime la volontà di gestire i criteri di accesso puntuali per alcuni o tutti i documenti o dati sanitari o socio-sanitari che hanno già alimentato il FSE
12. Sistema FSE
  • Nel caso in cui l’Assistito abbia scelto di gestire i criteri puntuali di Accesso avvia il ‘CU8 Gestire Criteri di Accesso Puntuale à Scenario Primario à Passo 3’
Scenario alternativoAssistito Minorenne o Sottoposto a Tutela
1. Il FSE deve prevedere la possibilità di interdire l’esecuzione del presente caso d’uso a soggetti minori oppure sottoposti a tutela. Per questi casi particolari la gestione del consenso è demandata al genitore/tutore che implementa il caso d’uso ‘CU12 Gestire Consenso per Minore/Sottoposto a Tutela’.

 

2.10.11    Caso d’uso: CU 11 Verificare Consenso per Consultazione

Caso d’uso: Verificare Consenso per Consultazione
Descrizione Il Caso d’uso permette agli attori (operatori e sistemi aziendali) di verificare le impostazioni legate al consenso per la consultazione del FSE.
Attore primario Assistito
Verifica il consenso per la consultazione del FSE.
Attori secondari Utente FSE
Verifica il consenso per la consultazione del FSE al fine di ottenere le autorizzazioni necessarie per accedere ai dati/documenti sanitari che popolano il FSE dell’Assistito.
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito è maggiorenne e non è un soggetto sottoposto a tutela.
  • L’Assistito è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità.
  • Il FSE offre una interfaccia di accesso per l’Assistito oppure, in alternativa, coopera con altri sistemi accessibili all’Assistito. In quest’ultimo caso il FSE è in relazione di trust con il sistema terzo acceduto dall’Assistito.
  • L’Utente FSE è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità. Nel caso di Utente FSE di tipo ‘FSE altra Regione/PA’ (specializzazione di Utente FSE) è necessario che i due sistemi di FSE, ossia quello della RDA (Regione di Assistenza) e della RDE (Regione di Erogazione), siano in relazione di trust. Tale relazione consente al sistema di FSE di autenticare, identificare e autorizzare correttamente il sistema di FSE che a sua volta è garante dell’identità dell’utente che originariamente ha richiesto il servizio di consultazione di un documento/dato sanitario e quindi di verifica del consenso per la sua consultazione.
Post-condizione per Successo
  • Il sistema ha verificato il consenso alla consultazione e quindi ha autorizzato o respinto l’accesso al dato/documento sanitario.
Evento scatenante
  • Necessità di utenti terzi (Utente FSE) di accedere al FSE di un Assistito
  • Necessità dell’Assistito di verificare/leggere lo stato del consenso alla Consultazione del proprio FSE.

 

Scenario Primario
1. Utente FSE Si autentica al portale di accesso al FSE (eventualmente un portale distinto ma in relazione di trust con il FSE), eccezione fatta per l’utente ‘FSE altra Regione/PA’ che segue quanto specificato nelle precondizioni.
2. Sistema FSE Identifica, autentica e autorizza (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
3. Utente FSE Richiede l’autorizzazione per accedere ad un documento o dato sanitario presente nel FSE dell’Assistito
4. Sistema FSE Recupera le impostazioni generali relative al consenso alla consultazione del FSE dell’Assistito.

Recupera le impostazioni specifiche relative al consenso alla consultazione dello specifico documento o dato.

Verifica se l’Utente FSE rientra tra le macro classi o i tipi di utenti che possono accedere allo specifico documento o dato.

Determina se la consultazione è autorizzata oppure non è autorizzata

  • Se la consultazione è autorizzata si procede con Scenario alternativo 1
  • Se la consultazione non è autorizzata si procede con Scenario alternativo 2
5. Sistema FSE Traccia la transazione nel sottosistema di log
Scenario alternativo 1Consultazione Autorizzata
1. Sistema FSE Rilascia l’autorizzazione alla consultazione
2. Utente FSE1 Accede al FSE recuperando il documento sanitario
Scenario alternativo 2Consultazione NON Autorizzata
1. Sistema FSE Non rilascia l’autorizzazione alla consultazione
2. Utente FSE La consultazione del documento sanitario viene negata e restituito un insieme vuoto piuttosto che un diniego esplicito per salvaguardare l’oscuramento dell’oscuramento.

 

2.10.12     Caso d’uso: CU 12 Gestire Consenso per Minore/Sottoposto a Tutela

Caso d’uso: Gestire Consenso per Minore/Sottoposto a Tutela
Descrizione Il caso d’uso permette all’ utente Genitore/Tutore di gestire il consenso relativo al FSE afferente a un minore o a un soggetto sottoposto a tutela implementando quanto previsto all’art. 8, comma 3 del DPCM attuativo sul FSE.
Attore primario Tutore/Genitore
Gestisce il consenso in qualità di rappresentate legale di un minore o di una persona sottoposta a tutela.
Attori secondari
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • L’Assistito è un minorenne o una persona sottoposta a tutela
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • Il Tutore/Genitore è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità mediante l’accesso con il sistema anagrafe idoneo.
  • Il FSE offre una interfaccia di accesso per il Tutore/Genitore oppure, in alternativa, coopera con altri sistemi accessibili dal Tutore/Genitore. In quest’ultimo caso il FSE è in relazione di trust con il sistema terzo acceduto dal Tutore/Genitore.
  • L’utente Tutore/Genitore è il rappresentante legale dell’Assistito. La qualità e la legittimazione soggettiva del dichiarante sono oggetto di dichiarazione sostitutiva di certificazione da rilasciarsi ad un soggetto delegato dall’Azienda Sanitaria di assistenza dell’assistito, nelle forme di cui agli artt. 46 e 47 del D.P.R. 455/2000 e ss.ii.mm., mediante sottoscrizione dell’apposito modulo.
Post-condizione per Successo
  • Il sistema garantisce al Tutore/Genitore la completa gestione del consenso relativo al FSE del minore o del soggetto sottoposto a tutela.
Evento scatenante
  • Necessità dell’Assistito minorenne o sottoposto a tutela di gestire il consenso del proprio FSE per tramite del Tutore/Genitore.

 

Scenario Primario
1. Tutore/Genitore Si autentica al portale di accesso del FSE (eventualmente un portale distinto in relazione di trust con il FSE)
2. Sistema FSE Autentica, identifica e autorizza il Tutore/Genitore (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
3. Tutore/Genitore Richiede l’interfaccia di gestione del consenso per un Assistito minorenne o sottoposto a tutela
4. Sistema FSE
  • Identifica l’Assistito minorenne o sottoposto a tutela
  • Verifica la minore età dell’Assistito

Oppure

  • Registra che l’Assistito è un soggetto sottoposto a tutela
  • Richiede al Tutore/Genitore gli estremi del documento di identità
5. Tutore/Genitore Inserisce gli estremi del documento di identità
6. Sistema FSE Memorizza i dati forniti
7. Sistema FSE Fornisce al Tutore/Genitore l’abilitazione per l’accesso alla gestione del consenso del FSE dell’Assistito di cui è rappresentate legale
8. Sistema FSE Traccia la richiesta nel sottosistema di Log
9. Sistema FSE Avvia il Caso d’uso ‘CU4 Gestire Consenso’ con attore Tutore/Genitore in luogo dell’utente Assistito
Scenario alternativoAssistito Maggiorenne o Non Sottoposto a Tutela
1. Il FSE deve prevedere la possibilità di interdire l’esecuzione del presente caso d’uso nel caso in cui l’Assistito sia maggiorenne e sia un soggetto non sottoposto a tutela.

 

2.10.13     Caso d’uso: CU 13 Revocare Consenso per Alimentazione

Caso d’uso: Revocare Consenso per Alimentazione
Descrizione Il Caso d’uso permette all’Assistito di esprimere la revoca del consenso per l’alimentazione del proprio FSE al fine di interromperne il conferimento di dati e documenti sanitari, ai sensi dell’art. 8, comma 7 del DPCM attuativo sul FSE.
Attore primario Assistito
Revoca il consenso per l’alimentazione del FSE.
Attori secondari
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito è maggiorenne e non è sottoposto a tutela.
  • L’Assistito è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità.
  • Il FSE offre una interfaccia di accesso per l’Assistito oppure, in alternativa, coopera con altri sistemi accessibili all’Assistito. In quest’ultimo caso il FSE è in relazione di trust con il sistema terzo acceduto dall’Assistito.
  • L’Assistito ha precedentemente espresso il consenso esplicito, libero e informato per l’alimentazione del proprio FSE.
Post-condizione per Successo
  • Il sistema ha memorizzato correttamente la revoca del consenso all’alimentazione espresso dall’Assistito.
Evento scatenante
  • Necessità di interdire l’alimentazione del FSE dell’Assistito con dati e documenti sanitari.
  • Compimento della maggiore età dell’Assistito.

 

Scenario Primario
1. Assistito Si autentica al portale di accesso al FSE (eventualmente un portale distinto ma in relazione di trust con il FSE)
2. Sistema FSE Identifica, autentica e autorizza (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
3. Assistito Richiede l’interfaccia di gestione del consenso all’Alimentazione
4. Sistema FSE Recupera le impostazioni relative al consenso all’alimentazione e le mostra all’Assistito
5. Assistito Disabilita il consenso per l’Alimentazione
6. Sistema FSE Memorizza la revoca del consenso all’Alimentazione
7. Sistema FSE Fornisce all’Assistito l’esito dell’operazione
8. Sistema FSE Traccia la richiesta nel sottosistema di log
9. Sistema FSE Interrompe l’alimentazione del FSE dell’Assistito, ma consente le eventuali correzioni dei dati/documenti che sono stati conferiti prima della revoca del consenso all’alimentazione. La correzione deve essere eseguita esclusivamente dai titolari dei dati/documenti medesimi.
Scenario alternativoAssistito Minorenne o Sottoposto a Tutela
1. Il FSE deve prevedere la possibilità di interdire l’esecuzione del presente caso d’uso a soggetti minori oppure sottoposti a tutela. Per questi casi particolari la gestione del consenso è demandata al Tutore/Genitore che implementa il caso d’uso ‘CU12 Gestire Consenso per Minore/Sottoposto a Tutela’.

 

2.10.14   Caso d’uso: CU 14 Revocare Consenso per Consultazione

 

Caso d’uso: Revocare Consenso per Consultazione
Descrizione Il Caso d’uso permette all’Assistito di esprimere la Revoca del consenso per la consultazione del proprio FSE ai sensi dell’art. 8, comma 8 del DPCM attuativo sul FSE.
Attore primario Assistito
Revoca il consenso per la consultazione del FSE.
Attori secondari
Precondizioni
  • L’Assistito è un cittadino iscritto all’anagrafe sanitaria regionale.
  • Nella Regione dell’Assistito è istituito il FSE.
  • L’Assistito è maggiorenne e non è sottoposto a tutela.
  • L’Assistito è autenticato e identificato con idonei meccanismi che ne garantiscono l’identità.
  • Il FSE offre una interfaccia di accesso per l’Assistito oppure, in alternativa, coopera con altri sistemi accessibili all’Assistito. In quest’ultimo caso il sistema di FSE è in relazione di trust con il sistema terzo acceduto dall’Assistito.
  • L’Assistito ha precedentemente espresso il consenso per la consultazione del proprio FSE.
Post-condizione per Successo
  • Il sistema ha memorizzato correttamente la revoca del consenso alla consultazione già espresso dall’Assistito.
Evento scatenante
  • Necessità di interdire la consultazione di tutti i dati/documenti del FSE dell’Assistito agli operatori sanitari e socio-sanitari precedentemente autorizzati.
  • Compimento della maggiore età dell’Assistito.

 

 

Scenario Primario
1. Assistito Si autentica al portale di accesso al FSE (eventualmente un portale distinto in relazione di trust con il FSE)
2. Sistema FSE Identifica, autentica e autorizza (eventualmente anche mediante sistemi esterni)
3. Assistito Richiede l’interfaccia di gestione del consenso alla consultazione
4. Sistema FSE Ottiene da un proprio sistema informativo le impostazioni relative al consenso alla consultazione e le mostra all’Assistito
5. Assistito Disabilita il consenso per la consultazione
6. Sistema FSE Memorizza la revoca del consenso alla consultazione
7. Sistema FSE Fornisce all’Assistito l’esito dell’operazione
8. Sistema FSE Traccia la richiesta nel sottosistema di log
9. Sistema FSE Interrompe la consultazione del FSE dell’Assistito a tutti gli operatori sanitari e socio-sanitari precedentemente autorizzati.
Scenario alternativoAssistito Minorenne o Sottoposto a Tutela
1. Il FSE deve prevedere la possibilità di interdire l’esecuzione del presente caso d’uso a soggetti minori oppure sottoposti a tutela. Per questi casi particolari la gestione del Consenso è demandata al Tutore/Genitore che implementa il caso d’uso ‘CU12 Gestire Consenso per Minore/Sottoposto a Tutela’.

FONTE: https://www.fascicolosanitario.gov.it/2.Gestione-del-consenso-e-della-privacy

 

 

 

 

LAVORO PENSIONI DIRITTI SOCIALI

Se non ti vaccini ti licenzio? Galloni: "Falso. Ichino sbaglia. Deve studiare"

“Per un dipendente che rifiuta di vaccinarsi si può arrivare al licenziamento. È la tesi del giuslavorista professor Pietro Ichino che è stato anche parlamentare del PD e di Scelta Civica. Secondo lei ha fondamento quest’impostazione giuridica?”     

Nino Galloni è un economista italiano ed è stato Direttore generale del Ministero del Lavoro (dal 1990 al 2002) ed è un esperto di diritto del lavoro

“Ho appreso a mezzo stampa le dichiarazioni di Ichino, non so se le ha dette veramente. Conoscendo la sua ideologia da una parte non mi meraviglia ma dall’altra sì. Perché non può esistere un giurista che non capisca la gerarchia delle fonti giuridiche. E’ la prima cosa che si impara. Dovrebbe ritornare a scuola per imparare che prima di tutto viene la Costituzione, anzi prima della Costituzione viene il diritto naturale che trova la sua applicazione in Italia dopo il 1948 con la Costituzione, dove ci sono alcuni articoli che sono stati calpestati in questi mesi”.

“Ma ormai è diventata normalità…”

“Si, il presidente della Liguria Toti, l’ho visto su Sky, ha detto ‘perché vi stracciate le vesti dicendo che adesso con la materia sanitaria vaccinale andremo contro le leggi? Sono mesi e mesi che ci siamo messi sotto i piedi la Costituzione, le libertà personali, la libertà di circolazione e adesso improvvisamente, davanti ai vaccini ci scandalizziamo?’ Ormai si dà per assodato, almeno questa classe politica lo dà, il superamento della Costituzione.”

“Quindi che cosa succede?”

“Non solo si negano i principi costituzionali in modo evidente e colpevole ma è un fatto grave che i rappresentanti delle istituzioni vadano contro la Costituzione. Si negano anche le conseguenze immediate quando un articolo della Carta costituzionale prevede che ci siano le riserve di legge o nel caso di riduzione della libertà personale anche giudiziali. Tutto ciò non è stato rispettato. Siamo stati chiusi in casa per mesi, senza una legge propria, senza un provvedimento specifico della magistratura e soprattutto in barba alla Costituzione. Un fatto gravissimo”.

“Ma il datore di lavoro potrebbe licenziare chi non si vaccina?”

“Ora è chiaro che il datore di lavoro potrebbe dire ‘sìccome tu mi contagi gli altri dipendenti e i clienti, eccetera, non godi più della mia fiducia, quindi ti licenzio’. Questa è il ragionamento di Ichino. Ma questo non sta né in cielo né in terra dal punto di vista giuridico né dal punto di vista sanitario perché dal punto di vista giuridico il vaccino dovrebbe essere visto come un diritto. I lavoratori e i sindacati potrebbero chiedere di essere vaccinati. Ma non è un obbligo, come abbiamo visto, è incostituzionale. Allora si dice che per legge si può obbligare le persone a una prestazione sanitaria. Ma fino a un certo punto”.

“Perché fino a un certo punto?”

“Perché nel secondo comma dell’articolo 32 della Costituzione c’è una frase che dice che nemmeno la legge può disporre un trattamento sanitario contrario alla dignità umana e allora ci sono due aspetti che vanno considerati in questi vaccini. Prima di tutto il principio di precauzione. Per decenni ci hanno fatto una testa così, a livello ambientalistico, sul principio di precauzione, su delle cose anche dubbie, e adesso che sicuramente non è stata fatta una sperimentazione sufficiente, sul medio e lungo termine, ci dicono che il principio di precauzione non vale più?”

“Non si può licenziare anche per questo motivo, quindi?

“Noi non sappiamo le conseguenze di questi nuovi tipi di vaccini che sollecitano il nostro sistema immunitario in modo artificiale. Lo chiamiamo vaccino ma non è come quelli del passato. E’ una sperimentazione. E non è neanche escluso che il vaccinato possa essere contagioso né più né meno che il non vaccinato. La chiave di tutto sono le difese immunitarie ma il terrore instillato dai mass media, dalla classe politica, la reclusione alla quale siamo stati condannati, la perdita del lavoro, le preoccupazioni per il futuro, il confinamento, sono tutte cose che riducono le capacità delle nostre difese immunitarie. Altro che vaccino. Ho paura che l’inefficacia dei vaccini imporrà un lockdown ancora più duro”

“Ma torniamo ai lavoratori. Che devono aspettarsi?”

“Dal punto di vista dei lavoratori il vaccino deve essere impostato come un diritto. Possono scegliere se esercitarlo e fare il vaccino oppure se non vaccinarsi. Ovviamente sia che si vaccinino sia che non si vaccinino ci sono dei rischi ma non è che con i vaccini ci sono meno rischi. Non mi puoi imporre il vaccino perché è una cosa sulla quale non c’è stata sufficientemente sperimentazione. Il problema è che i media e i medici che se ne occupano non fanno il loro lavoro, ammesso che i politici siano stati infinocchiati dalle grandi case farmaceutiche. Cosa a cui posso credere. Tanto poi diranno, come al solito, ‘noi non sapevamo, prendevamo ordini, non capivamo’ perché ci saranno delle conseguenze giuridiche su queste scelte, lo sa no?…”.

“E alla fine, il datore di lavoro, concretamente, può licenziare o no?”

“Il datore di lavoro non può dare degli ordini insensati. Ma se sono stupidi finiranno davanti ai tribunali a difendere il proprio operato ma hanno torto. Il datore di lavoro può esporre al personale che vanno rispettate determinate regole e se il dipendente non le rispetta chiaramente ci può essere una sanzione disciplinare. Ma quello che il datore di lavoro non può fare è di imporre al dipendente un trattamento sanitario. Non lo può fare. Prima perché è scritto nella Costituzione, secondo perché non c’è una legge specifica, terzo perché non ha nessun senso. Ichino ha torto, dice cose senza fondamento. Posso dire alla persona che lavora per me ‘stai a distanza!’, ‘rispetta il distanziamento’ ma non posso imporgli il vaccino. Posso suggerirglielo o darglielo gratis ma non glielo posso imporre. E se lo licenzio commetto un abuso. Quindi Ichino ha più che torto”.

FONTE: https://www.affaritaliani.it/coronavirus/se-non-ti-vaccini-ti-licenzio-br-galloni-ichino-sbaglia-deve-studiare-714288.html

Il ritorno allo Stato servile

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La questione sociale della dignità del lavoro è stata sempre materia centrale del magistero della Chiesa nel corso dei secoli, possiamo realmente dire che l’avvento del cristianesimo ha coinciso con un graduale dissolvimento della schiavitù, seppur, come diremo in seguito, nuove forme di schiavitù si sono affacciate con l’avvento dell’età moderna.

Nel corso della formazione della civiltà cristiana si delineano due dimensioni proprie del lavoro: quella inerente alla fatica del lavoro, inteso, pertanto. come forma di espiazione; e quella inerente alla dignità di ogni singola prestazione lavorativa, indipendentemente dalle mansioni svolte.

In quest’ottica ogni lavoro acquista un valore e coopera alla realizzazione del bene comune.

Inoltre, caratteristica di una societas cristiana, è l’attenuazione delle diseguaglianze (che esistono come dato della natura) per mezzo di una società gerarchica e corporata, dove la garanzia dei rispettivi interessi non deve essere disgiunta dal bene comune.

In epoca recente questa particolare attenzione alla questione sociale e del lavoro viene in luce sotto il pontificato di Leone XIII.

Papa immediatamente precedente a San Pio X, venne eletto pontefice nel 1878, in pieno conflitto tra lo Stato Italiano e la Chiesa.

All’epoca, la vita di milioni di persone veniva sconvolta dalla rivoluzione industriale e dallo sviluppo tecnologico, che produsse drammatici scompensi economici e materiali e un profondo disagio morale tra le masse operaie e contadine.

Di fronte alle sfide dello stato liberale e alla minaccia socialista, Leone propose il cattolicesimo sociale, volle la presenza dei cattolici dentro la società, da protagonisti. Delineò, altresì, una concezione cristiana dello Stato, della libertà e della democrazia (concetti che verranno poi ampiamente ripresi dal Beato Giuseppe Toniolo).

Il suo lascito più importante è certamente l’Enciclica Rerum Novarum, con la quale la Chiesa prendeva una posizione chiara e netta sulla questione sociale, costituendo per i cattolici una sorta di “Magna Carta del lavoro”.

Anche Papa Francesco ha mostrato, fin dall’inizio del suo pontificato, di avere molto a cuore le questioni di carattere economico-sociale ed inerenti al diritto al lavoro, specie per i giovani che senza di esso non possono realizzarsi o immaginare di mettere su una famiglia: “La dignità – ricordava il Papa all’udienza generale del primo maggio 2014 – non ce la dà il potere, il denaro, la cultura, no!. La dignità ce la dà il lavoro! e un lavoro degno, perchè oggi tanti sistemi sociali, politici ed economici hanno fatto una scelta che significa sfruttare la persona”.

Parole ancora più forti sono sta pronunciate di recente dal Pontefice, in un periodo storico in cui l’economia mondiale è afflitta da una pandemia di cui non si riesce a vedere la fine.

All’udienza generale del 26 agosto scorso, così si esprimeva: “Dobbiamo dirlo semplicemente: l’economia è malata. Si è ammalata. È il frutto di una crescita economica iniqua – questa è la malattia – che prescinde dai valori umani fondamentali. Nel mondo di oggi, pochi ricchissimi possiedono più di tutto il resto dell’umanità”.

Analoghe considerazioni le possiamo trovare in un saggio – scritto più di cento anni fa –  dello scrittore cattolico Hilaire Belloc: “Lo Stato servile”.

Nel testo l’autore individua nel distributismo – cioè quella riforma dell’economia che punta ad incentivare la redistribuzione della proprietà secondo i dettami della dottrina sociale della chiesa – una valida e umana alternativa al capitalismo e al comunismo.

Peraltro, il modello economico distributista, era già ampiamente diffuso in epoca medievale: Belloc, spiega come questo sistema inizia a dissolversi quando, con l’avvento della rivoluzione industriale, “al posto di una società nella quale un numero preponderante di famiglie era detentore di terra e capitale, la produzione veniva gestita da corporazioni autonome di piccoli proprietari e la miseria e l’indigenza del proletariato erano sconosciute, subentrò la spaventosa anarchia contro la quale oggi è diretto ogni impegno morale e che va sotto il nome di capitalismo”.

Per capire bene questo passaggio, bisogna fare qualche passo indietro.

Nel libro, infatti, l’autore afferma come con la fine dell’impero romano, a seguito del mutato assetto di interessi, e di un nuovo modello economico permeato dai valori cristiani, venne progressivamente a ridursi la grande proprietà terriera di epoca classica, che faceva leva su una grande manodopera di schiavi ed era organizzata in quelle che erano generalmente conosciute come ville.

Si andavano perciò formando una serie di regole, consuetudini, istituzioni, che avrebbero permesso, nel corso dei secoli, allo schiavo ed ai suoi discendenti di affrancarsi dal proprio padrone: “Man mano che la civiltà medievale si sviluppava, che la ricchezza aumentava e le arti fiorivano progressivamente questo carattere di libertà si faceva più marcato”.

Successivamente, il modello capitalistico, che all’epoca peraltro era ancora agli albori, ebbe il demerito di reintrodurre la schiavitù sotto mentite spoglie. Ed è in questa precisa fase che Belloc abbozza il ritorno della società a quella condizione che definisce Stato servile, ovvero “l’ordinamento di una società nella quale il numero di famiglie e di individui costretti dalla legge a lavorare a beneficio di altre famiglie e altri individui è tanto grande da far sì che questo lavoro si imprima sull’intera comunità come un marchio”.

Belloc, individuava il ritorno dello Stato servile, sia in Inghilterra come in altre nazioni, nel distacco forzato di un numero crescente di persone dalla loro proprietà, un processo avviato con la Riforma protestante, allorché i Tudor e i loro alleati aristocratici espropriarono non solo i beni dei monasteri, ma anche le proprietà di decine di migliaia di piccoli agricoltori, lasciandoli così bisognosi da renderli inevitabilmente destinatari della Poor Law dello Stato tudoriano e vittime del suo crescente dispotismo.

I risultati di questo processo, furono le masse senza proprietà dei mezzi di produzione che divennero sempre più numerose in età moderna, fino ad essere un elemento centrale dell’odierna stagione ultraliberista.

Individui sempre più soli di fronte allo Stato, privati di dignità ma anche di libertà personale, poiché un individuo privato della proprietà, soprattutto dei mezzi di produzione, è un individuo meno libero.

Per Belloc, la soluzione non può essere nemmeno la Stato comunista o socialista poiché fermamente convinto del valore della proprietà, la quale, nell’ottica distributista, serve a garantire non solo l’autosufficienza di ogni uomo ma anche la capacità di difendersi contro gli sforzi dei governi di limitare la libertà con l’approvazione di leggi coercitive in nome dell’umanitarismo e della sicurezza sociale.

Stando così le cose, si può ben dire con lo scrittore cattolico che “non esiste una società solida, libera ed equilibrata senza una proprietà diffusa, protetta, responsabile, dei mezzi di produzione”.

In definitiva, si ritiene come il progressivo allontanamento dai principi cristiani e dal modello economico che quei principi avevano generato, ha prodotto non solo il ritorno alle vecchie schiavitù ma ne ha prodotte di nuove.

Non resta che concludere, con il messaggio di speranza lasciato da Belloc nelle parole conclusive del suo libro: “tutto sommato, sono ottimista sul fatto che la fede tornerà a occupare il suo ruolo di intima guida nel cuore dell’Europa, così credo che questa regressione al nostro paganesimo originario (perché la tendenza allo Stato servile non è altro) sarà fermata ed invertita. Videat Deus”.

FONTE: https://loccidentale.it/il-ritorno-allo-stato-servile/

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Dalla Cina all’Iran, con la pandemia Mosca si muove sullo scacchiere mondiale e “snobba” le sanzioni dell’Occidente

“Facendo fronte comune contro il Covid-19, la Russia e la Cina hanno consolidato i loro rapporti ed usciranno dalla crisi come alleati più forti”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri del governo di Pechino, Wang Yi, tracciando un bilancio dei rapporti bilaterali fra i due Paesi a un anno esatto dall’inizio dell’allarme globale per la pandemia. Wang Yi ha definito “solide” le relazioni russo-cinesi grazie al fatto che “insieme abbiamo superato la prova di un evento eccezionale e di cambiamenti globali senza precedenti: con Mosca abbiamo raggiunto il massimo sotto tutti gli aspetti”. Sembrano molto lontani i tempi in cui, dalle parti del Cremlino, l’obiettivo primario di politica estera era ritenuto l’accesso all’esclusivo club occidentale del G8; dopo gli eventi bellici in Ucraina, e le sanzioni imposte alla Russia dalla comunità internazionale, le due capitali hanno perseguito l’impervio sentiero di un progressivo riavvicinamento con legami economici sempre più solidi.

Wang ha anche citato la comunicazione costante che intercorre tra il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo russo Vladimir Putin: “Il 2021 – ha detto – si annuncia come un anno di particolare importanza per le relazioni Cina-Russia, poiché entrambi i Paesu entreranno in una nuova fase di sviluppo”, ha promesso.
Il mese scorso, un sondaggio d’opinione tra la popolazione cinese ha rivelato che oltre la metà dei quasi 2.000 intervistati considerala Russia come il vicino più importante del paese; sul versante degli interscambi, le esportazioni di merci dalla Russia alla Cina hanno raggiunto quasi i 56,8 miliardi di dollari nel 2019, segnando un leggero aumento rispetto all’anno precedente. Le due potenze hanno anche lavorato insieme per utilizzare il rublo russo e lo yuan cinese al fine di sostituire il dollaro USA nel commercio internazionale.

Ma le mosse del Cremlino sullo scacchiere mondiale non si esauriscono nei rapporti col vicino Oriente. Come ha annunciato in un’intervista al giornale “Izvestia” l’ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali, “Iran e Russia stanno preparando un incontro sulla cooperazione nella produzione del vaccino contro il nuovo coronavirus. Le conversazioni telefoniche nell’aprile-ottobre 2020 tra i presidenti di Iran e Russia hanno sottolineato l’interesse dell’Iran per la cooperazione con la Russia nel campo della produzione del vaccino contro il Covid e lo scambio di esperienze. Attualmente sono allo studio documenti russi sui vaccini”. Intanto, sul versante della campagna vaccinale interna, le autorità sanitarie moscovite hanno reso noto che oltre un milione e mezzo di dosi dello Sputnik V sono state distribuite fin nelle regioni più remote del Paese. Il know-how per la fabbricazione del siero sarà presto condiviso anche con l’Ucraina.

FONTE: https://www.farodiroma.it/dalla-cina-alliran-con-la-pandemia-mosca-si-muove-sullo-scacchiere-mondiale-e-snobba-le-sanzioni-delloccidente/

 

 

Spagna: in arrivo il registro dei no-vax

Il nuovo registro conterrà i nomi di tutti quelli che rifiuteranno il vaccino per il Covid-19.

L’Agenzia spagnola per la protezione dei dati (AEPD) non si è tutt’ora espressa a riguardo, ma certamente sarà coinvolta in quanto le attività di raccolta dei dati personali all’interno di tale registro richiederanno di esperire una consultazione preventiva presso l’autorità di controllo ai sensi dell’art. 36 GDPR. Ovviamente, troveranno in tal sede particolare attenzione sia le modalità di registrazione che di condivisione (e dunque: responsabili e destinatari coinvolti), così come la predisposizione di misure di sicurezza e la definizione dei tempi di conservazione.

FONTE: https://www.infosec.news/2020/12/30/wiki-wiki-news/spagna-in-arrivo-il-registro-dei-no-vax/

 

 

 

 

POLITICA

Mattarella, sul palcoscenico e dietro le quinte

(di Paolo Becchi su Libero on-line)

 

30 12 2020

Per chi volesse farsi un’idea di tutto quello che è successo in questi due anni e mezzo di governi Conte I e Conte II e del modo in cui ha agito il Presidente della Repubblica, il nuovo libro di Paolo Armaroli è un testo davvero utile, direi indispensabile.  Conte e Mattarella. Sul palcoscenico e dietro le quinte del Quirinalepubblicato da La Vela, è un libro di 252 pagine fitte, con tanto di indice dei nomi, scritto in forma di racconto sulle istituzioni e quindi di agevole lettura, ma al contempo ricco di notizie e di particolari della nostra storia repubblicana.  Il suo autore unisce il dono della scrittura del giornalista di un tempo alla sapienza del giurista che nel corso degli anni (e sono ora ottanta) ha accumulato esperienze sia nell’attività accademica sia nell’attività politica.

Il libro ha già avuto diverse recensioni su diversi giornali, tutte ampiamente elogiative. Mi aggiungo al coro anche io, un po’ in ritardo e mi fa piacere constatare che anche un giurista con grande esperienza parlamentare, membro della Bicamerale D’Alema per le riforme costituzionali, sia giunto a criticare l’uso indiscriminato dei DPCM con cui si sta gestendo – peraltro in modo fallimentare considerato l’elevato numero dei morti – l’emergenza sanitaria. Condivido anche l’idea che Mattarella in questo caso abbia aperto “l’ombrello solo a metà”, a protezione del Presidente del Consiglio, solo a metà. Peraltro almeno una volta, il 25 aprile del 2020, il Quirinale l’ombrello lo aprì del tutto, ma fu, se male non mi appongo, l’unica volta e credo, con Armaroli, che “dietro le quinte” Mattarella abbia cercato di frenare una prassi pericolosa che almeno inizialmente aveva posto il parlamento in letargo e tutte le decisioni venivano prese “dall’uomo solo al comando”.

Giusto quindi l’aver cercato di frenare questa deriva, ma credo che sia il caso di avanzare alcune critiche rispetto al ruolo che Mattarella sul “palcoscenico e dietro le quinte” ha esercitato in questi anni e a differenza dell’autore del libro ritengo che il Capo dello Stato le “colonne d’Ercole” in almeno due occasioni le abbia superate. È su questo che intendo ora soffermarmi.

Sul “palcoscenico” Mattarella c’è stato sul caso Savona al tempo del Conte I. Tutto regolare e normale secondo Armaroli. Sicuro? Partiamo dal “sacro testo”. Art. 92 della Costituzione, secondo comma: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. La nomina dei Ministri del Capo dello Stato è un mero atto formale. Egli può certamente consigliare il Presidente del Consiglio, cioè – come si suol dire – può fare moral suasion, ma non può impedire al Presidente del Consiglio di scegliersi un ministro. Costantino Mortati docet. “L’avere condizionato la nomina dei ministri alla proposta del Presidente del consiglio (che deve ritenersi strettamente vincolante pel capo dello stato) è pura e semplice applicazione del principio di supremazia conferita al medesimo, e della responsabilità a lui addossata per la condotta politica del gabinetto: responsabilità che, ovviamente, non potrebbe venire assunta se non potesse giovarsi, per il concreto svolgimento della medesima, di un personale di sua fiducia”. La “prassi” repubblicana – scrive da ottimo conoscitore della materia Armaroli – però è stata diversa. E su questo non gli si può dar torto, direi anzi che proprio la prassi dimostra che col tempo la nostra forma di governo è rimasta sì parlamentare, ma con correttivo presidenziale. Bisogna peraltro arrivare sino al 1994 per avere un Presidente della Repubblica che impedisce ad un Presidente del Consiglio di nominare un ministro in un determinato ministero. Si tratta ovviamente di Scalfaro con Berlusconi: Previti alla giustizia. Berlusconi dovette rinunciare, ma Previti (che era pure il suo avvocato) entrò comunque al governo e andò alla difesa. Alla giustizia ci andò comunque un uomo di fiducia di Berlusconi, Alfredo Biondi. Di Carlo Azeglio Ciampi non si sa nulla, mentre sappiamo che Napolitano (trascuriamo qui il ruolo da lui avuto nella caduta dell’ultimo governo Berlusconi) ha influito sulla nomina di Passera allo sviluppo economico nel governo Monti, di Saccomanni all’economia nel governo Letta e di Padoan – sempre all’economia – nel governo Renzi e ha impedito la nomina di Nicola Gratteri alla Giustizia, dove ci andò Andrea Orlando.

Nel 2018 accade però qualcosa di diverso dalla semplice moral suasion. Mattarella mette il veto su Paolo Savona all’economia, impedendo a Giuseppe Conte – la sera del 27 maggio 2018 – di formare il governo. Conte insiste con la richiesta di nominare Savona all’economia, d’accordo coi partiti di maggioranza che lo sostengono secondo un preciso accordo politico, ma il Presidente della Repubblica si rifiuta e il giorno dopo arriva ad affidare l’incarico a Carlo Cottarelli. La querelle, che aveva animato gli animi a tal punto da spingere Di Maio a chiedere la messa in stato di accusa di Mattarella, si risolverà dopo quattro giorni (31 maggio) con lo spostamento di Savona dall’economia agli affari europei. Il 1° giugno il governo giurò, con Mattarella che ottenne anche la nomina di Moavero Milanesi – ex ministro del governo Monti – agli affari esteri. Il veto di Mattarella su Savona è stato illegittimo e Mattarella ha travalicato i suoi poteri perché per la nostra Costituzione è da escludere che il Capo dello Stato abbia il potere di rifiutare la nomina di un Ministro e a causa di questo persino tentare di formare un nuovo governo “del Presidente”. Punto e a capo.

“Dietro le quinte” è avvenuto – a mio modestissimo avviso – qualcosa di ancora più grave. La faccio breve, è tutto raccontato in un mio libro (scritto con Giuseppe Palma, dal titolo “Ladri di democrazia“), che come quello di Armaroli è un “racconto sulle istituzioni”, ma a differenza di quello di Armaroli è stato accolto da un silenzio assordante. Agosto 2019, Salvini apre la crisi di governo, convinto ingenuamente che la strada per le elezioni sia percorribile. Un grave errore perché Grillo apre subito al PD e Renzi si dice immediatamente d’accordo con Grillo. Zingaretti inizialmente chiede elezioni anticipate e Salvini crede di poter dormire sonni tranquilli. Ma la crisi di governo finisce, come naturale, nelle mani di Mattarella e tutto cambia. Salvini fiuta il pericolo e non gli resta che offrire a Di Maio la Presidenza del Consiglio per fare un nuovo governo giallo-verde. Di Maio, a differenza di quello che crede Armaroli, accetta. Il 25 agosto, nella mattinata, Salvini chiama Mattarella, che però è in volo di ritorno da Fivizzano (Toscana). Atterrato a Roma il Presidente della Repubblica richiama Salvini, il quale gli comunica che la crisi si può risolvere con una riedizione del governo giallo-verde, con Di Maio premier. In serata “Repubblica” impagina il giornale per il giorno dopo confermando che sul nome di Conte, Zingaretti non è d’accordo e che le trattative per la formazione del governo sono destinate a naufragare. Il 26 agosto Zingaretti apre però improvvisamente a Conte. Nel pomeriggio Centinaio (Lega) conferma che il Carroccio è disponibile ad una riedizione del governo giallo-verde (Ansa batte la notizia). Ma i giochi sono ormai fatti. È destinato a rimanere un mistero cosa sia accaduto “dietro le quinte” dal pomeriggio del 25 e la mattina del 26 agosto. Il fatto è che dopo la telefonata tra Mattarella e Salvini, Zingaretti accetta il nome di Conte, rifiutato fino al giorno prima e il Conte II ha così il via libera. Il 28 agosto Zingaretti alla direzione del suo partito spiega così il senso della sua giravolta: “E voglio sottolinearlo, con la sola certezza di trovare una volta di più nel presidente della Repubblica l’equilibrio e la saggezza necessarie a governare un passaggio tanto delicato. Dunque, noi non ci siamo sottratti”. Il Pd, dunque, non si è sottratto al governo con il M5s perché lo ha chiesto il Presidente della Repubblica?

Insomma, a me pare che Mattarella sul “palcoscenico e dietro le quinte” ne abbia fatte di cotte e di crude, certo non alla maniera del suo predecessore che era un comunista, ma da abile democristiano, anzi da quel “democristiano inossidabile”, che proprio Armaroli, in un articolo direi quasi profetico del 1997, definiva “padre della patria”. Ho parlato tanto di Mattarella e poco di Conte. In effetti non c’è paragone tra il primo e il secondo. Con il “mattarellum” Mattarella ha fatto nascere la seconda Repubblica, con il Conte II ha fatto abortire la terza. Chapeau!

Su Conte me la cavo con una battuta. Nel Conte I Conte era politicamente inesistente, il Conte II è una “costruzione” di Mattarella e ora Conte può solo aspirare a prenderne il posto. Non è certo il solo a nutrire questa aspirazione, per questo deve fare molta attenzione, deve arrivare vivo al “semestre bianco”, e non sarà facile quando in primavera con la “peste” arriverà anche la carestia. Può sempre contare sul miracoloso vaccino. Con l’aiuto, “dietro le quinte”, di Mattarella però ce la può fare. “Adelante, José, con juicio, si puedes”.

di Paolo Becchi su Libero on-line: https://www.liberoquotidiano.it/news/commenti-e-opinioni/25704922/sergio-mattarella-paolo-becchi-sempre-per-sinistra-contro-matteo-salvini-libro-racconta-ultimi-due-anni.amp?__twitter_impression=true

FONTE: https://scenarieconomici.it/mattarella-sul-palcoscenico-e-dietro-le-quinte-di-paolo-becchi-su-libero-on-line/

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

Utero artificiale: speranza per i prematuri o prove di nascita in laboratorio?

Rulli di tamburi annunciano che la ricerca sull’utero artificiale è a buon punto, e che l’Europa ha finanziato a questo scopo, con quasi 3 milioni di euro, l’università olandese di Eindhoven. A quanto sembra gli olandesi hanno sviluppato un modello che affermano possa essere sperimentato entro pochi anni, e la cui particolarità innovativa, rispetto alle vecchie incubatrici, è di mimare il più possibile il grembo materno. Il bambino sarà immerso nel liquido amniotico, nutrito tramite cordone ombelicale da una placenta (naturalmente artificiale) e sentirà persino il battito cardiaco della pseudo mamma.

Un’immagine che un po’ mette i brividi, e ricorda un film di qualche anno fa, Lei, sulla relazione amorosa tra un uomo e il sistema operativo “Os1” Però, si dice, tutto questo è a fin di bene: la ricerca mira ad aumentare le possibilità di sopravvivenza dei grandi prematuri, i bimbi che nascono intorno alla ventiduesima settimana e che attualmente hanno una percentuale di sopravvivenza molto bassa.

All’inizio, per mettere a punto il prototipo di Eindhoven, si useranno “bambini” stampati in 3D e dotati di sensori, ma, se i ricercatori davvero riusciranno a raggiungere l’obiettivo, la macchina, prima o poi, dovrà essere testata sugli esseri umani. Le domande che giuristi e bioeticisti si pongono sono già molte: come saranno scelti i bambini da sottoporre all’eventuale sperimentazione? In che caso si potrà spegnere l’utero artificiale? Qualcuno studierà gli effetti a lungo termine dello sviluppo di un bimbo prematuro all’interno di un utero artificiale?

Domande già abbastanza inquietanti, ma più allarmanti ancora sono gli scenari futuribili della maternità che si intravedono sullo sfondo. Dopo il bricolage della fecondazione artificiale, con il nuovo grande mercato transnazionale di gameti e di gestanti, avremo anche la cancellazione dell’esperienza di nascere nel corpo di una donna, di essere figli e madri come da sempre lo siamo stati?

Ormai si sa che la maternità e l’identità femminile sono sotto attacco, e il potere di generare è l’invidia dei tecnoscienziati: il sogno, che finora è rimasto sogno, di una parte del mondo scientifico, non è più allargare le conoscenze umane, ma entrare in gara con Dio, ri-creare l’essere umano, con l’arrogante idea di poterlo fare meglio. La tappa intermedia necessaria, in questo percorso, è l’espropriazione della maternità, far nascere i bambini in un asettico laboratorio anziché in un imperfetto corpo femminile.

Ci riusciranno? Non possiamo saperlo con certezza, ma, considerate le premesse e la storia recente di questi tentativi, ne dubitiamo. E’ utile, a questo proposito, ricordare la vicenda incredibile della clonazione terapeutica, che quindici anni fa, quando si votò al referendum per abrogare parti della legge 40 sulla procreazione assistita, era annunciata come imminente, proprio dietro l’angolo. In realtà l’unica cosa che c’era, dietro quell’angolo, era la più grande truffa scientifica della storia: il falso annuncio, a cui tutte le più autorevoli riviste scientifiche dettero credito, del coreano Hwang, che raccontò di aver ricavato linee cellulari clonate. La clonazione terapeutica, che occupava le prime pagine dei giornali, da allora è scomparsa dalla scena.

Il corpo di una donna è sicuramente imperfetto, ma è naturalmente  predisposto alla maternità, e la complessità delle modificazioni ormonali, delle interazioni con il nascituro sono tali che difficilmente si possono riprodurre in laboratorio. Intanto, però, ci permettiamo di segnalare un piccolo dettaglio: se mai davvero l’utero artificiale potesse permettere la sopravvivenza dei grandi prematuri – e di questo saremmo tutti felici – gli interventi abortivi sarebbero a rischio. La legge 194, infatti, prevede che l’aborto non si possa fare quando il feto “ha possibilità di vita autonoma”. Se davvero questa possibilità ci fosse già a poche settimane dal concepimento, per i sostenitori dell’aborto sarebbe un bel problema.

FONTE: https://loccidentale.it/utero-artificiale-speranza-per-i-prematuri-o-prove-di-nascita-in-laboratorio/

 

 

 

Effetto Dunning-Kruger: cos’è e perché potresti esserne vittima

Avatar di Andrea Giuliodoridi Andrea Giuliodori – aggiornato il 19 Novembre 2018 Home » 

Hai mai sentito parlare dell’effetto Dunning-Kruger? Se non lo conosci, oggi scoprirai cos’è e come evitare di esserne vittima. Se invece pensi di conoscerlo, probabilmente ne sei già vittima. Ma non preoccuparti: sei ancora in tempo. Continua a leggere…

Effetto Dunning Kruger

“Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.”

Bertrand Russell.

Domanda a bruciapelo: ti consideri un guidatore nella media o sopra la media?

Secondo uno studio del 2013 il 93% delle persone è convinto di avere abilità di guida sopra la media (…mentre il restante 7% non ha la patente).

Ulteriori ricerche hanno dimostrato che questa tendenza a sopravvalutare le proprie capacità non riguarda soltanto i guidatori di auto. Oggi la ritroviamo in molti altri ambiti e si sta diffondendo sempre più tra la popolazione.

Con l’avvento di Internet, infatti, milioni di persone hanno avuto accesso istantaneo ad un bacino di informazioni pressoché illimitato (informazioni, non conoscenza); ci ritroviamo così ad avere:

  • Mamme Pancine” che elargiscono dettagliati consigli medici ad altre neo-mamme.
  • Frequentatori di bar che dissertano di geo-politica internazionale.
  • Autoproclamati esperti di ingegneria civile che non hanno mai montato neanche un mobile Ikea.
  • No-vax con dottorato in virologia preso all’Università della Vita.
  • E naturalmente gli immancabili 60 milioni di Commissari Tecnici che spuntano fuori ogni volta che gioca la Nazionale Italiana.

Ma dove nasce questa illusione di superiorità? E soprattutto… come possiamo individuarla negli altri, per evitare di affidarci a degli incompetenti, o in noi stessi, per evitare di fare la figura degli idioti (magari anche arroganti)?

Per scoprirlo dobbiamo andare a Pittsburgh nel 1995.

Come è stato scoperto l’effetto Dunning-Kruger: la storia di McArthur Wheeler

McArthur Wheeler

Lui è McArthur Wheeler.

È il 1995, siamo a Pittsburgh, negli Stati Uniti. Quella macchia scura che vedi nella sua mano destra è una pistola.

McArthur sta rapinando una banca della città dello Stato della Pennsylvania: è la seconda banca che sta derubando nella stessa giornata e lo sta facendo a viso scoperto, indifferente alle telecamere di sorveglianza e alle conseguenze di un suo riconoscimento.

McArthur infatti ha un piano.

C’è un solo problema: McArthur è un idiota (e non sa di esserlo).

Lo stupido che si credeva un genio del crimine

Andiamo indietro di qualche giorno.

Wheeler è a casa di un suo amico. L’amico, per impressionarlo, decide di mostrargli un “trucco di magia“, imparato di recente: prende una penna, sostituisce l’inchiostro con del succo di limone e inizia a scrivere su un foglio di carta.

Il foglio sembra rimanere immacolato, ma appena Jack lo avvicina ad una candela, iniziano ad apparire le sue scritte.

McArthur rimane sbigottito e viene fulminato da un’intuizione, un’intuizione che gli cambierà la vita (in peggio).

Tornato a casa, il nostro “paziente zero” inizia a cospargersi il viso con del succo di limone e, visto che non è uno sprovveduto, si accerta che la sua intuizione sia corretta scattandosi un “selfie” con una Polaroid (ricordi? Siamo nel 1995).

Vuoi per un’inquadratura sbagliata o per un difetto della macchina fotografica, la foto che esce dalla Polaroid è vuota. 

McArthur ha avuto la sua confermail succo di limone lo ha reso invisibile, nessuno potrà fermare il suo piano criminale!

“Di quando in quando uno sciocco deve pur azzeccarci, per combinazione.”

William Cowper.

Ma torniamo al giorno delle rapine.

Wheeler è ormai tornato a casa col bottino: alcune migliaia di dollari in banconote di piccolo taglio (mica scemo lui!).

Sta gongolando non solo per i soldi, ma anche per la genialità del suo piano, quando all’improvviso sente sbattere con violenza alla porta: è la polizia.

È incredulo: come sono riusciti a scoprirlo così in fretta? È sicuro di aver cosparso ogni centimetro del suo viso col succo di limone ed è stato attento a non avvicinarsi a nessuna fonte di calore quando era nelle banche.

Cosa non ha funzionato?! (Il cervello Wheeler, il cervello non ha funzionato…).

Ma ad essere ancor più increduli sono gli stessi poliziotti.

Dopo essere stato condotto in Centrale, McArthur viene sottoposto a dei test per verificare se, durante le rapine, fosse stato sotto l’effetto di alcol o drogheNiente. Pulito come una monachella.

Come se non bastasse, il rapinatore appare talmente sincero nel raccontare l’esperimento dell’inchiostro invisibile e il test con la polaroid, che gli inquirenti giungono alla conclusione di trovarsi di fronte ad un vero e proprio idiota che si credeva un genio del crimine.

…e purtroppo, come dimostrato da due ricercatori della Cornell University, il caso di McArthur Wheeler, seppur eclatante, non è isolato.

Gli studi di David Dunning e Justin Kruger sul paradosso dell’ignoranza

Incuriositi dalla notizia del rapinatore di Pittsburgh, David Dunning e Justin Kruger, all’epoca colleghi presso il dipartimento di Psicologia Sociale della Cornell University, decidono di testare una loro intuizione (questa volta, però, senza usare succo di limone e Polaroid!).

L’ipotesi da cui partono i due studiosi è che una persona troppo stupida, non è in grado di riconoscere la propria stupidità.

Per dimostrarla invitano una serie di partecipanti ad un semplice esperimento.

Ad ogni volontario viene innanzitutto chiesto quale sia il proprio livello di competenza in tre differenti aree:

  1. Umorismo.
  2. Logica.
  3. Grammatica.

Nella seconda parte dell’esperimento i partecipanti vengono poi invitati a sostenere un test per misurare la loro effettiva abilità in questi tre ambiti.

Risultato?

Chi si era autoproclamato “altamente competente”, nel test aveva poi miseramente fallito, registrando punteggi molto bassi. Al contrario, chi inizialmente aveva sottovalutato le proprie competenze, nel questionario aveva poi ottenuto risultati molto buoni.

Tutti gli studi successivi hanno confermato l’ipotesi iniziale di Dunning e Kruger:

Chi è stupido impreparato si sopravvaluta; al contrario chi è intelligente e si sta formando seriamente tende ad avere dubbi sulle proprie abilità, se non addirittura a soffrire della cosiddetta sindrome dell’impostore.

Volendo tracciare un grafico dell’effetto Dunning-Kruger, otterremmo qualcosa del genere:

Grafico effetto Dunning-Kruger

Le ricerche sull’illusione della superiorità sono valse ai due psicologi l’IG Nobel Prize, il premio conferito ogni anno alle ricerche più improbabili.

Ma cosa ancor più interessante, l’effetto Dunning-Kruger che prende il nome proprio dai due ricercatori della Cornell University, è ormai diventato noto al grande pubblico e, immancabilmente, viene utilizzato come arma nei dibattiti social-digitali anche da chi probabilmente ne è affetto.

Sono certo però che questo non ti riguarda (o forse sì…).

Sei anche tu vittima dell’effetto Dunning-Kruger? Scoprilo…

Vorrei che guardassi per alcuni secondi queste interviste imbruttite (non di più, altrimenti il rischio è che ti inizino a sanguinare le orecchie :

VIDEO QUI: https://youtu.be/8evZ-16y7II

Qual è stata la tua prima reazione?

Se ascoltando le risposte di questi ragazzi e ragazze hai temuto per l’estinzione della razza umana, ho una buona e una cattiva notizia per te.

La buona notizia è che sei salvoriesci a riconoscere la stupidità quando la incontri.

La cattiva notizia è che questi sono solo gli esempi più eclatanti dell’effetto Dunning-Kruger in azione.

Tutti noi purtroppo possiamo essere vittime di questo bias cognitivo e, come detto, Internet, nonostante i suoi meravigliosi vantaggi, ha aggravato questa piaga.

Capita così che sempre più persone pur non rientrando nella classica definizione di “idioti inconsapevoli” si comportino come…

I MasterChef di TripAdvisor

I recensori online sono tra le più curiose incarnazioni dell’effetto Dunning-Kruger.

Un tempo gli insicuri che desideravano abusare del proprio potere, si limitavano a fare il concorso dei Vigili Urbani. Oggi si sfogano grazie alle recensioni ad una stella su TripAdvisorBooking o Amazon. 

Sono infatti convinti che guardare MasterChef equivalga a partecipare ad una scuola di alta cucina e scimmiottando i loro Chef preferiti si lanciano in sprezzanti valutazioni di eccellenti ristoranti e strutture alberghiere.

Gli economisti della BCE (Basta Con l’Euro)

Un’altra tipica manifestazione dell’effetto Dunning-Kruger sono quei cinquantenni che infestano i social media e sembrano avere una ricetta per qualsiasi crisi politica ed economica.

Magari non riescono neanche a far quadrare i conti di casa, ma quando si parla di spreaddisoccupazioneimmigrazione o PIL hanno sempre una soluzione: è semplicedrasticaimmediata e prevede delle precise conseguenze (per gli altri).

I fenomeni col fattore “Ics”

Il grande successo televisivo dei Talent Show ha convinto frotte di cantantiballerini e musicisti che oggi sia sufficiente un’apparizione in TV per fare a meno di gavetta e duro lavoro.

In fondo, il messaggio chiave di queste trasmissioni è che non sono preparazione e impegno a fare la differenza, basta avere l’X factor, il talento innato.

Peccato che, salvo le eccezioni che confermano la regola, la stragrande maggioranza di questi partecipanti non hanno né il fattore “X”, né l’”Y” e neanche lo “Z”; hanno solo l’illusione di essere degli artisti nati, illusione che spesso si scontra violentemente con la realtà e che li getta in uno stupito sconforto:

“Com’è possibile che sia stato eliminato? Perché questo pubblico ignorante e questi giudici malefici non hanno compreso l’incredibile talento di quella che Mammà e Papà chiamavano la Callas di Vimercate?!”

In piccolo, questo avviene anche nelle aule universitarie: studenti poco preparati e senza un metodo di studio, portati per anni su un piedistallo da genitori e insegnanti iperprotettivi, crollano come castelli di carte alla prima sessione di esami.

Quelli che “secondo me…”

Abbiamo infine il gruppo più nutrito e trasversale di vittime dell’effetto Dunning-Kruger: gli opinionisti della qualunque.

Non importa che non sappiano una beata mazza di un dato argomento, sentono comunque l’impellente bisogno di esprimere la propria opinione.

Se poi fai notare loro che stanno dicendo delle cavolate e che sarebbe utile approfondire prima di commentare quel tema, si inalberano rinfacciandoti la sacralità della loro opinione: “Io la penso così, siamo in democrazia!“.

Insomma, si appellano alla libertà di espressione, negandola però a chiunque osi mettere in dubbio le loro opinioni.

 

Sono certo però che tu non rientri in nessuno di questi ritratti, giusto?! 😉

Tuttavia se in alcune occasioni hai l’impressione che potresti cadere nell’effetto Dunning-Kruger, nella parte conclusiva dell’articolo ho raccolto per te 3 consigli pratici per evitarlo. Seguimi.

Come non cascare nell’effetto Dunning-Kruger: una cura in 3 passi

Quando muori non sei tu a soffrire, ma tutti gli altri. Succede lo stesso quando sei stupido.

Le vittime dell’effetto Dunning-Kruger sono sempre gli altri… e di certo le nostre abilità di guida sono sopra la media!

Non è vero? 😉

Come abbiamo visto, gli “idioti inconsapevoli” sono solo la manifestazione più evidente del Dunning-Kruger. Chi più, chi meno, possiamo essere tutti vittime, in certe occasioni, di questa distorsione cognitiva.

Come possiamo evitarlo? Come possiamo valutare oggettivamente le nostre abilità senza cadere nei due estremi dell’illusione della competenza e della sindrome dell’impostore?

Ecco 3 consigli pratici per riuscirci:

1. Impara a scegliere le tue fonti

La più sofisticata forma di censura non è quella che prevede il bando di librigiornali o siti internet.

No, per censurare davvero le fonti autorevoli (o scomode) è sufficiente inondare il panorama informativo di milioni di informazioni, difficilmente verificabili, ma in grado di catturare l’attenzione e provocare una reazione da parte delle persone.

Attenzione e reazioni (like, commenti, condivisioni) sono infatti le uniche due metriche che contano davvero per gli algoritmi dei social media: in questo modo qualità dei contenuti, ricerche e fatti si perdono tra milioni di titoli clickbait e fake news.

La censura è servita.

Se vuoi davvero sviluppare il tuo pensiero critico ed evitare di essere vittima dell’effetto Dunning-Kruger, scegli con attenzione le tue fonti.

Non limitarti a reagire come un burattino dopo aver letto di sfuggita un titolo. Controlla sempre la fonte di un post: a volte basta verificare il sito che ha condiviso la notizia; perché ricorda, che che ne dicano complottisti & co. la notizia con titolo acchiappa-like di l-hadettomiocugggino.altervista.com non avrà mai lo stesso valore di un report giornalistico del New York Times.

2. Leggi

Una volta che avrai imparato a selezionare con attenzione le tue fonti: leggi.

In passato ho provocato i miei lettori invitandoli a leggere 52 libri all’anno (un libro a settimana). Il numero in sé in realtà non è così importante, leggere di più invece lo è.

Eh, ma io non c’ho tempo di leggere! Magari guardo i viddeo su iutiub e feisbuk, che ne dici?!

Viviamo nell’Economia dell’Attenzione e le aziende del tech si contendono, anche sfruttando le nostre vulnerabilità psicologiche, ogni istante delle nostre giornate.

Ogni singolo minuto di distrazione strappato ai propri utenti equivale per queste multinazionali a miliardi di dollari in ricavi pubblicitari.

Non c’è dunque da sorprendersi se abbiamo l’impressione di non avere più tempo per leggere, approfondire e sviluppare il nostro pensiero critico.

All’interno di “Riconquista Il Tuo Tempo” spiego nel dettaglio come poterci difendere da questi attacchi deliberati alla nostra attenzione (e al nostro tempo), ma ti basti sapere che il tempo per leggere, come per fare altre cose di valore che tendiamo a rimandare, in realtà c’è.

…e guardare video su YouTube non è certo la soluzione definitiva alle nostre carenze informative.

Per quanto esistano canali di assoluto valore, lettura e visione passiva sono attività cognitive profondamente diverse.

La lettura ci costringe ad un livello di concentrazione nettamente superiore, ma sopratutto ci permette di assorbire le informazioni ad un livello più profondo e ci dà il tempo fisico per riflettere su quanto stiamo imparando; tutte componenti essenziali per limitare l’effetto Dunning-Kruger e sviluppare una reale competenza specifica sugli argomenti su cui ci stiamo informando.

3. Non sottovalutare la forza gentile dell’umiltà

Il terzo e ultimo consiglio per non cadere nella trappola dell’illusione della competenza è tratto, guarda caso, da un libro…

“Essere umili significa essere consapevoli di quanto i nostri istinti possano ostacolare la corretta interpretazione dei fattiSignifica essere realistici riguardo alla portata delle proprie conoscenze e pronti a dire: “Non lo so“. Significa anche essere disposti a cambiare opinione quando si scoprono fatti nuovi. È alquanto rilassante essere umili, perché si può smettere di sentirsi costretti ad avere un’opinione su qualsiasi cosa e a doverla difendere ad ogni costo.”

Hans Rosling.

In un mondo che ci insegna ad urlare le nostre verità assolute, riscoprire la forza gentile dell’umiltà può essere rivoluzionario.

Conclusioni e un bonus per chi vuole andare in profondità

Mi auguro che questo articolo di approfondimento sull’effetto Dunning-Kruger ti sia piaciuto, ma soprattutto ti sia stato utile. Se pensi possa esserlo anche ad altri, condividilo usando i pulsanti al termine del post: sia mai che questa volta riusciamo a sfruttare gli algoritmi social per diffondere un po’ di contenuti di qualità 😉

Intendiamoci, leggere questo post non farà di te o dei tuoi contatti degli esperti di psicologia sociale: questo ormai lo avrai capito. Ti aiuterà però ad avere maggiore consapevolezza di alcune nostre dinamiche mentali.

Se poi vuoi iniziare anche a contrastarle seriamente, applica i 3 consigli pratici che abbiamo visto.

…e a proposito del consiglio sulla lettura, negli ultimi anni 3 libri, più di altri, mi hanno permesso di mettere a nudo i nostri (e i miei) bias cognitivi, mi hanno aiutato a sviluppare il mio pensiero critico e mi hanno fatto vedere il mondo con occhi nuovi. Sono certo aiuteranno anche te.

FONTE: https://www.efficacemente.com/mente/effetto-dunning-kruger/

 

 

Breve storia di come il capitalismo ci ha insegnato a fidarci ciecamente degli algoritmi

27 AGOSTO 2019


Nel diciassettesimo secolo il filosofo e matematico Gottfried Leibniz, ancora giovane, sperava di poter escogitare «una certa scrittura universale, mediante la quale possiamo eseguire calcoli su ogni genere di argomenti e trovare dimostrazioni come nell’algebra e nell’aritmetica». Il suo tentativo, quindi, era quello di elaborare un modello logico capace di risolvere ogni dibattito in un mero calcolo, capace di fornire risposte precise e inconfutabili.

Nel suo Dissertatio De Arte Combinatoria del 1666, il matematico si interroga sulla cosiddetta «arte delle combinazioni», un metodo che consentirebbe di generare idee e invenzioni inedite, oltre che scomporre e analizzare idee complesse in elementi più semplici. Descritta come «la madre di tutte le invenzioni», questa scienza, secondo Leibniz, avrebbe portato progressi in ambiti più disparati della conoscenza, dalla musica alla medicina, dalla fisica alla politica. Ispirato dal lavoro di Pascal, Leibniz realizza inoltre nel 1671 la Stepped Reckoner (calcolatrice a scatti), un dispositivo meccanico capace di eseguire le quattro operazioni aritmetiche.

Oltre a contribuire allo sviluppo del calcolo integrale e differenziale, Leibniz ha anticipato l’arrivo di un immaginario computazionale. Il mito del calcolo di Leibniz consisteva nell’utopia di un linguaggio del pensiero composto da concetti «puri» che, come gli elementi semplici dell’aritmetica, potessero essere utilizzati in metodi formali, portando alla meccanizzazione e automazione della ragione stessa. Esso fu ispirato da molte linee di pensiero e da diversi autori – dalle opere di Aristotele al tentativo di Thomas Hobbes di equiparare ragionamento e calcolo, oltre che dal lavoro di Raimondo Lullo, che nella sua Ars Magna del 1308 proponeva forme argomentative basate su permutazioni di attributi logici fondamentali, e di cui Leibniz venne a conoscenza grazie al gruppo Herborn Encyclopaedists.

Le idee di Leibniz saranno poi a loro volta determinanti nel guidare gli sforzi dell’inglese Charles Babbage, considerato uno dei «bisnonni» del moderno computer (Campbell-Lelly et al., 2013). Nel 1823 il progetto del suo Difference Engine ricevette copiosi finanziamenti da parte del governo britannico, ingolosito dalla promessa di migliorare i commerci via mare eliminando in automatico gli errori presenti nelle tavole logaritmiche di navigazione, grazie alla «unerring certainty of mechanism» (Ivi, 7).

Il mito del calcolo già allora solleticava le mire espansionistiche di un capitalismo ansioso di trasformare l’incertezza in rischio calcolabile. Non a caso, a inizio Novecento Max Weber individuava nella spinta verso la razionalizzazione la caratteristica chiave di una modernità ossessionata dal sogno di applicare il calcolo matematico a «qualsiasi cosa» (Weber, 1946, 139).

Anche nella narrativa la percezione di una datificazione o matematizzazione dell’umano e del sociale è riscontrabile da tempo immemore. Nel 1726, ne I viaggi di Gulliver, Johnatan Swift immagina che nella città di Lagado il protagonista incontri un dispositivo noto come «il motore», capace di «scrivere libri di filosofia, poesia, politica, leggi, matematica e teologia, senza la minima assistenza del genio o dello studio».

L’intento è provocatorio, la sua è una caricatura di un metodo di sperimentazione produttiva che avrebbe trovato anche tentativi concreti di applicazione – pensiamo agli esperimenti poetici generativi del gruppo letterario francese Oulipo nonché, ovviamente, a casi più recenti di scrittura collettiva e digitale. Nel saggio Cibernetica e fantasmi, Italo Calvino riconosceva che

nel modo in cui la cultura d’oggi vede il mondo, c’è una tendenza che affiora contemporaneamente da varie parti: […]il pensiero, che fino a ieri ci appariva come qualcosa di fluido, evocava in noi immagini lineari come un fiume che scorre o un filo che si dipana […], oggi tendiamo a vederlo come una serie di stati discontinui, di combinazioni di impulsi su un numero finito di organi sensori e di controllo (1980, 209)

Nel testo si riscontra quindi da parte dell’autore sia un passaggio dall’umano all’ibrido-macchina che, più simbolicamente, una transizione dal continuo al discreto. La fusione dell’umano con il macchinico, e di conseguenza i timori e i dubbi rispetto la personalizzazione e l’umanizzazione del cyborg, sono temi che non a caso la letteratura – in particolare fantascientifica – ha affrontato in numerose direzioni nell’ultimo mezzo secolo.

Al tempo stesso, con la messa a punto di metodi scientifici sempre più sofisticati, affini alle cosiddette scienze dure, nei vari campi del sapere si è fatta strada la convinzione che la matematizzazione dei processi fosse un mezzo – talvolta necessario – per dare rispettabilità ad una teoria. Per usare le parole del teorico dei media Tarleton Gillespie: «conclusions described as having been generated by an algorithm wear a powerful legitimacy, much the way statistical data bolsters scientific claims» (Gillespie, 2016, 23-24).

Non c’è da stupirsi dunque se, con il rapido sviluppo dei computer, la capillare diffusione del digitale e la convergenza del dibattito pubblico sul tema dei big data, il mito del calcolo abbia trovato una ghiotta occasione per ripresentarsi. Nel giugno 2008 su Wired venne pubblicato il noto The End of Theory di Chris Anderson. L’autore proclamava l’inizio dell’ «Era dei Petabyte», durante la quale il metodo scientifico sarebbe divenuto obsoleto grazie all’analisi di grandi moli di dati, e quindi l’elaborazione di modelli teorici non avrebbe avuto più alcuna ragion d’essere. Dall’articolo emerge una fiducia cieca verso algoritmi e correlazioni statistiche, non solo in termini di efficienza e velocità, ma anche di neutralità ed efficacia decisionale. Come ricorda Eleonora Priori nel suo contributo al volume Datacrazia:

Alla base delle convinzioni di Anderson, che da un positivismo scientifico già sorpassato scivolano pericolosamente verso un incondizionato fideismo tecnologico (che ha poi finito per prendere il nome di datismo), vi è l’idea che, nell’era del petabyte, la nozione di correlazione sostituisca quella di causalità, consentendo alla scienza di progredire senza la necessità di confrontarsi con modelli coerenti, teorie unificanti o spiegazioni meccanicistiche (2018, 126)

Delegando alla macchina decisioni in tempo reale, le domande al centro dello sguardo scientifico sul mondo – come? perchè? – vengono sostituite dal laconico «basta che funzioni» proprio del pragmatismo ingegneristico. Gli ultimi dieci anni di storia hanno visto affermarsi senza grossi intoppi e su scala globale la dottrina del laissez faire made in Silicon Valley e, con essa, il discorso dominante sulla (presunta) neutralità di algoritmi e piattaforme (Pasquale, 2016).

FONTE: https://www.che-fare.com/fiducia-cieca-algoritmi/

 

 

 

STORIA

Peter Turchin e le Leggi della Storia

Il biologo nel 2012 ha pubblicato uno studio sui picchi di violenza negli USA, con cicli di 50 anni. E il prossimo era previsto proprio per il 2020.

Interessante personaggio Peter Turchin. Nel 2010 ha predetto, forse previsto, che i problemi di equilibrio geopolitico e geo economico sarebbero diventati evidenti e molto seri intorno al 2020. Esiste la seria possibilità di un’imminente catastrofe.

Coronavirus a parte, l’avvertimento che Henry Kissinger ha appena lanciato a Joe Biden e a Xi Jinping sembrano dargli ragione. Il grande vecchio della politica internazionale suggerisce ai presidenti delle due maggiori economie mondiali di impegnarsi per evitare: “…il pericolo che una crisi vada oltre la retorica e scivoli nella guerra; debbono dirsi apertamente che qualunque scontro possano avere, Stati Uniti e Cina non ricorreranno mai al conflitto militare”.

Peter Turchin è nato nel 1957 a Obninsk, in Russia. Dal 1978 negli USA. Studi prima di biologia e poi di zoologia. In particolare si occupa di coleotteri e si specializza nella modellazione matematica della dinamica della popolazione di tali insetti nei sistemi ecologici. La fine degli anni ’90 lo vede docente all’Università del Connecticut a Storrs, nonché ecologo di chiara fama e molto infelice, in piena crisi di mezz’età. Secondo quanto da lui dichiarato si era reso conto di sapere tutto quello che avrebbe voluto sapere su coleotteri e affini. Peter decide di cambiare campo di interesse.

Turchin si era fatto un nome applicando la matematica all’ecologia. Si mise dunque a cercare un’altra branca del sapere che poteva essere sottoposta allo stesso trattamento. Ideale se si fosse occupata anch’essa di popolazioni e se fosse sufficientemente vergine alle applicazioni della matematica. Fu così che iniziò a interessarsi alla storia partendo dal presupposto che se si possono studiare, utilizzando strumenti matematici e statistici, sistemi naturali altamente complessi, individuandone comportamenti ricorrenti generalizzabili in leggi, perché non dovrebbe essere possibile fare la stessa cosa con le popolazioni umane analizzando la loro storia? Il suo obiettivo: risolvere il dibattito infinito fra scienziati e filosofi sull’esistenza nella storia di leggi generali.

Turchin, insieme a una mezza dozzina di altri scienziati, ha iniziato a costruire una grande banca dati, analizzando, 414 società su un arco temporale di 10 mila anni, in 30 diverse regioni del mondo, utilizzando 51 metriche relative alla complessità sociale. Lo scopo: verificare se esista una correlazione fra l’emergenza di società complesse e il fatto di credere in una o più divinità moralizzatrici che forniscano agli adepti e credenti una morale, un’etica di comportamento.

Dopo lunga masticazione e successiva digestione dei dati disponibili Turchin e fiancheggiatori sono infine giunti alla conclusione, causando a molti intenso disagio,  che sì, esiste una correlazione fra complessità sociale e divinità moralizzatrici, ma tali divinità iniziano a operare dopo che la società complessa si è instaurata e stabilizzata, non prima.

Da allora la base dati continua a essere alimentata e a espandersi, consentendo di cercare soluzioni, molto spesso molto poco gradevoli, a problemi apparentemente intrattabili.

Vedi l’evidenza che le società complesse derivano sempre da guerre. La guerra spinge le comunità a organizzarsi per combattere e sopravvivere; tende a spazzare via quelle di piccola scala e litigiose (NdA: no, non parla dell’Italia e dei suoi governi…).  Emerge, dall’analisi dei modelli, un processo darwiniano di selezione che consente la crescita delle società complesse a scapito di quelle più semplici.

Le società democratiche fioriscono perché hanno memoria di quando sono state quasi annientate da nemici esterni. L’estinzione viene evitata grazie a un’azione collettiva ed è proprio la memoria di tale azione collettiva a innescare e alimentare politiche democratiche.

Nelle parole di Turchin: “Esiste una stretta correlazione tra l’adottare istituzioni democratiche e dovere combattere una guerra per sopravvivere”. Si consiglia di andare a rileggersi la storia della Grecia antica per rendersi conto che c’è del vero.

Nel 2012 Turchin ha pubblicato i risultati di uno studio da lui effettuato sulla violenza politica nella storia degli USA. Dopo avere classificato, per il periodo 1780-2010, 1590 eventi violenti con almeno una vittima -proteste di piazza, linciaggi, assassinii politici- ha trovato una preoccupante regolare alternanza di periodi di calma e altri di sangue, con picchi di brutalità nel 1870, 1920, e 1970. Un ciclo di 50 anni. Prossima scadenza 2020 o giù di lì, considerando l’errore di calcolo.

Senza scendere in dettaglio, il fattore che emerge in modo netto e il ruolo delle élites. Periodicamente emerge una classe dominante -ricchi commercianti, nuovi industriali, grandi gruppi industriali, iper-tecnologi- i cui pargoli sono in numero eccessivo per assicurare a ciascuno di loro la posizione sociale attesa, mentre la maggioranza della popolazione vede una crescita molto limitata, se non la riduzione dei loro salari e potere di acquisto. Ciclicamente la società vede la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e la crescita della povertà di troppi. Le élites non generano sufficienti posti di lavoro per i loro figli, che reagiscono assumendo posizioni contro l’élite stessa. Vedi Trump e il trumpismo.

Ragionamenti che portano ad altra conclusione molto poco gradevole: l’instabilità sociale negli USA è in crescita continua e può portare alla frantumazione della confederazione e non solo.

C’è da augurarsi che Biden e Xi diano ascolto al preclaro Kissinger…

Di certo Turchin non considera nelle sue analisi il fatto che le popolazioni umane sono molto, molto più complicate e complesse di quelle animali, bacarozzi compresi. Le specie animali non sanno cosa sia la strategia e non sono in grado di adattarla in modo continuo. Non conoscono la vile e raffinata arte di appellarsi, per le loro azioni più o meno criminali, a un qualche diritto divino. Non giustificano con ideologie varie la perversità dei loro comportamenti. Non conoscono emozioni, non hanno credenze, sono escluse dal mistero della fede.

Tutte considerazioni corrette e critiche valide, che non escludono che Turchin possa avere visto giusto e che i problemi apparsi nel 2020 siano solo una debole avvisaglia di cosa ci aspetta nei prossimi anni?

Turchin è uno di quei scienziati che mi sta istintivamente simpatico, ma che spero non abbia ragione.

FONTE: https://www.infosec.news/2021/01/04/news/campanello-di-allarme/peter-turchin-e-le-leggi-della-storia/

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