NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI 8 GENNAIO 2019

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NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI

8 GENNAIO 2019

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Prima regola del potere: ridurre la democrazia

NOAM COMSKY, Le dieci regole del potere, Ponte alle grazie, 2018, pag. 12

 

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Le opinioni degli autori citati possono non coincidere con la posizione del curatore della presente Rassegna.

 

Tutti i numeri dell’anno 2018 della Rassegna sono disponibili sul sito www.dettiescritti.com 

 

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EDITORIALE

Immigrazione senza controllo: l’affare del secolo!

di Manlio Lo Presti – 8 gennaio 2019

 

La COVERT OPERATION della nave con 49 c.d. migranti è il tormentone di inizio 2019: si tratta di una gigantesca operazione volutamente rumorosa e martellata per distrarre la popolazione dai problemi della disoccupazione, della sicurezza dei porti, delle mafie, della crisi economica pilotata e prolungata a 13 anni per finire di uccidere la ex-italia.

Sul tema dei c.d. emigranti, la Chiesa sta operando un martellamento mediatico che rasenta l’ossessione delirante. Un atteggiamento, questo, che EL PAPA si guarda da assumere nei confronti delle altre nazioni che non glielo permetterebbero.

L’ingerenza della chiesa negli affari interni di un Paese ancora con un brandello di autonomia, dovrebbe indurre l’attuale Governo italiano a convocare il nunzio della S. Sede per dargli 24 ore per andare via. Ma con il pirotecnico ed effervescente inquilino del Colle questo non è possibile. Una sudditanza quella italiana che sfiora il leccaculismo ed il servilismo, efficacemente descritto in breve sferzante ed ironico saggio “SAGGIO SULL’ARTE DI STRISCIARE” del D’Holbach (ne consiglio la lettura).

EL PAPA non fa che eseguire l’ordine  dell’asse infernale OBAMIANO SOROSIANO di martellare sulla immigrazione che deve invadere il vecchio continente, e lui martella con diligenza, insistenza, piglio ossessivo.

Del resto, anche il ritorno di incassi da immigrazione ha una magnitudine che fa gola e attira l’attenzione delle mafie, delle ONG, delle Coop, dei partiti. Si tratta di una mancia di oltre 10.000.000.000 di euro.

Il DEEP STATE DE NOANTRI ricorrerà anche agli attentati per far accettare agli italiani una ondata iniziale di 5.000.000 di nordafricani che poi saranno abbandonati nelle strade a fare violenze carnali, rapine, spaccio. Gli effetti sociali distruttivi saranno subiti dalla POPOLAZIONE ITALIANA E NON DA COLORO CHE HANNO LE VILLE PROTETTE DA MIGLIAIA DI PRETORIANI DEI SERVIZI SEGRETI, A SPESE DELLA COLLETTIVITÀ

Va ricordato che ogni c.d. immigrato farebbe incassare 6.000 euro erogati dall’Unione europea.  Per una prima ondata di 5.000000 di africani, l’incasso – senza i 35 euro giornalieri – sarebbe di 30.000.000.000 di EURO!

Pensate che questi rinunciano a questa mazzetta megagalattica?

Prepariamoci alla resistenza: NEL 2019 AVREMO TEMPI VERAMENTE DIFFICILI.

 

P.Q.M.

 

Se non li fermiamo in tempo, avremo migliaia di morti per le strade, come sta accadendo in Svezia dove hanno adottato la tolleranza nei confronti di coloro che conoscono il linguaggio della sopraffazione.

 

Questa asimmetria di valori che non sono fondati sulla RECIPROCITA’, hanno portato la Svezia in fiamme.

 

A dispetto del politicamente corretto, NON SI PUO’ ESSERE TOLLERANTI CON COLORO CHE SONO INTOLLERANTI, AGGRESSIVI, CHE IMPONGONO LE LORO REGOLE IN CASA DEI PAESI OSPITANTI APPROFITTANDO DEL SENSO DI COLPA DEGLI EUROPEI, un sentimento furbescamente inoculato dalle reti televisive, dai giornali, dagli intellettualoidi.

 

TUTTO QUADRA, MA A LORO FAVORE!

 

Ne riparleremo

 

 

 

IN EVIDENZA

È stata la CIA a inventare il concetto di “teoria del complotto”

11 Ottobre 2017 di Ron Unz

 

Il concetto di “teoria del complotto” è un’arma ideologica da guerra contro le ricostruzioni storiche e cronachistiche che non godono di un imprimatur ufficiale. Il concetto venne elaborato dalla CIA, e da allora si è imposto nei media internazionali…

Pare evidente che gran parte di quanto viene detto dai nostri capi di governo, o scritto sulle pagine dei nostri giornali più rispettabili – dagli attentati dell’11 settembre al caso locale più insignificante di piccola corruzione urbana – potrebbe essere tranquillamente collocata nella categoria « teoria del complotto », ma è difficile che in casi del genere si scomodi questo concetto. Vi si ricorre solo per quelle teorie, non importa se plausibili o fantasiose, che non hanno il timbro di approvazione dell’establishment.

In altri termini, esistono delle «teorie del complotto» buone e delle «teorie del complotto» cattive, le prime sono appunto quelle divulgate dagli esperti delle trasmissioni televisive tradizionali, e non vengono mai definite come tali. Mi capita talvolta di scherzare sulla possibilità che la proprietà e il controllo delle nostre stazioni televisive e di altri grandi media cambi improvvisamente, in questo caso il nuovo regime di informazione avrebbe bisogno solo di poche settimane perché l’ingenuo pubblico statunitense cambi completamente le sue idee su tutte le nostre «teorie del complotto » più famose.

Il racconto dei diciannove Arabi armati di taglierini che avrebbero dirottato diversi aerei di linea, evitato facilmente le difese aeree del NORAD, e ridotto vari edifici celebri in polvere, sarebbe in breve tempo universalmente ridicolizzato come una «teoria del complotto» tra le più assurde, tratta di sana pianta da qualche fumetto e capace di convincere solo degli spiriti malati, battendo il record dell’assurda teoria del «lupo solitario » nell’assassinio di JFK.

Anche senza che simili rivolgimenti si siano mai verificati nel controllo dei media, abbiamo ugualmente già assistito a radicali cambiamenti nelle credenze pubbliche statunitensi, anche solo per effetto di implicite associazioni. Subito dopo gli attentati del 2001, tutti i media USA sono stati arruolati nell’opera di denuncia e denigrazione di Osama bin Laden, il presunto cervello dell’islamismo, quale nostro peggior nemico nazionale, col suo volto barbuto continuamente in evidenza nelle televisioni e nei giornali, e diventato perciò rapidamente uno dei più noti al mondo. Ma quando l’amministrazione Bush e i suoi principali alleati mediatici hanno avviato i preparativi della guerra contro l’Iraq, le immagini delle torri in fumo hanno cominciato ad essere associate alle foto del dittatore coi baffi, Saddam Hussein, che era peraltro un nemico di Osama bin Laden. La conseguenza è stata che, al momento dell’attacco nel 2003, i sondaggi rivelavano che il 70% dei cittadini degli Stati Uniti credeva oramai che Saddam fosse direttamente responsabile della distruzione del nostro World Trade Center.

In quei momenti, sono certo che parecchi milioni di Statunitensi, patrioti ma non troppo informati, avrebbero denunciato e insultato con rabbia, definendolo un « teorico del complotto un po’ folle », chiunque avesse avuto la temerarietà di affermare che Saddam non era coinvolto nell’11 settembre, per quanto nessun dirigente abbia mai osato esplicitamente avanzare una tesi così falsa.

Questi esempi di manipolazione mediatica mi hanno molto fatto riflettere quando, un paio di anni fa, mi sono imbattuto in un breve ma affascinante libro, pubblicato dalla casa editrice dell’Università del Texas, «Conspiracy Theory in America» e scritto dal prof. Lance deHaven-Smith, ex presidente della Florida Political Science Association.

Partendo da una importante rivelazione dovuta alla FOIA [Freedom of Information Act, Legge per la libertà di informazione, NdT], il libro spiegava che, molto probabilmente, è da attribuirsi alla CIA la responsabilità della creazione del concetto di « teoria del complotto », utilizzato come strumento di manipolazione politica e mezzo attraverso il quale influenzare l’opinione pubblica.

Negli anni 1960, il pubblico statunitense aveva reagito con scetticismo crescente ai risultati della Commissione Warren, che pretendeva che un solitario uomo armato, Lee Harvey Oswald, fosse l’unico responsabile dell’assassinio del presidente Kennedy, mentre era diffuso il sospetto di un coinvolgimento anche di personalità di alto livello. Per tentare di ridurre il danno, la CIA distribuì un memo segreto a tutti i suoi uffici periferici, chiedendo di mettere in campo i media da essa controllati per ridicolizzare e attaccare questi critici, facendoli passare per seguaci irrazionali della «teoria del complotto». Subito dopo, nei media è cominciato ad apparire questo tipo di argomentazione, con termini, motivazioni e modelli di utilizzazione esattamente conformi alle linee guida fornite dalla CIA. Ne è derivato un enorme picco nell’uso peggiorativo dell’espressione, che si è rapidamente diffusa in tutti i media statunitensi, e il cui impatto dura ancora oggi. Vi sono quindi prove considerevoli a sostegno di quest’altra specifica « teoria del complotto », che spiega le ragioni dei tanti attacchi contro le « teorie del complotto » da parte dei media.

Ma, per quanto sembri che la CIA abbia effettivamente manipolato l’opinione pubblica per trasformare l’espressione « teoria del compolotto » in una potente arma da guerra ideologica, l’autore racconta anche come il necessario retroterra filosofico fosse stato preparato qualche decennio prima. All’epoca della Seconda Guerra Mondiale, quando importanti cambiamenti nella teoria politica determinarono un’enorme caduta di rispettabilità di ogni spiegazione «complottista» degli avvenimenti storici.

Nei decenni che hanno preceduto questo conflitto, uno dei nostri maestri e intelletuali più importanti fu lo storico Charles Beard, i cui scritti più noti mettevano fortemente l’accento sul ruolo nefasto delle varie cospirazioni attraverso le quali l’élite ha influenzato la politica statunitense, a profitto di qualcuno e a spese dei più, con degli esempi che, partendo dalla più antica storia degli Stati Uniti giungono fino alla partecipazione alla Prima Guerrra Mondiale. Evidentemente i ricercatori non hanno mai sostenuto che tutti i più importanti avvenimenti storici avessero delle cause nascoste, ma ammettevano che per qualcuno di essi fosse così, e cercare di indagare su questa possibilità veniva considerato un impegno accademico perfettamente onorevole.

Ma Beard fu anche fortemente contrario all’impegno degli USA nella Seconda Guerra Mondiale e finì che venne emarginato, fino alla sua morte avvenuta nel 1948. Molti altri giovani intellettuali che la pensavano come lui hanno subito una sorte analoga, sono stati discriminati e si sono visti rifiutare ogni accesso ai media tradizionali. Contemporaneamente si affermavano negli ambienti intellettuali statunitensi le prospettive del tutto opposte di due filosofi politici europei, Karl Popper e Leo Strauss, e le loro idee sono diventate dominanti nella vita pubblica.

 

Popper, il più influente, ha presentato obiezioni ampie e molto teoriche alla stessa possibilità che cospirazioni di alto livello possano verificarsi, affermando che sarebbe difficile metterle in opera, tenuto conto della fallibilità degli agenti umani ; quel che può sembrare un complotto, è in realtà da attribuirsi all’opera di attori individuali che perseguono obiettivi personali. Più importante ancora, Popper considerava le « credenze complottiste » una malattia sociale estremamente pericolosa, un fattore imprescindibile nell’affermazione del nazismo e di altre ideologie totalitarie mortali. La sua storia personale, di origine ebraica e fuggito dall’Austria nel 1937, ha contribuito certamente a dare forza al suo modo di pensare in merito a queste questioni filosofiche.

Nel frattempo Strauss, uno dei fondatori del pensiero neo-conservatore moderno, era altrettanto severo nei suoi attacchi contro le analisi complottiste, ma per ragioni opposte. Nel suo modo di vedere le cose, le cospirazioni delle élite sono assolutamente necessarie e vantaggiose, una difesa sociale fondamentale contro l’anarchia o il totalitarismo, ma la loro efficacia dipende evidentemente dalla possibilità di tenerle nascoste agli occhi indiscreti delle masse ignoranti. Il suo problema, con le « teorie del complotto », non era che fossero necessariamente false, ma piuttosto che potevano essere veritiere e, di conseguenza, la loro diffusione potenzialmente disturbava il buon funzionamento della società. Dunque, per autodifesa, le élite hanno bisogno di sopprimere attivamente o, almeno, ostacolare le ricerche non autorizzate sulle presunte cospirazioni.

Anche per gli Statunitensi istruiti, teorici come Beard, Popper e Strauss non sono altro probabilmente che dei nomi vistosi menzionati nei libri di testo, ed era davvero così nel mio caso. Popper è probabilmente uno dei fondatori del pensiero liberale moderno, con un individuo tanto influente politicamente come il finanziere liberale di sinistra George Soros che pretende di esserne il discepolo. I pensatori neo-conservatori, che hanno totalmente dominato il Partito repubblicano e il movimento conservatore nel corso degli utlimi decenni, spesso fanno riferimento a Strauss.

Così, grazie alla combinazione del pensiero di Popper e di Strauss, la tendenza statunitense tradizionale a considerare le cospirazioni delle élite come un fatto reale ma nefasto della nostra società è stata progressivamente stigmatizzata come paranoica o politicamente pericolosa, dando base alla sua esclusione dal discorso rispettabile.

Nel 1964, questa rivoluzione intellettuale era in gran parte compiuta, come testimonia la reazione estremamente positiva al celebre articolo del politologo Richard Hofstadter che criticava il sedicente « stile paranoico » della politica USA, considerato come la causa principale della grande credulità popolare e delle teorie del complotto non plausibili. In larga misura, Hofstadter muoveva la sua critica a semplici prestanome della politica, raccontava e metteva in ridicolo la credulità rispetto ai complotti più assurdi, ignorando del tutto quelli che si erano dimostrati

 

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Nuovo romanzo di Houellebecq contro i responsabili del “declino dell’occidente”

Arte e Libri, NEWS venerdì, 21, dicembre, 2018

Nell’ultimo romanzo di Michel Houellebecq , “Serotonine”, in uscita in Francia il 4 gennaio, c’è anche la prefigurazione della rivolta dei gilet gialli. Florent-Claude Labrouste, il protagonista – depresso – di “Serotonina” è un ingegnere in crisi che torna alle sue radici in una Francia rurale profondamente colpita dalla globalizzazione e delle politiche agrarie dell’Unione Europea. In campagna Labrouste si imbatte in una popolazione rurale risentita e in collera.

 

E proprio da questo mondo contadino “virtualmente morto” nasce la rivolta, con la gente che scende in piazza, blocca le autostrade e mette in atto azioni di rivolta molto simili a quelle dei gilet gialli. Il romanzo, naturalmente, è stato concepito e scritto ben prima dei fatti degli ultimi mesi, anzi prima della stessa elezione di Macron all’Eliseo.

 

Dopo l’islam e gli atteggiamenti filoislamici dell’intellighenzia criticati in “Sottomissione”, da

 

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ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

La “giornata tipo” di uno Schiavo moderno. Anche tu passi le giornate così?

Molti credono di essere liberi ma non lo sono affatto, sono semplicemente “schiavi moderni”. Ecco la giornata tipo di uno schiavo moderno. Rientri anche tu in questa categoria di persone?

Nell’Era Moderna ogni mattina un uomo si alza al suonare della sveglia, e strappato violentemente dal dolce sonno, corre in cucina a prendere la sua dose di caffeina, che una volta entrata in circolo nel suo organismo a stomaco vuoto, lo farà scattare sull’attenti, rendendolo subito iperattivo.
Lavato di fretta, il nostro superuomo moderno si avvierà verso il luogo di lavoro, tra la rabbia frustante del traffico mattutino, fatto di piccole accelerate e brusche frenate, una marcia lenta e singhiozzante che fa innalzare i livelli di nervosismo alle stelle.

Inizia poi la sua giornata di lavoro, con un falso sorriso stampato in faccia quando il nostro superuomo dovrà salutare colleghi e capi cordialmente… anche se gli stanno tutti antipatici. A metà mattina altra dose di caffeina per mantenere stabile in suo livello di produttività…

A mezzogiorno pausa in mensa con cibo spesso scadente e carico di additivi chimici e conservanti, pane con farina 00 raffinata con calce e demineralizzata, acqua di rubinetto al fluoro e un bicchiere di vino ricco di solfiti e pesticidi, una coscia di pollo da allevamento intensivo, ricca di pregiati antibiotici e gonfiata di ormoni della crescita e infine un dolcetto ricco di zucchero bianco raffinato, vero e proprio carburante dei migliori tumori in circolazione, e tutto questo ben di Dio, il nostro superuomo lo chiama “cibo”.

Ovviamente questo cibo è ricco solo esteticamente, ma in verità è carente di vitamine e minerali, in primis frutta e verdura, che vengono coltivate in maniera industriale e con fertilizzanti chimici derivanti dal petrolio… Questo causa una seria carenza di vitamine e minerali al nostro superuomo, che sarà così costretto a legarsi a vita a vitamine ed integratori “chimici” da prendere una volta al dì, al costo a barattolo di una cassa intera di frutta e verdura fresca di una volta, quella insomma che veniva coltivata in modo naturale e quindi naturalmente ricca di vitamine.

Al pomeriggio ennesima “pausa caffè”, il che, con il passare dei giorni creerà una vera e propria dipendenza alla sostanza che produrrà nervosismo e irritabilità, che verranno placati grazie ai “tranquillanti” prescritti dal dottore.

La sera poi, il nostro superuomo moderno afflitto dai mille pensieri quotidiani,

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Perché ci offendiamo facilmente

In una società equa, la gente diventa permalosa. E forse va bene così.

di Anna Momigliano 23 Ottobre 2018

 

I troll di destra hanno creato un’espressione ad hoc, che amano utilizzare come insulto: snowflake, spesso tradotto come “anima candida”, anche se indica più che altro l’essere permaloso. Ma non c’è bisogno di essere trumpiani o pentafelpati per avere in mente il fenomeno: da qualche tempo a questa parte, ci offendiamo tutti più facilmente. Specie quando si toccano tasti delicati come genere, etnia, religione, disabilità e orientamento sessuale, la gente tede a prendersela e, soprattutto, a protestare. Il prendersela, probabilmente, non è una novità. Il protestare, almeno in parte, lo è. Mai, nella storia recente, la denuncia pubblica di un’offesa e la pretesa di scuse ha avuto la potenza che ha oggi.

Prendiamo due casi di questi giorni, la battutaccia di Beppe Grillo, che ha attaccato «i filosofi in televisione» (presumibilmente, gli intellettuali) dando loro degli autistici, come fosse un insulto, e le dichiarazioni di Beppe Sala, che in un’intervista a La Voce ha detto che «l’immigrazione africana porta persone che hanno livello di istruzione pari a zero». Sui social e sui giornali s’è alzato un polverone, molta gente s’è offesa, difficile dargli torto: in entrambi i casi, si è trattato di parole di pessimo gusto. Il dato interessante, da un punto di vista sociologico, è però un altro: qualche anno fa, quel polverone non ci sarebbe stato, per lo meno non in Italia e non così forte. Abbiamo iniziato a fare correre di meno, a pretendere scuse e chiarimenti, abbiamo deciso che non è il caso di incassare. E, nel frattempo, abbiamo anche iniziato ad offenderci davanti a casi meno plateali, rispetto ai due citati, come un paio di anni fa, quando il Ministero della Salute ha dovuto ritirare una campagna rivolta alle donne: «La bellezza non ha età, la fertilità sì».

Perché oggi ci offendiamo più facilmente? È il segnale che stiamo diventando una società più civile, dove si dà importanza al rispetto, dicono alcuni: in genere (ma non sempre) sono le persone più istruite, più di sinistra e più giovani. È la dittatura del politicamente corretto, dicono altri: in genere (ma non sempre) più anziani e tendenti a destra. I più sofisticati di questo secondo campo tendono a leggere i cambiamenti dell’ultimo decennio in termini storici: ai loro occhi, spiega il giornalista canadese Clifton Mark, i Millennial che si offendono facilmente sono «gli eredi viziati degli anni Sessanta». Cinquant’anni fa, questo il ragionamento, donne, gay e (negli Usa) le minoranze etniche hanno portato avanti le loro sacrosante battaglie per essere riconosciuti come pari in una società che accordava, senza neppure preoccuparsi di nasconderlo, un privilegio di nascita ai maschi bianchi eterosessuali, ma oggi quell’uguaglianza è ormai cosa riconosciuta, certamente nella teoria e un po’ anche nei fatti, dunque non c’è più ragione di offendersi e fare i permalosi serve solo a limitare la libertà d’espressione altrui.

In un interessante pezzo su Aeon, Mark prende quest’argomentazione e la ribalta utilizzando riferimenti storici: «Uno sguardo al passato fa capire che l’uguaglianza dello status sociale non è affatto un antidoto all’offesa, semmai è una precondizione». Se stiamo diventando più permalosi, insomma, è proprio perché viviamo in una società più uguale. Per capire il ragionamento, si deve fare un passo indietro alla Francia del Diciottesimo secolo, dove la cultura del duello, che si basava su una concezione molto particolare di offesa e di onore, era anche uno strumento di affermare un’uguaglianza tra pari. Prima della Rivoluzione, scrive l’autore, era in vigore un codice che funzionava così: davanti a un insulto, un gentiluomo era obbligato a dichiararsi offeso e pretendere soddisfazione sfidando chi l’ha offeso a duello; questo perché «accettare un insulto equivaleva a confermarlo e un uomo capace di incassare un’offesa senza vendicarsi era visto come incapace di rispettare se stesso e dunque non meritava di essere rispettato dagli altri»; tuttavia questa regola valeva soltanto tra pari.

Solo un insulto tra parigrado era un’offesa cui occorreva rimediare, mentre un insulto da qualcuno di socialmente inferiore «era trattato come si tratta la disobbedienza di un bambino, poteva essere tollerato oppure punito dall’alto» (l’esempio più celebre fu lo scontro tra Voltaire e Chevalier de Rohan, un nobilotto suo contemporaneo: quando il filosofo l’insultò, de Rohan mica lo sfidò a duello, ma lo fece prima menare dai suoi servi, poi rinchiudere alla Bastiglia, e non risulta che ci fece una brutta figura). Per quanto fosse un’istituzione profondamente elitista, la cultura dell’onore «implicava un’eguaglianza all’interno dell’élite». L’insulto era visto come una negazione di quell’uguaglianza e il duello era lo strumento per ripristinarla.

Non a caso, infatti, dopo la Rivoluzione francese la cultura del duello,

 

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La copertina dell’Economist 2019 è piena di messaggi criptici

6 giorni fa

Uno sguardo al simbolismo criptico trovato sulla copertina dell’Economist “The World in 2019” che include i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse. Cosa stanno cercando di dirci?

Ogni dicembre, la rinomata rivista The Economist pubblica un’edizione speciale che prevede le tendenze e gli eventi dell’anno a venire. E ogni volta, la copertina di queste edizioni è un’elaborata raccolta di immagini che si riferiscono a varie persone e concetti. Mentre il significato di alcune di queste immagini è ovvio, altri sembrano essere codificati per “quelli che sanno”. L’edizione di quest’anno non fa eccezione. In realtà, è più criptica che mai.

Perché qualcuno dovrebbe passare il tempo a decifrare queste copertine? Perché il The Economist non è solo una pubblicazione – è direttamente connesso con l’élite mondiale. È in parte proprietà della famiglia bancaria inglese Rothschild e il suo redattore capo, John Micklethwait, ha partecipato più volte alla Conferenza del Bilderberg. In breve, la leadership dell’Economist ha una conoscenza approfondita del programma elitario e fa del suo meglio per promuoverlo.

In questa copertina del 1988 dell’Economist vediamo la creazione di una moneta mondiale chiamata Phoenix – uno dei simboli preferiti dell’élite occulta. L’uccello si erge su una pila di monete nazionali in fiamme.

Come potete vedere nei miei articoli sulle edizioni 2015 e 2017 del The Economist, queste copertine sono spesso piene di simbolismo d’élite occulto, mescolate a messaggi sottili sui molti modi in cui l’élite controlla le masse. L’edizione 2019 è più sfacciata che mai

IL MONDO NEL 2019

Questa è la descrizione pubblicata dal The Economist sul suo sito ufficiale:

Il mondo nel 2019 si baserà su tre decenni di successo editoriale: sarà la 33a edizione. Guarderà avanti alle prospettive dell’amministrazione Trump con un nuovo Congresso, la realtà della Brexit, le elezioni in India, Indonesia, Nigeria e in tutta Europa, l’intelligenza artificiale e la Cina, I viaggi nello spazio 50 anni dopo l’atterraggio sulla Luna e alla cultura 500 anni dopo Leonardo da Vinci.

Si noti che la descrizione ha sottolineato il fatto che “questa sarà la 33a edizione”. Perché enfatizzare questo dato numerologico casuale? Perché il 33 è il numero più importante nella Massoneria? Ciò avrebbe senso perché la copertina presenta un intenso simbolismo massonico

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Un’altra marcia delle donne annullata. Il motivo? Non tutte le donne hanno organi genitali femminili

Gen 5

Pubblicato da neovitruvian

L’evento principale per la seconda marcia delle donne anti-Trump a Washington, DC, è ancora attivo, ma le cancellazioni delle marce “sorelle” continuano ad accumularsi tra le accuse secondo cui la leadership è antisemita.

Finora, le marce sono state annullate a Chicago, New Orleans, nello stato di Washington e in California, quest’ultima annullata perché  l’evento coinvolgeva troppe persone bianche.

Il Times Standard della California del Nord riportò così la notizia

“Dopo esserci incontrati periodicamente per diversi mesi, è diventato chiaro che ci mancava un gruppo dirigente che rappresentasse adeguatamente la nostra comunità”, ha dichiarato al Times-Standard l’organizzatore di eventi Allison Edrington.

Al di là della razza, gli organizzatori hanno stabilito

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BELPAESE DA SALVARE

PRIMA GIULIANA SGRENA POI LE 2 SIMONE DOPO GRETA E VANESSA ORA SILVIA ROMANO

 

Chiara Desiderio – 4 gennaio 2019

Le 2 rapite, GRETA E VANESSA, in missione ornitologica umanitaria tra i terroristi mediorientali, IL RISCATTO PAGATO DI 12 MILIONI DI € e i loro paladini.

RISPOSTA A GIOVANNI … che vive negli USA, forse non ricorda o finge di non ricordare o non sa, quanti milioni di € ha tirato fuori lo Stato italiano, in questi anni, ossia i contribuenti italiani, le vite umane perdute, ricordiamo con deferente rispetto il povero Calipari, per pagare i riscatti per la liberazione di gente che non sa stare con le “mani in mano” come dice lui.

Il ministero degli esteri ha raccomandato infinite volte di non andare in quei luoghi perché assai rischiosi ma inutilmente.

Se qualcuno vuole fare volontariato o opere di bene ci sono infinite occasioni per farlo in Italia, ci sono milioni di poveri, specialmente nel Sud, centinaia di migliaia di pensionati al minimo 500 € al mese che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena e vanno a rovistare nei cassonetti della spazzatura per tirare avanti.

Loro non sono degni dell’interessamento di quegli italiani che non ” sanno stare con le mani in mano ” e vogliono aiutare gli altri o non fa figo o non mette in pace la propria coscienza o il proprio complesso di colpa di nati in nazioni fortunate, aiutare gli altri solo se hanno la pelle nera o ambrata o se vengono dall’estero.

E’  il razzismo alla rovescia di chi predica l’assistenza agli immigrati portando loro anche la spesa a casa e fregarsene dei poveri italiani ai quali possono bastare, se restano, le briciole di una assistenza pelosa interessata a

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Il governo avverte i sindaci: “Disapplicare legge equivale a violarla”

Il governo “bacchetta” i sindaci ribelli in rivolta contro il decreto Sicurezza: “Non applicare una legge equivale a violarla”

Giovanni Corato – Gio, 03/01/2019

“Disapplicare una legge equivale a violarla”. Così Palazzo Chigi avverte i sindaci “ribelli”, pronti a sospendere il decreto Sicurezza in protesta con Matteo Salvini.

“Se l’Anci desidera un incontro per segnalare eventuali difficoltà applicative

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http://www.ilgiornale.it/news/politica/governo-avverte-i-sindaci-disapplicare-legge-equivale-1623952.html?fbclid=IwAR3JO9wsdAnIf5P8Wq4xV4qhAehV32wu5kH5XoyiO7P4h0bJB9WLFEFg7So

 

 

Il velo islamico firmato Nike sbarca a Milano: è polemica

Di Cristina Gauri – 3 Gennaio 2019

L’hijab, velo usato dalle donne musulmane per coprire capo, spalle e gola sbarca nella sua versione sportiva nel negozio Nike di Milano in corso Vittorio Emanuele. Nel marzo 2018 la multinazionale aveva presentato il modello come “Nike Hijab Pro” e dal primo dicembre è stato reso disponibile a livello globale al prezzo di 30 euro. Nike è il primo grande marchio a produrre un velo islamico sportivo – finora solo piccole aziende lo avevano confezionato in serie – confermando da un lato il crescente interessamento per i mercati emergenti islamici, e dall’altro il suo posizionamento politico. Il lancio di questo accessorio, che ha attirato applausi e critiche da tutto il mondo, va visto anche come una “dichiarazione culturale” del marchio americano che da qualche anno – cavalcando l’onda del politically correct che ha generato una fetta enorme di mercato – si sta schierando con sempre maggior insistenza a favore di una maggiore inclusività negli sport.

È stata Silvia Sardone, consigliere regionale e comunale del Gruppo Misto a Milano, a notare l’indumento islamico in vendita: “Reputo una follia il fatto che la Nike in Italia metta in vendita col proprio marchio l’hijab sportivo per donne musulmane”, denuncia. E poi aggiunge: “Nike si dimostra disposta a monetizzare sull’oppressione delle donne in un Paese come il nostro,

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https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/velo-islamico-nike-sbarca-milano-polemica-100015/?fbclid=IwAR0jOI10XpPdvRsuygIpFpUqi3V0N45yF4kP-ZsfcmytVzmrfxLm1NtFdQI

 

 

Mafia Nera vende organi nella sua città, sindaco Pd rifiuta L’espulsione  DEI clandestini

7 GENNAIO 2019

 

Castel Volturno è la capitale della mafia nigeriana in Europa. Lì è il centro del traffico d’organi: persone fatte a pezzi venduti al mercato.

Nonostante questo, e nonostante la presenza sul territorio di oltre 15mila clandestini africani – l’esercito della mafia nigeriana è tra loro e si serve di loro -, il sindaco PD si rifiuta di applicare il decreto Salvini.

“Salvini venga qui e mi dica cosa fare con gli immigrati clandestini, ma non mi dica che vanno espulsi perché non è possibile”, la delirante affermazione del sindaco.

E invece è proprio questo che deve essere fatto: battere la città palmo a palmo. Liberarla quartiere per quartiere, casa per casa.

Castel Volturno è una città fantasma caduta nelle mani delle bande nigeriane che controllano prostituzione e traffico di droga. Alcuni giorni fa, in zona, un africano ha stuprato un’anziana vedova italiana in casa sua: di notte.

Raccontano che quando un «ovulatore» non riesce ad espellere la droga che ha ingerito, viene ucciso a coltellate (per evitare rumore di arma da fuoco), poi lo stesso coltello viene utilizzato per estrarre gli ovuli di droga dalle viscere. Subito dopo il corpo viene ridotto a brandelli e dato in pasto agli animali, per «cancellarlo».

È la mafia nigeriana che abbiamo importato sui barconi.

E che a Castel Volturno ha la sua base europea, nelle ville che la borghesia napoletana costruì ai tempi del sogno della riviera romagnola in Campania e che oggi ha abbandonato perché il sogno è diventato un incubo.

I boss – come il padre della discobola – hanno un regolare permesso di soggiorno e un regolare contratto di affitto, tutti mandano i figli nelle scuole italiane e vanno al supermercato dove si servono anche i pochi italiani: l’unica regola da seguire è «non dare nell’occhio», rispettare tutte le formalità richieste dal territorio, evitare di ritrovarsi in assembramenti o essere coinvolti

Continua qui: https://voxnews.info/2019/01/07/mafia-nera-vende-organi-in-sua-citta-sindaco-pd-rifiuta-espulsione-clandestini/

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

Stati Uniti e Cina si avvicinano al conflitto aperto

3 Gennaio 2019 di Dmitry Sannikov

 

Gli Stati Uniti e la Cina si sono scambiati le “cortesie del nuovo anno”, riferisce DEITA.RU.

Secondo “Tsargrad” , il nuovo 2019 è iniziato a Washington con una dichiarazione sul fatto del primato della minaccia cinese. Il nuovo capo del Pentagono ha richiesto che i suoi subordinati vogliano massacrare sotto il loro naso: “la Cina, Cina e ancora Cina”.

 

A Pechino, nelle condizioni della guerra commerciale dichiarata dalla Repubblica popolare cinese (RPC), hanno deciso di non essere timidi e hanno suggerito una risposta asimmetrica agli americani.

L’attacco è stato preannunciato nel punto strategico più doloroso per gli Stati Uniti – Taiwan. Il 2 gennaio, il presidente della RPC, Xi Jinping, ha dichiarato che non ha escluso l’uso della forza per riprendere il controllo dell’isola, che da Pechino è considerata la sua provincia ribelle.

Il leader cinese ha sottolineato che la possibile indipendenza di Taiwan sarebbe “una vera catastrofe” e Pechino

 

Continua qui: https://www.controinformazione.info/stati-uniti-e-cina-si-avvicinano-al-conflitto-aperto/

 

CULTURA

Dai giannizzeri ai torroncini: è ora di finirla con i sensi di colpa dell’Occidente basati su falsi storici

www.ilpopulista.it

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra la aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire “basta!” a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla “povertà” si guarda, non si crede».

Dalla battaglia di Lepanto alla svendita della Pernigotti, è ininterrotto il piano sequenza storico di quanto insulsi e immotivati siano i sensi di colpa degli Europei verso tutte quelle genti che, lungi dall’essere gli anellini del film, hanno sempre tentato di sottomettere o di comprare l’Europa.

Ci hanno imbambolato per anni con le favolette sull’Occidente sfruttatore e colonialista, e il risultato è che noi ci ritroviamo con le pezze al culo, mentre quelli che fanno le vittime con la mano tesa e gli spiccioli nel cappellino ci si magnano e ci si cagano, demograficamente ed economicamente.

Tanto per iniziare, diciamo subito che Lepanto si trova in Grecia, culla della nostra civiltà; quindi, se è lì che si svolse la battaglia cruciale per la sopravvivenza di noi Europei, evidentemente qualcuno era venuto a rompere i coglioni a casa nostra, e non il contrario.
Già, parliamo proprio di quegli stessi Turchi che oggi ci chiedono quattrini minacciando di lasciarci invadere dai migranti, e che comprano le nostre migliori aziende con l’ovvio intento di renderle turche, di farci lavorare dei turchi, e di accrescere l’economia turca; non certo con quello di “salvarle”, come sentiamo spesso blaterare da certo progressume di casa nostra.

Una devastazione commerciale quotidiana che, nonostante i frizzi e lazzi spernacchiativi attorno dal politicamente corretto globalista, trasuda da tutti i pori la crisi d’un’Italia alla fame.

 

Ebbene tutto questo avviene perché non impariamo mai dalla storia, grazie anche ai depistaggi, alle omissioni e alle manomissioni con cui la storiografia di regime, partigiana e mistificatrice, ha derubricato “dettagli” quali il traffico di schiavi-bambini, figli di prigionieri di guerra cristiani, che i Turchi obbligavano a convertirsi per poi reclutarli nel famigerato corpo dei cosiddetti “Giannizzeri”;

Continua qui:

 

http://www.ilpopulista.it/news/29-Dicembre-2018/31248/dai-giannizzeri-ai-torroncini-e-ora-di-finirla-con-i-sensi-di-colpa-dell-occidente-basati-su-falsi-storici.html

 

 

DIRITTI UMANI – IMMIGRAZIONI

Profughi, 61 milioni spartiti tra cinque enti

I dubbi del centrodestra sull’assegnazione diretta dei fondi E in Comune spariscono pure i soldi versati dai cittadini

Chiara Campo – Gio, 07/04/2016 – 08:36

Milano capitale del terzo settore. Sentita e risentita in questi anni. Ci sono decine di associazioni, enti, fondazioni attive in città.

Eppure, dal 2011 al 2015 la giunta Pisapia ha diviso oltre 61 milioni di euro di fondi pubblici (comunali o dello Stato) destinati alla gestione dell’emergenza profughi solo tra cinque associazioni.

La parte maggiore è andata a

  1. Farsi Prossimo, promossa dalla Caritas (24,5 milioni alla cooperativa e 11,7 al consorzio).
  2. Oltre 18,5 milioni alla fondazione Progetto Arca,
  3. circa 4,7 alla Casa della Carità di don Virginio Colmegna (il suo braccio destro Maria Grazia Guida è stata anche vicesindaco nei primi due anni di mandato),
  4. 876 euro all’associazione Sviluppo e Promozione.
  5. Una quota minore ai City Angels (64mila euro)
  6. e altri 916.235 euro del Servizio politiche immigrazione divisi tra Fondazione fratelli di San Francesco, Fondazione Don Gnocchi e ancora City Angels.

Sono fondi per l’accoglienza distribuiti quasi sempre senza bando pubblico ma con la formula della procedura negoziata, in pratica con assegnazione diretta. «Pensare che nella capitale del terzo settore tutti i fondi dell’accoglienza profughi vengano spartiti tra 4 o 5 enti mi pare estremamente riduttivo» contesta il capolista Fdi Riccardo De Corato, ex vicesindaco che parla addirittura di «profugopoli». E ricorda i rilievi sollevati già nel marzo 2015 dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone su un eccessivo ricorso all’assegnazione senza gara, non solo da parte dell’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino ma anche dal settore Verde, Arredo Urbano, Cultura. Mesi dopo prese atto dei chiarimenti forniti dal sindaco e «assolse» il Comune, ma dopo le diffide e l’esplosione dello scandalo «Mafia Capitale» (guarda caso) Majorino

Continua qui: http://www.ilgiornale.it/news/milano/profughi-61-milioni-spartiti-cinque-enti-1243248.html

 

 

Nave scafista fa il pianto greco: nessuno vuole i clandestini. Ma i kompagni se la prendono con Salvini

Orlando: “Questo Governo ci sta facendo vergognare di essere italiani perché questo è un insulto non ai migranti ma alla nostra cultura dell’accoglienza…”

di Redazione – 2 Gennaio 2019

Prima va in mare a caricare i clandestini, poi, quando scopre che nessuno li vuole, la nave scafista fa il pianto greco e scopre di non essere attrezzata per “mantenerli”. Accorgersene prima, no? E ovviamente, i kompagni son subito pronti a gettar la croce sul ministro dell’Interno Matteo Salvini, dimenticandosi che anche gli altri porti europei, quelli gestiti dai compagni buonisti, agli immigrati han chiuso le porte in faccia

Continua qui:

http://www.ilpopulista.it/news/2-Gennaio-2019/31324/nave-scafista-fa-il-pianto-greco-nessuno-vuole-i-clandestini-ma-i-kompagni-se-la-prendon-con-salvini.html

 

 

 

 

 

Migranti, dopo i ‘corridoi umanitari’ arrivano i “corridoi universitari”

Istruzione mercoledì, 19, dicembre, 2018

ROMA, 19 DIC – ‘Corridoi universitari’ tra l’Etiopia e l’Italia per dare la possibilità a studenti rifugiati di proseguire il loro percorso accademico all’Università di Bologna. È questo l’obiettivo del progetto UNI-CO-RE University Corridors for Refugees (Ethiopia-Unibo 2019-21), promosso dall’Alma Mater e UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati, e realizzato grazie al supporto di enti e istituzioni italiane e internazionali.

 

Il progetto è rivolto a studenti che, fuggiti dal loro paese d’origine, si trovano ora in

 

Continua qui:  https://www.imolaoggi.it/2018/12/19/migranti-dopo-i-corridoi-umanitari-arrivano-i-corridoi-universitari/  

 

 

Addio al business dell’accoglienza. E le cooperative sono costrette a chiudere

Dopo Trento, anche dalla provincia di Rovigo arrivano le prime voci di dissenso contro gli effetti del Decreto sicurezza: trovandosi senza fondi, molte coop saranno costrette a chiudere o ad effettuare importanti tagli del personale. Rappresentanti Cgil: “Alimentata voragine della disoccupazione”

Federico Garau – Gio, 03/01/2019

Mentre imperversa lo scontro fra il ministro Salvini ed i sindaci ribelli, anche i centri d’accoglienza, che vedono ridurre drasticamente il numero di stranieri all’interno delle loro strutture, si uniscono alle voci di dissenso contro le nuove norme vigenti.

Un caso emblematico è quello di Rovigo, dove nei prossimi mesi gli effetti del Decreto sicurezza porteranno ad un ingente numero di licenziamenti. Gran parte del personale impiegato nelle cooperative non sarà più necessario, considerata l’evidente diminuzione di richiedenti asilo.

Dopo Trento, dunque, anche dalla zona del Polesine cominciano ad arrivare le dure condanne dei sindacati, che accusano il governo giallo-verde di stare creando nuovi disoccupati.

Col restringimento dell’accoglienza, le casse dei centri saranno sempre più vuote, di conseguenza si renderanno necessari dei tagli che colpiranno tantissimi dipendenti. Qualche struttura più grande resterà mentre altre, invece, saranno destinate a chiudere. Del resto, nel territorio in esame, sono presenti all’incirca 400 richiedenti asilo.

Le organizzazioni sindacali rivolgono quindi tutte le loro preoccupazioni nei confronti

Continua qui:

 

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/centri-accoglienza-costretti-ai-tagli-allarme-sindacati-1623893.html?fbclid=IwAR3LWIVAeT00wz3MxuXjrKeXoWVqc3fJfiJmpGwuuDlNFGIrragswj7zAAk

 

 

 

 

 

 

Dopo aver introdotto la migrazione di massa in Europa, la Germania paga gli immigrati per andarsene a casa

Gen 5

Pubblicato da neovitruvian

l governo tedesco ha organizzato una campagna aggressiva per incoraggiare i migranti illegali a partire, corrompendoli con l’affitto gratuito per un anno nei loro paesi d’origine.

“Il tuo paese, il tuo futuro, adesso!”, si può leggere nei cartelloni pubblicitari in sette lingue, affissi in quasi 2.500 località in 80 città tedesche, riporta il National Post.

Una serie di bandiere corrispondenti alle principali destinazioni – Egitto, Turchia, Afghanistan, Eritrea e Russia – tracciano una strada a zigzag verso un orizzonte immaginario.

La campagna pubblicitaria “ReturningfromGermany” è l’ultima tattica del governo tedesco per aumentare le partenze e scoraggiare la migrazione, in un’inversione della controversa politica di accoglienza di Angela Merkel del 2015 al culmine della crisi dei rifugiati siriani. La campagna è stata ideata dal ministro degli Interni Horst Seehofer, rivale ribelle di destra della Merkel, che ha forzato una crisi di coalizione sulla politica di asilo della Germania la scorsa estate.

Mentre le richieste di asilo respinte si accumulano – e gli arrivi si sono normalizzati da un’inondazione di 700.000 migranti tre anni fa, il cartellone della campagna è indirizzato alle circa 235.000 persone che devono ancora lasciare il paese secondo il ministero dell’interno.

La maggior parte dei richiedenti asilo le cui richieste sono state respinte non possono tornare nel loro paese di origine per diverse ragioni; pericolo, mancanza di documentazione o soffrono di una malattia. Il governo tedesco ha soprannominato queste persone “duldung”, che significa “tollerati”.

I richiedenti a cui è stato negato l’asilo, che non rientrano in nessuna di queste categorie in genere non si presentano per la loro deportazione. Di oltre 20.000 rimpatri aeroportuali programmati nel 2018, solo la metà di loro è tornata a casa.

Seehofer, il ministro degli interni tedesco, mira a incoraggiare i migranti a partire con il denaro contante – offrendo 1.000 – 1.200 euro ai singoli e 3.000 per le famiglie per soddisfare i bisogni primari.

Non tutti sono fan del nuovo “sistema”, in cui “si ottiene più denaro se si sceglie di partire prima”, secondo Meiki Riebau – avvocato ed esperto di migrazione presso Save the Children Germany.

Riebau – che non è un fan della campagna, dice “È un regalo di Natale senza gusto.”

A seconda della loro nazionalità, i richiedenti asilo possono ricevere 1.200 euro

Continua qui:

https://neovitruvian.wordpress.com/2019/01/05/dopo-aver-introdotto-la-migrazione-di-massa-in-europa-la-germania-paga-gli-immigrati-per-andarsene-a-casa/

 

 

ECONOMIA

Uno Sguardo alla Concentrazione della Ricchezza nel Mondo

 4 Gennaio 2019 DI NICK ROUTLEY

Visualcapitalist.com

Negli ultimi decenni, la povertà mondiale estrema è diminuita in modo considerevole e molti milioni di persone, particolarmente in Cina, sono entrate in quella che viene definita “la classe media”. Però, mentre dobbiamo constatare che questi cambiamenti nell’economia sono dati assolutamente positivi, la nostra attenzione viene attratta dall’altra estremità dello spettro delle ricchezza globale, dove troviamo un alto grado di l’accumulazione di ricchezza da parte di chi già si trova al vertice della piramide economica.

 

LO SPETTRO DELLA TROPPA RICCHEZZA

Oggi, poco meno dell’1% della popolazione adulta mondiale occupa la fascia che dispone di una ricchezza di $ 1 milione di dollari e benché il numero di persone sia molto piccolo, questo gruppo di élite controlla collettivamente il 46% della ricchezza mondiale, valutato a circa $ 129 trilioni di dollari.

Il rovescio della medaglia però è  il 70% della popolazione mondiale che rientra nella fascia di ricchezza inferiore a $ 10.000 dollari e questa maggioranza della popolazione mondiale collettivamente controlla solo il 2,7% di tutta la ricchezza mondiale ma, anche se “i ricchi diventano sempre più ricchi”, possiamo leggere come una buona notizia che la percentuale di persone che rientrano nella fascia più bassa della ricchezza si è ridotta nel corso degli anni  (NdT.: in termini percentuali, ma non in termini assoluti, visto l’ aumento esponenziale della popolazione)

 

LE METROPOLI DEI SOLDI

Non solo il denaro è concentrato in una piccola parte della popolazione ma anche le persone più ricche tendono a gravitare entro città globali come Londra, Hong Kong e New York. In effetti, il 70% degli ultra high net worth individuals (UHNWI) – persone che dispongono di un patrimonio investibile che supera i $ 30 milioni di dollari – risiede in appena dieci città in tutto il mondo.

Secondo il  Credit Suisse, i mercati emergenti oggi per il 22% crescono nelle mani della categoria

Continua qui: https://comedonchisciotte.org/uno-sguardo-alla-concentrazione-della-ricchezza-nel-mondo/

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

BANCA CARIGE, IL PRIMO ESPROPRIO della dittatura

www.maurizioblondet.it

Dopo che il governo (del cambiamento) approva e applaude il commissariamento di Carige da parte non di Bankitalia,  ma delle BCE  – una prima assoluta, mai era accaduto ad altre banche  – si è toccato un nuovo e più infimo livello di servitù volontaria, di schiavitù uggiolante di piacere maso-anale ad essere  spogliati, che lascia muti davanti allo scandaloso porno-spettacolo.

Non ho voglia di spremermi troppo per descrivere la situazione.  Accontentatevi di twitter del resto ottimi nella loro concisione:

Tradotto :

da oggi Bce, in Italia, può espropriare chi vuole … e manco rispondere ad un tribunale od alle leggi italiane. Così forse nemmeno la Wehrmacht.

Siccome il provvedimento di commissariamento è Bce … un ricorso verrebbe fatto … <presso la Corte di Giustizia europea> … invocando non la Costituzione Italiana ma la <Convenzione europea dei diritti dell’uomo> Resa. Occupazione. Disastro

E’ stato il primo atto del nuovo capo della vigilanza della BCE, Erria, che sarebbe sbagliato chiamare “un italiano”.  Stranamente, ha mantenuto i capi di prima, adesso col titolo di “commissari” 

“E’ un fatto singolare, e credo abbastanza unico, che una amministrazione straordinaria si avvii confermando i vertici” (Milano Finanza)

Commissario straordinario di Banca Carige il presidente Pietro Modiano. Sposato con la vicepresidente del PD, on.   Barbara Pollastrini.

BANCA CARIGE, IL PRIMO ASSET BANCARIO COMMISSARIATO DIRETTAMENTE DALLA BCE ennesimo asset d’Italia che perdiamo. Grazie alla U€. Grazie agli €uroFolli!!

 

Valerio Malvezzi
‏@ValerioMalvezzi

Dato che viaggiamo in campi giuridici inediti, inusitati e inesplorati, nessuno ha il coraggio di dire cosa sembri stia facendo la BCE con l’italiana Carige. Ma quale commissariamento? Ha i tratti dell’esproprio.

È infatti solo l’inizio: dopo, tocca ai vostri risparmi.

Se governano “i mercati”, l’interesse dei privati coincide con “l’interesse generale” e i risparmiatori e correntisti finiscono in bail-in: espropriati.

“Regalare con dote” = Ora Draghi può fare la dote con bail-in o fondi pubblici … Eppoi regalarla a BNP o Credit Agricole o Santander … come meglio gli aggraderà

LucianoBarraCaraccio‏ @LucianoBarraCar

Se governano “i mercati”, l’interesse dei privati coincide con “l’interesse generale” e i risparmiatori e correntisti finiscono in bail-in: espropriati.

A “Il Foglio”è sfuggita la verità: Mattarella “governa .

 

Non è un lapsus: il giornale neocon globalista di Ferrara ha aggiunto la bandierina dell’UE, della prigione dei popoli, sulla testata. E’ il segno del cambiamento: giù la maschera democratica, repressione, pugno d’acciaio. Per contro degli stranieri.

Naturalmente, con il consenso del popolo italiano, che tanto ama il governante Mattarella, così buono, così sensibile e di buon cuore:

2,5 milioni di visualizzazione? No, attenzione, ecco cosa ha scoperto Daniele Capezzone:


@Capezzone
Segui Segui @Capezzone

Oggi su @laveritaweb

Okkio alle #fakenews. 2.5 milioni per #Mattarella? No: è la somma delle visualizzazioni di 53 tweet, le stesse persone contate 53 volte.

Come se un programma tv che dura 60min e ha 1mln di spettatori dicesse di aver avuto 60milioni di visualizzazioni In pratica, il Quirinale si riduce ad emanare fake news per adulare il nuovo Governante.

Il falso, l’adulazione e la menzogna sono uno dei segni dell’aggravarsi della dittatura totalitaria in nome della UE.

Marco Travaglio ha messo in fila le adulazioni dei giornalisti del regime, che si superano l’uno l’altro per ingraziarsi il Potente a leccate e slinguate indecenti.

“Sono due giorni che i signorini grandi firme esaltano, magnificano, turibolano il fantasmagorico share raccolto da Sergio Mattarella con la tradizionale omelia di San Silvestro”.

E passa in rassegna alcuni titoli dei giornaloni:

  • “Lui ormai buca lo schermo (Repubblica)
  • “Sbaraglia i numeri dei social’ con ‘sorriso disarmante’, praticamente un ‘capolavoro’ (Daniela Preziosi, il manifesto)”
  • “Perché è ‘l’unico vaccino contro l’isteria populista, il vero rivoluzionario custode della ragione’ (rag. Claudio Cerasa, il Foglio)”
  • “Ricorda il vecchio pudore, riporta alla luce il sorriso dolente della ragion di stato” ma anche “l’armonica semplicità” (Salvatore Merlo, il Foglio)”
  • “È sceso, con grande successo di pubblico e di critica, nella piazza virtuale dei social… ha innovato il mezzo e insieme ha rivoluzionato la scena e il senso di questo appuntamento rituale” perché ha messo nientemeno che “la sedia al centro dello studio… che significa il Quirinale come agorà e non come luogo verticale… Da italiano come gli altri… ha tracciato una Repubblica di Platone

Continua qui: https://www.maurizioblondet.it/banca-carige-il-primo-esproprio-della-dittatura/

 

 

Criptovalute: dall’entusiasmo speculativo a strumento di controllo finanziario

it.sputniknews.com

La capitalizzazione del mercato delle criptovalute, in particolare di quella più famosa, il bitcoin, nel 2018 si è ridotta di circa 5 volte. Gli investitori sono delusi della decentralizzazione del denaro digitale.

I vari Paesi pensano sempre più a come impiegare la blockchain per digitalizzare le valute nazionali e per sfruttare meccanismi inediti di controllo del sistema finanziario.

Quando il creatore (o il gruppo di creatori) del bitcoin sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto scrisse il suo “libro bianco”, non avrebbe mai immaginato che la sua creazione sarebbe diventata più cara dell’oro. Inizialmente a comprare e scambiarsi bitcoin erano più che altro programmatori con la passione per la crittografia. Il bitcoin era più un divertimento che una valuta o un bene di gran valore.

In realtà, l’idea di una valuta decentralizzata, l’emissione e la gestione della quale si basano sulla tecnologia blockchain, con il tempo è stata apprezzata da molti speculatori finanziari. Infatti, non vi è un ente regolatore unico e ciò significa che l’offerta della valuta e del suo tasso di cambio dipendono esclusivamente dal comportamento del mercato che può essere lievemente influenzato se necessario. Proprio per questo il tasso di cambio del bitcoin, come di molte altre criptovalute, in un solo anno è aumentato di venti volte. Mentre alla fine del 2016 il corso del bitcoin era circa di 1000 dollari, a dicembre del 2017 proprio prima dell’emissione dei primi futures sul bitcoin al mondo la gente era pronta a pagare anche 20.000 dollari.

Dunque, si è sviluppato il settore dei miner, cioè coloro che gestiscono il bitcoin e altre valute. In pratica, a detenere il monopolio del mercato è la Cina probabilmente per la sua capacità di produrre apparecchiature per il mining ed energia elettrica a basso costo, indispensabile per l’estrazione e la gestione delle criptovalute. La Cina detiene più del 70% dell’estrazione mondiale di bitcoin. Inoltre, il Paese è il produttore delle apparecchiature più avanzate di mining: i circuiti di mining ASIC della società Bitmain occupano i tre quarti del mercato mondiale.

Tuttavia, una volta che il settore ha raggiunto dimensioni impressionanti, le autorità cinesi hanno cominciato a preoccuparsi. In primo luogo, hanno capito che il prezzo delle criptovalute è un elemento piuttosto variabile in base al comportamento speculativo. Infatti, il mercato del mining, che è fiorito in Cina, ha accumulato centinaia di milioni di dollari che potevano essere facilmente persi in caso di volatilità. Per non parlare poi del fatto che a investire in criptovalute avevano cominciato non solo gli speculatori, ma anche i comuni cittadini. I media cinesi riportano diverse storie di persone che hanno venduto la propria casa o hanno messo mano ai fondi per l’università dei figli per investire nel bitcoin. Vi sono state addirittura signore anziane che hanno tentato di convertire i loro modesti fondi pensionistici in criptovalute. Questo, alla fine, ha portato a gravi attriti sociali. E allora la Cina ha introdotto il divieto di circolazione di criptovalute nel Paese, in particolare sulle numerose borse di criptovaute e sulle ICO (Initial Coin Offering).

A gennaio di quest’anno il Gruppo direttivo per la gestione dei rischi delle attività finanziarie in rete della Banca Centrale cinese ha emesso un’ordinanza anche per i miner che li ha obbligati a interrompere gradualmente la propria attività, spiega a Sputnik Zhang Ning, esperto dell’Istituto di studi finanziari strategici presso la Chinese Academy of Social Sciences.

“Le autorità cinesi adotteranno misure piuttosto rigide. In primo luogo, per garantire il normale approvvigionamento energetico per i civili e l’industria, è necessario limitare il consumo di elettricità da parte dei miner. In secondo luogo, le criptovalute, in particolare i bitcoin, minacciano il monopolio statale dell’emissione di denaro. Inoltre, le autorità statali negli ultimi 2-3 anni stanno conducendo una politica di controllo sul flusso di capitale per mantenere la stabilità del cambio dello yuan. Ma la criptovaluta rende vani gli sforzi degli enti regolatori: con il suo aiuto è possibile esportare capitale dal Paese, anche denaro sporco. Questo è diventato, dunque, un canale utile per aggirare il controllo finanziario”.

Nel 2018 il corso del bitcoin e di altre criptovalute ha cominciato a scendere. Gli analisti più volte hanno collegato questo fenomeno ai divieti imposti dalle autorità cinesi. Come a dire, quando chi occupa i due terzi del mercato ne viene tagliato fuori, questo influenza l’intero settore. Chiaramente, le misure restrittive hanno fatto la loro parte, ma è possibile aggirarle. Le borse di criptovalute hanno cominciato a spostarsi in massa verso altre giurisdizioni: Giappone, Singapore, Corea del Sud e Hong Kong. Quei partecipanti al mercato delle criptovalute che non sono riusciti a registrarsi in tempo nelle nuove borse hanno effettuato transazioni p2p tramite popolari sistemi di messaggistica. Infine, i miner hanno trovato nuove località con energia elettrica a basso costo e un clima freddo, adatto al continuo raffreddamento delle potenti apparecchiature: ad esempio, la Russia (regione del Bajkal, Siberia) o Canada.

Gli investitori si sono preoccupati in particolare per le frequenti anomalie riscontrate sulle borse di criptovalute. O erano colpite dagli attacchi degli hacker e i dati delle parti interessate finivano a terzi o venivano manomessi i portafogli di criptovalute. Infine, l’interruzione stessa dell’attività delle borse ha causato perdite non indifferenti. Il caso più eclatante si è verificato l’autunno scorso presso la borsa cinese OKEx in cui si negoziavano futures sui bitcoin. Durante la brusca riduzione dei prezzi del bitcoin la borsa improvvisamente si è come bloccata: gli investitori non erano n grado di portare a termine alcuna operazione. Tuttavia, mentre il corso della valuta diminuiva scattavano le richieste di integrazione (margin call). In questo modo le posizioni degli investitori venivano chiuse in modo coatto e questi non avevano alcuna possibilità di modificare tale processo. Un gran numero di persone ha perso i propri risparmi. Per poco gli investitori infuriati non hanno preso d’assalto la sede della società e Xu Xing, fondatore di OKEx, è stato persino costretto a trovare riparo presso una centrale di polizia.

Infine, non infonde ottimismo negli investitori la mancanza di consenso all’interno della comunità di miner e sviluppatori. Fork, o scismi, del bitcoin si sono già verificati più volte. Si è verificata una scissione dal bitcoin principale

Continua qui: https://it.sputniknews.com/economia/201812307030833-criptovalute-entusiasmo-speculazioni-strumento-controllo-finanziario/

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Trump: “Immorale il mio muro? Quello del Vaticano è alto 12 metri”

Di Cristina Gauri – 4 Gennaio 2019

Ennesima frecciata di Donald Trump all’indirizzo del Vaticano e di Bergoglio. Parlando ieri alla Casa Bianca dopo l’incontro con i congressisti democratici, il presidente Usa ha dichiarato che il muro di confine tra Usa e Messico non si può ritenere “immorale” perché anche il Vaticano ha delle mura difensive alte 40 piedi (circa 12 metri). “E’ uno dei muri più alti esistenti!”

“Solo un muro riuscirebbe a fermare il passaggio dei clandestini provenienti dal Messico “, ha ripetuto anche stavolta. Il presidente americano ha richiesto un fondo di 5 miliardi di dollari per costruire la barriera che promise ai suoi elettori nel 2016, ma i Dem si sono opposti causando una crisi. “Immorale? Prendete per esempio tutte le nazioni che hanno dei muri di confine: funzionano al cento per cento.” ha aggiunto. “Non cambierà mai. Un muro è un muro. La notte scorsa abbiamo fatto volare i droni fotografici sopra le persone che cercavano di attraversare il confine: l’unica cosa che li ha fermati è stato il muro“.

Le fortificazioni del Vaticano, alte circa dodici metri, furono terminate nell’852 d.C. su ordine del Papa leone IV in seguito ad un devastante saccheggio degli Ottomani. I rapporti tra Bergoglio e Trump non sono mai stati rilassati

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https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/trump-immorale-muro-quello-vaticano-alto-12-metri-100075/?fbclid=IwAR1OXZutPLX4jwtYrSmLMOXYIajuSoEcPugoXfq7dJyBRRcbXNtHjBeOuog

 

POLITICA

LA NEOCHIESA SI FA PARTITO

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CARITA’ SELETTIVA – anzi, Carita$

Milano: 61 milioni di euro spartiti fra 5 enti, 24 milioni alla Carita$

Come scrive Chiara Campo sul Giornale, dal 2011 al 2015 la giunta Pisapia ha diviso oltre 61 milioni di euro di fondi pubblici (comunali o dello Stato) destinati alla gestione dell’emergenza profughi solo tra cinque associazioni. La parte maggiore è andata a Farsi Prossimo, promossa dalla Caritas (24,5 milioni alla cooperativa e 11,7 al consorzio). Oltre 18,5 milioni alla fondazione Progetto Arca, circa 4,7 alla Casa della Carità di don Virginio Colmegna (il suo braccio destro Maria Grazia Guida è stata anche vicesindaco nei primi due anni di mandato), 631.876 euro all’associazione Sviluppo e Promozione. Una quota minore ai City Angels (64mila euro) e altri 916.235 euro del Servizio politiche immigrazione divisi tra Fondazione fratelli di San Francesco, Fondazione Don Gnocchi e ancora City Angels.

Sono fondi per l’accoglienza distribuiti quasi sempre senza bando pubblico ma con la formula della procedura negoziata, in pratica con assegnazione diretta”.

Bergoglio e la CEI sono corresponsabili oggettivi anche di questo:

PORTATE IN ITALIA E POI UCCISE PER VENDERE GLI ORGANI: L’FBI INDAGA IN CAMPANIA SUL TRAFFICO DELLE GIOVANI NIGERIANE

C’ è chi parte piena di speranze dall’ Africa e ricompare nelle città del nord Europa o sulla via Domitiana e c’ è chi, invece, una volta lasciato il proprio villaggio, sparisce nel nulla. La tratta degli esseri umani gestita dalla mafia nigeriana ha due finalità. Entrambe mostruose. Lo sfruttamento delle schiave del sesso, per le ragazze, e il traffico di organi che coinvolge sia uomini che donne. È su questo che lavora una task force internazionale che, dal mese di luglio, vede impegnate l’ Fbi, la polizia italiana, con lo Sco a coordinare i lavori delle squadre mobili di Caserta, Roma, Palermo e Torino e che, a breve, potrebbe vedere coinvolta anche la polizia canadese.

 

50 italiani chiedono asilo in chiesa, Caritas sbarra le porte: “Noi aiutiamo solo immigrati”, al freddo da 5 notti

Ormai da cinque giorni, una quarantina di persone – adulti e bambini – italiani, vivono sul sagrato del Duomo di Catania. Persone, italiani, che sono lì per chiedere a gran voce «che vengano mantenute le promesse che il sindaco Bianco, PD, ci ha fatto ormai quattro anni e mezzo fa – ha spiegato uno di loro, Salvatore Cutrona – ovvero case, lavoro, la sistemazione delle famiglie disagiate e dei quartieri stessi. Bianco è stato eletto con i voti dei quartieri – ha proseguito Cutrona – infatti le 25 famiglie che protestano vengono da Librino, Pigno, Villaggio Sant’Agata, San Giorgio e San Cristoforo – promesse di cui abbiamo ancora le registrazioni, ma risultate fini a se stesse. Siamo qui da giorni senza mangiare né bere e siamo disperati: abbiamo chiesto più volte di essere ascoltati, ultima spiaggia era rivolgersi alla Chiesa, perché non abbiamo casa, tanto meno quelle promesse, e nessun posto dove andare».*

Ma anche la Chiesa li ha respinti

«Papa Giovanni aveva detto “aprite le porte, spalancate le porte di Dio”, monsignor Scionti le porte le ha chiuse – ha accusato Pietro Giglio – il parroco di Sant’Agata ha mostrato la sua diffidenza nei nostri confronti, ha negato le coperte ai bambini, ci ha buttato fuori, non ci ha neanche dato un bicchiere d’acqua per prendere le medicine».

(Siamo in mano ad élite criminali)

 

https://francais.rt.com/france/57519-climat-limiter-naissances-permettrait-mieux-accueillir-migrants-ex-depute-yves-cochet

Limiter nos naissances nous permettrait de mieux accueillir les migrants qui frappent à nos portes” 

Il cardinale Sarah al congresso di Europa Christi ha ribadito “il diritto di ogni

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SCIENZE TECNOLOGIE

Al Tg1 la propaganda ai microchip sottopelle

29, dicembre, 2018

 

I ridicoli anticomplottisti, stupidi sguatteri della dittatura globalista (a volte anche gratuitamente), hanno sempre detto che si trattava di fantasie senza alcun riscontro nella realtà. La prova di quanto questa gente sia ottusa è arrivata dal Tg1 dove è andata in onda la propaganda al microchip sottopelle che

 

Continua qui: https://www.imolaoggi.it/2018/12/29/al-tg1-la-propaganda-ai-microchip-sotto-pelle/

 

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