NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI 26 LUGLIO 2019

https://www.ilpost.it/2019/07/24/monologo-rutger-hauer-blade-runner/

NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI

26 LUGLIO 2019

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.»

Dal film BLADE RUNNER – https://youtu.be/Rvqm_1NhgR4

 

 

http://www.dettiescritti.com/

https://www.facebook.com/Detti-e-Scritti-958631984255522/

 

Le opinioni degli autori citati possono non coincidere con la posizione del curatore della presente Rassegna.

 

Tutti i numeri dell’anno 2018 e 2019 della Rassegna sono disponibili sul sito www.dettiescritti.com 

 

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SOMMARIO

 

Dalla Russia coi servizi (deviati) per agitare gli italiani idioti 1

L’Italia sequestra le armi di un gruppo neonazista… un istante dopo i media occidentali inventano una connessione con la Russia 1

Cosa resta del metodo Bibbiano. 1

DOCUMENTI FALCONE E BORSELLINO PROCESSO TRATTATIVA PER COPRIRE LA VERITA’ 1

Come lacrime nella pioggia 1

Tutto quello che dovete sapere sul monologo di Rutger Hauer in Blade Runner 1

Filosofia LGBT

Una Nuova e interessantissima teoria dal think thank del PD

Bimbominkia di Pyong Ynag

La “morte lenta” dei palestinesi in Libano 1

“LA RANA È BELLA COME L’ANGELO SERAFINO” 1

Camilleri e De Crescenzo, due pesi e due misure 1

Con la morte del cardinale Martini è stata canonizzata la teologia del dubbio 1

Dati INVALSI 1

I cavalli di Troia del Cremlino. 1

Il padre dell’euro, che aveva osato denunciare il signoraggio, è morto

Troppi Africani? 1

Tratta e sfruttamento: Save the Children, in Europa 1 vittima su 4 è minorenne. 1

La corsa alla BCE

Come l’euro alimenta la divergenza tra i paesi europei 1

Il parere di Visco sulla Libra di Facebook 1

UN’AGGRESSIONE ANCHE ALLA MEMORIA DI SCIASCIA. 1

Borrelli: che disastro, dopo Mani Pulite (che risparmiò il Pci). 1

La corsa al dominio dello Spazio. 1

Massoneria: mire su Notre-Dame e sul Camerun. 1

10 DOMANDINE FACILI FACILI

Rapporto medico-paziente 1

Ibn Khaldun, il primo sociologo della Storia 1

Sulla violenza nella storia 1

 

 

IN EVIDENZA

Dalla Russia coi servizi (deviati) per agitare gli italiani idioti

Scritto il 26/7/19

 

Un recente sondaggio dice che il 58% degli italiani ritiene grave la storia dei soldi promessi dai russi alla Lega per la campagna elettorale europea di quest’anno. Ciò dimostra ulteriormente che l’inconsapevolezza è la regina della democrazia come oggi praticata. Infatti, posto che il problema di questo ipotetico e non avvenuto finanziamento è quello dell’interferenza straniera nella politica italiana, cioè della tutela dell’indipendenza politica italiana, allora ogni non-idiota sa che questa indipendenza non esiste dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. L’Italia dal 1945 è militarmente occupata dagli Usa con oltre 100 basi sottratte al controllo italiano. Gli Usa hanno allestito, armato e finanziato in Italia la Gladio, un’organizzazione paramilitare illecita con fini di condizionamento politico. La Dc e il Pci hanno sempre preso miliardi rispettivamente dagli Usa e dall’Urss, dati per condizionare la politica italiana; in particolare l’Urss assicurava al Pci percentuali su determinati commerci. Il Pci riceveva questi soldi mentre l’Urss teneva puntati contro l’Italia i missili nucleari. Il Pci, in cui allora militava il futuro bi-presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accettava la guida del Pcus di Stalin.

Diversi leader politici italiani hanno sistematicamente svenduto a capitali stranieri i migliori asset nazionali. Moltissimi leader politici e statisti italiani hanno sistematicamente e proditoriamente ceduto agli interessi francotedeschi e della grande finanza in fatto di euro, fisco, bilancio, immigrazione; in cambio hanno ricevuto sostegno alle loro carriere. L’Italia ormai riceve da organismi esterni, diretti da interessi stranieri, l’80% della sua legislazione e della sua politica finanziaria. Essa è indebitata in una moneta che non controlla

 

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https://www.libreidee.org/2019/07/dalla-russia-coi-servizi-deviati-per-agitare-gli-italiani-idioti/

 

 

 

 

 

L’Italia sequestra le armi di un gruppo neonazista… un istante dopo i media occidentali inventano una connessione con la Russia

25 Luglio 2019 – DANIELLE RYAN

Questa settimana, i media occidentali hanno continuato nella loro tradizionale riabilitazione dell’estremismo di estrema destra in Ucraina, riferendo che la polizia italiana aveva arrestato una banda neonazista “legata” alla Russia, anche se questo presunto collegamento era stato creato dal nulla.

Lunedì scorso, la polizia italiana aveva dichiarato di aver sequestrato un deposito di armi e cimeli nazisti appartenenti ad un gruppo neonazista operante nel nord Italia. Il sequestro faceva parte di un’indagine protrattasi per oltre un anno sugli estremisti che avevano combattuto “contro i separatisti” nella regione del Donbass, in Ucraina.

Chi aveva letto la notizia sui principali organi di informazione, come BBC, CNN, The Guardian, Politico, ABC News, Sky News, CBS e Reuters era però venuto a conoscenza di una versione degli eventi completamente diversa.

Invece di combattere “contro” i ribelli nelle regioni separatiste dell’Ucraina orientale, come chiarito dalla dichiarazione della polizia, gli estremisti in questione avrebbero, al contrario, combattuto “a fianco” dei separatisti filo-russi. Dei neonazisti che avevano combattuto per Kiev nell’Ucraina orientale si erano magicamente trasformati in militanti filo-russi che si erano battuti per la causa separatista.

Aggiungendo alla storia un’ulteriore elemento di mistero, la polizia italiana aveva anche modificato la propria dichiarazione originale sul sequestro delle armi, cancellando la frase sulla banda che aveva combattuto “contro” i separatisti e sostituendola con una dichiarazione generica in cui si affermava che gli estremisti erano stati tenuti sotto controllo “perché avevano preso parte al conflitto armato nella regione del Donbass.

La dichiarazione ufficiale della polizia italiana afferma che i nazisti con i missili avevano combattuto “contro i separatisti [filo-russi]“. Ma la BBC afferma che i nazisti italiani avevano combattuto * per * separatisti sostenuti dalla Russia.
Qualcuno sta disinformando https://t.co/jByo12vtjTpic.twitter.com/1XLF32YgIj
– Mark Ames (@MarkAmesExiled) 15 luglio 2019

Perché esattamente la polizia abbia cambiato la propria dichiarazione originale rimane poco chiaro, ma aveva dato alla BBC la perfetta opportunità di modificare tranquillamente la propria falsa storia, scaricando il collegamento con la Russia per sostituirlo con la più vaga affermazione secondo cui gli estremisti avevano semplicemente “preso parte al conflitto nell’est dell’Ucraina,” facendo in questo modo riferimento alla dichiarazione modificata della polizia.

Un aggiornamento di Reuters al suo articolo originale, secondo cui il gruppo

 

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https://comedonchisciotte.org/litalia-sequestra-le-armi-di-un-gruppo-neonazista-un-istante-dopo-i-media-occidentali-inventano-una-connessione-con-la-russia/

 

 

 

 

 

Cosa resta del metodo Bibbiano

Marcello Veneziani, La Verità 2 luglio 2019

Se un italiano insulta un nero sta tornando il razzismo. Se un ragazzo schiaffeggia un coetaneo antifascista sta tornando il fascismo. Se qualcuno offende un gay sta dilagando l’omofobia. Se un’inchiesta rivela un sistema criminale che toglie i bambini ai loro genitori per venderli ad altri, non è successo niente, è solo un episodio da accertare. Anzi, bisogna difendere il sindaco piddino di Bibbiano coinvolto, e mostrargli vicinanza per “il linciaggio mediatico” che subisce.

Questa è l’Italia a testa in giù che ci presentano Media, Guru e Sinistra ogni giorno, contro cui insorge sempre più arrabbiata l’Italia quotidiana, l’Italia comune, l’Italia della gente. È inutile aggiungere che anche gli stessi esempi citati in partenza, se avvengono a parti invertite, diventano episodi a se stanti, privi di significato e di teoria. Ed è mortificante essere costretti a dire queste cose banalissime solo perché viene superata ogni giorno, impunemente, la soglia della decenza e della verità e viene capovolto ogni giorno il senso naturale della realtà. Ma è una regressione che coinvolge anche gente di sinistra fino a ieri più assennata, dotata un tempo di senso critico.

Qualche mese fa un intero movimento in favore delle famiglie, costituito da migliaia di persone per bene, genitori responsabili e premurosi verso i figli, giovani insorti contro l’egemonia lgbt, fu messo all’indice e demonizzato sulla base di un paio di dichiarazioni folli fatte da un paio di partecipanti al raduno di Verona e rimbalzate nel tamtam mediatico contro l’evento. Un intero popolo delle famiglie fu schedato come sessista, omofobo e razzista sulla base di un paio di frasi vaganti su internet, rubate sul web. Se a parti invertite qualcuno avesse pescato qualche slogan bestiale e blasfemo del gay pride, avrebbe potuto fare l’operazione inversa, la demonizzazione del circo omosessuale.

Se si adottasse lo stesso criterio usato a Verona, cosa dovremmo dire allora, alla luce dei fatti di Bibbiano, del sistema di potere, dei rapporti comuni-famiglie nei comuni amministrati dalla sinistra e in generale del meraviglioso mondo che ruota intorno alla sinistra? Che siamo in presenza di un sistema fondato sulla deportazione dei bambini dalle loro famiglie li inserisce prima nei costosissimi lager delle case-famiglia per poi assegnarli al racket degli orchi.

L’aspetto più grave della vicenda di Bibbiano-Reggio Emilia non è il fatto in sé, pur grave e tutt’altro che riconducibile a un individuo isolato, a due o tre casi. La cosa peggiore è che si tratta della punta d’iceberg di un sistema di potere, l’esasperazione di una ideologia, la radicalizzazione di una mentalità e di un odio sistematico contro le famiglie che assume in Italia aspetti e gradi

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http://www.marcelloveneziani.com/articoli/cosa-resta-del-metodo-bibbiano/

 

 

 

 

 

 

DOCUMENTI FALCONE E BORSELLINO PROCESSO TRATTATIVA PER COPRIRE LA VERITA’

19 luglio 2019

 

Sono stati recuperati e resi pubblici atti e documenti relativi alle attività ed agli assassini di Falcone e Borsellino che, già a quanto se ne è saputo dalla stampa, travolgono in un mare di sporco favoreggiamento magistrati ed altri rappresentati dei pubblici poteri e fanno comprendere la vera ragione della ostinata persecuzione di persone come il Generale Mori nonché la ragione vera per la quale è stato imbastito il più colossale, prolungato, ridicolo per  la stessa inconsistenza del capo di imputazione, processo dello Stato Italiano: il c.d. processo della Trattativa “Stato Mafia”.

Altro che Trattativa! Se trattative vi furono, tra di esse la più invereconda, pericolosa, stranamente digerita da stampa e dalla cosiddetta scienza giuridica, che ha coinvolto chi sa quanti magistrati: furono le trattative per fornire una copertura attraverso la persecuzione dei sostenitori dei delitti e delle relative indagini c.d. “mafia e appalti”.

Una Trattativa che se vi fu (e sembra oggi che proprio vi sia stata) sarebbe intervenuta tra la mafia, che si “occupò” della eliminazione fisica dei due Magistrati propugnatori di quella indagine e che mal sopportarono la chiusura pressocché inconcludente di essa e rischiavano di scoprirne la stranezza e, di contro, (altri assassini benché solo morali) il processo a carico di altri indagatori mal soddisfatti della chiusura delle indagini (Gen. Mori etc.)  e così da fare da “polverone” con la loro incriminazione stante la inusitata loro qualità tale da lambire l’incriminazione, nientemeno dello stesso Stato (come si fece nella denominazione corrente).

I fatti in estrema sintesi sono questi.

Della inchiesta “mafia e appalti” si occuparono sia Falcone (che continuò ad interessarsene anche quando andò a Roma al Ministero) sia Borsellino. A “chiudere” l’indagine con un pugno di mosche in mano deludendo le aspettative di coloro che l’avevano impiantata e condotta, furono vari Magistrati della Procura di Palermo (ricordo Lo Forte…).

Il Generale Mori si infuriò per quella strana e deludente conclusione.

Risultato: Falcone e Borsellino assassinati dalla Mafia. Mori ed altri perseguitati ed accusati di

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http://www.lavalledeitempli.net/2019/07/19/documenti-falcone-borsellino-processo-trattativa-coprire-la-verita/

 

 

 

 

 

ARTE MUSICA TEATRO CINEMA

Come lacrime nella pioggia

 

Quelle di uno dei monologhi più famosi della storia del cinema, pronunciato nel 1982 da Rutger Hauer

 

Rutger Hauer – https://www.ilpost.it/2019/07/24/monologo-rutger-hauer-blade-runner/

 

24 LUGLIO 2019

 

Venerdì scorso è morto a 75 anni Rutger Hauer, il grande attore olandese entrato nella storia del cinema per il monologo finale di Blade Runner, il film di Ridley Scott del 1982. Nel film, Hauer interpreta Roy Batty, il capo dei replicanti ribelli, e nel confronto finale con il protagonista Rick Deckard (Harrison Ford) riassume le cose incredibili che ha visto in vita, poco prima di morire:

 

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo

 

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https://www.ilpost.it/2019/07/24/monologo-rutger-hauer-blade-runner/

 

 

 

 

 

Tutto quello che dovete sapere sul monologo di Rutger Hauer in Blade Runner

Innanzitutto, la frase non è quella che ricordiamo.

DI REDAZIONE – 25/07/2019

Chi di noi non ha mai sentito dire: “ho visto cose che voi umani…”? La frase è così celebre che è diventata di uso comune, moltissimi la citano e la usano addirittura senza mai aver visto Blade Runner, il film da cui è tratta.

Nella storica pellicola di Ridley Scott quella frase viene pronunciata verso la fine, in un monologo diventato parte integrante della storia del cinema. Certo, il protagonista fu interpretato da Harrison Ford, eppure la parte più iconica e memorabile di tutto il film è probabilmente proprio quel monologo pronunciato da Rutger Hauer, da poco scomparso.

Ma per quanto quella frase, quella parte di monologo, sia diventata celebre come lo è oggi, alcune cose sono ancora poco note. Un esempio? La frase è sbagliata. Sì, perché per quanto possa sembrare assurdo, Hauer non dice “Ho visto cose che voi umani non potete immaginare” ma “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”. Un classico caso di ricordo collettivo che, man mano che passa di bocca in bocca, di citazione in citazione, si è modificato allontanandosi dalla realtà.

Un’altra curiosità interessante è che in parte quel monologo non fu soltanto interpretato ma anche

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https://www.esquire.com/it/news/attualita/a28504103/monologo-blade-runner-rutger-hauer/

 

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

Lisa Stanton 22 07 2019

 

L’Italia ha 104000 psicologi iscritti all’albo, i quali sanno bene che la prima e più importante difesa della persona è il nucleo familiare, un’istituzione spontanea sopravvissuta ad ogni cambiamento socioeconomico, dove l’individuo si forma ed è formato negli affetti e nelle relazioni.

Tra gli addetti ai lavori, vi è una parte (dominante) che detta la linea ed una parte che obbedisce ad un ordine. Oggi la linea è nero su bianco quella descritta da Anghinolfi e Foti in diversi convegni, incontri, interviste: una linea di resistenza ad un istituto tradizionale fascista come la “famiglia patriarcale padrona dei propri figli”. Quest’odio ideologizzato è così da 30 anni, basta leggere le linee guida delle insegnanti della materna, che hanno passato gli esami di abilitazione perché si è detto loro “fai così”.

Il momento storico consente a qualcuno che ha fatto studi diversi, di svolgere diversamente il suo lavoro in privato, ma nel pubblico deve risultare allineato col sistema.

La psicoanalisi non è la causa dei mali della società attuale perché è poco malleabile al potere e necessita di tempi lunghi, ma altri condizionamenti (usati ad es. per la propaganda) sono più efficaci. Essa è il mezzo che permetterebbe di analizzare e capire le cause del degrado odierno, ma il suo utilizzo ideologico (ovviamente fuorviante), a scopi politici, l’ha resa una pseudoscienza “strumentale”. Non c’è infatti disciplina più ostracizzata della psicanalisi perché essa è soppiantata dallo psicanalismo, che non analizza, ma inquisisce e applica protocolli e direttive, è conformista e al servizio di un ideologema che è tutta tecnica (comportamentale e cognitiva) finalizzata al potere. Il potere, poi, seleziona i peggiori.

Solo chi legge i verbali delle sedute di psicanalisi svolte sui bambini e sulle piccole comunità emiliane e toscane può comprendere come essa non possa essere lasciata in mano ad attivisti LGBT e Pedofili. La psicoanalisi aiuterebbe a capire le cause ed a curare la ferita, ma la linea generale è saltare proprio l’analisi perché la categoria è in mano a chi non vuole arrivare alla causa ma assecondarne le conseguenze

La battaglia di Bibbiano è dunque ideologica ai suoi massimi e, in tal senso, è un caso politico oltre che criminale e di assoluta insensibilità.

Con la legge del più forte e l’applicazione di ideologie anarchico – ’68ine (free love, gender, open family etc.), il sistema affidi è diventato un meccanismo infernale che gli addetti ai lavori conoscono bene. Essi sanno perfettamente che il distacco viene vissuto dal bambino come un tradimento, e che una volta avvenuto è facile indirizzare la frustrazione del minore contro i genitori.

Oltre gli orrori di cui sapete, vi è anche un rilevante interesse economico (risulta che un centro riceve circa. 192.000€ l’anno per due bambini, immaginate una famiglia vera quanti possa allevarne con lo stesso importo!). Perché non sostenere invece le famiglie povere e disagiate, quelle che in questo scandalo ci hanno rimesso amore, famiglia, libertà e talvolta la stessa vita?

La dott. Frezza, in un articolo del 2018, spiega bene il ruolo degli “esperti” nell’esautoramento della patria potestà attraverso una narrazione falsa dei numeri sui casi di abuso familiare, che ha sensibilizzato gli allocchi. https://www.ricognizioni.it/la-psicopolizia-nella-scuola-del-grande-fratello/

Qui una selezione dei suoi interventi in difesa dei ragazzi.

https://www.youtube.com/watch?v=gvgBGHk8U2Y

https://www.youtube.com/watch?v=KX0b2zC21y0

Mentre scrivo, il Tribunale dei minori di Bologna (correo dell’operazione delittuosa quantomeno per negligenza) ha cominciato a revocare i primi 4 provvedimenti di affido esaminati. I Centri di tutela, competenti e qualificati perché esterni alla famiglia, erano certificati a norma europea. La stessa ONU ne ha caldeggiato le teorie perverse sin dagli anni ’80 ed il fido esecutore PD le ha messe in pratica: essi erano infatti in piena occupazione, nonostante la recessione ed il numero abnorme di occupati che gravavano per miliardi sulle casse dello Stato.

VIDEO QUI: https://www.youtube.com/watch?v=KX0b2zC21y0&authuser=0

VIDEO QUI:

https://mail.google.com/mail/u/0?ui=2&ik=090d588ce8&attid=0.2&permmsgid=msg-f:1639794094459666627&th=16c1b80a790d40c3&view=att&disp=safe&realattid=16c1b7fc0446eeaef2a2

 

https://www.facebook.com/100000248554468/posts/2545864348765159/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA NUOVA INTERESSANTISSIMA TEORIA DAL THINK TANK DEL PD

Sisto Ceci 20 07 2019

 

alla radio poco fa

un esponente del PD…

Non c’è nessuna invasione di africani,

è solo percepita come tale ma non è reale.

 

l’invasione è come la temperatura ambiente c’è quella reale e quella percepita dalle persone.

La maggior parte di quelli che sbarcano non sono reali ma sono percepiti virtuali ………ologrammi ……della serie:

 

PDementi ….

PDeficienti ….

PDioti ….

 

quante belle cose si possono fare con la radice PD ….

 

PS: se ci pensate bene è la stessa teoria che seguono i magistrati con i reati commessi dagli immigrati.

 

Vengono subito scarcerati perché i loro reati NON SONO REALI MA SOLO PERCEPITI e i magistrati, scarcerandoli, rimettono solo in ordine le sensazioni di chi li subisce ……

 

https://www.facebook.com/100031860510496/posts/161532724918744/

 

 

 

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

BIMBOMINKIA DI PYONG YANG 

Sisto Ceci 22 07 2019

 

QUELLO CHE GIOCA CON I MISSILI, OFFRE ASILO POLITICO A BIMBOMINKIA RIGNANENSIS, QUELLO CHE GIOCA CON GLI IMMIGRATI, PER NUOVO VIDEOGIOCO DA FARE INSIEME.

 

“a MATTE’ , fratello mio de sangue,

che pe’ ‘n destino ‘nfame semo stati separati in culla da quarche fijio de na mignotta,

cerca de venì da me prima che in Italia qualcuno te faccia la pelle,

ce lo so che gli italiani stanno tutti ‘ncazzati co te,

se te succedesse quarcosa, nun me darei pace,

qui se sta’ bene e nun te tocca nessuno,

garantisco io, solo na cosa, basta che me dai sempre raggggione , ecchessarammai ,………

al massimo, se me fai ‘ncazza’, te metto sulla punta di un cannone e poi sparo

cosi’ te rimanno in Italia, come te vogliono gli italiani …….a pezzetti.

Giacche’ ce stai, portate pure ‘a Boldrini,

qualche cazzo da fa’ lo trovamo puro pe’ lei,

lava’ pe ‘tera, stira’, spolvera’, anna’ a fa ‘ la spesa,

se poi se ‘ncazza perche’ se sente trascurata, aho ‘n cannone è pronto pure pe’ lei

e che se crede,

che vie’ a fa’ la padrona a casa mia, ha proprio sbajato ‘ndirizzo “

 

 

T’aspetto , nun tarda’, .perché noi, alle 8 de sera, smorzamo tutte le luci .

 

https://www.facebook.com/100031860510496/posts/161900694881947/

 

 

 

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

La “morte lenta” dei palestinesi in Libano

di Khaled Abu Toameh – 24 luglio 2019

 

Pezzo in lingua originale inglese: The ‘Slow Death’ of Palestinians in Lebanon
Traduzioni di Angelita La Spada

  • Le misure prese dalle autorità libanesi nei confronti dei palestinesi evidenziano ancora una volta le discriminazioni subite dai palestinesi in questo paese arabo. “I palestinesi in Libano”, secondo un report del 2017 dell’Associated Press, “sono vittime di discriminazioni in quasi ogni ambito della vita quotidiana…”. La legge libanese limita le capacità dei palestinesi di svolgere diverse professioni, tra cui quelle di medico, avvocato e ingegnere, e impedisce loro di ricevere prestazioni sociali. Nel 2001, il parlamento libanese ha approvato inoltre una legge che vieta ai palestinesi di acquisire giuridicamente proprietà immobiliari.
  • Eppure, in qualche modo, i provvedimenti discriminatori e razzisti adottati dal Libano nei confronti dei palestinesi non sembrano disturbare i gruppi pro-palestinesi in tutto il mondo. Questi gruppi fingono regolarmente di non vedere le sofferenze dei palestinesi che vivono nei paesi arabi. Piuttosto, focalizzano la loro attenzione su Israele, osservandolo e criticandolo per abusi immaginari contro i palestinesi.
  • È ora che i gruppi pro-palestinesi presenti nei campus universitari di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Australia organizzino una “settimana dell’apartheid araba” anziché accusare Israele di “discriminare” i palestinesi. È anche tempo che i media internazionali prendano atto che le misure antipalestinesi sono state adottate dal Libano in un momento in cui Israele incrementa il numero dei palestinesi autorizzati a entrare in Israele per lavoro.

In qualche modo, i provvedimenti discriminatori e razzisti

adottati dal Libano nei confronti dei palestinesi

non sembrano disturbare i gruppi propalestinesi in tutto il mondo.

Questi gruppi fingono regolarmente di non vedere

le sofferenze dei palestinesi che vivono nei paesi arabi.

Piuttosto, focalizzano la loro attenzione su Israele,

osservandolo e criticandolo per abusi immaginari contro i palestinesi.

Più di centomila palestinesi cisgiordani sono autorizzati a lavorare in Israele, secondo fonti palestinesi e israeliane. Inoltre, le fonti riferiscono che migliaia di palestinesi entrano ogni giorno in Israele senza permessi.

Il 15 luglio, il numero dei lavoratori palestinesi che sono entrati in Israele, secondo il ministero della Difesa israeliano, ammontava a più di 80 mila.

La scorsa settimana, nell’ambito dei tentativi di raggiungere un accordo di tregua tra Israele e Hamas, secondo quanto riportato, Israele avrebbe deciso di incrementare il numero dei commercianti e degli imprenditori palestinesi della Striscia

Continua qui:

 

https://it.gatestoneinstitute.org/14593/morte-palestinesi-libano

 

 

 

 

 

CULTURA

“LA RANA È BELLA COME L’ANGELO SERAFINO”

ANGELUS SILESIUS, IL MISTICO CHE INFLUENZÒ RILKE E BORGES

Pangea

20 LUGLIO 2019

Arrivano come coltellate, liane di luce che non puoi schivare, serpenti che fanno giubilo nella giugulare. I distici di Silesio vanno assorbiti appena svegli, quando l’alba sfonda l’utero della notte, tenuti sotto la lingua, a sorvegliare la ‘ragione’ e ripeterli, senza ruminare pensiero, altro. “Uomo, nulla è imperfetto: l’arena è simile al rubino/ la rana è così bella come l’angelo serafino”. Basta questa piccola feritoia per avviarci al vivere – il male è non avere parole per dirlo, e muta mutevolezza verso la gioia.

*

Angelus Silesius (1624-1677), nasce, il giorno di Natale, nell’anno in cui muore il suo maestro di sguardo, Jacob Böhme: è parte dei grandi mistici di Svevia, forse il più spericolatamente ispirato. Nel Seicento l’uomo guarda la Luna e scopre il ‘metodo’ scientifico (Galileo), impone dubbio e geometria (Cartesio) come modo di studiare il mondo scevro da superstizioni, scopre che l’uomo è e non è, una tribuna di contraddizioni (Shakespeare), che l’immaginazione vince la realtà (Cervantes) e che il fedele è solo al cospetto del male e di Lui, senza mediatore che tenga (Lutero). Alla sfera si sostituisce l’ovale, al cerchio, in cui Leonardo inscrive l’uomo, la spirale in cui svanire: l’arte è teatro, maschera, finzione. Perduto Dio nel groviglio dei ragionamenti, il mistico si aggiorna alla vertigine: la poesia rivoluziona la grammatica, procede, senza mezzi verbali, per associazioni, allusioni, svenimenti. Vagabondaggio e minaccia: creatura che s’intrufola nel buco del creato, nella narice del creatore.

*

“Immensurabile è Dio: eppure lo puoi misurare,/ se misuri il mio cuore, poiché da lui è posseduto”; “Uomo, tutto ti ama, attorno a te fa ressa:/ tutto corre a te per giungere così a Dio”. In Silesio, con proprietà d’estasi, i contrasti sono raffinati in fiamma, l’assurdo è trama divina, sconcerto ha valore di concordia. Proprio l’inaccettabile è il segno del divino; ciò che è ‘giusto’ si stanzia nelle leggi umane. Dio ama pretendendo, è dirompente.

*

Un amico che mi conosce, mi regala una edizione straordinaria del Pellegrino Cherubico di Silesius. Quella ‘completa’, per così dire, è edita trent’anni fa da San Paolo, per la cura di Giovanna Fozzer e Marco Vannini. La mia, il dono, è una edizione di pregio ma ‘manuale’, da portarsi in giro – e lo faccio, perché, credete, un distico di Silesio è cocaina lirica, se sono annebbiato dal peso umano, apro a caso, leggo, “Dio abita in una luce alla quale non v’è accesso:/ chi non diventa la luce, non lo vede in eterno”. La ha stampata, nel 1990, l’editore La Locusta di Vicenza; la traduzione di alcuni distici scelti è di Giuseppe Faggin, grande studioso di Plotino. A suo avviso il “tono inconfondibile degli epigrammi” di Silesio lo avvicina “alla grande corrente religiosa che dalla Bhagavad-Gita, dal Tap-Te-King discende a Plotino,

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http://www.pangea.news/angelus-silesius-il-mistico-che-influenzo-rilke-e-borges/

 

 

 

 

 

Camilleri e De Crescenzo, due pesi e due misure

Marcello Veneziani, La Verità 21 luglio 2019

 

Il Sud, l’editoria italiana e la letteratura popolare hanno perduto in questa settimana due grandi pop-writer e due figure pubbliche: Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo. Entrambi hanno reso più accattivante il sud, i suoi linguaggi, il suo modo di vivere e di pensare, la Sicilia di Camilleri e la Napoli di De Crescenzo.

La sorte ha dato a Camilleri il privilegio di vivere una lucida e riverita vecchiaia, ha recitato per vent’anni il ruolo di Grande Vecchio e di Oracolo Siculo della Tv e delle Lettere.

Invece ha dato a De Crescenzo un ventennio di declino e di ritiro dalle scene pubbliche per ragioni di salute. Ricordo vent’anni fa a una cena De Crescenzo si presentò esibendo un biglietto preventivo di scuse perché non riconosceva i volti delle persone, anche a lui note o addirittura amiche. I primi tempi si pensò a una spiritosa trovata dello scrittore, che conoscendo molte persone non ricordava i loro nomi e dunque era un modo gentile e simpatico per scusarsi in partenza della distrazione e non passare per superbo e scostante. In realtà soffriva di prosoagnosia, una malattia seria.

Entrambi sono stati scrittori assai popolari; l’uno deve molto alla traduzione televisiva dei suoi romanzi, l’altro al cinema e alla partecipazione attiva nella simpatica scuola meridionale di Renzo Arbore. De Crescenzo si tenne sempre lontano dalla politica e dalle ideologie, si definì monarchico, indole di destra ma votante a sinistra, un po’ ateo e un po’ cristiano, ma preferì non mischiarsi nelle vicende della politica. Camilleri invece da anni ormai aveva assunto il ruolo di testimonial della sinistra, si era schierato apertamente in modo radicale, con qualche nostalgia del comunismo e un’antipatia viscerale che tracimava nell’odio verso Berlusconi ieri e verso Salvini di recente, fino alla famosa dichiarazione del vomito. Ma per giudicare un autore si deve avere l’onestà intellettuale e lo spirito critico di distinguere le sue posizioni politiche dalla sua prosa e dall’impronta che lascia nella letteratura. A questo criterio ci sforziamo di attenerci, ma l’aperto schierarsi di Camilleri gli è valsa da morto una glorificazione veramente esagerata. Mentre De Crescenzo

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http://www.marcelloveneziani.com/articoli/camilleri-e-de-crescenzo-due-pesi-e-due-misure/

 

 

 

 

Con la morte del cardinale Martini è stata canonizzata la teologia del dubbio

21 Settembre 2012 – (Alessandro Gnocchi – Mario Palmaro)

 

A forza di interpretare la Scrittura a proprio estro, come ha insegnato il cardinale Carlo Maria Martini e prima di lui Lutero e prima ancora Valdo e prima di loro uno stuolo per nulla originale di eretici, troppi cattolici hanno finito per praticare al contrario il chiarissimo monito evangelico che invita a essere candidi come colombe e astuti come serpenti. Perché solo gente candida come serpenti e astuta come colombe può applicarsi al tentativo di sottrarre il cardinale Martini all’uso che il mondo ne sta facendo dopo la sua morte. Solo un’astuzia spuntata e un candore ingrigito possono condurre un cattolico a non rendersi conto che il mondo sta facendo dell’arcivescovo, in morte, l’uso che lui stesso aveva scelto in vita.

Non deve proprio stupire se il primo frutto pubblico post mortem dell’opera del cardinale è la notizia della proposta di legge sul fine vita elaborata da Furio Colombo e intitolata proprio “Legge Martini”. Un sorta di miracolo laico, verrebbe da dire, che “Il Fatto Quotidiano” del 12 settembre 2012 presenta così: “Il testo si compone di tre soli articoli. Primo: ogni cittadino ha il diritto di decidere liberamente di non ‘vivere’ in stato di coscienza la propria agonia e la propria morte.

Ha diritto perciò di chiedere di essere ‘sedato’ entrando nella fine irreversibile di ogni sofferenza e ogni angoscia, anche qualora l’uso di narcotici possa abbreviare la continuazione della vita dell’organismo. Secondo: la legge istituisce una ‘alleanza medico-paziente’ che stabilisce inequivocabilmente il diritto di ogni ammalato (irreversibilmente inguaribile) di scegliere il momento in cui ricevere una ‘sedazione’ definitiva che lo accompagni, in perfetta incoscienza senza ritorno, alla morte dell’organismo.

Tale diritto è esercitato da chi, per legame naturale o come indicato da una precedente dichiarazione esplicita, rappresenta la volontà dell’ammalato, nel caso di impossibilità diretta di comunicare da parte del paziente.

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https://www.corrispondenzaromana.it/con-la-morte-del-cardinale-martini-e-stata-canonizzata-la-teologia-del-dubbio/

 

 

 

 

Dati INVALSI

“fotografia” o strumento di intimidazione matematica?

di Redazione ROARS

Arriva l’estate e arriva l’ennesimo rapporto sui test INVALSI. Le metafore dei test come “fotografia” della realtà e del “termometro” si sprecano. La Presidente Ajello ha in una recente intervista radiofonica usato la metafora degli esami del sangue: i risultati dei test INVALSI somigliano alle percentuali di colesterolo nel sangue. Proprio quest’ultima analogia può essere utile per capire bene cosa misurano le prove INVALSI. Nel sangue il colesterolo c’è davvero e può essere osservato. Le prove INVALSI, oltre alle famigerate “competenze”, dal 2016 affermano di stimare statisticamente anche un’altra grandezza che non è direttamente osservabile: il “valore aggiunto”. I test servono alle scuole per migliorarsi, si dice. Devono essere svolti da tutti: è una questione di equità, si aggiunge. Ma lo sanno i commentatori che le scuole non hanno alcun accesso alle prove svolte dai loro studenti? Che da quanto le prove sono computer based ciò che viene loro restituito è solo un file che associa il punteggio x all’allievo y, senza nessun’informazione su come quel punteggio sia stato ottenuto? Cosa non ha saputo lo studente? Dove e cosa ha sbagliato? L’assenza di questa informazione essenziale per qualsiasi insegnante, per qualsiasi concreto miglioramento in classe svela la sola e vera funzione della prova. All’INVALSI interessa raccogliere dati relativi a ciascuno studente nel tempo. I punteggi dei test certificheranno le competenze di ognuno. E quelle certificazioni piano piano subentreranno ai titoli di studio rilasciati dalle scuole pubbliche. Ecco a cosa servono i test INVALSI ed ecco perché la rilevazione è censuaria e non, come accade nel resto del mondo, campionaria.

“Una fotografia disarmante”, la definisce Christian Raimo; “due Italie, una che legge e scrive e parla inglese e l’altra no”, scrive Rai news; “un’Italia che non ama il merito e non capisce che la sana competizione è vitale per la crescita”, chiosa il Corriere della Sera; “il 35% degli studenti in terza media non comprende un testo in italiano”, continua Repubblica; “sono la foto di un Paese non democratico” commenta eccentricamente Marco Rossi Doria sul Fatto quotidiano. E tanti altri.

La pubblicazione annuale del rapporto dei dati INVALSI produce ciclicamente, almeno dal 2008 in avanti, anno in cui le prove diventano censuarie – ovvero destinate a tutti gli studenti italiani delle classi testate – paginate di indignazione e sconcerto mediatico.

I risultati INVALSI, entro i dovuti errori statistici, sono da 10 anni pressoché sovrapponibili (come sfugge al conduttore di “Tutta la città ne parla” del 11/7/2019, Radio 3, quando afferma che le trasmissioni di commento si ripetono di anno in anno). Cosa ci dicono?

Che esiste divario Nord-Sud, crescente al crescere dell’età degli studenti; divario maschi femmine, centri-periferie, autoctoni e immigrati. In sostanza: gli immigrati sanno meglio l’inglese (chissà perché) e i divari in inglese sono più accentuati (corsi privati?). Le femmine sono più brave dei maschi in italiano. A Taormina sono più scarsi che a Varese. Il tutto con grafici, tabelle, punteggi divisi per regioni, colori diversi.

“Scienza oggettiva”, altro che “impressionismo” della valutazione dei docenti (che si sa, al Sud sono più compassionevoli, forse perché condividono le peggiori condizioni di vita dei loro studenti).

Sono 10 anni che va in scena la stessa recita e sono 10 anni che gli editoriali e le

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https://www.sinistrainrete.info/societa/15483-redazione-roars-dati-invalsi-fotografia-o-strumento-di-intimidazione-matematica.html?utm_source=newsletter_901&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

 

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

I cavalli di Troia del Cremlino

di Gian Joseph Morici

Tanto le vicende del Russiagate di Trump, quanto quelle che riguardano l’Italia – definite dal quotidiano Repubblica Moscopoli – sono tutt’altro che chiarite. Anche se bisogna ammettere che tanto il popolo americano quanto quello italiano, sembra aver subito gli effetti nefasti di una lobotomizzazione di massa che impedisce di rendersi conto della gravità di quello che sarebbe accaduto.

Negli Stati Uniti, l’ex procuratore speciale Robert Mueller che ha condotto l’inchiesta americana, ha deposto dinanzi le commissioni Giustizia e intelligence della Camera, dichiarando che dopo due anni di indagini sui presunti tentativi russi di influenzare la campagna presidenziale del 2016, come riportato nel “Rapporto Mueller, Barr”, vi sono stati diversi contatti tra gli uomini dello staff di Donald Trump e la Russia, e sono stati anche “analizzati 10 potenziali tentativi di Trump di ostacolare la giustizia”, senza riuscire ad ottenere alcuna prova.

L’ex procuratore ha comunque precisato che il presidente americano potrebbe essere incriminato al termine del suo mandato, quando lascerà la Casa Bianca.

In sintesi, un’insufficienza di prove che non dimostra affatto l’innocenza di Trump ma che allo stato attuale dovrebbe rendere improbabile l’avvio di una procedura di impeachment.

Non molto diversa la vicenda italiana che ha visto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, confermare dinanzi al Senato la partecipazione di Gianluca Savoini alla cena del 4 luglio con il presidente Putin, ma che lo stesso non riveste e non ha rivestito alcun incarico come consulente di membri del governo e che nella circostanza era stato invitato su richiesta di Claudio D’Amico.

Presa di distanze anche dalla visita a Mosca del 17 e del 18 ottobre, che era stata organizzata direttamente dal ministero dell’Interno, con la partecipazione all’assemblea di Confindustria Russia, e dalla missione ufficiale a Mosca del 15-16 luglio 2018, nel corso della Savoini era al seguito del vicepremier Matteo Salvini.

Nessuna domanda e nessuna spiegazione invece per le precedenti visite in Russia e in Crimea, dove Savoini, insieme a Claudio D’Amico, consigliere di Matteo Salvini – secondo quanto riportato dalla stampa russa e ucraina – risulta presente a diversi incontri nel corso dei quali era stato presentato come portavoce della Lega Nord e uomo di riferimento del ministro Salvini per le politiche estere.

Il Russiagate all’italiana – o Moscopoli che dir si voglia – in realtà non dovrebbe meravigliare nessuno, visto che gli stessi servizi segreti italiani in cima alla lista dei rischi per la sicurezza del Paese avevano già posto l’influenza del Cremlino rispetto le elezioni in alcuni paesi europei.

Del resto già nel 2017, un rapporto scritto e pubblicato da uno dei principali centri di analisi degli Stati Uniti evidenziava come Mosca avesse rafforzato la sua influenza in Grecia, in Italia e in Spagna.

Secondo il rapporto, il Cremlino avrebbe potuto usare la Grecia per indebolire dall’interno la NATO e l’UE, facendo leva sulla difficile situazione socioeconomica del paese che aveva favorito la crescente influenza russa. Tra le strategie, anche quella di usare le istituzioni religiose ortodosse, incontrare i leader politici greci e sfruttare tutte le opportunità disponibili per gli affari russi nel paese.

In Italia, si legge nel rapporto, l’emergere di partiti politici filorussi è strettamente legato alla crescente influenza dei populisti, che hanno radicalmente cambiato il sistema politico italiano, favoriti dalla crisi economica, che nel 2011 ha colpito duramente il paese, provocando un forte declino del tenore di vita di gran parte della popolazione, in particolare della classe media. La crescente frustrazione e rabbia degli italiani è stata alimentata non solo dallo stress sociale ed economico, ma anche dalla paura dell’immigrazione incontrollata, dalla diffusa corruzione e dal legame tra politica e criminalità organizzata.

Le forze politiche che sosterrebbero le politiche del Cremlino, vengono individuate nei partiti

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Il padre dell’euro, che aveva osato denunciare il signoraggio, è morto

COINCIDENZE DAVVERO POCO CASUALI 

3 febbraio 2006 – Piero Puschiavo                          RILETTURA

 

 

La scorsa estate è deceduto Wim Duisenberg, primo governatore della Banca Centrale Europea. Per la cronaca una sola cosa è certa: la data del decesso, il 31 luglio 2005. Le cause rimangono ancora oscure e nessuno, a quanto pare, si è preoccupato di indagare.

Secondo fonti ufficiali, il banchiere sarebbe stato trovato morto ai bordi della piscina della sua villa nel sud della Francia e la morte sarebbe da attribuirsi, genericamente, ad un malore. Secondo le dichiarazioni, imminenti all’accaduto, della gendarmeria francese, le cause della morte non sono state invece precisate. Secondo altri, Duisenberg sarebbe morto nel salotto e poi, chissà perché, trasportato fino ai bordi della piscina.
La poco chiara vicenda, degna di una trama da libro giallo, ci porta a far luce sulla figura del banchiere olandese.
Duisenberg inizia la sua carriera nel Fondo Monetario Internazionale, per poi ricoprire il ruolo di Ministro delle Finanze olandese, governatore della Banca Centrale olandese, molto vicino ad Hans Tietmeyer, presidente della potentissima Bundesbank tedesca. Proprio la sua posizione filo-tedesca, volta al rigore monetario, gli comporta molti avversari Oltremanica; in particolar modo in ambienti molto influenti negli Stati Uniti, poiché, dal momento del varo dell’euro, è in atto nel mondo una serie di guerre di apparente basso profilo che motivano la minaccia nei confronti del dollaro. Da governatore della BCE, lo stesso Duisenberg si è permesso di parlare pubblicamente

 

 

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https://lists.peacelink.it/conflitti/2006/02/msg00012.html

 

 

 

 

 

DIRITTI UMANI – IMMIGRAZIONI

Troppi Africani?

24 Luglio 2019 DI STEPHEN CORRY

counterpunch.org

Sir David Attenborough[1] ha detto che la carestia in Etiopia dipende dalla sovrappopolazione e ha dichiarato: “Quando si parla della popolazione del mondo, le aree di cui parliamo sono l’Africa e l’Asia.

“Dove stanno tutte queste carestie in Etiopia? Perché ci sono? Ci sono troppe persone in un paese troppo piccolo. Ecco di cosa si tratta. ”

Questa lamentazione che il mondo sia sovrappopolato è vecchia più di duecento anni, da quando sul pianeta forse c’era ancora un miliardo di persone. Adesso ce ne sono quasi otto volte di più ed è normale dare la colpa a lor – a NOI, cioè – per i mali che affliggono la “natura”. Di NOI ce ne sono troppi, e stiamo consumando troppe risorse del mondo. Ma quanto è vera questa affermazione? E che cosa si dovrebbe fare?

Ci vogliono tanti altri numeri per mettere insieme una risposta ragionevole. Il primo è ovviamente il numero di persone che vivono in qualsiasi regione specifica in qualsiasi momento. Ovviamente, questo numero cambia di minuto in minuto, dato che i bambini nascono e le persone anziane muoiono, quindi il secondo fattore veramente importante è il tasso di crescita del numero complessivo della popolazione. Questa è la base per qualsiasi previsione. Leggendo solo questi due numeri, per il momento, troviamo già una sorpresa: la popolazione mondiale sta effettivamente aumentando, ma il tasso di crescita della popolazione, in realtà sta diminuendo dagli anni ’70. Non solo, ma è diminuito anche il tasso di fertilità. Nel Nord Globale, nei paesi più ricchi (chiamiamoli “Nord” per semplificare), ora il tasso di fertilità è al di sotto del “livello di sostituzione” [2], come in quasi la metà dei paesi del mondo. [3] Se il calcolo fosse fatto solo su quella metà del mondo, la popolazione sarebbe diminuita. Questo fatto avrebbe provocato a quella metà del mondo dei problemi abbastanza immediati perché non ci sarebbero state abbastanza persone per lavorare e per prendersi cura di chi non è in grado di badare a se stesso, ma per il momento soprassediamo. ****

Ma in realtà non va proprio in questo modo e la popolazione complessiva del Nord non sta diventando più piccola, ma sta crescendo, anche se lentamente (ad un tasso del 0,7% in Nord America e del 0,2% nella UE). [4] Questo perché le persone arrivano al Nord dal Sud del mondo (il “Sud”), cioè dai paesi più poveri. [5] Quindi, si scopre che il Nord – preso da solo – non ha più un problema di sovrappopolazione come quello che ha avuto nelle ultime due generazioni. Comunque, il tasso di crescita della popolazione del Sud è più alto rispetto a quello del Nord e superiore al livello di sostituzione. Nel complesso la popolazione cresce e, quindi, se c’è davvero un problema di sovrappopolazione, dobbiamo ricercarlo nel Sud, questo è quanto intende la maggior parte degli ambientalisti quando parla di “sovrappopolazione”.

Prendiamo un altro fattore, la densità della popolazione, che indica il numero di persone che vivono per chilometro quadrato. Prendiamo solo l’Africa sub-sahariana (l’Africa è la regione con la più alta fertilità e usiamo questa zona come campione) [6] con il suo alto tasso di crescita della popolazione (2,7%) [7] e vediamo che la densità della popolazione in realtà è molto bassa. In effetti, in ogni cento chilometri quadrati, in Africa vivono mezzo milione di persone a fronte di oltre quattro milioni che vivono in Inghilterra. [8] Quindi l’Africa non ha niente in comune con il problema della sovrappopolazione che esiste in Inghilterra. Ovviamente, se la popolazione in Africa

 

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https://comedonchisciotte.org/troppi-africani/

 

 

 

 

 

 

Tratta e sfruttamento: Save the Children, in Europa 1 vittima su 4 è minorenne.

Maurizio Franchina – 26 luglio 2019

L’obiettivo principale dei trafficanti è lo sfruttamento sessuale, che in Italia risulta in crescita costante

A pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, Save the Children diffonde il rapporto “Piccoli schiavi invisibili 2019”. Il business dello sfruttamento sessuale nel nostro Paese recluta le sue vittime in Nigeria, Romania, Bulgaria e Albania, e cambia modalità operative per rimanere sommerso.

Un quarto delle vittime di tratta presunte o identificate in Europa sono minorenni e l’obiettivo principale dei trafficanti di esseri umani è lo sfruttamento sessuale. Sulle 20.500 vittimedi uno dei sistemi più violenti e senza scrupoli che si conoscano, registrate nell’Unione nel biennio 2015-16, il 56% dei casi riguarda infatti la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, con un pur consistente 26% legato allo sfruttamento lavorativo, 1 vittima su 4 ha meno di 18 anni2 su 3 sono donne o ragazze. In Italia le vittime di tratta accertate sono 1.660, con un numero sempre maggiore di minorenni coinvolti, cresciuti in un anno dal 9% al 13%[1]. Un trend in aumento confermato anche dal riscontro diretto degli operatori del progetto Vie d’Uscita di Save the Children, che nel 2018, in sole 5 regioni[2], hanno intercettato 2.210 vittime di tratta minori e neo-maggiorenni[3], un numero cresciuto del 58% rispetto alle 1.396 vittime del 2017. Benché questi dati rappresentino solo la superficie di un fenomeno perlopiù sommerso, la sempre più giovane età delle vittime e la prevalenza dello sfruttamento di tipo sessuale trova conferma anche tra i 74 nuovi casi di minori che sono riusciti a uscire dal sistema di sfruttamento nel 2018 nel nostro Paese e sono stati presi in carico dai programmi di protezione istituzionale, soprattutto in Piemonte (18) e Sicilia (16). Uno su 5, infatti, non supera in età i 15 anni e lo sfruttamento sessuale riguarda quasi 9 casi su 10[4].

Anche se non rappresenta il principale obiettivo del sistema della tratta, lo sfruttamento lavorativo in Italia è in crescita e nel 2018 gli illeciti registrati con minori vittime, sia italiani che stranieri, sono stati 263, per il 76% nel settore terziario. Il numero maggiore di violazioni sono state segnalate nei servizi di alloggio e ristorazione (115) e nel commercio (39), nel settore manifatturiero (36), nell’agricoltura (17) e nell’edilizia (11)[5].

A pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la tratta di esseri umaniche ricorre il 30 luglio di ogni anno, Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – diffonde la XIII edizione del rapporto “Piccoli schiavi invisibili 2019”, una fotografia aggiornata della tratta e dello sfruttamento

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http://ilcircolaccio.it/2019/07/25/tratta-e-sfruttamento-save-the-children-in-europa-1-vittima-su-4-e-minorenne/

 

 

 

ECONOMIA

La corsa alla BCE

Rosanna Spadini 20 07 2019

 

C’è un particolare tipo di sadismo nel premiare un torturatore con il potere. Ma per i greci, gli italiani, i ciprioti, gli irlandesi e i portoghesi – e per le molte altre vittime della politica di austerità del Fondo monetario internazionale (FMI) e dei suoi alleati della troika – il road show dei torturatori è appena iniziato.

 

In un notevole, disperato tentativo di riciclare i tecnocrati attraverso le posizioni di vertice, i leader dell’Unione europea hanno rifatto un accordo dietro le quinte per nominare quattro candidati per la leadership dell’UE.

 

Ursula von der Leyen – Il ministro della Difesa di Angela Merkel, coinvolto in uno scandalo di spese che ha coinvolto decine di milioni di persone in pagamenti a società di consulenza d’élite come McKinsey, è stato nominato direttore della Commissione europea. È stata votata al Parlamento europeo con una maggioranza sottilissima.

 

Ma la scelta più interessante è stata l’amministratore delegato della FISM e il criminale condannato Christine Lagarde. È stata prescelta per dirigere la Banca centrale europea (BCE) – il ruolo più potente nell’UE e uno dei posti politici più influenti al mondo. (Alla fine dell’anno scorso, Lagarde si era dichiarata fuori gara.)

 

La sua nomina ha innescato una prima gara di leadership presso il FMI stesso. Un elenco definitivo di contendenti deve ancora apparire, ma i primi nomi per fare il giro sembrano essere stati tratti da una squadra fantasy neoliberale. Si va dagli alumni di Goldman Sachs e al presidente uscente della BCE Mario Draghi al conservatore di carriera e all’ex cancelliere britannico George Osborne e all’ex ministro delle finanze olandese Jeroen Dijsselbloem , il cui incantesimo come capo dell’Eurogroup includeva lo stallo sulla crisi del debito greco.

 

Insieme a Lagarde, questi uomini sono stati tra i principali artefici del decennio dell’austerità in Europa. Nonostante le devastazioni causate dalle loro politiche, sono di nuovo in cerca di migliori posti di lavoro.

 

Austerity Fantasy Team

Nel cuore dell’architettura istituzionale e legale europea c’è un’insistenza sulla disciplina fiscale – il dogma neoliberale secondo cui la spesa pubblica non può eccedere le entrate fiscali. Quando il sistema bancario globale è crollato nel 2008 e ha innescato la crisi del debito sovrano dell’Europa, l’establishment politico europeo si è affrettato a salvare le banche. Nella logica perversa dei falchi del deficit, l’enorme mobilitazione di fondi pubblici che ciò richiedeva necessitava di tagli altrove.

 

L’austerità divenne uno strumento per fatturare i poveri per i fallimenti dei ricchi.

 

Nel caso delle economie periferiche dell’Europa, che sono state particolarmente colpite dalla crisi, la troika – una coalizione del FMI, della BCE e della Commissione – ha iniziato a distribuire pacchetti di salvataggio.

 

I salvataggi somigliavano ai programmi di aggiustamento strutturale della Banca mondiale e del FMI: schemi per il trasferimento su larga scala verso l’alto della ricchezza che si mascheravano come pacchetti di sostegno finanziario. Funziona così: al culmine della crisi economica di un paese, il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale si lancia in un prestito – per finanziare direttamente il governo o per sostenere il servizio dei suoi debiti privati.

 

Questi prestiti sono di solito subordinati all’attuazione di riforme neoliberiste del mercato – un retaggio di tentativi di rallentare l’espansione del socialismo durante la Guerra Fredda. Quando il paese debitore non riesce a rimborsare i suoi prestiti, l’FMI o la Banca mondiale la costringono a ulteriori riforme: privatizzazioni, tagli alle pensioni, riduzioni delle retribuzioni pubbliche e profondi tagli ai servizi sociali.

 

Ciò non solo paralizza le economie nazionali – un fatto che lo stesso FMI ha riconosciuto nel 2016, quando i suoi ricercatori hanno ammesso che l’austerità ingigantisce le disuguaglianze e minaccia le future prospettive economiche di un paese. (L’antropologo Jason Hickel ha detto in modo più diretto, definendo i programmi di adeguamento strutturale “la più grande causa unica di povertà dal colonialismo”).

 

Mina anche la democrazia. L’FMI, in tempi di crisi, diventa effettivamente un surrogato del ministero delle finanze, costringendo i governi a imporre sanzioni economiche paralizzanti ai propri cittadini. La crisi economica diventa quindi una crisi di legittimazione democratica.

 

Così è stato in Grecia. Il paese dominato dal debito non è mai stato aiutato dalla sua situazione. Invece, la troika lo costrinse a finanziare i salvataggi delle banche francesi e tedesche impoverendo i suoi cittadini. L’accordo firmato con l’Eurogruppo è stato un sogno bagnato della Thatcherite: ha richiesto alla Grecia di aumentare le tasse sui lavoratori, ridurre le pensioni, liberare i sindacati e – sotto la supervisione delle istituzioni dell’UE – privatizzare i beni dello stato. È stato dato un paio di settimane per portare a termine le riforme.

 

Lagarde ha suggerito con calma che si trattava di un “tempo di ritorno economico” per i Greci dissoluti e sfuggenti.

 

Mario Draghi, allora governatore della Banca d’Italia, ha portato questo modello in patria. Nel 2011, al culmine della crisi del debito sovrano, l’allora presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha inviato una lettera segreta al primo ministro italiano Silvio Berlusconi chiedendo profonde riforme politiche – condizioni di lavoro “liberalizzate”, privatizzazione di massa dei servizi statali, salari tagli per gli impiegati del servizio pubblico e tasse più alte e riforme pensionistiche – in cambio di un salvataggio. È stato suggerito che questo faceva parte di uno stratagemma per costringere Berlusconi a lasciare il suo incarico.

 

Jeroen Dijsselbloem, in qualità di presidente temporaneo dell’Eurogruppo, divenne il principale difensore del falco falso fiscale europeo. Fu determinante nel forzare la Grecia, il Portogallo e Cipro ad adottare tagli in cambio di pacchetti di salvataggio, mentre lavorava per trasformare l’Olanda in un paradiso fiscale nel suo ruolo di ministro delle finanze olandese. Nel 2017, ha detto che i paesi colpiti dalla crisi avevano sprecato soldi per “bevande e donne”.

 

Più in particolare, l’austerità è stata attuata anche volontariamente – senza alcun clandestino sollecito dalle élite economiche europee. George Osborne, i crescenti tagli già fatti sotto New Labour, è ampiamente riconosciuto come l’architetto dell’austerità nel Regno Unito – una politica che anche il suo successore Tory, Philip Hammond, ammise fu guidata dalla politica piuttosto che dalla necessità economica. Nel Regno Unito, i profondi tagli ai servizi statali hanno inaugurato livelli di deprivazione dickensiana in tutto il paese.

 

In tutto il continente, gli effetti aggregati di queste politiche sono difficili da esagerare. I senzatetto sono in aumento ; la percentuale di lavoratori che vivono in povertà è in aumento; i servizi sociali – una chiave di buffer contro la disuguaglianza – sono in declino; un europeo su dieci non può permettersi di riscaldare la propria casa e 118 milioni sono a rischio di povertà o esclusione sociale.

 

E nelle convulsioni sistemiche di questa economia zombi – sostenute da interventi pubblici senza precedenti che hanno favorito i ricchi – una destra reazionaria si nutre dell’ansia.

 

La logica dell’estrazione

In un articolo del 2007, Neoliberalism as Creative Destruction , il teorico David Harvey ha descritto la logica del capitalismo globalizzato come una lotta di classe unilaterale: dei ricchi contro i poveri. “Se i principali risultati del neoliberalismo sono stati redistributivi piuttosto che generativi”, scrisse, “allora si dovevano trovare modi per trasferire beni e redistribuire ricchezza e reddito dalla massa della popolazione verso le classi superiori o dai paesi vulnerabili a quelli più ricchi. ”

 

Harvey, ovviamente, aveva ragione. I suoi quattro elementi costitutivi della guerra di classe neoliberale globale – la privatizzazione, la finanziarizzazione, la gestione e la manipolazione delle crisi e una ridistribuzione verso l’alto dei beni pubblici – si stanno svolgendo sotto i nostri occhi. Il FMI, la BCE e la Banca Mondiale sono le catene logistiche globali dell’esproprio neoliberista. E Lagarde, Dijsselbloem, Osborne e Draghi sono tra i principali esecutori del sistema.

 

La struttura di potere del capitalismo finanziario, quindi, viene mantenuta attraverso la riproduzione dei loro ruoli – e l’esclusione di altri da essi attraverso nozioni costruite di “professionalità” e “competenza”.

 

La nostra economia politica opera sotto l’assunto implicito che la sfera economica è troppo tecnica – troppo noiosa – per essere soggetta a qualsiasi grado di responsabilità democratica. Quindi le decisioni economiche cadono nelle mani dei tecnocrati: persone con decenni di esperienza – sia a Goldman Sachs che ai ministeri del governo – che colludono per sviluppare regole sempre più bizantine per cose difficili come la determinazione del rischio di mercato, l’aumento della “competitività” e il sostegno alla crescita economica.

 

Man mano che la complessità sistemica cresce – e, con essa, il potere dei tecnocrati – lo spazio per la responsabilità democratica si riduce. Solo quelli con i curricula più impressionanti, o le connessioni più profonde tra politica e affari, possono cercare i migliori posti di lavoro e influenzare i risultati delle politiche economiche.

 

Ma la competenza tecnocratica segnala anche qualcosa di più della competenza. Decenni di armeggiare ai margini del sistema economico sono un segno di fedeltà ideologica. È improbabile che tu voglia spostare il sistema se hai trascorso quindici anni noiosi a strutturare i derivati: guadagnarti l’accesso ai soldi nel processo.

 

Ad un certo livello, Lagarde è una scelta terribile per la BCE. Non è un’economista, ma un avvocato diventato politico. Ha prestato servizio nei gabinetti di centrodestra di Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy. E lei è un criminale: nel 2016, è stata condannata per negligenza in un caso di frode che comportava un pagamento di 403 milioni di euro a un amico di Sarkozy – un verdetto di colpevolezza senza penalità.

 

Ma, come Dijsselbloem, Osborne e Draghi, Lagarde è una carriera neoliberale: un agente collaudato per i sistemi di estrazione capitalista. In questo senso, è una scelta ovvia per un centro politico il cui potere sta calando e il cui sistema economico – ancora in fase di crisi e convulsioni dopo un decennio dopo che è stato screditato – è minacciato. La frode arriva con il territorio.

 

Per tirarci fuori dalle nostre crisi globali di disuguaglianza e disgregazione climatica, istituzioni come l’FMI, la Banca Mondiale e la BCE devono abbandonare i loro impegni nei confronti delle politiche di austerità, sfidare le tendenze estrattive della finanza internazionale e dare nuova vita alle istituzioni pubbliche.

 

Ma la decisione di passare a una nuova politica esige il radicalismo. E il radicalismo, a sua volta, richiede una sfida democratica all’egemonia dei tecnocrati.

 

Forse è per questo che i tecnocrati non sopportano i radicali. Basta ricordare i parossismi di Dijsselbloem che – costretto a negoziare il salvataggio greco con Syriza e il ministro delle finanze Yanis Varoufakis – si è trovato di fronte a una politica che era tutto ciò che non poteva essere: fresco, lungimirante, socialista, radicale. Ciò che offrivano era la possibilità, ma esattamente il tipo di possibilità che i nostri governanti non permetteranno.

 

Un approccio radicale metterebbe in discussione la sacralità di un sistema sul quale si presuppongono intere vite e carriere. Gli avvocati, i banchieri d’investimento, i consulenti di gestione e i loro compagni di viaggio politici le cui carriere sono simbioticamente legate a uno status quo fallimentare. La porta girevole attraverso cui camminano è una dura barriera contro il cambiamento: per i tecnocrati, la democrazia stessa è seconda alla paura che diventeranno obsoleti.

 

https://www.facebook.com/groups/Finanzcapitalismo/permalink/1075153439340302/

 

 

 

Come l’euro alimenta la divergenza tra i paesi europei

di Domenico Moro

Relazione all’assemblea “Ue e euro: dalle promesse di pace e stabilità alla realtà dei trattati e dell’austerità”, presso l’Istat, il 12 giugno 2019

L’integrazione economica e valutaria europea (Uem), secondo i suoi artefici, avrebbe dovuto condurre alla convergenza tra le economie dell’Europa ed essere di aiuto nell’affrontare le crisi economiche. In realtà, a distanza di vent’anni dall’introduzione della moneta unica, le divergenze tra i Paesi europei si sono accresciute. Inoltre, a più di dieci anni dallo scoppio della crisi economica si è dimostrato come le economie europee siano ancora stagnanti e anzi sempre pronte a ripiombare nella crisi. Di recente, infatti, l’Istat ha valutato come probabile una nuova contrazione del Pil italiano nel secondo semestre dell’anno in corso1.

Tutti gli indicatori più importanti ci mostrano come la divergenza tra Germania, da una parte, e gran parte dei Paesi dell’area euro si sia accresciuta. Di particolare evidenza è la divergenza tra Germania e Italia. Per quanto riguarda il Pil pro capite, calcolato a prezzi costanti e a parità di potere d’acquisto, la differenza, che nel 1998 era minima, nel 2018 è più che decuplicata. Infatti nel 1998 il Pil pro capite italiano rappresentava il 119,2% del Pil pro capite della Ue mentre quello della Germania era il 121,7%, con una differenza di poco più di due punti percentuali. Nel 2018, invece, il Pil italiano rappresentava appena il 93,7% del Pil Ue, mentre quello tedesco di attestava al 120,8%, con una differenza di 27 punti (Graf.1).

Le divergenze riguardano, però, tutti i Paesi dell’area euro come si può osservare nel Grafico n. 2. Facendo indice 100 il Pil pro capite del 1998 si nota che tutti i Paesi vedono aumentare il divario rispetto alla Germania, compresa la Francia, che pure è considerata Paese “core” della Ue. La crescita media annua del Pil pro capite tra 1998 e 2018 è molto diversa tra i vari Paesi: appena dello 0,15% per l’Italia, seguita dalla Grecia con lo 0,37%, dal Portogallo con lo 0,81%, dalla Francia con lo 0,95% e dalla Germania con l’1,32%.

Una forte divergenza appare evidente anche nel tasso di disoccupazione, che, mentre in Germania tende addirittura ad abbassarsi, dall’8,5% del 2007 al 3,4% del 2018, negli altri Paesi tende a crescere e in Grecia e Spagna raggiunge addirittura livelli doppi rispetto a quelli pre crisi del 2007, superando, ancora nel 2018, il 15% (Graf.3).

Va notato che la divergenza tra la Germania e gli altri Paesi si manifesta soprattutto dopo la crisi del 2008-2009, mentre nel periodo precedente i dati tedeschi risultano meno distanti con quelli degli altri Paesi. Anzi, nel periodo precedente alla crisi alcune economie – come quella greca e spagnola – avevano beneficiato dell’abbassamento dei tassi d’interesse e della liquidità che fluiva dalla Germania. Le economie di questi paesi erano risultate “drogate” dalla liquidità in eccesso, che aveva determinato la creazione di bolle – come quella edilizia – che avevano dato una spinta all’economia, ma che, una volta scoppiate, avevano contribuito a determinare il crollo economico e a generare la crisi del debito pubblico. Infatti,

 

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https://www.sinistrainrete.info/europa/15289-domenico-moro-come-l-euro-alimenta-la-divergenza-tra-i-paesi-europei.html

 

 

 

 

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

Il parere di Visco sulla Libra di Facebook

Quando ascolti i banchieri centrali UE sulle cryptovalute hai un senso di spaesamento. Non capisci se ci fanno o se ci sono. Anche gli amanuensi cacciarono i figli di Gutenberg da Bologna, ma…

25 giugno 2019 di Giuseppe Masala.


Quando ascolti i banchieri centrali della UE sulle cryptovalute hai un forte senso di spaesamento
. Non capisci se ci fanno o se ci sono. Innanzitutto, salta all’occhio la denominazione di bitcoin come un “cryptoasset”. Ma asset di cosa? E’ un obbligazione? No. E’ un azione che rappresenta una quota di capitale di un azienda? No. E’ un titolo che rappresenta un barile di petrolio o un metrocubo di metano? No. E’ un titolo che rappresenta una tonnellata di grano o di riso? No. Alla base del suo valore non vi è assolutamente nulla. Dunque, non è un asset. E’ invece un insieme di segni che rappresentano valore sulla base di un valore non economico: la fiducia.

 

Se le monete tradizionali vedono la loro fiducia basata sull’autorevolezza degli stati che le emettono, le cryptomonete vedono alla base della fiducia la forza della matematica (la crittografia è matematica) e della tecnologia che danno la sicurezza a chi le usa dell’impossibilità che possano essere falsificate da terzi. Questa che ho appena dato è la definizione ontologica di moneta. Per capirci, quella che non conoscono gli economisti e che bisogna chiedere ai filosofi e ai semiologi (che di moneta capiscono molto anche se gli economisti non se ne accorgono perchè accecati dalla sicumera e dalla presunzione).

 

Mentre dal punto di vista funzionale la cryptomoneta è misura di valore, riserva di valore e intermediario degli scambi. Esattamente come le monete di stato a corso legale. Dunque, le cryptomonete sono monete a tutti gli effetti sia sotto l’aspetto funzionale che sotto l’aspetto ontologico. Questo vale per bitcoin, come per Ethereum come per la nuova moneta di Facebook: la Libra. La Libra è certamente un nuovo modello di crypto. Non è Open Source e i suoi nodi sono solo ventotto anzichè potenzialmente infiniti come quelli di bitcoin. Ed è una cryptomoneta giuridicamente privata. Emessa e dunque appartenente ad un gruppo di aziende coalizzate in una associazione con base in

 

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https://megachip.globalist.it/kill-pil/2019/06/25/il-parere-di-visco-sulla-libra-di-facebook-2043363.html

 

 

 

GIUSTIZIA E NORME

UN’AGGRESSIONE ANCHE ALLA MEMORIA DI SCIASCIA

22 luglio 2019 |

Un amico mi ha fatto pervenire il racconto, non so dove pubblicato, che Valter Vecellio ha fatto di un incidente occorsogli a Racalmuto, il Paese di Leonardo Sciascia dove, credo a cura della Fondazione Sciascia si era tenuto un convegno sulla giustizia.

Valter Vecellio è uno di quei radicali che presero sul serio (ed era invece poco seria ma niente affatto divertente) la “scomunica” pronunziata nei mei confronti da Marco Pannella. L’episodio in questione se non altro dimostra che, se anche aver preso sul serio una cosa non seria ed aver considerato “vitando” lo “scomunicato”, Vecellio è ed è rimasto una persona seria.

Ecco l’incidente: l’intervento, che se non altro per quanto avvenne a seguito di esso ho ragione di credere sia stato degno di lui ed al contempo del suo amore per la verità dei fatti e della sua franchezza, è stato interrotto da due Magistrati presenti (risultati essere il dott. Salvatore Cardinale, Presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta ed il dott. Alberto Davigo del Tribunale di Sciaccia) che, dopo aver gridato “io sono un magistrato” ritenne di dover “offendere” Vecellio gridandogli “amico di Craxi”.

Le considerazioni di Valter Vecellio sull’episodio e, soprattutto, sull’”accusa” di essere

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http://www.lavalledeitempli.net/2019/07/22/unaggressione-anche-alla-memoria-sciascia/

 

 

 

 

 

Borrelli: che disastro, dopo Mani Pulite (che risparmiò il Pci)

Scritto il 25/7/19

Rispetto di fronte alla morte, ma anche un sereno giudizio (severo, nel caso) su un personaggio pubblico che ha contribuito a sconvolgere la storia del paese. Gianluigi Da Rold si riferisce a Francesco Saverio Borrelli, capo del pool Mani Pulite. Probabilmente, scrive Da Rold sul “Sussidiario”, la popolarità di Mani Pulite è sempre alta. Eppure, rispetto ai risultati ottenuti «con l’abbattimento della Prima Repubblica e l’avvento di altre ipotetiche repubbliche variamente numerate», si nota qualche ripensamento e anche qualche critica. «Quando nel 1992 iniziò Tangentopoli chiudemmo un occhio sulle esagerazioni e gli eccessi, nella certezza che la mannaia avrebbe colpito indistintamente a destra quanto a sinistra», ha detto Ferruccio De Bortoli, già direttore del “Corriere della Sera”.

 

«Poi a un certo punto – ha ammesso – ci siamo accorti che alcuni erano stati risparmiati o avevano ricevuto un trattamento di riguardo, creandosi una situazione di disparità francamente imbarazzante: chi in galera e chi al potere».

 

Più impressionante quella sorta di “pentimento” che lo stesso Borrelli consegnò a Marco Damilano, oggi direttore dell’“Espresso”, vent’anni dopo l’esplosione della grande inchiesta: abbiamo combinato un bel guaio, ammise il magistrato.

Nel saggio “Eutanasia di un potere”, edito da Laterza nel 2013, Borrelli dice a Damilano: «Se fossi un uomo pubblico di qualche paese asiatico, dove è costume chiedere scusa per i propri sbagli, chiederei scusa per il disastro seguito a Mani pulite». E aggiunge: «Non valeva la pena di buttare all’aria il mondo precedente per cascare poi in quello attuale». Nel libro citato, annota Da Rold, il pensiero di Borrelli viene riproposto un altro paio di volte, «e probabilmente offre la misura della delusione provata anche dal capo del pool di fronte alla parabola politica che parte con Berlusconi, passa dai comprimari del “nuovismo” di sinistra per poi approdare a “Giggino”, “Dibba” e al “Capitano”». Pesa la pochezza culturale dei nuovi leader, peraltro inaugurata da Berlusconi col suo partito-azienda e seguita a ruota dall’altrettanto personalistico Renzi, fino ad arrivare alla “caserma” pentastellata. Fu comunque Berlusconi– poi vittima a sua volta delle “toghe rosse” – il primo ad approfittare dello tsunami di Tangentopoli: tutti ricordano le dirette non-stop di Emilio Fede, con Paolo Brosio in pianta stabile davanti al palagiustizia milanese, ad applaudire i giustizieri. Il resto è cronaca, lo si sconta da trent’anni ma molti se ne accorgono solo oggi: Mani Pulite sguarnì il Belpaese di fronte all’offensiva dei superpoteri europei – industriali e finanziari – che fecero dell’Italia un sol boccone, dal Trattato di Maastricht in poi.

In Borrelli e nel suo vitalissimo e popolarissimo pool – scrive Da Rold – c’era purtroppo «il vecchio spirito inquisitorio che l’Italia non vuole abbandonare». In più «c’era, in quei tempi, un’intesa tra magistratura inquirente e mass media che portò molti giornalisti quasi al “disgusto”, alle dimissioni di fronte a certe carte che passavano da una mano all’altra e a certe rivelazioni clamorose ed esclusive». Il 14 luglio 1994, ricorda Da Rold, sugli schermi televisivi apparvero i Pm del pool per affossare il cosiddetto decreto Conso, che tentava di porre un argine all’improvvisa esuberanza di una magistratura per mezzo secolo s’era ben guardata dal “vedere” gli illeciti

 

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https://www.libreidee.org/2019/07/borrelli-che-disastro-dopo-mani-pulite-che-risparmio-il-pci/

 

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

La corsa al dominio dello Spazio

di Manlio Dinucci

La straordinaria acrobazia del soldato volante durante la sfilata militare del 14 luglio 2019 ha oscurato l’istituzione di un comando militare dello spazio. Dopo Russia, Cina e Stati Uniti, la Francia è la quarta potenza militare a impegnarsi in un ambito che, in linea di principio, dovrebbe essere libero da armi nucleari. Non a lungo.

RETE VOLTAIRE | ROMA (ITALIA) | 16 LUGLIO 2019

uomo volante strega Parigi alla parata del 14 luglio»: con titoli come questo ci è stata descritta la sfilata delle forze armate francesi lungo l’Avenue degli Champs Elysées. Come al solito, sembra di essere informati su tutto fin nei minimi dettagli.

La «grande informazione» ci nasconde però ciò che invece sarebbe essenziale sapere. Ad esempio, che due giorni prima della parata il presidente Emmanuel Macron ha presenziato, nel porto di Cherbourg, al varo di un sottomarino nucleare da attacco, il Suffren, il primo della nuova serie Barracuda, realizzato con un programma decennale del costo di 9 miliardi di euro. Il sottomarino, armato di missili da crociera a lungo raggio a duplice capacità convenzionale e nucleare e dotato di un mini-sub per le operazioni delle forze speciali, è stato descritto dall’ammiraglio Christophe Prazuck come «un cacciatore nato per combattere i nemici».

Tra i 700 invitati internazionali alla cerimonia del varo c’era la ministra australiana della Difesa, Linda Reynolds, che in febbraio ha firmato un contratto per l’acquisto di 12 sottomarini da attacco francesi. In Australia, in questo periodo, si sta discutendo la possibilità che il paese, uscendo dal Trattato di non-proliferazione, si doti di un proprio arsenale nucleare. L’Australia, partner della Nato, è contraria al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, approvato nel luglio 2017 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con 122 voti a favore. Esso è stato finora firmato da 70 paesi ma ratificato solo da 23 (tra cui Austria, Cuba, Messico, Nuova Zelanda, Sudafrica, Venezuela), meno della metà dei 50 necessari alla sua entrata in vigore. La Svezia, che nel 2017 lo approvò, ha annunciato che neppure lo firmerà: decisione dietro cui c’è l’influenza della Nato, acerrima nemica del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari.

Mentre il disarmo nucleare resta sulla carta, aumenta la possibilità di proliferazione e la corsa agli armamenti

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https://www.voltairenet.org/article207019.html

 

 

 

 

 

Massoneria: mire su Notre-Dame e sul Camerun

24 Luglio 2019 – (Mauro Faverzani)

 

Accade nel 2019 in Camerun: qui politica ed affari sono gestiti dalla massoneria. In modo occulto. È questo quanto denunciato in un pubblico appello, firmato dalla locale Conferenza episcopale e, in primis, dal suo presidente, mons. Abraham Kome Bouallo. Appello, in cui si chiede espressamente di fermare grembiulini, Rosacroce e stregoni: «In questo momento, in alcune parrocchie della nostra Diocesi, nei loro consigli parrocchiali e persino in alcuni organismi diocesani, siedono sempre più – e con incarichi di crescente responsabilità – persone appartenenti alla massoneria, ai Rosacroce o dedite alla stregoneria. Una simile situazione esige un chiarimento», scrivono i Vescovi in questa loro lettera pastorale, in cui spiegano di voler non solo «richiamare le linee fondamentali del Magistero» in merito a tali gruppi più o meno occulti, bensì anche di voler «dare precise direttive pastorali, al fine di chiarire e sostenere la fede in Gesù Cristo morto e risorto». Si noti come solo lo scorso 5 luglio, con tanto di lettera su carta intestata, la Gran Loggia Unita del Camerun avesse inviato al primo ministro la proposta di piazzare un proprio affiliato, Désiré Mama Ndjikam, al posto di coordinatore dell’Unità Operativa di Gestione dell’importante progetto «Lago Monoun». Al proprio attivo, oggi, Ndjikam vanta già rilevanti incarichi come capo dei progetti presso il Conaroute-Consiglio Nazionale della Strada e come coordinatore del Segretariato tecnico dei punti focali di tale organismo. Si evincono da qui con chiarezza le ragioni della preoccupazione espressa dai Vescovi circa le mire sempre più pretenziose della Loggia camerunense.

A fronte di tutto questo, i Vescovi camerunensi ricordano come «la religione cristiana non sia una nostra invenzione, bensì una religione rivelata da Dio stesso a Mosé e portata a pieno compimento da Gesù Cristo. La nostra fede riposa su un insieme di verità rivelate dal Signore. Queste verità vengono chiamate dogmi. Nessun cattolico le può contestare, senza rinnegare la propria fede: si tratta dei dogmi della Santissima Trinità, dell’Incarnazione, della Resurrezione, dell’Ascensione, dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione della Vergine Maria». I prelati ricordano anche come l’adesione dei cattolici ai Rosacroce e ad altri gruppi, la cui Dottrina sia contraria alle verità evangeliche su cui poggia il Magistero universale della Chiesa, sia severamente vietata. E ciò in quanto, spiegano i Vescovi, i Rosacrociani non considerano Dio come Persona, bensì come una sorta di energia spirituale, fonte ultima di tutte le vibrazioni materiali e non, scivolando così in una sorta di panteismo dichiarato. La lettera pastorale raccomanda, pertanto, di intensificare l’insegnamento solido e privo d’ambiguità della Dottrina cattolica, in quanto l’ignoranza resta uno dei fattori determinanti circa l’adesione alle sette ed ai raggruppamenti gnostici. Da qui il richiamo, rivolto ai fedeli cattolici, a riaffermare perennemente ed incessantemente la propria fede in Gesù Cristo morto e risorto. Un richiamo chiaro, senza cedimenti, senza compromessi, purtroppo però anche con pochi eguali nell’episcopato europeo, da troppo tempo silente su questi importantissimi temi, benché la cronaca suggerisca ben altra condotta.

Recente, dello scorso 17 giugno, è, ad esempio, l’intervista rilasciata al quotidiano L’Opinion da Jean-Philippe Hubsch, Gran Maestro del Grand’Oriente di Francia, la principale obbedienza massonica d’Oltralpe, intervista in cui si propone – niente meno! – di trasformare la cattedrale di Notre-Dame di Parigi da luogo di culto in luogo pubblico di cultura. È per questo che i grembiulini

 

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https://www.corrispondenzaromana.it/massoneria-mire-su-notre-dame-e-sul-camerun/

 

 

 

 

 

Dieci domandine facili facili

Sisto Ceci 20 07 2019

 

Dieci domandine facili facili ad Hamas cui non riesco a trovare risposta:

 

1) Quanto avete investito in educazione, sanità, occupazione, infrastrutture negli ultimi anni? E quanto nella costruzione di razzi e gallerie sotterranee?

2) Di quanto è cresciuto il PIL nella striscia di Gaza rispetto ai vostri fratelli residenti in Cisgiordania?

3) Perché continuate a ricevere gli aiuti umanitari che transitano attraverso i valichi dei vostri giurati nemici israeliani?

4) Perché continuate ad utilizzare la corrente elettrica erogata dagli odiati israeliani?

5) Perché gli egiziani hanno di fatto chiuso il valico di Rafah riducendovi a mendicare gli aiuti umanitari?

6) Per quale motivo l’Egitto ha completamente chiuso tutta la rete di gallerie sotterranee fra Gaza e l’Egitto mettendo così in ginocchio la vostra fiorente industria di contrabbando?

7) Perché l’Egitto non si batte al vostro fianco liberandovi così dal giogo dell’occupazione sionista?

8) Perché i vostri stessi fratelli palestinesi di Ramallah, Hebron, Nablus, Gerico e via andare non si uniscono alla vostra giusta lotta?

9) La religione musulmana permette l’uso indiscriminato di donne e bambini come scudi umani per votarli al sacrificio? Se si in nome di quale morale?

10) E soprattutto, se fate del martirio il vostro credo, la vostra fede, dove siete adesso quando avete un’ottima occasione per immolarvi in nome dell’Islam e raggiungere così le 72 vergini che vi aspettano in paradiso?

 

Scusate la mia profonda ignoranza se vi pongo dei quesiti così semplici, sono certo che riceverò le vostre risposte. Chiare e semplici.

Focus on Israel

 

https://www.facebook.com/100031860510496/posts/161904951548188/

 

 

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

Rapporto medico-paziente

Cos’è

Il rapporto medico – paziente è quella particolare relazione che si instaura tra un medico (o, usando una espressione di più ampio respiro, un professionista sanitario) ed un paziente a partire da uno stato di malattia di quest’ultimo e che è caratterizzata da specifici doveri e diritti morali e giuridici. È un rapporto asimmetrico in cui la parte più vulnerabile è il paziente, il quale è dipendente dalla competenza e dal potere del medico. Generalmente questa relazione si esplica all’interno di un contesto sanitario, pubblico o privato, e solo in casi particolari in un contesto domiciliare (ad esempio in situazioni di fine vita che richiedono la presenza di cure palliative a domicilio).

Il paternalismo medico

Il rapporto medico – paziente è stato caratterizzato fin dal giuramento di Ippocrate da un’etica medica paternalistica, vale a dire da una concezione etica che prescrive di agire, o di omettere di agire, per il bene di una persona senza che sia necessario chiedere il suo assenso, in quanto si ritiene che colui che esercita la condotta paternalistica (nel caso specifico il medico) abbia la competenza tecnica necessaria per decidere in favore e per conto del beneficiario (il paziente). Da questa prospettiva, il medico è impegnato a ripristinare una oggettiva condizione di salute (indipendente dalle preferenze del paziente) e la relazione è fortemente asimmetrica poiché il paziente viene considerato non solo privo della conoscenza tecnica ma anche incapace di decidere moralmente. I principi etici che sono alla base del paternalismo sono il principio di beneficenza – che prescrive l’obbligo di agire per il bene del paziente – ed il principio di non maleficenza – che esprime l’obbligo di non arrecare danno al paziente.

Trasformazioni nella seconda metà del XX sec.

Nel corso degli ultimi decenni del XX secolo si sono avute profonde trasformazioni nel modo in cui viene esplicata la pratica medica, che hanno sollevato dubbi ed accesi dibattiti sulla validità dell’etica medica tradizionale (quella appunto paternalistica). Tra le trasformazioni più significative possiamo ricordare, da una parte, il notevole progresso scientifico e tecnologico, che ha permesso alla medicina di avere una reale capacità tecnica di intervenire con un qualche successo (basti pensare alle macchine vicarianti nei reparti di terapia intensiva, alle macchine per la dialisi, alle tecniche per la riproduzione assistita, ai trapianti di organo, ecc.) e, dall’altra, la rivendicazione

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http://www.consultadibioetica.it/rapporto-medico-paziente/

 

 

 

 

STORIA

Ibn Khaldun, il primo sociologo della Storia

di Giulia Bertotto – 21 giugno 2019

Statua di Ibn Khadun a Tunisi, Tunisia, 2014.

“Il passato e il presente si assomigliano più di due gocce d’acqua”

Ibn Khaldun (1332-1406) è riconosciuto fondatore della disciplina storica e uno dei primi sociologi. Il suo sforzo fu quello di assegnare alla storia un’epistemologia, facendola uscire da una concezione conservatrice che vedeva la storia come una glorificazione dell’etnia di appartenenza.

Visse in un periodo instabile per il Maghreb, sconvolto da una terribile peste, lotte intestine tra le dinastie e terremoti sociopolitici. Fu cortigiano e ministro a servizio della dinastia tunisina degli Hafsidi, poi anche ambasciatore; questi incarichi politici gli diedero la possibilità di osservare e comprendere le dinamiche di potere e i giochi diplomatici che tramavano nelle corti. Tamerlano si informò presso di lui sullo stato del Maghreb. Alla fine della sua vita fu docente e giudice, terminò la stesura della sua “storia universale” e morì in Egitto. Khaldun è tuttora apprezzato in Europa per le sue analisi moderne delle componenti di sviluppo e di arresto economico.

Ibn Khaldun scrisse “Muqaddima”, uninterpretazione sociologica della storia, contente la nozione di “storia ciclica”. La sua rivoluzione epistemica stava nel leggere la storia in un’ottica il più possibile scevra dal mito, dalla celebrazione eroica della propria origine collettiva, un tentativo quasi di “realismo politico”. Propose quindi uno studio della storia quale scienza moderna, rete di forze interne ed esterne ad ogni civiltà che le portano alla gloria o alla rovina. Escludendo mire finalistiche e teologiche dallo studio dei rapporti umani, fondò la sociologia (umram), in opposizione alla tradizione che proponeva una visione leggendaria dei rapporti umani. Spiegò come si sviluppano

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https://larivistaculturale.com/2019/06/21/ibn-khaldun-il-primo-sociologo-della-storia/

 

 

 

 

Sulla violenza nella storia

di Ennio Abate

La questione della violenza nella storia, ora anche in una dimensione “gobalizzata” (in passato affrontata su Poliscritture almeno quiquiqui e qui), resta irrisolta . Meglio insistere a interrogarsi sul fenomeno. Da tutti i possibili punti di vista. Senza mai arrendersi all’”evidente” e finire per sublimarla o esorcizzarla. Va bene anche partire da materiale “datato” o “passato” o riflettendo a distanza di anni da questo o quell’evento traumatico.All’indomani della discussione scaturita dal post di Donato Salzarulo sugli anni ’70 (soprattutto nella sua seconda parte: qui) e per continuare ad approfondire, pubblico dal mio “Riordinadiario 2005” le ben meditate e ancora lucidissime e attuali “Sette tesi sul terrorismo nel Ventunesimo secolo” di Peppino Ortoleva. Apparvero il 5 agosto di quell’anno sul sito della LUHMI (Libera Università di Milano e del suo hinterland, promossa da Sergio Bologna) e vale la pena rileggerle e rifletterci. Aggiungo il mio intervento e le conclusioni dello stesso Ortoleva (purtroppo non più accessibili on line a quanto vedo, ma di cui avevo conservato una copia). Chi volesse conoscere il resto della discussione lo trova qui (andando in ‘Archivio’ > ‘Sul terrorismo’). Un’ultima precisazione. Ad Ortoleva, che nella sua replica scriveva: «La mia posizione sulla violenza politica implica un corollario, su cui credo Ennio non sia d’accordo. In materia di violenza politica l’etica della convinzione (per rifarci al binomio weberiano rimesso in circolazione da Bobbio) non serve a nulla: se si agisce sul terreno della storia è su questo che si deve essere giudicati; se si coinvolgono altre vite non si può pretendere di essere giudicati solo sulla propria coscienza», rispondo sia pur a distanza di anni di concordare invece in pieno con lui: no, per me pure non è la coscienza individuale (o soggettiva) a misurare da sola il valore di un’azione. Lo può essere (forse) un “io/noi” capace di proporre e attuare – fosse solo per poco tempo (nella storia le rivoluzioni sono lampi) – un progetto razionale e condiviso evitando sia i deliri incontrollati dell’”io” sia quelli standardizzati dei “noi” eterodiretti. [E. A.]

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Sette tesi sul terrorismo nel Ventunesimo secolo

di Peppino Ortoleva

  1. Il terrorismo è un’arma. E’ un’arma peculiare, certo, per il tipo di “combattente” che richiede e che crea, e soprattutto per il carattere indiretto della sua azione, che non mira a infliggere danni alle forze avversarie ma a disorientare l’opinione pubblica.

Ma è un’arma, e come tale il suo uso va collocato all’interno di una strategia, o almeno di una tattica. Se li consideriamo in quanto arma tutti i diversi tipi di terrorismo possono essere tutti ricondotti ad alcuni princìpi comuni.

  1. Il terrorismo suicida è antico quanto il terrorismo moderno: nascono insieme, nel crogiuolo ideologico del populismo russo. Dal punto di vista del singolo terrorista, l’azione suicida può essere una prova di fanatismo irrazionale. Dal punto di vista del gruppo che ne fa uso è uno strumento perfettamente razionale in quanto pressoché impenetrabile alle infiltrazioni. Qualunque riserva di potenziali suicidi, per motivi religiosi, ideologici, o psicologici, è una risorsa per un gruppo terrorista. Non necessariamente l’ideologia che conduce i singoli terroristi al suicidio è la stessa di chi li comanda; è più probabile il contrario.
  2. Il terrorismo abbassa drasticamente il costo della partecipazione ai conflitti, inteso in termini economici, politici, militari, e anche come fabbisogno di combattenti. Chi lo usa può “pesare” in un conflitto in modo assai più che proporzionale alle risorse impiegate. Dopo due secoli nei quali partecipare a una guerra ha significato un impiego progressivamente crescente di risorse di ogni

 

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