NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI 20 MAGGIO 2019

https://www.gospanews.net/2019/04/24/mattarella-straparla-ma-tace-sui-femminicidi-partigiani/

NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI

20 MAGGIO 2019

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Ma la verità è morta

ne ha preso le veci la post-verità

ossia l’opinione che si regge soltanto su sé stessa,

perché la realtà è divenuta irrilevante,

perché i fatti suonano sempre inconsistenti.

CONTANO SOLO LE CONVINZIONI PERSONALI

E GUAI A CHI OSA CONTRADDIRLE.

  1. DE GREGORIO, The marketplace of ideas,

Rivista del diritto dei media, n. 1, 2017

(www.medialaws.eu)

 

http://www.dettiescritti.com/

https://www.facebook.com/Detti-e-Scritti-958631984255522/

 

Le opinioni degli autori citati possono non coincidere con la posizione del curatore della presente Rassegna.

 

Tutti i numeri dell’anno 2018 della Rassegna sono disponibili sul sito www.dettiescritti.com 

 

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La vittima di un femminicidio partigiano violentata e poi trucidata

https://www.gospanews.net/2019/04/24/mattarella-straparla-ma-tace-sui-femminicidi-partigiani/

 

SOMMARIO

 

Lo Stato italiano si frantuma

Sea Watch sequestrata, migranti sbarcati a Lampedusa: l’ira del Viminale. 1  

Immigrazione non ammessa in vaticano

. 1FEMMINICIDI PARTIGIANI: ORRORI ROSSI IN TEMPO DI PACE.. 1

Migranti, ingerenza Onu: «L’Italia viola i diritti umani». Ma il Viminale: «Pensi al Venezuela». 1

L’impero Romano? Cadde per i pochi nati e i troppi stranieri 1

CANNES 2019, IL TRIONFO DEL CINEMA D’AUTORE. 1

LUCE AGLI ABUSIVI MOROSI: SALVINI CONTRO IL CARDINALE.. 1

Altro che elemosiniere, il Vaticano sfratta senza scrupoli i morosi quando le proprietà sono sue. 1

Amalfi, la Curia sfratta il centro per diabetici 1

GABETTI SI PORTA I SEGRETI DEGLI AGNELLI NELLA TOMBA. 1

“Fateli sbarcare”, l’appello che sa di campagna elettorale. 1   

Le bollette elettriche non pagate saranno (in parte) a carico degli altri utenti

IL VERO SEGNALE DELLA VICENDA CARIGE. 1

MAGISTRATI SCATENATI: ORA TUTTI NE VEDONO IL “PARTITO”. 1

La strategia di 5Stelle e Pd per governare. 1

IL PROVVEDITORE MANDATO DALLA PROVVIDENZA.. 1

La fantasia del genio anticipa matematica e fisica. 1

Esecuzioni, torture, stupri Le crudeltà dei partigiani 1

 

 

EDITORIALE

Lo Stato italiano si frantuma

Manlio Lo Presti – 20 maggio 2019

La pressione internazionale contro il governo attuale sta aumentando. Il fronte avverso si arricchisce della posizione ambigua del movimento 5 stelle, alleato di lotta e di governo, immigrazionista, chiude un occhio sugli sbarchi, continua a perseguire la strategia della “scelta di volta in volta” del tutto contraria in termini logici al rispetto e alla sottoscrizione di un piano di governo che va rispettato in quanto votato dalla volontà popolare!

Il fronte ha iniziato ad allargarsi all’interno dello Stato. Hanno cominciato le forze armate che si sono apertamente e ripetutamente ribellate al ministro della difesa (e il presidente capo delle FF.AA. è stato zitto e non ha destituito nessuno).

La magistratura continua ad ignorare frontalmente le direttive del Ministero dell’interno facendo sbarcare i c.d. immigrati da navi Ogn che entrano forzatamente nelle acque nazionali (e il presidente capo della magistratura zitto sulla aperta ribellione dei giudici che agiscono indisturbati grazie ad una legislazione scritta male ed elefantiaca).

Aggiungiamo che la frantumazione della struttura istituzionale italiana è incoraggiata dal gioco pericoloso di una opposizione che, essendo incapace di lottare su temi politici riguardanti strategie di medio e lungo periodo su idea di società civile, usa cinicamente l’arma del disfacimento, dell’azione giudiziaria ad orologeria, dello scandalo ad ogni costo, della disinformazione accusando poi di spaccio di notizie false il governo!

Non fa certamente bene al Paese

che l’effervescente inquilino del Colle

si sia arrogato il ruolo di capo dell’opposizione

e non quello di garante

dell’equilibrio istituzionale e della indipendenza nazionale dell’Italia!!!

 

Vi è un abbondante ricorso dell’insieme di censure riassunte nel “politicamente corretto” da considerare come una vera e propria resurrezione in versione cibernetica del “maccartismo”, un movimento che ha bloccato l’evoluzione democratica degli USA facendone una immensa caserma tecnetronica. Adesso tocca all’Italia subire gli effetti della devastazione del neomaccartismo a cui si aggiunge la crescente ed illegittima ingerenza del vaticano nella vita politica, sociale ed economica del nostro Paese (e il presidente, come garante dell’indipendenza nazionale, sta zitto e non espelle il nunzio apostolico dal nostro territorio).

Il vaticano, che possiede oltre 11.500 appartamenti che affitta a 300 euro al giorno, predica l’accoglienza indiscriminata nel territorio italiano – non certo nel suo – e si guarda bene dal prestare l’uso di una parte del titanico impero immobiliare ai cosiddetti immigrati! Nel contempo, il vaticano è durissimo con coloro che non pagano gli affitti, mandando per strada anche strutture sanitarie per anziani. In quel caso il cardinale-polacco-Robin-Hood è furbescamente assente: fa più spettacolo riallacciare l’utenza morosa di 300.000 euro ad un palazzo abitato da furbetti e per i quali il vaticano non sborsa un centesimo. È facile fare beneficenza caricando sulla popolazione italiana il costo di 300.000 attraverso la voce in bolletta chiamata “oneri di sistema”. Non ci saranno conseguenze per questo gesto che sarebbe stato punito con articoli del codice penale se fosse stato posto in atto da un normale cittadino italiano (a quello straniero non avrebbero fatto nulla). Per questo, il cardinale elettricista ha potuto facilmente dire che “se ne prendeva tutte le responsabilità”: QUALI RESPONSABILITA’?????

L’élite anglofrancotedescaUSA, chiamata anche DEEP STATE MONDIALE, esercita pressioni ossessive senza avanzare contenuti socioeconomici alla base delle proprie azioni devastatrici.

L’Italia non può pensare di essere realmente autonoma

con la presenza contestuale del vaticano

e di ben 164 basi militari atomiche nel proprio territorio!

La cosiddetta opposizione non fa altro che aspettare la caduta del governo (cade, non cade, ma quando cade) e lancia sulle 17-20 trasmissioni politiche di tutte le reti tv e la stampa (quasi totalmente in mano all’opposizione) continui messaggi di odio e di disprezzo contro “coloro-che-non-hanno-votato-nel-modo-giusto”,

Questi pasdaran del primato morale affermano senza vergognarsi che gli italiani che hanno votato centrodestra sono dei subumani, ignoranti, bestie da riconvertire in massa presso campi di rieducazione stile Cina maoista (come affermato dal fondatore di un noto quotidiano e dal un filosofo ex psicologo indegno allievo di Emanuele Severino).

Come se non bastasse, viene ipotizzato che, nell’immediato, questi italiani demmerda non devono più avere diritto al voto, avanzando anche l’ipotesi di eliminazione del diritto di voto sopra i 70 anni (a detta di un noto “democratico” scrittore postoperaio edito da Feltrinelli).

P.Q.M.

Fuori da ogni retorica buonista fuorviante e di facciata va detto apertamente che un Paese, rovesciando orwellianamente i termini logici della realtà, che soccorre oltre 800.000 (ottocentomila) immigrati ma la cifra è per difetto (ma in quel caso c’è stato il ritorno di circa 12 miliardi di euro nelle casse di ONG, case-famiglia, associazioni, coop, vaticano, ecc. ecc. ecc.) e fa marcire da oltre tre anni i terremotati dell’Aquila non merita più un futuro!

Ne riparleremo

 

 

IN EVIDENZA

Sea Watch sequestrata, migranti sbarcati a Lampedusa: l’ira del Viminale

19/05/2019 di Matteo Guidelli

L’intervento della Gdf sarebbe stato fatto d’intesa con i pm per «tenere fuori» il ministero e aggirare il divieto di Salvini di far scendere le persone soccorse

Scatta il sequestro della Sea Watch ferma da due giorni al largo di Lampedusa e i 47 migranti a bordo vengono fatti sbarcare. La svolta arriva nonostante il no ripetuto per tutto il giorno da Matteo Salvini, che infatti attacca: «la difesa dei confini e l’ingresso in Italia di un gruppo di sconosciuti deve essere una decisione politica, espressione della volontà popolare, o di magistrati e Ong straniere?». Ma l’ira del ministro dell’Interno colpisce anche l’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu che in una lettera al ministro degli Esteri aveva criticato le sue direttive anti-migranti e chiesto di non approvare il decreto sicurezza bis: «un organismo internazionale che costa miliardi di euro ai contribuenti, che ha come membri la Corea del Nord e la Turchia, regimi totalitari, e viene a fare la morale sui diritti umani all’Italia, a Salvini, per il decreto sicurezza. Fa ridere, è da “Scherzi a parte”».

A sbloccare la situazione è stata l’ultima comunicazione del comandante della nave Arturo Centore alle autorità: a Guardia Costiera e Guardia di Finanza l’ufficiale ha fatto sapere che se entro le 21 non avesse ottenuto l’autorizzazione allo sbarco, avrebbe tolto l’ancora e sarebbe entrato in porto di sua iniziativa. «I naufraghi – ha spiegato la portavoce di Sea Watch Giorgia Linardi – hanno chiesto di indossare i giubbetti salvagente e hanno detto di volersi buttare in acqua per disperazione. Le condizioni a bordo sono peggiorate a livello di stress e tensione e il comandante ha dovuto tenerne conto».

A quel punto si è preferito intervenire e i finanzieri sono saliti a bordo della nave, per un’attività di polizia giudiziaria d’iniziativa finalizzata al sequestro. «La nave è a disposizione degli inquirenti che hanno disposto un

 

Continua qui: https://www.lasicilia.it/news/cronaca/244393/sea-watch-sequestrata-migranti-sbarcati-a-lampedusa-l-ira-del-viminale.html

 

 

 

 

 

Immigrazione non ammessa in Vaticano

di Antonello Cannarozzo – 26 Agosto 2015

 

Questa estate italiana sarà ricordata come la più calda almeno da due secoli a questa parte, non solo per il clima, a dir poco equatoriale, quanto per la politica.
Ai temi delle riforme, della minoranza del Pd, ai fuoriusciti da Forza Italia, il caso Crocetta fino ad arrivare alle consuete polemiche sui migranti, la loro accoglienza o respingimento con tanto di tifoserie dall’una come dall’altra parte.
A mettere il dito in quest’ultima piaga dell’accoglienza è scesa in campo la Chiesa nella persona del mons. Nunzio Galantino, segretario della Cei, cioè i vescovi italiani.
Nonostante il passo indietro del presule, ciò che è arrivato all’opinione pubblica è l’accusa non proprio velata a Salvini e Grillo che speculerebbero sulla pelle di poveri disgraziati che hanno la sola colpa di scappare dall’inferno della guerra, della fame e dalle persecuzioni.
I due “imputati” hanno risposto per le rime nei confronti della politica della Chiesa suscitando aspre critiche dal governo e dei suoi fiancheggiatori.
Ma siamo in Italia e quando Galantino, ha accusato in maniera ancora più dura proprio l’inattività del governo Renzi e Alfano sulla questione migranti di non fare praticamente nulla, “È del tutto assente”- afferma il segretario della Cei – Perché “non basta salvarli in mare e poi provare a dimenticarseli”.
Ed ecco allora che i difensori del giorno prima hanno accusato Galantino di non capire la situazione italiana o peggio di ingerenza.
In realtà Galantino ha semplicemente richiamato con fermezza che salvare questa povera gente dall’annegamento per poi abbandonarli sul territorio con la speranza che riescano a varcare la frontiera oppure tenerli in una sorta di stand by che rende però la situazione sempre più esplosiva.
Con i tempi lunghissimi ed esasperanti, ricorda Galantino, per le pratiche della concessione dell’asilo politico, tra le più difficili d’Europa, con tempi estenuanti anche per il permesso di soggiorno e in questa attesa il niente, il vuoto in una attesa inattiva nei luoghi di residenza o purtroppo verso l’illegalità e la clandestinità.
Dare allora ai migranti sbarcati un documento, uno status e la possibilità di lavorare. Insomma, bisogna accogliere senza troppi se e senza ma, perché davanti a tanta disperazione non si può rimanere indifferenti e scaricare su altri le proprie responsabilità.

A queste accuse, più o meno giustificate di Galantino, si rimane però anche un po’ sconcertati pensando che proprio il territorio della Città del Vaticano è off limits per chi non ha il permesso di entrare.

 

Le norme “Sulla cittadinanza, la residenza e l’accesso” in vigore nello Stato della Città del Vaticano sono state aggiornate al 22 febbraio 2011 con la firma di papa Benedetto XVI: sedici articoli stampati su otto pagine.

Cfr qui: https://www.wipo.int/edocs/lexdocs/laws/it/va/va009it.pdf

Dove tra l’altro leggiamo che solo il Santo Padre può concedere la cittadinanza, ma le autorizzazioni (articolo 2, numero 4) “sono revocabili in ogni momento con congruo preavviso, eccetto che giusti motivi non consiglino un

Continua qui: http://www.italiani.net/index.php/speciali/729-immigrazione-non-ammessa-in-vaticano.html

 

 

 

 

FEMMINICIDI PARTIGIANI: ORRORI ROSSI IN TEMPO DI PACE

STUPRI E MASSACRI DOPO IL 25 APRILE
ABUSI E MATTANZE DI DONNE E BAMBINE NEL LIBRO ”IL SANGUE DEI VINTI” DI PANSA:
MAMMA VIOLENTATA DAVANTI AI FIGLI E POI SEPOLTA VIVA IN GIARDINO

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___ 25 aprile 2019

“I giovani facciano propri i valori costituzionali. La festa del 25 aprile ci stimola a riflettere come il nostro Paese seppe risorgere dopo la tragedia della seconda guerra mondiale. Un vero secondo risorgimento”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale ricevendo gli ex-combattenti. “Conoscere la tragedia il cui ricordo è ancora vivo ci aiuta a comprendere le tante sofferenze che si consumano alle porte dell’Europa che coinvolgono popoli a noi vicini”. Tanto è bastato all’Ansa per scrivere il titolo fazioso “No a riscritture della storia”. Siccome per passione (e studi) faccio lo storiografo trovo molto opportuno ripubblicare un articolo di alcuni mesi fa nella speranza che il Capo dello Stato impari tutta la storia e non solo quella che gli piace.

 

I FEMMINICIDI PARTIGIANI

Il femminicidio è una grave piaga della società contemporanea, epifenomeno di un retaggio culturale che nei secoli legittimò gli abusi maschilisti ma anche, o forse soprattutto, di una generale inaudita recrudescenza di belluina violenza sociale che miete vittime tra genitori anziani come tra bambini in culla. In Parlamento si sta cercando di dare una risposta legislativa al fenomeno con la nuova legge sul Codice Rosso in difesa delle donne che, però, come la precedente normativa sullo stalking,  rischia di rivelarsi solo un vacuo tentativo di smorzare gli effetti, a volte davvero imprevedibili, più che una reale soluzione per affrontare le vere cause. Se diamo uno sguardo alla nostra storia, inoltre, scopriamo purtroppo che il femminicidio è antico quanto la libertà d’Italia,

 

VIOLENTATE ANCHE LE VERGINI COME AI TEMPI DI NERONE

Tutti oggi si scandalizzano per episodi che balzano sulle prime pagine, a volte senza nemmeno conoscere il vortice di tensioni e violenze psicofisiche reciproche che ha portato ad un aggressione o peggio ad un omicidio, ma pochi s’indignano per le stragi di donne civili compiute dopo il 25 aprile 1945 dai partigiani liberatori e rimaste quasi tutte senza giustizia ed occultate nell’oblio storico: una delle rarissime lapidi in memoria di una vittima, quella per la 13enne Giuseppina Ghersi di Savona, è stata vandalizzata di recente da un vindice odio mai sopito che nessuno persegue né punisce come meriterebbe.

Ma di casi simili al suo ce ne sono decine, centinaia… Secondo lo storico e giornalista Gian Paolo Pansa furono 2.365 le vittime. Si tratta di uno dei femminicidi più vergognosi d’Italia: un ricordo che, certamente, crea un po’ d’imbarazzo tra le stesse femministe, nella maggior parte dei casi di vocazione comunista e quindi magari figlie, sorelle, nipoti di coloro che quei crimini li perpetrarono con efferatezza: aggiungendo alla sanguinaria violenza omicida anche la sevizia e l’onta eterna dello stupro.

 

Come ai tempi di Nerone le vergini cristiane venivano deflorate dai gladiatori prima di essere uccise, come nella ignominiosa guerra di Bosnia le donne furono selvaggiamente violentate per giorni prima di essere sgozzate (o costrette a partorire il figlio dello stupro), anche nell’Italia liberata avvennero simili scempi. Con alcune sostanziali differenze: ai tempi di Roma vigeva una tirannide, in Bosnia c’era una cruenta guerra etnica, nel nostro paese, invece, si era in tempo di pace: il dittatore, il duce Benito Mussolini era infatti stato giustiziato il 28 aprile 1945, le forze militari fasciste si erano arrese, quelle tedesche si erano ritirate. L’Italia era stata liberata dall’occupazione il 25 aprile 1945. Ma proprio il mese di maggio fu uno sei più sanguinari e ferali tanto che il 7 maggio, ricorre l’anniversario della morte di ben quattro donne trucidate dagli orrori rossi in tempo di pace. La memoria ritorna alla provincia di Cuneo, seguendo la china dei racconti di un giornalista che da bambino andava ad assistere ai processi ai “neri” per vedere i “cattivi” puniti; uno storico che solo dopo aver scritto tanto sulla Resistenza e sui partigiani, ha narrato il suo viaggio nella Seconda Guerra mondiale attraverso il libro di alto valore storiografico “Il sangue dei Vinti” di Gian Paolo Pansa. Molteplici aneddoti, che giungono quindi da un ricercatore col cuore partigiano, raccontano di semplici civili, rapiti in casa all’improvviso da squadriglie di giustizieri improvvisati, a volte seviziati, poi uccisi; e donne con la sola colpa di presunti e mai provati collaborazionismi: bastava l’odore del sospetto a sancire la morte che giungeva persino benedetta quando era immediata.

Ora alle vittime di questo immane femminicidio nascosto dalla storia vogliamo rendere un poco giustizia ricordando il loro martirio. A volte anche in nome di Gesù Cristo dinnanzi ai quei guerriglieri della Resistenza in larga parte atei e capaci di scegliersi Satana come nome di battaglia …

 

MICHELINA, 12 GIORNI DI VIOLENZE FEROCI

Non fu immediata per Francesca G., 42 anni, e sua figlia Michelina di 20, di Borgo San Dalmazzo, in quella provincia Granda di Cuneo dove la guerriglia tra partigiani e fascisti-tedeschi fu asperrima come in tutte le zone prealpine. Furono prelevate di casa il 29 aprile insieme al marito Giuseppe G. A difenderli non bastò nemmeno la circostanza che loro figlio Biagio morì fucilato

 

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Migranti, ingerenza Onu: «L’Italia viola i diritti umani». Ma il Viminale: «Pensi al Venezuela»

domenica 19 maggio 12:39 – di Redazione

 

Migranti, intollerabile ingerenza dell’Onu nei fatti italiani Con una lettera di undici pagine, le Nazioni Unite chiedono all’Italia di ritirare le direttive del Viminale sul salvataggio in mare e di interrompere immediatamente l’iter di approvazione del decreto sicurezza bis, che Matteo Salvini potrebbe portare già nel Consiglio

Continua qui:

https://www.secoloditalia.it/2019/05/migranti-ingerenza-onu-litalia-viola-i-diritti-umani-ma-il-viminale-pensi-al-venezuela/

 

 

 

 

 

 

L’impero Romano? Cadde per i pochi nati e i troppi stranieri

Arriva da noi il libro che ha diviso la Francia per il polemico parallelo tra il passato e oggi

Rino Cammilleri – 30/09/2016

Già esaurito e in ristampa, il libro dello storico Michel De Jaeghere Gli ultimi giorni dell’Impero Romano che arriva ora in Italia (Leg, pagg.624, euro 34), è uscito due anni fa in Francia e, là, ha sollevato un putiferio. Perché? Perché l’autore dimostra che quella civiltà collassò per le seguenti cause:

  1. a) crollo demografico, per far fronte al quale si inaugurò
  2. b) una persecuzione fiscale
  3. c) che distrusse l’economia; allora si cercò vanamente di ovviare tramite
  4. d) l’immigrazione massiccia.

Che però si trascurò di governare.

Se tutto questo ci ricorda qualcosa, abbiamo azzeccato anche il motivo per cui gli intellò politicamente corretti d’oltralpe sono insorti. La vecchia tesi di Edward Gibbon, che è settecentesca e perciò più vecchia del cucco, forse poteva andar bene a Marx, ma non ha mai retto: non fu il cristianesimo a erodere l’Impero Romano, per la semplice ragione che la nuova religione era minoritaria e tale rimase a lungo anche dopo Costantino. L’Impero cessò ufficialmente nel V secolo, quando i cristiani erano neanche il dieci per cento della popolazione. Solo nella pars Orientis erano maggioranza. Infatti, Bisanzio resse altri mille anni: quelli che combattevano per difenderla erano tutti cristiani. E pure a Occidente erano cristiani soldati (inutilmente) vittoriosi come Ezio e Stilicone.

Michel De Jaeghere, direttore del Figaro Histoire, fa capire che tutto cominciò col declino demografico. I legionari, tornati a casa dopo anni di leva, mal si adattavano a una condizione di lavoratori che, quanto a profitto, li metteva a livelli quasi servili. Così andavano a ingrossare la plebe urbana, cui panem et circenses gratuiti non mancavano. Le virtù stoiche della pietas e della fidelitas alla res publica vennero meno, e il contagio, al solito, partì dalle élites. Nelle classi alte si diffuse l’edonismo, per cui i figli sono una palla al piede. Coi costumi ellenistici dilagarono contraccezione, concubinaggio e divorzio, tant’è che Augusto dovette emanare leggi contro il celibato. Inutili. Anche perché, secondo i medesimi costumi, l’omosessualità era aumentata in modo esponenziale. Roma al tempo di Cesare aveva un milione di abitanti: sotto Romolo Augustolo, l’ultimo imperatore d’Occidente, solo ventimila. Già nel II secolo dopo Cristo l’aborto aveva raggiunto livelli parossistici e,

Continua qui: http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/limpero-romano-cadde-i-pochi-nati-e-i-troppi-stranieri-1312691.html

 

 

 

 

 

 

ARTE MUSICA TEATRO CINEMA

CANNES 2019, IL TRIONFO DEL CINEMA D’AUTORE

di Eugenio De Bartolis – 17 maggio 2019

 

I maestri del cinema partecipano alla settantaduesima edizione del Festival di Cannes. Una parata di grandi cineasti. Da Marco Bellocchio (unico italiano in gara) ad Almodovar, da Ken Loach, due volte Palma d’oro come i fratelli Dardenne, a Jim Jarmusch, da Terrence Malick a Quentin Tarantino, entrambi vincitori una volta del massimo premio. Cannes è il trionfo del cinema d’autore internazionale. Migrazione e povertà, obiezione di coscienza e amarcord, nostalgie hollywoodiane e antimafia. Sono solo alcuni dei temi della ricchissima kermesse cinematografica curata da Thierry Frémaux, che ha preso il via martedì 14, per concludersi sabato 25 maggio.

La giuria del festival, presieduta dal regista messicano Alejandro González Iñárritu, è composta dalla cineasta italiana Alice Rohrwacher, dai registi e sceneggiatori francesi Enki Bilal e Robin Campillo, dall’attrice statunitense Elle Fanning, dal regista greco Yorgos Lanthimos, dall’attrice e regista del Burkina Faso Maimouna N’Diaye, dal regista polacco Paweł Pawlikowski e dalla regista statunitense Kelly Reichardt.

Cannes è stato “inaugurato” da una polemica tutta italiana. Già. Perché il film di Bellocchio, Il traditore, arriverà nelle sale il 23 maggio, nel ventisettesimo anniversario della strage di Capaci. Domani, invece, si celebra l’ottantesimo della nascita di Giovanni Falcone. La data d’uscita non è piaciuta ai familiari delle vittime. Che l’hanno trovata un’operazione di marketing. Giovanni Montinaro, figlio del caposcorta del giudice morto nell’attentato, ha scritto sul profilo Instagram di Pierfrancesco Favino, che interpreta il ruolo di Tommaso Buscetta nel lungometraggio.

“Sinceramente – ha sottolineato Montinaro – l’uscita nelle sale il 23 maggio è solo marketing. Da orfano di quella strage mi permetto di scrivere che è decisamente offensivo. Nulla di personale, da ignorante in materia, la considero un attore fenomenale”. L’attore ha replicato con molto garbo. “Caro Giovanni – ha scritto – credo di poterla rassicurare circa il desiderio nella scelta della data di omaggiare e ricordare quel giorno senza retorica e senza il desiderio di approfittare di un evento così tragico. Le assicuro anche che nel film

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http://opinione.it/cultura/2019/05/17/eugenio-de-bartolis_cannes-bellocchio-almodovar-loach-dardenne-jarmusch-malick-tarantino/

 

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

LUCE AGLI ABUSIVI MOROSI: SALVINI CONTRO IL CARDINALE

13 Maggio 2019

L’ELEMOSINIERE DEL VATICANO COME ROBIN HOOD PER AIUTARE TARZAN DELLA SINISTRA ARCOBALENO E I 450 OCCUPANTI DEL PALAZZO DI ROMA INVECE DI PAGARE 300MILA EURO DI BOLLETTE SPACCA LE PIOMBATURE E RIALLACCIA IL CONTATORE. IL VICEPREMIER LEGA: «GESTO FUORILEGGE»

 

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

«“Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»
Vangelo di Matteo, 22,17-21

Con ogni probabilità l’elemosiniere del Vaticano ha letto questo perentorio passaggio del Vangelo con minore attenzione della saga letteraria – più leggendaria che storica – di Robin Hood: il fuorilegge di gran successo cinematografico che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Non si spiega altrimenti la clamorosa decisione del cardinale Konrad Krajewski di riallacciare abusivamente il contatore della luce, piombato lo scorso 6 maggio per le bollette non pagate, al palazzo Spin Time di Roma. Si tratta dello stabile in via Santa Croce di Gerusalemme occupato illegalmente da numerose famiglie di italiani e stranieri: 450 persone, di cui 98 minori, da giorni al buio per l’interruzione della fornitura di energia elettrica per morosità. Un luogo dove il leader degli occupanti soprannominato Tarzan si era pure candidato per la Sinistra Arcobaleno, schieramento Lgbt, ed oggi viene aiutato da un cardinale cattolico travestito da Robin Hood: più che una favola un thriller da Nightmare 300, come le migliaia di euro che avrebbero evitato al Vaticano una simile figuraccia…

Il palazzo occupato in via Santa Croce di Gerusalemme nel quartiere Esquilino di Roma

 

Se sotto il profilo umano il gesto può essere giustificato dalla Pietas insegnata dal pagano Virgilio nell’Eneide, sotto il profilo evangelico non esiste alcuna legittimazione di una violazione della legge in  nome di un malinteso senso della Carità. Invece sotto l’aspetto rigorosamente civile e istituzionale rappresenta un atto d’inaudita gravità perché non solo è un potenziale reato penale (furto di energia elettrica e manomissione di impianti di pubblico servizio) ma anche di fatto un’apologia degli stessi reati, un cattivo esempio per la popolazione intera.

“Non voglio che diventi una cosa politica”, dice l’elemosiniere del Papa in un’intervista al Corriere della Sera.”Io faccio l’elemosiniere e mi preoccupo dei poveri, di quelle famiglie, dei bambini. Intanto, hanno luce e acqua calda, finalmente. Adesso tutto dipende dal Comune, aspettiamo che riaprano gli uffici”. “Mi assumo tutta la responsabilità. E non devo dare spiegazioni, c’è poco da darne”, afferma Krajewski. “Ci ricordiamo cosa accadde l’ultima volta che ci fu un blackout a Roma? Mancò la luce per poche ore e fu un dramma. Ecco, adesso s’immagini cosa può significare restare senza luce per sei giorni. Ci sono quasi cinquecento persone, in quel palazzo, un centinaio di

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Altro che elemosiniere, il Vaticano sfratta senza scrupoli i morosi quando le proprietà sono sue

giovedì 16 maggio 16:58 – di Carmine Crocco

Non si sono placate ancora le polemiche per il discusso gesto dell’elemosiniere del Papamonsignor Krajewski, che è intervenuto per far riattaccare la corrente elettrica, staccata per morosità, in uno stabile occupato, L’elemosiniere del Vaticano è intervenuto per aiutare dei “bisognosi”, ancorché questi “poveracci” occupassero abusivamente un edificio e incoraggiando pertanto, con questo comportamento, altri, possibili abusi. Non erano però in gioco proprietà vaticane o ecclesiastiche

Guai a chi non paga

Che accade invece quando invece sono in gioco beni del Vaticano o di enti ecclesiastici?  Il discorso è spesso diverso. «In molti casi – si legge sull’edizione on line del Giornale – le parrocchie non si sono fatte troppi problemi a sgomberare i propri locali da chi non pagava (più) l’affitto o le utenze: un sacrestano indigente, per esempio, si impiccò per la disperazione, e in altre situazioni furono cacciati senza indugi e remore anche famiglie con bambini, stranieri, associazioni benefiche e anche una scuola media»

Diversi sono i casi in giro per l’Italia. «Era il 2011 quando a Grosseto una 23enne incinta e all’ottavo mese, venne sfrattata da un albergo di proprietà della curia, insieme ad altre famiglie in difficoltà economica. La giovane, tra

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https://www.secoloditalia.it/2019/05/altro-che-elemosiniere-il-vaticano-sfratta-senza-scrupoli-i-morosi-quando-le-proprieta-sono-sue/

 

 

 

 

 

Amalfi, la Curia sfratta il centro per diabetici

Oltre quattrocento malati dovranno recarsi in altre strutture tra Cava e Salerno per le cure

di Gaetano de Stefano – 05 marzo 2015

CENTRO CURIA

Più di quattrocento pazienti diabetici che rischiano di restare senza assistenza medica e, dunque, anche terapeutica. E l’intero staff medico e paramedico, composto da 5 dipendenti, che, da un giorno all’altro, si è trovato senza lavoro.

E l’assurdo paradosso che avviene in Costiera, dove il centro antidiabete “Fra Gerardo Sasso” ha chiuso i battenti, perché sfrattato dalla Curia arcivescovile. Ha preferito concedere i locali dove aveva sede il centro, all’interno dell’istituto “Mariano Bianco”, sempre in locazione, ad uno studio legale. A rendere noto quanto accaduto, nonostante gli appelli, caduti nel vuoto, e i tentativi di conciliazione, è l’amministratore della struttura diabetologia, Bonaventura Gambardella. Si è rivolto anche al Prefetto, chiedendo di intervenire per risolvere bonariamente la querelle, attraverso un’accorata richiesta d’aiuto inviata pure al vescovo Orazio Soricelli.

Ma neppure questo tentativo ha sortito gli effetti sperati. «Con la chiusura del centro – spiega Gambardella – a pagare le maggiori conseguenze sono i malati, già provati dalla sofferenza di una malattia così invasiva. Solo da noi, infatti, può essere redatto un piano terapeutico, in alternativa dell’Asl, dove i tempi d’attesa sono molto più lunghi». Il centro era nato in virtù della natura sociale della sua mission.

Tant’è che Gambardella evidenzia come i locali fossero stati dati in

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BELPAESE DA SALVARE

GABETTI SI PORTA I SEGRETI DEGLI AGNELLI NELLA TOMBA.

PUR ESSENDO UNO DEGLI UOMINI PIÙ RICCHI D’ITALIA, VIVEVA IN UNA CAMERETTA D’ALBERGO, LA 168 DEL NH LINGOTTO O IN UN PICCOLO APPARTAMENTO A MILANO, SOPRA I FIGLI. EPPURE, AVEVA IMMOBILI INCREDIBILI, DA GINEVRA A NEW YORK – SOPRANNOMINATO ”FRATELLO MINORE DI BELZEBÙ”, AVEVA UN PESSIMO RAPPORTO CON JOHN ELKANN CHE GLI AVEVA TAGLIATO CARTE DI CREDITO. LE MEMORIE DELL’AVVOCATO, IL MATRIMONIO SEGRETO, LA MOGLIE CHE LO HA INTRODOTTO IN AMERICA E…

Gigi Moncalvo per “la Verità” – 15 MAG 2019

 

Si è spento senza soffrire.

Un arresto polmonare poco dopo mezzanotte.

Accanto a lui solo la fedele badante filippina, Espie. Gianluigi Gabetti, il «Gran Ciambellano», il «Richelieu», uno dei «grandi vecchi» della finanza non solo italiana, il custode dei più grandi (e, soprattutto, dei più inconfessabili) segreti prima di Gianni Agnelli e poi di Marella, il detentore delle chiavi delle casseforti con i «tesori» nascosti all’ estero prima dal «sovrano» e poi, forse, dalla (ex) royal family, è morto a Milano all’ Ospedale San Raffaele, nella camera 604 della divisione D. Ad agosto avrebbe compiuto 95 anni. Era stato trattenuto dai medici mercoledì scorso dopo l’esito di alcuni esami.

 

Qualche giorno prima era tornato a casa dopo un ricovero di una settimana. Soffriva di problemi cardiaci e respiratori. Qualche tempo fa Patrizia Presbitero, moglie dell’ex banchiere socialista Nerio Nesi e stimata cardiologa torinese dell’Humanitas a Milano, gli aveva diagnosticato un’ostruzione all’ aorta. Al suo consiglio di intervenire chirurgicamente avevano detto no Alessandro e Cristina, i due figli di Gabetti: nonostante la bravura del medico, forse temevano che il padre non superasse l’operazione o avesse problemi per quel poco che gli restava da vivere.

Astuto e furbo, prima che intelligente, soprattutto nel farsi gli affari suoi. Uomo dagli occhi di ghiaccio, abile, manipolatore, geniale nel volgere le situazioni a suo favore, privo di amici (l’ unico forse è stato Aimone di Seyssel d’ Aix, morto cinque anni fa), capace di penetrare nella mente altrui e di tenere in pugno perfino Gianni Agnelli, facendo credere al suo «principale» che era lui e solo lui a decidere ma in realtà affermando sempre il proprio volere, condizionando e influenzando l’ Avvocato in modo incredibile, Gabetti negli ultimi tempi sembrava desideroso di raggiungere un solo obiettivo: attribuire a sé stesso tutti i meriti (la scelta di Sergio Marchionne, la salvezza del gruppo, il ruolo di comando e supremazia nella Famiglia, l’«incoronazione» di John Elkann) attribuendo a Gianni Agnelli un ruolo addirittura «secondario», e perfino dannoso per il business specie negli ultimi anni addossando a lui grandi responsabilità per la crisi Fiat e lo stato prefallimentare del Gruppo.

Naturalmente metteva in secondo piano anche John, quasi lo ignorava. L’ asprezza di rapporti tra John e Gabetti, ricambiata – anche se mascherata da atteggiamenti formalmente ossequiosi all’ esterno – si era concretata in numerose occasioni. Ad esempio, nel far sì che Giordano Bruno Guerri, nella monumentale biografia sul nonno autorizzata e commissionata da John, scrivesse solo le tesi care a Gabetti, quelle che ne esaltavano il ruolo. John venne a sapere della «complicità» tra i due (si incontravano segretamente alle terme di Sirmione dove Gianluigi arrivava con la contessa Maria Perrone di San Martino), e quindi bloccò il libro impedendone l’uscita.

 

Una sera a Murazzano in una cena lontana da orecchi indiscreti, Gabetti disse di John: «Recentemente mi ha regalato un Turner. Forse crede di comprarmi senza sapere che ho già centinaia di Turner alle pareti». Si riferiva al fatto che John gli aveva fatto quel regalo dopo avergli tolto carte di credito aziendali e benefit vari (compresi i 108 euro al giorno per la stanza all’ Nh Hotel) con la scusa che bisognava reintestare tutto dopo il trasferimento delle aziende in Olanda.

 

A Torino qualcuno chiamava Gabetti addirittura «il fratello minore di Belzebù». Con lui scompare l’ultimo baluardo di un sistema Torino, che, dopo la scomparsa di Donna Marella e Gabetti, vede l’ultimo caposaldo traballante e male in arnese nel novantunenne Franzo Grande Stevens ormai ridotto su una sedia a rotelle.

 

Pur essendo uno degli uomini più ricchi d’ Italia, e fino a qualche anno fa tra i più potenti, Gabetti viveva in una cameretta d’ albergo, la 168, a Torino, all’ Hotel Nh Lingotto o in un piccolo appartamento in via Carlo Maria Maggi a Milano, sopra l’appartamento dei figli. E pensare che in tal modo rinunciava a godere delle sue bellissime case: un grande rustico ristrutturato a Murazzano, nelle Langhe cuneesi, la prestigiosa residenza al numero 14 di rue Calvin nella città vecchia di Ginevra, un duplex pieno di quadri di inestimabile valore, sorvegliati dalla fedele governante Erminia e dall’ autista Fodi.

 

E ancora: due appartamenti a New York, curati dalla governante Anna Loza, e una casa a Parigi al 22 di rue Boissy d’ Anglais. Per non parlare della splendida villa della moglie scomparsa nel 2008, Bettina Sichel, agli East Hampton, affacciata sull’ oceano Atlantico, a Lily Pond Lane, a due ore da New York.

Gabetti lascia due figli: Alessandro (sposato con Diomira Mazzolini, figlia del giornalista Rai Salvo Mazzolini, per 40 anni corrispondente del Tg1 da Bonn e Berlino) e Cristina, una giornalista che si dedica ai problemi ambientali, una signora chic e affascinante molto somigliante al padre, sposata col velista Paolo Martinoni (ex marito della giornalista del Tg5, Barbara «Bambi» Parodi, che gli ha dato un figlio, Briano, e che ha figliato anche con Luca Montezemolo, Panfilo Tarantelli, Paolo Mieli).

 

Gianluigi Gabetti aveva sei nipoti: Gianluigi, Gaddo e Galvano, cioè i figli di Alessandro, e inoltre Pietro, Elena, Gregorio, per parte di Cristina. Il preferito era «Igi», cioè Gianluigi, che portava il nome del nonno, e cui toccherà in eredità la fetta più cospicua del trust appositamente costituito a New York per i sei nipoti. C’ è anche un gigantesco trust per i figli, che da anni fruivano di un cospicuo appannaggio mensile, e che hanno avuto in eredità dalla madre la sua villa sull’ Atlantico.

Un paio di anni fa Gabetti aveva «regalato» al figlio Alessandro la comproprietà di un vecchio salumificio, il Franchi, a Borgosesia. C’ è anche una figliastra, Ann Tuteur, ex dipendente dei supermercati Auchan, frutto del

 

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DIRITTI UMANI – IMMIGRAZIONI

“Fateli sbarcare”, l’appello che sa di campagna elettorale

Fioccano le dichiarazioni e le note di chi, in nome delle persone a bordo della Sea Watch 3, chiede a gran voce lo sbarco a Lampedusa. Qualcuno però ne approfitta: il sospetto è che si faccia campagna elettorale in vista delle elezioni europee

Roberto Chifari – 19/05/2019

“Le 47 persone a bordo della Sea Watch 3 devono scendere a terra”, ha detto, “L’ambulatorio di Lampedusa, come sempre, è pronto ad accoglierli e a prestare le prime cure e non c’è una sola ragione per mantenerli ancora a bordo. Papa Francesco ha detto creiamo ponti, apriamo porte. Voglio ricordare al ministro con il rosario che Maria Immacolata era migrante“.

Un appello lanciato anche da alcuni deputati del Partito democratico“Salvini la smetta di fare campagna elettorale sulla pelle dei migranti. Tenere delle persone su una nave è quanto di più vergognoso e macabro ci possa essere – afferma Stefano Pedica – Il ministro dell’Interno non dimentichi che sulla Sea Watch ci sono delle persone in carne e ossa e che in un Paese civile i diritti umani si rispettano. Apra il Vangelo e lo legga, non si limiti solo a mostrarlo. Il problema dei migranti non si risolve con la propaganda e gli show mediatici ma in modo serio e con l’aiuto dell’Europa“. Parole simili a quelle della collega Geri Ballo, candidata indipendente nelle liste del Pd-Siamo europei nel collegio del Mezzogiorno: “La Sea Watch attracchi a Lampedusa, no a nuovi ostaggi in mezzo al mare, il ministro Salvini

 

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ECONOMIA

Le bollette elettriche non pagate saranno (in parte) a carico degli altri utenti

di Jacopo Giliberto – 14 febbraio 2018

Si stima attorno al miliardo di euro l’insoluto totale delle bollette elettriche non pagate dai morosi, non i morosi che oggi s’inteneriscono per San Valentino ma quelli di ben altra specie che evadono la fattura della corrente. Al posto loro ne pagheranno una parte tutti gli altri consumatori elettrici, quelli che saldano con regolarità il conto della luce.

L’hanno stabilito ricorsi e sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, e l’Autorità dell’energia ha formalizzato: sarà distribuita fra tutti i consumatori una prima fetta di “oneri generali” elettrici pari a circa 200 milioni arretrati.

Diverse aziende elettriche erano entrate in crisi, e qualcuna aveva addirittura dovuto chiudere i battenti, quando si è trattato di saldare ai fornitori alcune voci parafiscali della bolletta che erano state fatturate ai consumatori ma non erano state incassate. Altre aziende erano state colpite da politiche commerciali poco indovinate.

In sostanza, sulle bollette della corrente già cariche di risarcimenti, di oneri, di voci e di incentivi si aggiunge un nuovo capitolo, ovvero saremo noi consumatori a rimborsare alle società elettriche di distribuzione della luce una parte del buco creato negli oneri parafiscali delle aziende in crisi da chi evade la bolletta della corrente.
Una delibera dell’Autorità dell’energia, appena ribattezzata Arera da quando ha rilevato oltre agli acquedotti anche l’area rifiuti, ha stabilito come ripartire fra tutti gli oneri generali di sistema, una parte parafiscale della fattura elettrica, non pagati dai consumatori morosi. Insomma, una socializzazione di una fetta degli insoluti.

Aziende elettriche in crisi
Diverse società del mercato libero avevano traballato e qualcuna esposta alla drammatica crescita delle bollette non pagate aveva addirittura dovuto chiudere, a cominciare, anni fa, dall’Esperia creata dall’imprenditore Filippo Giusto. Ma il mancato pagamento delle bollette e in alcuni casi anche politiche commerciali poco indovinate nei mesi scorsi avevano buttato fuori dal mercato un plotone di altre società fra le quali un nome forte come Gala, l’azienda di vendita di energia più esposta al fenomeno dei mancati pagamenti.

Morosità miliardaria
Quant’è il valore da saldare? Per ora è impossibile dare una cifra esatta: le morosità complessive rivendicate dalle società elettriche ammontano a cifre superiori al miliardo di euro, ma per ora questa delibera sfilerà dalle nostre tasche una prima fetta di circa 200 milioni.
Altre delibere ancora allo studio dovrebbero essere messe a punto nei prossimi mesi per completare le procedure con cui noi consumatori rimborseremo ciò che non è stato pagato dai furbetti della bolletta.

Alcuni dati però sono sicuri. Nel 2016 il controvalore complessivo del mercato finale dell’elettricità si aggirava sui 61 miliardi di euro (fonte: «Electricity Market Report», Politecnico di Milano, ottobre 2017).

Per quello stesso anno l’Autorità dell’energia, delle reti e dell’ambiente aveva censito richieste di distacchi per morosità per il 2,8% dei consumatori del segmento “maggior tutela” (quello con le tariffe regolate dallo Stato). Sul mercato libero nel 2016 il numero di contatori sigillati per mancato pagamento era arrivato addirittura al 4,7%, il 5,8% di richieste di distacco per i consumatori non domestici come i negozi e gli uffici. (fonte: «Monitoraggio retail», autorità Arera, 2017).

Il canone Rai 
Gli oneri generali in bolletta, tra i quali gli incentivi alle fonti rinnovabili e agli “energìvori”, sono pagati dai consumatori ai venditori di corrente, i quali poi devono rigirarli alle società di distribuzione elettrica che consegnano i chilowattora ai consumatori tramite i fili elettrici.

Il problema dei morosi e delle aziende di vendita in crisi si era presentato con l’imposta radio tv (il cosiddetto canone Rai). Il canone dei consumatori morosi non poteva essere pagato dalle società di vendita che fatturavano le bollette non incassate. È stato necessario intervenire con un atto normativo.

Lo stesso si è ripetuto con gli oneri. I fornitori di energia si accollavano gli oneri non riscossi dai clienti finali. Dovevano cioè versarli ai distributori anche se non incassati.

Ci sono stati ricorsi e sentenze finché il Consiglio di Stato ha deciso: l’obbligato al versamento degli oneri di sistema è il cliente finale.

Il turismo delle bollette
Il fenomeno delle morosità è più ricorrente nel Mezzogiorno ed è più forte sul mercato libero, dove si può cambiare fornitore di corrente con un clic del mouse. Viene chiamato “turismo dell’elettricità”, e si basa sul fatto che prima di poter portare a conclusione la sigillatura del contatore ci vogliono carriolate di bollette non pagate. Il “furbetto della bolletta” straccia un po’ di bollette bimestrali e prima che si attivi la procedura di recupero credito cambia vittima, cioè cambia società di fornitura elettrica, con la quale ricomincia.

Il fenomeno sarà frenato quando saranno disponibili i dati su noi consumatori raccolti nella banca dati del Sii, il Sistema informativo integrato, nel quale le società elettriche potranno consultare se il nuovo cliente è corretto oppure se è un fuggitivo delle bollette non saldate .

Un fenomeno simile accade per esempio con i telefonini, con la differenza che nel segmento elettrico non ci sono ancora i contratti prepagati e soprattutto che alla base della fornitura ci sono i costi orgogliosi dell’energia realmente prodotta da una centrale elettrica alimentata con un combustibile costoso.

Alcuni commenti
Ecco Massimo Bello, presidente dell’Aiget, l’associazione dei grossisti e rivenditori di energia: «Il nuovo assetto dovrà evitare che chi svolge un puro servizio di incasso per il sistema (ovvero i fornitori di energia) si ritrovino a sostenere un costo improprio. Qualsiasi iniziativa in tal senso, come i recenti provvedimenti dell’Arera, va nella direzione giusta». Aggiunge

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https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-02-14/bolletta-elettrica-non-pagata-ora-oneri-parafiscali-sono-carico-tutti-084105.shtml?uuid=AEffypzD

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

IL VERO SEGNALE DELLA VICENDA CARIGE

di

Massimiliano Napoletano17 maggio 2019

 

Ormai è stato scritto tanto sul sistema bancario italiano e si è fatta speculazione sia finanziaria che politica. La storia delle nostre banche è molto complicata, legata al modo delle fondazioni e della politica ed ha subito grossi scossoni a partire dalla crisi del 2008. Come sempre i ritardi nelle decisioni hanno pesato molto rispetto ad altri Paesi (vedi gli interventi pubblici in Spagna, Germania e Francia). La ciliegina è stata l’approvazione del Bail-in solo quando altri Paesi avevano già messo in sicurezza le proprie banche, mentre il nostro Paese era rimasto schiacciato dalla storia degli Npl (Non Performing Loans o crediti deteriorati per semplicità).

Utilizzo il termine “Storia” perché come è vero che esiste il problema “crediti deteriorati” aggravato da 10 anni di completa stagnazione (abbiamo ancora 8 punti di Prodotto interno lordo in meno rispetto al 2008) esiste ancora il problema dei derivati che incombe per il sistema bancario tedesco e francese ma di cui nessuno ne evidenzia le criticità (faccio notare come nemmeno gli stessi Stress-Test della Banca centrale europea non ne tengano adeguatamente in considerazione).

Ma il cuore della analisi non è il sistema bancario, ovvero i numeri della Carige in particolare, ma la motivazione ed il modo con cui il più grande Fondo al mondo di gestione del risparmio americano chiamato “BlackRock” ha comunicato l’abbandono all’operazione di rilancio della Banca Carige. Non è dunque per motivi industriali, non è per la mancanza di ritorno dell’investimento (visto le caratteristiche dei warrant e dell’obbligazione offerte allo stesso fondo BlackRock): semplificando, il più grande gestore al mondo del

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GIUSTIZIA E NORME

MAGISTRATI SCATENATI: ORA TUTTI NE VEDONO IL “PARTITO”

di Mauro Mellini17 maggio 2019

 

L’avvicinarsi del voto di domenica 26 maggio ha messo il pepe sulla coda di Procuratori e Procure impegnati nella “lotta alla politica”.

Perché oramai quale che sia il fondamento delle accuse rivolte ad amministratori e “politici”, l’ondata e l’apparente “direzione” delle incriminazioni, la scelta del tempo e tutta la solita strumentazione e “collaborazione” con la stampa, denunciano l’impegno delle Toghe a colpire per “ulteriori finalità”, secondo una visione di parte e, di conseguenze secondo una strategia riconducibile a quell’”uso alternativo della giustizia” di cui tanto ciarlarono nelle loro teorizzazioni gli scalpitanti magistrati di Magistratura Democratica di alcuni decenni fa.

L’”alternativa” cui essi allora alludevano era la grande rivoluzione sociale secondo gli schemi marxisti, di cui, invece, le macerie, i liquami ci hanno dato il “nuovo” populismo becero oggi in auge.

Questi tardivi epigoni di un Partito dei Magistrati un po’ sgangherato (il fatto che esso per lo più operi in sintonia con i forcaioli imbecilli del Cinquestellismo locale basta ed avanza a confermarlo) si valgono di strumenti legislativi e di forzature giurisprudenziali che sono stati sciaguratamente elargiti per placare i loro bollori nel corso di decenni. C’è una ricchezza di ricorso al reato di abuso in atti d’ufficio che ne fa “l’abuso dell’abuso” ed ora vengono fuori le assurde novità (si fa per dire) della legge sul finanziamento dei partiti, per la quale mettere le mani al (proprio) portafoglio, per alimentare la propria corretta politica, è reato.

Tutto l’armamentario anticorruzione oggi nelle mani di questi magistrati “lottatori” a Cinque Stelle o giù di lì è frutto di una corrività tipicamente berlusconiana nell’”ammansire” i forcaioli nell’illusione di placarli.

La corruzione c’è ed è grave. E’ frutto oltre che di una caduta del senso dello Stato e dei doveri di onestà, della frantumazione del sistema partitocratico della Prima Repubblica, in cui la tangente era una sorta di “decima” pagata al sistema politico

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POLITICA

La strategia di 5Stelle e Pd per governare

19/05/2019 Massimo Bordin 

Oggi devo imbiancare e quindi ho poco tempo, la notizia ve la do come previsione flash: il movimento 5 stelle ed il PD governeranno il Paese e lo faranno grazie alla strategia di Zingaretti e Di Maio che, pur diversissimi, avranno a breve l’occasione per un riscatto in termini di consenso. L’occasione sarà servita su un piatto d’argento dalla Lega che non ha idee economiche degne di nota e che ha messo Borghi e Bagnai nell’angolino del Parlamento. Com’è risaputo, infatti, la strategia di Salvini si è concentrata sui temi caldi come migrazione e sicurezza, ma non sono temi commestibili e dopo un po’ di divertimento su questo, la questione economica verrà a galla. Prima di trastullarsi con barconi e ladri d’appartamento, la gggènte deve pur magnà. Il bubbone non è ancora scoppiato perché l’Italia galleggia sugli zero virgola (in su o in giù) da diversi anni. Insomma, dai, l’Italia vivacchia. Con Renzi si è avuto qualche più minuscolo del Pil e la vita degli italiani tra salari immobili e precariato non è cambiata una cippa. Idem con il duo Conte-Tria.

Il paese se n’era uscito massacrato dalla crisi del 2008 e dalle pressioni ordoliberiste sul debito pubblico, ma diciamo pure che dal 2014 ha galleggiato senza affogare.

Non durerà!

A meno che la Ue non subisca una vera inversione di marcia a seguito delle elezioni europee (improbabile), l’Italia si troverà presto in difficoltà come nel 2008 perché non ha creato denaro tramite le banche, non ha monetizzato il debito per colpa dei “niet” della Banca Centrale di Francoforte ed i suoi istituti di credito locali sono impossibilitati a prestare soldi (creandoli…) alle

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IL PROVVEDITORE MANDATO DALLA PROVVIDENZA

ALTRO CHE GERARCA SALVINIANO: LA PROF DI PALERMO È STATA SOSPESA DA UNA FUNZIONARIA EUROPEISTA, VOLONTARIA NEI CENTRI PER IMMIGRATI E COMPONENTE DELL’UFFICIO PASTORALE DELLA DIOCESI DI RAGUSA. DOPO LE PROTESTE PER IL VIDEO DEGLI STUDENTI IN CUI SALVINI ERA PARAGONATO A MUSSOLINI, IL PROVVEDITORATO HA SOSPESO (PER 15 GIORNI) ROSA MARIA DELL’ARIA SENZA INTERVENTI DA ROMA

 

Lorenzo Mottola per ”Libero Quotidiano

 

Europeista, siciliana doc, volontaria nei centri per immigrati e componente dell’ufficio pastorale della Diocesi di Ragusa, oltre che collaboratrice di varie associazioni antimafia. È questo un breve ritratto della funzionaria che ha firmato la sanzione della professoressa Rosa Maria Dell’ Aria.

 

PROFESSORESSA DELL ARIA

 

Per chi non avesse seguito, parliamo del caso dell’insegnante di Palermo sospesa per due settimane (con paga dimezzata) per aver permesso ai suoi alunni di presentare di fronte a tutta la scuola un lavoro nel quale il decreto Salvini è stato accostato alle leggi razziali. La Lega paragonata al peggior fascismo, insomma. E così è arrivata la punizione, che ha scatenato le proteste di mezza Italia, a partire dal Partito Democratico per arrivare ai più autorevoli commentatori della nostra stampa, sempre più convinti che il Paese stia per finire sotto un regime filonazista.

 

«Purtroppo non sono autorizzata a parlare e mi spiace, è evidente che in questa vicenda è stata sentita una sola campana», spiega a Libero l’ispettrice, della quale omettiamo il nome per evitare che si ritrovi 2mila lettori del gruppo Espresso sotto le finestre di casa. C’ è da chiedersi, tuttavia, come mai una persona così lontana dalle idee politiche del Carroccio, che occupa il suo tempo dando da mangiare gratuitamente ai profughi, sia arrivata a comminare una sanzione che il Pd considera una chiara intimidazione nei confronti di tutti gli insegnanti che non vogliono allinearsi alla linea dei “porti chiusi”. La ragione: forse le cose non sono in effetti andate come qualcuno sostiene.

 

L’ INDAGINE

Come già specificato dal ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, non c’ è stato alcun contatto tra Roma e l’ufficio regionale che si è occupato del caso. Dopo la proiezione del video nell’ istituto, durante un evento organizzato per il giorno della Memoria, sono partite le proteste delle famiglie. E qualcuno ha raccontato la vicenda su internet. Per questo è intervenuto il provveditorato agli studi. L’ indagine ha rilevato che la Dell’ Aria – come da lei stessa raccontato – ha animato in classe un dibattito che partiva dall’ Olocausto per arrivare alle attuali politiche del governo.

Poi ha fatto realizzare dei filmati e apportato delle correzioni al testo di quello incriminato.

 

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SCIENZE TECNOLOGIE

La fantasia del genio anticipa matematica e fisica

I concetti di infinito, di spazio-tempo e di virtualità sono presenti in opere immortali

Antonino Zichichi – 17/05/2019

Le opere di Leonardo da Vinci stanno sulle vette più alte della creatività artistica e culturale. La genialità di Leonardo sta nella sua fantasia. La scienza doveva ancora nascere e la matematica non aveva ancora scoperto le proprietà dell’infinito. Nella fantasia di Leonardo c’erano le frontiere della fisica moderna e l’esistenza dell’infinito. Le opere di Leonardo sono la prova che la sua fantasia si regge su tre formidabili colonne che sarebbero state al centro dell’attenzione nei secoli a venire. La prima colonna riguarda la matematica le altre due la fisica.

La matematica avrebbe scoperto le proprietà dell’infinito. Dal IV secolo a.C. in cui Aristotele accetta come sola possibilità l’infinito potenziale, bisogna aspettare più di 2000 anni per avere nel 1873 Georg Cantor che scopre l’esistenza di innumerevoli livelli di infinito. La creatività artistica e la razionalità matematica si fondono nel fascino di questa invenzione dell’intelletto umano. Che sia in gioco la fantasia lo dimostra un dettaglio di non poco rilievo: nell’immanente tutto appare finito, ma osservando e riflettendo sulle opere di Leonardo si è spinti a immaginare l’esistenza dell’infinito.

La fisica avrebbe scoperto che tutte le forze fondamentali nascono da un’unica forza. Nel corso di tanti millenni, tra le sfide intellettuali di massimo livello c’era il binomio fuoco-luce. La luce illumina. Il fuoco distrugge. Siccome nessuno sapeva produrre la luce senza avere prima il fuoco, sembrava inevitabile che si dovesse distruggere qualcosa al fine di produrre la luce che illumina. La fantasia del genere umano non era riuscita a immaginare che la luce potesse nascere dalle affascinanti proprietà dello spaziotempo. Osservando le opere di Leonardo siamo portati a immaginare che la luce deve essere strettamente legata alle proprietà dello spaziotempo. Le scoperte della scienza corroborano la fantasia di Leonardo.

La fisica avrebbe inoltre scoperto l’esistenza dei fenomeni «virtuali» che nessuno strumento riuscirà mai a osservare, pur essendo questi fenomeni rigorosamente riproducibili. La fisica dei fenomeni virtuali è nata negli anni Trenta del secolo Ventesimo, con la scoperta di un fenomeno che venne chiamato «polarizzazione del vuoto». È partendo da questo fenomeno virtuale che si è giunti all’enorme sviluppo della fisica virtuale. Si arriva così a immaginare, fra tutti i possibili fenomeni virtuali, anche la produzione del Big Bang. Oggi tutte le attività di frontiera della fisica alle massime energie si svolgono avendo come strumento teorico i fenomeni virtuali. Non sarebbe stato possibile, senza lo studio dei fenomeni virtuali, elaborare la struttura matematica che ci ha portato a proporre l’esistenza del supermondo, quindi del superspazio.

Due parole sul superspazio. Quello a noi familiare ha quattro dimensioni: tre di

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STORIA

Esecuzioni, torture, stupri Le crudeltà dei partigiani

La Resistenza mirava alla dittatura comunista. Le atrocità in nome di Stalin non sono diverse dalle efferatezze fasciste. Anche se qualcuno ancora lo nega

Giampaolo Pansa – 07/10/2012

C’è da scommettere che il nuovo libro di Giampaolo Pansa, La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti (Rizzoli, pagg. 446, euro 19,50; in libreria dal 10 ottobre), farà infuriare le vestali della Resistenza. Mai in maniera così netta come nell’introduzione al volume (di cui per gentile concessione pubblichiamo un estratto) i crimini partigiani sono equiparati a quelli dei fascisti.

 

 

Giampaolo Pansa imbastisce un romanzo che, sull’esempio delle sue opere più note, racconta la guerra civile in chiave revisionista, sottolineando le storie dei vinti e i soprusi dei presunti liberatori, i partigiani comunisti in realtà desiderosi di sostituire una dittatura con un’altra, la loro.

Tanto i partigiani comunisti che i miliziani fascisti combattevano per la bandiera di due dittature, una rossa e l’altra nera. Le loro ideologie erano entrambe autoritarie. E li spingevano a fanatismi opposti, uguali pur essendo contrari. Ma prima ancora delle loro fedeltà politiche venivano i comportamenti tenuti giorno per giorno nel grande incendio della guerra civile. Era un tipo di conflitto che escludeva la pietà e rendeva fatale qualunque violenza, anche la più atroce. Pure i partigiani avevano ucciso persone innocenti e inermi sulla base di semplici sospetti, spesso infondati, o sotto la spinta di un cieco odio ideologico. Avevano provocato le rappresaglie dei tedeschi, sparando e poi fuggendo. Avevano torturato i fascisti catturati prima di sopprimerli. E quando si trattava di donne, si erano concessi il lusso di tutte le soldataglie: lo stupro, spesso di gruppo.

A conti fatti, anche la Resistenza si era macchiata di orrori. Quelli che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricorderà nel suo primo messaggio al Parlamento, il 16 maggio 2006, con tre parole senza scampo: «Zone d’ombra, eccessi, aberrazioni». Un’eredità pesante, tenuta nascosta per decenni da un insieme di complicità. L’opportunismo politico che imponeva di esaltare sempre e comunque la lotta partigiana. Il predominio culturale e organizzativo del Pci, regista di un’operazione al tempo stesso retorica e bugiarda. La passività degli altri partiti antifascisti, timorosi di scontrarsi con la poderosa macchina comunista, la sua propaganda, la sua energia nel replicare colpo su colpo.

Soltanto una piccola frazione della classe dirigente italiana si è posta il problema di capire che cosa si nascondesse dietro il sipario di una storia contraffatta della nostra guerra civile. E ha iniziato a farsi delle domande a proposito del protagonista assoluto della Resistenza: i comunisti. Ancora oggi, nel 2012, qualcuno si affanna a dimostrare che a scendere in campo contro tedeschi e fascisti e stato un complesso di forze che comprendeva pure soggetti moderati: militari, cattolici, liberali, persino figure anticomuniste come Edgardo Sogno. È vero: c’erano anche loro nel blocco del Corpo volontari della libertà. Ma si è trattato sempre di minoranze, a volte di piccole schegge. Impotenti a contrastare la voglia di egemonia del Pci e i comportamenti che ne derivavano. Del resto, i comunisti perseguivano un disegno preciso e potente che si è manifestato subito, quando ancora la Resistenza muoveva i primi passi. Volevano essere la forza numero uno della guerra di liberazione. Un conflitto che per loro rappresentava soltanto il primo tempo di un passaggio storico: fare dell’Italia uscita dalla guerra una democrazia popolare schierata con l’Unione Sovietica.

Dopo il 25 aprile 1945 le domande sulle vere intenzioni dei comunisti italiani si sono moltiplicate, diventando sempre più allarmate. Mi riferisco ad aree ristrette dell’opinione pubblica antifascista. La grande maggioranza della popolazione si preoccupava soltanto di sopravvivere. Con l’obiettivo di ritornare a un’esistenza normale, trovare un lavoro e conquistare un minimo di benessere. Piccoli tesori perduti nei cinque anni di guerra. Ma le élite si chiedevano anche dell’altro. Sospinte dal timore che il dopoguerra italiano avesse un regista e un attore senza concorrenti, si interrogavano sul futuro dell’Italia appena liberata. Sarebbe divenuta una democrazia parlamentare oppure il suo destino era di subire una seconda guerra civile scatenata dai comunisti, per poi cadere nelle grinfie di un regime staliniano?

Era una paura fondata su quel che si sapeva della guerra civile spagnola. Nel 1945 non era molto, ma quanto si conosceva bastava a far emergere prospettive inquietanti. Anche in Spagna era esistita una coalizione di forze politiche a sostegno della repubblica aggredita dal nazionalismo fascista del generale Francisco Franco. Ma i comunisti iberici, affiancati, sostenuti e incoraggiati dai consiglieri sovietici inviati da Stalin in quell’area di guerra, avevano subito cercato di prevalere sull’insieme dei partiti repubblicani, raccolti nel Fronte popolare. A poco a poco era emerso un inferno di illegalità spaventose. Arresti arbitrari. Tribunali segreti. Delitti politici brutali. Carceri clandestine dove i detenuti venivano torturati e poi fatti sparire. Assassinii destinati ad annientare alleati considerati nemici. Il più clamoroso fu il sequestro e la scomparsa di Andreu Nin, il leader del Poum, il Partito operaio di unificazione marxista. Il Poum era un piccolo partito nel quale militava anche George Orwell, lo scrittore inglese poi diventato famoso per Omaggio alla Catalogna, La fattoria degli animali e 1984. Orwell aveva 34 anni, era molto alto, magrissimo, sgraziato, con una faccia da cavallo. Era arrivato a Barcellona da Londra alla fine del 1936. Una fotografia lo ritrae al fondo di una piccola colonna di miliziani del Poum. Una cinquantina di uomini, preceduti da un bandierone rosso con la falce e martello, la sigla del partito e la scritta «Caserma Lenin», la base dell’addestramento.

Orwell stava sul fronte di Huesca quando i comunisti e i servizi segreti sovietici decisero la fine del Poum. Lo consideravano legato a Lev Davidovic Trotsky, il capo bolscevico diventato nemico di Stalin. In realta era soltanto un gruppuscolo antistaliniano con 10 mila iscritti. L’operazione per distruggerlo venne ordita e condotta da Aleksandr Orlov, il nuovo console generale dell’Urss a Barcellona, ma di fatto il capo della filiale spagnola del Nkvd, la polizia segreta sovietica. Nel giugno 1937, un decreto del governo

 

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