Enzo Biagi, Lubjanka

Enzo Biagi, Lubjanka

Manlio Lo Presti 14 settembre 2021

Uno dei giornalisti più importanati del dopoguerra italiano scrive un libro coraggioso sul sistema repressivo sovietico. Il tema è difficile. Il libro è stampato nel 1990. Ancora è in piedi l’equilibrio Est-Ovest . L’Autore lavora molto, Raccoglie prove, esamina una marea di documenti, legge ricordi che gli intervistati gli mostrano con fiducia. Riesce ad intervistare i sopravvissuti di una ondata di morte, smarrimento, atrocità. La macchina stalinista ha probabilmente ucciso ottanta milioni di persone. La rete dei GULAG è stato il supporto logistico di tutta l’operazione.

Tra la Seconda guerra mondiale e le infinite purghe e rastrellamenti di Stalin, sono scomparsi centomilioni di russi. Non era bastata la carestia degli anni della NEP negli anni 20 sotto la guida di Lenin. Milioni di civili sono morti per carestie ricorrenti che spazzavano via intere aree.

Biagi descrive questo inferno con impeccabile misura, ma sa essere sferzante. In un passo del libro dice chiaramentente: “Lo stalinismo non ha avuto la sua Norimberga […] nessuno si è pentito”.

L’Autore tiene una contabilità ferrea sulla vastità degli eccidi eseguiti dagerarchi sanguinari  e psicopatici come Ezov, Dzeržinskij. Essi realizzano una delle più vaste e dettagliate eliminazioni fisiche di decine di migliaia di scrittori – anche premi Nobel – scienziati, fedelissimi ranghi di partito della prima ora decapitando l’intera capacità russa di pensare e il suo futuro. Non risparmia un forte atto di accusa contro il partito comunista italiano che, sotto la guida di Togliatti, cercò di nascondere le infamie staliniste.

La rimozione e l’omertà furono la base  dell’atteggiamento di tutti i partiti comunisti d’Europa. Biagi è stato parte di uno sparuto drappello di giornalisti e di studiosi che cercarono di diffondere la verità, sia pure fra molti ostacoli e discredito pilotato.

Il libro ricorda tutti gli scomparsi, vittime e carnefici, e l’attentissimo e dettagliato indice analitico alla fine del testo lo dimostra.

Biagi riesce a trasmettere lo spessore buio di quegli anni di terrore, di rastrellamenti improvvisi  per seminare paura e incertezza.

Lubjanka è un libro istruttivo dove si evidenzia la grandezza di un popolo che tace i cento milioni di vittime, non si lamenta, non perpetua il piagnisteo.

Solo gli scrittori come Biagi e gli scrittori russi sopravvissuti cercano di raccontare affinché la fiammella della memoria sia sempre acccesa. La narrazione prosegue con misura, evidenzia il silenzio dei parenti superstiti. Rimane come una testimonianza il dolore inestinguibile che questo popolo continua a non raccontare. Pochissimi hanno narrato l’orrore che ha superato con i GULAG il sistema dei LAGER nazisti per crudeltà, cinismo e ferocia considerato che tutto è stato eseguito ai danni del proprio popolo e non contro un nemico esterno!

Un libro da leggere con attenzione per capire, per conoscere, per non farsi raggirare dai soliti pasdaran della memoria addomesticata che sciamano ancora oggi!

Enzo Biagi, Lubjanka, Rizzoli, 1990, Pag. 251

 

TEMI TRATTATI

Enzo Biagi, Lubjanka, Rizzoli, equilibrio Est-Ovest, GULAG, LAGER, Nazismo, Stalinismo, Seconda guerra mondiale, Purghe, Rastrellamenti, NEP, carestia, fame, anni venti, besprizornie, Ezov, Berja, Dzeržinskij, Lenin, Stalin, Norimberga, premi Nobel, Togliatti, Piagnisteo, Memoria, Silenzio

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