Giustizia riparativa

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Giustizia riparativa

Manlio Lo Presti – 19 giugno 2016

In occasione delle polemiche sulle mancate scuse del politico Carlo Giovanardi alla famiglia del “giovane romano e/o geometra” –come fu inizialmente definito in un impeto di non richiesto servilismo autocensurante dalla stampa italiana neomaccartista-buonista – ripropongo la lettura di una parte della mia recensione del libro collettivo “Un germoglio tra le sbarre”, Pioda Imaging Editore, 2016” sul trascuratissimo tema del rispetto e della cura dei congiunti delle vittime:

“Il dibattito ha evidenziato con quanta fatica e lentezza sia stia facendo largo una visione più articolata della questione carceraria. Rispetto ad una tradizione, diremmo mondiale, della focalizzazione del dibattito sulla prevenzione, la punizione, la deprivazione e l’isolamento del detenuto, oggi si fa strada il concetto di “giustizia riparativa”.

Emerge la necessità di trattare la questione delle persone vittime degli atti criminosi e del loro risarcimento non solo in termini economici, ma soprattutto sul piano del recupero psicologico, sociale ed esistenziale.

La giustizia riparativa ha assunto adeguata importanza da quando l’Unione Europea ha emesso la Direttiva 2012/29/UE.

Si tratterà di riequilibrare il dibattito e le sue eventuali soluzioni valorizzando i danneggiati riconoscendo loro un perso uguale a quello dei detenuti.

Per entrambi i gruppi è importante dedicare adeguate e programmate strategie di recupero e di riabilitazione.

Il successo di un nuovo processo di riequilibrio sarà possibile se sarà valorizzato il requisito dell’ascolto dell’altro non più considerato un evento statistico da trattare sbrigativamente mediante procedure burocratiche.”

Persiste la immensa indifferenza nei confronti di coloro che restano senza la vittima, di coloro che sono feriti a vita dalla violenza del colpevole!

Continua ad essere alla ribalta l’assassino-criminale per il quale sono focalizzate tutte le attenzioni mediatiche e di politica carceraria spesso manchevole, ma che viene utilizzata per fini elettorali e di consenso sociale, come le “visite di politici” nelle carceri ma mai uno di loro che sia andato a parlare con i parenti colpiti dal crimine!

Andare in carcere per vedere se gli assassini-criminali sono trattati bene fa spettacolo, fa sentire migliore il politico di turno.

Ma NESSUNO di questi politici miserabili individui – ripeto NESSUNO – ha mai avuto il coraggio di affrontare i parenti delle vittime perché:

1) è penoso e quindi presuppone doti di saldezza morale e di onorabilità che NESSUNO DEI POLITICI ATTUALI POSSIEDE, salvo qualche eccezione (ma in questo caso, sono tutti stati zittiti o eliminati dal cerchio magico mediatico/politico)

2) bisogna ascoltare la sofferenza di chi resta,

3) offre una visibilità inferiore a quella che si ottiene con le visite-spettacolo in carcere.

P.Q.M.

1) molto lunga è la strada per discutere ed affrontare sistematicamente la questione della GIUSTIZIA RIPARATIVA a sostegno dei congiunti delle vittime;

2) si tratta di intraprendere un cammino lungo e faticoso e i politici hanno sempre fretta e intraprendono azioni che incrementano esclusivamente la loro visibilità, per cui delle vittime a loro non frega UNA BEATA M…..A

 

Ne riparleremo …

 

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