LA SCOPA DI DON ABBONDIO

LA SCOPA DI DON ABBONDIO

Manlio Lo Presti

 

In questo breve saggio lo storico Luciano Canfora riesce a percorrere tutti i temi della storiografia collegando le differenti prospettive di analisi degli eventi. La storia, secondo lo studioso, si muove come una spirale. Ha ritorni e balzi in avanti con un moto mai uguale a sé stesso. La citazione della breve frase di don Abbondio, situata nel capitolo XXXIII de I Promessi Sposi, fa intendere che la storia è come una scopa che spazza via ogni cosa lasciando spazio ad un nuovo inizio.

La storia è sempre segnata da nemici da perseguitare e sui quali scaricare le responsabilità dei danni sociali ed economici provocati. La fuga del Nobel della letteratura tedesco Thomas Mann dagli USA è causata dalla ferocia persecutoria del maccartismo (p. 8). La storia è condizionata dal capitale finanziario che, in tempi recenti ha deciso il calvario della Grecia con un forte sofferenza fatta passare per risanamento invece che per un vero e proprio saccheggio (p.14).

Le burocrazie non elettive sono il terreno di coltura per sistemi tirannici che finiscono per trasformarsi in democrazie di massa (p. 18). Nell’analisi dei movimenti storici, l’Autore evidenzia la tendenza della separazione tra etica e politica citando il capitolo 18 del Principe di Machiavelli.

Il testo analizza l’evoluzione del fenomeno dell’immigrazione e della trasformazione dell’Europa in una fortezza che promuove il colonialismo buono e civilizzatore. Un colonialismo solidale come aspetto evidente della decolonizzazione come nuova forma di schiavismo (p.32) legato al capitale e alla finanza. Il mercato globale borghese ha incentrato come espressione la lingua inglese come lingua degli affari e delle transazioni. Gli USA sono il protagonista emergente sulla scena mondiale del commercio e della finanza che “salva” dalle distruzioni della Prima e della Seconda guerra mondiale il vecchio continente diventato subalterno.

Lo svolgimento dei flussi storici si realizza con il conflitto fra il “concreto umano”, cioè la realtà e gli “schemi progetti” che costituiscono la struttura ideologica con la quale la realtà viene letta, sovente deformata e piegata agli schemi mentali.

L’Autore evidenzia a pag. 40 afferma che l’eurocentrismo è alla sua fine e che l’Europa è diventata un piccolo angolo del mondo. Il suo destino rappresenta l’esempio di andamento a spirale del movimento storico, se pensiamo che ogni spinta verso l’uguaglianza fa risorgere l’ineguaglianza sotto altre forme. La Rivoluzione francese, basata su principi di libertà uguaglianza e fratellanza, è finita per fucilare quarantamila cittadini della Comune di Parigi. La spinta al centralismo delle rivoluzioni diventa più feroce delle monarchie.

Ogni potere rivoluzionario coltiva al suo interno un gruppo dirigente autoreferenziale. Accade quindi che le rivoluzioni sono lanciate e pilotate dall’alto in un processo infinito con un processo di elaborazione non trasferibile alle generazioni successive. Ogni nuova ondata rivoluzionaria diventa più aspra e schematica, all’interno di un ciclo storico senza fine.

Il personalismo politico sancisce la fine delle ideologie ì, con un progressismo capitanato da élites urbane altoborghesi arroganti e autoreferenziali nutrite da un feroce arrivismo.

A pag. 68 Canfora evidenzia che i libri rivoluzionari si inseriscono in un processo di alfabetizzazione e di banalizzazione dei contenuti vanno insieme in un mondo “dove tutti sanno poco e si sa poco” (Leopardi).

Il testo pone in evidenza che mutamenti rapidi e forzati devono essere lenti altrimenti si torna indietro: forzando la natura non ci sono effetti duraturi. Questo è il caso in cui il moto della storia è a spirale: tornare indietro per poi ricominciare.

Il libro dello storico raccoglie numerose riflessioni dentro 97 paginette che si leggono tutte d’un fiato e fanno riflettere.

 

Luciano Canfora, La scopa di Don Abbondio. Il moto violento della storia, Laterza, 2018, € 12,00

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