RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 28 FEBBRAIO 2022

https://www.mercurius5.it/2022/02/26/ecco-le-vere-motivazioni-dellintervento-russo-in-ucraina/

RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 

28 FEBBRAIO 2022

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Vuoto è l’inferno, tutti i diavoli son qui

(Ariele)

W. SHAKESPEARE, La Tempesta, Einaudi, 1972, pag. 572

FONTE: https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=36431

 

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La redazione provvederà doverosamente ed immediatamente alla loro rimozione dal blog.

 

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SOMMARIO

Coronavirus. No! Questa foto non è quella delle bare di Bergamo!
Se Putin non vince, l’Occidente ci ridurrà così
USA: TORNANO GLI ASSALTI AI TRENI, È ANCHE COLPA DEL COVID
Tamara Lich è stata uccisa?
I DUE LAPSUS FREUDIANI GEOPOLITICI DELLA ANNUNZIATA
La turpe Sinistra al Caviale italiota
Crisi Ucraina, Draghi dichiara un altro stato d’emergenza
Lockdown in Costituzione: il prezzo per uscire dal Covid
Capuozzo: “Ecco chi c’è dietro l’incontro tra Russia e Ucraina”
L’Europa arma l’Ucraina: Berlino invia armi anticarro e missili a Kiev, si muovono anche Italia e Francia
ECCO LE VERE MOTIVAZIONI DELL’INTERVENTO RUSSO IN UCRAINA
LETTERATURA RUSSA COME LETTERATURA EUROPEA
I diavoli di Dante Alighieri
TROVATO MORTO IL DIRETTORE FINANZIARIO DI GAZPROM
UCRAINA, BERNABÈ “SALIRANNO I PREZZI DEI PRODOTTI ALIMENTARI”
Ai neoprimitivi che credono all’energia facile
Mario Monti: per non dimenticare questo brutto pezzo di storia italiana
LE BANCHE DICONO NO ALLA RUSSIA FUORI DALLO SWIFT
CIRCUITI ALTERNATIVI PER I BONIFICI RUSSI
Zelenski ha capito cosa è SWIFT, Draghi no. Letta meno ancora.
UNA COSTITUZIONE PIÙ GREEN ALLA BASE DI UNA NUOVA EMERGENZA?
Ottawa: vietato portare benzina ai camionisti? La gente scente in strada con le taniche
La Quarta Rivoluzione Industriale: cosa ha pianificato il World Economic Forum di Schwab
Manifestazioni per la pace
TALE PADRE, TALE FIGLIO: COME I TRUDEAU FABBRICANO CRISI PER GIUSTIFICARE LE “MISURE DI EMERGENZA”
REGNO UNITO: FORZE DELLA NATO NON DEVONO GIOCARE UN RUOLO ATTIVO IN UCRAINA
BUSH RADEVA AL SUOLO PER LA PACE, PUTIN INVECE È UNO STERMINATORE
C’è troppa gente che parla di guerra e di armi come se stessimo giocando a Risiko.
Paura e dominio: la malattia perfetta, che non finisce mai
L’Impero delle Termiti

 

 

IN EVIDENZA

Coronavirus. No! Questa foto non è quella delle bare di Bergamo!

Circola una foto, in Italia e all’estero, per parlare delle bare dei defunti a Bergamo legati all’emergenza coronavirus. È del 2013
La foto è stata usata da altri utenti effettivamente per parlare delle bare a Bergamo, così come da alcuni siti italianiargentini e dall’account Twitter ufficiale di MTV Libano.
In realtà la foto risale al 2013 e riguarda le bare dei migranti tenute all’interno di un hangar l’isola di Lampedusa.
L’articolo di Ansa del 1 luglio 2014 con la foto delle bare a Lampedusa nel 2013.
FONTE: https://www.open.online/2020/03/19/coronavirus-no-questa-foto-non-e-quella-delle-bare-di-bergamo/

 

 

Se Putin non vince, l’Occidente ci ridurrà così

Guardate il video:

https://twitter.com/miia_2018/status/1497185898911485954

Non è un programma futuribile: sta già avvenendo

“Dentro la Notizia”:

Incredibile follia del NWO: Il Cile, cavia per le sperimentazioni transumaniste del WEF, dopo essere diventato il primo Paese ad aggiungere i diritti neurologici alla sua costituzione, ora diventa anche la prima nazione al mondo a non discriminare i mutanti e gli individui geneticamente modificati dopo aver pubblicato la legge il 16 febbraio 2022. Secondo il dottor PABLO CAMPRA, MIK ANDERSEN di Corona2Inspect e LA QUINTA COLONNA i sieri COVID sono mutageni e alterano il DNA umano, non solo per l’RNA che contengono, ma anche per i cristalli di DNA. La dott.ssa CHINDA BRANDOLINO avverte il mondo che accettare un vaccino mRNA comporta un cambiamento nel genoma e…!!! Rimaniamo umani, diciamo no ai continui sieri!

Il ministro tedesco della Sanità vuole una riduzione dell’80% del consumo di carne

“Die Welt” riporta:

“Il ministro federale della Salute Karl Lauterbach si è espresso a favore di una riduzione significativa del consumo di carne al fine di ottenere una maggiore protezione del clima e un’alimentazione più sana.  ‘A lungo termine potremmo ridurre il consumo di carne dell’80%. Ma non solo in Germania, ma in tutto il mondo’”.

Le anticipazioni e le dichiarazioni di Lauterbach sono state in armonia con l’iniziativa Great Reset dall’inizio della pandemia. Nell’ambito di questa iniziativa, si sottolinea che la carne prodotta in laboratorio è di gran lunga migliore per il clima. Ma chi ci garantisce che la produzione di carne da laboratorio da parte delle aziende agrochimiche e farmaceutiche sia più sana della carne vera? “Prevenire il riscaldamento catastrofico dipende dall’affrontare il consumo di carne e latticini, ma il mondo sta facendo ben poco. Molto è stato fatto per la deforestazione e i trasporti, ma c’è un grande divario nel settore del bestiame”, Paul Shapiro, nel suo libro Clean Meat: How Growing Meat Without Animals Will Revolutionize Dinner and the World , cita un rapporto del think tank britannico casa Chatham”.

In un rapporto del 16 maggio 2019, il WEF ha salutato la Cina come il precursore della “rivoluzione senza carne”. Titoli del WEF: “ La Cina guida la rivoluzione senza carne con la ‘finta carne’ vegetariana“. “Il governo ha anche riconosciuto gli effetti negativi del consumo di carne e sta adottando misure per frenarlo (…) Affinché le alternative alla carne diventino mainstream, non possono essere solo qualcosa che mangiano solo i vegetariani, ma devono anche fare appello ai mangiatori di carne. Ecco perché le nuove alternative alla carne come Beyond Meat e Qishan sono così importanti: incoraggiano i consumatori a diversificare oltre i prodotti animali senza costringerli a rinunciare a tutto ciò che amano di loro. Ciò è particolarmente importante in Cina, dove esiste una tradizione radicata di preparare i pasti utilizzando una combinazione di verdure e carne”.

Secondo vari rapporti sul clima, il traffico aereo modifica la composizione dell’atmosfera e contribuisce quindi al cambiamento climatico. Cosa questo potrebbe significare per le nostre vite è ovvio. Ad esempio, il servizio in lingua inglese di ” Deutsche Welle ” sta cercando di rendere più appetibile per le persone l’uso dei treni invece degli aerei. Secondo il quotidiano, un viaggio in aereo comporta enormi costi ambientali. “Prendendo in considerazione tutto quanto sopra, il grafico mostra che il costo totale di un viaggio in treno è ora inferiore a quello di un volo per quasi tutti i viaggi”, afferma il giornale.

In un rapporto, il WEF afferma che i tedeschi fanno sempre più affidamento sui treni come mezzo di trasporto. “Sebbene l’Associazione tedesca degli aeroporti attribuisca il calo dell’aviazione a una serie di fattori, tra cui l’aumento dei prezzi del petrolio e le incertezze economiche e commerciali, gli analisti dei trasporti ritengono che la crescente consapevolezza della crisi climatica stia giocando un ruolo importante. “Per me, questa è la prova che c’è una crescente consapevolezza del cambiamento climatico in termini di azione dei consumatori”, ha detto a Bloomberg Stefan Goessling, professore di economia dei trasporti alla Linnaeus University’s Business School in Svezia. Oltre al calo dei viaggi aerei nazionali tedeschi, la compagnia ferroviaria nazionale del paese ha registrato un numero record di passeggeri a lungo raggio.WEF in un rapporto del 3 gennaio 2020. È anche abbastanza concepibile che l’uso delle auto private sarà fortemente regolamentato, con il numero e l’entità dei viaggi determinati dallo stato.

“Penso che dobbiamo accettare alcune limitazioni se vogliamo gestire il cambiamento climatico. Ciò includerà, ad esempio, non viaggiare quanto chiunque potrebbe. Ciò include anche la limitazione volontaria dell’uno o dell’altro consumo”, afferma Lauterbach.

Fino a pochi anni fa noi occidentali pensavamo di vivere nelle democrazie migliori del mondo. Nel giro di due anni l’Occidente è diventato un inferno in terra da cui si vuole scappare, sperando che intervenga qualcuno dall’esterno ad abbattere questo sistema totalitario (Cit)

Il governo degli Stati Uniti ha appena ammesso che questa è una guerra che determinerà chi governerà il Nuovo Ordine Mondiale

Michel Snyder

Giovedì, il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price ha fatto una straordinaria ammissione riguardo a cosa sia veramente questa guerra.

Secondo Price , anche Russia e Cina “vogliono un ordine mondiale”, ma ha avvertito che se conquistassero il loro ordine mondiale “sarebbe profondamente illiberale”…

La Cina ha dato “tacita approvazione” per l’ultima invasione dell’Ucraina da parte del presidente russo Vladimir Putin, a giudizio dei funzionari statunitensi, come parte di uno sforzo congiunto per minare le istituzioni che i leader americani e alleati hanno stabilito per ridurre al minimo i conflitti nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale .

“Anche la Russia e la RPC vogliono un ordine mondiale”, ha detto mercoledì il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price. “Ma questo è un ordine che è e sarebbe profondamente illiberale. … È un ordine che è, per molti versi, distruttivo piuttosto che additivo”.

Innanzitutto, affermando che anche Russia e Cina “vogliono un ordine mondiale”, Price stava tacitamente ammettendo che gli Stati Uniti e le altre nazioni occidentali desiderano avere un proprio “ordine mondiale”.

E ha insinuato che ciò a cui stiamo assistendo è una battaglia su chi alla fine guiderà l ‘”ordine mondiale”.

Questo dovrebbe allarmare profondamente tutti noi. Non sarebbe bello vivere in un mondo in cui nessuno ha il dominio globale come obiettivo?

Voglio anche sottolineare che Price ha usato il termine “profondamente illiberale” per descrivere un “ordine mondiale” guidato da Russia e Cina, e ciò suggerisce che un “ordine mondiale” guidato dagli Stati Uniti e da altre nazioni occidentali sarebbe “liberale ”.

E questa è in realtà un’affermazione abbastanza accurata. Praticamente in ogni nazione occidentale oggi, anche i partiti politici che dovrebbero essere “conservatori” sono estremamente liberali.

Se cerchi su Google la frase “ordine mondiale liberale”, scoprirai che è stata usata dagli elitari per molti anni. Ma di certo non voglio un “ordine mondiale liberale” e nemmeno tu dovresti.

Ora che la terza guerra mondiale è iniziata , le cose si muoveranno molto rapidamente. NBC News riporta che Joe Biden sta valutando la possibilità di lanciare “massicci attacchi informatici” contro la Russia…

Al presidente Joe Biden è stato presentato un menu di opzioni per gli Stati Uniti per effettuare massicci attacchi informatici progettati per interrompere la capacità della Russia di sostenere le sue operazioni militari in Ucraina, hanno riferito a NBC News quattro persone che hanno familiarità con le deliberazioni.

Due funzionari dell’intelligence statunitense, un funzionario dell’intelligence occidentale e un’altra persona informata sulla questione affermano che non sono state prese decisioni finali, ma affermano che l’intelligence statunitense e i cyber warrior militari stanno proponendo l’uso delle armi informatiche americane su una scala mai contemplata prima. Tra le opzioni: interrompere la connettività Internet in tutta la Russia, interrompere l’energia elettrica e manomettere gli scambi ferroviari per ostacolare la capacità della Russia di rifornire le sue forze, hanno affermato tre fonti.

Sarebbe un atto di guerra e i russi avrebbero inevitabilmente contrattaccato duramente. E inutile dire che siamo molto vulnerabili agli attacchi informatici.

Se iniziamo a fare avanti e indietro con i russi, alla fine saremo spinti sull’orlo di una guerra nucleare”.

Una chiave interpretativa illuminante da Egalité et Reconciliation:

Zelinsky en cuir et talons aiguilles : y a-t-il un lien entre mondialisme et homosexualité ?

In cuoio e tacchi a spillo. E’ quello di sinistra….

Décidément, entre Macron, Trudeau et Zelenski, les dirigeants mondialistes, c’est tout un programme !

https://twitter.com/LesYeuxBleuus/status/1497466657756823553

La Grande Impostura: 

https://twitter.com/Willi_Shake_01/status/1497552706172502017

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/se-putin-non-vince-loccidente-ci-ridurra-cosi/

USA: TORNANO GLI ASSALTI AI TRENI, È ANCHE COLPA DEL COVID

Usa: tornano gli assalti ai treni, è anche colpa del CovidEra necessario vivere il triste fenomeno della pandemia per capire la trasversalità e la incisività diffusa della logistica nell’intero assetto economico di un Paese. Per poter davvero comprendere e misurare tutto questo, cerco di raccontare una serie di eventi che ci lasciano davvero sconcertati. Ultimamente, abbiamo appreso che negli Stati Uniti sono tornati gli assalti ai treni e, cosa davvero strana, sembra di essere tornati indietro di oltre 150 anni. E, per questo, ritengo utile riportare un dato storico che pochi giorni fa era comparso su Affari e Finanza con il titolo “Come ai tempi del Far West”.

“Correva l’anno 1873, per la precisione il 21 luglio, quando Jesse James immaginò questo audace piano. Una volta saputo l’orario esatto in cui il treno con la cassaforte della Us Express Company sarebbe transitato per Adair, in Iowa, con i suoi complici allentò il binario della ChicagoRock Island and Pacific Railway. Quando la locomotiva arrivò alla curva cieca dietro cui i banditi si erano nascosti, Jesse ordinò di tirare con forza la corda a cui avevano legato il binario. Il binario si spostò facendo deragliare i vagoni. Il macchinista morì sul colpo nell’incidente, ma il resto del treno si fermò senza grossi danni lungo le rotaie. Allora James e suo fratello Frank salirono sopra per aprire la cassaforte. Dentro, però, ci trovarono solo duemila dollari, e quindi per rifarsi della delusione rapinarono tutti i passeggeri, portando via soldi e qualunque altro oggetto di valore. Dal dicembre del 2020 a oggi i furti ai danni dei vagoni proprio della Union Pacific (nella foto) sono aumentati del 160 per cento, con una media di 90 container compromessi ogni giorno”.

Gli assalti si sono moltiplicati durante l’epidemia di Covid a causa degli imbuti creati dal virus nella catena di approvvigionamento, in quanto questo ha paralizzato i trasporti. In particolare, gli attacchi ai container sono essenzialmente avvenuti nel porto di Long Beach nella zona di Los Angeles, dove arriva il 40 per cento delle importazioni che raggiungono gli Stati Uniti. Ebbene questa grave e preoccupante emergenza trova come primo responsabile il Covid che ha creato gli intoppi nella supply chain generando in tal modo il blocco temporaneo di treni e offrendo così facili occasioni per attacchi ai treni. Sempre a causa dell’epidemia, 2mila agenti si sono dimessi dal dipartimento di polizia di Los Angeles. Inoltre, Union Pacific – che dispone di circa 200 guardie private per proteggere i propri treni – ha ridotto il personale. In realtà, è risorto il Far West. Questo grave e preoccupante fenomeno ha prodotto automaticamente una riduzione sostanziale della disponibilità dei prodotti e al tempo stesso una forte lievitazione dei prezzi.

Ho voluto soffermarmi su questo tema, perché pur non avendo il nostro Paese caratteristiche e dimensioni simili a quelle degli Stati Uniti, rischia di subire un’onda di trascinamento negativa del fenomeno Covid proprio nel comparto legato alla sicurezza sull’intero sistema logistico che interessa il Paese; in particolare sia sulla modalità ferroviaria che stradale. Senza dubbio in Italia e in genere in Europa il Covid non ha creato forti ritardi, forti blocchi all’intero processo di distribuzione, cioè alla intera supply chain, tuttavia in questi due anni i big player come AmazonAliExpress o Wish hanno rivoluzionato il settore, stimolando e agevolando sempre di più la modalità di acquisto on-line e le relative forme di pagamento, rendendo le consegne e i resi sempre più veloci ed efficaci ma hanno, al tempo stesso, creato dei punti di aggregazione sul territorio sempre più diffusi e quindi sempre più a rischio di possibili rapine.

Cioè negli Stati Uniti sono i treni il riferimento critico e l’interesse del mondo malavitoso, in Italia diventano invece a rischio i centri di stoccaggio, manipolazione e distribuzione delle merci. Tutto questo oltre a comportare maggiori costi per la assunzione di un numero adeguato di agenti per la sicurezza, crea le basi per una nuova rivisitazione del rapporto tra coloro che gestiscono attività logistiche e il complesso ed articolato sistema assicurativo. Tutto questo penso testimoni in modo incontestabile quanto il Covid abbia inciso direttamente e indirettamente sulla logistica e soprattutto quanto questa incidenza possa durare in modo irreversibile nel tempo. E quanto tutto questo possa incidere, in modo diverso, in base alla ubicazione dei siti di aggregazione e distribuzione.

Purtroppo, questa ultima condizione pone seri problemi per il nostro Mezzogiorno e ciò sia per l’assenza di una rete infrastrutturale portante stradale e ferroviaria, sia per la diffidenza dei grandi big player a realizzare grandi centri di distribuzione nel Sud e ciò per la convenienza degli stessi a mantenere nel Centro e, soprattutto nel Nord, gli attuali siti. Allora nasce spontaneo un interrogativo: il costo dei prodotti, sia food che no food, sarà più elevato nel Mezzogiorno? E questa naturale lievitazione dei prezzi sarà evidente? A queste due naturali e scontate domande la risposta è molto semplice: le grandi aziende spalmano questo aumento dei costi della logistica in modo tale da non gravare sulle realtà più penalizzate proprio in termini di difficoltà nei collegamenti, ma questo comporta automaticamente un aumento dei costi per tutte le filiere produttive e quindi incide, in modo difforme, su chi ha un Pil pro capite di 40mila euro (gli abitanti del Nord) e chi dispone di un Pil pro capite di 17mila euro (gli abitanti del Sud).

Molti si chiederanno quale sia il nesso che collega il furto ai treni negli Stati Uniti e la crescita dei costi della logistica e l’ulteriore penalizzazione per chi vive nel Mezzogiorno. La risposta è molto semplice: la logistica, come detto all’inizio, ha una forza trasversale inimmaginabile e, soprattutto, risente di variazioni avvenute anche in un arco temporale diverso da quello presente e, cosa stranissima, coinvolge comparti dell’economia completamente diversi e lontani dalle categorie che caratterizzano la stessa logistica. Risulta, quindi, evidente che la logistica non comprende semplicemente il trasporto merci. Anzi, si vanno a coinvolgere settori ben più ampi di questo: dalla rete di approvvigionamento delle materie prime alla distribuzione della merce, passando dal processo di ordine ed eventualmente di gestione del reso. Ognuno di questi aspetti, inevitabilmente, va a influire su tutti gli altri. E le varie funzioni della logistica quali la logistica in ingresso o logistica in entratala logistica internala logistica distributiva o logistica dei trasportila logistica di ritorno o logistica inversa, sono poca cosa rispetto al complesso di interazioni con tutti gli altri comparti, con tutte le altre categorie dell’assetto socio-economico di un Paese.

(*) Tratto dalle Stanze di Ercole

FONTE: https://www.opinione.it/economia/2022/02/25/ercole-incalza_usa-treni-covid-pandemia-far-west/

 

 

Tamara Lich è stata uccisa?

ricevo  e  giro

TAMARA LICH TROVATA MORTA IN CELLA DI CARCERE DOPO ESSERE RIFIUTATA LA CAUZIONE‼️

“Fonti vicine alla scena affermano che Lich non aveva tendenze suicide e che la sua morte era “sospetta”, parlando in condizione di anonimato, a causa del rischio di essere presa di mira dal regime autoritario di Trudeau.’

ARTICOLO COMPLETO QUI:

Questo articolo del Vancouver Times è  bloccato: non si lascia vedere. Provate pure voi…

tamara-lich-dead

 

Il governo canadese sparge la voce che la morte nella sua cella della Tamara Lich,  arrestata quattro giorni prima come organizzatrice del Freedom Convoy dei camionisti canadesi, insieme ad altri 200 persone,   è una fake news.

La smentita che viene da fonti molto strane,  tipo “Get India News” (India!)  in un pezzo il cui carattere appare per certi aspetti   delirante.  Lo riporto pari pari:

 

Chi è TAMARA LICH, il leader del convoglio della libertà  è stato trovato morto? La bufala della morte sfatata

 

ci sono state alcune voci di morte online sul leader della libertà del convoglio Tamara Lich. Sì, avete letto bene che alcuni rapporti sono circolati sulle piattaforme dei social media secondo cui Tamara è morta poiché è stata trovata morta nella sua cella. Tuttavia, non è stata rilasciata alcuna dichiarazione ufficiale in merito alla sua morte. Da quando le voci si sono diffuse online, le persone le hanno versato tributi, mentre altri aspettano i rapporti ufficiali sulla sua morte. Molti netizen hanno cercato di conoscere i dettagli su Tamara Rich. In questo articolo, ti forniremo tutte le informazioni su di lei. Segui ulteriori aggiornamenti su  GetIndiaNews.com

Giovedì scorso, è stata arrestata e accusata di consulenza per commettere danni, secondo quanto riferito, aiutando a condurre le proteste dei camionisti contro le restrizioni di Covid-19 e i mandati sui vaccini. È una delle 200 persone arrestate durante le proteste da camionisti e sostenitori che hanno bloccato le strade della capitale del Canada per circa un mese. Martedì le è stata negata la libertà su cauzione. Ma ora, ci sono alcune notizie secondo cui è stata trovata morta nella sua cella. Ma la notizia deve ancora essere rivelata ufficialmente. Ogni volta che avremo la conferma sulla notizia, te lo faremo sapere con certezza.

Chi è Tamara Lich?

Tamara Lich è una nota politica, musicista e istruttrice di fitness. È meglio conosciuta come la scintilla che ha acceso il fuoco: è  una delle principali organizzatrici degli sforzi di crowdfunding per la protesta dei camionisti in Canada. Tamara Lich è stata nei titoli dei giornali dopo aver deciso di dimettersi dalla sua posizione di segretaria del Partito separatista occidentale Maverick Party che sostiene i cambiamenti nella costituzione del Canada e chiede l’indipendenza del Canada occidentale.

 

(Il tono è questo)…

Sa  la morte in cella di Tamara Liche è una bufala,  smentirla è facilissimo: la facciano vedere viva.

Tamara Lich è stata uccisa

VIDEO QUI: https://youtu.be/lVj6UWpYsJM

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/tamara-lich-e-stata-uccisa/

 

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

I DUE LAPSUS FREUDIANI GEOPOLITICI DELLA ANNUNZIATA

I due lapsus freudiani geopolitici della AnnunziataPer una volta, anzi due, anche una giornalista apparentemente severa e predominate come Lucia Annunziata potrebbe avere indotto più di un telespettatore a un istintivo moto d’animo di tenerezza, complici proprio due distinti lapsus freudiani venuti fuori – una volta si sarebbe detto “dal sen fuggiti” – in “Mezz’ora in più”, domenica 27 febbraio, quando l’argomento obbligato in qualsiasi studio televisivo era la guerra scatenata dalla Russia di Vladimir Putin contro l’Ucraina.

Più precisamente, parlando con interlocutori sia in studio che in collegamento e con un esperto americano che era a capo delle forze armate Usa in Europa fino a qualche anno fa, ha chiesto pareri sulla “inattesa ritardata presa di Kiev da parte degli americani”. E si è subito corretta, con un sorriso ovviamente autoironico, con “russi”. Ed erano circa le 14,30. Sette minuti dopo, ha promosso altro analogo giro di opinioni agli astanti evidenziando, lei, il fatto sempre “inatteso” della “avanzata americana in Ucraina che rallenta”. Ed erano appena le 14,37. Era quindi la seconda volta che un qualche diavoletto maligno, forse di pavloviana memoria, faceva uscire il lemma aggettivante “americana” al posto di “russa”.

Si è di nuovo corretta stavolta quasi sbottando in una risatina: “Oggi ce l’ho con gli americani”. Già, oggi. E ieri? Su due lapsus freudiani quasi compulsivi, usciti in una trasmissione in diretta del servizio pubblico a una giornalista di quello spessore ed esperienza, ci si potrebbe ricamare per un bel po’. Senza però starla a fare troppo lunga, uno strizzacervelli sia pure di terz’ordine avrebbe forse puntato il dito – piuttosto che sul riflesso condizionato degli intellettuali di sinistra un tempo più o meno organici a essersi nel tempo abituati a un cattivo esercito “yankee” contrapposto, di volta in volta, a un eroico movimento resistente, possibilmente guerrigliero e comunista – sulla “nostalgia canaglia” dei “bei tempi”. Quelli in cui era pressoché automatico che fossero per l’appunto gli eserciti dei poco amati “yankee” a doversene tornare alla propria “home”. Lasciando naturalmente ai popoli terzomondisti, di volta in volta rappresentati da questo o quel movimento armato di “liberazione”, il sacrosanto diritto di autodeterminarsi, purché sotto il confortevole ombrello sovietico o maoista.

Adesso che a casa invece dovrebbero tornarsene i sia pur indegni eredi dell’Unione Sovietica, ecco affacciarsi come per incanto (grazie anche a quella parte del sistema parasimpatico che fa uscire parole e opinioni che “non si condividono”) in rapida successione i due affabili lapsus freudiani di cui sopra. È talmente dura da digerire l’idea che stavolta l’aggressore non sia americano – o magari, perché no, anche israeliano – che le parole giuste fanno fatica a uscire. La “nostalgia canaglia” di quei citati “bei tempi” non provoca un groppo in gola ma questi piccoli e teneri incidenti linguistici “di percorso”.

FONTE: https://www.opinione.it/editoriali/2022/02/28/dimitri-buffa_annunziata-mezz-ora-russia-putin-ucraina/

 

 

 

La turpe Sinistra al Caviale italiota

La Turpe “giornalista progressista” ha ripetuto i luoghi comuni  di scherno  che si dicevano degli emigranti italiani… e dei negri

Ucraini popolo di “camerieri, badanti e amanti”, Lucia Annunziata e le polemiche sul fuorionda al Tg3

Ucraini popolo di “camerieri, badanti e amanti”, Lucia Annunziata e le polemiche sul fuorionda al Tg3

Ucraini popolo di “camerieri, badanti e amanti”. E’ quanto emerge in un fuorionda nel corso di un collegamento del Tg3 all’esterno dell’ambasciata russa a Roma. Molti hanno studiato, si sono laureati e hanno raggiunto nel corso degli anni l’Italia alla ricerca di un futuro migliore, adattandosi e svolgendo anche lavori più umili. Però stando alle parole pronunciate da Lucia Annunziata, conduttrice di “Mezz’ora in più”, quando si parla di cittadini di nazionalità ucraina il riferimento corre alle “centinaia di migliaia di camerieri e badanti“. Il commento della giornalista emerge nel corso dello speciale del Tg3 sulla guerra in corso tra la Russia e l’Ucraina, esplosa nel cuore della notte di giovedì 24 febbraio dopo l’ordine del presidente Vladimir Putin.

https://twitter.com/Musso___/status/1496980314828439552

Sono circa le 16.15 e mentre l’inviato intervista il segretario del Pd Enrico Letta nel corso del presidio organizzato all’esterno dell’ambasciata russa a Roma, Annunziata si lascia andare a parole che lasciano sgomenti. Parole che coprono parzialmente il discorso del segretario Dem: “Qui in Italia in questo momento il pensiero va alla comunità ucraina fatta di centinaia di migliaia di persone che si sono integrate nel nostro Paese, che sono in questo momento tutte in una condizione terribile di legame con i loro cari che lì stanno rischiando la morte”.

Il fuori onda non è sfuggito al popolo della rete. Sui social, soprattutto su Twitter, sono decine i commenti di indignazione alle parole della giornalista. C’è chi fa notare anche un terzo commento, proveniente dallo studio, e relativo alla parola, in aggiunta a “badanti e camerieri”, “e amanti…“. Espressione che sarebbe stata pronunciata dal giornalista Antonio Di Bella.

Nemmeno un giorno di guerra e già abbiamo visto in ordine:

  • giornalisti con elmetto, con dietro nonnine che fanno la spesa;
  • immagini di un videogioco spacciate per diretta;
  • parata aerea del 2020 data come attuale;
  • esplosione del 2015 passata come bombardamento notturno della Russia.
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Il turpe sindaco di Milano.

I valori dell’Occidente per cui morire: rendere la vita più facile agli LGBTQ

In tempo di guerra, le persone emarginate vengono sempre colpite per prime. Questo include le persone queer, in particolare le persone trans. Di seguito è riportato un elenco di organizzazioni che stanno aiutando le persone queer in Ucraina

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/la-turpe-sinistra-al-caviale-italiota/

 

 

BELPAESE DA SALVARE

Crisi Ucraina, Draghi dichiara un altro stato d’emergenza

Dopo il Covid, ora la guerra in Ucraina. Si avvera la profezia di Cacciari e Agamben?

Per carità, ben vengano gli aiuti all’Ucraina. Sacrosanto l’invio di uomini e mezzi per soccorrere i profughi. Sono due anni che abusiamo della locuzione “siamo in guerra”; almeno, stavolta è vero: la guerra c’è, nel cuore dell’Europa ed è giusto che ci assumiamo almeno la responsabilità del sostegno umanitario alla popolazione aggredita da Vladimir Putin. Permetteteci solo un sorriso amaro, perché non abbiamo ancora fatto in tempo a liberarci di uno stato d’emergenza (quello vigente da fine gennaio 2020, per via del Covid), che già ce ne propinano un altro.

Il Consiglio dei ministri, ieri, ha infatti deliberato tre mesi di stato d’emergenza “per intervento all’estero in conseguenza degli accadimenti in atto nel territorio dell’Ucraina”. Segnatamente, il provvedimento dell’esecutivo serve ad “assicurare il concorso dello Stato italiano nell’adozione di tutte le iniziative di Protezione civile anche attraverso la realizzazione di interventi straordinari e urgenti a supporto delle operazioni di soccorso e assistenza alla popolazione” colpita dal conflitto. A tal fine, è stata stanziata una prima tranche di finanziamenti, pari a tre milioni di euro, a carico del Fondo per le emergenze nazionali. Un fondo nazionale, appunto, per un intervento internazionale.

Si realizza la profezia di Massimo Cacciari e Giorgio Agamben? Il governo per emergenze? Lo stato d’eccezione permanente?

Stavolta, è indubbio, la giustificazione per approvare un regime straordinario, che deroghi alle norme normalmente operanti, sussiste eccome: in fondo, è la prima volta dalle guerre nei Balcani che, in Europa, ci ritroviamo con i tank e i bombardamenti. Il punto, semmai, è un altro: è che, come nella favoletta dell’uomo che gridava sempre “al lupo, al lupo” e, quando il lupo arrivò davvero, non fu creduto da nessuno, a furia di tenere in piedi lo stato d’emergenza in assenza di emergenza, quando l’emergenza è arrivata davvero, fatichiamo a non considerare pure questa come ordinaria amministrazione. Il sommo paradosso: l’emergenza si è a tal punto istituzionalizzata, da essere stata normalizzata.

FONTE: https://www.nicolaporro.it/crisi-ucraina-draghi-dichiara-un-altro-stato-demergenza/

Lockdown in Costituzione: il prezzo per uscire dal Covid

Pronti per il lockdown climatico, dopo quello sanitario? Tira brutta aria, dalle parti della Costituzione: la strana modifica dell’articolo 9 (attuata quasi sotto silenzio) mette il governo nelle condizioni di imporre le peggiori restrizioni, senza che il cittadino abbia più nemmeno la protezione del paracadute costituzionale. Che significa? L’establishment teme di dover pagare un prezzo per i recenti abusi di potere, e quindi prova a renderli conformi alla Carta? No, la situazione è peggiore: secondo Matt Martini, si stanno ponendo le premesse per rendere “eterna” la dominazione sperimentata negli ultimi due anni. Dal canto suo, Nicola Bizzi offre una precisa spiegazione politica: la manomissione della Costituzione può esser stata pretesa dai poteri dominanti (Davos, Bruxelles) in cambio della concessione – finalmente – degli allentamenti sul Covid, visto anche che la narrazione pandemica si è fatta ormai insostenibile. E quindi: liberi tutti – riguardo al virus – ma a patto che, prima ancora, l’Italia si predisponga a subire altre, eventuali costrizioni: magari quelle raccomandate dall’élite che utilizza, come spaventapasseri, la piccola Greta Thunberg.

«Trovo pericolosa la riforma dell’articolo 9 della Costituzione, con l’introduzione del riferimento alla tutela dell’ambiente, insieme a quello che viene definito “l’interesse delle future generazioni”», premette Martini, nella trasmissione “Nexus Reloaded” con Tom Bosco e lo stesso GretaBizzi. «A prima vista può sembrare un fatto positivo, ma in realtà la tutela dell’ambiente è uno dei cardini pseudo-ecologisti e malthusiani del pensiero del Club di Roma, che poi ha originato il Forum di Davos, causa di tutti i nostri mali». In sostanza si introducono nuovi obiettivi, all’interno del sistema giuridico italiano: e questo permetterà di giustificare i lockdown e tutte le restrizioni che venissero introdotte. «Se prima avevamo lo strumento giuridico per far decadere tutto, in questo modo avranno il dispositivo potenziale per far decadere (anche retroattivamente) l’annullamento e la condanna di tutte le malaugurate norme introdotte da Conte e poi confermate da Draghi».

Aggiunge Martini: in un altro passaggio dell’articolo che è stato appena riformato, senza che il Parlamento battesse ciglio, si prevede che l’iniziativa economica individuale debba essere compatibile con l’utilità ambientale e la difesa della salute. «In questo modo, quindi, c’è la giustificazione del fatto che, domani, io possa chiudere la tua attività produttiva per ragioni di ordine ambientale o sanitario». Dunque: «Si sono messi in cassaforte i presupposti giuridici per agire in maniera autoritaria contro la libertà economica individuale, quindi anche contro la libertà d’impresa». Per Matteo Martini, co-autore del saggio “Operazione Corona”, è un assegno in bianco: che il governo potrà compilare con quello che vuole. «Chi lo stabilisce, infatti, qual è il citato “interesse delle generazioni future”? Il diritto alla salute, lo abbiamo già visto, è stato considerato prioritario rispetto a tutti gli altri (alla libertà personale, al diritto al lavoro)». Di fatto, «si agisce d’arbitrio, nel modificare la giurisprudenza: e se domani stabiliscono che “l’interesse delle future generazioni” è prioritario, rispetto a tutti gli altri diritti, compreso il diritto alla vita?».

Insiste l’analista: «In nuce, vedo l’introduzione di un principio insidioso: sono tutte spallate verso una deriva molto pericolosa. Questo è un ulteriore chiodo nella bara dell’Italia». Martini è molto pessimista, sul futuro della situazione italiana: «Anche quando dovesse finire tutta questa pagliacciata del Covid (che prima o poi finirà), e anche se la situazione economica dovesse temporaneamente riprendersi, noi a questo punto abbiamo sulla testa una spada di Damocle». E cioè: «Ulteriori lockdown e ulteriori restrizioni, per qualsiasi eventuale futura emergenza, visto che qui ormai lavorano contro di noi in termini di “shock economy”». L’orizzonte resta buio, a quanto pare: «Questa è una Matt Martinisituazione molto pericolosa, adesso inserita addirittura in Costituzione. A mio avviso, per l’Italia la situazione è veramente preoccupante: parlo del futuro, dei prossimi 5-10 anni». Lo stesso Martini ammette di esser stato colto in contropiede: «Purtroppo non mi aspettavo una situazione di questo tipo: ci ha sorpreso tutti».

Ancora più drastico Nicola Bizzi, che di “Operazione Corona” è l’editore. «Questo è un attentato alla democrazia e alla Costituzione», scandisce. E spiega: probabilmente è il frutto di un tacito patto. Uno scambio: vi concediamo di uscire dall’incubo narrativo Covid, ma voi vi lasciate legare le mani anche per il futuro. Il blitz sulla Costituzione, secondo Bizzi, sarebbe stato anticipato: in realtà, era in programma più avanti. «Lo hanno anticipato ora, appena dopo la riconferma di Mattarella, sfumata la possibilità che al Quirinale salisse Draghi: in quel caso, la riforma dell’articolo 9 sarebbe probabilmente slittata dopo l’estate, o forse addirittura a fine legislatura». E perché a Draghi è stato negato il Colle? «A parte il fatto che era “bruciato” a livello internazionale, agli occhi di vari potentati economici e finanziari, in realtà è stato “impallinato” perché la politica italiana ha iniziato il fuggi-fuggi, il “si salvi chi può”», sostiene Bizzi, che spiega: «Se finora il sistema ha favorito l’affondamento dell’Italia dal punto di vista umano, demografico, economico e sociale, provocando una vera e propria devastazione, i politici ora pensano: “Se il sistema affonda troppo, poi affondiamo anche noi. Se cade il sistema, l’ordine costituito, magari ci aspettano sotto casa con i forconi”».

Hanno davvero paura che cada il sistema, insiste Bizzi: per questo la politica italiana si è blindata. «Nel suo discorso di insediamento, Mattarella ha pronunciato 18 volte la parola “dignità”: si riferiva alla dignità della politica, della partitocrazia. Come a dire: il sistema-Italia ha pur sempre una sua dignità; quindi non è giusto che affondi, deve salvare se stesso. E allora hanno deciso di intraprendere una linea di de-escalation». Per ora, Mario Draghi resta al governo, ma secondo Bizzi si dimetterà entro marzo: «Approderà a qualche organismo internazionale (Banca Mondiale, Fmi) perché non vede l’ora di allontarsi da qui». A sostituirlo, probabilmente, «sarà sempre un governo farlocco (un governo tecnico, non elettorale) che porterà avanti la de-escalation, visto che ormai siamo arrivati ai “tempi supplementari”, riguardo alla narriva Covid». Ed ecco il punto: «Questa riforma costituzionale l’hanno voluta e attuata proprio ora, perché è stata una sorta Nicola Bizzidi “conditio sine qua non”, da parte dei poteri di Davos e della Commissione Europea, come a dire: intanto attuate questa riforma, poi potrete fare tutta la de-escalation che vorrete».

E’ uno scambio, dice Bizzi: chiudere la storia-Covid, ma in compenso tenere aperta la porta per nuove emergenze. «Diamo un’occhiata in casa altrui: a parte la Gran Bretagna, che è fuori dall’Ue e quindi fa quello che crede, nei limiti del possibile, osserviamo quei paesi che hanno preceduto l’Italia negli allentamenti delle restrizioni, mettendo fine alla farsa pandemica». Danimarca e Norvegia, Olanda, Spagna, nazioni dell’Est Europa: cosa hanno patteggiato, con Bruxelles, in cambio di queste riaperture? «Molto probabilmente hanno accettato la prossima adozione di misure “green”: e se vedremo che avranno intenzione, anche loro, di effettuare riforme costituzionali vincolanti, dal punto di vista pseudo-ambientalista, nel segno della “decarbonizzazione” – quindi, misure malthusiane a lunga scadenza – sarà la conferma che questo è stato uno scambio, un patto. Perché questi non mollano, vogliono andare avanti a oltranza: chiusa la narrazione Covid, vogliono aprire la narrazione climatico-ambientale».

Attenzione: «La nuova narrazione – continua Bizzi – adesso la vogliono aprire ufficialmente, visto che finora è stata aperta solo a parole: cioè con dichiarazioni e proclami, inclusa la recente farsa del gas (che in realtà non è mai mancato) e quella dei blackout (che finora non sono avvenuti, e ormai l’inverno è quasi alle spalle)». L’élite vorrebbe comunque portare avanti l’Agenda 2030, secondo altre direttive, visto che l’Operazione Corona ormai è finita. Certo – aggiunge Bizzi – l’Italia sarà uno degli ultimi paesi, a chiuderla, «perché ci mangiano sopra in troppi: è il classico mangia-mangia all’italiana, e non è facile smantellarlo rapidamente». Afferma l’editore di “Aurora Boreale”: «Ci sono resistenze, da parte della politica: ci mangiano i sindaci, i governatori delle Regioni e i personaggi attorno alla politica, che vivono di appalti e subappalti, razzie, favori e clientelismi». Domenico Arcuri? «Era solo la vetta dell’iceberg: c’è un sistema che sta mangiando, ancora, sulla farsa pandemica. E vorrebbe continuare a mangiare».

FONTE: https://www.libreidee.org/2022/02/lockdown-in-costituzione-il-prezzo-per-uscire-dal-covid/

 

 

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

Capuozzo: “Ecco chi c’è dietro l’incontro tra Russia e Ucraina”

Toni Capuozzo è convinto che dietro i negoziati tra Russia e Ucraina ci sia la mano cinese: “Putin non si sarebbe permesso di accendere la minaccia nucleare senza un via libera da Pechino”

Capuozzo: "Ecco chi c'è dietro l'incontro tra Russia e Ucraina"

“Domattina si parlano, in Bielorussia. La regia dell’incontro, discreta, è cinese”. A dirlo è Toni Capuozzo, convinto che“Putin non si sarebbe permesso di accendere la minaccia nucleare senza un via libera da Pechino”.

La Cina, secondo il noto cronista di guerra, sarebbe“irritata dal coinvolgimento di Taiwan” dal momento che gli Usa avrebbero ottenuto da Taipei la sospensione di rifornimento di semiconduttori alla Russia. “E la Cina lo considera un’ingerenza in fatti interni, uno schiaffo alla propria sovranità”, scrive Capuozzo su Facebook, convinto che “le escalation nascono da incidenti per caso o vecchie ruggini, dai vicoli ciechi degli invasori e dalle trappole che non si vuole disinnescare”.​”Dobbiamo sperare che quel tavolo, domattina, non traballi”, conclude il giornalista.

Nel frattempo il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha confermato di aver accettato ad inviare in Bielorussia una delegazione di Kiev per cerare di trovare una soluzione diplomatica e pacifica al conflitto in atto. Le due delegazioni, quella russa e quella ucraina, si incontreranno vicino al fiume Pripyat (che è anche il nome della vicina città fantasma, sgomberata dopo l’incidente alla centrale di Chernobyl) “senza precondizioni”, come ha garantito il presidente Zelensky che oggi ha avuto un colloquio telefonico col suo omologo bielorusso, incaricato di fare da mediatore.

“Aleksandr Lukashenko si è assunto la responsabilità di garantire che tutti gli aerei, elicotteri e missili di stanza sul territorio bielorusso rimangano a terra durante la missione, i colloqui e il ritorno della delegazione ucraina”, si legge nella nota ucraina. Le premesse, però, non sono delle migliori. Vladimir Putin, infatti, ha allertato il sistema difensivo nucleare, proprio poche ore dopo che Lukashenko aveva evocato lo spettro nucleare. “Le sanzioni spingeranno la Russia verso la terza guerra mondiale. Quindi dobbiamo mostrare moderazione per non finire nei guai. Perché una guerra nucleare sarebbe un disastro”, aveva profetizzato il presidente bielorusso, considerato da sempre un fedelissimo alleato di Putin. La Nato e gli Stati Uniti ha definito tale scelta come una pressione “inaccettabile”. Domani, invece, si terrà una nuova riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dopo quella di venerdì notte in cui è stata votata una risoluzione di condanna della Russia. Risoluzione su cui Mosca aveva ovviamente votato contro, mentre si erano astenuti Cina, India ed Emirati.

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/mondo/regia-dellincontro-russia-e-ucraina-ecco-chi-c-dietro-2013799.html

L’Europa arma l’Ucraina: Berlino invia armi anticarro e missili a Kiev, si muovono anche Italia e Francia

A Bruxelles si riuniscono i ministri degli Esteri Ue per valutare l’attivazione dello European Peace Facility. Dopo le pressioni, Scholz cambia la politica sulla sicurezza: oltre il 2% del Pil sulla Difesa

L’Ucraina non si arrende e continua a resistere all’invasione russa.

L’appello del presidente Zelensky, che ha chiesto armi, sta raccogliendo le prime risposte. La svolta è arrivata da Berlino, dove Olaf Scholz ha dato il via libera alla fornitura di mille armi anticarro e 500 missili terra-aria Stinger perché, ha spiegato il cancelliere, questa aggressione segna “un cambiamento epocale” per l’Europa.

La svolta di Berlino

La pressione sul cancelliere tedesco era cresciuta notevolmente sabato, dopo aver ricevuto in cancelleria il premier polacco Morawiecki e il presidente lituano Nauseda. Era stato in particolare il leader di Varsavia a dare ai tedeschi degli “egoisti”, e a definire una “barzelletta”, davanti ai giornalisti, la consegna di 5mila elmetti per gli ucraini annunciata dalla Germania nelle settimane scorse. L’obiettivo della trilaterale, stando alla Polonia, sarebbe stato proprio quello di “scuotere le coscienze” a Berlino.

Il discorso storico di Scholz: investire il 2% del Pil sulla Difesa

Olaf Scholz ha subito dopo tenuto al Bundestag un discorso storico, e ha annunciato misure straordinarie che segnano un cambiamento fino a poco tempo fa impensabile nella politica estera e sulla sicurezza nazionale: Berlino stanzieraà un fondo speciale da 100 miliardi, per rafforzare la Bundeswehr, e “da ora, anno per anno, investirà più del 2% del suo Pil sulla Difesa”.

Roma: “Pronti a contribuire con 3.400 uomini”

Il Belgio invierà 2mila mitragliatrici e 3.800 tonnellate di carburante, mentre nei prossimi giorni dovrebbero arrivare nuovi aiuti italiani, anche di carattere militare. Il governo invierà verso Est altri aerei militari Eurofighter e sosterrà la difesa del popolo ucraino facendo arrivare mezzi e materiali di protezione come elmetti, giubbotti antiproiettile e rilevatori di ordigni. Pronti, aveva annunciato il premier Draghi parlando alla Camera, “circa 1.400 uomini e donne dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, e con ulteriori 2.000 militari disponibili”.

Attesa la decisione di Parigi

Iniziative analoghe sono attese dal presidente francese Emmanuel Macron, secondo cui “questa guerra durerà molto a lungo”. Oggi non a caso si riuniscono i ministri degli Esteri Ue proprio per valutare l’attivazione dello European Peace Facility: in sostanza fondi ed equipaggiamenti per la difesa di Kiev. “Faciliteremo la consegna di aiuti militari, l’Ucraina democratica prevarrà”, ha annunciato il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel in un tweet.

Dagli Usa 350 milioni di dollari di aiuti militariL’Estonia è riuscita a mandare dei vecchi obici acquistati in passato dalla Germania. Il governo di Tallin, assieme agli altri paesi baltici, ha anche deciso di chiudere lo spazio aereo alle compagnie russe e chiesto agli altri Stati europei di fare lo stesso. Le forniture si aggiungono agli ulteriori 350 milioni di dollari di aiuti militari americani annunciati dal segretario di Stato Usa Antony Blinken.

FONTE: https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/l-europa-arma-l-ucraina-berlino-invia-armi-anticarro-e-missili-a-kiev-si-muovono-anche-italia-e-francia_46612822-202202k.shtml

 

 

 

ECCO LE VERE MOTIVAZIONI DELL’INTERVENTO RUSSO IN UCRAINA

26 Febbraio 2022 – Di Marcello Pamio (Disinformazione.ti)

RIASSUNTO (PER CHI NON SA E GIUDICA) DELLE DINAMICHE TRA RUSSIA E L’OCCIDENTE.

1) Forze ucraine di matrice neonazista, di origine golpista, uccidono quotidianamente la popolazione di origine russa in Donbass dal 2014. Il mondo occidentale, l’ONU e i media tacciono.

2) La Russia chiede garanzie legali. Zero risposte.

3) NATO, USA e UE finanziano impunemente l’Ucraina. L’ONU tace.

4) La Russia chiede all’Ucraina di impegnarsi a rispettare gli accordi di Minsk 1 e 2 e di smettere di attaccare i russi nel Donbass. L’Ucraina lo ignora e Francia e Germania restano in silenzio.

5) La Russia chiede che la NATO non si estenda ai suoi confini, e che non si unisca all’Ucraina o alla Georgia. L’Europa risponde che hanno tutto il diritto di fare quello che vogliono. Non rispondono alle garanzie legali che la Russia ha concordato con gli Stati Uniti all’inizio degli anni ’90.

6) Gli Stati Uniti, mentre inviano più di 300 tonnellate di armi lunghe in Ucraina e miliardi di dollari alle forze armate ucraine, minacciano costantemente la Russia di sanzioni.

7) Nel 2020 e nel 2021 è stata approvata all’ONU una risoluzione che condannava il nazismo, il neonazismo e il fascismo in tutte le sue forme. Gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno votato contro. Quasi tutta l’Europa si è astenuta. Silenzio da parte dell’ONU.

Conclusioni: hanno chiuso tutte le opzioni diplomatiche alla Russia, ignorato tutte le sue richieste legali e dimenticato i civili di lingua russa del Donbass.Ora che Putin sta prendendo in mano la situazione con un fatto compiuto, sono scioccati. 

La russofobia distorce l’Occidente.

RIEPILOGO STORICO

Autore: Fabrizio Polito

FONTE: https://www.mercurius5.it/2022/02/26/ecco-le-vere-motivazioni-dellintervento-russo-in-ucraina/

 

 

 

 

CULTURA

LETTERATURA RUSSA COME LETTERATURA EUROPEA

Letteratura russa come letteratura europea Non la poesia, non la filosofia, non la musica, non la pittura, non l’architettura hanno avuto influenza sulla cultura europea, anche se vi sono stati poeti rilevanti in Russia con qualche ripercussione nei paesi europei, primo fra gli altri Majakovskij, con le sue metafore iperboliche, con la sua immersione nella società della tecnica, sebbene Majakovskij a sua volta sperimentava il futurismo italiano; e certamente non possiamo non apprezzare BlockAchmatova, Esenin, a parte il “classico” Puskin, e così in pittura non possiamo non ammirare Rublev, Repin, più ampia l’ammirazione nel campo musicale con Musorgskij, Čajkovskij, Prokofiev… ma è nella narrativa che l’incontro dell’arte russa con l’arte  europea raggiunge il vertice. La Russia almeno dall’800 in poi ha dato all’umanità e all’Europa romanzi dal massimo vigore problematico, romanzi che sono specifici della Russia ma che esprimono la condizione umana e segnatamente quella europea e ciò per un fatto abbastanza semplice, che il romanzo russo pressoché generalmente è immerso nella terribile problematica del bene e del male, il romanzo russo ha dato i personaggi più estremi della tragica scelta, ripeto, del bene e del male.

Non vi è testo rilevante nel romanzo russo che non viva ed esprima questa presenza della lotta del male contro il bene più che del bene contro il male. È il male a pervadere il romanzo russo, è il male rappresentato da Napoleone considerato come Anticristo in: Guerra e Pace, di Leone Tolstoj, il male rappresentato da Raskòl’nikov in: Delitto e Castigo, di Dostoevskij, è il male rappresentato come inganno coniugale in Anna Karenina, e ancora come peccato perfino delittuoso nel dramma La potenza delle tenebre, sempre di Tolstoj, è il male come dongiovannismo cinico in Lermontov e Puskin, è il male nichilista, distruttivo, al grado zero di ogni amore del prossimo in Dostoevskij de Gli ossessi, de I fratelli Karamazov, secondo la certezza dell’Autore che se non c’è Dio tutto è permesso, o il male dei nichilisti in Turgenev… Talvolta il male si presenta come demonio vero e proprio, così ne Il Maestro e Margherita, di Bulgàkov, o giunge a giustificare se stesso, se il male sia veramente male o necessario comportamento delle persone superiori a imporre la loro superiorità.

È il caso di Raskòl’nikov che giustifica il male come volontà di affermazione individuale. Forse Dostoevskij prese da Stendhal de Il rosso e il nero e da Byron, in ogni caso quest’ultimo aspetto ha avuto notevole presa in Europa. Non c’è dubbio che Andrè Gide ha ripreso queste tematiche di Dostoevskij e anche Nietzsche di sicuro fu attento alla problematica di Dostoevskij ma in senso capovolto, mentre Dostoevskij considerava il male vincolato al castigo, alla punizione, al pentimento, Nietzsche e pure Andrè Gide lo ritenevano fondamento della vita, della forza, non il male come divertimento narcisistico o atto di libero volere, almeno in Nietzsche, ma come prezzo della vita che non può fare a meno del male, della potenza affermativa dell’individuo.

Un altro aspetto della narrativa russa che ebbe notevole rilevanza nel romanzo europeo viene dal personaggio che non ha la forza sfrontata del male ma una malvagità nascosta, pensieri cattivi, vendette segrete, invidie ingoiate, è anora Dostoevskij a dare vita con la figura dell’uomo del sottosuolo, l’uomo che nasconde la sua malvagità ma non fa altro che schizzare veleno contro gli altri. Certamente Italo Svevo in SenilitàLa coscienza di Zeno ne fu influenzato forse indirettamente ma la problematica è la stessa, anche Carlo Emilio Gadda ha un suo “sottosuolo”, certamente ne fu influenzato Kafka e suppongo anche Alberto Moravia, insomma tutta la narrativa di personaggi vili, invidiosi e cattivi impotenti. Nietzsche li definirà “risentiti”, e teorizzerà il fondamento della sua concezione: il “debole” non è buono, cova invidia. Un ultimo aspetto, il personaggio realmente buono, che subisce volontariamente, il cristiano che accetta la volontà di Dio quale che sia, non replica al male, il debole, il vinto sopraffatto ma non cattivo, l’umiliato che decide di sopportare ma non vendicarsi… Dostoevskij e Tolstoj ci hanno suscitato personaggi non dimenticabili, Gabriele D’Annunzio, che prese dal superoromismo di Raskòl’nikov. In chiave aristocratica estetizzante, cercò in Giovanni Episcopo di ricreare il personaggio umiliato e “buono” alla russa.

Vi è o vi fu un altro campo in cui la Russia pervade o pervase l’Europa, il ballo classico, la danza, i balletti. Non solo musicisti ma coreografie, non solo coreografie, danzatori, danzatrici volatili, immateriali, flessuosi come drappi al vento. E poi, il cinema degli anni Venti. Ho pubblicato un libro di dialoghi con ambasciatori russi (Lavoratore imprenditore, 1999, credo esista ancora in vendita su Amazon), la Russia è una cattedrale della civiltà europea. Che non si riesca ad avere relazioni organiche tra le nostre civiltà nella comune civiltà è una ferita. Verissimo che molti russi ci considerino anticristi, satanici, vi sono ortodossi rabbiosi, ma sul campo culturale la Russia è un fiume attraversabile e panoramico. Certe chiese, certi teatri, e sono pienamente europei, i russi, ed amano la cultura, l’arte, bisogna arricchire l’Europa di questo paese europeo. È la “nostra” civiltà, è la civiltà europea, noi dobbiamo difendere la civiltà europea Russia compresa. È inconcepibile che per evitare l’afflusso di gas da Mosca a Berlino “qualcuno” cerchi di mettere guerra tra l’Europa e la Russia. Che ne sarebbe dell’Europa? Noi abbiamo una estrema possibilità di mantenere in vita la cultura umanistica ed a tal fine la Russia è fondamentale. L’Era transgenica antinaturale e meramente tecnica non ha sede in Russia. E non deve vincere.

La Russia è necessaria per impedire la prevalenza del transgenico assoluto anticulturale, efficientismo tecnico e nient’altro, l’uomo robotizzato eterodiretto. Arte, cultura, natura, finite. Che otterrebbe la vita se spegnessimo il sentire personale dell’espressione, del bello! Vi sono prospettive antropologiche annientatrici del libero svolgimento della soggettività senziente, meraviglioso raggiungimento della natura, la soggettività senziente espressiva. L’espressione della soggettività. Sacrificarla, per chi? Per quale civiltà? Dobbiamo scovare una forma di convivenza con la Russia per salvare la civiltà etico-estetica della soggettività dell’uomo europeo. Non esistono rappresentazioni dell’uomo superiore all’uomo europeo. Identificare e salvare tutta l’Europa è lo scopo nostro e futuro. Al dunque né la Cina né gli Stati Uniti valgono il nostro umanesimo greco-romano della libera soggettività espressiva. Espressiva non solo comunicativa. La soggettività solo comunicativa lasciamola agli insetti. Superare la società, il semplice stare insieme, rendendola civiltà, espressione etico-estetica delle soggettività.

FONTE: https://www.opinione.it/cultura/2022/02/21/antonio-sacc%C3%A0_letteratura-russa-europea-dostoevskij-tolstoj-rask%C3%B2l-nikov-turgenev-bulg%C3%A0kov/

 

 

 

I diavoli di Dante Alighieri

Considerazioni sui personaggi più pittoreschi dell’Inferno dantesco.

 

«”Tra’ ti avante, Alichino, e Calcabrina”,
cominciò elli a dire, “e tu, Cagnazzo;
e Barbariccia guidi la decina.

Libicocco vegn’oltre e Draghignazzo,
Cirïatto sannuto e Graffiacane
e Farfarello e Rubicante pazzo.”»

 

Inf  vv118-123 Canto XXI

 

Uno tra gli aspetti più comici della Divina Commedia lo possiamo osservare nella descrizione dei diavoli che popolano l’Inferno dantesco.

In realtà si tratta di poveri diavoli, ovvero di creature sfortunate come le loro vittime con le quali sono costrette a condividere un ambiente ostile… per non dire infernale…

I loro nomi, sicuramente pittoreschi, derivano da antichi termini medievali, utilizzati nelle rappresentazioni grottesche di carnevali e altre feste popolari.

Una nota particolare dobbiamo riservarla ad un gruppetto di particolarissimi demoni, presenti nei canti XXI, XXII e XXIII dell’Inferno: i Malebranche.

Il termine Malebranche assurge a ruolo di cognome di quel manipolo di demoni, e, forse non a caso, Malabranca era anche il vero cognome di una nota Famiglia fiorentina…

Questi servi del Male sono deputati a controllare che i barattieri, non cerchino di uscire dalla pece bollente. Muniti di uncini affilati squartano i dannati che tentano di evadere dal lago rovente.

Farfarello, Cagnazzo, Barbariccia, Scarmiglione, Alichino, Calcabrina, Lebicocco, Draghignazzo, Ciriatto, Graffiacane, Malacoda e Rubicante, i loro nomi pittoreschi.

Foto Web

Si tratta, come si diceva, di poveri diavoli, umili servitori passivi di ordini superiori e grigi esecutori di disposizioni che disprezzano e soprattutto non comprendono.

Fondamentalmente brutti, neri e cornuti, si contendono il primato della meschinità. Non sono neppure vagamente simpatici, forse solo i loro nomi che in taluni casi, come si è ipotizzato, riprendono quello di alcune Casate toscane, come nel caso di Malabranca, Cagnazzo, Scarmiglione, nomi di famiglie lucchesi evidentemente invise a Dante. Oppure di Graffiacane, simile a Raffacani, Famiglia fiorentina. Altri sarebbero soprannomi fiorentini, come ricorda il Torracca: Falabrina, Lanciabrina, Scaldabrina, Dragondello, Billicozzo… abilmente storpiati per motivi di metrica e non solo.

I diavoli danteschi godono di un evidente sadismo che li spinge ad essere molto zelanti nei compiti loro affidati da Lucifero, il loro Capo.

I diavoli sono contemporaneamente vittime e carnefici. Vittime della scelta fatta a suo tempo, di seguire il Capo, scelta della quale pagheranno in eterno le conseguenze. Sono anche carnefici, ben lieti di eseguire con piacere i deprecabili compiti che permettono loro di trasferire sui dannati la propria rabbia, nonché la rabbia contro il Creatore che li ha puniti.

Due strofe particolarmente curiose e colorite sono declamate da altri diavoli.

Nel Canto VII dell’Inferno, Pluto, ci regala un incipit piuttosto singolare:

 

Pape Satàn, pape Satàn aleppe!”,
cominciò Pluto con la voce chioccia;
e quel savio gentil, che tutto seppe,3

disse per confortarmi: “Non ti noccia
la tua paura; ché, poder ch’elli abbia,
non ci torrà lo scender questa roccia”.

 

Inf vv 1-6 Canto VII

 

Di difficile interpretazione, la prima strofa spesso non viene tradotta, o vengono negate le evidenti allusioni all’associazione Papa-Satana…

Invece non dovremmo stupirci più di tanto, visto che Dante di papi all’Inferno non ne mette così pochi…

Una singolare spiegazione potrebbe essere la seguente: papa Satana, papa Satana Aleppe, dove l’ultimo termine è molto simile alla prima lettera dell’alfabeto ebraico “Aleph”, che è associata al concetto di inizio o di primo.

In tal modo non sarebbe difficile interpretare il verso con: papa Satana, papa Satana, sei il primo (dei demoni….).

L’altro celebre verso che ha fatto imbarazzare coorti di insegnanti e divertire legioni di studenti, è pronunciato dal demone Barbariccia alla fine del XXI Canto dell’Inferno. Il capo dei diavoli Malacoda nomina Barbariccia come Capitano della diabolica brigata. Malacoda lo chiama con altri nove diavoli che faranno da scorta a Virgilio e Dante per un tratto della bolgia fino al passaggio su un ponte che poi si scoprirà… inesistente:

 

E Barbariccia guidi la decina.”, (Urla Malacoda)

Inf vv120 Canto XXI

 

…Per l’argine sinistro volta dienno;
ma prima avea ciascun la lingua stretta
coi denti, verso lor duca, per cenno;

ed elli avea del cul fatto trombetta.

 

Inf vv136-139 Canto XXI

 

Così il famoso peto di Barbariccia diventa suono di tromba infernale, regalando al lettore una insolita metafora.

Foto Web

Al passaggio del demone Malacoda, i dannati si nascondono come rane nello stagno di pece bollente al comparire di una serpe, per evitare eventuali colpi di uncino.

Successivamente, nel XXII Canto, Virgilio e Dante vedono da lontano il dannato Ciampolo di Navarra, forse un tale Gianpaolo di Navarra ricco barattiere al servizio di re Tebaldo, che, astuto e privo di scrupoli, fece una brillante carriera, maneggiando denaro e favori per i propri illeciti interessi. Il povero dannato che aveva iniziato un dialogo con il Poeta, era stato quindi afferrato dal diabolico manipolo che iniziava ora a seviziarlo con gli uncini per strappargli la pelle.

 

“Tra male gatte era venuto il sorco;

ma Barbariccia li chiuse con le braccia,

e disse ”State in là, mentrio l’onforco”.

 

Inf  vv 58-60 Canto XXII

 

Dante e Virgilio intervengono a fermare Barbariccia e gli altri demoni per poter continuare il dialogo con il malcapitato Ciampolo.

Le dinamiche che seguiranno doneranno una nota di colore macabra e divertente al tempo stesso.

Una figura di maggior peso, che incarna concetti esoterici di indubbio valore, è quella di Lucifero, il Capo  assoluto dei demoni e portatore di Luce. In un precedente articolo abbiamo approfondito questi aspetti e vi rimandiamo il Lettore che volesse conoscere queste ipotesi.

http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=35974

 

Le Foto sono tratte dal Web.

FONTE: https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=36431

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

TROVATO MORTO IL DIRETTORE FINANZIARIO DI GAZPROM

 

 

 

ECONOMIA

UCRAINA, BERNABÈ “SALIRANNO I PREZZI DEI PRODOTTI ALIMENTARI”

Ucraina, Bernabè “Saliranno i prezzi dei prodotti alimentari” Le conseguenze economiche dell’invasione russa dell’Ucraina sono devastanti. Per l’Occidente. Italia, in primisFranco Bernabè non nasconde la propria preoccupazione. La guerra e le sanzioni decise contro la Russia destano sgomento per il presidente di Acciaierie Italia. L’ex amministratore delegato di Eni, in un’intervista alla Stampa, analizza la situazione. “Nelle prossime settimane – spiega – il vero problema sarà il consolidamento della spirale inflazionistica. Le quotazioni dell’energia saliranno ancora e soprattutto cresceranno i prezzi degli alimentari. Questo avrà un impatto sociale pesante”. In particolare, precisa Bernabé, “oltre alla crescita dei prezzi dell’energia aumenteranno i prezzi della pasta e del pane. Questo è destinato ad avere un impatto molto forte sul tenore di vita di una parte importante della popolazione” e, aggiunge, “l’inflazione si alzerà ancora”. La ricaduta quindi sarà sulle famiglie: “C’è da aspettarsi – sottolinea – una riduzione del tenore di vita e dei consumi che porterà a rivendicazioni salariali. Una situazione che ricorda gli anni Settanta e Ottanta”.

Secondo Bernabè, per arginare la situazione, “ci possono essere misure di sostegno temporaneo” e, aggiunge, “la verità è che vanno fatti interventi strutturali soprattutto nel campo dell’energia”. “Negli ultimi anni sono diminuiti gli investimenti nelle infrastrutture energetiche tradizionali e le rinnovabili, che pure dovrebbero costituire la risposta, non sono ancora pronte a colmare il gap”. Per Bernabè, “ci si è dimenticati della necessità di intervenire e già si vedono le prime conseguenze, anche sociali. Penso alla situazione difficile che sta creando l’aumento dei carburanti sul settore del trasporto con il blocco degli autotrasportatori”. Questa è “una crisi perfetta, perché mette insieme tanti elementi che interagiscono e si auto-alimentano in un circolo perverso sul quale difficilmente si può intervenire”.

FONTE: https://www.opinione.it/economia/2022/02/25/ugo-elfer_ucraina-russia-bernab%C3%A8-acciaierie-italia-la-stampa-eni-prezzi-alimentari-gap/

 

 

 

Ai neoprimitivi che credono all’energia facile

Gli analfabeti funzionali – quasi la metà della popolazione italiana – sanno leggere le parole, ma non dispongono della cultura generale implicita per comprendere il senso e  il contesto.  Per fare un esempio semplicistico:  se  io scrivo “la situazione mi ricorda  quella del ’15-18”,  l’analfabeta legge le due cifre, ma non capisce che sto alludendo alla Prima Guerra Mondiale.

Credete che esageri? Il conoscente di un mio amico, di fronte alle preoccupazioni dall’amico espresse sulla perdita delle forniture energetiche russe, gli  ha risposto  che avremmo sostituito   gas e petrolio russo con la fusione fredda e con la fusione nucleare, di ccui i media hanno recentemente segnalato il “successo” di un “esperimento chiave”  in un laboratorio europeo.

Ora, la fusione fredda  è una speranza inconcludente da  oltre 30 anni;  la fusione nucleare  “calda” presenta il  problema sostanzialmente insolubile  del fatto che, se  avviene, fonde il contenitore in  cui   si produce, di qualunque  materiale sia; i tentativi di contenimento per mezzo di campi magnetici non sembrano avere  un vero successo.

La cosa grave è che la persona  è un laureato in fisica; eppure vive in un mondo mentale   “magico”,   in cui l’energia è una sorta di  “fluido” facile e disponibile, com’è abituato ad avere spingendo un pulsante ed ecco, arriva la luce elettrica.  Ho il sospetto che Draghi, Letta o gli altri al governo  che  parlano di ripudiare  il gas russo, e di sostituirlo facilmente con “le rinnovabili”,   nemmeno essendo laureati in fisica, condividano in tutto il facilismo magico  della m maggioranza degli italiani.

Una cosa che la facoltà di fisica non ha insegnato al facilista  –  forse perché anche i professori lo ignorano – è l’immane  sforzo trimillenario  che “accendere la luce”  è costato all’umanità.

La miseria energetica è stata la condizione normale del genere umano. Per millenni, anche nel mondo romano, l’energia   era ridotta a quella delle deboli braccia degli uomini-  magari schiavi –  e aumentata molto modestamente  dalla forza di cavalli, asini e buoi che tiravano gli aratri e  macinavano il grano.

Solo il Medio Evo (altro che epoca oscura) aumentò decisamente  il flusso energetico disponibile alla civiltà,  decine di volte la forza del bue, inventando il mulino ad acqua. Nemmeno i  romani ci avevano mai pensato.  Nel Medio Evo ogni fiume o corso d’acqua si punteggiò di mulini che fornivano una forza motrice tale, da consentire la nascita di veri opifici, non solo macinatori di  grani ma martelli per macerare gli stracci onde produrre la carta, ad esempio.

Quasi un millennio passò senza ulteriori aumenti del flusso d’energia per gli uomini; buoi e cavalli ed asini non furono sostituiti.  Solo nel  tardo Settecento l’utilizzo del carbon fossile rese disponibile una crescita incomparabile, centinaia di volte la forza del cavallo:  nacque il motore a vapore, funzionarono i telai meccanici,  fu possibile fondere il minerale ferroso in grandi quantità per produrre acciaio a  basso costo in quantità tali da potere sostituire il legno nella cantieristica navale,  stendere binari percorsi da locomotive di ferro,  industria pesante mai vista Prima in Inghilterra, poi nella Germania della Rurhr,  non a caso  le acciaierie  nacquero in prossimità delle miniere di carbon fossile:  il solo materiale dotato di una altissima caloria specifica tale   da scaldare a temperatura di fusione i metalli. O l’elettricità in tale abbondanza da ottenere l’alluminio puro ed altri metalli per elettrolisi…Per non parlare del riscaldamento domestico alla portata  di tutti.

Il petrolio e  al sua raffinazione – altissima energia calorica ed vantaggio, sul carbone, di essere liquido quindi facilmente trasportabile in tubature  aggiunse centinaia di volte l’energia del carbone, e migliaia di volte quella fornita bruciando la legna e  dal  bue. Rese possibile sostiruire i cavalli e gli asini per la prima volta da3 mila anni con auto private,e la nascita della relativa industria di massa.

I neoprimitivi , bambini viziati, hanno scoperto che  il carbone inquina, il petrolio anche, che bisogna ridurre il riscaldamento globale   riducendo fino ad abolire  i materiali energetici fossili,  e sostituirli con pale eoliche, solare energie “pulite” e “sostenibili” . Sospetto che  neoprimitivi credano che si può far funzionare un’acciaieria  con pale eoliche; o peggio ancora, che possiamo fare a meno dell’acciaio, materiale guerresco  e quindi cattivo.

Nulla  sfaterà le illusioni dei  neoprimitivi, analfabeti funzionali ed ecologisti viziati dalla disponibilità di “luce e calore” che rende  facile la loro stolta locomotivavita di primitivi,   e che non si domandano da dove venga e quanti sforzi, inventiva e ingegnosità  è costata.

Ma dal breve racconto di questi sforzi e invenzioni che ho provato a narrare, si dovrebbe capire che l’avanzamento stesso della civiltà tecnica, del benessere materiale, perfino della  crescita  demografica  sono stati  proporzionali alla quantità bruta di energia immessa e consumata; che rispetto ai tempi di Roma  è centinaia d migliaia di volte superiore ai muscoli dello schiavo. Ogni diminuzione di questo titanico flusso comporterà arretramento tecnico e scientifico, miseria, freddo fame e morte data  l’impossibilità di mantenere i miliardi di vite umane attuali.

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/ai-neoprimitivi-credono-allenergia-facile/

 

 

 

Mario Monti: per non dimenticare questo brutto pezzo di storia italiana

27 02 2022

Oggi scopriamo che non bisogna dimenticare. Non dobbiamo neppure dimenticare quello che è successo da noi, con il governo Monti, prima partendo dalla sua carriera europea, che non fu propriamente brillante, checché se ne dica, e poi quando sostituì il governo Berlusconi durante la crisi del debito europeo. Una situazione drammatico dove il suo governo venne accolto come un salvatore, per lasciare l’Italia peggio di quanto l’aveva trovata, con una percentuale di rapporto debito/Pil di oltre 10 punto più alto e un disastro economico enorme. Inoltre ci ha lasciato il grande dono dell’IMU, la tassa sugli immobili.

Quindi tentò la politica con un partito che, per fortuna, finì in nulla

Buon ascolto: https://youtu.be/3IrD6EWJH7Y

FONTE: https://scenarieconomici.it/mario-monti-per-non-dimenticare-questo-brutto-pezzo-di-storia-italiana/

 

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

LE BANCHE DICONO NO ALLA RUSSIA FUORI DALLO SWIFT

Un articolo pubblicato ieri su bloomberg.com rileva l’opinione di Wall Street circa la paventata possibilità, di cui vi abbiamo accennato ieri, di escludere la Russia dal circuito SWIFT.

Ebbene, secondo alcune delle più grandi banche di Wall Street, la fuoriuscita della Russia al sistema di messaggistica finanziaria SWIFT avrebbe ricadute di vasta portata che andrebbero a danneggiare l’economia globale, e di conseguenza anche i paesi sanzionatori.

Per questo motivo, aziende tra cui JPMorgan Chase & Co. e Citigroup Inc. hanno suggerito a Washington di attenersi ad altri tipi di provvedimenti per punire la Russia per aver invaso l’Ucraina.

Dopo questa tirata d’orecchie, attendiamo di capire quali saranno le nuove sanzioni che Stati Uniti e Unione Europea decideranno di imporre. Sicuramente le loro scriteriate scelte ricadranno sulle popolazioni, in particolar modo quelle dell’Europa occidentale, che da questa guerra hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare.

Massimo A. Cascone, 27.02.2022

Fonte: https://www.bloomberg.com/news/articles/2022-02-25/wall-street-counsels-washington-against-kicking-russia-off-swift

FONTE: https://comedonchisciotte.org/le-banche-dicono-no-alla-russia-fuori-dallo-swift/

 

 

 

CIRCUITI ALTERNATIVI PER I BONIFICI RUSSI

Nino Galloni
@NinoGalloni
Sull’Ukraina ci stanno rimbambendo come sul Covid: se escludono i Russi dallo swift, cosa impedisce a un Russo di fare un bonifico su una banca cinese che lo gira a una banca italiana?
FONTE: https://twitter.com/NinoGalloni/status/1497627876497231876?t=Ef5aLlupMkGwIv-ErSSsiQ&s=08

 

 

Zelenski ha capito cosa è SWIFT, Draghi no. Letta meno ancora.

una breve per stasera:

Putin e Zelensky si incontreranno domani
Dopo varie aperture e chiusure al dialogo tra i due contendenti, che ci sono state in questi primi tre giorni di guerra, pare che si sia arrivati ad una svolta per parlare di tregua.

 

Il presidente ucraino ha capito   che se la Russia viene  espulsa da  SWIFT,  l’Ucraina non potrà ricevere gli emolumenti  in valuta che Mosca  gli versa   come diritti di transito per il gas e il petrolio russi.

Draghi non l’ha capito. Letta non l’ha capito. Di Maio non l’ha capito.   Questi neo-primitivi che prendono decisioni irrevocabili e irresponsabili  contro  il proprio paese, che ignorano la democrazia, sono superati in intelligenza e cultura da Volodimir.

draghi-guerriero

draghi-manda-armi

Per non parlare di Ursula….

Persino Erdogan è più razionale

Gli invii di armi all’Ucraina da parte di paesi UE e NATO sono atti ostili che la Russia può interpretare come atti di guerra, perché, se non ce ne fossimo accorti, la Russia è in guerra con l’Ucraina.
Gli annunci di prossimo ingresso nella NATO di paesi confinanti con la Russia come la Finlandia sono gesti irresponsabili, la Russia sta combattendo in Ucraina per prevenire l’adesione alla NATO di altri paesi alle sue frontiere, un interesse vitale che ha dimostrato di voler difendere a ogni costo, ripeto a ogni costo.
Tutti questi gesti irresponsabili, degni di Disneyland e non di statisti e uomini politici, vengono dettati dagli USA, che così fanno una politica short of war nei confronti della Russia a costo zeroe ai soli danni dei paesi e dei popoli europei.
Perché si ricordi bene che gli USA non, ripeto NON interverranno con le armi in caso di ritorsioni militari russe contro i paesi europei.
La Russia è un grande potenza nucleare. Anche nel caso, quasi impossibile, che questa politica avventurista degli americani e dei loro subalterni europei avesse successo pieno, rovesciando sul campo le sorti della guerra in Ucraina e portando la Russia alla disperazione, va rammentato che le armi nucleari si usano in un caso solo: quando si è alla disperazione.
Non siamo nel Paese delle Meraviglie.
Facciamo capire ai nostri dirigenti politici che devono difendere il NOSTRO interesse nazionale.
FONTE: https://www.maurizioblondet.it/zelenski-ha-capito-cosa-e-swift-draghi-no-letta-meno-ancora/

 

 

 

GIUSTIZIA E NORME

UNA COSTITUZIONE PIÙ GREEN ALLA BASE DI UNA NUOVA EMERGENZA?

di Ivana SuerraComeDonChisciotte.org

Con un solo voto contrario alla Camera e nessuno al Senato, il Parlamento, in seconda deliberazione, ha approvato la proposta di Legge di modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione italiana.

Forte di questa maggioranza bulgara, per la prima volta, il Legislatore ha messo mano ai principi fondamentali della Costituzione, incidendo su uno dei primi dodici articoli della Carta.

Art. 9 vecchia formulazione Art. 9 nuova formulazione
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”

 

Nell’articolo dedicato alla protezione del patrimonio paesistico, storico e culturale della Nazione entra, pertanto, il concetto di ambiente, affiancato dalla réclame della tutela delle generazioni future.

La terminologia impiegata è certamente di tendenza e porta con sé un valore molto più simbolico che giuridico.

Gli addetti ai lavori sanno bene che, nella Giurisprudenza, la protezione dell’ambiente trova da tempo uno spazio di protezione non affatto marginale e che questo nuovo terzo comma si riduce a poco più che un orpello stilistico.

Da un punto di vista ‘tecnico’, di fronte alla scarsa rilevanza della modifica costituzionale, ai giuristi è consentito di non scomporsi. Allo stesso tempo, da un punto di vista metodologico, la tendenza modaiola del Legislatore è meritevole di biasimo: ormai, nemmeno più il nocciolo duro dell’impianto costituzionale è indenne da interventi contingenti, superficiali e propagandistici.

Anche il legiferare diviene, così come ogni altra attività istituzionale, un modo come un altro per fare proseliti. Ecco, allora, che la politica di oggi finge di farsi carico dei problemi della gioventù millantando una vittoria epocale di fronte agli studentelli inconsapevoli dei ‘green fridays’.

In realtà, basterebbe porre attenzione all’uso del lessico per rendersi conto che, anche questa volta, si mette in atto l’ennesima campagna pubblicitaria condita di rivoluzioni verdi, trasformazioni digitali e inglesismi molesti. Tutto questo con l’obiettivo, sullo sfondo, di inculcare nella Next GenerationEU quello spirito di ‘resilienza’ indispensabile per affrontare un imminente futuro di crisi sanitarie, climatiche, energetiche…

A regnare sovrana, dunque, un’efficientissima logica promozionale, che è ben lontana dal contesto in cui quello stesso articolo 9 prese forma. La disposizione, nata su impulso di Concetto Marchesi, venne formulata con l’intento di rimarcare, innanzitutto, l’aspetto identitario del patrimonio storico e artistico della Nazione e, conseguentemente, di tutelare un tratto culturale che poteva connotare il territorio e lo spirito della Repubblica. Concezione, questa, che originava da tesi Crociane e che, non a caso, stava alla base della prima Legge italiana sulla tutela del paesaggio: paesaggio inteso, dunque, non come natura indistinta, bensì come frutto del sedimentarsi della storia culturale di un Paese.

Simile concezione, connotata da una valenza commerciale molto ridotta e non riducibile a mero prodotto, dava rilevanza alle vedute paesaggistiche di pregio, gratuitamente fruibili e spesso soggette a vincoli incompatibili con logica del mercato su larga scala.

Ecco, dunque, spiegata la necessità impellente di inserire in Costituzione un riferimento all’ambientalismo in chiave moderna, quello – per intenderci – sponsorizzato dalle bottigliette ecologiche colorate.

A tutto ciò si aggiunga che, all’ombra dell’ostentata modifica dell’art.9, il Legislatore ha voluto incidere anche sul Titolo III della prima parte della Costituzione, dedicato ai rapporti economici.

Art. 41 vecchia formulazione Art. 41 nuova formulazione
L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.

 

È qui che, probabilmente, i giuristi dovrebbero prestare maggiore attenzione.

Come è noto, l’art. 41 della Costituzione provocò, in Assemblea Costituente, grande dibattito. Proprio sul concetto di iniziativa economica si accesero, infatti, gli animi discordanti delle due componenti ideologiche presenti in Assemblea: quella di matrice liberale e quella di stampo socialista. La necessità di trovare un compromesso diede origine, infine, ad una formulazione normativa non esente da critiche, poiché, all’affermazione di principio che proclamava la libertà nell’iniziativa economica privata si contrapponeva, immediatamente, il vincolo statalista dell’utilità sociale. A fronte di tali divergenze, nel corso dei lavori preparatori i Costituenti si dovettero sforzare per definire il concetto di “finalità sociale” di cui la Legge dovrebbe tener conto nell’indirizzare l’iniziativa economica privata.

Le discussioni che contrapponevano, in allora, gli Einaudi ai Ruini e che si spingevano a ragionare in termini di teoria generale del diritto sulla concezione di Monopolio Statale non sono di certo immaginabili nel contesto della politica così come si presenta oggi, pervasa da improvvisati teatranti.

Ciò nonostante, non può che essere allarmante il fatto che, dinnanzi alla modifica di un articolo così delicato della Costituzione, non vi sia stato dibattito alcuno.

Nella Relazione al progetto di Legge presentata al Senato si sottolinea che si “auspica il recepimento di questi indirizzi per la promozione di una nuova cultura della sostenibilità in linea con le esigenze della contemporaneità che domandano risposte anche normative sempre più concrete e non procrastinabili”.

Ebbene, è evidente che nemmeno la Relazione accompagnatoria chiarisce:

– cosa si intenda con il concetto di sostenibilità;

– quali siano le esigenze della contemporaneità;

– che risposte normative non procrastinabili debbano essere messe in campo.

Ancora una volta, si attua un intervento legislativo che si esplica per mezzo di spot pubblicitari, senza dare una connotazione precisa a quello stesso ambiente che si pretende di tutelare.

Così facendo, la portata di questi incisi viene lasciata nella più assoluta genericità, consentendo alla Legge di prostrarsi all’esigenza del momento, di piegarsi a qualunque nuova crisi che appaia di natura ambientale. È indispensabile, pertanto, fermarsi a riflettere sulle implicazioni della novella e su cosa si intenda quando si afferma che l’attività economica non deve recare “danni all’ambiente”.

In prima battuta, la finalità di tutela degli ecosostemi non può che essere condivisibile, ma non si può prescindere dal ragionare in ordine all’astrattezza di simile accezione e, di conseguenza, dal chiedersi se, per esempio, anche una crisi di approvvigionamento delle risorse energetiche possa considerarsi una problematica di natura ambientale.

A pensar male spesso ci si azzecca?

Perché, a pensar male, bisognerebbe iniziare a formulare qualche ipotesi sull’utilità di certi incisi in caso di emergenze climatiche, proprio quelle che vengono paventate come imminenti ormai da diversi anni.

E, allora, in che modo l’attività economica potrà essere limitata a fini ambientali?

A pensar male, qualcuno potrebbe fare dei paragoni con le decisioni assunte di recente dal Governo al fine di tutelare la salute collettiva (anch’essa, guarda caso, aggiunta come limite all’esercizio dell’iniziativa economica nello stesso articolo 41).

E, allora, è prematuro iniziare a parlare di ‘confinamenti climatici’?

D’altra parte, con i recenti sviluppi sul fronte Ucraino, le sanzioni comminate alla Russia e la sospensione della procedura di certificazione del Gasdotto Nord Stream 2, l’aumento dei prezzi per le forniture e le difficoltà di approvvigionamento energetico in Europa si palesano ormai come un epilogo scontato. Come al solito, sono illuminanti le recentissime dichiarazioni del Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani“Le possibili misure del piano di emergenza includono una maggiore flessibilità dei consumi di gas, come interrompibilità al settore industriale e regole sui consumi di gas nel settore termoelettrico (…) sono in corso consultazioni rapide della Commissione europea che dovrà annunciare, dicono, misure contingenti per questo periodo”. La situazione, aggiunge il Ministro, “è stata aggravata dalla rapida evoluzione geopolitica e questo ha accelerato la necessità di ulteriori interventi strutturali (…) Nei fatti siamo totalmente dipendenti dall’importo del gas (…) Dalla Russia prendiamo circa il 43-45%  di gas a seconda dei periodi. (…) Temo che il prezzo del gas rimarrà abbastanza alto. È difficile fare previsioni ma difficilmente potrà tornare ai valori di un anno fa”.

Ecco che, se i presupposti per una nuova emergenza ci sono tutti, c’è da chiedersi se gli strumenti per fronteggiarla saranno calibrati sulla base delle recenti modifiche dell’art.41 della Costituzione Italiana.

Ma, in effetti, i giuristi non sono soliti pensar male e, nella peggiore delle ipotesi, saranno certamente propensi a confidare nella promettente rivoluzione delle energie rinnovabili!

di Ivana Suerra, ComeDonChisciotte.org

FONTE: https://comedonchisciotte.org/una-costituzione-piu-green-alla-base-di-una-nuova-emergenza/

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Ottawa: vietato portare benzina ai camionisti? La gente scente in strada con le taniche

Marcello Pamio – 11 febbraio 2022
Oramai è sempre più chiaro che le forze del disordine invece di difendere e proteggere i cittadini, cioè quelli che pagano loro lo stipendio, sono il braccio armato della dittatura.
La polizia di Ottawa ha l’ordine di sequestrare le taniche di benzina e arrestare i “criminali” che aiutano i camionisti.
Cosa fanno allora le persone? A centinaia sono scese in strada con una tanica rossa, qualcuna è piena e qualcun altra è vuota. Come faranno i poliziotti a fermarli tutti? E una volta fermati potranno arrestare uno che ce l’ha vuota?
Straordinario esempio di unione e sostegno!

FONTE: https://disinformazione.it/2022/02/11/ottawa-vietato-portare-benzina-ai-camionisti-la-gente-scente-in-strada-con-le-taniche/

 

 

 

La Quarta Rivoluzione Industriale: cosa ha pianificato il World Economic Forum di Schwab per noi?

Lorenza Veronese e Marcello Pamio – www.disinformazione.it

Il World Economic Forum fondato e diretto dal visionario economista tedesco Klaus Schwab è una fondazione senza scopo di lucro nata nel 1971 in Svizzera con lo scopo di riunire le più grandi menti politiche, economiche e finanziarie mondiali, per discutere questioni urgenti e per trovare soluzioni. Ricordiamo che proprio il WEF aveva ospitato a Ottobre 2019 l’Event 201 che simulava una pandemia da Coronavirus. Di fatto, poco dopo, questa “pandemia” si è diffusa in tutto il mondo.

Tra gli esponenti di questa fondazione nonché tra i partners principali vediamo nomi come Amazon, Allianz, Astrazeneca, Apple, banche di vari paesi occidentali e asiatici, Bill & Melinda Gates foundation, Procter and Gamble, Pfizer, Paypal, Angela Merkel, Xi Jinping (presidente della Cina), Mario Draghi ecc…

I manifesti del WEF sono, principalmente, due testi scritti a più mani e messi insieme sotto la direzione di Klaus Schwab dal Titolo “La Quarta Rivoluzione Industriale” pubblicato nel 2016 con prefazione di John Elkann e “Covid 19: The Great Reset” pubblicato nel 2020.

In questi testi Schwab e alcuni membri del WEF chiariscono la direzione delle ricerche e degli investimenti che sono stati fatti ad oggi, per raggiungere un Nuovo Ordine Mondiale.
In questo articolo analizzeremo la ristampa aggiornata del primo testo, con il titolo “Governare la Quarta Rivoluzione Industriale”, pubblicato nel 2019 con la prefazione non più di Elkann, bensì di Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft.

Cos’è la Quarta Rivoluzione Industriale

La Quarta Rivoluzione Industriale segue alle prime 3:

  • La 1a Rivoluzione Industriale nel 1784 vede l’introduzione della macchina a vapore che permise di automatizzare alcuni processi produttivi.
  • La 2a Rivoluzione Industriale avvenne nel 1870 e fu fondata sull’utilizzo del petrolio e dell’energia elettrica, sulla nascita del motore a scoppio che diedero il via alle produzioni di massa.
  • La 3a Rivoluzione Industriale iniziò verso il 1970 e fu caratterizzata dalla nascita dell’informatica.

Il fondamento della Quarta Rivoluzione Industriale

La Rivoluzione Industriale che stiamo vivendo ai giorni nostri, introduce un nuovo concetto di tecnologia dove la fisica, il digitale e la biologia si fondono dando vita al cybersistema, alla realtà aumentata e ad un essere umano modificato (Transumanesimo).
Analizziamole le problematiche alla base della Quarta Rivoluzione Industriale attraverso le parole stesse di Schwab…

Problema 1: Stabilire il confine tra uomo e macchina
«Oltre ad arricchire il mondo intorno a noi però, le tecnologie sottese alla Quarta Rivoluzione Industriale diverranno una vera e propria componente dell’essere umano. In effetti, si ha già l’impressione che gli smartphone rappresentino un’estensione del nostro corpo. Alcuni dispositivi esterni, come ad esempio la tecnologia indossabile o le cuffie per la realtà virtuale, saranno presto impiantabili nel nostro cervello: gli esoscheletri e le protesi aumenteranno la nostra forza fisica e lo stesso avverrà per le nostre abilità cognitive grazie alle innovazioni nel campo della neurotecnologia: riusciremo, inoltre, a manipolare i nostri geni e quelli dei nostri figli. Ma le suddette innovazioni generano importanti quesiti. Ad esempio, qual è il confine tra uomo e macchina? E cosa si intende per essere umano?»

Questo è un punto cruciale per il Transumanesimo: la fusione tra uomo e macchina! Iniziando a “modificare“, “potenziare” e “migliorare” l’uomo attraverso la biotecnologia abbinata alla robotica, qual è il limite per rimanere umani? E quando una macchina con Intelligenza Artificiale può essere definita vivente?
Sicuramente dpvranno allargare la definizione di “uomo” e quindi anche il concetto stesso di Vita!

Problema 2: Monopoli, mancanza di giustizia e diseguaglianze sociali
«…una delle maggiori preoccupazioni legate alla Quarta Rivoluzione Industriale sarà la mancanza di giustizia nella distribuzione della ricchezza, aspetto che porterà all’aumento delle diseguaglianze sociali con un conseguente rischio in termini di coesione sociale. Il monopolio del potere è uno dei modi in cui la Quarta Rivoluzione Industriale può inasprire le diseguaglianze. È significativo in tal senso che Google controlli il 90% del mercato della pubblicità legata ai motori di ricerca, che Facebook gestisca il 77% dei social network e che Amazon possegga quasi il 75% del mercato degli e-book. E se si dimostrasse possibile creare un’intelligenza artificiale generale capace di migliorarsi sino a diventare superintelligenza, i primi soggetti che investissero in essa sarebbero in grado di dominare qualsiasi mercato.»

Problema 3: Impatto delle tecnologie sull’occupazione
«… il rischio che molte occupazioni diventino automatizzate è più alto rispetto a quanto accaduto nel corso delle rivoluzioni industriali precedenti e la rapida diffusione dell’innovazione si traduce in una perdita di posti di lavoro più elevata..»
Con questi presupposti, vediamo brevemente i dodici aspetti sui quali si sviluppa la Quarta Rivoluzione Industriale:

1. Le nuove tecnologie informatiche
In questo capitolo si fa riferimento agli investimenti effettuati dal 1947 in poi, data di nascita del transistor, per rendere questa tecnologia sempre più piccola. Come riportato nel libro «oggi i transistor sono oramai più piccoli di un batterio. In commercio sono disponibili microchip con una grandezza che varia tra i 10 e i 14 nanometri, mentre Intel ha programmato di ridurne ulteriormente le dimensioni a 7 nanometri. Per dare un termine di paragone, un capello umano ha un diametro di 50.000 nanometri».
Con dimensioni di qualche nanometro (miliardesimo di metro) significa che la tecnologia attuale è in grado di costruire circuiti, sensori, ripetitori e antenne molto più piccoli di un qualsiasi microrganismo (perfino di un virus o esosoma) e quindi tranquillamente inseribili anche all’interno di un vaccino…

2. La blockchain e il registro distribuito
Un grande archivio, quindi, di big data online e disponibile a tutti, che determinerà la nostra identità digitale e la nostra credibilità finanziaria.
La Finestra di Overton sul microchip è spalancata da diversi anni e oramai il biochip impiantabile è diventato una cosa “accettabile” e quindi “normale”. L’attuale Green Pass sarà sostitutito dal chip, all’interno del quale verranno inseriti tutti i nostri dati personali, biometrici, fiscali, finanziari e sanitari

3. L’Internet delle Cose (IoT)
Gli oggetti si scambieranno dati in modo indipendente anticipando le esigenze dell’uomo. Come afferma Schwab «nei prossimi dieci anni, più di 80 miliardi di dispositivi connessi nel mondo interagiranno tra loro e con gli individui…il mondo intorno a noi anticiperà con regolarità le nostre esigenze, analizzando i nostri modelli comportamentali.»
Per l’internet delle cose sarà necessario il 5G. Non a caso il lavoro per la messa in opera di antenne prosegue ininterrottamente da danni (anche durante il lockdown), perché questa nuova tecnologia protocollo di trasmissione dati è funzionale anche per il controllo e la telesorveglianza (gestione telecamere, webcam, ecc.)…

4. L’intelligenza artificiale e la robotica
Grazie agli enormi volumi di dati relativi ai comportamenti umani che noi abbiamo contributo a diffondere tramite i social, ai nostri acquisti online e a tutte le nostre operazioni digitali, l’intelligenza artificiale permeerà le nostre vite tramite macchine autonome che opereranno nella società. «Gli esperti prevedono che anche gli scenari da film di fantascienza, quali ad esempio i sistemi operativi intelligenti e assistenti digitali empatici, potrebbero diventare realtà. Forse un giorno i robot potranno coordinare attività di sorveglianza…la polizia ha già fatto ricorso ai robot per attività di ricerca, salvataggio o per attaccare uomini armati.»
In Cina stanno sono già all’opera i primi giudici-robot con Intelligenza Artificiale in grado di snellire i processi e le udienze avendo una precisione e affidabilità (così dicono) del 97%.

5. I materiali innovativi
Il principio di questi materiali è la miniaturizzazione applicata ai dispositivi informatici, dagli organismi sintetici alle batterie al grafene, questo è il futuro dei materiali. Ci saranno, ad esempio, nanorobot per la cura delle nostre cellule attraverso i farmaci che però provocheranno danni ambientali devastanti tramite i nano-inquinanti.
In pochissimi anni il grafene, da materiale fantascientico e totalmente sconosciuto alla maggior parte delle persone è entrato nella bocca di tutti. A tal punto che sembra impossibile immaginare un mondo futuro privo di grafene. La cosa inquietante è che l’ossido di grafene è stato riscontrato nei vaccini anti-Covid incoulati a centinaia di milioni di persone. Cosa può causare il grafene all’interno dell’organismo umano? E quando attiveranno il 5G?

6. La stampa multidimensionale
«Nelle società più ricche di oggi le persone reperiscono beni e cibo da tutto il mondo attraverso la filiera produttiva fisica, ma la stampa 3D potrebbe cambiare questo stato delle cose. In futuro potremmo ricreare localmente beni ad uso personale, come l’abbigliamento, l’elettronica e l’utensileria grazie alle stampanti 3D»
Punto a sfavore di questa “super-tecnologia” è che oltre a stampare plastica, verranno impiegati materiali come il grafene e il carburo cementato che poi saranno da smaltire, oltre ad inficiare sull’occupazione tagliando fuori molte attività lavorative come quelle legate alla logistica. Ma questo non è nulla confronto alla possibilità, come sottolinea Phil Dickens professore di Tecnologia inglese del WEF, di stampare tessuti viventi come arti o interi organi del nostro corpo.

7. Le biotecnologie
In Cina si sono riprodotti segmenti del DNA per combattere il cancro e alcuni studiosi stanno realizzando un “gene-drive” (o driver genetico) contro la malaria che renderà sterili le zanzare in Africa. Oltretutto, ci viene presentato un utilizzo delle biotecnologie in campo medico e nell’agricoltura. In campo medico si parla, ovviamente, di ingegneria genetica e farmacogenomica . Si applaude agli investimenti che si stanno facendo sui biomateriali che andranno ad agire sull’invecchiamento umano. Che impatto avranno, poi, queste modifiche agli equilibri genetici e ambientali non è dato sapere.

8. Le neurotecnologie
In questo capitolo emerge a pieno il mito dell’uomo aumentato (“superuomo”). Grazie alla tecnologia si potrà correggere eventuali errori del cervello e potenziarne le funzionalità. Alcuni esempi riportati sono la capacità di guardare grazie ad infrarossi, registrare o rivivere sogni e ricordi e controllare oggetti al di fuori di noi. In questo modo sarà possibile anche la lettura del cervello anticipando pensieri ed azioni degli individui.

9. La realtà virtuale e aumentata
Conosciamo la realtà virtuale spesso legata ai videogames, anche se l’esercito la utilizza da diversi anni per simulazioni e addestramenti. Mentre la realtà virtuale, tramite appositi dispositivi, sostituisce il mondo fisico con uno simulato, quella aumentata potenzia la nostra capacità percettiva. Essa funziona introducento elementi virtuali e personaggi realistici nel mondo fisico. Tramite modem impiantati nel nostro cervello, protesi o nanorobot avremo la possibilità di viaggiare senza spostarci, lavorare da remoto come se fossimo in azienda e studiare da casa (in DAD) come se fossimo a scuola. Inoltre si potrà rivivere momenti storici passati o aiutare i chirurghi in sala operatoria, per esempio, scansionando in 3d un tumore da rimuovere.

10. La cattura, conservazione e trasferimento dell’energia
In questo capitolo si indica come innovazione rivoluzionaria la fusione nucleare. Si prevede, quindi, un futuro di energia pulita (secondo gli autori) a costo accessibile grazie al nucleare e all’intelligenza artificiale che regolerà la distribuzione dell’energia attraverso le reti mondiali.

11. La geoingegneria
«La geoingegneria si basa sull’assunto che l’essere umano possa deliberatamente ed efficacemente controllare i processi della complessa biosfera della Terra». Grandi sono le sfide che l’innovazione sta affrontando come l’inquinamento, la siccità e il surriscaldamento globale. Tra queste tecnologie innovative si investe in specchi giganti nella stratosfera per deviare i raggi solari e l’introduzione di composti chimici nell’atmosfera per aumentare le piogge, nonché lo sviluppo di grossi apparecchi per rimuovere l’anidride carbonica dall’aria. Anche qui, non è chiaro l’impatto che avranno queste sostanziali modifiche degli equilibri della Terra.

12. Le tecnologie dello spazio
Non contenti di aver portato allo stremo questo pianeta, si investe molto sulle tecnologie dedicate ai viaggi spaziali. Il transumanista Elon Musk con la sua SpaceX sta lavorando per ridurre i costi per i viaggi nello spazio. Lo scopo è la ricerca di nuove risorse da estrarre in altri pianeti e il turismo spaziale.

Infine ampio spazio viene dedicato all’importanza dei droni, per i quali è prevista un’attività intensa entro il 2040, sia nel campo della sicurezza che della logistica (vedi Amazon).
Dal punto di vista dei valori umani: spesso si fa riferimento a questo aspetto nel libro che però viene ogni volta controbilanciato da sezioni e affermazioni che riguardano l’importanza dell’evoluzione tecnologica e del beneficio economico che ne deriva, “benefici” che dovrebbero farci mettere questi valori in secondo piano.
In conclusione ci teniamo a ricordare la fine che ha fatto il Prometeo menzionato da Schwab nel capitolo del suo libro intitolato “il potere prometeico delle biotecnologie”. Prometeo come Icaro nella mitologia greca fanno una brutta fine sfidando gli dei e cercando di rompere gli equilibri naturali.
Con l’occasione vorremmo lasciarvi con una bellissima frase di un grande personaggio storico e culturale del nostro paese, Alessandro Manzoni. Nel 1830 Manzoni affermava:

“Non sempre ciò che viene dopo è progresso”.

Questo è il futuro che queste menti “eccelse” hanno scelto e programmato per noi, ma la scelta ultima rimane sempre e solo nostra. Sta a noi ora decidere che direzione vogliamo prendere e cosa vogliamo per il nostro futuro, quello dei nostri figli e metterlo in atto.

Fonti

“Governare la quarta rivoluzione industriale” di Klaus Schwab – Edizioni Franco Angeli

https://www.weforum.org/partners/#A

 

FONTE: https://disinformazione.it/2022/01/05/la-quarta-rivoluzione-industriale-cosa-ha-pianificato-il-world-economic-forum-di-schwab-per-noi/

 

 

Manifestazioni per la pace

Puntuali, come il condimento sull’insalata, ieri sono sfilate in Italia manifestazioni per la pace (naturalmente contro quel cattivone di Putin) , con quei grandi bandieroni che hanno il colore della diarrea infantile.
Somigliavano a tutte quelle grandi processioni che ci furono in Italia all’epoca della guerra in Vietnam e successivamente in occasione di tutte le guerre che gli USA non risparmiarono di dichiarare contro nemici veri o inventati.

Mi sembrava di vedere le stesse persone che marciarono per il no-vax. Con quelle facce profondamente afflitte di persone incapaci anche di dare uno schiaffo a un mercenario del potere che manganellava, a pochi metri dal marciatore, qualche donna indifesa.

Sospetto, saranno le stesse di sempre? quegli stessi manifestanti che non preoccupavano i governi democristi fedeli sudditi degli yankee belligeranti e che oggi non impensierano Draghi fedele suddito degli stessi padroni globalisti e assassini?

Sudditi fedelissimi che ieri marciavano, sicuri di difendere e di credere nella pace, e che oggi sono tornati a coppe per protestare contro un Paese che conoscono solo attraverso le fake-news diramate, senza risparmio di energie, da quei grandi focolai di menzogne che è la stampa inernazionale finanziata dagli stessi centri di potere che stanno tramando (coronavirus docet) la sottomissione inconsciente di buona parte della popolazione mondiale.

Un popolo si sottomette ai più forti e ai più malvagi per opzione propria, nessuno potrebbe sottomettere o dominare un popolo forte, virile,coraggioso. La via più facile per l’asservimento è stata quella di effeminare la gioventù e indebolire le capacità cognitive e reattive della gente.

FONTE: https://forum.comedonchisciotte.org/notizie/manifestazioni-per-la-pace/

 

 

 

TALE PADRE, TALE FIGLIO: COME I TRUDEAU FABBRICANO CRISI PER GIUSTIFICARE LE “MISURE DI EMERGENZA”

L’Emergencies Act, recentemente invocato dal premier canadese Justin Trudeau, era già stato utilizzato dal padre durante la Crisi d’Ottobre del 1970. La vera storia di quell’evento rivela importanti ma inquietanti paralleli con il tentativo del figlio di decretare la fine del Convoglio della Libertà e dei relativi blocchi

Matthew Ehret
unlimitedhangout.com

Il 14 febbraio, a causa dell’attivazione della legge sulle misure di emergenza da parte del primo ministro canadese Justin Trudeau come risposta ai convogli della libertà e ai blocchi, sia a Ottawa che in varie province del Canada, ho pensato che fosse opportuno riproporre una ricerca che avevo precedentemente pubblicato insieme al giornalista parigino Benoit Chalifoux, che esplora la precedente e controversa invocazione di quella stessa legge da parte del padre di Justin, Pierre Trudeau, nel 1970.

In primo luogo, descriverò in dettaglio alcune importanti informazioni contestuali del Martial Law and War Measures Act invocato da Pierre Trudeau, prendendo  a pretesto una crisi palesemente orchestrata dalle reti di intelligence anglo-canadesi tra il 1960 e il 1970 che aveva portato i carri armati nelle strade del Quebec ed una dura repressione per gli oppositori di una riforma anti-umana della società. Questa sezione tratterà anche alcune importanti questioni contestuali che riguardano il ruolo organizzativo in questa finta crisi svolto dalla Fabian Society, fautrice dall’eugenetica, e delle sue filiali canadesi, che, nel 1970, avevano usato quella crisi per plasmare una rivoluzione tecnocratica. In seguito, analizzerò i fatti della Crisi d’Ottobre, smantellando la narrativa ufficiale delle “cellule solitarie di separatisti inclini alla violenza” e provando senza ombra di dubbio che l’intera operazione era stato un lavoro interno diretto da agenzie dell’intelligence anglo-canadese.

Rivisitare la crisi dell’ottobre 1970 è importante, visti i recenti eventi che riguardano i convogli canadesi per la libertà e le manifestazioni correlate. Esistono somiglianze inquietanti tra ciò che era accaduto nel 1970 e quello che sta succedendo ora, con il ritrovamento di bandiere confederate e naziste all’interno del movimento di protesta di Ottawa, narrativa utilizzata per esacerbare la versione dello Stato, secondo cui questi manifestanti pacifici sarebbero “insurrezionisti razzisti e violenti” che devono essere fermati a tutti i costi, che fa eco all‘avvertimento del 14 febbraio dell’ex capo della sicurezza di Trudeau di un’imminente false flag ad Ottawa con l’utilizzo di armi da fuoco localizzate nel convoglio della libertà o nei suoi pressi. Questo esercizio non solo ci aiuterà a comprendere meglio la natura del gioco in corso, ma anche le debolezze dello “stato profondo,” da tempo incistato nel cuore dell’intelligence e dell’establishment politico canadese.

Sovranità o tecnocrazia: la storia di due rivoluzioni

Fino al 1947, il Canada era conosciuto come “Il Dominio del Canada.” Anche se il termine “Dominion” è cambiato, il Canada tecnicamente non è ancora una nazione indipendente, ma una monarchia governata dalla regina britannica e dal Privy Council. Fino agli anni ’60, i Canadesi francofoni, che formano la stragrande maggioranza della popolazione del Québec, lavoravano principalmente come operai in impieghi di basso livello, mentre le alte sfere della società erano occupate dai discendenti dell’élite coloniale britannica. All’epoca, la domanda per i leader onesti del Québec era: “Come può una società così a lungo tenuta economicamente e culturalmente sottosviluppata essere portata in uno stato di autogoverno, capacità e dignità?”

Di fronte a questo enigma, i premier del Québec Paul Sauvé (1959), Jean Lesage (Partito Liberale 1960-65) e Daniel Johnson Sr. (Union Nationale 1966-68) avevano, tra il 1959 e il 1968, istituito politiche che avevano portato in Québec ad una grande rivoluzione economica incentrata sul progresso scientifico e tecnologico. Grazie ai loro sforzi, in Québec era sorta una cultura ingegneristica avanzata ed una forte spinta verso la fine del colonialismo sotto la guida del presidente francese Charles de Gaulle.

Questa era comunque solo una delle correnti che avevano caratterizzato il Québec nel periodo 1959-68. C’era anche una seconda corrente, molto più insidiosa, che aveva plasmato gli eventi di quel periodo. Senza una comprensione di entrambe le correnti, è impossibile rendersi conto del vero scopo della crisi dell’ottobre 1970 e dei suoi effetti.

La decostruzione e la ricostruzione della società: Il ruolo della Fabian Society

Lo slancio nazionalista di de Gaulle-Johnson-Lesage era stato un ispirato tentativo di superare l’influenza del movimento maltusiano britannico, che, durante la prima metà del XX secolo, si era insinuato in molti rami del governo. Questo movimento malthusiano, diretto dall’intelligence mondialista londinese, aveva tentato di imporre in Canada e altrove il programma descritto in dettaglio dal leader della Fabian Society, H.G. Wells, nel libro del 1940 “Il Nuovo Ordine Mondiale.” In parole povere, questo programma era essenzialmente una trasformazione dal modello di stato-nazione verso un nuovo modello di organizzazione sociale basato sul depopolamento, l’eugenetica ed un governo mondiale.

La Fabian Society era stata fondata nel 1884 da un gruppo di eugenisti e malthusiani britannici al fine di promuovere un nuovo ordine sociale progettato per plasmare la società in un nuovo ordine meccanizzato gestito dall’alto verso il basso da una élite manageriale di “scienziati sociali.”

La scelta del nome “Fabian” era derivata dal generale romano Quinto Fabio Massimo Verrucosus, famoso per la sua strategia di sconfiggere i nemici attraverso una pazienza sovrumana e un lento logoramento. La filosofia Fabiana è rappresentata in una famigerata opera d’arte su vetro colorato, con due fabbri, i leader Fabiani George B. Shaw e Sidney Webbche che martellano il mondo nella loro immagine secolare e con lo scudo del logo Fabiano in cui è rappresentato un lupo travestito da pecora.

A differenza dell’approccio convenzionale della “forza bruta,” tipica degli imperialisti britannici conservatori, che, per distruggere le loro vittime, spesso optavano per il metodo della terra bruciata, i Fabiani si vantavano di portare avanti un gioco più “pacifico,” ma sottile e mortale. Piuttosto che provocare grossi conflitti, con il rischio di pesanti perdite per l’oligarchia stessa, i Fabiani avevano capito che era meglio utilizzare l’arma del lento logoramento e dell’infiltrazione, usando le tecniche gesuitiche di permeazione.

Lo storico Stephen O’Neil ha scritto quanto segue sulla teoria della Permeazione della Fabian Society:

“Nonostante la loro immagine politica tradizionale, i Fabiani, sotto l’impulso di Sidney Webb, credevano di avere un’arma nuova ed unica nella politica della permeazione. Era attraverso l’utilizzo di questa tattica, secondo Webb, che i Fabiani, nello spirito dei Troiani e del loro leggendario cavallo, sarebbero entrati nei ranghi e nelle menti delle persone politicamente influenti fornendo loro programmi, idee, opinioni e ricerche riccamente documentate con statistiche che potevano essere convenientemente trasformate in politica pubblica.”

Per tutto il 20° secolo, la Fabian Society sarebbe penetrata nei rami del governo, nell’esercito, nel mondo accademico, nei media e nei consigli di amministrazione di aziende private in tutto il mondo. Dal basso, la plebe e i lavoratori sarebbero stati attratti dalle “parole d’ordine” promosse dai Fabiani, come l’uguaglianza, la giustizia sociale e la ridistribuzione della ricchezza che, alla fine, erano solo slogan, poiché queste potenti reti non avevano alcuna intenzione di fornire ciò che quelle parole significavano realmente.

Come negli ordini gesuitici e massonici, molti Fabiani non avevano assolutamente idea di ciò che i personaggi al vertice delle loro organizzazioni intendevano veramente per società su scala globale. Questo è il motivo per cui il Partito Laburista Britannico (ex Partito Fabiano della Gran Bretagna) ha così spesso attratto persone ben intenzionate, che non hanno mai avuto la minima idea della vera natura del gioco. La scuola ufficiale Fabiana, che sarebbe diventata un centro di controllo ideologico ed un terreno di reclutamento per i talenti della generazione successiva (parallelamente all’Università di Oxford della Rhodes/Milner Round Table) era la London School of Economics.

Nel 1934, George Bernard Shaw aveva chiaramente delineato la filosofia fabiana pro-eugenetica quando aveva detto:

“Nel momento in cui lo affrontiamo con franchezza, siamo spinti alla conclusione che la comunità ha il diritto di dare un prezzo al diritto di vivere in essa … Se le persone sono adatte a vivere, lasciatele vivere in condizioni umane decenti. Se non sono adatte a vivere, uccidetele in un modo umanamente decente. C’è forse da meravigliarsi se alcuni di noi sono spinti a prescrivere la camera della morte come soluzione per i casi difficili, che sono attualmente presi come scusa per trascinare tutti gli altri casi al loro livello, e che questa sarà l’unica soluzione che creerà un senso di piena responsabilità sociale nelle popolazioni moderne?”

H.G. Wells era stato altrettanto esplicito in molti dei suoi saggi, scrivendo nel 1904: “La via della natura è sempre stata quella di uccidere i meno adatti, e non c’è ancora altra via, a meno che non si possa impedire che nascano coloro che diventerebbero i meno adatti. È nella sterilizzazione dei fallimenti, e non nella selezione dei successi riproduttivi, che risiede la possibilità di un miglioramento del patrimonio umano.”

Nella sua opera Open Conspiracy (1928), H.G. Wells aveva preso di mira l’istituzione stessa dello stato nazionale sovrano, che doveva essere epurato a favore di una nuova struttura di governo globale:

“È il sistema dell’individualismo nazionalista che deve sparire… Stiamo vivendo la fine degli stati sovrani… Nella grande lotta per evocare un socialismo mondiale occidentalizzato, i governi contemporanei possono scomparire…. Innumerevoli persone… odieranno il nuovo ordine mondiale….e moriranno protestando contro di esso.”

Più tardi, nel 1932, Wells, sempre devoto eugenista, aveva affermato che tutti i progressisti e i riformatori sociali avrebbero dovuto diventare “fascisti liberali… nazisti illuminati.”

La Società Fabiana del Canada

Mentre nel 1932 Wells pronunciava queste parole, veniva fondata la Fabian Society of Canada sotto il titolo di “The League of Social Reconstruction,” (LSR) con lo scopo di risolvere i problemi della Grande Depressione tramite un ordinamento di stampo socialista gestito scientificamente.

C’è da notare che degli otto fondatori di questa organizzazione, sei erano Oxford Rhodes Scholars (F.R. Scott, Eugene Forsey, King Gordon, Escott Reid, David Lewis e Graham Spry, e due erano Fabiani (Frank Underhill e Leonard Marsh). Lo scopo della LSR e del suo partito politico, la Cooperative Commonwealth Federation (CCF), era quello di promuovere l’autoritarismo scientifico, secondo il modello esposto da H.G. Wells, come “soluzione” alla Grande Depressione. Non dovrebbe quindi sorprendere che il primo leader della CCF, J.S. Woodsworth, fosse uno dei principali sostenitori dell’eugenetica.

F.R. Scott era diventato uno dei principali reclutatori e il principale ‘gestore’ di Pierre Trudeau, ex primo ministro del Canada e padre di Justin, dopo il suo ritorno in Canada, nel 1950. Questo diversi anni dopo che Trudeau padre si era formato sotto la tutela prima del borsista di Rhodes, William Yandall Elliot, ad Harvard e poi del rappresentante della Fabian Society, Harold Laski, alla London School of Economics. La leadership della LSR e del CCF aveva lavorato a stretto contatto con l’Istituto Canadese per gli Affari Internazionali (alias: la Chatham House del Canada) che, più tardi, nel 1960, avrebbe modificato il proprio nome in National Democratic Party (NDP).

L’importanza di scristianizzare la società

Lo scopo delle figure sinarchiche che avevano gestito sia la Crisi d’Ottobre che la secolarizzazione del Québec era unicamente quello di portare la società sotto un sistema di perfetta prevedibilità e controllo agli ordini di un governo mondiale gestito scientificamente.

Per poter realizzare questa decostruzione dei valori preesistenti, H.G. Wells e gli altri pensatori fabiani ritenevano che la società avrebbe dovuto essere epurata dei suoi tradizionali valori giudaico-cristiani, dell’amore per il benessere generale e, soprattutto, del progresso scientifico e tecnologico. In questo senso, tutte le forme di individualismo a cui Wells fa riferimento sono, agli occhi dell’ingegnere sociale, semplicemente cause di incertezza e di cambiamento incontrollabile e devono quindi essere eliminate. Secondo Wells, solo una società materialista motivata da impulsi egoistici in un sistema di risorse fisse può essere controllata in modo predeterminato. Il Québec, durante questo periodo era diventato un campo di battaglia per l’anima stessa della civiltà occidentale.

Usando le ipocrisie e la corruzione dell’amministrazione Duplessis come leva morale per dirigere la rabbia sociale verso il governo del Québec, il programma di ingegneria sociale sotto il controllo di Georges-Henri Levesque, all’Université Laval, aveva iniziato a raccogliere favori tra il 1946 e il 1960, culminando in un cambio di regime provinciale nel 1960, in quella che era stata soprannominata la “Rivoluzione tranquilla.”

Mentre gli artefici nazionali tentavano di guidare questa trasformazione in una direzione costruttiva, negli anni’60 erano nati gruppi separatisti militanti, come il Front de Liberation de Québec (FLQ). Gli atti di terrore perpetrati dall’FLQ durante gli anni ’60, parallelamente alle bombe postali usate negli Stati Uniti in operazioni clandestine gestite dall’intelligence, come il Weather Underground, avrebbero poi giustificato l’attuazione del War Measures Act del 16 ottobre 1970, e quindi l’invocazione dell’Emergency Measures Act, sotto la guida dell’allora primo ministro Pierre Elliot Trudeau.

Quest’ultimo atto, un po’ meno drastico del War Measures Act, era stato votato dal Parlamento canadese il 1° dicembre 1970 ed era rimasto in vigore per cinque mesi. Prima di salire alla carica di primo ministro, Pierre Trudeau era stato reclutato nella Fabian Society negli anni 1947-49, sotto la tutela del leader fabiano Harold Laski alla London School of Economics, per poi entrare nell’ufficio del Privy Council di Ottawa, un centro di controllo del Canada fin dai tempi della Confederazione.
La storia del reclutamento di Trudeau nella Fabian Society e del ruolo del Privy Council Office è raccontata per intero nella mia serie in due parti Origins of the Deep State (Parte uno e Parte due).

Vi presento Pierre Vallières

Molte delle fonti a cui fa riferimento questo articolo provengono da un libro scritto da un giornalista di nome Pierre Vallières, L’exécution de Pierre Laporte, les dessous de operation Essai (Editions Quebec-Amériques, 1977). Al di là di ciò che scrive, lo stesso Pierre Vallières è un personaggio importante nella vera storia dietro l’agenda della Sinarchia, l’ispiratrice delle varie agenzie di intelligence che avevano effettivamente fabbricato la crisi di ottobre.

Vallières era stato uno dei principali protagonisti degli eventi dell’ottobre 1970. Proveniva dalla sinistra separatista ed era un membro di spicco del Front de Libération du Quebec (FLQ), il movimento ritenuto responsabile degli attentati dinamitardi e dei rapimenti del diplomatico britannico James Cross e del vice premier del Quebec, Pierre Laporte.

Il legame di Vallières con l’FLQ e il suo resoconto di prima mano degli eventi che circondano la Crisi d’Ottobre sono veramente utili solo se si tiene conto di ciò che egli tralascia. Omettendo intenzionalmente una serie di fatti importanti, Vallières distoglie il lettore dall’acquisire un senso di causalità, allo stesso modo in cui i rapporti sull’”inside job” dell’11 settembre possono sembrare impressionanti nella loro analisi tecnica dei meccanismi delle demolizioni controllate, ma omettono sempre il ruolo dei governi saudita e britannico (tramite la British Aerospace Systems), tra gli altri, nella sponsorizzazione dell’operazione.

È per questa ragione che, prima di esplorare le macchinazioni, accuratamente descritte nel libro di Vallière, e le falsità dietro la narrativa ufficiale che circonda l’FLQ e la Crisi d’Ottobre, è vitale prendere in considerazione le dinamiche superiori omesse da Vallières. Così, prima di procedere, dobbiamo esaminare la relazione tra Pierre Vallières ed una rivista denominata Cité Libre.

La connessione Cité Libre-Vallières-Trudeau

Cité Libre era una influente rivista fondata nientemeno che da Pierre Elliot Trudeau e Gérard Pelletier nel periodo in cui erano impiegati presso l’Ufficio del Consiglio Privato di Ottawa, nel 1951. Cité Libre serviva come importante strumento organizzativo per attrarre le giovani élite di sinistra del Québec intorno ad un’ideologia esistenzialista “personalista” e per minare il regime cattolico di Maurice Duplessis e il partito Union National, influenzato dal Vaticano, che aveva governato il Québec dal 1945 al 1960. In effetti, nel 1965, Vallières era stato incaricato di dirigere Cité Libre direttamente da Trudeau, prendendone il posto come redattore capo. Questo, tramite anche la riorganizzazione del Partito Liberale, aveva consentito a Trudeau di entrare in parlamento come rappresentante federale. Il Partito Liberale Federale, a quel tempo già epurato da tutte le influenze di C.D. Howe, era stato selezionato dagli esponenti di spicco del Fabianesimo e dagli accademici di Rhodes come ospite prescelto da “permeare” per lo sviluppo della loro agenda. È degno di nota che Trudeau, Lalonde, Pitfield, Gagnon e Pelletier erano stati membri devoti del CCF/NDP prima di entrare nel Partito Liberale, tra il 1963-1965.

Il Partito Liberale era stato scelto per il semplice fatto che il Nuovo Partito Democratico della Fabian Society of Canada, precedentemente noto come Cooperative Commonwealth Federation, si era dimostrato incapace di ottenere il potere politico necessario per realizzare i suoi progetti.

Trascorsi cinque anni da questo cambio della guardia nella redazione di Cité Libre, Vallières aveva avuto il merito di condurre il Québec in uno stato di crisi, mentre il suo ex collega Pierre Trudeau (ora primo ministro) con l’imposizione della legge marziale aveva capitalizzato il caos creato dall’organizzazione di Vallière, causando alla popolazione del Québec il più grande trauma psicologico della storia. L’invocazione e il successivo uso di questo atto era anche servito a spezzare la volontà di molte forze golliste che, nel 1970, ancora resistevano alle riforme tecnocratiche e fabiane.

Diversi altri collaboratori di Cité Libre erano saliti alla ribalta nella politica federale e del Québec, prima e dopo la crisi di ottobre. Tra questi, René Levésques, fondatore del Parti Quebecois, così come Gérard Pelletier, Jean-Louis Gagnon, Marc Lalonde, Jean Marchand e Jean-Pierre Goyer.

Jean-Pierre Goyer era un assiduo collaboratore di Cité Libre, e, nel 1965, era diventato deputato insieme a Trudeau, Marchand e Pelletier. Era stato poi nominato da Trudeau solicitor general [viceprocuratore generale] e, durante la crisi ottobre, aveva supervisionato l’intera RCMP [la polizia a cavallo canadese]. Dopo che la condotta della RCMP si era rivelata troppo scandalosa per essere di qualche utilità, essendo stata sorpresa, per tutti gli anni ’70, a creare cellule FLQ, rubare dinamite, portare a termine estorsioni e furti, nel 1984 Goyer aveva avuto un ruolo strumentale nella creazione del CSIS, il servizio di intelligence del Canada, insieme al braccio destro di Trudeau e impiegato del Privy Council, Michael Pitfield. Nei primi anni ’60 anche Pitfield era stato attivo nel gruppo di Cité Libre, avendo tradotto, nell’aprile 1964, l’influente “Manifesto pour une politique fonctionelle” del gruppo.

Jean-Louis Gagnon non solo aveva ricoperto il ruolo di Managing editor de La Presse (accanto a Gérald Pelletier), ma era stato anche vice ministro di gabinetto e poi capo dell’Information Canada sotto Trudeau durante la crisi di ottobre. Nel frattempo, Gérard Pelletier era stato nominato Segretario di Stato di Pierre Trudeau. Marc Lalonde, formatosi ad Oxford, era diventato segretario principale di Trudeau (e più tardi suo ministro della Giustizia) e Jean Marchand (soprannominato dalla stampa del Quebec una delle “Tre Colombe,” insieme a Pelletier e Trudeau) era diventato anch’egli ministro di gabinetto nello stesso periodo.

Questo è lo stesso gruppo che più tardi avrebbe portato la riforma cibernetica nel governo canadese, insieme al ramo malthusiano canadese del Club di Roma, la cui sponsorizzazione da parte del Privy Council, sotto Trudeau, Pitfield e Lalonde aveva consentito all’organizzazione la realizzazione dello studio intitolato Limits to Growth [I limiti della crescita], pubblicato nel 1972. Questo lavoro fraudolento è diventato il vangelo del revival neo-malthusiano ed è stato usato per giustificare il paradigma post industriale del depopolamento e del globalismo. Questo può essere visto nei legami di Limits to Growth con la fondazione del World Economic Forum nei primi anni ’70.

La crisi d’ottobre del 1970: Una trama preparata con cura

L’elenco di strutture e istituzioni che segue mostra che alcuni circoli ufficiali avevano anticipato la crisi dell’ottobre 1970. Questo, tra gli altri fatti che saranno esplorati a breve in questo articolo, implica che la crisi era stata appositamente architettata per portare al War Measures Act e permettere l’invocazione dell’Emergency Measures Act. Questi due atti legislativi sarebbero poi stati utilizzati per consolidare il potere nelle mani di quella “nuova élite tecnocratica” che aveva preso il controllo della Rivoluzione Tranquilla dopo la misteriosa morte del premier del Quebec Daniel Johnson, avvenuta il 26 settembre 1968, e dopo l’estromissione di Jean Lesage e di Charles de Gaulle dal potere politico, nel 1969.

Lo scopo della seguente linea temporale, che si basa quasi esclusivamente sui resoconti di Pierre Vallières tratti dal suo libro del 1977, L’exécution de Pierre Laporte, les dessous de operation Essai (Editions Quebec-Amériques, 1977), non è quello di stabilire la causa della Crisi di Ottobre, ma dimostrare che la narrativa ufficiale comunemente usata per spiegare questo periodo non può essere vera. Non solo, ma come dimostrano i fatti, questi terribili eventi sembrano essere stati organizzati da istituzioni più potenti, sia all’interno che al di sopra del governo canadese.

FONTE: https://comedonchisciotte.org/tale-padre-tale-figlio-come-i-trudeau-fabbricano-crisi-per-giustificare-le-misure-di-emergenza/

 

 

 

POLITICA

REGNO UNITO: FORZE DELLA NATO NON DEVONO GIOCARE UN RUOLO ATTIVO IN UCRAINA

Londra – Le truppe britanniche e della NATO non devono giocare un ruolo attivo nel conflitto in Ucraina dopo l’invasione della Russia, ha dichiarato venerdì il ministro delle forze armate James Heappey venerdì, dicendo che i rischi di un errore di calcolo in un tale scenario potrebbero diventare esistenziali.

“Noi tutti in questa sede dobbiamo specificare chiaramente che le truppe britanniche e della NATO non dovrebbero (e) non devono giocare un ruolo attivo in Ucraina”, ha detto Heappey al Parlamento.

Deve essere chiaro a tutti quale sarebbe il rischio di un errore di calcolo, e quanto esistenziale potrebbe diventare molto rapidamente se qualcuno sbaglia i calcoli e le cose si intensificano inutilmente”.

 

Link: https://www.usnews.com/news/world/articles/2022-02-25/uk-says-nato-forces-must-not-play-active-role-in-ukraine

FONTE: https://comedonchisciotte.org/regno-unito-forze-della-nato-non-devono-giocare-un-ruolo-attivo-in-ucraina/

 

 

 

 

BUSH RADEVA AL SUOLO PER LA PACE, PUTIN INVECE È UNO STERMINATORE

Forwarded from Cesare Sacchetti (Caesar Sacchetti)
FONTE: https://t.me/marcellopamio
C’è troppa gente che parla di guerra e di armi come se stessimo giocando a Risiko.
Guido Crosetto
@GuidoCrosetto
Le armi diventano necessarie, purtroppo, quando la ragione sparisce.
Ma non esiste istante nel quale si possa smettere di ricercarla.
Non si uscirà da questa situazione con le armi ma con la testa.
FONTE: https://twitter.com/GuidoCrosetto/status/1498180365969674240?t=5nYFLnpoAa2gTCnOpLWvYw&s=08

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

Paura e dominio: la malattia perfetta, che non finisce mai

La malattia perfetta. Quella che non si sa come sia nata, come si affronti, come si curi. La malattia che si associa a mille altre malattie. Che può esser causa di tutti i possibili sintomi. Che non finisce mai, che produce conseguenze a ripetizione, che lascia uno strascico infinito. La malattia molto contagiosa, assolutamente insidiosa, che puoi avere anche senza saperlo. Che solo il sistema ha modo di diagnosticare. Che solo con un approccio preventivo, ufficiale, indefinitamente reiterato e standardizzato, nei confronti del quale è pretesa un’adesione acritica e una fede cieca, può essere affrontata. Che solo un cocktail di norme rigide, confuse, mutevoli e contraddittorie può regolamentare. Una malattia burocratica, la cui gestione è sottratta ai medici e affidata agli archivi elettronici. Che non riceve assistenza dagli ambulatori ma dai call center. Che va trattata con questionari e con quesiti a cui rispondere a distanza, e non con auscultazioni e visite specialistiche.

Una malattia che paralizza e disattiva il sistema sanitario pubblico a vantaggio delle grandi catene di cliniche private. Una malattia che crea isolamento e divisione, diffidenza e disprezzo. Una malattia che serve a imporre restrizioni e sottomissioni. Che produce discriminazione e Pietro Rattosottrazione sistematica di ogni diritto e di ogni libertà personale. Che impone il potere di polizia, la criminalizzazione del dissenso, la delazione e il tradimento. Che richiede lo stato di emergenza, l’uomo forte al comando, la sospensione delle norme costituzionali. Che comporta l’allontanamento sociale dei dissidenti, il disprezzo pubblico verso i dubbiosi, la perdita del lavoro per chi non si allinea. La malattia che distrugge le piccole realtà imprenditoriali consegnando il loro giro d’affari, frutto del lavoro di decenni o addirittura di secoli, a gigantesche multinazionali nate ieri e già in cima all’economia mondiale. Che produce quantità industriali di disoccupati assicurando risparmi stellari al sistema pensionistico statale e accelerando vertiginosamente quel processo di automazione produttiva che porterà, quanto prima, alla piena sostituzione della macchina all’uomo.

Macchine che obbediscono senza chiedere. Che non necessitano di illuminazione, riscaldamento, assicurazioni sugli infortuni, tutele sindacali, contratti, stipendi. Macchine che eseguono senza dissentire. Senza scioperare mai. Una malattia che sbatte fuori dalle scuole gli insegnanti più critici, che forma i giovani alla sudditanza e alla paura. Quella paura sulla base della quale ogni popolo può esser dominato e asservito al potere. Quella paura della morte che soltanto una malattia perfetta come questa può risvegliare e mantener costante in ogni singolo attimo della giornata. La malattia perfetta. Quella che non inizia e non finisce. La malattia che scava una profonda e fredda tomba, una volta per tutte, nell’esistenza vuota di chi ha ucciso per sempre, dietro ai suoi occhi ciechi, ogni attitudine al Pensiero.

(Pietro Ratto, “La malattia perfetta”, dalla pagina Facebook di Ratto, “Bosco Ceduo”, 21 febbraio 2022).

FONTE: https://www.libreidee.org/2022/02/paura-e-dominio-la-malattia-perfetta-che-non-finisce-mai/

 

 

L’Impero delle Termiti

Il più grande termitaio del mondo, grande come tutto il Regno Unito

La Natura non smette mai di stupirci, parleremo di una straordinaria scoperte avvenuta recentemente in Brasile che riguarda un piccolo insetto: la Termite.

Le Termiti sono insetti Isotteri, cioè con le ali uguali.

Formano una società molto complessa con individui ampiamente specializzati in vari ruoli e con caratteristiche molto diverse.

Possiedono delle mandibole robustissime che frantumano la massa legnosa di cui si nutrono. Si calcola che le termiti riciclino il 60% di tutti i detriti vegetali presenti sulla Terra, permettendo un rinnovamento dei terreni e riducono l’accumulo di detriti che soffocherebbero il sottobosco.

L’Impero delle Termiti.

Così è stato definito da Stephen Martin il più grande termitaio del mondo Si tratta di una struttura che si estende su ben 230.000 km quadrati, all’incirca la superficie della Gran Bretagna, costruita da una specie di termite: la Syntermes dirus.

La struttura si trova nella foresta brasiliana ed è visibile dal satellite.

Stephen Martin è professore di entomologia sociale alla School of environment and life sciences, dell’università di Salford – Manchester e ha realizzato la scoperta coadiuvato dal suo team: il brasliano Roy Funch (Universida de Estadual de Feira de Santana) e gli statunitensi Paul Hanson (università del Nebraska-Lincoln) ed Eun-Hye Yoo (University at Buffalo, The State University of New York).

Come spiega Martin sulla superficie della foresta brasiliana si osservano dei cumuli di terriccio che possono superare i 4 metri d’altezza, larghi circa 9 hanno un volume di 50 metri cubi ciascuno.

Il numero di questi tumuli di terra mista a saliva supera i 200 milioni.

Lo scienziato brasiliano Roy Funch, ha dichiarato che «Questo è apparentemente il lavoro di bioingegneria più esteso al mondo fatto da  una singola specie di insetti». Il team ha raccolto campioni di terreno in 11 località e ha stimato che alcuni tunnel e tumuli risalgano fino a  3.820 anni fa.

La quantità totale di terreno scavato è di oltre 10 km cubi, equivalenti a 4.000 grandi piramidi di Giza. Il fatto straordinario è che ancora oggi si possa trovare una struttura biologica di questa immensa grandezza e così antica con gli occupanti ancora presenti, tutti collegati in una enorme colonia ancora attiva.

Il team di scienziati ha sezionato alcune decine di tumuli, raccogliendo campioni di terra dal centro di 11 termitai per analizzarli e datarli utilizzando una tecnica che prende il nome di Osl (optically stimulated luminescence).

I granelli di terra possono permettere una agevole datazione poiché, possono contenere tracce di isotopi radioattivi, come potassio, uranio o rubidio, che permettono agli scienziati di stimare una data piuttosto precisa, relativa all’epoca della struttura.

Dai risultati ottenuti, il team ha potuto calcolare che i termitai siano stati eretti tra 690 e i 3800 anni fa, un’età incredibilmente elevata per una struttura vivente. Il che dimostra quanto possa essere avanzato il tipo di ingegneria che l’ha elaborata.

Dopo aver sezionato alcuni dei termitai, il team ha osservato che in ciascuno di questi è presente un singolotunnel centrale. Tale condotto scende verticalmente fino al sottosuolo, dove intercetta una rete di tunnel sotterranei, che possono avere un diametro superiore ai 10 cm. Durante la notte alcuni gruppi di 20-50 termiti si portano in superficie per raccogliere foglie morte, da utilizzare come cibo. Queste termiti creano dei tunnel temporanei che hanno la sola funzione di permettere delle rapide sortite, quindi vengono richiusi dopo il rientro degli insetti.

I termitai giganti del Brasile sono stati scoperti grazie alla deforestazione, un “effetto collaterale” della distruzione di un ambiente costituito prevalentemente da vegetazione secca, molto fitta, detto “caatinga”. Le termiti si cibano di foglie e vegetali per lo più secchi che trasportano nel sottosuolo.

La biologia delle Termiti è veramente eccezionale, nel loro intestino convivono alcuni simbionti, Protozoi Ipermastigini, che digeriscono il legno e le foglie marce.  Addirittura coltivano i funghi che si sviluppano sopra le masse spugnose di materiale ligneo ingerito e impastato.

Nel caso dei Protozoi avviene una vera trasformazione di materiali lignei, che le termiti da sole non potrebbero digerire. Il risultato della digestione dei Protozoi sono i monomeri semplici e altri nutrienti che possono essere riutilizzati dagli insetti. I Protozoi sono, a loro volta, in simbiosi con vari batteri che forniscono azoto sia ai Protozoi che alle termiti.

Non possiamo che rimanere sbalorditi di fronte ad un fenomeno naturale di tali proporzioni, considerando che questo immenso sistema vivente non inquina e non crea problemi di alcun genere ma, al contrario, contribuisce al riciclo biologico di una quantità immensa di vegetali marci che renderebbero improduttivo il terreno.

Analizzeremo in seguito altri esempi di habitat naturali, indagando sulle abitudini di molte specie viventi, dall’apparenza quasi insignificante.

Di Photo by Scott Bauer. – This image was released by the Agricultural Research Service, the research agency of the United States Department of Agriculture, with the ID k8204-7 (next)., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=398939

FONTE: https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=43884

 

 

 

STORIA

La sera del 28 febbraio 1986, il Primo Ministro svedese Olof Palme veniva ucciso nel centro di Stoccolma. Palme era l’uomo che si stava adoperando per sostenere, in piena Guerra Fredda, un terza via tra le due Superpotenze, oltre che tra socialismo e capitalismo.

Un’intera nazione subì un trauma paragonabile a quello provocato da eventi come l’omicidio Kennedy o l’11 settembre.

Non altrettanto scalpore suscitò invece da noi, tant’è che, non solo la vicenda, ma già il nome di Palme, sono quasi completamente sconosciuti in Italia.

Con questa ricerca, l’autore (Lorenzo Piazza) intende restituire dignità e notorietà ad una storia, “ufficialmente” chiusa nel giugno 2020 con una soluzione di comodo, mostrandone la complessità e le trame nascoste.

Un viaggio alla scoperta dell’indagine più grande e costosa del mondo, che mostra meccanismi di manipolazione che sono, purtroppo, validi ancora oggi.

Su questo argomento Lorenzo Piazza ha fatto una ricerca che è diventata praticamente un libro. Questa è l’introduzione:

“Quando Gorbachev divenne presidente dell’Unione Sovietica nel 1985 e volle perseguire un’altra politica […] estremamente reazionaria, una sorta di strangolamento verde dell’industria in combutta con le persone al potere negli Stati Uniti, gli allora ancora potenti vertici militari in URSS cercarono di costringere il gruppo di Gorbachev ad accettare la loro linea minacciosa e forse addirittura aggressiva verso l’Europa occidentale, avendo il loro servizio segreto GRU (il servizio informazioni delle Forze armate russe) assassinato il primo ministro svedese Palme il 28 febbraio 1986.

Queste parole scriveva nel 2007 Rolf Mårtens, ex giocatore professionista di scacchi e blogger svedese di Malmö; convinto maoista e dedito alla politica, molto attivo in rete dal 1995 al 2008, anno della morte, offrì contributi ed interventi in numerosi newsgroup e mailing list. Mårtens nel suo scritto faceva riferimento ad un omologo francese, Alain, che curava un blog dedicato alle fonti energetiche.

La tesi del transalpino era che le azioni dissennate degli operatori non potevano essere semplicemente frutto di negligenza e incapacità, bensì alcuni di loro dovevano far parte di un complotto, ordito dagli stessi poteri reazionari che stavano mantenendo alto il prezzo del petrolio. Rolf Mårtens, alla luce delle considerazioni di Alain, ad essere obiettivi non particolarmente ricche di dettagli tecnici e prove a sostegno, ritiene “probabile che [il sabotaggio di Chernobyl] sia stato inteso come un tentativo di contrattacco da parte del gruppo di Gorbachev e/o dei suoi amici americani, contro quei militari sovietici che, tra le altre cose, avevano recentemente assassinato Palme”.

Una concausa del perpetrare il cosiddetto test di sicurezza, alla base del disastro secondo la teoria ufficiale6, sarebbe “molto probabilmente una certa rivalità tra alcune cricche reazionarie all’interno e all’esterno dell’allora Unione Sovietica”. Così è nato il mio interesse per la morte di Olof Palme, ossia per comprendere se sia valida la teoria secondo la quale il disastro di Chernobyl sarebbe collegato all’omicidio del Primo Ministro svedese.

Entrambi gli avvenimenti, altrettanto controversi e opachi, si sono verificati a circa due mesi di distanza uno dall’altro, ma il disastro nucleare ha certamente rubato i titoli dei giornali all’ affaire svedese, diventando un evento di portata mondiale che ha segnato tutti i contemporanei.

Non altrettanto famosa, almeno fuori dalla Svezia, è stata la tragedia che ha colpito Olof Palme. Personalmente non sapevo chi fosse, ammetto l’ignoranza, ma colpevole fu soprattutto la mancanza d’informazioni da parte dei media e della scuola. Ho dovuto attendere fino a pochi anni fa, quando ho sentito parlare per la prima volta di Palme da Gioele Magaldi, Gran Maestro del Grande Oriente Democratico e Presidente del Movimento Roosevelt che pubblicizzava il convegno che si sarebbe tenuto a Milano il 03/05/2019 dal titolo Nel segno di Olof Palme, Carlo Rosselli, Thomas Sankara e contro la crisi globale della democrazia.

L’ignoranza non è necessariamente negativa, essendo paragonabile ad uno scrigno completamente vuoto, che non aspetta altro che d’essere riempito. Per capire occorreva studiare, recuperare il gap di conoscenza, venendo a scoprire che il tema è molto, molto vasto. Semplicemente impossibile da condensare. Sarebbero troppe le persone coinvolte da nominare e da approfondire, ma nelle note chi volesse sviscerare in profondità i vari filoni d’indagine troverà molti spunti.

Ma questo è tipico in circostanze complesse con più chiavi di lettura e un diffuso impiego della disinformazione. Ciò che almeno si può fare è presentare alcune sfaccettature che restituiscano la sensazionale portata dell’evento, senza alcuna presunzione di aver trattato in toto l’argomento. E’ infatti la vicenda più complicata che abbia incontrato e, nella trattazione, sono stato costantemente combattuto tra il sintetizzare e l’approfondire. Alla fine ho inserito solo le piste che mi sembravano più interessanti, lasciando al lettore il compito di studiare le numerose suggestioni possibili.

A cosa serve rileggere la vicenda di Olof Palme? L’utilità del lavoro risiede nel realizzare quanto sia complessa la realtà, di quanti fili si intreccino e di come sia arduo scovare la verità, specie in un’epoca di congestione delle informazioni. Studiare il caso Palme è uno stimolo ad esplorare la storia, le macchinazioni del potere, le trame della propaganda e della disinformazione. Provando un senso di malinconia e di frustrazione per non poter arrivare mai ad una conclusione univoca. Nelle pagine seguenti cercheremo di capire chi era Olof Palme, quale fosse la narrativa legata alla sua morte, se davvero è plausibile che sia stato ucciso dal GRU, o comunque individuare i molti attori sul palcoscenico. Per fare ciò e offrendo la maggior fruizione possibile, come già nei miei precedenti lavori, ho tradotto in italiano tutte le fonti. Buona lettura!”

Lorenzo Piazza

Scarica il libro completo in pdf

(Di Lorenzo Piazza vedi anche la ricerca “Chernobyl, 33 anni di bugie”)

FONTE: https://www.luogocomune.net/22-storia-e-cultura/5954-chi-ha-ucciso-la-palma-svedese

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