RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 11 OTTOBRE 2021

https://www.maurizioblondet.it/la-cina-si-prepara-a-una-nuova-grande-pandemia/

RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI

11 OTTOBRE 2021

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

È più facile dire cose nuove che metter d’accordo quelle che sono state già dette.

VAUVENARGUES, Riflessioni e massime, Sansoni, 1949, pag. 81

 

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SOMMARIO

ANCHE IL LASCIAPASSARE È UN FILM GIÀ VISTO
Per il Financial Times è tempo di sostituire demograficamente l’Europa
Ecco perchè il green pass non garantisce la sicurezza.
Cara Greta, studia: inquinamento e clima sono cose diverse
Il futuro che ci aspetta. A meno che…
Il governo mondiale che ci aspetta (se non ci ribelliamo subito)
Bifarini: lockdown climatici, ora siamo davvero in pericolo
Giornata Mondiale della salute mentale 2021
Comunicato Gruppo di Roma – Eventi del 9 Ottobre
L’assalto alla sede della CGIL, è un cavallo di troia?
LA NUOVA E AMPIA NUCLEARIZZAZIONE DELLA CINA
Per RIA Novosti, si rischia davvero guerra tra Cina e Taiwan
LA MINACCIA DI XI: “REALIZZEREMO LA RIUNIFICAZIONE CON TAIWAN”
SOREN KIERKEGAARD E MAX STIRNER: L’INDIVIDUO TRA DIO E IL NULLA
Prof. Sinagra, “ai forti e ai liberi: in nome di Dio, chi sa parli”
Il nostro indice Ftse All Share sta disegnando un potente doppio minimo
Mps, Palazzo Salimbeni in vendita. In arrivo accordi per altre 4 cause
Caso Morisi, la pm: “Archiviazione? Prematuro parlarne”. La cocaina la chiave
I pm di “Repubblica” dettano le accuse su Morisi: cosa è successo
Usi e abusi grammaticali che si stanno diffondendo anche in contesti formali
La Cina si prepara a una nuova grande pandemia
Lo strano boom di “malori improvvisi” nei giovani. E tutti dopo il vaccino
Savitri Devi, la musa del neonazismo

 

 

EDITORIALE

ANCHE IL LASCIAPASSARE È UN FILM GIÀ VISTO

Anche il lasciapassare è un film già vistoStrana la dinamica di questi scontri al centro di Roma accaduti il 9 ottobre 2021. La polizia non si muove. Il corteo scorre molto rumorosamente. La coreografia è sempre la stessa con cartelloni, slogan, urla, ma tutto scorre pacificamente. Improvvisamente, partono i tafferugli e gli agenti poco dopo agiscono. Gli squadroni blu sono attentissimi a non creare morti. Sarebbe una detonazione che porterebbe a scontri con centinaia di morti e feriti. L’ordine esecutivo è: tutti calmi. All’improvviso partono gli scontri e ci sono centinaia di giornalisti sul posto prontissimi a filmare e a scattare foto, ma ci sono anche i manifestanti che hanno fotografato e filmato! Cercheranno di limitare la diffusione di riprese e di immagini dei manifestanti. Il potere della diffusione è il loro. Il resto, ancorché fotografato e ripreso, sarà condannato all’irrilevanza. Il solito gioco, insomma. Tutto è accaduto in fretta e in modo troppo lineare. Pronto il pacchetto delle dichiarazioni del Colle e della Camera, di altri pretoriani. Pronti tutti a parlare, ad opinare. Pronte tutte le maggiori stazioni televisive già sintonizzate sul tema. Sembra la sequenza del film americano Quinto potere (Network), una pellicola profetica diretta nel lontano 1976 da Sidney Lumet.

Le domande di un dubbioso sono:

Chi ha coordinato l’azione di contenimento e di dispersione della folla? Chi sono i tecnici della sovversione appartenenti a misteriosi Uffici politici 2.0 che si sono infiltrati tra la gente? Chi ha pilotato il “provvidenziale” assalto alla sede nazionale della Cgil? Un sindacato da troppo tempo inerte assieme alle altre sigle confederali i cui iscritti sono stati abbandonati al tritacarne tecno-securitario farmaceutico. È evidente che si tratta di una vera e propria riabilitazione ed una rinnovata passerella a queste strutture moribonde, direi! Chi ha ordinato di diramare imbarazzanti cenni di solidarietà dell’effervescente avatar del Colle, del presidente della Camera, e di altri boiardi di Stato? Chi ha chiamato, con sospetta velocità, i soliti giornalisti governativi già seduti nelle 21 trasmissioni politiche? Ma costoro non dovrebbero fare giornalismo invece di fare passerella? Sapremo molto presto la verità, come è accaduto con Charlie Hebdo. E nessuno, ripeto, nessuno, mi venga a dire che queste sono fisime complottiste. Niente si muove se non dietro la copertura di un chiaro ordine netto ed irrevocabile dall’alto. La comoda e fuorviante favola delle “azioni spontanee” lasciamole agli utili idioti! Riflettiamo. Le dinamiche sono molto simili a tante del passato. Basta aver letto, capito, ricordato ed infine collegato con oggi. Non ci vuole molto. Basta pensarci un pochino. Ne riparleremo!

(*) Nella foto in alto sono ritratti in manifestanti No Green pass.

(**) Nella foto è ritratto l’attore Peter Finch in una scena di Quinto potere (Network) di Sidney Lumet.

FONTE: https://www.opinione.it/societa/2021/10/11/manlio-lo-presti_roma-polizia-manifestanti-no-green-pass-quinto-potere-sidney-lumet-uffici-politici-20-charlie-hebdo/

 

 

 

IN EVIDENZA

Per il Financial Times è tempo di sostituire demograficamente l’Europa

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Il Financial Times ha pubblicato un articolo in cui afferma che le persone che vivono nei paesi europei dovrebbero “prepararsi al rifornimento demografico da parte di arabi e asiatici”.

Parag Khanna, l’autore dell’articolo, ha anche scritto un libro intitolato “Move: How Mass Migration Will Reshade the World – and What It Means For You”.

Non sorprende che abbia anche stretti legami con il World Economic Forum e il Council on Foreign Relations ed è stato un “Global Governance Fellow” presso la Brookings Institution.

Khanna afferma ridicolmente che vaste aree del pianeta diventeranno “inabitabili” a causa dei cambiamenti climatici, causando “milioni, se non miliardi di persone… di trasferirsi su terreni alle latitudini più adatte alla sopravvivenza”. Per ora nulla di tutto questo è successo, anzi, sta accadendo l’opposto.

Quindi afferma che la “carenza di manodopera” in Nord America e in Europa richiederà a queste regioni di “aprire di conseguenza i rubinetti dell’immigrazione”.

“Il Nord America e l’Eurasia devono assorbire più persone”, chiede Khanna, apparentemente insoddisfatta dell’enorme numero di migranti che stanno già accogliendo.

“Gli odierni paesi di Visegrad, tesi dal punto di vista fiscale e in via di spopolamento, potrebbero fondersi in una federazione più ampia per amministrare meglio le loro foreste vitali, l’agricoltura e i fiumi al fine di prepararsi al rifornimento demografico da parte di arabi e asiatici”, scrive. Sarebbe bello chiedere che ne pensino Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia! Poi uno si lamenta della posizione politica dei governi di quegli stati. hanno forse torto? Tra l’altro l’articolo definisce questi paesi come “Al limite dell’equilibrio finanziario”, mettendo in luce un ulteriore collegamento con le politiche di austerità che tanto piacciono alla Commissione, al FMI e agli altri organi soprannazionali.

L’idea che americani ed europei vengano “riforniti” o “sostituiti” da popolazioni migranti è un’area di discussione che viene trattata in modo molto diverso a seconda di quale parte venga a  parlare.

Per coloro che sostengono la migrazione di massa, l’idea che gli europei bianchi vengano sostituiti demograficamente è inevitabile e/o qualcosa da celebrare e incoraggiare. Nello stesso tempo chiunque suggerisca che traslocare di milioni di persone in luoghi con culture diverse possa incidere negativamente sul paese ricevente e, in fondo costituisca un impoverimento del paese di emigrazione, viene visto  modo negativo è bollato come “razzista” .

Con questi articoli la teoria della “Grande sostituzione” prende una sua tangibile realtà. Non solo, viene a unirsi con l’altra grande, e devastante, teoria del cambiamento climatico, che, allo stato attuale, non ha portato allo spostamento di neppure una persona. Anzi proprio recentemente sono stati contati 1,8 miliardi di alberi in più nell’Africa subsahariana occidentale, fatto che contraddice proprio chi ha scritto l’articolo del Financial Times.

L’emigrazione di massa, non casualmente rivolta proprio a quei paesi europei che maggiormente vogliono difendere la propria libertà e identità, non è altro che l’ennesimo progetto di riallocazione di massa che ha avuto uno dei suoi maggiori sostenitori in Stalin. Progetti che non tengono conto delle persone, delle loro identità e dei loro desideri. Comunque ora il disegno è chiaro: collegare cambiamento climatico e sostituzione demografica. Ora lo potete toccare con mano.

FONTE: https://scenarieconomici.it/per-il-financia-times-e-tempo-di-sostituire-demograficamente-leuropa/

Ecco perchè il green pass non garantisce la sicurezza.

L’intervento al Senato del prof. Bizzarri

8 Ottobre 2021

Il video che mostra l’intervento in aula del professore Mariano Bizzarri, associato di Patologia clinica e generale presso la Sapienza, università di Roma, invitato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, sta spopolando in rete. L’esperto Bizzari smonta pezzo dopo pezzo l’impianto di controllo basato sul Green Pass che è stato messo in piedi da questo governo scellerato. Nello specifico si sofferma sulla fondatezza scientifica del green pass.

“Il green pass è uno strumento che garantisce a chi lo possiede di non essere un pericolo, cioè di non essere una persona infettante negli ambienti pubblici?” Il professore sviluppa l’argomentazione partendo da questa domanda e sviluppando il suo discorso su delle considerazioni -importantissime- che però non vengono prese in considerazione all’interno della narrazione della carta verde che hanno intessuto. Queste considerazioni, assunti con i quali cerca di rispondere alla domanda fulcro della sua presentazione, sono numerose le controversie che vengono enunciate, tra queste: la sopravvalutazione dei dati epidemiologici per quanto concerne l’incidenza, la sopravvalutazione dei dati epidemiologici per quanto concerne la letalità (quindi il conteggio dei morti), l’inadeguatezza della copertura vaccinale per via della durata.

Proecediamo con ordine. Perchè il professore parla di “sopravvalutazione dei dati epidemiologici” per quanto concerne l’incidenza? Perché sopravvalutazione? Perché è risaputo che il test produce un numero considerevole di falsi positivi che il NY Times ha stimato essere attorno al 90%. “Sopra un certo livello diamo per positive persone che in realtà non veicolano nessun virus. Quindi, in questo modo, viene equiparato in maniera errata il concetto di positivo (al test) a quello di infettante.
Inoltre è necessario considerare che i tamponi RT-PCR non distinguono tra i virus influenzali, gli altri coronavirus, e il Sars-cov-2. Infatti il CDC, centro statunitense di controllo malattie e prevenzione, ha stabilito che entro novembre di questo anno questi test vengano ritirati. Ovviamente se lo strumento a cui ci si affida produce dei falsi positivi, la narrazione dell’epidemia conseguente risulta falsata e quindi si avrà una sopravvalutazione dell’incidenza;

Per quanto riguarda invece la sopravvalutazione dei dati epidemiologici per quanto concerne la letalità, il professore domanda: “Come si contano i morti?” E poi sottolinea che è fondamentale considerare che, nella maggior parte dei casi, la malattia nelle sue forme gravi riguarda persone di età maggiore di 80 anni e quindi persone con due o più comorbidità che di per sé determinano l’exitus. Tant’è che nel corso delle ultime 4 epidemie, le semplici influenze non sono state meno letali di quella attuale. Stando ad un articolo pubblicato dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità), hanno infatti prodotto 68mila morti. Ma sembra che, all’interno della narrazione attuale, non si prendano in considerazione questi dati.

Tra le altre controversie che vengono menzionate dal professore e che dimostrano l’inadeguatezza del Green Pass come misura vi è quella che fa riferimento all’inadeguatezza della copertura vaccinale per via della sua durata. “Sappiamo che il vaccino è utile per ridurre le terapie intensive, ma la durata della copertura vaccinale per la variante delta a 4 mesi crolla al 53%. Quindi bisogna essere chiari: al quarto, quinto mese, essere in possesso di un green pass perchè si è vaccinati, garantisce al 50% di essere protetti. Questo risulta ancora più chiaro quando guardiamo la contagiosità”. Citando un report recente che viene fornito dal CDC, il professore mostra infine come le persone vaccinate, come quelle non vaccinate, possono essere altrettanto infettive a prescindere dalla vaccinazione, quindi non ci sono differenze nella possibilità di trasmettere. “Pertanto con quale criterio – si domanda e domanda il professore – si individua con il green pass una persona che sarebbe sana e non infettante mentre si preclude una serie di attività a chi non è portatore del green pass sulla base dello status vaccinale”?
Inoltre i dati veri (e non la propaganda), dice che la curva epidemica non è correlata con lo stato di vaccinazione della popolazione. Quindi non c’è un collegamento tra il numero di vaccinati e le persone infette. Se così fosse ci si aspetterebbe che all’aumentare del numero delle persone vaccinate diminuirebbe la curva epidemiologica. Il grafico mostra chiaramente che non c’è una correlazione, le due variabili sono indipendenti.

Sembra proprio che si voglia riscrivere la storia della medicina degli ultimi 200 anni.
Chi si è infettato con il covid, ha avuto la malattia ed è guarito, oggi sappiamo che ha una protezione permanente. La protezione offerta dalla immunità naturale è di gran lunga più efficace di quella offerta dal vaccino. Non possiamo reinventarci 200 anni di medicina per dimostrare che il vaccino sia più efficace dell’aver superato la malattia. È innegabile: aver superato la malattia offre una protezione maggiore. Ma se è così, per quale motivo il Green Pass, a chi è uscito guarito dall’esperienza del covid, deve essere limitato a sei mesi? Non solo è un’ingiustizia, ma un grave errore.

Fatte queste premesse, a rigor di logica (e soprattutto di dati che dal professore sono stati forniti) il Pass non garantisce che il possessore non possa infettare e alimenta per di più una falsa sicurezza. Inoltre, prosegue il professore, è gravissimo il fatto che non ci sia un sistema di farmacovigilanza attiva. Non stiamo cercando gli effetti collaterali e non siamo in grado di monitorarli esattamente. E invece sono importanti: perchè stiamo somministrando un vaccino in fase sperimentale.

Per vedere il video: https://youtu.be/JdDvSodJ2iE

FONTE: https://www.ilparagone.it/attualita/ecco-perche-il-green-pass-non-garantisce-la-sicurezza-lintervento-al-senato-del-prof-bizzarri/?telegram2

 

 

 

Cara Greta, studia: inquinamento e clima sono cose diverse

Cara Greta, studia: inquinamento e clima sono cose diverse

Il finimondo culturale scatenato dalla giovane svedese Greta Thunberg, ci porta a ricordare che le tre grandi conquiste della Ragione sono il Linguaggio, la Logica e la Scienza. Per risolvere un problema bisogna anzitutto parlarne. È quello che ha fatto con enorme successo Greta. Linguaggio significa esprimersi usando le parole, non le formule matematiche. Usando le parole si può dire tutto e il contrario di tutto; ecco perché tremila anni fa nacque la Logica. Logica vuole dire produrre un modello matematico: non solo parole, ma formule. E, infatti, ci vuole la Matematica per stabilire la validità scientifica di cui si parla.

Greta ha parlato di clima per attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. E c’è riuscita. Ma se non c’è la Logica, quindi la Matematica e poi la Scienza, cioè la prova sperimentale, il clima rimane quello che è: una cosa della quale si parla tanto, senza usare il rigore logico di un modello matematico e senza essere riusciti a ottenere la prova sperimentale che ne stabilisce il legame con la realtà. Greta non dovrebbe interrompere gli studi, come ha detto di volere fare, per dedicarsi alla battaglia ecologista, ma tornare nella sua scuola e dire che bisogna imparare la Matematica delle equazioni differenziali non lineari accoppiate e le prove sperimentali necessarie per stabilire se quel sistema di equazioni descrive effettivamente i fenomeni legati al clima. Greta dovrebbe dire che di clima bisognerebbe iniziare a parlarne alle scuole elementari, mettendo in evidenza che siamo l’unica forma di materia vivente dotata di quella straordinaria proprietà alla quale si è dato il nome di Ragione. È grazie alla Ragione che abbiamo scoperto Linguaggio, Logica e Scienza, come detto in apertura.

Per risolvere i problemi climatologici è necessario studiare la Matematica delle equazioni differenziali non lineari e gli esperimenti da fare affinché questa Matematica corrisponda alla realtà. Altrimenti, si parla di clima senza affrontare i problemi legati al clima. È come se volessimo realizzare le invenzioni tecnologiche per avere la Televisione ignorando l’esistenza dell’Elettrodinamica quantistica, una delle più grandi conquiste della Ragione. Se i nostri nonni si fossero limitati a dire quanto sarebbe stato bello avere strumenti per vedere e sentire i nostri amici che si trovano a centinaia di chilometri da noi, non avremmo la Tv. È stato necessario scoprire le leggi dell’Elettrodinamica quantistica per avere la Tv. Questo vuole dire che è necessario risolvere prima i problemi scientifici per poi riuscire a inventare le tecnologie necessarie affinché si possano realizzare i nostri sogni.

Il clima è un problema estremamente complesso: la Matematica ci dice che non potrà mai esistere un’equazione semplice, come quella di Newton (che regola le orbite dei pianeti intorno al Sole), per trattare matematicamente il clima. Sono necessarie almeno tre equazioni differenziali non lineari accoppiate. Il clima è un esempio di fenomeno la cui Matematica stabilisce che non ci sono soluzioni analitiche. Il che vuole dire: nessuno riuscirà mai a descrivere il clima con un’equazione estremamente semplice, come quella di Newton.

Chi pensa di avere la descrizione matematica del clima deve capire che la sua descrizione matematica equivale a dire: «È così perché l’ho detto io, in modo rigorosamente logico, usando formule non parole». Quando alla Conferenza mondiale della Scienza a Washington negli anni Settanta dissi che il passaggio dalla materia inerte alla materia vivente non è stato mai studiato in modo scientifico, dicevano: «Zichichi ce l’ha con Darwin». Darwin è come Karl Marx. Se ne parla per «sentito dire», come diceva Fermi. Darwin non ha né un’equazione né una prova sperimentale per sostenere quel che dice. Descrivere un fenomeno non vuole dire che questa descrizione corrisponde alla realtà. È necessario un modello matematico corroborato da prove sperimentali. Molti parlano di Scienza senza avere mai scoperto né inventato alcunché.

È bene precisare che cambiamento climatico e inquinamento sono due cose completamente diverse. Legarli vuole dire rimandare la soluzione. E infatti l’inquinamento si può combattere subito senza problemi, proibendo di immettere veleni nell’aria. Il riscaldamento globale è tutt’altra cosa, in quanto dipende dal motore meteorologico dominato dalla potenza del Sole. Le attività umane incidono al livello del 5%: il 95% dipende invece da fenomeni naturali legati al Sole. Attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico. Non c’è la Matematica che permette di fare una previsione del genere.

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/cara-greta-studia-inquinamento-e-clima-sono-cose-diverse-1760441.html

 

 

 

Il futuro che ci aspetta. A meno che…

Pubblicato il 8 ottobre 2021 alle 13:46

Il prossimo anno dovrete essere tutti terrorizzati a puntino sulla questione climatica.

Stanno già lavorando alacremente e con metodo, instillando questa paura prima con qualche titolo poi con le dichiarazioni robanti di Draghi, Mattarella e del “Papa”.

Usciranno film e serie TV a profusione sull’argomento, lo star sistem inizierà a parlare esclusivamente di questo sui palchi, negli eventi, ovunque. Ai giovani globalizzati verrà consegnato il pacchetto preconfezionato per la nuova imprescindibile battaglia: simboli, slogan e facce. Vedrete spuntare “esperti” del settore in ogni trasmissione, ad ogni ora. Appariranno i bollettini del disastro climatico, sempre più angoscianti.

Funzionerà. Come ha funzionato la narrazione terroristica sul Covid. Vi spaventerete e sarete pervasi dal senso di colpa. Chi dissentirà verrà etichettato come nemico pubblico, esattamente come oggi, e voi lo odierete.

Per “salvare il pianeta”, vi verrà chiesto di rimanere a casa, vi verrà chiesto di farvi monitorare ogni ora, vi verrà chiesto di giustificare ogni prodotto comprato, ogni azione svolta, ogni pensiero espresso. Tutto questo vi verrà chiesto, non ordinato. Perché sarete pronti a dire di sì.

I metodi di controllo vi verranno venduti come splendidi ritrovati della tecnologia moderna, innocui strumenti per garantirvi una vita sana, comoda e tranquilla. Le parole d’ordine saranno: sostenibilità e inclusività. E le adorerete, perché le ripeteranno ogni giorno i vostri influencer preferiti, i vostri cantanti preferiti, i vostri divi preferiti.

Alla fine di questo processo, di questa lunga bollitura a fuoco lento, vi ritroverete in un incubo distopico. Un mondo senza confini, perché divenuto un’unica gabbia, senza più un luogo in cui scappare o rifugiarsi. La libertà, anche quella più innocua, sarà divenuta una magnanima concessione.

Questo accadrà. A meno che non apriate gli occhi. Ora.

Matteo Brandi

FONTE: https://sfero.me/article/futuro-ci-aspetta-meno

 

 

 

Bisogna prendere personalmente in carico il contrasto a questa tendenza livellatrice senza paura di sembrare ‘nazionalisti’ (la questione si pone ad un livello molto più fondamentale rispetto alla politica), evitare il più possibile ogni uso indebito di espressioni anglofone, curare la corretta sintassi italica, arrivare al fondo dei problemi senza scorciatoie definitorie per cui si è classificati come ‘omofobi’, ‘negazionisti’ o ‘sovranisti’ con l’accluso fardello di colpa da espiare…

(Photo by Oli Scarff – Pool/Getty Images)

Edinson Cavani (nella foto) è un forte (e anche molto corretto) attaccante uruguayano in forza al Manchester United. Il 29 novembre, dopo la partita vinta dal Manchester United per 3 a 2 contro il Southampton, Cavani aveva pubblicato sul suo profilo Instagram una storia in cui rispondeva ad alcuni complimenti commentando: «gracias negrito». Apriti cielo ! La federazione calcistica inglese lo squalifica per tre turni e gli commina una multa di circa centomila euro perché il suo commento «conteneva riferimenti, espliciti o impliciti, al colore e/o alla razza e/o all’origine etnica». A niente sono servite le precisazioni dell’accademia uruguagia di lingua e letteratura spagnola che ha sottolineato come ‘negro’ e ancor più ‘negrito’ siano in spagnolo modi colloquiali e per nulla offensivi di riferirsi alle persone né più né meno come noi chiamiamo qualcuno ‘biondo’ o ‘smilzo’ o anche ‘ciccio’ (questa ultima locuzione particolarmente affettuosa).

Dove è il razzismo allora? Sicuramente non alberga nella espressione di Edinson ma di sicuro abbonda dalla parte della federazione calcistica inglese con la sua pretesa di imporre un atteggiamento ‘anglofono’ al resto del mondo (ricordiamoci le acute osservazioni di Gramsci sulla lingua come ‘concezione del mondo’) senza alcun rispetto per le culture differenti.

(Photo by Marc Atkins/Getty Images)

A me Cavani è sempre stato simpatico (tra l’altro condividiamo lo stesso giorno di nascita, il 14 di Febbraio) e non riesco a sopportare che si sia dovuto scusare per essere stato sé stesso, per essersi comportato secondo la sua cultura e tradizione, costretto da un potere malvagio e diffuso (è stato coperto di insulti dagli utenti della rete). Bisogna stare attenti a chi ci vuole imporre questa ‘lingua di legno’ che tribalizza il mondo in buoni/cattivi, fedeli/infedeli, antirazzisti/razzisti, è la falsa religione dei ‘buoni’ che sta corrompendo il mondo e prepara (anche aiutata dalla crisi pandemica) un governo mondiale che ha il denaro come unico valore e uno stolto manicheismo assetato di ‘casi esemplari’ come predicazione al popolo.

Bisogna prendere personalmente in carico il contrasto a questa tendenza livellatrice senza paura di sembrare ‘nazionalisti’ (la questione si pone ad un livello molto più fondamentale rispetto alla politica), evitare il più possibile ogni uso indebito di espressioni anglofone (le mie figlie mi prendono in giro ma io continuo a criticarle quando parlano di ‘body-shaming’ o di ‘small-talk), curare la corretta sintassi italica, arrivare al fondo dei problemi senza scorciatoie definitorie (i maledetti ‘hashtag’) per cui si è classificati come ‘omofobi’, ‘negazionisti’ o ‘sovranisti’ con l’accluso fardello di colpa da espiare.

Ne va della nostra salvezza.

FONTE: https://www.benecomune.net/rivista/rubriche/la-mente-e-il-paracadute/il-governo-mondiale-che-ci-aspetta-se-non-ci-ribelliamo-subito/

 

 

Bifarini: lockdown climatici, ora siamo davvero in pericolo

Nel Grande Reset siamo arrivati a una fase successiva, rispetto a quella sanitaria. Siamo entrati dentro una nuova narrazione. Quella sanitaria, basata sul terrore costante della malattia, della morte, va avanti ormai da circa 20 mesi, nonostante abbia raggiunto enormi risultati, inaspettati. Pensiamo che è stato istituito un Green Pass, un lasciapassare di Stato, quindi è stata legittimata la discriminazione, l’apartheid di Stato. Sono stati sdoganati concetti che mai avremmo pensato che sarebbero stati accettati dalla popolazione, come appunto questa discriminazione senza precedenti nella nostra storia moderna, se non nei tempi bui del secolo scorso. Pensiamo alla telemedicina, al telelavoro, alla teledidattica; la narrativa pandemica ha raggiunto enormi risultati, e ora è pronta alla seconda fase: ad alimentarsi di nuove paure e di nuove crisi.

Nel mentre, la narrazione del terrore sanitario non sparirà completamente; continuerà e si intreccerà con delle nuove emergenze: inedite, finora, anche se in realtà prospettate da lungo periodo. Va avanti, intanto, questa vaccinazione di massa, che ha raggiunto risultati molto Draghiimportanti. La narrazione dell’emergenza pandemica, ripeto, non sparirà del tutto: si andrà dileguando, affievolendo, per lasciare il posto a queste nuove narrazioni del terrore; però ce la ritroveremo sempre, a mio parere, come sottofondo, o comunque come qualcosa che si potrebbe ripresentare di volta in volta. Ormai è stata instillata una psicosi di massa, una forma ossessiva per cui siamo tutti potenzialmente untori, malati e a rischio di virus (che in realtà sono sempre esistiti, nella storia dell’uomo). Ma improvvisamente si è deciso quasi di chiudere l’uomo dentro una campana di vetro per impedirgli qualsiasi contatto.

Abbiamo dovuto rinunciare alla stretta di mano, ma anche al sorriso: è quasi impossibile avere uno scambio con un’altra persona senza poter guardare il suo volto. Pensiamo ai bambini: ne vediamo tantissimi che hanno la mascherina, e magari – indotti dai genitori – pensano che sia qualcosa di divertente, come un gioco; invece è qualcosa che verrà interiorizzato, nella loro psiche, e avrà ripercussioni sulle loro relazioni e sulla loro formazione. Venti mesi sono lunghissimi: pensiamo anche alle persone che continuano a girare con la mascherina in luoghi dove non c’è nessun rischio di contagio. Ci sono forme psicotiche di “evitamento sociale” che si sono accentuate. Ma questa psicosi verrà continuamente alimentata e riproposta: ci sono stati diversi annunci, molto chiari, per cui siamo entrati in un’Era Pandemica.

Ci sono già delle previsioni come quella della Spars 2025-2028, quindi una nuova pandemia; inoltre c’è tutto il business della vaccinazione, che ormai si è innescato e di certo non si può fermare. E ora, come dicevo, stiamo passando da un lockdown di tipo sanitario a possibili lockdown di altra natura: ci sarà sempre il sottofondo dell’allarme sanitario, ma ci stiamo dirigendo verso una nuova narrativa. E’ la narrativa della crisi, del terrorismo (alimentato dal mainstream) sulla questione climatica. Abbiamo già visto come, dal punto di vista delle Cinamaterie prime e delle risorse energetiche, ci troviamo di fronte a una crisi: sono già aumentati in modo notevole i prezzi di gas e carbone, sono aumentati (a causa dell’inasprimento dei nuovi standard) i costi per le emissioni di CO2 per le attività industriali. E questo sta creando una crisi, in ambito energetico, che potrebbe essere davvero esplosiva, tale da creare un effetto-domino su tutta l’economia.

Abbiamo già le prime avvisaglie in Cina, dove il governo sta pianificando lockdown energetici. Alcune città cinesi, inizialmente quelle dell’Est ma poi anche città come Pechino e Shangai, sono state lasciate – volutamente – senza luce, senza illuminazione, senza elettricità. Addirittura hanno chiuso persino le fabbriche, e quindi questo sta creando una serie di ripercussioni a livello economico e di esportazioni, con ricadute su tutta la filiera di approvvigionamento e sull’intera economia mondiale, che tanto dipende dalla Cina. Situazioni analoghe si stanno vivendo e materializzando anche in Germania: un video che circola sul web, diffuso dalla Tv tedesca, mostra una donna anziana che si trova a dover fronteggiare un blackout energetico, trovando un metodo per riscaldarsi riunendo anche i vicini di casa. Queste sono proprio le fasi preparative a quelle che potranno essere le nuove emergenze.

Lockdown energetici: se ne parla anche in Italia. Un quotidiano come “La Stampa” sta aprendo le cosiddette Finestre di Overton: ha fatto già dei titoli che ipotizzano un Natale senza luce, un inverno a lume di candela. E questo è davvero qualcosa di inquietante, che potrebbe materializzarsi quanto prima. Tutto per una crisi energetica che ha alla base una questione climatica, proprio perché sono stati inaspriti gli standard per le quote di emissioni di CO2: l’obiettivo è la neutralità, ossia “zero emissioni” (sono gli obiettivi della famosa Agenda 2030). Ilaria BifariniNon è solo un impegno dell’Unione Europea: in realtà è un’agenda mondiale, condivisa. Possiamo far risalire la sua pianificazione al Club di Roma, che produsse quello che possiamo considerare un documento-chiave per interpretare la natura del Grande Reset. Sto parlando del famoso studio, pubblicato nel 1972, sui “limiti dello sviluppo”.

Lo studio fu poi demandato al Mit (il Massachusetts Institute of Technology di Boston) per uno studio molto dettagliato e scrupoloso per determinare quali sarebbero i limiti dello sviluppo. Quello studio del 1972, di circa 200 pagine, è diventato un bestseller tradotto in trenta lingue e venduto in 12 milioni di copie, in tutto il mondo. Se ne è discusso tantissimo, da parte dell’opinione pubblica: per la prima volta, quello studio dichiara come, proseguendo con l’attuale modello di sviluppo economico e demografico (quello di allora, perlomeno), l’umanità sarebbe destinata al collasso entro il XXI Secolo. Viene quindi applicato un modello matematico di tipo informatico, che ricorre allo strumento delle simulazioni. La sintesi è netta: se non riducono tutte le variabili che interagiscono tra loro (ossia: la crescita della popolazione mondiale, la crescita economica e l’inquinamento), si arriverà a una catastrofe irrimediabile, alla quale l’uomo non saprà far fronte.

Quindi viene auspicata una decrescita della popolazione, considerata fuori controllo già allora (1972), quando la popolazione mondiale era circa la metà di quella odierna. Sempre secondo quello studio, la crescita della popolazione avrebbe per forza comportato una crescita dell’inquinamento, e dunque un collasso del sistema naturale. Dopo vent’anni quello studio è stato aggiornato: vengono ribaditi i concetti principali e si dichiara che i parametri sono stati addirittura superati. Quindi inizia un’escalation di appelli e l’introduzione di misure sempre più orientate a contenere il riscaldamento climatico, che diventa il tema dei temi, l’obiettivo principale di tutti i consessi internazionali e dei Peccei e il Club di Romagruppi di potere, a discapito di una tutela dell’ambiente e della riduzione dell’inquinamento (che potremmo tutti condividere). E invece: il riscaldamento climatico e il contenimento della popolazione mondiale diventano le priorità ineludibili.

Abbiamo visto come, in Europa, questo approccio malthusiano abbia effettivamente portato, soprattutto in paesi come l’Italia, a una decrescita della popolazione. Occorre tempo, perché si abbiano i risultati di questa pianificazione, ma ora siamo davvero giunti a una fase di denatalità. Addirittura abbiamo avuto anche l’avviso dell’Istat, una sorta di “spoiler”: l’istituto di statistica ci ha appena detto che l’Italia è un paese da 32 milioni di abitanti. E l’obiettivo è proprio questo: raggiungere uno stato in cui l’uomo è visto come un essere che inquina, come ha detto lo stesso ministro Roberto Cingolani; dato che l’uomo ha un’impronta ecologica, la popolazione mondiale deve essere contenuta, così come il modello di crescita non può più continuare a seguire il corso dello sviluppo che ha seguito finora.

Lo stesso Club di Roma auspica quella che definisce “una rivoluzione copernicana delle menti”. In altre parole, la progettazione del Grande Reset di oggi risale in qualche modo a cinquant’anni fa. Quello studio del 1972 è stato una linea-guida. Pensiamo che il Club di Roma fu fondato da Aurelio Peccei, già amministratore delegato della Olivetti, la cui Fondazione pare che abbia finanziato poi la Casaleggio. Pensiamo anche che quello studio fu commissionato e pagato dalla Volkswagen, poi coinvolta nello scandalo del “Dieselgate”. Se si legge quel documento, vi si ritrovano i concetti (e anche le espressioni) che sono alla base della nuova narrazione dominante: cioè questo senso di Cingolaniurgenza, la tesi secondo cui ogni anno perso è quasi un crimine contro l’umanità. Gli autori esortano ad adottare un cambio radicale di mentalità, investendo tutta l’opinione pubblica.

E solo attraverso la consapevolezza della gravità di quello che starebbe per accadere si potrà raggiungere l’obiettivo. Solo allora le persone potranno agire di conseguenza. Quindi aleggia continuamente questo spettro di una catastrofe imminente, che può essere scongiurata soltanto con un cambio radicale, drastico, e che richiede sacrifici, da parte dell’umanità. Vediamo quindi che la narrazione è la stessa, rispetto a quella proposta oggi. Poi ci sono anche frange di fanatici dell’ecologismo, che addirittura auspicherebbero un ritorno al livello pre-industriale della popolazione. C’è anche chi auspica che la stessa Inghilterra torni a 2 milioni di abitanti: sono eco-totalitaristi, eco-nazisti a tutti gli effetti.

Nei giorni scorsi, abbiamo visto Draghi e Cingolani interagire con Greta Thunberg quasi con deferenza. Greta non è certamente una scienziata né una super-esperta in materia: è lampante tutta l’ipocrisia e il carattere contraddittorio di questa narrativa. Si dice che Greta soffra di disturbi dello spettro autistico, che tendono a produrre comportamenti ripetitivi e stereotipati. Non a caso, vediamo come questa ragazza si esprima per slogan, con un’esasperazione che le è stata indotta, inculcata, di cui probabilmente non si rende nemmeno conto. Ma gli slogan che lei ripete sono, appunto, quelli del Club di Roma, che poi hanno improntato tutte le ricerche e tutte le politiche successive. Ossia: “La casa sta andando in fiamme, siamo di fronte a un disastro; voi non fate nulla di concreto, è ora di agire, non c’è più tempo”.

Sono slogan che fanno presa, sulle masse. E quindi, cinicamente: quale migliore interprete, di una ragazzina che soffre di questo disturbo, e che quindi probabilmente non si renderà mai conto di essere stata manipolata? Quella della narrazione di Greta è una retorica così consunta da lasciare stupefatti, nel vedere come invece continui a far presa sull’opinione pubblica. Non a caso, alla ragazzina svedese con la sindrome di Asperger (che la rende indifesa e quindi inattaccabile: sarebbe un tabù offendere una ragazzina che ha problemi comportamentali) è stata Draghi con Greta e Vanessaora affiancata l’altra icona, Vanessa, la ragazza di colore che viene dall’Africa. Quindi abbiamo tutti gli stereotipi della retorica inclusivista: si predica l’equità e, per raggiungerla – ci dice sempre il Club di Roma – occorre eliminare l’ostacolo della crescita demografica. E’ davvero una narrazione stucchevole, piena di melassa.

La deferenza di Draghi e Cingolani non è nei confronti di Greta, ma – chiaramente – nei confronti del piano di cui lei è una chiara espressione, una marionetta (credo anche ignara: Greta è un puro prodotto mediatico). La deferenza è verso questo piano: che è ben preciso e si sta sviluppando ormai concretamente. La catastrofe preannunciata dovrebbe avverarsi entro il XXI Secolo: per cui non abbiamo più tempo, secondo i cosiddetti filantropi e secondo le menti di questo Green Reset. Di fatto, l’obiettivo è quello: avere una società con un nuovo modello, che sia di decrescita (infelice, più che felice). Una decrescita economica e anche demografica, tutta improntata al contenimento del riscaldamento climatico, che la scienza mainstream oggi imputa all’azione antropica.

Tacitati gli scienziati che contestano questa tesi, e nonostante il fatto che l’aumento della temperatura terrestre sia minimo, tutto sarà improntato alla narrazione del controllo del riscaldamento climatico. Tutta un’economia verrà trasformata, e i rapporti umani subiranno una svolta verso una digitalizzazione, considerata più “green”. Ma allo stesso tempo, e qui si chiude il cerchio, la digitalizzazione – dei rapporti umani, dell’economia, della moneta, della sanità (con la telemedicina), della didattica, delle nostre identità (con l’identità digitale) – ci mette sempre di più in pericolo. Ai lockdown sanitari potranno aggiungersi blackout energetici, lockdown climatici e (come abbiamo appena visto) blackout informatici. Riguardo a questi ultimi, gli episodi divenuti sempre più frequenti: nei mesi scorsi il caso di SolarWinds (un’azienda americana di software), poi Colonial Pipeline (azienda petrolifera, sempre Usa), quindi il caso della Regione Lazio, e ora il Schwabblackout di Facebook. La popolazione mondiale, ormai assuefatta all’uso di Internet e dei social, viene messa davanti alla sua fragilità: da un momento all’altro, tutto ciò potrebbe venir meno.

Dobbiamo stare attenti: al di là del fatto che probabilmente non sapremo mai il motivo alla base delle 6 ore di sospensione di Facebook, non dobbiamo cadere nelle strumentalizzazioni del mainstream stesso; perché c’è chi afferma che, senza la Rete, saremmo tutti più sereni. Non è così, ovviamente: proprio grazie all’utilizzo dei social, infatti, abbiamo potuto costruire delle reti, limitando il dominio monopolistico del mainstream. Ora il web subisce la censura, che prima non era presente: e anche la censura dei social fa parte del Grande Reset. E’ detto in modo esplicito: i social hanno un ruolo importante, nella limitazione delle famigerate “fake news”; quindi, la sospensione di Internet e della libera informazione è un obiettivo dichiarato. Pensiamo anche al momento in cui saremo tutti digitalizzati, e tutto dipenderà da Internet e dalla nostra connessione; ogni cosa: la nostra identità digitale, la nostra stessa moneta.

Ecco, pensiamo a un caso di blackout: arriverebbe a disconnettere l’uomo stesso, che in questo nuovo corso (di Reset totale) diventa un’entità digitale che può essere accesa o spenta secondo una programmazione – che può essere spacciata per incidente o può essere un incidente effettivo (non lo sapremo mai, di fatto). Però ci troviamo sempre nell’ambito delle profezie auto-avveranti. E non a caso che a luglio ci sta stata la simulazione del Cyber Polygon 2021, aperta dallo stesso Klaus Schwab, che ha detto: «Occorre vaccinare anche Internet, perché un evento pandemico informatico potrebbe far sembrare il Covid una sciocchezza». Quindi, cerchiamo di andare oltre le apparenze. Purtroppo, abbiamo visto – a nostre spese – che tutta la narrazione del mainstream è sempre mendace e ingannevole.

(Ilaria Bifarini, dichiarazioni rilasciate a Carlo Savegnago sul canale YouTube “Il Vaso di Pandora” il 7 ottobre 2021. Economista, Bifarini è autrice del bestseller “Il Grande Reset”. «La vorticosa velocità dei cambiamenti oggi in atto – dice Savegnago – non ci lascia il tempo di pensare, e quindi di capire cosa sta davvero avvenendo»).

FONTE: https://www.libreidee.org/2021/10/bifarini-lockdown-climatici-ora-siamo-davvero-in-pericolo/

 

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

Giornata Mondiale della salute mentale 2021

Opinioni e percezioni sull’importanza attribuita alla salute fisica e mentale

In occasione della Giornata Mondiale della salute mentale 2021, il sondaggio Ipsos ha esplorato le opinioni dei cittadini riguardo la propria salute fisica e mentale e le percezioni in merito all’importanza attribuita dal sistema sanitario del proprio Paese.

Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della salute mentale (World Mental Health Day) e per l’occasione l’ultimo sondaggio Ipsos – condotto in 30 Paesi – ha esplorato le opinioni dei cittadini riguardo la propria salute fisica e mentale e le percezioni in merito all’importanza attribuita dal sistema sanitario del proprio Paese. Ecco alcuni punti chiave:

  • In media, il 79% degli intervistati considera salute fisica e mentale ugualmente importanti quando si tratta della propria salute personale.
  • Soltanto un terzo (35%) ritiene che il sistema sanitario nel proprio Paese trattino salute mentale e fisica con uguale importanza.
  • Le donne e i giovani sono i più propensi a pensare alla propria salute mentale.
  • A livello internazionale, la salute mentale rappresenta il terzo problema di salute più importante che le persone devono affrontare nel proprio Paese, leggermente dietro il cancro.

Wellbeing, quanto spesso si pensa al benessere mentale e fisico?

A livello internazionale, in media, il 53% degli intervistati afferma di pensare al proprio benessere mentale molto o abbastanza spesso. Al contrario il 42% afferma di non pensarci molto spesso o mai.

  • La percentuale più alta si registra in Brasile (75%), invece, quella più bassa si registra in Cina (26%).
  • In Italia, poco più della metà degli intervistati (51%) afferma di pensare al proprio benessere mentale.

In 28 Paesi su 30 la maggioranza degli intervistati (in media il 68%) afferma di pensare molto o abbastanza spesso al proprio benessere fisico – una percentuale maggiore rispetto a quella relativa al benessere mentale.

  • La percentuale più alta si registra in Sud Africa (85%), invece, quella più bassa si registra ancora una volta in Cina (41%).
  • In Italia, il 72% degli intervistati afferma di pensare al proprio benessere fisico molto o abbastanza spesso.

In generale, le persone tendono a pensare al proprio benessere fisico più frequentemente rispetto al benessere mentale, tuttavia, si registrano alcune differenze di genere e generazionali:

  • Le donne tendono a pensare alla propria salute mentale più degli uomini (58% delle donne vs. 48 degli uomini).
  • A livello generazionale, il 61% degli under 35 pensa al proprio benessere mentale molto o abbastanza spesso rispetto al 42% degli over 50.

World Mental Health Day 2021: salute mentale e fisica, qual è più importante?

In media, a livello internazionale, 8 persone su 10 (79%) in 30 Paesi esaminati considerano salute mentale e fisica ugualmente importanti quando si tratta della propria salute personale.

  • La percentuale è più elevata in Ungheria (90%), Messico (88%), Colombia (86%), Perù (86%) e Cile (86%). Al contrario, è più bassa in Arabia Saudita (58%) e India (59%).
  • In Italia, la percentuale è molto simile alla media internazionale: l’81% degli intervistati ritiene che salute mentale e salute fisica abbiano la medesima importanza.

Tra chi ritiene che l’una sia più importante dell’altra, è probabile che più persone menzionino la salute mentale (12%) rispetto alla salute fisica (6%).

  • I Paesi con la più grande percentuale di intervistati che ritiene la salute mentale più importante sono: Arabia Saudita (26%), India (24%), Svezia (20%), Turchia (18%) e Brasile (16%).
  • I Paesi con la più grande percentuale di intervistati che ritiene la salute fisica più importante sono: l’Arabia Saudita (14%), l’India (13%), il Giappone (10%), la Cina (10%) e l’Australia (10%).

Giornata Mondiale della salute mentale 2021: salute mentale e fisica sono trattate allo stesso modo?

Nonostante l’ampio consenso sul fatto che la salute mentale e fisica siano ugualmente importanti per un quadro generale della salute, le persone sono meno propense a pensare che il sistema sanitario del proprio Paese le trattino allo stesso modo. In media, a livello internazionale, il 35% degli intervistati afferma che salute fisica e mentale siano trattate allo stesso modo, mentre il 42% ritiene che alla salute fisica sia attribuita una maggior importanza. Soltanto il 9% sostiene che i sistemi sanitari trattino la salute mentale come più importante.

  • In Italia, la maggioranza degli intervistati ritiene che salute fisica e mentale siano trattate con la stessa importanza dal proprio sistema sanitario (43%). Al contempo, il 39% sostiene che alla salute fisica sia attribuita una maggior importanza e soltanto il 9% pensa che la salute mentale sia trattata come più importante.
  • I Paesi in cui gli intervistati ritengono che la salute fisica sia trattata con maggiore importanza rispetto a quella mentale sono: Gran Bretagna (60%), Stati Uniti (55%), Brasile (55%), Sudafrica (54%) e Svezia (54%).

Questi dati indicano una discrepanza quando si tratta di come il pubblico percepisce la propria salute e di come viene trattata dai servizi sanitari nel proprio Paese: a livello internazionale, soltanto il 6% degli intervistati afferma che la propria salute fisica sia più importante di quella mentale, ma il 42% pensa che sia trattata con maggiore importanza.

Salute mentale, tra le principali preoccupazioni

Secondo l’opinione pubblica, la salute mentale è un problema sempre più importante. A livello internazionale, in media, il 31% degli intervistati ritiene che la salute mentale sia uno dei principali problemi di salute nel proprio Paese (subito dopo il Covid-19 e il cancro). La percentuale è in aumento rispetto al 26% del 2020 (quando il Coronavirus aveva la precedenza) e al 27% del 2018 (quando il sondaggio è stato condotto per la prima volta).

  • La salute mentale è considerata il primo problema sanitario in Svezia (63%) e in Cile (59%). Invece, rappresenta una preoccupazione minore soprattutto in Giappone (9%), Messico (11%), Francia (12%) e Arabia Saudita (14%).
  • In Italia, il 19% degli intervistati menziona la salute mentale come uno dei principali problemi sanitari del proprio Paese. Invece, la preoccupazione è aumentata – rispetto all’anno scorso – in Spagna (+19), Belgio e Brasile (+13).
  • A livello internazionale, le donne sono più propense a selezionare la salute mentale come un problema di salute principale (36% donne vs. 26% degli uomini).

FONTE: https://www.ipsos.com/it-it/giornata-mondiale-salute-mentale-2021-opinioni-percezioni-importanza-salute-fisica-mentale

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

Comunicato Gruppo di Roma – Eventi del 9 Ottobre

Visto il livello infimo dell’informazione e la manipolazione della verità a cui assistiamo quotidianamente, ci teniamo a spiegare cosa è successo ieri a Roma.

Ieri pomeriggio a Roma erano previste due manifestazioni, una a Bocca della Verità e l’altra a Piazza del Popolo. Alcuni di noi studenti hanno partecipato ad entrambe, come singoli individui, senza portare striscioni o simboli identificativi. Si è scelto di aderire in questo modo perché sulle manifestazioni di ieri regnava una grande confusione: volevamo appunto evitare strumentalizzazioni.
Ebbene, Piazza del Popolo era piena come non si vedeva da tempo, c’era gente da tutta Italia. Sul palco si sono succeduti diversi interventi, di avvocati, operai, rappresentanti di polizia. Certo, era evidente che a fare da mattatore era Castellino, e la cosa generava malcontento in gran parte della piazza. La piazza infatti era formata da comuni cittadini senza appartenenza partitica scesi da tutta Italia soltanto per protestare contro il pass. Quelli di Forza Nuova erano al massimo un centinaio, su una piazza che contava almeno 70 Mila persone.
Al termine della manifestazione, il gruppo di Forza Nuova ha formato un corteo che, superando in pochi secondi una risibile resistenza da parte delle forze dell’ordine, ha assaltato la CGIL. Alcuni li hanno seguiti, ma LA STRAGRANDE MAGGIORANZA PARTE DELLA PIAZZA NON HA SEGUITO QUEL CORTEO, tanto che ad “assaltare” la CGIL (protetta da ben tre poliziotti, nonostante l’attacco fosse già stato ampiamente annunciato) c’erano solo un centinaio di persone. La stragrande maggioranza dei presenti è rimasta in piazza del popolo, ha cercato di dialogare con le forze dell’ordine dal lato di Via del Corso, chiedendo di partire in corteo in modo del tutto pacifico. Dopo ore di muro da parte delle FDO (nonché una carica immotivata e lancio di lacrimogeni contro cittadini con le mani alzate), si è costruito un corteo spontaneo che aggirando i blocchi ha raggiunto le vie del centro, dove ha sfilato pacificamente, cantando per le strade, tra gli applausi dei cittadini. Un altro corteo pacifico, separatosi dal primo corteo violento, è stato bloccato dalle FDO in via del Tritone, dove sono stati usati idranti oltre che lacrimogeni in abbondanza. Ribadiamo che i partecipanti a questi cortei non erano fascisti, ma cittadini di ogni estrazione sociale, che dal 15 dovranno esibire un lasciapassare per entrare sul posto di lavoro.
Una volta unitesi i due cortei nei pressi di Montecitorio, è sopraggiunta una spropositata forza di polizia con decine di blindati. La polizia ha caricato ripetutamente i manifestanti senza motivo, come dimostrano le decine di video che girano in rete, in cui addirittura si mostrano pestaggi di manifestanti già immobilizzati a terra. Verso le 20, Forza Nuova, di ritorno dall’assalto alla CIGL, ha raggiunto il corteo e si è gettata contro le Forze dell’ordine, causando una nuova dura repressione che ha di fatto sciolto i manifestanti.
Ci tocca leggere vergognose e strumentali prese di posizione politiche su quanto accaduto ieri, prese di posizione che come al solito mistificano gli avvenimenti per ricostruire una versione strumentale a fini secondari. Gli studenti contro il green pass di Roma NON ACCETTANO che si associ il movimento no-green pass ai fascisti, che come già accaduto nella storia vengono strumentalizzati per alimentare la tensione e screditare una battaglia sacrosanta, che tutto il movimento sta portando avanti in modo non-violento. Aderiremo allo sciopero Cobas di lunedì 11 e allo sciopero FISI del 15, per dimostrare che siamo dalla parte dei lavoratori e degli studenti, e che questa battaglia va combattuta in modo compatto contro ogni violenza, che sia di stampo fascista o governativa.

FONTE: https://www.studenticontroilgreenpass.it/2021/10/10/comunicato-gruppo-di-roma-eventi-del-9-ottobre/

 

 

 

L’assalto alla sede della CGIL, è un cavallo di troia?

CONFLITTI GEOPOLITICI

LA NUOVA E AMPIA NUCLEARIZZAZIONE DELLA CINA

QUANDO “LA CINA SI RENDE ‘INTOCCABILE’ SUL PIANO MILITARE”

La nuova e ampia nuclearizzazione della Cina Quando “la Cina si rende ‘intoccabile’ sul piano militare”La Cina sta aumentando notevolmente le sue capacità di armamento nucleare. Diversi rapporti recenti mostrano che la Cina sta costruendo 120 silos missilistici per il lancio di missili balistici intercontinentali (ICBM) nei pressi di Yumen, nel Gansu, e di almeno 110 silos nei pressi di Hami, nella parte orientale della regione dello Xinjian, oltre ad altri 40 silos a Ordos, nella Mongolia interna. Gli ICBM sono dei missili con una gittata inferiore ai 5.500 km e progettati principalmente per il trasporto di armi nucleari.

“La costruzione dei silos a Yumen e Hami costituisce l’espansione più significativa dell’arsenale nucleare cinese di sempre”, secondo quanto affermato da Matt Korda e Hans Kristensen, in un articolo sul sito di Hami scritto per la Federation of American Scientists. “Tutte queste informazioni messe insieme (…) mostrano che la Cina potrebbe costruire circa 300 nuovi silos per missili”, hanno scritto a settembre.

“Il numero dei silos per missili in costruzione è simile al numero complessivo di testate nucleari di cui dispongono i cinesi; questo numero supera il numero di silos di cui dispongono i russi; il loro numero è equivalente a quello gestito dagli Stati Uniti; e si tratta della più grande costruzione di silos da quando Stati Uniti e Russia hanno messo in campo le loro forze ICBM durante la Guerra Fredda.”

A maggio, il Global Times cinese, un giornale di Stato cinese, ha menzionato esperti militari cinesi che esortavano il governo ad aumentare il numero di armi nucleari. Song Zhongping, un esperto militare cinese e commentatore televisivo, ha detto al Global Times:

“Considerando che gli Stati Uniti ritengono che la Cina sia il loro principale nemico immaginario, Pechino deve aumentare la quantità e la qualità delle armi nucleari, in particolare i missili balistici lanciati da sottomarini, per salvaguardare efficacemente la sua sicurezza nazionale, la sua sovranità e gli interessi di sviluppo”.

Sempre secondo il Global Times , “alcuni esperti militari hanno affermato che la Cina dovrebbe aumentare il numero dei suoi missili balistici intercontinentali più avanzati (ICBM), il DF-41….”. Road-mobile, ha un raggio operativo fino a 15.000 km che gli permette dii raggiungere gli Stati Uniti, e potrebbe essere armato fino a un massimo di dieci testate nucleari.

Song Zhongping ha inoltre dichiarato al Global Times che la Cina deve rafforzare in mare la sua dissuasione nucleare strategica. E ha aggiunto che i suoi sottomarini più avanzati lanciatori di missili (SLBM) potrebbero contrastare efficacemente la minaccia degli Stati Uniti.

Inutile dire che ciò che la Repubblica Popolare Cinese considera una “minaccia”, come nella parola “immaginario” summenzionata, può essere altamente soggettivo.

Il più recente SLBM cinese, il JL-3, avrebbe un raggio operativo di più di 10.000 km, il che significa che potrebbe raggiungere diverse parti del continente americano, a seconda della posizione del sottomarino di lancio. Questo missile, un’evoluzione del JL-2, non è ancora operativo, ma è stato testato tre volte. La Cina sta lavorando sul suo sottomarino di nuova generazione, della classe 096, che potrebbe trasportare fino a 24 missili JL-3. Pechino ha presentato il suo ultimo sottomarino a propulsione nucleare, il Type 094, in occasione del 72° anniversario della Marina dell’APL (Esercito Popolare di Liberazione), nel maggio scorso.

Secondo un recente rapporto del Center for Strategic and International Studies:

“Se lanciato dalle acque vicino alla Cina, il JL-2 avrebbe una gittata sufficiente per colpire gli Stati nucleari della regione, come Russia e India, ma non sarebbe in grado di raggiungere gli Stati Uniti continentali. Potrebbe, tuttavia, minacciare Guam, le Hawaii e l’Alaska.”

Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha espresso la sua preoccupazione per l’evidente build-up nucleare della Cina al recente Forum regionale dell’ASEAN. Il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price ha dichiarato dopo l’incontro:

“Il segretario (…) ha espresso una profonda preoccupazione per la rapida crescita dell’arsenale nucleare della Repubblica popolare cinese [Repubblica popolare cinese], il che evidenzia come Pechino si sia nettamente discostata dalla sua strategia nucleare decennale basata sulla deterrenza minima”.

Ad agosto, l’ammiraglio Charles Richard, a capo dell’US Strategic Command, aveva lanciato un monito:

“La proliferazione e la modernizzazione delle sue forze nucleari e convenzionali non possono che essere definite strabilianti. E questo aggettivo potrebbe non essere sufficiente. (…) Sono state fatte molte speculazioni sul perché stanno facendo tutto questo. Voglio solo dire in questo momento che non importa davvero il motivo. (…) La cosa importante sono i mezzi di cui dispongono per contrastare tutti i possibili scenari nucleari, l’ultimo mattone nel muro di un esercito capace di coercizione”.

Sebbene i funzionari cinesi non abbiano risposto direttamente, il Global Timesnoto per diffondere la linea di Pechino, ha pubblicato una serie di articoli in cui affronta la questione. In uno di questi articoli, pubblicato alla fine di luglio, il Global Times arguiva:

“Gli americani dovrebbero sapere con la stessa chiarezza dei cinesi quale livello di energia nucleare la Cina ha davvero bisogno di costruire. Si tratta di una forza nucleare abbastanza forte da far paura agli Stati Uniti, dall’esercito al governo. (…) L’equilibrio dinamico sarà raggiunto quando le élite radicali negli Stati Uniti perderanno completamente il coraggio anche solo di pensare di usare armi nucleari contro la Cina, e quando l’intera società statunitense sarà pienamente consapevole che la Cina è ‘intoccabile’ in termini di potenza militare”.

“Non abbiamo informazioni da Pechino sul rafforzamento del suo arsenale nucleare per contrastare una minaccia realistica di Washington”, ha scritto Hu Xijin, direttore del Global Times, in un recente pezzo:

“Ma anche se questo rafforzamento avesse luogo, non minaccerebbe affatto i Paesi del Sud-Est asiatico o anche il Giappone e l’Australia, perché la politica nucleare della Cina include anche un altro fermo impegno a non utilizzare o a minacciare l’uso di armi nucleari contro uno Stato non nucleare. Una volta che la Cina avrà sostanzialmente rafforzato le sue forze nucleari, il suo unico scopo sarà quello di dissuadere gli Stati Uniti (…) dobbiamo essere preparati alla possibilità che alla fine possa scoppiare una guerra nello Stretto di Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale”.

Secondo Asia Times, nel maggio 2020, nei post pubblicati sui social media, Hu Xijin ha apertamente invitato l’esercito cinese a più che triplicare le sue scorte di bombe e testate nucleari, portandole a un migliaio.

Il build-up nucleare cinese deve essere visto nel contesto dell’ambizione del Partito Comunista Cinese di avere, nelle stesse parole del presidente Xi Jinping, “un esercito di classe mondiale”, così come la sua ambizione di raggiungere il dominio globale.

Nel 2020, in uno studio esaustivo sulla potenza militare della Cina il Pentagono ha scritto:

“Sebbene il PCC non abbia definito cosa significhi un esercito di ‘classe mondiale’ nel contesto della strategia nazionale della Repubblica Popolare Cinese, è probabile che Pechino cercherà di sviluppare un esercito entro la metà del secolo che sia uguale o in alcuni casi superiore all’esercito degli Stati Uniti, o a quello di qualsiasi altra grande potenza che la Repubblica Popolare Cinese vede come una minaccia”.

Come ha osservato nel 2019 il Center for American Progress:

“Nel giugno 2018, subito dopo il ritiro dell’amministrazione Trump dall’accordo sul nucleare iraniano e dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il presidente Xi ha pronunciato un importante discorso di politica estera in cui ha affermato che la Cina ‘condurrà la riforma del sistema di governance globale’. Quel discorso segnò la prima deviazione ufficiale di Pechino dal principio ‘non rivendicare mai la leadership’, dottrina stabilita nel 1989 da Deng Xiaoping quando elaborò la strategia di sopravvivenza del regime post-Tiananmen. (…) In futuro, la comunità internazionale dovrebbe aspettarsi che le ambizioni e le attività della Cina aumenteranno sostanzialmente, soprattutto se gli Stati Uniti continuano a disimpegnarsi dall’arena multilaterale e a fornire il massimo spazio di manovra”.

Se la politica nucleare ufficiale della Cina è quella della “deterrenza minima” e di una “politica di sola difesa”, non c’è motivo per cui la comunità internazionale dovrebbe fidarsi di tali dottrine ufficiali. Pechino continua a rafforzare le sue capacità spaziali militari, nonostante la sua posizione pubblica contro la militarizzazione dello spazio. La Cina è ampiamente conosciuta per la sua capacità di infrangere gli impegni, come dimostrato, tra le altre cose, dalla sua militarizzazione delle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale o dal rafforzamento del suo controllo su Hong Kong in violazione della convenzione per l’estensione del territorio registrata presso le Nazioni Unite. Secondo l’ammiraglio Charles Richard, se si sommano tutti gli sforzi di modernizzazione della Cina, “quello che si ottiene è qualcosa che è incoerente con una posizione di deterrenza minima”.

“Le loro azioni hanno a lungo smentito una posizione più aggressiva di quella della loro politica ufficiale: occorre guardare a quello che fanno, non a quello che dicono. (…) La Cina ha perfettamente capito che non può obbligare un suo pari – in altre parole, noi – a partire da una posizione di deterrenza minima.”

(*) Tratto dal Gatestone Institute

Traduzione a cura di Angelita La Spada

FONTE: https://www.opinione.it/esteri/2021/10/11/judith-bergman_cina-ampia-nuclearizzazione-icbm-guerra-fredda/

 

 

 

Per RIA Novosti, si rischia davvero guerra tra Cina e Taiwan

Traduzione automatica dal russo:

MOSCA, 9 ottobre – RIA Novosti, Andrey Kots. Le tensioni militari tra Pechino e Taipei hanno raggiunto il picco. Il ministro della Difesa di Taiwan Qiu Guozhen ha accusato la Cina di prepararsi alla guerra e ha affermato che il PLA potrebbe lanciare un’invasione su vasta scala già nel 2025. Ciò causerà una grave crisi internazionale, poiché è improbabile che gli Stati Uniti restino in disparte – Washington ha ripetutamente affermato che si schiererà sicuramente per un alleato. Come andrà a finire – nel materiale di RIA Novosti.

Incursione aerea

La situazione intorno a Taiwan è peggiorata notevolmente in ottobre. Dall’inizio del mese, quasi 150 aerei militari cinesi, inclusi bombardieri strategici H-6 in grado di trasportare armi nucleari, hanno visitato lo spazio aereo al largo delle coste della nazione insulare. Non hanno violato il confine, ma le autorità taiwanesi sono estremamente pessimiste e temono un conflitto aperto.
“Questa è la situazione più allarmante in più di 40 anni da quando sono entrato nel servizio”, ha detto Qiu Guozhen al parlamento. “Una leggera negligenza o un errore di calcolo possono provocare una crisi. Il PCC ha già la capacità di invadere Taiwan, ma non c’è motivo . Inoltre, il PLA teme perdite elevate. Faremo del nostro meglio per difenderci dalla minaccia, anche se ci impegniamo per una pacifica convivenza con la Rifondazione”.

Chen Hu, ricercatore senior presso il centro analitico di Taihe, ha spiegato a RIA Novosti che Pechino sta attivamente aumentando il budget militare e le armi per proteggere gli interessi economici nel Mar Cinese Meridionale, nonché per restituire Taiwan alla sua giurisdizione. Secondo lui, influenti forze internazionali stanno usando l’indipendenza dello stato insulare come merce di scambio nel gioco geopolitico contro la Cina. Taipei sostiene pienamente gli Stati Uniti e i suoi alleati. Naturalmente, Washington non ha ignorato l’aggravamento nella regione.

“Siamo profondamente preoccupati per l’attività militare provocatoria della Cina vicino a Taiwan, che è destabilizzante, carica di errori di calcolo e mina la pace e la stabilità nella regione”, ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price. Taiwan. L’impegno degli Stati Uniti a Taipei è incrollabile e contribuisce alla mantenimento della pace. Continueremo a sostenere i nostri amici e alleati”.

Il ministero degli Esteri cinese ha reagito bruscamente a questo, chiedendo che gli Stati Uniti non violino il principio di “una Cina” e smettano di aiutare i “separatisti” – la vendita di armi, l’addestramento dell’esercito e della marina taiwanesi. Secondo il Wall Street Journal, gli istruttori militari americani operano sull’isola da più di un anno: addestrano le forze speciali delle forze di terra e delle forze navali.

Flotta di spedizione

Certo, Taiwan ha tutte le ragioni per temere un’invasione. Già nel 2005, la Cina ha adottato una legge “On Counteracting the Split of the Country”, secondo la quale la RPC si è assicurata il diritto di usare la forza militare in caso di tentativo da parte di “elementi sovversivi che difendono l’indipendenza di Taiwan” di separare l’isola “da la Patria». Ciò ha provocato una forte protesta da parte degli americani, che hanno ricordato l’inammissibilità di risolvere con la forza il problema dell’unità della Cina.

Nello stesso periodo, Pechino iniziò ad aumentare attivamente le spese militari. Particolare attenzione è stata dedicata alla flotta. Per circa 15-20 anni, sono stati costruiti, lanciati e consegnati alla flotta in Cina più di 30 cacciatorpediniere, 40 fregate, dozzine di navi di supporto e sottomarini, compresi quelli a propulsione nucleare. In termini di numero di gmezzi – ora più di 300 – la Marina del PLA ha superato anche gli Stati Uniti.

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Portaerei Shandong, interamente Made in China, varata nel 2017

Nel 2017, la seconda portaerei cinese Shandong, che, come la prima, Liaoning, è “parente” dell’”ammiraglio Kuznetsov” russo, ha lasciato le scorte. Ci sono piani per un’altra nave simile. Ma la Cina sta anche progettando portaerei più pesanti.

Tuttavia, soprattutto a Taiwan sono preoccupati per lo sviluppo delle forze di spedizione cinesi, la costruzione di mezzi navali  per il trasferimento di truppe con attrezzature e armi su lunghe distanze. Pechino ha più di 80 navi di questo tipo, tra cui otto moderne UDC del progetto 071, nonché il più recente tipo 075. A proposito, il suo gruppo aereo potrebbe essere formato da elicotteri d’attacco russi Ka-52K – i cinesi si sono interessati a loro per tanto tempo.

Poligono perfetto

È interessante notare che a luglio 2017, la nuovissima piattaforma di atterraggio MLP 868 Donghaidao e il progetto UDC 071 Jinggangshan sono andati sulle coste di Gibuti per costruire la prima base militare straniera cinese. Navi del tipo MLP (Mobile landing platform – mezzo da sbarco ), oltre alla RPC, oggi solo gli Stati Uniti hanno. Gli americani hanno lanciato il primo nel 2013, appena due anni prima dei cinesi.

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La nave da sbarco cinese Donghaidao

Il Pentagono classifica le MLP come basi mobili di spedizione per supportare operazioni anfibie su larga scala sia ai loro confini che a grande distanza dalle loro basi domestiche.

Donghaidao è infatti un’unità navale autonoma capace di organizzare rapidamente una testa di ponte sulla costa nemica per lo sbarco delle forze principali. La nave dispone di ampie stive, dispone di una propria flottiglia di battelli da sbarco, elisuperfici e locali per il personale militare. Ci sono poche opzioni in cui la Cina può inviare paracadutisti.

Inoltre, la base a Gibuti per la Cina non è solo il consolidamento di una presenza militare nel Golfo di Aden, strategicamente importante per il commercio mondiale e l’espansione dell’influenza internazionale. Aree deserte della costa africana – un campo di addestramento ideale per operazioni di sbarco in territorio nemico.

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La nave anfibia Changbai
FONTE: https://www.maurizioblondet.it/per-ria-novosti-si-rischia-davvero-guerra-tra-cina-e-taiwan/

LA MINACCIA DI XI: “REALIZZEREMO LA RIUNIFICAZIONE CON TAIWAN”

La minaccia di Xi: “Realizzeremo la riunificazione con Taiwan”Xi Jinping minaccia la riunificazione con Taiwan. Per il presidente cinese, la questione tra le due parti, è “interna alla Cina” e “non ammette interferenze esterne”. Già una settimana fa era stato il governo dell’isola ad avvertire sul raggiunto “culmine” delle tensioni con Pechino. La Cina realizzerà la riunificazione con Taiwan, e chiunque cerchi di dividere il Paese “non farà una bella fine”. È l’ultimo, durissimo, attacco sulla questione dell’isola pronunciato dal presidente cinese, Xi Jinping, che ha tenuto un discorso per commemorare i 110 anni della rivoluzione ispirata da Sun Yat-sen, che nel 1911 ha portato alla caduta del Celeste Impero, e dato vita alla Repubblica di Cina. “La questione di Taiwan sarà risolta e il rinnovamento nazionale diventerà una realtà”, ha detto Xi nel suo intervento alla Grande Sala del Popolo, su Piazza Tiananmen, nel quale ha citato più volte l’obiettivo del rinnovamento nazionale, che egli stesso ha promosso da quando è diventato segretario generale del Partito comunista cinese, alla fine del 2012. La riunificazione di Taiwan alla Cina “con mezzi pacifici” serve agli interessi della nazione cinese, “inclusi i nostri compatrioti di Taiwan”. Parole che hanno scatenato la reazione di Taipei: in una nota, il Consiglio per le relazioni con la Cina ha sottolineato che i 23 milioni di abitanti dell’isola hanno il diritto di decidere il futuro e lo sviluppo di Taiwan e ha respinto le proposte politiche “errate” provenienti da Pechino, che propone il modello “un Paese, due sistemi”.

Citando la presidente Tsai Ing-wen, il Consiglio ha invitato Pechino ad abbandonare le “misure provocatorie e di intrusione” e a riconsiderare “con mentalità più aperta” i temi di pace, reciprocità, democrazia e dialogo. “Solo allora”, ha concluso la nota, “ci potrà essere uno sviluppo sano delle relazioni nello Stretto”. La questione di Taiwan è tornata fortemente alla ribalta negli ultimi giorni, con l’innalzamento della pressione militare di Pechino sull’isola, che ha destato allarme a livello internazionale e forti critiche, soprattutto dagli Stati Uniti. I toni del discorso sono tra i più perentori mai usati dal presidente cinese, che non ha mai fatto mistero di considerare la riunificazione di Taiwan uno degli obiettivi prioritari della Cina sotto la sua leadership.

Il secessionismo dell’isola è “il più grande ostacolo” alla realizzazione del rinnovamento nazionale, ha detto Xi. “Chi dimentica il passato, tradisce la madrepatria e cerca di dividere il Paese non farà una bella fine. Saranno presi dal popolo e condannati dalla storia”, ha aggiunto, interrotto dagli applausi. Nella questione di Taiwan la Cina non ammetterà interferenze, ha avvertito il presidente cinese, perché si tratta di una questione puramente interna. “Nessuno dovrebbe sottovalutare la determinazione e la forte capacità del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale”, ha concluso Xi Jinping.

FONTE: https://www.opinione.it/esteri/2021/10/09/redazione_cina-xi-jinping-taiwan-pechino-sun-yat-sen-rivoluzione-grande-sala-del-popolo-piazza-tiananmen/

 

 

 

CULTURA

SOREN KIERKEGAARD E MAX STIRNER: L’INDIVIDUO TRA DIO E IL NULLA

Personaggi della civiltà

Sia l’Illuminismo, sia l’Idealismo, sia il Positivismo sono concezioni mondane, l’individuo vale in quanto è relazionato, fa parte, stabilisce un contratto associativo, per far valere la Ragione (Illuminismo), lo Stato (Idealismo di Hegel), il Progresso scientifico (Positivismo). Il danese Soren Kierkegaard e il tedesco Max Stirner, contrastarono violentemente la concezione che si era affermata con l’Idealismo, in specie di Federico Guglielmo Hegel, per cui il “soggetto”, il singolo, l’individuo è una condizione “superata” dalla Famiglia, dalla Società, dallo Stato. Soren Kierkegaard contrasta anche la riconduzione dell’uomo alla dimensione naturalistica e storica, quindi respinge Illuminismo, Idealismo, Positivismo, rifiuta ogni “superamento” dell’individuo.

L’individuo per Kierkegaard si presenta nel mondo, naturale, sociale, e sovra umano sempre come “singolo”, un singolo che può scegliere un’esistenza di godimenti, di esperienze molteplici e fugaci, scelta estetica; un singolo che può affermarsi nella vita sociale come attivo professionista, come coniuge, come generatore di figli, scelta etica; o un singolo che può dilatare lo sguardo oltre le sensazioni e la vita professionale e familiare e sentire l’infinito del possibile, l’angoscia del possibile. Per Kierkegaard è nella religione che proviamo, raggiungiamo questa angoscia del possibile, percepiamo l’infinito, scelta metafisica. Il Singolo ed il Possibile, non la Storia, non la Società, dunque, il singolo resta singolo, “quel” Singolo nel mare dell’infinito possibile che ha le sembianze di Dio, per Kierkegaard, mentre è il nitido “infinito” spazio-temporale Nulla per Giacomo Leopardi.

Estremo vertiginosamente nel rifiuto di ogni “superamento” del singolo, anzi: Unico, è Max Stirner. Umanità, Dio, Patria, Famiglia, Società, Bene Comune, Valori, Stato costituiscono organismi artificiali che distolgono dalla vera realtà: ciascun uomo è unico, non appartiene che a se stesso, valuta per se stesso, non ha obblighi verso gli altri, se mai decisi o imposti non in ragione di una superiore disposizione da riconoscere, ma dallo Stato o dalle religioni. Scrive Stirner: “Io ho certamente delle somiglianze con altri, ma questo vale soltanto per la comparazione, per la riflessione, nei fatti io sono incomparabile, unico. La mia carne non è la vostra carne, il mio spirito non è il vostro spirito”.

E se li riconducete ai vostri concetti generali di “carne” e “spirito”, questi sono pensieri vostri che niente hanno a che fare con la mia carne, con il mio spirito e dai quali meno che mai discende una “missione” per me e per ciò che è mio”. Per Stirner, al dunque, non vi è alcunché di superiore, inglobatore del singolo unico, non vi è alcunché di accomunante. L’Unico è solo di se stesso. Questa visione comporta che con la fine di ciascuno come unico finisce tutto. E’ la conclusione del testo di Max Stirner, “L’unico e la sua proprietà”: “Se io fondo la causa su di me, l’unico, esso poggia sull’effimero, mortale, creatore di sé, che se stesso consuma, e io posso dire: Io ho fondato la mia causa su nulla”.

Biografie

Max Stirner si chiamava Johnn Kaspar Schmidt, ebreo tedesco, 1806-1856, fu autore essenzialmente di un solo testo, che ebbe e mantiene un effetto sostanziale in una sparuta cerchia di individui: L’unico e la sua proprietà (1845). Ridicolizzato da Karl Marx, a sua volta spregiato da Max Stirner, giudicato fautore di una morale da bottegai, nella sostanza la concezione di Stirner è la più nuda convinzione della costituzionale solitudine di ciascuno nella insuperabile dimensione dell’unicità mortale. Non esisterebbe che l’Unico Io, il nudo Me Stesso, quindi nel destino di morte e di Nulla, giacché l’Io essendo Unico morendo cessa per sempre la sua unicità. La morale che Stirner trae è di un cinismo, in senso greco, di una spietatezza radicale, nessun dovere, nessun obbligo, io solo con la mia volontà. Molto discussa l’influenza di Stirner su Friedrich Nietzsche, sembra che Nietzsche conoscesse l’opera di Stirner. Strano non la conoscesse. Stirner ispirò ed ispira l’anarchismo individualista vertiginoso.

Soren Kierkegaard, danese di Copenaghen, 1813-1855, pensatore solitario, originale, dolorosamente tormentato dall’esigenza di salvezza, colpa, infinito, Dio, ritenne improprio dedicarsi alla soddisfazione dei sensi, ed anche alla professione di buon cittadino, il valore dell’esistenza starebbe nel rapporto con Dio, verso il Quale sentiva di essere peccatore e colpevole. Al dunque, una fede assoluta stabiliva il rapporto esclusivo individuale con Dio. Per Kierkegaard la mondanità e il collettivismo negavano la vita autentica quella religiosa: io-Dio. Kierkegaard visse la celebre formulazione di Blaise Pascal, che era necessario interessarsi dell’eternità più che della breve esistenza mondana, occuparsi di quel che sarà di ciascuno, di “quel” singolo, nell’eternità. Quindi la Religione al posto della Storia in un’epoca in cui sorgeva l’opposto, la religione della Storia, l’uomo del tutto sociale sostitutivo dell’uomo esistenziale. Soren Kierkegaard ebbe fortuna nel secolo scorso.

FONTE: https://www.opinione.it/cultura/2021/10/07/antonio-sacc%C3%A0_illuminismo-idealismo-positivismo-kierkegaard-stirner-hegel-leopardi-nietzsche-pascal/

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

Prof. Sinagra, “ai forti e ai liberi: in nome di Dio, chi sa parli”

roma polizia borghes

AI FORTI E AI LIBERI: chi sa parli – di Augusto Sinagra
Mi rivolgo a chi ha ancora una coscienza e senso della umanità.
Girano in rete i video di una bestia – non uomo – che massacra un povero manifestante ormai a terra, colpendolo con violenti pugni e calci, mentre molti poliziotti accanto a lui non lo fermano. É lo stesso individuo (maglietta aderente grigia, pantaloni scuri e occhiali neri) che faceva finta di essere un “manifestante”, cercando anche lui in precedenza e in altro video, di rovesciare un mezzo della polizia.

Chiunque ne conosce il nome e sa chi è (mi rivolgo soprattutto agli agenti di polizia onesti, che lo sanno) me lo comunichi nel modo più riservato possibile, anche in modo anonimo, indicandomi anche l’ufficio dove “lavora”.

Non si tratta solo di denunciare questa bestia (e io lo farei immediatamente) perché paghi per gli immondi delitti da lui commessi. Si tratta di qualcosa di molto più importante: dimostrare che, se questa bestia è un poliziotto, la polizia di Stato “infiltra” questa gentaglia per provocare disordini e violenze, e poi accusare i manifestanti a beneficio dell’illegittimo governo nemico del Popolo.

In nome di Dio, chi sa parli

Se potremo dimostrare questo in sede giudiziaria, verrebbero giù i vertici della polizia, e soprattutto la Luciana Lamorgese e l’intero governo.
Se qualcuno sa e non parla, mi domando come possa fare a guardare negli occhi i propri figli.
E allora in nome di Dio, chi sa parli.

AUGUSTO SINAGRA – Professore ordinario di diritto delle Comunità europee presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Avvocato patrocinante davanti alle Magistrature Superiori, in ITALIA ed alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a STRASBURGO

FONTE: https://www.imolaoggi.it/2021/10/10/sinagra-nel-nome-di-dio-chi-sa-parli/

 

 

 

ECONOMIA

Il nostro indice Ftse All Share sta disegnando un potente doppio minimo

Il nostro indice Ftse All Share sta disegnando un potente doppio minimo

 

Il clima, la crescita e la decrescita

Venerdì prossimo decine di città europee e non solo, vedranno scendere in piazza migliaia di giovani in occasione dello sciopero internazionale per il clima.

Una settimana dopo, sabato 23, a Roma si terrà una grande manifestazione nazionale sugli stessi contenuti e contro le grandi opere.

Due appuntamenti rilevanti che rilanciano alla grande il movimento socio-eco-ambientalista.

In particolare la giornata del 15 assume una importanza notevole.

L’aspetto sicuramente centrale, come hanno evidenziato molti commenti, è sicuramente il protagonismo di una nuova generazione, i cosiddetti millennials che finalmente sembrano aver rotto gli indugi e intendono prendere nelle proprie mani il loro destino.

Dopo il movimento altermondialista, quello di “occupy” e degli indignados, una nuova leva, fatta di giovanissimi, assume rilievo internazionale. Soprattutto stravolge una visione del tempo ormai da anni appiattita su un infinito presente, con l’annullamento della memoria del passato e ancora di più di qualunque progettualità futura.

E infatti proprio sul futuro del nostro pianeta è impostata l’analisi e l’attenzione del nuovo movimento. In completa sintonia con il “principio responsabilità” di Hans Jonas, questi giovanissimi mettono al centro del  loro agire politico la denuncia del vicolo cieco in cui il Sistema sta conducendo la nostra e le altre specie viventi.

In questo scenario c’è un grosso rischio. Si tratta del tentativo dello stesso Sistema,  con i mezzi di comunicazioni di massa in prima fila, di convogliare il tutto in una generica e indistinta “melassa ambientalista”, dando delle gran pacche sulle spalle a questi “bravi ragazzi”, favorendo l’affermazione di una denuncia superficiale, senza che il dito venga puntato nella giusta direzione. Come spesso capita in questi casi l’invito perentorio è di “non ideologizzare” la protesta.

Significativo l’articolo apparso sul settimanale tedesco Die Ziet, riportato da Internazionale, dove dopo aver sottolineato che “un elemento chiave della protesta è che la politica ambientale non è più una questione ideologica” ricorda come “qualche anno fa molti avrebbero temuto che la sinistra radicale stesse usando il pretesto delle politiche ambientali  per promuovere una trasformazione del sistema politico e sociale” e prosegue ricordando come “la scienza non ha nulla  a che fare con l’ideologia. Non in una democrazia liberale , di cui anzi è uno dei fondamenti”.

Una considerazione a cui si aggiunge una frase contenuta nel rapporto Ipcc del 2018 dove si legge che “per limitare il riscaldamento globale c’è bisogno di cambiamenti rapidi, radicali e senza precedenti in tutti i settori della società”. E conclude sottolineando come “la crescente deideologizzazione della crisi climatica permette alla protesta studentesca di aver una prospettiva vastissima”.dato che si batte “per un principio profondamente liberale radicato nelle nostre democrazie: la maggiore felicità per il maggior numero di persone”.

Invece, con buona pace del commentatore del settimanale tedesco, bisogna fare proprio il contrario: ideologizzare al massimo la protesta, mettendo in discussione radicalmente il grande impianto ideologico costruito in questi anni dal “sistema liberale” che sta alla base della devastazione del nostro pianeta.

Sul banco degli imputati deve salire la dittatura di mercato che ha ridotto il mondo  a un grande mercato globale, mercificando ogni aspetto della nostra vita. Ancella preziosa del furore capitalista è stata proprio quella “democrazia liberale”, ormai un feticcio, glorificata dai mass media di regime di ogni latitudine.

Con il mantra sintetizzato nel “there is not alternative”, non c’è nessuna alternativa, si è preclusa, almeno nelle intenzioni, qualunque possibilità di prospettare un radicale cambio di paradigma.

Ma non basta.

Accanto alla denuncia della deriva a cui il capitalismo ha condotto l’umanità, c’è un altro aspetto fondamentale, che va oltre l’anticapitalismo  e chiama in causa l’altra grande ideologica negativa che sta alla base della narrazione del Potere.

La centralità della “crescita”, emblematicamente rappresenta dal “Partito del Pil” che tra i suoi adepti annovera componenti che vanno dai liberisti agli apologeti del produttivismo di “sinistra”, in tutte le sue versioni, da quella “moderata” a quella “radicale”.

Fino, paradossalmente, allo stesso mondo ambientalista, con la mistificante “green economy”.

Il pensiero unico di questa concezione del mondo ha come comune denominatore appunto la necessità delle “crescita” a tutti i costi. Ignorando che se in effetti ha ragione il rapporto Ipcc per il quale sono necessari “cambiamenti rapidi e radicali”, ciò significa andare nella direzione diametralmente opposta a quella indicata dai sostenitori della “crescita”.

Ecco perché da tempo si è andata affermando, prima in una nicchia ristretta, negli anni Novanta del secolo scorso, poi in una cerchia sempre più vasta fino a conquistare ampi settori dei movimenti e dell’opinione pubblica, una scuole di pensiero che ha fatto proprio il concetto di “decrescita”, a cui per indorare la pillola ha aggiunto l’aggettivo “felice”.

Ma di questo si tratta: se la crescita a dismisura è una evidente follia, se il compulsivismo consumista e produttivista (capitalista e “socialista”) ha creato i presupposti per l’estinzione della nostra e delle altre specie (e tutti gli indicatori purtroppo stanno a mostrare come probabilmente stiamo chiudendo la classica stalla quando i buoi sono già scappati),  dobbiamo andare nella direzione opposta.

Produrre radicalmente di meno, lavorando quindi molto di meno e meglio, così come drasticamente diminuire il livello dei consumi.

Non si tratta di tornare indietro di decenni, ma di modificare stili di vita, abitudini, e lo stesso sistema produttivo a partire, come evidenziano da tempo non pochi economisti, dalla capacità di durata del prodotto.

Lo stesso Latouche in un saggio di anni fa, arrivava a prendere come modello il livello di consumo dell’inizio degli anni Settanta, quindi non certamente un riferimento di società propriamente pauperistico.

In sostanza si tratta di mettere in discussione le basi del sistema in cui viviamo e innescare una rivoluzione radicale, sostituendo all’ideologia capitalista (e socialista novecentesca), produttivisa e anche “industrialista”, un progetto di società completamente alternativo che potenzialmente si manifesta già in tutta una serie di esperienze comunitarie sparse nel pianeta. Dove democrazia di base, giustizia sociale, cercano di essere praticate insieme a una visione ecologista dei rapporti con il contesto e le altre specie.

In conclusione, è auspicabile che questi contenuti entrino apertamente nell’agenda politica del nuovo movimento di giovani che sta nascendo.

Una parte di coloro che il 23 manifesteranno a Roma li ha già fatti propri.

FONTE: https://www.arvultura.it/2133/il-clima-la-crescita-e-la-decrescita/

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

Mps, Palazzo Salimbeni in vendita. In arrivo accordi per altre 4 cause

Sede Montepaschi in vendita. La banca senese e la Fondazione Mps perfezionano l’accordo transattivo annunciato il 21 luglio per chiudere tutte le controversie insorte fra le parti. Litigi che avevano portato Palazzo Sansedoni a mettere sul tavolo del gruppo controllato dal Tesoro richieste di risarcimento danni per 3,8 miliardi legate all’acquisizione di Antonveneta e agli aumenti di capitale del 2011, 2014 e 2015. Come fatto sapere al mercato, la Fondazione si vedrà accreditare 150 milioni di euro, portando a casa anche impegni sulla valorizzazione del patrimonio artistico della banca. 

Nell’ambito dell’intesa con l’ente senese, sono anche previsti impegni “sulla destinazione dell’immobile di Rocca Salimbeni, su cui insisterà una prelazione a favore dell’ente”. Prelazione che prevede uno sconto del 10% sulla vendita nel centro storico di Siena, perché immobile soggetto a vincoli di destinazione d’uso.

Non è passata inosservata la tempistica dell’annuncio post suppletive (avrebbe messo in grossa difficoltà il segretario Dem Enrico Letta e infuocato il dibattito elettorale) di questa ulteriore clausola. La presenza di questo codicillo significa che il futuro acquirente (è in corso la trattativa con UniCredit) della banca tiscana non intende sobbarcarsi i costi della sede della direzione generale e inserirla dunque nella lista degli asset che vuole rilevare. Clausola coerente con quanto emerso fino ad ora e cioè che Andrea Orcel non è interessato al marchio, alla storia del Monte e alla struttura direzionale del gruppo.

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Rocca Salimbeni (o Palazzo Salimbeni) ospita la sede centrale di Mps: il Palazzo in stile neogotico, davanti al quale troneggia la statua dell’economista del XVII secolo Sallustio Bandini, “inventore” della cambiale, si sviluppa su tre piani e custodisce anche una pinacoteca e l’archivio storico della banca più antica del mondo.

Dunque la bad bank che raccoglierà, assieme alle altre cause legali, gli asset che resteranno fuori dal perimetro della cessione a Piazza Gae Aulenti, dovrà sobbarcarsi anche la vendita dell’immobile Palazzo Salimbeni, percui la fondazione godrà di un diritto di prelazione.  L’accordo consente a Mps di abbattere le richieste risarcitorie, riducendo l’ammontare complessivo del contenzioso, a 6,2 miliardi da un petitum di 10 e “offrendo un contributo rilevante – aveva sottolineato Mps annunciando l’intesa – alla soluzione del principale elemento di incertezza che grava sul bilancio” dell’istituto.

150 milioni della transazione sono già stati contabilizzati nei conti del secondo trimestre, chiuso, nonostante questa voce straordinaria negativa, con un utile di 83 milioni di euro. La prelazione sulla sede di Mps e gli impegni sulla valorizzazione del patrimonio artistico della banca arrivano mentre sono alle battute finali le trattative tra il Mef e Unicredit per la possibile cessione dell’istituto senese alla banca guidata da Orcel.

Con l’accordo, la Fondazione Mps si è assicurata la possibilità di fruire, gratuitamente, del ricco patrimonio artistico di Banca Mps in occasione di mostre e iniziative culturali. Per l’ente, che incasserà ‘l’assegno’ della banca entro il mese, si pone ora la questione dell’appostamento in bilancio dell’importo, pari a un terzo dell’attuale patrimonio (450 milioni). Il presidente, Carlo Rossi, in una recente dichiarazione pubblica ha indicato la volontà della Fondazione di portare tutta la cifra a patrimonio. L’intesa, secondo un’interpretazione, è come se generasse una plusvalenza dalla partecipazione nella banca conferitaria e quindi potrebbe andare tutta a patrimonio senza transitare dal conto economico dell’ente.

Serve però un intervento del Ministero dell’Economia, autorità di vigilanza sugli enti di origine bancaria, sotto forma di atto normativo, che consenta all’ente l’auspicata destinazione a patrimonio. In questa eventualità Palazzo Sansedoni potrebbe recuperare almeno una ‘taglia’ con un patrimonio di 600 milioni rispetto ai miliardi bruciati negli anni per seguire le ricapitalizzazioni di Mps, nel tentativo, non contrastato dalla comunità senese, di mantenere una partecipazione di riferimento nel capitale della banca.

Infine, secondo alcune indiscrezioni, sono in dirittura d’arrivo gli accordi stragiudiziali per altre quattro cause fra i 6,2 miliardi di petitum rimanenti. 

FONTE: https://www.affaritaliani.it/economia/mps-palazzo-salimbeni-in-vendita-in-arrivo-altri-accordi-per-4-cause-761240.html

 

 

GIUSTIZIA E NORME

Caso Morisi, la pm: "Archiviazione? Prematuro parlarne". La cocaina la chiave

Morisi, la pm: “Archiviazione? Prematuro parlarne”. La cocaina la chiave

“Il caso Morisi non è chiuso”. A dirlo è la procuratrice capo di Verona, nonchè la titolare delle indagini, Angela Barbaglio. “È prematuro parlare di archiviazione, ogni ipotesi, compresa quella che vede Morisi vittima di un possibile ricatto dei due escort romeni, è al vaglio”. Nell’appartamento di Belfiore, poco fuori Verona, i carabinieri durante la perquisizione il 14 agosto scorso hanno trovato e sequestrato cocaina. Droga che apparteneva a Morisi e che è stata consumata — per loro stessa ammissione — dai due ospiti romeni. È possibile che, date le modiche quantità rinvenute (una bustina nascosta dentro un libro con 0,31 grammi di polvere bianca e tracce di polvere su due piatti), l’ipotesi di spaccio cada. Ma, certamente, Morisi ha comprato cocaina. E l’ha data ai due ragazzi.

Dalle chat – prosegue Repubblica – appare chiaro che la droga dello stupro l’avesse portata Alexander, l’altro escort romeno partito da Milano insieme a Petr. Tanto basta, secondo la Lega, a chiudere la questione. Ma così non è: col pm lo stesso Petr ha ammesso di aver fatto uso, durante l’incontro avvenuto tra le 8 e le 17 del 14 agosto, sia di Ghb sia di cocaina. In quantità importanti, tanto da essere costretto ad andare al pronto soccorso perché strafatto. E questo per Morisi può essere un problema. Il consumo di gruppo è una fattispecie prevista dal Codice penale. La giurisprudenza dice questo: non è punibile se è volontario e soprattutto partecipato, ossia se tutti coloro che fanno uso di stupefacente insieme hanno contribuito economicamente ad acquistarlo. In questo caso è uso personale. Altrimenti, è vietato.

FONTE: https://www.affaritaliani.it/cronache/caso-morisi-la-pm-archiviazione-prematuro-parlarne-la-cocaina-la-chiave-761616.html

 

 

 

I pm di “Repubblica” dettano le accuse su Morisi: cosa è successo

“Il caso non è chiuso”. Il quotidiano di Molinari tenta in tutti i modi di tenere aperto il voyeurismo sull’ex social media manager di Salvini. E spuntano anche i consigli legali

I pm di "Repubblica" dettano le accuse su Morisi: cosa è successo

Nulla di penalmente rilevante. Eppure per Morisi l’inferno a quanto pare non è ancora finito. E ad evitare che l’ex social media manager di Salvini esca da questo girone dantesco di voyeurismo e di accuse gratuite che tracimano nella sua vita privata, ci si mette anche Repubblica. Sulle pagine del quotidiano di Molinari un articolo tiene aperta l’inchiesta: “Dalla coca al ricatto. Ecco perché Morisi non è un caso chiuso”. Ai maligni vien voglia di pensare che debba per forza restare aperto almeno fino la ballottaggio. Ma noi non lo siamo e quindi ci atteniamo alle vicende legate all’indagine. Per giustificare la tesi accusatoria, dalle parti di Repubblica ci si appoggia alle parole della procuratrirce capo di Verona, Angela Barbaglio: “È prematuro parlare di archiviazione, il pm a cui è stato affidato il fascicolo (Stefano Aresu, ndr ) sta conducendo altri accertamenti. Ogni ipotesi, compresa quella che vede Morisi vittima di un possibile ricatto dei due escort romeni, è al vaglio”.

Parole che non lasciano certo presagire una condanna. Ma tant’è. Infatti sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari si traccia la strada per “imbeccare” i pm e dunque anche dalle parti di viale Cristoforo Colombo si indossa la toga. Il punto su cui Repubblica basa la tesi accusatoria riguarda la cocaina trovata nella residenza di Belfiore.

Codice alla mano

Più volte è stato chiarito dagli inquirenti l’uso personale (e dunque palmente irrilevante) della droga. Ma nell’articolo di Repubblica viene citato addirittura il codice: proprio per essere certi che qualche pm non commetta qualche errore: “Il consumo di gruppo è una fattispecie prevista dal Codice penale. La giurisprudenza dice questo: non è punibile se è volontario e soprattutto partecipato, ossia se tutti coloro che fanno uso di stupefacente insieme hanno contribuito economicamente ad acquistarlo. In questo caso è uso personale. Altrimenti, è vietato, perché si configura la cessione di modiche quantità: il reato per cui Morisi è tuttora iscritto sul registro degli indagati”. Poi anche il consiglio per la tesi difensiva: “Se Morisi, attraverso il suo bravo avvocato Fabio Pinelli, riuscirà a dimostrare che la cocaina offerta ai suoi due ospiti faceva parte del pagamento delle prestazioni sessuali, otterrà l’archiviazione”. Insomma il collegio giudicante di Repubblica è già in camera di consiglio.

Memoria corta

Non importa che una chat confermi la totale estraneità di Morisi ad esempio riguardo alla “droga dello stupro“. Solo qualche giorno fa era stato il Corriere a riportare l’indiscrezione che i pm potrebbero ritenere superfluo interrogare Morisi e che gli stessi magistrati potrebbero sollecitare la chiusura del fascicolo. Ma non ditelo a Repubblica. L’obiettivo è uno solo, il solito: utilizzare una vicenda privata per colpire gli avversari politici.

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-pm-repubblica-dettano-accuse-su-morisi-cosa-successo-1981254.html

 

 

 

LA LINGUA SALVATA

Usi e abusi grammaticali che si stanno diffondendo anche in contesti formali

iamo proprio sicuri di saper usare in modo corretto “assolutamente”, “lui/lei” o “piuttosto che”? Tempo fa Gaetano Berruto avrebbe inserito certe tendenze nella definizione-ombrello di “italiano neostandard”, anche se ora diverse abitudini dell’italiano dell’uso medio si stanno diffondendo anche in contesti linguistici più ufficiali e formali: scopriamone insieme alcune tra le più comuni

L’italiano neostandard

Nel 1987, cioè ormai quasi 35 anni fa, Gaetano Berruto ha parlato per la prima volta di italiano neostandard nel saggio Sociolinguistica dell’italiano contemporaneo.

Con questa definizione-ombrello, il linguista intendeva riferirsi a delle tendenze considerate scorrette dalla grammatica, ma che si stavano ugualmente diffondendo da Nord a Sud per via dei mezzi di comunicazione di massa, della commistione tra parlate regionali e lingua nazionale e dell’incalzare della modernità.

L’evoluzione dell’italiano “dell’uso medio”

Da allora ne sono passate di regole sotto i ponti, così come di studi e di osservazioni capaci di includere negli usi dei parlanti del Belpaese anche tutto ciò che nell’interazione quotidiana non rispetta fino in fondo certe norme linguistiche che studiamo in aula.

Ciò accade perché, se è vero che è la grammatica a formare una lingua, è altrettanto vero che è chi si serve della lingua per comunicare a forgiarne le caratteristiche grammaticali, in un vero e proprio processo di evoluzione continua.

Non c’è da stupirsi, quindi, se dal 1987 a oggi certe abitudini rientranti nel cosiddetto “italiano dell’uso medio” si stiano diffondendo in modo sempre più trasversale, finendo per costituire una parte integrante del nostro modo di esprimerci anche in contesti più formali (scritti o orali che siano), senza che venga quasi più notato.

Scoprite di seguito alcune delle più comuni

Tendenze sempre più diffuse

• “lui, lei, loro” con funzione di soggetto:  tanto a scuola quanto nei testi di italiano pensati per gli stranieri, i pronomi soggetto di terza persona sono “egli/ella” al singolare e “essi/esse” al plurale. Nell’italiano neostandard, invece, la prima coppia viene sostituita da “lui/lei” e la seconda coppia da “loro“, che in teoria sarebbero tutti e tre dei pronomi personali complemento ma che, in pratica, sono ormai considerati delle varianti regolarmente ammesse;

• “piuttosto che” con valore elencativo: “Durante le vacanze vorrei leggere romanzi gialli, rosa, piuttosto che d’avventura e quant’altro”. C’è un problema in questa frase? Tecnicamente sì, perché “piuttosto che” viene usato al posto di “oppure”, quando il suo significato sarebbe quello di “anziché“. In altre parole, in italiano neostandard lo usiamo per proporre possibili alternative di un elenco, anche se il suo valore originario è invece sostitutivo (permette cioè di indicare una preferenza a discapito di un’altra);

• tempo presente al posto del futuro: nell’idea di una semplificazione dei tempi verbali, succede non di rado che si ricorra al presente indicativo per indicare un’azione che si compirà nel futuro, come nella frase “Fra qualche giorno vado in libreria” (che sostituisce la più idonea “Fra qualche giorno andrò in libreria”). Il motivo è presto detto: da una parte uno sforzo cognitivo minore, per l’appunto, e dall’altra parte una maggiore assertività, almeno nella perceizione di chi parla;

• “assolutamente” con senso assoluto: questo avverbio, se considerato in modo autonomo, non è sinonimo né di “sì” né di “no”; piuttosto, riconferma il livello di convinzione con cui si sceglie la parola che segue. Ecco il motivo per cui non andrebbe utilizzato da solo per rispondere a una domanda chiusa (come “Sei d’accordo?” o “Non ti va di venire?”), bensì accompagnato da un aggettivo (“è assolutamente vero”) o da un altro avverbio (“è assolutamente così”), anche se nell’uso medio accade quasi sempre il contrario;

• “che” polivalente: oltre alla sua funzione di pronome relativo e di congiunzione, il “che” in italiano neostandard diventa una sorta di raccordo semplificato tra proposizioni, come nelle frasi “Leggerò questo libro domani che oggi non ci arrivo” o “Alessandro Manzoni è un autore che ci si può fidare“, la cui forma più corretta sarebbe “Leggerò questo libro domani perché oggi non ci arrivo” e “Alessandro Manzoni è un autore di cui ci si può fidare”;

• uso enfatico del pronome indiretto doppio:  nei temi di italiano ci hanno sempre fatto presente che si trattava di un errore, ma le cose cambiano se parliamo di italiano dell’uso medio: va bene dire “a me mi piacciono le storie a lieto fine” o “a te quali classici ti sono rimasti più impressi?”, perché il raddoppiamento in questione serve a rafforzare volutamente l’enfasi sulla persona interessata dalla frase, per quanto la regola grammaticale continui a sconsigliarlo;

• “se” ipotetico + imperfetto: al posto del congiuntivo, è ormai tendenza comune ricorrere all’indicativo per semplificare, oltre ai tempi verbali, anche l’uso dei modi. Di conseguenza, non è insolito imbattersi in frasi del tipo “Se prenotavi lunedì il libro ti sarebbe già arrivato“, che va a sostituire la proposizione “Se avessi prenotato” in un periodo ipotetico. Ancora una volta niente di errato fino in fondo, si tratta “solo” di una modalità più informale di esprimersi.

Come vi sarà già capitato di osservare nella vostra esperienza quotidiana, si tratta di usi abusati, per così dire, perfino nei giornali, in radio o in televisione, per non parlare di discorsi orali di una certa caratura, che siano diffusi in streaming o tenuti davanti a un pubblico. D’altronde, una lingua non può fare a meno di evolversi, e insieme a lei la nostra percezione di cosa sia adeguato o meno in ogni situazione, con tutte le conseguenze del caso.

FONTE : https://www.illibraio.it/news/storie/italiano-neostandard-1406115/

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

La Cina si prepara a una nuova grande pandemia

… con “campi di isolamento”….

da Zero Hedge, traduzione automatica

Scritto da Alex Wu tramite The Epoch Times,

Il regime cinese ha informato le autorità locali di prepararsi per un’epidemia su larga scala di COVID-19, secondo documenti interni trapelati ottenuti dal Chinese Epoch Times .

Un documento, intitolato “Avviso di ulteriore rafforzamento della prevenzione dell’epidemia” è stato emesso dal Consiglio di Stato del regime cinese e trasmesso dal governo provinciale del Fujian alle autorità locali il 30 settembre.

L’altro è un “Avviso di prevenzione delle epidemie per la giornata nazionale” emesso dal Consiglio di Stato il 1° ottobre e distribuito dai funzionari provinciali del Fujian alle autorità locali. I documenti sono entrambi contrassegnati come “extra urgenti”.

Entrambi gli avvisi richiedono una maggiore preparazione per una risposta di emergenza all’epidemia, con il Partito Comunista Cinese (PCC) che propone almeno due standard per le autorità locali.

Uno è quello di costruire siti di isolamento centrali, con le autorità locali tenute entro la fine di ottobre ad allestire centri di isolamento e stanze di non meno di 20 stanze ogni 10.000 persone. La scala di ciascun sito di isolamento deve essere superiore a 100 stanze.

Secondo i dati pubblici, la popolazione della provincia del Fujian nel 2020 era di 41,54 milioni. Al 19 settembre, la provincia ha allestito 35.691 stanze di quarantena in 296 siti centrali.

In base allo standard dell’avviso di prevenzione dell’epidemia, la provincia del Fujian dovrà costruire almeno 83.000 stanze di quarantena entro la fine di ottobre, ovvero circa 47.000 stanze in meno di un mese.

Secondo un esperto, i requisiti per i siti di quarantena COVID-19 rivelano la reale situazione della pandemia in Cina.

Il dottor Sean Lin, un ex ricercatore di virologia presso l’US Army Research Institute, ha dichiarato a The Epoch Times:

“Ciò riflette la preoccupazione del PCC per l’aumento dell’epidemia. Deve aver nascosto la vera epidemia nella Cina continentale, altrimenti non avrebbe emesso improvvisamente un avviso nazionale di preparazione all’emergenza”.

L’”Avviso di ulteriore rafforzamento della prevenzione delle epidemie” richiede l’istituzione di un sistema di controllo a cinque livelli.

Si afferma:

“I quadri del PCC di città e di strada, il personale della rete comunitaria, gli operatori sanitari di base, la polizia e i volontari devono attuare congiuntamente la prevenzione delle epidemie della comunità” , come “implementare rigorosamente la prevenzione e il controllo della comunità” o bloccare le comunità residenziali.

Lin ha affermato che il sistema di controllo è in realtà quello di rafforzare la gestione sociale nelle aree locali e “lo scopo del PCC è rafforzare il controllo”.

“Se non c’è il test dell’acido nucleico, tutte le misure di prevenzione dell’epidemia del PCC sono le stesse delle campagne politiche. Ad esempio, puoi essere messo in quarantena in qualsiasi momento e messo in un sito di quarantena. E i siti di quarantena possono anche essere un luogo di persecuzione politica”, ha detto Lin.

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Campi di isolamento in costruzione. prevedono 20 posti ogni 10 mila abitanti

“Non importa chi sei, finché il PCC dirà che sei risultato positivo al test dell’acido nucleico, ti priverà di tutti i tuoi diritti. I siti di quarantena del PCC sono in realtà una forma alternativa di campo di concentramento ”.

“Io profetizzo l’epoca in cui il nuovo potere utilizzerà le vostre paro­le libertarie per creare un nuovo pote­re omologato, per creare una nuova inquisizione, per creare un nuovo conformismo. E i suoi chierici saranno chierici di sinistra”.

Pier Paolo Pasolini

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/la-cina-si-prepara-a-una-nuova-grande-pandemia/

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

Lo strano boom di “malori improvvisi” nei giovani. E tutti dopo il vaccino

11 Ottobre 2021

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, sul sito di Nicola Porro, hanno messo in evidenza una questione decisamente allarmante e che in pochi in Italia – noi siamo tra quelli – tendono a sottolineare a gran voce. Ed è il tragico boom di “malori improvvisi” in seguito al vaccino. Scrivono i due giornalisti: “Oggi Svezia e Danimarca hanno fermato la vaccinazione con Moderna dei giovani a causa del numero e gravità dei “casi avversi”. Evidentemente la” correlazione” tra i problemi cardiaci dei giovani e i vaccini Covid nei paesi scandinavi esiste per davvero e viene presa sul serio”.

“Anche l’Irlanda in agosto aveva fermato il vaccino Johnson & Johnson lo stesso giorno in cui un noto calciatore, Roy Butler, era morto improvvisamente 4 giorni dopo l’iniezione. Nel caso di Butler si era trattato di una emorragia cerebrale. Nel caso della studentessa ligure Camilla Canepa (diciotto anni) l’autopsia ha stabilito che la causa era una emorragia cerebral. Ogni giorno ci sono nel mondo e anche in Italia se uno spulcia le cronache locali, casi di giovani sani morti per ‘malore improvviso’, spesso in casa o anche nel sonno”.

“Nel caso del giovane di Biella di 17 anni morto nel sonno, il magistrato di turno prima ha ordinato una autopsia e poi l’ha cancellata perché il malore era ‘compatibile con le condizioni di vita del ragazzo’ (!). Si tratta di morti improvvise di giovani privi di patologie, che hanno in comune una cosa sola: si erano vaccinati negli ultimi due mesi. E se allarghiamo ai 30enni, 40enni e 50enni la lista è molto più lunga, ogni singolo giorno nei puoi trovare. Non c’è correlazione? La ‘correlazione’ esiste innanzitutto statisticamente, perché non è mai successo che si vedessero dozzine di morti per ‘malore improvviso’”.

Concludono i due giornalisti: “In UK è possibile trovare una statistica dei morti sotto i 19 anni nel 2021 e sono maggiori di circa 150 rispetto al 2020. In un precedente su questo sito abbiamo evidenziato che a livello europeo secondo EuroMoMo (osservatorio europeo) la mortalità sotto i 60 anni è maggiore di quasi 16mila decessi rispetto al 2020. Ci sono famiglie che pubblicano l’epitaffio online e citano espressamente la vaccinazione come causa di morte, come nel caso della trentenne Jessica Berg Wilson, di cui si è parlato online perché era una donna che si era espressa contro il vaccino, è stata obbligata a farlo per lavoro ed è morta subito dopo”.

FONTE: https://www.ilparagone.it/attualita/vaccino-boom-malori-improvvisi/

 

 

 

STORIA

Savitri Devi, la musa del neonazismo

Il nazismo stricto sensu nasce e muore con Adolf Hitler e il Terzo Reich, ma il suo messaggio funereo di cui è stato portatore è sopravvissuto ad entrambi. Perché quel messaggio orrorifico si è rivelato resistente alla Storia, all’Uomo, ed è stato trasmesso di generazione in generazione, fino ad oggi, da pensatori, politici e scrittori.

E nel novero di nostalgici di quello che Alfred Rosenberg aveva ribattezzato il Mito del ventesimo secolo, che è lungo, sfaccettato ed include personaggi come Miguel SerranoGeorge Lincoln Rockwell e David Irving, va inserita una delle figure più controverse ed eclettiche del secondo Novecento: Savitri Devi.

Savitri Devi Mukherji, al secolo Maximiani Julia Portas, è stata una delle figure più intriganti – per quanto controverse – della seconda parte del Novecento. Attivista politica, spia, scrittrice, socialite, occultista, animalista e neonazista; la Devi è stata tutto nel corso dei suoi settantasette anni di vita.

Nata in quel di Lione il 30 settembre 1905, la Devi crebbe in un ambiente multiculturale e multietnico – la madre era inglese, il padre era un francese di origini greche ed italiane –, ricevendo un’educazione improntata allo sviluppo della curiosità, allo studio delle scienze, al rispetto per gli animali e al culto dei padri.

Non ancora adolescente, la Devi già aveva formulato una propria weltanschauung, arricchendo o togliendo elementi dai valori e dagli insegnamenti ricevuti, che avrebbe mantenuto ed esteso nel corso della vita. Studentessa modello, avrebbe lasciato la città natale soltanto dopo aver conseguito due lauree specialistiche ed un dottorato, combinando studi filosofici e scientifici.

L’addio a Lione sarebbe stato seguito da un viaggio alla scoperta delle proprie origini, cioè la Grecia. Qui, nella culla della civiltà europea, la Devi sarebbe stata introdotta agli studi di Heinrich Schliemann sulle svastiche anatoliche, convincendosi del fatto che gli antichi greci appartenessero alla leggendaria razza ariana. E anche lei, di conseguenza, in quanto di origine greca, avrebbe cominciato a credere di essere una degli ultimi ariani.

La passione per il mito della razza ariana si sarebbe trasformata in una vera e propria ossessione per la Devi. E quell’ossessione l’avrebbe condotta dapprima a rinunciare alla cittadinanza francese – preferendole quella greca, nazione di ariani –, dipoi ad effettuare un pellegrinaggio pasquale in Terra Santa alla ricerca del “Gesù ariano” ed infine a viaggiare in India – una delle culle degli ariani.

Il viaggio nel subcontinente indiano avvenne nel 1932 e si sarebbe concluso con la presunta scoperta della verità. Verità che tutto sarebbe nato qui, tra le terre iraniche, il Tibet e la valle dell’Indo, e che l’induismo sarebbe stato la Via degli ariani. Verità che l’avrebbe persuasa ad abbandonare il proprio nome europeo e a rinascere in Savitri Devi, che in sanscrito significa dea del Sole. E verità che l’avrebbe condotta tra le braccia del Terzo Reich grazie al libro A Warning to the Hindus e alla palese e palesata volontà di dedicarsi alla causa dell’indipendenza indiana.

In India, per conto della Germania nazista, la Devi sarebbe stata tante cose: attivista politica per conto dell’Esercito Nazionale Indiano di Subhas Chandra Bose, reclutatrice di soldati per l’Indische Legion e scaltra predatrice di uomini, o meglio di diplomatici britannici, dai quali carpire informazioni utili al fine del sabotaggio dell’impero britannico nell’indosfera.

L’amore per l’India e il nazismo sarebbe stato suggellato definitivamente nel 1940, anno del matrimonio con il bramino filonazista Asit Krishna Mukherij. I coniugi Mukherij, a partire da quel momento, avrebbero congiunto gli sforzi, permettendo all’Asse – in particolare ai giapponesi – di portare a compimento una serie di operazioni di successo nell’indosfera. Il nazismo, come è noto, avrebbe perduto la guerra, ma i Mukherij si sarebbero occupati di preservarne il messaggio per i posteri.

La Devi avrebbe fatto ritorno in Europa nel secondo dopoguerra, vantando cittadinanza britannica – acquisita con il matrimonio con il bramino – e cominciando a viaggiare da parte a parte del continente, in particolare tra le terre germaniche e la Scandinavia, per ragioni di studio.

Arrestata nel 1949 a Düsseldorf, con l’accusa di propaganda nazista, la Devi avrebbe scontato otto mesi presso il carcere di Werl. L’esperienza, lungi dal spaventarla, l’avrebbe convinta ulteriormente della giustezza delle proprie idee. Dietro le sbarre, difatti, avrebbe conosciuto tanti militari nazisti – cioè persone che avevano effettivamente combattuto la Seconda guerra mondiale e vissuto sulla propria pelle il dodicennio hitleriano –, dai quali ebbe modo di conoscere più approfonditamente quell’ideologia che l’aveva affascinata sin dalla gioventù.

Dopo alcuni anni di relativa tranquillità, verso la metà degli anni Cinquanta avrebbe rispolverato il proprio attivismo con più solerzia di prima. Nel 1953 un eremitico pellegrinaggio lungo i luoghi simbolo dell’era nazista e della civiltà germanica – esperienza trasposta in libro cinque anni più tardi, Pilgrimage. Nel 1956 la scrittura della sua magnum opus, The Ligthning and the Sun, nota per i contenuti bizzarri relativi alla spiegazione del nazismo – una sorta di katéchon contro il Kali Yuga – e alla natura di Hitler – ritenuto un avatar del dio Vishnu. Nel 1956 un soggiorno egiziano per salutare l’amico Johann von Leers, reinventatosi ideologo antioccidentalista. E nel 1961 un viaggio madrileno per parlare con l’intoccabile Otto Skorzeny – tra i presunti registi della semileggendaria Organizzazione Odessa.

Personaggio eclettico, con la fama di mistica e fattucchiera, la Devi, nonostante le idee sostenute e propagandate, negli anni Sessanta si sarebbe trasformata in una socialite, cioè in una frequentatrice dei buoni salotti. Salotti che l’avrebbero portata, tra le varie mete, nella famiglia Dior – diventò amica intima di Françoise, nipote del capostipite Christian.

Insegnante e scrittrice, la Devi avrebbe trascorso gli anni Sessanta e Settanta a lavorare ad un obiettivo: l’unificazione dei partiti e dei movimenti nazionalsocialisti sotto un’unica bandiera. È anche a lei che si deve, difatti, la costituzione dell’Unione mondiale dei nazionalsocialisti. Non meno importante, la Devi avrebbe giocato un ruolo determinante anche nella nascita del dibattito negazionista sull’Olocausto.

Firma richiesta dai principali partiti nazi-nostalgici dell’epoca – dall’Union Movement di Oswald Mosley al British National Party di Andrew Fountaine, passando per il Partito nazista americano di Rockwell –, la Devi avrebbe ottenuto, per loro tramite, la diffusione globale dei propri lavori sul Mito del ventesimo secolo, diventando la madrina indiscussa del neonazismo.

Nel 1982, a causa del deteriorarsi delle proprie condizioni di vita, avrebbe deciso di trasferirsi dall’India all’Europa. Dopo dei brevi trascorsi tra Germania e Francia, sarebbe morta a causa di un arresto cardiaco il 22 ottobre dello stesso anno in casa di un amico, a Sible Hedingham (Essex), mentre era in attesa di partire alla volta degli Stati Uniti per parlare ad un convegno organizzato dal Partito nazista americano.

Le sue ceneri, a simboleggiare l’importanza rivestita per l’internazionale neonazista, sono state trasportate dall’Essex ad Arlington, in Virginia, e giustapposte affianco a quelle di Rockwell. Morta e sepolta, come il nazismo prima di lei, le sue idee, per quanto tetre, continuano a vivere e a stregare tutti coloro che sperano in un Quarto Reich.

FONTE: https://it.insideover.com/schede/storia/savitri-devi-la-musa-del-neonazismo.html

 

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