NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI 10 SETTEMBRE 2018

https://www.bastardidentro.it/immagini-e-vignette-divertenti/gerarchia-aziendale-29345

NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI 10 SETTEMBRE 2018

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Ogni classe politica ha bisogno dei suoi profeti di corte.

Ogni establishment bancario ha bisogno di politici che eseguano i loro ordini.

GARY NORTH, https://www.miglioverde.eu/italia-da-salvare-resto-dellidea-che-sarebbe-meglio-disintegrarla/ 

 

http://www.dettiescritti.com/

https://www.facebook.com/Detti-e-Scritti-958631984255522/

 

Le opinioni degli autori citati possono non coincidere con la posizione del curatore della presente Rassegna.

 

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IN EVIDENZA

Ecco come andrà a finire

MV, Il Tempo 28 agosto 2018

 

Lo so come andrà a finire. Lo so perché conosco la storia, conosco la gente, conosco i potentati, conosco gli immigrati. Li conosco come li conoscete voi, per esperienza, precedenti, realismo e uso di mondo. Fino a ieri la scena era la seguente: non ho sentito un italiano che non fosse d’accordo con Salvini, che non giudicasse assurdo incriminare un ministro dell’interno che fa il suo dovere, oltre che il suo mandato elettorale, di salvaguardare i confini della nazione, come è previsto dalla Costituzione, e tutelare gli italiani, respingere gli arrivi clandestini e ribadire che i migranti non sbarcano in Italia ma in Europa. È assurdo che dobbiamo ricordarci dell’Europa quando si tratta di pagare i debiti o di non sfondare i bilanci. E invece dobbiamo scordarci dell’Europa quando arrivano i migranti perché allora, d’un tratto, diventiamo nazione e ce la dobbiamo sbattere noi. La nostra sovranità consiste nell’obbligo di accoglierli, anche se tutti gli altri non li vogliono. Fino a ieri non c’era una persona con cui ho parlato che in un modo o nell’altro non fosse di questa idea.

Viceversa non ho sentito un tg, un programma, un commentatore, un uomo di potere o un giornale che non fosse schierato contro l’Italia, contro gli italiani, contro Salvini e dalla parte dell’Europa che se ne frega dei migranti, dalla parte dei giudici che incriminano i ministri nel nome della legge, dalla parte dei migranti che sbarcano illegalmente. Una partita secca, il popolo compatto da una parte, il potere compatto dall’altra. In compagnia di Salvini quasi nessuno, la Lega c’è ma non si vede, c’è solo lui, c’è la Meloni e poi giù il deserto. I grillini, quando non sono appesi al Fico, e dunque pendono a sinistra, fanno i furbetti come di Maio che pur di galleggiare e di restare dove sta, e giocare a fare il superministro, è pronto a rimangiarsi tutto e a

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SALVINI, OSSIA IL TORTO DI AVER RAGIONE. Non sarà perdonato.

Maurizio Blondet 8 settembre 2018

In Italia “le cose vanno selvaggiamente”  (Irlmaer)

 

Salvini si è messo nei guai veramente con la sua dichiarazione su Facebook. Non mi sembra se ne renda conto. Forse non conosce appieno il potere in mano alla casta giudiziaria, che ha così esplicitamente sfidato. Un potere di triturare un uomo fino alla morte, di fronte al quale non c’è scudo. Non certo nel voto degli elettori.

Forse era troppo giovane ai tempi di Enzo Tortora e dei tanti “suicidi” in carcere al tempo di Mani Pulite. O   non ricorda decenni in cui hanno triturato Andreotti con un pentito, che lo accusava di aver “baciato Riina”.

Salvini si è posto nella classica  situazione di essersi messo dalla parte del torto pur avendo sostanzialmente, profondamente ragione.

Questa è la situazione preferita dalla magistratura quando ti ha scelto come nemico, perché la “legge” vive di forma e non  di sostanza.

Nel suo linguaggio da “giovane”, poco sottile  e poco articolato  nella sfera leguleia, Salvini intendeva dire una cosa che i suoi seguaci hanno capito al volo: voi magistrati  avete dimostrato di non essere   “terzi”; avete ostentato il  vostro essere “di  parte”; insomma vi comportate contro la Lega e contro di me non come un ordine neutrale, ma  come un partito avverso. Ora, io vi dico: visto che siete un partito, fatevi votare, come  io sono stato votato. Combattete ad armi pari.

Che i magistrati –   almeno quelli che hanno perseguito Salvini – siano “di parte”, è perfino  inutile farlo notare, tanto è evidente. Il Pm di Agrigento, Luigi Patronaggio, che ha incriminato Salvini per i “sequestrati” della Diciotti, è stato fotografato mentre partecipa a un incontro presieduto da Matteo Renzi e dal suo ministro della Giustizia, Orlando (e dopo, Renzi profetizzò che Salvini sarebbe caduto “per via giudiziaria”). Niente di male, si sono subito affrettati a  dire  i media. Io sono abbastanza vecchio da ricordare un tempo in cui un magistrato, specie in provincia, non partecipava a feste  e  inviti di

 

Continua qui: https://www.maurizioblondet.it/salvini-ossia-il-torto-di-aver-ragione-non-sara-perdonato/

 

Come evitare un attacco stile 2011 contro l’Italia?

di Marco Rocco – 6 settembre 2018

 

I rischi di un attacco finanziario che arrivano dall’estero, le tensioni sui mercati, le mosse del governo, i progetti in cantiere (anche sui Btp), gli scenari e qualche consiglio. L’analisi di Marco Rocco

Osservando gli sviluppi internazionali sembra pericoloso illudersi che prossimamente l’Italia non venga messa sotto l’attacco da parte dei mercati, come fu nel 2011. Forse – in realtà – l’Italia è già sotto attacco e lo spread tra i 250 e i 300 bps ne è la riprova.

I calcoli di Mr. Cottarelli che conducono a circa 6 miliardi di extra costo di interessi in 2 anni causa spread potrebbero infatti essere non molto lontani dalla realtà: se ad esempio nel periodo 2018-2019 si dovessero rinnovare 200 miliardi di BTP, cifra coerente, l’extra costo rispetto ai bund sarebbe di 6 mld di euro, a meno di spostare le scadenze sui BOT ossia prendendosi un rischio ulteriore da ribaltare sui prossimi anni di governo pagando molto meno di interesse a breve. Rispetto invece al costo che si sarebbe avuto con lo spread a 150 bps come era qualche mese fa, beh, i conti di Cottarelli traballerebbero alquanto, secondo chi scrive nell’ipotesi sopra sarebbero circa la metà. Va ricordato che Cottarelli sembra da tempo eccessivamente pessimista in riguardo ai conti nazionali, forse più del dovuto (probabilmente ancora spera di rientrare in gioco in politica, chissà).

Il problema infatti è come da incipit: l’Italia probabilmente è già sotto l’attacco, una pistola alla tempia dell’esecutivo: se infatti il governo gialloverde cercherà di forzare la mano approvando quanto promesso in campagna elettorale – flat tax, reddito di cittadinanza e cancellazione anche solo parziale della legge Fornero – partirà il colpo mortale, altrimenti lo spread si assesterà su questi livelli per qualche trimestre.

Alla fine si sta vivendo una specie di dilemma del prigioniero: faccio quanto richiesto da chi

Continua qui: https://www.startmag.it/mondo/come-evitare-un-attacco-stile-2011-contro-litalia/

 

BELPAESE DA SALVARE

ITALIA DA SALVARE? RESTO DELL’IDEA CHE SAREBBE MEGLIO DISINTEGRARLA

di GIANLUCA MARCHI – 8 settembre 2018

 

La notizia è di qualche giorno fa e l’avete letta qui sul MiglioVerde: la procura di Rovigo ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza del Gup dello stesso Tribunale che aveva stabilito il non doversi procedere nei confronti di gran parte dei 48 indipendentisti indagati e accusati di “terrorismo” per la vicenda legata al secondo tanko, visto che il primo resta inconfondibilmente quello arrivato in piazza San Marco nel maggio del 1997.

Ho atteso qualche giorno prima di intervenire, perché diversamente mi mettevano dentro e buttavano la chiave. Mi limito qui al mio caso personale, senza tirare in ballo gli altri. Come qualcuno sa, sono uno degli indagati nell’ambito di questa inchiesta avviata dalla Procura di Brescia e venuta alla luce all’alba del 2 aprile 2014 con una operazione, condotta dai Carabinieri dei Ros, che coinvolse 49 persone, di cui 23 portate direttamente in carcere.

Dopo oltre quattro anni di udienze preliminari, processo apertosi a Brescia e subito dichiarato chiuso per incompetenza territoriale, l’indagine è approdata a Rovigo per ricominciare daccapo l’iter processuale. Il 16 giugno scorso è stata fissato l’inizio dell’udienza preliminare. Discutendo della vicenda con il mio legale, l’avvocato Luigi Pisoni, che mi segue ormai da tanti anni, in pratica da quando ero direttore de la Padania, per questioni strettamente personali, e forzando molto i miei sentimenti più intimi,  avevo accettato l’idea di non affrontare il processo e di

 

Continua qui: https://www.miglioverde.eu/italia-da-salvare-resto-dellidea-che-sarebbe-meglio-disintegrarla/

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

Siria – Gli USA svelano il loro “Piano Mutande” per un’occupazione a tempo indefinito

8 settembre 2018

moonofalabama.org

 

Oggi gli Stati Uniti hanno ufficialmente reso pubblica la loro nuova politica sulla guerra in Siria. E’ in pratica l’equivalente del piano commerciale in tre punti (video) degli Gnomi delle Mutande.

 

Il nuovo piano americano consiste in: 1) Mantenere a tempo indefinito l’occupazione del nord-est della Siria. 2) ??? 3) L’Iran abbandona la Siria e il regime di Damasco crolla.

Il Presidente Trump, che solo cinque mesi fa aveva detto di voler “uscire” dalla Siria e di essere intenzionato a riportare subito a casa le truppe statunitensi, in base a quanto affermato da esponenti ufficiali del Dipartimento di Stato, si è detto d’accordo con questa nuova strategia, che prolunga l’impegno militare per un tempo indefinito e si è impegnato in un grosso sforzo diplomatico per raggiungere gli obbiettivi americani.

Sebbene la campagna militare contro lo Stato Islamico sia praticamente terminata, l’amministrazione [Trump] ha ridefinito i propri obbiettivi, includendovi la fuoriuscita dalla Siria di tutto il personale militare iraniano e delle altre formazioni indipendenti e l’insediamento di un governo stabile e innocuo, accettabile da tutti i Siriani e dalla comunità internazionale.

Il primo, decisivo passo della “spinta diplomatica” è quello di prevenire l’imminente attacco dell’esercito siriano contro

 

Continua qui: https://comedonchisciotte.org/siria-gli-usa-svelano-il-loro-piano-mutande-per-unoccupazione-a-tempo-indefinito/

 

 

 

Navi da guerra russe per Idlib. Nasrallah ritira Hezbollah?

Posted by Paola on 5 settembre 2018

 

Roberto Roggero

Tre unità da guerra della marina russa stanno arrivando di fronte alle coste siriane, a quanto sembra per sostenere le forze governative nella imminente battaglia di Idlib, ultima roccaforte ancora controllata da ribelli e opposizione. Hezbollah, che sostiene il governo di Damasco con Iran e Russia, manifesta comunque la propria contrarietà.

Le navi sono state localizzate dai turchi giovedi 23 agosto, mentre stavano attraversando il Bosforo, distaccate dalla Flotta del Mar Nero, con destinazione Tartus. Si tratta della fregata lanciamissili Pytlivy, classe Krivak; del LST Orsk, classe Tapir; e del più grande mezzo da trasporto e sbarco della flotta, il Mikolaj Filchenko, in grado di trasportare 300 uomini e 20 carri armati e camion o 40 mezzi corazzati. Non è noto se queste navi trasportino personale o equipaggiamenti da combattimento, o entrambi, tuttavia le fonti militari di DEBKA hanno annunciato che le navi da sbarco russe sono state inviate in Siria per sbarcare forze speciali che dovranno attaccare i gruppi ribelli a Idlib, in particolare le milizie Hayat Tahrir Al-Sham (derivate da Al-Qaeda e dal Fronte Al-Nusra) comandate dal Abu Mohammaad Al-Julani. Secondo fonti dell’intelligence, in totale almeno 60mila guerriglieri fondamentalisti, che sarebbero per altro sostenuti anche dalla Turchia, che ha circondato il territorio e lo ha porto sotto osservazione con 13 postazioni.

Ankara ha inviato i suoi funzionari a Mosca per cercare di evitare l’offensiva militare combinata di forze russe, iraniane e siriane, e probabilmente senza la partecipazione di Hezbollah, ora che la maggior parte del Paese è ormai stato riconquistato dal governo di Damasco.

Idlib è quindi un punto di scontro fra Erdogan e Putin, tuttavia la Turchia potrebbe aver perso l’occasione di

 

Continua qui: http://assadakah.com/navi-da-guerra-russe-per-idlib-nasrallah-ritira-hezbollah/

 

 

CULTURA

Il collasso della civiltà

in data luglio 14, 2016

Una riflessione sulle invenzioni culturali e quanto investiamo su di esse emotivamente e cognitivamente, spesso senza neppure esserne consapevoli


La nostra civiltà scomparirà.

Come l’impero egiziano, con le sue monumentali piramidi, i suoi faraoni, il suo commercio, la sua cultura, la sua religione millenaria.

Come l’impero babilonese con le sue imponenti ziqqurat, i suoi re, le sue tradizioni, le sue biblioteche e il suo commercio.

Come l’impero fenicio, le sue invenzioni, la sua arte raffinata, le sue filosofie.

 

Insomma, la nostra civiltà scomparirà. Anzi sta già scomparendo. Perché le civiltà sono come gli organismi: nascono, si sviluppano, decadono e muoiono.

 

E poi perché le nazioni, le civiltà, le culture sono in realtà delle invenzioni.

Invenzioni per cui la gente uccide, sogna, si dispera, combatte, ma pure sempre invenzioni.

 

E sono irrazionali. Un po’ come il tifo calcistico: non c’è un motivo

 

Continua qui: https://blog.giordanochristian.com/2016/07/il-collasso-della-civilta.html

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO DISINFORMAZIONE

La costante presenza della Francia (Total) nelle corruttele italiane della Val d’Agri

Parigi ambisce a destabilizzarci per dare continuità al progetto EU e per far affari con le sue imprese?

Yahoo Finanza 7 settembre 2018

di Mitt Dolcino (Scenari Economici)

Mi raccontavano amici del Monginevro che dopo la fine dell’ultima guerra i francesi presero possesso di molti territori entro i confini italici, nonostante la pace. La situazione perdurò mesi, alcuni dicono anche alcuni anni, non volevano andarsene, i pascoli li consideravano loro. Alla fine cedettero, con i soliti piagnistei. Chi li conosce sa che i nostri vicini occidentali sono un popolo invadente, purtroppo invidioso, tanto da addirittura cambiare la data di nascita di Napoleone (secondo Jean Toulard, uno dei massimi storici del condottiero genovese, molto più credibile del cantore ufficiale di Napoleone, quel Chateaubriand che si prestò ad adattamenti nazionalistici della storia del condottiero, ndr) con lo scopo di non mettere in dubbio la francesità dell’Imperatore: in realtà Napoleone Buonaparte era un baldo genovese se proprio non lo vogliamo chiamare italiano, che per farsi ammettere all’alta scuola di guerra di Parigi dovette addirittura farsi cambiare il cognome togliendo la fastidiosa “u” che dava al suo cognome un suono troppo italianeggiante, dunque fu Buonaparte convertito in Bonaparte. Gli italiani, anche ai tempi maestri dello scherno, ancora oggi lo

Continua qui:

https://www.maurizioblondet.it/la-costante-presenza-della-francia-total-nelle-corruttele-italiane-della-val-dagri-parigi-ambisce-a-destabilizzarci-per-dare-continuita-al-progetto-eu-e-per-far-affari-con-le-sue-imprese/

 

DIRITTI UMANI – IMMIGRAZIONI

Immigrazione illegale fra disinformazione e realtà oggettiva

3 settembre 2018

di Ugo Trojano

Sull’immigrazione si riversano quotidianamente fiumi di parole e dati, a volte contrastanti, usati più per confermare una linea politica che per informare correttamente.

La tendenza, volontaria o meno, è generalmente quella di omettere alcuni tasselli rilevanti da cui non si dovrebbe prescindere se si volesse presentare all’opinione pubblica un quadro ragionevolmente completo e comprensibile delle problematiche connesse al flusso straordinario di migranti per lo più illegali.

Questi ultimi anch’essi vittime della disinformazione oltre che dei metodi spietati di trafficanti di esseri umani e dei loro complici siano essi organici alle organizzazioni criminali o usati indirettamente dalle stesse.

Per l’Italia, da anni ormai, le preoccupazioni maggiori riguardano i flussi incontrollati provenienti via mare e le oggettive difficoltà di gestione della crisi sul territorio italiano una volta adempiuto al sacro principio del salvataggio delle vite umane in mare. Difficoltà rese ancor più gravose dal fallimento di ogni tentativo per giungere ad una pragmatica, equa politica comune europea sull’immigrazione e una condivisione degli oneri da parte degli Stati membri.

Il dato di fatto al 2018 è che Italia, in primo luogo, Grecia e Spagna sono state lasciate sole, salvo esborsi comunque insufficienti di fondi comunitari e inutili parole di apprezzamento, dalle istituzioni europee e paesi membri, a gestire una crisi ben al di sopra delle capacità ricettive e gestionali dei singoli stati.

Nel caso italiano appare evidente che una parte della stampa, degli intellettuali più portati ai dibattiti salottieri che alle conoscenze del terreno e dei politici schierati acriticamente su posizioni ormai anacronistiche, incompetenti nella materia, ignorando le ripercussioni sulla

Continua qui: https://www.analisidifesa.it/2018/09/crisi-immigrazione-fra-disinformazione-e-realta-oggettive/

 

ECONOMIA

Libia: il cavallo dell’Italia ha il fiato corto

5 settembre 2018 da Federico Dezzani

Tutti i nodi vengono prima o poi al pettine, soprattutto in un contesto competitivo e spietato come la conquista/difesa delle zone di influenza: nella tarda estate 2018, è ormai evidente che l’Italia è destinata a perdere la partita libica, avendo scommesso tutto il proprio capitale politico sul cavallo sbagliato, l’effimero “governo d’unità nazionale” di Faiez Al-Serraj. Roma paga così a carissimo prezzo la propria subalternità a Londra e Washington, iniziata con l’avallo all’operazione Odissey Dawn e proseguito tragicamente con l’abbandono del generale Khalifa Haftar in favore dell’esecutivo patrocinato da ONU e Stati Uniti. Parigi, fedele alla sua secolare politica estera indipendente in Nord Africa, ha mantenuto invece saldi rapporti con il Cairo e Tobruk, finendo col collocarsi a fianco di Mosca nella partita libica: la vittoria francese è ormai inevitabile. Le competenze dell’ENI saranno l’unico strumento per riaffacciarsi alla “Quarta Sponda”.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

“Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”: un motto di origine latina che si addice perfettamente all’infausta politica italiana in Libia. Subappaltando la propria strategia agli angloamericani, Roma ha inanellato una drammatica serie di errori che, nella tarda estate 2018, è ormai evidente che culmineranno con una sconfitta politico-diplomatica senza precedenti ed il nostro ulteriore ridimensionamento nel Mediterraneo. Si tratta di una debacle che, da un lato, ci intristisce, dall’altro procura la soddisfazione tipica del “noi l’avevamo detto”. Con i nostri articoli che si sono succeduti negli ultimi tre-quattro anni, più volte, infatti, abbiamo messo in guardia dai pericoli della strategia adottata dall’Italia nella sua ex-colonia, evidenziando in particolare come l’esecutivo di Faiez Al-Serraj fosse un esperimento destinato a terminare nel più tragico dei modi: probabilmente una parte importante dei vertici politici-militari italiani la pensavano come noi, ma nel momento in cui ci si lega mani e piedi a potenze straniere (Stati Uniti e Gran Bretagna) si segue inevitabilmente il loro triste destino.

L’Italia, complice l’intrinseca debolezza del proprio primo ministro (Silvio Berlusconi, suscettibile di mille e uno ricatti a sfondo sessuale) e delle proprie finanze (l’euro rese possibile portarci nel 2011 ad un passo del default), si vide costretta sette anni fa a “scaricare” il colonnello Muammur Gheddafi, sebbene questo colorito personaggio fosse il miglior garante dei nostri interessi in Libia sin dal colpo di Stato del 1969. Errore, ma umano. Rovesciato il rais, il Paese, come facilmente prevedibile, sprofonda nel caos, a causa dei dissidi tra tribù e dell’altissima concentrazione di estremisti sunniti: a molti (USA e GB) fa poi comodo trasformare la Libia in “una terra di nessuno”, da cui sia possibile lanciare attacchi destabilizzanti verso i Paesi vicini (Algeria, Tunisia ed Egitto in primis). Una Libia balcanizzata, inoltre, fa comodo a coloro che vogliono spalancare le porte della “via mediterranea” per sommergere di

Continua qui: http://federicodezzani.altervista.org/libia-il-cavallo-dellitalia-ha-il-fiato-corto/

 

Moody’s, Standard&Poor’s e Fitch. Ecco tutte le magagne delle agenzie di rating

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi – 9 settembre 2018

L’analisi di Mario Lettieri e Paolo Raimondi sulle agenzie di rating

Arrivano le nuove pagelle delle agenzie di rating sull’Italia! La maggioranza dei media e tanti politici sono contenti come a Natale, sotto l’albero. Finalmente sapremo che i nostri titoli si avvicinano sempre più al livello di «spazzatura» e la cosa sembra consolare molti.

In passato, abbiamo più volte messo in guardia da queste «incursioni». Lo abbiamo fatto quando al governo c’era Silvio Berlusconi e le opposizioni usavano i rating per provare che tutto andava male. Lo abbiamo fatto quando al governo c’erano i vari governi del centrosinistra e le opposizioni sventolavano le pagelle negative. Lo facciamo anche ora con il nuovo governo e le nuove opposizioni.

I rating di Moody’s, Standard&Poor’s e Fitch non sono valutazioni fatte da enti indipendenti ed eticamente impeccabili. Le agenzie sono imprese private con base negli Usa che hanno la pretesa di giudicare le economie del resto del mondo. In America, invece, sono annualmente tenute d’occhio dalle istituzioni di controllo per scovare eventuali conflitti d’interesse e non sono per niente amate dalle autorità di governo. Il loro ruolo nefasto e corresponsabile nella Grande Crisi del 2007-8, i loro trascorsi e i legami con le grandi banche e con la finanza speculativa, non depongono bene.

Fitch è posseduta dal colosso della comunicazione Hearst, che ha capitali e partecipazioni in centinaia di differenti business privati. Tra i suoi executive vanta dirigenti che hanno lavorato con banche e finanziarie come Merryl Linch, Lehman Brothers, Goldman Sachs, l’inglese Lloyd Bank, la Beneficial Corporation, ecc. Moody’s Corp. ha un fatturato di 4,2 miliardi di dollari per i suoi servizi finanziari e di rating. I suoi grandi

 

Continua qui: https://www.startmag.it/mondo/moodys-standardpoors-e-fitch-gli-scheletri-nellarmadio-delle-agenzie-di-rating/

 

Il commercio internazionale: tra vantaggio comparato e protezionismo

Gerardo Gaita – 9 settembre 2018

Alla base del libero scambio c’è il cosiddetto principio del vantaggio comparato.

Questo principio contro-intuitivo afferma che ogni paese avrà un vantaggio:

se si specializzerà nella produzione e nell’esportazione dei beni che può produrre a un costo relativamente basso, cioè nei quali è relativamente più efficiente di altri paesi;

se importerà quei beni che produce a un costo relativamente elevato, cioè nei quali è relativamente meno efficiente di altri paesi.

In altre parole, quando gli individui si specializzano nei settori di vantaggio comparato e scambiano la produzione con beni per i quali hanno uno svantaggio comparato, i consumatori di ciascun paese possono ottenere un quantitativo maggiore di beni di consumo con la stessa quantità di lavoro.

Con il libero scambio si promuove pertanto una divisione del lavoro tra i paesi reciprocamente vantaggiosa che a sua volta promuove l’espansione delle possibilità produttive e di consumo per ciascun paese.

Di conseguenza, da un lato il commercio internazionale tende a seguire spontaneamente il vantaggio comparato (non semplicemente i tassi salariali o il vantaggio assoluto), dall’altro i dazi doganali, impedendo alle forze del vantaggio comparato di esprimersi con il massimo vantaggio, determinano inefficienza economica.

Quando in un dato paese infatti s’impone un dazio doganale

Continua qui: http://funnyking.io/?p=1793

 

 

La maledizione di Thomas Malthus

 9 settembre 2018

THE NEXT WAVE

Ripercorrendo alcuni appunti dell’anno scorso, sono capitato su un articolo di Dietrich Vollrath [5] pubblicato nel 2017 che avevo stampato per dedicargli tutta l’attenzione che merita. S’intitola “Chi è che voi chiamate malthusiano?”, e affronta la questione interessante per il futuro, di sapere perché qualificare qualcuno come “malthusiano” è una forma di attacco personale così efficace che mette fine a qualunque argomentazione possibile.

Povero vecchio Malthus. Ha una pessima reputazione da quando ha predetto verso la fine del XVIII secolo, che la sovrappopolazione avrebbe portato alla fame e poi al crollo della società. Non è andata così, in gran parte perché siamo capitati su un approvvigionamento mai visto di energia a buon mercato, origine della rivoluzione industriale. E dato che nella realtà si era sbagliato, questo significa che se voi menzionate Malthus al giorno d’oggi, siete istantaneamente etichettato come eccentrico.

Dunque Vollrath ci rende in due modi un servizio col suo lungo articolo. Prima di tutto, cerca di inquadrare di nuovo l’argomento di Malthus nel suo contesto originario, secondariamente ritorna sulle interrelazioni che si nascondono dietro il modello del mondo di Malthus.

Relazioni malthusiane

Le relazioni sono semplici.

Prima di tutto il livello di vita è inversamente legato alla dimensione della popolazione. In effetti, al momento della stesura di queste idee, il principale fattore di produzione era la terra, la cui offerta è in gran parte fissa. Vollrath condivide un diagramma ricavato dall’opera di Greg Clark (1) che lo dimostra. Il modello di Peter Turchin nei “Cicli Secolari” (Secular Cycles) ha effettivamente al centro della sua tesi questa relazione.

Clark – Popolazione britannica e salari reali – Malthus

 

Secondariamente la crescita della popolazione è correlata positivamente alla qualità della vita, come annota

 

Continua qui: https://comedonchisciotte.org/la-maledizione-di-thomas-malthus/

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

Poste Vita, Unipolsai, Cattolica. Ecco gli effetti dello spread sulla solvibilità delle assicurazioni

di Anna Messia – 10 settembre 2018

L’articolo di Anna Messia, giornalista di Mf/Milano finanza, sugli ultimi bilanci presentati dalle compagnie di assicurazione italiane segnati dalle tensioni sullo spread Btp-Bund 

C’è chi ha visto scendere il proprio indice di solvibilità di oltre 90 punti percentuali in un colpo solo. Le tensioni sullo spread Btp-Bund hanno già lasciato un evidente segno sugli ultimi bilanci presentati dalle compagnie di assicurazione italiane.

COSA E’ SUCCESSO A POSTE ITALIANE

Gli effetti sono stati ovviamente più pesanti per chi nei titoli del debito pubblico italiano ha messo una fetta ampia dei propri investimenti, come Poste Italiane (94 punti), il cui portafoglio è per il 60% occupato da Btp. E un taglio netto è stato registrato anche da chi ha scadenze obbligazionarie più lunghe, tipicamente operatori più esposti nel ramo Vita (come Cattolica Assicurazioni) rispetto a chi ha un peso maggiore nel ramo Danni.

I CASI UNIPOLSAI E CATTOLICA

È il caso per esempio di UnipolSai, che a parità di esposizione in Btp rispetto a Cattolica (37% del portafoglio) ha visto scendere il suo Solvency II di soli 9 punti rispetto ai 39 della compagnia di Verona.

EFFETTO SPREAD PER LE COMPAGNIE ASSICURATIVE

In ogni caso per tutte le assicurazioni italiane ci sono state evidenti ricadute negative legate allo spread, che da fine 2017 allo scorso giugno è passato da 128 a 238 punti, con un incremento di 110 punti conseguente al momento di incertezza legato all’insediamento del

 

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GIUSTIZIA E NORME

COSSIGA: CSM, SEI FUORILEGGE

di FRANCI COPPOLA – 15 novembre 1991     RILETTURA NECESSARIA

 

ROMA – Non osate discutere le cinque pratiche sulle quali ho posto il veto altrimenti vi farò sgomberare. Vi siete posti fuori della legge e non esiterò a denunciarvi al giudice penale, se insisterete nel vostro comportamento. Cossiga replica così al Consiglio superiore della magistratura, minacciando non solo lo scioglimento dell’organo, ma addirittura la denuncia all’ autorità giudiziaria dei 32 consiglieri e l’ adozione di misure di polizia: è una lettera di sei pagine indirizzata al vicepresidente Giovanni Galloni e fatta pervenire anche ai presidenti delle due Camere. Il capo dello Stato ritiene quantomeno “illegittima” la decisione presa l’altra sera dall’ organo di autogoverno della magistratura di iscrivere all’ ordine del giorno della seduta di mercoledì prossimo l’ esame di cinque quesiti, relativi ai rapporti tra capi delle procure e sostituti, sui quali era calato il veto del presidente della Repubblica. Per superarlo, il Consiglio aveva portato finalmente a termine l’esame di quella parte del regolamento interno che sancisce i poteri del capo dello Stato a proposito dell’ordine del giorno. E lo aveva fatto stabilendo che l’ultima parola appartiene al plenum stesso. Per Cossiga, tutto questo costituisce “una grave illegalità”. Il Consiglio “si è posto fuori dalla legge, ha gravemente

Continua qui: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/11/15/cossiga-csm-sei-fuorilegge.html?refresh_ce

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Selmayr, l’ennesimo tedesco a capo dell’Ue (con un golpe)

Scritto il 10/9/18

Un altro tedesco a capo dell’Europa: l’ennesimo. E in più, salito al trono truccando le carte. Il verdetto è duro e meriterebbe di trarne conseguenze politiche: nella procedura di nomina di Martin Selmayr a segretario generale, la Commissione Europea non ha seguito le regole «in modo corretto né nella lettera né nello spirito», ha detto l’Ombudsman dell’Unione Europea, Emily O’Reilly, al termine di un’inchiesta sulla promozione lampo dell’ex capo-gabinetto del presidente Jean-Claude Juncker il 21 febbraio scorso. Il Mediatore Europeo, scrive David Carretta sul “Foglio”, ha identificato quattro casi di “cattiva amministrazione”. Nella sostanza accusa l’esecutivo Juncker e lo stesso Selmayr di aver orchestrato una procedura “fake”. «La Commissione ha creato un senso d’urgenza artificiale per riempire il posto di segretario generale al fine di giustificare la non-pubblicazione del posto vacante. La Commissione ha anche organizzato una procedura di selezione del vice-segretario generale non per riempire quel ruolo ma per permettere la nomina rapida in due fasi di Selmayr a segretario generale», ha spiegato O’Reilly, senza dimenticare di criticare la strategia comunicativa «difensiva, evasiva e a volte combattiva». Il risultato è che «tutto questo ha rischiato di mettere repentaglio il bilancio ottenuto con fatica di alti standard amministrativi dell’Ue e di conseguenza la fiducia pubblica».

E’ un giudizio severo, scrive Carretta, che si aggiunge a quello che aveva espresso dall’Europarlamento lo scorso aprile, quando

 

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Come Kissinger e Washington hanno venduto la Grecia

Davide 8 settembre 2018 DI PHIL BLUTER

journal-neo.org

 

Ogni governo dovrebbe attuare la politica estera a nome della propria gente. Ogni governo dovrebbe determinare quali nazioni hanno agito in amicizia con la propria gente. Nella maggior parte dell’Europa orientale, i migliori interessi della gente non vengono però presi in considerazione.

Con le relazioni tra Grecia e Turchia che sullo sfondo continuano a scaldarsi, l’idea tradizionale che Washington sia un alleato greco dovrebbe essere riesaminata ad Atene. La pubblicazione di documenti che mostrano Henry Kissinger, allora Segretario di Stato USA, a sostegno delle tattiche turche durante l’invasione di Cipro del 1974, è alquanto eloquente. Secondo la notizia, Kissinger disse a Gerald Ford che “la Turchia aveva il diritto di conquistare una parte dell’isola”. Il tanto decantato consigliere politico di Washington è anzi andato oltre, dicendo che credeva che “la Turchia sarebbe diventata un alleato migliore della Grecia”, nel giustificare il suo consiglio al presidente.

Nel documento declassificato della conversazione avvenuta alla Casa Bianca, il presidente Ford, Kissinger e (cosa interessante) il maggiore generale Brent Snowcroft erano i partecipanti. È giusto dire che sia Kissinger che Snowcroft sono parte integrante del problema che la politica estera americana è diventata. Entrambi sono stati consiglieri di ogni presidente dopo Nixon, ed entrambi sono istigatori e figure chiave dell’egemonia americana. Dalla Commissione Trilaterale al Council on Foreign Relations, entrambi hanno svolto ruoli chiave in operazioni di regime change, spionaggio, guerre per procura, dal Venezuela al Vietnam, aiutando a

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POLITICA

Barbari o divisi

MV, Il Tempo 1 settembre 2018

 

Verrà il giorno che il verde si separerà dal giallo, la Lega sarà la nuova destra e il M5 Stelle sarà la nuova sinistra. Dalla maggioranza di governo del presente nascerà un nuovo sistema bipolare. I tempi potranno essere rapidi se in autunno o anche subito la coalizione si spaccherà sui temi sensibili che già conosciamo, vale a dire migranti, giudici, pensioni, reddito di cittadinanza, nazionalizzazioni, mentre su altri come l’Europa e l’avversione alla Casta dei potentati sembrano essere abbastanza omogenei. Ma se resisteranno alla prova d’autunno ci sarà poi la prova dell’Europa quando i due partiti si presenteranno divisi e faranno incetta di voti gli uni nell’area del centro-destra e gli altri in prevalenza della sinistra.

Questa profezia circola sotto traccia da qualche tempo, e Bobo Maroni l’ha di recente rilanciata, vedendo nella Lega l’erede della destra e di Forza Italia e nei grillini gli eredi della sinistra e del Pd. Rispetto alla nuova destra e alla nuova sinistra che faranno quelle cariatidi in caduta? Cambieranno nome, faccia e leader ai loro partiti in ritirata, si aggrapperanno al passato (Veltroni e Berlusconi), cercheranno di aprire i ponti ai due Soggetti principali tramite i loro ambasciatori (Toti e Zingaretti). E per completare la partita si dovrà vedere poi che fine faranno Fratelli d’Italia e Liberi e Uguali, se saranno dentro, fuori a mezzadria, satelliti o in disparte, rispetto ai due poli principali.

Insomma, il futuro non finisce mica qui, altri futuri si prospettano davanti, e nel rimescolamento del pappone nazionale non sono esclusi anche vintage, coalizioni riesumate e rigurgiti di passato. L’ipotesi subalterna, naturalmente, è che gli eventi precipitino, con

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