RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 24 MARZO 2022

https://www.controinformazione.info/la-nato-e-la-cia-stanno-preparando-lopinione-pubblica-per-un-attacco-sotto-falsa-bandiera/

RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 24 MARZO 2022

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Un vero ascoltatore ti comprende anche quando stai in silenzio

SIMON MAY, La filosofia in tasca, Sonzogno, 2001, pag. 54

 

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SOMMARIO

IL VIDEO DEL PRESIDENTE UCRAINO E LA NARRAZIONE-SPETTACOLO
Biden definisce Putin “un criminale di guerra” dopo aver approvato i droni armati per l’Ucraina
“Pronti ai razionamenti”. Incapaci a tutto, Draghi e Salvini preparano la nuova emergenza
I TRE TIPI DI REGIME-CHANGE GUIDATI DAGLI USA
Blangiardo svela il bluff: demografia ignorata dal PNRR
IN BALLO NON CI SONO LE SORTI DELL’UCRAINA MA QUELLE DEL CAPITALISMO OCCIDENTALE
Zelensky e l’amnesia di otto anni di guerra nel Donbass
LA NATO E LA CIA STANNO PREPARANDO L’OPINIONE PUBBLICA PER UN ATTACCO SOTTO FALSA BANDIERA
QUESTA VOLTA LA VITTIMA SARÀ L’EUROPA
Al giorno d’oggi difendere l’ovvio è diventato un atto rivoluzionario.
Guerra Russia-Ucraina, preoccupa l’utilizzo delle armi ipersoniche
La Russia rivela un nuovo documento sui laboratori biologici segreti della NATO in Ucraina
Victoria Nuland riconosce che ci sono laboratori militari in Ucraina
La Stampa e la prima pagina della vergogna: un appello all’ordine dei giornalisti
LA SICUREZZA INFORMATICA DELLE FERROVIE ERA STATA GARANTITA DA GABRIELLI
Pensieri e parole (soprattutto parole)
Superbonus 110 per cento, spesi 20 miliardi (di soldi pubblici) per lo 0,9% degli edifici
Nuovo Bonus Benzina: chi e come può accedervi
Cercansi rubli disperatamente
Cina e Russia fondano un nuovo sistema finanziario mondiale
La previsione di “Margin Call Doom Loop” di Pozsar si avvera mentre Trafigura affronta miliardi di chiamate di margine
Ucraina: il progetto Khazaria 2.0
Gravi agevolazioni per i medici ucraini. Mentre i nostri sono sospesi
Esiste un piano USA del 2019 per “sbilanciare” la Russia, leggerlo oggi spiega molto
ZELENSKY, CHE SFIORA LA DEFENESTRAZIONE DAL PARLAMENTO ITALIANO PERCHE’ NON HA ACCENNATO ALLA RESISTENZA
“Lo dice la scienza: informazione a senso unico in Italia su Covid e guerra in Ucraina”

 

 

EDITORIALE

IL VIDEO DEL PRESIDENTE UCRAINO E LA NARRAZIONE-SPETTACOLO

Il video del presidente ucraino e la narrazione-spettacolo

Da una attenta e costante osservazione, si nota che le azioni del giovane presidente ucraino sono cadenzate da una interessante spettacolarizzazione. L’uso delle risorse comunicative è totale. Si può notare una particolare ricercatezza nell’abbigliamento spartano che trasmette sofferenza, ma vuole anche dire che c’è una volontà guerriera mitigata però dal ricorso ad una postura a mezzo busto con le braccia appoggiate ad una scrivania, come a voler trasmettere che egli è un combattente ma è pronto a trattare.

A dispetto del tavolo rassicurante e distensivo, egli non ha ancora firmato accordi. Partecipa a tutte le trasmissioni con metodica solerzia ritmata dalla forza fisica di un maratoneta. Ad un occhio attento non sfugge che i suoi video denotano un utilizzo calibrato dei codici semantici e iconici a disposizione grazie alle esperienze professionali antecedenti il suo attuale incarico pubblico. Rispetto all’icona svedese ingegnerizzata da efficientissimi apparati comunicativi mondiali, esiste una sostanziale differenza che testimonia la progressiva dematerializzazione delle attività sociali: egli agisce mediante la video-conferenzaLa ragazzina-icona e altri movimenti italiani “spontanei” e colorati dai nomi ittici – attualmente scomparsi dai radar – sono meno tempestivi rispetto ad una strategia presenzialista in rete permanente consentita dalle comunicazioni video.

Egli è il prototipo della video-politica che consente un presenzialismo iperveloce e ubiquitario. Le osservazioni appena accennate, consentono di comprendere i motivi per i quali egli, dietro imperiose e non negoziabili indicazioni degli alti comandi Usa-Inghilterra, continua a tentennare chiedendo aiuto a tutti i Paesi aderenti all’Unione europea e alla Nato o a entrambi gli schieramenti mediante il presenzialismo online.

L’attivismo-spettacolo segna una svolta significativa del modo di fare politica: non c’è più la necessità della presenza fisica nelle piazze e nei luoghi pubblici dedicati e attrezzati per le ampie riunioni intercalate e sorrette da programmi televisivi o da canali di rete. Diventa sufficiente la comunicazione video più ubiquitaria possibile. L’uomo, quindi, non è un incapace. Rappresenta egregiamente gli interessi anglosassoni per le risorse dell’Ucraina da depredare al più presto sottraendole ai russi e ai cinesi loro alleati di ferro.

Nel rispetto della famosa affermazione del giudice Paolo Borsellino “seguire i soldi”, si può tranquillamente affermare che dietro ad ogni conflitto, migrazioni, carestie, ossessive e martellanti politiche ambientali ci sono i soldi, miliardi di euro, di dollari, materie prime, posizionamento geopolitico. La sofferenza della popolazione è un danno collaterale. La narrazione videocratica del giovane presidente è realizzata in regime di eterna emergenza che non consente di riflettere. Si forniscono i dati dei morti e dei feriti delle varie parti coinvolte. I numeri sono diffusi senza citare una fonte attendibile. La tecnica è quella della mitraglia con una velocità che una verifica statistica seria non consentirebbe. Queste premesse fanno sollevare enormi dubbi sulla veridicità dei dati trasmessi televisivamente. Anche nel casso ucraino, l’ossessiva sovraesposizione fa massiccio ricorso a immagini e filmati senza contesto né date. Le riprese di donne e bambini feriti, popolazioni in fuga, ricoveri in campi di fortuna, le immagini sparate di edifici sventrati di cui non si conosce la localizzazione, la martellante e parossistica russofobia veicolata da una comunicazione spettacolare non fa venire in mente lo stesso stile cadenzato della precedente (e non finita) campagna epidemica nazionale e mondiale? Il perdurare della tecnica dell’emergenza eterna deve rendere lo “spettacolo video” affannoso e massacrante. Il cittadino bersagliato non deve avere il tempo di valutare le notizie lanciate a macchinetta dai canali in rete e cartacei.

Proviamo a guardare tutto questo in un’altra prospettiva in vari punti. Primo, l’Europa raccoglie milioni di “forze lavorative fresche che non si ribellano” da remunerare con paghe da fame. Secondo, il caporalato si estende facendo un salto di qualità: viene coordinato ed esteso a livello europeo, a dispetto della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Terzo, si allarga il mercato degli uteri in affitto. Quarto, si incrementa il traffico di organi umani di bambini irreperibili grazie al caos che domina le operazioni di “accoglienza”. Quinto, si allarga il riciclaggio e gli incassi delle Ong e di un ben nota Comunità” di estrazione religiosa italiana per centinaia di milioni di euro. Sesto, l’Europa si sottomette alle forniture energetiche angloamericane che saranno distribuite ad un prezzo leggermente inferiore alla soglia critica di due euro che sarà accolto con sollievo da una popolazione incapace di capire. Settimo, le nazioni ancora riluttanti saranno inglobate e sottomesse alla Nato che non è automaticamente il rafforzamento dell’Unione europea. Ottavo, la scarsità di risorse alimentari consentirà ai colossi, Bayer-Monsanto in testa, di commercializzare alimenti geneticamente modificati vietati fino a ieri dall’Unione e ogni sorta di cibo spazzatura, insetti.

Ovviamente, tutto quanto appena descritto non fa parte della narrazione mediatica al led del presidente-video. Egli è stato chiamato a diffondere stati emotivi, creare paura negli Stati europei – specialmente quelli che non si sono sottomessi alla Nato. Egli ha il compito di prendere tempo di fronte ad una Russia pericolosissima (non è la solita Libia o l’Iraq) armata con un enorme ed efficiente dispositivo nucleare nascosto negli Urali. Suscita strani dubbi una Russia che procede alle sue operazioni di pulizia lentamente e con un contingente esiguo, e che non ha ancora pensato di assassinare il giovane presidente. Questa “lentezza” militare potrebbe ipotizzare dietro le quinte un accordo geopolitico di massima con la Nato per obbligare gli Stati riluttanti ad arruolarsi sotto il suo ombrello? Chissà… Se apriamo la mente ci accorgiamo che è tutto calcolato, geometrico come la trama di una commedia di Shakespeare. È il palcoscenico di Hollywood, bellezza!

FONTE: https://www.opinione.it/esteri/2022/03/24/manlio-lo-presti_volodymyr-zelenskyj-ucraina-video-conferenza-presenzialismo-iperveloce/

 

 

 

IN EVIDENZA

Biden definisce Putin “un criminale di guerra” dopo aver approvato i droni armati per l’Ucraina

foto di Tyler Durden

DI TYLER DURDEN
GIOVEDÌ 17 MARZO 2022 – 09:11

Aggiornamento (1536ET) :  In modo abbastanza allarmante, la Casa Bianca sta intensificando la sua risposta all’invasione russa dell’Ucraina sia a parole che con i fatti. Poco dopo l’annuncio che gli Stati Uniti hanno approvato il trasferimento di droni armati alle forze ucraine, Biden ha definito Vladimir Putin un “criminale di guerra” – che arriva anche il giorno dopo una mossa in gran parte simbolica di Mosca per sanzionare il presidente degli Stati Uniti e alti funzionari della difesa, compreso anche il figlio di Biden Hunter.

“Penso che sia un criminale di guerra”, ha dichiarato senza mezzi termini Biden mercoledì pomeriggio. Ciò dopo che sia la Casa Bianca che la Corte penale internazionale (CPI) hanno affermato che i crimini di guerra in Ucraina sarebbero stati indagati. Secondo la CNN, i commenti di Biden sembravano inizialmente confusi, portando a un “chiarimento” …

“Le osservazioni del presidente parlano da sole”, ha detto in seguito l’addetto stampa Jen Psaki. Ha detto che Biden stava “parlando con il cuore”.

Ha detto che le indagini in corso presso il Dipartimento di Stato sui crimini di guerra sono ancora in corso.

Biden inizialmente ha detto “no” quando gli è stato chiesto se Putin fosse un criminale di guerra, ma è tornato immediatamente da un gruppo di giornalisti per chiarire ciò che era stato chiesto . Quando gli è stato chiesto di nuovo se Putin fosse un criminale di guerra, ha risposto affermativamente.

Sempre mercoledì, la CPI ha rilasciato una dichiarazione in cui esortava quanto segue: “La Federazione Russa sospenderà immediatamente le operazioni militari iniziate il 24 febbraio 2022, che hanno come scopo e obiettivo dichiarato la prevenzione e la punizione di un presunto genocidio a Luhansk e Donetskoblasts dell’Ucraina”, ha detto.

Alcuni titoli recenti via filo Reuters:

  • LA CASA BIANCA DICE CHE È POSSIBILE PRENDERE OPZIONI AGGIUNTIVE IN RUSSIA COMPRESE PIÙ SANZIONI
  • TRADING RUBLE A $ 96,2500 IN AUMENTO DEL 2,78% CONTRO IL DOLLARO
  • BIDEN: CONTINUEREMO AD INDEBOLARE PUTIN E RAFFORZARE L’UCRAINA IN TERRA E AL TAVOLO DEI NEGOZIATI
  • BIDEN: AIUTIAMO L’UCRAINA A INDIVIDUARE E ACQUISTARE ARMI ANTIAEREI A PIÙ LUNGO RAGGIO E MUNIZIONI PER QUESTI SISTEMI

E la risposta del Cremlino al commento del “criminale di guerra” di Biden:

Il portavoce del Cremlino afferma che i commenti di Biden sul fatto che Putin è un criminale di guerra sono inaccettabili e imperdonabili retorica – TASS NEWS AGENCY

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Aggiornamento (1250ET): aggiungendo all’angoscia e all’incertezza che hanno seguito l’ottimista rapporto di FT in precedenza, l’Ucraina e la Russia stanno lavorando a un piano di pace “in 15 punti” che ha fatto aumentare vertiginosamente le attività a rischio subito dopo le 10:00, pochi istanti fa il portavoce del presidente dell’Ucraina Mihailo Podolyak ha twittato che “il FT ha pubblicato una bozza, che rappresenta la posizione richiedente della parte russa. Niente di più. La parte ha le sue posizioni. L’unica cosa che confermiamo in questa fase è un cessate il fuoco, il ritiro delle truppe russe e garanzie di sicurezza da un numero di paesi”

In breve, progressi molto inferiori rispetto ai mercati quotati… e andiamo giù.

* * *

Aggiornamento (10:49ET) :  E proprio come le azioni vomitano dopo pochi minuti dopo che FT ha rivelato che un “piano di pace in 15 punti incluso un cessate il fuoco” era sul tavolo tra i colloqui di cessate il fuoco Ucraina-Russia, si dice che Kiev respinga la proposta …

Ecco alcuni dettagli man mano che arrivano :

L’Ucraina ha negato le affermazioni russe secondo cui Kiev era disposta ad adottare un modello di neutralità paragonabile alla Svezia in un accordo di pace . I negoziatori russi hanno affermato che l’Ucraina si è offerta di diventare uno stato smilitarizzato, ma Kiev lo ha negato e hanno affermato che l’Ucraina aveva bisogno di “garanzie di sicurezza verificate legalmente” per mantenerla al sicuro e non avrebbe accettato nessun altro modello.

In precedenza, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che le garanzie di sicurezza per l’Ucraina al di fuori dell’adesione alla Nato sono state “seriamente discusse” insieme alla neutralità.

Anche questo venendo fuori da un fine settimana in cui entrambe le parti sembravano segnalare un generale ottimismo su come stavano andando i colloqui… ma con quest’ultimo mercoledì falso inizio su una proposta concreta, tutto ciò che possiamo dire è che almeno stanno ancora parlando.

Nel frattempo, secondo l’agenzia di stampa russa RIA, quando il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov è stato interrogato sul rapporto del FT, ha risposto che è troppo presto per rivelare una serie di potenziali accordi sulla risoluzione del conflitto in Ucraina.

Insomma: nient’altro che caos.

* * *

Aggiornamento (10:24ET) :  le notizie dall’Ucraina stanno arrivando molto velocemente e furiose questa mattina, e pochi minuti dopo che Zelensky ha terminato la sua videoconferenza davanti al Congresso degli Stati Uniti in cui ha chiesto una no fly zone sull’Ucraina, il FT riporta che l’Ucraina e la Russia “hanno compiuto progressi significativi su un piano di pace provvisorio in 15 punti, compreso un cessate il fuoco e il ritiro della Russia se Kiev dichiara la neutralità e accetta limiti alle sue forze armate”.

Secondo il rapporto, l’accordo proposto che sarebbe stato in discussione da lunedì sarebbe incentrato sulla rinuncia di Kiev a qualsiasi piano per unirsi all’alleanza militare della NATO, promettendo inoltre di non consentire basi militari o armi straniere come parte di qualsiasi accordo di “protezione”. da alleati della NATO come Stati Uniti, Regno Unito o Turchia, secondo fonti di FT.

“La natura delle garanzie occidentali per la sicurezza ucraina – e la loro accettabilità per Mosca – potrebbero ancora rivelarsi un grosso ostacolo a qualsiasi accordo, così come lo status dei territori ucraini sequestrati dalla Russia e dai suoi delegati nel 2014. Un accordo del 1994 alla base della sicurezza ucraina non è riuscito a prevenire l’aggressione russa contro il suo vicino”.

“Sebbene Mosca e Kiev abbiano entrambe dichiarato mercoledì di aver compiuto progressi nei termini di un accordo, i funzionari ucraini rimangono scettici Il presidente russo Vladimir Putin è pienamente impegnato per la pace e si preoccupa che Mosca possa guadagnare tempo per raggruppare le sue forze e riprendere la sua offensiva “, aggiunge il rapporto FT. E un’altra sezione chiave della nuova segnalazione:

Mykhailo Podolyak, un alto consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha detto al Financial Times che qualsiasi accordo comporterebbe “le truppe della Federazione Russa in ogni caso che lasciano il territorio dell’Ucraina” catturate dall’inizio dell’invasione il 24 febbraio, in particolare le regioni meridionali lungo l’Azov e il Mar Nero, nonché il territorio a est ea nord di Kiev.

La notizia è stata sufficiente per spingere i futures azionari statunitensi ai massimi della sessione…

…sbattere crudo…

… e invia il limite di grano fino a $ 10,5025 per bushell.

Sviluppando.

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“I colloqui sono duri e lenti. Ovviamente, vorremmo che procedessero molto più velocemente. È il sincero desiderio della Russia. Vogliamo raggiungere la pace il prima possibile”, ha detto mercoledì il capo delegato russo, l’aiutante presidenziale Vladimir Medinsky . Ha citato “alcuni progressi” compiuti nei colloqui mentre l’invasione avanza.

Allo stesso tempo, il Cremlino ha citato una potenziale apertura verso la pace nei negoziati in corso per il cessate il fuoco, dopo che l’insistenza del presidente Zelensky ha ripetuto martedì che “l’Ucraina deve riconoscere che non aderirà alla NATO”. 

Apparentemente cogliendo questo come un punto chiave di compromesso – che fin dall’inizio è stato il principale tra le richieste di sicurezza centrale della Russia alla NATO, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato mercoledì che questa proposta per l’Ucraina di diventare un paese neutrale  “potrebbe essere vista come un certo tipo di compromesso”, come citato in Bloomberg .

Immagine: Associated Press

Bloomberg ha osservato che “Peskov ha rifiutato di fornire dettagli oltre a confermare che l’idea di una neutralità in stile svedese o austriaco è in discussione nei colloqui ora in corso con l’Ucraina”.

Questo sembra aver preso piede al tavolo dei negoziati, dato che Bloomberg riporta in simultanea le parole del consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak, il quale sottolinea che qualsiasi futuro modello di neutralità deve salvaguardare la sovranità ucraina con solide garanzie di sicurezza.

“Nessun altro modello o variante” e con “garanzie di sicurezza assolute. Perseguibile, non protocollo o stile Budapest”, ha affermato. “Ciò significa che i firmatari non si fanno da parte in caso di attacco contro l’Ucraina come fanno ora”.

Ha aggiunto, come citato in Bloomberg , “In secondo luogo, l’Ucraina non vuole più dipendere dalla burocrazia che può consentire o meno” chiudendo il cielo ai missili. “Abbiamo bisogno di garanzie dirette e dure che il cielo sarà chiuso”.

Secondo quanto riferito, Kiev ha rifiutato l’idea di una neutralità in stile svedese o austriaco…

Questo poco prima del discorso programmato di Zelensky davanti a entrambe le camere del Congresso degli Stati Uniti mercoledì, che è fissato per le 9:00 ora orientale.

Nonostante questa chiara “apertura” al tavolo dei negoziati basata sulla neutralità, il fatto che Zelensky abbia spinto a fondo una no-fly zone di fronte a un pubblico internazionale – e lo ha fatto martedì in un discorso virtuale al parlamento canadese – potrebbe complicare notevolmente cose con Mosca in termini di trovare una possibile rampa diplomatica.

FONTE: https://www.zerohedge.com/markets/russia-sparks-ceasefire-hope-after-kremlin-says-neutral-ukraine-army-could-be-compromise?utm_source=&utm_medium=email&utm_campaign=545

 

 

 

“Pronti ai razionamenti”. Incapaci a tutto, Draghi e Salvini preparano la nuova emergenza

Ha cercato di rassicurare tutti, Mario Draghi, sottolineando l’importanza dei provvedimenti allo studio del governo, che potremmo presto veder tradotti in atti ufficiali, e che permetteranno di affrontare in maniera “adeguata” la recente crisi, con carburanti e bollette schizzati alle stelle. Poi, però, di fronte alle domande dei giornalisti il premier ha spiegato: “Non è assolutamente necessario prepararsi. Diversificazione, intervento sui prezzi e poi, se le cose continuano a peggiorare, dovremmo cominciare a entare in una logica di razionamento”.

Una stretta non solo sull’energia, ma anche sui generi alimentari, a quanto pare. Tanto che lo stesso Draghi ha aggiunto: “Le mancanze di materie prime alimentari vanno affrontate esattamente come stiamo facendo sulle deficienze nell’approvvigionamento di gas. Sappiamo che la sparizione dal mercato temporanea dei grani di Russia e Ucraina crea delle mancanze serie. Bisogna andare ad approvvigionarsi da altre parti del mondo, questo crea dei disagi”.

Quello che Draghi ha ammesso tra le righe, insomma, è che pasta e pane potrebbero presto farsi sempre più rari. Ribadendo che “non è ancora il momento di fare allarmismo” ma allo stesso tempo precisando come certe eventualità possano verificarsi: “Dobbiamo farci trovare pronti”. Parole scelte per anticipare il Decreto Taglia Prezzi, i cui contorni restano però ancora fumosi: di certo c’è soltanto il taglio di 15 centesimi sulle accise di benzina e gasolio per almeno due mesi, forse tre. Sul resto degli aiuti, invece, nessuna sicurezza.

Il pensiero del premier italiano, d’altronde, è ben noto: Draghi auspica una risposta europea e continua a invocare in questi giorni un tetto Ue al gas e una riforma della formazione del prezzo del combustibile. Bruxelles, però, fa orecchie da mercante, insensibile anche alle richieste di un suo storico totem come l’ex numero uno della Bce. Tutto fa pensare, insomma, che alle famiglie toccherà ancora una volta cavarsela da sole.

FONTE: https://www.ilparagone.it/attualita/pronti-ai-razionamenti-incapaci-a-tutto-draghi-e-salvini-preparano-la-nuova-emergenza/

I TRE TIPI DI REGIME-CHANGE GUIDATI DAGLI USA

Pubblicato il: 28/01/2022
Nel corso della lunga e documentata storia degli Stati Uniti che hanno rovesciato illegalmente i governi di terre straniere per costruire un impero globale, sono emerse tre modalità attraverso cui Washington realizza ampiamente il “cambio di regime”.
Dall’alto. Se il leader preso di mira è stato eletto democraticamente e gode di sostegno popolare, la CIA ha lavorato con gruppi d’élite, come i militari, per rovesciarlo (a volte attraverso l’assassinio). Tra i vari esempi c’è il primo colpo di stato sostenuto dalla CIA, il 30 marzo 1949, appena 18 mesi dopo la fondazione dell’agenzia, quando il colonnello dell’esercito siriano Husni al-Za’im rovesciò il presidente eletto, Shukri al-Quwatli.
La CIA nel 1954 rovesciò il presidente eletto Jacobo Árbenz del Guatemala, che fu sostituito da un dittatore militare. Nel 1961, appena tre giorni prima dell’inaugurazione del presidente John F. Kennedy, il quale era favorevole al suo rilascio, il presidente congolese Patrice Lumumba fu assassinato con l’assistenza della CIA, portando al potere l’uomo forte militare Mobutu Sese Seko. Nel 1973, gli Stati Uniti appoggiarono il generale cileno Augusto Pinochet per rovesciare e uccidere il presidente socialista Salvador Allende, democraticamente eletto, instaurando una dittatura militare, una delle molte in quell’epoca installate dagli Stati Uniti in America Latina sotto l’Operazione Condor.
Dal basso. Se il governo preso di mira affronta un’autentica agitazione popolare, gli Stati Uniti la fomentano e la organizzano per rovesciare il leader, eletto o meno. Le proteste anticomuniste del 1958-59 a Kerala, India, sostenute localmente dal Partito del Congresso e dalla Chiesa Cattolica, furono finanziate dalla CIA, portando alla rimozione del governo comunista eletto. Il colpo di stato del 1953 in Iran che rovesciò il primo ministro democraticamente eletto Mohammad Mosaddegh fu una combinazione di proteste di strada sostenute dalla CIA (e dall’MI-6) dal basso verso l’alto, e dal clero conservatore e dai militari dall’alto verso il basso per distruggere la democrazia e riportare un monarca sul trono. Il colpo di stato ucraino del 2014, sostenuto dagli USA, è l’ultimo esempio degli Stati Uniti che lavorano con il dissenso popolare genuino per aiutare a organizzare e guidare il rovesciamento, in questo caso, di un presidente eletto certificato dall’OSCE.
Attraverso l’intervento militare. Se un colpo di stato non è fattibile, gli Stati Uniti fanno ricorso all’intervento militare indiretto o diretto. Uno dei primi esempi fu la forza di spedizione statunitense che invase la Russia nel 1918 durante la guerra civile nel tentativo di aiutare a rovesciare il nuovo governo bolscevico. Più recentemente, nel 1983 l’esercito statunitense invase Grenada per rovesciare un presidente marxista; nel 1989 gli Stati Uniti invasero Panama per rovesciare l’ex risorsa della CIA Manuela Noriega.
Un’altra operazione ibrida fu il bombardamento della Serbia nel 1999 e il finanziamento del Dipartimento di Stato al gruppo di opposizione Otpor, che portò alla cacciata di Slobodan Milosevic. I più importanti esempi recenti di invasione militare diretta per rovesciare i governi sono state le invasioni guidate dagli Stati Uniti dell’Afghanistan nel 2001 e dell’Iraq nel 2003. L’intervento militare indiretto per procura onde rovesciare i governi è avvenuto nella guerra Contra  contro il Nicaragua del 1980 e la guerra jihadista dal 2011 a oggi per rovesciare il governo siriano.
Non dal nulla
Le sanzioni economiche sono comunemente imposte dagli Stati Uniti in anticipo per “ammorbidire” l’obiettivo.
Negli interventi non militari, gli Stati Uniti non creano un cambio di regime dal nulla: lavorano con il dissenso preesistente, sia nella popolazione che nei militari o in un altro gruppo d’élite. Lo sfrutta, lo finanzia, lo addestra e lo organizza, ma non lo crea.
In altre parole, nei cambi di regime che non implicano invasione e occupazione, non è una questione di coinvolgimento degli Stati Uniti o di dissenso genuino. Si tratta quasi sempre di entrambi.
E a volte un sigaro è solo un sigaro: ci sono rivolte legittime che non vengono prese in mano dagli Stati Uniti perché esse sono contrarie agli interessi dei clienti statunitensi e di Washington: per esempio, la rivolta del 2010 in Bahrain. In questi casi gli Stati Uniti sosterranno il soffocamento del dissenso (come sono pronti a fare anche in patria).
Kazakistan
La settimana scorsa, Consortium News ha pubblicato due articoli sulle rivolte in Kazakistan. Il primo, di Craig Murray, sosteneva che la CIA non fosse coinvolta e che la rivolta era genuina, data la disuguaglianza economica del paese e gli aumenti dei prezzi del carburante che sono stati rapidamente annullati.
Murray è un ex ambasciatore britannico nel vicino Uzbekistan e conosce l’Asia centrale. Non c’è dubbio che la disuguaglianza, gli aumenti dei prezzi del carburante e decenni di governo autoritario abbiano alimentato le proteste. Ma per la sua stessa natura segreta, è quasi impossibile sapere cosa stia facendo la CIA in qualsiasi parte del mondo fino alla declassificazione dei documenti, di solito decenni dopo, o se un whistleblower o una fuga di notizie emergono prima.
Comunque, la CIA non aveva bisogno di essere direttamente coinvolta. È noto almeno da un articolo del Washington Post del 1991 che la CIA apparentemente non è più necessaria per un cambio di regime. Dopo le rivelazioni del Comitato Church del 1975 sui suoi crimini e la sua corruzione, la CIA, di fronte a un contraccolpo pubblico, ha fatto ricorso a nuovi metodi. L’istituzione della U.S. National Endowment of Democracy nel 1983 fa apertamente ciò che la CIA faceva una volta in segreto, ha sostenuto il Post. “La vecchia era dell’azione segreta [della CIA] è morta”, ha dichiarato il giornalista del Post David Ignatius.
“Il mondo non gira più in segreto. Ora viviamo nell’era dell’azione occulta. … il trionfo dell’azione occulta [è] una rete di operatori occulti che negli ultimi 10 anni hanno tranquillamente cambiato le regole della politica internazionale. Hanno fatto in pubblico ciò che la CIA faceva in privato – fornendo denaro e sostegno morale ai gruppi pro-democrazia, addestrando combattenti della resistenza, lavorando per sovvertire il dominio comunista. E, in contrasto con molti degli antiquati guerrieri freddi della CIA, che tendevano a rimanere impigliati nelle loro reti di segretezza, questi operatori palesi hanno avuto un immenso successo”.
Ma come il fondatore di CN Robert Parry ha spiegato in un articolo del 2015 ripubblicato oggi su Consortium News, la CIA ha avuto un ruolo diretto nella creazione del NED, anche nella stesura della legislazione del Congresso che ha autorizzato l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale a finanziarlo con i soldi del governo degli Stati Uniti. La mano continua della CIA doveva essere nascosta nella “Era dell’Azione Manifesta”.
Il NED in Kazakistan
Dall’indipendenza del Kazakistan nel 1990, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il paese è stato gestito da un solo uomo, Nursultan Nazarbayev. Anche se si è formalmente dimesso nel 2019 in favore del suo successore, Kassym-Jomart Tokayev, Nazarbayev è ancora il potere dietro il trono. Nursultan, la nuova capitale, è stata intitolata a lui nel 2019.
Il sistema politico del Kazakistan ha poche caratteristiche democratiche. Non che questo importi molto agli Stati Uniti. Nella sua lunga storia di rovesciamento di governi all’estero, gli Stati Uniti hanno rovesciato dittatori tanto facilmente quanto democratici eletti. È irrilevante. Ciò che conta è se i leader stiano promuovendo o ostacolando gli interessi degli Stati Uniti.
La mancanza di democrazia non era di alcun interesse per l’ex presidente Bill Clinton e l’ex primo ministro Tony Blair, che entrambi si sono avvicinati a Nazarbayev per lucrosi giorni di paga. Londra e altri centri occidentali hanno pochi problemi ad accogliere investimenti da élite kazake non democratiche.
La mancanza di democrazia in Kazakistan potrebbe essere utile a Washington. La rabbia della popolazione per essere stata soppressa politicamente ed economicamente è il tipo di materia prima necessaria per guidare un colpo di stato dal basso verso l’alto.
Nel 2020, il NED ha speso 1.082.991 dollari per 20 programmi in Kazakistan. Uno era di 50.000 dollari per “promuovere la libertà di riunione pacifica” attraverso “controversie strategiche per sostenere gli attivisti che affrontano la repressione”. Un altro, per 65.000 dollari, era per “promuovere l’impegno civico tra i giovani in Kazakistan”.
Vera rivolta kazaka
Questo denaro è stato versato in un paese con tensioni preesistenti che sono esplose dal 2 all’11 gennaio, lasciando 227 persone morte, 9.900 arrestate e vaste sezioni di centri cittadini saccheggiati e distrutti.
All’inizio il governo ha cercato di sedare le proteste fissando di nuovo un tetto ai prezzi del carburante, poi si è dimesso e Nazarbayev si è dimesso da presidente del consiglio di sicurezza nazionale. Non ha funzionato. Sono stati emessi ordini di sparare ad altezza d’uomo contro i rivoltosi.
Alla fine, le truppe russe come parte della missione dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva hanno ristabilito l’ordine. In un’analisi delle notizie del 6 gennaio, il capo della redazione Europa orientale del New York Times ha fatto un commento editoriale non firmato: “E una volta che le truppe russe arrivano, raramente, se non mai, tornano a casa”. Normalmente ai media corporativi vengono suggerite frasi del genere da funzionari statunitensi senza nome. In questo caso la linea del governo degli Stati Uniti sembrava funzionare al contrario.
Il giorno dopo il segretario di Stato americano Antony Blinken ha detto: “Una lezione della storia recente è che una volta che i russi sono in casa tua, a volte è molto difficile farli andare via”.
Mosca ha reagito furiosamente, sottolineando che gli Stati Uniti dovrebbero esaminare la loro storia delle invasioni del Vietnam e dell’Iraq. “Se Antony Blinken ama così tanto le lezioni di storia, allora dovrebbe prendere in considerazione quanto segue: quando gli americani sono in casa tua, può essere difficile rimanere vivi e non essere derubati o stuprati”, ha detto il ministero degli esteri.
Le truppe russe e di altri CSTO hanno lasciato il Kazakistan mercoledì.
Interessi degli Stati Uniti in Kazakistan
Installare un governo ostile alla Russia e alla Cina, che confinano entrambe con il Kazakistan, sarebbe vantaggioso per gli Stati Uniti. Potrebbe interrompere l’iniziativa cinese delle vie della seta attraverso il paese e gli Stati Uniti potrebbero installare una base militare in Kazakistan. Da aprile gli Stati Uniti stanno cercando di trovare un paese dell’Asia centrale per una base onde aumentare la pressione di accerchiamento sulla Russia. Ci sono anche giacimenti di petrolio e gas che li attendono.
Nonostante tali interessi, il secondo articolo che Consortium News ha pubblicato la scorsa settimana consigliava agli Stati Uniti di stare fuori dal Kazakistan. Dicendo che non c’erano prove del coinvolgimento degli Stati Uniti nelle proteste, Anatol Lieven ha scritto:
“Qualora il governo kazako crollasse o rimanesse gravemente indebolito, sarebbe molto sorprendente se elementi della linea dura a Washington non vedessero questo come un’opportunità per usare il Kazakistan come base per minare il dominio cinese nel Sinkiang – anche se (come in Siria) questo li portasse ad un’alleanza de facto con le forze estremiste islamiche.
Per l’America usare il Kazakistan in questo modo sarebbe sia un crimine che un errore, che ricorderebbe i peggiori aspetti della politica statunitense in Africa, Asia e America Centrale durante la Guerra Fredda. Di fatto metterebbe l’America nel ruolo in cui i commentatori americani amano mettere la Russia – quello di un cinico piantagrane, assolutamente indifferente alle conseguenze delle sue azioni per le sfortunate popolazioni sul campo”.
Prove indiziarie delle cause
In realtà gli Stati Uniti non erano coinvolti nella rivolta, come sostiene Lieven?
Secondo il presidente russo Vladimir Putin, “Gli eventi in Kazakistan non sono il primo e lungi dall’essere l’ultimo tentativo di interferire negli affari interni dei nostri stati dall’esterno”. Ha detto agli altri leader del CSTO il 10 gennaio: “Le misure prese dal CSTO hanno chiarito che non permetteremo a nessuno di destabilizzare la situazione a casa nostra e di attuare i cosiddetti scenari da ‘rivoluzione colorata’”.
Putin ha anche detto: “Elementi di forza e di supporto informativo delle proteste sono stati utilizzati attivamente, e sono stati utilizzati anche gruppi ben organizzati e ben controllati di militanti … compresi quelli che erano stati ovviamente addestrati in campi terroristici all’estero”.
La possibile presenza di jihadisti ha fatto seguito alla notizia che un poliziotto kazako era stato decapitato.
Il governo kazako aveva una visione leggermente diversa, secondo il corrispondente di lunga data da Mosca Fred Weir, che scrive sul Christian Science Monitor:
“I leader kazaki hanno offerto una spiegazione diversa, indicando traditori interni di alto livello che hanno utilizzato il pretesto dell’aumento dei prezzi per scatenare le proteste, poi hanno sguinzagliato unità armate appositamente addestrate nel tentativo di organizzare un colpo di stato. Almeno un ex funzionario di alto livello, il capo dei servizi di sicurezza recentemente licenziato, Karim Masimov, è stato arrestato e accusato di complotto contro lo stato.
Altri esperti notano che nessun movimento ha rivendicato la responsabilità della rivolta, e nessun insieme di richieste unificate o leader riconoscibili è emerso dai disordini. Questa circostanza altamente insolita è difficile da far quadrare con una ribellione organizzata, ha detto al Monitor da Almaty lunedì Galym Ageleulov, capo del gruppo indipendente per i diritti umani Liberty.
“Penso che quello che è successo sia stato un pacifico incontro civile di persone che sono stanche del governo autoritario, che è stato usato dalle élite nelle loro lotte interne”, dice. “È stata una rivolta spontanea senza leader, perché non c’è un’opposizione legale consentita, e l’attivismo civile non è in grado di crescere”…
“Ci sono tutti gli elementi: tensioni socioeconomiche, elementi di interferenza esterna, e un trasferimento di potere mezzo completato dall’anziano autocrate Nazarbayev al suo successore scelto” Tokayev, dice [Fyodor Lukyanov, un importante analista russo di politica estera]. “È noto che alcuni gruppi dietro Nazarbayev non erano contenti della sua scelta. C’è la sensazione tra molti osservatori che non sia stato uno sfogo puramente spontaneo”.
Normalmente nelle operazioni di cambio di regime, gli Stati Uniti hanno un leader in esilio pronto per essere installato. Mukhtar Ablyazov, leader della Scelta Democratica del Kazakistan, è in esilio a Parigi. Dice che non ha accettato denaro occidentale, ha chiesto sanzioni occidentali, che non sono arrivate, e ha incoraggiato quella che ha chiamato la rivoluzione in corso nel suo paese. Ha affermato che la Russia stava “occupando” il Kazakistan, per poi vedere la fine della rivolta e la partenza delle truppe russe.
Le decapitazioni, la natura organizzata della rivolta, il sequestro dell’aeroporto, il finanziamento della NED e il leader in esilio sono tutte prove circostanziali di un possibile coinvolgimento degli Stati Uniti. Molti commentatori sui social media e su questo sito hanno sostenuto che se cammina come un’anatra, deve essere un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti.
Ma il giornalismo deve attenersi ad uno standard probatorio più alto. CN critica giustamente i media corporativi di riportare senza scetticismo funzionari dell’intelligence statunitense senza nome. Lo scetticismo deve essere applicato anche quando gli Stati Uniti sono accusati di essere coinvolti in un colpo di stato. Le prove indiziarie non sono sufficienti. Anche in una “Age of Overt Action” è necessaria una pistola fumante, che di solito arriva con la declassificazione dei documenti che ha dimostrato la tesi del cambio di regime degli Stati Uniti.
Nel 2014 in Ucraina, c’era anche la prova indiziaria del coinvolgimento del NED. L’allora vicesegretario di Stato americano per gli affari europei ed eurasiatici Victoria Nuland disse alla Fondazione U.S.-Ucraina il 13 dicembre 2013, che Washington aveva speso 5 miliardi di dollari in un decennio per sostenere le “aspirazioni europee” dell’Ucraina, in altre parole per allontanarla dalla Russia.
Ma c’era anche una pistola fumante. È arrivata sotto forma di una telefonata trapelata tra Nuland e l’allora ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, in cui hanno discusso su chi sarebbe stato il nuovo leader ucraino, settimane prima del colpo di stato.
In Kazakistan, nonostante le prove indiziarie, finora non c’è una pistola fumante. Pertanto la questione se ci sia stato un coinvolgimento diretto e decisivo degli Stati Uniti nella rivolta kazaka deve rimanere non conclusivo.
(Joe Lauria è caporedattore di Consortium News ed ex corrispondente dalle Nazioni Unite per il Wall Street Journal, il Boston Globe e numerosi altri giornali. È stato un reporter investigativo per il Sunday Times di Londra e ha iniziato il suo lavoro professionale a 19 anni come freelance per il New York Times.)

Autore:  Joe Lauria

FONTE: https://www.nexusedizioni.it/it/CT/i-tre-tipi-di-regime-change-guidati-dagli-usa-6152

 

 

 

 

BELPAESE DA SALVARE

Blangiardo svela il bluff: demografia ignorata dal PNRR

Oggi al via l’assegno unico, l’Istat diffonde il solito bollettino drammatico di culle vuote: scesi sotto i 400mila nati. Blangiardo denuncia: “Nel PNRR assenti misure per combattere il calo demografico. Eppure il primo investimento dovrebbe essere sul capitale umano”. E Fratelli d’Italia lancia un pacchetto famiglia, con l’istituzione della giornata della vita nascente il 25 marzo. Lodevole, ma servirà coraggio perché si tocca il tema tabù dell’aborto.

 

Oggi entra ufficialmente in vigore l’Assegno Unico con i pagamenti di marzo programmati dall’Istat che sta avvisando progressivamente i papà e le mamme che ne hanno fatto richiesta. Secondo quanto dichiarato dall’Istituto della Previdenza Sociale i pagamenti verranno effettuati tutti i mesi a partire dalla seconda metà del mese.

L’avvio del nuovo assegno, che sostituisce e razionalizza la jungla di assegni famigliari, detrazioni per carichi famigliari e bonus, è una scommessa. È certo prematuro pensare che la misura che oggi entra in vigore – e che, giova ricordarlo, assottiglierà gli stipendi, perché saranno privi degli assegni e delle detrazioni finora percepiti in busta paga – con una maggiorazione media di circa 2/300 euro a famiglia, rispetto all’inizio 2021, possa invertire il drammatico calo demografico, però è sicuramente un primo gradino della scala. Insufficiente, ma incoraggiante.

E proprio la scala è stata la metafora utilizzata ieri dal presidente dell’Istat Giancarlo Blangiardo che ha presentato il consueto bollettino Istat. Drammatico, come sempre, sul fronte demografico. I numeri sono impietosi. Abbiamo sfondato due soglie psicologicamente deprimenti: siamo scesi a 59 milioni di abitanti, con 700mila morti – dato che non si registrava dalla II Guerra Mondiale -, e soprattutto abbiamo stabilito il record della più bassa natalità di sempre rompendo l’argine dei 400mila nati: “Precisamente 399.431 nascite, meno 1,3% rispetto al 2020 e meno 31% rispetto al 2008”, ha detto Blangiardo dopo la presentazione partecipando al convegno “Una nuova visione demografica per il futuro dell’Europa” organizzato dal gruppo Ecr- Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo.

“Gli italiani vorrebbero in media due figli, ma il tasso attuale è intorno all’1,2 figli per coppia. Significa – ha spiegato il demografo alla platea – che si perdono per strada 0,8 figli. È dal 1977 che la popolazione è sotto il livello del ricambio generazionale e non basta certo l’immigrazione anche perché gli immigrati hanno smesso di crescere, non sono stupidi e hanno capito qual è il problema qui in Italia”.

Tornando alla scala. Si è parlato di assegno unico, che viene erogato da oggi. Blangiardo (in foto) lo ritiene un buon segnale, il primo gradino, ma bisogna fare il resto della scala”, ha ribadito confermando la bontà delle idee di Fratelli d’Italia che ha lanciato con i deputati europei Nicola Procaccini e Giuseppe Milazzo, una proposta di risoluzione al Parlamento europeo sulla denatalità.

In Italia invece con Isabella Rauti, senatrice FdI responsabile nazionale del Dipartimento Pari opportunità, Famiglia e Valori non negoziabili del partito e Tiziana Drago, è stato lanciato un “piano natalità” con numerose proposte, tra cui un Pacchetto famiglia, che prevede sgravi fiscali e Iva agevolata per i profitti dell’infanzia e aumento dell’offerta dei sistemi educativi. L’ambizione del partito guidato da Giorgia Meloni è che il Pacchetto famiglia sia sposato trasversalmente come è stato con il Family Act del Governo.

Ma è proprio sul ruolo del Governo in merito alla denatalità che sia la Rauti che Blangiardo si sono trovati d’accordo: quando entrambi hanno sottolineato l’assenza dal PNRR delle politiche di inversione del calo demografico. Quel PNRR col quale si vorrebbe far ripartire il Paese a suon di miliardi da restituire dopo la stagnazione di questi anni culminata con i due anni depressivi di pandemia.

“L’assegno unico va nella direzione giusta nell’affermare il concetto che dobbiamo investire sul capitale umano – ha detto Blangiardo – ma bisogna anche riconoscere che nel PNRR si è dato molto spazio al digitale e all’ambiente, mentre sembra che ci si sia dimenticati della grande sfida demografica”.

È il grande buco evidenziato con la presentazione del PNRR che già Fratelli d’Italia aveva denunciato all’epoca del governo Conte e che anche la Bussola nel suo piccolo aveva ricordato. Del resto, i miliardi che arriveranno dall’Europa col PNRR sono destinati agli investimenti. Con l’assenza delle politiche famigliari dagli stanziamenti, si certifica nero su bianche che l’inversione del deficit demografico non è un investimento per il governo. Ora a ribadirlo è anche il presidente dell’Istat, che di mestiere fa il demografo e che ripete da troppi anni, ormai, il triste ritornello.

Un piccolo segnale di speranza però c’è, a dire la verità. La Rauti ha annunciato che Fratelli d’Italia ha proposto l’istituzione della giornata nazionale della vita nascente come già avviene in altre nazioni “perché siamo convinti che la maternità abbia un valore sociale e che la famiglia vada messa al centro della società”. Emblematica e “potente” la data scelta: il 25 marzo, giorno in cui la Chiesa fa memoria dell’Annunciazione di Maria, 9 mesi esatti prima di Natale. Anche solo per questa corrispondenza tra il calendario liturgico e quello civile, la proposta merita di essere sostenuta trasversalmente. È chiaro che, impegnarsi a celebrare una giornata per la vita nascente, comporterà però anche prendere una posizione decisa sul tema tabù, che si cela dietro il drammatico calo demografico: l’aborto. Servirà coraggio.

FONTE: https://lanuovabq.it/it/blangiardo-svela-il-bluff-demografia-ignorata-dal-pnrr

 

 

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

IN BALLO NON CI SONO LE SORTI DELL’UCRAINA MA QUELLE DEL CAPITALISMO OCCIDENTALE
ECCO PERCHE’ LA NATO ENTRERA’ NEL CONFLITTO, COSTI QUEL CHE COSTI
Tonio De Pascali – 24 .3 2022
Putin sta mostrando piano piano la sua forza. E soprattutto le numerosissime frecce nella sua faretra, quasi tutte ancora da usare.
La trappola finanziaria di ieri di esigere il pagamento del gas in rubli, per esempio.
Trappola che ha portato il prezzo del gas ad un rialzo ulteriore del 30 %.
Tutto questo mentre Zelensky gira virtualmente per i parlamenti occidentali a raccontare che la Russia sta capitolando e chiedendo aerei e missili.
Nonostante la narrazione del Pensiero Unico, l’Occidente sa benissimo come stanno le cose: la Cina e l’India fiancheggiano Putin e pian piano sta nascendo un Ordine Mondiale Alternativo.
Cosa che l’Occidente capitalistico non si può permettere.
Questo è il vero problema di questi giorni, non l’Ucraina, della quale, giusto per essere realistici, in Occidente a nessuno frega un’emerita ceppa.
Aspettiamoci di tutto da un momento all’altro, aspettiamoci per esempio, “che improvvisamente un missile russo colpisca accidentalmente (sic!) un Paese Nato”. Aspettiamoci per esempio che “qualche bomba chimica russa (sic!) esploda su Kiev”.
In ballo non ci sono le sorti dell’Ucraina ma quelle del sistema capitalistico del Potere Occidentale.
Se inizia a franare è tutto un domino.
E questo l’Occidente non può permetterselo.
Sarà l’EXTREMA RATIO dell’Occidente.
FONTE: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1177778512759622&id=100015824534248

 

 

Zelensky e l’amnesia di otto anni di guerra nel Donbass

15 .3 2022

di Eliseo Bertolasi

 

Il 12 marzo intervenendo in collegamento video con la manifestazione di Eurocities “Cities stand with Ukraine” in piazza Santa Croce, a Firenze il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un appello: “Dite ai vostri politici di chiudere i cieli dell’Ucraina”, “dai razzi, dagli aerei russi, dai missili”.

Fonti ANSA parlano di una piazza gremita con circa 20mila manifestanti presenti e 100 le città collegate in tutta Europa.

Zelensky ha inoltre sottolineato “Questa guerra non è solo contro il nostro popolo ucraino, ma è contro i nostri valori, contro il nostro modo di vivere …”.

Un intervento sicuramente toccante in grado di fare leva sul livello emotivo dei presenti. A Zelensky, considerando la sua precedente professione di personaggio dello spettacolo, di certo non sono mancate né le capacità comunicative, né d’intrattenimento su un vasto pubblico.

Tuttavia, andando oltre le emozioni, legittime visto la situazione e le scene di guerra che continuamente vengono propinate dalle televisioni e dai giornali italiani, osserviamo però delle consapevoli, assurde, amnesie nell’intervento del presidente ucraino su fatti cruciali che hanno caratterizzato gli ultimi 8 anni di storia del suo paese, e che, ragionevolmente, possono essere ritenuti le concause dell’attuale intervento militare russo in Ucraina.

Quando Zelensky dice: “contro i nostri valori, contro il nostro modo di vivere..”. Bisognerebbe capire innanzitutto a quali valori comuni fa riferimento Zelensky: la democrazia? La libertà e i diritti? Diritti quali? Quelli previsti dall’art. 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “..senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione..”. Ravvisiamo un’evidente incongruenza!

L’Ucraina dal colpo di stato del 2014 non può certamente essere definita un paese libero e democratico con gli stessi diritti garantiti a tutta la popolazione:

– le leggi dello stato hanno fatto di tutto per discriminare e de-russificare linguisticamente in maniera coatta la popolazione russa e russofona del paese;

– giornalisti e dissidenti sono stati messia a tacere;

– sono comparse black list di tutti i tipi con inseriti nominativi di ucraini come pure di molti cittadini stranieri: la famosa lista “myrotvorez” ne è la riprova, nella quale appaiono anche molti italiani non solo giornalisti, reporter, scrittori, ma anche personalità politiche di alto profilo che, pare, ora, se ne siano dimenticati.. Può esserci la libertà quando, nella migliore delle ipotesti, chi la pensa diversamente viene sbattuto su delle liste di proscrizione?

Zelensky ha continuato: “Vivere, non uccidere come fanno i soldati russi nella nostra terra”; “avrete capito che siamo diversi perché noi viviamo e loro uccidono”.

Aeroporto Donetsk, Dic. 2014 © Eliseo Bertolasi

 

Bombardamento a Donetsk Ott. 2014 ©Eliseo Bertolasi 

 

Donetsk, Feb 2015 © Eliseo Bertolasi

 

In questa frase in un solo colpo di spugna viene cancellata la strage di Odessa presso la Casa dei Sindacati del 2 maggio del 2014, dove decine di persone inermi furono massacrate da tifosi e radicali ultranazionalisti ucraini davanti agli occhi del mondo, senza che mai si sia giunto ad individuare e a punire i responsabili di tale carneficina, impensabile nella civile Europa ai nostri giorni.

Se poi parliamo della popolazione del Donbass, a causa della cosiddetta ATO (Operazione Antiterrorismo” poi ribattezzata “Operazione di Forze Congiunte” (Operatsii Obedinennyx Sil) che l’esercito di Kiev ha scatenato dal 2014 e, seppur con dei momenti più o meno di tregua, continua fino ad oggi (di ieri la notizia del missile “Tochka U” lanciato in pieno giorno nel centro di Donetsk) contro la sua stessa popolazione nelle regioni orientali di Lugansk e Donestk. Stime ufficiali, non solo locali ma anche da parte di organismi internazionali come l’UNHCHR, riferiscono di migliaia di vittime civili compresi centinaia di bambini.

 

Pervomaisk, scuola bombardata, Ott 2014 ©Eliseo Bertolasi

 

Lugansk scuola n° 7 Dic. 2014 © Eliseo Bertolasi

 

 

Gorlovka, bambini negli scantinati, Mag. 2019 © Eliseo Bertolasi

 

Quando Zelensky ha poi sottolineato: “Uccidono i bambini, distruggono gli ospedali. Perché? Per non far generare figli alle donne ucraine”. I russi, ha proseguito, “distruggono centinaia di case, asili nido, scuole, quartieri residenziali, chiese”. certamente non aveva in mente le tante giovani vittime innocenti del Donbass e nemmeno le centinaia di case, asili nido, scuole, quartieri residenziali, chiese che l’esercito ucraino ha distrutto nelle regioni di Dontesk e Lugansk. D’altro canto il destino per quei bambini, colpevoli solo di essere d’etnia russa, era già stato preannunciato e subito messo in atto dal suo predecessore Petro Poroshenko in una famosa dichiarazione, a Odessa, del novembre 2014:

Noi avremo il lavoro – loro non lo avranno, noi avremo le pensioni – loro non le avranno, noi avremo premure per i bambini e per i pensionati – loro non le avranno, i nostri bambini andranno nelle scuole negli asili i loro resteranno negli scantinati. Perché loro non sanno fare nulla. Ed è proprio così che vinceremo questa guerra”, nessuno nella democratica Europa sembrò particolarmente scosso da tale affermazione (immaginiamo se tale parole fossero state pronunciate dal presidente Putin – quale scandalo)

 

Donetsk museo distrutto, Ott 2014 ©Eliseo Bertolasi

 

Come auspicato da Zelensky “Dite ai vostri politici di chiudere i cieli dell’Ucraina”, in sostanza propone di dichiarare una no-fly zone e d’iniziare ad abbattere aerei russi, di certo non servirà a terminare la guerra e nemmeno a salvare la popolazione del suo paese, al contrario, si apriranno le porte a degli scenari apocalittici di guerra mondiale con il probabile uso di ordigni atomici..

Molto meglio Zelensky quando nelle sue precedenti dichiarazioni ipotizzò di trattare con Mosca.

Nelle elezioni presidenziali del 2019 Zelensky stravinse, battendo il suo predecessore Poroshenko con il 73% dei voti al secondo turno proprio perché si presentava come l’uomo “nuovo” che avrebbe portato il paese fuori dalla guerra civile che ormai da 5 anni insanguinava l’Ucraina orientale.

La verità di fondo della crisi in Ucraina e della conseguente guerra civile, verità che molti, soprattutto in Occidente, si rifiutano di riconoscere, sta nel fatto che la fazione salita al potere a Kiev, con il colpo di stato nel febbraio 2014, è strutturalmente incapace di negoziare e scendere a compromessi con quelli che considera i suoi più acerrimi nemici: i russi, che siano del Donbass, o della Russia stessa. Di fatto, qualsiasi concessione, o cedimento da parte di Zelensky, minerebbe l’intero apparato ideologico che tuttora giustifica e garantisce l’esistenza del suo stesso potere.

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-zelensky_e_lamnesia_di_otto_anni_di_guerra_nel_donbass/5871_45607/

 

 

 

LA NATO E LA CIA STANNO PREPARANDO L’OPINIONE PUBBLICA PER UN ATTACCO SOTTO FALSA BANDIERA

6 03 2022 di Bruno Bertez

 

Esiste un rischio significativo che l’Ucraina, il Regno Unito o gli Stati Uniti lanceranno un attacco sotto falsa bandiera in Ucraina.

La gente ha iniziato a prendere atto dell’allarmismo direzionale proveniente da vari funzionari “occidentali”.

Preparare il terreno per una falsa bandiera:

Presidente polacco: “ Se Putin usa armi di distruzione di massa in Ucraina, la Nato dovrà pensare seriamente a cosa fare ”.

La stampa britannica ha preso atto:

• Vladimir Putin potrebbe rilasciare un’arma biologica dal laboratorio ucraino sequestrato, temono gli esperti

Dovresti avere un QI inferiore a 100 per non vedere cosa sta succedendo.

Questo è il messaggio che sentiamo su tutti i canali.

A mio modesto parere, un imminente tentativo di false flag mirerà a coinvolgere la NATO nella lotta.

Lo storico e specialista russo Gilbert Doctorow concorda :

Attenzione: è “altamente probabile” che gli Stati Uniti stiano per effettuare un’operazione “falsa bandiera” in Ucraina in cui accuseranno i russi di utilizzare armi chimiche…

USA Today : “ La Russia potrebbe prepararsi per un attacco con armi chimiche; 35 morti in un attacco alla base vicino a Leopoli: aggiornamenti in tempo reale »

Ora, perché la Russia dovrebbe organizzare un attacco con armi chimiche o biologiche in Ucraina? L’idea sfida ogni ragione.

La Russia ha vaste possibilità di distruggere l’Ucraina con armi che che finora non ha dispiegato proprio per evitare vittime civili.

Questi includono attacchi informatici, impulsi elettromagnetici (EMP) e un uso più intenso della sua potenza aerea che è stata limitata a causa della carenza di bombe intelligenti e della riluttanza a usare munizioni che potrebbero causare danni collaterali più importanti.

Dati questi chiari segni di moderazione russa nell’organizzazione della guerra, anche a costo di maggiori perdite tra le proprie truppe e di progressi più lenti in una campagna molto sensibile al tempo, si dovrebbe essere completamente matti se si pensa di utilizzare armi e prodotti chimici universalmente proibiti.

Sono sicuro: qualsiasi cosiddetto attacco chimico/biologico che potrebbe essere organizzato in Ucraina nei prossimi giorni non può che essere il lavoro sporco dei servizi di intelligence e dei loro agenti.

Abbiamo visto quanto sia stato facile ingannare i media “occidentali” inscenando un falso attacco a un ospedale, possiamo facilmente capire come un falso “attacco chimico dalla Russia” avrebbe portato a pressioni pubbliche che avrebbero spinto la NATO nella guerra contro l’Ucraina.

Alastair Crooke: “ Scrivere la sceneggiatura di una nuova sceneggiatura; dirigerne la produzione; quindi mettilo in scena in video. Molti potrebbero non credere al pezzo che gli viene mostrato, ma non importa, va per la sua strada.

Il presidente Joe Biden ha avvertito venerdì che la Russia pagherebbe un “prezzo pesante” se il paese utilizzasse armi chimiche in Ucraina.

Consigliere per la sicurezza nazionale: la Russia che afferma che Stati Uniti e Ucraina usano armi chimiche è “un suggerimento” La Russia potrebbe “prepararsi a farlo”

Il segretario di Stato americano Blinken ha avvertito di un “falso” attacco chimico provocatorio da parte della Russia prima che invadesse l’Ucraina nei “prossimi giorni”.

L’ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Linda Thomas-Greenfield, ha accusato la Russia di aver convocato l’udienza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite venerdì per diffondere bugie e disinformazione sull’Ucraina e sulle armi chimiche.

Greenfield ha detto all’organismo internazionale che gli Stati Uniti ritengono che la Russia possa utilizzare agenti chimici o biologici per omicidi in un incidente sotto falsa bandiera o per supportare operazioni militari tattiche.

E siamo profondamente preoccupati per il fatto che la richiesta della Russia per questo incontro sia un potenziale tentativo di false flag – esattamente il tipo per cui abbiamo messo in guardia, incluso dal Segretario Blinken qui al Consiglio di sicurezza il mese scorso”, ha affermato. C’è il rischio di attacco chimico russo in Ucraina, dicono i funzionari

Dopo più di due settimane dalla guerra in Ucraina, e non solo si pensa all’impensabile, ma si dice ad alta voce: “Putin potrebbe usare armi nucleari? La tenacia delle forze ucraine nel reagire è stata straordinaria, ma questo potrebbe rendere Putin ancora più pericoloso? E se fallisse con le armi convenzionali? Userà quindi prodotti non convenzionali? »

Nel frattempo, l’osservatore della buona credibilità Patrick Lancaster riferisce da Donetsk:

“ Decine di morti nell’attacco con bomba a grappolo ucraino nel centro di Donetsk ”. Il resoconto completo sarà presto disponibile in video .

Gli Stati Uniti stanno cercando di fare pressione sulla Cina affinché si unisca alla sua campagna anti-russa.

Ieri ‘funzionari anonimi’ hanno affermato, senza prove, che la Russia aveva chiesto alla Cina aiuti militari ed economici.

La Russia esporta armi in Cina , non le importa. La Cina ha ora confermato che non ci sono richieste russe del genere: Pechino ha chiamato disinformazione le recenti accuse di Washington secondo cui la Russia ha richiesto assistenza militare alla Cina per svolgere la sua operazione speciale in Ucraina, ha affermato lunedì il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian in una conferenza stampa .

” Le accuse al riguardo diffuse dagli Stati Uniti sono false informazioni “, ha affermato il diplomatico.

Gli Stati Uniti hanno torto nei loro tentativi di dissuadere la Cina dal lavorare con la Russia.

Jake Sullivan, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha incontrato lunedì a Roma Yang Jiechi, membro del Politburo d’élite del Partito comunista cinese e direttore della Commissione centrale per gli affari esteri del partito.

Sullivan ha inteso avvertire il signor Yang che qualsiasi futuro sforzo cinese per sostenere la Russia nella sua guerra o minare l’Ucraina, gli Stati Uniti ei loro partner sarà sanzionato.

” Stiamo comunicando direttamente, privatamente a Pechino che ci saranno assolutamente conseguenze per gli sforzi di eliminazione delle sanzioni su larga scala o il sostegno alla Russia per soddisfarli “, ha detto domenica Sullivan alla CNN .

” Non permetteremo che questo continui e che ci sia un’ancora di salvezza per la Russia da queste sanzioni economiche di qualsiasi paese, in qualsiasi parte del mondo “, ha affermato.

Naturalmente, la Cina ha risposto che continuerà a mantenere buone relazioni con la Russia. Non spetta agli Stati Uniti “consentire” o vietare alla Cina di commerciare con la Russia. (“Gli USA non sono Dio”, ha risposto con sarcasmo un alto funzionario della RPC).

https://www.controinformazione.info/la-nato-e-la-cia-stanno-preparando-lopinione-pubblica-per-un-attacco-sotto-falsa-bandiera/

Fonte: Bruno Bertez

Nota: Si ripete la stessa strategia già utilizzata dagli Stati Uniti e dai loro alleati in Siria: provocare un attacco sotto falsa bandiera nelle zone occupate dai terroristi sostenuti dall’occidente per poi giustificare una operazione di risposta dell’aviazione USA utilizzando i missili cruise. Questo avvenne con l’attacco nel Goutha siriano nell’Aprile del 2018, con una sceneggiata messa in atto dai “White Elmets” (un gruppo al servizio dell’intelligence britannica) che si occuparono poi di filmare le scene ad uso delle TV occidentali. Il tutto si dimostrò un falso. La stesso vogliono fare in Ucraina. Cambiano i luoghi ma strategia rimane la stessa.

FONTE: https://www.controinformazione.info/la-nato-e-la-cia-stanno-preparando-lopinione-pubblica-per-un-attacco-sotto-falsa-bandiera/

 

 

 

 

QUESTA VOLTA LA VITTIMA SARÀ L’EUROPA

di Abdel Bari Atwan 15 MAR 2022

 

Durante la seconda guerra guidata dagli Stati Uniti contro l’Iraq nel 2003 e la conseguente invasione e occupazione, ho scritto un articolo sul quotidiano britannico The Observer , commissionato dal suo caporedattore, intitolato ” L’ America è un’esperta di distruzione, non di costruzione “. .

Secondo la rivista medica internazionale Lancet, quel titolo si è rivelato tristemente accurato poiché gli aerei da guerra statunitensi hanno bombardato tutte le infrastrutture dell’Iraq, dalle stazioni idriche ed elettriche ai ponti, e ucciso più di un milione di iracheni.

Quasi 20 anni dopo, l’articolo mi viene in mente mentre seguo gli sviluppi della guerra in Ucraina, l’atteggiamento militare e diplomatico associato delle parti interessate globali e il potenziale scoppio di una guerra nucleare che potrebbe avere conseguenze catastrofiche per il mondo, a cominciare dall’Europa.

Campo di battaglia: Europa
È l’Europa, dopotutto, che sarà il teatro principale di un confronto nucleare se gli attuali sforzi di mediazione non daranno frutti. E qualsiasi “soluzione politica” al conflitto significa vittoria per il presidente russo Vladimir Putin e il suo paese, poiché Mosca accetterà niente di meno se non una completa epurazione della profondità strategica della NATO in Ucraina.

Sono stati gli Stati Uniti a volere e ad iniziare questa guerra, e l’Ucraina e la sua brava gente sono state solo vittime della dichiarazione del presidente americano Joe Biden, entrando alla Casa Bianca, che la Russia è il nemico numero uno negli Stati Uniti, seguita dalla Cina. Ha semplicemente fatto dell’Ucraina “esca avvelenata” per trascinare i russi in una lunga guerra di logoramento che potrebbe minare la loro economia e causare sedizione dall’interno.

La minaccia USA-UE di “sanzioni dall’inferno” era un’arma a doppio taglio: o avrebbe dissuaso Putin dall’invadere l’Ucraina, o lo avrebbe spinto a fare proprio questo. La prima sarebbe stata presentata come una sconfitta russa e la seconda sarebbe stata utilizzata per rovinare finanziariamente lo stato russo, far rivoltare i suoi cittadini contro il loro governo e isolare Mosca.

Ma, circa due settimane dopo l’ingresso del primo carro armato russo in territorio ucraino, l’ingenuità del piano occidentale è stata completamente smascherata. Non solo ha valutato male la velocità con cui Mosca poteva raggiungere i suoi obiettivi, ma ha completamente sottovalutato la capacità della Russia di contrastare le punizioni occidentali con le proprie.

Il piano occidentale ha invece scatenato un contraccolpo di proporzioni monumentali, le cui prime vittime saranno i residenti in Europa e negli Stati Uniti.

Ucraina, selce per accendere il fuoco
Mentre la polvere si posava, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha iniziato a mostrare segni di shock e isteria, castigando la “debolezza” della NATO, radunando battaglioni di neonazisti di destra per sostituire i disertori dell’esercito ucraino e facendo una chiamata mondiale all’estero per trovare combattenti in arrivo in Ucraina per combattere i russi.

Zelensky ora si è reso conto che la NATO era pronta solo a stargli accanto e provocare i suoi sproloqui anti-Mosca fino all’arrivo dei veicoli corazzati russi. Ha presto scoperto di essere stato abbandonato da tutti, in particolare dagli Stati Uniti, il cui rappresentante alle Nazioni Unite ieri ha detto che non avrebbero inviato un solo soldato o aereo in Ucraina.

Poiché i prezzi del petrolio sono saliti a circa 130 dollari al barile questa settimana, i paesi europei tra cui Germania, Bulgaria e Francia hanno affermato di non poter fare a meno delle importazioni di petrolio e del gas russo. Queste parole sono la prima indicazione tangibile di una crepa nell’alleanza atlantica e ci si aspetterebbe che si estendessero all’alleanza della NATO man mano che le crepe si approfondiscono.

L’Europa apparentemente trae la sua forza dal potere della sua economia e dai cosiddetti “valori comuni” dell’ordine liberale in declino basato sulla democrazia, i diritti umani e la giustizia sociale. Oggi, questi elementi vengono erosi uno ad uno mentre la censura, l’autoritarismo e il profitto bellico prendono piede all’interno del governo occidentale.

Le maschere sono cadute.

Invece, questi “valori” vengono rapidamente sostituiti da palesi sensibilità razziste, che favoriscono il cittadino “biondo e occhi azzurri” rispetto a tutti gli altri e mobilitano movimenti neonazisti ed estremisti per mantenere “l’ordine nel mondo occidentale basato su regole”.

L’economia è potere: il crollo dell’alleanza occidentale
La prosperità economica, la sicurezza e la stabilità di cui l’Occidente ha goduto dalla fine della seconda guerra mondiale sopporterà il peso maggiore di questo confronto che prende forma in Ucraina, e sembra quasi certo che potrebbero derivarne il collasso finanziario, il caos politico e la frammentazione geografica all’interno degli stati .

Decenni di sanzioni punitive imposte dagli Stati Uniti come alternativa all’intervento militare diretto in Corea del Nord, Iran, Siria, Cuba e Venezuela non hanno raggiunto i loro obiettivi. Non hanno determinato il “cambio di regime” previsto, ed è molto improbabile che le attuali sanzioni contro la Russia, se imposte (finora il flusso di petrolio e gas russo è pagato tramite il sistema finanziario SWIFT) in tutto o in parte parte, sarà un’eccezione.

Alexander Novak, vice primo ministro dell’Energia della Russia, lunedì notte ha avvertito delle conseguenze “catastrofiche” per i mercati globali del petrolio e del gas se gli Stati Uniti seguiranno le loro minacce di vietare le esportazioni di energia del suo paese.

Queste azioni, ha previsto, si tradurrebbero in un aumento di dieci volte del prezzo per metro cubo di gas naturale e un prezzo senza precedenti di 300 dollari al barile di petrolio. Novak ha inoltre minacciato che Mosca si sarebbe vendicata interrompendo le forniture di gas all’Europa tramite il suo gasdotto Nord Stream 1, soprattutto se la Germania continuasse a sospendere la sua controparte Nord Stream 2 in risposta alle pressioni statunitensi e Washington imponesse un divieto petrolifero russo.

Il Nord Stream 1 è attualmente operativo al 100% e pompa quasi 60 miliardi di metri cubi all’anno in Europa.

Gli Stati Uniti hanno distrutto Iraq, Siria, Afghanistan e Libia e non sono stati coinvolti nella ricostruzione di nessuno dei paesi sconvolti delle distruzioni.

Ma la vittima ora sarà l’Europa, che, pur essendo in grado di fare il prepotente su questi stati più deboli, non potrà farlo con una potenza mondiale molto più grande e più forte come la Russia, guidata da un astuto stratega geopolitico come Vladimir Putin.

L’Europa ora presta i suoi territori all’ultima guerra americana. Affronta una potenza nucleare alleata con altri stati nucleari come la Cina, la Corea del Nord e, potenzialmente, l’India. Questa volta, la magia può essere attivata sul mago e la distruzione sugli Stati Uniti.

Fonte: Bruno Bertez

FONTE: https://www.controinformazione.info/questa-volta-la-vittima-sara-leuropa/

 

 

 

CULTURA

Al giorno d’oggi difendere l’ovvio è diventato un atto rivoluzionario.

Il tanto evoluto e colto uomo moderno, smaterializzato e ricomposto in un qr code, ricattato eppur sorridente, vessato e nel contempo allegro, è fiducioso sin dall’inizio che tutti gli sconvolgimenti caratterizzanti questi due anni di deliri scientifici, giuridici, ed ora anche bellici, siano stati, e siano tutt’ora, posti in essere per il suo bene.

Il lockdown ha creato un disastro economico mettendo in ginocchio aziende e famiglie? Giusto, sennò ci saremmo estinti. I danni psicologici provocati, soprattutto ai più giovani, da una campagna mediatica sul virus martellante e caricaturale? Eh… ma mica si poteva rischiare di sottovalutare la malattia, un po’ d’esagerazione non guasta mai.

Esibire un lasciapassare scevro da ogni motivazione sanitaria per poter lavorare e vivere? Ben venga, è solo un “incentivo” alla vaccinazione. Privare onesti e sani cittadini dei propri diritti fondamentali sulla base dell’assunzione o meno di un farmaco? Quante storie, si facciano una puntura e stiano zitti.

Con la bella stagione le sindromi influenzali si affievoliscono sino quasi a cessare del tutto? Merito della tessera verde, delle restrizioni e del sacro siero. La benzina supera i due euro a litro, l’inflazione galoppa, le materie prime e le bollette aumentano a dismisura? Eh… ma bisogna sanzionare Putin il dittatore, impoverire la Russia… viva la democrazia, l’Europa e la libertà!

Non c’è che dire, aveva ragione Tolkien: “Ad occhi storti il volto della verità può apparire un ghigno”.

Al giorno d’oggi difendere l’ovvio è diventato un atto rivoluzionario.

Articolo di WI

Fonte: https://t.me/weltanschauungitaliaofficial

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

Guerra Russia-Ucraina, preoccupa l’utilizzo delle armi ipersoniche

Lo sviluppo di queste strumentazioni potrebbe cambiare i rapporti di forza tra le potenze nucleari del pianeta

Perdurano gli scontri in Ucraina e nel mentre delle “operazioni speciali militari” continuano a sfilare pletore di nuove e agghiaccianti strumentazioni che, a prescindere dal Diritto Internazionale Umanitario che ne preserva la legittimità, seppur non chimiche o biologiche, definirei comunque criminali.

Sono state “introdotte”, con tanto di stupore e timore americani, nuovi sistemi d’arma ipersonici, comunemente noti come missili ipersonici, ordigni particolarmente fulminei che agiscono in regime ipersonico per l’appunto, ovvero caratterizzati da un numero di Mach superiore a 5. A seconda di dove si sviluppa poi il loro moto vengono suddivisi in endoatmosferici ed esoatmosferici, come i veicoli di rientro di missili ballistici classici o Hgv.

Non sono però una novità, circolano approssimativamente dalla prima metà del secolo scorso, introdotti dai belligeranti tedeschi e finiti poi sotto attenta analisi dalle varie super potenze.

Tra queste gli Stati Uniti hanno attivamente perseguito lo sviluppo di tali strumentazioni come parte del loro programma di attacco globale tempestivo dall’inizio degli anni 2000, mentre negli ultimi anni hanno concentrato gli sforzi principalmente sullo sviluppo di veicoli plananti ipersonici, che vengono lanciati da un razzo prima di planare su un bersaglio, e missili da crociera, endoatmosferici, alimentati da motori a getto d’aria ad alta velocità.

Come suggerito da John Hyten, ex vicepresidente del Joint Chiefs of Staff ed ex comandante del comando strategico generale degli Stati Uniti, queste armi potrebbero consentire “opzioni di attacco reattive, a lungo raggio, contro minacce lontane, difese e/o urgenti quando altre forze non sono disponibili”. I critici, d’altra parte, sostengono che le armi ipersoniche mancano di requisiti di missione definiti, contribuiscono poco alle capacità militari statunitensi e non sono necessarie per la deterrenza.

I finanziamenti sono stati relativamente limitati in passato, tuttavia attualmente sia il Pentagono che il Congresso stanno dimostrando un crescente interesse nel perseguire lo sviluppo e il dispiegamento a breve termine di sistemi ipersonici. Ciò è dovuto, in parte, ai progressi fatti da Cina e Russia, entrambe in possesso di una serie di programmi di armi ipersoniche e in grado di mettere in campo veicoli operativi ipersonici di planata, potenzialmente armati con testate nucleari.

E qui casca l’asino…la maggior parte delle armi ipersoniche statunitensi, a differenza di quelle russe e cinesi, non sono infatti progettate per l’uso nucleare. Di conseguenza, le armi statunitensi richiederanno probabilmente una maggiore precisione e saranno tecnicamente più difficili da sviluppare rispetto ai sistemi cinesi e russi dotati di armi nucleari.

La richiesta di budget FY2022 del Pentagono per la ricerca ipersonica ammonterebbe a 3,8 miliardi di dollari, in netto rialzo rispetto ai precedenti 3,2 miliardi della richiesta FY2021. L’Agenzia per la difesa missilistica ha inoltre richiesto 247,9 milioni di dollari per la difesa ipersonica. Al momento, il Dipartimento della Difesa (DOD) non ha stabilito alcun programma di registrazione per le armi ipersoniche, suggerendo che potrebbe non aver approvato né i requisiti di missione per i sistemi né i piani di finanziamento a lungo termine.

Questo potrebbe benissimo essere solo l’inizio dell’escalation.

Ha inizio la primordiale faida delle dimensioni, perché si dà il caso che esse contino eccome in guerra, di chi gioca a fare Dio e spreca l’opportunità giocando a Risiko.

FONTE: https://www.infosec.news/2022/03/23/news/protezione-e-difese/guerra-russia-ucraina-preoccupa-lutilizzo-delle-armi-ipersoniche/

 

La Russia rivela un nuovo documento sui laboratori biologici segreti della NATO in Ucraina

La Redazione de l’AntiDiplomatico 17 .3 2022

Esperti militari russi in materia radiologica, chimica e biologica hanno studiato una serie di documenti originali che rivelano i dettagli di un progetto segreto degli Stati Uniti e della NATO in Ucraina che indagava sulla trasmissione di malattie dagli animali all’uomo, ha riferito il portavoce del ministero della Difesa della Russia, Igor Konashénkov.

Le dichiarazioni sono state rilasciate durante una conferenza stampa sull’andamento dell’operazione militare in Ucraina. In particolare, il portavoce ha commentato che da anni e sotto il controllo immediato di esperti americani, in un laboratorio della città di Kharkov è stato condotto uno studio sulla trasmissione di malattie da parte dei pipistrelli all’uomo.

“Nell’ambito di un progetto statunitense, l’Istituto di Medicina Veterinaria di Kharkov ha studiato gli uccelli selvatici come portatori di influenza aviaria ad alta patogenicità “, ha aggiunto il funzionario militare.

Allo stesso tempo, ha ricordato, i laboratori ucraini stavano valutando le condizioni in cui i processi di trasmissione possono diventare ingestibili, causare danni economici e porre rischi per la sicurezza alimentare.

Grandi quantità di biomateriali umani sono state rimosse dall’Ucraina nel Regno Unito e in altri paesi europei.

“Nel prossimo futuro, pubblicheremo un nuovo pacchetto di documenti ricevuti dai dipendenti dei bio -laboratori ucraini e presenteremo i risultati dell’inchiesta”, ha annunciato il portavoce.

  • Il 6 marzo Konashenkov aveva riferito che componenti di armi biologiche sono state sviluppate in laboratori ucraini situati vicino al territorio russo.
  • Il portavoce ha sottolineato che durante l’operazione militare speciale in Ucraina si è appreso che Kiev ha frettolosamente distrutto le prove di un programma di armi biologiche finanziato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.
  • Il 10 marzo, il capo delle truppe russe di protezione radiologica, chimica e biologica, Igor Kirillov, ha fornito questi dettagli sui progetti in corso nei laboratori biologici in Ucraina con il finanziamento degli Stati Uniti.

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_russia_rivela_un_nuovo_documento_sui_laboratori_biologici_segreti_della_nato_in_ucraina/45289_45636/

Victoria Nuland riconosce che ci sono laboratori militari in Ucraina

Il 9 marzo 2022, su Fox News, Tucker Carlson ha mandato in onda un estratto dell’audizione dell’8 marzo alla Commissione senatoriale degli Affari esteri in cui la straussiana Victoria Nuland riconosce che gli Stati Uniti svolgono programmi di ricerca di armi biologiche in Ucraina.

Nuland è sottosegretaria di Stato per gli Affari politici. Tuttavia, il giorno successivo la Segreteria di Stato ha dichiarato in un comunicato che «Gli Stati Uniti non possiedono e non sfruttano laboratori chimici o biologici in Ucraina; rispettano pienamente gli obblighi imposti dalla Convenzione sulle armi chimiche e dalla Convenzione sulle armi biologiche; non sviluppano né possiedono armi di questo tipo in alcun luogo».

Senatore Mark Rubio: l’Ucraina possiede armi biologiche o chimiche?

Sottosegretaria di Stato Victoria Nuland: L’Ucraina ha… installazioni di ricerca biologica. Temiamo che le truppe russe cerchino di assumerne il controllo. Quindi, insieme agli ucraini, cerchiamo di fare in modo che questo materiale di ricerca non cada nelle mani delle forze russe se queste dovessero avvicinarsi.

FONTE: https://www.voltairenet.org/article215999.html

 

 

 

La Stampa e la prima pagina della vergogna: un appello all’ordine dei giornalisti

16 03 2022

Il massacro da parte delle bande di neonazisti dichiarati contro la popolazione russofona del Donbass, prima ignorata, poi censurata dai media filo Nato, oggi incredibilmente diviene il pretesto per creare i presupposti della terza guerra mondiale.

È l’incredibile storia della prima pagina de la Stampa di oggi. Vi riportiamo un commento e un appello del fotoreporter italiano in Donbass in questi giorni Giorgio Bianchi che, come l’AntiDiplomatico, sottoscriviamo.

 

 

——–

 

Di Giorgio Bianchi

 

La propaganda di guerra a senso unico delle testate di proprietà dei guerrafondai Elkann-Agnelli ha toccato il fondo.

Sono arrivati ad utilizzare in prima pagina la foto della carneficina di Donetsk, giocando sulla crassa ignoranza del loro pubblico riguardo ai fatti di questa sporca guerra civile, per far intendere che si riferisca al territorio sotto il controllo del regime di Kiev.

Guardate la foto e leggete i titoli attorno, cosa capite?

Questi vanno fermati con ogni mezzo, sono uno strumento di guerra psicologica utilizzato in modo gretto e spregiudicato.

Fatto i professorini moralisticheggianti in TV e poi in maniera cinica e spregevole manipolano il loro pubblico e lo inducono a prendere posizione su fatti riguardo ai quali è completamente ignorante.

Con i media russi silenziati per decreto, con tutte le testate e i programmi TV sintonizzati sulla propaganda di Kiev, tra poco per il pubblico medio, ignorante e ideologizzato, sarà impossibile farsi un’idea obiettiva dei fatti.

Vi prego di sommergere di mail la redazione e l’ordine dei giornalisti affinché cessino queste mistificazioni criminali.

Il loro spezzo della verità è sconvolgente e dovrebbe far capire il livello della posta in gioco.

Siamo già in guerra, e questa è propaganda di guerra.

 

APPELLO

 

Rendiamo giustizia alle vittime innocenti di Donetsk, violentate dall’indegno comportamento de La Stampa.

 

Gent.ma redazione de La Stampa,
mi chiamo … e sono un occasionale lettore del vostro quotidiano
Stamani guardando la prima pagina del giornale non ho potuto fare a meno di notare la sconvolgente foto di copertina recante il titolo “La carneficina”.
Visto che l’immagine appare del tutto decontestualizzata ed è letteralmente circondata da articoli riguardanti la situazione nell’Ucraina sotto il controllo del governo di Kiev, dato che sono assolutamente certo che l’immagine si riferisca alla strage avvenuta a Donetsk (lato indipendentista e quindi in un contesto diametralmente opposto a quello che circonda la foto) il giorno 14 Marzo a causa di un razzo Tockha-U sparato dal lato Ucraino sui civili di Donetsk (ho visto apparire il signore disperato in diversi video riguardanti la strage pubblicati da svariati canali Telegram e inoltre la foto è stata pubblicata dalla testata giornalistica L’indipendente riferendola chiaramente ai fatti di Donetsk come testimoniato da immagine allegata), visto che nel modo in cui viene presentata l’immagine sembrerebbe riferirsi ad una strage avvenuta sul lato governativo vi chiedo gentilmente di chiarire:

1. il nome dell’autore, il contesto nel quale è stata realizzata, come la redazione ne sia venuta in possesso e se ne possieda i regolari diritti per l’utilizzo,
2. il contesto descritto nell’immagine in modo che il lettore possa capire in maniera inequivocabile cosa descriva e a quale fatto si riferisca,
3. se l’autore della foto è d’accordo sul fatto che la sua immagine sia stata utilizzata in un contesto del tutto fuorviate per il lettore.

Nel caso in cui non siate in grado di dare risposte soddisfacenti riguardo all’utilizzo dell’immagine e al contenuto che si intendeva fare emergere, Vi chiedo gentilmente di pubblicare una nota nella quale possiate chiarire in maniera inequivocabile chi sia l’autore dell’immagine, il contesto al quale si riferisca e una didascalia che descriva in maniera accurata gli eventi che racconta.

Vi comunico inoltre che mi sono premurato di scrivere anche all’Ordine dei giornalisti affinché intervenga per chiarire questo fatto, a mio modo di vedere gravissimo.
In attesa di un cortese riscontro, porgo cordiali saluti.

 

Gent.mo ordine dei Giornalisti,,
mi chiamo … e sono un occasionale lettore de La Stampa.
Stamani guardando la prima pagina del quotidiano non ho potuto fare a meno di notare la sconvolgente foto di copertina recante il titolo “La carneficina”.
Visto che l’immagine appare del tutto decontestualizzata ed è letteralmente circondata da articoli riguardanti la situazione nell’Ucraina sotto il controllo del governo di Kiev, dato che sono assolutamente certo che l’immagine si riferisca alla strage avvenuta a Donetsk (lato indipendentista e quindi diametralmente opposto al contesto circostante la foto) il giorno 14 Marzo a causa di un razzo Tockha-U sparato dal lato Ucraino sui civili di Donetsk (ho visto apparire il signore disperato in diversi video riguardanti la strage pubblicati da svariati canali Telegram e inoltre la foto è stata pubblicata dalla testata giornalistica L’indipendente riferendola chiaramente ai fatti di Donestk come testimoniato da immagine allegata), visto che nel modo in cui viene presentata sembrerebbe riferirsi ad una strage avvenuta sul lato governativo, vi chiedo gentilmente di intervenire al fine di chiarire:

1. il nome dell’autore, il contesto nel quale è stata realizzata l’immagine, come la redazione sia venuta in possesso dell’immagine e se ne possieda i regolari diritti per l’utilizzo.
2. il contesto descritto nell’immagine in modo che il lettore possa capire in maniera inequivocabile cosa descriva e a quale fatto si riferisca.
3. se l’autore della foto è d’accordo sul fatto che la sua immagine sia stata utilizzata in un contesto del tutto fuorviate per il lettore.

Nel caso in cui la redazione non riesca a dare risposte soddisfacenti riguardo all’utilizzo dell’immagine e al contenuto che si intendeva fare emergere, Vi chiedo gentilmente di intervenire affinché la testata pubblichi una nota nella quale chiarisca in maniera inequivocabile chi sia l’autore dell’immagine, il contesto al quale si riferisca e una didascalia che descriva in maniera accurata gli eventi che descrive.
Certo di un vostro pronto intervento, porgo cordiali saluti.

L’autore della foto sarebbe, stando a questo sito, Edouard Kornienko.

https://m.ura.news/articles/1036284159

torino@lastampa.it
lettere@lastampa.it
direttore@lastampa.it

Chi ha una pec può scrivere a:
– Ordine Nazionale giornalisti: cnog@pec.cnog.it
– Gedi News Network Spa: segreteriasocietaria@pec.gedinewsnetwork.it

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_stampa_e_la_prima_pagina_della_vergogna_un_appello_allordine_dei_giornalisti/45289_45621/

 

LA SICUREZZA INFORMATICA DELLE FERROVIE ERA STATA GARANTITA DA GABRIELLI

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Correva l’anno 2019 e i più pignoli ricordano che la data era quella del 16 gennaio.

Come ancora, all’indomani dell’attacco cyber a FS, si legge sul sito istituzionale del “Commissariato di PS online”, in quel giorno è stato siglato “a Roma il rinnovo dell’accordo tra Polizia di Stato e Ferrovie dello Stato Italiane per la prevenzione e il contrasto dei crimini informatici che hanno per oggetto i sistemi e i servizi informativi di particolare rilievo per il Paese

Il testo della pagina web, facendo riferimento ai gangli digitali di vitale importanza per l’Italia, recita testualmente “Tra questi, le piattaforme tecnologiche del Gruppo FS Italiane, una delle più grandi realtà industriali del Paese, che realizza e gestisce opere e servizi nel trasporto ferroviario, contribuendo a sviluppare un progetto di mobilità e logistica integrata”.

Per stipulare questa sorta di “polizza operativa di assicurazione” si sono trovati il Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Franco Gabrielli e l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Ferrovie dello Stato Italiane Gianfranco Battisti, occasione fondamentale perché la Convenzione rientrava “nell’ambito definito dalle direttive impartite dal Ministro dell’Interno per il potenziamento dell’attività di prevenzione in materia di criminalità informatica attraverso la valorizzazione del partenariato con il mondo privato”.

Continuando (come se nulla fosse accaduto al “sistema nervoso” delle ferrovie) a leggere il comunicato ufficiale si rimane travolti dai toni ricchi di enfasi e quasi ci si commuove nel vedere tanta consapevolezza per i moderni rischi della società odierna. “L’insidiosità delle minacce informatiche e la mutevolezza con la quale si presentano richiedono, infatti, una sinergia informativa tra tutti gli attori della cybersecurity per mettere a fattor comune conoscenze ed esperienze utili a sperimentare efficaci forme di contrasto”.

In termini di efficacia sarebbe curioso sentire l’opinione di qualche avventore della Stazione Termini di Roma o di qualunque altro scalo ferroviario che – a mutuare una immortale espressione del capolavoro di Ridley Scott “Blade Runner” – ha visto cose che noi umani non possiamo neanche immaginare.

Se si sa che la firma sull’audace accordo è dell’attuale Sottosegretario Gabrielli, è noto anche chi doveva materialmente occuparsene. “Per la Polizia di Stato, tale compito è assicurato dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni e, in particolare, dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche che, con una sala operativa disponibile h24, rappresenta il punto di contatto per la gestione degli eventi critici delle infrastrutture di rilievo nazionale operanti in settori sensibili per il Paese”.

Sull’altro fronte viene garantito l’impegno a mettercela tutta. E’ scritto infatti che “Ferrovie dello Stato Italiane, rispettando gli obblighi normativi in materia, ha inoltre avviato un importante processo di internalizzazione dei servizi di sicurezza informatica grazie alla realizzazione del Cyber Security Operation Center. Un polo di eccellenza nel quale confluiscono le tecnologie e le competenze più avanzate con l’obiettivo di fornire i più elevati livelli di protezione cibernetica ai sistemi tecnologici e informativi che supportano la gestione e il controllo della circolazione ferroviaria”.

L’evento non è stato certo per pochi intimi. “Alla firma della convenzione erano, inoltre, presenti, per il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato Roberto Sgalla e il Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni Nunzia Ciardi, mentre per Ferrovie dello Stato Italiane erano presenti il Direttore Centrale Protezione Aziendale Franco Fiumara e il Responsabile Cyber Security Riccardo Barrile”.

Sarebbe carino che chi ha fatto il possibile per non essere escluso dall’elenco dei partecipanti adesso raccontasse cosa è andato storto visto che il pericolo era noto e che la prima “convenzione” tra “Postale” e FS risale addirittura al luglio del 2003.

Ironia lessicale, la sintesi è “binaria”. Ha funzionato o non ha funzionato. Purtroppo non ha funzionato.

FONTE: https://www.infosec.news/2022/03/24/editoriale/la-sicurezza-informatica-delle-ferrovie-era-stata-garantita-da-gabrielli/

 

 

 

ECONOMIA

Pensieri e parole (soprattutto parole)

Come liberarsi del gas russo in 24-30 mesi. Di Mogol-Battisti-Cingolani

Suvvia Ministro, ora la giovane Greta non ci sente, parliamoci liberamente. Non è certo colpa sua, Ministro Cingolani, se si è diffuso il mito che di energia si debbano occupare i figli dei fiori e se un complessissimo progetto di evoluzione energetica viene messo nel piano di ripresa sotto la voce Rivoluzione Verde.

Nel giro di pochi giorni, lei è uscito due volte sulla ruota di Kiev come un numero ritardatario, prima per dirci che qualcuno ci sta truffando sui carburanti e pur di non perseguire i truffatori il Governo ci ha messo una pezza levando le accise, con cui noi Stato comunque ci manteniamo, è una partita di giro; quindi i truffatori continuano a truffare e noi pagheremo in altra forma. Poi, meno cripticamente ma altrettanto genericamente, ha annunciato che in 24-30 mesi usciamo dal gas russo. Opinione la sua senza impegno, perché ci sono altri ministeri, enti e danti causa per realizzare la cosa, il MiTE è un osservatore, un critico, come dice Jago quando tutti lodano la bella Desdemona.

Seguiamo il suo ragionamento. L’Italia può rendersi indipendente dal gas russo già nel 2023 e senza impiegare nuovo carbone. Così il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, nel corso della trasmissione di Rai 3 “Agorà Extra”. Oggi Mosca ci fornisce circa 29 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, olltre il 40% della nostra domanda. Ma entro primavera inoltrata 16 miliardi di metri cubi saranno rimpiazzati da altri fornitori nel mondo. 

Un attimo. Perché nessuno ci spiega come funziona la fornitura? Sarebbe bello, darebbe l’idea che oltre alle parole ci sono dei pensieri. Nessuno pensa che ci sia Putin con una manopola a dare la mandata del gas. Ci saranno (ci sono) delle aziende russe che stipulano degli accordi di trasporto e consegna al punto di ingresso sulla rete (a Tarvisio). Come progredisce il prezzo del gas man mano che si avvicina alle nostre case o fabbriche? Chi stipula, ENI o qualche intermediario?

Ora questi “altri fornitori nel mondo” chi sono? Di quali prezzi al MWh stiamo parlando rispetto a quelli russi (oggi flottanti ben oltre i 200 €/MWh)? Quali sono gli aspetti geopolitici di questi nuovi interlocutori? Chi se ne occupa?Lei si deve coordinare (se è lei, ma dubito, responsabile di quest’obiettivo a tre mesi) con il Ministro degli Esteri, quello dello Sviluppo Economico, quello, purtroppo oggi, della Difesa. Vorrà anche esperire qualche cooperazione UE (o almeno che non ci mettano i bastoni fra le ruote), che so, con gli altri del Sud come Spagna e Portogallo (entrambi meno del 10% di gas russo). Ministro, a caccia di gas non russo non ci andremo solo noi, giusto? e questo, sui prezzi e la geopolitica, come influirà?

Lei seguita“24-30 mesi dovrebbero consentirci di essere completamente indipendenti”.  Nel breve termine si guarda allo sviluppo delle fonti rinnovabili, la tecnologia più veloce da implementare, una volta rimossi gli ostacoli burocratici. Hai detto spostati. Ma quanto tiriamo fuori di lì? L’installato FV è oggi 20-25 GW, le isole ad accumulo non sono mai decollate, come del resto tutto l’accumulo su cui non si investe. Piani di e-mobility cercansi, e qui molto influisce il federalismo all’italiana, un sistema che sminuzza la responsabilità e nessuno ne diviene accountable. Ministro, l’85% delle merci gira su gomma.

Andiamo avanti. Gran parte delle sue aspettative vertono sul GNL. “Aumentare la nostra capacità di rigassificare, oggi in Italia vi sono solo tre rigassificatori e in funzione al 60% della loro capacità. E “già per metà di quest’anno installeremo un primo rigassificatore galleggiante “. A ciò si aggiungeranno “altre infrastrutture nei prossimi 12 mesi”. Quante, dove? Con quali vincoli ambientali? Chi paga e quanti soldi? Analisi differenziale fra trasporto e rigassificazione? Vuole scommettere, Ministro, che a pace fatta il Nord 2 se lo papperà tutto la Germania (che non sta per nulla dando del boia a Putin)?

Quanto ai rigassificatori esistenti, a Porto Viro la situazione è la seguente: per metterlo su ci sono voluti 12 anni dallo studio di fattibilità del 1997, produzione 8 miliardi di metri cubi all’anno, capacità massima di stoccaggio di 250,000 metri cubi di GNL ogni settimana. Panigaglia (SP) attualmente ha una capacità di rigassificazione di 3.4 miliardi di metri cubi / anno. L’ampliamento dell’impianto può arrivare a 8 miliardi. Mentre al largo di Livorno non c’è praticamente rigassificazione (sicuramente ci sono i costi, come nelle centrali nucleari inattive). Quanti rigassificatori dunque? Quanto gas in aumento dal Qatar via gasiere? (ci siamo andati andati or ora ma notizie zero. Fa più scena parlare di “galleggianti”, come se fosse una meraviglia da baraccone: Porto Viro è già galleggiante). Quanto e da chi per le “altre fonti” GNL? Poi bisogna fare i conti con la capacità di trasporto delle gasiere: capacità di carico che varia da 25,000 fino a 65,000/75,000 mc.

Poi il Ministro, per il pubblico mattutino, sfodera i carburanti sintetici, dal biometano all’idrogeno. Avete letto bene: auto al metano da pastazzo di arance e biomassa bovina, oppure a celle, a metanolo, e tutto in pochi mesi. Nuovi motori flex come se li facesse il MiTE. Tuttavia, questi “richiedono più tempo” concede il Ministro Cingolani.  Se per qualche motivo (certo, chissà quale …) la fornitura russa si interrompesse prima della messa in sicurezza a lungo termine “le nostre riserve attuali e il piano di contingenza ci darebbero un tempo abbastanza lungo per arrivare alla stagione buona. Passano gli anni ma siamo sempre attaccati allo stellone.

Il ministro rassicura che il piano non prevede di richiamare in servizio le centrali a carbone L’impresa non vale la spesa. Solo in caso di grave e improvvisa emergenza, le due centrali a carbone ancora in funzione a Brindisi e Civitavecchia verrebbero mandate “a pieno regime per un periodo limitato”. Nessuna intenzione di aprire un discorso nucleare. È chiaro, non lo può aprire Cingolani che è un ministro ideologico e sta qui per fare una rivoluzione verde come propugnato nei venerdì dei nostri figli a scuola. För klimatet. 

Ci è stato insegnato il management per obiettivi. Gli obiettivi diventano tali quando sono descritti precisamente, espressi numericamente, verificati temporalmente e condizionati dal contorno. E assegnati a Tizio. Invece, ci siamo estenuati a sentire durante il virus “abbiamo un piano”. Non faceva in tempo a uscire un problema che zac! il piano, la taskforce, la cabina di regia. Signor Ministro, noi la stimiamo, coordini i suoi colleghi e ci produca qualcosa che rassomigli a questo (dati 2019):

PROIEZIONE COMPLESSIVA

Fonti rinnovabili 3%: quanto e come cresceranno?

Carbone 13%: proiezione ?

Gas Naturale 72%: fatto 100:

— Di cui Russia 40% (29 mld mc)

— Di cui produzione interna 10%: quanto cresce? dove? come ? trivellazioni adriatiche?

— Di cui altre fonti 50%

— Di cui gasdotto 40% (Algeria 25% + Libia 5% + Tap azero 10%) quanto cresce?

— Di cui rigassificato: 5% (Quatar + Norvegia) quanto cresce?

— Altre miscellanee 5%

Altre fonti eterogenee (incluso un 5% residuale di nucleare importato) 12%

USCITA DA RUSSIA (totale 29 mld mc)

Gas interno aumento (anni 1 / 2 /3)

Gas esterno aumento (anni 1 / 2 /3)

Fonti non gas – decarbonizzazione (anni 1 / 2 /3) divisi per tecnologia (FV, eolo, idro, pompaggi)

PIANI DI EMERGENZA A SECONDA DI QUANDO RUSSIA DOVESSE STACCARE anticipatamente

  • Condizioni attuali di fornitura russa (struttura contratti, meccanismo revisione prezzi, impatto del pagamento in rubli or ora annunciato da Mosca)
  • Riserve ordinarie
  • Riserve strategiche
  • Clausole di aumento forniture esistenti
  • Tagli e razionamenti (economia di guerra)

DOSSIER NUOVE FORNITURE per ogni Paese

  • Prezzi
  • Rischio cambio
  • Struttura della fornitura e dei contratti
  • Bilancia commerciale e geopolitica dei paesi fornitori
  • Condizioni attuali di fornitura russa (struttura contratti, meccanismo revisione prezzi, impatto del pagamento in rubli or ora annunciata da Mosca)

In sostanza, si devono fare convivere due uscite: quella da Mosca e quella dal fossile. Quanto realisticamente potremo centrarle entrambe senza riaprire un fascicolo nucleare? Un piano non si fa in due giorni ma con i rituali delle cabine e delle task force non si abbozzerà nemmeno nei 24-30 mesi in cui dovrebbe essere invece eseguito e completato.

“Che ne sai tu del gas siberiano? …” 

FONTE: https://www.infosec.news/2022/03/24/news/energia/pensieri-e-parole-soprattutto-parole/

 

 

 

Superbonus 110 per cento, spesi 20 miliardi (di soldi pubblici) per lo 0,9% degli edifici

Superbonus 110% Sismabonus

La CGIA: “Con il Superbonus 110 per cento abbiamo erogato lo stesso importo speso fino ad ora con il reddito di cittadinanza ma i vantaggi hanno interessato pochissime persone, in particolar modo facoltose, con un livello di istruzione medio-alto e con proprietà immobiliari ubicate nei centri storici delle grandi città”

 

Che il Superbonus 110% sia una misura con diverse criticità era ormai chiaro a tutti.  La possibilità di cedere i bonus edilizi senza limiti aveva trasformato i crediti d’imposta, per usare le parole del ministro dell’Economia, Daniele Franco, in una “sorta titolo circolante dando vita a un mercato di credito non regolamento”.  Questo ha dato origine a molteplici truffe. “Fino a oggi – ha spiegato all’inizio del mese il titolare del dicastero di Via XX Settembre – l’attività di analisi e controllo ha consentito alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Entrate di individuare un ammontare complessivo di redditi d’imposta inesistenti, pari a circa 4,4 miliardi, di cui quasi la metà, circa 2 miliardi, già ceduti e incassati. A questi 4,4 miliardi deve essere aggiunto un altro miliardo la cui sospensione è in corso di perfezionamento”.

DRAGHI: SUPERBONUS 110 PER CENTO BLOCCATO DALLE TRUFFE

La misura, voluta e difesa con tenacità dal Movimento 5 Stelle, è stata criticata persino dal presidente del Consiglio, che non ha mai fatto mistero di non amarla: “Quelli che oggi più tuonano sul Superbonus 110 per cento, che dicono che queste frodi non contano, che bisogna andare avanti lo stesso… beh, questi sono alcuni di quelli che hanno scritto la legge e hanno permesso di fare lavori senza controlli”, aveva detto Mario Draghi a febbraio, aggiungendo: “Se siamo in questa situazione è perché si è costruito un sistema che prevedeva pochissimi controlli. E se il Superbonus oggi rallenta è per i sequestri deliberati dalla magistratura per questioni fraudolente”.

CGIA: SPESA IMMANE PER POCHE CASE

Ma non ci sono solo le truffe a fare dubitare sulla effettiva portata del Superbonus 110%, c’è il tema della spesa pubblica: una montagna di denaro della collettività investita a favore della riqualificazione delle case di pochi, anzi, pochissimi.  Secondo i calcoli della CGIA di Mestre si tratterebbe dello 0,9% del patrimonio immobiliare italiano: “A seguito di 107.588 asseverazioni depositate al 31 gennaio scorso, lo Stato, con il Superbonus del 110%, dovrà farsi carico di una spesa di poco superiore a 20 miliardi di euro. Se teniamo conto che in Italia sono presenti quasi 12,2 milioni di edifici residenziali, stimiamo che, fino ad ora, questo provvedimento abbia interessato solo lo 0,9 per cento del totale degli immobili destinati ad uso abitativo”.

IL SUPERBONUS 110 PER CENTO HA GONFIATO I COSTI DELLE MATERIE PRIME

Secondo gli artigiani mestrini, il Superbonus 110% presenta un costo in capo alla fiscalità generale spaventoso e non proporzionale al numero di edifici che vengono “efficientati”. Dalla CGIA sottolineano poi come questo meccanismo, che consente di detrarre fiscalmente molto più di quanto un proprietario è chiamato a spendere per ristrutturare un edificio, “ha innescato una bolla inflattiva preoccupante, alimentata anche dal forte aumento dei prezzi registrato nell’ultimo anno da tutte le materie prime (ferro, acciaio, legno, sabbia, laterizi, bitume, cemento, etc.)”.

LE REGIONI DOVE SI È USATO DI PIU’ IL SUPERBONUS

A livello regionale è il Veneto ad aver registrato il ricorso più numeroso al Superbonus 110 per cento in relazione agli edifici residenziali esistenti. Con 13.933 asseverazioni, l’incidenza percentuale di queste ultime sul numero degli edifici residenziali esistenti è pari all’1,3 per cento, scende nel Lazio e in Toscana all’1,2 per cento e all’1,1 per cento in Emilia Romagna e in Lombardia. Le regioni meno coinvolte, invece, sono la Calabria e il Molise (entrambe con un’incidenza dello 0,6 per cento), la Sicilia e la Liguria (entrambe con lo 0,5 per cento) . A livello nazionale, infine, l’importo medio delle detrazioni a fine lavori previsto è pari a 187.437 euro per edificio residenziale. Il picco massimo lo scorgiamo in Basilicata (299.026 euro), Abruzzo (244.127 euro) e Campania (238.952 euro). Chiudono la graduatoria, invece, Toscana (153.373 euro), Veneto (146.171) e Friuli Venezia Giulia (144.177 euro).

FONTE: https://www.policymakermag.it/fact-checking/superbonus-110-per-cento-spesi-20-miliardi-di-soldi-pubblici-per-lo-09-degli-edifici/

 

 

 

 

Nuovo Bonus Benzina: chi e come può accedervi

 

Il governo Draghi ha approvato un nuovo decreto-legge sull’introduzione di nuovi provvedimenti urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari scaturiti dal conflitto tra Russia e Ucraina.

Tra i vari punti del decreto, troviamo diverse misure che mirano al contenimento dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti.

La novità principale riguarda i buoni benzina da 200 € esentasse. Vediamo meglio in cosa consiste il bonus carburante e chi ne ha diritto.

Caro-carburanti: i nuovi provvedimenti del governo

Da inizio marzo gli automobilisti italiani combattono contro gli ennesimi incrementi del costo dei carburanti. Questa volta, però, si sono registrati dei rincari record:
il costo della benzina e del diesel hanno ormai superato abbondantemente i 2 € al litro, registrando un aumento rispettivamente del 30% e del 33% rispetto a marzo 2021.

Sebbene lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina abbia inciso sui rincari dei carburanti, principalmente metano e gpl, la principale causa dell’incremento del costo di benzina e gasolio è dovuto all’aumento del prezzo del Brent, ovvero del petrolio che viene estratto nel Mare del Nord che, nella prima settimana di marzo è salito da 98$ a circa 130$ al barile.

Per contenere gli aumenti, il governo sta studiando diversi provvedimenti a supporto delle aziende e delle famiglie italiane, già vittime degli aumenti del costo della luce e del gas. Attraverso un nuovo decreto legge dello scorso 18 marzo, il governo ha introdotto 2 importanti misure per contrastare il caro-carburanti:

  • La riduzione delle accise su benzina e gasolio.

  • L’introduzione del bonus carburante.

Il taglio delle aliquote di accisa comporta un’immediata riduzione del prezzo di benzina e gasolio, per un periodo di 30 giorni, di 25 centesimi al litro. La riduzione delle accise ci sarà anche sul prezzo del GPL, il cui costo sarà ridotto di 8,5 centesimi al litro. Tale scontro è operativo da martedì 22 marzo e lo sarà fino al prossimo 20 aprile.

Il secondo punto riguarda il bonus carburante da 200 euro riservato ai dipendenti di aziende private. Ma quali requisiti bisogna possedere per accedervi?

Bonus benzina da 200 euro: tutte le info utili

Prima di tutto, Il bonus benzina fino a 200 euro introdotto nell’ultimo decreto legge è riservato ai dipendenti di aziende private.

Il provvedimento non consiste in uno sconto sull’importo da pagare per il rifornimento tramite voucher cartacei o digitali da presentare al distributore, ma di uno sgravio fiscale sui buoni carburante che diverse aziende riservano ai propri dipendenti.
La novità introdotta prevede che i buoni benzina ceduti a titolo gratuito dalle aziende non concorreranno alla formazione del reddito. Infatti, il bonus carburante sarà completamente esentasse.

Non c’è alcuna richiesta da presentare per aver accesso al bonus carburante. Infatti, lo sgravio viene riconosciuto automaticamente ai dipendenti, secondo le modalità previste dall’azienda.

Inoltre, il decreto non prevede alcun requisito per i dipendenti: ad esempio, non vi sarà nessun vincolo legato al reddito ISEE.

Fonte: https://www.prontobolletta.it/news/bonus-carburanti-2022/

 

 

 

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

Cercansi rubli disperatamente

🇮🇹🇷🇺 PUTIN: “La #Russia non accetterà più pagamenti in dollari ed euro per il suo gas consegnato in #Europa, ma accetterà solo #rubli”.

Lo ha affermato il presidente russo Vladimir #Putin. Chi ha concepito le sanzioni sta fallendo su tutta la linea.

Il dollaro $ è immediatamente crollato rispetto al rublo

La Russia sta trasferendo il pagamento per le forniture di gas russo per l’esportazione in paesi ostili in rubli russi, ha detto il presidente russo Vladimir Putin in un incontro con il governo, che viene trasmesso da Smotrym.ru e dal canale televisivo “Russia 24”.
Ha incaricato la Banca centrale e il governo di determinare la procedura per le operazioni per l’UE per l’acquisto di rubli nel mercato interno della Federazione Russa da parte degli acquirenti di gas russo.

La Russia continuerà a fornire gas a paesi ostili in base a contratti. Cambierà solo la valuta di pagamento, ha sottolineato Putin.
“Ho deciso nel più breve tempo possibile di attuare una serie di misure per trasferire il pagamento per il nostro gas naturale fornito ai cosiddetti paesi ostili ai rubli russi. Cioè, abbandonare l’uso di tutte le valute compromesse in tali calcoli “, ha detto Putin.
Successivamente, il rublo si è immediatamente spostato verso il rafforzamento – il dollaro è crollato da 103,5 rubli a 99,4 rubli, l’euro – a 109,9 rubli. Al momento, il dollaro è sceso a 95 rubli per la prima volta dal 2 marzo.
Il prezzo di scambio del gas nell’UE in questo momento è salito del 14% a $ 1300 per mille metri cubi. Se il rublo ha adeguato la sua crescita dopo il salto, allora il prezzo del gas nell’UE è in continua crescita, secondo le borse.

Giuseppe Masala:

Putin firma il decreto con il quale obbliga le aziende dei paesi ostili (lista nella quale è iscritta l’Italia) a pagare gas e petrolio in rubli. Non è che è difficile, è facilissimo, basta vendere dollari e euro nel mercato russo e comprare i rubli necessari. Risultato? Il rublo si rivaluterà e soprattutto nel mercato russo ci saranno i dollari necessari per pagare obbligazioni e titoli di stato emesso in valuta. Com’è che aveva detto Di Maio? Che il default (finanziario) della Russia era imminente e che il valore del rublo si stava sgretolando? Ripassa domani Gigi.

Marcello Pamio:

PREPARATEVI A DIRE ADDIO AL DOLLARO E ALL’EURO: RUSSIA VENDE GAS IN RUBLI, ARABIA VENDE PETROLIO ALLA CINA IN YUAN
Marcello Pamio – 23 marzo 2022
L’Arabia Saudita è in trattative con Pechino per utilizzare lo yuan nella vendita di petrolio alla Cina.

Sembra di capire che la mossa di Ryad sia stata concertata con Mosca.

Secondo il Wall Street Journal che tale mossa sarebbe devastante per il dominio dei dollari sul mercato petrolifero globale, nonché negli scambi internazionali. La Cina è il maggior importatore di petrolio e l’Arabia il più grande esportatore del mondo!

Se ora ci mettiamo la geniale decisione di Putin di accettare solo pagamenti in rubli per il gas, anche lo scenario internazionale per l’euro diventa altrettanto inquietante. Il rublo prima molto svalutato, ha annullato le perdite e si muove in rialzo dello 0,7% a 102,86 contro dollaro.

Mentre i parassiti annidati in Parlamento applaudono e armano un Zelenski e i suoi nazisti , mentre sanzionano il Cremlino, l’Italia viene lasciata sprofondare nel baratro sociale…

https://www.agi.it/economia/news/2022-03-16/petrolio-arabia-saudita-e-cina-studiano-uso-yuan-vendita-petrolio-16007897/

https://twitter.com/durezzadelviver/status/1506663143803691014

____________

Il gas in Europa rincara del 34 per cento di conseguenza: eh, siamo proprio riusciti di distruggere Putin!

https://twitter.com/C_Barraud/status/1506643858188345361

Ma noi abbiamo l’arma segreta, l’arma assoluta che lo distruggerà!

maneslkin

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/cercansi-rubli-disperatamente/

 

 

 

Cina e Russia fondano un nuovo sistema finanziario mondiale

La Comunità Economica Eurasiatica (Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia Tagikistan, oltre l’Armenia per talune disposizioni) e la Cina creeranno un nuovo sistema economico e finanziario mondiale e ne definiranno le basi a fine marzo 2022.

Il nuovo sistema dovrebbe avere una moneta di riferimento il cui corso dovrebbe essere fissato in base a un paniere di monete degli Stati membri fondatori (quindi dominato dallo yuan cinese).

Questo circuito finanziario è stato concepito da Sergey Glazyev (foto) e intende sostituirsi al sistema di Bretton Woods, da cui la Russia è stata esclusa a titolo di “sanzione” per l’operazione contro i banderisti ucraini [1].

L’esistenza di due sistemi economici e finanziari concorrenti dovrebbe segnare una battuta d’arresto della globalizzazione e dividere il mondo in due.

FONTE: https://www.voltairenet.org/article216113.html

 

 

 

La previsione di “Margin Call Doom Loop” di Pozsar si avvera mentre Trafigura affronta miliardi di chiamate di margine

foto di Tyler Durden

DI TYLER DURDEN
MERCOLEDÌ 16 MARZO 2022 – 09:40

Sebbene ci siano state storie occasionali di esplosioni di hedge fund (soprattutto quelle che scambiano azioni cinesi) in mezzo alla recente volatilità del mercato, finora non abbiamo ancora sentito di una banca o di qualsiasi altro partecipante al mercato “sistematicamente importante” che si è imbattuto in una crisi di solvibilità o liquidità o la necessità di un salvataggio, eppure uno sguardo a uno degli indicatori più tangibili del mercato dei finanziamenti – il FRA/OIS – è stato scambiato a livelli molto elevati nelle ultime settimane, suggerendo che ci sono effettivamente dei problemi di finanziamento sotto la superficie.

Ma se non sono le banche che cercano liquidità, allora chi?

Ricordiamo ciò che Zoltan Pozsar ha avvertito due settimane fa, quando ha affermato che ” potremmo guardare alle prime fasi di una classica crisi di liquidità ” – secondo l’ex guru della liquidità della Fed di New York, nientemeno che gli stessi trader di materie prime e i loro scambi associati e le stanze di compensazione, saranno il drenaggio di liquidità durante questo periodo di volatilità delle materie prime senza precedenti, aggiungendo che “se vuoi esprimere tutto questo nello spazio del credito, guarda cosa hanno fatto gli spread dei CDS su alcuni trader di materie prime più grandi nelle ultime settimane. ”

Abbastanza sicuro, la compressione del margine LME senza precedenti della scorsa settimana, in cui un aumento del 250% durante la notte dei prezzi del nichel ha quasi mandato in bancarotta il magnate cinese Xiang Guangda il cui gruppo Tsingshan Holding, il più grande produttore di acciaio inossidabile, deteneva uno short di 150.000 tonnellate di nichel e che ha portato a un margine di $ 8 miliardi call che tuttavia anche le controparti incassatrici (una delle quali era JPMorgan) non volevano riscuotere sapendo che sarebbero andate in default a Tsingshan, non avrebbero incassato nulla e avrebbero potenzialmente portato la stessa LME all’insolvenza.

Un altro esempio più tangibile viene da uno dei maggiori trader mondiali di petrolio e metalli, che oggi apprendiamo ha cercato finanziamenti oltre il suo tradizionale gruppo di banche private, avvicinandosi anche a investitori azionari, sperando di ottenere da $ 2 a $ 3 miliardi di nuova liquidità per soddisfare ciò che Bloomberg ha descritto come “richiesta di margine di miliardi di dollari” poiché il prezzo del petrolio è salito a $ 139 al barile e il nichel è salito del 250% in poco più di 24 ore. Proprio come aveva previsto Zoltan di Credit Suisse.

Ora, un’altra banca è sulle tracce della fonte della crisi di liquidità osservata nei mercati dei finanziamenti non garantiti.

In una nota pubblicata durante la notte, lo stratega di Barclays Joseph Abate smonta l’osservazione chiave di Zoltan e chiede che “le richieste di margine nei mercati delle materie prime potrebbero causare un aumento dei tassi di finanziamento non garantiti mentre banche e investitori si affrettano a soddisfare le richieste di garanzie in contanti?”

Facendo un passo indietro, Abate osserva in primo luogo che, a suo avviso, la pressione nella pressione dei finanziamenti non garantiti è guidata principalmente da due fattori: “un accumulo precauzionale di liquidità da parte delle banche incerte sulle prospettive geopolitiche e l’accumulo di scadenze di CP prima di questo riunione settimanale del FOMC”.

Detto questo, e forse osservando l’enorme influenza che ottengono le visualizzazioni settimanali di Zoltan, Abate scrive che “ogni settimana porta una nuova spiegazione e un nuovo motivo di preoccupazione nei mercati di finanziamento. In primo luogo è stato il de-SWIFTing delle banche russe. Poi sono stati i timori di una spirale “simile a Lehman” di insolvenze secondarie legate a finanziamenti non osservabili e collegamenti di prestito. L’ultima iterazione lega il forte aumento dei prezzi delle materie prime ai mercati di finanziamento tramite richieste di margini. ”

Reverse engineering Il punto principale di Pozsar, Abate osserva che l’ultima preoccupazione tra i mercati è che ” le società commerciali che sono lunghe sulla merce fisica e short sui derivati ​​come copertura stanno subendo forti richieste di margini dai loro scambi” e, in effetti, due centri di compensazione della controparte centrale (CCP ) hanno già aumentato i propri margini sui contratti energetici la scorsa settimana. Per soddisfare le loro esigenze, spiega Abate, queste aziende devono prendere in prestito grandi quantità di contanti con un preavviso molto breve, il che mette a dura prova i loro prestatori bancari. E per raccogliere il denaro necessario per prestare alle società commerciali, le loro banche stanno sfruttando il mercato CP e stanno spingendo i tassi di finanziamento non garantiti più alti e gli spread più ampi.

Sì, Abate potrebbe non volerlo ammettere – dopo tutto spiegazioni banali e noiose sono molto più appetibili per gli strateghi istituzionali del lato vendite che preferirebbero di gran lunga non fare scalpore (spiega solo per favore ai tuoi lettori perché la tua banca ha appena deciso di sospendere la creazione di azioni e fare un derisione del suo VXX ETN se non c’è niente di sbagliato nel mercato), ma Zoltan aveva di nuovo ragione.

* * *

Qui un piccolo retroscena: le controparti centrali raccolgono margini o garanzie extra per proteggere se stesse e i propri membri da potenziali perdite in caso di insolvenza. Il margine iniziale (IM) protegge dal rischio che la controparte dell’operazione non adempia ai propri obblighi contrattuali futuri. Le controparti centrali impongono requisiti IM a livello di prodotto, nonché a livello di portafoglio o di impresa. I membri possono soddisfare i loro requisiti di messaggistica istantanea con contanti o debito pubblico, sebbene nella maggior parte dei casi i partecipanti utilizzino contanti. Le controparti centrali devono disporre di sufficienti risorse prefinanziate per poter sopravvivere all’insolvenza del loro membro più grande.I requisiti di messaggistica istantanea sono basati su modelli che utilizzano dati storici sulla volatilità del mercato e sono regolarmente sottoposti a stress test. Un’indagine globale sulle maggiori controparti centrali indica che detenevano poco meno di 600 miliardi di dollari di margine iniziale alla fine di settembre 2021.2 Di questo importo, circa 100 miliardi di dollari sono al di sopra del minimo richiesto.

Quando i volumi di scambio aumentano o la volatilità del mercato aumenta, le controparti centrali richiedono più IM dai loro membri. Poiché la maggior parte dei membri utilizza contanti per soddisfare i propri requisiti di messaggistica istantanea, ciò aumenta la domanda di liquidità. Al contrario, il margine di variazione, che aumenta anche con la volatilità del mercato, ridistribuisce il margine di cassa da quelli con posizioni subacquee a quelli con posizioni apprezzabili

A marzo, i requisiti di margine sono aumentati notevolmente poiché la prima ondata della pandemia ha causato una significativa volatilità del mercato. A quel tempo, gli spread denaro-lettera sui Treasury fuori borsa erano 30 volte più grandi dei livelli pre-pandemia e, sebbene i volumi di scambio dei Treasury fossero aumentati, la liquidità del mercato era estremamente ridotta. I PCC si sono mossi rapidamente per proteggere se stessi e i propri membri dall’inadempienza aumentando i requisiti di messaggistica istantanea. L’aumento dell’IM ha creato richieste agli hedge fund e ad altri investitori che hanno esacerbato la “corsa al denaro” e hanno contribuito all’aumento degli spread di finanziamento.

Diversi studi hanno esaminato la connessione tra richieste di margine e stress di mercato, e la maggior parte si è concentrata su un ” ciclo del destino ” di chiamata a margine in cui requisiti di margine più elevati costringono le vendite a fuoco in un mercato già illiquido in cui i prezzi erano in calo, il che a sua volta ha innescato più richieste di margine e così via. Allo stesso tempo, queste attività diventano più difficili da finanziare in pronti contro termine e, con un minore accesso ai finanziamenti, gli investitori sono costretti a vendere attività, il che a sua volta aumenta la dislocazione del mercato, riattivando il prezzo dell’attività e i circuiti di finanziamento.

In assenza di un “interruttore automatico” dell’iniezione di liquidità della banca centrale, un tale ciclo di distruzione auto-rinforzante potrebbe avere risultati catastrofici.

* * *

E il denaro raccolto dai PCC?

Secondo Abate, il margine di cassa raccolto dal PCC non resta inattivo, e invece – proprio come i petrodollari usati dagli esportatori di petrolio – viene riciclato sotto forma di investimenti in attività a breve termine e depositi bancari (come mostrato nel grafico sopra, questi i saldi riciclati sono piuttosto grandi e ben oltre mezzo trilione di dollari). A livello globale, il contante IM viene generalmente investito in pronti contro termine, depositi bancari o presso la banca centrale

Pertanto, il margine di cassa raccolto dagli investitori non lascia completamente l’ecosistema di finanziamento. Invece, ritorna sul mercato sotto forma di pronti contro termine e depositi bancari. È solo quando le controparti centrali depositano il margine in contanti presso la banca centrale che lascia l’ecosistema di finanziamento.

Dall’inizio della pandemia, la quota di IM riciclata a livello globale nei mercati di finanziamento è diminuita poiché la quota detenuta presso le banche centrali è salita al 62%. Questo vale anche negli Stati Uniti.

Nell’ambito di Dodd-Frank (2010), le società di servizi di utilità del mercato finanziario (SIFMU) di importanza sistemica sono state in grado di depositare i propri margini in contanti presso la filiale della Federal Reserve locale. Questi saldi sono pagati IORB. Sebbene la Fed non rompa i depositi per proprietario separatamente sul suo bilancio, la nostra opinione basata sui SIFMU partecipanti è che la maggior parte di questo denaro è detenuto presso la Fed di Chicago. Alcuni saldi sono detenuti dalla Fed di New York, ma la Fed raggruppa questi saldi con i saldi non remunerati che i GSE utilizzano per erogare i pagamenti di capitale e interessi. Come i dati globali, l’aumento degli altri depositi della Fed di Chicago suggerisce che più liquidità con margine è confluita nel bilancio della Fed dalla “corsa alla liquidità” di marzo 2020.

Quali sono le implicazioni? Secondo Abate, finora “le prove della pressione sui margini sui tassi di finanziamento sono alquanto deboli” e indica l’aumento di 15 miliardi di dollari dei saldi dei depositi presso la Fed di Chicago nelle ultime due settimane, il che suggerisce che l’avversione al rischio delle controparti centrali non è salita a il punto in cui non stanno più riciclando i margini di guadagno.

Tuttavia, questo potrebbe essere solo un indicatore di ritardo, perché man mano che più istanze di richieste di margini multimiliardarie come Trafigura – che i suoi banchieri sperano diligentemente saranno contenute senza innescare una più ampia compressione dei finanziamenti, simile a quanto accaduto a Tsingshan – diventano pubblico, il PCC si ritroverà presto a lottare per contenere dozzine di piccoli fuochi che alla fine si uniranno tutti in uno gigantesco, e dove solo la Fed può intervenire e fermarlo.

Nel frattempo, da un punto di vista geopolitico, si può obiettare che è proprio questo “ciclo doom” a margineche Putin spera di innescare e propagarsi in tutto il sistema finanziario ora che praticamente tutto – dal cibo, all’energia, alla finanza, all’economia – è stato armato… per non parlare del fatto che anche la Cina ora spera di inaugurare il petroyuan in quanto cerca di soppiantare alla fine il petrodollaro dalla circolazione globale. E poiché ora siamo in uno stato di guerra finanziaria, in assenza di un cessate il fuoco in Ucraina, ci aspettiamo molta più volatilità delle materie prime e molte più richieste di margini multimiliardari, fino a quando alla fine si attiverà quella grande, che porta a un quasi default non di il LME ma di una stanza di compensazione molto più grande, un argomento che nientemeno che il (ex) più grande orso di hedge fund del mondo, Russell Clark ha passato notte e giorno a discutere sul suo blog nelle ultime settimane .

La nota completa di “doom loop” è disponibile per i sub professionisti .

FONTE: https://www.zerohedge.com/markets/trafigura-faces-billions-margin-calls-pozsars-margin-call-doom-loop-prediction-comes-true

 

 

 

IMMIGRAZIONI

Ucraina: il progetto Khazaria 2.0

Un tale Giorgio Matassi mi scrive nello stile di NewsGuard:

NEL SUO PEZZO DEL _4 MARZO 2022 (MENTANA SPERAVA TANTO IN UNA …),
NEL PARAGRAFO KHAZARIA 2.0? LA MIGRAZIONE EBRAICA PIANIFICATA DA  ISRAELE – IN UCRAINA [1]
>
Lei cita un articolo del Times of Israel_
__Leaked Report: Israel Acknowledges Jews in Fact Khazars; Piano  segreto per la migrazione inversa in Ucraina_ [2]__
(https://blogs.timesofisrael.com/leaked-report-israel-acknowledges-jews-in-fact-khazars-secret-plan-for-reverse-migration-to-ukraine/
[3])_
> _Come introduzione a detto articolo c’è la seguente nota  dell’Editore:
_Editor’s Note: This blog post is a work of satire. It was published in 2014 on the eve of Purim, a Jewish holiday that is celebrated with  wild merrimaking and raucous comedy – with a particular emphasis on poking fun at antisemitism and ignorance._

Può commentare per cortesia?

Saluti,
Giorgio

La traduzione della Editor NOTE suona:

Nota del redattore: questo post sul blog è un’opera di satira. È stato pubblicato nel 2014 alla vigilia di Purim, una festa ebraica celebrata con allegria selvaggia e commedia rauca, con un’enfasi particolare sul prendere in giro l’antisemitismo e l’ignoranza.

Dunque questa idea ebraica ci occupare e di impadronirsi dell’Ucraina sarebbe solo uno scherzo di Carnevale?

Potrei rispondere con le foto delle teste di cuoco israeliane che combattono a fianco dei neonazi: anzi gliele ripubblico. Le sembra uno scherzo?

stella-davide-nazi

Potrei ricordarle il miliardo di dollari che Nat Rotschild ha investito in Ucraina.

Potrei citarle l’artista e scrittrice ucraina Julia Kissina, nata  nel 1966Kiev da famiglia giudaica,  che esprime apertamente

La bellezza di Kiev

– Kiev? E dov’è? E cos’è?”
– Kiev è la madre di tutte le città russe, la più antica città kazara, la Parigi dell’Ucraina. Nessuno può negare che Kiev è la città più bella al mondo, più di Parigi, di Roma, più bella di una festa, più bella di un sogno”.

“Kiev città Kazara” è un’idea fissa  ebraica espressa in una quantità di scritti recenti.

Al lettore questurino osso citare

Il centro Menorah ( in ucraino : Центр “Менора” in russo : Центр “Менора” ) è un centro culturale e d’affari della comunità ebraica a Dnipro , nell’Ucraina orientale   […]   il più grande centro multifunzionale della comunità ebraica in Europa [1] o nel mondo. [2] Il cuore del complesso è la storica sinagoga centrale Golden Rose , costruita nel XIX secolo.

La cerimonia di inaugurazione del centro Menorah si è svolta il 16 ottobre 2012 con ospiti che includevano il rabbino capo sefardita di Israele Shlomo Amar , il ministro dell’Informazione e della diaspora israeliana Yuli-Yoel Edelstein , il rabbino Moshe Kotlarsky , il rabbino Shmuel Rabinovitch , i rappresentanti delle istituzioni ebraiche (tra cui Hillel , l’ Agenzia Ebraica , l’ American Jewish Joint Distribution Committee ecc.), le autorità statali e locali ucraine e il corpo diplomatico.

Faccio notare che Dnipro si trova proprio nella zona dove, dopo il colpo di Stato a Kiev finanziato dalla  sottosegretaria di Stato Nuland  (Nudelman, moglie di Robert Kagan) per sua stessa ammissione, con 5 miliardi di dollari, avvennero gli eccidi dei russofoni, mirati probabilmente a “liberare”  quella zona  della nuova Khazaria.

Torniamo alla  Menorah ucraina. Ecco cosa dicono   quelli che l’hanno realizzata, dal sito  dedicato

A proposito di Menorah

La Menorah è un edificio unico e il più grande complesso ebraico del mondo, uguale a nessun altro sulla Terra. Questo progetto mostra il passato, il presente e il futuro della vita ebraica nella città di Dnepr.
Il design architettonico unico dell’edificio, la posizione conveniente nel cuore della città, gli elevati standard di servizio e le moderne attrezzature tecniche sono la base per un business di successo, un soggiorno confortevole e un’accoglienza calorosa. Il centro è costituito da sette torri, che rappresentano simbolicamente la somiglianza con la Menorah del Tempio. 50 000 mq sono qui per ospitare una varietà di servizi ai residenti e ai visitatori della città.
Oggi, la Menorah è una casa affascinante piena di una vita culturale e d’affari attiva, nonché di eventi di ogni dimensione e formato. Possiamo affermare con sicurezza che la Menorah è il centro della vita e l’attrazione principale della città di cui ogni residente di Dnipro può essere orgoglioso.

Ogni giorno, aprendo le sue porte a migliaia di visitatori, rappresentanti di organizzazioni internazionali, residenti e visitatori, il Menorah Center è diventato non solo una piattaforma di scambio culturale transnazionale, ma anche un partner affidabile e, soprattutto, un vero amico di tutti .

L’idea della creazione. L’apertura del Centro.

L’idea di creare una proprietà così unica come il Centro Menorah, così come la piena attuazione del progetto, è stata possibile grazie al presidente della comunità ebraica di Dnepropetrovsk Gennady Bogolyubov e al presidente della Comunità ebraica unita dell’Ucraina Igor Kolomoysky. Spiritualità, cultura e business come le tre componenti, installate in un progetto chiamato Menorah, sono diventate le fondamenta del Centro.
Gennady Bogolyubov e Igor Kolomoysky hanno donato il Centro Menorah alla comunità ebraica di Dnepropetrovsk.

Ecco un altro articolo che conferma che gli ebrei sono tornati in  Khazaria per  metterci radici:

La rinascita della comunità ebraica di Dnipropetrovsk e Dnipro in Ucraina

L’articolo  è lunghissimo. Ne traggo solo la parte che riguarda il ritorno in forze a Dnipro del potente, ricchissimo  gruppo messianico americano Chabad: 

[….]

L’ulteriore rinascita della comunità ebraica è strettamente legata all’arrivo di rappresentanti del movimento Chabad, che ha radice ucrainas (Magocsi e Petrovskyy-Shtern 2016, 134–136). Un ruolo importante è stato svolto dal leader di Chabad, Menachem-Mendla Schneerson, che fu  residente a Dnipropetrovsk. Schneerson attribuiva grande importanza alla rinascita del chassidismo nello spazio post-sovietico, in particolare nella sua città natale di Dnipropetrovsk e Dnipro. [16]

C’è una leggenda nella comunità ebraica sul testamento sul letto di morte dell’ultimo Lubavitcher Rebbe (Schneerson scomparso nel 1994) per far rivivere le comunità ebraiche nei paesi dell’ex URSS e soprattutto in Ucraina(Androsova, 2008, 253–269).

Pertanto, guidò uno dei suoi migliori seguaci, Shmuel Kaminetskyy, a Dnipropetrovsk. All’inizio, è stato difficile per i leader religiosi ebrei stranieri adattarsi alle condizioni dell’Ucraina degli anni ’90, che era priva di cibo e aveva lunghe code, iperinflazione e problemi con le forniture di elettricità e acqua. Non è stato possibile trovare cibo kosher a Dnipropetrovsk, dove vivono decine di migliaia di ebreiD.

Tradizionalmente, il missionario Chabad diventa un residente permanente della città in cui si trasferisce e si stabilisce. La comunità ha eletto Kaminetskyy come suo rabbino. L’arrivo della famiglia Kaminetskyy fu un potente impulso alla rinascita dell’immunità. Kaminetskyy alla fine divenne un leader riconosciuto degli ebrei nell’oblast di Dnipropetrovsk seguendo le istruzioni del suo insegnante Menachem-Mendla Schneerson, che aveva dato le sue benedizioni per servire a Dnipropetrovsk.

L’inizio delle attività di Kaminetskyy coincise con la disintegrazione dell’URSS, accolta con favore dalla comunità ebraica, e l’emergere di un’Ucraina indipendente. Lo Stato ucraino, nonostante le sue debolezze istituzionali, ha mostrato il desiderio di prendere le distanze dalle tradizioni sovietiche di antisemitismo e antisionismo. Sono diventati evidenti gli atteggiamenti tradizionali di tolleranza nella società ucraina nei confronti delle comunità religiose e degli ebrei non ortodossi, il che ha aiutato la rinascita delle comunità ebraiche in Ucraina e ha consentito loro di essere più attive che in altri paesi post-sovietici (Androsova 2008, 261–262).

Sono state stabilite alcune priorità per le attività del chassidismo Lubavitcher, a differenza delle organizzazioni incentrate sull’emigrazione in Israele, che includevano il ripristino delle tradizioni nella comunità ebraica, la costruzione di reti e legami con gli organi di governo e lo sviluppo di relazioni con un’ampia gamma di cittadini ucraini non ebrei basati sui rapporti interreligiosi tolleranti(Zisels 2004, 55–57).

L’arrivo dei rappresentanti di  Chabad  a Dnipropetrovsk iniziò un processo che corrisponde al concetto di ‘rivoluzione rabbinica’ [17] – la rinascita della vita religiosa ebraica con il rabbino come guida spirituale e nucleo della nuova comunità. Il rinnovamento della vasta infrastruttura della comunità ha richiesto conoscenze, energia, nonché locali e finanziamenti. Per quanto riguarda i locali, l’obiettivo era fare pressioni per la restituzione dei beni confiscati alla comunità ebraica dal regime sovietico. [18]  Le organizzazioni ebraiche di beneficenza internazionali hanno aiutato la comunità ebraica nelle fasi iniziali del risveglio. Le organizzazioni di beneficenza nazionali hanno iniziato a donare fondi alla comunità ebraica di Dnipropetrovsk e Dnipro dopo il decennio di accumulazione di capitale degli anni ’90 per mezzo degli affari.

Decine di organizzazioni ebraiche hanno stabilito una rappresentanza in Ucraina per coordinare i fondi di beneficenza. Il comitato di distribuzione americano “Joint” e l’agenzia ebraica ” Sokhnut ” hanno svolto ruoli importanti nello sviluppo della comunità ebraica di Dnipropetrovsk e Dnipro. Tuttavia, i loro approcci differivano. L’American Distribution Committee “Joint” mirava a stabilire condizioni favorevoli per gli ebrei nelle loro comunità, mentre ” Sokhnut ” si concentrava sull’emigrazione in Israele. Le attività dell’American Distribution Committee “Joint” furono quindi più direttamente associate alla rinascita della comunità ebraica a Dnipropetrovsk. Registrato nel 1992 in Ucraina, l’American Distribution Committee “Joint” ha uffici regionali a Dnipropetrovsk, Kiev, Odessa e Kharkiv. [19] ‘ Sokhnut ‘ ha intrapreso programmi educativi per giovani ebrei ucraini che sono stati implementati in Israele (ad esempio, scuole ebraiche multilivello) e dal Centro Culturale Israeliano a Dnipropetrovsk, sostenuto dall’Ambasciata israeliana in Ucraina.

[….]

Khazaria 2.0? La migrazione ebraica pianificata da Israele – in Ucraina

Barker | Direttore del progetto TLB Europe Reloaded

La ricerca genetica che mostra che gli ebrei dell’Europa orientale provengono effettivamente dalla regione storica di Khazaria in Asia centrale e non dalla Palestina è stata ufficialmente accettata, di cui Jim Wald discute di seguito. Curiosamente, solo un mese prima che questa notizia fosse rilasciata nel 2014, è scoppiato il colpo di stato sostenuto dall’Occidente in Ucraina. Solo una coincidenza? Come osserva il nostro primo autore JC Collins, la guerra in Ucraina aveva lo scopo di liberare i russi dal Donbas e dalla Crimea.

E il Khazakistan, un grande paese a una certa distanza a est dell’Ucraina (vedi mappa), ha sviluppato relazioni con Israele dal crollo dell’Unione Sovietica intorno al 1990, relazioni su diversi fronti chiave. Astana, la sua capitale situata nell’estremo nord-est del Paese, ha conosciuto un boom edilizio con monumenti chiave dal carattere fortemente massonico.

Come osserva Collins, sono tempi strani sulla nuova frontiera mondiale.

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ER ed.: questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 30 maggio 2016

La migrazione ebraica pianificata da Israele

JC COLLINS

Il 16 marzo 2014 il Times of Israel ha pubblicato un pezzo poco discusso intitolato Leaked Report: Israel Acknowledges Jews in Fact Khazars; Piano segreto per la migrazione inversa in Ucraina . Solo quattro settimane prima di questa pubblicazione esplosiva, il 18 febbraio 2014, il governo ufficiale e democratico dell’Ucraina è stato estromesso ed è stato nominato un nuovo governo ad interim sostenuto dagli ebrei. Entrambi questi eventi possono essere collegati alla più ampia costruzione di una nuova capitale mondiale in Kazakistan chiamata Astana (vedi immagine).

Il pezzo sul Times of Israel è importante perché, per la prima volta, c’è una dichiarazione semi-ufficiale dell’eredità Khazariana degli ebrei dell’Europa orientale che emigrarono nella terra di Palestina e fondarono la nazione di Israele.

Questa idea è stata promossa per la prima volta dallo storico ungherese Arthur Koestler nel suo libro del 1976 intitolato La tredicesima tribù . Koestler ha subito pesanti critiche e il suo libro è stato oggetto di una massiccia campagna di propaganda volta a screditare il suo lavoro. Il fatto che una pubblicazione ufficiale ebraica stia ora discutendo di un “rapporto segreto” che promuove la stessa conclusione non dovrebbe passare inosservato al grande contingente di studiosi e storici online.

I cazari erano un popolo mongolo-tartaro (vedi mappa sotto) che si convertì in massa al giudaismo durante un periodo tumultuoso della storia dell’Europa orientale. Circondato da entrambe le parti dalle religioni in guerra – cristianesimo e islam, l’impero cazaro ha scelto la via della conversazione giudaica come mezzo per arginare l’invasione di uno dei suoi vicini più grandi.

Nell’XI secolo, l’impero russo conquistò Khazaria e distrusse ogni possibilità di un più ampio insediamento di una patria Khazariana/ebraica nell’Europa orientale. Secoli dopo, i resti cazari ottennero un livello di vendetta orchestrando la rivoluzione bolscevica e uccidendo la famiglia monarca russa dei Romanov.

È probabile, ma non facilmente provabile, che dopo la morte di Lenin e l’ascesa di Stalin, l’Unione Sovietica sia tornata sotto il controllo dell’etnia russa. Ciò durò fino alla caduta del muro di Berlino e al completo crollo dell’URSS, momento in cui gli oligarchi incoraggiati dagli stranieri che contribuirono alla caduta economica dell’Unione stabilirono di fatto una dittatura commerciale e industriale su ciò che restava.

Ironia della sorte, la nazione di Israele ha stabilito legami diplomatici con l’ex stato membro dell’Unione Sovietica del Kazakistan nel 1991, insieme ad altri, come la Georgia. Il rapporto tra Israele e Kazakistan è cresciuto a un ritmo costante e include il coordinamento lungo le linee politiche, commerciali, economiche, di difesa e di intelligence.

Dall’ascesa di Vladimir Putin in Russia e dall’arresto e dall’espulsione degli oligarchi, c’è stato un esodo di etnia russa dal Kazakistan alla madrepatria.  Questa migrazione ha incluso medici, insegnanti, scienziati e altri membri di spicco della società russi. In quanto tale, Israele ha fornito al Kazakistan un aumento delle competenze ebraiche in quelle stesse aree mentre le relazioni si stringono ulteriormente.

Inoltre, il 25% del petrolio israeliano proviene dal Kazakistan. Questo è destinato a crescere sostanzialmente nei prossimi anni, poiché Israele si troverà ulteriormente isolato diplomaticamente e sarà costretto a rinunciare alla Cisgiordania e forse alla Striscia di Gaza per placare la pressione internazionale. I coloni di queste aree hanno già iniziato a migrare in Kazakistan, ma non al ritmo previsto per la migrazione nell’Ucraina orientale.

Mentre le relazioni tese tra Russia e Kazakistan aumentano e le basi militari su entrambi i lati del confine si rafforzano, la battaglia per il controllo dell’Ucraina orientale continua silenziosamente senza molta copertura nei media occidentali. Questa guerra ha lo scopo di rimuovere la maggioranza etnica e di lingua russa dall’est del paese , una regione che mille anni prima costituiva un’ampia parte dell’impero cazaro.

Quando la mappa dell’antico Khazar è sovrapposta a una mappa moderna dell’Europa orientale, possiamo vedere chiaramente l’importanza dell’Ucraina e della Crimea, così come di altre aree di tensioni e guerre passate, come la Georgia.

https://www.europereloaded.com/khazaria-2-0-planned-jewish-migration-israel-ukraine-first/

https://vk.com/wall-108981016_1831

Bastano, come  indizi?

FONTE: https://www.maurizioblondet.it/ucraina-il-progetto-khazaria-2-0/

 

 

 

LAVORO PENSIONI DIRITTI SOCIALI

Gravi agevolazioni per i medici ucraini. Mentre i nostri sono sospesi

  • 24-03-2022

Molti e bravi medici che si sono prodigati per curare i malati sono stati accusati di diserzione per non essersi arruolati nelle file dei vaccinati. Una ferita amara diventata poi motivo di sospensione. Ma ora verranno sostituiti da medici ucraini arrivati negli ultimi giorni e che hanno lasciato i loro pazienti in guerra. Ma ciò che è più grave è che opereranno nelle strutture del Servizio Sanitario italiano in deroga alle norme comunitarie che disciplinano le assunzioni. E nessuno dall’Ordine ha avuto per ora nulla da ridire.

Gli ultimi due anni hanno visto nel contesto comunicativo relativo alla pandemia un uso eccezionale di linguaggio bellicistico. Abbiamo sentito parlare di guerra al Covid, di medici in prima linea, in trincea, e addirittura di “caduti” anziché deceduti. Tra le espressioni guerresche più volgari e offensive utilizzate dai media nella loro opera di propaganda c’è stata quella di “renitenti” per le persone che avevano deciso di non sottoporsi alla vaccinazione anti Covid, e addirittura di “disertori” se i dubbiosi rispetto all’inoculazione erano medici.

E a usare questi termini offensivi sono stati in primo luogo dei “colleghi”, ovvero i virologi da salotto televisivo, i vari Bassetti, Pregliasco e compagnia cantante (è il caso di dirlo viste le performance canore dei personaggi. La parola “disertore” era stata voluta per colpire con una cattiveria inusitata i colleghi non allineati, per indicarli al pubblico disprezzo. In caso di guerra, infatti, chi è più disprezzabile di un soldato che fugge dal campo di battaglia? In realtà, la totalità dei medici non vaccinati erano stati per tutto il tempo dell’emergenza, fino ad oggi, accanto ai pazienti, ai malati, visitandoli e curandoli. Semmai il problema dell’epidemia è stato il fenomeno, tanto per usare ancora un termine militaresco, quello degli imboscati, ovvero quei professionisti che erano irrintracciabili al telefono, in ambulatorio, ovunque. Ligi però alle direttive ministeriali.

Per molti bravi e onesti e integerrimi medici che si sono prodigati per curare i malati, questa accusa di diserzione, arrivata solo per non essersi arruolati nelle fila dei vaccinati, per non essere diventati un numero dell’immunità di gregge, è stata una ferita amara, resa ancora più dolorosa dal fatto che la mancata inoculazione è diventata poi motivo di sospensione. Non hanno più potuto lavorare, occuparsi dei malati. Non sono quindi stati dei disertori: sono stati irresponsabilmente allontanati dal “campo di battaglia”.

Ma ora verranno sostituiti. Al loro posto infatti verranno assunti medici ucraini arrivati negli ultimi giorni nel nostro Paese. I cosiddetti “disertori” vengono cioè rimpiazzati da medici che hanno abbandonato il loro Paese e i loro pazienti. Certamente si tratta di scelte personali, da valutare individualmente, ma queste centinaia di medici che sono scappati dall’Ucraina non avrebbero potuto essere più utili nel loro Paese, con tanti feriti da accudire, con gli ospedali distrutti e il sistema sanitario in crisi? Chi si prenderà cura delle persone bisognose che si sono lasciati alle spalle per venire in Italia, accolti a braccia aperte dal ministro Speranza?

A proposito di Speranza: il ministro ha annunciato che il personale sanitario di nazionalità ucraina verrà assunto nelle strutture del Servizio Sanitario italiano in deroga alle norme comunitarie che disciplinano le assunzioni: formazione obbligatoria, certificazione dei titoli, durata legale dei corsi e così via. Un provvedimento che costituisce un fatto gravissimo. E nessun manager del Servizio Sanitario ha avuto per ora nulla da ridire, in sprezzo dei milioni di euro spesi nel corso degli anni per recepire norme comunitarie su cui si basa l’accreditamento, la qualità, il risk management buttati nella spazzatura con un irresponsabile (l’ennesimo) decreto in un nuovo stato di emergenza, in barba alle stesse regole comunitarie.

Non hanno fiatato i manager, ma neppure i sindacati e gli ordini professionali che negli ultimi due anni hanno assistito senza batter ciglio al massacro professionale di tanti loro benemeriti iscritti, anzi collaborando attivamente alla “pulizia etnica” dei non allineati. Abbiamo usato deliberatamente in queste righe lo stesso linguaggio bellicista dei Media mainstream, che oggi si è trasformato in un linguaggio da paci-finti che nasconde a mala pena la stessa, identica cattiveria e intolleranza manifestata negli ultimi due anni.

Noi non vogliamo aggiungerci a questo coro stridulo, e vogliamo anche cercare di capire perché tanti medici ucraini abbiano abbandonato i loro pazienti ad un triste destino. Tuttavia, se giustamente non vogliamo definire disertori tali professionisti, allo stesso tempo urge una piena, totale riabilitazione dei colleghi italiani che hanno dovuto subire un vero e proprio linciaggio morale. Se vogliamo assumere medici ucraini, allo stesso tempo cancelliamo le sospensioni dei medici non vaccinati, che sono state delle vere e proprie sanzioni nei confronti dei pazienti, oltre che dei professionisti stessi. Riabilitiamoli e diamo loro l’onore che gli spetta.

FONTE: https://lanuovabq.it/it/gravi-agevolazioni-per-i-medici-ucraini-mentre-i-nostri-sono-sospesi

 

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Esiste un piano USA del 2019 per “sbilanciare” la Russia, leggerlo oggi spiega molto

Un documento prodotto dalla RAND Corporation nel 2019, Overextending and Unbalancing Russia, mostra chiaramente quale fosse il piano da attuare nei confronti della Russia. La RAND Corporation è il think thank statunitense che già collaborò con il governo di Washington durante la guerra fredda all’elaborazione di un piano strategico per portare al crollo dell’Unione Sovietica. Già tre anni fa, la più importante agenzia di consulenza geostrategica al mondo, la Rand Corporation, aveva redatto uno studio di valutazione qualitativa delle “opzioni che impongono costi” che potrebbero “sbilanciare e sovraccaricare” la Russia. Un team di esperti di RAND Corp. ha sviluppato opzioni economiche, geopolitiche, ideologiche, informative e militari e le ha valutate qualitativamente in base alla loro probabilità di successo nel portare la Russia a “sovraestendersi” e “sbilanciarsi”, per poi essere abbattuta. Le varie ipotesi di condotta sono analizzate secondo la probabilità di successo, i benefici ottenuti e i costi e i rischi da sostenere.

Sovraestendere e sbilanciare la Russia

Tra le misure economiche, con alti benefici e probabilità di successo, oltre che con costi e rischi bassi, troviamo l’espansione della produzione di energia statunitense. Quest’azione, vista positivamente anche per il fatto che non impone multilateralità e/o approvazione, servirebbe a far calare il costo globale dell’energia col fine di danneggiare l’economia Russa. Come seconda opzione troviamo le sanzioni commerciali e finanziarie: una strategia definita nel documento ad alto rischio e con elevati costi ma anche con alti benefici e alta probabilità di “sbilanciamento” russo. Quest’azione viene indicata molto efficacie se le sanzioni imposte da Washington ricevono sostegno globale e multilaterale. Smarcare l’Europa dall’energia russa è la terza ipotesi analizzata e viene ritenuta di alto benefico per gli Stati Uniti. Infatti, in tal caso, aumenterebbe l’esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) statunitense verso il continente europeo. Costi e rischi, come anche la probabilità di successo, vengono in questo caso considerati moderati. Infine viene ipotizzato un incoraggiamento all’emigrazione dalla Russia di manodopera qualificata senza però avere riscontri positivi degni di rilevanza.

Nel documento della Rand Corp. troviamo anche le possibili azioni in campo geopolitico: fornire aiuti letali all’Ucraina; crescente sostegno ai ribelli siriani; promozione della liberalizzazione in Bielorussia; ridurre l’influenza russa in Asia centrale; capovolgere la Transnistria ed espellere le truppe russe dalla regione. I benefici maggiori risultano qui essere la fornitura di armi all’Ucraina.

Veniamo quindi alle azioni militari. Con il fine di aumentare l’ansia del nemico, si prevede un riposizionamento dei bombardieri a corto raggio che si muovano a ridosso della Russia; questa sarebbe un’opzione militare ritenuta soddisfacente rispetto ai costi e ai rischi, oltre che per la manovra si sbilanciamento nei confronti della Russia. Per quanto concerne le armi di distruzione di massa si legge: “Il dispiegamento di ulteriori armi nucleari tattiche in località europee e asiatiche potrebbe aumentare l’ansia della Russia al punto da aumentare significativamente gli investimenti nelle sue difese aeree. Insieme all’opzione del bombardiere, ha un’alta probabilità di successo, ma il dispiegamento di più tali armi potrebbe portare Mosca a reagire in modi contrari agli interessi degli Stati Uniti e degli alleati”. In altre parole, sarebbe un’opzione perfetta ma che comporterebbe dei grossi pericoli.

Per il dominio navale, l’opzione che riscontra maggior successo è la pressione nelle aree di influenza russa. “L’aumento della posizione e della presenza delle forze navali statunitensi e alleate nelle aree operative della Russia potrebbe costringere la Russia ad aumentare i suoi investimenti navali, distogliendo gli investimenti da aree potenzialmente più pericolose”, si legge nel documento.

Quattro opzioni sono invece previste nell’ambito del multidominio della NATO: aumento delle forze di terra USA e NATO in Europa; aumento delle esercitazioni NATO in Europa; ritiro dal trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (con la possibilità di costruire e schierare missili nucleari in Europa); investire in nuove capacità per manipolare la percezione del rischio proveniente dalla Russia.

Sempre in campo militare, il documento si occupa di ricerca e sviluppo aereospaziale per cui si ipotizzano investimenti in velivoli invisibili ai radar, droni, aerei di attacco a lungo raggio, missili, mezzi per la guerra elettronica, armi spaziali, sviluppo aerei spaziali, satelliti.

Viene anche prevista una campagna mediatica che miri a minare l’immagine della Russia nel mondo e che dia impulso alla perdita di fiducia dei cittadini russi nei confronti del proprio governo, spiegando che Putin non fa gli interessi del proprio popolo, con l’intento di incoraggiare proteste interne e sollevazioni popolari. Inoltre, si fa riferimento al più ampio utilizzo del softpower per il boicottaggio della Russia nei consessi più disparati come, per esempio, il mondo dello sport

In conclusione, lo studio condotto dagli analisti di RAND Corporation, le migliori azioni che Washington può mettere in atto contro Mosca sono quelle che vanno ad impattare direttamente nell’economia russa, fortemente dipendente dall’esportazione di energia e materie prime.

2019-2022

A distanza di tre anni, possiamo vedere quante delle cose suggerite dallo studio del think tahnk statunitense si sono effettivamente realizzate. Lasciando perdere i vari investimenti in armamenti e tecnologie varie, che sempre vengono fatti, è interessante notare come alcune opzioni previste dagli analisti di RAND Corporation siano divenute oggi realtà.

Che gli Stati Uniti stessero cercando da tempo di bloccare o, quantomeno, tamponare i flussi di energia dalla Russia all’Europa non è certo una novità e la questione del North Stream 2 è centrale ed emblematica. Come non è un mistero che gli Stati Uniti intendessero convincere l’Europa ad importare maggiori quantità di energia dagli USA, in particolare il gas naturale liquefatto GNL. Vediamo poi come si è realizzata l’opzione delle sanzioni commerciali e finanziarie, strategia che, ricordiamo, viene definita ad alto rischio e con elevati costi ma anche con alti benefici e alta probabilità di “sbilanciamento” russo. Tale politica, attuata e spinta fino a rasentare l’embargo alla Russia, si è realizzata anche nella sua parte di multilateralità, con l’adesione fedele dei partner europei.

Per quanto concerne la fornitura di armi all’Ucraina, sebbene ve ne fossero già state inviate a seguito del colpo di Stato del 2014, negli ultimi anni, miliardi di dollari di armamenti sono stati forniti dagli USA all’Ucraina. Inutile dilungarsi sugli sviluppi attuali sul tema, viste le decisioni adottate dai paesi NATO, Italia compresa. Dobbiamo poi ricordare che quanto previsto dallo studio circa la “liberalizzazione della Bielorussia“, vi è stato effettivamente un tentativo di rovesciamento di quello che l’Occidente definisce un regime non democratico guidato da Aleksandr Lukašenko, con la così detta “rivoluzione delle ciabatte” del 2020-2021, risultata fallimentare.

Innegabile è anche l’avvenuto aumento delle attività militari della NATO in Europa, che nel corso degli anni ha messo in piedi grandi e numerose esercitazioni multidominio: terra, aria, mare e anche cibernetico. Le esercitazioni che hanno coinvolto l’Alleanza Atlantica sono state condotte in maniera maggiore nei paesi del Nord e dell’Est Europa, al ridosso dei confini russi, con regolari esercitazioni che si svolgono di anno in anno, tra cui ricordiamo Cold Response e Trident Juncture.

Evidente è stato anche il tentativo di fomentare proteste interne, come dimostrato dal “caso” Navalny, costruito mediaticamente come unico e vero oppositore di Putin ma che in realtà non ha avuto, e tutt’ora non ha, alcuna consistenza politica nel paese, la cui opposizione è certamente più rappresentata da altri personaggi e partiti.

Come nota conclusiva riguardo al nostro Paese, va denunciata la censura che stiamo vivendo in Italia la quale ha colpito anche Manlio Dinucci, firma storica de Il Manifesto, analista geopolitico e geografo e ricercatore associato del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (CRG), il quale si è visto cancellare la propria rubrica,“L’Arte della Guerra”, dal “quotidiano comunista”. Il motivo? Non volersi piegare alla narrazione ufficiale a senso unico. Altra nota, fu lo stesso Dinucci a riportare nel 2019, proprio su Il Manifesto, l’esistenza del documento elaborato dalla RAND Corporation come possibile strategia bellica statunitense nei confronti della Russia.

[di Michele Manfrin]

FONTE: https://www.lindipendente.online/2022/03/16/esiste-un-piano-usa-del-2019-per-sbilanciare-la-russia-leggerlo-oggi-spiega-molto/

 

 

 

POLITICA

ZELENSKY, CHE SFIORA LA DEFENESTRAZIONE DAL PARLAMENTO ITALIANO PERCHE’ NON HA ACCENNATO ALLA RESISTENZA
Tonio de Pascali 22 03 2022
C’è sconcerto negli ambienti politici e giornalistici italiani a seguito del discorso di Zelensky.
“Ha fatto un bel discorso”, dichiarano all’unanimità. “Ma non ha parlato della Resistenza”.
Già non ha parlato della Resistenza.
Grave, gravissimo.
Fare un discorso importante, epocale, in Italia, senza accennare alla Resistenza è un reato che prevede la pena di morte.
“Già”, si chiedono, “perché non lo ha fatto?”
Probabilmente, ciucciarroni cari, perché la Resistenza si avvalse in Italia dell’appoggio materiale, finanziario e politico della Russia.
Che comunista, era, per carità ma sempre di Russia si trattava.
Dunque di cosa vi sconcertate?
Che parli di corda a casa dell’impiccato?

 

 

 

SCIENZE TECNOLOGIE

“Lo dice la scienza: informazione a senso unico in Italia su Covid e guerra in Ucraina”; Francesco Borgonovo per La Verità, 16 marzo 2022

Due ricercatori hanno analizzato i dati dell’Osservatorio di Pavia sul linguaggio di giornali e tv in pandemia. Risultato? Censurate le alternative al lockdown, grande allarmismo e tutte le colpe gettate addosso alla gente.

Per chiarire quale sia stato il comportamento dell’informazione italiana in questi due e passa anni di emergenza Covid basta una piccola ma fondamentale vicenda. A raccontarla è Andrea Miconi, professore di sociologia dei media allo Iulm di Milano. Assieme alla collega Elisabea Risi e all’Osservatorio di Pavia, Miconi ha condotto una ricerca allo scopo di analizzare il modo in cui i principali media hanno trattato la pandemia. I primi risultati sono stati pubblicati in un articolo scientifico per la rivista Problemi dell’informazione intitolato Framing pandemic news. Una ricerca sulla rappresentazione del Covid-19 nei news media italiani, e vengono citati nel libro di Miconi in uscita a giorni (Emergenza di Stato. Intelleuali, media e potere nell’Italia della pandemia, Giometti&Antonello).

Tra le altre cose, gli studiosi hanno monitorato «la porzione più mainstream dell’informazione», cioè «i sette telegiornali di prima serata trasmessi dai canali generalisti – Tg1, Tg2, Tg3 nazionale, Tg4, Tg5, Studio Aperto e Tg La7 nell’anno che va dal febbraio 2020 al febbraio 2021». E hanno ottenuto alcuni risultati molto interessanti, ad esempio quello relativo alla Great Barrington Declaration. Come i lettori della Verità ricorderanno, si tratta di un documento pubblicato «il 4 ottobre 2020 da tre epidemiologi: Martin Kulldorff, di Harvard; Sunetra Gupta, di Oxford; Jay Bhattacharya, di Stanford. La loro tesi», spiega Miconi, «prende il nome di “protezione focalizzata”, e chiede di concentrare gli sforzi sulla difesa della popolazione fragile, lasciando che i soggetti non a rischio facciano una vita normale, per raggiungere l’immunità attraverso il contagio naturale. Si tratta, in altre parole, di un documento radicalmente contrario alle politiche di lockdown».

Ebbene, il professore dello Iulm e i suoi colleghi si sono domandati «quanto spazio sia stato dato a questa tesi nei telegiornali di prime time, in un anno in cui si è parlato soltanto di Covid-19. Dall’analisi automatica del contenuto verbale di tui i Tg – esattamente 1.071 edizioni, nel nostro data-set, a partire da quelle del 5 ottobre 2020 – risulta che il numero di menzioni della Great Barrington Declaration sia zero: nulla; come se non fosse mai stata scritta». Stiamo parlando, giusto per ricordarlo, di una proposta firmata da tre medici di chiara fama e sottoscritta «da oltre 15.700 scienziati e 46.700 medici nel mondo».

La stessa indagine è stata condotta anche «sull’archivio dei 20 principali quotidiani di opinione, in base al numero aggregato di lettori tra edizione on-line e cartacea. […] Su un totale di 3.060 edizioni, i risultati sono molto simili, al netto della maggiore capienza dei quotidiani rispetto ai Tg: i motori di ricerca non consentono di calcolarlo, ma le dimensioni dell’archivio sono nell’ordine delle centinaia di migliaia di articoli. E su centinaia di migliaia di possibilità, e lungo cinque mesi, non si contano più di 19 citazioni della Dichiarazione – ma in effetti 18, perché Il Resto del Carlino e La Nazione rimandano allo stesso editoriale di Quotidiano Nazionale». C’è di più. Non solo la Great Barrington Declaration è praticamente stata cancellata dai media italiani (Verità esclusa), ma praticamente ovunque «la ragione scientifica del documento viene messa in secondo piano rispetto alla sua presunta compromissione ideologica: a volte attraverso l’associazione implicita tra i due campi; a volte facendo della Dichiarazione il corollario di un misterioso progetto di egemonia finanziaria; a volte nascondendo del tutto il fatto che gli autori siano tre epidemiologi». Insomma, qui da noi del più celebre, autorevole e condiviso approccio alla gestione della pandemia «alternativo» ai lockdown non si è praticamente discusso. E quando qualcuno ne ha parlato, lo ha fatto presentando il documento come una sorta di tentativo «trumpiano» di confondere le acque.

Ecco, basterebbe questa vicenda a far capire quale sia stato il livello della discussione sul Covid in Italia. Una parte non irrilevante di informazioni è stata semplicemente nascosta, e tutta la narrazione mediatica ha seguito un’unica direzione. Miconi, nel suo libro, fornisce anche altri esempi che contribuiscono a dipingere un quadro decisamente spaventoso. Sempre dall’analisi dei telegiornali trasmessi tra febbraio 2020 e febbraio 2021, emergono dati piuttosto chiari sull’utilizzo di alcune parole. Vediamone alcuni. «”Assembramento”, inclusa la versione al plurale, viene citato in 1.742 diversi segmenti di Tg: e in nessuno di questi ne viene data una definizione, esattamente come il termine rimane oscuro in tutti i dpcm che ne trattano. Cosa perfino peggiore, il verbo più spesso associato al termine “assembramento” è evitare: lo stesso usato nel Dpcm dell’8 marzo 2020, da cui tutto è iniziato, a conferma di una totale subalternità dell’informazione al potere politico. In più», continua il professore, «il verbo lascia intendere come la responsabilità del contagio sia tutta sulle spalle dei cittadini – che lo possono e lo devono evitare, appunto – senza che si faccia riferimento alle tante situazioni di condivisione forzata dello spazio, in cui a fare la differenza sono l’organizzazione dei trasporti pubblici, o i protocolli di sicurezza sul lavoro. Ancora più emblematico, già che ci siamo, è che il verbo più spesso associato al termine “ragazzo”, nell’informazione televisiva, sia “uccidere”».

A qualcuno potranno sembrare minuzie, dettagli. Ma sono stati proprio questi accostamenti di parole a determinare l’atteggiamento prevalente nei riguardi della pandemia. Nel complesso, dalla ricerca di Miconi e dei suoi colleghi emerge come nel linguaggio giornalistico «si sia affermata la figura retorica dell’iperbole: il discorso allarmistico, infatti, continuamente alimentato di connotati emergenziali, ha caratterizzato una narrazione sempre e costantemente di emergenza (e non di crisi), giustificando l’“impossibilità” di soluzioni politiche adeguate».

Attenzione: qui non ci troviamo davanti a opinioni, per quanto autorevoli, di un esperto di comunicazione. No, qui c’è una ricerca che – numeri alla mano – dimostra quali parole siano state utilizzate per raccontare la pandemia, quali temi siano stati trattati e in che modo. Lo studio conferma tutti i timori e tutte le sensazioni che avevamo avuto in questi mesi. Certifica l’allarmismo diffuso, conferma l’oscuramento delle posizioni alternative, mette in risalto la colpevolizzazione (il cosiddetto blaming) di alcune categorie di cittadini. Ci vengono fornite, in sostanza, le prove dell’ideologizzazione e della parzialità con cui il sistema dell’informazione ha affrontato l’emergenza che da oltre due anni regola le nostre esistenze. Abbiamo vissuto immersi in un racconto a senso unico, pesantemente influenzato dal potere, tendente alla violenza verbale. E, purtroppo, le brutte notizie non sono ancora finite.

Il professor Miconi, in una conversazione telefonica, ci ha ribadito che «l’ossessione per il Covid che abbiamo avuto qui non c’è stata da nessuna parte nel mondo». E ha riconosciuto che questo meccanismo (che comprende la demonizzazione delle voci critiche) era attivo anche prima della pandemia: «È successo con la legge Zan, o con la Brexit», dice Miconi, che pure non nasconde il suo orientamento di sinistra. Tendenze già presenti nell’epoca dell’emergenza virale sono esplose e – drammaticamente – non accennano a scomparire. Anzi, adesso si ripresentano identiche e rafforzate nel caso della guerra in Ucraina. L’informazione a senso unico non è un’ossessione complottista: è un fatto. E ora lo dice persino la scienza.

Riferimento:

https://www.laverita.info/gli-studiosi-confermano-sul-covid-linformazione-e-stata-a-senso-unico-2656957052.html

Pubblicato integralmente su La Pekora Nera:

https://www.lapekoranera.it/2022/03/16/lo-dice-la-scienza-informazione-a-senso-unico-in-italia-su-covid-e-guerra-in-ucraina/

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