
CUOIO DI RUSSIA
Manlio Lo Presti

L’Autore possiede un’ampia conoscenza musicale ed è un esperto di storia della Russia. Egli racconta le vicende di un tenore italiano che perde la voce. Racconta la sua lenta discesa agli inferi esibendosi in teatri sempre meno prestigiosi grazie all’attività di un individuo circondato dal profumo “Cuoio di Russia” che incontra in modo non troppo casuale.
Questo personaggio misterioso gli apre le porte di vari teatri all’interno del vastissimo territorio russo facendo leva sul fatto che il canto operistico italiano è molto apprezzato. Fin qui, possiamo dire che si può parlare di una storia ben scritta che ci narra una eventualità sgradevole ma non rarissima fra i cantanti d’opera di tutto il mondo.
La trama diventa sempre più interessante quando le vicende di Nicola, il tenore, vengono inserite nello scenario della Russia. Un Paese vastissimo che racchiude in sé millenni di storia, di esperienza umana, di sofferenza, di orgoglio, di ripresa eccezionale dopo i disastri inflitti dalla Germania, dalla confusione postbellica coperta dalla ipocrisia di una macchina staliniana pressoché immobile, dal post-stalinismo devastato dal saccheggio violento dei discepoli della Scuola ultraliberista e globalista di Chicago, dalla riorganizzazione dello stato russo portata a termine dall’attuale presidente Putin subentrato all’inetto e corrotto El’cin.
Il racconto dei fatti post-stalinisti accelera fin dall’inizio quando a pagina 29 l’Autore evidenzia che fu la mafia russa a salvare le città dalla disintegrazione e dal saccheggio ultraliberista delle risorse naturali del Paese. Il saccheggio fu così brutale da essere superiore a quello attuato dai nazisti e le devastazioni peggiori di quelle di Napoleone (pag. 32).
Il proscenio sociale, storico, umano della Russia è il vasto ambito in cui si muove il tenore. Egli tenta di sopravvivere alla sua caduta canora, accetta ingaggi in teatri di minore importanza pur di continuare ad esprimersi. È indifferente alla politica ma propenso ad intraprendere azioni immorali incoraggiate e cadenzate dalle richieste dell’Uomo Profumato con il quale sottoscrive un patto scellerato.
Dalla prosa del testo traspare la vasta mole di letture di letteratura e di storia della Russia, della conoscenza della psicologia della persona russa, della capacità di un popolo di resistere alle avversità, di attendere con dignità la fine delle tempeste, di esorcizzare tutti i contraccolpi della storia e, soprattutto, di fronteggiare tenacemente l’odio immotivato ed irrefrenabile dell’Occidente contro questo immenso Paese. Una avversione che ha radici lontane: lo provano sei invasioni del suo territorio che sono finite con la sconfitta degli invasori.
Di grande interesse è considerata la fiaba come l’anima di un popolo che lo salva dallo smarrimento, e custodisce verità e bellezza.
Tra un canto e l’altro, tra un passaggio esistenziale e l’altro il tenore va incontro al suo destino tentando una redenzione. Qui non raccontiamo questo percorso finale per non togliere la sorpresa. Un destino che fa pensare.
Un libro elegante con numerose vene di ironia specialmente nei dialoghi. Vengono evidenziate con mano leggera molte sfumature che caratterizzano la creazione musicale e operistica che il vasto pubblico non conosce.
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