NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI 7 GIUGNO 2019

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/anniversario_tienanmen_gli_usa_chiedono_verita_l_ira_di_pechino-3776137.html

NOTIZIARIO STAMPA DETTI E SCRITTI

7 GIUGNO 2019

A cura di Manlio Lo Presti

Esergo

Non è il silenzio ad appartenere all’uomo ma l’uomo ad appartenere al silenzio.

(Maurizio Barracano)

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=677440772705917&id=100013200018443

 

 

http://www.dettiescritti.com/

https://www.facebook.com/Detti-e-Scritti-958631984255522/

 

Le opinioni degli autori citati possono non coincidere con la posizione del curatore della presente Rassegna.

 

Tutti i numeri dell’anno 2018 della Rassegna sono disponibili sul sito www.dettiescritti.com 

 

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SOMMARIO

 

Oltre 100 miliardi di euro in 6 anni. Il debito italiano per finanziare l’Unione Europea (totalmente censurato nel dibattito) 1

Piazza Tienanmen – Ciò che è veramente successo (aggiornato) 1

Storie di eutanasie di bilancio. 1

Siamo i clienti o le prede?. 1

Tribunale internazionale per Daesh: purché che non si svelino i fatti 1

Cosa sa Avigdor Lieberman?. 1

Pompeo: “È maledettamente difficile tenere unita l’opposizione venezuelana. Almeno 40 vogliono il posto di Maduro”. 1

Patsy Rodenburg, Il diritto di parlare. 1

Siamo tutti bugiardi 1 

Il manuale segreto della CIA: Così si tortura un prigioniero

L’apertura di una procedura per debito eccessivo dell’UE è un oltraggio alla dignità del popolo italiano. 1

Europa. Chiese senza Dio, palazzi senza re. 1

Grasso: «È la crisi più grave della magistratura Chi è coinvolto si dimetta». 1

Giovanni Moro: contro il non profit, ma in ritardo. 1  

Sovranismo

Il ricatto abortista di Netflix. 1

Gli Stati Uniti cercano le ‘terre rare’, preziosi minerali, in Africa, temendo il blocco delle forniture dalla Cina. 1

Il Green New Deal non può essere qualcosa di simile al New Deal 1

 

 

IN EVIDENZA

Oltre 100 miliardi di euro in 6 anni. Il debito italiano per finanziare l’Unione Europea (totalmente censurato nel dibattito)

Maurizio Blondet  7 Giugno 2019

(MB. Copio-incollo da Antidiplomatico:

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-Oltre_100_Miliardi_Di_Euro_In_6_Anni_Il_Debito_Italiano_Per_Finanziare_Lunione_Europea_(totalmente_Censurato_Nel_Dibattito)/82_28741/

di Giuseppe Masala

Ora non ci vorrebbe tempo per valutare le fonti di spesa primaria che fanno crescere il nostro debito pubblico ma facendo mente locale e un paio di googlate veloci e ti fai sostanzialmente un’idea.

Negli ultimi 6 anni il debito pubblico è cresciuto di circa 250 miliardi in valore assoluto.

Dall’altro lato ogni anno ci indebitiamo per circa 14 miliardi all’anno per trasferire fondi alla UE. In sei anni fanno 84 miliardi.

Poi abbiamo speso circa 15 miliardi (di spese vive) nel delirio immigrazionista concordato con la UE e durato 4 anni. Solo le spese vive sia chiaro perchè poi ci sarebbero spese sanitarie, spese di giustizia visto che poi queste persone fanno domanda di asilo e hanno diritto ad adire (a spese nostre) a tutti i gradi di giudizio. Tenete conto che la Commissione gentilmente ci autorizzò a non computare queste spese nel calcolo del deficit per non incorrere nelle procedure di infrazione per deficit eccessivo e a iscriverle solo nello stock di debito cumulato.

E infatti ora con incredibile faccia ci aprono una procedura per debito eccessivo.

Poi abbiamo speso sei o sette miliardi per il salvataggio di MPS in maniera sempre concordata con la Commissione Europea.

Sottolineo peraltro che nel 2011 e 2012 nelle more della terribile crisi del debito sovrano che mandò a fondo Grecia, Spagna e Portogallo spendemmo almeno 80 miliardi (a debito ovviamente) per conferirli al Fondo Salva Stati e girarli a questi stati. Inutole dire che su questa mostruosa cifra paghiamo un buon 2,5% di interessi annui e ogni anni gli interessi cumulano diventando nuovo debito e non sono noccioline.

Ecco, questi sono i conti della serva (inoppugnabili): sarebbe bello andare a spiluccare per fare bene i conti… mi pare di poter dire che il debito italiano, al netto delle spese fatte per la UE o autorizzate direttamente dalla UE cresca poco e addirittura diminuisca in rapporto al pil. Cosa pretendono da noi? Che diamo una pasticca di cianuro a chi va all’ospedale per risparmiare sulle spese e ovviamente continuare a spedire miliardi a Bruxelles per pagare lauti stipendi a questi signori?

Tria ha solo sbagliato una cosa: nella lettera di risposta a Moscovici doveva scriverci semplicemente vaffanculo.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-oltre_100_miliardi_di_euro_in_6_anni_il_debito_italiano_per_finanziare_lunione_europea_totalmente_censurato_nel_dibattito/82_28741/

Notizia del: 05/06/2019

(MB.   Fin qui L’Antidiplomatico. Aggiungo  che nel dibattito, gli anti-governo, anti-minibot  e  “Moscovici e Dombrovski hanno ragione”,  “L’Europa ce la farà pagare”;    colpisce una spaventosa ignoranza dei termini della questione.

L’incredibile ignoranza dei collaborazionisti UE, ecco un problema

Un esempio in questo battibecco con l’eurodeputato Marco Zanni, della Lega:

Marco Zanni :  in risposta a

*DOMBROVSKIS: RECENT ITALIAN MEASURES DAMAGED PUBLIC FINANCES

 ribatte: 

Iniziamo tagliando i contributi al bilancio #UE pagati con i soldi dei contribuenti italiani, di cui il paese di questo signore usufruisce

  • al che una lettrice: 

 maria prodi‏ @mariaprodi

In risposta a @Marcozanni86 e @borghi_claudio

E le decine di miliardi che l’Italia riceve?

10:13 – 5 giu 2019

La signora Maria Prodi (non so se parente …) è convinta che la UE dia a NOI “decine di miliardi”. È esattamente vero il contrario:

NOI siamo CONTRIBUTORI NETTI.  Dozzine di lettori estimatori di Marco Zanni le rispondono con dati e tabelle che dimostrano che

noi versiamo molti miliardi più di quel che riceviamo

 

(Da Gianmarco Desideri)

 

@LauraGaravini

(senatrice PD) si rallegra: “Italia ormai vista come il malato d’Europa. Come l’economia che mette a rischio l’eurozona. In arrivo procedura di infrazione #Ue#Oettinger dice chiaramente ciò che Governo nasconde #5giugno

 

Un altro esempio. Il saccente di turno pontifica a proposito dei minibot:

 

 

Zibordi trasecola:

come fa una persona anche solo di media istruzione a scrivere che “nel ’33 Weimar stampò moneta fiscale”?

1) fu nel ’34

2) fu Schacht coi Mefo Bonds

3) fu un successo strepitoso

https://voxeu.org/article/macroeconomics-germany-forgotten-lesson-hjalmar-schacht …

E Zibordi allega un articolo di Bossone e Silos Labini che racconta degli Effettti MEfo, con cui il banchiere centrale Schacht infuse vita nuova all’economia tedesca che era allecorde per la deflazione  propdotta dalle misure del cancelliere Bruening  (NON l’iper-inflazione, come decine di ignoranti continuano a dire, era già finita nel 1923). Ci sembra necessario ripostare parte dell’articolo:

Macroeconomia in Germania: la lezione dimenticata di Hjalmar Schacht

Biagio Bossone, Stefano Labini 01 luglio 2016

 

L‘economia di Hjalmar Schacht: una rivalutazione necessaria

Nel 1921, all’indomani del trattato di Versailles, gli obblighi di riparazione di guerra contro la Germania ammontavano a $ 33 miliardi. Keynes (1920) ha fortemente criticato il Trattato. Non includeva alcun piano per rinnovare l’economia, e l’atteggiamento punitivo

Continua qui:

https://www.maurizioblondet.it/oltre-100-miliardi-di-euro-in-6-anni-il-debito-italiano-per-finanziare-lunione-europea-totalmente-censurato-nel-dibattito/

 

 

 

 

Piazza Tienanmen – Ciò che è veramente successo (aggiornato)

Markus 5 Giugno 2019  moonofalabama.org

Dal 1989, ogni 4 giugno, i media occidentali scrivono articoli in occasione dell’anniversario della cacciata dei manifestanti dalla Piazza Tienanmen di Pechino. La loro visione sembra essere sempre piuttosto unilaterale e stereotipata e descrive un esercito brutale che reprime delle pacifiche proteste.

 

Questo non è il quadro completo. Grazie a Wikileaks abbiamo alcuni rapporti sulla situazione di allora, direttamente dell’ambasciata americana a Pechino. Descrivono una scena diversa rispetto a quella diffusa dai media occidentali fino ad oggi.

Diecimila persone, per lo più studenti, occupavano la piazza da sei settimane. Protestavano per le conseguenze politiche e personali della caotica Rivoluzione Culturale voluta da Mao, che aveva sconvolto l’intero paese. La liberalizzazione ed il passaggio ad un modello più capitalista sotto Deng Xioping non avevano ancora dimostrato di avere successo e questi cambiamenti erano osteggiati dallo zoccolo duro del Partito Comunista.

L’ala più liberale del governo aveva cercato di negoziare con i manifestanti, ma non era stato trovato alcun accordo. Gli intransigenti del partito insistevano per la soppressione delle proteste. Quando, alla fine, il governo aveva cercato di allontanarli da questa piazza, altamente simbolica, i manifestanti avevano opposto resistenza.

Il 3 giugno il governo aveva spostato le truppe verso il centro città di Pechino. Ma i convogli militari erano stati bloccati. Alcuni erano stati attaccati. L’ambasciata degli Stati Uniti aveva riferito che dei soldati erano stati presi in ostaggio:

LA TENSIONE È AUMENTATA PER TUTTO IL POMERIGGIO PERCHE’ I RESIDENTI DI PECHINO HANNO DATO SFOGO ALLA LORO RABBIA MOLESTANDO IL PERSONALE MILITARE E DI POLIZIA E ATTACCANDO I LORO VEICOLI. GLI STUDENTI HANNO MOSTRATO LE ARMI CATTURATE, ATTREZZATURE MILITARI, VEICOLI COMPRESI, DI FRONTE AL PALAZZO DI ZHONGNANHAI. UN TENTATIVO PER LIBERARE IL PERSONALE MILITARE ANCORA SEQUESTRATO O PER SBLOCCARE L’ENTRATA MERIDIONALE DI ZHONGNANHAI PUO’ ESSERE IL MOTIVO DI UN ATTACCO CON GAS LACRIMOGENI LIMITATO IN QUESTA AREA CIRCA ALLE 1500 ORA LOCALE.

Ci sono alcune macabre foto delle vittime di parte governativa dovute a questi eventi.

Un altro cablogramma del 3 giugno ribadisce:

ALLE TRUPPE OVVIAMENTE NON SONO STATI ANCORA DATI ORDINI CHE PERMETTANO LORO L’USO DELLA FORZA. IL FATTO CHE SIANO IN GRAN NUMERO, CHE SIANO DOTATI DI ELMETTO E LE ARMI AUTOMATICHE CHE PORTANO SUGGERISCE CHE L’OPZIONE PER L’USO DELLA FORZA È REALE.

Nelle prime ore del mattino del 4 giugno i militari avevano finalmente raggiunto il centro della città e avevano cercato di allontanare la folla da piazza Tienanmen:

GLI STUDENTI AVEVANO GETTATO DEL MATERIALE SU ALMENO UN TRASPORTO TRUPPE CORAZZATO E AVEVANO INCENDIATO IL MATERIALE, SECONDO UN FUNZIONARIO DELL’AMBASCIATA VICINO ALLA SCENA. ABC SEGNALA CHE UN ALTRO TRASPORTO TRUPPE CORAZZATO E’ IN FIAMME. ALMENO UN AUTOBUS STAVA BRUCIANDO, SECONDO IL NOTIZIARIO DI ABC, SULLA PIAZZA ALLE 0120. TESTIMONI HANNO AFFERMATO CHE SOLDATI E POLIZIA ANTISOMMOSSA ERANO SUL LATO SUD DELLA PIAZZA E CHE TRUPPE STAVANO DIRIGENDOSI VERSO LA PIAZZA DAL LATO OCCIDENTALE DELLA CITTÀ.

I soldati avevano risposto come fanno tutti i soldati quando vedono che i loro commilitoni

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https://comedonchisciotte.org/piazza-tienanmen-cio-che-e-veramente-successo-aggiornato/

 

 

 

 

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

Storie di eutanasie di bilancio

6 Giugno 2019

FONTE: KEINPFUSCH.NET

Mi accorgo che deve essere successo qualcosa di imbarazzante al governo italiano quando sulle prime pagine dei giornali vedo passare delle notizie che normalmente non avrebbero avuto quel rilievo. Si tratta del gioco del prestigiatore: normalmente i giochi di prestigio riescono perché le persone vengono indotte a guardare altrove, anziché guardare ove avviene il gioco.

Allo stesso modo, leggo che una ragazza ha deciso di suicidarsi (lasciandosi morire di fame) perché segnata da un trauma orribile dal quale non era riuscita a risollevarsi. Ora, normalmente una ragazza che diventa anoressica e muore non fa notizia. E una ragazza che si suicida per via delle violenze subite fa notizia, ma in senso opposto: è la vittima di uno stupro feroce.

Ma ad un certo punto qualcuno decide di distrarre il pubblico, e si inventa l’eutanasia. Ma la richiesta di eutanasia (che esiste) era stata negata dall’associazione dei medici del posto.

Non è avvenuta alcuna eutanasia.

La ragazza si è lasciata morire per inedia.

Del resto, sui giornali più decenti (non quelli italiani) vedo che la polemica non riguarda alcuna eutanasia (dal momento che non c’è stata alcuna eutanasia). Il ministro locale ha avviato un’inchiesta per stabilire se sia stato fatto tutto il possibile per curare la ragazza dal trauma. Quello che i profani non riescono a comprendere è che una ragazza di quell’età non possa superare un trauma e continuare a vivere, e quindi ci viene il dubbio che le persone che dovevano aiutarla non abbiano fatto il dovuto.

Razionalmente, siccome non sappiamo come si avvenuto lo stupro, (si parla di più di uno) e quanto sia stato aggravato da dettagli inimmaginabili, la difficoltà nel comprendere sta principalmente in un fatto: avremmo voluto che si salvasse. Tutto qui. Ma da quando “buonismo” è diventato un’offesa, quasi ci vergogniamo a pensare che avremmo preferito Noa viva e felice, abbiamo costruito un pudore inutile nei confronti dei sentimenti migliori, sdoganando invece quelli peggiori. E questo fastidio che proviamo nel leggere della sua morte ci porta a cercare una via di fuga: orsù, diciamo che normalmente le ragazze si salvano ma su Noa hanno sbagliato i medici. Un bel “caso isolato” ci farà sentire meglio.

È semplice: ci piacerebbe pensare che una ragazza ferita in quel modo possa salvarsi, e invece vediamo che, per un qualche motivo non ce la fa. E così cerchiamo di soffocare questa delusione pensando che qualche medico abbia fatto meno del possibile. E’ difficile (forse doloroso) per noi pensare che succeda davvero questo: che sia possibile togliere la voglia di vivere ad una ragazza comportandosi da mostri con lei.

Invece è possibile: così come possiamo irrimediabilmente uccidere una persona sparandole addosso, possiamo irrimediabilmente ucciderla facendo delle cose orribili contro di lei. Questo è quello che non ci piace pensare, e per questo il ministero ha deciso di prendersi la speranza che in fondo Noa sia morta per una mancanza dei medici. Questo ci aiuterà a pensare che se i medici sono bravi, le altre Noa si salveranno.

Ci farà sentire meglio.

Sino a qui, tutto si svolge nel campo dei sentimenti tutto sommato positivi: al massimo dovremmo interrogarci sul pudore che ci spinge a nasconderli. Perché non riusciamo a dire che ci disturba profondamente l’idea di una ragazzina abusata al punto da lasciarsi morire? Perché sentiamo il bisogno di nasconderlo? Anche io, in fondo, preferirei pensare che il caso di Noa sia un caso isolato di malasanità, e che negli altri casi le ragazze si salvino. Ma lo penso perché preferisco pensare a ragazze che si salvano, piuttosto che pensare a ragazze che muoiono. Non c’è un fondamento logico.

Ma il punto è diverso: di ragazze che muoiono di anoressia, o si lasciano morire o si suicidano per mostruosità di ogni genere ce ne sono circa 600 ogni anno solo in Europa. E legare la vicenda di Noa alla storia dell’eutanasia è stata un’operazione forzosa.

Il tema poi è stato rilanciato dal fatto che il M5S, nel tentativo di stare sui giornali, se n’è uscito con la storia della legge sul fine vita. Interessante, ma nemmeno questo c’entra qualcosa. Sia perché Noa non ha mai usufruito della legge sull’eutanasia, sia perché una legge sul fine vita si riferisce ad altre modalità per il fine vita. Non certo alla sofferenza morale o psicologica.

Il tema dell’Eutanasia è stato buttato a forza nell’Agenda perché sotto stava succedendo qualcosa che ad M5S e ai giornali che lo appoggiano non piaceva: i giornali italiani che prima erano di sinistra oggi sono filo M5S, anche se si sforzano di mantenere la vecchia etichetta per non perdere lettori.

E di cose da nascondere ne vedo moltissime: dalle difficoltà a far digerire alla UE la politica economica, al disastro economico in corso (le aziende italiane chiudono oppure vendono se hanno ancora valore) , ai migranti salvati dalla Marina di cui Salvini non vuole parlare, allo scandalo del ministro degli interni che fa dossieraggio contro i magistrati non allineati, da nascondere c’è di tutto.

Sono settimane che, di minibot in eutanasia, si distrae la popolazione. Sono ormai mesi che si impedisce alle persone di vedere quello che sta succedendo, e cioè che i partiti “populisti” in Europa hanno il 7.7%, nel parlamento di Bruxelles, e che alla fine dei conti per loro è stata una catastrofe. Sono settimane che si tace del fatto che le finanze dello stato sono allo stremo e che l’economia va in merda.

Non so come faranno questi giornalisti a trovare altra merda da tirarvi addosso per nascondere un vero e proprio disastro. Non so in quale sordido buco andranno a cercare qualche porcheria da mettere sulle prime pagine. Ma sono certo

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https://comedonchisciotte.org/storie-di-eutanasie-di-bilancio/

 

 

 

 

 

 

Siamo i clienti o le prede?

Maurizio Blondet  6 Giugno 2019

 

Da Eric Peters

4 giugno 2019

 

Probabilmente avete visto persone che andavano in giro in auto coperte – “avvolte” – di pubblicità per qualche servizio o prodotto, e vi siete chiesti quanto è stato pagato il proprietario per consentire alla sua auto di essere trasformata in un cartellone mobile. Ma almeno viene pagato.

Anche le auto che non vedete coperte  da pubblicità funzionano così – ma i loro proprietari non sono stati ricompensati nemmeno con un buono sconto per i dati che vengono estratti da loro mentre guidano. I dati relativi alle loro preferenze e abitudini, che vengono venduti per denaro alle parti interessate – che a loro volta utilizzano le informazioni per personalizzare le piazzole di vendita, offrendo a quel soggetto qualcosa determinato dal suo inconsapevole agire/fornire notizie.

Chi è l’attore?

Tu.

Alcune di queste iniziative sono anche lodevoli, è indiscutibile – perché hai ancora la possibilità di dire di no – o perché si ottiene qualcosa in più al momento dell’acquisto.

Per esempio, Amazon offre la possibilità di consegna nella tua auto, rendendo possibile ordinare qualcosa dalla macchina e averla recapitata direttamente in essa, dove capita – perché Amazon sa dove si trova grazie alla tecnologia del localizzatore GPS – e ha la roba che hai comprato da mettere in macchina anche se non sei lì, perché hai dato Amazon le “chiavi” per la tua auto (accesso al mezzo da remoto, etc…).

In California, è disponibile il servizio di consegna del carburante. Iscriviti a questo e la compagnia del carburante con cui fai affari sa quando sei a corto di carburante – l’auto glielo fa sapere – e manda un camion cisterna per riempire il tuo serbatoio. E ‘un bel servizio per coloro che sono disposti a pagare un po’ di più per la convenienza – e non importa che una società sta tenendo traccia l’uso del proprio carburante, sa dove si trova il proprio mezzo in qualsiasi momento, così come probabilmente sa anche altre cose.

Ma se ti dispiace e non vuoi? E non puoi dire di no?

Allora è un problema.

La “Connettività” è come una marea che spazza tutto insieme. Molti di noi ci pensano e non vogliono essere sempre tracciati (audio / video registrati) – su transponder GPS in telefoni cellulari e microfoni e telecamere incorporati nei nostri laptop – tuttavia, buona fortuna se volete trovare un telefono o laptop senza questi dispositivi.

E  se volete  spegnerli, buona  fortuna.

Si può dire no – tecnicamente- non possedendo uno smartphone o un portatile. Ancora una volta buona fortuna per lavorare nel mondo” connesso ” senza di loro.

Il destino incontra il complice.

Il sistema “Marketplace” di General Motors è tra gli ultimi esempi di connettività rip tide (sistema di navigazione). E’ già standard in una serie di nuovi veicoli GM e probabilmente sarà presto su tutti loro. Come airbag e sistema di frenata assistita e altre cose che si possono non desiderare, il sistema è incluso se si acquista la macchina.

Nel gergo oleginoso della tecnologia moderna, il sistema “Marketplace” offre servizi per affiliati, come Dunkin’ (non più ciambelle) e ExxonMobile, sperando di guidarvi verso di loro.

Funzionerà quasi esattamente come i banner e i pop-up che affliggono i nostri desktop e laptop, solo che ora le proposte di vendita avverranno mentre guidiamo.

Ovviamente, questo non è ”distrarre”. . . perché è redditizio.

Secondo un rapporto denominato “Best Practices for Direct Monetization of Connected Vehicles” (Migliori apprestamenti per la monetizzazione diretta di veicoli collegati), il “potenziale” per fare un sacco di soldi in questo modo è “molto alto.”

Il perché è ovviamente spiegato.

E’ diventato molto difficile fare soldi vendendo auto. I margini di profitto per la vendita

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https://www.maurizioblondet.it/siamo-i-clienti-o-le-prede/

 

 

 

 

CONFLITTI GEOPOLITICI

Tribunale internazionale per Daesh: purché che non si svelino i fatti

RETE VOLTAIRE | 5 GIUGNO 2019

Dodici Paesi hanno inviato a Stoccolma alti funzionari per partecipare alla riunione del 3 giugno 2019. Sotto la presidenza del ministro dell’Interno svedese, Mikael Damberg (foto), hanno studiato la possibilità di istituire un tribunale internazionale per giudicare i crimini di Daesh.

Da diverse settimane Francia, Olanda e Regno Unito si dicono interessati a una formula che s’ispiri al Tribunale Speciale per il Ruanda.

Durante il summit sono stati sollevati numerosissimi problemi su:

L’opportunità: giudicare soltanto i crimini di Daesh significherebbe convalidare gli altri crimini commessi in Medio Oriente.
La fattibilità: l’istituzione di questo tribunale presupporrebbe l’accordo di Iraq e Siria. Ebbene, la Costituzione irachena lo vieta mentre la Siria – che molti partecipanti non riconoscono – si ritiene in grado di giudicare i crimini commessi sul proprio territorio e di poterlo fare con le proprie forze.
I costi: un tribunale internazionale costerebbe come minimo svariate centinaia di milioni di

 

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https://www.voltairenet.org/article206681.html

 

 

 

Cosa sa Avigdor Lieberman?

di Thierry Meyssan

Da sette mesi Avigdor Lieberman detta la condotta alla classe dirigente israeliana, e probabilmente continuerà a farlo nei prossimi cinque. Considerato razzista dalla stampa internazionale, Lieberman è in realtà un nazionalista pragmatico e assennato, oppositore tanto del progetto del “Grande Israele” che di quello dello Stato binazionale. Potrebbe essere la carta vincente di Mosca.

RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 4 GIUGNO 2019

Il 14 novembre 2018 le dimissioni di Avigdor Lieberman da ministro della Difesa del governo di Benjamin Netanyahu hanno aperto in Israele una crisi politica molto grave: sono state indette elezioni legislative anticipate, il cui esito però non ha consentito la formazione di una nuova maggioranza alla Knesset (parlamento). Dopo cinque settimane di trattative non è stato possibile formare un governo, sicché sono state indette nuove elezioni il 17 settembre 2019.

Le dimissioni di Lieberman sono arrivate quando Netanyahu ha imposto un accordo con il Qatar di un cessate-il-fuoco con Hamas in cambio dell’assunzione da parte dell’emirato delle spese per la retribuzione dei funzionari di Gaza.

Non ci sono state reazioni internazionali a un accordo che richiama l’idea di una secessione di Gaza dai Territori Palestinesi e una sua annessione pura e semplice al Qatar. Secondo Lieberman l’accordo comporterà l’instaurazione di una dittatura dei Fratelli Mussulmani alle porte di Israele. Molti avevano interpretato l’accordo come premessa al “Deal del secolo” di Jared Kushner e Donald Trump. Senonché parrebbe oggi che gli Stati Uniti vogliano far passare Gaza sotto il controllo dell’Egitto, invece che del Qatar.

Durante la campagna elettorale Lieberman ha via via fatto ricorso a un insieme di nuove argomentazioni: il rifiuto dell’esenzione dal servizio militare degli studenti delle yeshivah [istituzioni educative basate sullo studio dei testi religiosi tradizionali, principalmente del Talmud e della Torah, ndr]; il rifiuto di un ordine halachico, il rifiuto della coercizione e dei privilegi religiosi. Tema non certo nuovo, che però mai aveva avuto un ruolo centrale, al punto da impedire a Netanyahu di formare un nuovo governo.

Lieberman assurse alla notorietà nel 1999, quando, come immigrato della Transnistria, raggruppò gli ebrei russofoni creando un partito politico laico, Israel Beitenu (“Israele, casa nostra”). Dopo l’emendamento Jackson-Vanik del 1974, che minacciava l’URSS di isolamento economico se avesse impedito agli ebrei di raggiungere Israele, oltre un milione di sovietici emigrarono. Questi russofoni sono legalmente ebrei, perché tutti hanno almeno un avo ebreo, ma non sono necessariamente ebrei in senso religioso, in quanto non tutti sono nati da madre ebrea. L’iniziativa di Lieberman fu finanziata da un oligarca uzbeko, Michael Cherney, vicino a Boris Eltsin.

In precedenza, Lieberman era stato dipendente del Likud, di cui era direttore generale, poi capo di gabinetto del primo ministro Netanyahu, senza però ambire a cariche elettive. Questo ex buttafuori di locale notturno parla ad alta voce e con un accento russo molto pronunciato. Non manca mai di squadrare e minacciare gli interlocutori… prima di fare affari con loro.

In ottobre 2003 Michael Cherney finanziò uno strano congresso all’hotel King David di Gerusalemme [1]. L’obiettivo era l’unione dei politici israeliani russofoni, fra cui Lieberman, con i discepoli USA del filosofo Leo Strauss (in genere ex collaboratori di un coautore dell’emendamento Jackson-Vanik), nonché con i loro alleati “cristiani” (nel senso di oppositori all’ateismo comunista) negli Stati Uniti. Cherney aveva il palese appoggio dell’amministrazione Bush Jr., che voleva impedire alla minoranza russofona di cadere nell’orbita del nuovo padrone del Cremlino, Vladimir Putin. L’intera destra israeliana, cominciando da Benjamin Netanyahu, partecipò all’evento.

Il congresso sviluppò una dottrina che in seguito s’impose anche in altri ambienti, la teopolitica: la pace nel mondo è possibile solo se sarà prima realizzata in Israele, dove un governo mondiale, con sede a Gerusalemme, impedirà ogni nuova guerra. In Francia, uno degli esponenti di questa teoria è Jacques Attali.

All’epoca Lieberman non aveva problemi a rapportarsi con i religiosi, a condizione che condividessero o sostenessero il nazionalismo israeliano. Per esempio si, era alleato con il partito Tkuma. Non temeva nemmeno la mescolanza di idee politiche e religiose. I suoi amici straussiani (i discepoli di Leo Strauss [2], passati per il gabinetto del senatore Jackson) sostenevano sfacciatamente che il nazismo aveva evidenziato la debolezza delle democrazie e che per prevenire una nuova Shoah gli ebrei dovevano instaurare una dittatura. I suoi amici cristiani avevano immaginato al Pentagono [3] un’alleanza di ebrei e cristiani, i «giudeo-cristiani» [4], per combattere il comunismo ateo.

Le idee di Lieberman sono note e non sono mai cambiate. Secondo lui bisogna decidere a chi essere leali. I palestinesi sono divisi fra nazionalisti palestinesi e nazionalisti islamisti (che non si battono per lo Stato palestinese, bensì per l’Umma). Non riescono a convivere fra loro, e certo non riusciranno a convivere con gli ebrei europei (nel senso che anche la Russia è europea). Formano due popoli distinti. In nome del realismo, Lieberman si oppone perciò al piano ONU di uno Stato binazionale e ritiene addirittura debba essere revocata la cittadinanza israeliana a «quegli arabi del 1948» che contestano l’esistenza d’Israele.

Per il modo aggressivo di esprimersi, Lieberman è spesso considerato razzista. Per esempio, nel 2001 si chiese se non fosse il caso di bombardare la diga di Assuan per piegare l’Egitto. Nel 2003 invece dichiarò di esser pronto a caricare i prigionieri palestinesi su un bus per portarli ad annegare nel Mar Morto. E altre trovate del genere. Sono però sbruffonate che non rispecchiano la sua ideologia. Nel 2004 affermò che il presidente Mahmoud Abbas è un «diplomatico terrorista»; nel 2008 tocca a Netanyahu essere etichettato «bugiardo, imbroglione e mascalzone».

In realtà, in qualità di ministro Lieberman ha nominato molti alti funzionari di origine etiope, oppure beduini o drusi. È convinto semplicemente che la cittadinanza contempli la lealtà verso lo Stato. Un esponente della sinistra, il capo di stato-maggiore dell’aeronautica militare, generale Eitan Ben Eliyahu, sostiene che Lieberman non è affatto estremista (a differenza di Netanyahu, sostenitore del “Grande Israele”).

Quindi il problema non è sapere se Lieberman sia o no estremista di destra, nemmeno

 

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https://www.voltairenet.org/article206660.html

 

 

 

 

 

Pompeo: “È maledettamente difficile tenere unita l’opposizione venezuelana. Almeno 40 vogliono il posto di Maduro”

Secondo un audio ottenuto dal Washington Post, il Segretario di Stato USA ha rivelato che non meno di 40 personalità politiche dell’opposizione vogliono la presidenza del paese sudamericano.

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha ammesso che il “dilemma” degli Stati Uniti ovvero, “tenere insieme l’opposizione [venezuelana] si è rivelata maledettamente difficile”, secondo un clip audio ottenuto da The Washington Post.

Secondo il quotidiano americano, il funzionario ha spiegato che nell’opposizione del Venezuela c’è “più di quaranta persone” che vogliono prendere il posto del presidente Nicolas Maduro.

“Nel momento in cui Maduro se ne va, tutti alzeranno le mani e [diranno]: ‘Prendimi, sono il prossimo presidente del Venezuela’”, ha detto Pompeo nel corso di un incontro tenutosi la scorsa settimana con leader ebrei.

Pompeo ha anche spiegato che mantenere la coesione dell’opposizione è un problema per lui dal giorno in cui è diventato direttore della CIA. Per risolvere questo ostacolo, il funzionario ha spiegato che

 

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https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pompeo__maledettamente_difficile_tenere_unita_lopposizione_venezuelana_almeno_40_vogliono_il_posto_di_maduro/5694_28769/

 

 

 

 

 

 

CULTURA

Patsy Rodenburg, Il diritto di parlare

Emanuele Trevi – 7 giugno 2019

I lettori del libro che ho l’onore di presentare al pubblico italiano rimarranno sorpresi dalla sua urgenza, dalla vitalità implicita dei suoi argomenti. Se fosse ancora il tempo delle sintesi di sapore spengleriano, si potrebbe addirittura azzardare che, al tramonto della cosiddetta “civiltà delle immagini” (logorate dalla loro stessa abbondanza) è una “civiltà delle voci” che sembra, da molti indizi, annunciarsi. Inutile aggiungere che si tratta di un argomento molto intricato al confine tra l’estetica, l’antropologia, la storia del pensiero. Quelle che seguono non possono che essere delle note a margine, molto approssimative e inadeguate, dettate dall’esperienza della scrittura e dell’insegnamento della scrittura. Dal punto di vista della storia moderna delle forme narrative, quella che un grande studioso ha definito la presenza della voce è una vicenda lunga e drammatica. La si potrebbe definire come un movimento inesorabile di emersione dal basso: dall’oscurità del corpo e dei suoi ritmi immemoriali alla luce dell’esperienza e della coscienza. Ed è sorprendente constatare che questa vicenda così capitale (non credo di esagerare) nella nostra coscienza estetica e antropologica non si svolge esclusivamente all’interno del teatro, che pure è, sin dall’origine e per ovvi motivi, l’arte più compromessa con la voce umana e le sue possibilità espressive. Semmai, la verità è quella che ci ha ricordato Fabrizio Gifuni in una sua bellissima lezione magistrale intitolata, in omaggio a Thomas Pynchon, La voce umana è un miracolo: sono le tracce orali depositate in ogni genere di scrittura che ci permettono di allargare in maniera inaudita l’ampiezza del repertorio, autorizzandoci a creare drammaturgie efficaci da romanzi, racconti, diari, epistolari…

Si verifica addirittura un fertile paradosso, quando di alcuni autori che hanno scritto testi per il teatro vengono privilegiate, da attori e registi, opere non destinate alle scene.

 

 

Penso a Thomas Bernhard e alla straordinaria fortuna scenica (non solo italiana) di opere narrative come Il gelo o Il nipote di Wittgenstein. Penso alla suprema libertà di un maestro come Luca Ronconi, che nella sua carriera non si è sottratto al confronto con ogni tipo di scrittura capace di suscitare nella sua immaginazione la scintilla di una messa in scena. E ovviamente penso al viaggio iniziatico e rivelatore di Carmelo Bene alle sommità del firmamento poetico occidentale ‒ Dante, Hölderlin, Campana. Ma soprattutto mi preme insistere su un punto: questa è una storia moderna, siamo noi moderni ad avere scavato più a fondo in quella miniera. Per i nostri padri greci e latini, può darsi il caso, certamente, di un’imitazione diretta dall’oralità, con effetti comici come nel caso di Plauto, ma la voce umana difficilmente si svincola da un ruolo meramente strumentale, che è quello che constatiamo nei discorsi diretti presenti nell’epica. Il poeta la definisce volta a volta una voce “irata” o “dolce” o in molti altri modi, ma i personaggi poi raccontano ciò che hanno da raccontare relegando il fatto di parlare a un semplice veicolo delle informazioni, naturale in una civiltà eroica che non conosce e non usa la scrittura. Enea parla e gli ascoltatori ascoltano in silenzio ‒ intentique ora tenebant ‒ mentre il mezzo di comunicazione attinge a un livello supremo di trasparenza ed efficacia. I discorsi degli eroi sono una delle forme supreme della bellezza classica e non possiamo chiedere loro di più di quello che sono.

Descrivere come questo fantasma classico di voce, incorporeo come una dimostrazione di Aristotele, prenda corpo e spessore nei secoli assediando e infine insediandosi stabilmente nel corpo estraneo della scrittura, sarebbe uno splendido esercizio di critica e storia delle idee. Un lungo capitolo di questa storia sarebbe dedicato a Dante ‒ l’ingegno poetico supremo capace

 

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https://www.doppiozero.com/materiali/patsy-rodenburg-il-diritto-di-parlare

 

 

 

 

 

 

CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE

Il manuale segreto della Cia “Così si tortura un prigioniero” 

Desecretate le istruzioni agli agenti per gli interrogatori in vigore fino al ’91. Ecco le regole per sfibrare i detenuti
dal nostro corrispondente ALBERTO FLORES D’ARCAIS

NEW YORK – Le “torture” fanno da sempre parte della storia peggiore dell’umanità; le tecniche usatdai riservisti americani nella prigione di Abu Ghraib per abusare dei prigionieri di guerra e renderli più “docili e disponibili” a parlare hanno però molte somiglianze con quelle insegnate e descritte in due manuali della Cia negli anni Sessanta e Ottanta.

Questi due documenti “top secret” sono stati ieri declassificati dagli archivi nazionali di Washington insieme a un report segreto sullo stesso argomento scritto nel 1992 dall’attuale vicepresidente Dick Cheney (allora segretario alla Difesa nella Casa Bianca di Bush padre).

Il primo manuale della Cia (“Kubark Counterintelligence Interrogation”), dove Kubark è unnome in codice per definire la stessa Cia, risale al luglio 1963 ed è di 127 pagine. Ha una dettagliata sezione che si intitola “Coercive Counterintelligence Interrogation of Resistant Sources” divisa a sua volta in tre capitoli che si chiamano Minacce e paura, Dolore e Debolezza. Dopo diverse pagine accademiche che riprendono studi universitari e dotte citazioni sulla tortura il manuale descrive nei dettagli il modo migliore per “ottenere informazioni da fonti resistenti”.

Due i metodi base: non-coercitivi e coercitivi. Con il primo si tenta di far parlare il prigioniero convincendolo che è per il “suo” bene, che nessuno vuole fargli del male e così via. Più importante ovviamente il secondo, quello usato per far parlare chi non vuole, dove coercizione finisce per diventare facilmente tortura. Alcuni dettagli sono sottolineati. Ad esempio, si raccomanda che scegliendo il luogo dell’interrogatorio “si conosca in anticipo che tipo di corrente elettrica ci sia, così che il trasformatore o gli altri apparecchi modificati siano a portata di mano”.

Nella sezione 9 (pagine 82-104 del manuale) sotto il titolo “Minacce e paure” gli agenti Cia autori del documento scrivono che “la minaccia di coercizione normalmente indebolisce o distrugge la resistenza più di quanto possa la coercizione stessa”. La minaccia di infliggere un dolore può in molti casi “suscitare una paura più grande di quanto non possa l’immediata sensazione fisica del dolore stesso”. Anche la voce “dolore” viene ampiamente analizzata. Si discutono le diverse teorie del dolore sottolineando come spesso la resistenza del soggetto cede per un dolore che lui ha l’impressione di infliggersi da solo “piuttosto che con la tortura vera e propria”. Un esempio? Costringendo il detenuto a stare in piedi per un lungo periodo di tempo si fa in modo che crolli la sua autofiducia, la certezza della resistenza sua e del suo fisico.

Dettagliata anche la descrizione della cella dove “interrogare”: deve essere “insonorizzata”, ci si deve portare solo un “soggetto” per volta, si deve avere chiaro che quella cella “è il campo di battaglia dove l’interrogante e il soggetto si incontrano e dove l’interrogante ha il vantaggio di avere il controllo totale del soggetto e del contesto ambientale”.

La cella deve essere un massimo di 3 metri per 4, senza finestre, possibilmente con le mura bianche; deve avere uno specchio “a due vie” in modo che il soggetto possa essere guardato e “fotografato” dall’esterno.

Il secondo manuale (“Human Resource Exploitation Training Manual”) è di venti anni dopo ma riprende quasi per intero il primo, saltando le pagine più accademiche e richiamando in diverse pagine anche un altro manuale (questa volta redatto dall’intelligence dell’esercito), il cosiddetto “Project X”, in uso durante i primi anni della guerra del Vietnam per addestrare il personale militare alla controguerriglia. Lo “Human Resource” riprende in pieno le tecniche degli interrogatori coercitivi incluse le minacce di uso della violenza e

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http://www.repubblica.it/2004/e/sezioni/esteri/iraqtorture/manualecia/manualecia.html

 

 

 

 

Siamo tutti bugiardi

di Thierry Meyssan

Thierry Meyssan replica alle commemorazioni dello sbarco in Normandia e del massacro di Tienanmen, nonché alla propaganda elettorale per le recenti elezioni del parlamento europeo, mettendo l’accento sul fatto che continuiamo a mentire, persino rallegrandocene. Soltanto la verità può però renderci liberi.

RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 7 GIUGNO 2019

a propaganda è un mezzo per diffondere idee, siano esse vere o false. Ma mentire a sé stessi significa non assumersi la responsabilità dei propri errori, convincersi di essere perfetti e passare oltre.

La Turchia è esempio estremo di questo atteggiamento. Insiste a negare di aver cercato di liberarsi delle minoranze non mussulmane, tentando di farle sparire a ondate per un’intera generazione, dal 1894 al 1923. Anche gli israeliani non se la cavano male: pretendono di aver creato il loro Stato allo scopo di offrire vita degna agli ebrei sopravvissuti allo sterminio nazista, quando invece già nel 1917 Woodrow Wilson si era impegnato a fondarlo, e nonostante oggi in Israele oltre 50.000 sopravvissuti ai campi della morte vivano in miseria, al di sotto della soglia di povertà. Ma gli occidentali provvedono da sé a costruire il consenso attorno alle proprie menzogne e le professano come fossero verità rivelate.

Lo sbarco in Normandia

Si festeggia il 75° anniversario dello sbarco in Normandia. Quasi unanimemente i media affermano che con questa operazione gli Alleati diedero inizio alla liberazione dell’Europa dal giogo nazista.

Ebbene, sappiamo tutti che è una menzogna.

  • Lo sbarco non fu opera degli Alleati, ma quasi esclusivamente dell’Impero britannico e del corpo di spedizione statunitense.
    Non ebbe lo scopo di “liberare l’Europa”, bensì di precipitarsi su Berlino per strappare i brandelli del Terzo Reich

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https://www.voltairenet.org/article206694.html

 

 

 

 

ECONOMIA

L’apertura di una procedura per debito eccessivo dell’UE è un oltraggio alla dignità del popolo italiano

di Giuseppe Masala – 5 giugno 2019

Per la prima volta nella storia dell’Unione Europea un paese membro è sottoposto all’avvio della procedura d’infrazione sul debito pubblico.
Questo poco invidiabile primato spetta all’Italia. Manco a dirlo.

La procedura appare una vera e propria rappresaglia di stampo nazista. Non è una esagerazione irrispettosa verso quella che fu una terribile tragedia della Storia.

 

Anche i tagli di bilancio che sarebbero necessari per rientrare da questa procedura creano vittime: si misurano in aumento di disoccupati e conseguentemente anche nel numero di suicidi che la condizione di emarginazione sociale inevitabilmente comporta. Se si guardano le fonti vive (dunque al netto della spesa per interessi) che portano all’aumento del debito italiano si capisce in maniera lampante che sì

 

il nostro debito è sì cresciuto, ma lo è o per spese direttamente imputabili al funzionamento dell’UE

(diamo 14 miliardi all’anno a questa Entità estranea e nemica e solo per finanziare i vari fondi di salvataggio ai quali hanno attinto Grecia,

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https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-Lapertura_Di_Una_Procedura_Per_Debito_Eccessivo_Dellue_%C3%A8_Un_Oltraggio_Alla_Dignit%C3%A0_Del_Popolo_Italiano/11_28746/

 

 

 

 

 

Europa. Chiese senza Dio, palazzi senza re.

Roberto Pecchioli  5 Giugno 2019

di Roberto PECCHIOLI

Procedure d’infrazione, richieste di spiegazioni, calcoli pignoli di ragionieri per verificare se gli Stati abbiano oltrepassato le colonne d’Ercole postmoderne, le regole finanziarie fissate a Maastricht, tavole delle legge la cui violazione fa scattare l’interdetto massimo, l’esclusione dal paradiso chiamato sobriamente Unione Europea. Hic sunt leones, era scritto nelle rudimentali carte geografiche dell’antichità per designare l’ignoto, al di là dell’attuale Gibilterra. Di qui la civiltà, di là i barbari. Da tempo ai barbari sono state aperte le porte, ma soprattutto non si crede più che di qua ci sia la civiltà. L’opera di decostruzione è antica e a noi pare che il primo scossone l’abbia dato un venerabile maestro francese del Settecento, il barone di Montesquieu. Terrorizzato dai conflitti, teorizzò il “dolce commercio”, convinto che le relazioni di mercato recassero con sé il miglioramento dell’animo.

Un secolo dopo, Frédéric Bastiat osservò, a proposito delle frontiere tanto odiate dai globalisti, che se i confini non sono attraversati dalle merci, lo saranno dagli eserciti. L’ UE, simbolo del cosmopolitismo più sciocco ed imbelle, risolve il problema alla radice: niente più confini, niente più eserciti, niente più popoli. Purtroppo, c’è chi la prende sul serio, come ministri e dignitari italiani che hanno trasformato la festa della Repubblica in un comico happening di giovani marmotte alla Walt Disney, con gli uomini in divisa nei panni di Qui, Quo, Qua. La storia tuttavia non si ferma, l’Europa arranca innanzitutto perché odia se stessa. Con tenace autolesionismo si apre a chi Europa non è – Turchia, Marocco (!!!), Israele, ma contemporaneamente allontana la Russia, metà del suo stesso territorio, una civiltà millenaria, 150 milioni di europei di stirpe “caucasica”. Le parole avranno pure un significato.

Al riguardo, il ministro degli esteri di una nazione europea di nobile storia ha detto di recente un tremendo sproposito. Lo spagnolo José Borrell afferma che la Russia è secolare nemica d’Europa. La colpa di Mosca deve essere di aver costituito una barriera contro i mongoli e, in tempi meno lontani, avere sconfitto il disegno napoleonico di sottomettere l’Europa alla Francia. Nel secolo XX ha fermato analoga pretesa tedesca e, nel passato più recente, è riuscita a paralizzare in Siria le forze di chi stava provocando assassinii di massa, terrorismo e flussi migratori massicci verso l’Europa, svelando che dietro di essi agiva l’alleanza tra Usa, Israele, Islam sunnita. La Russia ha combattuto contro gli Ottomani arbitri della politica europea e lascia al continente un tesoro di cultura.

I santi Cirillo e Metodio sono patroni dell’Europa con San Benedetto. Pio XI disse di loro che erano ” figli dell’est, bizantini della patria, greci di origine, romani per la loro missione, slavi per il frutto apostolico “. La musica medievale europea affonda le radici nella musica orientale. Orientale è il canto gregoriano da cui scaturisce l’intera tradizione liturgica ortodossa, con la monodia vocale senza l’accompagnamento di strumenti. Il primo Akathistòs – l’inno composto per celebrare la salvezza di Costantinopoli da Avari e Persiani fu composto nel 626. L’Ave Maria in forme orientali risuona nel Codice di Las Huelgas, la raccolta musicale medievale scoperta in un monastero femminile di Burgos. Ma Borrell non lo sa, la sua è la voce di un ventriloquo degli interessi geopolitici stranieri ed oligarchici, la voce del padrone.

Risuona come una sentenza inappellabile il giudizio di un intellettuale testimone della finis Europae, Pierre Drieu La Rochelle. La mattanza delle trincee della prima guerra mondiale, macelleria della gioventù europea mandata a degradarsi e morire nel fango nella prima terribile guerra di materiali, la tempesta d’acciaio di Junger, fu l’ultima invocazione del continente ferito in conflitto con

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GIUSTIZIA E NORME

Grasso: «È la crisi più grave della magistratura Chi è coinvolto si dimetta»

Una richiesta ufficiale, quella formulata dal presidente dell’Anm Pasquale Grasso, che in apertura del comitato centrale prende una posizione ferma

Simona Musco – 6 giugno 2019

Non basta l’autosospensione. Lo scandalo di accordi e complotti che ha coinvolto pezzi del Csm ha un’unica conseguenza possibile: le dimissioni. Una richiesta ufficiale, quella formulata dal presidente dell’Anm Pasquale Grasso, che in apertura del comitato centrale prende una posizione ferma su quello che ha definito «uno dei più gravi momenti di crisi della magistratura della storia repubblicana» per i danni arrecati al Csm. «Chi avesse davvero partecipato a un tale sviamento della funzione – sottolinea – non potrebbe essere un mio rappresentante nell’organo di autogoverno dei magistrati. Dovrebbe seriamente pensare alle dimissioni. L’autosospensione non basta».

L’intervento di Grasso vuole, in primo luogo, smentire chi lo ha accusato di minimizzare, ma rappresenta anche un’assunzione di responsabilità, la volontà di parlare a nome di magistrati italiani, «Che meritano una rappresentazione di equilibrio, rigore intellettuale e serietà». La «fissazione» di Grasso si condensa in una parola, «Insieme» e in una locuzione, «La politica non è il male». Insieme perché non esistono, «come entità separate, i cittadini, i politici, i magistrati – oppure il popolo, la politica, la magistratura – perché siamo tutti, insieme, lo Stato». E la «Politica» non è il male, perché «è l’essenza della partecipazione democratica alla vita del Paese».

L’analisi di Grasso riguarda i rapporti tra politica e magistratura, che trovano come arena fondamentale il Csm. «Proprio la struttura della composizione di questo organo di rilevanza costituzionale, costituito di membri togati e di estrazione politica, sancisce la positività, la doverosità di un rapporto sano tra detti poteri», sottolinea Grasso. È quella, quindi, «la irrinunciabile e non modificabile sede decisionale degli esiti del confronto tra politica e magistratura in materia di autogoverno», ma anche «La sede del confronto stesso». Le notizie di stampa raccontano «una cessione di sovranità», una compromissione dell’autogoverno, «oggetto di trattative, riunioni, accordi, confronti, posizionamento di pedine come su una scacchiera. Trattative che riguardavano la nomina dei dirigenti di uffici giudiziari. Condotte attuate da chi avrebbe

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LAVORO PENSIONI DIRITTI SOCIALI

Giovanni Moro: contro il non profit, ma in ritardo

Nicola Villa – 4 giugno 2014

Nella Bibbia si legge che quando Gesù andò verso Gerico, Zaccheo, che era basso di statura, salì su un albero di sicomoro fuori dalla città per vedere per primo il profeta e annunciare alla popolazione della città il suo arrivo. Il “vedere prima” non è una caratteristica degli individui egoisti, ma al contrario è una dote di quei soggetti sociali che capiscono prima degli altri il nuovo, le trasformazioni del proprio tempo. Con altre parole Margareth Mead alla vigilia del ’68, analizzando il nuovo ruolo degli studenti, parlava in modo più calzante di prefiguratori. Il “vedere prima” è stato il talento dei nuovi soggetti sociali in diverse epoche storiche, e anche una responsabilità delle avanguardie politiche e sociali. Per questo, si potrebbe dire, Zaccheo è uno dei primi avanguardisti sociali della storia, o almeno il simbolo di questi.

 

Dalla saggistica sociale e politica ci si aspetta questa capacità. Il saper leggere, prima di tutti, i cambiamenti e le tendenze della nostra realtà sociale. Tuttavia, leggendo Contro il non profit, il provocatorio pamphlet di Giovanni Moro (179 pagine per 12 euro pubblicato da Laterza), non si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un’opera che “vede prima”, ma di un testo in ritardo, fuori tempo massimo, un’occasione persa.

 

 

Moro, noto sociologo che si occupa del terzo settore da tempo, oggi presiede il think tank Fondaca ma è stato per anni segretario generale di Cittadinanzattiva. Contro il non profit è un’analisi impeccabile della degenerazione del non profit, le sue conseguenze economiche e giuridiche negative e la fine del terzo settore: “con questa espressione si intende una categoria del pensiero economico diventata prima teoria sociale, poi provvedimento legislativo di carattere tributario e quindi spazio protetto di azione in cui un po’ tutto è possibile (…) con tutto ciò che ne consegue in termini di dubbia utilità sociale, possibili arricchimenti personali, conflitti di interesse, elusione fiscale, rapporti di lavoro insani, concorrenza sleale con le imprese private, ricchi che diventano più ricchi e poveri più poveri, ‘buoni’ che legittimano vantaggi per i ‘cattivi'”. Che cosa hanno in comune, infatti, un doposcuola in un quartiere degradato con un’organizzazione sportiva, oppure un pub con un’associazione che si occupa di disabili e anziani, si chiede l’autore constatando il proliferare insano di onlus e simili? Oppure quante ingiustizie si nascondono

 

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https://www.doppiozero.com/materiali/chefare/giovanni-moro-contro-il-non-profit-ma-ritardo

 

 

LA LINGUA SALVATA

Sovranismo

Ambito d’uso: politica

Ambito d’origine: politica

Categoria grammaticale: sost. m.

Definizione: Posizione politica che rivendica la sovranità nazionale dei singoli Stati, contrapponendosi alle ideologie globaliste e/o anche alla politica di concertazione degli organismi sovranazionali, con particolare riferimento all’Unione europea; posizione politica che rivendica la sovranità popolare e quindi del risultato elettorale anche in contrapposizione agli organi di garanzia non eletti.

Etimologia: derivato da sovrano con il suffisso -ismo, con il probabile influsso del francese souverainisme‘doctrine des défenseurs de l’exercice de la souveraineté nationale en Europe’ [‘dottrina dei difensori dell’esercizio della sovranità nazionale in Europa’].

Prima attestazione: 2002

In questa situazione risultano ancora più gravi e suscitano giustificati scandali e paure gli attacchi al principio di imparzialità istituzionalizzato nella Magistratura ordinaria, nella Corte costituzionale, nelle Autorità indipendenti, insomma nelle Istituzioni Non Elette. Soprattutto quando gli attacchi sono teorizzati proprio in nome di un assolutismo maggioritario, di un sovranismo elettorale

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http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/parole-nuove/sovranismo

 

 

 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

Il ricatto abortista di Netflix.

31 Maggio 2019  di Roberto PECCHIOLI

La notizia è grossa, ma dubitiamo che interessi le masse distratte o i pensosi opinionisti in rianimazione postelettorale. Netflix, la grande casa di produzione televisiva e cinematografica, sollecitata da un’associazione di attori, ha minacciato la Georgia di ritirare i suoi investimenti dallo Stato delle noccioline, bastione del vecchio Dixieland, se non verrà ritirata la nuova legge sull’aborto, più restrittiva rispetto a quella vigente. Il principio mercantile delle sanzioni economiche come arma di guerra, tanto utilizzato dagli Stati Uniti, si estende alla legislazione interna, per iniziativa di un’impresa del rutilante mondo dello spettacolo. Il decreto che indigna produttori e attori si chiama Heartbeat Bill (legge del cuore che batte) e nega la possibilità di abortire, anzi, nella lingua di legno politicamente corretta, di interrompere volontariamente la gravidanza, se il cuoricino del feto, futuro indesiderato membro della specie umana, batte regolarmente.

La Georgia è diventata, dopo la California, il secondo set cinematografico d’America, l’economia legata alla produzione di spettacolo è importante ad Atlanta e dintorni. Netflix ricatta e dichiara di agire a difesa delle donne che lavorano per le sue produzioni, “i cui diritti, insieme a milioni di altri, saranno severamente limitati da questa legge”, preannunciando altresì una battaglia legale contro il provvedimento. Non intendiamo addentrarci nel dibattito culturale sul tema cruciale dei diritti, invocato da un’impresa di comunicazione su un tema che non riguarda la sua attività. Ci limitiamo a una considerazione: riteniamo una forzatura trattare l’aborto come diritto. Non abbiamo il paraocchi, riconosciamo che in talune circostanze il ricorso all’aborto possa essere necessario. Ma neghiamo recisamente che il tema della vita, della sua accoglienza e della sua soppressione volontaria possa essere liquidato nei termini di un diritto soggettivo indiscutibile ad abortire, dal quale è esclusa la società nel suo complesso (il nascituro è un futuro membro della comunità) e il padre della vita in formazione, cui appartiene il 50 per cento del patrimonio genetico della creatura, o, per utilizzare il linguaggio materialista, del grumo di cellule destinato a divenire essere umano.

Torniamo alla notizia. La prima reazione è l’indignazione: chi è Netflix per ergersi a giudice delle decisioni sovrane delle istituzioni politiche georgiane? Quale senso comune anima il nostro tempo per far accettare – al di là del tema in questione – un’ingerenza così grave e, in generale, impedire una rivolta morale contro l’utilizzo sempre più massiccio e spregiudicato del dominio economico privato per ricattare il potere pubblico? A coloro che attribuiscono ai mohicani “comunisti” o alla sinistra marxista le peggiori derive dell’epoca, facciamo rilevare che Netflix è una multinazionale dello spettacolo tesa al profitto, che opera in una società di mercato con volumi d’affari miliardari. Il nemico, piaccia o meno agli ultimi nostalgici degli schemi del passato, sta lì, nel cuore del liberismo economico fattosi universalità, ideologia obbligatoria, pervasiva e totalitaria. Il castigo, per chi non pensa come loro, è la rovina economica, la condanna alla povertà attraverso il ritiro degli investimenti. Letteralmente, tolgono il sangue dalle vene: il liberismo di Dracula.

Capì molto Karl Marx, considerando lo spettacolo, di cui Netflix è impresario, un’inversione della vita. “Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un immensa accumulazione di spettacolo” è parte dell’incipit del Capitale. Oggi lo spettacolo è esso stesso mezzo di produzione, in termini di formazione del consenso. Vale oggi più degli anni in cui fu scritta la nota definizione di Guy Debord: lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale tra individui mediato dalle immagini. L’industria che lo diffonde, posseduta e dominata dagli stessi che detengono il potere finanziario, tecnologico e informativo,

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https://www.maurizioblondet.it/il-ricatto-abortista-di-netflix/

 

 

 

 

 

Gli Stati Uniti cercano le ‘terre rare’, preziosi minerali, in Africa, temendo il blocco delle forniture dalla Cina

Lo sviluppo arriva in seguito alle notizie secondo le quali le autorità cinesi potrebbero muoversi per limitare le vendite di terre rare agli Stati Uniti come rappresaglia per le maggiori tariffe di Washington sui beni cinesi.

Il Pentagono ha avviato colloqui con diverse compagnie specializzate nell’estrazione di terre rare in tutto il mondo, tra cui Mkango Resources Ltd del Malawi e Rainbow Rare Earth Ltd del Burundi, come parte dei piani per ridurre la dipendenza dalle forniture cinesi di questi minerali cruciali, riferisce il quotidiano statunitense The New York Times .

“Stiamo cercando qualsiasi fonte di approvvigionamento fuori dalla Cina. Vogliamo la diversità. Non vogliamo un produttore single-source “, ha affermato Jason Nie, un ingegnere dei materiali presso la Defense Logistics Agency (DLA) del Pentagono, a margine della conferenza Argus US Specialty Metals a Chicago.

Secondo i dati di US Geological Survey, la Cina rappresenta circa l’80% delle

 

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https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gli_stati_uniti_cercano_le_terre_rare_preziosi_minerali_in_africa_temendo_il_blocco_delle_forniture_dalla_cina/82_28771/

 

 

 

 

 

 

Il Green New Deal non può essere qualcosa di simile al New Deal

7 Giugno 2019 DI SAMUEL MILLER MCDONALD

 

I cambiamenti climatici richiedono un piano molto più ambizioso di quello messo in opera durante la Grande Depressione. Chiedono addirittura di rivedere alcuni successi di Franklin Delano Roosevelt.

Il decennio compreso tra il 1929 ed 1939 fu un vero inferno. La Grande Depressione aveva sconvolto il paese, lasciando 15 milioni di americani senza lavoro, un tasso del 25% di disoccupazione. La produzione industriale ridotta della metà, migliaia di banche fallite che azzeravano i risparmi dei clienti. Quando riguardiamo quel periodo rivediamo lunghe code di persone in attesa di un po’ di zuppa alle mense popolari e famiglie di immigrati in preda alla disperazione. Ciò che non vediamo sono le decine di migliaia di persone che si tolsero la vita, causando un picco assoluto di suicidi.

In risposta a tutto ciò il presidente Franklin Delano Roosevelt (FDR) propose il piano più ambizioso di ripresa economica che il paese avesse mai conosciuto. Entro sei anni i sessanta programmi del New Deal avevano toccato ogni angolo della società, dato impiego a 11 milioni di americani e aiutato sei milioni di agricoltori. Una crisi di ampiezza incredibile era stata risolta, ed il capitalismo si poteva considerare salvo.

I Democratici, inclusi Alexandria Ocasio-Cortez sperano di replicare il successo del New Deal attraverso un piano pensato per una catastrofe diversa: il riscaldamento globale. Il Green New Deal, lo dice il nome stesso, promette una trasformazione economica in grande scala in grado di modificare ogni aspetto della società. E qui si dovrebbero fermare i paragoni col New Deal. La crisi legata ai cambiamenti climatici è molto più vasta rispetto alla Grande Depressione, dato che lo stesso destino dell’uomo viene messo in discussione. Peggio: la crisi è continuamente accresciuta da ciò che il New Deal aiutò a salvare: il capitalismo dei combustibili fossili. Per questo motivo, piuttosto che imitare il suo predecessore, il Green New Deal deve disfare molte delle conquiste precedenti.

La crisi climatica ha raggiunto una situazione ormai disperata. Finora ha dato inizio alla sesta estinzione di massa mondiale e a dannosi circoli viziosi del clima. L’economia sta bruciando gas serra dieci volte maggiori rispetto ai vulcani che diedero inizio alle più grandi estinzioni di massa del pianeta, il tardo Permiano (anche conosciuto come la Grande Moria). Nella peggiore delle

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https://comedonchisciotte.org/il-green-new-deal-non-puo-essere-qualcosa-di-simile-al-new-deal/

 

 

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