CLIMA E MIGRAZIONI. IMPLICAZIONI ECONOMICHE CULTURALI E GEOPOLITICHE

Locandina Conferenza su ACQUA CLIMA MIGRAZIONI - Casa dell'aviatore 8 giugno 2022 in Roma

CLIMA E MIGRAZIONI. IMPLICAZIONI ECONOMICHE CULTURALI E GEOPOLITICHE

Manlio Lo Presti – 10 giugno 2022

Fonte immagine: Manlio Lo Presti

Il giorno 8 giugno 2022, presso la sala Francesco Baracca della Casa dell’Aviatore in Roma, si è svolto un convegno promosso e curato dalla Fondazione Francesco Terrone di Ripacandida e Ginestra sul tema dell’acqua e la sua stretta correlazione con gli eventi climatici.

Il tema dell’acqua è diventato un ambito di confronto di vitale importanza. I contributi dei relatori hanno avuto lo scopo di fornire strumenti di conoscenza per la elaborazione di azioni concrete contro gli abusi e i danni da cattiva gestione dell’acqua elemento vitale dell’umanità. Gli interessanti interventi sono qui riportati scusandomi in anticipo per eventuali inesattezze ed omissioni dovute alla necessaria sintesi.

Il Prof. Gianfranco Lizza, ha comunicato che le forze militari statunitensi stanno seguendo corsi di addestramento per sopravvivere in un mondo prossimamente arido.  Ha sostenuto la necessità di adottare regole ecologiche comuni per tutto il pianeta per consentire una pianificazione delle risorse più rapida e coordinata e tesa alla minimizzazione degli sprechi delle risorse disponibili in minore quantità

Il Prof. Gianluigi Rossi ha evidenziato che l’Africa è l’area che maggiormente soffre dei cambiamenti climatici che hanno una intensità e caratteristiche differenti. Le diverse emergenze creano flussi migratori disomogenei che avranno come principale punto di approdo l’Europa. L’attuale conflitto russo-ucraino evidenzia l’importanza e la necessità di ricostruire in breve tempo un nuovo e più articolato rapporto con l’Africa che ha bisogno di noi europei come noi europei abbiamo bisogno di loro in un legame a filo doppio. Alcune decisioni in questa direzione sono gli accordi italo-algerini. L’Africa chiede cooperazione per superare la sudditanza neocolonialista e nel rispetto degli interessi reciproci. L’efficacia e la realizzabilità in tempi brevi di questo nuovo tipo di relazioni sarà un valido strumento per affrontare la imminente carestia del grano.

Il Prof. Franco Salvatori ha posto in evidenza la fisiologia degli oceani di cui conosciamo solamente il cinque percento! Una lacuna che ha le sue radici in un concetto di geografia non più attuale. Ha fatto presente che l’ottantanove percento del trasporto mondiale delle merci si svolge sul mare.  Anche riguardo alle consuetudini di pesca, dobbiamo oltrepassare il concetto della “caccia” per arrivare ad una gestione del prelievo che tenga conto dei tempi di recupero ittico.  La rete cibernetica potrà consentire una svolta nella nuova configurazione geografica dei mari mediante una raccolta incrociata dei dati da varie fonti e da discipline scientifiche diverse. Un altro pericolo proviene dall’eccessiva antropizzazione dei mari dove viaggiano circa cinquecento gigantesche navi da crociera concentrando il proprio raggio sulle coste. Non sottovalutare la necessità di disciplinare e limitare il turismo marino. Altra fonte di pericolo per la salute dei mari è costituita dalla presenza di moltissimi sottomarini militari a propulsione nucleare.

Il prof. Pierluigi Sassi ha analizzato l’ampiezza del contributo di ben 26 COP (*) che, nella realtà dei fatti, non ha diminuito le emissioni mondiali di CO2 che sta trasformando il pianeta in una serra riscaldata. Esiste un serio problema che riguarda la individuazione dei livelli decisionali all’interno delle conferenze COP evidenziando la prevalenza dei motivi politici su quelli climatici. Una riduzione proporzionale delle emissioni sarebbe possibile se è garantito un dislivello tecnologico che pone sempre gli USA ad un livello superiore rispetto alla Cina. Nel 2022 ci sono stati gli Accordi di Friburgo, ma senza esiti apprezzabili. Si certifica la sostanziale impotenza decisionale dell’ONU. Siamo in presenza di una escursione di consumo energetico che spazia da zero a un massimo di 10 Kw degli USA. Nessuno parla di riduzione del PIL, un tema studiato dall’economista della biodiversità Dasgupta. L’incremento termico sta innalzando il livello dei mari che da tempo sta coprendo aree sempre più vaste di terre emerse. Abbiamo seicento milioni di umani senza terra, 263 conflitti per il controllo dell’acqua e duecento conflitti in corso per lo stesso motivo.

La giornalista Fausta Speranza, responsabile politica internazionale di Radio Vaticana, ha parlato di diritti. Ha rivolto la sua attenzione alle valenze simboliche dell’acqua che va considerata il fondamento del diritto alla salute, e agli oceani che  ricordano la necessità di equilibri mondiali, ora invece più che mai  turbati dal conflitto ucraino, che permettano cooperazione nella gestione. Dalla sua analisi si evidenzia che il 12% della popolazione dell’Unione Europea lamenta problematiche legate alle risorse idriche, come  siccità o alluvioni, che sono due facce dello stesso fenomeno dei cambiamenti climatici, o inquinamento. In Europa il problema è tanto sentito che nel 2020  la prima Direttiva comunitaria nata su input dei cittadini riguarda proprio l’acqua potabile. Speranza ha ricordato che il diritto all’acqua potabile è un diritto recente:  è stato inserito solo nel 2010 tra i diritti fondamentali dell’uomo con la Risoluzione delle Nazioni Unite 64/92. L’acqua è preziosa tanto da scatenare guerre e da essere usata come arma di guerra, come abbiamo visto per esempio spesso nel conflitto in Siria. Nel 2016 la Corte Penale Internazionale ha delineato il reato di ecocidio come delitto ambientale da parificare ai crimini di guerra. Tenuto conto che l’Onu ha evidenziato che almeno il 50% degli oceani è fuori dalla gestione delle singole nazioni, un  coordinazione a livello mondiale è resa difficile dalla preponderanza degli interessi economici e geopolitici nazionali. Un ordine mondiale potrebbe risolvere le disuguaglianze mitigando la pressione degli enormi interessi nazionali. Abbiamo una spesa del 10% per i programmi spaziali e zero per gli oceani che esistono da 3,5 miliardi di anni, con una immensa ricchezza di risorse naturali e minerarie che attirano enormi interessi commerciali. Infine, c’è bisogno di tecnologie sofisticate e molto costose per scandagliare gli oceani che non sono visionabili dai satelliti.

Il Prof. Mario Traborrelli ha posto l’accento sugli effetti mondiali della transizione ecologica con un focus sulle vicende delle forniture di gas legate alla guerra in Ucraina. La flessione di esportazione di gas e fossili colpisce le economie e la stabilità socioeconomica dei Paesi fornitori. La transizione ha portato a enormi tagli sugli investimenti correlati al cambiamento climatico. Gli effetti saranno drammatici in Nigeria entro i prossimi venti anni, con lo spostamento di due miliardi di umani verso l’Europa. Se la transizione non è concordata, nei prossimi cinque anni non avremo né petrolio né le fonti rinnovabili. La liquidità risultante dalla caduta degli investimenti è stata distribuita per il riacquisto di azioni proprie e per la distribuzione di utili azionari per circa 50 miliardi. Gli USA hanno raggiunto da tempo l’autosufficienza energetica. I petrolieri Usa sono intoccabili. In tale direzione si è mosso Trump uscendo dagli Accordi di Parigi sulle rinnovabili. Presenza di ostilità dei Paesi arabi emirati e sauditi contro gli USA il cui scopo e quello di contrastare la crescita delle Cina. Rilevanti sono i limiti di bilancio USA. I prezzi artificiosamente bassi del gas e del petrolio hanno avvicinato i sauditi e gli emirati alla Russia. La sequenza dei fatti correlati è la seguente:2006 il libro verde; nel 2050 la road map per la next generation economy con lo sviluppo delle rinnovabili, la riduzione delle emissioni e la riduzione delle importazioni dalla Russia. Nel 2006 c’è stata la prima crisi ucraina, nel 2014 il Donbass nell’intento di danneggiare la Russia. L’Italia segue la linea dell’Unione europea. La Germania agisce in senso contrario al North Stream 2. Quando la UE rilancia il nucleare la Germania chiude due impianti. Infine, la Russia ricava il 35% del suo PIL dall’esportazione di gas in Europa. La Russia è colpita da una forte crisi demografica. Ha avuto un milione di morti per il covid. La Russia ha sottoscritto accordi di fornitura con la Cina e non con l’India a causa dei rilievi montuosi. Infine, emergono possibili crepe nella cooperazione Russia-Cina.

Tutto ciò premesso,

al di fuori degli interessanti interventi iniziali di natura eminentemente scientifica dai molteplici risvolti di conoscenza, qualche considerazione sarebbe necessaria in ordine alla verifica dei poteri e alla legittimazione di coloro che devono prendere decisioni a livello mondiale. Alcuni relatori hanno evidenziato la necessità di costruire un Ordine Mondiale al quale tutti i popoli del pianeta dovrebbero devolvere la propria autonomia economica, militare, sociale, commerciale, energetica. Nessuno dei prestigiosi convenuti ha posto particolare attenzione nel determinare tempi, legittimazioni e strutture dedicate alla gestione del pianeta. Chi decide le procedure e sulla base di quale mandato democratico che potrebbe garantire una garanzia di equità sociale? Si è parlato di sostenibilità, ma nessuno ha detto con chiarezza chi ha la legittimità di delineare le regole delle procedure di passaggio ad un mondo ecosostenibile con emissioni vicino o pari allo zero. Abbiamo visto che gli individui chiamati alle decisioni planetarie non sono stati eletti da nessuno. Si tratta di super tecnici arruolati ai ruoli apicali per cooptazione dall’alto senza alcuna legittimazione parlamentare.  Inoltre, chi decide i cambi di passo tecnologici, economici, finanziari per condizionare il cammino di altre nazioni con obiettivi differenti? Mi riferisco alla svolta ecologica degli USA e dell’Europa sempre accodata, sancita e formalizzata dalle numerose conferenze mondiali, dei COP fino alla ventiseiesima versione. Mi riferisco al tentativo di imporre altri standard di relazioni economico finanziarie internazionali elaborati dalle agenzie mondiali aventi tutte sede negli USA. Di imporre ai Paesi emergenti cambi di passo ecologici solamente solo dopo aver realizzato i propri obiettivi di sviluppo incuranti dei danni conseguenti al pianeta. La lotta per un realizzare pianeta “sostenibile” è stato un obiettivo difeso e giustificato da una sequenza di conferenze, dibattiti universitari, seminari politici cercando poi di imporli ai Paesi in via di sviluppo, fra i quali la Cina. Le nazioni denominate PIIGS, dalla vaga accezione spregiativa, non hanno accettato una simile frenata, guarda caso nel momento del loro decollo mondiale! Un forte sospetto sorge con la correlazione della crisi del grano e i massicci acquisti di società produttrici di cibo sintetico da parte dell’ex patron di Microsoft di poco antecedenti alla “crisi alimentare in corso. Molto da discutere è l’affermazione che gli USA hanno avuto problemi di bilancio quando continuano a spendere centinaia di miliardi per armamenti che di ecologico e di sostenibile hanno ben poco. Molto ci sarebbe da dire sulla disastrosa invenzione della creazione di moneta infinita totalmente staccata dall’economia reale da parte dei Chicago Boys a sostegno delle politiche mondiali USA. Infine, sarebbe urgente cercare tutte le soluzioni che possano riaccendere la fiducia dei Paesi esclusi dalla camera dei bottoni. La continua esclusione e marginalizzazione di queste nazioni aumenteranno il clima di sospetto con una aggressività direttamente proporzionale alla opacità delle procedure decisionali mondiali delineate alle solite note agenzie internazionali. Il clima di reciproca diffidenza renderà vano qualsiasi tentativo di cooperazione con il risultato che il “dilemma del prigioniero” ucciderà tutti, senza vincitori.

Sarebbe auspicabile organizzare una conferenza successiva su questi temi che, forse per economia di tempo, non sono stati minimamente sfiorati. Il dibattito dovrebbe focalizzarsi sulla necessità di far votare democraticamente le decisioni determinate all’interno di saloni chiusi elitari ed abitati da responsabili che non rispondono a nessuno del proprio operato se non ai “domini” che li hanno cooptati.

La libertà non va devoluta senza discernimento …

 

(*) Conference of the Parties della convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)