RASSEGNA STAMPA 13 FEBBRAIO 2018

A cura di Manlio Lo Presti

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Esergo

Alla Verità s’addice l’esilio, per conoscerla da vicino nella lontananza.

MARCELLO VENEZIANI, La sposa invisibile, Fazi Ed., 2006, pag. 158

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EVENTO

SOMMARIO

IN EVIDENZA

Museo Egizio Torino, lo sconto sul biglietto agli arabi è razzismo verso gli italiani?

www.investireoggi.it

Museo Egizio di Torino al centro delle polemiche dopo la minaccia (smentita) di Giorgia Meloni di licenziare il direttore, nel caso di vittoria. Possiamo parlare di razzismo verso gli italiani o di pratica commerciale ordinaria?

Sta infervorando il dibattito politico il caso del Museo Egizio di Torino, dopo che il direttore Christian Greco ha lanciato l’iniziativa “Fortunato chi parla arabo”, grazie alla quale sarà consentito alle coppie di “nuovi” italiani di pagare un solo biglietto all’ingresso, nel caso abbiano origini da uno dei paesi di lingua araba. Un gruppo di manifestanti ha protestato davanti alla sede dell’ente, tra cui la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Il direttore è uscito ad incontrare quest’ultima, spiegandole le ragioni della sua iniziativa, sostenendo che ne vengono prese di simili e diverse in favore di numerose categorie, tutte allo scopo di avvicinare il maggior pubblico possibile al museo, così che un elevato numero di visitatori veda i reperti storico-archeologici dell’Antico Egitto.

La spiegazione non è piaciuta alla leader di FdI, che ha successivamente annunciato che, nel caso di vittoria del centro-destra, chiederà l’uso dello spoil system per cambiare tutti i vertici degli enti pubblici e di nomina governativa, compresi quelli di natura culturale. La Meloni ha parlato di “razzismo al contrario”, ovvero verso gli italiani. In difesa di Greco si è speso il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che ha evidenziato come le nomine del governo sarebbero sempre andate nel senso della competenza. Il direttore aveva anche fatto presente alla leader della destra italiana che il Museo Egizio non peserebbe sulle tasche dei contribuenti, auto-finanziandosi. (Leggi anche: Elezioni, Renzi teme la disfatta e ora il PD spinge sul pericolo fascista)

Lo scorso anno, a visitarlo risultano essere stati in 845.000, circa 7.000 in meno rispetto al 2016, ma i numeri appaiono in sé molto positivi, figurando all’ottavo posto tra i musei più visitati in Italia. Quanto ai bilanci, con 8,7 milioni di ricavi attesi dal preventivo e altrettanti costi, dovrebbe avere chiuso l’esercizio passato in pareggio, cosa non certo secondaria per un ente di fatto pubblico.

Sconto agli arabi ha senso?

Ma ha senso l’iniziativa di Greco? Da premettere che se il Museo Egizio fosse privato, nessuno potrebbe mettere becco sulle politiche adottate per attirare visitatori. In qualità di ente pubblico, tuttavia, il discorso si complica. L’obiettivo dovrebbe consistere nel consentire al maggiore pubblico potenziale possibile di mettervi piede, compatibilmente con le ragioni di bilancio. Ora, una pratica commerciale che punti a “discriminare” tra l’utenza per massimizzare il profitto in sé sarebbe non solo consentita, ma persino auspicabile. Ad esempio, gli sconti per le coppie a San Valentino vanno in questa direzione, perché incentiva due fidanzati o due coniugi a recarsi a visitare i reperti egizi, cosa che altrimenti non farebbero quel giorno, magari preferendo spendere in maniera diversa il proprio tempo.

Ma ha un qualche senso economico attirare visitatori con sconti sulla base della lingua parlata? In teoria, lo avrebbe se si riscontrasse un tasso di penetrazione commerciale inferiore alla media tra coloro che parlano l’arabo a Torino e dintorni. Tuttavia, non stiamo parlando di un pubblico amplissimo, né appare logico concentrarsi sul fattore linguistico, quando sarebbe stato meglio individuare un qualche altro criterio: l’età, il sesso, il reddito, etc. Quest’ultimo non sarebbe pratico, visto che non si avrebbe modo immediato di verificare le condizioni socio-economiche di un visitatore, a meno di immaginare che questo esibisca all’ingresso il suo 730 o un’autocertificazione Isee, cosa che avrebbe del ridicolo. Greco ha, quindi, difeso la sua iniziativa, sostenendo che sarebbe un modo per avvicinare al museo coloro che hanno origini proprio nelle aree da cui provengono i reperti.

Ora, il museo darà vita, come sempre, certamente a iniziative in favore di vari target, ma quando il discrimine avviene su un fattore linguistico, è naturale che si alimentino polemiche, dato che non ha nulla a che vedere con una politica commerciale finalizzata a sollevare il fatturato, visto che gli arabi oggi non incontrano alcun ostacolo nel visitare il museo, se non forse di tipo economico, per il quale caso valgono le considerazioni di cui sopra e relative ai reali criteri da prendere in esame per attirare visitatori, di tipo socio-reddituali. Non solo un italiano, bensì pure un immigrato nigeriano, cinese o sudamericano potrebbero sentirsi discriminati dall’iniziativa, intravedendovi un modo per privilegiare un gruppo “etnico” anziché un altro. Vero è, poi, che FdI ha corretto il tiro, spiegando di non avere in animo di licenziare Greco, se vincesse le elezioni, anche perché il governo nomina solo uno dei componenti del board della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, attraverso il Ministero dei Beni culturali, restando di nomina degli altri soci i restanti consiglieri, ovvero Comune di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte, Compagnia San Paolo e Fondazione Crt. Semmai, Greco dovrà sperare che il centro-destra non vinca le elezioni amministrative dalle sue parti. E per qualche anno ancora potrà stare tranquillo.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

https://www.investireoggi.it/economia/museo-egizio-torino-lo-sconto-sul-biglietto-agli-arabi-razzismo-verso-gli-italiani/

Arabi gratis al Museo Egizio, bufera sull'iniziativa a Torino

L'iniziativa campeggia sui mezzi pubblici: al Museo Egizio di Torino biglietto scontato per le coppie con carta d'identità araba. E scoppia la polemica

Chiara Sarra - Gio, 04/01/2018 - 21:38

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"È il momento di scoprire le meraviglie del museo Egizio. Da oggi entri in due con un solo biglietto a tariffa intera, ti aspettiamo".

http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/large/public/foto/2018/01/04/1515098209-26168435-10155947166777645-4992338090463439758-n.jpg

Un'iniziativa lodevole quella del museo di Torino. Se non fosse che è riservata "ai visitatori di lingua araba": "Basta mostrare un documento. solo per te 2 x 1: due biglietti al prezzo di uno", recita la pubblicità sui mezzi pubblici del capoluogo piemontese e sul sito del museo. Pubblicità che - peraltro - è scritta totalmente in arabo e raffigura una coppia sorridente, lei velata e lui alle sue spalle.

La promozione - in realtà attiva già da tempo e che già un anno fa aveva suscitato polemiche - ha fatto infuriare i cittadini. Ma anche Giorgia Meloni che l'ha bollata come "delirante". "Ricordiamo che il museo Egizio di Torino prende sovvenzioni pubbliche, è finanziato coi soldi degli italiani e che tra i cinque membri del CdA ci sono un esponente designato dal Comune di Torino, uno dalla Regione Piemonte e il presidente nominato direttamente dal ministero dei beni culturali", tuona la leader di Fratelli d'Italia su Facebook, "Chiediamo che questa aberrazione sparisca immediatamente e lanciamo un appello agli italiani: salvatevi dal mix letale Pd-M5S. Se volete un governo di patrioti non votate per chi censura la lingua italiana, mette il velo alle donne e usa i soldi pubblici per queste iniziative senza senso. Il 4 marzo scegliete un governo di patrioti, votate Fratelli d'Italia".

"Razzismo contro gli italiani, pazzesco", dice invece il segretario della Lega, Matteo Salvini, "Al Museo Egizio di Torino (finanziato dai cittadini italiani) biglietti sconto solo per i visitatori arabi. Ma siamo matti? Qualcuno deve chiedere scusa e dimettersi. Ovviamente giornali e telegiornali nasconderanno la cosa".

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/arabi-gratis-museo-egizio-torino-protestano-salvini-e-meloni-1479875.html

ECCO CHI ABBIAMO ACCOLTO A MACERATA (IMMAGINI ESTREME)

Maurizio Blondet 12 febbraio 2018

 

In Nigeria li chiamano “ritualistics”. Sono una piaga che la polizia non sa, e forse teme di contenere.

https://i0.wp.com/www.maurizioblondet.it/wp-content/uploads/2018/02/nigeriano.jpg?resize=300%2C199&ssl=1

 

Qui sotto un rapporto della Commissione canadese per i rifugiati e gli immigrati

 

Nigeria: prevalenza dell’omicidio rituale e del sacrificio umano; risposta della polizia e dello stato (2009-2012)

 

20 novembre 2012

1. Panoramica

Secondo varie fonti, le uccisioni rituali in Nigeria vengono eseguite per ottenere parti del corpo umano da utilizzare nei rituali ( Daily Trust, 21 giugno 2010, Osumah e Aghedo, giugno 2011, 279, Sahara Reporters 3 luglio 2012), pozioni ( Daily Trust 21 giugno 2010; Questo giorno 26 settembre 2010) e incantesimi ( The Punch 10 agosto 2012; Sahara Reporters 3 luglio 2012). Il quotidiano di Lagos This Day spiega che “i ritualisti, conosciuti anche come cacciatori di teste, vanno alla ricerca di parti umane su richiesta degli erboristi, che li richiedono per i sacrifici o per la preparazione di varie pozioni magiche” (26 settembre 2010) . Allo stesso modo, il Daily Trust di Abuja indica che le parti del corpo umano vengono portate dagli erboristi che eseguono i rituali (21 giugno 2010). Tali riti sono motivati secondo la convinzione che possono portare potere e ricchezza a un individuo (Leadership 30 aprile 2012, The Punch, 10 agosto 2012, Daily Trust, 21 giugno 2010).

Le fonti indicano anche che si ritiene che gli incantesimi rendano invincibile una persona (The Punch 10 agosto 2012) e li proteggano da insuccessi, malattie, incidenti e “attacchi spirituali” ( Daily Trust 21 giugno 2010).

Secondo il quotidiano Punzon , “molti” nigeriani “sono stati fatti credere” nell’efficacia di tali rituali (10 agosto 2012). Il Daily Trust indica che “molti esperti” attribuiscono la prevalenza dell’omicidio rituale alla “continua credenza tra molti nigeriani, … anche educati, nel soprannaturale” (21 giugno 2010). Allo stesso modo, un articolo pubblicato da Sahara Reporters, una “comunità online di giornalisti e sostenitori sociali” nigeriani (25 luglio 2010), afferma che la credenza nel potere dell’omicidio rituale “è molto forte tra la popolazione locale [della Nigeria meridionale] incluse persone di diverse fedi e background educativi “e non solo tra” analfabeti fetish tradizionali “(3 luglio 2012).

In un articolo accademico sul rapimento in Nigeria, i ricercatori della Ambrose Alli University di Ekpoma, Edo State e l’Università del Benin a Benin City affermano che gli obiettivi tradizionali del rapimento rituale sono “bambini, matti e disabili” (Osumah e Aghedo Giugno 2011, 279). Allo stesso modo, l’articolo del Sahara Reporters afferma che “membri vulnerabili della società”, come donne, bambini, anziani e persone con disabilità, così come familiari di rituali, sono presi di mira e uccisi (3 luglio 2012). Secondo un sociologo dell’Università Bayero di Kano intervistato da Agence France-Presse, “i preti fetish [in Nigeria] sono noti per favorire le parti del corpo dei bambini per pozioni ricche di richiamo rapido” (4 luglio 2009).

2. Prevalenza

Secondo questo giorno , gli omicidi rituali sono “una pratica comune” in Nigeria (26 settembre 2010). Questa affermazione è parzialmente confermata dall’articolo del Sahara Reporters, che afferma che l’omicidio rituale è comune nella Nigeria meridionale (3 luglio 2012). The Daily Trust scrive che le uccisioni rituali continuano ad essere praticate in Nigeria e sono diventate più diffuse dal 1999 (21 giugno 2010). Allo stesso modo, un articolo del 2012 del Daily Independent afferma che “negli ultimi tempi, il numero di … omicidi brutali, principalmente per scopi rituali e altre circostanze, che coinvolgono coppie e loro partner, è in costante progresso” (30 luglio 2012). Al contrario, un ricercatore associato presso la Scuola di Studi Orientali e Africani dell’Università di Londra che ha studiato e scritto sulle religioni nigeriane ha dichiarato in corrispondenza con la Direzione della Ricerca che, mentre l’omicidio rituale si verifica in Nigeria, non è un “sistematico” pratica “(31 ottobre 2012).

Secondo un rapporto pubblicato su Leadership , l’omicidio rituale non è limitato a nessuna parte specifica del paese e “ogni regione, tribù e stato ha la sua parte di flagello” (30 aprile 2012). Tuttavia, nel 2009, questo giorno ha riferito che un memorandum riservato della polizia nigeriana ai servizi di sicurezza registrati ha indicato che le uccisioni rituali erano particolarmente diffuse negli stati di Lagos, Ogun, Kaduna, Abia, Kwara, Abuja, Rivers e Kogi (26 Ott. 2009). Le informazioni di convalida non sono state reperite dalla direzione della ricerca entro i limiti di tempo di questa risposta.

Nel 2010, un giornale ha riferito che corpi morti con organi mancanti venivano scoperti ogni giorno su una strada vicina alla Lagos State University che era descritta come un “punto caldo per gli assassini rituali” ( Questo giorno 26 settembre 2010). Un secondo giornale ha riportato nel febbraio 2011 che, nella stessa zona, dieci persone erano state uccise in presunti omicidi rituali nei due mesi precedenti ( Daily Times 11 febbraio 2011). Un articolo del 2009 pubblicato da Agence France-Presse riportava che, secondo un funzionario del governo statale, il rapimento di bambini per omicidio rituale era in aumento a Kano (4 luglio 2009).

3. Incidenti specifici di omicidio rituale

Fonti nigeriane riferiscono sull’uccisione di una persona “gobba” in quattro diversi incidenti: nella capitale dello Stato di Ondo nel 2012 ( Leadership il 30 aprile 2012), nel sud del paese nel 2011 (Sahara Reporters del 3 luglio 2012), nello stato di Kogi nel 2010 ( Daily Independent 24 febbraio 2010), e nello stato di Osun nel 2009 ( questo giorno 27 ottobre 2009). La “supposizione” delle vittime è stata rimossa, secondo quanto riferito per l’uso nei rituali di fare soldi ( Leadership il 30 aprile 2012; Sahara Reporters 3 luglio 2012; Daily Independent 24 febbraio 2010; This Day 27 Oct. 2009).

Fonti dei media hanno documentato i seguenti episodi di omicidio rituale che hanno provocato arresti:

  • Nel maggio 2012, nello stato di Kogi, un serial killer condannato ed ex soldato ha ucciso una studentessa di 22 anni, con l’intenzione di smembrare il suo corpo per scopi rituali, prima di essere arrestato dalla polizia (APA 19 maggio 2012; Vanguard 2 giugno 2012) . L’assassino sarebbe stato condannato per omicidio e condannato a morte nel 2003, ma in seguito fu prosciolto e rilasciato (ibidem, APA 19 maggio 2012).
  • Nel luglio 2012, due uomini dello stato di Nasawara hanno confessato di aver ucciso un bambino di sette anni, figlio di un vicino di casa, e di recidere la testa per un uomo che aveva promesso loro 250.000 Naira nigeriane [C $ 1,591 (XE 1 Nov. 2012)] per esso ( The Punch 10 agosto 2012; Channel S TV 24 luglio 2012).
  • Nel luglio 2012, due uomini sono stati arrestati a Lagos per aver ucciso e smembrato il fratello e riferito che vendeva parti del suo corpo ( The Punch 10 agosto 2012, Daily Times 27 luglio 2012, Nigeria online il 28 luglio 2012).
  • Nell’agosto del 2012, nello stato di Ebonyi, sette persone sono state arrestate per sequestro di persona, uccisione e smembramento di una giovane ragazza, a quanto riferito per rituali monetari; due dei sospettati hanno confessato il crimine ( Vanguard 28 agosto 2012; Guardian 31 agosto 2012).

Fonti dei media documentano anche i seguenti casi di sospetto omicidio rituale che hanno provocato arresti:

  • Nel 2012, nello stato di Osun, un giovane è stato trovato morto con la testa e i genitali recisi dal suo corpo; un amico intimo dell’uomo è stato arrestato in relazione all’omicidio ( Leadership 30 aprile 2012, Nigerian Tribune 22 aprile 2012). Una fonte indica che un erborista che a quanto si dice esegue rituali monetari e altri due individui sono stati arrestati come sospetti (ibid.).
  • Nel 2012, nello stato di Abia, due uomini hanno rapito e ucciso due bambini di quattro e sei anni, hanno rimosso i loro organi vitali e li hanno seppelliti, prima di essere arrestati ( The Sun 18 giugno 2012; Nigeria Newspoint [2012a]).
  • Nel giugno 2012, nello stato di Nasawara, un uomo e uno “stregone” sono stati arrestati per il loro coinvolgimento in quello che la polizia sospettava essere un omicidio rituale della moglie dell’uomo, il cui corpo è stato ritrovato con alcune parti del corpo mancanti ( The Nation 26 giugno 2012 ; Daily Trust 26 giugno 2012).

Fonti dei media documentano anche i seguenti casi di sospetto omicidio rituale per il quale non sono stati arrestati sospetti:

  • Nel febbraio 2011, vicino a Jos, nello stato di Plateau, una coppia di anziani è stata decapitata ei loro nipoti sono stati picchiati a morte in quello che la polizia sospettava fosse un’uccisione rituale perché gli assassini erano partiti con la testa della donna (Reuters 12 febbraio 2011; 13 febbraio 2011, direzione 30 aprile 2012).
  • Nell’aprile 2012, una donna è stata trovata lungo una superstrada di Abuja con la testa e genitali recisi dal suo corpo (ibid. 30 aprile 2012; Trust settimanale 14 aprile 2012).
  • Nel giugno 2012, nello Stato di Imo, una donna è stata uccisa da sconosciuti ( Nigeria Newspoint [2012b]; Leadership 10 giugno 2012). La sua testa e alcuni organi interni erano stati rimossi (ibid.).

Le informazioni sui risultati dei casi di cui sopra non sono state trovate tra le fonti consultate dalla direzione della ricerca entro i limiti di tempo di questa risposta.

4. Risposta dello Stato

Secondo il ricercatore dell’Università di Londra, “non esiste una risposta istituzionalizzata riconosciuta [agli omicidi rituali] da parte della polizia o dello stato” (31 ottobre 2012). Il ricercatore ha aggiunto, inoltre, che a causa della corruzione nella polizia e nelle istituzioni statali, “qualsiasi azione o inerzia non sarebbe necessariamente trasparente” (31 ottobre 2012).

Nell’ottobre 2012, il Governatore dello Stato di Zamfara, in risposta a “notizie di incessanti uccisioni e sparizioni di persone”, in particolare bambini, avrebbe ammonito “rituali assassini e cultisti” in un discorso pubblico di lasciare lo stato, aggiungendo che sarebbero soggetti alla pena di morte se ritenuto colpevole di omicidio ( Daily Trust 20 ottobre 2012). Ulteriori informazioni sulla risposta delle autorità statali alle uccisioni rituali non sono state trovate tra le fonti consultate dalla direzione della ricerca entro i limiti di tempo di questa risposta.

4.1 Legislazione

Secondo il Codice Penale (1990) della Nigeria, una persona che commette un omicidio sarà condannata a morte (Nigeria 1990, Sec. 319 (1)). Allo stesso modo, sottoporre una persona a un “processo di prova” che risulta nella morte è punibile anche con la condanna a morte (ibid., Punto 208). Una persona trovata in possesso di una testa umana o di un cranio entro sei mesi dalla sua rimozione da un corpo o da uno scheletro può essere condannata a cinque anni di carcere (ibid., Sez. 329A (1)).

Il codice penale afferma inoltre che:

Qualsiasi persona che-

  1. con le sue dichiarazioni o azioni rappresenta se stesso essere una strega o avere il potere della stregoneria; o
  2. accusa o minaccia di accusare una persona di essere una strega o di avere il potere della stregoneria; o
  3. fa o vende o usa, o assiste o prende parte alla produzione o alla vendita o all’uso, o ha in suo possesso o si rappresenta di essere in possesso di qualsiasi juju, droga o incanto che è destinato a essere utilizzato o segnalato di possedere il potere di impedire o ritardare qualsiasi persona dal compiere un atto che tale persona ha il diritto legale di fare, o costringere qualsiasi persona a fare un atto che tale persona ha il diritto legale di astenersi dal fare, o che è presunta o dichiarata di possedere il potere di causare qualsiasi fenomeno naturale o malattia o epidemia; o
  4. dirige o controlla o presiede o è presente o prende parte al culto o invocazione di qualsiasi juju che è vietato da un ordine del Commissario di Stato; o
  5. è in possesso o ha il controllo su eventuali resti umani che sono utilizzati o sono destinati ad essere utilizzati in connessione con il culto di invocazione di qualsiasi juju; o
  6. fa o usa o assiste nel fabbricare o utilizzare, o ha in suo possesso, qualsiasi cosa che la produzione, l’uso o il possesso siano stati vietati da un ordine come tale o che si ritiene sia associato al sacrificio umano o ad altra pratica illecita;

è colpevole di un reato minore ed è passibile di carcere per due anni. (ibid., Sec. 210).

Le fonti indicano che il codice penale è applicabile agli stati del sud della Nigeria ( Vanguard 28 luglio 2011; Leadership 5 agosto 2011).

Nei 19 stati del nord del paese, si applica il codice penale della Nigeria (ibid., Vanguard 28 luglio 2011). Secondo un articolo del volume del 2007 e del 2008 della University of Ilorin Law Journal, il codice penale criminalizza l’atto di rappresentare se stessi come una strega, accusando un’altra persona di stregoneria, possedendo qualsiasi juju, droga o fascino da usare nei rituali di stregoneria, e invocando juju “illegale” (Etudaiye 2007 e 2008, 4, nota 14). Pare inoltre che criminalizzi il processo con l’ordalia, il cannibalismo e il possesso illegale di un capo umano (ibidem 5-6).

FATE ATTENZIONE: (qui immagini che possono rivoltare) donna fatta a pezzi

4.1.1 Applicazione della legislazione e del processo

Le informazioni sui procedimenti giudiziari per omicidio rituale erano scarse tra le fonti consultate dalla direzione della ricerca entro i limiti di tempo di questa risposta.

Secondo la direzione, il numero di casi irrisolti di omicidio rituale è “preoccupante” (30 aprile 2012). The Punch indica che molte vittime di uccisioni rituali scompaiono e non vengono mai trovate (10 agosto 2012). I giornali riportano che, nel dicembre 2011, un uomo è stato condannato a morte a Kano per aver ucciso e decapitato una donna nel 1992 ( Nigerian Tribune 7 dic. 2011; Vanguard 7 dic. 2011). Secondo quanto riferito, l’omicidio è stato eseguito per scopi rituali (ibid.).

Le fonti riferiscono che un ex commissario per le informazioni dello stato di Jigawa è stato condannato nel gennaio 2010 per l’omicidio rituale di due bambini e condannato all’ergastolo Leadership il 30 aprile 2012; The Will 6 Jan. 2010). Tuttavia, secondo quanto riferito, è stato assolto nel 2012 a causa della “mancanza di prove o prove dirette” ( Daily Independent 25 luglio 2012).

Questa risposta è stata elaborata dopo aver ricercato informazioni pubblicamente accessibili attualmente disponibili per la Direzione della ricerca entro limiti di tempo. Questa risposta non è, e non pretende di essere, conclusiva quanto al merito di ogni particolare richiesta di protezione dei rifugiati. Di seguito è riportato l’elenco delle fonti consultate nella ricerca di questa richiesta di informazioni.

Riferimenti

Agence France-Presse (AFP). 4 luglio 2009. Aminu Abubakar. “Bambino che si aggira per i rituali in aumento in Nigeria.” [Accesso al 25 ottobre 2012]

Agence de presse africaine (APA). 19 maggio 2012. “La polizia nigeriana ha arrestato il presunto serial killer”. (Factiva)

Canale S TV. 24 luglio 2012. “I rituali uccidono un bambino di sette anni a Nasarawa”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

Daily Independent [Lagos]. 30 luglio 2012. Yaqoub Popoola. “Ekiti: infinita storia di omicidio rituale”. [Accesso 20 novembre 2012]

_____. 25 luglio 2012. Abubakar Sharada. “La Corte ha acquisito l’ex commissario di Jigawa.” [Accesso 26 ottobre 2012]

_____. 24 febbraio 2010. Olufemi Yahaya. “La polizia di Kogi arresta cinque rituali assassini”. (Factiva)

Daily Times [Abuja]. 27 luglio 2012. Patience Ogbo. “Police Nab Two Men Living with Corpse of Brother”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

_____. 11 febbraio 2011. Dele Bodunde. “Gli studenti di college di Lagos sollevano l’allarme sugli omicidi rituali nei pressi del campus”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

Trust quotidiano [Abuja]. 20 ottobre 2012. “Ritualists, Cultists to Die in Zamfara – Governor Yari.” (Factiva)

_____. 26 giugno 2012. “Nigeria: Poliziotto Nab Two on Supped Ritual Killing of a Woman in Lafia.” [Accesso 17 ottobre 2012]

_____. 21 giugno 2010. “Trattare con i crimini di omicidio per rituale”. (Factiva)

Etudaiye, Muhtar A. 2007 e 2008. “La delimitazione della responsabilità criminale nei crimini basati sulla cultura in Nigeria: evoluzione di una nuova teoria della colpa”. Giornale di diritto dell’Università di Ilorin. Vol. 3 e 4, n. 9. [Accesso al 25 ottobre 2012]

The Guardian [Lagos]. 31 agosto 2012. Leo Sobechi. “Omicidio rituale dell’adolescente: la polizia di Ebonyi Nab Seven Suspects”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

Leadership [Abuja]. 10 giugno 2012. Stanley Uzoaru. “Nigeria: la donna di decapitazione ritualista nello stato di Imo”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

_____. 30 aprile 2012. Fred Itua e Chalya Dul. “Rituali uccisioni – vecchia tradizione, nuove torsioni”. (Factiva)

_____. 5 agosto 2011. Tony Amokeodo e Ahuraka Isah. “Nigeria: ‘Non possiamo usare le leggi arcaiche per combattere il crimine'”. [Accesso 1 novembre 2012]

The Nation [Lagos]. 26 giugno 2012. Johnny Danjuma. “La polizia arresta l’uomo per la morte della moglie”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

Nigeria. 1990. Legge sul codice penale . [Accesso al 25 ottobre 2012]

Nigeria Newspoint [Owerri, Nigeria]. [2012a]. “Padre di Slain School Children grida aiuto.” [Accesso al 25 ottobre 2012]

_____. [2012b]. “Omicidio rituale: Egbu Postpones Festival.” [Accesso 17 ottobre 2012]

Tribuna nigeriana [Ibadan]. 22 aprile 2012. Oluwatoyin Malik. “Ho accolto il figlio del mio amico, ma ha pianificato l’uccisione di mio figlio per rituale – Padre dello SSS3 studente assassinato a Osun”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

Nigeria online. 28 luglio 2012. “Orrore a Lagos come fratelli uccidi fratello, vendi le sue parti del corpo”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

Osumah, Oarhe e Iro Aghedo. Giugno 2011. “Chi vuol essere milionario? I giovani nigeriani e la mercificazione del rapimento”. Rassegna di economia politica africana . Vol. 38, n. 128.

Stampa Trust of India. 13 febbraio 2011. “Quattro di una famiglia uccisa per sacrificio rituale in Nigeria”. (Factiva)

The Punch [Lagos]. 10 agosto 2012. Azuka Onwuka. “Harm Nollywood and Religion Causa Nigeria”. [Accesso 17 ottobre 2012]

Ricercatore, Dipartimento di Antropologia e Sociologia, Scuola di Studi Orientali e Africani, Università di Londra. 31 ottobre 2012. Corrispondenza inviata alla direzione della ricerca.

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_____. 25 luglio 2010. “A proposito di reporter Sahara”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

The Sun [Lagos]. 18 giugno 2012. Okey Sampson. “I soldati arrestano i sospetti su Omicidio rituale in Aba”. [Accesso 17 ottobre 2012]

Questo giorno [Lagos]. 26 settembre 2010. Ebere Nwiro. “LASU-Iba Road’s Den of Ritual Killers”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

_____. 27 ottobre 2009. Ademola Adeyemo. “Osun – Intrighi e politica di un omicidio”. (Factiva)

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Vanguard [Lagos]. 28 agosto 2012. Peter Okutu. “Polizia Nab 7 su presunto rituale uccisione di una ragazza di 7 anni.” [Accesso 17 ottobre 2012]

_____. 2 giugno 2012. Boluwaji Obahopo. “SCOSSA: Come una studentessa è stata uccisa da un cannibale.” [Accesso 17 ottobre 2012]

_____. 7 dicembre 2011. Abdulsalam Muhammad. “Nigeria: uomo condannato a morte nel 1992, omicidio rituale”. [Accesso 17 ottobre 2012]

_____. 28 luglio 2011. Ikechukwu Nnochiri. “Il sistema di giustizia penale in Nigeria è obsoleto, dice NBA”. [Accesso 1 novembre 2012]

Trust settimanale [Abuja]. 14 aprile 2012. Solomon Chung. “Spavento rituale ad Abuja dopo aver trovato il corpo senza testa della donna”. [Accesso al 25 ottobre 2012]

La volontà . 6 gennaio 2010. “Omicidio minorile: ex commissario di Jigawa. [Accesso 6 gennaio 2010]

  1. 1 novembre 2012. “Currency Converter Widget.” [Accesso 1 novembre 2012]

Qui sotto un articolo dal giornale The Cable

It’s time to rein in on ritualists

“E’ tempo di mettere a freno i ritualisti”

Di Ebuka Nwangwo

 

La polizia ha scoperto un paio di nascondigli – dove sono state trovate parti di corpi umani – ritenute tane per i ritualisti.

In un caso molto patetico, riportato dal quotidiano dei guardiani nigeriani, uno spazzino ha richiamato l’attenzione dei passanti quando ha sentito le grida di una donna e del suo bambino in un tunnel a Ijaiye, nello stato di Lagos.

Sfortunatamente, prima che la donna potesse essere salvata, era stata uccisa. Ma il suo bambino è stato trovato vivo.

Sotto questo tunnel sono state trovate parti del corpo, incantesimi, intagli, abiti bianchi macchiati di sangue e saponi nativi. Si dice che un sospetto abbia confessato di far parte di una banda di 28 uomini – che ha preso di mira i pedoni e li ha uccisi per rituali – che operano sotto questo tunnel. [The Cable.ng non è stato in grado di confermare questa particolare storia.]

Per quanto barbara e ridicola possa sembrare un’uccisione rituale, è una fiorente impresa in molti paesi africani. In Uganda, un rapporto della BBC raccontava come persone benestanti pagavano agli stregoni sacrifici con i bambini per espandere le loro fortune. Alcuni giornali nazionali dello Swaziland e della Liberia hanno affermato che i politici commissionano uccisioni rituali per migliorare le loro probabilità di elezioni.

In alcune parti del Sudafrica, le uccisioni rituali sono accettate culturalmente e non fanno notizia. La Carta africana sui diritti umani e dei popoli ‘non significa nulla in queste giurisdizioni.

Coloro che praticano uccisioni rituali credono che siano atti di pulizia spirituale e fortificazione. Credono che le parti del corpo umano posseggano poteri medicinali e spirituali. Nella maggior parte dei casi di uccisioni rituali in Africa, i guaritori tradizionali e gli stregoni sono al centro della scena. Nel caso dell’Uganda, la BBC ha riferito che molti credono che alcune élite abbiano pagato agli stregoni delle procure per il sacrificio. Come gli stregoni li hanno procurati non erano affari loro.

Un caso in Nigeria dà un’idea di come operano questi stregoni. Nel 2014, nello stato di Lagos, un ragazzo di 18 anni, Ikechukwu Friday, che è stato accusato di aver ucciso una bambina di 12 anni, ha detto alla polizia che un “pastore” a cui ha chiesto un sostegno finanziario gli ha ordinato di uccidere un giovane donna e ottenere le sue feci.

Il pastore gli promise N100, 000 se avesse potuto ottenere l’incarico.
Con l’uccisione rituale sull’aumento della Nigeria, uno dei modi per controllare efficacemente l’uccisione rituale è regolare le operazioni di questi stregoni, guaritori e “pastori”.

I regolamenti dovrebbero costringere molte organizzazioni, sospettate di essere coinvolte in atti non salutari, a rendere le loro attività più aperte al pubblico controllo. Gli attivisti contro le uccisioni rituali hanno chiesto questo.
Molti stregoni, sospettati di essere coinvolti in omicidi rituali, hanno i loro santuari in aree appartate e, a volte, non sono membri di unioni riconosciute di guaritori tradizionali. Alcuni sono rituali ben noti nelle loro comunità, ma tutti hanno paura di parlare.

Mentre sollecito la polizia a migliorare le loro indagini, è importante che la polizia punti i suoi fari su noti stregoni, in comunità, che sono stati segnalati per avere clienti ricchi.

Soprattutto, gli africani dovrebbero riorientare le loro menti. Le strade più sicure per prosperare sono duro lavoro, integrità e conoscenza. Nessuno ti inganni che una sorta di sacrificio spirituale possa sostituire questi percorsi ben noti. Questo non vuol dire che i miracoli non accadano. Ma lo spirito di fortuna favorisce la mente preparata. La mente preparata è una persona che deve aver lavorato sodo e fatto tutto il necessario.

 potete anche leggere qui:

4 Ritualisti arrestati in Ijebu Igbo, Ogun con cuore umano (foto inquietanti)

September 21, 2016: questi sono stati trovati con quattro cuori umani “freschi”.

4 Ritualists Arrested In Ijebu Igbo, Ogun With Human Heart (Disturbing Photos)

(MB: Ma il pericolo per l’Italia sono i fascisti)

https://www.maurizioblondet.it/accolto-macerata-immagini-estreme/

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

Pierfrancesco Favino, Maurizio Gasparri attacca ancora: "300mila euro d'ingaggio per fare politica al Festival di Sanremo"

12 Febbraio 2018

Il monologo di Pierfrancesco Favino all'ultima serata del Festival di Sanremo su immigrazione e dintorni continua a far discutere. Già, perché a molti è servato un intervento (molto) politico in piena campagna elettorale. E tra chi la pensa così c'è sicuramente Maurizio Gasparri, candidato al Senato con Forza Italia nel suo Lazio. In un tweet aveva definito "penoso" il monologo di Favino, e ospita a L'aria che tira ha speso ancora parole durissime contro lo stesso monologo, definito una "recita buonista a 300mila euro di ingaggio".

Di seguito, l'intervento di Gasparri contro Favino nella trasmissione L’aria che tira su la 7 : http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/13308517/pierfrancesco-favino-maurizio-gasparri-ingaggio-300mila-euro-per-fare-politica-festival-sanremo.html

http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/13308517/pierfrancesco-favino-maurizio-gasparri-ingaggio-300mila-euro-per-fare-politica-festival-sanremo.html

Inès come Charlie, quando il silenzio scende sulle morti per sentenza

Eutanasia di Stato

Eugenia Roccella - 28 gENNAIO 2018

Versione stampabile

Il metodo adottato per far morire il "piccolo guerriero", Charlie Gard, sta diventando in Europa un protocollo abituale, un canone medico e giudiziario. Anche per Inès, la quattordicenne francese in stato vegetativo dal giugno scorso, la Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che medici e giudici del suo paese hanno preso la decisione giusta, “conforme alle disposizioni della Convenzione (dei diritti umani, ndr)”, e quindi è corretto sospendere la respirazione artificiale, e lasciarla morire, anche se i genitori si oppongono.

Come abbiamo già scritto su questo giornale, quando ne abbiamo parlato per la prima volta, Inès è viva, non ha una malattia letale, la respirazione e la nutrizione artificiale sono ancora efficaci, ma secondo i medici sono una “ostinazione irragionevole” perché secondo loro le lesioni cerebrali a seguito dell’arresto cardiocircolatorio della ragazzina sono gravissime e irreversibili, e quindi, evidentemente, in queste condizioni per lei la vita non vale più la pena di essere vissuta. Non sappiamo se e quando i medici daranno attuazione alla sentenza, ancora una volta in nome del suo miglior interesse e contro il parere di chi la ama, i suoi genitori. Ma una cosa è già evidente, e salta subito agli occhi: sulla stampa italiana, ed internazionale, la notizia è stata a malapena riportata, con pochissime eccezioni.

Solo pochi mesi dopo la morte di Charlie, che un minore venga "terminato" per sentenza o decisione medica, sospendendone i sostegni vitali, e scavalcando la volontà dei genitori, non è più considerata una notizia. Sembra non smuovere più le coscienze, e neppure riesce a mobilitare dal punto di vista emotivo: non c'è un titolo, una denuncia, nemmeno una delle tante trasmissioni tipiche della cosiddetta tv del dolore, come se fosse comunemente accettato che la vita di malati inguaribili  sia a disposizione di medici e giudici, e non vale nemmeno la pena di piangerci su.

Di Inès, come di Charlie Gard, siamo venuti a sapere solo per le battaglie dei rispettivi genitori per tenerli in vita: non ci sono state associazioni civiche o professionali a combattere al loro fianco, e tantomeno intellettuali a sostenere i contenziosi arrivati fino al tribunale europeo dei diritti umani, ma tanta gente comune, per Charlie, mentre la vicenda della piccola Inès finora non sembra aver ancora suscitato una vera mobilitazione. E se la Corte di Strasburgo sembra ormai aver abdicato al suo compito - salvaguardare il primo dei diritti, quello alla vita, senza del quale non è possibile farne valere altri - l’opinione pubblica si mostra sempre meno sensibile a vicende come queste, assuefatta o semplicemente rassegnata.

E’ la conseguenza di un mutamento radicale di mentalità, nel quale non sempre la vita vale la pena viverla, e la morte di una persona innocente può essere un diritto esigibile non dal singolo, non in nome della tanto esaltata autodeterminazione, ma dallo stato, come finora è accaduto solo nei regimi totalitari. Non si tratta più nemmeno di obbedire alla richiesta dei diretti interessati o dei loro familiari, ma dei medici, e sarà un giudice a decidere sulla vita e la morte. Così, senza più discutere di diritto a morire, senza nemmeno passare dal parlamento eletto dal popolo (e dunque coinvolgendo l'opinione pubblica), senza leggi che esplicitamente ammettano l'eutanasia, questa viene praticata ugualmente, per altre vie e con altri nomi, evitando la somministrazione del farmaco letale ma, più semplicemente, sospendendo i sostegni vitali.

Ogni paradigma viene rovesciato: in una società che è sempre più artificiale e tecnologicamente sofisticata, in cui l'innesto di protesi meccaniche e device ad elevata tecnologia, persino collegati in rete, è ormai normale, si stacca il ventilatore o il semplice sondino sostenendo che si tratta di pratiche invasive, macchine che tengono "artificialmente" in vita. Tutto per nascondere la più evidente delle verità: che la vita non è più intoccabile e sacra, e che l'essere umano non è più al centro della nostra visione del mondo.

https://www.loccidentale.it/articoli/146459/ines-come-charlie-quando-il-silenzio-scende-sulle-morti-per-sentenza

Multe fino a 160mila euro a chi insegna agli studenti che esistono “solo” due sessi

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10/02/2018

Una dittatura “gender” in Andalusia?

di Simone Pellegrini

Approvata una legge che, secondo i vescovi, “compromette la libertà religiosa”

Scuole medie, scuole superiori, associazioni, farmacie, persino le famiglie. Riguardano diversi settori della società, sono pervasive le nuove disposizioni approvate in Spagna dalla Provincia autonoma dell’Andalusia finalizzate a prevenire “atteggiamenti fobici Lgbt, nella sfera sociale, della salute, della educazione, della ricreazione e dello sport, della famiglia o in altre aree”.

La legge

La misura approvata nell’Andalusia presieduta dalla socialista Susan Diaz – rileva l’Osservatorio Gender – ricalca un disegno di legge già preso a modello in tutta la Spagna: l’Assemblea autonoma di Madrid, ad esempio, ha approvato nel 2016 una legge che prevede “un piano di azione per l’integrazione dell’alunno nella scuola”, che si struttura attraverso “l’individuazione tempestiva di quelle persone in età infantile scolare che possano essere avviate a un processo di manifestazione della propria identità di genere”.

C’è una analogia tra quella legge madrilena e questa, più recente, andalusa. In un passaggio, quest’ultima, introduce un “diritto” all’accesso ai farmaci che ritardano la pubertà, evitando “lo sviluppo di caratteristiche sessuali secondarie indesiderate”. Inoltre, saranno bandite quelle “terapie avversive o qualsiasi altra procedura che implichi un tentativo di conversione, eliminazione o soppressione del proprio orientamento sessuale o identità di genere“. Insomma, gli omosessuali che si sentono a disagio con la loro condizione non potranno accedere a terapie che possano aiutarli.

Dalle farmacie alle tv, la legge coinvolge proprio tutti. Verranno infatti puniti coloro che usano “ripetutamente espressioni degradanti per motivi di orientamento sessuale, identità sessuale o espressione di genere” su qualsiasi mezzo di comunicazione, compresi i social media di Internet. La legge fa inoltre appello al Governo, affinché si faccia garante in modo che tutti i media di massa “adottino, mediante autoregolamentazione, codici etici che prevedano il rispetto dell’uguaglianza e il divieto di discriminazione per motivi di orientamento sessuale e identità di genere, sia nel contenuto informativo che nella lingua utilizzata”.

Vietato infine insegnare agli studenti che esistono “solo” due sessi. “I contenuti dei materiali didattici utilizzati nelle istruzioni degli studenti – si legge – promuoveranno il rispetto e la protezione del diritto alla diversità sessuale e di genere e all’espressione di genere, nonché un’educazione non binaria, che rende visibile la diversità corporea e sessuale, e diversità familiare”.

E cosa rischiano i trasgressori? Multe fino a 6mila euro, mentre per coloro che si renderanno “colpevoli” di inadempienze “più gravi” le multe potranno arrivare fino ad addirittura 120mila euro.

https://www.interris.it/bocciato/una-dittatura-gender-in-andalusia-

La solitudine di Pamela

Ecco perché la sua morte non è “femminista”.

Antonella Grippo- 6 febbraio 2018

La miserevole parodìa del femminismo , meglio nota attraverso la ragione sociale del “se non ora quando” o delle sue sottospecie, davanti al corpo smembrato di Pamela non ha emesso alcun sibilo. Non pervenuta, inoltre, l’eco, seppur debole, di opinioniste di complemento, generalmente incazzate per le “nefandezze” del maschio cattivo.

C’è di più : questa volta le sgallettate (senza galloni) radical-chic si sono ben guardate dal connotare l’orrendo crimine come “femmicidio”, termine che reputo obbrobrioso e segregante, ma, in ogni caso, molto frequentato dalle medesime perché deflagri, potentissima, l’indignazione quando la vittima di violenza è una donna.
Insomma, su Pamela si traccheggia.
Eppure, le indagini si sono incaricate, sin qui, di disvelare una vicenda che contiene risvolti di singolare turpitudine.
Il corpo fatto a pezzi e cosparso di candeggina, l’asportazione del pube configurano una ferocia senza precedenti, esercitata, probabilmente, anche per occultare le tracce di uno stupro. Non basta tutto ciò perché si dispieghi lo sdegno delle fighette nostrane?
Com’è che non si leva il vessillo della rabbia?

Ve lo dico io. Del resto, è un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo. Per le ancelle del “femminismo a geometrie variabili”, c’ è fallo e fallo. Pisello e pisello. Quello nigeriano, lo si sappia, detiene un’intrinseca ragionevolezza sociologica, persino nella sua massima e ruvida erezione animale. Non è che lo puoi decontestualizzare dalle braghe di riferimento!
Vuoi mettere? Qui non parliamo della saccente protuberanza dell’impiegato del catasto di Casalpusterlengo, colpevole a prescindere. Sempre.
C’è crimine e crimine : quello nigeriano, per Nostre Signore, è intriso di lirismo ancestrale. Di fremiti di guerra e povertà. Si tratta, tutt’alpiù, di un fiotto innocente di maschietà tribale. Va argomentato, discusso. Interpretato! E che madonna! Non si tratta mica del ragioniere di Avellino, delle cui incontinenze deliquenziali consta l’Opera Omnia del Lombroso! E che dire del benzinaio di Matera che, secondo il Verbo delle Erinni salottiere, andrebbe ammanettato nel momento stesso in cui s’ingrifa.

Tutto il resto non fa dottrina.

Men che meno, Pamela e il suo carnefice.

Le “femministelle formato tessera” ossequiano liturgicamente alcune  priorità : i summit settimanali sui prodigi terapeutici dell’idratante- defaticante per contorno labbra, o i raduni circa le malefatte del CifAmmoniacal , in quanto killer di batteri da bidet. Cosa volete che sia una giovane donna barbaramente fatta a pezzi!

Contrordine, compagne : per il mostro nigeriano si scomodino tutte le scienze del caso. In primis: la trivella della sociologia. Lui è un’innocenza analitica. Politically correct.

Se osi obiettare, non sei trendy come la Maraini. Rischi l’anatema della Pinotti. Boldriniche omissioni ti sorvegliano. Sei fuori pure da “Dissenso Comune” e dal giro di attrici, registe, sciacqualattughe e comari varie, in guerra contro l’intero “sistema sessista”, a condizione che corrisponda antropologicamente al capocantiere di Battipaglia. Nel pieno rispetto della multimazza, s’intende. Come da copione.

http://blog.ilgiornale.it/grippo/2018/02/06/la-solitudine-di-pamela/

BELPAESE DA SALVARE

Sempre più spose bambine, anche in Italia

Secondo alcune stime delle Nazioni Unite, le spose bambine nel mondo sono circa 60 milioni. Bambine di 15, 13 anche 11 anni sposate a uomini che potrebbero essere i loro padri o i loro nonni. E non è un fenomeno esotico: anche in Italia aumentano i casi di matrimoni forzati che hanno protagoniste le minori.

di Maria Concetta Tringali

A guardarlo è un abito da sposa, dei più classici. Su tutto quel bianco c’è una nota che stona, però. Proprio sul seno, dove il tessuto è strappato, come mangiato dal fuoco, dà un’idea precisa di violenza. Ai piedi, uno strascico sfilacciato. Non ci sono perline, quella coda è fatta di bambole di pezza. Sono i giochi dell’infanzia.

Non appena nella mente l’immagine si schiarisce, l’effetto è quello di un pugno allo stomaco. Lei è una sposa bambina. La vedi, comincia quasi a muoversi. Cammina impacciata e impaurita. Accanto a sé ha un uomo maturo. E quel vecchio tra poco sarà suo marito. L’associazione di idee è disturbante ma è voluta.

L’abito fa parte di una mostra che l’Accademia delle Belle Arti di Catania dedica ad “Agata Martire Coraggiosa”, la patrona della città, in questi giorni di inizio febbraio in cui ricorrono le celebrazioni. Nelle fonti agiografiche, le tracce della tortura di Agata. Bambina anche lei, martirizzata a soli quindici anni, per volere del proconsole Quinziano che la vergine aveva osato rifiutare. La santuzza siciliana è esempio antico di quei No che le donne pagano con la vita.

La mostra vuole fare dei tessuti e dei drappeggi esposti al Palazzo dei Chierici, a due passi dal Duomo, un nodo, una trama, che leghi il dramma delle vittime di matrimoni forzati al martirio della patrona.

Quell’abito bianco “è un grido per dire che le bambine devono giocare e studiare non venire sposate a chi potrebbe essere, per ragioni anagrafiche, il padre o il nonno. Secondo alcune stime delle Nazioni Unite nel mondo ci sono circa 60 milioni di spose bambine, ragazze che si sposano prima di aver compiuto quindici anni. In Turchia, che ritiene di avere i requisiti per entrare nell’Unione Europea, le autorità religiose hanno dichiarato lecita questa pratica”. A parlarcene è una giurata d’eccellenza, Marinella Fiume. Donna poliedrica, la scrittrice che fu sindaca di Fiumefreddo nel catanese, è da sempre in prima linea nell’impegno civile. Qui è chiamata a osservare, valutare, scegliere tra i costumi in mostra. La sua è una voce cristallina. Fiume ha raccontato le donne in tanti modi. In Celeste Aida ha saputo fare letteratura dell’omicidio di una bambina di cinque anni, morta per mano degli adulti che avrebbero dovuto proteggerla.

I numeri sono altissimi. Il fenomeno è radicato in molti paesi, più o meno lontani dal nostro. L’Unicef in un rapporto del 2015 individua il Niger, la Repubblica Centroafricana, il Chad e il Bangladesh come luoghi in cui le percentuali raggiungono anche picchi del 76 percento.

L'India, secondo i dati Save the Children, è il paese con il più alto numero di spose bambine, con il 47% delle ragazze, più di 24,5 milioni, sposate prima di aver compiuto i 18 anni. Numerosissimi peraltro sono i casi in cui le spose bambine hanno meno di 10 anni e quelli in cui vengono promesse fin dalla tenerissima età di 6 mesi (Rapporto Save The Children Every Last Girl: Free to live, free to learn, free from harm). .

Nel mondo la pratica può assumere forme diverse. Il misyar, per esempio. È detto anche matrimonio del viaggiatore ed è diffuso soprattutto nelle aree a vocazione fortemente turistica. Si pensi all’Egitto. Qui uomini adulti, ricchi e provenienti perlopiù dai paesi che si affacciano sul Golfo Persico, usano sposare “a tempo” le ragazzine egiziane. Si tratta di un matrimonio che ha una durata prestabilita e che coincide con il periodo di vacanza dell’uomo. Il vincolo si scioglie quando lo sposo ritorna al proprio paese d’origine. Un automatismo che non lascia tracce. Nessun legame, né obblighi nei confronti della “moglie”. Nulla, nemmeno in caso di gravidanza, se non il prezzo della dote (50mila lire egiziane, pari a 6.380 dollari) imposta per decreto dal 2015 agli uomini stranieri, se la differenza di età con la sposa è di 25 anni o più.

Sotto i bombardamenti, in Yemen, si può poi andare spose a 11 anni per qualche soldo da usare per sfamare la famiglia.

Ma purtroppo non è un fenomeno esotico: in Italia il caso che più di recente ha fatto cronaca è quello di una ragazzina di Torino. L’hanno chiamata Rashida, per proteggere la sua privacy. Egiziana, quindici anni. Una mattina di meno di un anno fa, da scuola, chiama il Telefono Azzurro. Il racconto che fa è quello di un matrimonio imposto con la forza. Quelle nozze si sarebbero celebrate di lì a qualche giorno, nonostante i pochi anni di lei e contro la sua più ferma volontà. Apprendiamo oggi che Rashida non è andata in sposa a nessuno, ma che è ancora ospite di una comunità protetta. Non può far ritorno in famiglia, almeno finché su tutta la vicenda la magistratura non avrà fatto chiarezza.

Sì perché il dramma è dentro le mura di casa e la responsabilità va cercata nei genitori.

È successo ancora a Firenze, a settembre. È capitato di nuovo a Palermo, dove dal mese di dicembre si è costituito un Osservatorio. Al tavolo, in Prefettura, oltre al Tribunale per i minorenni anche la Presidente della Consulta delle Culture. Si cercano risposte per far cessare una pratica che coinvolge le più piccole e indifese tra tutte.

Minorenni violate, tre casi che a tracciarli sulla cartina ripercorrono l’Italia del terzo millennio, in una linea rossa che va da nord a sud. Questa dunque non è soltanto la storia di Rashida. Ed è storia di tutti i giorni. Ogni anno si parla di 15 milioni di matrimoni nel mondo in cui la sposa è una minore. Una bambina su tre ha meno di 15 anni.

In Italia il fenomeno è, almeno in parte, una novità. Comincia ad espandersi e insieme ad emergere. Tra le comunità dei migranti, ma anche nelle baraccopoli, negli insediamenti Rom può accadere di accorgersi che la dispersione scolastica, quando coinvolge le ragazzine, spesso nasconda matrimoni forzati. Ci mettono in guardia le scuole, i servizi sociali.

Quante ce ne siano da noi, di spose bambine, è un conto che non sappiamo ancora fare. Non ci sono dati strutturali, né si registrano indagini statistiche. C’è però l’associazionismo. Trama di Terre, attraverso il progetto Matrimoni Forzati, centra il tema e prova ad aggiornare il quadro. Quello che viene fuori è che l’azione di contrasto a questi abusi travestiti da matrimoni è una battaglia difficile, perché difficile è arrivare a toccare il sommerso. La denuncia è vissuta dalla minore intanto come un tradimento nei confronti della famiglia d’origine. Spezza un legame di sangue e insieme è violazione di una legge antica. Per le bambine, quando non è impossibile, è certamente dolorosissimo riconoscere che i carnefici siano i genitori. Gli adulti sono portatori di decisioni che hanno il peso della ritualità e delle convenzioni, che si accettano senza discutere, ma che troppo spesso rispondono alle logiche dell’economia spicciola.

Un punto fermo in tutte queste storie, tuttavia, c’è di sicuro. E bisogna che rimanga tale. Al centro della questione c’è la tutela delle minori che è principio irrinunciabile. Non vi si può derogare, in nome di nessuna cultura, etnia, né credo religioso.

“Ogni bambina ha il diritto di essere protetta e trattata con giustizia dalla famiglia, dalla scuola, dai datori di lavoro anche in relazione alle esigenze genitoriali dai servizi sociali, sanitari e dalla comunità. Ha diritto di essere tutelata da ogni forma di violenza fisica o psicologica, sfruttamento, abusi sessuali e dalla imposizione di pratiche culturali che ne compromettano l’equilibrio psico-fisico”: apre così, nei suoi primi due articoli, la Carta dei diritti della bambina, un documento nato dall’associazionismo femminile, approvato a Reykjavik nel 1997, all’indomani della Quarta Conferenza Onu di Pechino che – ci ricorda ancora Marinella Fiume - “ha l’obiettivo di abbattere il muro della discriminazione di genere e attribuire alla bambina fin dalla nascita le stesse opportunità dei coetanei maschi”. Oggi più che mai rimane attualissima la necessità di darvi esecuzione puntuale.

Nel nostro paese la legge è chiara, non ci si sposa prima di aver compiuto i 16 anni. Serve, nelle eccezioni, l’autorizzazione del magistrato e occorre che a farne richiesta sia proprio il minore, al quale, anche se non in regola, vanno riconosciuti tutti i diritti garantiti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (1989). Lo straniero che abbia meno di 18 anni può ottenere nel nostro paese un permesso che può assumere molteplici forme giuridiche: per minore età, per affidamento, per motivi familiari, per protezione sociale, per richiesta di asilo, per asilo; è suo diritto quello di ricevere in Italia un’istruzione adeguata, di frequentare le scuole di ogni ordine e grado, così come di accedere all’assistenza sanitaria, alle cure mediche, alla prevenzione. Il superiore interesse del minore è la regola attorno alla quale costruire ogni decisione; tutti i ragionamenti che lo riguardano devono rispondere a quell’esigenza primaria.

Da qualche tempo l’Europa comincia a porsi il problema in maniera più attenta. Sotto il profilo legislativo, in tutti gli Stati dell’Unione l’età fissata per il consenso al matrimonio è la maggiore età. Non c’è omogeneità tra le legislazioni, però. Alcuni paesi hanno fatto di più e hanno scelto di introdurre il reato di matrimonio forzato. Così l’Austria, il Belgio, la Bulgaria, la Danimarca, la Germania, ma anche la Gran Bretagna, la Norvegia, la Spagna, Ungheria, Lussemburgo, Portogallo, Svezia e Slovenia. A Malta, a Cipro e in Francia anche i matrimoni di convenienza sono perseguiti penalmente.

In Germania la costrizione al matrimonio è un’aggravante della violenza privata. Non in Italia. Nel nostro paese non esiste il reato di matrimonio forzato, non c’è una legge specifica, si applicano le norme generali. I reati che vengono commessi per costringere una giovane donna alle nozze sono tuttavia delitti per la maggior parte perseguibili d’ufficio. Quel vincolo poi, anche dal punto di vista del diritto civile, è annullabile perché ha in sé il vizio di un consenso estorto.

L’abolizione dei matrimoni infantili, precoci e forzati comincia pian piano a figurare tra le priorità dell'azione esterna dell'Unione Europea. E si guarda alla questione per quello che è, ossia una chiara violazione dei diritti umani. Così, nella primavera del 2015 il Parlamento europeo chiede alla Commissione di promuovere un'analisi più dettagliata della situazione, proprio al fine raccogliere dei dati aggiornati e favorire l’emersione.

Solo in Italia le stime parlano di oltre duemila ragazze nate qui e costrette a sposarsi negli Stati di origine; sono oltre ventimila le minorenni che ogni giorno diventano madri nei paesi del Sud. Come in una trappola, le minori vengono imbarcate per un viaggio che le darà in spose, in luoghi in cui quei matrimoni non sono vietati.

Il fenomeno viene finalmente inquadrato dentro alla più ampia questione della discriminazione di genere e della violenza nei confronti delle donne. E il 4 ottobre scorso viene approvata dal Parlamento europeo una Risoluzione che sin dal titolo si propone l’Eliminazione del matrimonio infantile, riconosciuto finalmente come una forma di matrimonio forzato. Il passaggio logico non si contesta: sulla premessa che i bambini, vista la loro età, sono assolutamente privi della capacità di acconsentire pienamente, liberamente e consapevolmente al matrimonio, ogni unione che li coinvolga è un abuso.

Si fotografa il dato: i soggetti più a rischio sono le ragazze, raggiungono da sole l'82 % dei minori interessati. Vengono in luce le forti pressioni sociali cui le bambine sono esposte, devono dare dimostrazione di fertilità. La conseguenza è che con le gravidanze precoci e frequenti si fa altissimo il tasso di mortalità infantile, specie tra i 15 e i 19 anni: le bambine che muoiono a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto sarebbero 70.000, secondo le ultime stime Unicef. Inoltre, le bambine sotto i 15 anni hanno 5 volte più probabilità di morire durante la gestazione rispetto alle donne tra i 20 e i 29 anni. Inoltre, un bambino che nasce da una madre minorenne ha il 60% delle probabilità in più di morire in età neonatale, rispetto a un bambino che nasce da una donna di età superiore a 19 anni. E, anche quando sopravvive, sono molto più alte le possibilità che possa soffrire di denutrizione e di ritardi cognitivi o fisici.

È una tratta cui bisogna opporsi. Perciò serve anche informare, fare prevenzione, sensibilizzare. E rispondono a questo scopo manifestazioni come la mostra dedicata alla piccola santa siciliana.

A dirla con le parole di Quentin Wodon, ricercatore della Banca Mondiale che ha condotto uno studio sull’impatto economico di quegli abusi per l’ultimo Dossier di Terres des Hommes, “mettere fine a questa pratica non è solo la cosa giusta da fare ma è anche la cosa più utile, da un punto di vista economico. Il matrimonio precoce non solo spegne i sogni e le speranze di una ragazza, ma ostacola gli sforzi per sconfiggere la povertà”.

Le ragioni per fare cessare questo orrore ci sono davvero tutte.

(8 febbraio 2018)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/sempre-piu-spose-bambine-anche-in-italia/?refresh_ce

CONFLITTI GEOPOLITICI

Siria, la mappa che spiega i fronti aperti della guerra

Le Sdf appoggiate dagli Usa contro Damasco e Isis a Deir el-Zor. Il regime contro i ribelli nella Ghuta orientale. I curdi contro la Turchia ad Afrin. Chi combatte chi nei cinque principali teatri del conflitto.

Andrea Prada Bianchi - Alberto Bellotto - 8 febbraio 2018

Erdogan a Roma, gli obiettivi della visita del presidente turco

I raid americani contro le forze governative siriane sono solo l'ultimo capitolo del conflitto più intricato della storia contemporanea. A sette anni dall'inizio della rivoluzione, poi diventata guerra civile e infine conflitto per procura influenzato dalle potenze regionali, la Siria è ancora frammentata in porzioni di territorio controllate da diversi soggetti. Dalla fine del 2016, due fattori hanno modificato gli equilibri di forza nel Paese. Da una parte, la quasi totale sconfitta dello Stato islamico (almeno a livello territoriale), che ha portato gli attori in campo a cambiare le loro priorità. Dall'altra, l'affermazione del fronte sciita composto dal regime siriano, dall'Iran e dalla Russia sulle opposizioni, sostenute da potenze regionali come Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Contemporaneamente, la Turchia è entrata a gamba tesa nel conflitto con lo scopo di indebolire il suo nemico di sempre, i curdi, e impedire che questi arrivino a controllare il suo confine meridionale stabilendo una regione autonoma. I fronti di scontro principali, attualmente, sono la Ghuta (periferia Est di Damasco), Deir el-Zor e la valle del fiume Eufrate, Idlib e la sua provincia orientale, una sacca di resistenza dell'Isis a Nord di Hama e l'enclave curda di Afrin al confine con la Turchia.

1. Ghuta: regime contro ribelli

Sono ripresi intensi, dopo un periodo di relativa calma, i bombardamenti aerei e gli scontri sulla Ghuta orientale, la zona in mano ai ribelli a Est della capitale Damasco. I raid russo-governativi più intensi si registrano ad Arbin, una delle località chiave della Ghuta, dal 2012 fuori dal controllo governativo e da anni assediata.

2. Deir el-Zor: Sdf contro Isis e regime

Dopo essersi ritirato da Raqqa e Deir el-Zor verso Sud, lo Stato islamico ha mantenuto una presenza “a cellule” nella valle dell'Eufrate. Le Syrian Defence Forces, la coalizione curdo-araba sostenuta dagli Usa che ha il principale merito nella sconfitta del Califfato, stanno ancora combattendo contro gli jihadisti che ora agiscono in clandestinità. Inoltre, devono affrontare la pressione delle truppe lealiste, che cercano di riappropriarsi del territorio e soprattutto dei pozzi petroliferi di cui è ricca la zona.

L'8 febbraio l'aviazione Usa ha bombardato posizioni del regime in risposta a una serie di attacchi contro basi delle Sdf.

3. Idlib: regime contro ribelli

Dopo la vittoria di Assad contro le opposizioni ad Aleppo sul finire del 2016, la città più importante in Siria rimasta in mano ai ribelli è Idlib, vicina al confine turco. È stato lo stesso regime a mettersi d'accordo per tutto il 2017 con i suoi avversari affinché lasciassero le diverse zone del Paese in cui erano assediati per concentrarsi qui. Molti osservatori hanno visto questa mossa come una strategia per concentrare più oppositori possibile in un punto solo, in modo poi da poterli attaccare con più facilità. È quello che sta succedendo dall'inizio del 2018, da quando l'asse regime-Russia-Iran ha dato il via all'offensiva da Est per riconquistare l'ultima roccaforte ribelle.

4. Hama: Isis contro regime

L'ultima sacca dello Stato islamico all'interno della Siria si trova a Nord della città di Hama, dove gli uomini del Califfo Abu Bakr al Baghdadi si sono intestati la ribellione contro Assad. Contemporaneamente all'offensiva su Idlib, il regime ha iniziato a colpire anche qui. Essendo una zona completamente circondata dai lealisti, è probabile che qui le forze di Damasco troveranno una resistenza minore rispetto a Idlib.

5. Afrin: curdi contro Turchia

Il 20 gennaio è iniziata l'offensiva turca contro i curdi siriani nella regione di Afrin. Mezzi terrestri e aerei da combattimento di Ankara bombardano a più riprese la regione transfrontaliera controllata dall'organizzazione curda Ypg, alleato chiave degli Usa nella guerra contro i terroristi dello Stato Islamico. La priorità di Recep Tayyip Erdogan è di impedire il formarsi di una regione curda sul suo confine meridionale. Per lo stesso motivo, nell'agosto del 2016 lanciò l'operazione Scudo dell'Eufrate, invadendo la zona tra Afrin e Kobane e impedendo così la continuità territoriale cercata dai curdi.

http://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2018/02/08/siria-mappa-spiegazione-guerra/217765/

La conferma che Gheddafi fu ucciso per il progetto “dinaro d’oro in panafricano”

13 LUGLIO 2016

Le guerre dell’imperialismo contro i non allineati. La Libia di Gheddafi era una minaccia del sistema occidentale perché voleva rendere indipendente e ricca l’Africa attraverso il dinaro d’oro. Per questo motivo è stato ucciso Muammar Gheddafi e distrutta una nazione. Nicolas Sarkozy arrivò a definire la Libia una “minaccia alla sicurezza finanziaria del mondo”. Comprendi queste parole?

Cosa dicono quei quattro disperati libici, o presunti tali, che manifestavano in giro per l’Europa contro il colonnello Gheddafi? Cosa pensano adesso della distruzione della loro nazione? Sono felici? Sicuramente il colonnello non sarà stato un santo, come tra l’altro non lo è nessun presidente/governatore/politico/ecc… Però manifestare per la distruzione della propria nazione è semplicemente da malati mentali. L’imperialismo, l’occidente tutto è contro la vita. Il Nuovo Ordine Mondiale, a cui la maggioranza non crede, e ci trova pure da ridere, passa attraverso la distruzione e la morte di chi è indipendente. Alla speculazione non interessa una banana della vita della gente. Basta vedere quante guerre sono state causate dal 1900 ad oggi. Non passa giorno che non scoppi una nuova guerra. Eppure dovremmo affogare nel BENESSERE più sfrenato. Ed invece viviamo in un mondo di sofferenza. Anche gli occidentali stessi, che si credono liberi, soffrono ogni giorno sempre più. Siamo tutti sempre più schiavizzati.

Gli occidentali credono di pulirsi la coscienza facendo beneficenza e volontariato. Sono sempre stato contro questi strumenti perché sono dell’idea che ognuno debba essere indipendente. Mi sta bene la solidarietà ma far sentire inferiore gli altri è solo un’altra trovata occidentale che si sentono superiori sempre e comunque.

Non dimentichiamo che le guerre che portiamo in giro del mondo con la scusa di portare la democrazia nei paesi dittatoriali ci rende complici attraverso un silenzio assordante che fa davvero molta paura. Fintato tocca agli altri chissenefrega!

Guarda caso vengono colpiti sempre e comunque le nazioni che non sono filo-imperialiste. Chi non si piega ai loro voleri viene criminalizzato. Viene ritenuto un pericolo. Viene definito dittatore ecc…

Speriamo che il passato serva finalmente per un futuro migliore. Ognuno di noi deve agire nel proprio quotidiano. Solo così possiamo evolverci e liberarci da questo cappio che ci sta strangolando sempre più tutti quanti.

Non ci resta che attendere tante NORIMBERGHE!! Chi ha tramato e continua a tramare contro la collettività deve pagare salatamente.

Seguono i passaggi più importanti dell’articolo pubblicato sul blog aurorasito: Email di Hillary, dinari d’oro e Primavera araba

Blumenthal scrive a Clinton, “Secondo le informazioni sensibili disponibili a questa fonte, il governo di Gheddafi detiene 143 tonnellate di oro e una quantità simile in argento… l’oro fu accumulato prima della ribellione ed era destinato a creare una valuta panafricana basata sul dinaro d’oro libico. Questo piano era volto a fornire ai Paesi africani francofoni un’alternativa al franco francese (CFA)

L’attuale guerra tra sunniti e sciiti o lo scontro di civiltà sono infatti il risultato delle manipolazioni degli Stati Uniti nella regione dal 2003, il “divide et impera”. Nel 2008 la prospettiva del controllo sovrano in un numero crescente di Stati petroliferi africani ed arabi dei loro proventi su petrolio e gas causava gravi preoccupazioni a Wall Street e alla City di Londra. Un’enorme liquidità, migliaia di miliardi, che potenzialmente non potevano più controllare. La primavera araba, in retrospettiva, appare sempre più sembra legata agli sforzi di Washington e Wall Street per controllare non solo gli enormi flussi di petrolio dal Medio Oriente arabo, ma ugualmente lo scopo era controllarne il denaro, migliaia di miliardi di dollari che si accumulavano nei nuovi fondi sovrani.

Leggi anche: Sei anni fa l’assassinio di Gheddafi, per non dimenticare

Nel 2009 Gheddafi, allora Presidente dell’Unione africana, propose che il continente economicamente depresso adottasse il “dinaro d’oro”. Nei mesi precedenti la decisione degli Stati Uniti, col sostegno inglese e francese, di aver una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per aver la foglia di fico del diritto alla NATO di distruggere il regime di Gheddafi, Muammar Gheddafi organizzò la creazione del dinaro-oro che sarebbe stato utilizzato dagli Stati africani petroliferi e dai Paesi arabi dell’OPEC per vendere petrolio sul mercato mondiale. Al momento Wall Street e City di Londra erano sprofondati nella crisi finanziaria del 2007-2008, e la sfida al dollaro quale valuta di riserva l’avrebbe aggravata. Sarebbe stata la campana a morto per l’egemonia finanziaria statunitense e il sistema del dollaro. L’Africa è uno dei continenti più ricchi del mondo, con vaste inesplorate ricchezze in minerali ed oro, volutamente mantenuto per secoli sottosviluppato o preda di guerre per impedirne lo sviluppo. Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale negli ultimi decenni furono gli strumenti di Washington per sopprimere un vero sviluppo africano. Gheddafi invitò i Paesi produttori di petrolio africani dell’Unione africana e musulmani ad entrare nell’alleanza che avrebbe fatto del dinaro d’oro la loro valuta. Avrebbero venduto petrolio e altre risorse a Stati Uniti e resto del mondo solo in dinari d’oro. In qualità di Presidente dell’Unione africana, nel 2009 Gheddafi presentò all’Unione Africana la proposta di usare il dinaro libico e il dirham d’argento come unico denaro con cui il resto del mondo poteva comprare il petrolio africano. Insieme ai fondi sovrani arabi dell’OPEC, le altre nazioni petrolifere africane, in particolare Angola e Nigeria, creavano i propri fondi nazionali petroliferi quando nel 2011 la NATO bombardava la Libia. Quei fondi nazionali sovrani, legati al concetto del dinaro d’oro di Gheddafi, avrebbe realizzato il vecchio dell’Africa indipendente dal controllo monetario coloniale, che fosse sterlina, franco francese, euro o dollaro statunitense. Gheddafi attuava, come capo dell’Unione africana, al momento dell’assassinio, il piano per unificare gli Stati sovrani dell’Africa con una moneta d’oro negli Stati Uniti d’Africa. Nel 2004, il Parlamento panafricano di 53 nazioni aveva piani per la Comunità economica africana, con una moneta d’oro unica entro il 2023. Le nazioni africane produttrici di petrolio progettavano l’abbandono del petrodollaro e di chiedere pagamenti in oro per petrolio e gas; erano Egitto, Sudan, Sud Sudan, Guinea Equatoriale, Congo, Repubblica democratica del Congo, Tunisia, Gabon, Sud Africa, Uganda, Ciad, Suriname, Camerun, Mauritania, Marocco, Zambia, Somalia, Ghana, Etiopia, Kenya, Tanzania, Mozambico, Costa d’Avorio, oltre allo Yemen che aveva appena scoperto nuovi significativi giacimenti di petrolio. I quattro Stati africani nell’OPEC, Algeria, Angola, Nigeria, gigantesco produttore di petrolio e primo produttore di gas naturale in Africa dagli enormi giacimenti di gas, e la Libia dalle maggiori riserve, avrebbero aderito al nuovo sistema del dinaro d’oro. Non c’è da stupirsi che il presidente francese Nicolas Sarkozy, che da Washington ricevette il proscenio della guerra contro Gheddafi, arrivò a definire la Libia una “minaccia” alla sicurezza finanziaria del mondo .

Nelle prime settimane della ribellione, i capi dichiararono di aver creato una banca centrale per sostituire l’autorità monetaria dello Stato di Gheddafi. Il consiglio dei ribelli, oltre a creare la propria compagnia petrolifera per vendere il petrolio rubato, annunciò: “la nomina della Banca Centrale di Bengasi come autorità monetaria competente nelle politiche monetarie in Libia, e la nomina del governatore della Banca centrale della Libia, con sede provvisoria a Bengasi“.

Robert Wenzel del Economic Policy Journal, osservò, “non ho mai sentito parlare di una banca centrale creata poche settimane dopo una rivolta popolare. Ciò suggerisce che c’è qualcos’altro che non una banda di straccioni ribelli e che ci sono certe piuttosto sofisticate influenze“.

Il sogno di Gheddafi di un sistema basato sull’oro arabo e africano indipendente dal dollaro, purtroppo è morto con lui. La Libia, dopo la cinica “responsabilità di proteggere” di Hillary Clinton che ha distrutto il Paese, oggi è lacerata da guerre tribali, caos economico, terroristi di al-Qaida e SIIL. La sovranità monetaria detenuta dal 100% dalle agenzie monetarie nazionali statali di Gheddafi e la loro emissione di dinari d’oro, è finita sostituita da una banca centrale “indipendente” legata al dollaro.  Nonostante ciò, va notato che ora un nuovo gruppo di nazioni si unisce per costruire un sistema monetario basato sull’oro. Questo è il gruppo guidato da Russia e Cina, terzo e primo Paesi produttori di oro nel mondo. Questo gruppo è legato alla costruzione del grande progetto infrastrutturale eurasiatico della Nuova Via della Seta della Cina, comprendente 16 miliardi di fondi in oro per lo sviluppo della Cina, decisa a sostituire City di Londra e New York come centri del commercio mondiale dell’oro. L’emergente sistema d’oro eurasiatico pone ora una serie completamente nuova di sfide all’egemonia finanziaria statunitense. Questa sfida eurasiatica, riuscendo o fallendo, deciderà se la nostra civiltà potrà sopravvivere e prosperare in condizioni completamente diverse, o affondare con il fallimentare sistema del dollaro.

https://disquisendo.wordpress.com/2016/07/13/la-conferma-che-gheddafi-fu-ucciso-per-il-progetto-dinaro-doro-in-panafricano/

CULTURA

I sotterranei, Jack Kerouac

Andrea Pomella - 12 febbraio 2018

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.

 

Risultati immagini per kerouac, i sotterranei

“Ero una volta giovane e aggiornato e lucido e sapevo parlare di tutto con nervosa intelligenza e con chiarezza e senza far tanti retorici preamboli come faccio ora; in altre parole questa è la storia di uno sfiduciato che non è più padrone di sé e insieme la storia di un egomaniaco, per costituzione e non per facezia, – questo tanto per cominciare dal principio con ordine ed enucleare la verità, perché è proprio questo che voglio fare. Cominciò con una calda notte d’estate, sì, con lei seduta su un parafango quando Julian Alexander che sarebbe… Ma cominciamo dalla storia dei sotterranei di San Francisco”.

 

Intorno ai vent’anni mi innamorai di questo incipit letterario del quale mi sono disinnamorato solo oggi, 24 gennaio 2018, per le ragioni che spiegherò di seguito.

Il libro in questione è I sotterranei di Jack Kerouac (nella mia edizione – Feltrinelli, 1994 – alla voce “traduzione dall’americano” è scritto “di ANONIMO”). A dirla tutta, il mio amore, o dovrei dire la mia ossessione, riguardava più in generale l’opera complessiva di Jack Kerouac, ossia colui che – citando Henry Miller – “ha violentato a tal punto la nostra immacolata prosa, che essa non potrà più rifarsi una verginità”. Ma questo incipit, questo particolare incipit, negli anni a seguire ha martellato più di tutti nella mia testa, e così a lungo da avermi condizionato ogni volta che mi sono seduto al computer anche solo per stilare un protocollo d’intesa, o per scrivere una lettera velenosa alla mia compagnia assicurativa.

 

I sotterranei è ambientato nelle caves di San Francisco, popolate di droga, jazz, puttane e messicani “che fanno yayà nei locali”, e narra l’amore turbolento tra un bianco e una nera. Inizia con una frase piena zeppa di “e”: E, e, e, e, e… una congiunzione via l’altra, come un’ouverture suonata col charleston della batteria che mette subito in chiaro quale sarà il ritmo portante della serata. “Questa è la storia”, dice Kerouac. Va bene, ma quale storia? Qui si dà avvio ad almeno TRE storie, con TRE personaggi diversi (tre di un unico io schizofrenico): lo sfiduciato, quello che non è più padrone di sé e l’egomaniaco. Per poi, subito dopo, far entrare in scena altri due personaggi che non sono né lo sfiduciato, né quello che non è più padrone di sé, né l’egomaniaco, bensì una donna seduta sul parafango e un tale di nome Julian Alexander, che sarebbe… no, Kerouac non ce lo dice (a onor del vero lo svelerà nel paragrafo successivo). Perché l’autore sembra riconoscere di aver messo troppa carne al fuoco, perché ci ha già detto tutto e non ci ha detto niente, e perché prima d’ogni altra cosa deve trovare la chiusa del paragrafo, ed è una cosa che occorre fare nella dovuta maniera. E quanta umana, vezzosa debolezza in quel che l’anonimo traduttore ha messo tra le virgole: “Cominciò con una calda notte d’estate, sì, con lei seduta su un parafango” (nel testo originale c’è un ancor più vezzoso “ah”: “It began on a warm summernight ah, she was sitting on a fender…”).

 

Ora, intorno ai vent’anni sentivo nell’incipit di I sotterranei, e in tutta l’opera di Kerouac, una sincerità dolorosa e commovente. Mentre oggi, da lettore scafato quale sono, oggi avverto la catena dello stile. Lo stile è il giogo che impediva a Kerouac di giungere alla verità; la completa, nitida, luccicante verità di qualsiasi cosa egli volesse raccontare. Lo stile è la sua prigione, la gabbia dalla quale non è mai evaso. Va bene, ma perché me ne sono accorto solo adesso? Forse una risposta ce l’ho: perché nel frattempo ho smesso di avere vent’anni.

http://www.doppiozero.com/materiali/i-sotterranei-jack-kerouac

CYBERWAR SPIONAGGIO DISINFORMAZIONE

DIRITTI UMANI – IMMIGRAZIONI

Pamela Mastropietro, Vittorio Feltri e il sospetto atroce: "Nigeriani branco di subumani, cos'hanno fatto col suo cuore"

12 Febbraio 2018

C'è un quarto nigeriano indagato per l'omicidio di Pamela Mastropietro, ma la terribile vicenda della 18enne fatta a pezzi a Macerata ha ancora molti, troppi lati oscuri. Lo ammette il procuratore Giovanni Giorgio, lo sostiene anche lo zio di Pamela e legale della famiglia, Marco Valerio Verni. L'eroina e la siringa comprate dalla ragazza ("Pamela non si bucava, odiava gli aghi", ha sottolineato lo zio), il movente dell'esecuzione da parte dei nigeriani (aggressione sessuale respinta?), la dinamica agghiacciante dello "smembramento" del corpo, diviso poi in due trolley, operazione scellerata ma solo in apparenza semplice.

Gli aguzzini di Pamela hanno agito con tale perizia e precisione da far pensare alla presenza di un vero e proprio "macellaio" nel gruppo. E soprattutto, ci sono dettagli "inquietanti" e ancora inspiegabili, come la mancanza di alcune parti del cadavere, quasi a suggerire una specie di rituale.

Il direttore di Libero Vittorio Feltri, nel suo editoriale di domenica, parlando del "branco di subumani", sottolinea come ne abbiano "occultato il cuore".

"Forse è stato venduto sul mercato nero che lo valuta, se buono, 100mila euro", è la chiosa del direttore, che poi rincara la dose dopo il sabato "antifascista": "Lo sparatore (Luca Traini, che ha aperto il fuoco per vendetta su un gruppo di africani sempre a Macerata, ndr), un giovanotto ignorante come una trave, passa per fascista, anche se è un coglione, mentre colui che ha smembrato il corpo della tossica non è stato nemmeno deplorato". 

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13308533/pamela-mastropietro-vittorio-feltri-atroce-sospetto-nigeriani-branco-subumani-cuore-sparito-venduto-macerata.html

L’inferno sulle autostrade del Belgio: scontri armati tra migranti e polizia

20 gennaio 2018 anacharsis83 One comment

di Cesare Sacchetti

La guerriglia sulle autostrade del Belgio. Accade sull’autostrada E-40, vicino alla città di Groot-Bijgaarden, a pochi passi da Bruxelles, nella regione delle Fiandre. Su quel tratto stradale spesso transitano autoarticolati diretti verso il Regno Unito, e non è raro che i migranti tentino di salire a bordo di questi mezzi pesanti per approdare in Gran Bretagna. Quello che è accaduto lo scorso giovedì notte, riportato dal giornale belga Het Nieuwsblad, però è più preoccupante.

L’autostrada E-40 in Belgio, luogo dello scontro armato tra i migranti e la polizia

I migranti, in massima parte originari da Iraq, Afghanistan e Iran, non si sono arresi tranquillamente alla polizia. Una volta che di fatto la polizia del posto ha tentato di prenderli in custodia, sono fuggiti nelle boscaglie vicine ma si trattava solo di una fuga temporanea. Hanno chiamato rinforzi e hanno affrontato le forze dell’ordine con mazze e bastoni in un vero e proprio scontro armato.

Proprio su quell’autostrada c’erano già stati degli episodi di aggressione e violenze nei confronti dei conducenti dei camion che si rifiutavano di trasportare i migranti sui loro mezzi. I controlli delle forze dell’ordine belghe si sono intensificati a questo proposito per cercare di contrastare il traffico di esseri umani sulle autostrade del paese.

Lo scorso giovedì notte però la situazione è degenerata quando è esplosa la ribellione e l’aggressione contro i poliziotti che, nei loro controlli di rito, hanno scoperto i migranti che cercavano di salire a bordo di alcuni mezzi in un parcheggio sull’autostrada E-40 nei pressi di Groot–Bijgaarden.

E’ proprio il portavoce della polizia federale, Peter De Waele, a descrivere quanto accaduto. “Una pattuglia della polizia, formata da 6 agenti, stava effettuando dei controlli e ha sorpreso 5 migranti mentre cercavano di salire a bordo dei camion.” A quel punto, racconta De Waele, “gli uomini sono fuggiti nei cespugli per poi ritornare subito dopo con dei rinforzi armati di mazze e bastoni”. I poliziotti belgi quindi si sono visti accerchiati e in inferiorità numerica, perché i migranti avevano formato un gruppo di 40 persone estremamente aggressivo e che si incitavano l’uno con l’altro per lanciare gli attacchi contro gli agenti.

In un primo momento, prosegue De Waele, “i poliziotti hanno cercato di difendersi con i manganelli”, ma per cercare di riportare la situazione alla calma, gli agenti di polizia sono stati costretti a sparare un colpo di pistola in aria per far desistere i migranti inferociti dall’aggressione. Solamente due settimane prima a Kempen, una regione nel Nord-Est del Belgio, la polizia aveva fermato un furgone carico di 30 persone che una volta vistosi scoperte avevano cercato di ribellarsi.

Ma quanto accaduto a Groot-Bijgaarden non ha precedenti specifici e preoccupa non poco le forze dell’ordine. Lo stesso De Waele evidenzia che a differenza dei precedenti controlli, i “migranti ora non fuggono, ma attaccano direttamente la polizia”. Le autostrade del Belgio,a quanto pare, sono diventate teatro di scontri armati.

 https://lacrunadellago.net/2018/01/20/linferno-sulle-autostrade-del-belgio-scontri-armati-tra-migranti-e-polizia/

ECONOMIA

Pier Carlo Padoan: l'uomo che ha usato soldi per Mps, che ora perde 3,5 miliardi

12 Febbraio 2018

Un paio di anni fa divenne virale una puntata di Porta a Porta in cui il leader della Lega, Matteo Salvini chiese al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, quanto costava un litro di latte e quanto costava un litro di benzina.

Il poveretto iniziò a balbettare qualcosa, ma non gli venne un solo numero in mente: non aveva mai comprato latte, e usando da una vita l’auto blu non sapeva quanto costasse un litro di benzina. Finse di scartabellare le tabelle che il suo staff gli aveva preparato, ma quelli non avevano immaginato una domanda così semplice, e quindi lì non c’era la risposta.

Quella scena fu ripetuta all’infinito da una imitazione ben riuscita di Maurizio Crozza, e da lì fummo certi che Padoan non capiva nulla di economia familiare.

Sarà un mago della finanza pubblica pensammo. Ma anche lì arrivò la doccia gelata. Su tutti gli indicatori macroeconomici di questi anni abbiamo sperimentato un Padoan sempre in coda al resto d’Europa. Nei primi anni l’economia girava male, e noi eravamo su 28 sempre fra il 25° e il 27° posto della classifica. Vi andava peggio degli altri. Poi finalmente è arrivata la ripresa, ma l’Italia di Padoan non ha saputo coglierla nemmeno di striscio: anche con il segno più sul Pil, con la disoccupazione che scende, lontanissimi dalla media degli altri paesi, e quindi incapaci di cogliere il ciclo.

IL SORPASSO
Padoan è riuscito a farsi bagnare il naso sulla crescita da paesi che stavano molto dietro l’Italia, come la Spagna o addirittura Cipro, e adesso perfino la Grecia è lì a mordergli i polpacci inserendo la freccia perché sembra in grado di fare meglio di lui. E ieri il ministro ha avuto il coraggio di dire: «È facile pensare che cifre di crescita sopra il 2% saranno facilmente raggiungibili, se saranno fatti gli investimenti pubblici messi in cantiere». Alla prova dei fatti, no. Padoan non è nemmeno bravo con l’economia pubblica. Visto che tutti lo ritengono un tecnico, anche se adesso candidato un po’ improbabile con il Pd in quel di Siena, qualche specializzazione ce l’avrà pure: saprà gestire almeno le partecipate dello Stato facendo l’azionista di polso, in grado di fare marciare diritto tutti.

Purtroppo due giorni fa questa risposta è arrivata con l’ufficializzazione dei primi risultati della cura Padoan al Monte dei Paschi di Siena, ed è sorella gemella di quelle due precedenti: no, Padoan non sa fare nemmeno questo. Nel 2017 infatti il ministero dell’Economia è diventato in due tappe azionista di maggioranza assoluto dell’istituto senese salvato dal fallimento grazie ai soldi dei contribuenti italiani. Venerdì sono arrivati i risultati di bilancio del primo anno da banca pubblica, ed è stata una vera delusione. Mps ha perso altri 3,5 miliardi nel bilancio consolidato di gruppo peggiorando ancora il risultato del 2016 che già era stato assai negativo (perdita di 3,24 miliardi di euro), peggiorando quindi l’emorragia a questo punto di soldi pubblici dell’8,1% in 12 mesi.

Tutti i principali dati della banca senese sono non solo negativi, ma peggiorati rispetto all’anno precedente sotto le direttive di Padoan.

BILANCIO IN ROSSO
Sono calati i ricavi (e pure la clientela) del 6% scendendo a 4,026 miliardi di euro. Ancora peggio è avvenuto con il margine di interesse del 2017, sceso a 1,788 miliardo di euro, in flessione dell’11,5% rispetto al 2016. Nel 2017 i volumi di raccolta complessiva del Gruppo sono risultati pari a 193,6 miliardi di euro (calati del 4,5% rispetto al 31 dicembre 2016). Non c’è una sola buona notizia nei risultati della banca controllata da Padoan con i soldi pubblici.

Se non che è continuata una certa pulizia di bilancio, con rettifiche nette di valore per deterioramento crediti, attività finanziarie e altre operazioni per 5.460 milioni di euro, superiori di 959 milioni di euro rispetto a quelle registrate nell’anno precedente (ma ne restano ancora 14,8 miliardi di euro che non sono proprio quisquillie). Tutto peggiorato, però mandando a casa - sempre con soldi pubblici - 1.800 dipendenti in 12 mesi e chiudendo 435 filiali sparse sul territorio, notizia che né le popolazioni dell’area né la stesa clientela hanno particolarmente festeggiato. L’ennesimo flop di questo ministro dell’Economia (sempre guardarsi dai tecnici, fanno più pasticci loro che un esercito di deputatini alle prime armi) che però come accade in questi casi è anche l’ultimo a rendersene conto. Tanto che ha festeggiato questi bei risultati Mps, dicendo con tono professorale: «La banca diventerà sempre più vitale». «Obiettivi centrati. Con razionalizzazione dei costi e accelerazione commerciale la banca si rafforza». «Il programma del prossimo governo, di cui ritengo il Pd sarà l’asse portante, è totalmente in coerenza con l’approccio di valorizzare le risorse del territorio». Già, avendo appena chiuso proprio lì 435 filiali, è una bella valorizzazione...

di Franco Bechis
@FrancoBechis

http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/13308516/franco-bechis-pier-carlo-padoan-soldi-pubblici-mps.html

La statistica piegata alla ragione governativa

di Roberto Pecchioli – 8 FEBBRAIO 2018

Entusiasmo. La disoccupazione scende ai livelli minimi da sei anni, il fisco scopre come non mai gli evasori fiscali, l’economia, come si dice, tira. Miracoli della campagna elettorale. Nuove menzogne, fake news nella nuova grammatica di lorsignori, ricavate dalla manipolazione delle statistiche: i numeri piegati alla ragion di governo.

Proviamo a vederci chiaro. L’acrobazia matematica è da trapezisti del circo Orfei, ma la rete di protezione è bucata e, ahimè, casca l’asino equilibrista. Diminuiscono i disoccupati, canta il coro mediatico governativo. Sarà, ma contemporaneamente scende anche il numero degli occupati. Ohibò, chi ha messo il coniglio nel cappello del prestigiatore? Semplice, i dati trascurano l’incremento di coloro che un lavoro non lo cercano nemmeno più. Il gioco è fatto. In un mese sono altri 110.000, ombre scomparse dalla statistica, tanti quanto la popolazione di città come Vicenza. Al governo c’è il mago Houdini, con l’aiutino degli esperti, i quali, attraverso appositi modelli matematici, aggregano, disaggregano, scompongono e ricompongono i dati. Anche la matematica è diventata un’opinione, quella giusta, riflessiva, filo governativa, un’arma da utilizzare nella contesa elettorale.

Chi si è orientato tra tabelle, ascisse, ordinate ed istogrammi riferisce di un’Italia in cui il Governo di Sua Maestà (UE, BCE, Troika, poteri finanziari) considera occupato anche chi lavora anche una o due ore la settimana. Vogliamo essere ottimisti, valutiamo il loro salario in 10 euro all’ora (un sogno proibito per moltissimi), supponiamo che lavorino, o meglio vengano pagati un’ora al giorno. Il loro reddito è di duecento euro mensili o giù di lì. Occupati sì, ma a conciliare il pranzo di oggi con la cena di domani.

I calcoli così rielaborati dai soloni di palazzo indicherebbero 173.000 disoccupati in meno su base annua. Nei fatti, esauriti gli effetti del mirabolante jobs act – fiscalizzazione degli oneri unita, guarda caso, a libertà di controlli personali sui dipendenti – la schiacciante maggioranza dei nuovi impieghi è a termine o a tempo parziale. Un articolo del Sole-24 Ore è giunto a ipotizzare la reintroduzione controllata dell’antica schiavitù, mentre Amazon, la piattaforma di acquisti online di Jeff Bezos, divenuto l’uomo più ricco del mondo, brevetta un braccialetto elettronico per monitorare i tempi di lavoro e detta il ritmo degli addetti allo smistamento dei pacchi con il tamburo. Facevano lo stesso sulle navi a remi del trapassato remoto, e si chiamavano galere…

Torna in primo piano l’alienazione descritta da Marx e lo straordinario affresco cinematografico della catena di montaggio in Tempi Moderni con Charlie Chaplin. Milioni di ore lavorate in meno certificano il fallimento del modello neo liberista e smascherano la menzogna delle fonti ufficiali. In più, un gran numero dei nuovi posti è di bassa qualificazione, dunque di infima retribuzione. Le indagini demoscopiche certificano scarsa fiducia nel futuro, mentre le previsioni degli addetti ai lavori ammettono che la sbandierata ripresa si è già arenata. Lo confermano la frenata degli ordinativi, i dati della produzione, ma soprattutto il verdetto negativo del sentire comune. Possono truccare i dati quanto vogliono, ma se dieci milioni di persone non si curano per carenza di reddito è fallito il sistema insieme con lo Stato che lo difende e l’apparato di consenso che lo sostiene.

Ci assicurano che 23 milioni di residenti hanno un’occupazione. Mediocre successo, si tratta soltanto del 58 per cento della popolazione in età da lavoro. Il paragone con i paesi guida dell’UE e con gli Usa è imbarazzante. Un ulteriore numero che spaventa è 4.076.000. Sono i dipendenti con numero di ore lavorate settimanali inferiore a 25, tra i quali 600 mila sotto le 10 ore. L’esercito di questi semi-lavoratori è cresciuto di ben 400.000 unità dal 2007-2008, inizio della grande crisi dei mutui subprime. Si tratta di numeri che rendono grottesco, per non dire tragico, lo scarto tra la realtà e la narrazione governativa. Non si azzardino a raccontarci che per molti lavoratori gli orari ridotti sono una scelta e che, in ogni caso, è sempre meglio di niente.

Forse qualche membro delle caste di potere aprirebbe gli occhi se frequentasse, magari in incognito, i centri per l’impiego, le agenzie interinali (quelli che “somministrano” esseri umani alle imprese) e le mense di carità. Ma anche no, giacché troppi sono servi consapevoli di quest’ordine sociale ignobile, il cui Vangelo è il PIL, prodotto interno lordo. L’indicatore riunisce ogni attività svolta per denaro; per aumentarlo hanno scelto da qualche anno di inserirvi i proventi di attività illecite come la prostituzione e la criminalità.  Se sono tanto abili nel determinarne l’incidenza sul PIl, perché non riescono a stroncarle o almeno a tassarle?

Con altrettanta pignoleria, i nostri eroi stimano in ben 200 miliardi di euro (quasi 400 mila miliardi delle vecchie lire) la cosiddetta economia non osservata, ossia il lavoro nero, il sommerso e illegalità varie. Sfuggirebbero così al fisco, alla previdenza e ai versamenti sanitari quasi tre milioni di persone e 100 miliardi di imposte, inevitabilmente caricate sulle spalle dei contribuenti. In particolare, di quelli che attraverso la ritenuta alla fonte non possono sfuggire, di coloro che non si avvalgono, come fanno le grandi società di capitali e le entità finanziarie, dell’opera di brillanti professionisti specialisti in elusione, di quelle imprese non in grado di schermare attività e redditi nei numerosi paradisi fiscali di cui abbondano le periferie dell’impero del denaro. Tra quelli di prossimità, citiamo Monaco, San Marino, senza dimenticare il Lussemburgo di Jean Claude Juncker, il gerarca europoide nuovo amico di Silvio B.

Le menzogne travestite da successi esibiscono nuove medaglie nel settore tributario. L’Agenzia delle Entrate ha recuperato 20 miliardi di evasione in un solo anno. Sperando che le cifre si riferiscano al riscosso e non all’accertato, la scomposizione dei dati restituisce una realtà meno luccicante. Oltre un terzo del malloppo deriva da accordi di riscossione con i contribuenti, solo il 2 per cento (400 milioni) dallo sbandierato rientro di capitali. Il grosso della somma riguarda il recupero di tasse locali e multe stradali, ben 6,5 milioni provengono dalla rottamazione delle cartelle. Volgare condono se proposto dalla destra, intelligente operazione di cassa unito a sgravio di lavoro per gli uffici se proviene da sinistra.

Una volta di più, insieme con le bugie, si conferma che la vera evasione non è quella delle piccole e medie partite IVA. Un quarto di esse lambiscono ormai la soglia della povertà, dunque la loro evasione è di mera sopravvivenza. Anche a tacere l’immensa portata delle elusioni legali a vantaggio dei grandi, resta da sapere che cosa si stia facendo per far pagare il dovuto ai giganti della rete informatica, alle piattaforme digitali, al commercio elettronico, alla vasta area dei servizi finanziari, alle società-schermo estero su estero, a tutto ciò che viene celato nella zona grigia delle transazioni regolate nello spazio virtuale deterritorializzato.

La sola IVA sottratta all’erario, ma pagata a caro prezzo dai consumatori finali incisi dall’aliquota del 22 per cento che potrebbe diventare 25 (ce lo chiede l’Europa!), sarebbe pari a 36 miliardi di euro, più o meno come l’IRPEF evasa dall’economia sommersa, cui vanno aggiunti oneri previdenziali e versamenti sanitari.

Altra tassa occulta non meno devastante è quella della stretta creditizia. Le aziende faticano ad ottenere finanziamenti, nonostante le banche siano destinatarie della massa di denaro virtuale pompata da BCE, gli impulsi elettronici che creano moneta dal nulla. In tale scenario, sono inevitabili i problemi di liquidità, con la conseguenza di ritardati o mancati versamenti di contributi e imposte. Il gatto si morde la coda, riparte all’attacco il Leviatano Equitalia con ruoli, cartelle, sovrattasse, sanzioni, interessi.

Chi conosce il panorama economico nazionale meglio di tutti è il potere finanziario. Disinteressato alle balle elettorali, si prepara ad una nuova stagione di acquisti a basso costo. La razzia di quel che resta dell’azienda Italia ha come protagonista il più grande fondo privato del mondo, Bridgewater, che avrebbe già investito 3 miliardi in titoli italiani, scommettendo sul vento ribassista che presto tornerà a soffiare su Piazza Affari. Si tratta, come sempre, di operazioni allo scoperto, scommesse sulle difficoltà post elettorali previste – o forse organizzate – dalle loro altezze i mercati internazionali. Nel mirino della nave pirata di Ray Dalio Unicredit, Intesa San Paolo, Eni, Enel, Unipol, Terna, Generali, Leonardo, i gioielli di famiglia scampati ai lanzichenecchi in 25 anni di razzie. Segue a ruota AQR, che ha già investito un miliardo e mezzo sull’Orso, cioè sul ribasso della nostra economia, puntando, sembra, Saipem e Tenaris. La britannica Marshall lavora ai fianchi le banche Ubi e Bpm.

Il governo, ma con esso l’intero sistema di potere dello Stivale, meglio farebbe a non illudere i cittadini con promesse, a smettere di diffondere sostanziali falsità sulla fine della lunga crisi e dire francamente le cose come stanno, assumendo le responsabilità relative. Tra mille criptiche espressioni della neolingua anglo tecnica, bail in, jobs act, fiscal compact, temiamo fortemente che si avvicini il momento del game over. Il gioco è finito, ma per disgrazia non si tratta di un gioco. Come nei Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, “la commedia è finita”.

https://www.maurizioblondet.it/la-statistica-piegata-alla-ragione-governativa/

WALL STREET VOLATILE? INFLAZIONE E PIENA OCCUPAZIONE IMMAGINARIE. "L'AVVERTIMENTO"

orizzonte48.blogspot.it - mercoledì 7 febbraio 2018

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1. Mentre stiamo scrivendo questo post non sappiamo ancora come andrà la seduta odierna a Wall Street (anche se per ora pare stia recuperando benone) e, quindi, non abbia conferma del fatto se il rimbalzo di ieri significhi definitivo riassorbimento della correzione al ribasso (la Borsa di Tokyo oggi ha arrestato le perdite rimanendo su un leggero segno positivo).

Capirete bene perché un crollo borsistico a epicentro USA (e propagato al Giappone e poi all'intera €uropa) sia un fatto importante: non c'è molto da disquisire.

Il ripetersi di un fenomeno comparabile (se non di dimensioni superiori) a quello del 2007-2008, significherebbe recessione negli Stati Uniti, a cominciare dalla contrazione repentina dei consumi nel paese maggior consumatore del mondo, e perciò della sua produzione/occupazione, con la drastica conseguente riduzione delle importazioni che costituiscono una parte importante della domanda dei beni esportati dall'eurozona; una domanda su cui, quest'ultima, punta in modo decisivo per la propria crescita, non senza un'evidente propensione a rendersi dipendente dal modello export-led e quindi da shock esterni.

2. Da notare che già la recente ed incrementata rivalutazione dell'euro rispetto al dollaro, variamente attribuibile all'atteggiamento dell'attuale amministrazione USA (qui, l'ultimissima puntata di questa guerra valutaria fatta di dichiazioni e minacciosi sottintesi), poneva in pericolo il rigido modello export-led dell'eurozona a conduzione tedesca.

 

2.1. Basti dire che, come nel periodo seguito al caotico biennio 2007-2008 (e, pur con varie oscillazioni, protrattosi fino al provvidenziale whatever it takes e, ancor più, al QE competitivo-svalutativo...), il dollaro subirebbe prevedibilmente un'ulteriore e aggiuntiva spinta alla svalutazione sull'euro, in caso di nuova recessione da scoppio della neo-bolla finanziaria

 

2.2. Questo doppio pericolo (tutt'ora) incombente, pone naturalmente a rischio la tenuta dell'eurozona: ed infatti, mentre fino a livelli ancora non raggiunti, l'euro (pur apprezzandosi) rimarrebbe sottovalutato per la Germania (e per l'Olanda, in verità), per il resto dei paesi dell'eurozona sarebbe una moneta sempre più iper-valutata rispetto ai propri fondamentali effettivi, e per di più, ciò, unito alla recessione importata da oltreoceano, indurrebbe le istituzioni Ue a imporre un violento inasprimento dell'austerità fiscale, che è l'unico sistema di aggiustamento istituzionalizzato, in un'area che la German Dominance costringe a essere mercantilista.

Politicamente, questa combinazione non sarebbe controllabile dai governi filo-€uropeisti "ad ogni costo" che cercano, oggi, di rassicurare elettorati sempre più spaventati dalla disoccupazione e dall'impoverimento di massa, raccontando di una solida ripresa strutturale dell'eurozona.

 

3. Ora, la spiegazione dell'attuale crisi azionaria - o forse "mera correzione"- ci viene offerta, in Italia (riportando pedissequamente le fonti dei big-media anglosassoni) come causata dal timore per l'inflazione in rialzo, a sua volta legata alla temuta crescita dei salari, innescabile (non innescata in termini attuali!) dal basso livello di disoccupazione negli USA.

Il surriscaldamento inflattivo di tale economia sarebbe pure denotato dalla crescita dei rendimenti dei treasury bonds decennali, e dalla connessa crescente aspettativa di un aumento dei tassi da parte della Fed che, secondo un noto meccanismo, renderebbe nervoso il mercato azionario (in cui i rapporti price/earnings sono già al limite del livello di sicurezza).

Su questo terrore preventivo per l'inflazione-piena occupazione si diffondono i media italiani, dandolo per scontato: mi limito a rinviare sul punto a quanto illustrato su Iceberg Finanza.

 

4. Questa interpretazione però non regge a un obiettivo esame dei dati relativi a inflazione e livelli di occupazione e salariali negli USA.

E non solo non regge in una retrospettiva a breve termine, ma neppure se si volessero scorgere dei segni di aspettativa razionalmente giustificata su un'evoluzione (degli investimenti nell'economia reale e del mercato del lavoro) altamente probabile, cioè un'aspettativa che i mercati finanziari potrebbero comprensibilmente "scontare".

 

Basti vedere come, pur in piena era Trump, anzitutto, l'inflazione, non dia segni consistenti di risveglio, quantomeno in termini di target della Fed (anch'esso posto al 2%). Parrebbe proprio che la tendenza strutturale, come pure la (presunta) efficacia dei rialzini dei tassi già avvenuti, mantengano l'inflazione, al "centesimo", entro valori di assoluta sicurezza, con un trend addirittura a media decrescente nel corso del 2017:

5. Certo il tasso di disoccupazione, anche scontando il dato U6 (di cui abbiamo tanto parlato), risulta diminuito.

Ma ciò implica, come potete constatare dal grafico sottostante, tutt'al più un ritorno ai livelli di occupazione ante crisi del 2007-2008:

5.1. Con un piccolo inconveniente però...Che la popolazione inattiva, così come in Italia, è notevolmente aumentata; e ciò significa, dunque, non che i cittadini americani vedano concretamente crescere i propri redditi da lavoro (come starebbe in assunto scontando il mercato azionario), potendo i lavoratoti esercitare la tipica pressione di chi può scegliersi la più vantaggiosa tra molteplici occasioni di lavoro, ma, al contrario, che sempre più persone in grado di lavorare ritengono di non avere alcuna scelta e, quindi, a maggior ragione, alcun potere contrattuale nell'accettare o meno il salario offerto (sempre più spesso al minimum wage).

Ecco la statistica detta dello "shadow unemployment (si includono lavoratori che effettivamente sono disposti a lavorare, per esigenze di sussistenza, ma che non figurano nelle rilevazioni perché pagati "in nero" o in natura; quali pensionati incapienti e disoccupati di lungo corso che vengono retribuiti con paghe indeterminate, quando capita, e/o con vitto e alloggio, per lavori manuali) indicando che le già contestatissime statistiche ufficiali, non gettano luce sulla reale dimensione della disoccupazione e della sotto-occupazione, cioè dei working poors. Come si vede, l'andamento della "shadow" è ampiamente divergente dai dati (persino) relativi a U6:

 

6. D'altra parte, lo stesso ridotto tasso di popolazione attiva, conferma l'esistenza di questa disoccupazione occulta e di sussistenza e che non accenna minimamente a diminuire in questi tempi di presunta ripresa (inflazionistica!):

7. Ma un'evidente conferma della irragionevolezza di un'aspettativa relativa ad una crescente inflazione connessa ad una rilevante crescita dei salari - e quindi al presunto agire di un meccanismo per cui avvicinandosi alla piena occupazione i lavoratori, in media, possano pretendere di essere meglio pagati- l'abbiamo dal sottostante grafico tratto da Zerohedge-Bloomberg.
Ci mostra come pur diminuendo la disoccupazione, non decrescano allo stesso modo le insolvenze relative a tutte le forme di credito al consumo.
Il che pare un sintomo decisivo nell'indicare salari non solo stagnanti ma anche insufficienti a sostenere la domanda/spesa senza l'accumulo di debiti e di rischio finanziario (che poi viene impacchettato e rivenduto sui "mercati" con vari strumenti derivati, mettendo la cenere della sotto-occupazione e dei salari stagnanti sotto il tappeto):

8. Arriviamo quindi al dato definitivo.
Sempre Zerohedge (in questo efficace a invitare i lettori a non "bersi" le immaginifiche versioni ufficiali), ci ragguaglia sui dati appositamente forniti da Goldman Sachs; il che già dovrebbe indurre a porsi delle domande sulle vere ragioni dell'attuale flessione azionaria...

Si tratta proprio della famigerata "quota salari" rispetto al reddito prodotto dal settore delle imprese private.

"La quota di reddito prodotto dalle imprese non agrarie, corrisposto ai lavoratori dipendenti è scesa del 6% dal 1999 fino all'attuale 56%, mentre i margini dei profitti corporate hanno continuato a salire"
9. Questo insieme di dati è perfettamente coerente col principale dei fatti socio-istituzionali che caratterizzano gli USA: il capitale è libero e mobile e, soprattutto, finanziarizzato e a ciò corrisponde la sostanziale distruzione della tutela sindacale (qui, p. 10); il welfare pubblico praticamente non esiste (ci sono i "buoni pasto"...) e la capacità di resistenza dei disoccupati alla deflazione salariale, in assenza di salario indiretto (sanità pubblica) e salario differtio (previdenza pubblica) è marginale; il mercato del lavoro è perfettamente flessibile, cioè la libertà di licenziamento è pressocché illimitata; lo stesso orario di lavoro può essere compresso, a parità di paga oraria, a piacimento e l'unico limite alla deflazione salariale è il "salario minimo" che certo non segue, nei suoi adeguamenti, l'aumento della produttività nominale (negli USA e ovunque); anzi, abbiamo visto come il salario minimo spiazzi gli investimenti verso i servizi labor-intensive a bassa retribuzione a scapito di quelli capital-intensive, determinando un'ulteriore impoverimento sociale ed incentivando la dequalificazione della forza lavoro, cioè la dispersione del capitale-conoscenza.

10. Ma la deflazione salariale di massa, insita nella fine della mobilità sociale, era già comunque insita nella dequalificazione "obbligata" dovuta all'insostenibile costo dello studio universitario per i figli della middle class (le insolvenze degli students loans sono in vertiginosa crescita e solo il sostegno finanziario statale, - ma "opaco e a singhiozzo"-, attenua una sostanziale forma di neo-schiavitù da debito):
Insomma, nella realtà vera, e non in quella immaginata dai neo-liberisti che controllano militarmente la "descrizione della realtà" (che è tutt'altra cosa...mediatica), non c'è modo che si possa verificare un aumento delle retribuzioni tale da giustificare razionali aspettative di aumento salariale: semplicemente perché, dato il quadro ideologico-istituzionale delineato, la condizione di pieno impiego è pura statistica "ufficiale".

Ma l'avevamo avvertito un anno fa;

a qualsiasi successo di Trump nel dare una spinta fiscale sarà contrapposto un ulteriore aumento dei tassi.

E questo non è ciò che il mercato voleva sentire...

11. Dunque, il pallino è tutto e solo nelle mani della Fed (che talora preconizza, in preda all'angoscia, soluzioni fantasiose), per quanto la dinamica del nascondere sotto il tappeto il debito PRIVATO sub-prime, da sotto-occupazione e sotto-capacità di consumo, sia difficile da arrestare per sempre.

Cioè si tratta di difficili equilibri tra diverse esigenze contrastanti; quella di impedire che la bolla finanziaria si gonfi a livelli incontrollabili ove mantenuti gli attuali livelli dei tassi (e cioè dell'indebitamento per gli acquisti al casino, allo scoperto e magari in carry trade) e quella, opposta, di impedire che la bolla attuale scoppi alzando eccessivamente i tassi. A ben vedere, si tratta di una lotta interna a fazioni del capitalismo finanziario, cioè di una contesa politica tra elites, che si accompagna al paradigma della banca centrale indipendente (dagli interessi democratici del popolo americano).
Diciamo che è stato lanciato un "avvertimento" da parte di chi non vuole sostanziosi aumenti dei tassi e, al tempo stesso, ha comunque difficoltà a "rientrare" dalla propria posizione debitoria (considerata al di sopra delle leggi, economiche e dello Stato); e, last but not least, non ha interesse ad un eccessiva svalutazione del dollaro, essendo "cosmopolita".

Questa (mini?) crisi azionaria, almeno nel quadro di questi giorni, risulta quindi più riguardare le forze pro e contro Trump e gli assetti di dominio oligarchico ad esse legati.

Poi, i conti da pagare arriveranno comunque. Ma è una storia che deve ancora iniziare...

ADDENDUM: comprendo le precisazioni e la spiegazione che hanno suggerito taluni commenti.
Tuttavia, mi pare che per confermare e meglio focalizzare il punto sollevato nel post, sia utile questo post di Zerohedge che parla proprio della correlazione tra attuale correzione, futuro (inevitabile) atteggiamento delle Banche centrali e..."la vera tempesta" prossima ventura. Mi perdonerete se non traduco i brani selezionati:

Trader: "Stock Slump Clears The Decks For The Real Storm"

The near 7% tumble in the S&P 500 Index from its record high has been termed a “healthy correction” by so many that it’s practically a cliche by now. But as short-volatility trades clear out, a swathe of speculative and leveraged positions will have been removed.
Retail investors will also have had the fear of the gods put in them: clients at TD Ameritrade had boosted equity allocations for 11 straight months through December, pushing the brokerage’s Investor Movement Index, which tracks client positioning, to a record.

And traders are unwinding positions at a time when liquidity is still abundant -- the big three central banks are, on a collective basis, still expanding their balance sheets. Contraction probably won’t begin until October at the earliest, when the European Central Bank could end its asset purchases.
In addition, the shakeout comes at a time when the underlying economic fundamentals are solid -- the world is still enjoying the glow of a synchronous expansion. The IMF less than three weeks ago boosted its global forecasts for 2018, seeing the fastest growth since 2011.
So even though the sell-off in stocks and bonds in recent weeks will end up being painful for many, it will build up some scar tissue for the far more serious challenge to come: coping with higher borrowing costs as the unprecedented balance-sheet unwind begins in earnest, removing a backstop for markets that’s been there for a decade now.

http://orizzonte48.blogspot.it/2018/02/wall-street-volatile-inflazione-e-piena.html

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

Piazza Affari: Mps soffre in Borsa dopo conti 2017, perdita trimestrale sopra le attese (Equita)

Oggi, 10:11 di Daniela La Cava

La settimana inizia all'insegna delle vendite in Borsa per Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps). Fuori dal paniere principale, il titolo dell'istituto bancario senese cede oltre il 2% a 3,69 euro ad azione, dopo avere annunciato venerdì scorso di avere chiuso il 2017 con una perdita di 3,5 miliardi di euro rispetto al rosso di 3,2 miliardi di un anno fa.

Gli analisti di Equita, che confermano la raccomandazione "hold" su Mps e target price di 4,3 euro, si soffermano sui risultati del quarto trimestre e mettono in evidenza che è stata registrata "una perdita sopra le attese per rettifiche su crediti, in parte one-off".

Fonte: Finanza.com

http://www.borse.it/articolo/ultime-notizie/Piazza-Affari-Mps-soffre-in-Borsa-dopo-conti-2017-perdita-trimestrale-sopra-le-attese-Equita__486348

Mutui: piu' richieste da under 30 (dal 3% al 31), ma solo il 12% lo ottiene

Secondo ricerca di Facile.it e Mutui.it negli anni 2013-2017 (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 12 febbraio –

Il mercato dei mutui cambia progressivamente volto, con un aumento delle richieste da parte dei giovani e di chi ha un contratto a tempo indeterminato. Inoltre, il miglioramento delle condizioni generali e i tassi di interesse ai minimi storici hanno fatto salire anche l'ammontare richiesto e ottenuto.

Stando a un'indagine di Facile.it e Mutui.it, dal 2013 al 2017 la quota di under 30 che ha chiesto un mutuo è passato dal 3% al 31% e di questi il 12% lo ha ottenuto (contro il 2% del 2013). Per quanto riguarda le tipologie di contratto, la domanda di finanziamento da parte di lavoratori con contratto a tempo indeterminato è passata dal 77% del 2013 all'81% del 2017, mentre i mutui erogati nel 2013 erano l'81% del totale e nel 2017 erano l'86%.

Nello stesso periodo, invece, è diminuita la quota percentuale di lavoratori a tempo determinato che si sono rivolti alle banche: se si guarda alle richieste di mutuo, il totale è passato dal 3% del 2013 al 2% del 2017, mentre i mutui erogati sono scesi dal 2,4% all'1,9%. Per quanto riguarda gli under 30, se nel 2013 il 75,55% aveva un contratto a tempo indeterminato, nel 2017 la percentuale è salita di oltre 9 punti all'84,66%. Trend analogo emerge dall'analisi dei mutui erogati: la percentuale di persone con meno di trent'anni che hanno ottenuto il finanziamento è passata dal 2% del totale nel 2013 al 12% nel 2017 e tra questi, la percentuale di giovani con contratto a tempo indeterminato è cresciuta dal 70% del 2013 all'87,29% del 2017.

L'importo medio richiesto dai lavoratori a tempo indeterminato e' passato dai 122.600 euro del 2013 ai 130.237 euro (+6,2%) e l'erogato è aumentato da 117.700 euro del 2013 ai 128.770 euro del 2017 (+9,4%). Anche gli Under 30 hanno chiesto e ottenuto importi più elevati: la richiesta media è passata da 104.623 euro del 2013 a 122.900 euro del 2017 (+17,5%), l'erogato da 101.900 euro a 121.460 euro (+19,2%).

Com-Ars

(RADIOCOR) 12-02-18 14:04:19 (0314)IMM 5 NNNN

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/finanza/dettaglio/nRC_12022018_1404_314433107.html

GIUSTIZIA E NORME

Caso Tobagi: i giornalisti che furono condannati dicevano la verità

Le ombre sul delitto del 1980

L’articolo del magistrato Guido Salvini che il Corriere della Sera ha curiosamente pubblicato solo in edizione on line, e in Cronaca di Milano ( e che pubblichiamo qui sotto), ha il merito di ribadire, in polemica tanto dettagliata quanto civile con i suoi colleghi Ferdinando Pomarici e Armando Spataro, gli inconvenienti in cui purtroppo incorsero, per sottovalutazione o altro, le indagini sul mortale attentato terroristico subìto nel 1980 dal povero Walter Tobagi. Del quale non riesco mai a scrivere senza commuovermi perché, oltre che un collega, Walter era un carissimo amico. Lo ricordo ancora quando veniva a Roma a fare le sue inchieste e trovava sempre il tempo per fare due chiacchiere con me in un ristorante vicino Piazza Navona. Ah, Walter, quanto mi manchi da quasi 37 anni. Eri un giornalista serio e generoso, oltre che coraggioso.

I colleghi Renzo Magosso e Umberto Brindani, per quanto condannati pesantemente, hanno avuto la fortuna di incontrare alla fine nei loro percorsi giudiziari un magistrato come Guido Salvini. Che ha avuto la pazienza, la competenza e il coraggio di riabilitarli, almeno sul piano mediatico per ora, rispetto all’accusa di avere diffamato chi non accertò bene le responsabilità del delitto Tobagi.

Walter, già scampato a un sequestro, sarebbe sfuggito anche alla morte se inquirenti, Carabinieri e quant’altri avessero saputo utilizzare le informazioni di cui pure disponevano su ciò che si stava preparando contro di lui.

Grazie agli approfondimen-ti e alle rivelazioni del dottor Salvini, già occupatosi come magistrato del sequestro di Tobagi tentato due anni prima dell’assassinio, potranno forse ottenere giustizia con le nuove garanzie della giurisdizione internazionale. Temo che così non potranno fare per ragioni di tempo i parlamentari socialisti e i giornalisti dell’Avanti! , con l’allora direttore politico Ugo Intini in testa, che nel 1985 furono condannati per avere criticato la conduzione delle indagini sull’assassinio di Tobagi e il processo che seguì. L’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, come è stato di recente già ricordato su questo giornale, rischiò di essere “processato” dal Consiglio Superiore della Magistratura per avere osato condividere le critiche dei suoi compagni di partito. A salvarlo fu l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che minacciò l’uso dei Carabinieri per impedire al Consiglio Superiore, peraltro da lui stesso presieduto per dettato costituzionale, di sostituirsi al Parlamento nei rapporti col capo del governo in carica.

In quei tempi c’era ancora l’autorizzazione a procedere, per cui i deputati socialisti denunciati per diffamazione dall’allora pubblico ministero di Milano Giuseppe Spataro non avrebbero potuto essere processati senza il consenso della Camera. Che fu dato a scrutinio segreto, con un incrocio di sì dell’opposizione comunista e della sinistra democristiana. Alle condanne penali seguirono, con i soliti tempi della giustizia di rito italiano, quelle civili per un ammontare complessivo di circa trecento milioni di lire. Che i giornalisti dell’Avanti! pagarono di tasca loro per il sopraggiunto fallimento della storica testata del Psi.

Tanto volevo ricordare solo per rinfrescare la memoria a quanti vorrebbero rimuoverla, fra magistrati, politici e giornalisti.

http://ildubbio.news/ildubbio/2018/02/04/caso-tobagi-giornalisti-furono-condannati-dicevano-la-verita/

LAVORO PENSIONI DIRITTI SOCIALI

Ricostruire il fondamento

rlavalle

Raniero La Valle (31 gennaio 2018)

Mentre in Italia si sta per votare, il costituzionalista Mario Dogliani sul sito di "Sbilanciamoci" (che è quello di studi e ricerche per un'economia alternativa) accende una luce su ciò che più di tutto sarebbe necessario ma che nessuno immagina e propone: che l'intervento pubblico (non solo dello Stato, diciamo noi, ma di tutta la sfera pubblica - la res pubblica - nazionale e internazionale o europea) crei lavoro, quel lavoro che non c'è più.

Il lavoro non c'è non perché costa troppo di tasse, come crede il Jobs act, ma perché il capitalismo all'ora del suo trionfo globale ha preteso azzerarlo, sia sostituendolo con le macchine, sia andandoselo a prendere dove costa di meno ed è senza diritti. E ciò con l'intento non solo di ridurre al minimo tale costo di produzione, ma di sopprimere il suo stesso storico antagonista nel conflitto, fondativo della modernità, tra capitale e lavoro. Questa è la realtà evocata nell'articolo di Dogliani. Ma se non c'è il lavoro, o è ridotto allo stato gassoso, non solo non c'è vita (non si può comprare né vendere), ma non c'è più neanche il fondamento della Repubblica, e dunque salta tutto il sistema delle libertà e dei diritti; ragione per cui diventa necessario per la Repubblica prima di tutto ricreare essa stessa il suo fondamento. E dunque il lavoro non più come affare privato, qual è nell'attuale vulgata neoliberista, ma come interesse e finalità pubblica.

Di ciò non compare il minimo accenno nella campagna elettorale, come del resto nessuno parla della pace, delle guerre e delle armi, e di che cosa l'Italia ci sta a fare al mondo.

Invece si parla di cose che non stanno né in cielo né in terra, e se in terra, illegittime e incostituzionali. Così gli uni parlano di una flat tax (un'aliquota uguale per tutti) che è esclusa in partenza perché in Costituzione (e nel buonsenso) c'è la progressività delle imposte; l'altro vuole il servizio civile obbligatorio, quando a meno che non sia una variante dell'obbligo militare (com'era in Italia ai tempi dell'obiezione di coscienza alla coscrizione obbligatoria) esso è equiparato al lavoro forzato e coatto, e come tale condannato in tutte le Convenzioni internazionali sulle libertà e i diritti; si introduce poi senza pudore il vincolo di mandato, escluso dalla Costituzione, sia mediante appositi contratti, con tanto di penale per voti in Parlamento difformi da quelli richiesti, sia mediante la "pulizia etnica" delle liste dei candidati (come l'ha chiamata il costituzionalista Massimo Villone) compilate in funzione dei futuri interessi politici del capo; e infine per chiudere le vie dei migranti, si armano confini lontani e si cede sovranità alla Libia, quando le rinunzie alla sovranità sono sì ammesse e anzi raccomandate dalla Costituzione, ma all'unico e infungibile scopo di assicurare "la pace e la giustizia fra le Nazioni", non certo per alimentarne il genocidio.

Sicché sarà difficile questa volta scegliere nel voto, che il 4 marzo dovrà essere dato soprattutto per tenere aperti gli spazi della democrazia e della Costituzione finora grazie a Dio salvaguardata, in vista di futuri pensieri e coraggiose operazioni di novità politica, economica e sociale.

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=24161

LA LINGUA SALVATA

Cerchiobottismo

Il neologismo cerchiobottismo deriva dall’espressione proverbiale italiana “un colpo al cerchio e uno alla botte”, che identifica un compromesso, un equilibrio mantenuto a fatica, senza sbilanciarsi.

Il cerchiobottismo è dunque l’atteggiamento di chi non assume mai posizioni nette, si mantiene “nel mezzo”, senza esporre giudizi e senza entrare nel merito delle situazioni, in modo da non scontentare nessuno e non esporsi a critiche.

È stato creato nell’ambito del giornalismo e il suo utilizzo è per lo più gergale.

http://www.sapere.it/sapere/dizionari/neologismi/gergo/cerchiobottismo.html

POLITICA

Papa Francesco fa campagna elettorale pro-immigrati: "Guardate i dati sugli stupri..."

12 Febbraio 2018

Papa Francesco entra a gamba tesissima nella campagna elettorale, dove quello dell'immigrazione è uno dei temi più scottanti.

"Tante volte i migranti sono sporcati dai commenti", "c'è un modo di presentare le cose che ti cambiano la verità". Così il Pontefice, in un lungo discorso a braccio ai partecipanti della Giornata mondiale di riflessione contro la Tratta di Persone.

"Alcuni mesi fa - ha aggiunto - ho visto su un giornale un titolo...Una piccola città dell'Italia, si diceva: Questa è la città dove ci sono stati più stupri quest'anno e il 40% di stupratori erano migranti.

È un modo di sporcare i migranti - ha sottolineato -. Io mi domando e l'altro 60% chi erano? Italiani...".

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13308591/papa-francesco-stupri-immigrati-italiani-campagna-elettorale.html

SCIENZE TECNOLOGIE

Nuove droghe: legali, accessibili… mortali

di Federico Cenci – 7 FEBBRAIO 2018

Ecco l’e-commerce degli stupefacenti. Locatelli (Centro Antiveleni): “Pericolosi anche a dosi basse”

Con l’avvento di internet e la diffusione dell’e-commerce, gli spacciatori di droga hanno un nuovo spietato concorrente: il web. Non più solo cocaina, eroina e marijuana, la mappa dello sballo da sostanze stupefacenti si estende nei meandri della Rete e risponde alle sigle più astruse o ai nomi più fantasiosi.

Basta un clic e una ricarica di poche decine di euro sulla carta di credito per farsi recapitare a casa una sostanza da ingerire, fumare o sniffare. Più tossiche e pericolose di quelle classiche, queste nuove droghe riescono spesso ad aggirare i divieti. Molte di loro, infatti, non si trovano ancora nella tabella ministeriale delle sostanze stupefacenti (illegali e controllate), e dunque possono essere acquistate su internet senza ostacoli.

L’inserimento di una sostanza nell’elenco di quelle illegali è lungo e complesso, ed inizia dall’attività del Centro Antiveleni (Cav) dell’Ics Maugeri Spa Società Benefit, struttura di riferimento del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio. In Terris ha intervistato il dott. Carlo Locatelli, tossicologo clinico, direttore del Cav.

Dott. Locatelli, quale attività legata alle droghe svolgete nel Centro Antiveleni che dirige alla Maugeri?

“Siamo l’unico servizio clinico aperto 24 ore su 24 per tutto l’anno che ha lo scopo, su incarico del Dipartimento Antidroghe della Presidenza del Consiglio, di identificare i casi di intossicazioni acute da nuove sostanze: l’iter che ne consegue è l’inserimento nella tabella delle sostanze controllate perché pericolose per la salute”.

Come li identificate?

“Lavoriamo in contatto con gli ospedali italiani, i quali richiedono consulenza specialistica quando arriva d’urgenza un paziente in pronto soccorso o in un reparto psichiatrico con alterazioni dovute a sostanze d’abuso. Il nostro compito è quello di stabilire, sulla base della descrizione del paziente che ci viene fatta telefonicamente, qual è la sostanza e quali sono i trattamenti cui sottoporlo. Dopo di che, nei nostri laboratori cerchiamo di identificare le sostanze che hanno causato l’intossicazione”.

Quante nuove sostanze avete individuato negli ultimi anni?

“Le nuove sostanze psicoattive attualmente note all’Agenzia europea delle droghe sono circa 750 molecole. In Italia, su circa 15mila consulenze per droghe effettuate negli ultimi anni per gli ospedali italiani, abbiamo potuto studiare con precisione circa 1.300 pazienti. Abbiamo trovato su di loro tracce di innumerevoli sostanze, vecchie e nuove, spesso combinate tra loro. Tra le nuove si conta una grossa quantità di ketamine e derivati. Poi ci sono i cannabinoidi sintetici, molecole di sintesi fatte in laboratorio che sono 50-100 volte più tossiche della marijuana. Spesso i cannabinoidi vengono assunti con leggerezza, pensando si tratti di marijuana o simile, ma le conseguenze sono devastanti”.

Anche letali?

“Consideri che l’indice di mortalità che riusciamo a stabilire attualmente ci risulta maggiore di quanto fosse per le vecchie droghe d’abuso come eroina, cocaina, ecstasy, marijuana, hashish. Del resto queste nuove sostanze sono molto più potenti e sono efficaci a dosi molto basse. Tant’è che quando non portano alla morte, possono comunque far scaturire conseguenze terribili, anche per una sola assunzione, che incidono sul sistema nervoso causando disordine patologico che non lascia più l’individuo”.

Come hanno potuto le nuove droghe diffondersi in modo così esteso?

“Anzitutto perché sono di facile reperibilità. Si comprano su internet, senza dover correre il rischio di mettersi in contatto con uno spacciatore. Arrivano in piccole buste postali direttamente nella propria cassetta delle lettere. Poi si possono ‘nascondere’. Un esempio: se uno assume marijuana e poi fa un incidente automobilistico, le tracce della sostanza vengono individuate durante le analisi in pronto soccorso. Al contrario, nel caso costui abbia assunto un cannabinoide sintetico, nelle sue urine non ne rimane traccia e non ne deve rispondere davanti alla giustizia. C’è poi un altro motivo: di queste 750 nuove droghe, molte non sono ancora catalogate, dunque non sono considerate sostanze stupefacenti e sono di libero commercio. Tradotto: potrebbero essere acquistate anche al banco del pesce, persino da un minore, senza alcun rischio legale. Ecco il motivo per cui sono così diffuse: hanno effetti superiori a quelle delle vecchie sostanze, ma non sono ancora proibite”.

Quale iter seguite per catalogare una nuova sostanza stupefacente?

“Dobbiamo dimostrare che si tratti di sostanze che fanno male alla salute, illustrando il caso in modo esaustivo e inviandolo al Consiglio superiore della sanità e al ministero della Salute, che poi si occupa di fare l’ordinanza. È un processo lungo e complesso, uguale in tutti gli Stati”.

Quanto dura?

“Fra raccolta di dati e relazione, a noi partono 1-2 mesi. Altri 4-5, mediamente, occorrono alle sedi amministrative e statali per le loro valutazioni. Ma il problema è che catalogata una nuova sostanza, ne escono altre dieci simili. Produttori e spacciatori sono più veloci di noi nel realizzare quella che ufficialmente è una nuova sostanza chimica da ricerca, ma che in realtà viene poi assunta come stupefacente da chi la acquista”.

Come arginare questo fenomeno?

“Mi chiede di trovare la soluzione a un problema che le Nazioni Unite hanno dichiarato almeno temporaneamente ingestibile nel 2013. Il punto è che sono sostanze chimiche, prodotte in modo veloce e inarrestabile in Paesi come India e Cina, il cui acquisto può essere giustificato per ragioni molteplici: ad esempio alcune di queste sostanze possono essere falsamente vendute come concime o come profumatori d’ambiente. C’è un grosso movimento di forze da parte di Unione Europea e Stati Uniti per contrastare questa nuova emergenza sanitaria, ma è un commercio che ad oggi appare incontrastabile”.

Tra i giovani dilaga l’assunzione di “spice”. Che droga è?

“È un cannabinoide sintetico, il primo ad essere messo in commercio negli ‘smart shop’ o in internet. Il primo caso che abbiamo identificato in Italia è del 2008. Ma si tratta di un nome ‘commerciale’, che appare sulla confezione, la molecola che c’è dentro varia costantemente ogni qual volta quella precedente viene catalogata da uno Stato”.

Mi sta dicendo che spesso ciò che si trova dentro le confezioni con la scritta “spice” si può acquistare in modo legale?

“Esatto, in molti casi è così. Tenga presente che le forze dell’ordine fanno un gran lavoro e molti siti vengono chiusi perché vendono sostanze stupefacenti illegali. Ma ci sono anche ‘spice’ non catalogate, pertanto acquistabili senza correre rischi”.

Chi sono i consumatori tipo delle nuove droghe?

“Tracciare un profilo non è facile. Consideri che i consumatori, basandoci solo sulla casistica ospedaliera, hanno in genere tra i 16 e i 55 anni. Purtroppo ci sono stati casi anche tra bambini e adolescenti di 10-15, ma normalmente in questa fascia d’età la sostanza più consumata è la marijuana, dunque una vecchia droga, che rappresenta ancora l’accesso al mondo delle sostanze stupefacenti”.

Legalizzare la marijuana – mi passi la metafora – significa aprire ai giovani questa porta d’accesso?

“Detto da un tossicologo, legalizzare la marijuana è l’errore più grave che si possa fare. Da un lato c’è tolleranza zero per l’assunzione di alcol da parte degli automobilisti, dall’altro c’è chi spinge per la legalizzazione della marijuana. In futuro, per paradosso, potrebbe essere fermato un automobilista che ha bevuto una birra e non uno che si è fumato una canna, malgrado quest’ultimo rappresenti un pericolo maggiore. È un paradosso. Il legislatore faccia ciò che ritiene, ma dal punto di vista sanitario siamo alla follia”.

https://www.interris.it/sociale/nuove-droghe--la-morte-corre-sul-web

STORIA

Foibe, giornata del ricordo (avvolta nel silenzio)

10 Feb 2018

Sono passati solo pochi anni da quando sui libri di scuola è stata inserita la pagina del genocidio comunista contro gli italiani di Istria e Dalmazia. Ma, per la verità, questa storia sono ancora in pochi a conoscerla. Se ne parla ancora troppo poco. Eppure, questo è il 14° anno che si celebra il Giorno del Ricordo, istituito con legge del 30 marzo 2004 per conservare la memoria delle migliaia di vittime della violenza titina e dei 350 mila italiani costretti all’esodo dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Il 10 febbraio fu la data prescelta perché il 10 febbraio 1947 venne firmato a Parigi il trattato di pace che assegnava alla Jugoslavia terre una volta italiane. Due furono i momenti di massima violenza: l’autunno 1943, dopo l’armistizio dell’8 settembre, e la primavera del 1945. Gettati vivi nelle foibe, o chiusi nei campi di concentramento e poi buttati nell’Adriatico, morirono circa 11 mila italiani.

Ma, dicevamo, tutto è ancora coperto da una coltre di silenzio. E' l'ignoranza, l'omertà, l'ostentato dissimulare rispetto al sangue versato da chi ha avuto la sola colpa di essere italiano durante la seconda guerra mondiale. Quando lo spettro del comunismo era sempre più "sano" e minacciava il mondo con le mani sporche di sangue. Ed è di sangue che i comunisti hanno riempito le foibe, ma, appunto, è ancora il silenzio a coprire quelle voragini naturali del terreno.

Non si tratta di fare ideologismi. Di fronte ad orrori di questo tipo, non ci sono giustificazioni, non ci sono ragioni politiche di fondo che tengano.

C’è un fatto, un genocidio appunto, che, a prescindere dal colore, va condannato in quanto tale, senza se e senza ma, per insegnare a tutti, soprattutto ai più giovani, che uccidere è sempre un male.

E soprattutto che non esistono idee o pseudo ragioni in nome delle quali si ha il diritto di arrogarsi un potere sulla vita altrui che non lo si avrà mai.

https://www.loccidentale.it/articoli/146504/foibe-giornata-del-ricordo-avvolta-nel-silenzio

Lutto nel mondo della cultura: è morto a 88 anni lo storico Giuseppe Galasso

Lunedì 12 Febbraio 2018

https://www.ilmattino.it/photos/THUMB/39/24/3543924_g1.jpg.pagespeed.ce.amT9x4vZfz.jpgGiuseppe Galasso, la fotostoria (Archivio Il Mattino)

S'è spento all'età di 88 anni Giuseppe Galasso, il celebre storico, giornalista, politico e professore universitario, oggi docente di storia moderna all'università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Ordinario di storia medievale e moderna all'Università Federico II dal 1966, è stato preside della facoltà di Lettere e filosofia dal 1972 al 1979. «Ho fatto lo sguattero, il facchino e l’aiutante dei militari francesi e americani... Ho iniziato a studiare nella Biblioteca Circolante di via Latilla, quando abitavo a Montesanto. Qui iniziai a formare una biblioteca tutta mia, con trecento volumi che custodivo in una cassapanca. Questa però fu attaccata da animalacci e quei volumi andarono quasi del tutto perduti...», così si raccontava in un’intervista all'allievo Aurelio Musi pubblicata nella «Nuova rivista storica» all'alba dell'88esimo compleanno.
Personalità di spicco del Novecento, già editorialista deIl Mattino, il Corriere della Sera, La Stampa e L'Espresso, Galasso è stato presidente della Società napoletana di storia patria dal 1980, presidente della Biennale di Venezia dal dicembre 1978 al marzo 1983 e presidente della Società Europea di Cultura dal 1982 al 1988. Dal 1977 era socio dell'Accademia dei Lincei.
Più volte consigliere comunale a Napoli sotto l'egida del Partito Repubblicano Italiano, nel 1975 fu incaricato sindaco ma rinunciò all'incarico perché impossibilitato a costituire una giunta. Fu deputato in tre legislature, dal 1983 al 1994, e dal 1983 al 1987 fu sottosegretario al ministero dei Beni culturali e ambientali nel primo e secondo governo Craxi. Dal 1988 al 1991, prima con De Mita e poi con Andreotti premier, fu sottosegretario al ministero per l'Intervento Straordinario nel Mezzogiorno.

 

https://www.ilmattino.it/napoli/cultura/morto_storico_giuseppe_galasso-3543585.html

Addio a Giuseppe Galasso, sua la prima legge sull'ambiente

Pubblicato il: 12/02/2018 14:57

Nato a Napoli nel 1929, si è spento all'età di 88 anni Giuseppe Galasso, storico, giornalista, politico e professore universitario. Ma anche il padre della prima legge italiana di tutela ambientale e difensore delle bellezze paesaggistiche e naturali del nostro Paese. "Se oggi una parte del paesaggio del nostro Paese si è salvato da cemento e speculazione, lo dobbiamo proprio alla legge Galasso che dall’8 agosto del 1985 ha costituito il primo innovativo e allora più importante strumento di tutela ambientale del nostro ordinamento", ricorda il Wwf.

A ricordarlo, anche il presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci: “Ci lascia Giuseppe Galasso, un grande intellettuale che merita di essere ricordato anche per una delle prime e più importanti leggi a tutela dell’ambiente e del paesaggio nel nostro Paese. Purtroppo ancora largamente inapplicata”, sottolinea.

L’intuizione normativa di Galasso fu di allargare il concetto di 'paesaggio' includendo non solo gli aspetti estetici e culturali, e quindi le bellezze panoramiche, ma anche i beni naturali in quanto componenti essenziali e inscindibili di queste. Una norma che entrò in vigore proprio grazie alla determinazione del suo ideatore. In qualità di sottosegretario di Stato ai Beni culturali, Galasso adottò un decreto di vincolo paesaggistico e divieto assoluto di edificazione in una fascia di 300 metri dalla riva del mare e dei laghi e di 150 metri da fiumi e torrenti, dei boschi, dell'alta montagna (oltre i 1.600 metri per le Alpi e 1.200 per gli Appennini), di tutti i beni collettivi gravati da uso civico.

Galasso non si arrese nemmeno di fronte alla sospensione del decreto da parte del Tribunale amministrativo: ottenne dal governo un decreto legge che, una volta convertito, divenne per tutti la “Legge Galasso”, oggi inserita nel Codice dei Beni culturali e del paesaggio (Dlgs 42/2004).

La legge Galasso "costituì un fondamentale elemento di garanzia per il Bel Paese e un importantissimo strumento di riferimento per quanti, come il Wwf, in sede di pianificazione o in sede giudiziaria hanno difeso e difendono i valori ambientali e naturalistici oltre che quelli storici e culturali. Con la scomparsa di Giuseppe Galasso - conclude il Wwf - il nostro Paese perde un esempio della buona politica".

http://www.adnkronos.com/sostenibilita/in-pubblico/2018/02/12/addio-giuseppe-galasso-sua-prima-legge-italiana-tutela-ambientale_HwrUdaEghs0saFVsZjVVYP.html

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