RASSEGNA STAMPA 9 FEBBRAIO 2018

A cura di Manlio Lo Presti

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Esergo

Nessuno più dello sciocco si crede in diritto di gabbare le persone d’ingegno.

(La Rochefoucauld)

In: Moralisti francesi, Garzanti, 1943, pag. 89

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EVENTO

SOMMARIO

Come Facebook si infiltrerà nelle elezioni nazionali e dominerà il mondo in meno di 10 anni, a meno che non si dica basta 1

La nuova ipocrisia di regime se la prende anche con l'arte 1

SE I VERI EXTRA-COMUNITARI SONO I NOSTRI FIGLI. E NOI. 1

Procuratore generale, “Italia paradiso per delinquenti stranieri” 1

Gli intellò mettono il bavaglio al filosofo “di destra” 1

Governo crea la polizia del web: Gay, Islamici e Soros ti guardano 1

POLITICAMENTE CORRETTO COME PSICOPOLIZIA SUGGESTIONARE, SORVEGLIARE, CENSURARE, PUNIRE 1

10mila rifugiati in edifici occupati e ghetti. Medici senza Frontiere: 47 "insediamenti informali"

I keynesiani che spianano il Turchino 1

LA CORTE COSTITUENTE PER IMPLICITO: IL SOSTITUTO A UNA COSTITUZIONE NON VOLUTA (dai popoli) 1

Quei dinosauri chiamati banche 1

Buemi: «Dell’Utri non uscirà: spesso i magistrati sono ostaggio dei giustizialisti» 1

Amazon, con lo scanner palmare il controllo sui lavoratori c'è già 1

Abbarbicare 1

La fine della politica 1

Mattarella, “No ad un ritorno alla sovranità nazionale”. È bufera: “Parla contro la Costituzione” 1

IN EVIDENZA

Come Facebook si infiltrerà nelle elezioni nazionali e dominerà il mondo in meno di 10 anni, a meno che non si dica basta

8 febbraio 2018 DI NAFEEZ AHMED

medium.com

Cosa hanno in comune la NATO, gli appaltatori militari privati, i colossi produttori di armi, i commercianti di vino, l’NSA, Trump, i magnati britannici dell’edilizia, gli oligarchi russi e Big Oil? Il più grande social network al mondo.

Assistenza editoriale di Andrew Markell e Gunther Sonnenfeld

Pubblicato per lanciare la nuova piattaforma beta per INSURGE intelligence, una piattaforma giornalistica finanziata dal crowdfunding per Open Inquiry e un’azione coordinata al servizio delle persone e del pianeta. Diventate titolari della rivoluzione dei media.

Immaginatevi un mondo in cui tutti hanno rinunciato alla propria libertà, volontariamente, in cambio della possibilità di appartenere a un network dagli effetti deleteri che, anziché arricchire le proprie vite, ha tratto profitto dalla degradazione del dialogo sociale, dalla polarizzazione delle comunità e dalla manipolazione delle loro menti.

Non vi verrebbe da chiedervi cosa c’è che non va in queste persone?

Certo che sì. Eppure, questo è il mondo nel quale state per vivere, proprio ora. A meno che voi non facciate qualcosa al riguardo.

Questa notizia è un incitamento all’azione. Un invito rivolto ai cittadini, ai tecnologi, ai filantropi, ai giornalisti e non solo, al fine di interrompere il nostro attuale percorso verso un futuro distopico e monoculturale. Come tale, viene sperimentata una nuova forma di narrativa giornalistica chiamata Open Inquiry, che mira a compensare l’indagine sul potere con l’individuazione di soluzioni e alternative.

Facebook è sulla buona strada per diventare più potente della National Security Agency – così dice un consulente senior della comunità di intelligence militare statunitense che ha predetto l’incremento dell’intelligenza artificiale e della guerra robotica. In meno di un decennio, la crescita di Facebook significherà potenzialmente la capacità di monitorare quasi tutti sul pianeta. Questo renderà l’azienda più potente di qualsiasi altro appaltatore governativo a livello mondiale.

Questa prospettiva ha pericolose conseguenze per la democrazia. Sempre più prove rivelano che il modello di business più redditizio di Facebook è la sua esternalizzazione, come un canale per la guerra psicologica, a qualsiasi terza parte che vuole influenzare le convinzioni e i comportamenti dei cittadini.

Parti chiave di questa storia sono rimaste finora taciute. Avete sentito la notizia dell’uso dell’attività di profiling di Facebook da parte di Cambridge Analytica per influenzare le campagne elettorali su entrambe le sponde dell’Atlantico. Avete sentito come la Russia abbia legami curiosi con alcune di queste figure rilevanti, anche se ha tentato di giocare d’azzardo con Facebook per combattere la ‘guerra ibrida’.

Tutto ciò suggerisce che una congrega di estrema destra ha usato i Big Data per dirottare i processi democratici statunitensi, britannici ed europei.

Ma questa non è tutta la storia. INSURGE intelligence si fa strada in una rete di connessioni tra i dirigenti di Cambridge Analytica, i dipendenti senior e le associate, gettando nuova luce sullo sviluppo del modus operandi dell’azienda,nelle viscere più segrete del sistema di sicurezza nazionale del governo britannico.

Riveliamo per la prima volta le vaste interconnessioni della società con potenti interessi politici ed economici anglo-americani; il complesso di sicurezza nazionale della NATO; le agenzie di intelligence militare; gli appaltatori militari privati accusati di attività illecita e incompetenza; l’industria globale dei combustibili fossili e un’oligarchia finanziaria britannica pro-Tory con massicci investimenti nei mercati immobiliari britannici e russi. Piuttosto che rappresentare una grande cospirazione, questi network interdipendenti ci garantiscono uno spiraglio sulla convergenza strutturale del potere in cui operano.

SCL Group, l’azienda ombrello britannica di Cambridge Analytica, è un ex appaltatore del Ministero della Difesa britannico che deteneva l’accesso a informazioni classificate. La nostra indagine rivela che l’azienda continua ad avere legami simbiotici con il Foreign Office britannico, il quale vuole sfruttare ufficialmente il successo dell’azienda nell’aver coadiuvato la campagna elettorale di Trump per gli obiettivi di politica estera del Regno Unito.

Mark Turnbull, che dirige SCL Elections, la società controllata responsabile per il lavoro aziendale relativo alle elezioni, è un ex consulente di Bell Pottinger che ha supervisionato le attività di influenza del Pentagono in Iraq, una delle quali è stata la produzione di filmati falsi di al-Qaeda.

Lo stesso Turnbull aveva fondato Aethos, la divisione ʽcomunicazioni strategicheʼ di Aegis Defense Services, il gigante appaltatore militare britannico rilevato dalla società canadese ancora più grande, Garda World. Queste aziende, insieme, hanno generato significative polemiche sul trattamento dei civili in Iraq, sul reclutamento di bambini-soldato in Sierra Leone e sull’ “incompetenza tattica” in Afghanistan, per citare solo alcune questioni.

Gli amministratori di SCL Group detengono interessi commerciali diretti in una serie di società coinvolte in due importanti settori: il commercio delle armi e della difesa e l’industria globale del petrolio e del gas. Il protagonista chiave è Julian Wheatland, Presidente di SCL Group, che è un dirigente di Hatton International, un’oscura società specializzata in servizi “Defense offset”(1) a forze armate private e aziende aerospaziali; e un ex dirigente di un’associata di Hatton, Phi Energy Group, che ha lavorato con alcune delle principali grandi aziende petrolifere del mondo.

Altri dirigenti di SCL Group hanno partnership di affari con potenti interessi finanziari pro-Tory, alcuni dei quali legati alla campagna per la Brexit. Il principale tra loro è Hanson Asset Management, il lascito del defunto magnate degli affari thatcheriano, Lord Hanson. Patrick Teroerde, co-fondatore di Hanson Asset Management, è stato uno dei primi dirigenti – apparentemente un dirigente co-fondatore – della società controllata SCL Elections, che secondo quanto riferito avrebbe coadiuvato Vote Leave. Il sostituto di Lord Hanson al suo gruppo anti-UE “Business in Sterling”, Dominic Cummings, era il direttore della campagna Vote Leave.

Un altro dirigente di SCL Group, Roger Gabb, condivide una società di investimenti immobiliari con un certo numero di magnati immobiliari britannici, tra cui il miliardario Anton Bilton e Bimaljit Singh Sandhu; entrambi fanno investimenti in modo massiccio nei mercati immobiliari britannici e russi, per mezzo della società Raven Russia – che esprime interesse esplicito ad aprire la Russia agli investitori stranieri. Raven Russia nega di conoscere Gabb o qualsiasi cosa su SCL Group.

SCL Group non ha solo giocato d’azzardo con Facebook per coadiuvare l’elezione di Donald Trump e, a quanto pare, la campagna per la Brexit; ma ha anche ricevuto 1 milione di dollari (canadesi) per sostenere le operazioni di influenza della NATO nell’Europa orientale e in Ucraina, prendendo di mira la Russia.

E mentre l’azienda non ha più contratti con il Ministero della Difesa, ha raccolto diversi contratti del Dipartimento di Stato per operazioni di influenza globale, ne sta perseguendo numerosi altri in tutto il governo federale degli Stati Uniti e mantiene stretti legami con il Foreign Office britannico.

All’inizio del 2017, l’FCO (n.d.t. Foreign and Commonwealth Office) ha convocato una conferenza a porte chiuse su come il governo potrebbe sfruttare al meglio i Big Data per i suoi obiettivi di politica estera, invitando Turnbull e il suo principale analista dei dati a parlare dell’operato di Cambridge Analytica, a sostegno della campagna elettorale di Trump. L’FCO ha rifiutato di chiarire quanto il gioco d’azzardo con Facebook per influenzare il voto americano fosse rilevante per il programma diplomatico estero del governo britannico.

ASSIOMA: In breve, lungi dal rappresentare uno sforzo per dirottare la democrazia dall’esterno, scopriamo che la gamma di interessi associati all’azienda è incorporata nelle strutture più consolidate del complesso industriale militare britannico-statunitense: un complesso che sta diventando sempre più radicato, dal momento che esso trova nuovi modi per utilizzare il più grande social network al mondo per manipolare l’opinione pubblica. 

OPINIONE: Tutto ciò riporta a come Facebook ha svolto un ruolo chiave nel consentire e trarre profitto dalle operazioni di influenza psicologica e comportamentale da parte di gruppi di interesse in competizione – una traiettoria che potrebbe rendere la piattaforma una minaccia più insidiosa per la democrazia, rispetto a uno qualsiasi di quegli interessi.

AZIONE: Una traiettoria che faccia intendere che l’unica via d’uscita è costruire alternative a Facebook che offrano nuovi approcci alle informazioni.

Ora anche alcuni dei creatori di Facebook stanno riconoscendo gli impatti deleteri della piattaforma. L’operatore di venture capital Chamath Palihapitiya, ex capo del reparto dell’incremento utenti di Facebook, riconosce la sua “straordinaria colpa” per come la piattaforma ha “creato strumenti che stanno lacerando il tessuto sociale, per quanto riguarda il funzionamento di una società”.

L’ex Presidente di Facebook, Sean Parker, esprime allarme su ciò che il social network sta “facendo al cervello dei nostri figli”, sulla base di un “social-validation feedback loop”(2) progettato per “consumare il più possibile il proprio tempo e l’attenzione consapevole”.

Facebook si sta rapidamente muovendo per sfruttare queste tecniche di manipolazione della psiche umana, per influenzare tutto ciò che facciamo – e potenzialmente anche per influenzare le nostre scelte politiche – il tutto per massimizzare i propri profitti.

Se non viene fatto nulla per interrompere la traiettoria globale di Facebook, il suo controllo sulla nostra vita potrebbe essere inarrestabile.

Eppure, questa stessa traiettoria rivela che Facebook non è il problema. Facebook è semplicemente l’espressione di un accordo collettivo per la società. I miliardi di persone su Facebook sono più che disposti a barattare la loro privacy, la loro libertà e il loro diritto a informazioni veritiere, in cambio della ‘connessione’ che percepiscono quando utilizzano la piattaforma.

Facebook è l’espressione di un problema più profondo: finché le persone trarranno guadagno da un sistema che non solo rende possibili i Facebook di tutto il mondo, ma li incoraggia; finché le persone sono disposte a consegnare le chiavi di tutta la loro vita, senza nulla di sostanziale in cambio oltre alla condivisione di foto, messaggistica diretta e gruppi di Facebook, non cambierà nulla.

Allora, che aspetto ha il mondo se Zuckerberg possiede la vostra mente e modella il vostro comportamento? Una sfera pubblica prosperosa e ben informata, da cui dipende una democrazia, è resa sempre più impotente. Al posto del sano dialogo, della logica e dei fatti, siamo lacerati da divisioni furenti, ideologie, sistemi di credenze incoerenti, apatia, rabbia e rassegnazione.

La già scarsa responsabilità delle nostre istituzioni pubbliche viene sempre più indebolita, sostituita invece dalla capacità manipolatoria di chi controlla i Big Data di cui non deve rendere conto a nessuno.

Zuckerberg e i suoi luogotenenti siedono in cima a un meta – governo onnicomprensivo e non eletto, su cui gli Stati nazionali diventano irrevocabilmente dipendenti per servizi di informazione cruciali, incentrati sull’influenza delle nostre decisioni.

I nostri figli vivono in un mondo in cui la sorveglianza totale è del tutto normale; dove informazioni accurate, dialogo e dissenso vengono sostituiti con un linguaggio mirato e tecnologie sempre più sofisticate per manipolare la psiche umana.

E per cosa esattamente? Per far sì che pochi uomini e poche donne potessero diventare favolosamente ricchi? Per far sì che si potesse godere di momenti intimi di condivisione con i vostri amici di 20 anni fa delle scuole superiori?  Per far sì che la vostra azienda potesse guadagnare dieci dollari in più sul prodotto immesso sul mercato?

Il sogno di Mark Zuckerberg non deve diventare l’incubo di tutti gli altri. Ma ci vorrà molto di più che fare qualcosa di approssimativo e dichiarazioni pubbliche di contrizione.

Quindi dobbiamo chiederci: come appare il mondo se la gente guadagna?

Facebook può essere bloccato. Ma non può essere fermato a meno che non ci sia qualcos’altro al quale connettersi. Non può essere superato se non siamo disposti ad accettare che la diffusa apatia e rassegnazione che circonda l’apparente inevitabilità della supremazia globale di Facebook è la conquista più grande, eppure immeritata, di Zuckerberg.

L’unico modo per liberarci da questa condizione inspiegabile è scrollarci di dosso la rassegnazione; non è reale. La vostra volontà di essere pericolosamente creativi e liberi è reale. La vostra atavica e intramontabile responsabilità di lasciare un mondo migliore per i vostri figli è reale.

Quindi, la domanda è: come inneschiamo qualcosa di più potente della responsabilità e delle parole convincenti di cautela? Come costruiamo effettivamente qualcosa che releghi tutto ciò che rappresenta Facebook – massiccia forza di monopolio, furto di dati, manipolazione psicologica e il diffuso sacrificio della libertà umana sull’altare dell’accumulo di denaro – in una nota a piè di pagina della storia?

Lasciate tutto, sì nel vero senso della parola, lasciate tutto e sostenete la costruzione di alternative al futuro che Zuckerberg e i suoi colleghi si stanno impegnando a costruire per voi. Queste alternative si fonderanno su un orientamento fondamentalmente diverso: alternative che riguardano il decentramento e la ridistribuzione dell’accesso alle risorse; miglioramento del modo in cui ci accostiamo alle informazioni e promozione di metodi generativi di interazione vicendevole.

Questa notizia rivela la mentalità e la forza del vostro avversario. L’intervallo temporale per la contromossa si sta rapidamente esaurendo.

Più grande dell’NSA

Facebook diventerà, in meno di dieci anni, il “più potente appaltatore governativo” al mondo.

La previsione è stata fatta da John Robb, ex agente segreto antiterrorismo dell’US Special Operations Command e consigliere, di lunga data, dell’intelligence militare statunitense sul futuro della guerra per agenzie come l’NSA e la CIA. Nel 2016, Robb è stato consulente speciale del Capo di Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti per il futuro dell’intelligenza artificiale e della guerra robotica.

Con i post sul suo blog Global Guerrillas, acclamato dal New York Times, Robb ha spiegato che dato l’attuale tasso di crescita di Facebook, la piattaforma di social network – che attualmente ha 2 miliardi di utenti mensili – raggiungerà il massimo storico di 3,5 miliardi di utenti mensili entro il 2025 – abbastanza da avere un “diagramma sociale completo” dell’intera popolazione sul pianeta.

Con così tante persone sotto il suo radar, oltre la metà dei 6,5 miliardi di persone che vivono al di fuori di Russia e Cina, Facebook avrà la capacità di accedere efficacemente alle informazioni su quasi tutta la popolazione umana.

Dalle parole di Robb:

“Si tratta di un network abbastanza grande e che è penetrato nel profondo da creare un censimento globale che può ‘osservare’ quasi tutti sul pianeta, anche se non hanno un account Facebook.”

OPINIONE: i riferimenti sociali di localizzazione, assieme alle immagini di collaboratori, amici e familiari consentirebbero effettivamente l’accesso a Facebook, al resto della popolazione che non è su Facebook.

Ciò “consentirà il tracciamento in tempo reale per quasi tutti gli utenti del pianeta, utilizzando i dati GPS dello smartphone e le informazioni secondarie” tra cui immagini, link postati e i “like”. E questo, a sua volta, permetterà a Facebook di “creare il più grande database di micro-targeting sulla terra”, pieno di dettagli intimi sugli interessi di miliardi di persone.

OPINIONE: In sostanza, questo significa che le potenzialità di sorveglianza di massa di Facebook saranno ancora più potenti di quelle dell’NSA.

Dalle parole di John Robb:

“Facebook ora ha la capacità di offrire servizi della portata dell’NSA, con dati migliori, alle nazioni di tutto il mondo.”

Facebook ha negato in modo inequivocabile le previsioni di Robb. Un portavoce ha dichiarato: “Le agenzie d’intelligence possiedono autorità e capacità legali completamente diverse dalle società del settore privato, quindi questo confronto è falso. Le nostre operazioni e le nostre pratiche sono soggette a una specifica supervisione normativa.”

Il Grande Fratello diventa globale: benvenuti al meta-governo

Il problema è stato ben espresso da Alexis Wichowski, ex funzionaria del Dipartimento di Stato, specializzata in diplomazia digitale. Con la base di utenti di Facebook che ora comprende letteralmente un quarto della popolazione globale, dice, in effetti è diventato uno ʽstato-reteʼ, per via del suo accesso di massa.

OPINIONE: Facebook, tuttavia, si trova in una posizione unica per diventare il principale fornitore di servizi globali di attività di informazione per i governi mondiali, siano essi democratici, autocratici, o una via di mezzo.

In un’intervista esclusiva a INSURGE, Robb ha spiegato che questo accesso senza precedenti alle dinamiche della popolazione globale renderà Facebook il go-to contractor per servizi di sorveglianza totale, censura e antiterrorismo per i governi di tutto il mondo:

“Il governo degli Stati Uniti si rende conto che Facebook ha più dati e di migliore qualità, rispetto a quelli di cui dispone e può fare molto di più in termini di potenzialità, in particolare per quanto riguarda i cittadini statunitensi. Semplicemente non può tenere il passo, quindi l’unica alternativa – la Cina sta facendo la stessa cosa – è costringere la piattaforma a diventare propria collaboratrice”.

Mentre la pubblicità del settore privato sarà una fonte primaria di profitti per la piattaforma, il successo di Facebook dipenderà dalla possibilità di evitare le norme governative. Offrendo i propri servizi essenziali di sicurezza e sorveglianza ai governi, Robb ha dichiarato: “Facebook eviterà le norme che limiteranno la sua capacità di fare soldi”.

John Robb prevede inoltre che Facebook fornirà ai governi un maggiore potenziale nell’”identificare chiunque facendo uso di Intelligenze Artificiali per il riconoscimento facciale … e quindi tracciare i loro movimenti a livello globale”.

La tecnologia è già in fase di sviluppo, con Facebook che attualmente si concentra sugli strumenti di riconoscimento facciale da utilizzare con le fotocamere nei negozi di fascia medio alta. Gli strumenti dovrebbero valutare le emozioni dei clienti e i profili comportamentali mediante il meccanismo di crowd-scanning per le espressioni facciali, e trasmettere le informazioni ai manager e ai commessi.

OPINIONE: La piattaforma sarà anche in grado di “limitare le conversazioni interne che trattano di politica a quelle approvate dal governo”, nonché “limitare le fonti ai canali approvati, impedire la discussione di argomenti vietati e indirizzare le conversazioni in modo sottile”.

Infine, ha aggiunto Robb, Facebook periodicamente “sbircerà le conversazioni private e farà l’analisi del network per identificare potenziali estremisti. Inoltre, saboterà o interverrà attivamente nei network di reclutamento di terroristi ed estremisti per danneggiare la loro efficacia nell’assicurare reclute”.

Un problema qui è che le definizioni relative al “potenziale” estremista, per non parlare dell’estremismo stesso, sono così vaghe da essere quasi inutili. Come ho già riportato per The Guardian, il Pentagono ha precedenti infausti nell’equiparare l’estremismo a qualsiasi forma di attivismo politico, critico nei confronti del governo.

Il portavoce di Facebook ha negato che la società potrebbe diventare così potente, notando che il principale appaltatore del governo americano, nell’anno fiscale 2016, “era Lockheed Martin per un valore di quasi 44 miliardi di dollari”.

Ma l’appunto di John Robb non era che Facebook sarebbe diventato il più redditizio appaltatore, ma il più “poderoso” in termini di potenzialità di influenzare le popolazioni in generale.

Scappatoia della sorveglianza di parte terza

ASSIOMA: I confini tra l’uso amministrativo e l’uso privato di Facebook per manipolare i comportamenti della popolazione sono sempre più indistinti.

Mentre Facebook ha rivendicato l’opposizione alla sorveglianza del governo, la condotta effettiva della piattaforma suggerisce il contrario.

John Robb ha descritto Facebook come “abbastanza obbediente” alle richieste di dati da parte del governo, e mi ha detto che la società non ha solo un’unità antiterrorismo, ma una “divisione di sorveglianza e censura” che sta “crescendo rapidamente”.

Non c’è da stupirsi che la società abbia combattuto attivamente negli Stati Uniti contro le leggi sulla privacy per il riconoscimento biometrico.

All’inizio del 2017, Facebook ha annunciato una linea di condotta per impedire agli sviluppatori di utilizzare i dati di Facebook per creare applicazioni per la sorveglianza. L’annuncio è arrivato dopo le rivelazioni, secondo cui i dipartimenti di polizia degli Stati Uniti avevano ottenuto un accesso speciale ai social network per rintracciare manifestanti.

Passata inosservata a quel tempo, la linea di condotta reale di Facebook per gli sviluppatori fornisce una scappatoia legale che potrebbe garantire alle agenzie governative e di polizia una via indiretta per arrivare al grado di sorveglianza di Facebook, firmando un accordo di riservatezza con un intermediario di parte terza:

“Mantenete privata la vostra chiave segreta e i token d’accesso. Potete condividerli con un operatore che agisce per far funzionare la vostra app, se viene firmato un accordo di riservatezza. Se usate servizi partner, fate loro firmare un contratto per proteggere le informazioni che avete ottenuto da noi, limitateli nell’uso di tali informazioni e mantenetele riservate.”

OPINIONE: Questa scappatoia apre potenzialmente le porte alle autorità pubbliche affinché utilizzino società terze per raggiungere esattamente gli stessi obiettivi di sorveglianza, all’insegna della riservatezza.

 Secondo Facebook, questo non è un problema: “Se le aziende stanno fornendo l’accesso ai nostri API (N.d.T. application programming interface, in italiano interfaccia di programmazione di un’applicazione)per la sorveglianza, ciò sarebbe contrario alle nostre norme. Questa non è una scappatoia. Se veniamo a conoscenza di comportamenti di violazione, adotteremo con lo sviluppatore l’azione appropriata, che può includere la rimozione dell’accesso.”

Il portavoce non è riuscito a spiegare in che modo Facebook sarebbe venuto a conoscenza di un simile comportamento di violazione, se la loro linea di condotta impedisce loro di uscire allo scoperto, perché soggetti a un protocollo di riservatezza.

La (Cyber) guerra è un giro losco

Non c’è da stupirsi, quindi, che Facebook sia diventato un campo di battaglia per le informazioni tra i governi.

Invece di corrotti trafficanti di armi che vendono armi a parti in guerra, Facebook vende strumenti di informazione ai governi su lati opposti di campi di battaglia fisici molto reali.

Il portavoce di Facebook mi ha detto che questa caratterizzazione della piattaforma è “un fondamentale fraintendimento del nostro business. Dei sei milioni di inserzionisti su Facebook, la maggior parte sono piccole e medie imprese. La pubblicità politica rappresenta solo una piccola parte del nostro business”.

Tuttavia, ciò non toglie che, nonostante la spesa politica non sia nemmeno una delle 10 migliori pubblicità con prospettiva verticale per Facebook, la società continua a incoraggiare attivamente l’opposizione ai governi e le campagne politiche a utilizzare la propria piattaforma per influenzare gli elettorati – con conseguenze altamente controverse.

E come mi ha detto John Robb, un addetto ai lavori presso il Pentagono, uno dei lati positivi più importanti, su cui Facebook fa affidamento, è aprire la porta alle attività di influenza con le quali il governo sta avendo accesso alle vaste popolazioni nazionali di quelle amministrazioni.

Finora, un totale di circa 200.000 dollari nella spesa pubblicitaria su Facebook, per le elezioni negli Stati Uniti, è stato attribuito a fonti russe. Ciò non è paragonabile alle campagne pubblicitarie di Facebook, mettendo insieme le campagne elettorali di Trump e Clinton: un enorme somma di 81 milioni di dollari secondo il consigliere generale di Facebook, Colin Stretch, alle udienze del Senate Intelligence Committee.

La Russia ha ricevuto numerose critiche per l’utilizzo di piattaforme come Facebook per promuovere “fake news”. Ma la vasta scala del programma pubblicitario globale di Facebook del Dipartimento di Stato americano parla da sé.

Un’analisi dei registri delle spese federali mostra che per le campagne di informazione americane nel 2010-2011 e nel 2015-2016 sono stati spesi 59.541 dollari in annunci indirizzati a parlanti Russo. Questo faceva parte di un impulso alla spesa in pubblicità di Facebook da 1,6 milioni di dollari per otto anni, da parte del Dipartimento di Stato, di Voice of America e della US Agency for International Development (USAID).

Altri Paesi presi di mira da queste campagne di influenza di Facebook comprendevano Indonesia (136.217 dollari), Pakistan (127.684 dollari), Iran (87.381 dollari), Afghanistan (61.176 dollari), nonché le ex repubbliche sovietiche dell’Armenia (33.187 dollari), Uzbekistan (19.275 dollari) e Georgia (40.100 dollari).

Questi annunci si concentrano sulla promozione delle “iniziative diplomatiche” degli Stati Uniti e spingono i lettori verso fonti di notizie filoamericane come Voice of America, sponsorizzato da Washington.

Gli acquirenti di pubblicità su Facebook sono in grado di indirizzare gli annunci con estrema precisione, a causa della grande quantità di dati detenuti da Facebook sugli utenti. Sia che usiate il telefono o il computer, Facebook raccoglie informazioni su tutto ciò che i suoi utenti fanno online, a meno che non si disconnettano dalla piattaforma.

ASSIOMA: Moria Whelan, ex Vicesegretario aggiunto per la strategia digitale presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, afferma che il Dipartimento di Stato americano raggiunge ogni giorno 30 milioni di persone tramite Facebook, spesso con supporto diretto sotto forma di addestramento e strumenti.

Dalle parole di Whelan: “[Facebook] è uno dei mezzi più utili e redditizi del potere americano e che si fa promotore delle nostre idee. Ogni ambasciata americana nel mondo ha un account – più probabilmente account multipli. Non siamo soli … Quasi tutti i governi stranieri – salvo una manciata – hanno una presenza su Facebook e le loro ambasciate usano Facebook come fonte primaria per comunicare … Facebook era un partner disponibile in modo da superare le altre piattaforme. Il team di Facebook si è innovato in modo rilevante per i professionisti della diplomazia pubblica, mentre altri siti di social media no: hanno creato corsi di formazione e sviluppato strumenti che hanno semplificato le nostre vite”.

OPINIONE: In altre parole, la relazione tra i governi e Facebook per le attività di influenza globale è sempre più simbiotica. I governi vogliono influenzare le persone. E sono disposti a pagare Facebook profumatamente per aiutarli a farlo.

Censura

Facebook “è stato costituito per realizzare una missione sociale – per rendere il mondo più aperto e connesso”, ha scritto nel 2012 il co-fondatore Mark Zuckerberg nel documento archiviato di dichiarazione S-1(3) della società.

“La nostra nuova mission è avvicinare sempre più il mondo”, ha detto alla CNN Tech nell’estate del 2017.

Eppure, la volontà di Facebook di trarre profitto dalla guerra dell’informazione globale ha già portato la piattaforma a forme dirette di censura per gli Stati autoritari.

Per quanto riguarda la Turchia, Facebook ha – secondo quanto riferito sotto la pressione del governo turco – cancellato gli account Facebook di persone che esprimono solidarietà con Rojava, una provincia autonoma curda nel nord della Siria che svolge un ruolo di primo piano nel respingere l’ISIS.

Facebook censura sistematicamente i commenti di chi è critico nei confronti del governo in India, Pakistan e Marocco.

Facebook collabora con il governo israeliano per censurare i gruppi palestinesi sulla base della sua regola di moderazione, secondo cui “qualsiasi organizzazione che si dedichi principalmente a intimidire una popolazione, un governo o faccia uso di violenza per opporsi all’occupazione di uno Stato internazionalmente riconosciuto” non può essere in ogni caso lodata, supportata o rappresentata.

Facebook ha, secondo fonti Facebook che hanno parlato con il New York Times, realizzato un software che potrebbe potenzialmente soddisfare le richieste di censura in Cina.

Facebook sta persino addolcendo orrendi crimini contro l’umanità, pulizia etnica e atti di genocidio in Myanmar (Birmania), cancellando massicciamente post degli attivisti per i Rohingya, che documentano la violenza contro i loro uomini, donne e bambini.

Ma Facebook ha negato di operare in un’alleanza efficace con Stati repressivi e autocratici: “Valutiamo i report basati sui nostri Community Standards(4). Pubblichiamo anche informazioni a livello nazionale nel nostro Rapporto sulla trasparenza, relativo alle restrizioni sui contenuti basate su violazioni della legge locale.”

Operazioni psicologiche ed elezioni

Gli usi più insidiosi di Facebook sono emersi in relazione alla società di estrazione dati Cambridge Analytica, affiliata americana di SCL Elections – una controllata della società britannica, Strategic Communications Laboratory Group, ora nota semplicemente come SCL Group.

Cambridge Analytica utilizza l’intelligenza artificiale e le tecniche di propaganda psicologica, perfezionate durante gli interventi militari USA-Britannici per influenzare le popolazioni straniere. Queste tecniche hanno agevolato la campagna elettorale di Donald Trump, e stanno emergendo prove convincenti del loro uso durante il referendum sul ruolo della Gran Bretagna nell’Unione Europea.

I dettagli sono ora abbastanza risaputi. L’azienda vantava di avere accesso ai profili psicologici di 220 milioni di cittadini americani, basati su set di dati compilati da Facebook.

Questi dati sono stati ulteriormente integrati con dati relativi agli elettori, ottenuti con l’attività pubblicitaria e utilizzati per indirizzare le persone con annunci Facebook “su misura”, accuratamente calibrati per far pressione sulle loro emozioni.

Gli analisti dei dati non sono d’accordo sull’efficacia di queste tecniche – non c’è modo di verificarne l’impatto, in quanto i modelli utilizzati non sono pubblici, ma detenuti privatamente da SCL Group e dalle sue controllate.

Nel frattempo, sono state smascherate alcune delle straordinarie connessioni politiche dell’azienda dei dati. Uno dei principali finanziatori della Cambridge Analytica, ad esempio, era l’informatico miliardario Robert Mercer, il più grande donatore della campagna elettorale di Donald Trump. Mercer deteneva una partecipazione in Breitbart News, allora diretto da Steve Bannon – che sedeva nel consiglio d’amministrazione di Cambridge Analytica come Vicepresidente, prima di diventare il capo stratega di Trump alla Casa Bianca. Mercer aveva, a quanto si dice, sollecitato Cambridge Analytica a fornire supporto per la campagna elettorale per la Brexit.

Linea diretta con lo Stato profondo

Eppure, questo è solo un quadro parziale di una rete molto più ampia di connessioni istituzionali. Le informazioni cancellate sulla società e le registrazioni societarie esistenti, esaminate da INSURGE intelligence, portano alla luce una serie di relazioni che comprendono i ranghi più segreti dell’industria di sicurezza nazionale del governo britannico, la NATO, il settore militare privato nella sua globalità e il commercio di armi, l’establishment finanziario pro-Tory e l’industria dei combustibili fossili.

SCL Elections ha operato dal 1993 per fornire ciò che ha descritto, in una sezione ora cancellata sul suo sito web, come “sondaggi elettorali d’avanguardia, ricerca del pubblico e analisi comportamentale” nelle campagne elettorali. Queste tecniche sono state “adattate da istanze in ambito militare per l’uso civile, al fine di comprendere meglio il comportamento all’interno degli elettorati”.

Un archivio del vecchio sito web di SCL fornisce un’utile dichiarazione a telecamere spente, per capire come SCL Group abbia sviluppato la sua metodologia in un contesto militare. La pagina descrive come il successo delle iniziali sperimentazioni sul campo negli anni ’90:

“… hanno incoraggiato SCL a offrire la propria competenza eccezionale alle Forze Armate Internazionali per una valutazione critica indipendente*. In seguito a un’analisi completa della metodologia e una valutazione approfondita della sua efficacia, SCL Defence ora rifornisce le forze armate più importanti a livello mondiale, inclusi il Dipartimento della Difesa statunitense e britannico”.

L’asterisco porta al seguente paragrafo:

“*Analisi indipendente della metodologia TAA [Target Audience Analysis] di SCL, intrapresa tra gli altri da ARAG – Advanced Research and Assessment Group (Regno Unito), dal Ministero della Difesa e da Sandia National Laboratories – US Department of Energy’s National Nuclear Security Administration. Sostegno pubblico delle potenzialità di SCL pubblicate dal Government Accountability Office, Dipartimento di Stato.”

Il quadro procedeva descrivendo come questa metodologia dell’influenza comportamentale fosse applicata alle popolazioni civili:

“Nello stesso periodo, SCL ha anche offerto la sua metodologia TAA ai governi e ai partiti politici di tutto il mondo. Per intraprendere questo lavoro, SCL ha istituito SCL Elections, e dal 1994 SCL Elections ha fornito la documentazione, la strategia e l’attuazione per oltre 23 campagne elettorali – SENZA SCONFITTA”.

Secondo un’altra descrizione cancellata dal sito web di SCL Group della sua divisione SCL Defense, la società aveva forti legami con il Ministero della Difesa britannico e l’intero corpo diplomatico britannico:

“SCL è un ente commerciale approvato dal governo britannico, autorizzato a intraprendere progetti militari e civili per clienti stranieri. SCL ha ricevuto l’accreditamento nella ʽList Xʼ dal Ministero della Difesa del governo britannico, lo stesso equivalente alla Facility Security Clearance (FSC) utilizzato in altri paesi, che ci fornisce l’autorizzazione approvata dal governo per gestire le informazioni contrassegnate come “sensibili” e di grado superiore. Abbiamo una vasta esperienza in tutto il mondo e le richieste possono essere indirizzate attraverso qualsiasi Alta Commissione o Ambasciata britannica”.

Secondo le indicazioni del governo del Regno Unito sui requisiti di sicurezza per gli appaltatori della ‘List X’, queste “sono società operanti nel Regno Unito che stanno lavorando a contratto governativo del Regno Unito, il che richiede loro di detenere informazioni classificate. Queste informazioni sono al livello “Secret” o superiore o informazioni dei partner internazionali classificate come “Confidential” o di livello superiore, e sono conservate presso la loro sede in un sito specifico.”

Un portavoce del governo ha confermato che attualmente SCL Group non ha contratti attivi con il Ministero della Difesa, e quindi “non ha accesso a informazioni segrete o riservate sul MoD (N.d.T. Ministry of Defense)”. Tuttavia, il portavoce non ha chiarito se SCL Group è stata da ultimo messa sotto contratto dal MoD, e per quale scopo.

 OPINIONE: Il paragrafo cancellato di SCL Group si riferisce anche a come le richieste al riguardo di SCL Group, con le ambasciate britanniche come tramite a livello mondiale, potrebbero aver sfondato una porta aperta –il che è apparentemente sintomatico di una relazione simbiotica con il Foreign Office britannico.

Questa relazione del Foreign Office solleva una domanda inopportuna: le sue attività di campagna su Facebook, tuttora in corso, sono state intraprese per influenzare le elezioni nazionali al servizio degli interessi delle linee di condotta della politica estera britannica?

Quando per la prima volta ho posto questa domanda al Foreign Office, un portavoce ha risposto: “Prenderò in esame il Suo quesito, tuttavia mi è stato consigliato che magari Lei può contattare il Ministero della Difesa su questo argomento.” Nonostante le richieste d’approfondimento, non vi era disponibilità nel chiarire ulteriormente il rapporto simbiotico tra SCL Group e Foreign and Commonwealth Office (FCO).

SCL Group, inclusa la sua controllata Cambridge Analytica, non ha risposto a molteplici richieste di dichiarazione.

In precedenti dichiarazioni pubbliche, SCL Group si è impegnata a negare di aver lavorato per la “disinformazione” nelle sue attività di influenza.

Tuttavia, nel 2005, presso l’expo DSEI (Defense Systems and Equipment International), la più grande vetrina di tecnologia militare del Regno Unito, l’azienda ha esposto un modello delle sue attività. L’esempio in mostra era di un’epidemia di vaiolo in Gran Bretagna, contenuta dal governo mediante “una sofisticata campagna di inganno di massa” progettata per convincere i britannici ignari che il pericolo non è un’epidemia ma un incidente in un impianto chimico. Il risultato, presumibilmente, sarebbe che l’operazione di propaganda di SCL riduce le perdite previste da circa 10 milioni a poche migliaia.

In un altro esempio, SCL Group aiuterebbe “un Paese nell’Asia meridionale da poco democratico, nella lotta contro politici corrotti e una crescente insurrezione”, aiutando la monarchia ad appropriarsi del potere, temporaneamente, si intende. “Lo scenario di SCL sembra molto simile all’utilizzo di una società privata che aiuti a rovesciare un governo democraticamente eletto”, ha osservato Sharon Weinberger.

Il complesso militare-industriale anglo-americano

ASSIOMA: La linea diretta con lo “Stato profondo” britannico è solo un fattore nell’affinità di SCL Group con le operazioni di controinsurrezione del governo occidentale. L’altro fattore è l’esternalizzazione di tali operazioni ad appaltatori militari privati, spesso con precedenti discutibili.

A partire da maggio 2016, la controllata di SCL Group – SCL Elections – è stata gestita dal direttore generale Mark Turnbull, ex consulente di comunicazione di lunga data presso il colosso delle pubbliche relazioni, Bell Pottinger.

Durante il suo ultimo periodo a Bell Pottinger, nel suo profilo LinkedIn, Turnbull afferma di aver “consigliato sia il governo britannico che quello statunitense sul ruolo delle comunicazioni strategiche nella pianificazione e attuazione della strategia di difesa nazionale”.

Ha anche fondato e condotto nel 2004 un “potenziale strategico d’influenza per i media di Bell Pottinger, con una squadra selezionata per condurre attività di stabilizzazione, anti-radicalizzazione e riforma democratica in zone di conflitto e a sensibilità geopolitica”.

In tale veste, ha “pianificato e diretto campagne di comunicazione per il ‘cambiamento sociale’ in diversi teatri di conflitto in Medio Oriente, Africa e Asia meridionale”- tra cui, afferma, “uno sforzo settennale per il nation-building con programmi integrati multipli che sono rivolti all’anti-terrorismo, alla stabilizzazione, al conflitto etnico-settario e al riavvicinamento delle parti politiche.”

Questo è accaduto lo stesso anno, il 2004, quando Bell Pottinger ha iniziato a lavorare in Iraq, dopo aver firmato un accordo da 5,6 milioni di dollari con la Coalition Provisional Authority guidata dagli Stati Uniti per promuovere la “democrazia” nel Paese. Come riportato da Middle East Eye, all’epoca il Presidente Lord Bell aveva riferito alla rivista PR Week: “Non esiste una parola araba per la democrazia – usano la parola ‘portatore di democrazia’ (N.d.T. nell’originale si usa il vocabolo ʽdemocratierʼ), che non è di origine araba. È certamente una grande sfida per i media. Non sarà facile, ma sarà gratificante.”

Tra il 2007 e il 2011, Bell Pottinger ha ricevuto 540 milioni di dollari dal Dipartimento della Difesa statunitense per “operazioni di informazione e operazioni psicologiche”.

Secondo un ex dipendente dell’azienda, il rendimento di Bell Pottinger al Pentagono sotto la gestione di Turnbull includeva falsi video di al-Qaeda in Iraq. Questi sono stati copiati su CD e sganciati nelle strade, nelle vicinanze di soldati statunitensi in pattuglia.

Regole di ingaggio: sparatorie di massa, reclutamento di bambini – soldato, incompetenza tattica

ASSIOMA: Dopo essersi fatto le ossa in posti come l’Iraq, Turnbull ha proseguito con la cofondazione e la direzione di Aethos, una nuova divisione di comunicazioni strategiche del colosso appaltatore militare privato britannico Aegis Defense Services. Aegis ha operato in Iraq e in Afghanistan, soggetta a parecchi contratti di centinaia di milioni di dollari con il Pentagono.

Nel 2005, Aegis è giunta alla ribalta quando i video sono stati divulgati da un ex appaltatore di Aegis, Rod Stoner, che mostrava gli appaltatori di Aegis che sparavano a caso contro civili iracheni sull’autostrada tra Baghdad e l’aeroporto della Zona Verde.

Aegis ha emesso una dichiarazione ufficiale che nega che i filmati siano “in qualche modo collegati ad Aegis” e un’indagine dell’esercito statunitense ha concluso che non sono stati commessi crimini, poiché le sparatorie erano conformi alle ‘regole di ingaggio’. Nonostante questo disconoscimento di una connessione a quanto filmato, Aegis ha ottenuto un’ingiunzione della Corte Suprema nei confronti di Stoner, costringendolo a rimuovere il sito web in cui aveva pubblicato i video.

Più recentemente, l’azienda è stata accusata di reclutare bambini – soldato come mercenari in Sierra Leone.

Malgrado ciò, Aegis ha appena firmato un contratto da 1,3 miliardi di dollari con il Dipartimento di Stato di Donald Trump, per aumentare la sicurezza nelle installazioni diplomatiche statunitensi in tutto il mondo. Ciò avviene nonostante le preoccupazioni interne tra i membri dell’ambasciata statunitense, riguardo all’incompetenza tattica della società e “una pericolosa mancanza di conoscenza dell’ambiente operativo”.

Aethos, la divisione per le comunicazioni strategiche di Aegis creata da Turnbull, è stata infine incorporata nella società principale, che nel 2015 è stata rilevata dall’appaltatore della sicurezza canadese GardaWorld, la più grande società di sicurezza privata al mondo.

GardaWorld è stata travolta da polemiche sulla sua gestione discutibile delle operazioni in Iraq e Afghanistan, per la difesa degli interessi petroliferi internazionali in Nigeria e potenzialmente per la violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza che vietano al personale mercenario armato di operare in Libia.

Molti degli ex colleghi ad Aethos/Aegis di Turnbull sono ora dirigenti di GardaWorld – Oliver Westmacott (Presidente e COO (N.d.T. Chief Operating Officer – Direttore Operativo)) e il Generale Maggiore Graham Binns (direttore generale senior per la strategia e le vendite, il quale è anche CEO (N.d.T. Chief Executive Officer – Amministratore Delegato) di Aegis).

OPINIONE: In breve, Turnbull porta a SCL Elections un’esemplare comprovata esperienza nel perfezionamento della manipolazione psicologica nel mondo torbido dei contratti militari privati nei teatri di guerra stranieri. E quelle connessioni con gli appaltatori militari privati continuano a dare i loro frutti.

“SCL ha … fornito valutazioni di intelligence per gli appaltatori della difesa americana in Iran, Libia e Siria”, ha riferito il New York Times citando documenti societari. Grazie a Facebook, queste tecniche vengono ora utilizzate contro le popolazioni di quelle nazioni per influenzare le elezioni statali.

Commercio globale di armi

ASSIOMA: I legami con gli appaltatori militari privati statunitensi e britannici sono solo un aspetto delle credenziali di esercizio di SCL Group. Altra cosa sono i collegamenti della società al settore della difesa globale, che ruota attorno alla figura di Julian Wheatland, un dirigente di SCL Group che è anche Presidente di lunga data del consiglio di amministrazione di SCL Group.

Pur mantenendo la posizione di Presidente di SCL Group, Wheatland è contemporaneamente l’unico dirigente fondatore di una società oscura chiamata Hatton International Limited.

Hatton International è stata fino all’anno scorso elencata come membro di ‘ADS’, la principale organizzazione commerciale per le aziende nei settori aerospaziale, difesa, sicurezza e ambiente nel Regno Unito. L’elenco ora cancellato dice:

“Hatton International è una società di consulenza, investimento fondamentale e affari dei servizi offset per la difesa. Inoltre, commercializza e promuove servizi e attrezzature di difesa selezionati. L’attività principale di Hatton è assistere le società internazionali di difesa e aerospaziali per aiutare a rispettare i loro oneri offset nei Paesi clienti. Hatton International offre soluzioni offset esclusive, discrete, sofisticate e professionali, progettate individualmente per soddisfare le esigenze economiche e di sviluppo dei clienti.”

I ‘defense offset’ obbligano le società che esportano armi e attrezzature, verso un Paese in particolare, a reinvestire una parte del loro contratto in quel Paese. Come osserva l’ONG britannica Transparency International: “Gli offset sono un grande business, eppure vi è poca chiarezza in merito e ricevono molta meno trasparenza e attenzione di quanto dovrebbero, data la loro predisposizione all’alto rischio di corruzione”.

Il sito web di Hatton International non menziona affatto la specializzazione negli offset dell’industria della difesa. Tuttavia, una versione archiviata del sito web che risaliva al luglio 2009 riferisce, dopo aver elencato una serie di attività benigne come i progetti di sviluppo delle infrastrutture:

“Siamo specializzati nell’assistere le aziende aerospaziali internazionali nei loro oneri offset all’estero e possiamo ideare programmi personalizzati su misura alle esigenze dell’azienda e del Paese cliente”.

I clienti includono “società internazionali, dipartimenti governativi e family office(5).”

OPINIONE: il Presidente di SCL Group opera quindi nel cuore del settore meno chiaro dell’industria della difesa globale.

Wheatland non ha risposto alle domande sull’influenza di questo lavoro sulle attività di SCL Group.

Grande business e Big Oil

ASSIOMA: Tramite Hatton International, SCL Group è anche collegato agli interessi globali dei combustibili fossili.

Dal 2014 al 2016, Wheatland è stato dirigente di Phi Energy Limited, la società con sede a Londra di Phi Energy Group, una compagnia petrolifera speculativa, che ha avuto breve durata, per il “sondaggio di opportunità” in Libia, Stati Uniti, Africa ed Europa dell’Est, secondo il pacchetto di presentazione relativo alla società. La società ha chiuso nel 2016.

Wheatland è elencato nel pacchetto come Chief Finance Officer di Phi Energy Group. Lo stesso pacchetto identifica le società con cui Phi Energy ha lavorato: Shell, Noble Group, Eni, Esso, BP, Statoil, Tamoil, Total e Saras – un vero e proprio who’swho(6)delle major petrolifere internazionali.

L’allora Chief Commercial Officer di Phi Energy, Tarick Kreimeia, ha anche lavorato direttamente sotto Wheatland – è descritto nel pacchetto come “Dirigente di Hatton International”. Il profilo LinkedIn di Kreimeia fornisce ulteriori dettagli, identificandolo come “dirigente non esecutivo” di Hatton International tra settembre 2012 e agosto 2016. Tale profilo riconosce il lavoro di Hatton “con società di difesa e aerospaziali”, ma aggiunge anche che “supporta le aziende clienti, in particolare nel settore dell’energia, per sviluppare strategie di finanziamento che forniranno obiettivi strategici e contribuiranno a introdurre nuovi prodotti e proposte sul mercato”.

La biografia di Kreimeia a Phi Energy lo raffigura come attore chiave nella negoziazione riguardante il perfezionamento di accordi nei Paesi del Medio Oriente. Ad esempio, ha agevolato le principali raffinerie dell’UE nei negoziati con la Libyan National Oil Company (LNOC), l’Iraqi State Oil Marketing Company e il Governo Regionale Curdo (KRG – N.d.T. Kurdish Regional Government).

OPINIONE: Si dà il caso che queste siano tutte zone in cui gli appaltatori privati associati ai dirigenti di SCL Group hanno intrapreso operazioni redditizie, nel contesto degli interventi militari americano – britannici.

Euroscettici thatcheriani

ASSIOMA: Per mezzo della società controllata SCL Elections, SCL Group ha anche legami molto più diretti, rispetto a quelli dedotti finora, con elementi dell’establishment finanziario britannico propendente per i Tory – alcuni dei quali sono ostili all’Unione Europea.

I registri societari ottenuti da INSURGE per SCL Elections Ltd mostrano che la società britannica, creata nel 2012, ha sempre avuto solo due direttori. Uno di questi è Alexander Nix, CEO di Cambridge Analytica, affiliata di SCL Elections. L’altro era Christian Patrick Teroerde, che si è unito alla società durante la sua fondazione, pochi mesi dopo la sua incorporazione, ricoprendo un ruolo dirigenziale di un anno, da febbraio 2013 al febbraio 2014.

Dal 2010, Patrick Teroerde è direttore generale, co-fondatore di Hanson Asset Management, originariamente creata per formalizzare la gestione e la supervisione degli asset della famiglia Hanson.

La ricchezza della famiglia Hanson si è sviluppata mediante Hanson PLC, sotto la leadership del compianto Lord James Hanson, un industriale thatcheriano la cui strategia principale era l’acquisto e la trasformazione di asset in crisi. Le acquisizioni coprivano una vasta gamma di settori, tra cui abbigliamento d’alta moda, prodotti chimici, materie prime, carbone e tabacco.

Ad esempio, Hanson PLC aveva acquisito la Peabody Holding Co. negli anni ’90 – che allora era il più grande produttore di carbone negli Stati Uniti; e Imperial Tobacco Group (ora Imperial Brands), la quarta compagnia internazionale di sigarette a livello mondiale.

Nel 1983, il Primo Ministro Margaret Thatcher ha reso Lord Hanson un pari a vita(7). A sua volta ha donato milioni di sterline al Partito Conservatore.

Lord Hanson è stato un fondatore del gruppo antieuropeo “Business for Sterling”, nonché membro del Bruges Group, un think– tank(8) fondato dalla Thatcher per promuovere un’Europa meno centralizzata. Entrambe le organizzazioni svolgono un ruolo chiave nella politica anti-UE di parte Tory.

Dal 1999 al 2002, “Business for Sterling” di Lord Hanson è stata diretta da Dominic Cummings, che è diventato Head of Strategy per i Conservatori. Cummings avrebbe in seguito prestato servizio come consigliere speciale per l’arci Euro-scettico Michael Gove, a quel tempo Ministro dell’istruzione. Alla fine, Cummings stesso ha ricoperto il ruolo di Direttore della campagna Vote Leave, la campagna ufficiale di uscita dall’UE per la Gran Bretagna.

Non è chiaro quale ruolo abbia svolto Teroerde a SCL Elections durante la sua direzione di un anno. Ma la posizione coincideva con il suo ruolo in corso presso Hanson Asset Management, dove lavora sotto il figlio di Lord Hanson, Robert, che ne presiede il consiglio di amministrazione. Il recapito postale per la direzione di Teroerde a SCL Elections è lo stesso di Hanson Asset Management.

La connessione è notevole perché Vote Leave, gestito dall’ex sostituto di Lord Hanson, Dominic Cummings, ha pagato a un’oscura società canadese, AggregateIQ, 3,5 milioni di sterline per l’attività di profiling e la pubblicità su Facebook. Lo stesso Cummings è citato sul sito web di AggregateIQ che elogia il lavoro dell’azienda.

Tuttavia, l’azienda è direttamente collegata a SCL Group e a un certo punto sembra aver operato come sua consociata canadese.

I rapporti della stampa canadese confermano che AggregateIQ era stata messa precedentemente sotto contratto da SCL Group. Fino a febbraio 2017, l’ufficio di AggregateIQ a Victoria era elencato sul sito Web di SCL Group come il loro ufficio canadese. L’elenco è scomparso, ma la versione archiviata della pagina includeva un numero di telefono che era riconducibile direttamente al CEO di AggregateIQ, Zack Massingham.

Un portavoce di SCL Group ha affermato che AggregateIQ è stata messa sotto contratto per “sviluppo software e marketing digitale (prima abbiamo sviluppato la nostra competenza interna in queste aree)”. Massingham ha insistito sul fatto che “oltre al lavoro che avevamo fatto in passato, non abbiamo alcun rapporto commerciale con loro [SCL].”

Carol Cadwalladr ha fugato queste smentite, quando ha scoperto che era stato firmato un accordo di licenza di proprietà intellettuale riservato che ha concesso a SCL Elections un diritto “esclusivo” vincolante “a livello mondiale” “in perpetuo” per fare uso di tutta la proprietà intellettuale di AggregateIQ.

Né Teroerde, né Cummings erano reperibili per dichiarazioni.

Magnati del vino e degli immobili

ASSIOMA: Il nesso definitivo scoperto per la prima volta da INSURGE è che vi sono legami diretti di SCL Group con un gruppo di magnati immobiliari britannici, che hanno investito massicciamente nel mercato immobiliare russo –  e con obiettivi economici stuzzicanti per quel Paese.

Roger Michael Gabb, amministratore di SCL Group che detiene la maggiore partecipazione azionaria della società, è anche dirigente delle società controllate, SCL Insight e SCL Analytics.

Gabb ha fatto fortuna nel settore della produzione vinicola, per mezzo delle società Western Wines e l’etichetta di vino sudafricana Kumala. È un donatore di lunga data per i Tory. Annotazioni dell’House of Commons Register of Members Interests mostrano che ha fatto donazioni costanti per oltre un decennio al Membro del Parlamento Philip Dunne, che dal 2012 al 2016 ha ricoperto una serie di incarichi del Ministero della Difesa, relativi alle attrezzature di difesa, al rifornimento e alla tecnologia. Dunne è Ministro della Salute dal 2016.

Gabb detiene contemporaneamente la direzione in Tal Se Land Development Partnership, dove tra i suoi partner sono inclusi potenti finanzieri britannici con imponenti investimenti immobiliari. La partecipazione principale in tale partnership è controllata da Hamilton Portfolio Ltd, società di investimento di private equity e immobiliare, presieduta da Sir John Boyle, che è anche un dirigente partner con Gabb di SCL Group nella società Tal Se.

Boyle, un sostenitore dichiarato della Brexit, è apparso su Newsnight nell’estate 2016.

Tra i partner di Gabb ci sono anche Bimaljit Singh Sandhu e Anton Bilton, entrambi appartenenti a una società chiamata Raven Russia.

Bilton è Vicepresidente esecutivo, co-fondatore di Raven Russia Ltd, una società di investimento immobiliare con sede a Mosca. La società ha costruito o acquistato 19 milioni di piedi quadri(9) di magazzini di Classe A per la logistica a Mosca, a San Pietroburgo, a Rostov sul Don e a Novosibirsk, insieme a 540.000 di piedi quadri di uffici commerciali a San Pietroburgo. Il valore lordo del portafoglio di Raven Russia è attualmente di 1,3 miliardi di dollari.

Raven Russia è stata costituita dall’acquisizione della precedente società di Bilton, dove era azionista di maggioranza, il Raven Group, costruttrice di immobili residenziali e commerciali che affittava edifici ai dipartimenti governativi del Regno Unito e ai principali rivenditori tra cui Tesco, UCI Cinemas, Royal Bank of Scotland e Toys R Us. Raven Group è stata acquisita da Raven Mount PLC, prima di essere rilevata da Raven Russia.

Lungo il percorso, Bilton ha lavorato direttamente con l’altro co-dirigente di Gabb, Singh Sandhu, che ha prestato servizio come CEO di Raven Mount Group fino al 2009.

Un portavoce di Raven Russia ha dichiarato che: “Il signor Bilton non conosce e non ha mai sentito parlare né di Roger Gabb né di SCL Group.” Il portavoce ha dapprima negato che Bilton fosse socio di Gabb a Tal Se, sostenendo: “Il signor Bilton non è nel consiglio di amministrazione di Tal Se. Molti anni fa era un suo investitore privato, ma non aveva alcun coinvolgimento operativo o gestionale “.

Tuttavia, i registri della compagnia Tal Se confermano che la società è una Società a Responsabilità Limitata, di cui sia Bilton che Gabb sono “Membri Designati” – equivalenti effettivamente al ruolo di amministratori in una normale società a responsabilità limitata, che hanno responsabilità legali e normative per gli affari finanziarie amministrativi della società. Gabb è stato nominato Membro Designato di Tal Se il 25 febbraio; Bilton un giorno dopo, il 26 febbraio. Le nomine di nuovi Membri Designati in una SRL richiedono l’assenso degli altri Membri Designati, il che implica almeno che Gabb – o il suo rappresentante legale – avrebbe dovuto approvare la nomina di Bilton.

Pressato in merito, il portavoce di Raven Russia ha detto che Bilton non conosce SCL Group o Gabb, ma ha ammesso che Bilton rimane un investitore in Tal Se, il loro comune partenariato immobiliare: “Il signor Bilton è un investitore in Tal Se, ma il suo coinvolgimento (che è passivo) non lo ha messo in contatto con il signor Gabb”.

OPINIONE: Gli investimenti immobiliari russi dei partner commerciali di un dirigente di SCL Group fungono da punto d’accesso per gli investitori stranieri nei mercati russi. I loro affittuari comprendono un mix di società straniere e interessi oligarchici russi. I noti negozi occidentali che hanno in leasing i magazzini di Raven Russia in Russia includono tra gli altri Pepsi, Bacardi, L’Occitane en Provence, Oracle, DHL, Gates Corporation.

Collegamenti a Trump?

Poi ci sono più aziende tradizionalmente russe che sono clienti di Raven Russia, come X5 Retail Group, il più grande rivenditore di generi alimentari in Russia, il cui principale azionista è Alfa Group Consortium, uno dei maggiori agglomerati di investimento privato in Russia – accusato di collegamenti a Trump e al Presidente russo Vladimir Putin, secondo un dossier controverso in gran parte non verificato, compilato da un ex funzionario dell’MI6.

Ci sono indicazioni stuzzicanti, ma indeterminate, di buone relazioni tra Alfa Group e Donald Trump –prova dammeno convincente che Alfa Group è fortemente legata a Putin.

La connessione si realizza, ancora una volta, mediante Julian Wheatland. Nel 2006, nel suo incarico a SCL Group, è stato contemporaneamente amministratore delegato di Consensus Community, la divisione di investimento del Consensus Business Group di proprietà di Vincent Tchenguiz.

Tchenguiz è un magnate immobiliare britannico-iraniano il cui padre faceva parte della cerchia ristretta del crudele Scià dell’Iran (insediato nel colpo di stato del 1953 sostenuto dalla CIA e dall’MI6) e gestiva la zecca statale.

Tchenguiz e la sua famiglia sono i principali donatori per i Tory – ma il magnate non possiede più azioni di SCL Group. Tuttavia, condivide un ufficio a Park Lane con il miliardario Presidente di Alfa Group, Mikhail Fridman.

Diverse persone collegate a Fridman hanno anche partecipato a una cena di gala in Russia nel 2014, che aveva ospitato Jared Kushner e Ivanka Trump.

Aprire la Russia al capitalismo occidentale

Al contrario, la tesi ampiamente diffusa che Alfa Group funziona come una sorta di mandatario di Putin è giornalismo alla buona.

Putin non ha Fridman in pugno, secondo il Financial Times. Gli stretti collaboratori di Fridman hanno forti collegamenti personali, che possono essere sfruttati, a Putin, ma i suoi veri interessi risiedono nel fare leva sul capitale occidentale. In un profilo arguto per Intellinews, Ben Aris osserva che per Fridman, che ha incontrato per la prima volta a metà degli anni ’90:

“Tutto è in vendita al giusto prezzo, ma le uniche persone che hanno tali somme di denaro a cui Fridman è interessato sono le società leader a livello mondiale. Mentre aspetta l’integrazione della Russia nell’economia globale, fino a quando queste figure di spicco a livello mondiale arriveranno e realizzeranno investimenti strategici nelle società russe, è impegnato a sviluppare il suo business nel modo più cospicuo possibile”.

In effetti, Fridman è uno degli oligarchi in Russia più orientati verso l’occidente. È nato a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, e Alfa Bank Ukraine è fiorente, in quanto la sua quota di mercato è in espansione. I membri chiave di Alfa Group sono sfuggiti agli elenchi delle sanzioni statunitensi ed europee. Fridman ha fatto domanda per la residenza permanente in Gran Bretagna e prevede di vendere le sue azioni della compagnia petrolifera TNK-BP, la sua joint venture con BP in Russia.

BP faceva parte della lista delle major petrolifere con la quale aveva operato Phi Energy Group, la società di holding dell’energia di SCL Groupdi Julian Wheatland.

Wheatland non ha risposto alle domande sull’operato di Phi Energy con BP.

In Russia con amore

Un documento del prospetto finanziario di Raven Russia del 2009 mostra che due dei partner commerciali Roger Gabb, direttore di SCL, Bimaljit Singh e Anton Bilton, erano azionisti di maggioranza sia in Raven Mount PLC, sia nel suo nuovo possessore, Raven Russia. Il documento fornisce inoltre informazioni dettagliate sulla percezione di rischio dell’azienda sugli investimenti immobiliari in Russia.

OPINIONE: Tali percezioni di rischio dimostrano che i partner commerciali di Gabb hanno un interesse speciale nel garantire che la Russia mantenga un clima politico ed economico “stabile”, favorevole agli investimenti esteri.

L’approccio sembra avere duplici ramificazioni: da un lato, Raven Russia ha una forte avversione per la politica delle sanzioni internazionali nei confronti della Russia, che ha minato la redditività del suo portafoglio – una questione che sarebbe ovviamente allineata con Putin.

D’altra parte, l’obiettivo primario è spavaldamente egoista: un’economia russa molto aperta agli affari – cioè, con il minor numero possibile di restrizioni alla penetrazione del capitale straniero occidentale, un approccio per il quale non vi sarebbe una tale propensione agli sforzi di Putin per consolidare il controllo dello Stato russo sull’economia.

Il documento del 2009 identifica una serie di fattori che potrebbero minare la redditività societaria: “instabilità politica” o “disordini sociali”; il “deterioramento” delle “infrastrutture materiali” della Russia; la decrescente redditività delle esportazioni di petrolio della Russia, che potrebbe “ridurre il valore di asset  russi”; il “modo imprevedibile” in cui si evolvono le normative russe sugli investimenti esteri e le leggi fiscali; e, tra tutti, il più grande incubo, ossia la potenziale minaccia di una diminuzione della privatizzazione:

“La Russia ha intrapreso, dall’inizio degli anni ’90, un programma sostanziale di privatizzazione. Tuttavia, all’interno del parlamento russo esiste ancora una lobby anti-privatizzazione. La rinazionalizzazione degli asset non può essere esclusa.

Qualsiasi attività del genere potrebbe influire negativamente sul valore degli asset societari … Alcune entità governative hanno tentato di invalidare le precedenti privatizzazioni. L’espropriazione o la nazionalizzazione delle società, in cui l’azienda investe, o dei loro asset o parti di essi, potenzialmente con un risarcimento minimo o nullo, avrebbe un effetto negativo determinante sulla stessa.”

Nel 2015, una relazione annuale di Raven Russia lamenta la possibilità che “le sanzioni contro la Russia restino in vigore per il prossimo futuro e che ve ne sia un potenziale incremento”.

Il rapporto mette decisamente in guardia a proposito di uno scenario in cui la Russia potrebbe essere fondamentalmente isolata dai mercati occidentali, osservando che un impatto negativo delle sanzioni consiste nel:

“Continuato isolamento della Russia dai mercati internazionali e nell’esacerbazione del rallentamento dell’economia russa … È difficile mitigare lo scenario peggiore, se l’escalation dovesse chiudere i confini della Russia verso i mercati occidentali”.

OPINIONE: Questi documenti suggeriscono che i partner commerciali di un dirigente senior di SCL Group che detiene le maggiori quote della compagnia hanno interessi in una più profonda alleanza economica tra investitori privati in Occidente e in Russia.

Il portavoce di Raven Russia non ha risposto alla mia domanda su X5 Retail Group, uno dei suoi affittuari. Avevo chiesto: “Uno dei principali affittuari diRaven Russia è X5 Retail Group, di proprietà di Alfa Consortium, accusato di vari collegamenti a Donald Trump. Osservo anche che vari documenti di Raven Russia indicano una chiara opposizione alle sanzioni internazionali contro la Russia, e il vivo desiderio di aprire la Russia agli investitori occidentali. Ciò suggerisce una convergenza con elementi dell’amministrazione Trump, indagati per legami e interessi in Russia. Gradirei, in merito, il commento della Sua azienda.”

Non è stata fornita dichiarazione alcuna su tale faccenda.

La convergenza strutturale tra questi interessi ha avuto un ruolo nell’influenzare le attività di SCL Group in relazione alla guerra di informazioni anti-Russia? Raven Russia ha negato di avere qualcosa a che fare con SCL Group, e SCL Group non mi ha fornito alcuna risposta a questa domanda.

Ciò che sappiamo è che a maggio 2015 SCL Defense, la controllata di SCL Group, ha tenuto un corso di tre mesi presso l’Accademia Nazionale della Difesa della Repubblica di Lettonia a Riga, per conto dello Strategic Communications Centre of Excellence della NATO.

Secondo una comunicazione della NATO, il corso istruiva su “tecniche avanzate di contro-propaganda progettate per aiutare gli Stati membri a valutare e contrastare la propaganda della Russia nell’Europa orientale”, inclusa l’Ucraina.

Il programma è stato finanziato dal governo canadese per un importo di 1 milione di dollari canadesi.

In un annuncio inerente al progetto presso il Summit NATO del Galles nel settembre 2014, il Primo Ministro Stephen Harper ha spiegato che il finanziamento “rafforzerà la capacità dei Centre of Excellence della NATO nella zona, per affrontare al meglio le sfide locali per la sicurezza, legate all’energia, alle comunicazioni e alla cyber-difesa.”

Insinuava la necessità di convincere gli Europei circa l’idea della forza locale della NATO: “diversificarsi dalla Russia”, principalmente aumentando le esportazioni statunitensi di gas verso il continente, secondo quanto riferito da David Korayni dell’Atlantic Council nel magazine NATO Review.

SCL Group non ha risposto a più richieste di dichiarazioni. Un portavoce della sua filiale americana, la Cambridge Analytica, alla fine è ritornato da me per riferire che l’azienda non sarebbe stata in grado di rilasciare dichiarazioni perché “mancavano solo pochi giorni alle festività natalizie”.

Torniamo a Facebook: strumento di propaganda del governo

Su entrambe le sponde dell’Atlantico, SCL Group è stato coinvolto in indagini ufficiali sulla eversione del processo democratico negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Nonostante ciò, la società rimane molto integrata nelle classi dirigenti politiche negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Negli Stati Uniti, alla società è stato conferito un contratto da 496.232 dollari nel febbraio 2017 con il Global Engagement Center (GEC) del Dipartimento di Stato per lavorare su “analisi del pubblico di riferimento” per potenziali estremisti.

Le competenze del GEC sono definite dal National Defense Authorization Act (NDAA) del 2017, che afferma che uno dei suoi obiettivi fondamentali è “contrastare la propaganda straniera e la disinformazione diretta contro gli interessi della sicurezza nazionale degli Stati Uniti e presentare in modo dinamico esposizioni basate sui fatti che sostengono gli alleati e gli interessi degli Stati Uniti.”

Ciò include in un colpo solo le informazioni sui social media che possono essere considerate come una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nel contempo far uso a proprio vantaggio di tali dati per creare nuove campagne di informazione per promuovere la politica di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Secondo Ken McCallion, ex procuratore degli Stati Uniti, SCL Group sta attivamente utilizzando le connessioni dell’amministrazione di Trump “per impadronirsi di altri contratti governativi con il Dipartimento della Difesa, il Dipartimento del Commercio, con l’Homeland Security e la National Highway Traffic Safety Administration e altre agenzie”.

Facebook rimane un canale importante per queste campagne di influenza del governo degli Stati Uniti.

“Usando le pubblicità di Facebook, posso andare su Facebook, posso fare presa su un certo pubblico, posso scegliere un Paese X, mi serve una fascia d’età dai 13 a 34 anni, mi servono persone che hanno lasciato un “like”, sia che si tratti di Abu Bakr al-Baghdadi o di qualsiasi altro allestimento – Posso sferrare un colpo e coglierli nel segno direttamente con la messaggistica”, ha detto l’ex direttore del GEC Michael Lumpkin, descrivendo la dipendenza del Dipartimento di Stato dalla pubblicità di Facebook.

ASSIOMA: Il governo britannico è anche affascinato dall’ostentazione dei conseguimenti di SCL Group, alimentati da Facebook, con la campagna elettorale di Trump.

Nel febbraio 2017, una conferenza organizzata in collaborazione con il Foreign Office britannico, da parte dell’agenzia esecutiva dell’FCO di Wilton Park, ha ospitato due funzionari di SCL Elections, controllata di SCL Group: Mark Turnbull, direttore generale, e David Wilkinson, allora nel ruolo di principale analista dati.

Turnbull e Wilkinson hanno orientato la conferenza sul tema “esaminare l’applicazione dei dati nelle recenti elezioni presidenziali americane”.

L’incontro, presenziato e aperto da Jonathan Allen, Generale della Difesa e dell’Intelligence e Direttore pro-tempore dell’FCO, è stato tratteggiato con un documento del programma di conferenze di Wilton Park come progettato per “esplorare nuove opportunità per l’FCO, affinché si faccia uso migliore dei dati nella diplomazia, ma anche nelle minacce emergenti che sfidano gli attuali modus operandi”.

Argomento del forum era la valutazione di “opportunità e minacce” che sono “di particolare utilizzo per il ruolo dell’FCO nella diplomazia e nel fare politica internazionale”. I risultati prefissati dell’incontro includevano: “Idee e indicazioni che l’FCO deve valutare per fare uso migliore dei dati in politica estera.”

Perché l’FCO è interessato all’elaborazione dei dati di SCL Group per coadiuvare la campagna elettorale di Trump?

OPINIONE: Come conseguenza il governo britannico considera tali tecniche potenzialmente utili nei teatri [di operazioni] all’estero – il che solleva un’ulteriore domanda imbarazzante: In che modo la strategia dei Big Data di SCL Elections per aiutare Trump, utilizzando un sistema alimentato da Facebook per l’attività di profiling comportamentale della massa di popolazioni, si adatta al programma della politica estera del governo britannico?

In risposta a questa stessa domanda, un portavoce dell’FCO ha effettivamente rifiutato di rilasciare dichiarazioni, dandomi invece l’indicazione di parlare con il Ministero della Difesa.

Egemonia delle informazioni

Ora dovrebbe essere chiaro, quindi, che Facebook è stato volentieri connivente nell’uso della sua piattaforma, per l’attività di profiling comportamentale e la manipolazione del pubblico.

Secondo il direttore della campagna digitale di Trump, Brad Parscale, la campagna elettorale di Trump aveva dipendenti di Facebook “incorporati nei nostri uffici”, i quali fornivano indicazioni sulle possibilità di uso della piattaforma per influenzare gli elettori. Facebook aveva persino delle divisioni di “set-up” all’interno dell’azienda, secondo l’affiliazione politica per supportare entrambe le parti.

In una dichiarazione sul presunto ruolo della piattaforma nel facilitare la vittoria elettorale di Trump, Facebook ha chiarito che aveva offerto “identico supporto” sia al gruppo di Trump che a quello della Clinton.

“Tutti hanno accesso agli stessi strumenti”, ha affermato la società. “Entrambe le campagne elettorali hanno affrontato le cose in modo diverso e hanno utilizzato diversi quantitativi di supporto”.

Ciò nonostante Trump e la Brexit, il più grande beneficiario di tutta questa attività non è SCL Group, né il complesso industriale militare, né il governo statunitense, russo o britannico – ma Facebook stesso.

Facebook, che è sulla buona strada per essere in meno di dieci anni più potente dell’NSA, sta traendo vantaggio in maniera massiccia da tutti i versanti della guerra dell’informazione.

Sotto l’apparenza di larghe vedute del “rendere il mondo più aperto e connesso”, Mark Zuckerberg ha adottato il tradizionale modello di business del corrotto traffico di armi e lo ha applicato, con tutto il cuore, al cyberspazio.

Facebook detiene quindi l’unica carta che conta davvero nell’era del potere del 21° secolo con l’uso della propaganda: il dominio dell’informazione.

Quando la società ha risposto alle mie domande, l’hanno fatto mediante un consulente del colosso aziendale delle pubbliche relazioni Teneo Blue Rubicon (TBR). Facebook sembrava un po’ trepidante per le sue risposte. All’inizio, il consulente di TBR ha avvertito che nessuna dichiarazione sarebbe potuta essere “attribuita a un portavoce di Facebook”, in quanto esse costituiscono “solamente informazioni generiche”.

Cinque ore dopo, pareva che Facebook avesse cambiato idea. Il consulente mi ha inviato un’e-mail: “Facebook è felice che Lei ne faccia uso, come dichiarazioni ufficiali”.

E così il cerchio si chiude, quando vediamo come anche i consulenti di pubbliche relazioni di FacebookUK, di Teneo Blue Rubicon, hanno curiosi collegamenti allo stesso network che racchiude SCL Group.

Nell’ottobre 2016, Beth Armstrong, ex consigliere speciale di Michael Gove, che ha anche fornito supporto ministeriale a Vote Leave, è entrata a far parte di Teneo Blue Rubicon come consulente senior.

Nel frattempo, tra il 2014 e il 2015, aveva prestato servizio come consulente senior nella divisione Public Affairs di Bell Pottinger assieme a Mark Turnbull, prima di procedere all’unione con SCL Elections, che ha supervisionato l’operato per Facebook di Cambridge Analytica, per essere d’aiuto nell’aggiudicarsi la campagna elettorale di Trump.

Questo è il nesso incestuoso di potere con cui Facebook si è intrecciato. Eppure, ciò è un nesso di potere fondamentalmente permesso dal nostro essere dipendenti in modo bizzarro e persistente dalla piattaforma.

Entro il 2025, mantenendo la potenzialità di sorvegliare, analizzare e modellare in modo trasparente il comportamento di quasi l’intera popolazione globale, la società avrà una portata globale davvero terrificante.

Il suo consolidamento potrebbe ben segnalare l’assoggettamento definitivo delle nostre già fragili democrazie alla portata manipolatoria dei Big Data che non deve rendere conto a nessuno.

Eppure, l’anormalità dei nostri processi democratici è solo una parte dell’impatto aggressivo della piattaforma sulla società civile. Il modello di business essenziale di Facebook è imperniato sulla centralizzazione dei profitti per mezzo di tecniche umilianti di persuasione che stimolano la dopamina, che seminano profonde divisioni sociali, alimentano comportamenti polarizzanti e minano la salute psicologica.

Ci dobbiamo porre delle domande? Perché siamo ancora connessi?

Questo futuro monoculturale non è inevitabile. C’è una via d’uscita, verso un futuro multiculturale.

AZIONE: Facebook può essere bloccato. Ma non potrà essere bloccato a meno che non ci sia qualcos’altro a cui la gente possa connettersi. E non ci sconnetteremo fino a quando non riconosciamo come la nostra stessa complicità nel mantenere questo sistema in espansione, tramite un atteggiamento di misterioso qualunquismo e rassegnazione verso un “destino” del tutto inutile, sia il vero motore del meccanismo.

Se non lo facciamo, allora in meno di 10 anni un colosso di Big Data che non deve rendere contoa nessuno, ci farà entrare in una nuova pericolosa era di controllo sociale globale, che è del tutto inedita.

Il Dr. Nafeez Ahmed è giornalista investigativo che è stato premiato e scienziato sociale dei sistemi complessi. È CEO co-fondatore di PressCoin e della sua pubblicazione principale, INSURGE intelligence, che fa leva sulla blockchain, sulle innovazioni nell’ambito della criptovaluta e su un formato investigativo di Open Inquiry per rimpiazzare il disagiato ecosistema informativo che determina il caos e la confusione sul pianeta, con un sistema coerente di intelligence pubblica. È anche editorialista di “System Shift” presso Motherboard di VICE, editorialista di Middle East Eye, e in precedenza scriveva di geopolitica dell’ambiente sul blog Earth Insight di The Guardian. Il suo ultimo libro, Failing States, Collapsing Systems: Bio Physical Triggers of Political Violence (Springer, 2017) è uno studio scientifico su come il clima, l’energia, il cibo e le crisi economiche stiano determinando il fallimento degli Stati in tutto il mondo.

 

Nafeez Ahmed

Fonte: www.medium.com

Linkhttps://medium.com/insurge-intelligence/how-facebook-will-infiltrate-national-elections-and-rule-the-world-in-less-than-10-years-unless-732da197b8fd

29.12.017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org  a cura di NICKAL88

 

Note a cura del traduttore 

  • Le partecipazioni industriali militari o offset sono pratiche internazionali e legali nell’ambito dell’industria della difesa e nel settore aerospaziale. Non necessitano di regolamentazioni da parte degli Stati nazionali ma, dato che gli acquirenti di armi e sistemi d’arma sono principalmente i ministeri della difesa di stati sovrani, molti Stati hanno leggi specifiche o direttive e procedure formali interne sugli offset. I nomi internazionali utilizzati per questi accordi collegati al commercio di armi sono svariati: compensazioni o partecipazioni industriali, cooperazione industriale, offset, bilanciamenti, contropartite, ritorni industriali.

Una definizione neutra di queste consuetudini dell’industria delle armi è alquanto ardua, a ogni modo si può assumere che le partecipazioni industriali militari sono compensazioni addizionali date a un acquirente da parte di un venditore. “Offset” è qualcosa che controbilancia, compensa o paga la differenza per qualcos’altro.

Gli offset o partecipazioni industriali sono pertanto forme di equilibrio che vogliono andare oltre il mero scambio tra denaro e fornitura di materiale per la difesa, sono pesi o compensazioni addizionali, pesi addizionali posti sul piatto bilancia del compratore. Inoltre, la scelta di parole come cooperazione o partecipazione dell’industria militare nazionale per parlare dei “Defense offset” suggerisce qualcosa di più di un bilanciamento e cioè la nozione di ripartizione dei benefici. La dimensione del mercato internazionale degli offset è direttamente proporzionale al mercato dell’esportazione delle armi.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Partecipazioni_industriali_militari

  • Si consiglia la lettura del seguente articolo:

http://www.thefactorytimes.com/factory-times/2017/11/30/its-a-social-validation-feedback-loop

  • Il Form S-1 è un documento di dichiarazione finanziaria della Security and Exchange Commission (SEC) utilizzato dalle società che intendono rendere pubblici i propri titoli presso la Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti come “dichiarazione di registrazione secondo il Securities Act del 1933”. L’S-1 contiene le informazioni commerciali e finanziarie di base relative a un erogatore, per quanto riguarda una specifica offerta di titoli. Gli investitori possono utilizzare il prospetto per valutare i vantaggi di un’offerta e prendere decisioni di investimento ragionate. 

Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Form_S-1 (traduzione dall’Inglese all’Italiano)

  • I community standard sono norme locali che limitano la condotta accettabile, andando forse oltre i requisiti minimi legali o in relazione ai limiti della condotta accettabile stessa o al modo in cui la community farà rispettare una condotta accettabile. A volte questi standard possono essere suddivisi in un elenco che indica i valori della community e che stabilisce le linee guida per la partecipazione alla community. Alcune società di social media gestiscono i community standard che forniscono regole o indicazioni su ciò che è e ciò che non è accettabile pubblicare online.

Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Community_standards (traduzione dall’Inglese all’Italiano)

  • Un family office è una società di servizi che gestisce il patrimonio di una o più famiglie facoltose agendo come centro di coordinamento per la gestione finanziaria e amministrativa delle famiglie.

I family Office svolgono essenzialmente tre funzioni base: a) pianificazione e consulenza specialistica (inclusi servizi di advisory finanziario, fiscale, strategico e filantropico); b) gestione investimenti (inclusa l’asset allocation, il risk management, le analisi e due diligence di investimento nonché assistenza in tutte le transazioni e vendite di beni) e c) servizi di amministrazione (inclusi la gestione dei rapporti con i fornitori di servizi, la contabilità, e i servizi più propriamente Relazionali fra i membri della Famiglia, nella loro veste di Beneficiari del patrimonio, eccetera)

I family office possono svolgere i servizi per un’unica famiglia o per una collettività di famiglie (i multi-family family office o Multiclient family office). Nel mondo anglosassone i multi-family family office generalmente non seguono più di 12 famiglie mentre in Italia alcuni family office hanno relazioni con oltre 30 famiglie

I family office sono particolarmente sviluppati nel sofisticato mercato americano dove non vi sono dati “certi” ma si stima vi siano oltre 4.000 family office e si stanno sviluppando in Europa dove si stimano oltre 500 family office.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Family_office

  • Who’swho – con ciò si designa le persone più importanti di un gruppo in particolare, oppure un elenco che contiene le informazioni relative alle persone più ricche o famose a livello mondiale.

Fonte: https://dictionary.cambridge.org/it/dizionario/inglese/who-s-who

  • Nel Regno Unito, la parìa a vita sono membri della parìa i cui titoli non possono essere ereditati dai discendenti o parenti, al contrario delle parìe ereditarie, e perdurano quanto la vita dell’assegnatario del titolo. Attualmente la parìa a vita, creata sempre e solo al rango di barone, si basa sul Life Peerages Act 1958 e dà titolo al detentore di sedere nella Camera dei lord, avendo prima verificato di disporre dei necessari requisiti dell’età minima e della cittadinanza britannica.

I figli legittimi di un pari a vita godono del prefisso onorifico “The Honourable”, anche se non possono ereditare loro stessi la parìa.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Paria_a_vita

  • Un think tank (letteralmente serbatoio di pensiero in inglese) è un organismo, un istituto, una società o un gruppo, tendenzialmente indipendente dalle forze politiche (anche se non mancano think tank governativi), che si occupa di analisi delle politiche pubbliche e quindi nei settori che vanno dalla politica sociale (social policy) alla strategia politica, dall’economia alla scienza e la tecnologia, dalle politiche industriali o commerciali alle consulenze militari.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Think_tank

  • Il piede quadro (o piede quadrato), in inglese squarefoot (plurale: squarefeet), è un’unità di misura della superficie ed è, per definizione, l’area racchiusa da un quadrato avente i lati lunghi un piede. Il piede quadro non fa parte del sistema SI, ma è tuttora ampiamente utilizzato nei paesi di cultura anglosassone, come Regno Unito e Stati Uniti d’America. Corrisponde a 0,092 903 04 metri quadri

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Piede_quadro

https://comedonchisciotte.org/come-facebook-si-infiltrera-nelle-elezioni-nazionali-e-dominera-il-mondo-in-meno-di-10-anni-a-meno-che-non-si-dica-basta/

ARTE MUSICA TEATRO CINEMA

La nuova ipocrisia di regime se la prende anche con l'arte

I preoccupanti casi delle censure a Balthus e Dana Schultz

Luigi Iannone - Mer, 31/01/2018 - 08:28

Il politicamente corretto si è trasferito dai comodi ed esclusivi salotti di Manhattan alla vita pubblica.

http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/large/public/foto/2018/01/31/1517383407-7246070.jpg

A darci contezza di quanto sia pernicioso questo boldrinismo ecumenico e planetario sono alcune delle più prestigiose riviste conservatrici d'Oltreoceano. E perciò, ora, possiamo finalmente dire che non è più preoccupazione solo di casa nostra, ma tema di dibattito globale. Gli americani sono sfiancati dal non poter liberamente commentare un qualsiasi fatto di cronaca che abbia come oggetto le minoranze, temendo di essere attaccati e di veder ristretti nei termini di violenza ogni più innocua affermazione. Una vera e propria patologia del mondo liberal che ricrea una tirannia uguale e contraria a quella che vorrebbe combattere. Lo dimostra il fatto che a interessarsene sia stata l'Università di Yale, tramite un accurato esperimento di psicologia sociale. E l'esito è stato devastante. I nuovi progressisti sarebbero convinti che le persone di colore, donne o membri della comunità LGBT vivano tutte in uno stato di costante pericolo fisico e perciò loro dovere primario sarebbe difenderli, adottando stilemi e azioni severe e drastiche.

Il 2017 è stato l'anno in cui sono arrivati a censurare anche l'arte. A dicembre, le femministe hanno lanciato una petizione affinché il Metropolitan Museum rimuovesse il dipinto Thérèse Dreaming di Balthus, che ritrae una fanciulla in posa provocante. Qualche mese prima è stato intimato al Whitney Museum di rimuovere Open Casket di Dana Schultz, che ritrae una bara con il corpo sfigurato di Emmett Till, quattordicenne di colore ucciso da due bianchi. E poi, ancora, richieste di chiusure per gallerie d'arte, feroci critiche per video di musica pop e pubblicazioni di vario tipo. Da tutto ciò viene fuori un paradosso. Senza accorgersene, i nuovi progressisti stanno facendo proprio lo schema delle norme prescrittive delle destre più retrive, rifondando un moralismo di stampo positivista su rappresentazioni schematizzate e abbastanza semplicistiche di razza, genere, sesso, eccetera. E in tutto questo l'arte ha rappresentato solo una metafora di quanto accade in profondità.

Il prescrittivismo morale su dipinti, gallerie d'arte e quindi sulle minoranze svela infatti un violento attacco concentrico verso chiunque tenti di evadere dalle rigide norme del politically correct. Ma soprattutto evidenzia che la connessione tra progressismo e libertà è ormai del tutto aleatoria.

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/nuova-ipocrisia-regime-se-prende-anche-larte-1488867.html

ATTUALITÀ SOCIETÀ COSTUME

SE I VERI EXTRA-COMUNITARI SONO I NOSTRI FIGLI. E NOI.

Maurizio Blondet 8 febbraio 2018

 

A proposito della squartata di Macerata, del nigeriano e dello sparaccchiatore, una lettrice mi scrive:

Interessante tutto quello che scrive a proposito dell’omicidio di questa Pamela;

Certo il nostro governo è lassista con i migranti. Certo, i migranti sono pericolosi

Ma io mi chiedo: e queste Pamele e questi Traini sono degli italiani completamente manipolati l’una da due nigeriani malfattori (cosa le salta in mente di andare in un hotel con loro due a quella innocentina?) e quel Traini beh una cosa è certa è che  è stato manipolato.
Finché ci saranno delle pamele e dei traini il governo potrà continuare a essere quello che è.   Le colpe di quello che stanno in alto sono anche a causa delle colpe di tutti noi che stiamo in basso.
Buona giornata

(Lettera Firmata)

Nella sua sommarietà di persona semplice, la lettrice pone il vero e centrale problema.  Non si sa come dirlo senza essere per forza brutali: non ci sarebbero spacciatori, neri o bianchi, se non ci fossero centinaia di migliaia di italiani giovani che hanno bisogno della dose, sicuramente all’inizio come ausilio “ludico-ricreativo”  (discoteca),  e per fare come i coetanei (conformismo) per poi diventare dipendenti, in condizione dunque di schiavitù. Sono loro che creano e rendono prospero il business criminale, il gigantesco import di coca, eroi, ketamina…  con tutta la pietà, bisognerà pur dirglielo, a questi cittadini: per obbedire al vostro “bisogno” vizioso, voi vi state infischiando del peso morale e sociale che fate gravare sul resto della società.  La pietà per la povera sprovveduta Pamela e le centinaia di sprovveduti e sprovvedute che ormai hanno perso la lucidità e la mente, ha oscurato che essi sono corresponsabili del pericoloso  scadimento sociale e colpevoli del  potere crescente della malavita più bestiale, proprio perché estranea alla nostra nazione.

Un altro lettore mi gira un articolo di Pierangelo Sapegno,

L’orrore dell’uomo qualunque che ha comprato il corpo di Pamela prima di morire

Pamela è appena scappata dall’istituto, mentre cammina sul ciglio della strada, senza soldi, senza un cellulare. La carica sull’utilitaria bianca, lei ha solo «la sua bellezza da vendere», e lui la porta a casa. fanno l’amore nel garage del retro, su una coperta. Le dà 50 euro e la accompagna alla stazione di Piediripa. La lascia lì, abbandonandola al suo destino. Innocent Oseghale la condurrà da un suo amico a comprare l’eroina che la ucciderà.   Esistono colpe che non sono previste dal codice penale, ma che appartengono al male di tutti i giorni”

http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/pamela-orrore-uomo-corpo-comprato/

Sì: fanno orrore, più delle prostitute nere e transex che infestano certe strade fra i campi, i loro clienti italiani a migliaia; sapete, non potete non sapere, che state “usando”  le vittime di una tratta,   spesso terrorizzate e torturate dalla bande di sfruttatori. La vostra urgenza sessuale è così imperiosa, da  ritenervi in diritto di fregarvene, e di  finanziare col vostro vizio un mercato ripugnante  e ricchissimo?  In un articolo recente  della  Stampa ho appreso di ragazzini giovanissimi  del Mali sbattuti sulle strade di Torino  da una gang ferocissima di nigeriani per servire la prostituzione maschile. La  repressione dello Stato deve fare il  suo lavoro, certo; ma  quel mercato lo stanno alimentando con milioni di euro, sodomiti italiani che hanno “bisogno” di dare sfogo ai loro piaceri.

Che cosa sono questi “bisogni”, per soddisfare i quali voi italiani, connazionali a migliaia, ritenete un giusto prezzo il degrado sociale che  producete?  In questo gigantesco e schifoso mercato della carne che si chiama “accoglienza degli immigrati”   – e che provoca migliaia di morti non solo in mare –   sono responsabili politici, profittatori ammanicati  ed ideologi della società aperta e multiculturale  col loro pietrificato  “politicamente corretto” insensibile alle obiezioni; il programma di sostituzione alla Soros o il piano Kalergi, le ONG che vanno sottocosta a prenderli.  Ma  arrivati qui, i neri e i maghrebini, i pregiudicati africani o afghani che  sanno di trovare qui il paradiso dell’impunità, trovano ad accoglierli  centinaia di migliaia di italiani che “hanno bisogno” dell’ero, “bisogno” di una prostituta,  “bisogno” di soddisfare il loro vizio – e non si sentono responsabili di nulla. Nemmeno del  pessimo esempio di inciviltà  che danno a questi nuovi arrivati che non siamo capaci di cacciar via, e quindi cresceranno accanto a noi: odiandoci  e disprezzandoci, ben a ragione. Quel che valgono”i nostri  valori”,  glielo state insegnando voi, andandoci a letto a pagamento, seguendoli in case sconosciute per comprare loro la dose, litigandoci in discoteche losche  fra strafatti…e non vi rendete conto a che  livello siete scesi.

Irresponsabilità  delle classi “colte e civili”

Nella speranza (spero fondata) che questa irresponsabilità e indecenza  appartenga a minoranze  di  italiani, non si può però fare a meno di constatare  comportamenti aberranti – e sempre per l’urgenza  di “bisogni” sessuali –  vengano esibiti da persone che dovrebbero avere  sobrietà e moderazione, e dovere di responsabilità.

Un professore del liceo Tasso che si fa incriminare perché assilla insistente con  sms sconci le sue studentesse, fino a farsi denunciare e perdere il lavoro .  Magistrati vengono arrestati perché vendevano le sentenze.   Carabinieri che finiscono sotto accusa perché si sono approfittati di due turiste ubriache.  Un magistrato si fa destituire dalla Corte dei Conti perché andava a letto con le sue studentesse di magistratura, poi si vantava delle sue relazioni sulla rivista a disposizione degli studenti; imponeva loro che  gli facessero conoscere i loro fidanzati; le soggiogava sessualmente anche minacciandole  di cause penali (“Le vinco tutte”);  si faceva dichiarare “un agente superiore a cui la borsista  doveva giurare fedeltà”.  Sarebbe consolante dire che, accecato dalle sue pulsioni sessuali imperiose e dal potere, aveva perso il lume della ragione. Ma è peggio: invitato da Bruno Vespa, il magistrato  barese di 47 anni ha pure con tracotanza ed aria di sufficienza sostenuto che il suo comportamento era del tutto appropriato.

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Sono segnali di cui non ci si allarma abbastanza. E’ il segno che l’irresponsabilità egoista e ottusa verso la società  che è propria  dei drogati sprovveduti dei ceti  bassi degradati, ha intaccato ormai ceti che, per professione  e dignità sociale, dovrebbero sentire il dovere di difendere ed alzare l’ordine civile e morale, se non altro per rispetto dei concittadini che li pagano.

L’irresponsabilità delle classi dirigenti, o almeno colte e civili, verso i concittadini, verso –  osiamo dirlo – la patria, è un sintomo terminale. Pubblici ufficiali, docenti e magistrati   non si sentono più responsabili dei loro atti. L’esibizione di lascivia non sembra loro una cosa indecente di cui  trattenersi. Il sopruso e la schiavizzazione  verso persone loro affidate,  una cosetta da nulla. E questi comportamenti diventano sempre più frequenti. E’ lo sbocco dello sradicamento completo dal cristianesimo dalla società italiana, certo.

Ma peggio: è la sostituzione del Dio cristiano con una “nuova religione”, come documenta  il  filosofo e storico  Marco Sambruna nel suo saggio da leggere, “Il declino del sacro – rumore sociale, mass-media e nichilismo” (Edizioni RadioSpada, 208 pagine, 14,90 euro). E’ l’esito ultimo dell’individualismo come agente patogeno di matrice protestante e liberal-borghese:  l’idea, enunciata a suo tempo con suprema chiarezza da Margareth Thatcher, che la società non esiste,  esistono solo gli individui che la compongono; da cui consegue  che  la società non  ha per sì diritti, nè difensori di questi diritti collettivi.

L’individualismo è diventato oggi un “dogma”, è diventato  “la nuova religione”. Coniugato col mercantilismo consumista che riduce l’individuo a compratore desiderante,  ne ha svalorizzato ai suoi occhi, schernito e infine smantellato i comportamenti che per secoli hanno retto ogni società ordinata ed ogni pedagogia educativa: l’educazione all’auto-controllo, a  ritardare la gratificazione, alla sobrietà e razionalità.  In una parola, alla responsabilità non verso “il prossimo” cristianamente inteso (che non basta e non serve, se assolve), ma verso la propria comunità nazionale e culturale di cui ci si senta tenuti  a migliorare.

L’infantilizzazione dei viziosi

Niente di tutto questo  nel nuovo ethos. Esso mira a “deresponsabilizzare” l’individuo con “l’infantilizzalo”. E’ la strategia del consumismo totale, ridurre i ceti subalterni a “farsi agire da pulsioni”, dominare dal “soddisfacimento di voglie immediate anziché bisogni reali”. E’ infatti l’avidità infantile, elenca Sambruna,  quella che:

  • Non sopporta l’autocontrollo, ossia l’educazione alla sobrietà, perché protesa al possesso di beni quasi sempre con finalità ludiche. Il bene stesso è percepito come un giocattolo […]
  • Non sopporta la gratificazione ritardata ossia il risparmio, perché pretende il soddisfacimento di voglie immediate e non bisogni reali.
  • Non sopporta la razionalità e l’ordine perché le voglie devono essere soddisfatte nel momento stesso in cui sorgono e non possono essere posposte ad altre priorità, quasi sempre più opportune per il benessere del soggetto”. E nemmeno parliamo del benessere della società in quanto tale, i cui diritti sovra-individuali sono spregiati (occasionalmente come “fascismo”, o “collettivismo” e “statalismo”).

 

Le agenzie (anti)educative di diffusione dell’ethos infantilistico  fanno credere  che il successo si ottenga “senza fatica”  e “senza sacrificio, rinunce e disciplina”. Alimentano “il mito giovanilistico della spensieratezza e della irresponsabilità perenne”. Impongono  “la privatizzazione dei valori” – come si sono privatizzati gli enti di servizio pubblico, istituzioni volte agli interessi collettivi per una nazione che si propone di durare oltre la generazione attuale.  Nelle  vite personali degli “sprovveduti”, si è instaurato l’atteggiamento per cui “il bene privato prevale sul ben pubblico, l’istantaneo prevale sul duraturo, la gratificazione immediata sulla differita, il gioco sul lavoro”.

Questa è – spero si capisca – una compiuta ed efficace pedagogia per la ”formazione” di  tossicodipendenti da discoteca e frequentatori di prostitute e prostituti della tratta, generazioni di infinite Pamele. So già, per esperienza, come reagiscono le Pamele quando si cerca di trattenerle, prima , dal cadere nella fossa della dipendenza – o del “grande amore”   del momento: “Nessuno mi  deve dire come vivere la mia vita. Io la vivo come voglio”.  Non si rende conto  che  vive come vuole il sistema, desiderando ciò che il sistema gli fa desiderare; che  le sue voglie “la agiscono” invece che essere lei a gestirle, priva ormai della tenuta e fortezza che non ha mai imparato ad esercitare –  perché  “resistere alle tentazioni” è stato tanto schernito e deriso da essere ridicolo solo proporlo, allo stesso modo che “evitare le cattive compagnie” .  E ormai la Chiesa cattolica offre una “religione low cost”  che asseconda, invece di contrastare, questa deriva mortale. Facendosene complice.

Relativismo dogmatico

La cosa grave è  in  queste torme infantilizzate, ignoranti e  soggette al primo impulso,  è stato insufflato   “il dogmatismo intransigente”, quel conformismo d’acciaio che le fa rifiutare, con le idee nuove, ogni  critica della condizione sociale, che invariabilmente  sentono come critica al loro modo di vita privato. Vige ormai,  pesante come una cappa di piombo sulla nostra  epoca,  ciò che Sambruna chiama felicemente “il relativismo intollerante”. Il relativismo che mentre dichiara l’equivalenza di tutti i valori e la liceità di ogni modo di vita,  in realtà non tollera – e sopprime dal  discorso pubblico –  tutti i modi e valori che non siano i propri.  Il totalitarismo  in cui viviamo, sorvegliato  dalle sue vittime, che loro chiamano “Libertà”.  Vogliono vivere nella menzogna perché la verità costerebbe loro “rinunce”  e “sacrifici”. Fine.

Questo ethos  è pensato per le classi che ho detto subalterne,  che non servono più nel capitalismo terminale.  Ma gli esempi del magistrato  aperto dominatore sessuale  delle sue allieve, del professore che concupisce fino a farsi denunciare, incapaci di trattenersi  dalle pulsioni e vizi mostrano che vi sono ormai irretite le classi dirigenti. O come dice Sambruna,  che l’ethos nichilista, dopo aver sostituito la religione, ha sostituito “la politica come principio conformante dei mondi della vita”. Il che rende il male ormai irreversibile, senza una persa di coscienza della fossa in cui, come nazione,  ci siamo cacciati.

Che fare? Aspetto idee.  Questo pezzo è già troppo lungo.

 

https://i1.wp.com/www.maurizioblondet.it/wp-content/uploads/2018/02/covatta.jpg?w=720&ssl=1

Occorre un corso di antropologia culturale  sui riti nigeriani satanici per il GIP di Macerata? (Beppe Covatta ha poi smentito di aver detto queste cose. Guai a farsi scoprire nel lato del buonsenso!)

Ma personalmente, se devo ricordare cosa mi ha educato da piccolo a non essere come loro, le generazioni irresponsabili infantili, devo dire che non è stato, immediatamente, la fede cristiana. Sono state le maestre. Come mi è capitato di dire altre volte, io ho cominciato la prima elementare nel 1949: le maestre, dunque, erano   ancora quelle educate nel passato regime, ed educavano ancora secondo quella pedagogia.  Se dico che educavano all’amor di patria, devo subito aggiungere che nulla aveva in comune con la frenesia viscerale che coglie gli italiani quando vince la Nazionale di Calcio. Non era nemmeno   ciò che una Boldrini potrebbe chiamare “nazionalismo”, perché la patria   che ci insegnavano ad amare, era una patria sconfitta nella guerra e nella vergogna, circolavano ancora numerosi i mutilati. No: ci insegnavano che la patria era povera (anzitutto di materie prime) e che  la sua risorsa erano le nostre intelligenze, qualità umane, creatività,  che dovevamo sviluppare per migliorare  il posto  della patria nel mondo.  Non dovevamo “essere di peso” alla nostra famiglia, e alla patria, che nostre negligenze e incurie, si riflettevano sulla patria, la danneggiavano, la sminuivano.  La sobrietà personale, il lavoro onesto, lo spirito di sacrificio era un dovere che avevamo verso i concittadini più adulti, a cominciare dai nostri genitori, che stavano faticando, che erano disoccupati, che erano tornati mutilati.

Ebbene: molte volte nella follia e ribellione adolescenziale, mi ha trattenuto dal peggio, da  abitudini viziose, da “cattive compagnie”,   il ritegno di “essere di peso”  ai miei, diventare “un peso”   per la comunità. Come spero milioni di italiani ancora, mi è stata insufflata la resposbailità vrso la comunità storia e sociale in cui sono nato. Ma cosa succede quando gli extracomunitari, gli irresponsabili, sono i nostri figli, o i nostri giudici e insegnanti?

https://www.maurizioblondet.it/veri-extra-comunitari-nostri-figli/

BELPAESE DA SALVARE

Procuratore generale, “Italia paradiso per delinquenti stranieri”

gennaio 27, 2018 Vox Lascia un commento

“Un paradiso” per i delinquenti stranieri, che preferiscono scontare le loro pene qui invece che nei Paesi d’origine. Lo ha detto il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Bologna, Ignazio De Francisci, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario replicando quanto già affermato lo scorso anno.

L’Italia non è solo diventata un Paese importatore di detenuti stranieri, che preferiscono il nostro sistema a quello del loro Paese – avverte il procuratore – ma diventerà ben presto una sorta di paradiso penale per i latitanti rumeni e di tutti gli altri Paesi dell’Est”.

E il riferimento a Igor-Norbert Fehr non può mancare: “Deve far riflettere – ammonisce De Francisci – l’entusiasmo con il quale ha fatto sapere di accettare l’estradizione in Italia, visti gli sconti di pena che il nostro sistema potrebbe riconoscergli. Come sappiamo, lui il sistema penitenziario italiano, l’ha già provato”.

Il procuratore punta il dito soprattutto contro “certa giurisprudenza” che “ostacola il trasferimento dei detenuti stranieri perchè scontino la pena nei Paesi d’origine”, dal momento che “asseconda la preferenza degli stranieri per le carceri italiane anche quando non ve ne sarebbero i presupposti”.

https://voxnews.info/wp-content/files/2017/02/fact_icon.png VERIFICA LA NOTIZIA
Ma come funziona? Spesso non si dà esecuzione al mandato di arresto europeo quando le carceri del Paese estero non offrono gli standard minimi previsti dalle regole europee quindi, continua De Francisci “accade spesso che l’arrestato rumeno rimanga in libertà in Italia, in quanto la Romania o non risponde alle richieste di informazioni sullo stato delle sue carceri o comunque prende tempo”.

IMPORTAZIONE DI CRIMINALI Vi è una certa abitudine di molti Paesi, Tunisi in testa, di non riconoscere come cittadino il condannato che deve essere espulso, pertanto il condannato sconta la pena con i benefici italiani e ricomincia a delinquere. Secondo il procuratore generale: “Sono tutti temi che possono trovare soluzione sia in sede politica, facendo pressioni sui Paesi che non collaborano con lealta’, sia in sede interna con la revisione di decisioni francamente poco comprensibili”. Altrimenti, affonda De Francisci, “è inutile lamentarsi se nel nostro Paese gli euroscettici sono in costante aumento”.

L’euroscetticismo non è la malattia, è la cura. E sulla Tunisia: basterebbe minacciarli di non rinnovare il permesso di soggiorno ai loro immigrati regolari. Siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico: il problema è che non abbiamo politici capaci di impugnarlo, quel coltello.

https://voxnews.info/2018/01/27/procuratore-generale-italia-paradiso-per-delinquenti-stranieri/

CULTURA

Gli intellò mettono il bavaglio al filosofo “di destra”

6 febbraio 2018 DI DAVID ALLEGRANTI

ilfoglio.it

Alla sinistra illuminata non piace il free speech. La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha sospeso la conferenza con Alain de Benoist: ecco perché.

Questo incontro non s’ha da fare. E infatti non si farà: la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha sospeso la conferenza con Alain de Benoist, scrittore, filosofo e fondatore della Nouvelle Droite, che il prossimo 13 febbraio avrebbe dovuto dialogare con il politologo Piero Ignazi e con Gad Lerner nelle vesti di moderatore. Un appuntamento che faceva parte del ciclo “What is left / What is right” al quale ha già partecipato, il 30 gennaio scorso, Florian Philippot, ex esponente di spicco del Front National.

“Purtroppo – ha scritto Spartaco Puttini della Fondazione Feltrinelli in un’email a de Benoist – devo comunicarvi che ci troviamo costretti a sospendere l’iniziativa del 13 febbraio, perché la contestuale campagna elettorale italiana potrebbe fornire degli argomenti speciosi e la nostra ferma volontà di confronto intellettuale potrebbe essere mal compresa e perciò oggetto di strumentalizzazione”. La “strumentalizzazione” a dire il vero c’è già stata. L’incontro è stato sospeso dopo un appello-petizione firmato da una ventina di “studiose e studiosi delle destre e estreme-destre”, pubblicato su alcune riviste online come Lavoro Culturale e ripreso anche dal Fatto Quotidiano lo scorso 2 febbraio.

L’appello è stato firmato da Matteo Albanese dell’Università di Lisbona, Martina Avanza dell’Università di Lausanne, Christine Bard dell’Università di Angers, Elisa Bellé dell’università di Trento, Lorenzo Bernini dell’Università di Verona e altri, compresi alcuni studiosi francesi.

“Proprio perché studiamo l’estrema destra, siamo sorprese e sorpresi nel vedere che la vostra Fondazione, di cui apprezziamo l’impegno per la democrazia e l’antifascismo, ha invitato due noti rappresentanti dell’estrema destra francese, quali Alain de Benoist e Florian Philippot, ad intervenire in un ciclo di conferenze su cosa significhi destra e sinistra. Un ciclo di conferenze inserito, peraltro, all’interno di un percorso ideato perché gli elettori si orientino in vista delle elezioni politiche del 4 marzo… Contestiamo l’idea che de Benoist e Philippot siano dei rappresentati di una destra ‘nuova’. Le ricerche scientifiche sul Front National mostrano come la ‘de-demonizzazione’ del partito guidato oggi da Marine Le Pen sia una strategia di comunicazione politica, non un lavoro di rottura ideologica rispetto alle posizioni di Jean-Marie Le Pen”. E il fatto che gli interventi di “Philippot e de Benoist avvengano nel contesto della campagna elettorale italiana non fa che aggravare, ai nostri occhi, la vostra scelta”.

“Non avevo alcuna intenzione di immischiarmi nella campagna elettorale italiana!”,  ha risposto de Benoist all’email della Fondazione Feltrinelli. “Mi sembra che lei abbia ceduto alle pressioni della piccola bolla che fomenta l’odio che vi ha indirizzato una grottesca ‘lettera aperta’ e intimato di non darmi la parola. Peccato”. Il Foglio ha provato a contattare il dottor Puttini, che però ha rimandato a un imminente comunicato stampa dell’ufficio comunicazione della Fondazione. Il quale però ha solo confermato la sospensione dell’incontro: “Non verrà inviato nessun comunicato stampa”. La petizione è stata inviata anche a Jean Yves Camus, politologo francese progressista, specializzato nello studio dell’estrema destra e direttore dell’Osservatorio delle radicalità politiche alla Fondazione Jean-Jaurès di Parigi, ma si è rifiutato di firmarla. Le idee fanno paura, ma per fortuna c’è chi si sottrae alle liste di proscrizione.

“Non ho chiesto di essere invitato a questa conferenza”, spiega de Benoist al Foglio. “La fondazione Feltrinelli mi ha contattato la scorsa estate per invitarmi. Mi dissero che volevano organizzare un ciclo di conferenze sulla questione Destra-Sinistra. Era l’argomento di uno dei miei ultimi libri, che è anche stato tradotto in italiano: ‘Populismo. La fine della destra e della sinistra’ (Arianna, Bologna, 2017). Ho accettato l’invito, che poi è stato confermato più volte lo scorso gennaio. Pochi giorni fa, ho sentito parlare di una ‘lettera aperta’ alla Fondazione Feltrinelli nella quale si diceva, per ragioni non chiare, che questo invito era in qualche modo scandaloso e si chiedeva di cancellare l’annunciata discussione. Questa lettera è stata firmata da italiani di cui non ho mai sentito parlare e da quattro o cinque studiosi francesi completamente sconosciuti, a eccezione di Eric Fassin, un sostenitore estremista dell’ideologia gender, lo stesso Eric Fassin che qualche mese fa aveva dibattuto con me abbastanza normalmente alla radio pubblica France-Culture”.

Il testo della lettera, dice de Benoist al Foglio, “secondo me non è solo incredibilmente intollerante e pieno di odio, ma anche estremamente stupido. Prova ad attribuirmi tesi che non sono mai state le mie, e prova a stabilire una connessione tra me e Florian Philippot, che non ho mai incontrato una sola volta in tutta la mia vita (in 45 anni inoltre non ho mai votato per il Front national)”. Insomma, de Benoist, c’è un problema con le idee e il free speech? Le idee fanno paura? “Mi pare che ci sia un grosso problema. Non sono membro di nessun partito politico. Sono uno scrittore e un filosofo, specializzato in filosofia politica e nella storia delle idee. Ho pubblicato 110 libri, inclusi tre libri contro il razzismo e la xenofobia, 2000 articoli e fatto più di 700 interviste. Oltre 45 di questi libri sono stati tradotti in Italia. Ma mi sembra abbastanza evidente che le persone che hanno firmato la lettera non hanno la benché minima idea di ciò che ho scritto. Non mi leggono. Hanno chiesto la soppressione della conferenza perché hanno sentito questo o quello, o solo per ragioni collegate alla politica italiana. Questo tipo di persone ha un problema reale con le idee e il free speech. Non sanno che cos’è un dibattito intellettuale (o forse sono semplicemente incapaci di dibattere, a causa delle loro modeste abilità cognitive). In ogni caso è un peccato. La storia recente ha dimostrato che quando uno comincia a impedire le discussioni intellettuali, poi arriva un momento in cui i libri vengono bruciati, poi arriva un altro momento in cui le stesse persone vengono bruciate. È la logica base della caccia alle streghe”.

https://www.ilfoglio.it/cultura/2018/02/05/news/gli-intello-mettono-il-bavaglio-al-filosofo-di-destra-177173/

CYBERWAR SPIONAGGIO DISINFORMAZIONE

Governo crea la polizia del web: Gay, Islamici e Soros ti guardano

Un elenco di associazioni che diventeranno sceriffi del web. A consegnare la stelletta a onlus di gay, rom e via dicendo è stato il ministero della Giustizia, che ha dato loro l’incarico di scovare i cosiddetti “hater” della Rete.

L’obiettivo? Sanzionare, denunciare, espellere dai social network quali Facebook, Twitter e via dicendo.

“A livello nazionale -diceva il ministro Andrea Orlando – abbiamo avviato un tavolo di lavoro con le organizzazioni non governative per stimolare la nascita di un soggetto, non pubblico e non statale che, in alleanza con le piattaforme, possa costruire efficaci contronarrative rispetto alla propaganda d’ odio”.

La lista delle Ong che dovrebbero fungere da nuovi sceriffi sono molteplici, in totale 51. Ci sono Amnesty international, l’Unione forense per la tutela dei diritti umani, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite, la Comunità Sant’ Egidio, l’Unione delle comunità islamiche italiane, la Confederazione islamica italiana, la Comunità religiosa islamica italiana, il Centro islamico culturale d’ Italia. Ma non è tutto. Non potevano mancare ovviamente le associazioni gay: Arcigay, Arcilesbica, Rete Lenford, circolo Mario Mieli, associazione Gaynet, circolo Pink di Verona. Tra le altre spunta però anche l’ Associazione 21 luglio, una associazione nata per far rispettare i diritti dei rom. E che tanto si spende per dire che i nomadi vogliono integrarsi.

Inquietante. Abbiamo un governo che vuole imporre una ‘verità’ di Stato. E per farlo si serve delle varie ong, come si è servito delle ong per traghettare clandestini in Italia fino a quando era necessario farlo. E lo fa usando i soldi dei contribuenti finanziando questi servi. Ora, in democrazia non esiste una verità di Stato, e il governo non si impegna nel divulgarne una.

Ma tutto questo rientra in un più ampio movimento nato dopo la vittoria di Trump che ha segnalato al Sistema che l’informazione stava sfuggendo loro di mano. E bisognava intervenire con la censura delle voci indipendenti.

ONG, TUTTE LE STRADE PORTANO A SOROS

Un’accelerazione si è avuta dopo Charlottesville. In America, dove il primo emendamento impedisce la persecuzione della libera espressione, questo compito è stato affidato alle corporations di Silicon Valley, una vera e propria oligarchia che ha di fatto il controllo di Internet, sono state definita la ‘polizia morale’ del web per avere tolto di fatto la voce a chi è contro la Globalizzazione, l’immigrazione e il terrorismo islamico.

In Europa, una missione come quella di Defend Europe ha dovuto aggirare il blocco della multinazionale PayPal che ne aveva congelato i fondi raccolti attraverso donazioni di privati cittadini. Google, nota per avere licenziato chi osa opporsi alle proprie pratiche discriminatorie, sta tentando di strangolare siti indipendenti sfruttando il proprio ruolo di monopolista di fatto nella pubblicità web.

E’ in atto un tentativo di silenziare chi dà voce al popolo per tornare al controllo dell’informazione da parte dei grandi gruppi finanziari. Che infatti sono gli stessi dietro le Ong.

Questa storia del cosiddetto ‘hate speech’ è la foglia di fico con la quale il Sistema vuole tappare la bocca a chiunque non sia lieto di farsi sodomizzare dall’orda afroislamica. In democrazia non esiste ‘hate speech’, solo ‘free speech’, come ricorda la sentenza della Corte suprema americana. Ma a palazzo chigi vanno di moda gli ayatollah della censura.

https://www.iozummo.com/governo-crea-la-polizia-del-web-gay-islamici-e-soros-ti-guardano/

POLITICAMENTE CORRETTO COME PSICOPOLIZIA SUGGESTIONARE, SORVEGLIARE, CENSURARE, PUNIRE

di Roberto PECCHIOLI

Una nuova ideologia

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Nel suo libro "La cultura del piagnisteo, "Edward Hughes, scrittore australo-americano profetizzava che il capitano Achab, protagonista del romanzo Moby Dick di Melville, ossessionato dalla balena bianca, sarebbe stato descritto come" portatore di un atteggiamento scorretto verso le balene".

E’ una rappresentazione umoristica, ma terribilmente realistica, di uno dei mali del nostri tempi, il cambio di linguaggio, di significato e di visione della realtà portato dall’ideologia del "politicamente corretto”, a metà tra la falsa coscienza marxiana e la coscienza infelice.

L’invenzione del politicamente corretto (P.C. nel testo – N.d.R.) è probabilmente il più importante evento metaculturale degli ultimi decenni. Infatti, lungi dall’essere una semplice modalità espressiva, il P.C. si è trasformato in una vera e propria ideologia comportamentale, in una precisa modalità cognitiva ed riuscita programmazione neurolinguistica al servizio del nuovo potere globale, quello del liberismo economico libertario e cosmopolita.
In linguaggio informatico, possiamo definire il P.C. come una specie di sistema operativo a disposizione del Potere: il meccanismo, in fondo, è piuttosto semplice, a patto di controllare i principali canali di comunicazione culturale e mediatica: università, sistema dell’informazione, intrattenimento, e consiste nel sostituire un certo numero di parole e concetti, sostituendole con altre, al fine dichiarato di smussarne gli angoli, depotenziarne la carica offensiva o semplicemente assertiva, neutralizzarne l’effetto in nome di un rispetto ossessivo per ogni minoranza, e per eliminare dalle parole ogni possibile valenza negativa, ogni ombra di giudizio o affermazione d’ineguaglianza.

Prima, esisteva l’eufemismo, una tradizionale figura retorica che consisteva nell’utilizzare una parola di uguale significato, ma di espressione attenuata. Il P.C. è ben altro, diversa, anzi opposta è la sua intenzione; mentre il vecchio eufemismo si limitava ad affievolire un’espressione per scrupolo o riguardo, il P.C. provoca un cambio di significato, di percezione, uno scarto di senso rispetto ai termini precedenti, addirittura di paradigma, poiché mutano insieme significante e significato. E’, quindi, un’operazione fortemente politica, poiché si prefigge e provoca un "trasbordo ideologico inavvertito”, ovvero tende a rimuovere un concetto, una categoria mentale, un’opinione generalizzata, fino ad abolire, per discredito, demonizzazione e censura, alcune parole od espressioni a favore di altre, senza dichiararlo.

Un interessante libro sull’argomento, di Edoardo Crisafulli, del 2004, Igiene verbale, evoca sin dal titolo il carattere artificioso, da creazione di laboratorio intellettuale, pensata ed organizzata, della "correttezza politica”. Come quasi tutte le cose peggiori emerse nel XX secolo, e che continuano e si perfezionano nel XXI, si tratta di un’idea americana.

Alla fine degli anni 80, conclusa vittoriosamente la battaglia del liberismo economico, sconfitto il nemico sovietico, confinato il marxismo nella soffitta della storia, metabolizzata l’onda d’urto delle idee libertarie originate dal 1968 sotto l’ala dei Francofortesi, specie di Herbert Marcuse, giacché Adorno è pensatore ben più profondo e complesso, il capitalismo vincente appaltò alla sinistra sconfitta sul piano degli assetti economici, le idee per la costruzione, diffusione ed imposizione di precetti nuovi per una società in cui si dissolvessero identità personali e religiose, appartenenze nazionali, principi morali, convinzioni e tradizioni secolari e millenarie.

Lo scopo ora ci è chiaro: modellare un’umanità plastica e docile, asservita ai miti del consumo compulsivo, ferocemente votata a rivendicare diritti individuali a scapito di quelli sociali e collettivi, convinta che ciò che è nuovo sia sempre migliore del vecchio, disponibile, anzi desiderosa di un’esistenza precaria, fatta di cambiamenti, instabilità lavorative, sentimentali, residenziali, emotive, per affrontare le quali occorre liberarsi di ogni retaggio e di qualsiasi forte convinzione. L’umanità doveva diventare liquida, per essere versata dai padroni del mondo in nuovi recipienti; occorreva un’ideologia fortissima, ma soffice, impalpabile, suadente, un poco come certe pubblicità in cui la voce narrante parla con tono ipnotico, in tono basso e lento, per abbattere le nostre difese, ma con il nostro consenso, preconscio o inconscio.

Pochi davvero intuirono la portata devastante del P.C. e la sua capacità di mutare profondamente il senso delle cose per decine, centinaia di milioni di esseri umani; del resto, quando la minaccia è felpata ed armata di così buone intenzioni, come quelle di tutelare minoranze sfortunate e riscattare categorie stigmatizzate, il pensiero critico arriva sempre troppo tardi.
“Quando la filosofia dipinge a chiaroscuro, allora un aspetto della vita è invecchiato, e dal chiaroscuro, esso non si lascia ringiovanire, ma soltanto riconoscere: la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo. "La scintillante immagine di Hegel ci restituisce un frammento di verità, ovvero che i cambiamenti profondi vengono preparati con cura, e, come una fleboclisi, penetrano goccia a goccia. L’effetto, si vede solo dopo, quando la civetta di Minerva, la dea della sapienza, prima della nuovo giorno, ha concluso il suo volo notturno. La cultura, insomma, giunge a comprendere un fatto storico – l’ ideologia del P.C. lo è- solo dopo che il processo di formazione della realtà è già ultimato.

L’invenzione concettuale va ascritta all’Università del Michigan, che, immersa nel multiculturalismo, propose nuovi codici di linguaggio per definire qualsiasi minoranza, talché i negri divennero neri, e poi afroamericani, gli invertiti omosessuali, ma poi, definitivamente, gay, allegri, per esprimere la carica positiva della loro condizione, che venne inserita nel concetto generale di"orientamento sessuale"– tale locuzione è utilizzata anche nei vigenti trattati dell’Unione Europea - mentre gli handicappati si trasformarono prima in portatori di handicap, successivamente in disabili e infine diversamente abili.

Operazione in sé spregevole ed inutile, il p.c. cambia la parola, sfuma o neutralizza il concetto, ma la realtà non si muove di un millimetro: il paraplegico, disgraziatamente, non si alza dalla sedia da diversamente abile. Un divieto verbale tira l’altro, l’igiene verbale pone l’asticella sempre più distante dalla verità. Un mirato bombardamento chemioterapico, per estirpare quel cancro che sono le idee innate, i principi ricevuti, i nostri stessi occhi che vedono una cosa, ma ne devono descrivere un’altra. Gli stranieri sono diventati burocraticamente extracomunitari, i clandestini profughi (da che ?) gli immigrati, parola che comunque evoca stabilità, ora sono migranti, vagano, si spostano inafferrabili, come l’ebreo errante del racconto medievale e del libro di Eugène Sue.

Nel campus del Michigan venne redatto un vero e proprio codice di condotta verbale, con apposite sanzioni, costituite da richiami ufficiali che influivano negativamente sulla carriera scolastica, dunque sull’intero avvenire degli studenti. Qui cogliamo un altro punto a favore della tesi "ideologica" che sosteniamo. Il castigo: dunque, saranno stati istituiti dei controllori del linguaggio, dei poliziotti della parola e del pensiero, presumibilmente insegnanti od anche studenti. Ma quando esiste una sorveglianza su ciò che si dice si vive in un regime dittatoriale, il cui destino è vivere stabilendo divieti e decretando punizioni. Sorvegliare e punire: lasciamo stare Foucault, e limitiamoci a d osservare che il diritto penale degli Stati occidentali, assai permissivo e di manica larga per quasi tutti i comportamenti criminali, è particolarmente duro con i nuovi devianti, che violano, ignorando o contrastando il P.C., la versione ufficiale, la quale, proprio perché tale, è di solito una menzogna o una costruzione arbitraria quanto il giudizio di segno contrario.

Hanno iniziato con le norme che puniscono la negazione dell’Olocausto ebraico, che sono, a loro modo, un altro capolavoro del politicamente corretto: infatti, in genere ciò che è sanzionato penalmente è "la negazione degli esiti del processo di Norimberga”. In quel senso, potrei essere trascinato dinanzi a tribunali di numerosi Paesi tanto se sostenessi l’inesistenza delle camere o gas o la non verità della"soluzione finale”, quanto, paradossalmente, se affermassi che le vittime furono sette milioni, e non sei, come da manuale storico. Poi si sono dedicati alla repressione delle discriminazioni nazionali, razziali o territoriali, in Italia la legge Mancino, per la quale non possiamo distinguere nessuno, perché questo significa discriminare, il giudizio di valore viene dopo, e quindi non abbiamo diritto di pensare. Ora stiamo per essere impediti per legge a distinguere un omosessuale da uno che non lo è (la terribile omofobia, neologismo comico, che significa paura dell’uguale, ed è dunque un ulteriore prova di inversione dei significati), e prima o poi il codice penale accoglierà una nuova figura di reato, il neonato"femminicidio”, nipotino dell’eticamente corretto, che impone sì di non uccidere in generale, ma specialmente di non ammazzare la propria moglie, fidanzata o convivente, gesto assai più grave dell’ assassinio a ruoli invertiti. Aspettiamo di verificare in quale fattispecie verrà inserita l’uccisione di persone dello stesso sesso legate da unione civile.

Ma c’è del metodo in questa follia, come capì Polonio delle stranezze di Amleto. L’uomo nuovo, no, che dico, l’umano nuovo, poiché uomo è "sessista”, (altra categoria concettuale vietata e punita dalla nuova psicopolizia progressista) ha l’obbligo assoluto di uguaglianza, deve vivere nell’identico, sguazzare nell’equivalente, credere nell’indifferente e nel relativo, elevare altari ai diritti dell’Uomo – maiuscolo forse si può scrivere -. Nessun giudizio morale è permesso, nessuna distinzione (discriminazione) ammessa, ma, come nella Fattoria degli animali2, qualcosa e qualcuno deve rimanere più uguale degli altri.

Gettati nella spazzatura tabù secolari, l’uomo ne inventa di nuovi, e, proclamata l’assenza di qualunque verità in nome dell’Equivalente, dell’Uniforme, dell’Uguale, perseguita con occhi iniettati di sangue chi esprime concetti veritativi, o, semplicemente, li ricerca. Nulla di più violento ed intollerante del pensiero debole, padrino del P.C., che inizia escludendo dal dibattito come indegno o empio il deviante e prosegue invocando la sanzione della norma scritta a carico dei dissidenti, il cui peccato e reato è pensare. E, posto che il relativismo è la conclusione del liberalismo trionfante, il suo pilastro legale è il positivismo giuridico.

Al riguardo, apriamo una parentesi per spiegare come tutto si tenga, nell’impianto concettuale liberal libertario. La nostra ferma convinzione è che il p.c. sia la volgarizzazione ideologica ad uso delle masse del relativismo morale, il quale, a sua volta, è lo strumento con cui l’universo liberalcapitalista ottiene per inganno e disinformazione, il consenso dei più alle proprie pratiche di dominio, sfruttamento, abbrutimento dei popoli. Liberisti in economia, privatizzano il mondo, libertari nella società, privatizzano i desideri, esaltandoli come diritti. Vanno oltre, giacché il presidente Obama, che è P.C. per definizione, in quanto appartenente al Partito Democratico e di pelle scura, ha definito fondamentale il cosiddetto diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Gettata nel cestino dei rifiuti la strana attitudine della natura, che assegna la riproduzione delle specie all’incontro di due sessi, egli, gran sacerdote del Pensiero Unico occidentale, recide il legame dell’uomo con il resto della natura, ponendosi al di sopra, e considera "fondamento" di una comunità "legale" l’unione sterile omosessuale.

Screditata, derisa come inesistente la legge naturale, che infonde il principio di verità e giustizia nell’animo umano, e lo rende senso comune, che per primo Aristotele aveva scoperto e teorizzato, e rigettata la convinzione che esistano principi di fondo, validi per tutti, non si pone più il problema del bene e del giusto.

Si torna, con acrobazie dialettiche in cui il potere è maestro da sempre, alla legge del più forte, colui che, nelle circostanze presenti, può, vuole e sa orientare l’opinione comune, avendo a libro paga intellettuali e politici, e la trasferisce nei codici scritti, con leggi che l’intelletto comune respinge, ma che, appunto, sono leggi. Stanno scritte, approvate a maggioranza da parlamenti indolenti ed ignoranti, hanno forza di coercizione. Non pretendono minimamente di essere giuste, semplicemente, ci sono: esse sono la legalità, quella di oggi, diversa probabilmente da domani o dopo.

Non importa, umano occidentale del XXI secolo: sei cittadino di un mondo dove esiste il politeismo dei valori4, di conseguenza hai rinunciato a credere nelle leggi naturali e nella verità che pure avverti presente dentro di te, hai torto, e ti devi uniformare alla"legalità”. Il grande giurista romano Paolo, nel suo Digesto, sentenzia: "Il diritto è definito in diversi modi: in uno, si dice diritto ciò che è sempre giusto e buono, , che è diritto naturale; nell’altro modo, ciò che per tutti o per molti è utile in una certa città, che è diritto civile". Dunque, da migliaia di anni è certo che esista qualcosa che è giusto e buono in sé, distinto da ciò che è ritenuto utile in dato contesto. Adesso, non più, e non possiamo quindi obiettare, con Tommaso d’Aquino, 5 che se una norma non concorda con la legge naturale e morale "non erit lex, sed legis corruptio", non sarà legge, ma corruzione di essa. Ti hanno convinto che tutto sia mutevole, fluido, liquido, si equivalga, e che le più belle parole del vocabolario siano progresso e moderno. Moderno, poi, significherebbe semplicemente, "al modo odierno”, quindi è un termine molto politicamente corretto, giacché, in sé, non esprime alcun giudizio di valore, ma solo una constatazione temporale!

Inoltre, ti hanno riempito la testa di "valori”, che non ci sarebbero più, o che comunque sono quelli che tu (o loro per te ) riconosci al momento. Ma se l’unico valore comunemente accettato è il prezzo in denaro, è perché sono tramontati i principi. Solo possedendo dei principi, si possono attribuire dei valori, alle idee, alle cose, alle persone, ai fatti. Aveva ragione, ancora una volta, Carl Schmitt, il gigante del diritto novecentesco, ad imprecare contro "la tirannia dei valori”, che, come i titoli di Borsa, scendono, salgono, si compravendono, stanno, come ripetono gli esperti del settore, di volta in volta in territorio positivo o negativo. Purtroppo, ha vinto Kelsen, aedo del liberalismo progressista, con la sua teoria "pura" del diritto, che impone il positivismo giuridico (giuspositivismo), per il quale, avalutativamente, in assenza di principi, valore è la legge in sé, ovvero il fatto che sia formulata secondo procedura, approvata secondo procedura, applicata secondo procedura. Che prescriva castronerie o vieti comportamenti giusti, è indifferente.

Questo è il tempo nostro, l’Eldorado delle procedure, dei protocolli, dei quadratini dei formulari, ognuno dei quali deve contenere una lettera ed una sola, un numero e solo quello. Il politicamente corretto è, per l’appunto, la procedura, il prontuario, il catechismo a disposizione di chi non può

(vuole…) perdere tempo, altro mantra contemporaneo, e vuole vivere tranquillo, come un animale d’allevamento, ed avere in tasca, pronte all’uso, le idee alla moda che lo faranno accettare in società e gli permetteranno una buona carriera. E’, pensateci, il pregiudizio dell’assenza di pregiudizi! Tutto già scritto, precotto, preciso e perfetto, come in uno stampato precompilato, da completare con nome e cognome, redatto in "corporate standard”, che, per i fortunati che lo ignorano, è l’insieme di regole formali con cui si comunica all’interno di un’azienda o un’amministrazione: parole da evitare, corpo tipografico, spaziature, lunghezza, tono.

Rassicurante, pronto, non si può sbagliare, è a prova di cretino, anzi di persona di ridotte attitudini intellettuali. Che è poi la fotografia digitale dell’ homo sapiens nostro contemporaneo, uno che non si attarda a studiare ciò che"non serve”, e che è il destinatario perfetto del metodo delle ex scienze dello spirito, sociologia, antropologia, storia, diritto, che avanzano senza chiedersi i perché, limitandosi a descrivere ciò che guardano, senza trarre conseguenze, esprimere giudizi, senza, in fin dei conti, pensare. Il P.C., purtroppo, invece pensa, e lo fa al nostro posto, pubblicando ogni giorno una dispensa dell’enciclopedia dei sentimenti leciti, codice ideologico obbligatorio sorvegliato da una pletora di intellettuali, giornalisti, politici di serie C, che hanno indossato di buon grado, la paga è ottima, l’uniforme della Squadra Buoncostume delle polizie di una volta. La Chiesa cattolica, che è peraltro uno dei bersagli preferiti del P.C., aveva tracciato il solco, con l’Indice dei Libri Proibiti, il Progressista Globale ha superato la maestra, con l’indice delle parole, dei concetti, dei pensieri proibiti.

Psicoreato, psicopolizia

Il chierico delegato, novello intellettuale collettivo (anche su questo versante Marx, Lenin ed il buon Gramsci sono stati battuti dai liberali) regola il traffico cerebrale per tutti, unisce le nostre sinapsi, animandole verso il Bene ufficiale, e, naturalmente, non discute: emana sentenze, inappellabili come quelle della Cassazione, diffonde scomuniche con bolle papali a mezzo sistema di informazione. Per chi sgarra e si oppone al P.C., la prima sanzione è l’avvertimento in stile mafioso, con lo scatenamento delle armate mediatiche. Due esempi: l’industriale Barilla, costretto a ritrattare l’affermazione secondo cui egli non avrebbe mai permesso pubblicità della sua azienda con famiglie diverse da quella naturale. Dovette scusarsi dopo attacchi aggressivi e volgari, non solo della lobby omosessualista. Da ultimo, il caso del calciatore Marchisio, che ha polemizzato con un giornalista, affermando che la sua telecronaca "sembrava fatta da un non vedente". Con fiero cipiglio, i Guardiani della Rivoluzione parolaia lo hanno costretto a ritirare la frase. Badate bene, era già stato politicamente corretto, pronunciando l’espressione "non vedente" al posto di cieco. Non è bastato, nessun accenno è ammesso dai proibizionisti del linguaggio!

Secondo passo: l’esclusione dal dibattito. Chi manifesta convinzioni sgradite, o semplicemente parla chiaro, deve essere proscritto. Discutere con lui (o lei, siamo P.C. anche noi..) significherebbe riconoscere dignità alle sue idee. Sì, perché l’intellettuale collettivo P.C. è anche abilitato a rilasciare patenti di democrazia, tolleranza, diritto di parola. Un protocollo scritto delle correttissime associazioni LGBT (lesbiche, gay, transgender, bisessuali) invita testualmente i canali televisivi e radiofonici ad escludere dai dibattiti su materie di bioetica e sessualità i contrari ai "diritti" gay. Chi ha idee non politicamente corrette, o è un pazzo oppure è un rifiuto dell’umanità, scellerato, forse nemico del popolo. Perché ammetterlo al dibattito "civile"?

Usando le loro logore categorie mentali, dovremmo dare a tutti costoro dei fascisti, o, peggio ancora, dei razzisti (antropologici), giacché questa parola è diventata multiuso per far tacere ed espellere chicchessia dal campo e dall’umanità. L’arco costituzionale sono sempre loro, ed il loro patologico bisogno del nemico assoluto (l’orco costituzionale …..) li rende impermeabili a tutto, specialmente a comprendere di essere diventati l’arma migliore nelle mani di capitalisti, multinazionali e banche, che li usano, condizionano e manipolano come ridicoli robot per i loro fini schiavistici.

Terzo movimento: la sanzione vera e propria, attraverso l’inclusione nel corpo legislativo di nuovi titoli di reato, o psicoreato, che non reggono all’esame di uno studente, ma che diventano istantaneamente vangelo vivo nelle mani dei nuovi inquisitori. Galera dunque, per chi osi preferire un figlio normale ad uno invertito (brr, che parolaccia), o sostenga che i genovesi sono spilorci o i napoletani indolenti.

Un’università americana sta bonificando il grande romanzo di Mark Twain, Le avventure di Huckleberry Finn, capolavoro assoluto, espungendo dal testo la parola nigger, negro, che vi compare ben 119 volte, da altre parti si chiede di non far studiare Shakespeare e Dante per manifesta scorrettezza politica. A forza di ripulire il pensiero, ed il linguaggio, resta una lavagna cancellata, o una pagina bianca. Aveva ragione Orwell ad immaginare che, con la neolingua del Socing 6, si sarebbero eliminate le parole per abolizione dei relativi concetti. Afasia che lo scrittore algerino Boualem Sansal, nel recentissimo "2084”, attribuisce alla futuribile dittatura dell’Abistan, il cui lessico è ridotto a cento parole.

Non c’è bisogno di aspettare tanto, poiché la nostra, di dittatura (di "soft power" parleremo tra un attimo) sta già conseguendo risultati analoghi: estirpare il significato torcendo e poi abolendo il vecchio significato, istituendo un nuovo codice linguistico che, inevitabilmente, si trasforma in visione del mondo. Era pur stato Giovanni ad affermare che "in principio era la Parola, e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio". Il nuovo verbo è la riproduzione neocapitalista, Dio è agevolmente sostituito dal Mercato, e la misura di tutte le cose sono l’utile (economico) ed il dilettevole (il diritto assoluto al piacere o capriccio individuale, purché compravendibile in denaro).

Crediamo a questo punto di avere dimostrato la vera natura – ideologica e prometeica – del politicamente corretto. Lo definiremmo una forma sofisticata, oligarchica e postmoderna di gattopardismo emanato da un potere che cambia pelle come un serpente, ma non perde il veleno. Dice Tancredi Falconeri allo zio Principe di Salina "Se vogliamo che tutto resti com’è, bisogna che tutto cambi”, e, nel romanzo di Tomasi di Lampedusa, il vecchio principe, consapevole della fine del suo mondo, è tranchant nel giudicare i tempi nuovi: "noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene.” Cosi fu, ed è.

Peraltro, anche Il Gattopardo fu vittima del P.C. degli anni Cinquanta, consistente in ciò che era gradito al PCI; Elio Vittorini, gran maestro delle lettere italiane, irregolare ma comunque comunista, ne rifiutò la pubblicazione, che avvenne dopo la morte dell’autore, e rifiutò anche le traduzioni italiane del Dottor Zivago di Pasternak e del Tamburo di Latta di Gunther Grass. Infine, sempre di censura si tratta, sempre di controllo sui cervelli dei sudditi.

Un sistema di potere, un tabù

Il XXI secolo, tecnologico e permissivo, ha bisogno di un sistema di potere allucinogeno: le masse devono essere convinte di godere di ampie libertà, nonché di avere grandi possibilità individuali. Un esercito di finti "pezzi unici”, sospinti però verso comportamenti, gusti, reazioni assolutamente comuni e previste. E’ il principio del "soft power”, che agisce per linee interne, a livello subliminale, persuasivo, per coazione a ripetere, mostrando ed imponendo modelli, ottenendo senza violenza fisica comportamenti od attitudini di proprio gradimento. Riflessi condizionati, come quelli del cane di Pavlov. Nell’esperimento, il cane riceveva cibo dopo il suono di un campanello, ma, ripetendo l’azione, la salivazione iniziava già al momento del suono.

Così è l’uomo di oggi, i cui stimoli sono la prospettiva del guadagno, il consumo narcisistico, la stimolazione sessuale, unita alla paura dell’esclusione. Per rafforzare il dominio, tuttavia, è necessario estirpare il pensiero critico, disattivare quelle aree del cervello in cui nascono, si formano e sviluppano le idee astratte e si conservano i giudizi. All’ homo consumens et desiderans si offrono insieme un ampio pacchetto di pregiudizi e la disistima di se stesso. Infatti, ciò che chiamiamo P.C. è una accattivante confezione di preconcetti basata su un unico postulato : l’uguaglianza quasi paranoica, ossessiva, superstiziosa, che diventa uniformità, gabbia inviolabile. Timoroso di se stesso, l’uomo mette a confronto la sua percezione di fatti, il proprio principio di realtà, inevitabilmente diverso dalla visione "ufficiale”, e censura se stesso, si considera cattivo, malvagio in quanto giudica altrimenti, e, nella maggioranza dei casi, si conforma, sino ad introiettare come giusto e vero quello che il suo proprio convincimento rifiuterebbe. Negli anni cinquanta, si sarebbe chiamato lavaggio del cervello.

In un esperimento a cavallo tra psicologia e sociologia, vennero mostrate ad un campione prescelto delle linee disposte su piani e con angolature diverse, ma di uguale lunghezza. Un certo numero di partecipanti aveva il compito di affermare con sicurezza la differente misura delle linee. Gli altri, i veri destinatari all’esperimento, ne vennero così influenzati che un certo numero cambiò il proprio giudizio che, ripetiamo, era corretto e basato sulla diretta esperienza personale.

Nel caso del P.C., la coazione a ripetere è collegata all’offerta di cambio di significante (zingaro, poi nomade, infine rom) e di significato (rom è il nome di quell’etnia, è psicologicamente neutro, non ha accezioni negative, come zingaro, associabile all’idea di individuo poco raccomandabile o dedito al furto, o il più cauto "nomade”, che richiama un modo di vita che in genere non apprezziamo), ma anche al doppio timore, designando quella persona come zingaro, di esporsi alla riprovazione sociale, con conseguente stigmatizzazione, e di sembrare, o addirittura essere davvero persone cattive, maleducate, prive di cuore, di idee antiquate.  Autocensura allo stato puro, specie per quanto riguarda la perdita di autostima, ed alla terribile prospettiva, per molti, di non essere considerati all’altezza dei tempi, progrediti, "moderni”.

Eppure, esprimere differenze attraverso vocaboli distinti che designano sfumature, distinguono aspetti specifici, indicano, precisano, dettagliano, è l’esercizio principale del nostro pensare ed essere nel mondo, esprimono il nostro vissuto e forniscono una mappa, un percorso interiore che ha raggiunto un punto di vista che fa da criterio generale. Proprio quello che i superpadroni non vogliono: per questo ci stanno fornendo il "loro" navigatore multiuso, il GPS universale, con il quale raggiungere qualsiasi destinazione indotta da loro per la via indicata imperativamente, senza scorciatoie e senza prendere strade diverse.

Un cieco è non vedente, un sordo non udente ma questo, se riflettiamo, non cambia la loro condizione, ma la nostra. Il cieco, o chiunque altrimenti menomato, in una comunità tradizionale, ha diritto ad una certa attenzione, lo si deve aiutare in alcune operazioni, essere concretamente solidali con lui, magari solo per comprendere od evitare un pericolo, perché viene dal cuore, perché "si fa così”, e non in quanto è scritto in una legge approvata e controfirmata. Il non vedente è come me, a parte il fatto degli occhi: non gli devo nulla. Dall’egalitarismo più forsennato all’individualismo indifferente. Tutto si tiene, dicevamo. Ogni società, del resto, vive di permessi e proibizioni. La nostra non è diversa, ma li nasconde perché finge libertà: il P.C. è il tabù per eccellenza del nostro tempo, il senso del pudore riemerso dal naufragio di quell’altro, in cui eravamo cresciuti.

Il tabù rimanda alla categoria abolita e schernita del sacro, e ne mantiene la caratteristica principale: è infatti un dogma indimostrabile, alla quale si erigono alteri e si svolgono sacrifici. Il P.C. non argomenta né tanto meno dimostrare, punta l’indice accusatore e finge sdegno nei confronti di chi osa mettere in dubbio il suo credo secolare.

Chi viola un tabù, poi, non commette solo un abuso o un reato, ma un’empietà, che si manifesta al solo accennare alle aree di pensiero che ha occupato e su cui non permette incursioni: immigrazione, sicurezza, origini geografiche e razziali, omosessualità e teoria del genere, identità, fede, temi esistenziali. Proibito parlarne, tabù, violazione del recinto del tempio. Sigmund Freud, tra tante follie, ha evidenziato esattamente il nesso tra tabù e nevrosi, e questa, appunto è, è una società che spazia tra nevrosi e schizofrenia, nega accanitamente l’esistenza dei problemi, e li nasconde proclamando il tabù.

Possiamo quindi definire il P.C. come un tabù rispetto alla verità, che non deve essere cercata e neppure percepita, ma di cui i suoi gran sacerdoti si servono per consolidare il loro potere.

Nel 1984 di Orwell esisteva il Ministero del Condizionamento, nella realtà, ben più distopica, c’è ma non si dice, e lavora alla censura preventiva, anzi fa delle sue vittime gli esecutori delle sentenze, impauriti dinanzi al vuoto del pensiero ed al pericolo di volare con l’intelletto. Tabù, e religione civile, officiato da mascalzoni che padroneggiano assai bene la psicologia e, come accennavamo all’inizio, la programmazione neurolinguistica, il P.C. si è potuto sviluppare dopo la fine del comunismo poiché, con il crollo del muro, è saltata l’ultima grande narrazione politica ed esistenziale del Novecento, e lo stesso liberalismo ha perduto ogni connotazione culturale e si è trasformato in liberismo economico e libertarismo antropologico. Per questo, è potuto diventare una sorta di bizzarro elemento di raccordo sociale, per quanto negativo e fluido, giacché sposta continuamente le sue frontiere, riorienta gli obiettivi, rinnova il proprio stesso lessico.

Il P.C. malattia del pensiero

Al di là dell’egemonia degli Stati Uniti, non è casuale che americana sia la sua origine, impregnato com’è di soffocante moralismo bacchettone di ascendenza puritana, e splendida è, in materia, la folgorante intuizione di Nietzsche : Dove la morale è troppo forte, perisce l’intelletto 9.

L’intelletto europeo, in particolare, è perito, o seppellito, sotto ondate di sensi di colpa per la propria storia: la grandezza passata, la volontà di potenza che ci animava, la capacità di fare cultura, di essere e diffondere civiltà, viene revocata in dubbio come sopraffazione, colonialismo, violenza. Terrorizzati da se stessi, gli europei si sono rifugiati in nuovi dogmi rassicuranti. Slogan di ossessivo antirazzismo, pacifismo spesso ridicolo, in cui si distingue per estremismo il clero cattolico, inni al multiculturalismo in cui ci si spoglia di se stessi per accogliere, nudi, l’Altro, patologie dell’uguaglianza che neppure il comunismo, ben più concreto, aveva osato, ma un’equivalenza declinata in senso individuale, tra diritti, sessualità "aperta”, aborto, eutanasia, odio per qualsiasi autorità, che mette in disparte i grandi temi della giustizia sociale, del lavoro, dell’ordine civile. Il P.C. odia ciò che marca le differenze, tra le comunità, le credenze, i modi di vita, i sessi e, screditando i linguaggi, vieta un vero dibattito a colpi di dogmi. Per oltre un millennio, così grande era l’autorità di Aristotele, che bastava, in una discussione, l’”ipse dixit”, con relativa citazione, per far tacere l’avversario.

Il P.C. si sta trasformando nel fantasma di un moderno Aristotele che, però, a differenza dello Stagirita, non ha prodotto neppure l’uno per cento dell’immensa mole di conoscenza del pensatore greco, e procede a colpi di divieti, interdetti, chiusure dogmatiche, violenza verbale dei suoi ultrà, sentenze di condanna di tribunali in cui giudice ed accusatore sono la stessa persona. Per il vostro bene, non affannatevi a pensare, sembrano dirci, non abbiate convinzioni vostre, pensiamo noi a tutto. Divertitevi, consumate, regalate a noi i vostri cervelli ed offrite il vostro lavoro ed i vostri debiti ai nostri padroni. Può sembrare una riedizione del racconto del Grande Inquisitore di Dostoevskij nei Fratelli Karamazov.

Quanto alle religioni, fate come vi pare, essenziale che tutto resti nel privato e che non siate pubblicamente cristiani, buddisti o quel che vi pare. Per l’Islam, le cose stanno un po’ diversamente, perché quelli reagiscono ed è meglio tacere, oppure armare le penne ripugnanti di nichilisti come quelli di Charlie Hebdo, (proprietà dei Rothschild, chi l’avrebbe detto) e poi, dopo la frittata, organizzare un’ altra campagna molto P.C., quella all’insegna di "je suis Charlie”.

Anche il p.c., come ogni ideologia, ha bisogno di un suo calendario e di sostenitori famosi. Per questi ultimi, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Gli esponenti del mondo dello spettacolo sono sempre pronti, del resto sono ricchi e famosi perché il sistema di comunicazione, proprietario ed ispiratore delle nuove idee, ha investito su di loro. Quale migliore propaganda alle cosiddette famiglie arcobaleno, alla banalizzazione dell’uso di stupefacenti, alla santificazione dei migranti, dell’illuminata parola di Lady Gaga, Tiziano Ferro, dell’inevitabile Luciana Littizzetto o di Jovanotti, l’illustre opinionista? Ogni tanto, serve però l’austero parere di scienziati di fama, ed è pronto all’uso il professor Veronesi, che ha avuto l’improntitudine di affermare che l’amore più puro è quello omosessuale.   Perdoniamolo, perché ha salvato tante vite e, soprattutto, ha superato i novant’anni.

Il calendario è un fatto ben più complesso e pericoloso, hanno bisogno di tempi più lunghi. Molto cammino, tuttavia, è stato compiuto. Il Natale è stato depotenziato con l’invenzione di uno strano anziano barbuto che gira su un carro di renne. Lo chiamano Babbo Natale, per non perdere del tutto il contatto con la tradizione e per consentire il rito dei regali, ma nessuna menzione su chi è nato, quel Gesù di Nazareth che, comunque la si pensi, ha improntato una parte rilevante della nostra cultura; erano più onesti i sovietici, che avevano Nonno Gelo, ma loro non erano tenuti alla correttezza politica. Le vere feste P.C. sono il 27 gennaio e l’ 8 marzo, in parte il 14 febbraio. Il 27 gennaio, da una decina d’anni, è la giornata della memoria, e siamo costretti ad interminabili intemerate sull’olocausto ebraico, di cui si è parlato assai meno nei primi decenni della ricorrenza, e che fu certo una tragedia, ma non purtroppo, l’unica, né, forse, la più drammatica della vicenda umana.

Politicamente, però, nulla di più corretto delle consuete parole in libertà cui dobbiamo credere obbligatoriamente, sotto pene tremende; quanto all’ 8 marzo giornata della donna, come evitare lo sversamento di melassa politicamente correttissima sull’altra metà del cielo, sfruttata orrendamente sino all’alba dorata degli ultimi, formidabili, anni? Pazienza se tutto è così volgarmente consumistico da risolversi in cene monosesso con annesso spogliarello maschile, a riprova che la donna ha raggiunto la parità specialmente nelle cose triviali, o costose e poco salutari, come il fumo o l’uso di stupefacenti. Molto P.C. è anche San Valentino, festa degli innamorati. Mette d’accordo credenti e mangiapreti, perché il buon Valentino, patrono di Terni, è comunque un santo, ma quel che conta sono i regali, le cenette intime, insomma il solito rito del consumo, e poi, deve sempre vincere l’amore. Obama e Renzi lo hanno affermato a chiare lettere che vince l’amore, anche quando si tratta di legalizzare matrimoni e filiazioni contronatura.

Ma il paradiso del P.C. è Google, il più grande motore di ricerca del mondo, quello su cui cerchiamo siti, notizie, informazioni. Magari non ci facciamo gran caso, ma Google scandisce i giorni come una rubrica liturgica del nuovo culto: dalla data di nascita di Confucio a quella di Galileo, inizio e fine del Ramadan, la nascita di Buddha, le feste ebraiche, persino il ricordo di tale Ludwik Zamenhof, inventore dell’esperanto, la lingua finta che avrebbe dovuto sostituire quelle vere, e di cui nessuno parla più da decenni. Quanto ad un’altra istituzione della rete Internet, Wikipedia, consultate due o tre voci di argomenti che conoscete bene, e vi renderete conto di quanto P.C. grondi dalle definizioni e dai giudizi di quell’enciclopedia, che, dicono, scriviamo proprio noi. Anzi, su un sito del mondo Wiki è disponibile un vero manuale per parlare, scrivere e comportarsi in maniera politicamente corretta: il manuale delle giovani marmotte, nel senso che, purtroppo, sono per lo più giovani le vittime del P.C., e le marmotte, notoriamente sono un animale che dorme molto.

Insomma, in nome della multiculturalità, ce n’è per tutti, tranne, ovviamente per chi continua a credere ostinatamente nei valori europei e nella Tradizione. Il condizionamento socioculturale sotteso al P.C. c’è ed è un progetto preciso di riscrittura della mentalità e della storia. E’, insomma, o aspira a diventare, la religione civile dell’umanità occidentale postmoderna. Deve quindi neutralizzare continuamente i riferimenti che riempiono la nostra vita e determinano il bagaglio comunitario di tutti noi, per procedere a tappe forzate all’ acculturazione delle masse, cancellando, espiantando e reimpiantando idee, parole, concetti, categorie.

Tale neutralizzazione, già scoperta dal solito Carl Schmitt, mira alla razionalizzazione assoluta, fino a fondare, spazzati via i detriti del passato, un nuovo punto di coesione, o almeno di concordanza, nell’economia e nella tecnica. Proprio i grandi sistemi che il potere globale controlla meglio, perché li possiede. Infine, però, tutto si risolve, nell’angusto orizzonte culturale del P.C., nella mera giustapposizione del diverso, ovvero nella negazione della diversità, o, ancora, in un diluvio di parole senza incontro con l’altro da sé e senza scambio.

Le tavole dei comandamenti sono sostituite dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo dell’ONU del 1945 – a pensarci bene, anche il nome – nazioni unite- è un inno al politicamente corretto, metà sogno e metà menzogna creduta per coazione a ripetere. Per una delle mille eterogenesi dei fini, il rigido positivismo giuridico, che nega la legge naturale ed impone la legalità delle maggioranze variabili e temporanee, viene sconfitto in quel documento, giacché nella verbosa Carta dell’ONU i diritti che vengono proclamati provengono tutti da una visione filosofica e morale giusnaturalistica.

Meglio così, occorre sorridere quando la verità fiorisce sulle labbra dell’avversario ... Alla prova dei fatti, malauguratamente, le grandi lobby di potere transnazionali, non potendo abolire i diritti scritti, li devono svuotare dall’interno e dissolverli, trattandoli come mere convenzioni, manipolando Stati e popoli a colpi di correnti d’opinione che diventano maggioritarie per l’ovvia circostanza che sono esse stesse a dominarle per il tramite di stampa, televisione, cinema e spettacolo che, guarda caso, sono per il novanta per cento, loro proprietà. Cominciano parlando di "casi pietosi”, estremi, proseguono con la pronunzia in materie sensibili da parte di intellettuali e gente di spettacolo, e, di giorno in giorno, il gioco è fatto. Cambiano l’opinione comune su qualunque cosa, clonazione, sessualità, bioetica, guerra, immigrazione o su qualsiasi argomento vogliano guadagnare o imporre una visione. Si incrementa il vocabolario delle parole proibite e delle maledizioni a carico dei recalcitranti. La polizia del pensiero, attivissima, fa il lavoro sporco: intimidazione, derisione, minaccia. Mai, mai una volta, un’argomentazione. E’ come in matematica: i postulati non sono dimostrabili, ma, almeno lì, sono autoevidenti.

Nel P.C. non si deve discutere: la verità è già lì, pronta e cucinata a puntino da color che sanno, e, per i casi di emergenza, basta scrivere un articolo di legge che chiami reato pensarla diversamente su qualcosa, o, più semplicemente, pensarla. Sì, perché l’autentico psicoreato è il pensiero come tale.

Che fare, allora? Un recente, interessante saggio di Luigi Mascheroni propone la soluzione sessantottina. Sostiene infatti che una risata, o milioni di risate, seppelliranno il mostro P.C. Non siamo d’accordo. Troppo grandi e potenti le forze che lo patrocinano e lo impongono, troppo debole la capacità di resistenza culturale di generazioni cui è stata tolta la bussola fin dall’infanzia e che vivono nell’indifferenza politica, e, diciamolo senza paura, anch’essa politicamente corrette, nell’ignoranza, tanto più desolante in quanto accompagnata da titoli accademici.

Una prova è il sistema della moda e dei prodotti "firmati”: tutti sappiamo a quali sfruttamenti sono sottoposti i lavoratori del terzo e quarto mondo, ma anche del nostro cosiddetto primo mondo, che producono abbigliamento, pelletteria ed altri accessori, è ormai di dominio comune che spesso la fabbricazione è uguale ed eseguita con gli stessi macchinari di prodotti il cui marchio è meno prestigioso. Eppure, specie i più giovani, sempre in prima linea nelle finte battaglie mediatiche a base di frasi fatte,   pretendono i capi firmati. Potranno distinguere tra vero e falso, tra verità e menzogna, addirittura tra realtà e finzione, immersi come sono, e come siamo, nel virtuale?

Ugualmente, non possiamo ragionevolmente sperare in un cambio di rotta: tutto va a gonfie vele per loro, non esiste motivo per fermarsi, e neppure c’è una forza, una qualsiasi, che trattenga, argini, proponga insegnamenti alternativi. Le agenzie educative sono tutte al naufragio, a partire dalle confessioni religiose cristiane. Non appare all’orizzonte un’idea forte alternativa, un mito, un sogno da realizzare.

I cinesi intitolano ad animali i vari anni o le epoche: il nostro è il tempo del cane bastardo, e dico bastardo perché meticcio mi fa schifo, è troppo politicamente corretto. Non prevarranno, alla fine, i nemici dei popoli comodamente seduti sulle loro poltrone nelle capitali della finanza e del mondo.

Ma per sconfiggerli occorre costruire avanguardie, nuovi ordini di uomini e donne che abbiano il coraggio di esporsi, di sfidare la derisione, l’esclusione, il tribunale. Non c’è un’alternativa facile, ma la verità, alla fine, vince sulla bugia, la realtà sulla virtualità, i fatti sulle parole. Occorre, ri- diventare ciò che si è, un altro lampo di Friedrich Nietzsche.

Bisogna credere nelle proprie idee, innanzitutto, studiare il linguaggio avversario, smascherare, parlare netto, ridare al corso dei nostri pensieri le giuste parole, riconoscere il nemico e, con sobria fermezza, combatterlo, a partire dai concetti, a partire dal tranquillo coraggio di dire ciò che va detto, e, certamente, fare anche delle sane risate in faccia alle suorine ed ai fraticelli della nuova, falsa, falsissima, religione del politicamente corretto. Non è poi così difficile: se lo sapremo fare in molti, allora forse, davvero, una risata potente come il mondo li seppellirà, e speriamo che sia un vero cimitero ad accoglierli, ed un becchino da non chiamare operatore del camposanto. Nel frattempo, e, per sempre, teniamoci in piedi tra le rovine, siamo esempio, punto di riferimento, manteniamoci cellula sana nella metastasi.

Ezra Pound ce lo disse chiaramente, se non abbiamo il coraggio delle idee, o non valiamo noi o non valgono le nostre idee. Un altro grande poeta del Novecento, lo spagnolo Juan Ramòn Jiménez, ha scritto in pochi versi qualcosa che dovremmo scolpire nella memoria, a proposito delle falsità che ci vendono per oro colato.

“E’ verità, adesso. / Ma è stata talmente menzogna, / che continua ad essere impossibile, sempre.”

https://sites.google.com/site/tempodiriforma/articoli-1/la-psicopolizia-del-politicamente-corretto

DIRITTI UMANI – IMMIGRAZIONI

10mila rifugiati in edifici occupati e ghetti. Medici senza Frontiere: 47 "insediamenti informali"

In edifici occupati delle città, nei ghetti delle aree rurali, bloccati alle frontiere, a Ventimiglia, Como, Gorizia e Bolzano, senza accesso ai beni essenziali e alle cure mediche di base

08 febbraio 2018

Vivono così migliaia di richiedenti asilo e rifugiati, che pur essendo regolarmente presenti sul territorio italiano, si trovano al di fuori di un sistema di accoglienza. Almeno 10mila in 47 "insediamenti informali" sono quelle raggiunte tra il 2016 e il 2017, da Medici Senza Frontiere, che ha poi stilato una mappa nel rapporto 'Fuori campo', presentato oggi. Si tratta di persone di varia provenienza, dall'Africa sub-sahariana e dal Corno d'Africa, ma anche da Siria, Iraq, Pakistan, Afghanistan, appena arrivati in Italia o presenti nel nostro Paese da anni. In alcuni siti, ci sono anche italiani a condividere le condizioni dei migranti. I siti informali sono edifici abbandonati o occupati (53%), luoghi all'aperto (28%), tende (9%), baracche (4%), casolari (4%), container (2%). Undici di questi si trovano nel Lazio, sette in Puglia, sei in Sicilia, cinque in Calabria e in Piemonte. Solo il 45% degli insediamenti ha accesso all'acqua e all'elettricità. In 17 su 47 insediamenti informali è stata riscontrata la presenza bambini piccoli, al di sotto dei 5 anni. "I recenti sgomberi forzati senza soluzioni abitative alternative - denuncia l'organizzazione - stanno determinando la frammentazione degli insediamenti informali e la costituzione di piccoli gruppi di persone che vivono in luoghi sempre più marginali e che non riescono ad accedere non solo ai servizi sociosanitari territoriali, ma anche ai beni più elementari come l'acqua, il cibo, l'elettricità". "Molte delle attuali politiche locali, nazionali ed europee per la gestione della migrazione sono totalmente incentrate sul controllo dei flussi e la chiusura delle frontiere, alla proclamata ricerca di sicurezza, ma hanno come risultato diretto la creazione di vulnerabilità e marginalità sociale", afferma Tommaso Fabbri, capo dei programmi MSF in Italia: "È ora di invertire la rotta e dare vita a politiche di accoglienza e integrazione strutturali e più umane: ne beneficerebbero, oltre che migranti e rifugiati, anche le comunità locali".

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/10mila-rifugiati-in-edifici-occupati-e-ghetti-Medici-senza-Frontiere-47-insediamenti-informali-82b6c809-3af1-428b-8d8a-c87c86fd2bc2.html

ECONOMIA

Il moto perpetuo per pagare il reddito minimo in deficit

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano – 24 gennaio 2018

Un articolo pubblicato di recente sulla rivista online Economia e politica, a firma di Pasquale Tridico e Walter Paternesi Meloni, dell’Università di Roma Tre, indica come finanziare un ipotetico (ma non troppo) reddito minimo condizionato alla ricerca di un’occupazione. La proposta è stata indicata da alcuni esponenti del M5S come idonea a produrre una sorta di copertura “spontanea” del costo del reddito di cittadinanza.
La premessa è l’ampiezza dell’output gap, cioè del “buco” di prodotto interno lordo rispetto al potenziale. Si tratta di una grandezza rilevante perché è quella che, nelle stime della Commissione Ue, determina indirettamente i margini di manovra fiscale disponibili ad un governo. Il Pil potenziale si può definire come il tasso di crescita di un’economia tale da determinare il pieno impiego delle risorse produttive senza determinare pressioni inflazionistiche. In particolare, il modello utilizzato dalla Commissione Ue utilizza come parametro critico il NAWRU, cioè il tasso di disoccupazione che non produce inflazione salariale.

L’annoso contrasto, tra governo italiano e Commissione Ue, è relativo al livello di disoccupazione “strutturale”, cioè non comprimibile senza produrre inflazione salariale. Il modello Ue fissa il tasso strutturale di disoccupazione italiana ad un livello molto elevato (nel 2016 era il 10,1%), ritenendo cioè che un’elevata quota dei nostri senza lavoro non possano essere riassorbiti mediante semplici politiche economiche espansive.

Si tratta, in pratica, della certificazione di un’elevata isteresi dell’economia italiana, cioè dell’incapacità del tasso di disoccupazione a tornare al livello precedente uno shock avverso, anche dopo che il medesimo è stato superato. Senza scendere in eccessivo dettaglio, tra le componenti dell’isteresi vi è il fenomeno dei lavoratori scoraggiati, cioè quelli che, dopo un periodo di infruttuosa ricerca di un lavoro, smettono di cercare.

Da qui muove la proposta di Tridico e Paternesi Meloni, secondo i quali serve aumentare il Pil potenziale attraverso l’aumento del tasso di partecipazione alla forza lavoro. In tal modo crescerebbe anche l’output gap (il “buco” di attività rispetto al livello corrente), e si giustificherebbe quindi un aumento del margine fiscale per il nostro paese, cioè della possibilità di fare più deficit. Secondo gli autori, se gli scoraggiati partecipassero al mercato del lavoro, anche il Pil potenziale sarebbe innalzato, e con esso il margine di deficit strutturale consentito al governo.

Si, ma come riportare gli scoraggiati al mercato del lavoro? Secondo i due economisti di Roma Tre, “Ciò potrebbe essere favorito da un sussidio (da distinguere da quello di disoccupazione) che li spingerebbe a cercare attivamente lavoro iscrivendosi ai centri per l’impiego e frequentando corsi di formazione”. Non viene dettagliato di che corsi di formazione dovrebbe trattarsi e quale prospettiva di occupabilità i medesimi potrebbero produrre, ma non siamo pignoli.

Segue quantificazione del maggiore margine di deficit che l’operazione consentirebbe, in quello che gli autori definiscono “un semplice esercizio di statica comparata”, cioè tenendo fermi i parametri usati per le stime del 2016. Ipotizzando un milione di scoraggiati “riattivati”, si potrebbero fare altri 19 miliardi di deficit. I miliardi di deficit in più salirebbero a 38 e 55 se nella forza lavoro rientrassero rispettivamente in due o tre milioni. In Italia oggi abbiamo circa 3,2 milioni di persone in queste condizioni, le cosiddette forze di lavoro potenziali. Una vera cornucopia di flessibilità, cioè di deficit.

Non casualmente, i due autori osservano che questa maggiore flessibilità servirebbe a ripagare ampiamente il reddito di cittadinanza pentastellato, definito più correttamente “reddito minimo condizionato”. In omaggio, ci sarebbero pure 4 miliardi di euro aggiuntivi per integrare la lotta alla povertà. E vissero tutti felici e contenti, grazie a questa poderosa macchina del moto perpetuo.

Basta pagare gli scoraggiati per iscriversi al collocamento e frequentare questi taumaturgici corsi di formazione, ed ecco tanti bei soldini a deficit, che magari verrebbe ripagato dalla poderosa crescita di consumi e investimenti indotta dal reddito di cittadinanza e dalla ritrovata occupazione degli ex inattivi. È l’uovo di Colombo, un capolavoro di reverse engineering: ridurre “per legge” (e sussidio) gli scoraggiati e sperare che i medesimi riescano a reimpiegarsi, grazie a collocamento e formazione.

Il problema è che nulla, ma proprio nulla, garantisce che le cose andrebbero in questi termini. Senza ignorare, a differenza di quanto pare facciano gli autori, che sul tasso di disoccupazione e sull’isteresi pesano anche gli effetti della contrattazione collettiva, che “protegge” gli insider a danno degli outsider, ed i costi di ricerca e incrocio di domanda e offerta dei profili professionali (search e mismatch). Ma forse i due economisti di Roma Tre sono convinti che gran parte di questi effetti avversi sarebbero riassorbiti grazie all’accoppiata vincente collocamento e formazione. Sognare non allarga il deficit, dopo tutto.

https://phastidio.net/2018/01/24/il-moto-perpetuo-per-pagare-il-reddito-minimo-in-deficit/

I keynesiani che spianano il Turchino

Mario Seminerio 7 febbraio 2018

Oggi sul Fatto c’è la risposta dei due economisti di Roma Tre alle mie obiezioni sulla loro proposta di indurre gli inattivi (o meglio, la componente di inattivi riconducibile agli scoraggiati) ad iscriversi al collocamento, cioè a diventare ufficialmente disoccupati, e permettere così al nostro paese di fare molto più deficit, per rilanciare la crescita. Debbo dire che nella mia critica sono stato troppo sofisticato.

Scrivono quindi Tridico e Paternesi Meloni:

«Seminerio afferma che la manovra consisterebbe nel “ridurre per legge (e sussidio) gli scoraggiati e sperare che i medesimi riescano a reimpiegarsi, grazie a collocamento e formazione”. Certamente, la nostra idea implica l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro, ma non è necessario il collocamento. Siamo inoltre ben consapevoli che –oltre a trattarsi di un esercizio algebrico –nessuno assicurerebbe la loro immediata occupazione una volta riattivati»

Ah, bene, gli autori sono d’accordo con me, si direbbe. Almeno, su quanto è illusorio pensare che “il collocamento” faccia miracoli (perché sapete, in Italia non c’è un mercato del lavoro, no?) Ma allora, a che servirebbe aumentare in questo modo il numero ufficiale di disoccupati? Semplice, argomentano i due economisti. Trasformare inattivi in disoccupati aumenta anche il tasso di partecipazione alla forza lavoro, e ciò

«[…] consentirebbe, via maggiore output gap, la possibilità di realizzare una maggiore spesa in deficit, la quale contribuirebbe alla crescita della domanda aggregata e di conseguenza dell’occupazione: stando alla nostra analisi, per aumentare il prodotto potenziale sarebbe sufficiente un aumento della partecipazione alla forza lavoro, senza la necessità che tale aumento si traduca contestualmente in una maggiore occupazione. Il riassorbimento dei disoccupati non deriverebbe tanto da “collocamento e formazione”, bensì dal maggior deficit strutturale consentito al governo che stimolerebbe la domanda aggregata e di conseguenza l’occupazione: la riattivazione degli scoraggiati sarebbe incentivata, oltre che dal sussidio, dalla “prospettiva occupazionale”connessa all’attuazione di politiche espansive, non tanto dalla maggiore impiegabilità che deriverebbe dai corsi di aggiornamento»

Ah, ecco. Facciamo più deficit e gli inoccupabili, per skills mismatch, diverranno tali. Averlo saputo prima, i pentastellati si sarebbero risparmiati la menata dei due miliardi per potenziare il collocamento ed incrociare meglio domanda e offerta, su base territoriale nazionale, “deportazioni” comprese, come invece sostiene Giggino. I due economisti ribadiscono il concetto:

«La nostra proposta si basa esclusivamente sulla possibilità di accrescere il tasso di partecipazione al fine di ottenere un maggiore spazio per l’attuazione di politiche espansive, in un quadro compatibile con le regole europee: non sarebbero i Centri per l’Impiego (o di collocamento) a risolvere il problema della disoccupazione, sarebbe la spesa in deficit a far ripartire la domanda aggregata, e di conseguenza il Pil e l’occupazione»

Parlando seriamente, qui si nota l’approccio keynesiano (sperando che lo spirito di Keynes non se ne abbia a male), in base al quale tutto è superabile con un impulso fiscale espansivo, che per definizione avrebbe un moltiplicatore stellare; di conseguenza, l’isteresi non esiste o forse è un complotto reazionario contro le masse oppresse. Quindi ad esempio, nessun problema di skills mismatch, e andate in pace. La difficoltà maggiore di questo approccio è farlo credere anche agli interlocutori europei. Ed alla realtà, ovviamente.

https://phastidio.net/2018/02/07/i-keynesiani-che-spianano-il-turchino/

LA CORTE COSTITUENTE PER IMPLICITO: IL SOSTITUTO A UNA COSTITUZIONE NON VOLUTA (dai popoli)

5 febbraio 2018

https://pbs.twimg.com/media/Cl5QMqTWYAEByln.jpg

(L'immagine, ancora una volta, non poteva che essere questa...).

Seconda parte dello studio di Arturo che ricostruisce come, attraverso le "tecniche" giurisprudenziali della Corte di giustizia europea, si sia affermata una concezione costituente pretesamente "calata dal cielo" e dichiarata come nuova ed efficiente razionalità, ma in cui si dissolve la dialettica, tipica delle Costituzioni contemporanee, tra "diritto" e "politica" (laddove il primo limita stabilmente la seconda considerando l'effettiva partecipazione popolare alle istituzioni democratiche rappresentative l'essenza dello "Stato di diritto costituzionale").

Si afferma invece la forte scelta liberale di un "ordre naturel" impersonale, che ricalca le modalità costituzionali ottocentesche (con una tecnica normativa redazionale e poi giurisprudenziale espresse per implicito, e non apertamente enunciate), in cui la politica preserva, entro la propria riaffermata supremazia, un'ideologia non sorretta dalla condivisione popolare di un processo costituente democratico (mai avvenuto)

In tal modo, la politica libera da fini e vincoli democraticamente predeterminati, si riserva, per via giudiziale, l'affermazione continua di rapporti di forza fondamentali, mai condivisi dal corpo sociale sul quale vengono imposti.

Per un miglior raccordo con la parte prima, rammentiamo che questa terminava con un interrogativo: e quest'ultimo era relativo alla linea negoziale tedesca di porre, al centro dell'iniziale serie di trattati europei, la forza trainante di una corte di giustizia che garantisse la conformità ai trattati stessi delle decisioni dell'esecutivo sovranazionale, secondo un metodo che, tuttavia, avrebbe poi avuto un potente sviluppo nelle applicazioni successive. 
E tale sviluppo, come appare ormai evidente a tutti i (sempre più insofferenti) "sudditi" dell'Ue,  è consistito nello sforzo di "garantire", mediante un'inarrestabile estensione, non tanto la legittimità dell'azione dell'esecutivo sovranazionale (divenuta via via un aspetto del tutto trascurabile), ma l'assoggettamento ai trattati delle fonti costituzionali nazionali; e quindi l'assoggettamento delle democrazie all'ordine del mercato racchiuso nei trattati europei. L'interrogativo era così formulato: 
"Ma in cosa consisterebbe con precisione questa presunta scintilla?"

3. Nel ricorso diretto da parte delle imprese e associazioni delle medesime: il riferimento è all’art. 33, § 2 del Trattato della CECA:

Le imprese o le associazioni, previste dall'articolo 48, possono presentare, nelle medesime circostanze, un ricorso contro le decisioni e le raccomandazioni singole che le riguardano o contro le decisioni e le raccomandazioni generali che esse ritengono inficiate da sviamento di potere nei loro confronti.

Ovviamente il possibile oggetto del ricorso sono solo le decisioni e le raccomandazioni dell’Alta Autorità, nessuno aveva nemmeno affacciato la possibilità che sotto la lente dei giudici europei potessero finire disposizioni statali.

3.1. Eppure già su queste gracili basi, i giuristi della delegazione tedesca, gli assistenti di Hallstein, nel '51, subito dopo la firma del Trattato di Parigi, pubblicavano su varie riviste giuridiche articoli in cui spiegavano che “una “struttura giuridica europea di natura costituzionale” era nata, in contrasto con la dottrina maggioritaria tedesca”. (A. Vauchez, "Brokering Europe: Euro-Lawyers and the Making of a Transnational Polity", Cambridge University Press, Cambridge, 2015, pag. 27).

Lo stesso avveniva in Francia, dove Maurice Lagrange, uno dei redattori francesi del Trattato, chiedeva retoricamente se “non è chiaro che, come la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, è l’embrione di un’organizzazione federale, la Corte di Giustizia appare come l’embrione di una Corte Federale? Non può essere detto apertamente che, come il Trattato possiede un vero carattere costituzionale (e certamente ce l’ha), la Corte di Giustizia ha anch’essa un ruolo costituzionale?” (Cohen, Constitutionalism Without Constitution: Transational Elites Between Political Mobilization and Legal Expertise in the Making of a Constitution for Europe (1940s-1960s), Law & Social Inquiry, Vol. 32, Issue 1, Winter 2007, pag. 127).

Endorsement anche dagli Stati Uniti, nella persona di Eric Stein, secondo cui “si potrebbe dire che la Corte ha considerato il trattato come se fosse una costituzione, anziché un semplice trattato”. (Ivi, pag. 126).

3.2. Nell’ambito di questa organizzata offensiva culturale si distingue già chiaramente quella che diventerà una delle più importanti tecniche argomentative ">“ad sfiniendum” impiegate dalla Corte di Giustizia: attribuire un presunto carattere rivoluzionario a disposizioni già fornite di precedenti nel diritto internazionale, così da poter ricavare implicitamente una natura “costituzionale” sui generis, non internazionalistica, del diritto comunitario.

Nelle mani della Corte questa tecnica le consente di conseguire due obiettivi:
a) ritagliarsi un’estrema, per definizione indefinibile a priori (“sui generis”), latitudine interpretativa, emancipandosi dalle regole di interpretazione dei trattati internazionali, oggi codificate nella Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati;
b) la possibilità di chiedere, anzi: ordinare sotto minaccia di una procedura di infrazione, ai giudici statali di ignorare le norme costituzionali del proprio paese relative ai rapporti col diritto internazionale. Ci dovremo tornare.

In questo, come negli altri casi, la “novità” è del tutto apparente: sono addirittura gli stessi negoziatori del Trattato di Parigi a riconoscere l’esistenza di un precedente: “Nel diritto di azione per i privati davanti ai tribunali arbitrali misti del Trattato di Versailles, che trovava applicazione anche in Belgio, vi era un precedente per la posizione tedesca”. (La citazione è tratta da una relazione del comitato di esperti legali incaricati della redazione del trattato di Parigi, seduta del 7 agosto 1950, riportato in Reiner Schulze e Thomas Hoeren (a cura di), Dokumente zum Europäischen Recht. Band 2: Justiz (bis 1957), Springer, Berlin, Heidelberg, New York, 2000, pag. 46).

Curiosamente, o forse no, proprio sul trattato di Versailles, Hallstein aveva scritto la tesi di dottorato, come apprendiamo dalla nota 25 a pag. 344 del lavoro della Boerg-Smedt.

4. Per provare a tirare provvisoriamente le somme, direi che l’antipatica verità di fondo l’ha ben individuata Cohen (op. cit., pag. 127):
la finzione legale (“come se”) di un costituzionalismo senza costituzione dev’essere intesa come un sostituto per una costituzione politica fallita, nel più vasto contesto di relazioni fra giuristi americani ed europei: Eric Stein, per esempio, non era estraneo all’establishment del ministero degli esteri. E’ quindi questa finzione legale che logicamente ha consentito lo scivolamento dall’attività costituente alla costituzionalizzazione.” Questo ovviamente non è che un esempio di quei “network tecnocratici transnazionali” che abbiamo visto costantemente all’opera nella creazione del diritto comunitario.

Ossia, vari tentativi di creare un organo europeo fornito di una qualche parvenza di democraticità, così da ricondurvi l’esercizio di un potere costituente, falliscono.

4.1. Un buon esempio è l’art. 38 del trattato istitutivo della Comunità europea di difesa, che prevedeva l’elezione democratica di un’assemblea incaricata di redigere un nuovo trattato che coordinasse Comunità di difesa e CECA.
L’assemblea ad hoc incaricò un comitato di esperti, che sfornò una proposta di “trattato” le cui ambizioni costituzionali erano evidenti fin dall’incipit: “WE, the Peoples of the Federal Republic of Germany, the Kingdom of Belgium, the French Republic, the Italian Republic, the Grand Duchy of Luxembourg and the Kingdom of the Netherlands,…”.

Il tutto naufragò insieme alla Comunità di difesa: cercate di non essere troppo tristi…

Il processo di integrazione stesso subisce un’impasse: dagli abortiti piano Fouchet del 1961-62 e proposte Hallstein del marzo ’65, fino al c.d. ">“compromesso di Lussemburgo”

.

4.2. E allora, come dice con fine cautela Vauchez ("The transnational politics of judicialization. Van Gend en Loos and the making of EU polity", European Law Journal, Vol. 16, No. 1, January 2010, pag. 9), “Il fallimento di queste visioni politiche e giuridiche per l’Europa non spiegano la ridefinizione giurisprudenziale dell’Europa stessa. Sono tuttavia certamente una pre-condizione critica per tali sviluppi.

In altre parole una lettura politica dei Trattati da parte della Corte di Giustizia si impone come unica via per “costituzionalizzare” il diritto comunitario.

5. Osserverei in conclusione che si tratta di una scelta sofferta solo in quanto politicamente rischiosa (ma vedremo l’estrema accortezza nella scelta di tempi e modi), perché in realtà la cultura liberale è sempre stata allergica all’idea di potere costituente: ho già menzionato Hayek la scorsa volta (n. 6.4), ma un esame storico non fa che confermare questa lettura.

5.1. L’ha compiuta uno storico del diritto del calibro di Maurizio Fioravanti, a cui possiamo affidarci con tranquillità:
Ma ciò che più conta è che per il nostro Statuto, come in genere per le Carte costituzionali del diciannovesimo secolo, la monarchia ed il parlamento erano realtà storico-costituzionali da presupporre, che la costituzione doveva solo riconoscere e variamente comporre nella sintesi statale. Alle costituzioni del secolo passato mancava, in una parola, ogni pretesa instaurativa. Erano costituzioni strutturalmente prive di potere costituente.” (La scienza del diritto pubblico, Giuffrè, Milano, 2001, pag. 876)

Ovvero: “Questa contrapposizione del ‘diritto’ alla ‘politica’, della ‘costituzione’ come stabile ordinamento dei poteri pubblici e delle pretese soggettive alla ‘costituzione’ come frutto consapevole di scelte politiche di carattere costituente, è alla base della formula dello ‘Stato di diritto’ che avrà così larga fortuna in Europa nel corso dell’Ottocento, e dunque anche in Italia.” (M. Fioravanti, Stato e costituzione, Giappichelli, Torino, 1993, pag. 226).

Quindi se si vuol dire che l’Unione Europea ha una costituzione, questa è di tipo ottocentesco.

5.2. All’ideologia organicista e antidemocratica che sosteneva, e sostiene, il costituzionalismo liberale, va quindi ancora replicato con le sagge parole di un grande giurista weimariano, Herman Heller (La sovranità e altri scritti sulla dottrina del diritto e dello Stato, Giuffrè, Milano, 1987, pag. 98):

Esercitare autorità significa quindi comandare qualcosa di determinato, prendere decisioni vincolanti. Ma — e questo non è meno importante del resto — per quanto riguarda gli uomini, la decisione è una funzione della facoltà di giudizio personale. In questo fatto è racchiusa la ragione ultima per cui un ordre naturel impersonale non potrà mai assumere la funzione della decisione.  
Quest’ordre può essere concepito come una legge relativa all’essere o al dover essere, ma deve comunque venire deciso da uomini, cioè da persone fra loro diverse socialmente ed individualmente e determinate nello spazio e nel tempo, sulla base di una scelta libera, anche se non arbitraria.
La conoscenza sempre maggiore dell’insieme delle leggi della realtà può certo influire in misura crescente sulle decisioni umane, ma non sarà mai in grado di sostituirle. Nel momento in cui è notte non è stata per questo risolta la questione se debba esserci luce o oscurità; l’uomo è infatti capace di avere ragione del buio naturale della notte grazie alla luce naturale dell’elettricità. L’alternativa espressa da ogni decisione può essere risolta soltanto dagli uomini.

6. Quindi la “densità sociale” - come peraltro qualsiasi aspetto della realtà - condiziona ogni possibile decisione, che per essere consapevole e idonea a conseguire i fini voluti dovrà avvalersi ampiamente delle scienze sociali, strumenti indispensabili anche per la successiva interpretazione di quanto deciso.

Il momento soggettivo, ossia una molteplicità di decisioni, resta però ineludibile e potrà essere occasione di intervento, e quindi – speriamo – di armonizzazione, di certi interessi, oppure no, di realizzazione di certi diritti, oppure no, di fissazione di certi fini, oppure di altri, di rispetto di pregresse decisioni gerarchicamente sovraordinate, oppure della loro violazione.

In sostanza si esprimeranno libertà politica e democrazia costituzionale, oppure no.

6.1. Anche i pilastri “supercostituzionali” del diritto comunitario non sono tavole della legge cadute dal cielo o ragione kosmica “spontaneamente” realizzatasi (vedi qui, in particolare nn. 7 e 8), ma il frutto di decisioni umane, anche troppo, come avrebbe detto Nietzsche: i giudici stessi che ne sono stati gli artefici talvolta lo ammettono.

Uno dei più attivi, tutto fa pensare sia il padre di Van Gend en Loos, è stato un italiano, tanto per cambiare, e ve l’ho già menzionato: Alberto Trabucchi.

In occasione del congedo dall’incarico di Avvocato generale (dopo aver ricoperto quello di giudice…) si concede un momento di grande franchezza:
Questo diritto comunitario, la cui nascita, il cui senso profondo, le cui realizzazioni vere per la vita europea sono legati a questa Corte. Ce lo siamo visto nascere e crescere come crescono i movimenti della storia; ma, questa volta, architetto e costruttori non sono stati i popoli, bensì gli uomini che in questa officina hanno manovrato gli strumenti giuridici.” (udienza solenne del 7 ottobre 1976, riportata in appendice a "La formazione del diritto europeo. Giornata di studio per Alberto Trabucchi, nel centenario della nascita", CEDAM-Kluwer Italia, Padova, 2008, pag. 227).

7. Di là da tutte le fumisterie pseudo-tecniche, le melasse e i terrorismi europeisti, resta la banale domanda di fondo: quale legittimità avevano questi signori per compiere certe “manovre”? Chi rappresentavano, quali fini realizzavano?

Ovvero, è ancora lecito nell’Europa di oggi chieder conto al potere del suo fondamento o le hayekiane “intuizioni” di quelli che però, più che a giudici, somigliano ormai a sacerdoti, sono indiscutibili?

Scopo di questi post è stato e sarà quello di portare alla luce la fortissima, anche se cautamente dosata e dissimulata, politicità di una costruzione che si regge solo sulla passività di chi la subisce.
P.S. di Quarantotto: sarà comunque utile rileggere (oltre alle puntate precedenti dello studio di Arturo, beninteso) questo post:
INTERNAZIONALISMO, COSCIENZA NAZIONALE E TUTELA DEL LAVORO

 

P.S.-bis di Quarantotto: non intendo anticipare le prossime puntate del lavoro di Arturo, ma sugli effetti, molto pratici,  della Corte auto-costituente fuori da ogni rappresentatività della base sociale, questo recente articolo di Vocidall'estero può rendere molto bene l'idea dell'instaurazione "dall'alto" di un ordinamento liberal-liberoscambista:

La Corte Europea di Giustizia ha decretato (nel caso Laval, 18 dicembre 2007) che gli imprenditori hanno il diritto di importare lavoratori da paesi UE a basso salario verso paesi UE ad alto salario, pagandogli il salario del più economico dei due paesi, indipendentemente da qualsiasi accordo di contrattazione collettiva presente nel paese a salari maggiori. Ha decretato inoltre (nel caso Viking, 11 dicembre 2007) l’illegalità di qualsiasi politica industriale tesa a impedire l’esternalizzazione verso i paesi a basso costo.

Nel caso Alamo-Herron (18 luglio 2013), in cui alcuni membri del sindacato Unison erano stati trasferiti fuori dalle amministrazioni locali, ha decretato che indipendentemente da ciò che dicesse il loro contratto, i benefici contrattati collettivamente a favore dei lavoratori degli enti locali potevano essere ignorati dai loro nuovi datori di lavoro. “Questo caso è un attacco spaventoso alla contrattazione collettiva ed è almeno altrettanto grave dei casi Laval e Viking”, ha scritto John Hendy, il celebre avvocato del lavoro britannico.

Hendy ha poi aggiunto che “la UE è diventata un disastro per i diritti collettivi dei lavoratori e dei loro sindacati”.

http://orizzonte48.blogspot.it/2018/02/la-corte-costituente-per-implicito-il.html

FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI

Quei dinosauri chiamati banche

Mario Seminerio – 5 febbraio 2018

Un articolo del Financial Times segnala la crescente inquietudine dei banchieri per il fintech, cioè la concorrenza esercitata da imprese del settore tecnologico, che stanno progressivamente erodendo le posizioni di rendita del settore creditizio tradizionale. L’ultima spallata alle banche viene dalla Payment Services Directive 2 (PSD2), che i paesi della Ue hanno recepito dal 13 gennaio e che implementeranno progressivamente nei prossimi mesi.

L’essenza della direttiva è quella di imporre alle banche di consentire a terze parti, siano esse società tecnologiche, operanti nel commercio al dettaglio o altri prestatori, l’accesso ai conti di qualsiasi cliente che abbia dato la propria autorizzazione. Le terze parti avranno quindi accesso a una miniera di informazioni e potranno offrire servizi di pagamento diretto, oltre che credito, usando il conto corrente come una sorta di infrastruttura di rete.

Si tratterà di uno shock competitivo di portata potenzialmente molto violenta per le banche, ed i banchieri già lamentano l’asimmetria competitiva a loro svantaggio, ad esempio negli standard di capitale richiesti per chi eroga credito su base tradizionale. Il fenomeno dell’incursione delle piattaforme del Big Tech nel mondo del credito e dei servizi di pagamento è in atto da tempo, fuori dall’Europa. Si pensi ad Amazon, che ha iniziato a fornire servizi di pagamento e prestiti ai merchant che vendono sulla sua piattaforma, oppure alla impressionante dominanza che Big Tech cinesi come Alibaba e Tencent sono diventati operatori dominanti nel loro sistema di pagamenti domestico.

A ottobre del 2016, l’Irlanda ha aggiunto alla lista di imprese autorizzate a fornire servizi di pagamento elettronico anche Facebook Payments International Ltd, controllata dal social network di Mark Zuckerberg, che già oggi consente ai propri utenti di inviare denaro tramite Messenger. Con questa tendenza, oltre alle banche, il Big Tech inizia ad attaccare anche le società emittenti di carte di credito e debito, vedremo spingendosi sino a che punto.

Per il Big Tech, avere accesso ai conti ed ai dati dei propri clienti, vuol dire infliggere un colpo molto pesante al business dei pagamenti delle banche, anche perché le piattaforme digitali possono contare su imponenti stock di liquidità, con la quale abbattere aggressivamente i costi per i clienti, sussidiando le proprie operazioni. Alcuni analisti del settore si spingono a prevedere che alcune banche nei prossimi anni finiranno in mano al Big Tech ma non è chiaro perché ciò dovrebbe accadere, visto che la redditività del settore bancario è in un trend secolare calante.

Nel frattempo, poiché i dati sono la materia prima da cui estrarre utili, il confronto si sta spostando a livello di stati, come dimostra il veto che gli Stati Uniti hanno frapposto all’acquisto del money transfer MoneyGram International da parte dei cinesi di Ant Financial, controllata di Alibaba, per motivi di sicurezza nazionale.

Come che sia, con la direttiva PSD2 della Ue il fintech “mette la spina”, o meglio la app, nei conti correnti delle banche, ovviamente previa autorizzazione dei clienti consumatori. La direttiva, nata per aprire il settore dei pagamenti alla concorrenza, punta a ridurre il costo sostenuto dai consumatori, abbattendo gli strati di mediazione nelle transazioni, ma potrebbe inavvertitamente favorire un aumento di potere di mercato nelle mani delle piattaforme tech.

Le ricadute, per paesi come l’Italia la cui popolazione è ancora digitalmente semianalfabeta, sono difficili da prevedere, per tempi e modi, ma la traiettoria appare segnata. Dopo lo shock delle sofferenze, quello dei pagamenti: il settore bancario dovrà cambiare profondamente, mutare profili professionali e soprattutto abbattere i propri organici. Il problema dell’aumento di potere di mercato nelle mani di pochi player, peraltro non europei, è reale.

Resta da capire se management e proprietà delle nostre banche siano dotati della visione per gestirlo anziché subirlo, o se preferiranno affidarsi alla politica, con strepiti neoluddisti, richieste di sussidi e attribuzione di colpa alla Ue, oltre al solito teatrino di accuse domestiche tra parti e partiti, per non aver capito quel che stava per accadere. Della serie, fermate il mondo, voglio scendere e stampare sogni di ritorno al piccolo mondo antico che mai più tornerà. E una bella commissione parlamentare d’inchiesta sui sistemi di pagamento come tentativo di golpe ai danni del nostro meraviglioso paese, come la vedreste?

A margine, una prece per quegli imprenditori che hanno deciso di diversificare la propria attività entrando nel credito. Uno, soprattutto, che sta a Genova.

https://phastidio.net/2018/02/05/quei-dinosauri-chiamati-banche/

GIUSTIZIA E NORME

Buemi: «Dell’Utri non uscirà: spesso i magistrati sono ostaggio dei giustizialisti»

«Temo abbia ragione sua moglie: i giudici hanno paura di scarcerarlo, se lo facessero su di loro calerebbe la ghigliottina

«Sul magistrato che dovesse ordinare la scarcerazione di Dell’Utri cadrebbe una ghigliottina mediatica. E in una situazione del genere, dubito che l’ex senatore di Forza Italia abbia una qualche speranza di curarsi fuori dalle strutture peni- tenziarie». Il giorno dopo la decisione di tenere in carcere l’ex parlamentare di Fi candannato per concorso esterno, il senatore Buemi prova a trovare una ragione di quella scelta e concede ai giudici una sorta di “attenuante generica”: «Non c’è dubbio – dice – che su di loro viene scaricata una responsabilità politica». «Io non sono in grado di valutare se Marcello Dell’Utri debba essere scarcerato. So però che neppure i giudici chiamati a decidere sono nelle condizioni di farlo».

In che senso, senatore Buemi?

«Nel senso che l’opinione pubblica esercita una pressione ai limiti dell’insostenibile: sul magistrato che dovesse ordinare la scarcerazione di Dell’Utri cadrebbe in ogni caso una ghigliottina mediatica. E in una situazione del genere, dubito che l’ex senatore di Forza Italia abbia una qualche speranza di curarsi fuori dalle strutture penitenziarie» . Enrico Buemi, socialista e garantista doc, è tra i pochissimi parlamentari che nel corso della legislatura si siano battuti per rivedere la responsabilità civile delle toghe. Ne è stato anzi, di fatto, il coautore insieme con il guardasigilli Andrea Orlando. Le norme entrate in vigore da tre anni sono state criticate per eccesso di tenuità, ma all’epoca della loro approvazione l’Anm insorse. Oggi però Buemi, candidato del centrosinistra nel collegio di Moncalieri in Piemonte, capovolge in attenuante generica il suo riconosciuto rigore nei confronti dei magistrati. «Su di loro viene scaricata una responsabilità politica, per quanto insensato possa sembrare».

Si spieghi meglio.

Prima di tutto abbiamo nel nostro Paese un’opinione pubblica incoerente. Volubile. Sulla giustizia innanzitutto. I cinquestelle ne sono un riflesso esemplare: hanno modificato i criteri di tollerabilità dei carichi giudiziari in base alle vicende dei loro rappresentanti, secondo convenienza. Speso tra i cittadini avviene la stessa cosa: si applica a Dell’Utri, o magari al nigeriano indagato a Macerata, un rigore che non vale per altri politici o, nel secondo caso, per i sospettati di analoghe efferatezze che non siano stranieri.

Ma perché i magistrati dovrebbero farsi condizionare?

Inutile illudersi che un giudice chiamato a decidere su Dell’Utri non subisca un condizionamento psicologico. Non è libero di valutare la situazione clinica dell’ex senatore.

Quindi ha ragione la moglie di Dell’Utri quando dice che i magistrati hanno letteralmente paura di scarcerare suo marito.

Il rischio c’è tutto. Lo dico, sia chiaro, senza aver maturato un’opinione compiuta sul diritto dell’ex parlamentare alla sospensione della pena. Sua moglie non ha dubbi, ed è nel pieno diritto di non averne. Ma il dato oggettivo non conta, a questo punto. E non mi sfugge la difficoltà dei magistrati su cui cade la responsabilità di una simile decisione.

Sentenze e ordinanze non restrittive sono diventate un tabù?

Il processo è stato trasfigurato dai media: i tre gradi di giudizio sono schiacciati dal peso che le indagini hanno assunto in tv. È una dinamica che dalle mie parti è stata denunciata con coraggio dal presidente del Tribunale di Torino, Massimo Terzi. E non è facilmente risolvibile: gran parte dell’opinione pubblica è travolta dal martellamento dei media su determinate notizie e restituisce questa ossessione allo stesso circuito informativo.

Ma perché un’ordinanza favorevole a Dell’Utri genererebbe tanto disdegno? In fondo nei confronti dello stesso Berlusconi la furia giustizialista sembra essersi placata, in questa campagna elettorale.

È quell’ipocrisia di cui le ho detto all’inizio. C’è una selettività nei destinatari dell’inquisizione. In effetti basta seguire le trasmissioni alle quali Berlusconi interviene: le domande sulle sue vicende giudiziarie siano praticamente scomparse. In passato erano l’argomento quasi esclusivo. In un quadro simile, Dell’Utri è utilissimo a pacificare la coscienza di ognuno: dei politici, dei magistrati e dei cittadini. Serve a preservare l’apparenza di un assoluto rigore rispetto alle contaminazioni criminali nel nostro Paese.

Praticamente è un totem.

Esatto. Serve a certificare il seguente assunto: guardate che sul piano del rigore non cediamo.

Quindi non ha speranze di ottenere un’ordinanza diversa da quella di due giorni fa.

Temo di no, ci vorrebbe un coraggio enorme per prendere una decisione che vada a sbattere contro il mood generale.

E lei dice che nei confronti del nigeriamo indagato a Macerata grava un pregiudizio simile.

Assolutamente sì. Di italiani riconosciuti colpevoli di incredibili efferatezze ce ne sono stati eccome, ma solo nel caso di Oseghale c’è una parte del Paese, della politica, dei media, che dà per scontata la sua colpevolezza.

E davvero c’è un’osmosi tra sentimento diffuso e decisioni della magistratura?

Una cosa è sotto gli occhi di tutti: le decisioni prese dall’autorità giudiziaria nelle vicende di grande risonanza vengono lette dai cittadini in chiave politica. Nel caso di Oseghale, la definitiva esclusione dell’accusa di omicidio sarebbe messa all’indice come una forzatura partigiana. Di leggere gli atti relativi a quell’eventuale decisione, non si degnerebbe nessuno.

http://ildubbio.news/ildubbio/2018/02/08/buemi-dellutri-non-uscira-spesso-magistrati-ostaggio-dei-giustizialisti/

LAVORO PENSIONI DIRITTI SOCIALI

Amazon, con lo scanner palmare il controllo sui lavoratori c'è già

Non servono i braccialetti elettronici: uno smartphone sull'avambraccio segnala quante letture di codici a barre fa il dipendente al minuto. E conta le distanze dal pacco. In secondi. La ricostruzione di L43.

Il braccialetto elettronico di Amazon per controllare i lavoratori non esiste. Non ancora. Quello rimbalzato sulle nostre prime pagine è solo un brevetto depositato nel 2016 e appena riconosciuto valido. Ma le sue funzioni le svolge già un altro device. Lo conferma a Lettera43.it l'ufficio stampa del colosso dell'e-commerce: i dipendenti della logistica impegnati nei magazzini con funzione di "picker" «utilizzano scanner palmari per il controllo dell’inventario e per spedire gli ordini».

SECONDO L'AZIENDA È «UN AIUTO». Il braccialetto elettronico, «se e quando dovesse essere implementato in futuro», muoverebbe semplicemente «le attrezzature verso i polsi dei dipendenti: le mani vengono liberate dall’utilizzo degli scanner e gli occhi non devono più guardare lo schermo». Sempre secondo l'azienda sono tecnologie che «migliorano le condizioni di lavoro nei centri di distribuzione».

Il punto su cui riflettere allora diventa proprio questo "scanner palmare". A quanto racconta una persona che ha avuto accesso ai magazzini di Amazon Italia, le mani dei dipendenti sono già libere. Quello che l'azienda chiama "scanner palmare" non sarebbe altro che una specie di smartphone posizionato sull'avambraccio del lavoratore tramite una polsiera che trasmette informazione a un sistema centrale grazie al bluetooth.

UNA PISTOLA PER LO "SPARO". Lo stesso lavoratore avrebbe una sorta di pistola laser legata con velcro all'indice per leggere i codici a barre del pacco nel momento in cui lo si prende dagli scaffali e nel momento in cui viene lasciato sul bancale da cui poi viene smistato. Lo "sparo" - così si chiamano in gergo le letture a distanza del codice a barre - avviene premendo con il pollice un bottone.

SISTEMA DI GEOLOCALIZZAZIONE. Il sistema poi conteggia quanti “spari” al minuto fa il dipendente e se la lettura avviene in maniera corretta. In uno dei magazzini in Italia lo smartphone ha un sistema di geolocalizzazione che ti tiene anche aggiornato sulla distanza che ti separa dal pacco. E, cosa ancora più inquietante, l'unità di misura scelta non sono né i metri né i passi, ma i secondi. Il che sicuramente non aiuta a lavorare rilassati.

Una tecnologia come quella del palmare chiama in causa le questioni del controllo a distanza e quindi dell'eventuale violazione della privacy

L'azienda sostiene che sono semplicemente tecnologie che aiutano a tracciare i pacchi e che semplificano il lavoro di ricerca dei magazzinieri, ed è sicuramente vero. Ma è anche chiaro che in una situazione di contratti intermittenti e atipici come quella che caratterizza la gran parte dei dipendenti della logistica di Amazon, la multinazionale, che è in grado di controllare al dettaglio la produttività di ognuno di loro tramite algoritmi, preferirà quelli con prestazioni più simili a un robot.

SINDACATO LASCIATO FUORI. Secondo la segretaria nazionale della Filcams Maria Grazia Gabrielli la vicenda si inserisce in un quadro più generale in cui Amazon «rifiuta di aprire alla consultazione sindacale per un contratto integrativo aziendale». Il sindacato infatti non conosce le valutazioni che hanno portato all'introduzione di queste tecnologie, di cui peraltro nello specifico non era a conoscenza.

«NO A FORME DI CONTROLLO». Se così fosse, conferma a L43 la sindacalista, «questi strumenti non devono essere utilizzati per il controllo del lavoratore o per indurre a provvedimenti disciplinari rispetto all'attività che conducono». Inoltre una tecnologia come quella del palmare «chiama in causa le questioni del controllo a distanza e quindi dell'eventuale violazione della privacy».

Nell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, poi modificato nel 2015 dal Jobs act, il presupposto per l’utilizzo da parte del datore di lavoro dei dati raccolti attraverso strumenti è garantire una adeguata informazione sulle modalità d’uso degli strumenti e sulle modalità di effettuazione del controllo.

VIENE FIRMATA UNA LIBERATORIA? Il lavoratore poi dovrebbe essere informato sulle finalità per cui vengono raccolti i dati e, eventualmente, a chi e dove si trasferiscono. Anche il regolamento europeo per la protezione dei dati personali si sta muovendo in questa direzione attraverso l'introduzione del Data Protection Officer. L'ufficio stampa di Amazon conferma che i lavoratori vengono informati nel momento in cui vengono consegnati i palmari, ma non è stato in grado di spiegare se questi ultimi firmino un foglio in cui si attesta la loro presa di conoscenza e/o una liberatoria.

MONDO DEL LAVORO INDEBOLITO. Gabrielli ricorda ancora che «se la legislazione da sola non è sufficiente per affrontare il tema delle nuove tecnologie, queste sono questioni di cui il sindacato si è sempre occupato». E prosegue: «Certo che la tecnologia aiuta i lavoratori, ma se le aziende rifiutano di aprire un tavolo di confronto significa anche che la utilizzano per ridefinire il rapporto di lavoro. E in un contesto in cui disoccupazione e contratti atipici hanno indebolito il mondo del lavoro dobbiamo stare molto attenti. Qui c'è il rischio che dalle campagne il caporalato diventi digitale».

http://www.lettera43.it/it/articoli/economia/2018/02/03/amazon-braccialetti-elettronici-lavoratori/217669/

 

LA LINGUA SALVATA

Abbarbicare

ab-bar-bi-cà-re (io ab-bàr-bi-co)

SignMettere radici, attaccarsi, stabilirsi in un luogo

derivato di babricare, a sua volta da barba nel senso di 'radice', col prefisso ad- che indica avvicinamento.

Di questa parola è splendida la direzionalità: ci dipinge un mettere radici verso, su.

Naturalmente nasce con dei significati botanici: il rosmarino ha abbarbicato bene sulla proda, sicché non ci saranno più smottamenti, l'edera ha abbarbicato sul palazzo e gli dona un fascino gotico. (Sì, 'abbarbicare' può essere usato come semplice intransitivo, anche se più comunemente si usa come intransitivo pronominale, 'abbarbicarsi'.)

L'immagine del mettere salde radici ha ovviamente invitato degli usi figurati, per cui in genere l'abbarbicarsi diventa l'attaccarsi, l'avvinghiarsi a qualcuno o a qualcosa, e anche lo stabilirsi in un luogo. La festa impazza, ma la bambina timida se ne sta abbarbicata al babbo; la sera mi abbarbico al divano e nemmeno un telecomando troppo lontano mi schioda - c'è una televendita? va benissimo; il vecchio professore rimane abbarbicato a concezioni superate; e mi abbarbico al paesello in campagna con sovrano sprezzo del cielo aranciato della città.

Una parola che a partire dall'umile radice, diretta a stringere, ci permette dei significati profondi e intensi, e volentieri giocosi.

https://unaparolaalgiorno.it/significato/A/abbarbicare

POLITICA

La fine della politica

24 gennaio 2018

“Campagna elettorale peggiore di sempre” è un’espressione abusata. Da anni la sento rimbalzare in bocca ad anchorman, commentatori, ideologi. Il suo vantaggio è impagabile. Come tante espressioni affini che denotano pigrizia intellettuale, è un modo come un altro per scaricare sugli altri la responsabilità dello squallore in cui è precipitato da tempo il dibattito pubblico. Dunque è buona per qualsiasi stagione – meno che per questa. Davanti allo starnazzare di queste ultime settimane, anticamera del coitus interruptus del voto popolare (tanta fatica per poi eleggere un nulla, niente, zero) verrebbe così facile tirare fuori l’infame etichetta. E invece no, nessuno che osi. Del resto, siamo ben oltre le categorie estetiche o morali. È, infatti, la fine della politica.

Perché? Ma è evidente: abbiamo oltrepassato definitivamente il limite che separa la propaganda dalla menzogna spudorata. La propaganda, quella classica del mondo occidentale contemporaneo, è da sempre fatta di bugie, ma mascherate. Bugie dette cioè nella speranza di contrabbandare per verità una promessa studiata per ingolosire, mezze o nessuna verità gettate in pasto al dibattito pubblico senza prescindere da quel sentimento della vergogna, a cui – checché se ne dica – nessuno, nemmeno il più navigato dei politici democristiani o il più disinvolto degli intrallazzatori socialisti, era immune.

Oggi, introiettata la dittatura delle emozioni, spalancate le porte (del cuore e dei news feed) alla post-verità, quel senso pubblico del limite – o, se preferite, l’ultimo baluardo di ipocrisia – è andato perduto, assieme ad ogni (ipotesi di) sanzione. La misura dello sfascio non è quindi tanto nel tasso di incredibilità degli annunci pre-elettorali: di pensioni alle stelle, abolizioni totali d’imposte, mirabolanti piani di sviluppo e dentiere gratis si è sempre discusso, a destra e – duole dirlo – a manca. Piuttosto, il naufragio sta in una perversa sospensione dell’incredulità: superato lo scandalo, accettiamo tutti, di comune e tacito accordo, che il confronto elettorale sia ridotto a una mano di Monopoly. Detto altrimenti, le promesse degli aspiranti premier del nulla non si preoccupano più di sembrare realizzabili e, soprattutto, a noi non importa più che lo siano. Davanti alle cifre del nostro riscatto così come vengono snocciolate dai candidati – con tono stanco, annoiato, senza nessuna presunzione di intessere chissà che discorso complessivo, che narrazione, ma con l’urgenza di dire qualcosa perché si deve, è il ruolo che lo pretende e, soprattutto, le ragioni della più elementare sopravvivenza politica -, davanti a questo nulla imbarazzante non azzardiamo più nessuna obiezione.

Archiviato il pudore, così come la rabbia o l’imbarazzo riflesso, siamo entrati in una fase di depressione post post-ideologica. Alle promesse euforiche della politica liquida, finalmente liberata – dicevano – dalle zavorre dell’etica, del dibattito reale, dei manifesti e delle letture colte, si è sostituito il malessere cupo, senza fondo, del socialpopulismo, la ricerca spasmodica del consenso immediato, “hic et nunc” nel senso di sradicato da ogni passato e cieco alle ragioni dell’avvenire. Ma – ed è qui l’altra novità – neppure l’antipolitica virtuale sembra avere sufficiente capacità attrattiva. La disillusione è totale, e l’esercizio del voto, anche si verificasse in forme superiori rispetto a quanto pronosticato dai sondaggisti, minaccia di somigliare sempre più all’esercizio di un vuoto, ovvero allo scatto di un pupazzo a molla, che dura un mesto giro di carica e poi si spegne. O, per restare ai tempi moderni, al like distratto che riserviamo a qualsiasi post con cui Mr. Zuckerberg ingozza la nostra ignavia, la nostra disperazione.

In questi giorni ci tocca dunque assistere, ammutoliti dalla nostra stessa incapacità di provare stupore, allo spettacolo di un pluripregiudicato che, in barba alla sua acclarata incandidabilità, scrive il proprio nome sul simbolo elettorale e ci mette pure, subito accanto, la parola presidente; al ciacolare sconnesso di semianalfabeti che propongono di smantellare un intero sistema pensionistico senza proporre alcuna alternativa; al farneticare di ex difensori della Costituzione più bella del mondo che propongono di disinnescare i cambi di casacca a colpi di contratti vergati dal notaio – insomma alla promessa di un Nuovo Miracolo Italiano, economico e morale, senza né capo né coda. C’è della follia in questo metodo, la disperazione titanica e, insieme, miseramente inconsapevole, della mosca intrappolata in un bicchiere. Quanto più si dibatte, più muore. E se muore – la politica – muore anche la civiltà; perché la politica è il luogo della riflessione pubblica in cui le decisioni si formano in vista di un comune obiettivo. Se saltano gli schemi, se il confronto diventa farsa frammista a guerra di bande per strappare qualche seggio all’avversario, sarà il futuro a svanire. Come le chiacchiere al vento dell’ennesima “campagna elettorale peggiore di sempre”.

https://inunfuturoaprile.it/politica/la-fine-della-politica/?utm_source=facebook&utm_medium=paidsocial&utm_campaign=Elezioni

Mattarella, “No ad un ritorno alla sovranità nazionale”. È bufera: “Parla contro la Costituzione”

È il tema della sovranità a tenere banco in occasione delle celebrazioni per l’anniversario dei Trattati di Roma. Per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «nessun ritorno alle sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità».

«Nessun Paese europeo, da solo, potrà mai affacciarsi sulla scena internazionale con la pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi», ha aggiunto il capo dello Stato, durante la cerimonia a Montecitorio per il sessantesimo del trattato con cui sono state istituite la Comunità economica europea e la Comunità europea dell’energia atomica, gettando le basi per l’attuale Unione.

Meloni: «La nostra sfida è quella della sovranità»

Proprio ciò che è diventata l’Unione europea oggi, però, impone di ritrovare una nuova centralità per gli Stati. «La sfida che dobbiamo riuscire ad interpretare è la sfida della sovranità, di una proposta politica che dica “prima gli italiani”, che dica “difesa del nostro prodotto, dei nostri lavoratori, del nostro made in Italy, dei nostri diritti, dei nostri confini”», ha ricordato ai microfoni di RTL 102.5 Giorgia Meloni, che sabato all’Angelicum di Roma, nel corso dell’incontro “Italia Sovrana in Europa”, presenterà un’idea di Europa ispirata al modello della confederazione di Stati. «Dobbiamo fare cartello come Italia, come fanno le altre nazioni anche quando tentano di venire a occupare la nostra realtà, come fanno le altre nazioni europee», ha sottolineato ancora la presidente di Fratelli d’Italia.

Alemanno: «Mattarella parla contro la Costituzione»

Per Gianni Alemanno, poi, «è molto grave che il presidente della repubblica Mattarella, custode della Costituzione, faccia delle affermazioni contrarie ai principi fondamentali della nostra Carta». «Il presidente Mattarella non può dire che “il ritorno alla sovranità nazionale è pericoloso”, perché l’articolo primo della Costituzione afferma che “la sovranità appartiene al popolo”, non ad organismi sovranazionali non legittimati democraticamente», ha spiegato il leader del Movimento nazionale per la Sovranità. «Rivendicare la sovranità nazionale e popolare non significa affatto voler ritornare al nazionalismo aggressivo del Novecento. Significa al contrario – ha chiarito Alemanno – proporre un’Europa costruita come una confederazione di Stati sovrani, che cooperano per difendere gli interessi comuni». «Senza sovranità nazionale non c’è sovranità popolare e non a caso gli italiani da troppo tempo subiscono i condizionamenti dei poteri finanziari e delle multinazionali che stanno distruggendo la nostra economia», ha concluso Alemanno.

La Lega in sit-in contro l’euro

Per la Lega, che ha disertato le celebrazioni in aula per svolgere invece un sit-in davanti Montecitorio, poi, «oggi non c’è nulla da festeggiare». Fra gli slogan scanditi dal Carroccio «No all’Europa dei traditori» e «Questa Europa affamai i popoli». «Rispettiamo Mattarella, ma stanno festeggiando i traditori dei valori europei, chi sostiene un’Europa che massacra i diritti dei cittadini europei, l’economia degli Stati, che fa gli interessi delle lobby finanziarie. Ormai – ha detto il capogruppo del Carroccio, Federico Fedriga – l’uscita dall’euro non è più una scelta, ma una via obbligata per risollevare le economie depresse dei nostri Paesi».

Con fonte Il Secolo d’Italia

http://www.stopeuro.news/mattarella-no-ad-un-ritorno-alla-sovranita-nazionale-e-bufera-parla-contro-la-costituzione/

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